{"id":33420,"date":"2018-04-01T01:35:43","date_gmt":"2018-03-31T23:35:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=33420"},"modified":"2018-06-08T22:06:46","modified_gmt":"2018-06-08T20:06:46","slug":"108-metri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/04\/108-metri\/","title":{"rendered":"Dopo la lettura di #108metri di Alberto Prunetti: appunti su fiction e non-fiction, problemi etici e poetici"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_33461\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788858132678\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33461\" class=\"wp-image-33461\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/108metri.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"975\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-33461\" class=\"wp-caption-text\">Il nuovo libro del Prunetti. Clicca per aprire la scheda sul sito Laterza.<\/p><\/div>\n<p><em>Sui problemi etici e poetici dello scrivere \u00aboggetti narrativi non-identificati\u00bb e su come il Prunetti ci lavora sopra.\u00a0Si parla anche di Orwell, Montanelli, Saviano, Lilin, Pansa e altri. Avvertenza: sassi sparati fuori dalle scarpe come se grandinasse.<\/em><\/p>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<em>Nearly all the incidents described [&#8230;] actually happened, though they have been rearranged<\/em>\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Scriveva cos\u00ec\u00a0<strong>George Orwell<\/strong> nel suo <em>The Road to Wigan Pier<\/em> (1937), memoriale e reportage immersivo sulle condizioni della <em>working class<\/em> del nord dell&#8217;Inghilterra tra le due guerre mondiali, scritto con tecniche da romanzo. Pi\u00f9 o meno lo stesso vale per il suo libro del 1931 <em>Down and Out in Paris and London<\/em>.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Quasi<\/em> tutti gli eventi descritti sono realmente accaduti, anche se sono stati <em>riarrangiati<\/em>\u00bb. Ma se \u00ab<em>quasi<\/em>\u00bb tutti sono realmente accaduti, vuol dire che alcuni sono inventati. Quali? E gli altri, se sono \u00abriarrangiati\u00bb, in che senso sono \u00abrealmente\u00bb accaduti?<!--more--><\/p>\n<p>Per chi vuole fare inchiesta e ricerca usando tecniche narrative e letterarie\u00a0<em>\u2014<\/em> cio\u00e8, tagliando con l&#8217;accetta, vuole scrivere \u00abnon-fiction creativa\u00bb\u00a0<em>\u2014<\/em> \u00e8\u00a0un problema di poetica e di etica, un problema su cui ci si arrovella e accapiglia da tempo. La <em>vexata quaestio<\/em> riguarda principalmente due tecniche:<br \/>\n<strong>1.<\/strong> Il ricorso a <em>composites<\/em>, cio\u00e8 a personaggi immaginari che riassumano in s\u00e9 le caratteristiche di pi\u00f9 persone realmente incontrate;<br \/>\n<strong>2.<\/strong> Il porsi dell&#8217;autore al centro dell&#8217;azione anche quando, nella realt\u00e0 dei fatti, non era presente.<\/p>\n<p>Sono entrambe tecniche legittime, ma a determinate condizioni. Lo scrittore o scrittrice dovrebbe:<br \/>\n\u25a0 applicarle con consapevolezza, rigore e rispetto per chi legge;<br \/>\n\u25a0 inserirle in un contesto ricostruito grazie a una seria ricerca documentale e\/o sul campo;<br \/>\n\u25a0 soprattutto, <em>dichiarare le proprie scelte<\/em>, esplicitamente oppure inserendo nel testo alcuni\u00a0<em>marcatori<\/em>, elementi che permettano a chi legge di capire il lavoro fatto, di cogliere e seguire i cambi di passo e di registro.<\/p>\n<p>Ho pi\u00f9 volte chiamato quest&#8217;approccio \u00abmostrare la sutura\u00bb: significa <em>tematizzare<\/em> le tecniche utilizzate anzich\u00e9 nasconderle. Perch\u00e9 nasconderle,\u00a0<em>fingere di non averle usate,\u00a0<\/em>\u00e8 disonesto. Se un autore\u00a0<em>\u2014<\/em>\u00a0scrittore o giornalista <em>\u2014<\/em>\u00a0nasconde il ricorso a quelle tecniche, vuol dire che non le ha usate \u00aba maggior gloria della verit\u00e0\u00bb,\u00a0cio\u00e8 <em>per rendere meglio l&#8217;idea<\/em> di un periodo storico, di un fenomeno sociale, di un&#8217;esperienza vissuta. No, le ha usate per tutt&#8217;altri scopi: per far passare una propria tesi e\/o ingigantire il proprio ruolo negli eventi. Questo millantare credito, fegato e palle \u00e8 tipico di un certo \u00absuperomismo\u00bb giornalistico italiano, da Barzini a Malaparte, da Montanelli a Fallaci e Pansa, fino a certi tristi epigoni d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>D&#8217;altro canto, tematizzare quelle tecniche non significa per forza <em>sbandierarle ai quattro venti<\/em>, dire continuamente: \u00abguardate, sto facendo questo, sto facendo quello, adesso inserisco un elemento di fiction, qui invece cito la fonte\u00bb ecc. Il fulcro della questione \u00e8 proprio: all&#8217;atto pratico dello scrivere,\u00a0<em>come<\/em> essere onesti nei confronti di chi legge? Come segnalare quel che va segnalato senza appesantire il testo, senza immettervi una voce autoriale invasiva, insomma, senza rompere i coglioni?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-33466\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/orwell.jpg\" alt=\"Senza un soldo a Parigi e a Londra\" width=\"200\" height=\"341\" \/>Orwell se la cav\u00f2 con quel brillante <em>understatement<\/em>, e oggi nessuno gli darebbe del bugiardo, n\u00e9 definirebbe poco veridici i due libri citati sopra. Al contrario, sono annoverati tra le pi\u00f9 efficaci testimonianze sulla disuguaglianza, lo sfruttamento e le condizioni di vita di proletari e <em>underclass<\/em> negli anni Trenta, tra il crollo di Wall Street nel 1929 e la seconda guerra mondiale. Ma a noi che scriviamo e leggiamo oggi\u00a0<em>\u2014<\/em> abituati a nuove tecnologie dello scrivere e del diffondere, abitanti di un mondo mediatico molto pi\u00f9 vasto e complesso, esposti a un maggiore plurilinguismo e a ibridazioni ben pi\u00f9 <em>risqu\u00e9es<\/em> di quelle di Orwell\u00a0<em>\u2014<\/em> una frasetta cos\u00ec non basterebbe, anzi, solleverebbe pi\u00f9 domande, attizzerebbe le braci del problema.<\/p>\n<p>Nel nostro piccolo, noi autori e autrici che nell&#8217;Italia degli ultimi anni abbiamo battuto le piste degli \u00aboggetti narrativi non-identificati\u00bb\u00a0<em>\u2014\u00a0<\/em>gli UNO, <em>Unidentified Narrative Objects \u2014<\/em>\u00a0abbiamo sperimentato diverse soluzioni. A dirla tutta, penso si possa parlare di \u00abUNO\u00bb solo ed esclusivamente quando la scrittura <em>include<\/em> queste preoccupazioni, le fa proprie e si adopera per affrontarle. Altrimenti non sono \u00abUNO\u00bb, ma libri che raccontano frottole. E cos\u00ec abbiamo usato i \u00abtitoli di coda\u00bb; abbiamo usato in modi spiazzanti i peritesti (titoli, epigrafi, note); abbiamo inserito &#8220;salti&#8221; stilistici a rimarcare i passaggi dalla fiction alla non-fiction; abbiamo estremizzato gli elementi di fiction, ad esempio ricorrendo all&#8217;horror e al soprannaturale, per staccarli nettamente dalle parti di inchiesta ecc. Di esperimenti ne abbiamo fatti tanti, alcuni pi\u00f9 o meno riusciti, altri no.<\/p>\n<p>Per quel che mi riguarda, nuove ispirazioni e suggestioni me le ha date, a partire dal 2014, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2014\/12\/la-magia-militante-di-mariano-tomatis-da-donne-a-meta-a-larmatadeisonnambuli\/\">la collaborazione con il mago <strong>Mariano Tomatis<\/strong><\/a>. \u00c8 davvero molto utile guardare a quel che accade nell&#8217;illusionismo, dove sempre pi\u00f9 artisti sfidano il tab\u00f9 del non-svelare-il-trucco, fino a integrare l&#8217;esibizione della \u00absutura\u00bb dentro la loro pratica magica.<\/p>\n<p>Va detto che abbiamo scontato un sacco di \u00abconcorrenza sleale\u00bb, perch\u00e9 mentre noi ci ponevamo questi problemi, molti altri \u00abibridavano\u00bb spensierati, cinici e smargiassi, senza farsi alcuno scrupolo.<\/p>\n<p>Da noi, infatti, molta \u00abibridazione di fiction e non-fiction\u00bb non viene dichiarata. In parole povere: un sacco di \u00abtestimonianze in prima persona\u00bb, sedicenti inchieste e presunti reportages erano e sono in realt\u00e0\u00a0<em>fiction.<\/em>\u00a0O meglio: mischioni di reportage e invenzione di sana pianta.\u00a0Il problema \u00e8 che i loro autori, spesso \u00abdecani del giornalismo italiano\u00bb, non lo dichiarano <em>prima<\/em>: no, lo ammettono soltanto <em>dopo<\/em>, una volta sgamati, e per giunta lo ammettono a bocca storta, mugugnando giustificazioni: \u00abNon \u00e8 andata proprio cos\u00ec ma <em>la sostanza<\/em> \u00e8 quella, non spacchiamo il capello in quattro, non sono i fatti precisi quelli che contano ma l&#8217;atmosfera che si respirava ecc.\u00bb<\/p>\n<h4><strong>L&#8217;Espediente Montanelli<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_21151\" style=\"width: 258px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.lafeltrinelli.it\/libri\/renata-broggini\/passaggio-svizzera\/9788807490545\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21151\" class=\"size-full wp-image-21151\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/broggini1.jpg\" alt=\"\u00abSul livello morale di Montanelli rinvio al libro, molto documentato, di Renata Broggini: Passaggio in Svizzera.\u00bb (Carlo Ginzburg intervistato da Repubblica, 22\/10\/2013)\" width=\"248\" height=\"292\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21151\" class=\"wp-caption-text\">\u00abSul livello morale di Montanelli rinvio al libro, molto documentato, di Renata Broggini: <em>Passaggio in Svizzera<\/em>.\u00bb (<strong>Carlo Ginzburg<\/strong> intervistato da Repubblica, 22\/10\/2013)<\/p><\/div>\n<p>Lo chiamo \u00abEspediente Montanelli\u00bb perch\u00e9 vi si \u00e8 massicciamente ricorso per difendere l&#8217;Indro nazionale, soprattutto dopo le scoperte d&#8217;archivio della storica <strong>Renata Broggini<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel suo <em>Passaggio in Svizzera. L&#8217;anno nascosto di Indro Montanelli<\/em> (Feltrinelli, 2007), Broggini dimostra, documenti alla mano, che nelle sue ricostruzioni autobiografiche Montanelli ment\u00ec a pi\u00f9 riprese sulla sua partecipazione alla Resistenza, sulle reali circostanze della sua reclusione ed evasione dal carcere di S. Vittore, sulla sua reale condizione di esule in Svizzera e, <em>dulcis in fundo<\/em>, sulla sua presenza a Piazzale Loreto il 29 aprile 1945.<\/p>\n<p>In particolare, l&#8217;insistito tornare di Montanelli su quest&#8217;ultimo episodio, sempre piazzandosi al centro del racconto, ne ha pesantemente condizionato la ricezione e interpretazione a livello di cultura popolare piccolo-borghese e memoria pubblica qualunquista. Il tutto garantito dal sigillo dell&#8217;\u00abio c&#8217;ero\u00bb.<\/p>\n<p>Quella di Montanelli su Piazzale Loreto \u00e8 stata una delle narrazioni-capostipite dell&#8217;odierna \u00abdittatura del testimone\u00bb: oggi basta dire che quella volta <em>tu c&#8217;eri<\/em>, che hai respirato l&#8217;aria di quel giorno\u00a0<em>\u2014<\/em> anzi, ormai basta dire che <em>c&#8217;era tuo nonno<\/em>\u00a0<em>\u2014\u00a0<\/em>e automaticamente la tua parola vale pi\u00f9 dei documenti disponibili, degli studi storici, delle verifiche, del metodo scientifico.<\/p>\n<p>Vale di pi\u00f9, intendiamoci,\u00a0a patto che confermi le vulgate egemoni: \u00abprima tutti fascisti poi tutti antifascisti\u00bb, i partigiani erano volgari banditi, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/03\/la-storia-fatta-coi-piedi-mozzati-ovvero-7-errori-di-metodo-nella-ricerca-delle-nuove-foibe\/\">i poveri italiani nelle foibe<\/a>, e quant&#8217;altro.<br \/>\nLa dittatura del testimone ha prodotto quella che alcuni hanno chiamato \u00abstoriografia del nonno\u00bb: \u00e8 cos\u00ec, lo raccontava mio nonno!<br \/>\nE Montanelli era un po&#8217; il nonno di tutti, no?<\/p>\n<p>Ebbene, \u00e8 <em>altamente<\/em> probabile che a Piazzale Loreto, quel giorno, Montanelli non ci fosse. Dagli archivi risulta fosse ancora in Svizzera e sia rientrato in Italia solo alcune settimane dopo. E in ogni caso, gli studi di Broggini mettono seriamente in questione\u00a0<em>tutta<\/em> la narrazione di come Montanelli trascorse il periodo dalla caduta del fascismo alla Liberazione.<\/p>\n<p>Come hanno reagito i suoi accoliti, collaboratori e ammiratori?<\/p>\n<p>In <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20180331154242\/http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/indro-mentiva-meno-chi-dubita-lui.html\">un articolo<\/a> pubblicato su <em>Il Giornale<\/em> del 2 ottobre 2007 e (alquanto puerilmente) intitolato \u00abIndro mentiva, ma meno di chi dubita di lui\u00bb, <strong>Mario Cervi<\/strong> scrisse:<\/p>\n<blockquote>\n<div id=\"attachment_33425\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33425\" class=\"size-full wp-image-33425\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/cervi.jpg\" alt=\"Mario Cervi\" width=\"200\" height=\"286\" \/><p id=\"caption-attachment-33425\" class=\"wp-caption-text\">Mario Cervi<\/p><\/div>\n<p>\u00ab[&#8230;] nel ricostruire la propria straordinaria vita cos\u00ec come nel costruire i suoi straordinari articoli e libri, Montanelli a volte modificava questo o quel particolare. Voleva che la storia risultasse pi\u00f9 giornalistica, voleva accentuare la sua presenza di testimone dei maggiori eventi. Non era a Milano nei giorni della Liberazione e non poteva perci\u00f2 aver visto i corpi appesi di piazzale Loreto. Ma il racconto montanelliano, cos\u00ec come i suoi ritratti, resta genuino, autentico, impeccabile nelle linee generali, che sono quelle che contano [&#8230;] [Renata Broggini] ha voluto documentare qualcosa che agli ammiratori di Montanelli importa moderatamente: che ogni suo brandello di reminiscenza e ogni sua virgola regga alla prova dei ricercatori e delle ricercatrici.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Insomma, non importa che un fatto sia accaduto davvero, basta raccontarlo &#8220;bene&#8221; e diventa vero lo stesso, perch\u00e9 \u00able linee generali\u00bb bla bla bla.<\/p>\n<h4><strong>L&#8217;Espediente Saviano<\/strong><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-33427\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/zerozerozero-saviano-daily-beast-plagio.jpg\" alt=\"Ve lo spiego, per\u00f2 dopo.\" width=\"250\" height=\"149\" \/>Altri autori, una volta scoppiato il caso, hanno provato a spiegarsi brandendo in modo confuso nozioni di teoria letteraria: \u00abmiscela di fiction e non-fiction\u00bb, \u00abanche Truman Capote&#8230;\u00bb ecc.<\/p>\n<p>Questo lo chiamerei \u00abEspediente Saviano\u00bb,\u00a0con riferimento alla <a href=\"https:\/\/www.thedailybeast.com\/mafia-author-roberto-savianos-plagiarism-problem\">querelle esplosa negli USA nel 2015<\/a> sul libro <em>Zero Zero Zero<\/em>, nel quale <strong>Roberto Saviano<\/strong> <em>\u2014<\/em> per sua stessa ammissione<em>\u2014<\/em> ha fatto ricorso a <em>composites.\u00a0<\/em>Sicuramente \u00e8 un <em>composite<\/em> il personaggio chiamato \u00abdon Arturo\u00bb, e forse ce ne sono altri<em>.\u00a0<\/em>Non solo:\u00a0pare che Saviano non fosse presente a episodi che invece racconta in prima persona.<\/p>\n<p>Ripeto, sono tecniche legittime, purch\u00e9 vengano dichiarate <em>prima<\/em>, tematizzate, in qualche modo segnalate.<\/p>\n<p>Qui la\u00a0faccenda \u00e8 particolarmente spinosa: come ho scritto diverse volte nel periodo 2006-2009 (poi ho smesso), gi\u00e0 in <em>Gomorra<\/em> Saviano ricorreva alle due tecniche di cui sopra. Alcuni personaggi erano quasi certamente\u00a0<em>composites<\/em>, e l&#8217;io narrante di <em>Gomorra<\/em> era\u00a0\u00abipertestimoniale\u00bb, nel senso che raccoglieva e sintetizzava esperienze non solo dell&#8217;autore, ma anche di altri. Alcuni lo capirono, molti altri no. Alcuni si risentirono, altri cercarono il quarto d&#8217;ora di celebrit\u00e0, vi furono accuse di plagio e persino strascichi giudiziari. Io provai a riassumere la questione nei paragrafi 2, 4 e 5 del mio scritto <em>Wu Ming \/ Tiziano Scarpa: Face Off<\/em> (marzo 2009, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/italiano\/outtakes\/Wu_Ming_Tiziano_Scarpa_Face_Off.pdf\"><strong>pdf qui<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p>Certo, rispetto allo sfilacciato\u00a0<em>Zero Zero Zero<\/em> l&#8217;esito formale del 2006 era ben diverso: <em>Gomorra<\/em>\u00a0forniva in modo accattivante e coinvolgente\u00a0<em>\u2014<\/em> e finalmente in una lingua non da &#8220;mafiologo&#8221;\u00a0<em>\u2014<\/em> <em>insight<\/em>\u00a0preziosi sull&#8217;economia politica del crimine organizzato post-novecentesco. S\u00ec, l&#8217;opera era riuscita, anzi, era un capolavoro, ma fu allora che cominciarono i problemi. Saviano decise di non chiarire il proprio approccio. Certe cose che di <em>Gomorra<\/em> scrissi io, beh,\u00a0<em>avrebbe dovuto dirle anche lui<\/em>.\u00a0E invece non lo fece, mantenne e coltiv\u00f2 un&#8217;ambiguit\u00e0 che col tempo ha gonfiato equivoci, contribuendo a fare dell&#8217;autore stesso un \u00abipertestimone\u00bb, e quindi\u00a0<em>\u2014<\/em> in tempi di <em>dittatura del testimone<\/em>\u00a0<em>\u2014<\/em> un uomo-simbolo. Saviano dice la verit\u00e0 perch\u00e9<em>\u00a0lui c&#8217;era<\/em>. Ma in realt\u00e0 <em>non sempre c&#8217;era<\/em>, e da un certo momento in avanti, costretto a vivere sotto scorta, <em>non c&#8217;\u00e8 stato pi\u00f9<\/em>. Niente pi\u00f9 <em>street life<\/em>, ergo niente pi\u00f9 <em>street credibility<\/em>, e \u00abricrearle\u00bb sulla pagina non basta mica.<\/p>\n<p>Negli USA, sulla deontologia dello scrivere non-fiction sono <em>molto<\/em> sensibili.<br \/>\nNegli USA, promettenti carriere si sono infrante sull&#8217;uso non dichiarato di <em>composites<\/em>\u00a0e\/o sul presentare come autobiografiche storie che non lo erano. Si vedano, ad esempio,\u00a0<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20060611232139\/http:\/\/www.wtopnews.com\/index.php?nid=114&amp;sid=671980\">il caso James Frey nel 2006<\/a>\u00a0e <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Herman_Rosenblat\">il caso Herman Rosenblat<\/a> nel 2008.<br \/>\nNegli USA, quando hanno scoperto, cadendo dal pero, che l&#8217;ipertestimone Saviano aveva &#8220;mentito&#8221;, \u00e8 scoppiato il caso. <em>The Daily Beast<\/em>\u00a0ha pubblicato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.thedailybeast.com\/mafia-author-roberto-savianos-plagiarism-problem\">un accurato smontaggio<\/a> di <em>Zero Zero Zero<\/em>. Smontaggio che nei riassunti italiani \u00e8 stato ridotto alla sola questione del plagio, mentre l&#8217;aspetto pi\u00f9 importante era: dove finisce la non-fiction, dove comincia la fiction?<\/p>\n<p>Solo a quel punto Saviano si \u00e8 scosso, ha provato a spiegare, <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20180227144542\/http:\/\/www.repubblica.it\/cultura\/2015\/09\/25\/news\/titolo_non_esportato_da_hermes_-_id_articolo_1348375-123623968\/\">ad argomentare sul metodo<\/a>, pur prendendo qualche scorciatoia di troppo. In ogni caso (mi tocca ripetermi) sarebbe stato meglio farlo <em>prima<\/em>, perch\u00e9 <em>dopo<\/em> il giornalista non ti crede pi\u00f9.<\/p>\n<p>Non ti crede pi\u00f9 anche perch\u00e9, nell&#8217;esportare non-fiction che poi si rivela fiction, nel 2015 l&#8217;Italia era gi\u00e0 recidiva: nel 2011, infatti, c&#8217;era stato il caso Lilin.<\/p>\n<div id=\"attachment_33426\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33426\" class=\"size-full wp-image-33426\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/lilin.jpg\" alt=\"Nicolai Lilin\" width=\"200\" height=\"301\" \/><p id=\"caption-attachment-33426\" class=\"wp-caption-text\">Nicolai Lilin<\/p><\/div>\n<p>Qui da noi, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2017\/06\/27\/e-se-il-romanzo-autobiografico-educazione-siberiana-di-nicolai-lilin-cosi-autobiografico-non-fosse-il-racconto-nel-libro-di-antonio-armano\/3689707\/\">con poche meritevoli eccezioni<\/a>, i primi libri di <strong>Nicolai Lilin<\/strong> sono stati accolti acriticamente: che forte, che esotico, l&#8217;educazione siberiana, la guerra in Cecenia! Wow! Questo s\u00ec che \u00e8 un duro!<\/p>\n<p>Eppure dalla Russia <a href=\"http:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/30481\">qualcuno l&#8217;aveva fatto notare<\/a>\u00a0che troppe cose non quadravano. Lo scrittore russo <strong>Zachar Prilepin<\/strong> aveva trattato Lilin da millantatore e\u00a0<a href=\"http:\/\/lettura.corriere.it\/debates\/da-lilin-alle-pussy-riot-la-russia-artefatta-che-piace-alloccidente\/\">preso per i fondelli<\/a> le sue ricostruzioni, paragonate alle \u00abmirabolanti frottole\u00bb del Barone di\u00a0M\u00fcnchhausen. E\u00a0<a href=\"http:\/\/www.memorialitalia.it\/bufala-tatuata\/\">direttamente dalla Transnistria<\/a> era arrivato un giudizio alquanto spiccio: \u00abun fanfarone come tanti\u00bb [\u043e\u0431\u044b\u0447\u043d\u044b\u0439 \u0444\u0430\u043d\u0442\u0430\u0437\u0435\u0440].<br \/>\nDel resto, non risulta che alcun libro di Lilin sia mai stato tradotto in russo.<\/p>\n<p>Dopo la pubblicazione in inglese, ai recensori bast\u00f2 un rapidissimo fact-checking per concludere che <em>Caduta libera<\/em>\u00a0era un libro di fiction. Cio\u00e8 un \u00abfake memoir\u00bb. Anzi, \u00abil delirio di un vaneggiatore\u00bb [<em>a fantasist&#8217;s raving<\/em>], come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.independent.co.uk\/arts-entertainment\/books\/features\/when-does-a-soldiers-memoir-count-as-fact-and-when-as-fiction-2335945.html\">riport\u00f2\u00a0<em>The Independent<\/em>.<br \/>\n<\/a><\/p>\n<p>Lilin abbozz\u00f2, prov\u00f2 a dichiarare:\u00a0\u00ab<em>It is not a memoir. It is a novel based on real events<\/em>.\u00bb Anche lui, venuto dall&#8217;est ma oramai italianissimo (milanes&#8217; 100%, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=T0kF14nZG6k\">\u00abl&#8217;accento che ho lo tengo perch\u00e9 fa rustico\u00bb<\/a>), lo disse soltanto\u00a0<em>dopo. <\/em>E appunto, se lo dici dopo non ti credono pi\u00f9. Dai tempi di\u00a0<em>Caduta libera<\/em>,\u00a0nessun altro libro di Lilin risulta tradotto e pubblicato in inglese.<\/p>\n<p>Una curiosit\u00e0: il mentore di Lilin, il primissimo a spingere <em>Educazione siberiana<\/em>, <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20090406143507\/http:\/\/www.repubblica.it:80\/2009\/04\/sezioni\/esteri\/saviano-siberia\/saviano-siberia\/saviano-siberia.html\">era stato proprio Saviano<\/a>.<\/p>\n<p>\u00c8 solo un caso che, dopo le polemiche su <em>Zero Zero Zero<\/em>, Saviano abbia scritto <em>La paranza dei bambini<\/em>, cio\u00e8 un romanzo-romanzo, dichiarato subito \u00abdi finzione\u00bb, come per mettere le mani avanti? Caso o no, forse \u00e8 meglio cos\u00ec.<\/p>\n<h4><strong>L&#8217;espediente del silenzio: Giampaolo Pansa<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_30372\" style=\"width: 217px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30372\" class=\"size-full wp-image-30372\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Pansa.jpg\" alt=\"Giampaolo Pansa\" width=\"207\" height=\"192\" \/><p id=\"caption-attachment-30372\" class=\"wp-caption-text\">Giampaolo Pansa<\/p><\/div>\n<p>Ma i peggiori sono quelli che fan finta di niente, come <strong>Giampaolo Pansa<\/strong>.<\/p>\n<p>I suoi libri, presentati come inchieste storiche, sono in realt\u00e0, in gran parte, opere di fiction. \u00c8 stato dimostrato, pi\u00f9 volte si sono sviscerate le tecniche e gli stratagemmi a cui Pansa ha fatto ricorso da <em>Il sangue dei vinti<\/em> in poi. Lo ha fatto <strong>Ilenia Rossini<\/strong> nel suo <em>L&#8217;uso pubblico della Resistenza: il \u00abcaso Pansa\u00bb tra vecchie e nuove polemiche<\/em> (<a href=\"http:\/\/www.academia.edu\/1720067\/L_uso_pubblico_della_Resistenza_il_caso_Pansa_tra_vecchie_e_nuove_polemiche\">pdf qui<\/a>). Lo ha fatto <strong>Gino Candreva<\/strong> nel suo <em>La storiografia \u00e0 la carte di Giampaolo Pansa<\/em> (<a href=\"http:\/\/storieinmovimento.org\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Zap-39_14-StoriaAlLavoro2.pdf\">pdf qui<\/a>). Lo hanno fatto diversi altri, ma finora \u00e8 servito a poco: Pansa se ne frega, tira diritto e continua a scodellare quasi-romanzi spacciati per tutt&#8217;altro.<\/p>\n<p>Pansa sa bene che nessuno \u00absmontaggio\u00bb raggiunger\u00e0 mai i suoi lettori. Soprattutto, sa che ai suoi ammiratori, molti dei quali <em>tout court<\/em> fascisti, della verit\u00e0 fattuale non \u00e8 mai fottuto niente.<\/p>\n<p>Una volta, chiacchierando, un amico mi ha detto che in fondo anche quelli di Pansa sono \u00aboggetti narrativi non-identificati\u00bb. No, sono solo libri disonesti, perch\u00e9 nascondono la propria natura ibrida, ne simulano una \u00aboggettiva\u00bb, si spacciano per inchieste quando non lo sono. Sono oggetti narrativi <em>male<\/em> <em>identificati<\/em>, che \u00e8 molto diverso.<\/p>\n<h4><strong>Su <em>108 metri<\/em><\/strong><\/h4>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-33431\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/wigan.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"336\" \/><\/em>Tutte queste cose mi sono venute in mente, torrenziali, non appena chiuso l&#8217;ultimo libro di <strong>Alberto Prunetti<\/strong>\u00a0<em>108 metri. The New Working Class Hero<\/em>\u00a0(Laterza, 2018) e\u00a0 ripreso dal loro scaffale i due libri di Orwell citati all&#8217;inizio.<\/p>\n<p>A quei due libri <em>108 metri<\/em> deve molto. Nel mostrarci il \u00abbackstage\u00bb della ristorazione italiana in Inghilterra, di un grande shopping mall e infine di un pretenzioso villaggio vacanze, nel raccontare lo sfruttamento che ha luogo in quegli ambienti (nelle cucine e nei cessi), l&#8217;opera del Prunetti non pu\u00f2 non ricordare <em>Down and Out in Paris and London<\/em>. Nel descrivere lo stile di vita dei proletari di due epoche e due paesi, tra il pub e l&#8217;altoforno, non pu\u00f2 non ricordare <em>The Road to Wigan Pier<\/em>.<\/p>\n<p>Ho <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/01\/amianto-una-storia-operaia\/\">scritto<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/02\/conversazione-con-alberto-prunetti-autore-di-amianto-una-storia-operaia\/\">discusso<\/a> molto dello struggente\u00a0<em>Amianto. Una storia operaia<\/em> (Agenzia X, 2012; nuova edizione ampliata Alegre, 2014), dove Alberto raccontava la morte di tumore del padre Renato, operaio e comunista, in contrappunto con la propria esperienza di precario del lavoro intellettuale. Come direttore della collana Quinto Tipo ho poi pubblicato <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/11\/dopo-amianto-pcsp-il-nuovo-libro-di-alberto-prunetti-per-quintotipo-collana-diretta-da-wu-ming-1\/\"><em>PCSP. Piccola ControStoria Popolare <\/em><\/a>(Alegre, 2015)<em>,<\/em>\u00a0un &#8220;remix&#8221; del libro d&#8217;esordio <em>Potassa<\/em>\u00a0(compendio di miti e leggende della Maremma libertaria e antifascista) ampliato con un montaggio di brevi reportages e <em>short stories<\/em> apparse in rete e sui giornali.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 fossero narrazioni <em>molto<\/em> ibridate, e bench\u00e9 nell&#8217;<em>Avvertenza<\/em> iniziale <em>108 metri<\/em> venga definito \u00abromanzo\u00bb, \u00e8 proprio quest&#8217;ultimo l&#8217;opera pi\u00f9 perturbante del Prunetti, la meno facilmente descrivibile. Rispetto ai libri precedenti, qui la compresenza di fiction e non-fiction \u00e8 pi\u00f9 sorprendente e suscita pi\u00f9 interrogativi.<\/p>\n<p>Tocca affrontare la questione del rapporto tra invenzione e verit\u00e0 fattuale facendo inversione a U e avviandoci nell&#8217;altra direzione. Se fino a poco fa ho scritto di opere che si presentavano come non-fiction dissimulando i propri elementi di fiction, spesso preponderanti, ora devo occuparmi di un&#8217;opera che fa l&#8217;esatto opposto: si presenta <em>tout court<\/em> come fiction, dissimulando il fatto che quasi tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 raccontato \u00e8 accaduto davvero.<\/p>\n<p>L&#8217;<em>Avvertenza<\/em> stessa \u00e8 ibrida. Consta di due distinti messaggi, il primo dei quali \u00e8 il canonico disclaimer: \u00abOgni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistenti \u00e8 da ritenersi puramente casuale\u00bb. Non \u00e8 vero, guardate, il Prunetti ci sta strizzando l&#8217;occhio. Nel libro ha un ruolo importante <strong>Renato Prunetti<\/strong>, padre di Alberto, che \u00e8 esistito eccome e la sua presenza qui non \u00e8 affatto \u00abcasuale\u00bb, inoltre viene pi\u00f9 volte evocata (e vituperata)\u00a0<strong>Margaret Thatcher<\/strong>, e tanti sono i personaggi prelevati dal vissuto dell&#8217;autore.<\/p>\n<p>Quanto al \u00abrealmente accaduti\u00bb, <em>quasi tutti<\/em> i fatti raccontati nel libro lo sono, ancorch\u00e9 <em>riarrangiati<\/em>. Alcuni sono facilmente riscontrabili, come lo spegnimento dell&#8217;altoforno di Piombino e i primi sintomi del tumore polmonare di Renato; altri sono decifrabili (l&#8217;omicidio della deputata laburista <strong>Jo Cox<\/strong> da parte di un neofascista); altri sono inestricabili dalla fiction.<\/p>\n<p>Fiction che non ha il suo fulcro nell&#8217;uso di <em>composites<\/em>, talmente vistoso che non c&#8217;\u00e8 bisogno di occuparsene, quanto in due scelte di fondo, strutturali. \u00c8 il prosieguo dell&#8217;<em>Avvertenza<\/em> a spiegarci la prima:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[&#8230;] Alcuni eventi che stanno sullo sfondo del romanzo sono stati intenzionalmente riuniti dall&#8217;autore in una fittizia unit\u00e0 temporale. Questa pu\u00f2 risultare incongrua con la successione fattuale delle vicende storiche.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il Prunetti condensa nell&#8217;arco di un anno e mezzo (quello che lui stesso ha trascorso nel Regno Unito) trent&#8217;anni di neoliberismo, deindustrializzazione, attacco ai diritti e ai salari dei lavoratori. Il narratore parte dalla Maremma con l&#8217;altoforno di Piombino funzionante a pieno regime, e torna dall&#8217;Inghilterra che \u00e8 tutto finito: non solo una fase del capitalismo, ma una civilt\u00e0. \u00c8 finito il vecchio mondo operaio.<\/p>\n<p>Le parti del libro dove Alberto torna a raccontare della propria infanzia e adolescenza, di suo padre, degli amici del padre, del vecchio mondo comunista, del proletariato tra Livorno e la Maremma, con la sua cultura ben distinta da quella del padrone e la sua passione per il calcio giovanile e amatoriale, richiamano direttamente\u00a0<em>\u2014<\/em> e con grande emozione per chi legge\u00a0<em>\u2014<\/em> l&#8217;epopea di <em>Amianto<\/em>. Ed \u00e8 chiaro che sono vicende vere e vissute, al 100% autobiografiche. Il frequente ricorso all&#8217;iperbole, come nella scena del bagaglio troppo pesante all&#8217;aeroporto, serve ad <em>affilare i contorni<\/em> di quel mondo, a restituircelo in modo pi\u00f9 netto. Era un mondo in cui le si sparava grosse, un mondo di imprecazioni barocche che scomodavano interi pantheon, di ipertrofiche leggende da bar.<\/p>\n<p>L&#8217;accelerazione\/compressione del tempo avviene quando Alberto decide di partire per l&#8217;Inghilterra. A voler essere precisi,\u00a0<em>108 metri<\/em> comincia <em>in medias res<\/em>, con Alberto gi\u00e0 Oltremanica, membro di una ciurma di cuochi e sguatteri reietti, tutti <em>composites<\/em>, personaggi plasmati col fango de\u00a0<em>L&#8217;isola del tesoro<\/em> di <strong>Robert Louis Stevenson<\/strong>. C&#8217;\u00e8 persino Long John Silver.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29198\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Lovecraft.png\" alt=\"H.P. Lovecraft\" width=\"200\" height=\"250\" \/>In un crescendo di visionariet\u00e0, nel libro appare diverse volte Cthulhu, ripugnante semidio dei racconti di <strong>H. P. Lovecraft<\/strong>, e appare l&#8217;Entit\u00e0, mostruoso campo di forza gi\u00e0 raccontato in altre narrazioni italiane recenti, delle quali <em>108 metri<\/em> \u00e8 un implicito sequel. Ed \u00e8 questa l&#8217;altra scelta di fondo importante: si agita, in queste pagine, una folla di spiriti-guida, mostri, santi folli, personaggi archetipici. Vi avvengono continuamente prodigi e magie. La compressione degli anni, il collasso di tre decenni su un unico piano temporale, \u00e8 stata la necessaria premessa alla scelta di\u00a0<em>forzare tutto<\/em>, di radicalizzare ogni elemento stilistico e narrativo. Perch\u00e9 tutto diventa immaginabile, una volta spalancata una temporalit\u00e0 che \u00e8 <em>la temporalit\u00e0\u00a0del mito. <\/em><\/p>\n<p>Forse il soprannaturale non \u00e8 la dimensione che ci si attenderebbe dalle <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/nuove-scritture-working-class\/\">\u00abscritture working class\u00bb<\/a>. Nondimeno, per quanto possa suonare strano, in <em>108 metri<\/em> la narrazione dello sfruttamento resta ancorata a un realismo sociale impietoso. Impietoso come la mossa chiamata \u00abmorso del ciuco\u00bb, \u00abuna presa della carne delle gambe dell&#8217;avversario che produce dolore lancinante\u00bb.<\/p>\n<p>Le condizioni di merda in cui Alberto e i suoi colleghi lavorano, il rapporto con supervisori e capetti, le tattiche di microsabotaggio dei tempi imposti, <em>di tutto questo non si mette mai in dubbio la veridicit\u00e0<\/em>. Nemmeno quando, nel giro di poche righe, la narrazione sfonda nell&#8217;orrorifico e nel soprannaturale. In fondo \u00e8 normale, o almeno dovrebbe esserlo, che lo sfruttato <em>allucini<\/em> il padrone come un mostro, creatura enigmatica e \u00abfuorispecie\u00bb. Tra i proletari di <em>108 metri<\/em>, del resto, girano diverse sostanze psicotrope.<\/p>\n<p>Altrettanto veridico, perch\u00e9 ancorato all&#8217;esperienza diretta e confermabile da chiunque abbia conosciuto quel mondo, il racconto del tempo &#8220;libero&#8221;, della vita di questa <em>working class<\/em> quando non lavora.<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-33462\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Shakespeare-640x640.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/>\u00abIn fondo, anche Shakespeare aveva detto che il succo della vita era quella roba l\u00ec: uno ti d\u00e0 uno schiaffo, te glielo ridai, un altro rompe una bottiglia e minaccia di aprirti il collo. A quel punto non puoi perdere la faccia coi tuoi amici, \u00e8 una cosa di orgoglio. Ti fai sotto e scoppiano le tragedie. Sono secoli che gli studiosi e i critici cercano di decifrare i segreti di Shakespeare. Basterebbe entrare in un pub di lavoratori il venerd\u00ec sera e il mistero sarebbe risolto. Orgoglio, Paura, Vendetta, Gelosia. Ci sono pi\u00f9 cose tra il bancone e la latrina di un qualsiasi pub inglese di una catena in franchising, di quante ne sogni la vostra filosofia.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Quattro pagine prima, alla finestra di Cthul Manor, la villa in collina dove abita il padrone, era apparso un inquietante mollusco antropomorfo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di ottant&#8217;anni dopo i grandi <em>non-fiction novels<\/em> di Orwell, a raccoglierne l&#8217;eredit\u00e0 non sono, non possono pi\u00f9 essere i &#8220;normali&#8221; reportages narrativi, le &#8220;normali&#8221; inchieste di <em>non-fiction creativa. <\/em>Troppe cose sono accadute nel frattempo, nella societ\u00e0 e in letteratura: il New Journalism, le controculture, il postmodernismo, Internet, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/06\/henry-jenkins-occupy-wall-street\/\">le nuove \u00abculture convergenti\u00bb<\/a> esplorate da studiosi-fan come <strong>Henry Jenkins<\/strong>, culture basate su partecipazione, cooperazione e narrazioni senza confini, in un tripudio di spin-off e continue gemmazioni.<\/p>\n<p>A rinnovare la tradizione di <em>The Road to Wigan Pier<\/em> oggi sono, non possono non essere libri come <em>108 metri<\/em>, a tutta prima\u00a0<em>aberranti<\/em> dal modello, eppure, a un livello pi\u00f9 profondo, rispettosi. Rispettosi nei confronti del modello, della realt\u00e0 dei fatti e dell&#8217;intelligenza del lettore. A condizione di \u00abmostrare la sutura\u00bb. E saranno ciascun autore e ciascun&#8217;autrice a decidere in che modo farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\">Bologna, 31 marzo &#8211; 1 aprile 2018<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sui problemi etici e poetici dello scrivere \u00aboggetti narrativi non-identificati\u00bb e su come il Prunetti ci lavora sopra.\u00a0Si parla anche di Orwell, Montanelli, Saviano, Lilin, Pansa e altri. Avvertenza: sassi sparati fuori dalle scarpe come se grandinasse. di Wu Ming 1 \u00abNearly all the incidents described [&#8230;] actually happened, though they have been rearranged\u00bb. 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