{"id":33077,"date":"2018-02-27T09:38:29","date_gmt":"2018-02-27T08:38:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=33077"},"modified":"2018-02-27T23:09:05","modified_gmt":"2018-02-27T22:09:05","slug":"come-ti-organizzo-la-gita-scolastica-al-futuro-museo-di-predappio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/02\/come-ti-organizzo-la-gita-scolastica-al-futuro-museo-di-predappio\/","title":{"rendered":"Come ti organizzo la gita scolastica al futuro museo di #Predappio"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_33106\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/ex-Casa-del-Fascio-Predappio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33106\" class=\"wp-image-33106\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/ex-Casa-del-Fascio-Predappio.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"433\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-33106\" class=\"wp-caption-text\">La \u00abCasa del Fascio e dell&#8217;Ospitalit\u00e0\u00bb di Predappio.<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Gianluca Gabrielli<\/strong> *<\/p>\n<p>Finora ho fatto fatica ad intervenire con mie considerazioni sul progetto di museo del fascismo preparato per essere allestito alla Ex casa del fascio e dell&#8217;ospitalit\u00e0 di Predappio. Altri hanno gi\u00e0 espresso critiche che condivido (cito solo <strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/10\/predappio-toxic-waste-blues-1-di-3\/\">Wu Ming 1<\/a><\/strong> e <a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/contro-il-museo-del-fascismo-predappio\"><strong>Simon Levis Sullam<\/strong><\/a>). La difficolt\u00e0 ad aggiungere riflessioni nasceva dalla scelta del punto di vista da cui osservare. Da una parte il progetto mi chiamava in causa in quanto storico, dall&#8217;altra in quanto insegnante. Sembrano due punti di vista sostanzialmente sovrapponibili, in realt\u00e0 le ragioni dell&#8217;uno non coincidono con quelle dell&#8217;altro se non a prezzo di mediazioni e \u2014 per dir cos\u00ec \u2014 negoziazioni difficili.<!--more--><\/p>\n<p>Poich\u00e9 il progetto di questo museo \u2014 scaricabile registrandosi <a href=\"https:\/\/progettopredappio.it\/\">qui<\/a>\u00a0\u2014 si presenta come un elaborato che rivendica uno statuto di sintesi storiografica di alto livello (si autodefinisce un po&#8217; pomposamente \u00abCentro di documentazione e di interpretazione\u00bb), esso deve venire affrontato con gli strumenti della storiografia pi\u00f9 aggiornata. Ma allo stesso tempo, essendo un lavoro che vuole rivolgersi alle giovani generazioni attraverso la mediazione didattica del mondo della scuola (che \u00abpu\u00f2 e deve essere narrato soprattutto alle generazioni pi\u00f9 giovani\u00bb, come si esprime la <i>Sintesi<\/i> del progetto), non pu\u00f2 non essere analizzato dal punto di vista dell&#8217;insegnante.<\/p>\n<p>Purtroppo, per una serie di ragioni difficili da riassumere, nel nostro paese la contiguit\u00e0 di lavoro tra storici e insegnanti non \u00e8 strutturale, bens\u00ec episodica e lasciata alla buona volont\u00e0 dei singoli, quindi spesso si traduce in estraneit\u00e0 o scarsa conoscenza delle reciproche ragioni. Lo storico professionista ritiene non sia suo compito riflettere sulla trasmissione scolastica dei risultati della sua ricerca; d&#8217;altro canto all&#8217;insegnante \u00e8 materialmente impossibile tenersi regolarmente aggiornato su tutte le materie che \u00e8 chiamato ad insegnare, tra cui la storia, che per ragioni istituzionali, occupa ben poco spazio. L&#8217;unico terreno di mediazione rimane il manuale scolastico, che traduce i risultati della ricerca in percorsi per l&#8217;insegnamento, ma che, come si pu\u00f2 facilmente immaginare, non pu\u00f2 certo surrogare un confronto tra i punti di vista diversi maturati da queste due figure di \u201caddetti alla storia\u201d. Cos\u00ec pu\u00f2 capitare che i progetti elaborati da storici siano limitati dall&#8217;unilateralit\u00e0 legata al loro punto di vista e che solamente osservandoli anche da un punto di vista diverso emergano questi limiti e queste contraddizioni.<\/p>\n<h4><strong>1. Insegnanti e\/o storici<\/strong><\/h4>\n<p>Quando fai di mestiere l&#8217;insegnante ti ritrovi affetto da uno strano cambiamento della percezione degli avvenimenti culturali come mostre o musei: ti capita di visitarli pensando ai tuoi studenti. \u00c8 difficile cio\u00e8 godersi una mostra come semplice fruitore; durante il percorso la mente si mette a osservare come se quel percorso fosse destinato anche ai propri allievi e allieve, producendo bozze di introduzioni, ipotizzando adattamenti, tagli, scegliendo gli elementi che potrebbero costituire un percorso didattico all&#8217;interno di quello rivolto a tutti. All&#8217;inizio pensavo fosse una caratteristica solo mia, ma pi\u00f9 ne parlo, pi\u00f9 trovo altri insegnanti che si riconoscono nell&#8217;approccio. Si potrebbe dire che \u00e8 una deformazione professionale di chi quotidianamente opera per trasmettere contenuti culturali alle giovani menti nella maniera pi\u00f9 efficace e motivante.<\/p>\n<p>Questa riflessione mi \u00e8 venuta in testa anche nei mesi passati leggendo il dibattito e poi i documenti progettuali del Museo del fascismo\u00a0\u2014 <i>L&#8217;Italia totalitaria\u00a0<\/i>\u2014 di Predappio. Non stavo visitando il museo, stavo semplicemente leggendo testi su come sarebbe stato realizzato quel museo, ma il meccanismo di riflessione a partire da un suo possibile \u201cuso didattico\u201d si \u00e8 presentato immediatamente. Come sempre la spinta alla riflessione didattica era tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 debole era la presenza nel progetto di un pensiero rivolto al mondo della scuola.<\/p>\n<p>Leggendo il progetto \u2014 file: <em>Relazione_esposizione\u00a0<\/em>\u2014 questa assenza salta subito agli occhi. Come spesso accade si pensa che la funzione pedagogica civile di un&#8217;istituzione museale sia da rivolgere ai visitatori adulti, tutt&#8217;al pi\u00f9 considerati assimilabili agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Esclusa la scuola primaria e quella secondaria di primo grado, l&#8217;esposizione viene pensata per chi gi\u00e0 sa e conosce, tradendo in parte la responsabilit\u00e0 civile di un&#8217;istituzione museale che mira superbamente a \u00abconsentire a quel &#8220;passato&#8221; di &#8220;passare&#8221; attraverso l\u2019elaborazione di un giudizio storico condiviso e maturo\u00bb.<\/p>\n<p>Mi sono dovuto chiedere: \u00e8 la mia ottica deformata da insegnante che sopravvaluta questa dimensione, oppure si tratta di un difetto strutturale del progetto, che non ponendosi dal punto di vista dei fruitori scolastici \u00e8 indotto in errori cruciali e decisivi?<\/p>\n<h4><strong>2. Un&#8217;esperienza: una piccola mostra antifascista alla Casa natale del duce<\/strong><\/h4>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" id=\"iframe_container\" src=\"https:\/\/prezi.com\/embed\/cmzywpxnytps\/?bgcolor=ffffff&amp;lock_to_path=0&amp;autoplay=0&amp;autohide_ctrls=0&amp;landing_data=bHVZZmNaNDBIWnNjdEVENDRhZDFNZGNIUE43MHdLNWpsdFJLb2ZHanI0c2tMTit2RjhvNHQ3ZG5Ubis1QmRiUzB3PT0&amp;landing_sign=yGnjjEG-8-ge1tdPnkqFpW9VrmZ6dSEkSq27jBb9juU\" width=\"550\" height=\"400\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nIl caso vuole che abbia avuto, recentemente, esperienza diretta della fruizione in contesto predappiese di un mio lavoro storiografico pensato per le scuole. Era il 2012. Essendo ancora in aspettativa da scuola per un dottorato avevo iniziato a collaborare a titolo gratuito con il Laboratorio nazionale di didattica della storia, che aveva sede a Bologna negli stessi locali dell&#8217;Istituto provinciale e regionale di storia della Resistenza. Nell&#8217;estate, cadendo il novantennale della Marcia su Roma, avevo raccolto materiali iconografici e studiato i testi pi\u00f9 accreditati sul tema. Ne \u00e8 nata <a href=\"http:\/\/www.novecento.org\/ipermuseo\/il-mito-scolastico-della-marcia-su-roma-170\/\">una piccola mostra<\/a> (20 pannelli) pensata per le scuole, che si sviluppava su due direttrici, una di ricostruzione storiografica dell&#8217;ascesa al potere del fascismo (connivenze, responsabilit\u00e0, violenze), l&#8217;altra \u2014 parallela \u2014 sulla narrazione che di questa presa del potere, mitizzata, era stata portata nelle scuole e alla giovent\u00f9 dell&#8217;epoca attraverso i libri di testo e i quaderni. A settembre, credo su richiesta del Comune di Predappio e per le relazioni che esistevano con l&#8217;Istituto regionale, la piccola mostra fu presa per essere allestita per la prima volta proprio nello spazio espositivo che in quel periodo risultava sguarnito a Predappio: la casa natale di Mussolini.<\/p>\n<p>In astratto si potrebbe pensare: la mostra c&#8217;\u00e8, perch\u00e9 dovrebbero esserle preclusi dei luoghi? Ma non era cos\u00ec semplice. Prima di tutto era stata pensata per essere letta e usata nelle scuole della Repubblica, contava cio\u00e8 su un contesto di ricezione critico del fascismo e lontano dalle emotivit\u00e0 del Ventennio. Gli spazi in cui si visita una mostra, la si conosce e vi si riflette sopra non sono separabili astrattamente dai contenuti, il contesto emotivo degli edifici e degli spazi \u00e8 cruciale per determinare la produzione e lo svolgimento dei pensieri che dovrebbero emergere nelle menti dei visitatori delle esposizioni. Comprendere ad esempio che l&#8217;epicit\u00e0 della marcia narrata e disegnata nei libri unici per la scuola elementare fascista era una costruzione mitizzante fatta a fini di propaganda sarebbe risultato pi\u00f9 difficile nel contesto della cittadina in cui questo mito aveva preso anche le fattezze architettoniche della citt\u00e0 di fondazione. O anche comprendere il meccanismo della reliquia applicato sulla casa natale del duce che all&#8217;epoca veniva riprodotta in ogni dove \u00e8 facile con il distacco critico a 200 o 2 mila chilometri di distanza, mentre questo processo \u00e8 pi\u00f9 difficile da attivare quando si \u00e8 visitatori all&#8217;interno della stessa reliquia ancora presentata come tale.<\/p>\n<p>Ma due altri fattori in quell&#8217;occasione hanno inciso sulla ricezione della mostra. Uno, strutturale, era dato dalla presenza dei negozi di gadget mussoliniani nel corso principale, che non possono che normalizzare agli occhi del singolo o della classe in visita le icone del Ventennio, tanto che si perde il senso di scandalo, di tab\u00f9 violato e comunque di stupore che dovrebbe accompagnare la lettura &#8211; ad esempio &#8211; dell&#8217;<a href=\"https:\/\/drive.google.com\/open?id=18XgZKW2UA2U0LuL1Z9q4Ss0Cdd5CzRw7\"><i>Inno al manganello<\/i><\/a> incluso nel libro di stato della terza classe elementare del 1935 o l&#8217;esaltazione del <a href=\"https:\/\/drive.google.com\/open?id=1EWtTnyosi7PgZD_Psh-j4_MNvNP14Ecz\">picchiatore fascista come eroe<\/a> in quello di Adele e Maria Zanetti del 1940, o la criminalizzazione dei socialisti perch\u00e9 si opposero alla partecipazione italiana alla Grande guerra.<\/p>\n<p>Infine, l&#8217;ultimo elemento di pesantezza e di imbarazzo era l&#8217;apertura della mostra anche nel periodo del novantennale della marcia, durante il quale file di pullman di vetero, neo e post fascisti avrebbero riempito il paese e si sarebbero immersi collettivamente nel loro immaginario preferito, dall&#8217;architettura ai gadget. Insomma: nulla prometteva bene.<\/p>\n<h4><strong>3. Come visitano le mostre i vetero-neo-post fascisti<\/strong><\/h4>\n<p><div id=\"attachment_33112\" style=\"width: 680px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33112\" class=\"size-full wp-image-33112\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/28ottobre2012.jpg\" alt=\"\" width=\"670\" height=\"446\" \/><p id=\"caption-attachment-33112\" class=\"wp-caption-text\">Predappio, 28 ottobre 2012. Al cimitero parla Giulio Tam, prete scismatico militante di Forza Nuova. Quel giorno dichiar\u00f2: \u00abTutti i nostri camerati ci stanno guardando dal cielo. E&#8217; arrivata l&#8217;immigrazione, adesso tocca a voi difendere il Paese. Dobbiamo attirare le forze divine per fare le prossime battaglie: \u00e8 un dovere di ogni italiano difendere la propria patria. Gli islamici ci danno un esempio grande: loro si fanno saltare in aria per la fede!\u00bb Sono passati pi\u00f9 di cinque anni e Tam non ha ancora seguito l&#8217;esempio. [N.d.R.]<\/p><\/div>Ovviamente il 28 ottobre sono andato a vedere in diretta cosa succedeva, d&#8217;altronde non ero mai stato a Predappio nei giorni canonici del rito fascista, durante i quali la cittadina moltiplica le sue presenze secondo il segno della memoria e della celebrazione nostalgica. La prima sensazione \u00e8 stata la paura, il timore, quasi che il mio antifascismo fosse somaticamente visibile e mi potesse attirare provocazioni da quella folla vestita di nero; in quel momento mi sono venuti in mente gli anni dell&#8217;affermazione della dittatura, e mi \u00e8 parso di intuire meglio come dovevano sentirsi gli oppositori negli anni Venti che \u2014 sopravvissuti \u2014 non avevano rinunciato \u2014 anche solo segretamente \u2014 alla fedelt\u00e0 alle proprie idee. Poi sono andato a vedere la mostra: come sarebbe stata percepita e fruita?<\/p>\n<p>Una parte della carica critica era rimasta attiva, nonostante il contesto e l&#8217;ottica dei visitatori medi; lo si capiva dal pannello dedicato alle complicit\u00e0 e agli appoggi al fascismo da parte del capitalismo industriale e agrario dell&#8217;epoca, che era stato girato con la faccia contro la parete da un visitatore evidentemente contrariato. In fin dei conti si trattava di una piccola soddisfazione, una specie di superamento di una \u201cprova di resistenza dei materiali\u201d simile a quelle che fanno per testare i manufatti. Ma il problema vero era che gli altri 19 pannelli non erano girati. La sensazione che ne ho tratto \u00e8 che i documenti e i testi di questa narrazione verticale potessero essere abbastanza tranquillamente fruiti da questa particolare categoria di visitatori neofascisti come se fossero i gadget di una vetrina, una specie di appendice dei negozi di ciarpame nostalgico del corso. I documenti dell&#8217;epoca venivano cio\u00e8 separati abbastanza agevolmente dal discorso che provava a metterli in sequenza e a darne una interpretazione critica. Erano immagini del ventennio che in questo contesto venivano fruite singolarmente e riacquistavano parte della loro forza evocativa accumulata a partire dall&#8217;epoca in cui furono pensati e diffusi, in barba al tentativo di montaggio antifascista della mostra. La didascalia criticava la pedagogia della violenza insita in una <a href=\"https:\/\/drive.google.com\/open?id=1GG0NfqKKkJNKLlrhi5HvxC3goSJ0OWKi\">poesia per bambini<\/a> della classe terza delle scuole rurali (1940), ma lo sguardo neofascista manco notava la didascalia, semplicemente godeva di quel documento di \u201csquadrismo scolastico\u201d.<\/p>\n<h4><strong>4. Piccola guida per portare la propria classe in visita al futuro Museo del fascismo<\/strong><\/h4>\n<p>Questo per quanto riguarda le problematiche che presenta un&#8217;esposizione storica all&#8217;interno di un contesto particolare come Predappio. Ma il problema si complica se si pensa alla futura fruizione scolastica del Museo in preparazione. Rispetto a questo aspetto del problema occorre reimmergersi completamente nei panni dell&#8217;insegnante, cio\u00e8 del mediatore didattico che si accolla il compito di organizzare la visita al museo.<\/p>\n<p>Mi pare che i redattori del progetto, appassionati dall&#8217;idea di avvalorare la loro lettura del fascismo come interpretazione principe, capace di far passare un passato che non passa, si dimentichino di ragionare sulla fenomenologia spicciola di questo museo. Sostengono di aver pensato ad un pubblico di nuove generazioni, che si muove con le modalit\u00e0 tipiche delle scuole. Ma si sono chiesti come queste visite avverranno? Quali problematiche culturali e didattiche, esplicite e implicite, dovranno affrontare coloro che dovrebbero organizzarle?<\/p>\n<p>Partiamo dai pi\u00f9 giovani. Se avessi <strong>una classe di scuola elementare<\/strong> semplicemente non andrei, per svariati motivi. Prima di tutto una \u2014 a mio parere \u2014 sbagliata trasformazione delle <i>Indicazioni<\/i> ministeriali ha tolto al primo ciclo scolastico la storia posteriore agli antichi romani e la geografia dei paesi al di fuori dell&#8217;Italia, provincializzando l&#8217;ottica dell&#8217;approccio e restringendo la profondit\u00e0 di campo storiografica. Attualmente quindi \u00e8 gi\u00e0 molto difficile contestualizzare storicamente le scadenze importanti del calendario civile: 25 aprile, 27 gennaio, 3 novembre&#8230; Figuriamoci addentrarsi nel ventennio senza avere un&#8217;infarinatura delle guerre mondiali&#8230; Improponibile, anche se fossero chiusi i negozi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33103\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/andare_a_Predappio.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"529\" \/><\/p>\n<p>Alle <strong>scuole secondarie inferiori<\/strong>, in terza media, l&#8217;ipotesi di una uscita al Museo di Predappio potrebbe anche presentarsi, ma limitatamente a chi insegna nella provincia di Forl\u00ec, perch\u00e9 occorre ricordare che tra le caratteristiche di cui gli insegnanti devono tenere conto nel preparare un&#8217;uscita didattica c&#8217;\u00e8 la logistica: Predappio con mezzi pubblici si raggiunge con il pullman 96A, 41 fermate dalla stazione ferroviaria di Forl\u00ec, frequenza delle corse dai trenta ai sessanta minuti. Certo, si potrebbe pensare di organizzare la gita annuale di terza media di pi\u00f9 giorni nella zona, ma temo che rimarrebbe ugualmente appannaggio di poche classi temerarie.<\/p>\n<p>Per le <strong>scuole secondarie di secondo grado<\/strong> invece il problema di un utilizzo didattico dell&#8217;eventuale museo deve essere analizzato con seriet\u00e0 e nel dettaglio. Se tale museo sorgesse a Roma o a Milano la logistica sarebbe pi\u00f9 abbordabile per varie ragioni. Prima di tutto raggiungere la sede sarebbe pi\u00f9 veloce ed agevole, essendo sulle direttrici delle linee ferroviarie veloci. Poi \u00e8 utile ricordare che chi organizza le gite scolastiche cerca di riunire diversi obiettivi, in modo da integrare interessi differenziati: ad esempio un aspetto storico, uno naturalistico e uno artistico. Forl\u00ec \u00e8 sicuramente una bella citt\u00e0 e potrebbe offrire un valido completamento a Predappio, ma mi pare innegabile che Milano o Roma permetterebbero una gamma pi\u00f9 ricca di combinazioni.<\/p>\n<p>Posto che nonostante queste riflessioni un gruppo di insegnanti appassionati e fortemente motivati decidesse di costruire in futuro la gita annuale a Predappio-Forl\u00ec, individuando il Museo del fascismo come obiettivo prioritario, a questo punto dovrebbe pensare a come organizzare la fruizione di questo museo. Perch\u00e9, a prescindere dalla qualit\u00e0 del percorso storiografico, il museo sta in un contesto fortemente segnato: allestito nell&#8217;ex casa del fascio, \u00e8 dunque collocato tra la casa natale di Mussolini e la sua tomba, di fronte ad una scuola dalla pianta a forma di \u201cM\u201d, in una citt\u00e0 di fondazione punteggiata da negozi di oggettistica nazifascista. Come organizzare quindi il programma? Vediamo le opzioni possibili.<\/p>\n<p><strong>Opzione numero uno: timorosa.<\/strong> Provare a bypassare il contesto, sperando che la fermata del pullman sia proprio di fronte al museo, quindi entrare direttamente e affidarsi alla guida o al percorso preparato dai docenti. Pu\u00f2 certo essere una soluzione; \u00e8 sempre rischiosa, perch\u00e9 ragazzi e ragazze di quell&#8217;et\u00e0 sanno che ci sono elementi di morbosit\u00e0 fuori dal sedicente \u201cCentro di documentazione e di interpretazione\u201d, quindi potrebbero chiedere di perlustrare l&#8217;extramuseo evitando il coffe-shop interno, cercare di scovare i negozi di oggettistica&#8230; insomma, potrebbero porre loro la questione che si tentava di nascondere, che \u00e8 la questione della mancata fuoriuscita di quel contesto dall&#8217;immaginario del regime. E&#8217; lecito provare a visitare il museo in apnea, sperando che la curiosit\u00e0 per la location non si presenti nelle menti di ragazze e ragazzi? Evidentemente no. Lasceremo quindi questa prima variante di fruizione del museo come residuale, appannaggio di docenti ingenui e timorosi che soffrono la curiosit\u00e0 degli studenti come fonte di imbarazzo e rispondono ignorandola o reprimendola.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-33099\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Italy-Predappio-native-town-of-Fascist-dictator-Benito-Mussolini-bans-the-displ.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"433\" \/><\/p>\n<p><strong>Opzione numero due: ingenua.<\/strong> Perch\u00e9 un docente che accetta di accompagnare una classe in gita dovrebbe conoscere i retroscena legati a Predappio? E la querelle sulla scomoda attualit\u00e0 del passato fascista? Magari i colleghi hanno stilato il programma e l&#8217;ultimo anello della catena \u2014 il prof che si immola per garantire l&#8217;effettuazione della gita \u2014 ne sa poco o nulla. In questo caso presumibilmente accadrebbe che studentesse e studenti avrebbero un sacrosanto periodo di libert\u00e0 nel paese prima o dopo la visita al museo. Quali souvenir potrebbero scegliere di portare a casa come ricordo dell&#8217;esperienza? Quali dinamiche di scherzo o di provocazione potrebbero presentarsi nei negozietti di ciarpame neonazista che la presenza del museo sancir\u00e0 come book shop ufficiosi? Ovviamente non si intende sostenere che studenti e studentesse non siano in grado di discriminare le paccottiglie neofasciste e nostalgiche, sicuramente sarebbero all&#8217;altezza, almeno molte e molti. Apparirebbe per\u00f2 un controsenso che fosse la scuola a promuovere una simile esperienza al di fuori di un percorso di riflessione e di critica mirato. Ciononostante \u00e8 presumibile che questa opzione due, affidata a docenti senza piena consapevolezza del contesto, non sar\u00e0 minoritaria; occorre tenerlo presente.<\/p>\n<div id=\"attachment_33105\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33105\" class=\"wp-image-33105\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/asilo-e-oratorio-santa.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"375\" \/><p id=\"caption-attachment-33105\" class=\"wp-caption-text\">Asilo e oratorio \u00abSanta Rosa\u00bb di Predappio, la Madonna del fascio, dettaglio.<\/p><\/div>\n<p><strong>Opzione tre: erudita.<\/strong> Sobbarcarsi un lungo viaggio per vedere un museo in quel contesto e poi non addentrarsi nella Predappio profonda? Difficile per alcuni docenti che decideranno di studiarsi la situazione e di andare a vedere \u2014 insieme ai ragazzi \u2014 come \u00e8 stata gestita la memoria Mussoliniana, di curiosare nel libro delle dediche alla cripta del duce, raccontando succintamente ai ragazzi la storia della salma; di visitare la sua casa natale e di chiedere ai funzionari comunali di salire nel palazzo del municipio dove la mamma di Mussolini fece scuola, o alle suore dell&#8217;asilo Santa Rosa di dare un&#8217;occhiata veloce alla Madonna del fascio che ancora campeggia nella sala giochi dei fanciulli. Alla fine sar\u00e0 inevitabile anche una sbirciata imbarazzata e veloce ai negozietti di oggettistica perch\u00e9 sono un elemento esotico, e perch\u00e9 ci sono e sono aperti, ma con l&#8217;imbarazzo nei confronti degli studenti per il mefitico ciarpame che smerciano. L&#8217;opzione erudita sar\u00e0 la pi\u00f9 gettonata, e nel pullman al ritorno il dibattito nel piccolo gruppo dei pi\u00f9 consapevoli sar\u00e0 sulle vicissitudini del cadavere del duce e sull&#8217;esposizione a piazzale Loreto, mentre pochi ricorderanno l&#8217;interpretazione argomentata del ventennio proposta dal Museo.<\/p>\n<p><strong>Opzione quattro: impegnata.<\/strong> Fossi obbligato a portare due classi in quel contesto mi tremerebbero le ginocchia. Solitamente quando si va a visitare un museo si preparano un po&#8217; gli studenti e poi ci si appoggia al percorso museale, ma qui il percorso museale sarebbe solo un dettaglio di un contesto carico di significati, il vero percorso museale sarebbe fuori dal museo. Cos\u00ec credo non ci sarebbe altra scelta che preparare un itinerario nella cittadina capace di spiegare la complessit\u00e0 dei lasciti, la loro storia che in gran parte si svolge dopo il 1945 e che arriva fino ad oggi (e di cui il progetto del museo non si occupa per niente). Non si potrebbe tacere della storia del neofascismo, della sua attualit\u00e0, della vitalit\u00e0 dell&#8217;archivio mitologico mussoliniano, della poco accorta politica della memoria del luogo, facendo confronti con l&#8217;Europa&#8230; Insomma: un lavoraccio enorme, che impegnerebbe varie lezioni prima della gita e che non \u00e8 detto sarebbe capace di stimolare le ragazze e i ragazzi ad una partecipazione emotiva e ad un impegno pari a quelli del docente. Un tale percorso quindi, anche con il massimo impegno non assicurerebbe un controllo sufficientemente rassicurante del risultato; tutt&#8217;al pi\u00f9 sarebbe finalizzato a limitare i danni. Ma ha senso organizzare una gita scolastica in questo modo?<\/p>\n<p>Opzioni &#8220;numero cinque&#8221; non ne vedo. Non vedo cio\u00e8 altre modalit\u00e0 di andare in maniera organizzata come scuola al futuro museo.<\/p>\n<h4><strong>5. Ma davvero \u201cil\u201d museo del fascismo a Predappio?<\/strong><\/h4>\n<p>Ad oltre settant&#8217;anni dalla caduta del fascismo, in Italia non c&#8217;\u00e8 ancora un museo nazionale deputato a raccontare quel ventennio. Questa evidente difficolt\u00e0 della politica e della societ\u00e0 italiana a fare i conti con il proprio passato fu subito evidente nell&#8217;immediato dopoguerra: dalla mancata epurazione alla drammatica continuit\u00e0 delle cariche istituzionali e nei ruoli di potere. Non si tratt\u00f2 di una \u201crimozione\u201d \u2014 processo inconscio o inconsapevole \u2014 ma di un consapevole e colpevole silenzio. Basti pensare ai programmi e ai libri scolastici di storia: quelli del regime fascista venivano aggiornati annualmente all&#8217;ultima impresa bellica mussoliniana, quelli della Repubblica furono riportati indietro al 1918, pur di non far riflettere le nuove generazioni sul ventennio appena trascorso.<\/p>\n<p>Tentare di invertire questa tendenza storica al silenzio \u00e8 sicuramente un atto meritorio e doveroso, ma il modo in cui farlo non \u00e8 indifferente e l&#8217;intenzione non \u00e8 sufficiente a garantire il risultato.<\/p>\n<p>Nel tempo infatti sono nate decine di musei e presidi territoriali che hanno affrontato la dimensione locale e nazionale del regime fascista e la lotta di liberazione, sono state elaborate centinaia di mostre, molte anche permanenti, che hanno acceso i riflettori della ricerca storica su aspetti generali e particolari del fascismo e del suo dominio. Sulla scia di questa incapacit\u00e0 politica e culturale a produrre un museo nazionale sul fascismo si \u00e8 quindi sviluppata una rete informale di presidi culturali e di studio sul tema, frequentati dalle scuole e dai cittadini, articolati con percorsi locali e con finestre di comparazione internazionale. Questo \u201cmuseo diffuso\u201d, vicino alle scuole e ai territori, \u00e8 divenuto la strada italiana alla riflessione pubblica su quel ventennio. Ha numerose falle, in alcuni casi \u00e8 sostenuto dalle istituzioni, in altri \u00e8 nato nonostante il loro disinteresse, spesso sopravvive sul semi-volontariato e con scarsissimi fondi, ma \u00e8 quello che ha accompagnato l&#8217;uscita italiana dalla subalternit\u00e0 alla cultura fascista.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non sostenere, valorizzare e incrementare questa capillarit\u00e0 di luoghi sul territorio, questi micromusei scolastici e cittadini, perch\u00e9 non iniziare ad affiancare ai monumenti e alle architetture fasciste delle didascalizzazioni storiche e critiche? Certo, a dare forza a questi presidi territoriali gioverebbe un riferimento nazionale, ma questo andrebbe collocato in una grande citt\u00e0 facilmente raggiungibile. Milano anche per la sua storia legata alla nascita del fascismo e al suo epilogo sarebbe sicuramente l&#8217;ipotesi pi\u00f9 razionale, ma anche Roma, o meglio ancora due musei.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-33107\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/salutoromano.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"366\" \/><\/p>\n<p>Se una struttura simile si fosse realizzata a suo tempo, o se fosse ora nella mente degli operatori di storia e della memoria nonch\u00e9 nell&#8217;intenzione dei politici, allora nulla vieterebbe che uno di questi centri minori della rete avesse sede a Predappio; anzi, mi chiedo come mai non sia sorto nel passato, tra il 1945 e il 1957, ma anche e soprattutto dopo, quando fu portata a Predappio la salma di Mussolini che costitu\u00ec e ancora costituisce un imbarazzante richiamo per i nostalgici. Ma che senso ha investire ora tanti soldi su un museo a Predappio? E addirittura progettarlo e presentarlo come \u00abCentro di documentazione e di interpretazione del fascismo\u00bb? Davvero si vuole produrre il massimo sforzo per creare \u00abil\u00bb museo del fascismo a Predappio e per piazzarlo proprio nella Casa del fascio? Mah, capirei solo se fossero passati 1500 anni&#8230;<\/p>\n<h4><strong>Due postille storiografiche<\/strong><\/h4>\n<p><strong>\u00a7<\/strong> Alla scuola sarebbe dedicato il \u201cSetto 2\u201d e nella <i>Relazione sull&#8217;esposizione<\/i> si legge che un particolare riferimento viene fatto \u00aballa Carta della scuola del \u201937 attraverso la quale il fascismo fa di essa uno dei luoghi privilegiati della propaganda del regime\u00bb.<\/p>\n<p>Mi permetto di segnalare che la Carta della scuola \u00e8 del 1939, e che pu\u00f2 apparire fuorviante presentare il \u00abprogetto di fascistizzare la giovent\u00f9\u00bb legandolo a questo documento: gran parte del lavoro era gi\u00e0 stato fatto e la storiografia che si occupa del tema scava soprattutto negli anni precedenti, mentre la <i>Carta<\/i> viene analizzata soprattutto come progetto del fascismo di modificare una scuola gi\u00e0 ampiamente fascistizzata, che per\u00f2 pot\u00e9 realizzarsi solamente in minima parte proprio perch\u00e9 approvato nel 1939.<\/p>\n<div id=\"attachment_33108\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/campifascisti.it\/mappa.php?nazione=Libia\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33108\" class=\"size-full wp-image-33108\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/campi_in_Libia.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"422\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-33108\" class=\"wp-caption-text\">I campi di concentramento fascisti in Libia. Nel biennio 1930-1931 l&#8217;intera popolazione civile del Gebel Achdar fu deportata per ordine dal governatore di Tripolitania e Cirenaica <strong>Pietro Badoglio<\/strong> e del vicegovernatore della Cirenaica <strong>Rodolfo Graziani<\/strong>. \u00abBisogna anzitutto creare un distacco territoriale largo tra formazioni ribelli e popolazione sottomessa. Non mi nascondo la portata e la gravit\u00e0 di questo provvedimento, che vorr\u00e0 dire la rovina della popolazione cosiddetta sottomessa. Ma ormai la via ci \u00e8 stata tracciata e noi dobbiamo proseguirla sino alla fine <em>anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica<\/em>.\u00bb (Lettera di Badoglio a Graziani, 20 giugno 1930, corsivo nostro). Clicca per aprire la mappa interattiva sul sito campifascisti.it.<\/p><\/div>\n<p><strong>\u00a7<\/strong> Nel \u00abgrande box circolare\u00bb si scrive che \u00abSi racconter\u00e0 anche la politica coloniale dei secondi anni \u201920, la riconquista e la riaffermata presenza in Cirenaica e Tripolitania\u00bb. Non vorrei apparire puntiglioso, ma la \u00abriconquista e la riaffermata presenza in Cirenaica\u00bb fu attuata attraverso un processo di deportazione di centomila uomini e donne che vivevano seminomadi nel Gebel cirenaico in una serie di campi di concentramento dai quali circa quarantamila persone non fecero ritorno mentre chi sopravvisse di stenti ne usc\u00ec privato dei propri mezzi di sussistenza. Non dubito che i progettisti del museo abbiano ben chiaro cosa successe, ma personalmente credo che quell&#8217;avvenimento \u2014 un genocidio \u2014 meriti di essere promosso nei titoli, e non lasciato nelle pieghe della narrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&#8211;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Gianluca_Gabrielli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-33109\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Gianluca_Gabrielli.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"193\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Gianluca Gabrielli<\/strong>\u00a0\u00e8 storico e insegnante di scuola primaria. Il suo ultimo libro \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.ombrecorte.it\/more.asp?id=477&amp;tipo=novita\"><em>Educati alla guerra.\u00a0Nazionalizzazione e militarizzazione dell&#8217;infanzia nella prima met\u00e0 del Novecento<\/em><\/a> (Ombre corte, 2016), dal quale \u00e8 tratta <a href=\"http:\/\/www.proformamemoria.it\/?page_id=1236\">l&#8217;omonima mostra<\/a>.\u00a0Con Davide Montino ha curato <em><a href=\"http:\/\/www.ombrecorte.it\/more.asp?id=202&amp;tipo=novita\">La scuola fascista. Istituzioni, parole d&#8217;ordine e luoghi dell&#8217;immaginario<\/a><\/em>\u00a0(Ombre corte, 2009) e con Alberto Burgio \u00e8 autore di <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/razzismo-libro-alberto-burgio-gianluca-gabrielli\/e\/9788823016705\"><em>Il razzismo<\/em><\/a> (Ediesse, 2012). Ha inoltre pubblicato <a href=\"http:\/\/eum.unimc.it\/it\/catalogo-completo\/442-il-curricolo-razziale\"><em>Il curricolo &#8220;razziale&#8221;. La costruzione dell&#8217;alterit\u00e0 di &#8220;razza&#8221; e coloniale nella scuola italiana (1860-1950)<\/em><\/a> (Eum, 2015). Ha contribuito alla realizzazione delle mostre <a href=\"http:\/\/lepida.tv\/video\/la-menzogna-della-razza-fotogrammi-la-mostra\"><em>La menzogna della razza<\/em><\/a> (1994), <em>I problemi del fascismo<\/em> (1999),\u00a0<em>Il mito scolastico della marcia su Roma<\/em> (2012).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Gianluca Gabrielli * Finora ho fatto fatica ad intervenire con mie considerazioni sul progetto di museo del fascismo preparato per essere allestito alla Ex casa del fascio e dell&#8217;ospitalit\u00e0 di Predappio. Altri hanno gi\u00e0 espresso critiche che condivido (cito solo Wu Ming 1 e Simon Levis Sullam). 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