{"id":32833,"date":"2018-01-23T12:27:37","date_gmt":"2018-01-23T11:27:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=32833"},"modified":"2018-01-24T00:48:59","modified_gmt":"2018-01-23T23:48:59","slug":"mito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/01\/mito\/","title":{"rendered":"\u00abTutto \u00e8 pieno di miti\u00bb: a cosa servono? \u00abTutto \u00e8 pieno di storie\u00bb: chi le racconta? Anzi, <em>cosa<\/em> le racconta?"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BRk7QEEkzjo\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n[<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/03\/luniverso-incantatorio-delle-narrazioni-veleni-e-antidoti-di-mariano-tomatis\/\">All&#8217;incirca un paio d&#8217;anni or sono<\/a>\u00a0\u2014<em>\u00a0<\/em>per la precisione, ventidue mesi fa \u2014 pubblicammo un binomio testo + video a firma di <strong>Mariano Tomatis<\/strong>, intitolato <em>L&#8217;universo incantatorio delle narrazioni: veleni e antidoti<\/em>.<br \/>\nSi trattava di un intervento fatto\u00a0nell&#8217;aula magna del liceo Gioberti di Torino, su invito dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.unioneculturale.org\/\">Unione Culturale<\/a>\u00a0e degli studenti della 5a G vincitori del\u00a0Premio Antonicelli 2015\/2016. Quel giorno c&#8217;erano Mariano, Wu Ming 1 e un&#8217;altra conoscenza dei giapster,\u00a0<strong>Enrico Manera<\/strong>.<br \/>\nNella breve intro al pezzo di Mariano scrivemmo: \u00abNei prossimi giorni pubblicheremo anche l&#8217;intervento di Enrico\u00bb.<br \/>\nNel turbine delle nostre vite, quei giorni si sono fatti meno <em>prossimi<\/em>, ma sono giunti, alla buon&#8217;ora&#8230; o alla <em>mala <\/em>ora.<br \/>\nEnrico ha rivisto e ampliato il suo intervento, oggi lo pubblichiamo insieme al video, e forse casca a pennello, in questi giorni gravi di panzane che vengono gi\u00f9 a valanga, al principio di quella che sar\u00e0 la campagna elettorale pi\u00f9 lercia e squallida della storia repubblicana (e ce ne vuole). Campagna che, <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/953903254697644032\">come gi\u00e0 annunciato su Twitter<\/a>, noialtri ci sforzeremo di <em>non<\/em> commentare. Non direttamente, almeno, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 modo e modo.<br \/>\nNon fatevi bruciare le sinapsi, il 4 marzo \u00e8 ancora lontano.<br \/>\nNel mentre, Buona lettura.<br \/>\n<strong>P.S.<\/strong> Ricordiamo che ogni post di Giap pu\u00f2 essere salvato in pdf e ePub ed \u00e8 disponibile in versione otttimizzata per la stampa. I bottoni sono in calce al testo.]<\/span><\/p>\n<p>di <b>Enrico Manera <\/b>*<\/p>\n<h4><b>1. \u00ab<\/b><b>Mito\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>Il breve quadro teorico che segue intende fare un minimo di chiarezza su termini, concetti e teorie che usiamo quando diciamo \u00abmito\u00bb. Nella sua accezione pi\u00f9 nota esso si riferisce al patrimonio della religione e della letteratura greca, nella sua versione classica, rinascimentale, alla sua revisione illuminista e romantica e alla sua estensione, ai racconti di storia sacra, alle societ\u00e0 di cultura orale. In quanto costrutto culturale la parola \u00abmito\u00bb, in particolare modo dall&#8217;et\u00e0 moderna, indica un oggetto degli studi di filologi, storici della religione, antropologi, etnologi e filosofi, che in un dato momento storico configurano una vera e propria scienza, bench\u00e9 diversificata con prospettive, metodi e valutazioni differenti. Se contrapposto a <i>ragione<\/i> o a <i>storia, <\/i>\u00abmito\u00bb\u00a0diventa qualcosa di infondato e falso mentre nel senso comune \u00e8 un dato di particolare interesse collettivo nelle societ\u00e0 contemporanee, tale da suscitare stupore, meraviglia, entusiasmo e da esercitare fascino e produrre fenomeni di adesione, emulazione, partecipazione, mobilitazione.<!--more--><\/p>\n<div id=\"attachment_32835\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32835\" class=\"wp-image-32835\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/furio_jesi.jpg\" alt=\"Furio Jesi\" width=\"250\" height=\"189\" \/><p id=\"caption-attachment-32835\" class=\"wp-caption-text\">Furio Jesi<\/p><\/div>\n<p>Si pu\u00f2 affermare, seguendo <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/01\/il-piu-odiato-dai-fascisti-conversazione-su-furio-jesi\/\"><strong>Furio Jesi<\/strong><\/a> (1973), che tutti questi significati trovino un raccordo attorno all&#8217;idea di uno strumento di <i>persuasione<\/i>: in greco <i>mythos<\/i> \u00e8 racconto e parola, ma soprattutto <i>parola efficace<\/i> e dotata di valore pratico, capace cio\u00e8 di indurre effetti in chi la ascolta e produrre azioni conseguenti.<\/p>\n<p><strong>1.<\/strong> Quando parliamo di miti intendiamo un insieme di storie, narrazioni, immagini, pratiche che si radicano in un sistema culturale, una o pi\u00f9 strutture di significato strettamente interrelate e caratterizzate da rapporti reciproci. In questo senso l&#8217;indagine strutturalista, che assumo come base di importanti acquisizioni teoriche scientifiche, ne ha parlato come di una forma di pensiero, legata alla memoria culturale e caratterizzata dalla gestione degli opposti, da uno stile <i>bricolage <\/i> e ricombinatorio di elementi eterogenei, con un particolare rapporto con il passato. Il mito \u00e8 qualcosa che si autoalimenta e si accresce su se stesso, riprende immagini significative di un passato indimenticabile e produce nuovi temi narrativi dotati di valore, a partire da un repertorio o da un palinsesto consolidato. Tutto ci\u00f2 avviene in modo talmente efficace da aver indotto nel tempo la credenza nell&#8217;esistenza di qualcosa come gli \u00abarchetipi\u00bb, che nella loro accezione pi\u00f9 nota e diffusa sembrano diventare pezzi di natura e vivere di una dimensione ontologica propria. Questo \u00e8 infatti gi\u00e0 un <i>effetto<\/i> della mitologia, pi\u00f9 che non una causa di essa e in questo senso forse pare pi\u00f9 prudente parlare di \u00abprototipi\u00bb per sottolineare la storicit\u00e0 di temi e soggetti di grande durata e significativit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> Pi\u00f9 ancora di chiedersi cosa sia un mito e quale sia la sua origine pare pi\u00f9 interessante chiedersi <i>a cosa serva<\/i>: quali cio\u00e8 siano le sue funzioni e in quali condizioni esso si dispieghi. Ieri come oggi. Una prima riposta, di natura antropologica, a questa domanda \u00e8 che il mito assolve funzioni teoretiche e pratiche di orientamento e di collocazione nel tempo e nello spazio inserendo un soggetto all&#8217;interno di una grande storia dotata di senso, e nel fare questo svolge funzione coesive e di integrazioni per un gruppo che si fa \u201ccomunit\u00e0\u201d: il mito, in sintesi, crea identit\u00e0.<\/p>\n<h4><b>2. Miti antichi<\/b><\/h4>\n<p>Secondo <strong>Jean-Pierre Vernant<\/strong> (1999)<\/p>\n<blockquote><p>\u00abil mito si presenta sotto forma di racconto venuto dalla notte dei tempi e che esisteva gi\u00e0 prima che un qualsiasi narratore iniziasse a raccontarlo. In questo senso il racconto mitico non dipende dall&#8217;invenzione personale n\u00e9 dalla fantasia creatrice, ma dalla trasmissione e dalla memoria\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_32836\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32836\" class=\"wp-image-32836\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/VernantJeanPierre.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"167\" \/><p id=\"caption-attachment-32836\" class=\"wp-caption-text\">Jean-Pierre Vernant<\/p><\/div>\n<p>Questa definizione del mito, in particolare del mito greco, sottolinea la provenienza remota di un patrimonio culturale che si \u00e8 conservato per via orale e trasformato nei millenni ed \u00e8 venuto a costituire una <i>memoria culturale<\/i>, cio\u00e8 una <i>summa<\/i> di conoscenze e pratiche omogenee e note a tutti, articolate in varianti e versioni multiple, mai definitive e anzi spesso contraddittorie, che si definiscono per contrasto con il racconto storico (di cui non hanno l&#8217;esattezza) e che mantengono un ambiguo rapporto con dimensione letteraria (perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 una dimensione autorale). \u00c8 interessante notare come Vernant scriva che il mito \u00absi presenta\u00bb, non dice \u00ab\u00e8\u00bb: sulla dimensione dell&#8217;auto-rappresentazione del mito si gioca la sua dimensione fondativa, in quanto il mito si pone da s\u00e9 come verit\u00e0, come fondamento auto-riferito e non altrimenti fondato, su cui si fonda tutto il resto.<\/p>\n<p>Il mito dice di essere qualcosa e nel modo in cui lo dice si pone all&#8217;interno di un&#8217;aura di originariet\u00e0, arcaicit\u00e0, genuinit\u00e0, primitivit\u00e0: tale (preteso) primato metafisico costituisce il suo surplus di valore rispetto ad altre forme di discorso e parola.<\/p>\n<div id=\"attachment_32837\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32837\" class=\"wp-image-32837\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/blumenberg.jpg\" alt=\"Hans Blumenberg\" width=\"250\" height=\"184\" \/><p id=\"caption-attachment-32837\" class=\"wp-caption-text\">Hans Blumenberg<\/p><\/div>\n<p>Come il lavoro del filosofo tedesco <strong>Hans Blumenberg<\/strong> (1991) ha mostrato in modo magistrale, il mito risulta proteiforme e mutevole pur mantenendosi in una cornice di \u00abeterna presenza\u00bb, continuit\u00e0 nel tempo e indifferenza ai suoi effetti. Il mito \u00e8 qualcosa che si modifica credendo di ripeterlo: vive nella storia e nella ricezione e il suo senso ultimo diventa quello di chi lo accoglie, pur mimando un rapporto con l&#8217;origine che ne garantisce freschezza e seduttivit\u00e0. Questo particolare rapporto con la significazione e con la ricezione \u00e8 indissolubilmente legato alla fortuna che il mito ha, nella storia culturale europea, nel rapporto con la letteratura.<\/p>\n<p>Infatti, tramontata la vicenda di un rapporto religioso e vitale con il mondo spirituale antico, il mito classico attraverso un percorso di de-sacralizzazione sopravvive come repertorio di <i>topoi<\/i>, collezioni di <i>significanti<\/i> e <i>immagini <\/i> che autori diversi in momenti diversi hanno risemantizzato e utilizzato in modo proprio. Da Apuleio a Mann o Pasolini la storia letteraria \u00e8 una storia di <em>r<\/em><i>ipresa, citazione, parodia, riscrittura, ironia <\/i> (Jesi 2002)<i>.<\/i><\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile qui tracciare una storia della considerazione culturale dell&#8217;oggetto \u00abmito\u00bb &#8211; che \u00e8 al centro di tante e diversificate storie culturali \u2013 se non attraverso una schematizzazione, che per quanto imprecisa \u00e8 comunque sostanzialmente corretta: senza che si possa parlare di evoluzione, in modo arborescente e ramificato, talvolta compresente, da racconto sacro nell&#8217;antichit\u00e0 esso diventa gi\u00e0 nel mondo classico mito letterario e poi mito filologico e filosofico, come oggetto di sapere metafisico e scientifico. Il tutto mentre ogni epoca produce nuovi miti e immaginario culturale, anche indipendentemente dal riferimento diretto alla mitologia classica.<\/p>\n<h4><b>3. Mito politico <\/b><\/h4>\n<p>Una specificit\u00e0 del Novecento \u00e8 il mito politico: non che prima non ci fosse rapporto tra il mito e la politica, basti pensare al monoteismo solare in Egitto, al contesto in cui viene scritta da Virgilio l&#8217;<i>Eneide<\/i> o al Re Sole e Napoleone che si fanno ritrarre in vesti divine o eroiche secondo stilemi codificati. \u00c8 che in et\u00e0 contemporanea, anche senza rapporto con le religioni dominanti, la dimensione politica assume una magnitudo di portata esponenziale in connessione con l&#8217;emergere della societ\u00e0 di massa: nelle <i> Riflessioni sulla violenza<\/i> di <strong>Georges Sorel<\/strong> (1906) c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 tutto il programma politico di un secolo.<\/p>\n<p>Con le parole di <strong>Thomas Mann<\/strong> nel <i> Doktor Faustus<\/i>,<\/p>\n<blockquote>\n<div id=\"attachment_32838\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32838\" class=\"size-full wp-image-32838\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Thomas_Mann.png\" alt=\"Thomas Mann\" width=\"250\" height=\"165\" \/><p id=\"caption-attachment-32838\" class=\"wp-caption-text\">Thomas Mann<\/p><\/div>\n<p>\u00abnel secolo delle masse la discussione parlamentare doveva risultare assolutamente inadatta a formare una volont\u00e0 politica [\u2026], bisognava sostituirvi un vangelo di finzioni mitiche destinate a scatenare e a mettere in azione le energie politiche come primitivi gridi di battaglia. La rude ed eccitante profezia del libro era in sostanza: che i miti popolari, o meglio fabbricati per le masse sarebbero diventati il veicolo dei moti politici: fiabe, fantasie e invenzioni che non occorreva contenessero verit\u00e0 razionali o scientifiche per fecondare, per determinare la vita e la storia, e dimostrarsi in tal modo realt\u00e0 dinamiche\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Negli stessi anni <strong>Ernst Cassirer<\/strong>, anche lui fuggito dalla Germania nazista, lavora a <i>Il mito dello stato (1946)<\/i>:<\/p>\n<blockquote>\n<div id=\"attachment_32839\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32839\" class=\"size-full wp-image-32839\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/cassirer.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"203\" \/><p id=\"caption-attachment-32839\" class=\"wp-caption-text\">Ernst Cassirer<\/p><\/div>\n<p>\u00abI nostri politici moderni sanno benissimo che le grandi moltitudini sono mosse molto pi\u00f9 facilmente dalla forza dell&#8217;immaginazione che non dalla pura forza fisica. E hanno fatto largo uso di questa conoscenza. L&#8217;uomo politico diventa una specie di pubblico negromante. La profezia \u00e8 una tecnica essenziale nella nuova tecnica di governo\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Da studioso di filosofia attento alla dimensione antropologica e alla funzione simbolica, Cassirer scrive che i miti moderni riprendono l&#8217;antico potenziale di incantamento e costruzione di realt\u00e0, di cui il mito \u00e8 portatore, e costituiscono una sorta di regressione che contraddice il progresso della civilt\u00e0 in senso razionalistico e illuminista nel momento in cui una figura come quella di <strong>Adolf Hitler<\/strong> nella crisi che travolge la Repubblica di Weimar assurge al ruolo di profeta e veggente.<\/p>\n<p>Nella <i>La dialettica dell&#8217;illuminismo <\/i> di <i> <\/i> <strong>Adorno e Horkheimer<\/strong> (1947) la questione si ripropone:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa pretesa genuinit\u00e0, il principio arcaico del sangue e del sacrificio, ha gi\u00e0 qualcosa della malafede e della scaltrezza del dominio propria del rinnovamento nazionale che usa oggi la preistoria come <i>r\u00e9clame<\/i>\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Qui la nozione di mito si fonde con quella di ideologia<i>, <\/i> che non pu\u00f2 essere intesa semplicisticamente con quella della semplice propaganda.<\/p>\n<p><i>La nazionalizzazione delle masse<\/i> \u00e8 il titolo di un celebre libro di <strong>George L. Mosse<\/strong> (1974) che descrive la direzione dell&#8217;agire collettivo assunta dal nuovo soggetto emergente tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento, secondo un esplicito programma culturale e politico di cui hanno beneficiato gli stati nazionali nella loro deriva autoritaria, prima, e nel costituirsi in totalitarismo, dopo.<\/p>\n<p>L&#8217;ideologia \u00e8 in questo senso (diverso da quello marxiano che sottintende una verit\u00e0 che l&#8217;ideologia ricoprirebbe come una coltre) l&#8217;arte di dirigere l&#8217;immaginazione della masse per creare una comunit\u00e0 di fede e di sentire e costruire realt\u00e0 sociale. Qui il mito risulta il principio dinamico che spinge all&#8217;azione, ottiene effetti concreti di mobilitazione politica, quando in et\u00e0 contemporanea, a partire dalle riflessioni sulla societ\u00e0 di massa, si pone il problema di riconsolidare forme di dominio attraverso la comunicazione.<\/p>\n<h4><b>4. Mito e cultura di destra<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_32840\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32840\" class=\"wp-image-32840\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/sorel.jpg\" alt=\"Georges Sorel\" width=\"250\" height=\"290\" \/><p id=\"caption-attachment-32840\" class=\"wp-caption-text\">Georges Sorel<\/p><\/div>\n<p>La cultura politica della destre \u2013 tradizionali e radicali, vecchie e nuove \u2013 si caratterizza pi\u00f9 di ogni altra cultura politica per una spiccata vocazione mitologica. Le narrazioni mitiche nel Novecento potenziano l&#8217;immaginario e diventano mezzi con cui agire nel presente: nella teoria di Sorel sono strategie funzionali ad alimentare la combattivit\u00e0 del sindacalismo rivoluzionario e configurano ideologicamente la lotta come missione storica del proletariato; il mito dello sciopero generale si rivela un grande catalizzatore di organizzazione e violenza e, al contempo, l&#8217;inizio di una trasformazione radicale della realt\u00e0: per Sorel il movimento proletario deve guardare all&#8217;esempio del cristianesimo delle origini che forte del mito dell&#8217;apocalisse e dell&#8217;apocatastasi si \u00e8 dotato di un&#8217;enorme forza di diffusione, persuasione, azione. Vale la pena di ricordare che pochi anni dopo Sorel, dopo aver perso la fiducia nella \u201cclasse\u201d sceglier\u00e0 la \u201cnazione\u201d come soggetto rivoluzionario e si avviciner\u00e0 alle posizioni nazionaliste di un movimento come l&#8217;<i>Action <\/i> <i>fran\u00e7aise<\/i>. Sorel pensa di stare aggiornando la dottrina marxiana, di fatto viene letto da Gramsci, Lenin, Mussolini, Gobetti.<\/p>\n<p>Con la Grande guerra, e di l\u00ec nei trent&#8217;anni successivi, la modernizzazione della guerra e della morte di massa, la brutalizzazione dello scontro ideologico e l&#8217;emergere dei fascismi, fanno del mito \u2013 in particolare il \u00abmito della nazione\u00bb vissuto da ogni soggetto politico in termini aggressivi \u2013 una costante della storia europea. Anche la situazione della Russia post-rivoluzionaria vede una simile dinamica, la deriva stalinista non sarebbe che una conferma di tale predominanza delle culture di destra. Solo per stare in Europa la Grande guerra, si accompagna con un&#8217;elaborato apparato di riti e simboli: inizia con l&#8217;idealizzazione del sacrificio volto alla palingenesi e alla rigenerazione morale prospettata dall&#8217;entusiasmo interventista, si chiude con la mistica martirologica della memoria dei caduti.<\/p>\n<p>A partire da qui si determina una vera e propria \u00abreligione della politica\u00bb, che dagli anni Venti per trovare ampio sviluppo nei Trenta, ha gli obiettivi di legittimare il proprio operato in un&#8217;ottica messianica, di elaborare una liturgia volta al culto devozionale del leader, di consacrare il primato di un&#8217;entit\u00e0 collettiva secolare, vincolante per gli individui (Gentile, 2007).<\/p>\n<p>Fascismo e nazismo sono anche esperienze dotate di alta qualit\u00e0 mitodinamica: hanno forte ritualit\u00e0 simbolica rivolta alle masse e mimano la dimensione religiosa, sia in senso celebrativa, nella retorica di un \u00abuomo nuovo\u00bb, sia in senso repressivo, per esempio nella denuncia dei nemici, reali o inventati, interni ed esterni del regime.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32841\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Nordmenn.png\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"354\" \/>Da un punto di vista teorico, specialisti di mito greco e di antropologia, come Cassirer (1946) e K\u00e9r\u00e8nyi (1964) hanno visto nel fascismo europeo del Novecento un \u00abuso tecnicizzato\u00bb del mito: in Germania con la razza ariana, il germanesimo, la lotta e la potenza, il sangue e il suolo, l&#8217;hitlerismo; in Italia con il combattentismo, la romanit\u00e0 e la giovinezza, la prolificit\u00e0 e l&#8217;impero, il mussolinismo.<\/p>\n<p>In sintesi, il mito serv\u00ec non soltanto a glorificare la nazione, indicandola come comunit\u00e0 di eletti, ma anche a costruirne e alimentarne i timori, per poi declinarli in odio verso l&#8217; <i>altro<\/i>, contro cui dirigere il risentimento delle folle. Il mito politico \u00e8 coestensivo di un&#8217;agentivit\u00e0 che prevede la \u00abmobilitazione generale\u00bb (Ernst J\u00fcnger): in questo senso un movimento totalitario, inteso come comunit\u00e0 politicamente, razzialmente o religiosamente definita presuppone una metafisica dell&#8217;identit\u00e0, una mistica della violenza e un&#8217;incessante disposizione ad agire.<\/p>\n<h4><b>5. Miti di sinistra?<\/b><\/h4>\n<p>La destra ha dunque un rapporto privilegiato con il mito, in virt\u00f9 del coinvolgimento \u201cintuitivo\u201d delle masse e in sintonia con la natura irrazionalistica e affettiva che sorregge, anche da un punto di vista teoretico, l&#8217;impianto organicistico delle concezioni autoritarie dello Stato. Anche a sinistra verr\u00e0 fatto uso del mito in chiave di legittimazione della violenza, per iniziare con il Trotskji teorico della guerra civile e per finire con quella particolare cultualit\u00e0 costituita dallo stalinismo; e senza contare gli echi in Europa degli eventi russi e il suo significato simbolico per i movimenti rivoluzionari di orientamento marxista.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/3-stalin-soviet-propaganda-poster-soviet-art.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32842\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/3-stalin-soviet-propaganda-poster-soviet-art.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"357\" \/><\/a>\u00c8 una strategia mitologica quella che corre all&#8217;interno della storia sovietica e lega le fasi di Lenin e del momento rivoluzionario \u2013 barricate e discorsi al popolo \u2013 con la sistematica organizzazione di cui Stalin \u00e8 artefice e interprete. In continuit\u00e0 con le strategie relative alla rappresentazione e alla performativit\u00e0 del sacro \u00abcorpo del re\u00bb coincidente con quello dello Stato, che nella lunga durata trova sviluppi ampi ed efficaci in ogni ambito della storia.<\/p>\n<p>In estrema sintesi: l&#8217;autocensura della destra rispetto all&#8217;uso del mito \u00e8 stata molto pi\u00f9 bassa, rispetto alle istanze razionalistico-illuministiche delle culture di sinistra che si sono sempre presentate come rifiuto del mito (Jesi 2011). Ci\u00f2 detto: in termini di scienze della cultura anche il marxismo \u00e8 stato tale da diventare un sistema immaginativo-concettuale di rappresentazione di massa, che ha svolto una decisiva funzione storica nell&#8217;elaborazione di emozioni e desideri, nella politicizzazione dei conflitti sociali, assorbendo funzione analoga a quella delle religioni e divenendo, anche a causa delle esigenze della sua diffusione, schematico e semplicistico, e quindi mitologico.<\/p>\n<p>Il mito politico \u00e8 dunque una forma di codificazione della realt\u00e0 nei termini di una riduzione di complessit\u00e0: tende a diventare riferimento e rinvio a valori e saperi in forma \u201czippata\u201d, concentrata in immagini evocative e schemi guida di azioni, dotati di aura e iper-significanti. Il che lo rende anche pericoloso e difficile da maneggiare qualora gli elementi di coinvolgimento emotivo, senza i quali non c&#8217;\u00e8 azione politica, siano tali da soverchiare l&#8217;elaborazione strategica razionale.<\/p>\n<p>Jesi (2011) ha proposto un&#8217;idea di cultura di destra che si delinea come tale a partire dalla sua forma espressiva e indipendentemente dai contenuti: nella forma mitica delle \u00abidee senza parole\u00bb \u2013 espressione di <strong>Oswald Spengler<\/strong> \u2013 parole e immagini sono usate come bandiera, simbolo unificante che aggrega e mobilita e che si serve in modo specifico del passato per il suo potere di legittimazione, di riferimento fondante e accreditamento di valore. In questo senso qualsiasi forma di comunicazione collettiva, anche prodotta a sinistra, se fondata sull&#8217;uso di immagini del passato, sulla produzione di narrazione sul leader, sull&#8217;estetizzazione o sulla sacralizzazione della politica, risulter\u00e0 \u201cdi destra\u201d per le modalit\u00e0 della sue codificazione, espressione, ricezione.<\/p>\n<h4><b>6. Mitodinamiche<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_32843\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32843\" class=\"size-full wp-image-32843\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/JanAssmann.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"186\" \/><p id=\"caption-attachment-32843\" class=\"wp-caption-text\">Jan Assmann<\/p><\/div>\n<p>Recentemente l&#8217;egittologo e teorico della cultura <strong>Jan Assmann<\/strong> (1997), studioso contemporaneo di mondo antico, ha elaborato una proposta teorica che, attenta alla dimensione antropologica e identitaria del mito, si specifica nell&#8217;individuazione del concetto di <i>mitodinamica, <\/i> che risulta essere un modello teorico valido applicabile tanto alla comprensione del passato quanto del presente.<\/p>\n<p>Con il concetto di <i>m<\/i><i>itodinamica <\/i> (<i>Mythomotorik<\/i>) si descrive un processo culturale nel quale il mito \u00e8 un ricordo del passato che produce immagine di s\u00e9 e speranza per obiettivi dell&#8217;agire, ha un riferimento narrativo a una storia fondante e collettiva che lascia cadere luce sul presente e sul futuro. In questo senso ha un ruolo fondamentale nelle memorie culturali dei gruppi umani e nei processi di etnogenesi.<\/p>\n<p>Esso pu\u00f2 avere una <i>funzione fondante<\/i> poich\u00e9 pone il presente sotto la luce di una storia che lo fa apparire dotato di senso, necessario e immutabile (es: il mito di Osiride in Egitto, l&#8217;Esodo per l&#8217;antico Israele, il ciclo troiano per Roma; il Golgota per il Cristianesimo originario). Ma anche una <i>funzione controfattuale<\/i>, in quanto, <b> <\/b> a partire da carenze del presente, evoca un passato eroico che rende palese la frattura tra \u00abun tempo\u00bb e \u00abadesso\u00bb: l&#8217;oggi \u00e8 relativizzato rispetto a uno ieri migliore: in epoca di oppressione e impoverimento si possono sviluppare forme di messianismo e millenarismo (es: il ciclo omerico canonizzato con la decadenza di un sistema cavalleresco che si trasforma nella <i>polis<\/i>; la Repubblica romana nell&#8217;et\u00e0 imperiale, come regno della <i>virtus<\/i> e dei <i>boni mores<\/i>; il libro di Daniele per i Maccabei, immagine della purezza religiosa come resistenza a motivazione religiosa contro i tentativi ellenistici di assorbire il giudaismo).<\/p>\n<p>Rispetto alla produzione teorica di Cassirer e Ker\u00e9nyi, che tendevano a distinguere mito antico e moderno ponendoli in un rapporto di autentico e tecnicizzato, nell&#8217;impostazione contemporanea di Assmann il mito, in una nozione che assorbe il religioso sulla base della teologia politica, <i>\u00e8 sempre politico. <\/i> Anche il mito pi\u00f9 antico che pensiamo come genuino, arcaico o puro nella sua forma classica, si rivela essere tale nell&#8217;illusione retrospettiva della critica o della storiografia moderna. Questa considera il mito come oggetto di valore primitivo, vivo e comunitario proprio perch\u00e9 ai moderni non \u00e8 dato un simile rapporto n\u00e9 con la cultura, n\u00e9 la comunit\u00e0 n\u00e9 con il sacro: il mito \u00e8 un doppio rovesciato e idealizzato di un presente carente proiettato nell&#8217;eternit\u00e0. Perch\u00e9 il mito \u00e8 un fantasma che agita i moderni: morto, inattuale e per sempre perduto, per questo ritorna. E sembra ritornare propriamente ora, in epoca di convulse trasformazioni in chiave di globalizzazione, come sempre nuova e continua reinvenzione della tradizione e legittimazione del presente a partire da un passato, naturalmente mitico.<\/p>\n<h4><b>7. Due esempi di rimitizzazioni identitarie: Lega Nord e Daesh<\/b><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32844\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/mario_borghezio_r400.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"172\" \/>Non stupir\u00e0 dunque un salto nel presente e nell&#8217;attualit\u00e0 del mito con due esempi, apparentemente opposti ma in realt\u00e0 simmetrici e co-implicati. Se prendiamo il caso dell&#8217;elaborazione etnicizzante della Padania, che la Lega Nord ha usato sapientamente nella propria propaganda a partire dalla met\u00e0 degli anni Novanta, non possiamo che vederlo come caso esemplare di potente ritorno alla legittimazione localistica e alle comunit\u00e0 inventate: l&#8217;apparato di riferimenti che vanno dal celtismo, alla mitologia fluviale del Po fino alla lotta dei comuni medievali contro l&#8217;impero tedesco o alla battaglia di Lepanto rivelano un uso strumentale del passato e dei simboli attuato in funzione della costruzione dell&#8217;identit\u00e0 padana. Si tratta dell&#8217;aspetto culturale di una strategia volta al consenso elettorale in vista del pi\u00f9 ampio obiettivo politico di forme di autonomia o indipendenza delle regioni settentrionali dell&#8217;Italia. Tale fenomeno \u00e8 incomprensibile senza la crisi economica e culturale dell&#8217;Europa e pi\u00f9 in generale la diffusa reazione di rigetto alle politiche di globalizzazione e di integrazione culturale, politica ed economica internazionale che hanno caratterizzato gli ultimi trent&#8217;anni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32845\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/isis.jpeg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" \/>Per quanto possa sembrare paradossale anche l&#8217;immagine di s\u00e9 che Daesh &#8211; altrimenti noto come Isis &#8211; propone per la propria autorappresentazione segue logiche analoghe dal punto di vista della teoria della cultura: come in altre forme di integralismo islamico viene proposta una immagine destorificata e cristalizzata di un Islam idealizzato e immaginario, che nella sua presunta purezza religiosa intende rifiutare la modernit\u00e0 \u201coccidentale\u201d in nome di un&#8217;arcaicit\u00e0 e semplicit\u00e0 mitica, incarnata dall&#8217;idea di califfato ma in realt\u00e0 costruita sulla base di stereotipi orientalisti, prodotti in occidente. La palese falsit\u00e0 e contraddittoriet\u00e0 di tale esperienza, che aggrega in nome della religione fondamentalista gruppi politici molto diversi sorti in seguito alla disgregazione di tre stati del vicino oriente (Siria, Iraq, Libia) e che fa proseliti tra i marginali di alcune periferie socio-economiche del mondo, non impedisce la sua diffusione, in virt\u00f9 di un potenziale di riscatto e vendetta che attechisce in aree che versano in situazione di grave crisi politica, culturale ed economica.<\/p>\n<p>Si tratta di due esempi all&#8217;interno di una costellazione di fenomeni in cui l&#8217;identit\u00e0 culturale, con annesse mitologie, viene brandita come una clava per servire interessi politici. Con l&#8217;et\u00e0 della globalizzazione i movimenti di spossessamento dell&#8217;identit\u00e0 (integrazione transnazionale politica, economica, culturale) sembrano provocare per reazione una chiusura di segno uguale e contrario che spinge a una torsione sulle pratiche identitarie, intese come miti unificanti e riti di legame per servire dinamiche politiche bisognose di legittimazione.<\/p>\n<p>Eppure, bench\u00e9 lontani umanamente e culturalmente anni luce tanto dalla Lega quanto dall&#8217;Isis, sbaglieremmo se pensassimo di essere immuni dal fascino e dal potere di un qualche mito.<\/p>\n<h4><b>8. Mitologie quotidiane, diffuse e disseminate<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_32846\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32846\" class=\"wp-image-32846\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Roland_Barthes.jpg\" alt=\"Roland Barthes\" width=\"250\" height=\"165\" \/><p id=\"caption-attachment-32846\" class=\"wp-caption-text\">Roland Barthes<\/p><\/div>\n<p>Dagli anni Cinquanta l&#8217;analisi della cultura borghese nelle societ\u00e0 moderne, svolta con un taglio politico e di critica marxista dalla Scuola di Francoforte o da <strong>Roland Barthes<\/strong>, mette in luce un altro tipo di mitologia che sorge al crocevia tra ideologia e cultura <i>pop-<\/i>olare di massa. Se guardiamo le riproduzioni gigantografiche dei Colorama che la Kodak ha prodotto dagli anni Sessanta negli Stati Uniti [vedi video] ed esposto in luoghi di grande passaggio (a New York), risulter\u00e0 chiaro di cosa stiamo parlando. Sono immagini di enorme formato che in modo paradigmatico eternizzano uno stile di vita e un modo di essere \u2013 l&#8217;<i>American way of life<\/i> \u2013 nelle quali vediamo rappresentate l&#8217;immagine paradigmatiche di felicit\u00e0 e benessere che coincidono con la societ\u00e0 del consumo, all&#8217;interno di una forma di comunicazione che conosciamo benissimo perch\u00e9 le apparteniamo: quella pubblicitaria<\/p>\n<p>Proprio Barthes ha inaugurato una fortunata stagione di studi sulla mitologia intesa come <i>modo di espressione<\/i> <b> <\/b> e <i> forma di comunicazione<\/i> come processo culturale continuo di semiotizzazione, <i> <\/i> ovvero di attribuzione di valori ai segni : con <i>Mythologies<\/i> (1957), un libro che racconta diversi miti della Francia moderna (automobili, ciclismo, divismo&#8230;) ha mostrato che <i>ogni cosa<\/i> pu\u00f2 diventare mitica, arrivando a individuare nuove forme di mitologia in territori desacralizzati e istituendo rapporti meno diretti con l&#8217;ideologia politica della propaganda, ma non per questo meno efficaci. Un filo lega oggetti eterogenei non immediatamente correlati e istituisce all&#8217;interno di processi comunicativi dimensioni di senso e valore che rinforzano il sistema ideologico-politico. \u00c8 questo che attraverso di loro si manifesta nelle sua idee-forza all&#8217;interna di una simbolica microfisica che trae la sua forza dalla sua diffusione e dalla sua capacit\u00e0 di \u201cscomparire\u201d per incorporarsi nel paesaggio sociale e per diventare simile a qualcosa di naturale.<\/p>\n<p>Per Barthes il mito \u00e8 definito dalla sua intenzione, dal riferimento al sistema di segni e contesti che comunicano significati: in questo senso pu\u00f2 delineare l&#8217;ideologia quasi anonima e trasparente tipica della cultura delle societ\u00e0 contemporanee. Cos\u00ec sono molte le mitologie all&#8217;interno delle moderne democrazie, con la produzione di memoria pubblica e memorie collettive, con la pianificazione di campagne ideologiche e pubblicitarie e soprattutto con la progressiva capacit\u00e0 di produzione autonoma di mitificazione di cui si fanno protagonisti i soggetti, man mano che diventano produttori attivi di comunicazione come avviene nelle attuali societ\u00e0 digitali.<\/p>\n<p>Alcuni spunti teorici sorti come analisi del modello economico capitalista e di sviluppo fordista, e quindi dell&#8217;industria culturale che ha dato luogo a nuovi modelli culturali, continuano a essere utili per la comprensione della societ\u00e0 post-moderna, al netto di differenze importanti e della svolta decisiva comportata dalla presenza sempre pi\u00f9 massiccia dei media digitali: in questi la differenza tra produzione\/ricezione di comunicati si fa sempre pi\u00f9 sfumata. I media sono potenti fattori di socializzazione: producono informazione e modelli di pensiero, veicolano rappresentazioni collettive, omologano stili di pensiero e di vita, naturalizzano la realt\u00e0 e, come si \u00e8 visto, possono renderla funzionale al potere. La produzione di miticit\u00e0 naturalizza la realt\u00e0, prende un fenomeno storico e contingente e lo fa apparire ovvio, necessario e senza alternative.<\/p>\n<p>Cos\u00ec scriveva Barthes:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa stampa, il cinema, la letteratura di largo uso, i cerimoniali, la giustizia, la diplomazia, le conversazioni, il tempo che fa, il delitto che si giudica, il matrimonio a cui ci si commuove, la cucina dei nostri sogni, labito che si indossa\u00bb; \u00abtutto \u00e8 tributario dell&#8217;immagine che la cultura borghese si fa e ci fa dei rapporti tra l&#8217;uomo e il mondo\u00bb,<\/p><\/blockquote>\n<p>e finisce per diventare la <i>norma<\/i> stessa, il modello a cui le vite individuali si confanno sulla base di alcune essenziali variabili di ruolo e status. Dall&#8217;immaginario dei romanzi ai fumetti alla letteratura di genere, dai <i>colossal<\/i> cinematografici fino alle <i>fiction<\/i> televisive e alle pi\u00f9 recenti serie TV digitali, e oggi con la dimensione virale dei social media \u2013 la pagina Facebook, o l&#8217;account di Twitter, Instagram etc &#8211; il nostro mondo, i nostri pensieri e la nostra cultura sono permeati da questa nuova dimensione mitologica, in una semiosfera senza quale sarebbero impensabili.<\/p>\n<p>Il linguaggio dell&#8217;intrattenimento e dell&#8217;immaginario \u201crosa\u201d, quello televisivo delle <i>soap opera <\/i> e dei <i> talk show,<\/i> l&#8217;emulazione dei VIP e l&#8217;invidia sociale, la circuitazione virale di contenuti selezionati su un certo stile di pensiero e\/o gusto che fa di chi vi \u00e8 all&#8217;interno una persona <i>cool <\/i> e in qualche modo distinta dalle altre e individuata&#8230;. Tutto questo diviene un codice iniziatico-rituale adatto alla dimensione pubblica della societ\u00e0 di massa nelle sue successive mutazioni. Uno stesso principio di ordine cognitivo ed emotivo lega lo stato etico e organicista alla retoriche dell&#8217;intimit\u00e0 veicolate nella sfera del rotocalco, della pubblicit\u00e0 e oggi del <i>reality show <\/i> o della viralit\u00e0 <i> ipermediale<\/i>: viene creato uno spazio ideale che illumina le esistenze individuali sollevandole dalla loro percepita banalit\u00e0 e le colloca in un&#8217;aura di eccezionalit\u00e0.<\/p>\n<p>La naturalizzazione del reale diventa iper-realismo nella societ\u00e0 dell&#8217;immagine, alla cui adesione la realt\u00e0 stessa viene piegata: ci\u00f2 che <i>\u00e8, <\/i> collassa sotto l&#8217;imperativo del <i>dover essere <\/i> nella forma della sua rappresentazione. Modelli culturali e stili determinati divengono simboli di un sistema di valori e credenze dalla cui adesione dipendono l&#8217;inserimento sociale e la realizzazione personale; producono forme di soggettivazione e pratiche con cui gli individui costruiscono le proprie identit\u00e0: le esistenze individuali diventano ruoli all&#8217;interno di copioni scritti e organizzati dalle reti di un potere dai contorni inafferrabili.<\/p>\n<p>Con ci\u00f2 non si vuole contrapporre una presunta autenticit\u00e0 del passato contro la modernit\u00e0 tecnologica, secondo una schema molto diffuso di critica della tecnica <i>\u00e0 la Heidegger<\/i> o altro: si intende dire che, a uno sguardo pi\u00f9 profondo, la mitologia contemporanea continua a svolgere un&#8217;essenziale funzione di attribuzione di senso al vivere nel mondo. Il quale senza miti si presenterebbe opaco e privo di calore, familiarit\u00e0 e <i>affordances<\/i>, inviti cognitivi ed esistenziali.<\/p>\n<h4><b>9. \u00abTutto \u00e8 pieno di miti\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>Nel contemporaneo la politicizzazione mitica del vivere quotidiano corre parallela all&#8217;estetizzazione della politica classica o della religione tradizionale, all&#8217;interno di una fusione di piani di discorso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-32847\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Guevara_Pio.png\" alt=\"Che Guevara e Padre Pio\" width=\"250\" height=\"149\" \/>Prendiamo due icone molto note e anche molto diverse: <strong>Che Guevara<\/strong> e <strong>Padre Pio<\/strong>, entrambi morti nel 1967, in un momento in cui pensavamo che i miti fossero morti. Entrambi hanno ancora oggi una vita simbolica continua e ricchissima, all&#8217;interno di una sovrapposizione tra politica, religione e consumo, nel momento in cui sono simboli di forme di vite che in essi si riconoscono a partire dalle proprie credenze, affetti, vissuti.<\/p>\n<p>Prendete questa immagine di bambini [vedi video], con il pugno alzato e le magliette del Che, fatte indossare dai genitori per partecipare al 1\u00b0 maggio, non pi\u00f9 manifestazione, ma vera e propria <i>processione<\/i> in cui vediamo la sintesi mitologica di infanzia, futuro e rivolta: i figli di qualcuno che rivivono il suo passato militante e lo trasmettono al futuro.<\/p>\n<p>Oppure nell&#8217;articolo del rotocalco di cronaca vera, destinato al genere \u201ccasalinghe-pensionati\u201d in cui leggiamo che Padre Pio ha compiuto un miracolo riparando una finestra rotta&#8230; Qui possiamo leggere una mistica quotidiana e semplice, di propria poche cose, in cui il santo interviene in una piccola scocciatura quotidiana per semplificare la vita a qualcuno, che ora \u00e8 pi\u00f9 felice e leggero.<\/p>\n<p>Queste schegge di comunicazione, pubblica o privata, non sono altro che racconti, storie, <i>mythoi<\/i>, appunto. Pi\u00f9 o meno raffinati prodotti di quello che oggi diremmo <i>storytelling, <\/i> il \u201craccontare storie\u201d <i> <\/i> che esercita un irrestibile presa sulla nostra specie a livello cognitivo, al punto da essere la pratica pi\u00f9 diffusa in tutti gli ambiti, dalla politica all&#8217;economia.<\/p>\n<p>Se ci sono miti, storie significative e racconti esemplari \u00e8 perch\u00e9 vi sono delle \u201cmacchine di produzione di senso\u201d che li producono. Come gi\u00e0 l&#8217;analisi strutturalista aveva messo in luce a propositi dei racconti di storia sacra dei cosidetti \u201cprimitivi\u201d, i miti fanno ricorso principalmente al modello del bricolage, in quanto costruiscono dei racconti attingendo a materiali, figure, temi provenienti da differenti ambiti culturali. Tutto quello che raccolgono viene cos\u00ec rielaborato e trasformato, a partire da una soggettivit\u00e0 individuale o collettiva che riaggrega e rielabora elementi di un repertorio passato sulla base di significati (fatti, emozioni, processi) emergenti dal presente; e in questo modo i social media possono essere potenti macchine mitologiche, proprio perch\u00e9 permettono un&#8217;agentivit\u00e0 diffusa da parte dei tanti ricettori\/produttori che sono tutti i soggetti coinvolti nel web 2.0.<\/p>\n<p>Il concetto di \u00abmacchina mitologica\u00bb \u00e8 di Furio Jesi (2001), il quale nei primi anni Settanta ha rielaborato teorie precedenti e innovato la cassetta degli attrezzi degli studiosi di miti con uno strumentario concettuale aggiornato. <b> <\/b> C on lucida lungimiranza ha visto qualcosa che caratterizza la nostra attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel suo linguaggio, complesso e denso, \u00abmateriali mitologici\u00bb sono il risultato di una \u00abmacchina&#8217;\u00bbsocioculturale che funziona come strumento di comunicazione al servizio delle idee. Se la \u00abtecnicizzazione del mito\u00bb, teorizzata da Ker\u00e9nyi \u2013 che Jesi considerava suo maestro \u2013 \u00e8 un processo mitodinamico posto in atto intenzionalmente per ottenere effetti concreti di azione politica, essa deve per\u00f2 essere vista come il grado massimo di intensificazione di un processo elementare di elaborazione di significati presenti in ogni tempo e in ogni cultura. In questo senso la macchina mitologica \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: a seconda delle accezioni in cui viene usata indica prima di tutto il processo culturale che ha prodotto il mito, nella storia. Questo implica la storia della letteratura, della critica, della filosofia, della storiografia sul mito che nel tempo ha prodotto l&#8217;idea stesso di mito che noi abbiamo, fino a divenire \u00abmito del mito\u00bb.<\/p>\n<p>Ma in una seconda accezione derivata dalla prima, macchina mitologiche sono le singole macchine socioculturali, che producono \u00abmateriali\u00bb o \u00abfatti mitologici\u00bb di volta in volta in diversi contesti.<\/p>\n<p>Non esiste un \u00abmito autentico\u00bb che <i>dopo <\/i> verrebbe tecnicizzato: i racconti mitologici di ogni tempo risultano sempre almeno in parte tecnicizzati, frutto delle strutture economico-sociali e della necessit\u00e0 di strutturare il potere e di fondare il diritto. Ogni narrazione ha una genealogia, vive nella ricezione e interreagisce con il suo: \u00e8 immersa in un qualsivoglia sfondo ideologico. Relativamente autonoma e mai spontanea, \u00e8 sempre condizionata: far apparire un mito autentico, non-pensato, indipendente dalla storia \u00e8 un obiettivo del potere che nei miti si esercita, a partire dalla teologia politica del mondo antico per finire con il marketing virale delle informazioni e degli stati emotivi.<\/p>\n<div id=\"attachment_32849\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32849\" class=\"wp-image-32849\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/poseidone-e-afrodite.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"505\" \/><p id=\"caption-attachment-32849\" class=\"wp-caption-text\">Poseidone e Afrodite<\/p><\/div>\n<p>Lontani dall&#8217;essere \u00abgenuini\u00bb, anche i miti pi\u00f9 antichi sono gi\u00e0-sempre-anche ideologizzati. Le identit\u00e0 politiche, sociali e culturali si costruiscono attraverso diverse macchine mitologiche, serie testuali e di immagini sedimentate, condivise e risemantizzate, documenti che si trasformano in monumenti e che determinano le memorie culturali e le strutture connettive dei gruppi umani. Anche fatti e processi storici <i> <\/i> come la <i> <\/i> Rivoluzione francese, il Risorgimento, il 1917, la Resistenza, il muro di Berlino, le Torri gemelle possono possono essere usati in modo mitologico quando ci si rivolga a essi come simboli.<\/p>\n<p>Ogni materiale mitico \u00e8 frutto di una costruzione ed \u00e8 politico, come gi\u00e0 detto prima, non solo per il contenuto della storia che narra, ma per il fatto che questa narrazione \u00e8 individuante, performativa e coesiva; \u00e8 condivisa da un gruppo a cui fornisce prestazioni di identit\u00e0 e di significativit\u00e0 per condizioni politiche, che sono relative al conflitto per la distribuzione del potere e delle risorse o per il controllo materiale o l&#8217;egemonia culturale.<\/p>\n<p>Un materiale pu\u00f2 avere diversi gradi di miticit\u00e0: secondo <strong>Michel Foucault<\/strong> nel moderno il potere si esercita in istituzioni disciplinari che hanno un \u00abpotere di normalizzazione\u00bb e di \u00abnaturalizzazione\u00bb della realt\u00e0, lavora in modo \u00abmicrofisico\u00bb permeando ogni piega della societ\u00e0. Esso si incarna dunque non tanto nei simboli e nei grandi eventi dell&#8217;uso pubblico e del monopolio legittimo della violenza (come nella teoria di <strong>Max Weber<\/strong>) quanto in una miriade reticolare di campi di forze in tensione che coinvolge gli individui all&#8217;interno di pi\u00f9 meccanismi impersonali, per indicare i quali viene usato il termine \u00abdispositivi\u00bb.<\/p>\n<h4><b>10. Tutto \u00e8 pieno di storie<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_32848\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32848\" class=\"wp-image-32848\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/yves_citton_bio.jpg\" alt=\"Yves Citton\" width=\"250\" height=\"166\" \/><p id=\"caption-attachment-32848\" class=\"wp-caption-text\">Yves Citton<\/p><\/div>\n<p>Una sintesi teorica recente in grado di tenere nel discorso i media contemporanei e la narratologia in un quadro teorico convincente \u00e8 stata proposta da <strong>Yves Citton<\/strong>, che nel suo libro <i>Mitocrazia<\/i> (2011) ha parlato di \u00abpotere di scenarizzazione\u00bb, ovvero il potere di costruire scenari (ma in francese il termine indica anche la \u201csceneggiatura\u201d), letteralmente di mettere in scena idee e immagini e tradurle in azione, comportamenti e pratiche.<\/p>\n<p>Sintetizza Citton:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSe l&#8217;espressione \u201cpensare il potere\u201d ha un senso, questo \u00e8 precisamente quello <i>di <\/i> pensare all&#8217;intreccio intricato delle meta-condotte (strategiche) che inducono le nostre condotte\u00bb<i>. <\/i> I racconti in cui siamo avviluppati nella nostra esistenza quotidiana avvengono all&#8217;interno di una vera e propria \u00abscenarizzazione\u00bb: \u00abraccontare una storia a qualcuno non implica solo articolare determinate rappresentazioni d&#8217;azione seguendo una specifica successione, ma comporta anche \u201c condurre le condotte\u201d di chi ascolta, a seconda dell&#8217;inclinazione conferita alle articolazioni e alle concatenazioni. Mettendo in scena le trame dei personaggi (fittizi) del mio racconto, contribuisco &#8211; in maniera pi\u00f9 o meno efficace, pi\u00f9 o meno incisiva \u2013 a <i>scenarizzare<\/i> il comportamento delle persone (reali) cui rivolgo il mio racconto\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><i>Scenarizzazione <\/i> significa in altri termini <i> <\/i> \u00abin che modo \u2013 attraverso quali strutture della comunicazione e con quali effetti possibili \u2013 una storia possa coinvolgere un pubblico e orientarne i futuri comportamenti\u00bb. Nell&#8217;analisi di Citton \u00abun racconto costituisce un marchingegno per catturare [&#8230;] desideri e [&#8230;] convinzioni\u00bb. Siamo dunque di nuovo nella metafora della macchina o del dispositivo che ben si presta a descrivere le operazioni mentali umane e quelle mediatico-digitali di cui si \u00e8 gi\u00e0 detto. Simile a una macchina da guerra o teatrale, ogni <i> storytelling, <\/i> pi\u00f9 o meno ben riuscito o efficace, \u00e8 un meccanismo operativo e strategico che, in quanto struttura di integrazione dell&#8217;individuo in un sistema culturale ed economico, \u00e8 essenzialmente <i>donazione di senso. <\/i> I suoi prodotti, i racconti, orientano desideri e convinzioni \u2013 comportamenti, azioni, condotte \u2013, all&#8217;interno di una economia degli affetti e dell&#8217;attenzione <i> <\/i> che \u00e8 lo snodo decisivo del potere nelle societ\u00e0 del controllo, un potere che prende l&#8217;aspetto di un \u00abNuovo ordine narrativo\u00bb realizzato dall&#8217;\u00abimmenso cumulo di racconti che le societ\u00e0 moderne producono\u00bb.<\/p>\n<p>Attraverso la costruzione linguistica e visiva dell&#8217;immaginario sociale, l&#8217;ideologia dominante, all&#8217;interno di un mercato delle idee quanto pi\u00f9 variegato e plurale si possa pensare e di una compezione che si gioca sul potere di seduttivit\u00e0, si esercita anche quando non mostra contenuti apertamente ideologici.<\/p>\n<p>L&#8217;industria culturale, sempre pi\u00f9 sofisticata anche grazie ai <i>big data<\/i> e agli algoritmi dei nostri servizi digitali, si riconferma come uno dei principali fattori di fabbricazione dei miti nei quali ai membri di una societ\u00e0 \u00e8 dato di rispecchiarsi.<\/p>\n<p>Se le mitologie fasciste, nazionaliste e totalitarie sono state il correlato alla spersonalizzazione e alla nazionalizzazione della massa, il linguaggio dell&#8217;intrattenimento e dell&#8217;immaginario hollywoodiano, quello televisivo delle <i>soap opera <\/i> e dei <i> talk show, <\/i> dei telegiornali della sera e dell&#8217;intimit\u00e0 esposta nei <i>social network<\/i> sono un codice adatto alla dimensione pubblica della societ\u00e0 dello spettacolo e dell&#8217;immagine nelle sue mutazioni contemporanee.<\/p>\n<p>Come ha recentemente scritto con efficacia <strong>Maurizio Ferraris<\/strong> (2015), guardando ai cento anni che ci separano dalla Grande guerra, la <i>Mobilitazione totale<\/i> di oggi a cui ci chiama il nostro essere iperconnessi \u00e8 lo scenario in cui dominano le ARMI: <i>Apparecchi per la Registrazione e Mobilitazione dell&#8217;Intenzionalit\u00e0 collettiva, <\/i> termine con cui sintetizza la realt\u00e0 dei dispositivi digitali nella attuale realt\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Esserne immuni \u00e8 una pericolosa illusione, in quando si riduce a una critica del sistema che si ferma a scrivere sui social network invettive di indignazione o di mistificazione anti-bufale (o in modo raffinato <i>debunking<\/i>) che per\u00f2, essendo svolte nella rete e a uso e consumo della rete, non fanno che riconfermarla. Starne fuori completamente pu\u00f2 significare essere condannati all&#8217;irrilevanza o al completo silenzio: non \u00e8 da escludere che possa essere una buona idea, quanto meno in termini biografici per la ricerca di una forma di atarassia neo-stoica, ma \u00e8 difficile valutarne l&#8217;effetto politico e pedagogico.<\/p>\n<p>Per starci dentro in modo critico e con equilibrio, si rende necessario e urgente saper leggere e decifrare quello che succede, dotandosi di strumenti idonei al caso e usare con discrezione, intelligenza e cautela lo spazio che possiamo avere. Il compito minimo per ognuno \u2013 critico, insegnante, studente \u2013 che voglia dire qualcosa sull&#8217;oggi.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia selezionata<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"> &#8211; Adorno T. W. &#8211; Horkheimer M., <i>Dialettica dell&#8217;Illuminismo<\/i> [1947], Einaudi, Torino, 1966.<br \/>\n&#8211; Assmann J., <i>La memoria culturale. Scrittura, ricordo e identit\u00e0 politica nella grandi civilt\u00e0 antiche<\/i> [1992], Einaudi, Torino, 1997.<br \/>\n&#8211; Aime M., <i>Eccessi di culture<\/i>, Einaudi, Torino, 2004; <i>Verdi trib\u00f9 del nord<\/i>, Feltrinelli, Milano 2012.<br \/>\n&#8211; Barthes R., Miti d&#8217;oggi [1957], Einaudi, Torino, 1974.<br \/>\n&#8211; Blumenberg H., <i>Elaborazione del mito<\/i> [1979], Feltrinelli, Bologna 1991.<br \/>\n&#8211; Bottici C., <i> Filosofia del mito politico<\/i>, Bollati Boringhieri, Torino 2012.<br \/>\n&#8211; Cassirer E., <i>Il mito dello Stato<\/i> [ 1946], Longanesi, Milano 1996.<br \/>\n&#8211; Citton Y., <i>Mitocrazia<\/i> [2011], Alegre, Roma 2013.<br \/>\n&#8211; Detienne M., <i>L&#8217;invenzione della mitologia<\/i> [1981], Bollati Boringhieri, Torino, 1983\/2000.<br \/>\n&#8211; Frank M., <i>Il dio a venire. Lezioni sulla nuova mitologia<\/i> [1982], Einaudi, Torino, 1994.<br \/>\n&#8211; Ferraris M., <i>Mobilitazione totale<\/i>, Laterza, Roma \u2013 Bari, 2015<br \/>\n&#8211; Gentile E., <i>Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi<\/i>, Laterza, Roma-Bari 2007.<br \/>\n&#8211; Jesi F.<i>, Letteratura e mito <\/i> [1968] Einaudi, Torino 2002 <i>; Mito<\/i>, ISEDI, Milano 1973; <i>Cultura di destra<\/i> [1979], Nottetempo, Roma 2011; <i>Materiali mitologici<\/i> [1979], Einaudi, Torino 2001.<br \/>\n&#8211; Ker\u00e9nyi K., <i>Religione antica<\/i> [1940], Adelphi, Milano, 2001; <i>Scritti italiani<\/i> (1955-1971), Guida, Napoli 1993.<br \/>\n&#8211; Mann Th., <i>Doktor Faustus<\/i> [1947], Mondadori, Milano 1996.<br \/>\n&#8211; Mosse G. L., <i>La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania (1815-1933) <\/i> [ 1974], il Mulino, Bologna 1975.<br \/>\n&#8211; Sorel G., <i>Considerazioni<\/i> <i> sulla violenza <\/i> [1907], Laterza, Bari 1974<br \/>\n&#8211; Vernant J-P. <i>L&#8217;universo, gli dei, gli uomini<\/i>, Einaudi, Torino 1999.<\/span><\/p>\n<p>* <strong>Enrico Manera<\/strong>, dottore di ricerca in filosofia e docente di storia e filosofia nei licei, lavora presso l&#8217;Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della societ\u00e0 contemporanea di Torino (Istoreto). Curatore di materiali didattici per la scuola superiore e collaboratore di diverse riviste, <a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/users\/emanera\">scrive stabilmente su \u00abDoppiozero\u00bb<\/a>.<br \/>\nSi occupa di teorie del mito e della memoria culturale nella convergenza di storia, antropologia e politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#8211; [All&#8217;incirca un paio d&#8217;anni or sono\u00a0\u2014\u00a0per la precisione, ventidue mesi fa \u2014 pubblicammo un binomio testo + video a firma di Mariano Tomatis, intitolato L&#8217;universo incantatorio delle narrazioni: veleni e antidoti. 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