{"id":32410,"date":"2017-12-05T11:34:42","date_gmt":"2017-12-05T10:34:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=32410"},"modified":"2020-01-13T08:19:47","modified_gmt":"2020-01-13T07:19:47","slug":"cultura-dello-stupro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/12\/cultura-dello-stupro\/","title":{"rendered":"Storia di una foto (e di un video). Forza e limiti dell&#8217;antifascismo di fronte alla cultura dello stupro"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_32465\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/narrazione_razzista_degli_stupri-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32465\" class=\"wp-image-32465\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/narrazione_razzista_degli_stupri-1.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"338\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-32465\" class=\"wp-caption-text\">Nella sua narrazione maschile e maschilista, lo stupro viene <em>sganciato<\/em> dalla questione di genere, e pu\u00f2 essere incastonato in qualunque format possa infiammare l&#8217;opinione pubblica, o rassicurarla. Gli stupri, in queste narrazioni, esistono solo per sbandierarli sulla pelle delle donne e per usarli contro le donne.<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong> *<\/p>\n<h5><strong>INDICE<\/strong><\/h5>\n<h5><strong>1. Cacciatori di \u00abcute dead girls!\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong> 2. Lo stupro nella narrazione maschile e machista<\/strong><br \/>\n<strong> 3. Uno stupro \u00e8 &#8220;solo&#8221; uno stupro?<\/strong><br \/>\n<strong> 4. Genere e violenza nella guerra fascista<\/strong><br \/>\n<strong> 5. E nella guerra di liberazione in Italia?<\/strong><br \/>\n<strong> 6. I tic narrativi del caso Ghersi<\/strong><br \/>\n<strong> 7. Lo stupro &#8220;antifascista&#8221; di Parma<\/strong><br \/>\n<strong> 8. Antifascismo e questione di genere, un antico rimosso<\/strong><\/h5>\n<h4><strong>1. Cacciatori di \u00abcute dead girls!\u00bb<\/strong><\/h4>\n<p>Una ragazzina bionda, poco pi\u00f9 che bambina, adagiata nel fango e nella polvere come una bambola di pezza. Innaturale, scomposta, il vestito bianco ridotto a pezzi, sollevato a scoprire un corpo che lascia intuire ogni sorta di scempio.<br \/>\nUn\u2019immagine indigeribile, che toglie le parole e riempie di orrore chiunque la guardi, anche per l\u2019impossibilit\u00e0 di collocarla nel tempo e nello spazio.<br \/>\nNessuno sa chi sia la giovanissima vittima ritratta nella fotografia.<\/p>\n<p>L\u2019immagine approda a Internet il 23 novembre 2009, nella sezione \u00abMedicina retr\u00f2 &amp; bianco e nero\u00bb di un forum di fotografia, dopo che un post simile datato 20 ottobre \u00e8 stato cancellato per ragioni ignote. Da quel momento, conosce un certo successo nei siti per amanti del genere, come il thread di un forum spagnolo intitolato <em>Ragazze morte carine!<\/em> in cui il 19 ottobre 2010 viene postata dall&#8217;utente <strong>Nifelheim<\/strong> assieme ad altre 29 immagini, tutte rivoltanti.<!--more--><\/p>\n<p>Le uniche parole chiave per trovarla sono, in questa fase, \u00abragazze morte carine\u00bb (<em>Cute dead girls!<\/em>) e variazioni sul tema. Cos\u00ec pu\u00f2 averla pescata chi per questa fotografia ha inventato una storia. Forse un frequentatore abituale dei forum citati, o soltanto qualcuno che cercava su google \u00abragazze morte carine\u00bb.<\/p>\n<p>Il 22 dicembre 2011 la fotografia viene accompagnata per la prima volta dalla didascalia \u00abvittima di Berija\u00bb, il capo della polizia segreta dell&#8217;Unione sovietica, qui definito\u00a0<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20171204205217\/https:\/\/holodomorinfo.files.wordpress.com\/2013\/12\/lavrentiy-berias-victims.jpg\">\u00abstupratore ebreo e omicida di massa\u00bb<\/a>. L&#8217;attribuzione \u00e8 priva di riscontri, come del resto l&#8217;ebraicit\u00e0 di Berija, ma la torsione antisemita \u00e8 sempre gradita in certi ambienti e permette di almanaccare sulle \u00aborigini giudaiche del bolscevismo\u00bb. Il montaggio avr\u00e0 una certa fortuna su siti ucraini, polacchi, baltici.<\/p>\n<p>Relativamente tardi, indicativamente dal 2015, l&#8217;immagine viene associata a una donna tedesca stuprata e uccisa dall\u2019Armata rossa. Quest&#8217;uso, dapprima limitato a siti dichiaratamente fascisti, verr\u00e0 apprezzato nei paesi scandinavi per poi venire romanzato ulteriormente in Francia:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<em>Jeune fille allemande viol\u00e9e et tu\u00e9e durant la seconde guerre mondiale, certainement par l\u2019arm\u00e9e rouge. La guerre est le terrain de jeu pr\u00e9f\u00e9r\u00e9 des violeurs, ce n\u2019est pas juste une histoire d\u2019hommes bien virils qui se tapent sur la gueule<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>[Ragazzina tedesca stuprata e uccisa durante la seconda guerra mondiale, sicuramente dall&#8217;Armata rossa. La guerra \u00e8 il campo da gioco preferito degli stupratori, non \u00e8 solo una storia di uomini molto virili che si combattono tra loro.]<\/p><\/blockquote>\n<p>In Italia la foto arriva tardissimo. Il 3 aprile di quest&#8217;anno,\u00a0con perfetto tempismo per aprire la danza macabra dei fascisti nostrani contro la Liberazione, la ragazzina diventa <strong>Luciana Minardi<\/strong> \u2014 volontaria nel Servizio ausiliario femminile della X<span style=\"font-size: 13.3333px;\">a<\/span>\u00a0Mas \u2014, a corredo di <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20171205100226\/http:\/\/www.aurhelio.it\/luciana_minardi-16-anni-partigiani-con-le-mani-rosso-sangue\/\">un articolo<\/a> firmato da tale\u00a0<strong>Claudio Laratta<\/strong>.<\/p>\n<p>La scomparsa e la probabile morte violenta di Luciana Minardi, avvenute nel maggio 1945, si prestano infatti, per mancanza di riscontri e fonti attendibili, a quel genere di ricostruzioni indirizzate a colpire l&#8217;immagine del movimento resistenziale.<\/p>\n<p>A settembre, infine,\u00a0nel sottobosco dei forum neofascisti il cadavere ritratto nella fotografia diventa\u00a0<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20171204191628\/http:\/\/www.geminiworld.it\/news\/2017\/09\/27\/lorco-partigiano-la-bambina-fascista-locchio-sullinferno\/\">quello di <strong>Giuseppina Ghersi<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 la ragazza nella foto? Forse non lo scopriremo mai. Plausibilmente \u00e8 stata vittima di un omicidio consumato da qualche parte nell&#8217;epoca del bianco e nero, fotografata dalla polizia prima che qualcuno ne trafugasse l&#8217;immagine. Una donna i cui ipotetici discendenti sono del tutto ignari dell&#8217;ampia circolazione dell\u2019immagine e dell\u2019uso che ne viene fatto.<\/p>\n<p>A parte l&#8217;uomo che ha pensato di donarla a nuova morte mentre bazzicava siti per necrofili, almeno una dozzina di altri soggetti ha <em>consapevolmente creato un falso<\/em> nell&#8217;atto di ripostarla attribuendole un&#8217;identit\u00e0 o una nazionalit\u00e0. Cos\u00ec molti uomini hanno profanato l&#8217;immagine di una donna morta ammazzata per montare accuse pretestuose di stupro. Cannibali.<\/p>\n<p>Nel caso di Giuseppina Ghersi non \u00e8 nemmeno l&#8217;unica foto falsa.<br \/>\nNe esiste un&#8217;altra, in circolazione da almeno dieci anni.<\/p>\n<p><div id=\"attachment_32419\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32419\" class=\"wp-image-32419\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/01_Ausiliaria_Rsi.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"521\" \/><p id=\"caption-attachment-32419\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019agenzia fotografica Getty, dal cui catalogo questa foto proviene,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.gettyimages.it\/license\/105219206&quot;&gt; http:\/\/www.gettyimages.it\/license\/105219206\">la dichiara scattata a Milano il 26 aprile 1945<\/a>. \u00c8 stata esposta all\u2019Istoreto (Istituto piemontese per la storia della resistenza e della societ\u00e0 contemporanea) di Torino, in occasione della mostra <a href=\"http:\/\/anpi-lissone.over-blog.com\/article-31032007.html\"><em>La lunga liberazione, 1943-1948<\/em><\/a>\u00a0e si pu\u00f2 vedere nella relativa <a href=\"http:\/\/www.istoreto.it\/mostre\/la-lunga-liberazione-1943-1948\/&quot;&gt; http:\/\/www.istoreto.it\/mostre\/la-lunga-liberazione-1943-1948\/\">galleria fotografica<\/a>. Scrive lo storico\u00a0<strong>Mirco Dondi<\/strong> nel suo\u00a0<em>La lunga liberazione. Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano<\/em> (Editori Riuniti, Roma 1999): \u00aba Milano [&#8230;] vengono marchiati i visi delle donne con la lettera M &#8211; iniziale di Mussolini e della Legione Muti\u00bb.\u00a0La Legione Autonoma Ettore Muti era un corpo militare della Repubblica di Sal\u00f2. A Milano fu responsabile di grandi rastrellamenti, torture ed esecuzioni sommarie. Tra le brutalit\u00e0 che commise vi fu l&#8217;eccidio di Piazzale Loreto (10 agosto 1944), evento che scosse profondamente la citt\u00e0 e, un anno dopo, avrebbe portato alla decisione di esporre proprio in quel piazzale\u00a0il cadavere del duce. \u00c8 storicamente assodato che la Legione Muti agiva grazie a un&#8217;ampia rete di delatori e delatrici. \u00c8 plausibile che la ragazza nella foto ne facesse parte.<\/p><\/div>L&#8217;immagine, tra l&#8217;altro, \u00e8 riprodotta anche in un&#8217;opera che revisionisti e neofascisti italiani conoscono benissimo: la\u00a0<em>Storia della guerra civile in Italia 1943-45<\/em> (1963) del repubblichino <strong>Giorgio Pisan\u00f2<\/strong>. Nel capitolo \u00ab25 aprile: Lombardia\u00bb, l&#8217;immagine \u00e8 cos\u00ec commentata:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab28 aprile: una ragazza, colpevole di aver simpatizzato per la Rsi, viene condotta alla berlina dai partigiani: sulla fronte le \u00e8 stata disegnata, in segno di spregio, la \u201cM\u201d mussoliniana\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>A dimostrazione che i fascisti, nelle loro pseudo-ricostruzioni storiche, mentono sapendo di mentire.<\/p>\n<h4><strong>2. Lo stupro nella narrazione maschile e machista<\/strong><\/h4>\n<p>Ci vuole stomaco per andare a pescare in questi sfogatoi dell&#8217;orrore una \u00abprova fotografica\u00bb da associare a una vittima qualsiasi, funzionale a una campagna di disinformazione o di odio. Eppure a qualcuno lo stomaco non manca mai. I commenti di chi diffonde la finta immagine di Giuseppina Ghersi sono di questo tenore:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abC\u2019\u00e8 la foto del cadaverino con ancora le mutande abbassate. Qualcuno l\u2019ha stuprata e uccisa, questi i fatti. No i partigiani? Forse un nero?\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019hanno stuprata i partigiani o i neri. Neri, nel senso di <em>negri<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_32411\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32411\" class=\"wp-image-32411\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ghersi-screenshot-tweet.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"356\" \/><p id=\"caption-attachment-32411\" class=\"wp-caption-text\">\u00abQuesti i fatti.\u00bb<\/p><\/div>\n<p>L&#8217;orrore e l&#8217;imbecillit\u00e0 di queste poche righe non sono casuali: costituiscono il prevedibile effetto di una narrazione, quella dello stupro e dell\u2019omicidio di Giuseppina Ghersi, che non ha <em>nessun legame con la ricostruzione storica<\/em>, ma \u00e8 figlia pi\u00f9 che legittima della cronaca nera scandalistica.<\/p>\n<p>Sugli ultimi giorni di vita della Ghersi circolano versioni non solo prive di riscontro documentale, ma del tutto fantasiose. Nel post <em><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/il-caso-giuseppina-ghersi-1\/\">Il caso Giuseppina Ghersi. Incongruenze, falsi e zone d\u2019ombra<\/a><\/em> le abbiamo smontate una per una, dando inizio a una serie di ricerche con l&#8217;obiettivo di scoprire cosa accadde davvero a questa ragazzina. Il lavoro negli archivi di diverse citt\u00e0 \u00e8 in corso da due mesi.<\/p>\n<p>Usiamo \u00abpresunto stupro\u00bb non nella spregevole forma pseudogarantista con cui alle donne vittime di violenza sessuale s&#8217;impone di portare l&#8217;onere della prova. Abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie il campionario di oscenit\u00e0 a salvaguardia degli indagati nel caso delle studentesse americane che, lo scorso 7 settembre, hanno denunciato di essere state violentate da due carabinieri in servizio. Erano ubriache, se la sono cercata, prima ci sono state e poi hanno gridato al lupo, volevano fare un po&#8217; di soldi con l\u2019assicurazione sullo stupro\u2026<\/p>\n<p>No, noi diciamo \u00abpresunto\u00bb perch\u00e9 non siamo di fronte a una donna che denuncia il proprio stupro, bens\u00ec a <em>uomini<\/em> che a settant&#8217;anni di distanza dai fatti cominciano a parlare\u00a0\u2014 <em>ex nihilo \u2014<\/em>\u00a0di uno stupro attraverso narrazioni esclusivamente tossiche, ignorando volutamente la storia della giovanissima donna che lo avrebbe subito, lei s\u00ec, davvero esistita.<\/p>\n<p>Non mettiamo in dubbio il racconto di una donna sul proprio stupro, ma <em>il racconto che gli uomini fanno di uno stupro<\/em> per fomentare l&#8217;odio e manipolare la storia individuale e collettiva. Per usare le donne, una volta di pi\u00f9, una volta di troppo.<\/p>\n<h4><strong>3. Uno stupro \u00e8 &#8220;solo&#8221; uno stupro?<\/strong><\/h4>\n<p>Sfogliando le prime pagine, tra giugno e settembre del 2017 l&#8217;Italia sembra attraversare una \u00abemergenza stupri\u00bb. Eppure, nonostante la sovraesposizione di alcuni casi (Rimini, Firenze e Roma) la questione della violenza sessuale e di genere \u00e8 totalmente assente. Un paradosso solo apparente che, come <a href=\"http:\/\/www.valigiablu.it\/violenza-donne-media\/\">spiega bene <strong>Valigia Blu<\/strong><\/a>, pretende di colmare il vuoto con massicce dosi di sensazionalismo e spettacolarizzazione macabra.<\/p>\n<p>Lo stupro diventa &#8220;notiziabile&#8221; solo se contiene elementi che possano essere raccontati seguendo gli schemi narrativi della pornografia \u2013 e se non ci sono si possono sempre inventare. Si ignora, cos\u00ec facendo, una differenza sostanziale: la pornografia \u00e8 messa in scena di immaginari e pratiche che di per s\u00e9 non sono problematici, se agiti tra persone adulte e consenzienti; mentre la cronaca nera si occupa di aggressioni vere subite da persone vere.<br \/>\nChi subisce la violenza diventa cos\u00ec vittima di una seconda violenza, quella dei giornalisti che la rendono protagonista di una narrazione di tipo pornografico, ovviamente senza il suo consenso.<\/p>\n<p>Lo stupro non basta quasi mai a s\u00e9 stesso. \u00c8 come se non fosse paragonabile ai comportamenti violenti &#8220;di fascia alta&#8221;, come l\u2019omicidio (meglio se multiplo), la pedofilia e, in tempi pi\u00f9 recenti, il terrorismo. Quando viene riportata la testimonianza di una vittima di violenza sessuale si suggerisce sempre la vicinanza a un destino maggiormente tragico. Hai temuto per la tua vita?, le si chiede. E cos\u00ec il titolo diventa: <em><a href=\"https:\/\/web.archive.org\/save\/http:\/www.corriere.it\/video-articoli\/2017\/08\/31\/stupro-rimini-testimonianza-transessuale-aggredita-pensavo-morire-li-ho-riconosciuti\/a88f9828-8e2b-11e7-ae8d-f3af6c904a41.shtml\">\u00abHo avuto paura di morire\u00bb<\/a><\/em>.<\/p>\n<p>Uno stupro \u00e8 uno stupro, ma diventa facilmente &#8220;solo&#8221; uno stupro. O addirittura uno stupro apparente, mitizzato, strumentale, come sembra indicare la lettura di certa stampa italiana del &#8220;caso Weinstein&#8221;, con decine di commentatori, e purtroppo anche commentatrici, impegnati a spiegare ad <strong>Asia Argento<\/strong>\u00a0&#8211; e alle altre attrici che hanno denunciato pubblicamente le sistematiche violenze sessuali del produttore cinematografico &#8211; che il loro non poteva dirsi stupro ma banale mercimonio di prestazioni intime a fine carrieristico. Un caso di <em>mansplaining<\/em> da manuale che non a caso ha visto in prima linea gli stessi soggetti mediatici attivi sul caso Ghersi, capaci di portare il ragionamento alle sue pi\u00f9 perverse conseguenze: le donne sono vittime, ma solo se sono gli uomini a concedere loro tale status, soprattutto se le sciagurate pretendono di condurre la questione sul piano mediatico. Una dimensione a misura di maschio, come <strong>Harvey Weinstein<\/strong> ha sempre saputo.<\/p>\n<p>Guai, dunque, a violare il <em>gentlemen&#8217;s agreement<\/em> sulla narrazione cronachistica delle violenze sessuali. Per aspirare a un posto di rilievo nella catena del <em>newsmaking<\/em>, allo stupro occorrono due elementi:<br \/>\n\u2014 uno intranarrativo, la brutalit\u00e0 efferata e la presenza di particolari hard;<br \/>\n\u2014 l&#8217;altro extranarrativo, la capacit\u00e0 di attivare macro frame quali \u00abl\u2019immigrazione fuori controllo\u00bb, \u00abl\u2019invasione islamica\u00bb, il \u00abbuonismo della politica radical chic\u00bb.<\/p>\n<p>Il primo elemento, quello intranarrativo, \u00e8 rappresentato con nauseante precisione dalle \u00abmutandine ancora abbassate\u00bb della <em>fake<\/em> Giuseppina. Dietro a una spolverata di pietismo fa capolino il voyeurismo morboso, che non si pone il problema della dignit\u00e0 della vittima e usa l&#8217;arma della vergogna per mascherare il godimento provato nella visione delle parti intime di un cadavere prepuberale e nella sua esibizione e condivisione virale. E l&#8217;autore non \u00e8 certo un caso isolato.<\/p>\n<p>La <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20171205064737\/http:\/\/tv.liberoquotidiano.it\/video\/italia\/13229812\/rimini-verbali-stupro-violenze-sessuali-doppia-penetrazione-butungu-marocchini-turista-polacca-trans-peruviana-.html\">cronaca di <em>Libero<\/em><\/a> sullo stupro di Rimini, incentrata <em>fin dall&#8217;URL<\/em> &#8211; \u00abstupro-violenze-sessuali-doppia-penetrazione-butungu-marocchini-turista-polacca-trans-peruviana\u00bb &#8211; sulla dettagliata descrizione degli abusi, ha portato a un nuovo livello la violenza sessuale per interposizione mediatica: a chi \u00e8 gi\u00e0 vittima per aver subito una violenza fisica e psicologica, viene imposta, nella narrazione della cronaca nera, un&#8217;ulteriore violenza nella dimensione virtuale ma non per questo meno invasiva.<\/p>\n<div id=\"attachment_32453\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/forzanuova2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32453\" class=\"wp-image-32453\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/forzanuova2.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"357\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-32453\" class=\"wp-caption-text\">La concentrazione di fake in questo manifesto \u00e8 da record persino per i bugiardi seriali fascisti.<\/p><\/div>\n<p>Il secondo elemento cardine nella narrazione sensazionalistica dello stupro applicata alla storia di Giuseppina Ghersi si esplicita nella domanda \u00absono stati i partigiani o forse un nero?\u00bb. Un accostamento apparentemente privo di senso, da leggere alla luce del cortocircuito tra narrazioni tossiche cui abbiamo assistito negli ultimi mesi: se tre ragazzi di origine marocchina stuprano due persone \u00ab\u00e8 tutta colpa della Boldrini\u00bb in quanto \u00abamica dei negri\u00bb e quindi si auspica che anche lei venga stuprata al pi\u00f9 presto, e realt\u00e0 che quotidianamente si occupano di violenza di genere, come il movimento <strong>Non Una di Meno<\/strong>, <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/save\/https:\/www.ilfattoquotidiano.it\/2017\/08\/28\/da-rimini-a-gioia-del-colle-la-violenza-sulle-donne-fa-notizia-anche-se-commessa-da-stranieri\/3821540\/\">sono accusate<\/a> di un complotto del silenzio per coprire gli stupri degli immigrati.<\/p>\n<p>Le donne violentate diventano il bersaglio di una campagna che sposa maschilismo, razzismo, paternalismo e delirio securitario: se bevono e vanno in giro in quartieri degradati, si macchiano di colpevole avventatezza.<\/p>\n<p>Va bene, ma cosa lega i partigiani ai neri?<\/p>\n<p>La propriet\u00e0 transitiva, o meglio: la sua versione delirante. La \u00absolita sinistra buonista\u00bb che tace sugli stupri degli immigrati \u00e8 la stessa che gioca la carta dell&#8217;omert\u00e0 in merito alle colpe della resistenza. Quindi se uno stupro \u00e8 censurato, la causa \u00e8 nel complotto dei comunisti che difendono solo i neri e i partigiani e disprezzano i veri italiani.<\/p>\n<h4><strong>4. Genere e violenza nella guerra fascista<\/strong><\/h4>\n<p>La violenza di genere o la schiavit\u00f9 sessuale sono strumenti di sopraffazione e terrore nell&#8217;ambito di tutte le guerre e quindi della guerra fascista e nazista, anche dove gli ordini dall&#8217;alto non lo dicano esplicitamente o le ideologie razziste non lo prevedano. Lo stupro come arma di guerra \u00e8 documentato a livello macroscopico nell&#8217;esercito giapponese nel caso di Nanchino (1937); \u00e8 utilizzato massivamente delle truppe tedesche e \u00abmongole\u00bb aggregate alla <em>Wehrmacht<\/em> in Emilia Romagna nel 1944 o dall\u2019Armata Rossa che entra a Berlino nel 1945; per non dire delle violenze delle truppe alleate che hanno lasciato un segno forte nella memoria, in particolare nel centro Italia. Lo stupro \u00e8 arma di guerra, simbolo di sopraffazione e umiliazione, pratica di violenza maschile, strumento di pulizia etnica. Sono di ieri (era il 1992) gli stupri di massa perpetrati da militari serbi contro donne bosniache musulmane che hanno riguardato oltre 25.000 vittime, all&#8217;interno di una strategia terroristica pianificata e diretta dall&#8217;alto con precisi ordini militari.<\/p>\n<p>Il tema della violenza sessuale va dunque inquadrato all\u2019interno della pi\u00f9 generale questione della violenza nei suoi rapporti con specifici tratti ideologici riferiti alla sessualit\u00e0 o della violenza di genere. Nodi non facili da sciogliere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" style=\"border: 1px solid black;\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/theweleit.jpg\" alt=\"Fantasie virili, di Klaus Theweleit\" width=\"200\" height=\"313\" \/>Negli anni Settanta <strong>Klaus Theweleit<\/strong>, psicanalista, sociologo e critico culturale analizz\u00f2 diari, memoriali, romanzi e testimonianze di parte fascista, nazionalsocialista, reazionaria e legata alla combattentistica di destra, aventi come oggetto gli anni della tentata rivoluzione in Germania (1918-1925). Il risultato fu un libro epocale,\u00a0<em>M\u00e4nnerphantasien\u00a0<\/em>(1977, in italiano \u00e8 edito solo il primo volume, <em>Fantasie virili. Donne flussi corpi storia<\/em>, 1997).<\/p>\n<p>Theweleit mostra come per i fascisti che combattevano contro lo spartachismo e le formazioni militari di sinistra, il vero <em>incubo<\/em> fossero le donne nemiche. I Corpi Franchi (<em>Freikorp<\/em>s) vedevano le spartachiste, socialiste e <em>proletarie<\/em> prendere parte alla rivoluzione, stare sulle barricate, servire come infermiere, e ne erano come ossessionati. Theweleit rileva tratti fobici nei confronti della figura dell&#8217;\u00abinfermiera rossa\u00bb, che si trasforma nella \u00abputtana rossa\u00bb: per i fascisti, tra i &#8220;servizi&#8221; che le donne del nemico rendono ai feriti ci sono anche quelli sessuali. Le donne proletarie vengono descritte come autentiche furie, erinni o amazzoni assetate di sangue, isteriche, immaginate nude in cerimonie orgiastiche con i loro \u00abmaschi comunisti\u00bb.<\/p>\n<p>All&#8217;\u00abinfermiera rossa\u00bb il fascista contrappone l&#8217;\u00abinfermiera bianca\u00bb, idealtipo di donna angelica e desessualizzata che assiste i patrioti amorevolmente e senza pensieri \u00absporchi\u00bb. Theweleit descrive questo come un immaginario fantasmagorico generato dall\u2019<em>aver visto le donne partecipare alla rivoluzione<\/em> e lo collega a un disagio di genere, fortemente sessualizzato, al punto da interpretare alcuni tratti omofili diffusi tra i fascisti tedeschi come una <em>conseguenza della misoginia<\/em>. L\u2019esperienza di guerra e il cameratismo emergono come una specie di \u00abritirata\u00bb esistenziale e sessuale di fronte alla \u00abminaccia femminile\u00bb.<\/p>\n<p>Diverso \u00e8 il passaggio dal piano dell&#8217;immaginario, che associa nazionalismo e sessualit\u00e0 alla categoria centrale di \u00abrispettabilit\u00e0\u00bb (cfr. G. Mosse, <em>Sessualit\u00e0 e nazionalismo<\/em>), a quello strettamente storico-sociale: in Italia il fascismo oper\u00f2 in modo sistematico, attraverso la propaganda e la sociabilit\u00e0, per coinvolgere le donne nel sostegno al regime e mobilitarle all&#8217;interno di cornici e ruoli stereotipati: angeli del focolare, madri della nazione, madri di futuri guerrieri, madri della fiera razza italica\u2026 Nel frattempo, osteggi\u00f2 ogni forma di libert\u00e0 femminile che mettesse in discussione quei ruoli, anche se tale coinvolgimento nella vita pubblica produsse alcune contraddizioni: il regime cre\u00f2 involontariamente degli spazi in cui la donna divenne qualcosa di pi\u00f9 dello stereotipo caro alla propaganda. Le conseguenze si sarebbero viste durante la guerra e anche nella Resistenza, con il diffondersi di nuove \u00abinfermiere rosse\u00bb, figure comunque devianti connesse ai diffusi stereotipi sessualizzati, che possono essere considerati trans-ideologici e un tratto d&#8217;epoca.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/jonathan-littell\/il-secco-e-l-umido\/978880619742\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-32423\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/secco_umido.jpg\" alt=\"Il secco e l'umido, di Jonathan Littell\" width=\"200\" height=\"331\" \/><\/a>Certi tratti specifici del mondo mentale di destra, che ha uno speciale rapporto con le culture della violenza paramilitare, non spiegano o chiarificano in modo deterministico comportamenti reali di soldati, maschi in armi, rispetto alla violenza di genere. <strong>Jonathan Littell<\/strong> ha ripreso i lavori di Theweleit e li ha utilizzati per <em>Le benevole<\/em>, scritto dal punto di vista di un ufficiale nazista coinvolto nella guerra di sterminio sul fronte orientale. Nel saggio <a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/jonathan-littell\/il-secco-e-l-umido\/978880619742\"><em>Il secco e l&#8217;umido. Una breve incursione in territorio fascista<\/em><\/a>\u00a0(pp. 113-114), che riprende quei temi, Littell utilizza il modello del \u00abmaschio-soldato\u00bb per estenderlo ad altri soggetti, francesi o americani ad esempio, ma anche al \u00abterrorista suicida islamico\u00bb, al \u00abcombattente tamil o ceceno\u00bb, al \u00abmassacratore ruandese\u00bb e al \u00abtagliatore di braccia della Sierra Leone\u00bb. E per\u00f2 specifica:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abmi pare evidente che un uomo spinto dal suo psichismo ad aderire volontariamente a un gruppo organizzato dedito alla violenza estrema [\u2026] non \u00e8 nella stessa situazione dei milioni di soldati delle moderne guerre di massa\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Secondo <strong>Sandra Newman<\/strong> (<em>D-Repubblica<\/em>, 30 settembre 2017, p. 84), gli studi comparativi indicano che le violenze di natura sessuale sono<\/p>\n<blockquote><p>\u00abstoricamente rare tra i miliziani dei gruppi guerriglieri di sinistra: nel 1981, in Salvador, dopo una guerra civile di 12 anni, una relazione della Commissione per la verit\u00e0 delle nazioni unite non trov\u00f2 nessun caso denunciato di stupri commessi dai ribelli, mentre quelli di parte delle forze governative erano comuni nei primi anni del conflitto\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<h4><strong>5. E nella guerra di liberazione in italia?<\/strong><\/h4>\n<p>Quanto appena detto non implica che la violenza sulle donne esercitata da membri di bande partigiane in Italia sia una questione inesistente.<\/p>\n<p>Sulla base delle poche fonti disponibili, risulta una pratica non solo minoritaria, ma vietata, disincentivata e punita.<\/p>\n<p>Contro ogni semplificazione, pare utile inserire la questione, oggi pi\u00f9 che mai, in un quadro pi\u00f9 generale di guerra alle donne in un contesto di anomia diffusa, dove la questione di genere si interseca alla guerra totale e alla guerra civile e ai civili, con la consapevolezza che la documentazione e la memoria dei fatti sono difficili da far emergere: perch\u00e9 la sottomissione femminile \u00e8 dato diffuso di ogni societ\u00e0 e di ogni guerra e per le comprensibili difficolt\u00e0 legate alla denuncia da parte delle vittime.<\/p>\n<p>Un primo elemento di cui tenere conto in termini generali \u00e8 il portato etico e comportamentale di chi, come un esercito di liberazione comandato da ex ufficiali e militanti volontari, si pone l&#8217;obiettivo di fondare una nuova legittimit\u00e0 politica: in termini pragmatici, il buon esito di una guerriglia dipende dal buon rapporto con la comunit\u00e0 locale e dal radicamento sul territorio. Da qui l&#8217;attenzione e la severit\u00e0 con cui vengono seguiti dai comandanti tutti i rapporti dei membri delle bande con la popolazione, nelle varie fasi del loro arruolamento che, nei venti mesi della lotta di Liberazione, ha tempi e motivazioni differenziate e non sempre omogenee.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 non partire dall&#8217;esercizio della violenza partigiana: la violenza necessaria e reattiva degli insorti in fase di riorganizzazione, rispetto a quella strutturale di nazisti e fascisti, cio\u00e8 di un esercito regolare e di un partito armato all&#8217;interno di un sistema totalitario nell&#8217;Europa occupata e lacerata da anni di guerra.<\/p>\n<p>Nel suo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bollatiboringhieri.it\/libri\/claudio-pavone-una-guerra-civile-9788833916767\/\"><em>Una guerra civile. Saggio storico sulla moralit\u00e0 nella Resistenza<\/em><\/a> (capitolo 7, \u00abLa violenza\u00bb, pp. 413-514) <strong>Claudio Pavone<\/strong> analizza in maniera approfondita anche la questione pi\u00f9 ampia delle violenze da entrambi i fronti. Lo sguardo di Pavone si concentra in particolare sul <em>di pi\u00f9<\/em> di violenza,<\/p>\n<blockquote><p><a href=\"https:\/\/www.bollatiboringhieri.it\/libri\/claudio-pavone-una-guerra-civile-9788833916767\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31727 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/guerracivile.jpg\" alt=\"Una guerra civile, di Claudio Pavone\" width=\"203\" height=\"300\" \/><\/a>\u00abquel di pi\u00f9 del quale i reduci di tutte le guerre preferiscono non parlare. Non basta al riguardo dire che i crudeli e i sadici si trovano in qualsiasi campo e constatare che, di fatto, se ne annoverano in misura senza confronti superiore in quello fascista. Lo sguardo va piuttosto puntato sulle<em> strutture culturali di fondo<\/em> che sostengono le due parti in lotta, cos\u00ec da chiedersi perch\u00e9 le une siano pi\u00f9 adatte delle altre a selezionare i crudeli e i sadici e a far emergere con tutta evidenza al livello dei comportamenti politicamente rilevanti le pi\u00f9 oscure pulsioni dell\u2019animo umano\u00bb (p. 427).<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Giovanni De Luna<\/strong> ricorda che<\/p>\n<blockquote><p>\u00abnelle guerre civili e\u0300 sempre implicito un eccesso di orrore, un surplus di violenza svincolato dalle finalit\u00e0 immediate del confronto bellico. Perch\u00e9 ci si uccida tra italiani e italiani (o tra spagnoli e spagnoli, tra francesi e francesi\u2026), non basta dichiararsi nemici: occorre negare nell&#8217;altro prima il fratello, poi l&#8217;uomo, relegandolo nella condizione di animale. Ed e\u0300 proprio questo straripamento di terrore e di ferocia la causa prima di una rimozione collettiva che porta a cancellare le guerre civili dalla storia, a occultarle dietro schermi lessicali\u00bb (<a href=\"http:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/opera\/la-resistenza-perfetta\/\"><em>La Resistenza perfetta<\/em><\/a>, 2015, p. 157).<\/p><\/blockquote>\n<p>Per i fascisti l&#8217;uccisione pubblica dei partigiani e l&#8217;esposizione dei corpi era inserita anche in una strategia il cui significato complessivo prescindeva dagli scopi puramente militari della guerra. Si trattava di \u00abinfliggere una doppia morte ai loro nemici, di far morire due volte i loro corpi: &#8220;Il fuorilegge muore due volte, la prima fucilato, la seconda impiccato, oppure due volte impiccato, permettendo ai suoi carnefici di far capitale della sua morte, terrorizzando molti vivi con un solo cadavere\u201d\u00bb, scrive <strong>Santo Peli<\/strong> (<em>La morte profanata<\/em>, in \u00abProtagonisti\u00bb, n. 53, 1993, p. 41).<\/p>\n<div id=\"attachment_32457\" style=\"width: 853px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32457\" class=\"size-full wp-image-32457\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/partigiani_Bassano.jpeg\" alt=\"\" width=\"843\" height=\"596\" \/><p id=\"caption-attachment-32457\" class=\"wp-caption-text\">Bassano del Grappa, 26 settembre 1944. I cadaveri di trentuno partigiani sul lungofiume della citt\u00e0. Ciascuno di loro ha appeso al collo il cartello \u00abBANDITO\u00bb. I trentuno, alcuni su pressione dei loro cari e\/o del loro parroco, avevano risposto a un invito del comando tedesco: se si fossero consegnati, avrebbero avuto salva la vita e garanzia di nessuna ritorsione sulle loro famiglie. Invece, furono portati sul lungofiume e impiccati con cavi telefonici, di modo che la morte non fosse istantanea. Rimasero esposti alla vista degli abitanti per quattro interminabili giorni. La strage era parte della pi\u00f9 vasta \u00abOperazione Piave\u00bb, durante la quale, in pochi giorni, i nazifascisti fecero 263 morti.<\/p><\/div>\n<p>De Luna sottolinea che<\/p>\n<blockquote><p>\u00abnella lotta partigiana si uccide, ma si uccide quasi sempre come per una scelta obbligata, senza dare alla violenza sanguinaria un valore liberatorio, senza nessuna esaltazione di una violenza &#8220;fondante in quanto violenza&#8221;, senza nessuna concessione a una sorta di valore intrinseco della violenza [\u2026] Quando dai documenti e dalle testimonianze affiora un partigiano che uccide con naturalezza (se non con piacere), questo avviene suscitando nei compagni ammirazione o disagio, entusiasmo o perplessit\u00e0, ma non viene mai accettato come un qualcosa di ovvio, di scontato\u00bb (<em>La Resistenza perfetta<\/em>, p. 16).<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/opera\/la-resistenza-perfetta\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32424\" style=\"border: 1px solid black;\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/resistenza_perfetta.jpg\" alt=\"La resistenza perfetta, di Giovanni De Luna\" width=\"200\" height=\"317\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tra i partigiani inoltre il problema dell&#8217;uso eccessivo della violenza era sentito come sintomo di scarsa solidit\u00e0 nella formazione politica. Senza un&#8217;adeguata educazione e in circostanze emergenziali, con l&#8217;aumento dell&#8217;organico in alcuni momenti, si trattava anche di evitare il rischio che i combattenti potessero avere comportamenti da avventurieri: da qui le dure punizioni e il funzionamento dei tribunali di divisione o di brigata, che avevano la duplice funzione di mantenere la disciplina e di lasciare il movimento resistenziale \u2014 descritto come composto da banditi dal nuovo regime fascista collaborazionista \u2014 senza ombre agli occhi della popolazione.<\/p>\n<p>\u00c8 un comandante partigiano come <strong>Arrigo Boldrini<\/strong>, il celebre \u00abBulow\u00bb, a sottolineare retrospettivamente, nel 1945, la carenza di disciplina e l\u2019insofferenza all&#8217;autorit\u00e0 di molti giovani che hanno costituito la base partigiana: operai e contadini \u00abprivi di istruzione\u00bb e dotati solo di \u00abvolont\u00e0 e coscienza\u00bb. \u00abLa disciplina \u2013 ricordava <strong>Ferdinando Mautino<\/strong> \u2013 non era imposta ma richiesta\u00bb, al punto che la pena capitale veniva invocata da intere formazioni per compagni accusati di gravi mancanze in nome della necessit\u00e0 della <em>legge<\/em> (cfr. Pavone, <em>Una guerra civile<\/em>, p. 457).<\/p>\n<p>Ci sono poi seri problemi di natura logistica che caratterizzano la guerra per bande rispetto a quella condotta da eserciti regolari statuali: cosa fare con le spie? Cosa fare con i disertori, i criminali comuni e i prigionieri? Il quesito si sarebbe potuto risolvere con le prigioni: ma un esercito di guerriglia in continuo movimento su un territorio tenuto da un nemico organizzato non pu\u00f2 averle. Da qui la riduzione, necessariamente semplificata, a due possibilit\u00e0: o assoluzione o morte. La questione dei giudizi in situazioni di emergenza, con rischio della rovina di intere bande, \u00e8 sentita con estrema drammaticit\u00e0.<\/p>\n<p>De Luna cita un episodio avvenuto nel marzo 1945 in Piemonte, in una zona ad alta densit\u00e0 di repressione fascista, che testimonia una vera e propria psicosi nei confronti delle spie, tale da coinvolgere due giovani donne, Lucia B. (21 anni) e Caterina R. (22 anni): \u00abaccompagnate nei prati detti Pra &#8216;d Rioca Vaca, proprio davanti al cimitero di Barge, furono derubate (le scarpe, un orologio, due borsellini), fucilate e sotterrate di nascosto da due partigiani agli ordini di &#8220;Moretta&#8221;\u00bb (pp. 172-173). In altri due casi in quella zona erano state giustiziate donne in quanto sospette spie: in questo caso per\u00f2 le accuse erano vaghe e riguardavano presunti \u00abrapporti con i nazifascisti e adescamento dei partigiani\u00bb, in sostanza l&#8217;avere buone relazioni con establishment fascista e militi. Il fatto suscit\u00f2 dure polemiche e reazioni di altri comandanti per aver agito \u00absenza prove inequivocabili e rigorosi accertamenti\u00bb: seguono scuse pubbliche, la pubblicazione di un manifesto e un indennizzo alle famiglie delle vittime. Moretta, giudicato un \u00abpazzo pericoloso\u00bb, viene processato dal comando di divisione per l\u2019omicidio delle due ragazze, degradato e trasferito ad altro reparto, evitando la fucilazione solo per i precedenti meriti partigiani. Morir\u00e0 nel dopoguerra prima della conclusione del processo a suo carico per gli ordini impartiti.<\/p>\n<p>Oltre all&#8217;uso della violenza militare, la storiografia non si \u00e8 sottratta al tema, difficile e controverso, della \u00abresa dei conti\u00bb. Proprio quella su cui insiste la lettura revisionista anti-resistenziale, rendendo illeggibile il contesto: si tratta invece di un impasto di giustizia e vendetta in cui il partigianato \u00e8 pi\u00f9 impegnato a limitare e controllare la violenza, strutturale e diffusa, e la sete di vendetta popolare che non a esercitarla. Ed \u00e8 sempre ingiusto giudicare quella violenza decenni dopo, senza la coscienza di cosa significhi essere ancora all&#8217;interno di una guerra civile, totale, di occupazione e di rappresaglia. Cos\u00ec come ogni discorso sulla resistenza deve essere affrontato a partire dal nucleo della scelta di allora di sfidare apertamente tedeschi e fascisti con le armi, il tema della violenza non pu\u00f2 essere scisso a partire dal suo retroterra, il clima di guerra e le circostanze estreme, e dalle motivazioni e degli obiettivi di quella violenza, cio\u00e8 il progetto di societ\u00e0 futura che ne \u00e8 alla base.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/michela-ponzani\/guerra-alle-donne\/978880620689\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32426 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/guerra_alle_donne.png\" alt=\"Guerra alle donne, di Michela Ponzani\" width=\"210\" height=\"323\" \/><\/a>Ancora altro \u00e8 quindi la pratica della violenza sessuale inferta alle donne, tema rispetto al quale \u2013 non lo si dir\u00e0 mai abbastanza \u2013 si deve sempre tenere conto del silenzio delle vittime e della difficolt\u00e0 a reperire fonti. <strong>Michela Ponzani<\/strong> in <a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/michela-ponzani\/guerra-alle-donne\/978880620689\"><em>Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, \u00abamanti del nemico\u00bb 1940-1945<\/em><\/a> concentra le analisi sui soprusi subiti dalle donne nei diversi contesti, dalla casa, al lager, ai diversi luoghi della RSI. Dalla sua lettura emerge come la violenza repubblichina si eserciti sulle donne con la duplice funzione di estorcere informazioni e con l&#8217;intento di punire l&#8217;uscita dai ruoli tradizionali e subalterni di mogli, madri, figlie e sorelle. Decisiva qui appare<\/p>\n<blockquote><p>\u00abla cultura militare-maschile dei &#8220;carnefici&#8221;, il substrato mentale, il loro retroterra educativo che spinge a punire le donne che hanno osato ribellarsi al regime e che hanno voluto lottare per emancipare se stesse da quel ruolo sociale inferiorizzante\u00bb (p. 172).<\/p><\/blockquote>\n<p>Si possono rilevare differenze rispetto al partigianato, in analogia al tema della violenza, in alcune testimonianze: \u00abNella brigata garibaldina Nino Bixio operante in Liguria in pochi giorni vennero fucilati due partigiani per violenza carnale e rapina, uno per furto, uno per rapina, uno perch\u00e9 &#8220;rapinatore, ladro e spia&#8221;\u00bb (cit. da rapporti 1-8 ottobre 1944, in Pavone, <em>Una guerra civile<\/em>, p. 455). <strong>Nuto Revelli<\/strong> ne <em>La guerra dei poveri <\/em>documenta l&#8217;ordine in relazione a una spia: \u00abNon picchiarla, non toccarla. Non siamo fascisti: niente torture, niente volgarit\u00e0. La fucileremo\u00bb (p. 199; annotazione del 16 aprile 1944, in Pavone, <em>Una guerra civile<\/em>, p. 471).<\/p>\n<p>Tenuto conto della difficolt\u00e0 di far emergere dal tempo tali fatti, come nel caso Ghersi, ci\u00f2 non toglie che casi di violenza su donne fasciste o sorelle di fascisti, ad esempio, siano avvenuti. In <em>Guerra alle donne <\/em>Ponzani (pp. 253-282), attraverso le testimonianze dirette di donne che hanno vissuto negli anni della seconda guerra mondiale, descrive anche le violenze post-Liberazione. Le \u00abamanti del nemico\u00bb sono le donne rapate, dipinte di rosso, portate in giro per la citt\u00e0, sbeffeggiate, colpite, insultate. Accusate di avere avuto relazioni con tedeschi e fascisti, reali e\/o presunte, per invidia o per maldicenza, sono figure odiate, eccentriche e inaccettabili per i canoni sociali, moralistici e patriottici che si costruiscono attorno ai modelli idealizzati femminili. Le collaborazioniste sono descritte con tratti \u00abnon femminili\u00bb: amanti del lusso, di dubbia moralit\u00e0, di sembianze \u00abtigrine\u00bb, vestite con indumenti maschili; hanno una condotta deviata, non onorevole, fatta di gesti lascivi. Assistono alle fucilazioni dei partigiani in pigiama e con la sigaretta in bocca, come Maria C., accusata di aver fatto catturare cinque partigiani delle formazioni garibaldine di Como. In alcune zone (nel libro si hanno testimonianze soprattutto piemontesi), l&#8217;accelerazione del lavoro dei tribunali serve per evitare casi di giustizia sommaria.<\/p>\n<p>\u00abIl linciaggio e la rapatura dei capelli in piazza hanno nell&#8217;eliminazione violenta del simbolo della femminilit\u00e0 un tratto distintivo del tipico rituale &#8220;maschile&#8221; di guerra; [\u2026] una forma di punizione esemplare, inflitta a quelle donne che hanno tradito la propria comunit\u00e0 nazionale di origine\u00bb (p. 263).<br \/>\nIn un episodio riportato da Ponzani e riguardante Milano un gruppo di \u00abpartigiani dell&#8217;ultima ora\u00bb vuole rapare due sorelle repubblichine dopo il loro ritorno a casa. Siccome una \u00e8 minorenne e incinta, un&#8217;altra sorella che era rimasta a casa si offre al suo posto. Quei \u00abpartigiani\u00bb rapano lei, che pure non aveva alcuna responsabilit\u00e0 diretta. Si tratta di un esempio inseribile tra i \u00abcomportamenti ambigui e pavidi, di scelte confuse\u00bb per i quali \u00abnon c\u2019\u00e8 [\u2026] nessuna motivazione legata alla responsabilit\u00e0 di aver sostenuto il regime fascista\u00bb (pp. 262-263).<\/p>\n<p>Sono figure femminili tragiche, spesso molto giovani come la Santina de <em>La luna e i fal\u00f2<\/em>, la bella figlia piccola del \u00abpadrone\u00bb, vicina ai fascisti e infiltrata tra i partigiani come spia, il cui corpo bruciato chiude il libro di <strong>Cesare Pavese<\/strong> e la cui immagine concentra le contraddizioni della guerra civile. Non si possono non considerare vittime di un&#8217;educazione sbagliata, della propaganda e della loro femminilit\u00e0, vissuta, esibita o usata nel contesto in cui in gioco ci sono condizioni di vita e sopravvivenza. In bilico rispetto a un mondo di violenza e di sguardi, comunque segnata dal patriarcato.<\/p>\n<h4><strong>6. I tic narrativi del caso Ghersi<\/strong><\/h4>\n<div style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/foto-futiz-fn.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/foto-futiz-fn.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"340\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\">Su un manifesto di Forza Nuova, accanto alla foto falsa, una ricostruzione di pura fantasia del caso Giuseppina Ghersi. L&#8217;episodio vi appare arricchito di dettagli che non si trovano in alcun documento giudiziario conosciuto, n\u00e9 in alcuna testimonianza resa all&#8217;epoca dalla famiglia.<\/p><\/div>\n<p>Tutte queste narrazioni appaiono mescolate e ibridate nella storia dell&#8217;omicidio e dello stupro di Giuseppina Ghersi, che diventa un episodio mitologico, in cui tutti gli archetipi sulla violenza dei partigiani sono presenti, nessuno escluso, come tic narrativi che tradiscono la poca accuratezza storiografica nella ricostruzione dei fatti e la volont\u00e0 di commuovere e inorridire il lettore piuttosto che informarlo.<\/p>\n<p>Non a caso a Giuseppina vengono associate due tra le immagini pi\u00f9 utilizzate per illustrare gli orrori della resistenza: la bimba morta con il vestito bianco e la ragazza con la M dipinta sulla fronte scortata dai partigiani, sebbene queste appaiano incompatibili \u2014 le due non si somigliano nemmeno lontanamente\u00a0\u2014 anche a un osservatore frettoloso e superficiale.<\/p>\n<p>Nella narrazione revisionista \u2014 tramandata da storici improvvisati o che <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/03\/la-storia-fatta-coi-piedi-mozzati-ovvero-7-errori-di-metodo-nella-ricerca-delle-nuove-foibe\/\">rifiutano di seguire il metodo storico<\/a>, e affidata all&#8217;ultradestra \u2014 tutte le vittime dei partigiani sono state violentate. <em>Devono<\/em> essere state violentate. Perch\u00e9 quello \u00e8 il fatale destino della donna, soggetto fragile, in un contesto di guerra, e perch\u00e9 quello \u00e8 il trattamento che chi si mostra tanto preoccupato di omaggiarne la memoria <em>oggi<\/em> avrebbe loro riservato se si fosse trovato dall&#8217;altra parte <em>allora<\/em>.<\/p>\n<p>Lo dimostra la leggerezza con cui si augura lo stupro a qualsiasi donna genericamente ascrivibile alla sinistra, anzi a qualsiasi donna e basta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32429\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/ghersi.jpg\" alt=\"Giuseppina Ghersi\" width=\"250\" height=\"250\" \/>In quest&#8217;ottica Giuseppina Ghersi non pu\u00f2 essere una giovane che volontariamente e compatibilmente con la sua et\u00e0 ader\u00ec al fascismo, senza comprenderne l&#8217;orrore e contribuendo ad alimentarlo. No, deve essere infantilizzata, la \u00abpovera Pinuccia\u00bb, mostrata non nelle sue immagini pi\u00f9 recenti ma nella foto di classe delle elementari, immaginandola scattata nella stessa scuola dove ha composto il suo <em>temino<\/em> al duce (che non ha probabilmente mai scritto, ma questo a chi importa?). Oppure ritratta con l&#8217;<em>abitino<\/em> bianco della comunione, che le cuce intorno l\u2019aura della piccola martire ed evoca il destino negato di sposa, unico possibile culmine del suo futuro di donna.<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec che la violenza a lei, la bambina di tutti, diventa violenza <em>a noi<\/em>, al corpo sociale e non al suo corpo individuale.<\/p>\n<p>Prima della riforma del 1996, nel codice penale &#8211; emanato dal ministro fascista di grazia e giustizia <strong>Alfredo Rocco<\/strong>, ma pensato e scritto da giuristi che dopo il 1945 avrebbero fatto vanto della loro formazione liberale &#8211; i reati di violenza sessuale erano concepiti a tutti gli effetti reati contro la collettivit\u00e0 e non contro la persona, inquadrati come \u00abdelitti contro la moralit\u00e0 pubblica e il buon costume\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_32430\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32430\" class=\"wp-image-32430\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/gabrielli.jpg\" alt=\"Franco Gabrielli\" width=\"250\" height=\"167\" \/><p id=\"caption-attachment-32430\" class=\"wp-caption-text\">Franco Gabrielli<\/p><\/div>\n<p>L&#8217;evoluzione giuridica c&#8217;\u00e8 stata, ma sembra soggetta a ricadute e regressioni. Commentando il caso della donna tedesca vittima di violenza sessuale a Roma il 22 settembre 2017, il capo della polizia <strong>Franco Gabrielli<\/strong> <a href=\"http:\/\/roma.repubblica.it\/cronaca\/2017\/09\/22\/news\/gabrielli_roma_non_e_insicura_l_italia_non_e_il_paese_degli_stupri_-176193875\/\">sposta immediatamente l&#8217;attenzione<\/a> sull&#8217;offesa al senso di sicurezza della popolazione e sul danno perpetrato dai giornalisti che hanno definito la vittima una turista quando invece si trattava di una senzatetto. \u00abStiamo parlando di una persona che viveva in condizione di degrado e marginalit\u00e0 \u2013 dichiara \u2013 che \u00e8 sempre una cosa seria, ma che non \u00e8 e non pu\u00f2 essere contrabbandata con il livello di una citt\u00e0 completamente allo sbando\u00bb.<\/p>\n<p>Ed ecco un ennesimo ancoraggio esterno dello stupro, rilevante non in s\u00e9, bens\u00ec come <em>vulnus<\/em> alla tranquillit\u00e0 pubblica legato al degrado, alla movida, all&#8217;ostinata abitudine delle donne di non vivere in sicurezza e all&#8217;esistenza di occupazioni abitative.<\/p>\n<div id=\"attachment_32431\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32431\" class=\"wp-image-32431\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/lucetta_scaraffia.jpg\" alt=\"Lucetta Scaraffia\" width=\"250\" height=\"167\" \/><p id=\"caption-attachment-32431\" class=\"wp-caption-text\">Lucetta Scaraffia<\/p><\/div>\n<p>Il 13 settembre il quotidiano <em>Il messaggero<\/em> <a href=\"http:\/\/www.ilmessaggero.it\/primopiano\/cronaca\/roma_insicura_stupri_manuale_donne-3238706.html\">lancia una campagna antiviolenza<\/a> in cui invita la sindaca di Roma <strong>Virginia Raggi<\/strong> a potenziare il numero delle telecamere e dei militari, a garantire l&#8217;illuminazione pubblica e ad avvertire la cittadinanza di servizi quali i taxi rosa. Perch\u00e9 dietro lo stupro non c&#8217;\u00e8 la visione predatoria della donna, ridotta a soggetto subalterno, ma la perdita di consapevolezza da parte femminile dell&#8217;\u00abantica consuetudine\u00bb \u00abdegli uomini che devono proteggere le donne\u00bb, le quali, soprattutto se giovani, \u00abhanno bisogno di un contesto sociale che le circondi, di una corazza protettiva di occhi solidali che le seguano\u00bb (<a href=\"https:\/\/pbs.twimg.com\/media\/DKQ2-M0X0AAD8ry.jpg\">qui<\/a>). La libert\u00e0 femminile diventa solo \u00abin linea di principio\u00bb e deve arrendersi al buon senso, alla cruda realt\u00e0 o, come la chiama <strong>Lucetta Scaraffia<\/strong>, alla \u00abvita vera\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/orridoFN.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32460\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/orridoFN.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"276\" \/><\/a>Lo stupro \u00e8 sganciato dalla questione di genere ed \u00e8 quindi incastonabile in qualunque format possa infiammare l&#8217;opinione pubblica, o rassicurarla.<\/p>\n<p>Se le ragazze staranno a casa o vi si faranno ricondurre da padri e fidanzati, avremo meno stupri.<\/p>\n<p>Se fermeremo gli sbarchi e cacceremo gli immigrati, avremo meno stupri.<\/p>\n<p>Se faremo piazza pulita degli zingari, avremo meno stupri.<\/p>\n<p>Se le femministe la smetteranno di chiedere utopistica parit\u00e0, avremo meno stupri.<\/p>\n<p>Gli stupri, in queste narrazioni, esistono solo per sbandierarli sulla pelle delle donne, e per usarli contro le donne.<\/p>\n<p>\u00c8 accaduto anche l\u00e0 dove non ce lo si aspetterebbe mai, in uno spazio frequentato da persone che si dichiaravano antifasciste, a riprova che la cultura machista e sessista \u00e8 pervasiva e che mai, in nessun luogo e contesto, si deve abbassare la guardia.<\/p>\n<h4><strong>7. Lo stupro &#8220;antifascista&#8221; di Parma<\/strong><\/h4>\n<p><div id=\"attachment_32435\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/4crepe.pdf\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32435\" class=\"wp-image-32435 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/4crepe-1.png\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"353\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-32435\" class=\"wp-caption-text\">Leggi il volantone detto \u00abdelle 4 crepe\u00bb, diffuso da alcune compagne anarchiche nel dicembre 2016 (pdf). \u00abUno stupro \u00e8 sempre e comunque un atto fascista, anche se chi lo commette si dichiara antifascista [&#8230;] Chiunque stupra \u00e8 un fascista e noi lo combattiamo in quanto fascista e stupratore.\u00bb<\/p><\/div>Parma, settembre 2010: in uno stabile di via Testi una diciottenne viene stuprata da un numero imprecisato di individui. C&#8217;\u00e8 chi partecipa attivamente alla violenza (tre persone rinviate a giudizio e condannate in primo grado), e chi si &#8220;limita&#8221; a guardare e non arriver\u00e0 mai a processo o sar\u00e0 <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/save\/http:\/www.parmapress24.it\/2017\/07\/15\/stupro-raf-via-testi-condannati-concari-cavalca-pucci\/\">assolto con rito abbreviato<\/a>.<\/p>\n<p>La vittima \u00e8 un\u2019adolescente in stato di incoscienza, stuprata e penetrata con un fumogeno. Questo tipo di dettaglio \u00e8 degno della porno-cronaca, ne siamo consapevoli. Purtroppo va messo in campo per capire la dinamica e la gravit\u00e0 degli eventi: dopo la violenza Claudia \u2013 il nome scelto per proteggere la sua identit\u00e0 \u2013 diventa a Parma la<em> ragazza del fumogeno<\/em>\u00a0e il suo stupro, ripreso con un telefonino, viene condiviso dagli aggressori con amici e conoscenti.<\/p>\n<p>La ragazza del fumogeno, che non ha pi\u00f9 un nome e un&#8217;identit\u00e0, \u00e8 fatta bersaglio di prevaricazioni e vessazione sessiste. Ma \u00e8 solo l&#8217;inizio. Tre anni dopo il video arriva nelle mani dei carabinieri. Convocata, Claudia \u00e8 costretta a vedere dall&#8217;esterno il suo stupro, fotogramma per fotogramma. Al processo contro i suoi stupratori, racconter\u00e0 in un&#8217;intervista a <em>Il fatto quotidiano<\/em>, il video verr\u00e0 proiettato per ore, con tanto di moviola, per dimostrare che il suo corpo inerte, come morto, era consenziente sulla base di fermo immagine di mani e gambe scosse da contratture e spasmi.<\/p>\n<p>Claudia non vuole denunciare ma l&#8217;azione penale scatta in automatico. Anche questo \u00e8 un particolare irrilevante, eppure ha un peso nella narrazione dello stupro che le \u00e8 imposta da altri, <em>in primis<\/em> i suoi violentatori.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 a Parma, in via Testi, c&#8217;\u00e8 la sede della Rete antifascista, la RAF. Claudia \u00e8 stata violentata da uomini che si definiscono antifascisti, protetti da donne che fino a poche ore prima dello stupro avrebbe chiamato compagne.<br \/>\nIn uno spazio che si dice votato agli ideali antifascisti non c&#8217;\u00e8 condanna per chi ha stuprato n\u00e9 solidariet\u00e0 per la vittima.<\/p>\n<p>Come nei peggiori copioni mediatici, fin dalla prima immagine della violenza si costruisce una narrazione che imprigiona Claudia nel ruolo della vittima\/carnefice.<br \/>\nI suoi stupratori si muovono liberi e indisturbati, per niente preoccupati che esista una prova video che li &#8220;inchioda&#8221;, come si dice nel gergo giornalistico. Ma il video della &#8220;ragazza del fumogeno&#8221; nella narrazione distorta di chi lo ha diffuso senza vergogna o senso di colpa, per aggiungere ferocia a ferocia, non mostra pi\u00f9 uno stupro. La violenza su una donna talmente incosciente da sembrare morta \u00e8 presentata come la cronaca video di una performance virile da manuale e di una &#8220;tipica&#8221; passivit\u00e0 femminile colpevole.<br \/>\nNon \u00abcosa le abbiamo fatto\u00bb, bens\u00ec \u00abguardate cosa si \u00e8 fatta fare\u00bb.<\/p>\n<p>Il video passa da schermo a schermo all&#8217;interno della cerchia degli aggressori e tra una condivisione e l&#8217;altra arriva anche in altre citt\u00e0. Lo stupro resta invisibile. All&#8217;interno del movimento parmense la notizia non si diffonde e laddove arriva non viene percepita come una violenza, non viene considerata come una questione, umana e politica, da affrontare seriamente e subito.<br \/>\nGli stupratori escono dal circuito della RAF. Alcuni lasciano Parma.<\/p>\n<p>Nell&#8217;agosto 2013, una bomba carta esplode davanti alla sede di Casa Pound. Le indagini si concentrano sul circuito dei centri sociali e dei suoi frequentatori, RAF inclusa. Convocata dai carabinieri Claudia racconta di essersi allontanata dalla RAF dopo \u00abuna brutta storia\u00bb. In cosa consista la brutta storia i carabinieri gi\u00e0 lo sanno: \u00e8 venuta a galla durante le perquisizioni fatte ad alcuni militanti. Sui loro cellulari \u00e8 ancora presente il video dello stupro, a pi\u00f9 di tre anni di distanza dai fatti.<\/p>\n<p>La denuncia per violenza di gruppo \u00e8 automatica, ma intorno agli stupratori si fa quadrato, nessuno ne rivela i nomi. Tocca a Claudia, che della notte dello stupro ha pochi ricordi confusi, identificarli dal video: scattano gli arresti domiciliari per Francesco Cavalca, 25 anni, Francesco Concari, di 29 anni, e Valerio Pucci di 24 anni.<\/p>\n<p>Gli arrestati cercano di convincere Claudia a mitigare le dichiarazioni e di fronte al suo rifiuto lanciano quella che mediaticamente si chiama una &#8220;campagna di fango&#8221;.<\/p>\n<p>\u00abMi hanno coperto d\u2019insulti perch\u00e9 ho denunciato dandomi dell\u2019infame per aver fatto entrare gli sbirri dentro ai centri sociali. Hanno persino messo in giro la voce che mi ero messa con i fascisti e che andavo in giro con quelli di CasaPound\u00bb.<br \/>\nOra che lo stupro \u00e8 sotto gli occhi di tutti, per negarlo occorre un nuovo <em>shift<\/em> narrativo: la sua non \u00e8 pi\u00f9 la storia di uno stupro, ma quella di una delazione o, peggio, di una delazione fascista. La violenza che ha subito riscompare per magia grazie a un caro vecchio cavallo di battaglia dell&#8217;ultradestra: <em>i veri fascisti sono i veri antifascisti<\/em>.<br \/>\nClaudia persino si giustifica: \u00abIo non ho denunciato nessuno. Volevo tutelare i miei genitori ed ero imbarazzata per una violenza che mi era piombata addosso da parte dei &#8220;compagni&#8221;. I carabinieri sono arrivati a loro perch\u00e9 hanno visto il filmato sul telefonino\u00bb.<\/p>\n<p>Ci vogliono sei anni perch\u00e9 lo \u00abstupro antifascista di Parma\u00bb porti il movimento a interrogarsi sulla cultura sessista e la violenza di genere che ancora lo pervadono. Alla vigilia del processo inizia una mobilitazione che parte da un presupposto: chi stupra non \u00e8 antifascista.<\/p>\n<p>La notizia arriva ai <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/save\/http:\/parma.repubblica.it\/cronaca\/2016\/12\/16\/news\/_taci_con_gli_sbirri_l_omerta_sullo_stupro_al_centro_sociale-154204131\/\">media mainstream<\/a> dove si parla, giustamente, di omert\u00e0 e connivenza, ma \u00e8 evidente l&#8217;obiettivo politico di sfruttare la vicenda, spostando il focus dalla violenza di genere e stuzzicando la morbosit\u00e0 dei lettori con dettagli come quello del fumogeno, per dipingere un quadro di degrado generalizzato degli spazi occupati. Dove, vedi il commento di Gabrielli sullo stupro della clochard tedesca nella Capitale, le donne non avrebbero sicurezza, a Parma come a Roma.<br \/>\nNon ci sono immagini da pubblicare, ma la narrazione dello stupro di Claudia \u00e8 costruita in maniera talmente &#8220;cinematografica&#8221; da non lasciare nulla all\u2019immaginazione.<\/p>\n<p>A novembre 2016 si apre un <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/save\/http:\/www.parmapress24.it\/2016\/11\/18\/stupro-gruppo-al-raf-rinviati-giudizio-altri-4-ragazzi-favoreggiamento\/\">filone bis<\/a>, con il rinvio a giudizio di tre ragazzi e una ragazza per favoreggiamento: \u00abi parmigiani A.S., 23 anni, e D.D.P., 29; il reggiano R.G. di 28 e la milanese M.D.P. di 26 anni\u00bb. I quattro, scrive <em>Parmapress24<\/em>, \u00abnon avrebbero mai toccato la ragazza\u00bb ma \u00abavrebbero tentato di convincerla a cambiare versione\u00bb, le avrebbero inviato \u00abtelefonate e messaggi intimidatori\u00bb.<\/p>\n<p>Nel luglio 2017 Francesco Concari, Francesco Cavalca, e Valerio Pucci\u00a0 vengono condannati in primo grado come autori materiali dello stupro (4 anni e otto mesi i primi due e 4 anni il terzo).<\/p>\n<p>Subito dopo la sentenza la Gazzetta di Parma <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/save\/http:\/www.gazzettadiparma.it\/news\/news\/448169\/io-violentata-due-volte.html\">riporta una dichiarazione<\/a> di Claudia. Non saranno le sue esatte parole ma persone a lei vicine ci hanno confermato che corrispondono, almeno nei contenuti, a quanto era importante dire:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIn questi anni mi hanno chiamata infame migliaia di volte, sono stata presa a schiaffi, insultata, cacciata da alcuni locali che frequentavano Concari, Cavalca e Pucci. Mi hanno perfino minacciata. Ed \u00e8 forse questo che fa pi\u00f9 male. Questa rete di omert\u00e0, che mai mi sarei aspettata. Questo e l&#8217;atteggiamento degli avvocati durante il processo: la mia vita \u00e8 stata dissezionata, come se fosse stata colpa mia. Come se avessi voluto tutto quel che mi \u00e8 capitato\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Se la parola antifascismo ha un senso \u2014 e per noi ce l&#8217;ha \u2014, nessuno in questa storia \u00e8 n\u00e9 mai \u00e8 stato antifascista: <em>non sono antifascisti<\/em> i condannati, e <em>non sono antifascisti<\/em> quelli che li hanno coperti, o semplicemente ignorati, lasciando Claudia da sola.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/nonunadimeno.wordpress.com\/2017\/06\/22\/processo-di-parma-tutta-la-nostra-solidarieta-a-claudia-tutto-il-nostro-schifo-al-resto\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-32454\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/bannernonunamenoclaudia.jpg\" alt=\"Noi stiamo con Claudia\" width=\"650\" height=\"248\" \/><\/a><\/p>\n<h4><strong>8. Antifascismo e questione di genere, un antico rimosso<\/strong><\/h4>\n<p>Oggi la sede della RAF di Parma a via Testi \u00e8 chiusa.<br \/>\nLa questione della violenza di genere e della cultura sessista rimane lontana, fuori fuoco, sempre ai margini dell\u2019inquadratura, anche negli spazi antifa dove si sconta un&#8217;incapacit\u00e0 di leggerla e riconoscerla che riporta agli anni successivi alla Liberazione.<\/p>\n<p>\u00c8 irragionevole ascrivere alla lotta di Liberazione, o a settori particolari di essa, la gamma di azioni individuali fuori controllo e di vendette private, e in particolare azioni odiose di violenza a donne per lo pi\u00f9 giovani. Inaccettabili, sono perpetrate attraverso il corpo femminile ridotto a strumento per sfregiare l&#8217;onore del nemico maschio e portano il segno di una pi\u00f9 generale cultura di genere. Una cultura patriarcale di maschi cresciuti nell&#8217;educazione sessista dell&#8217;Italia unitaria, cattolica, liberale e del ventennio, rispetto alla quale lo spirito resistenziale, nelle sue diverse declinazioni, marca una discontinuit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, un problema di fondo nelle relazioni tra uomini e donne \u00e8 presente da sempre all&#8217;interno del movimento resistenziale, per non dire del Partito comunista. Pavone racconta di come alle donne venisse affidato di default un ruolo ausiliario, di assistenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32450\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/donne_partigiane.png\" alt=\"Donne partigiane\" width=\"250\" height=\"141\" \/>Al netto delle tante contraddizioni che riguardano il modo in cui gli uomini hanno guardato le donne in quella stagione, se lasciamo parlare le scelte compiute dalle donne dopo l&#8217;8 settembre, sono 35.000 le partigiane combattenti, 20.000 le patriote, 70.000 le iscritte ai Gruppi di difesa della donna, 623 cadute in combattimento o fucilate, 3.000 deportate, 4.400 arrestate. Stime calcolate al ribasso, secondo <strong>Anna Bravo<\/strong>, che dicono come quel moto di liberazione fosse vissuto anche come aspirazione all&#8217;emancipazione.<\/p>\n<p>Eppure durante le manifestazioni per la liberazione le donne vengono invitate a non partecipare:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abCogli uomini [&#8230;] sfilarono le partigiane, in abiti maschili, e qui qualcuno tra la gente cominci\u00f2 a mormorare: \u2013 Ahi, povera Italia! \u2013 perch\u00e9 queste ragazze avevano delle facce e un\u2019andatura che i cittadini presero tutti a strizzare l\u2019occhio. I comandanti, su questo punto, non si facevano illusioni, alla vigilia della calata avevano dato ordine che le partigiane restassero assolutamente sulle colline, ma quelle li avevano mandati a farsi fottere e si erano scaraventate in citt\u00e0\u00bb (Beppe Fenoglio, I ventitre giorni della citt\u00e0 di Alba, citato in C. Pavone, <em>Una guerra civile<\/em>, p. 444).<\/p><\/blockquote>\n<p>In quel \u00abmormorare\u00bb e in quello \u00abstrizzare l&#8217;occhio\u00bb c&#8217;\u00e8 un intero universo mentale.<br \/>\nL&#8217;invisibilit\u00e0 delle partigiane diventa funzionale al loro rientro nei ranghi all&#8217;interno della societ\u00e0 post-bellica, che le rivuole madri e mogli irreprensibili, anche e soprattutto se hanno un ruolo politico. Con il tempo la scarsit\u00e0 di prove fotografiche della lotta armata al femminile durante la liberazione contribuisce a diffondere l&#8217;immagine della partigiana-crocerossina e indirettamente alimenta la sovraesposizione delle vittime \u00abal femminile\u00bb della resistenza.<\/p>\n<p>Nel dopoguerra \u00abil rapporto non facile con i compagni di brigata \u00e8 uno degli argomenti di cui pi\u00f9 si continua a parlare; il riconoscimento che essi hanno dovuto dare alle donne che insieme a loro hanno combattuto e vinto il fascismo &#8220;non \u00e8 un riconoscimento che abbia una radice profonda&#8221;\u00bb (cfr. Ponzani, p. 284; la frase tra virgolette \u00e8 tratta dalla testimonianza di <strong>Ida Camanzi<\/strong>).<\/p>\n<p>In un contesto politico in cui vengono frenate e impedite le istanze di mutamento, nel segno della regolarizzazione delle forze liberate, in ogni ambito della vita sociale, nella stagione della Liberazione la parit\u00e0 dei diritti \u00e8 ancora lontana e per le donne che si discostano dal ruolo previsto, che si rendono visibili, scatta l&#8217;ostracismo maschile, se non il marchio di infamia.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/quintotipo.edizionialegre.it\/content\/al-centro-di-una-citt%C3%A0-antichissima\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28788\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/storiaindicibile.jpg.png\" alt=\"Al centro di una citt\u00e0 antichissima\" width=\"200\" height=\"338\" \/><\/a>Rosa Mordenti<\/strong>\u00a0nel suo\u00a0<em><a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/al-centro-di-una-citt%C3%A0-antichissima\">Al centro di una citt\u00e0 antichissima<\/a><\/em> (2017) ricostruisce la storia di una militante comunista condannata per l\u2019omicidio del marito da cui si \u00e8 separata, partigiano e giornalista dell&#8217;<em>Unit\u00e0<\/em>. Colpevole, prima ancora del delitto, di aver rinnegato il suo ruolo di madre, di aver ripudiato la felicit\u00e0 della modesta vita domestica che il marito era in grado di garantirle, di aver amato un altro uomo, di aver piacere nel ballare. Un piacere borghese che tradisce la sua estrazione e la riconduce a un archetipo della traditrice (bella, amante del lusso, lasciva) che riecheggia delle descrizioni delle collaborazioniste.<br \/>\nScrive Rosa Mordenti che la <em>normalizzazione<\/em> \u00abinizia sempre dal ritorno nelle case delle donne\u00bb. Se la Resistenza \u00e8 un momento di sospensione e riconfigurazione dei ruoli che permette e tollera la partecipazione attiva femminile, \u00e8 un\u2019eccezione che viene normalizzata con il rientro dentro gli schemi consuetudinari: al netto dei nuovi diritti acquisiti con la democrazia e sanciti dalla Costituzione, questo riguarda in modo peculiare le spinte di emancipazione di genere. In questo senso, a rimandare le donne &#8220;in casa&#8221; \u00e8 la convergenza di pratiche antropologiche di lungo periodo e nuovo conformismo, trasversale alle forze politiche e al senso comune.<\/p>\n<p>Venti mesi di resistenza contro venti anni di dittatura non sono in grado di cambiare mentalit\u00e0 di lungo periodo e di trasformare in profondit\u00e0 un paese. Come ha scritto <strong>Alberto Cavaglion<\/strong> in <em>La Resistenza spiegata a mia figlia<\/em> (2005, p. 43):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abnelle condizioni in cui si svolge, la guerra partigiana in Italia non pu\u00f2 essere se non quella che riesce a essere, senza che si debba accusarla di non essere stata quello che non poteva essere, n\u00e9 magnificarla per quello che non pu\u00f2 essere stata\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il ritratto mediatico di Maria Luisa, protagonista dell&#8217;ibrido narrativo di Rosa Mordenti, risale al 1952 ma sembra scritto l&#8217;altro ieri. Vittima o maliarda assassina, una donna non ha altro modo per smettere di essere invisibile e anche in quel caso la storia che ha da raccontare non basta. Serve un&#8217;immagine e non un&#8217;immagine qualsiasi, ma una che unisca bellezza e raccapriccio e pazienza se si tratta di un falso, di una pura illustrazione.<\/p>\n<p>Quando si racconta uno stupro, nove volte su dieci viene utilizzata una <a href=\"https:\/\/goo.gl\/images\/3WHrUo\">foto<\/a> che ritrae una donna raggomitolata, con il viso coperto, nascosto tra le gambe ripiegate o schermato dalle mani in una muta maschera di disperazione.<br \/>\nUna fotografia che non ha nessun collegamento con la vittima e non ne rispecchia l&#8217;identit\u00e0 o l&#8217;et\u00e0, ma risponde all&#8217;immagine &#8220;ideale&#8221; che una donna colpita da violenza deve essere in grado di mostrare al mondo per essere creduta e accettata.<\/p>\n<p>Un&#8217;immagine dove avvenenza, giovinezza e debolezza non possono mancare.<\/p>\n<p>&#8211;<\/p>\n<p><strong>N.d.R.<\/strong>\u00a0I commenti a questo post saranno attivati\u00a0<strong>72 ore<\/strong>\u00a0dopo la pubblicazione, per consentire una lettura ragionata e \u2013 nel caso \u2013 interventi meditati (ma soprattutto, pertinenti).<\/p>\n<p>&#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Nicolette.jpg\" alt=\"Nicoletta Bourbaki\" width=\"650\" height=\"217\" \/><\/p>\n<p><strong>*<\/strong>\u00a0<b>Nicoletta Bourbaki<\/b>\u00a0\u00e8 un gruppo di lavoro sul revisionismo storiografico in rete, sulle false notizie a tema storico e sulle ideologie neofasciste, nato nel 2012 durante una discussione su\u00a0<i>Giap<\/i>, il blog di Wu Ming. Ne fanno parte storici, ricercatori di varie discipline, scrittori, attivisti e semplici appassionati di storia. Il nome allude al collettivo di matematici noto con lo pseudonimo collettivo \u00abNicolas Bourbaki\u00bb attivo in Francia dagli anni Trenta agli anni Ottanta del ventesimo secolo.<br \/>\nIl gruppo di lavoro ha all\u2019attivo diverse inchieste \u2013\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/tag\/nicoletta-bourbaki\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pubblicate su\u00a0<i>Giap<\/i><\/a>\u00a0\u2013 sulle manipolazioni neofasciste della Wikipedia in lingua italiana e sui falsi storici in tema di foibe. Tra i vari risultati, ha contribuito a smontare\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/12\/la-foiba-volante-non-esiste\/\">la bufala della cosiddetta \u00abfoiba di Rosazzo\u00bb<\/a>, altrimenti detta \u00abfoiba volante\u00bb.<br \/>\nPer l\u2019edizione on line della rivista\u00a0<em>Internazionale<\/em>, in occasione del Giorno del Ricordo 2017, Nicoletta Bourbaki ha curato lo speciale\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/02\/la-storia-intorno-alle-foibe-su-internazionale-uno-speciale-sul-giornodelricordo-a-cura-di-nicoletta-bourbaki\/\"><em>La storia intorno alle foibe<\/em><\/a>. Sul n.39 della rivista di studi storici\u00a0<em>Zapruder<\/em>\u00a0(gennaio-aprile 2016), in collaborazione con\u00a0<strong>Lorenzo Filipaz<\/strong>, ha pubblicato l\u2019articolo\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/31624293\/Wi-chi_Battaglie_per_il_sapere_in_rete_Zapruder_n._39_gen-apr_2016\">Wi Chi? Battaglie per il sapere in rete<\/a><\/em><em>.<\/em>\u00a0In collaborazione con\u00a0<strong>Tommaso Baldo<\/strong>, ha partecipato alla tavola rotonda\u00a0<a href=\"http:\/\/www.studistorici.com\/2017\/03\/29\/sommario-numero-29\/#sec2\">Wikipedia e le scienze storiche<\/a>, organizzata e pubblicata dalla rivista storica\u00a0<em>Diacronie<\/em>.<br \/>\nAl momento, Nicoletta Bourbaki, coi suoi ricercatori sparsi in tutta Italia, sta lavorando sui materiali di diversi archivi per ricostruire, per la prima volta in modo storiograficamente sensato e accurato, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/il-caso-giuseppina-ghersi-1\/\">il caso Giuseppina Ghersi<\/a>.<br \/>\nNicoletta Bourbaki \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/BourbakiNicoletta\/\"><strong>su Facebook<\/strong><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Nicoletta Bourbaki * INDICE 1. Cacciatori di \u00abcute dead girls!\u00bb 2. 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