{"id":3234,"date":"2011-02-22T00:00:47","date_gmt":"2011-02-21T22:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=3234"},"modified":"2016-02-22T00:02:15","modified_gmt":"2016-02-21T23:02:15","slug":"anatra-allarancia-meccanica-lultraviolenza-e-in-libreria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/02\/anatra-allarancia-meccanica-lultraviolenza-e-in-libreria\/","title":{"rendered":"Anatra all&#8217;arancia meccanica. L&#8217;ultraviolenza \u00e8 in libreria, quack!"},"content":{"rendered":"<div style=\"width: 568px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Anatra all'arancia meccanica\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/gallery\/canard\/014\/Untitled11.jpg\" alt=\"\" width=\"558\" height=\"454\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Illustrazione di Carlo Odorici, 2001<\/p><\/div>\n<blockquote><p>\u00ab- Salve, Anatrino. Finalmente si pu\u00f2 parlare da persone civili.<br \/>\n&#8211; Io non sono una persona civile. Almeno non secondo i vostri canoni borghesi di civilt\u00e0. Io sono il prodotto di decenni di sfruttamento e abbrutimento a cui voi mi avete condannato. Sono incazzato nero e non ho intenzione di farmi leccare il culo. Sappiatelo.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>In alcune librerie arriva oggi, in tutte le altre domani.<strong> Anatra all&#8217;arancia meccanica<\/strong> (Einaudi Stile libero big), quattrocento pagine di &#8220;Cura Ludovico&#8221; per l&#8217;Italia (\u2020 1861-2011) e per i vostri cari. Dal testo introduttivo di <strong>Tommaso De Lorenzis<\/strong>:<\/p>\n<p>[&#8230;]<em> Anatra all\u2019arancia meccanica<\/em> \u00e8 una selezione di racconti redatti dal collettivo Wu Ming durante il primo decennio del secolo. Testo babelico che mischia surreali cronistorie dell\u2019anno Duemila e visioni negative, ruvidit\u00e0 degli slang e reminiscenze dialettali, derive oniriche e quadri d\u2019un realismo secchissimo, quest\u2019antologia garantisce un\u2019immersione negli abissi di un\u2019epoca ineffabile. Troppo controversa per essere passata. Troppo fulminea per dirsi pienamente contemporanea. Troppo incerta per valere da anticipazione d\u2019un qualche futuro. <!--more--><br \/>\nCon la <em>Nona<\/em> del \u201cLudovico Van\u201d in sottofondo, il libro va gustato freddo come la peggiore vendetta, cos\u00ec da esaltare i sapori di una comicit\u00e0 grassa, a tratti greve, sovente manesca e facinorosa. C\u2019\u00e8 molto da ridere al principio di queste storie. E tuttavia, mentre ci si avventura verso il fondo del Doppio Zero, emerge l\u2019acido retrogusto della tragedia. Si consiglia di accompagnare il tutto con una buona bottiglia di \u201cLatte Pi\u00f9\u201d. Annata 1962. Cantine Burgess, ovviamente.<\/p>\n<p>Grottesca e amatissima, la violenza iperbolica dei primi racconti trasmuta in una brutalit\u00e0 pervasiva. Introdotta come ludico attributo di protagonisti d\u2019eccezione, lo scorrere delle pagine la rovescia nell\u2019apposizione di una realt\u00e0 opprimente e nella quintessenza d\u2019una \u00absociet\u00e0 marcia e malata\u00bb, per dirla con il \u201cCompagno Sir\u201d di <em>A Clockwork Orange<\/em>. Tanto \u00e8 cara al Mickey Mouse depravato, razzista e misogino di <em>Pantegane e sangue<\/em>, l\u2019apocrifo disneyano in chiave hardboiled-splatter che apre il volume, quanto \u00e8 estranea al protagonista di <em>Gap99<\/em>, il buttafuori d\u2019una balera che \u2013 in una citt\u00e0 del centro-nord \u2013 deve fronteggiare un gruppo di turbolenti \u201cspaccia\u201d nordafricani.<br \/>\nMutano gli stili. Si confondono i generi. Dove montava la caustica giovialit\u00e0 della caricatura o si praticava la pi\u00f9 spudorata contraffazione, non tarderanno a scorrere i frammenti d\u2019un decennio munito di licenza d\u2019uccidere. Dalla tavolozza dei registri espressivi, dal carnet delle chiavi narrative non manca niente. E in linea con le attitudini dell\u2019atelier Wu Ming, ritroviamo i principali filoni della letteratura popolare: le metafore della fiaba e le lugubri previsioni della distopia, l\u2019azione del poliziesco sporco e la detection d\u2019argomento storiografico. Con <em>In like Flynn<\/em> c\u2019imbattiamo in un esempio di <em>crook story<\/em>, glorioso genere del pop dedicato a frodi e raggiri, all\u2019artistica astuzia dei truffatori e alla tronfia stupidit\u00e0 del \u201cMerlo\u201d. E se di mezzo ci sono due oppiomani nazisti puttanieri come Hermann Erben e il suo amico australiano, il divertimento \u00e8 assicurato. Le diverse soluzioni letterarie sono soggette a contaminazioni e riscritture lungo una gamma di toni in cui la farsa volge in tragedia prima di liberare le tetre, futuristiche proiezioni del finale. Proprio nella mutevolezza di schemi e linguaggi pulsa lo spirito dei tempi. E in questo senso la scelta di antologizzare i materiali secondo un criterio cronologico \u00e8 la maniera pi\u00f9 consona per restituire l\u2019essenza di un decennio.<br \/>\nLe <em>short stories <\/em>di <em>Anatra<\/em> toccano \u2013 senza eccezioni \u2013 i grandi temi che hanno segnato una stagione catastrofica durante la quale New Orleans \u00e8 stata cancellata, dopo che le sirene della contraerea erano risuonate nelle strade di Kabul e Baghdad. Questo tempo ha chiamato a raccolta nuovi crociati sotto i vessilli del dio di guerra. Ha prima ignorato, poi braccato, le donne e gli uomini che marciavano contro il neoliberismo. Ha fomentato le passioni tristi dell\u2019intolleranza, della paura, dell\u2019odio, glorificando i vincoli di appartenenze esclusive. Inaugurato dalla caduta dei Signori del Nasdaq, ha covato una crisi gigantesca, annegato vite nella merda dei <em>subprime<\/em>, saldato il conto alle promesse d\u2019uno sviluppo progressivo e illimitato.<br \/>\nDavanti a un simile catalogo di lutti e miserie, devastazioni e fallimenti, pare impossibile atteggiare il viso all\u2019espressione della risata. Allora \u00e8 bene non lasciarsi ingannare dal tono picaresco d\u2019una certa scrittura. Le parole custodiscono significati molteplici. E cos\u00ec anche la bizzarra odissea in una Roma cinematografara e pecoreccia, perfino l\u2019incredibile traversia negli ambienti editoriali d\u2019una Milano pi\u00f9 bevuta che da bere, hanno molto da dire. A zonzo con Wu Ming per la citt\u00e0 eterna, all\u2019ombra d\u2019una Madonnina fatta e strafatta, innanzi alla cosmica cialtroneria dell\u2019industria culturale di casa nostra, c\u2019\u00e8 da ghignarsela alla grande [&#8230;]<br \/>\nRipensando al tempo compreso tra la \u201cbattaglia di Seattle\u201d e le 08.46 dell\u201911 settembre 2001, a quei venti mesi che sconvolsero il mondo, \u00e8 difficile non farsi prendere da un acuto senso di sospensione, come se \u2013 per un istante \u2013 il genere umano si fosse trovato a un bivio, incerto sulla via da prendere. E l\u2019indecisione dell\u2019attimo nutre l\u2019esercizio del <em>what if<\/em>.<br \/>\nCosa sarebbe accaduto se nelle strade genovesi non si fosse consumata la tonnara d\u2019uomini? Come sarebbe andata a finire se, cinquanta giorni pi\u00f9 tardi, due aerei di linea non avessero solcato il cielo newyorkese a una quota troppo bassa?<br \/>\nQuante volte abbiamo formulato queste domande, immaginando un diverso concatenarsi dei fatti e un differente scorrere delle vite.<br \/>\nSaremmo esattamente come siamo? Oppure sarebbe tutto diverso? Che cosa sarebbe cambiato davvero?<br \/>\n[&#8230;] Nelle pagine di questo libro [&#8230;] i tragici eventi che hanno tenuto a battesimo gli anni Zero non sono mai inquadrati in primo piano. E nemmeno restituiti in presa diretta. Al contrario, figurano sempre e solo di sfuggita. \u00c8 una debole eco a risuonare tra le figure della fiction letteraria. Il movimento alterglobalista, con le sue scadenze di lotta e le sue assemblee organizzative, viene menzionato in una sola occasione: e per giunta in chiave comica. Nessun cenno alla sanguinaria conclusione della tregiorni ligure, alle cariche di via Tolemaide o al piombo di piazza Alimonda. Niente neppure sulle Twin Towers, ad eccezione d\u2019un fugace richiamo in uno dei dialoghi di <em>Gap99<\/em>. E lo sceicco saudita, l\u2019Arcimaestro del Terrore, compare esclusivamente nell\u2019esilarante parodia di <em>Canard<\/em> <em>\u00e0 l\u2019orange m\u00e9canique<\/em>, sotto le mentite spoglie dell\u2019alterego Osama Net Laden.<\/p>\n<div style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/gallery\/canard\/014\/Untitled15.jpg\" alt=\"\" width=\"490\" height=\"468\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Illustrazione di Carlo Odorici, 2001<\/p><\/div>\n<blockquote><p>\u00ab- [Sei] un papero che non ha ancora visto la luce. Ti offro la possibilit\u00e0 di salvarti, abbracciando la fede nell\u2019unico Dio, prima che per te e per i tuoi amici sia troppo tardi. A me interessa colpire al cuore la Grande Puttana che chiamano America. Se tu e i tuoi accettate di passare dalla nostra parte, potremo avere ragione dei nostri nemici.<br \/>\n&#8211; Anche tu sei mio nemico, ruminante!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019obliquit\u00e0 della narrazione si riflette in una geografia di confine dove la provincia domina sulla citt\u00e0 e le contraddizioni di quest\u2019ultima prevalgono sui conflitti metropolitani. Perfino quando il racconto attraversa l\u2019Atlantico, nelle pieghe investigative di <em>American Parmigiano<\/em>, veniamo catapultati in un paesino del New Jersey a sciogliere un mistero che rimanda al Settecento americano.<br \/>\n<em>Anatra<\/em> percorre <em>free ways<\/em> e strade blu. Si aggira in localit\u00e0 sperdute, mantenendosi a rigorosa distanza dalle arterie principali. Allorch\u00e9 s\u2019appropinqua ai bordi dell\u2019Autostrada del Sole, nell\u2019autogrill del Cantagallo, presso Bologna, scorrono le ore di un <em>day after<\/em>, ipotetico e post-idrocarburico, che ha provveduto \u2013 tra le altre cose \u2013 a cancellare il traffico veicolare. E al termine del vagabondaggio le ambientazioni sono ancora distanti e appartate. Prima, lo spazio separato d\u2019una clinica nei versi liberi de <em>L\u2019istituzione-branco<\/em>. E poi la piazzetta del borgo di Roccaserena dove si sperimentano le goffe tecniche della videosorveglianza.<br \/>\nI luoghi documentano la compiuta estinzione della differenza tra centro e periferia, interno ed esterno, immagine e riflesso. E i personaggi che li attraversano finiscono per assorbirne l\u2019illusoria perifericit\u00e0, componendo una sghemba geometria di punti di vista. In apparenza occupano posizioni liminari. Paiono relegati in territori secondari o in ambienti isolati. Si collocano ai bordi dei contesti, sulla linea sottile che separa \u201cdentro\u201d e \u201cfuori\u201d. Sembrano lontani dai disastrosi processi che segnano il loro tempo. Eppure ne subiscono gli effetti senza risparmiarsi nulla. A volte, neppure la morte.<br \/>\n[&#8230;] All\u2019inizio si rimane spiazzati. Ancor di pi\u00f9 se si pensa alle coordinate spazio-temporali di quei monumentali romanzi che hanno fatto la fortuna di Wu Ming. Che si tratti della Riforma protestante o del secondo dopoguerra, dell\u2019indipendenza americana o del Mediterraneo cinquecentesco, non fa differenza. Ognuno di questi scenari coincide con un passaggio decisivo della modernit\u00e0 d\u2019Occidente. E in quelle congiunture, nel plastico movimento della buona affabulazione, fuori dalla rigidit\u00e0 allegorica, rivivono miti e archetipi del narrare. Nel corso degli ultimi dieci anni, negli intrecci di <em>Q<\/em> e <em>Altai<\/em>, di <em>54<\/em> e <em>Manituana<\/em>, abbiamo incrociato il Guerrigliero multiforme che combatte la guerra di sempre, la Spia che custodisce gli <em>arcana imperii<\/em>, \u201cTelemaco\u201d impegnato nell\u2019antica ricerca, il Meticcio che istituisce legami di nuove comunit\u00e0. Sulla scala della <em>short story<\/em> questa tensione epica sembrerebbe sfatata, esorcizzata dalla comicit\u00e0, intralciata da una topografia fuori mano, appannata da un tempo che non lascia scampo. E stavolta non ci sono le passioni eroiche delle grandi battaglie e la concitazione frenetica dello <em>showdown<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_3283\" style=\"width: 493px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3283\" class=\"size-full wp-image-3283\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/berlusconi_gheddafi_grandi_amici.jpg\" alt=\"\" width=\"483\" height=\"343\" \/><p id=\"caption-attachment-3283\" class=\"wp-caption-text\">Cosa rester\u00e0 di quegli Anni Zero?<\/p><\/div>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, i protagonisti di queste pagine sono dentro le cose, immersi fino al collo nel disastro collettivo, concentrati per far bene quello che devono fare, testardamente indisponibili ad assecondare le inique, rovinose meccaniche dello <em>status quo<\/em>. Si guardano intorno per rimediare il granello di sabbia da inserire nel congegno distruttivo, il brandello di vita da opporre all\u2019entropia, il percorso che li allontani da luoghi divenuti prigioni a cielo aperto. In fondo, malgrado tutto, rimangono nomadi e narratori. Pi\u00f9 o meno consapevolmente, hanno fatto tesoro di lezioni pesanti e cocenti <em>d\u00e9b\u00e2cles<\/em>. Il deserto che gli \u00e8 toccato in sorte \u00e8 la landa degli anni Zero e riescono ad attraversarla fino in fondo. Dopo vicissitudini e traversie, trovano sempre la forza per continuare a calcare la strada e il fiato per raccontare un\u2019altra storia. Sono ancora capaci di gesti inaspettati e scarti improvvisi. Risolvono problemi. Sciolgono enigmi. Si cavano dai guai. L\u2019obliquit\u00e0 dei loro punti di vista diventa la risorsa d\u2019un punto di fuga, mentre la capacit\u00e0 di guardare trasmuta nella possibilit\u00e0 di sottrarsi.<br \/>\nA considerarli con calma, soppesando le ambivalenze dei significati, cogliendo corrispondenze sottili e tenui metafore, ti scopri meno disilluso e fatalista di quando hai iniziato la lettura. E alla fine ti sorprendi a pensare che \u2013 con gente cos\u00ec \u2013 sarebbe potuta andare diversamente. O addirittura che potrebbe andare in un\u2019altra maniera.<br \/>\nLe traiettorie controfattuali e le deviazioni ipotetiche sono ben presenti nell\u2019ordito di questa miscellanea. Nella conclusione del volume, con l\u2019apocalittico futuro anteriore di <em>Arz\u00e8stula<\/em>, si manifestano esplicitamente. I racconti dell\u2019<em>Anatra <\/em>coltivano tutti \u2013 pi\u00f9 o meno in segreto \u2013 la congettura, l\u2019inclinazione condizionale, l\u2019allusione a ci\u00f2 che non \u00e8 stato. In questo modo scacciano il senso d\u2019inevitabilit\u00e0 imposto dal corso della Storia e dalla constatazione del reale, dal documento istantaneo e dalla mimesi pi\u00f9 banale: o \u2013 ancora peggio \u2013 didascalica e \u201ca tesi\u201d. Anche quando sembrano prevalere i motivi della cupa predestinazione e della feroce ineluttabilit\u00e0, come nel caso di <em>Momodou<\/em>, la tecnica narrativa d\u2019un montaggio <em>\u00e0 rebours<\/em> svela l\u2019insieme delle variabili e il processo aperto che concorrono a produrre una data conseguenza. L\u2019impressione \u00e8 che, un giorno o l\u2019altro, su quella regressiva dinamica si potr\u00e0 intervenire. Del resto, in letteratura, come nella vita, la logica del sillogismo non serve a un bel niente.<br \/>\nMuovendo dal dubbio latente del <em>what if<\/em>, tutte le narrazioni sono \u2013 in una certa misura \u2013 utopiche, distopiche e perfino ucroniche. Parlano di luoghi e tempi altri. Se dicono dell\u2019oggi, finiscono per tradire il desiderio della mutazione. Quando ricordano il passato, stimolano il sospetto che il concatenarsi dei fatti sia solo una delle tante versioni a disposizione: e nemmeno la migliore. Se anticipano il futuro, \u00e8 per indicare che niente \u00e8 gi\u00e0 scritto. I conflitti drammatici alla base del raccontare non sono altro che promesse di cambiamento e presupposti di alternative. Le storie premono sulla linea retta del continuum per curvarla, deviarla, interromperla. Rifiutano le cesure cristallizzate del periodizzare e approfondiscono altri solchi. Evitano il gesto scontato e muovono in maniera anomala. Praticano la \u201cmossa del cavallo\u201d e sanno compiere un passo indietro per farne due avanti. Soprattutto: devono disorientare e non farsi trovare mai dove ci si aspetterebbe. Altrimenti non sono buone storie. Oppure sono il latrato dei cani da guardia del dominio esistente.<br \/>\nInsieme alla politica, la letteratura \u00e8 una delle \u201carti del possibile\u201d. Ed \u00e8 bene ricordare che \u2013 nelle sue finzioni \u2013 \u201cverit\u00e0\u201d e \u201crealt\u00e0\u201d non sono mai feticci assoluti, ma solo gradazioni primarie e relative dell\u2019eventuale. All\u2019infinito spettro delle possibilit\u00e0 corrisponde una gamma altrettanto articolata di percezioni e forme espressive. Ecco perch\u00e9 quest\u2019antologia combina onirismo e realismo, visione e rappresentazione, ricordo e profezia, lucidit\u00e0 e alterazione, capacit\u00e0 intuitiva e raziocinio deduttivo. In questo modo riesce a raccontare un\u2019epoca altrimenti irraccontabile. Se avesse formulato un solo gergo e incrociato lo sguardo del Doppio Zero, arrischiando il faccia a faccia con la coreografica tempestivit\u00e0 dell\u2019Orrore, non ci sarebbe stata partita. La soluzione formale in grado di collegare i vari punti di vista \u00e8 la pluridiscorsivit\u00e0 dialogica che combina schegge di mondo. Cos\u00ec nell\u2019ambito della narrativa breve ritroviamo la migliore lezione del romanzo, capace di amministrare il plurale pirotecnico di tutti i carnevali. Una volta, questa polifonia si sollev\u00f2 contro le tendenze monocordi, centripete, accentratrici, uniformanti del <em>parterre<\/em> letterario. Contro la lingua invariata del Signore e del Poeta, liber\u00f2 il motteggio del popolo in festa, l\u2019esibizione del Saltimbanco, lo sghignazzo del Buffone. Oggi fornisce le parole in grado di abbozzare nuove temporalit\u00e0, sabotando la dittatura del tempo-reale, della diretta infinita e di un \u00abeterno presente che capire non sai\u00bb, come cantava Giovanni Lindo Ferretti quando c\u2019erano ancora i CCCP.<br \/>\nDunque, <em>Anatra all\u2019arancia meccanica<\/em> non fa sconti. A distanza dalla rappresentazione pi\u00f9 ovvia, ostentando un plurilinguismo scoppiettante, procedendo da osservatori inusuali, battendo percorsi indiretti, affronta le questioni cruciali del nostro tempo. Racconta il disordine ambientale, il transito dei migranti, l\u2019eccedenza delle storie, l\u2019isteria securitaria, l\u2019intolleranza microfisica, la \u00abmicromegalomania\u00bb narcisistica, la condizione del lavoro intellettuale. Presenta il decesso di un\u2019epoca marchiata a fuoco da guerre e disastri. Assume con elegante riserbo ciascuna delle sconfitte maturate nel corso di questo decennio e ha lo stile di non vendere la consolazione a buon mercato dell\u2019\u201cavevamo ragione\u201d.<br \/>\nLo diciamo chiaramente per evitare equivoci: questi racconti non sono redatti con l\u2019inchiostro del pessimismo. E la risata non \u00e8 un sogghigno disincantato, la cinica colonna sonora della disfatta. Magari non sar\u00e0 sufficiente a seppellirli, come minacciava un epico slogan del movimento libertario. Eppure far ridere \u00e8 un\u2019insopprimibile necessit\u00e0 come sostiene Elio. La vita pu\u00f2 diventare un noioso <em>d\u00e9j\u00e0-vu<\/em>. E dalla noia alla morte il passo \u00e8 breve.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3255\" title=\"Autogrill del Cantagallo\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/cantagallo.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"352\" \/><\/p>\n<blockquote><p>\u00abQui, nel 1972, i dipendenti entrarono in sciopero improvviso e spontaneo, per non dover fare il pieno e servire il caff\u00e8 a un politico di allora, Giorgio Almirante. Ne nacque una canzone popolare, forse una delle ultime, <strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Canzoniere_delle_Lame_All_armi_siam_digiuni_o_Almirante_al_Cantagallo.mp3\">ancora la ricordo<\/a><\/strong>&#8230;\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>E poi, anche tra le rovine del mondo, la protagonista di <em>Arz\u00e8stula<\/em>, la veggente del Cantagallo che vaga tra il delta del Po e la collina felsinea, non rinuncia a esercitare il potere taumaturgico delle parole e la forza rigeneratrice delle narrazioni. Sul confine tra passato e futuro, rimembra le parole di un idioma disperso e, attraverso il racconto, rinsalda i vincoli di libere comunit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 poco? Ad alcuni continuer\u00e0 a sembrare poco, ma \u00e8 l\u2019unica cosa che ha senso chiedere a dei narratori.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8806206389\/ASI\/300131\">Libreriauniversitaria.it<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8806206389?ie=UTF8&amp;tag=wumingfound09-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806206389\">Amazon.it<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>N.B.<\/strong> Questo \u00e8 il thread di riferimento per AaAM. I vostri commenti lasciateli qui, grazie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00ab- Salve, Anatrino. Finalmente si pu\u00f2 parlare da persone civili. &#8211; Io non sono una persona civile. Almeno non secondo i vostri canoni borghesi di civilt\u00e0. Io sono il prodotto di decenni di sfruttamento e abbrutimento a cui voi mi avete condannato. Sono incazzato nero e non ho intenzione di farmi leccare il culo. 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