{"id":3163,"date":"2011-02-16T01:50:19","date_gmt":"2011-02-15T23:50:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=3163"},"modified":"2012-05-16T17:21:45","modified_gmt":"2012-05-16T15:21:45","slug":"il-libro-dei-bambini-di-a-s-byatt-recensione-di-wu-ming-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/02\/il-libro-dei-bambini-di-a-s-byatt-recensione-di-wu-ming-4\/","title":{"rendered":"Il libro dei bambini, di A.S. Byatt &#8211; Recensione di Wu Ming 4"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>\u00abI fabiani e gli scienziati sociali, gli scrittori e gli insegnanti videro, in modo diverso dalle generazioni precedenti, che i bambini erano persone, con identit\u00e0, desideri e intelligenze. Videro che non erano n\u00e9 bambole, n\u00e9 giocattoli, n\u00e9 adulti in miniatura. Videro, in molti casi, che i bambini avevano bisogno di libert\u00e0, avevano bisogno non solo di imparare, e di essere buoni, ma anche di giocare e di essere selvaggi.\u00bb [Pag. 442]<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8806199242\/ASI\/300131\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-3185\" title=\"Il libro dei bambini\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/librodeibambini1-184x300.jpg\" alt=\"\" width=\"184\" height=\"300\" \/><\/a>Premessa: ho lasciato trascorrere i mesi prima di scrivere una recensione del <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8806199242?ie=UTF8&amp;tag=wumingfound09-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806199242\">romanzo di <strong>A.S. Byatt<\/strong>, <em>Il libro dei bambini<\/em><\/a>. Ho dovuto lasciarlo sedimentare, aspettare cosa sarebbe affiorato, quasi per selezione naturale, da un testo denso, lungo, popolato da moltissimi personaggi, le cui biografie intrecciate sono narrate attraverso un quarto di secolo.<br \/>\nS\u00ec, perch\u00e9 se ogni romanzo \u00e8 un&#8217;impresa, allora <em>Il libro dei bambini<\/em> \u00e8 una di quelle da far tremare i polsi. Perfino leggerlo non \u00e8 una passeggiata. E infatti forse non \u00e8 come un romanzo che andrebbe letto questo tomo di settecento pagine, ma piuttosto come il racconto poetico di due generazioni di inglesi, uno spaccato di vita d&#8217;altri tempi che improvvisamente si fa vicina. E come una crudele elegia.<br \/>\nChe l&#8217;Inghilterra sia un posto strano \u00e8 un dato di fatto. Un luogo in cui la Camera dei Lord convive con il punk rock; in cui la monarchia \u00e8 un&#8217;istituzione indiscussa nonostante sia stato il primo paese dove il popolo ha tagliato la testa al re e dove oggi gli studenti tirano pietre contro la Rolls Royce dell&#8217;erede al trono&#8230; ecco, diciamo che un posto cos\u00ec d\u00e0 quanto meno da pensare.<br \/>\nIl romanzo di A.S. Byatt parla indirettamente anche di questa stranezza, e lo fa scegliendo un momento specifico e un ambiente specifico nella storia sociale britannica. Le date che racchiudono la trama parlano da sole: 1895-1919. Venticinque anni, lo spazio di una generazione, che hanno cambiato la faccia dell&#8217;Europa, traghettandola dalla Belle Epoque al secolo di ferro.<!--more--><br \/>\nIl <em>milieu<\/em> prescelto \u00e8 il pi\u00f9 bizzarro agli occhi di un europeo continentale: l&#8217;illuminata borghesia fabiana, i cui numi tutelari furono intellettuali come <strong>William Morris<\/strong>, <strong>George Bernard Shaw<\/strong>, <strong>Virginia Woolf<\/strong>, ma alla lontana anche Marx, Freud, Kropotkin; una variegata compagine di uomini e donne distanti dal dandismo di Wilde ma capaci di onorarne l&#8217;umanesimo anche dopo la caduta (il cameo del grande irlandese \u00e8 un momento commovente del romanzo). L&#8217;idea che li dominava era quella di un graduale avvicinamento a una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, attraverso l&#8217;educazione al bello e a una vita relazionale emancipata dal cupo vittorianesimo; ma anche attraverso la pratica della filantropia nei confronti dei meno abbienti e la riscoperta del rapporto con la natura, col corpo, con le arti manuali. Quegli uomini e quelle donne credevano nella realizzazione dell&#8217;umanit\u00e0 attraverso l&#8217;arte e l&#8217;artigianato &#8220;morrisiano&#8221;, ma anche il teatro, la narrazione, e senz&#8217;altro il viaggio (bellissime le due puntate fuori dalla metropoli vittoriana e dal paesaggio agreste del Kent: una all&#8217;Esposizione Universale di Parigi e l&#8217;altra nella boh\u00e8me dei cabaret di Monaco).<br \/>\nSi pu\u00f2 dire che ognuno di questi aspetti abbia il proprio filone narrativo nel romanzo-mondo della Byatt. Al centro di tutto, per\u00f2, si colloca l&#8217;invenzione dell&#8217;infanzia da parte di quella generazione, soprattutto attraverso la nascita di un certo tipo di letteratura, che in Inghilterra ebbe senz&#8217;altro la sua culla: <em>Il libro dei bambini<\/em>, appunto. Carroll, MacDonald, Barrie, Tolkien, e molti altri, fanno capolino da ogni pagina del romanzo.<\/p>\n<div id=\"attachment_3167\" style=\"width: 234px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3167\" class=\"size-full wp-image-3167\" title=\"Kenneth Grahame\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/KennethGrahame.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-3167\" class=\"wp-caption-text\">Kenneth Grahame<\/p><\/div>\n<p>Uno dei personaggi principali, forse il pi\u00f9 centrale dell&#8217;intera vicenda, Olive Wellwood, \u00e8 una madre di famiglia giovane ed emancipata, scrittrice di favole fantastiche ispirate e dedicate ai propri numerosi figli. La sua figura unisce elementi tratti dalle biografie di due grandi autori coevi, fondatori del genere, <strong>Edith Nesbit<\/strong> e <strong>Kenneth Grahame<\/strong>, e in parte anche da quella di <strong>Emmeline Pankhurst<\/strong>, la grande suffragetta, leader del movimento per i diritti delle donne.<br \/>\nIntorno a lei e ai suoi cari vorticano le vite di altre famiglie, intrecciandosi in modi diversi, celando e smascherando i propri segreti pi\u00f9 profondi, che vengono alla luce mano a mano che gli anni passano e la vicenda procede. Rapporti di coppia aperti, disinibizione, naturismo, emancipazione delle donne, vanno a cozzare con una societ\u00e0 ancora impreparata a quella fuga in avanti, e producono spaesamenti e colpi di scena che finiranno per ridefinire la composizione di interi nuclei famigliari e per mescolare genitorialit\u00e0 &#8220;naturale&#8221; e &#8220;acquisita&#8221;. Nel suo racconto la Byatt \u00e8 bravissima a mettere in scena il potenziale liberatorio di quel mondo nuovo in nuce (o forse &#8220;in vitro&#8221;), quanto a mostrarne le contraddizioni e i danni collaterali prodotti dall&#8217;impatto con il vecchio mondo non ancora rivoluzionato. Ci racconta di come certe pioniere dell&#8217;emancipazione sessuale si ritrovarono &#8220;inguaiate&#8221; per mano di maschi emancipatori poco attenti (o troppo lenti), ai quali lo sguardo dell&#8217;autrice non fa alcuno sconto. E ci racconta anche di come alcuni di quei bambini, destinatari delle favole che li vedevano anche protagonisti, dovettero scoprire e farsi una ragione del fatto di avere molti padri e madri, oppure di non averne affatto. La scoperta che i confini famigliari non sono poi cos\u00ec netti e che quelli che ritenevi fratelli in realt\u00e0 sono fratellastri o addirittura cugini, provoca reazioni diverse nell&#8217;animo di quei giovani lettori e ispiratori delle meravigliose favole narrate davanti al camino o in un teatro di burattini. E&#8217; quella seconda generazione, appena uscita dall&#8217;infanzia, che dovr\u00e0 fare i conti con la storia del nuovo secolo, portando con s\u00e9 il bagaglio di un&#8217;eredit\u00e0 libertaria in gran parte incompatibile con il presente, ma anche armata della grande potenzialit\u00e0 visionaria della narrativa che i genitori le hanno lasciato in dote.<br \/>\nByatt ripropone senza semplicismo il problema della fantasia come fuga dalla realt\u00e0 o piuttosto invece come capacit\u00e0 di immaginare altro, un mondo diverso, migliore, in cui i rapporti umani siano liberati dalle sovrastrutture sociali.<br \/>\nAlcuni da questa contraddizione rimarranno schiacciati, incapaci di conciliare fantasia e durezza della vita, fino al disadattamento e alla psicosi, fino a negarsi la vita stessa. Altri invece sapranno reagire e portare a conseguenza ci\u00f2 che hanno respirato durante l&#8217;infanzia, anche e soprattutto mettendo in discussione l&#8217;idealismo bucolico dei genitori. Perch\u00e9 il conflitto non pu\u00f2 essere rimosso, nessun passaggio da una fase all&#8217;altra della vita, come della storia, potr\u00e0 mai essere indolore. Bisogna essere disposti a perdere qualcosa per guadagnare qualcos&#8217;altro e ogni volta si tratter\u00e0 di una scommessa capitale.<br \/>\nMa \u00e8 soprattutto il rasoio spietato della storia, nel 1914, a metterli tutti quanti alla prova, a demolire sogni e a radicalizzare coscienze. La Prima Guerra Mondiale spazza via l&#8217;idea della gradualit\u00e0, imponendo lo stesso trauma a tutti quanti, non ultimi i figli di quella borghesia progressista che aveva immaginato di cambiare il mondo con l&#8217;esempio morale e le buone pratiche.<br \/>\nLa guerra decima le famiglie senza distinzione, e alla fine restano i sopravvissuti, raccolti dalla forza d&#8217;animo delle donne che non sono finite al fronte, gi\u00e0 con una terza generazione da crescere.<\/p>\n<div id=\"attachment_3168\" style=\"width: 220px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3168\" class=\"size-full wp-image-3168\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Sylvia-Pankhurst.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"276\" \/><p id=\"caption-attachment-3168\" class=\"wp-caption-text\">Sylvia Pankhurst<\/p><\/div>\n<p>Viene da chiedersi dunque se questa sia la storia di una sconfitta ideale e generazionale, di un sogno infranto contro il muro della realt\u00e0, a cui spetti soltanto una sopravvivenza sottotraccia, tra le pieghe della storia. La risposta \u00e8 senz&#8217;altro no. Perch\u00e9 da quel <em>milieu<\/em>, da quelle relazioni, ipotesi, utopie, affetti vissuti in modo nuovo, nonostante tutto emerge un personaggio disposto a sancire la rottura che i genitori avevano pensato di evitare. E&#8217; una figura apparentemente collaterale, appena una bimba all&#8217;inizio della storia e una ragazza alla fine. Invece di farsi mettere incinta da un principe azzurro liberatore, Hedda abbandona il temporeggiare fabiano per diventare una suffragetta, spostandosi su posizioni molto pi\u00f9 radicali della madre (come fu appunto per una delle figlie di Emmeline Pankhurst, Sylvia, che divenne socialista) e precipitando l&#8217;utopia sociale in una concretissima battaglia universalista. Una battaglia che continua ancora oggi, come ogni battaglia che si rispetti, perch\u00e9 dopo l&#8217;eguaglianza di diritto viene la dignit\u00e0 di fatto, che come si sa \u00e8 ancora pi\u00f9 dura da conquistare e pi\u00f9 delicata da difendere. Il gesto simbolico di rivolta di quella ex-bambina, con tutte le feroci conseguenze che comporta &#8211; incarcerazione, sciopero della fame, alimentazione forzata, etc. -, proietta il mondo incantato dei favolosi fabiani oltre se stesso, nel corpo a corpo con la storia.<br \/>\nIn un certo senso la recensione potrebbe anche finire qui. Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro, qualcosa che concerne l&#8217;applicabilit\u00e0 allegorica da parte del lettore, in questo caso il sottoscritto, e che avvicina questa storia a una parte della generazione nata negli anni Settanta. E&#8217; l&#8217;assonanza tra quei lontani idealisti fabiani e i nostri genitori baby-boomers, sessantottini e post-sessantottini, non pi\u00f9 stalinisti, gi\u00e0 libertari, che diedero l&#8217;assalto al cielo della storia e immaginarono la fantasia al potere. Almeno una parte della mia generazione pu\u00f2 sentire aria di famiglia nella pedagogia libertaria e nell&#8217;esperimento avanzato dai protagonisti del libro della Byatt. Molti potrebbero riconoscersi in quei bambini e perfino nel loro shock. Certo a noi non \u00e8 toccata in sorte la partenza per il fronte Occidentale, non un trauma cos\u00ec terribile, ma nondimeno abbiamo dovuto fare i conti con la radicale discrepanza tra la cultura in cui si \u00e8 stati cresciuti e la storia che ha camminato a passo di gambero, rimangiandosi molte delle promesse contratte con la generazione precedente.<br \/>\nQuei genitori, proprio come quelli de <em>Il libro dei bambini<\/em>, hanno cresciuto i figli nell&#8217;idea dell&#8217;illuministico diritto alla libert\u00e0 e alla felicit\u00e0, conciliato con un forte senso etico del vivere sociale, ma senza mettere in conto la sconfitta. Che si trattasse di un mondo gradualmente migliorato, come volevano i fabiani inglesi, o radicalmente rivoluzionato, come volevano i loro pi\u00f9 recenti omologhi, il progresso sociale e culturale avrebbe trionfato sull&#8217;oscurit\u00e0. Cos\u00ec per\u00f2 non \u00e8 stato. Nessun sole dell&#8217;avvenire \u00e8 comparso all&#8217;orizzonte, mentre \u00e8 diventata pi\u00f9 spessa la notte attorno a noi, e pi\u00f9 forte la minaccia incombente sull&#8217;eredit\u00e0 dei genitori, a volte proprio per mano di quelli tra loro pi\u00f9 smemorati o compromessi (talmente realisti da ritrovarsi dalla parte del re, proprio come accadde a molti fabiani).<br \/>\nNessuno ci aveva preparati a questo, come nessuno aveva preparato i bambini della Byatt all&#8217;impatto con la spietatezza della guerra e del capitalismo. Nessuno aveva pensato che avremmo dovuto confrontarci col male. Non gi\u00e0 la guerra guerreggiata in prima persona, che per fortuna non c&#8217;\u00e8 toccata in sorte, ma il male altrettanto immanente rappresentato dalla sconfitta dei progetti di trasformazione di s\u00e9 e del mondo, dall&#8217;imbarbarimento sociale, dall&#8217;individualismo, dalla paura. Mentre le conquiste e le idee della generazione ribelle lasciavano spazio al peggio, e tanti di quei genitori utopisti si ritrovavano imbrigliati o conniventi &#8211; o semplicemente la vita ci metteva davanti ai suoi drammi -, a noi \u00e8 rimasto l&#8217;anelito alla felicit\u00e0, ma sciolto dalla forza morale. Sciolto cio\u00e8 dalla consapevolezza che in certi momenti si pu\u00f2 e si deve resistere alla marea, e che quella felicit\u00e0 pu\u00f2 realizzarsi solo se ci si impegna in un&#8217;azione collettiva.<br \/>\nAlcuni a quell&#8217;ondata sono rimasti sotto. Altri hanno galleggiato come potevano, incapaci di trovare il coraggio per stare fuori dal gregge (il coraggio che, nel romanzo della Byatt, il vecchio fabiano vorrebbe invano trovasse uno dei suoi figli per sottrarsi al ricatto morale dell&#8217;arruolamento). Altri ancora, con difficolt\u00e0, come Hedda Wellwood, sono riusciti a tenere all&#8217;asciutto una scintilla di rabbia e di speranza, ancora utile per incendiare la prateria.<\/p>\n<p>Ecco, adesso s\u00ec che la recensione \u00e8 finita.<\/p>\n<p>Quello che segue \u00e8 invece un florilegio storico tratto dal romanzo. Un assaggio di come e a che prezzo le &#8220;rispettabili&#8221; gentildonne britanniche hanno ottenuto, tra le prime in Europa, i diritti universali.<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3196\" style=\"border: 0px solid black; margin-top: 2px; margin-bottom: 2px;\" title=\"MIlitante suffragista stesa dagli sbirri\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/suffragettes1.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"220\" \/>\u00abNel 1906, quando si seppe che nel discorso del re non si faceva cenno al suffragio femminile, la Wspu [Women Social and Political Union] aveva tentato di manifestare dentro il Parlamento. Cento donne avevano invaso la Camera dei Comuni e lottato, con ombrelli e stivali, per entrare nell&#8217;aula. Vennero respinte dalla polizia &#8211; con notevole rudezza &#8211; e trascinate via, scarmigliate, lasciando sul terreno spille, forcine e cappellini. Dieci donne furono arrestate, e rifiutarono di pagare una multa. Vennero portate in carcere. Quando uscirono, furono festeggiate dalle altre donne. Hedda ne fu intensamente commossa. Ecco qualcosa che <em>contava<\/em>, una lotta, una causa, un modo di fare di se stessa un dardo guizzante e determinato.\u00bb [pag. 544]<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3178\" style=\"margin: 1px 2px;\" title=\"Emmeline Pankhurst degli sbirri\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/emmeline_pankhurst_2501.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"233\" \/>\u00abNel novembre 1911 Lloyd George annunci\u00f2 sciaguratamente di aver silurato il Conciliation Bill, che avrebbe riconosciuto il diritto di voto a un limitato numero di donne. Ci sarebbe stata invece la riforma del suffragio maschile. Per le donne, tanto le suffragette estremiste quanto le pacate e ragionevoli suffragiste, fu un&#8217;atroce delusione.<br \/>\nIn febbraio, Emmeline Pankhurst dichiar\u00f2: &#8216;La vetrina rotta \u00e8 l&#8217;argomento pi\u00f9 efficace in politica&#8217;. Le donne avevano sconvolto la vita quotidiana della nazione, con astuzia e cattiveria crescenti. Le parole &#8216;voto alle donne&#8217; vennero marchiate a fuoco sull&#8217;erba dei campi da golf e tracciate con rossetto scarlatto sulla carta assorbente del primo ministro. Rispettabili signore vestite di nero, sotto rispettabili cappelli neri, estraevano dalle loro grandi borse, pratiche e rispettabili, martelli da carpentiere e grosse pietre e percorrevano con decisione le grandi vie commerciali della citt\u00e0, mandando metodicamente in frantumi le vetrine dei negozi. Christabel Pankhurst, nei suoi vari travestimenti, cappello di paglia rosa, occhiali da sole azzurri, sfugg\u00ec ai cento detective che davano la caccia alla &#8216;dannata, elusiva Christabel&#8217;.\u00bb [pag. 631]<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3193 alignright\" style=\"margin: 1px 2px;\" title=\"Militante suffragista arrestata\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/suffragettes-being-arrested-near-buckingham-palace.jpg\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"251\" \/>\u00abSi scambiavano telegrammi in codice. &#8216;Lanugine, piume, cera, violette di catrame, polvere di papaveri&#8217;. Compravano e nascondevano fusti di paraffina e di benzina. Mettevano pepe di Caienna e piombo fuso nelle cassette delle lettere. Mentre il 1913 diventava 1914 si fecero pi\u00f9 audaci e violente. Nei primi sette mesi di quell&#8217;anno furono messi a fuoco centosette edifici. Bruciavano i castelli in Scozia e attentavano al solido patrimonio culturale britannico. Nel 1913 lacerarono dipinti di valore a Manchester e distrussero la serra di orchidee nei Kew Gardens. Fecero esplodere la nuova casa di Lloyd George a Walton-on-the-Hill. Tagliavano cavi del telefono e infilavano pietre negli scambi ferroviari, per far deragliare i treni. Erano ogni giorno meno rispettose: vennero bruciate antiche chiese, mutilate bibbie medievali, bruci\u00f2 la Carnagie Library di Birmingham. Come gli anarchici prima di loro, misero una bomba nell&#8217;abbazia di Westminster e inondarono d&#8217;acqua il grande organo della maestosa Albert Hall. Venivano picchiate, minacciate, umiliate dalla polizia e da folle inferocite. Colpite al seno e tirate per i capelli. Loro interrompevano il re e il primo ministro con arringhe decise e con l&#8217;inno delle suffragette, cantato sull&#8217;aria della <em>Marsigliese<\/em> [\u2026]<br \/>\nSi raccontava di brutalit\u00e0 in cella, di alimentazione forzata che di fatto era una tortura &#8211; morsi di legno tra i denti, o ganasce metalliche che li spaccavano, il terribile tubo infilato a forza, mentre i carcerieri tenevano la donna che resisteva per le orecchie, il seno, i capelli, le mani e i piedi. E il tubo serpeggiante poteva mancare l&#8217;obiettivo, penetrare in un polmone, forare budella &#8211; tutto ci\u00f2 era risaputo, e raccontato, storie di donne eroiche che entravano in prigione dimostrando quarant&#8217;anni, e ne uscivano dimostrandone settanta. Sylvia Pankhurst aveva rifiutato di mangiare e di bere, ed era stata colpita con getti d&#8217;acqua e nutrita con l&#8217;immondo tubo. Si era messa a camminare. Giorno e notte, giorno e notte. I suoi occhi, aveva saputo Hedda, si erano completamente velati di sangue. Le gambe si erano gonfiate come cuscini. La notte, sognando quella figura macilenta con gli occhi rossi, sognando il suo ininterrotto su e gi\u00f9, su e gi\u00f9, Hedda si svegliava madida di sudore.\u00bb [pag. 638-639]<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abI fabiani e gli scienziati sociali, gli scrittori e gli insegnanti videro, in modo diverso dalle generazioni precedenti, che i bambini erano persone, con identit\u00e0, desideri e intelligenze. Videro che non erano n\u00e9 bambole, n\u00e9 giocattoli, n\u00e9 adulti in miniatura. 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