{"id":31351,"date":"2017-11-15T11:15:01","date_gmt":"2017-11-15T10:15:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=31351"},"modified":"2020-01-13T07:01:46","modified_gmt":"2020-01-13T06:01:46","slug":"predappio-toxic-waste-blues-3-di-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/11\/predappio-toxic-waste-blues-3-di-3\/","title":{"rendered":"#Predappio Toxic Waste Blues. Terza e ultima puntata"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_32115\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32115\" class=\"wp-image-32115 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/installazione_morfica.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"592\" \/><p id=\"caption-attachment-32115\" class=\"wp-caption-text\">Dettaglio dalle tavole del progetto museografico per l&#8217;ex-Casa del Fascio di Predappio: l&#8217;\u00abinstallazione morfica\u00bb.<\/p><\/div>\n<p><b>Note su Predappio, il progetto di museo nell\u2019ex-Casa del Fascio, i monumenti, la violenza neofascista, la Legge Fiano e altro<\/b><\/p>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p>[Se non hai letto le prime due puntate, sono qui:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/10\/predappio-toxic-waste-blues-1-di-3\/\"><strong>1<\/strong><\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/11\/predappio-toxic-waste-blues-2-di-3\/\"><strong>2<\/strong><\/a>]<\/p>\n<p><strong>INDICE DELLA TERZA PUNTATA<\/strong><\/p>\n<h5><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/11\/predappio-toxic-waste-blues-3-di-3\/#antifa\">6. Il metodo e il (de)merito<\/a><br \/>\n<\/strong><strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/11\/predappio-toxic-waste-blues-3-di-3\/#submacchina\">7. Generatore automatico di clich\u00e9s \u00abpost-antifascisti\u00bb<\/a><br \/>\n<\/strong><\/h5>\n<ul>\n<li><strong>7a. Genesi della submacchina<\/strong><\/li>\n<li><strong>7b. \u00abIl fascismo \u00e8 finito settant&#8217;anni fa\u00bb<\/strong><\/li>\n<li><strong>7c. \u00abTroppo a lungo si \u00e8 taciuto di&#8230;\u00bb<\/strong><\/li>\n<li><strong>7d. \u00abIl fascismo ha fatto anche cose buone\u00bb<\/strong><\/li>\n<li><strong>&#8211; Le politiche sociali<\/strong><\/li>\n<li><strong>&#8211; \u00abNon c&#8217;era criminalit\u00e0\u00bb<\/strong><\/li>\n<li><strong>&#8211; \u00abLe cose funzionavano\u00bb<\/strong><\/li>\n<li><strong>&#8211; La bonifica dell&#8217;Agro Pontino<\/strong><\/li>\n<li><strong>&#8211; Guarda che bella la Casa del Fascio<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/11\/predappio-toxic-waste-blues-3-di-3\/#monumenti\"><strong>8. Architettura e monumenti del regime: un dibattito falsato<\/strong><\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/11\/predappio-toxic-waste-blues-3-di-3\/#progetto\"><strong><br \/>\n9. Un progetto museografico ambiguo e sciatto<\/strong><\/a><\/h5>\n<ul>\n<li><strong>9a. L&#8217;importanza di tenere il culo in strada<\/strong><\/li>\n<li><strong>9b. Il mostro della lacuna nera<\/strong><\/li>\n<li><strong>9c. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa che non c&#8217;entra \u00e8 la Germania<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p><!--more--><a name=\"antifa\"><\/a><\/p>\n<h5><strong style=\"font-size: 1.25em;\">6. Il metodo e il (de)merito<\/strong><\/h5>\n<p>\u00c8 orribile doversi occupare dei fascisti, di chi li sdogana, di chi li corteggia, di chi ci beve lo spritz assieme. Si vivrebbe meglio, senza tutti costoro, senza doverne scrivere. Negli anni scorsi, in effetti, molti hanno proposto di ignorarli: <em>non ragioniam di lor ma guarda e passa<\/em>, \u00abnon abbassiamoci al loro livello\u00bb, \u00abse li contesti gli fai pubblicit\u00e0\u00bb ecc.<em>\u00a0<\/em>Una fallacia logica dietro l&#8217;altra, per una linea di condotta nefasta.<\/p>\n<p>\u00abNon mi abbasso al loro livello\u00bb. Come i bimbi che si coprono gli occhi e credono che, cos\u00ec facendo, il mondo intorno scompaia. Mentre\u00a0<em>non si ragionava di lor<\/em>, i fascisti suonavano il piffero e si tiravano dietro <a href=\"https:\/\/www.minimumfax.com\/shop\/product\/la-gente-2026\">la gente<\/a>. Lasciando fare i fascisti\u00a0<em>\u2014<\/em>\u00a0o addirittura isolando chi li contrastava, magari ripetendo, senza capirla minimamente, <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/wu-ming-1\/2015\/10\/29\/pasolini-polizia-anniversario-morte\">una frase di Pasolini\u00a0sul \u00abfascismo degli antifascisti\u00bb<\/a>\u00a0<em>\u2014<\/em> si \u00e8 permesso loro di allargarsi e conquistare spazi.<\/p>\n<div id=\"attachment_31732\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31732\" class=\"size-full wp-image-31732\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/formigli.jpg\" alt=\"Anfitrione e ospite di neofascisti\" width=\"200\" height=\"129\" \/><p id=\"caption-attachment-31732\" class=\"wp-caption-text\">Anfitrione.<\/p><\/div>\n<p>Quanto alla \u00abpubblicit\u00e0\u00bb, non gliel&#8217;hanno fatta i contestatori. Al contrario, contestando i fascisti si \u00e8 spesso riusciti a privarli di agibilit\u00e0, tribune e riflettori, a far saltare iniziative, anche a spingerli verso grottesche\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2017\/09\/14\/multimedia\/italia\/cronache\/militante-casapound-ne-colpisce-un-altro-per-errore-17tmdxWa1mpfPtChjeCSGJ\/pagina.html\">figure di merda.<\/a>\u00a0Visibilit\u00e0 pure quella, certo, ma non quella che si erano auspicati.<\/p>\n<p>No, a far loro pubblicit\u00e0, ad amplificarne i messaggi a dismisura, a renderli <em>glamorous<\/em> \u00e8 stata la televisione, sono stati i talk show. Quelli di tutte le reti, ma soprattutto quelli de La 7, che negli ultimi anni \u00e8 diventata un bivacco di manipoli. Bivacco diurno e serale, ospitale e confortevole. A stendere il tappeto sono stati i conduttori criptofascisti, ma anche quelli \u00abdemocratici\u00bb, che hanno accolto nei loro salotti duci e ducetti dell&#8217;ultradestra, capicenturia del razzismo \u00abcivico\u00bb organizzato,\u00a0<em>f\u00fchrer<\/em> del fascioleghismo, &#8220;dialogando&#8221; con loro, e mentre &#8220;dialogavano&#8221;, ogni loro gesto, ogni mossetta, ogni espressione diceva: \u00ab<em>Ammiratemi, guardate come sono aperto e liberale, guardate fin dove mi spingo nel confronto democratico<\/em>\u00bb, e al tempo stesso: \u00ab<em>Non cambiate canale, guardate che razza di freak vi sto mostrando, tra poco dir\u00e0 qualcosa di oltraggioso, s&#8217;alzer\u00e0 un polverone, stasera faccio uno share della madonna, per commentare usate il solito hashtag<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Ma col tempo i freak sembrano sempre pi\u00f9 \u00abnormali\u00bb, e i polveroni non s&#8217;alzano pi\u00f9 ma <em>gravano<\/em> sui discorsi e non vanno via, sono perenni, come cappe di smog. Ospitare fascisti diviene consueto, la loro presenza si adagia nella sfera dell&#8217;ordinario e cos\u00ec anche i loro discorsi sono potenzialmente accettabili. Ovvero: criticabili, ma legittimi.<\/p>\n<div id=\"attachment_32058\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32058\" class=\"wp-image-32058\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/20100921231855Amerigo_Dumini.jpg\" alt=\"Amerigo Dumini\" width=\"150\" height=\"209\" \/><p id=\"caption-attachment-32058\" class=\"wp-caption-text\">Dumini, il capo della squadraccia che uccise Giacomo Matteotti.<\/p><\/div>\n<p>E no, questo lugubre spettacolo non pu\u00f2 difendersi invocando il \u00abdiritto di cronaca\u00bb, o l&#8217;\u00abinchiesta\u00bb.\u00a0Se fossero esistiti i talk-show nei giorni del delitto Matteotti, avrebbero invitato Dumini e diviso gli ospiti tra pro e &#8220;contro&#8221; l&#8217;omicidio. Non \u00e8 \u00abdiritto di cronaca\u00bb, non \u00e8 giornalismo, \u00e8 (<em>absit iniuria<\/em>) teatro. E, da che mondo \u00e8 mondo, quando a teatro lo spettacolo fa schifo, si lanciano i pomodori. O peggio.<\/p>\n<p>Intanto, fuori da quei salotti, i camerati aggrediscono, accoltellano, talvolta uccidono. <a href=\"http:\/\/www.ecn.org\/antifa\/article\/357\/AZIONI%20FASCISTE\">Centinaia di aggressioni negli ultimi anni<\/a>, e sono solo quelle denunciate, quelle che hanno meritato perlomeno un trafiletto, un titolo di giornale locale. Storie che nei talk-show non ci arrivano, e se arrivano, passano fugacemente, in un &#8220;servizio&#8221;, poi si d\u00e0 di nuovo la parola al ducetto di turno, assiso in studio, per consentirgli di svicolare, cambiare argomento, imporre la sua agenda.<\/p>\n<p>Non contrastare i fascisti; lasciarli parlare; citare una frase di Voltaire che Voltaire non ha mai scritto&#8230; Una linea non solo nefasta, ma gretta, perch\u00e9 da privilegiati, da <em>inabili alla solidariet\u00e0<\/em>: molte persone, infatti, non possono permettersi di \u00abignorare\u00bb il fascismo, perch\u00e9 <em>\u00e8 il fascismo a<\/em>\u00a0<em>non ignorarle<\/em>, le va a cercare, le colpisce.\u00a0Soprattutto <em>loro<\/em> vivrebbero meglio, senza i fascisti e i loro reggimoccolo.<\/p>\n<p>\u00c8 orribile, \u00e8 schifoso doversi occupare dei fascisti. Non conosco nessuno che lo faccia volentieri.\u00a0Se non ci fossero i fascisti, avremmo pi\u00f9 tempo, pi\u00f9 concentrazione per affrontare altre urgenze. Urgenze enormi, mondiali: lo sconvolgimento climatico gi\u00e0 in corso, le siccit\u00e0 e carestie, la crisi idrica globale, l&#8217;esaurimento delle risorse, la devastazione del territorio, le guerre e gli esodi che tutto questo provocher\u00e0&#8230; Tutti disastri causati dal capitalismo, il modo di produzione pi\u00f9 cieco, predatorio e di corto respiro che sia mai esistito sul pianeta.<\/p>\n<p>Ma&#8230; \u00e8 proprio questo il punto! Il fascismo \u00e8 un dispositivo che fabbrica a ciclo continuo falsi problemi\u00a0<em>\u2014<\/em> e false soluzioni a quei problemi, quindi false al quadrato. Il fascismo \u00e8 una \u00abmacchina mitologica\u00bb che produce bufale diversive, descrive nemici fittizi, addita capri espiatori. Il fascismo intercetta pulsioni ed energie\u00a0<em>\u2014<\/em>\u00a0malcontento, voglia di gridare, di ribellarsi, di organizzarsi, di fare cose insieme\u00a0<em>\u2014<\/em> e le incanala in conflitti surrogati, sperperandole, dissipandole. Cos&#8217;altro sono le barricate contro l&#8217;arrivo in paese di profughi (spesso minorenni), cos&#8217;altro sono le mobilitazioni contro la \u00abteoria del gender\u00bb, il \u00abPiano Kalergi\u00bb, \u00able ONG\u00bb, lo <em>ius soli<\/em> che avvier\u00e0 la \u00absostituzione etnica\u00bb, i \u00ab35 euro al giorno agli immigrati\u00bb? Cos&#8217;altro sono i demenziali complottismi su Soros (l&#8217;ebreo!) che paga tutto e tutti, cos&#8217;\u00e8 tutto questo, se non anticapitalismo deviato e <em>aberrato<\/em>?<\/p>\n<p>Sempre attuale la massima di <strong>August Bebel<\/strong>: \u00abL&#8217;antisemitismo \u00e8 il socialismo degli imbecilli\u00bb. Il razzismo \u00e8 l&#8217;anticapitalismo di chi \u00e8 reso imbecille dalla macchina mitologica fascista.<\/p>\n<p>Il fascismo propaganda una\u00a0<em>falsa rivoluzione<\/em>: blatera di \u00abmondialismo\u00bb, di \u00abpoteri forti\u00bb, di \u00abplutocrazie\u00bb, di oscuri complotti \u00abl\u00e0 in alto\u00bb, ma\u00a0<em>\u2014<\/em> guardacaso\u00a0<em>\u2014<\/em> colpisce sempre <em>in basso<\/em>. Se la prende coi deboli, coi marginali, coi pi\u00f9 sfruttati e ricattabili, con le minoranze, i &#8220;disturbanti&#8221;, gli incollocabili, perch\u00e9 la sua &#8220;rivoluzione&#8221; \u00e8 un mascheramento della guerra tra poveri: guerra dei poveri contro i pi\u00f9 poveri, dei penultimi contro gli ultimi, del ceto medio pavido d&#8217;impoverirsi contro il ceto medio gi\u00e0 impoverito, e del ceto medio impoverito contro la <em>working class\u00a0\u00a0\u2014\u00a0<\/em>che \u00e8 sempre pi\u00f9 multietnica e meticcia, quindi a maggior ragione!<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/padroni-del-vapore-libro-generic-contributors\/e\/9788879531016?gclid=Cj0KCQiAuZXQBRDKARIsAMwpUeQHF-3W37h2Ex4UYFqwghNLNIRMPHJ2VwcIt4YPverkTGsdNN_1KWIaAobdEALw_wcB\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/padronivapore.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"301\" \/><\/a>Il fascismo chiama a una guerra vicaria che impedisca di combattere quella vera, la guerra dal basso verso l&#8217;alto. Era cos\u00ec nel 1919, \u00e8 cos\u00ec adesso e sar\u00e0 cos\u00ec nel 2019, perch\u00e9 il fascismo serve a quello, da sempre, il sistema capitalistico lo ha generato ad hoc. Il fascismo fu fondato (anche) da ex-rivoluzionari che seppero usare il linguaggio della rivoluzione per fare la controrivoluzione. La stessa parola \u00abfascio\u00bb fu rubata al movimento operaio.<\/p>\n<p>Riempiendosi la bocca di &#8220;rivoluzione&#8221;, i fascisti distrussero ogni organizzazione rivoluzionaria, uccidendone i membri o costringendoli all&#8217;esilio, facendo piazza pulita per conto dei poteri costituiti. Parlando del \u00abpopolo lavoratore\u00bb e ostentando pose &#8220;antiborghesi&#8221;, si fecero pagare dalla grande borghesia per colpire, sovente uccidere, i rappresentanti dei lavoratori. Cialtroni in ogni fibra del loro essere, continuarono a baloccarsi con vuoti proclami &#8220;anticapitalistici&#8221; anche molto dopo la presa del potere, a regime consolidato, quando il fascismo era ormai la <em>forma politica<\/em> del capitalismo italiano e il braccio politico di Confindustria. Lo ha raccontato nel modo migliore non un marxista, ma un liberale, <a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/1121\/ernesto-rossi\"><strong>Ernesto Rossi<\/strong><\/a>, nel suo classico <em>I padroni del vapore. La collaborazione fascismo-Confindustria durante il ventennio<\/em> (1955, ripubblicato da Kaos nel 2001).<\/p>\n<p>Il fascismo \u00e8 un <em>fascio<\/em> di false soluzioni a problemi veri falsificati. False soluzioni che retroagiscono sui problemi veri, aggravandoli.<br \/>\n\u00c8 necessario capire come funziona la macchina mitologica fascista, sfatando gli equivoci che la circondano e smontando le narrazioni tossiche che produce. Bisogna imparare a contrastarla sempre meglio, per impedire o almeno rendere pi\u00f9 difficile la cattura di energie conflittuali e il loro dirottamento su lotte surrogate, lotte che separano il \u00abnoi\u00bb dal \u00abloro\u00bb in modi truffaldini e malati, lotte che dividono chi dovrebbe invece unirsi, che fanno perdere tempo prezioso.<\/p>\n<p>Per quanto sia controintuitivo, non ci si pu\u00f2 occupare al meglio di cambiamento climatico, o di lotta alle grandi opere inutili, o di lotte nel mondo del lavoro, se non ci si occupa <em>anche<\/em> del fascismo.\u00a0Contrastare il fascismo non \u00e8 occuparsi di un diversivo, ma della macchina che produce i diversivi, per distruggerla.<br \/>\nNon pu\u00f2 esserci anticapitalismo senza antifascismo.<\/p>\n<p>La <em>querelle<\/em> su Predappio e l&#8217;eventuale museo del fascismo, con tutto il <em>demerito<\/em> dell&#8217;operazione e i demeriti dei suoi propagandisti, ha il <em>merito<\/em> di offrirci una sintesi di quasi tutti i clich\u00e9s e gli elementi <em>narratossici<\/em> prodotti dalla macchina mitologica. \u00c8 un utilissimo &#8220;studio di caso&#8221;. Analizzandolo, si vede come le fallacie logiche, le apor\u00ece, i paralogismi tipici del discorso fascista influenzino anche i discorsi di chi fascista non \u00e8, ma\u00a0<em>\u2014 <\/em>ed \u00e8 il minimo che si possa dire <em>\u2014<\/em>\u00a0ha tenuto la guardia bassa nei confronti del \u00abpost-antifascismo\u00bb.<\/p>\n<p>Il museo del fascismo di Predappio, prima ancora di esistere, \u00e8 gi\u00e0 a suo buon diritto una submacchina mitologica. Che genere di submacchina? Beh, \u00e8 un&#8230;<\/p>\n<h4><strong>7. Generatore automatico di clich\u00e9s \u00abpost-antifascisti\u00bb<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_31851\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.politika.io\/en\/notice\/the-memory-of-fascism-beyond-predappio\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31851\" class=\"wp-image-31851\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/frassineti-col-plastico.jpeg\" alt=\"Predappio bene comune\" width=\"250\" height=\"165\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31851\" class=\"wp-caption-text\">\u00abPersonally, I find it is significant that the Predappio question has in a way inverted the order of the issues to be addressed, by forcing us to discuss the location of the museum before even discussing the reasons for establishing such a museum [&#8230;]\u00bb <strong>Giulia Albanese<\/strong>, <em>The Memory of Fascism Beyond Predappio<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><a name=\"submacchina\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>7a. Genesi della submacchina<\/strong><\/h5>\n<p>Al principio, anche qui, si \u00e8 sostituito un problema con un falso problema. Che non sarebbe stato falso in assoluto, ma era un problema locale, da affrontare\u00a0<em>in subordine<\/em>, non per primo. Mettendolo in cima alla lista delle priorit\u00e0, lo si \u00e8 reso un falso problema.<\/p>\n<p>Il problema del neofascismo, del quale la situazione a Predappio \u00e8 un epifenomeno, \u00e8 stato sostituito dal problema minore del che fare <em>a<\/em> <em>Predappio<\/em> e <em>per i predappiesi<\/em>.<\/p>\n<p>Un dilemma che \u00e8 principalmente di Frassineti e dei suoi elettori\u00a0<em>\u2014<\/em>\u00a0\u00abcome smarcarci dai commerci neri senza perdere i soldi che fanno arrivare in paese?\u00bb\u00a0<em>\u2014<\/em>\u00a0\u00e8 stato presentato come un&#8217;urgenza\u00a0<em>di tutti noi<\/em>,\u00a0da affrontare al pi\u00f9 presto con pubbliche iniezioni di milioni di euro.<\/p>\n<p>In certe perorazioni, il focus si \u00e8 ulteriormente ristretto. Ad esempio, si \u00e8 giustificato lo stanziamento di quei milioni citando le esigenze di imprecisati \u00abstorici romagnoli\u00bb. Nel <a href=\"https:\/\/dph.hypotheses.org\/906\">cantare <em>a priori<\/em> le lodi del progetto<\/a> in quanto grande occasione per la <em>public history<\/em> italiana, lo storico <strong>Serge Noiret\u00a0<\/strong>ha scritto:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abParlando con molti amici storici romagnoli, si capisce quanto sia\u00a0importante\u00a0per loro\u00a0fare in modo di potere contribuire in prima persona e sul loro territorio a mantenere viva la conoscenza del passato traumatico del fascismo.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Un puntello alquanto debole, per una supposta emergenza di portata nazionale e dimensione epocale. E debole due volte, perch\u00e9 svariati storici romagnoli,\u00a0col passare del tempo, hanno maturato una sincera avversit\u00e0 al progetto.<\/p>\n<div id=\"attachment_31853\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31853\" class=\"wp-image-31853 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/noiret.jpg\" alt=\"Serge Noiret\" width=\"150\" height=\"169\" \/><p id=\"caption-attachment-31853\" class=\"wp-caption-text\">Serge Noiret<\/p><\/div>\n<p>Ma, in effetti, forse sono <em>altri<\/em> storici, non gli amici di Noiret, quelli dell&#8217;Istituto storico della Resistenza e dell\u2019Et\u00e0 contemporanea di Forl\u00ec-Cesena che pochi giorni fa hanno diffuso\u00a0<a href=\"http:\/\/istorecofc.it\/comunicato-stampa-museo-di-predappio-un-progetto-elaborato-senza-la-partecipazione-del-territorio-11-novembre-2017\">un certo comunicato<\/a>; un testo che, per nettezza e asperit\u00e0 di giudizio nei confronti anche dell&#8217;Istituto Parri di Bologna, ha pochi precedenti nel network ex-INSMLI. Il comunicato \u00e8 firmato anche da Fondazione Lewin, Associazione Mazziniana Italiana, ANPI Forl\u00ec-Cesena, CGIL Forl\u00ec, Associazione Luciano Lama e Unione degli Universitari. Ne cito alcuni estratti, sottolineature mie:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[&#8230;] Sono stati nominati un comitato scientifico e un gruppo di lavoro, dove non hanno voce, in nessun modo, le realt\u00e0 associative, culturali e sociali, del territorio forlivese e romagnolo [&#8230;]<br \/>\nRileviamo che l\u2019intera operazione \u00e8 stata <u>portata avanti con una impronta dirigista da un pugno di persone<\/u>, senza che si aprisse un confronto costruttivo con il territorio, sull\u2019impostazione e i contenuti del \u201cmuseo\u201d e sul contesto, particolarmente delicato, in cui esso sorger\u00e0.<br \/>\nPochi giorni fa, il 28 ottobre, circa 2.000 fascisti, la maggior parte in camicia nera, hanno sfilato per Predappio, riempiendo poi tutti i ristoranti della vallata. Appare grave <u>la noncuranza con cui amministratori e progettisti continuano ad affrontare il problema del contesto in cui il \u201cmuseo\u201d nascer\u00e0<\/u>.<br \/>\nIn queste condizioni, il progetto di Centro di documentazione, anzich\u00e9 essere una risorsa per lo sviluppo culturale e sociale del Forlivese e della Romagna, una opportunit\u00e0 di crescita per studenti e ricercatori italiani e stranieri, rischia di essere <u>un clamoroso autogoal servito su un piatto d\u2019argento a un turismo di nostalgici e di \u201ccuriosi\u201d<\/u>.<br \/>\nLe realt\u00e0 associative e culturali firmatarie di questo comunicato avrebbero potuto e voluto dare suggerimenti e indicazioni, porre in evidenza <u>criticit\u00e0 e contraddizioni<\/u>, se ci fosse stato un confronto democratico e plurale. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato, e non abbiamo quindi intenzione di sostenere, o avallare con il silenzio, <u>una condotta che non ci convince e che troviamo pericolosa<\/u>.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Male impostata sin dall&#8217;inizio, la faccenda non poteva che ingarbugliarsi. A una martellante campagna mediatica incentrata sul personaggio Frassineti \u00absolo contro tutti\u00bb\u00a0\u2014 quando semmai \u00e8\u00a0<em>male accompagnato contro molti<\/em>\u00a0\u2014 non poteva che corrispondere un metodo opaco e verticistico.<br \/>\nNel mentre, i portentosi sfondoni che punteggiavano la propaganda pro museo hanno dato adito a ogni sorta di fraintendimento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31872\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/buick8.jpg\" alt=\"Buick 8, di Stephen King\" width=\"180\" height=\"272\" \/>Scusatemi se ricorro ad allegorie, ma sono uno scrittore: il vortice di discorsi, espedienti, benaltrismi, svicolamenti, tatticismi, aspettative esagerate, intrecci di secondi e terzi fini, ragionamenti fallati intorno al progetto forma quella che\u00a0<em>\u2014 <\/em>ispirandomi a <strong>Furio Jesi<\/strong>\u00a0<em>\u2014<\/em> chiamo una \u00absubmacchina mitologica\u00bb, un dispositivo retorico che dipende dal funzionamento della macchina mitologica fascista, e opera sputando a getto continuo clich\u00e9s post-antifascisti.<\/p>\n<p>[Il mio amico Tuco l&#8217;ha paragonata alla Buick 8 dell&#8217;omonimo romanzo di <strong>Stephen King<\/strong>. Ci sta. Facciamo che la submacchina \u00e8 l&#8217;automobile di Bennywise, lo <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/bennywise.jpg\"><em>spirito del luogo<\/em><\/a>.]<\/p>\n<p>Alla base del dibattito sul museo ritroviamo, espressi direttamente o con perifrasi, i *tre <em>sintagmi tossici<\/em>*<em>\u00a0<\/em>imprescindibili se si vuole attivare il frame post-antifascista.<\/p>\n<p>Il primo, che ho gi\u00e0 esposto in quanto preconcetto e fornendo alcuni esempi, \u00e8&#8230;<\/p>\n<h5><strong>7b. \u00abIl fascismo \u00e8 finito settant&#8217;anni fa.\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>La retorica del \u00ab<em>current year<\/em>\u00bb e del \u00abpassato che non torna\u00bb si esprime in forme pi\u00f9 o meno dirette, anche sfumate,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.unacitta.it\/newsite\/intervista_stampa.asp?rifpag=indexcosedadiscutere&amp;id=2498&amp;anno=2016\">come quando <strong>Giovanni Gozzini<\/strong> dice<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abI ragazzi di oggi hanno viaggiato molto pi\u00f9 di noi, sono abituati a non conoscere le frontiere, quindi per loro istintivamente ogni chiusura nazionalistica \u00e8 qualcosa di innaturale.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8, come minimo, una generalizzazione indebita: non tutti i ragazzi viaggiano \u00abpi\u00f9 di noi\u00bb (noi chi?); molti fanno un solo viaggio, quello con cui emigrano per andare a fare un lavoro forse di merda, ma sempre meglio della mancanza di prospettive in cui sono costretti a crogiolarsi qui; altri non viaggiano affatto; ma soprattutto, non tutti sono immuni al nazionalismo, prova ne sia che il corpo militante dei neofascismi \u00e8 composto principalmente da giovani.<\/p>\n<p>Talvolta si nota, nelle perorazioni, una certa consapevolezza che questa del \u00absiamo ormai vaccinati\u00bb \u00e8 un&#8217;argomentazione fragile e, direbbe Benjamin, antifilosofica. Tuttavia, i peroranti non possono fare a meno di riproporla: \u00e8 una delle premesse di tutto il discorso e del progetto di museo. Si adotta allora il compromesso di inserire nelle frasi &#8220;paletti&#8221;, precisazioni e buffe&#8230; &#8220;clausole di sicurezza&#8221;, che in realt\u00e0 sono pleonasmi. Come quando, nella <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/2.PROGETTO MUSEOGRAFICO-RELAZIONE.pdf\">relazione sul progetto<\/a>, il fascismo \u00e8 definito (occhio all&#8217;inciso):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abfenomeno che ha segnato profondamente e drammaticamente, come peraltro il comunismo, l&#8217;intera storia del XX secolo, ma che si \u00e8 concluso e che \u2014 come tale\u00a0\u2014 non pu\u00f2 pi\u00f9 tornare.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 del tutto ovvio che il fascismo non possa tornare \u00abcome tale\u00bb. Chi ha mai lanciato l&#8217;allarme su un possibile ritorno al potere del duce resuscitato, del PNF e dei militi col fez? Perch\u00e9 si possa parlare di fascismo e fascisti serve per forza rivedere nelle piazze i Figli della lupa e nelle edicole\u00a0<em>Il Popolo d&#8217;Italia<\/em>?<br \/>\nDi recente, la giornalista del <em>Guardian<\/em> <strong>Rachel Shabi<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/video\/2016\/12\/22\/riconoscere-il-fascismo\">ha proposto il quesito<\/a>: \u00abSe il fascismo arrivasse domani, lo riconosceremmo?\u00bb<br \/>\nSe ce lo aspettiamo con le braghe alla zuava, probabilmente no.<\/p>\n<p>E ora il secondo sintagma tossico, cio\u00e8&#8230;<\/p>\n<h5><strong>7c. \u00abTroppo a lungo si \u00e8 taciuto su&#8230;\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>Sulle prime, mi ha lasciato molto perplesso il bizzarro ricorso,\u00a0nelle perorazioni del museo e nella relazione sul progetto, all&#8217;espressione <em>damnatio memoriae<\/em>.<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<strong>A Predappio riapre la Casa del Fascio<\/strong><br \/>\nDomani la presentazione del museo alla casa del fascio di Predappio. Il sindaco del Pd: &#8220;No alla damnatio memoriae&#8221;\u00bb <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20171022125535\/http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/cronache\/predappio-riapre-casa-fascio-1455144.html\"><strong>*<\/strong><\/a><\/p>\n<p>\u00abSiamo a un punto di svolta col progetto e io vado avanti, non posso permettere di fare di un edificio del genere una vittima della damnatio memoriae\u00bb <strong><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/12\/22\/italia\/cronache\/arrivano-i-fondi-dellue-per-il-museo-del-fascismo-67mvbYZIT8POtTA5Q8QPzM\/pagina.html\">**<\/a><\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Mi sono chiesto: ma\u00a0<em>damnatio memoriae<\/em> in che senso?<br \/>\nNella relazione, sorprendentemente, si legge:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSi deve raccontare il totalitarismo soprattutto per sfatare la convinzione diffusa secondo la quale solo la damnatio memoriae verso un regime basato sulla violenza politica e &#8220;razziale&#8221;, sulla sopraffazione politica [&#8230;] possa non solo risarcire le vittime, ma prosciugare l&#8217;acqua nel quale potrebbe risorgere. Questa damnatio, professata per decenni come unica condizione per sollecitare una memoria vigile [&#8230;] non ha funzionato [&#8230;]\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><em>En passant<\/em>: perch\u00e9 apporre le virgolette a \u00abrazziale\u00bb? Ma passo oltre e vado al punto: che senso pu\u00f2 mai avere un simile passaggio?<\/p>\n<p><em>Damnatio memoriae<\/em> significa \u00abcondanna del ricordo\u00bb. \u00abDel ricordo\u00bb \u00e8 un complemento di specificazione oggettiva, cio\u00e8: l&#8217;oggetto della condanna \u00e8 il ricordo stesso. Divieto di ricordare.<br \/>\nNell&#8217;antica Roma, consisteva nel rimuovere ogni traccia fisica e mnemonica della vita di un personaggio pubblico, come se non fosse mai esistito. Era anche proibito pronunciarne il nome, che non veniva nemmeno tramandato ai discendenti.<\/p>\n<p>In Italia c&#8217;\u00e8 stata forse\u00a0<em>damnatio memoriae<\/em>\u00a0per Mussolini e per il fascismo? Assolutamente no. Al contrario, parlerei di <em>superfetatio memoriae<\/em>, di un&#8217;abnorme escrescenza di memorie, per quanto deteriori e distorte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31874\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/bello-figo-gu-mussolini-.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"150\" \/>Non solo il nome \u00abMussolini\u00bb \u00e8 ricordato, ma fa fischiare le orecchie ogni giorno.<br \/>\nNon solo il nome \u00abMussolini\u00bb \u00e8 stato tramandato, ma una Mussolini \u00e8 stata per anni in parlamento ed \u00e8 in tv un giorno s\u00ec e l&#8217;altro pure, mentre un&#8217;altra\u00a0Mussolini \u2014 a dispetto di <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20170713031545\/http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/cronache\/nipote-duce-chiss-se-boldrini-mi-canceller-cognome-1419510.html\">certe <em>boutades<\/em> vittimistiche<\/a> sul pericolo che le \u00abcancellino\u00bb il cognome, bum! \u2014 \u00e8 stata sindaca di un comune romagnolo e va in giro per l&#8217;Italia col sindaco di Predappio.<br \/>\nNon solo abbondano tracce e vestigia del passaggio di Mussolini in questa landa ovunque si giri lo sguardo\u00a0<em>\u2014<\/em> bassorilievi, dipinti e scritte DVX che lo celebrano\u00a0<em>\u2014<\/em> ma, fin dai primi giorni del dopoguerra, una certa cultura di massa ha lavorato a lungo per ottenere\u00a0<em>\u2014<\/em> <a href=\"http:\/\/www.mimmofranzinelli.it\/tool\/home.php?s=0,1,55,57,102\">come ha scritto lo storico <strong>Mimmo Franzinelli<\/strong><\/a> <em>\u2014<\/em> un \u00abMussolini revisionato e pronto per l&#8217;uso\u00bb.<\/p>\n<p>Proprio a Predappio, dove secondo Frassineti ci sarebbe un rischio di <em>damnatio memoriae<\/em>, si vede quella che nel mondo latino era l&#8217;esatto opposto della <em>damnatio<\/em>, cio\u00e8 l&#8217;<em>apotheosis<\/em>, la santificazione\u00a0<em>post mortem<\/em>.<\/p>\n<p>A proposito di apoteosi, <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/ruth-ben-ghiat\/2017\/10\/30\/monumenti-fascisti\">come ha ricordato di recente sul <em>New Yorker<\/em><\/a> la storica <strong>Ruth Ben Ghiat<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNel 2014 l\u2019allora presidente del consiglio <strong>Matteo Renzi<\/strong>, di centrosinistra, ha annunciato che Roma si sarebbe candidata a ospitare le Olimpiadi del 2024 al Foro italico, proprio davanti all\u2019<em>Apoteosi del fascismo<\/em>, un dipinto che nel 1944 era stato coperto dagli alleati perch\u00e9 rappresenta il duce come un semidio. Sarebbe difficile immaginare Angela Merkel in piedi davanti a un quadro di Hitler in un\u2019occasione simile.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_31868\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/apoteosi-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31868\" class=\"wp-image-31868 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/apoteosi-1.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"1005\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31868\" class=\"wp-caption-text\">Quale <em>damnatio memoriae<\/em>?<\/p><\/div>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 stata alcuna\u00a0<em>damnatio memoriae<\/em> sul fascismo.\u00a0C&#8217;\u00e8 stata semmai, e continua a esserci, una diffusa\u00a0ignoranza sulla vastit\u00e0 dei suoi crimini, sulla profondit\u00e0 del suo razzismo, sull&#8217;impunit\u00e0 di cui godettero dopo la guerra i suoi protagonisti, sulla continuit\u00e0 della presenza fascista negli apparati dello stato. Ma questo non c&#8217;entra con la <em>damnatio memoriae<\/em>, anzi, ha a che fare con la <em>retrospezione rosea<\/em>, l&#8217;edulcorazione del ricordo del fascismo.<\/p>\n<p>Ho un sospetto. Un sospetto che si rafforza leggendo, sempre nella relazione, che la <em>damnatio memoriae<\/em> sul fascismo avrebbe \u00abfinito inevitabilmente per favorire l&#8217;oblio [&#8230;]\u00bb.<br \/>\nLa\u00a0<em>damnatio memoriae<\/em> <strong>\u00e8<\/strong> l&#8217;oblio.<br \/>\nUhm&#8230;<\/p>\n<p>Forse il sindaco e gli autori della relazione scambiano il complemento di specificazione oggettiva per complemento di specificazione <em>soggettiva<\/em>. In parole povere, dicono \u00abcondanna del ricordo\u00bb come si direbbe \u00abl&#8217;amore della madre\u00bb o \u00abla luce del sole\u00bb. Il ricordo non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;oggetto della frase, ci\u00f2 che viene condannato, ma il suo soggetto: \u00e8 un ricordo che condanna, un ricordo del fascismo tutto negativo. E allora proviamo a tradurre il brano gi\u00e0 citato:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQuesto museo va fatto soprattutto per sfatare la convinzione diffusa che di un regime tirannico e violento si debba parlare solo male. Parlarne solo male non ha funzionato.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Se il senso \u00e8 questo, viene da chiedersi quando mai, in questo Paese, del fascismo si sia parlato solo male&#8230; Ma prima di seguire questo spunto, voglio prendere in esame\u00a0<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20171109145637\/http:\/\/www.iltempo.it\/cronache\/2015\/08\/23\/news\/a-predappio-non-solo-nostalgici-985817\/\">uno strano paralogismo<\/a> di Frassineti:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl fatto di avere avuto paura di parlare di Mussolini, e lo dico da uomo di sinistra, ha avuto il risultato di delegare ai commercianti la narrazione di Mussolini, con l&#8217;effetto di avere un&#8217;immagine deteriorata di Predappio.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>In Italia si \u00e8 avuto \u00abpaura di parlare di Mussolini\u00bb? No, anzi, si \u00e8 parlato e si parla di lui ossessivamente. Quindi che intende dire il sindaco di Predappio?<\/p>\n<p>Queste bizzarre esternazioni mi riportano alla mente un certo <em>corpus<\/em> giornalistico-letterario, un insieme di opere\u00a0<em>\u2014 <\/em>di spiccata impronta destrorsa<em>\u00a0\u2014 <\/em>nelle quali si denuncia una \u00abcongiura del silenzio\u00bb su eventi tragici del XX secolo di reale o pretesa importanza.<\/p>\n<p>Un caso esemplare: \u00able foibe\u00bb.<br \/>\nOgni volta che si parla del nostro confine orientale e delle vicende che lo insanguinarono, si sorvola su <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/nicoletta-bourbaki\/2017\/02\/10\/foibe#p_744305_i_6\">tutto quel che accadde dal 1915 al 1945<\/a>\u00a0<em>\u2014<\/em> la violenta spinta verso est dell&#8217;imperialismo italiano, l&#8217;annessione di territori dell&#8217;ex-Impero Austro-Ungarico, la persecuzione delle minoranze etniche incorporate nel Regno d&#8217;Italia, l&#8217;invasione nazifascista della Jugoslavia, i crimini di guerra fascisti nei Balcani\u00a0<em>\u2014<\/em>\u00a0per poi denunciare un presunto \u00ablungo silenzio\u00bb sulle foibe durato dal 1945 \u00aba oggi\u00bb (si dice \u00aboggi\u00bb ormai da vent&#8217;anni).<br \/>\n\u00abPer anni \u00e8 stato imposto il silenzio!\u00bb, si esclama, e di ci\u00f2 si incolpano la \u00absinistra\u00bb, i comunisti, Togliatti ecc.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, in Friuli-Venezia Giulia di foibe si \u00e8 sempre parlato molto, e gli archivi di giornali e periodici dimostrano che il tema \u00e8 periodicamente affiorato nel\u00a0<em>mainstream<\/em> nazionale. Di foibe si parl\u00f2 molto, ad esempio, nel 1953-1954, subito prima del ritorno di Trieste all&#8217;Italia. La stampa di destra, poi, se ne \u00e8 sempre occupata.<br \/>\nI supposti diktat del PCI<em>\u00a0<\/em>sono fantasticherie.\u00a0Nel 1948 Togliatti ruppe ogni rapporto con la Jugoslavia di Tito\u00a0<em>\u2014<\/em> definito tout court \u00abfascista\u00bb\u00a0<em>\u2014<\/em> e non aveva particolare interesse a difendere i \u00abtitini\u00bb.<br \/>\nNo, se l&#8217;argomento rimase a lungo confinato all&#8217;estremo Nordest e ai media di una sola corrente politico-culturale, fu per ragioni diverse, anzi, opposte. Come\u00a0spiega\u00a0<strong>Federico Tenca Montini <\/strong>nel suo <a href=\"http:\/\/shop.kappavu.it\/prodotto\/fenomenologia-di-un-martirologio-mediatico\/\"><em>Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi<\/em><\/a>\u00a0(KappaVu, 2014),<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[&#8230;] le foibe non poterono entrare a buon diritto nell&#8217;autobiografia della nazione perch\u00e9 troppo legate ai crimini di quel fascismo che la nuova stagione politica voleva dimenticare a tutti i costi, e se anche l&#8217;Italia avesse deciso di agitarne comunque il vessillo, la Jugoslavia avrebbe reagito semplicemente rispolverando la lista dei criminali fascisti richiesti ma mai estradati.<br \/>\nConsiderazioni di questo genere sono da preferirsi alla tesi, ultimamente alla moda, dell&#8217;inopportunit\u00e0 di sollevare l&#8217;argomento per il disturbo che questo avrebbe arrecato al PCI [&#8230;] il monopolio del silenzio \u00e8 stato piuttosto gestito dalla DC per la quale mettere in difficolt\u00e0 una Jugoslavia sostenuta dal blocco occidentale avrebbe significato contrariare gli Stati Uniti.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Mentre l&#8217;establishment preferiva non svegliare il can che dormiva, delle foibe si occupavano, toh!, storici di sinistra. Lo ha ricordato\u00a0<strong>Maurizio Fogar<\/strong>, figlio del grande storico triestino <strong>Galliano Fogar<\/strong> (1921 &#8211; 2011), nel suo <a href=\"https:\/\/youtu.be\/5sRvuoUNRYQ\">discorso alle esequie del padre<\/a>:<\/p>\n<blockquote>\n<div id=\"attachment_31257\" style=\"width: 190px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.didaweb.net\/fuoriregistro\/leggi.php?a=6977\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31257\" class=\"wp-image-31257\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Galliano_Fogar.jpg\" alt=\"Galliano Fogar\" width=\"180\" height=\"265\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31257\" class=\"wp-caption-text\">Galliano Fogar<br \/>(1921 &#8211; 2011)<\/p><\/div>\n<p>\u00abMio padre quella storia <a href=\"https:\/\/www.didaweb.net\/fuoriregistro\/leggi.php?a=6977\">l&#8217;aveva sviscerata<\/a> sin dai primi anni del Dopoguerra, l&#8217;aveva scritta e riscritta, e questi politici che negli anni Ottanta hanno riscoperto il bisogno di dire: &#8220;una storia mai scritta&#8221;&#8230; Non era la storia a non essere mai stata scritta: era la loro ignoranza, la loro incultura, la loro non-conoscenza a far s\u00ec che tutte quelle cose, quelle ricerche\u00a0[fossero ignorate]&#8230; Lui si incazzava come una bestia quando sentiva dei politici, anche dello schieramento a cui lui dava il voto, &#8220;riscoprire&#8221; la vicenda delle foibe e dire &#8220;finalmente se ne parla&#8221;, &#8220;una verit\u00e0 negata&#8221;&#8230; No, non era la verit\u00e0 negata: era la\u00a0<i>cultura\u00a0<\/i>negata di questi politici&#8230;\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Qui d\u00f2 la parola a<strong> Wu Ming 2<\/strong>:\u00a0<em>\u2014 La \u00abcongiura del silenzio\u00bb \u00e8 una classica strategia retorica, esempio di vittimismo, ma anche di presentismo, di quell&#8217;eterno ripartire da \u00aboggi\u00bb che non ci fa capire come quell&#8217;oggi si \u00e8 prodotto. Quando usc\u00ec Il sangue dei vinti di Pansa, <strong>Ernesto Galli della Loggia<\/strong> <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20040412212728\/http:\/\/www.clarissa.it\/intervento_int.php?id=52&amp;editoriale=Fini+in+Israele:+Un+passo+avanti+e+tre+indietro\">scrisse sul Corriere un articolo<\/a> intitolato \u00abI padroni della memoria\u00bb dove affermava:<\/em><\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31726\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/gallidellaloggia.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"146\" \/>\u00abPer molti decenni a quanto \u00e8 accaduto dal 1943 al 1945 fu vietato dare il nome che gli spettava, il nome cio\u00e8 di guerra civile\u2026 per le uccisioni indiscriminate di fascisti e non, commesse dai partigiani dopo il 25 aprile\u2026 \u00e8 valsa fino ad oggi la regola che bisognava negare che quelle uccisioni fossero avvenute\u2026 finch\u00e9 con il recente libro di un noto e bravo giornalista di sinistra, Giampaolo Pansa, il divieto \u00e8 stato tolto, sicch\u00e9 ora siamo tutti finalmente autorizzati a conoscere e a discutere liberamente gli avvenimenti di quei terribili giorni\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Eppure il concetto di \u00abguerra civile\u00bb era stato gi\u00e0 usato in saggi importanti e discussi, e i \u00abregolamenti di conti\u00bb avevano occupato le pagine dei quotidiani per tutto il lungo Dopoguerra, riemergendo puntualmente in occasione di nuovi processi, amnistie, ritorni di espatriati, nuove testimonianze ecc.<\/em><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/guerra-civile-saggio-storico-sulla-libro-claudio-pavone\/e\/9788833916767\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31727 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/guerracivile.jpg\" alt=\"Una guerra civile, di Claudio Pavone\" width=\"203\" height=\"300\" \/><\/a>WM1<\/strong>:\u00a0<em>\u2014<\/em> Basti dire che l\u2019opera\u00a0<em>capitale<\/em>, il saggio pi\u00f9 ambizioso sulla Resistenza italiana, l\u2019esplorazione pi\u00f9 vasta del suo elemento soggettivo si intitola\u00a0<em>Una guerra civile. Saggio storico sulla moralit\u00e0 nella Resistenza<\/em>. Ne \u00e8 autore\u00a0<strong>Claudio Pavone<\/strong>, guardacaso il <em>decano<\/em> di quegli \u00abstorici di sinistra\u00bb che secondo pansiani, revisionisti e fasci avrebbero taciuto in blocco sulla natura di guerra civile del conflitto 1943-45. La prima edizione del libro \u00e8 del 1991 (pi\u00f9 di un decennio prima che uscisse quello di Pansa), ma l&#8217;autore lavorava a quell&#8217;opera capitale dagli anni Settanta, e\u00a0ne aveva esposto il nucleo concettuale nell&#8217;aprile 1980, a Torino, durante un seminario intitolato \u00abEtica e politica\u00bb curato da <strong>Norberto Bobbio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>WM2<\/strong>:\u00a0<em>\u2014 \u00c8 sempre cos\u00ec: si scambia per censura la propria ignoranza, o per oblio il fatto che un\u2019ovviet\u00e0 non venga ribadita, quindi si grida contro i \u00abpadroni della memoria\u00bb, e quando questi presunti &#8220;padroni&#8221;, infastiditi, decidono che con te non ci vogliono parlare, allora, cazzo!, vedi che avevo ragione! Bastardi omertosi, censori, congiura del silenzio\u2026<\/em><\/p>\n<p>Questo excursus era necessario per capire in quale frame si inserisca lo strano paralogismo di Frassineti: il frame del \u00ablungo silenzio\u00bb.<br \/>\nA mettere a fuoco ci aiuta l&#8217;inciso: \u00abe lo dico da uomo di sinistra\u00bb.<br \/>\nIl senso del discorso \u00e8: \u00abPer anni a sinistra non si \u00e8 potuto dire che&#8230;\u00bb<br \/>\nChe cosa?<\/p>\n<p>Eccoci finalmente al terzo sintagma tossico. Parlare solo male del fascismo non ha funzionato perch\u00e9 (rullo di tamburi)&#8230; Per anni a sinistra non si \u00e8 potuto dire che (prosegue il rullo di tamburi)&#8230;<\/p>\n<h5><strong>7d. \u00abIl fascismo ha fatto anche cose buone.\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>\u00abCertamente! Anche il mostro di Firenze avr\u00e0 detto &#8220;buongiorno&#8221; a qualcuno, qualche volta!\u00bb, ribatt\u00e9 molti anni fa <strong>Roberto Benigni<\/strong>.<\/p>\n<p>Qui va ripresa la gi\u00e0 citata frase di Frassineti sul \u00abfascismo che ha avuto tante facce, non solo quella tremenda degli ultimi anni\u00bb.<\/p>\n<p>Gli storici seri mettono in guardia contro la \u00abmetonimia storiografica\u00bb. Volendo essere pi\u00f9 precisi, si tratta di\u00a0<i>sineddoche<\/i>, il descrivere la parte come se fosse il tutto. Nella storia d&#8217;Italia non c&#8217;\u00e8 periodo pi\u00f9 &#8220;metonimizzato&#8221; del ventennio fascista.\u00a0<strong>Anna Foa<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.unacitta.it\/newsite\/intervista.asp?id=2499\">ha spiegato<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAndrebbe evitata la formula &#8220;il fascismo ha fatto bene, il fascismo ha fatto male, perch\u00e9 significa che, in fondo, il fascismo non ha fatto cos\u00ec male [&#8230;] Porsi la domanda se il fascismo sia stato buono, cos\u00ec cos\u00ec, cattivo, cattivissimo vuol dire finire in una trappola in cui si cominciano a dare i voti alle iniziative del fascismo..\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>In un&#8217;altra occasione<a href=\"http:\/\/www.unacitta.it\/newsite\/articolo.asp?id=816\">, <strong>Gianni Saporetti<\/strong> della Fondazione Lewin ha raccontato:<\/a><\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31729\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/sgarbi-senza-occhiali.jpg\" alt=\"Vittorio Sgarbi\" width=\"150\" height=\"159\" \/>\u00abSgarbi viene in una scuola di Forl\u00ec per esaltare l\u2019alto valore educativo dei mosaici che inneggiano alle imprese dell\u2019aviazione italiana in Grecia e per dire, fra frizzi e lazzi, che l\u2019elenco delle cose buone del fascismo \u00e8 lungo e va &#8220;oltre le leggi razziali, perch\u00e9 il decreto sui beni culturali di Bottai \u00e8 del \u201939\u201d. Una frase anche ineccepibile in s\u00e9, ma che d\u00e0 la sensazione che le leggi razziali siano un decreto fra gli altri, che non merita pi\u00f9 neanche l\u2019aggettivo &#8220;ignobile\u201d, ripetuto da tutti, anche da chi, poi, vuol minimizzarne la responsabilit\u00e0 italiana. Insomma, si fa un elenco di decreti, alcuni buoni altri cattivi: uno riguarda i beni degli ebrei, il lavoro, la casa, la cittadinanza, finanche la vita loro e dei loro figli, l\u2019altro i beni culturali dell\u2019Italia. [&#8230;] un sistema totalitario, per sua natura, non pu\u00f2 non fare anche cose buone [&#8230;] Possiamo fare il paragone con la mafia che \u00e8 un sistema, a suo modo, totalitario: raccoglie consenso attorno a s\u00e9? In parte s\u00ec, perch\u00e9 d\u00e0 lavoro e sicurezza, in parte incute timore, impone rispetto e sottomissione.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Le \u00abparti\u00bb usate pi\u00f9 spesso per rappresentare\u00a0<em>\u2014<\/em> e riabilitare\u00a0<em>\u2014<\/em> il \u00abtutto\u00bb sono cinque:<\/p>\n<p><strong>1.<\/strong> Le politiche sociali e di assistenza, a volte reali ma non esclusive del fascismo\u00a0<em>\u2014<\/em> si tratta di riforme implementate in molti paesi nel periodo tra le due guerre\u00a0<em>\u2014<\/em>, molto pi\u00f9 spesso\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vice.com\/it\/article\/d3894m\/bufale-storiche-sul-fascismo-mussolini-pensioni-tredicesima-terremoto\">esagerate o addirittura immaginarie.<\/a><\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> \u00abC&#8217;era meno criminalit\u00e0, la gente non si suicidava, la famiglia era sacra\u00bb. Tutto falso. Durante il ventennio c&#8217;erano molti pi\u00f9 omicidi di adesso (tre volte tanti: 1166 omicidi nel 1939 contro i soli 397 del 2016), c&#8217;erano rapine, i ragazzi si suicidavano, le famiglie &#8220;scoppiavano&#8221; e il femminicidio (\u00abdelitto d&#8217;onore\u00bb) era all&#8217;ordine del giorno. Solo che la stampa non poteva scriverne. Dal 1926\u00a0\u2014 anno delle \u00ableggi fascistissime\u00bb e della grande stretta sulla societ\u00e0 italiana\u00a0\u2014 una tempesta di circolari e direttive invest\u00ec le redazioni. Il 9 gennaio 1926 Mussolini scrisse di proprio pugno ai prefetti:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abBisogna sollecitare i grandi giornali a ridurre sempre pi\u00f9 fino a farla scomparire la rubrica dei cosiddetti &#8220;stanchi della vita&#8221; perch\u00e9 la pubblicit\u00e0 clamorosa e romantica \u00e8 una pericolosa suggestione per gli spiriti deboli o indeboliti. Altrettanto dicesi per le tragedie passionali a coppie. Bisogna insomma smobilitare anche la cronaca nera.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788842026679\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-31848\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/murialdi.jpg\" alt=\"La stampa del regime fascista, di Paolo Murialdi\" width=\"199\" height=\"300\" \/><\/a>Una circolare dell&#8217;1 marzo 1927 dice espressamente che le notizie di crimini costituirebbero \u00abmateriale sfruttabile dalla stampa internazionale ostile al Regime.\u00bb Come racconta lo storico <strong>Paolo Murialdi<\/strong> nel suo <a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788842026679\"><em>La stampa del regime fascista<\/em> <\/a>(Laterza, 1980, riedito nel 2008):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLe circolari si susseguono. Una proibisce di dare notizia dei minorenni che si tolgono la vita. Tale divieto verr\u00e0 presto esteso in modo da cancellare dai giornali la parola suicidio e dando cos\u00ec inizio a grottesche versioni sui suicidi camuffati da incidenti casuali. La versione pi\u00f9 frequente sar\u00e0 basata sul &#8220;pulendo una pistola inavvertitamente \u00e8 partito un colpo che&#8230;&#8221;. Un&#8217;altra circolare proibisce la pubblicazione delle fotografie dei delinquenti, degli omicidi e degli adulteri.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>3<\/strong>. \u00abLe cose funzionavano\u00bb. Bisogna vedere quali e, soprattutto, per chi.<br \/>\nCome? \u00abI treni arrivavano in orario\u00bb? Anche i pacchetti di Amazon Prime, se \u00e8 per questo, ma andiamo a vedere <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2017\/11\/10\/drivers-amazon-per-loro-algoritmo-vado-a-220-lora-se-clicchi-pensa-a-noi-poletti-io-preferisco-ancora-i-negozi\/3968892\/\">in che condizioni lavorano magazzinieri e autisti<\/a>. Durante il ventennio la categoria dei ferrovieri, particolarmente riottosa, fu epurata politicamente (circa 50.000 licenziati nel biennio 1923-24), sottoposta a una stretta vigilanza con l&#8217;istituzione della Milizia ferroviaria, privata dei diritti sindacali, sottoposta ad aumenti di straordinari e tagli di salari. Come ricorda lo storico <strong>Stefano Maggi<\/strong> nel suo <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/ferrovie-libro-generic-contributors\/e\/9788815123916\"><em>Le ferrovie<\/em><\/a> (Il Mulino, 2003), il fascismo impose:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abun nuovo trattamento economico del personale, tagliando gli scatti di anzianit\u00e0 nel numero e negli importi, ma soprattutto riducendo gli stipendi fissi dei bassi gradi per aumentare quelli dei funzionari. Per esempio, lo stipendio minimo annuo di un alto dirigente come il caposervizio veniva aumentato da 21.000 a 27.500 lire. Il salario minimo di un macchinista passava da 9.900 lire a 7.400, quello di un conduttore da 6.600 a 5000, quello di un operaio da 7.650 a 5000.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_31958\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31958\" class=\"wp-image-31958\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Alfonso.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"265\" \/><p id=\"caption-attachment-31958\" class=\"wp-caption-text\">Alfonso rulez.<\/p><\/div>\n<p><strong>4.<\/strong> La bonifica dell&#8217;Agro Pontino, regolarmente estrapolata dalla storia d&#8217;Italia.\u00a0In Italia si sono fatte grandi bonifiche dagli anni Settanta del XVI secolo agli anni Settanta del XX. Io vengo dal basso ferrarese, territorio in larga parte strappato alle acque, dove nel torneo delle bonifiche il duce arriva terzo. Al primo posto c&#8217;\u00e8\u00a0<strong>Alfonso II d&#8217;Este<\/strong>, al secondo la Democrazia Cristiana.<\/p>\n<p><b>5<\/b>. Soprattutto negli ultimi tempi, il focus riabilitante \u00e8 su urbanistica e architettura. Guarda che bella la Casa del Fascio, che belle le citt\u00e0 di fondazione, che belli i monumenti, l&#8217;Eur, il Foro Italico, che bello lo stile razionalista del ventennio, come gonfia i polmoni il monumentalismo di Piacentini&#8230; Altroch\u00e9 la brutta edilizia popolare degli \u00abarchitetti comunisti\u00bb!<\/p>\n<p>\u00c8 quest&#8217;ultima \u00abparte per il tutto\u00bb a riguardare direttamente Predappio, ed \u00e8 questa retorica che dobbiamo demistificare.<a name=\"monumenti\"><\/a><\/p>\n<h4><b>8. Architetture e monumenti: un dibattito falsato<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_31972\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/rhodesremoved.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31972\" class=\"wp-image-31972\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/rhodesremoved.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"156\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31972\" class=\"wp-caption-text\">Aprile 2015. La statua di Cecil Rhodes mentre viene rimossa dall&#8217;Universit\u00e0 di Citt\u00e0 del Capo.<\/p><\/div>\n<p>Le polemiche sull&#8217;architettura e i monumenti del ventennio sono sempre pi\u00f9 frequenti e ravvicinate. Tali &#8220;sfoghi&#8221; sono certamente sintomi della cattiva coscienza\u00a0\u2014 e cattiva memoria\u00a0\u2014 \u00a0nazionale, ma sono anche parte di un processo di ridefinizione post-novecentesca e post-coloniale della memoria che sta investendo tutto l&#8217;occidente.<\/p>\n<p>In Sudafrica e nel Regno Unito, ad esempio, c&#8217;\u00e8 stata la campagna <em><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Rhodes_Must_Fall\">Rhodes Must Fall<\/a><\/em> per la rimozione dei monumenti al colonizzatore razzista <strong>Cecil Rhodes<\/strong>.<\/p>\n<p>Negli USA si rimuovono dagli spazi pubblici i monumenti \u00abconfederati\u00bb, cio\u00e8 commemorativi della causa sudista nella guerra civile americana. Monumenti spesso nemmeno d&#8217;epoca, ma eretti nel ventesimo secolo e alcuni addirittura nel ventunesimo, dunque meramente revanscisti, apologie della schiavit\u00f9 e simboli del perdurante razzismo contro i neri. Come tali, vengono difesi <em>manu militari<\/em> da neonazisti e suprematisti bianchi di varie tendenze. Gli scontri di Charlottesville, Virginia, dell&#8217;11 agosto 2017, culminati nell&#8217;assassinio della manifestante antirazzista <strong>Heather D. Heyer<\/strong>, furono scatenati dall&#8217;estrema destra per impedire la rimozione\u00a0di una statua del generale <strong>Robert E. Lee<\/strong>.<\/p>\n<p>In Italia, data la monumentalit\u00e0 insita in molte realizzazioni architettoniche e addirittura urbanistiche del fascismo, \u00e8 difficile distinguere tra architettura e monumenti. I monumenti al fascismo non sono semplici <em>statue<\/em>, almeno non pi\u00f9.<\/p>\n<div id=\"attachment_31917\" style=\"width: 656px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31917\" class=\"size-full wp-image-31917\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/bronzoprimaedopo.png\" alt=\"\" width=\"646\" height=\"232\" \/><p id=\"caption-attachment-31917\" class=\"wp-caption-text\">Bologna. Sette tonnellate di bronzo, prima e dopo. A sinistra: 27 ottobre 1929, inaugurazione della statua equestre del duce al Littoriale. Realizzata dallo scultore modenese Giuseppe Graziosi con il bronzo di alcuni cannoni abbandonati in citt\u00e0 dagli Austriaci nel 1848, la statua era alta cinque metri e lunga sei. A destra: il prato di Porta Lame oggi. Il <em>Monumento al partigiano e alla partigiana<\/em>\u00a0(quella con mitra e cartucciera \u00e8 una donna) fu realizzato nel 1947 dallo scultore bolognese Luciano Minguzzi, per commemorare la Battaglia di Porta Lame.<\/p><\/div>\n<p>Di statue del duce e dei gerarchi ce n&#8217;erano a bizzeffe, ma molte\u00a0\u2014 purtroppo non tutte \u2014 furono distrutte gi\u00e0 all&#8217;epoca, alcune dopo la caduta del duce, altre dopo la Liberazione. A Bologna, ad esempio, la grande statua equestre del duce al Littoriale (oggi Stadio Dall&#8217;Ara) venne decapitata dalla folla la sera del 25 luglio 1943. Dopo la Liberazione venne fusa, e col suo bronzo furono realizzate le statue di partigiani che oggi\u00a0presidiano Porta Lame.<\/p>\n<p>Statue di fascisti ne esistono ancora, ma in generale i monumenti fascisti sopravvissuti fino a oggi sono edifici.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31816\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/melonicorvialeobelisco.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"370\" \/>Scalpellati via \u2014 ma nemmeno sempre \u2014 i simboli pi\u00f9 vistosamente legati all&#8217;ideologia del regime (come\u00a0i fasci littori), quegli edifici oggi sono parte delle nostre citt\u00e0 e della nostra vita quotidiana. Solo che la maggior parte degli italiani non ne conosce la storia o, peggio, la conosce in modo parziale, distorto, encomiastico: \u00abGuarda l\u00ec, il duce s\u00ec che costruiva bei palazzi!\u00bb Appunto: il fascismo ha fatto anche cose buone.<\/p>\n<p>Sfruttando questa percezione, i partiti \u00abpost\u00bb-fascisti e neofascisti usano sempre pi\u00f9 quegli edifici per le loro campagne politiche. Come quando a Roma, nel 2015, Fratelli d&#8217;Italia ha proposto\u00a0<a href=\"http:\/\/urloweb.com\/municipi\/municipio-xi\/eur-o-corviale-seguita-la-polemica\/\">un paragone del tutto improprio col Foro Italico<\/a> per chiedere la demolizione del &#8220;serpentone&#8221; di Corviale.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, grazie al nostro mancato fare i conti col fascismo, quei monumenti tornano a essere\u00a0\u2014 se mai smisero di esserlo\u00a0\u2014 propaganda<em> nel presente e per il presente.<\/em><\/p>\n<p>La\u00a0storica\u00a0<strong>Ruth Ben Ghiat<\/strong>\u00a0ha provato a dire esattamente questo in <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/ruth-ben-ghiat\/2017\/10\/30\/monumenti-fascisti\">un articolo pubblicato dal <em>New Yorker<\/em> poche settimane fa<\/a>\u00a0e in seguito tradotto da <em>Internazionale<\/em>. Articolo subito frainteso come istigazione a demolire quei monumenti, e accolto in Italia con un fuoco di sbarramento degno di un&#8217;invasione militare. Fuoco proveniente, <em>of course<\/em>, dall&#8217;incendio di decine di migliaia di code di paglia.<\/p>\n<p>Ruth Ben Ghiat \u00e8 un&#8217;esperta non solo di fascismo, ma anche di architettura razionalista (ha fatto la tesi di dottorato su <strong>Giuseppe Terragni<\/strong>) e figura tra i nomi del comitato scientifico per Predappio. Ergo, \u00e8 quantomeno assurdo ritenerla ostile a priori agli edifici del ventennio. Cionondimeno, \u00e8 stata criticata a sproposito dai nostri &#8220;illustri&#8221; e come sempre ignorantissimi opinionisti, insultata per giorni e giorni sui social network, paragonata ai talebani che fecero saltare in aria i Buddha di Bamyan, chiamata \u00abfanatica\u00bb o peggio, esortata a \u00abfarsi i cazzi suoi\u00bb, accusata\u00a0\u2014 per il solo fatto di essere americana\u00a0\u2014 di complicit\u00e0 con le guerre USA in Medio Oriente e, ovviamente, di essere a libro paga di SOROS!!!1!!1<br \/>\n\u00abIl New Yorker attacca l&#8217;Italia\u00bb, ha sobriamente titolato un quotidiano romano.<\/p>\n<p>Una reazione da ubriachi fradici,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2017\/10\/12\/con-i-monumenti-siamo-a-posto-ma-forse-qualche-problema-col-fascismo-c\/35810\/\">come ha fatto notare <strong>Andrea Coccia<\/strong><\/a>\u00a0su Linkiesta:<\/p>\n<blockquote>\n<div id=\"attachment_31920\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31920\" class=\"wp-image-31920\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Ruth.png\" alt=\"Ruth Ben Ghiat\" width=\"150\" height=\"196\" \/><p id=\"caption-attachment-31920\" class=\"wp-caption-text\">Ruth Ben Ghiat<\/p><\/div>\n<p>\u00ab\u00e8 come se la studiosa americana, vedendo che qui in Italia beviamo alcool a qualsiasi ora del giorno, ci avesse chiesto: Non \u00e8 che avete problemi con l&#8217;alcool? E noi, invece di sorriderle bonariamente e spiegarle che vino, grappa, liquori e birra, sono parte integrante della nostra cultura \u2014 come d&#8217;altronde l&#8217;architettura razionalista \u2014 le abbiamo iniziato a sbraitare davanti. &#8220;No, che cazzo dici?&#8221;, &#8220;Sei una mentecatta a pensare una cosa del genere!&#8221;, &#8220;Ma guardati te!&#8221;, &#8220;Pensa ai vostri problemi con le armi!&#8221;. E forse a questo punto se fossimo in lei, indietreggiando, predicando pace e calma e abbozzando una specie di sorriso, ce ne andremmo pensando che s\u00ec, qualche problemino con l&#8217;alcool questi ce l&#8217;hanno, e pure grosso.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Che in Italia quel nervo sia scoperto lo dimostrano <a href=\"http:\/\/www.adnkronos.com\/fatti\/politica\/2017\/07\/12\/scritte-dvx-renzi-folle-buttare-giu-palazzi-fascisti_BVGnuaWDn8eDAAlaT8YryH.html\">le bufale diffuse a getto continuo<\/a> sulla volont\u00e0 di questo o quell&#8217;esponente della sinistra\u00a0<em>\u2014\u00a0<\/em>quasi sempre <strong>Laura Boldrini\u00a0<\/strong><em>\u2014<\/em>\u00a0di demolire il tal o il tal altro monumento. Bufale periodicamente riproposte da siti e giornali di destra:\u00a0\u00abEcco i capolavori fascisti che Boldrini vorrebbe abbattere\u00bb, <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/0\/http:\/\/www.secoloditalia.it\/2017\/07\/ecco-i-capolavori-fascisti-che-la-boldrini-vorrebbe-abbattere\/\">titolava tempo fa <\/a>il <em>Secolo d&#8217;Italia<\/em>,\u00a0in cima a un articolo dove si paventava il rischio che Boldrini riducesse l&#8217;Italia a \u00abuna citt\u00e0 [sic] post-atomica,\u00a0praticamente un rudere con macerie\u00a0in ogni angolo delle principali citt\u00e0\u00a0italiane\u00bb.<br \/>\nSimili bufale si &#8220;viralizzano&#8221; e scatenano le solite reazioni violente, facendo crescere la sensazione che di quest&#8217;argomento in particolare non sia possibile discutere in modo minimamente sensato.<\/p>\n<p>Al netto delle bufale, a essere sbagliato \u00e8 il frame, la cornice che inquadra tutti questi discorsi. Per disattivare il frame, dobbiamo porci una domanda, anzi, <em>la<\/em> domanda: l&#8217;\u00abarchitettura fascista\u00bb \u00e8 davvero fascista?<br \/>\nL&#8217;ho chiesto a un amico architetto, docente, saggista e scrittore.<\/p>\n<div id=\"attachment_31254\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31254\" class=\"size-full wp-image-31254\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Biondillo.png\" alt=\"Gianni Biondillo\" width=\"200\" height=\"223\" \/><p id=\"caption-attachment-31254\" class=\"wp-caption-text\">Gianni Biondillo<\/p><\/div>\n<p><strong>Gianni Biondillo<\/strong>:\u00a0<em>\u2014 Non esiste una architettura fascista tout court. Esiste un&#8217;architettura prodotta sotto il fascismo, spesso da architetti in assoluto contrasto coi dettami di classicit\u00e0 spinti dal regime. Ti faccio un esempio clamoroso: nel 1931, alla\u00a0II<sup>a<\/sup> Esposizione di architettura razionale, gli architetti legati al movimento moderno presentano un collage che chiamano \u00abTavola degli orrori\u00bb, dove mostrano architetture contemporanee che aborriscono, comprese quelle dello &#8220;Speer&#8221; italiano, Marcello Piacentini. Mussolini &#8220;sopportava&#8221; il razionalismo (soprattutto se prodotto in provincia, lontano da Roma, ad esempio a Como)\u00a0perch\u00e9 voleva dare un colpo al cerchio e uno alla botte, dovendo tenere a bada il &#8220;fascismo di sinistra&#8221;, che ancora vagheggiava rivoluzioni artistiche futuriste, ma personalmente spingeva per uno stile aulico.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_31247\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/tavoladegliorrori.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31247\" class=\"wp-image-31247\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/tavoladegliorrori.jpeg\" alt=\"Tavola degli orrori\" width=\"650\" height=\"446\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31247\" class=\"wp-caption-text\">La \u00abTavola degli orrori\u00bb, realizzata da Pier Maria Bardi ed esposta alla IIa Esposizione universale di architettura razionale, 1931.<\/p><\/div>\n<p>Nessuna di queste due spinte contrastanti\u00a0<em>\u2014<\/em> la neoclassica\/monumentale e la razionalista\u00a0<em>\u2014<\/em> fu esclusivamente italiana, men che meno fascista.<\/p>\n<p>Il razionalismo rientra nel pi\u00f9 vasto Movimento moderno in architettura, che si svilupp\u00f2 in tutto l&#8217;Occidente tra le due guerre. Il razionalismo italiano ha \u00abcugini\u00bb in molti paesi, basti guardare <a href=\"http:\/\/www.bauhaus-dessau.de\/en\/history\/unesco-world-cultural-heritage-1.html\">gli edifici realizzati dal Bauhaus<\/a>, a partire dalla sede della scuola a Dessau (1925); la Ville Savoye di Le Corbusier poco fuori Parigi (1928);\u00a0<a href=\"https:\/\/diepresse.com\/home\/kultur\/kunst\/561953\/Tabakfabrik_Linz-plant-MegaKulturzentrum\">la <em>Tabakfabrik<\/em><\/a> a Linz (1929), e tante altre realizzazioni dell&#8217;epoca.<\/p>\n<div id=\"attachment_31908\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31908\" class=\"wp-image-31908\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/villesavoye.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"421\" \/><p id=\"caption-attachment-31908\" class=\"wp-caption-text\">Ville Savoye a Poissy, \u00cele-de-France. Progettata da Le Corbusier, realizzata tra il 1928 e il 1931.<\/p><\/div>\n<p>Quanto al neoclassicismo e monumentalismo, li ritroviamo in altri paesi europei e addirittura nella Washington del New Deal. Si pensi al palazzo della Federal Reserve, costruito nel 1935-1937: \u00e8 il tempio del dollaro, dell&#8217;occhio sulla piramide, eppure ha un aspetto incredibilmente &#8220;fascista&#8221;.<\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;architettura per mezzo della quale lo Stato\u00a0<em>\u2014<\/em> <i>ogni\u00a0<\/i>Stato\u00a0<em>\u2014<\/em> voleva essere fortemente assertivo, soprattutto in reazione alla crisi del 1929. Reazione politicamente trasversale, che and\u00f2 dalla Francia del Fronte Popolare alla Svezia, passando per gli USA e la Finlandia. Il Palazzo del Parlamento di Helsinki, l&#8217;<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Eduskuntatalo_-_the_Finnish_House_of_Parliament_-_panoramio.jpg\">Eduskuntatalo<\/a>, fu ultimato nel 1931 e potrebbe essere trasportato di peso all&#8217;Eur senza sembrare minimamente fuori contesto.<\/p>\n<div id=\"attachment_31243\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31243\" class=\"wp-image-31243\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/federalreserve.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"366\" \/><p id=\"caption-attachment-31243\" class=\"wp-caption-text\">Eccles Building, Washington DC, sede della Federal Reserve (Banca centrale degli USA). Progettato da Paul Philippe Cret, realizzato tra il 1935 e il 1937.<\/p><\/div>\n<p>I neofascisti che s<i>i vantano\u00a0<\/i>dell&#8217;\u00abarchitettura fascista\u00bb non solo danno l&#8217;ennesima dimostrazione di provincialismo e limitatezza di orizzonti, ma attribuiscono al regime &#8220;meriti&#8221; e tendenze che lo trascendono di gran lunga.<\/p>\n<p>Ecco come si disinnesca la metonimia storica: sprovincializzando i termini del dibattito. Quel che di &#8220;buono&#8221; o &#8220;bello&#8221; fece il fascismo, lo fece perch\u00e9 non poteva non farlo: la fase storica lo richiedeva ovunque, e lo Stato &#8220;keynesiano&#8221; dell&#8217;epoca \u2014 dittatoriale o democratico che fosse \u2014 ovunque lo realizz\u00f2. Vale per le politiche sociali, il <em>welfare state<\/em>, le opere pubbliche.<\/p>\n<div id=\"attachment_31818\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31818\" class=\"wp-image-31818\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/BBPR.gif\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"202\" \/><p id=\"caption-attachment-31818\" class=\"wp-caption-text\">Lo studio di architettura BBPR nel 1935. Da sinistra: Enrico Peressutti, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Ernesto Nathan Rogers e Gian Luigi Banfi. Nel 1938-39 aderirono tutti a Giustizia e Libert\u00e0. Fecero la Resistenza, e\u00a0tre su quattro furono deportati in lager nazisti. Uno di loro, Banfi, mor\u00ec nel campo di Gusen.<\/p><\/div>\n<p>Va poi fatto notare che diversi tra i migliori architetti del ventennio scelsero l&#8217;antifascismo, e ben prima del 25 luglio o dell&#8217;8 settembre 1943.<\/p>\n<p>Come i quattro dello studio BBPR di Milano,\u00a0autori anche del Palazzo delle Poste, Telegrafi e Te.Ti, all&#8217;Eur:<br \/>\n&#8211;<strong> Gian Luigi Banfi<\/strong> fu partigiano di Giustizia e Libert\u00e0 e mor\u00ec nel lager nazista di Gusen;<br \/>\n&#8211;\u00a0<strong>Ernesto Nathan Rogers<\/strong>, colpito dalle leggi razziali, fu partigiano di Giustizia e Libert\u00e0, anch&#8217;egli deportato a Gusen, ma sopravvisse;<br \/>\n&#8211;\u00a0<strong>Lodovico Barbiano di Belgiojoso<\/strong> ader\u00ec a Giustizia e Libert\u00e0 nel 1938, fu deportato nei campi di Gusen e Mauthausen, sopravvisse;<br \/>\n&#8211;\u00a0<strong>Enrico Peressutti<\/strong> ader\u00ec a Giustizia e Libert\u00e0 nel 1939, poi fece parte del comando militare del CLN, e dopo la Liberazione si iscrisse al partito socialista.<\/p>\n<p>O come <strong>Giovanni Michelucci<\/strong>, uno degli autori della Stazione di Santa Maria Novella a Firenze.<\/p>\n<p>O come l&#8217;istriano\u00a0<strong>Giuseppe Pagano <\/strong>(italianizzazione di Pogatschnig), autore dell&#8217;istituto di Fisica della Sapienza a Roma. Fu dapprima ardente fascista, ma divenne oppositore del regime gi\u00e0 nel 1942, si dedic\u00f2 all&#8217;attivit\u00e0 antifascista clandestina ancora prima del 25 luglio 1943, fu arrestato due volte, torturato dalla banda Koch e infine deportato a Mauthausen, dove mor\u00ec.<\/p>\n<p>Quasi ogni volta che si parla di architettura italiana degli anni Trenta lo si fa denunciando una sorta di &#8220;censura&#8221; che si starebbe sfidando, quale audacia! Si evoca una sorta di dittatura culturale di sinistra che sarebbe durata sessanta o settant&#8217;anni e avrebbe impedito un \u00absereno giudizio\u00bb su quelle realizzazioni. \u00c8 ancora una volta il frame del \u00ablungo silenzio\u00bb. Ad esempio, <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20171112182518\/http:\/\/www.iltempo.it\/cultura-spettacoli\/2013\/08\/15\/news\/la-damnatio-memoriae-dellarchitettura-fascista-902401\/\">intervistato da <em>Il<\/em>\u00a0<em>Tempo<\/em> nell&#8217;agosto 2015<\/a>, l&#8217;architetto <strong>Massimo Zammerini<\/strong> ha denunciato<\/p>\n<blockquote><p>\u00abla <em>damnatio memoriae<\/em> [aridaje, N.dR.] di una architettura, quella fascista, che, al di l\u00e0 delle considerazioni politiche fu un vero e proprio stile, molto studiato. All\u2019estero\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;impressione \u00e8\u00a0quella di una\u00a0<em>disobbedienza civile<\/em>\u00a0<i>retroattiva\u00a0<\/i>contro interdizioni che non risulta siano esistite. E infatti&#8230;<\/p>\n<p><strong>Gianni Biondillo<\/strong>: <em>\u2014\u00a0Dopo la guerra, sostanzialmente, tutti gli architetti del ventennio continuarono a lavorare. Persino Piacentini, settuagenario, con commissioni di rilevo, e pubbliche! Altro caso esemplare: Luigi Moretti. Grande razionalista metafisico. Non ha mai nascosto le sue inclinazioni di destra, e nel dopoguerra ha lavorato moltissimo. Il Watergate, quello dello scandalo, \u00e8 suo.<\/em><\/p>\n<p>Del resto, se non si faceva l&#8217;epurazione per i funzionari statali, perch\u00e8 si sarebbe dovuta fare per gli architetti?<\/p>\n<p>\u2014<em>\u00a0<\/em>E la critica,\u00a0\u2014 ho chiesto a Gianni, \u2014\u00a0la storia dell&#8217;architettura? \u00c8 vero che c&#8217;\u00e8 stata <em>damnatio memoriae<\/em>? Che l&#8217;architettura &#8220;fascista&#8221; \u00e8 stata studiata solo all&#8217;estero?<\/p>\n<p><strong>Gianni Biondillo<\/strong>: <em>\u2014 Assolutamente no.\u00a0Gi\u00e0 nel 1968 Bruno Zevi, ebreo e antifascista, dedica un omaggio a Giuseppe Terragni, considerato insieme a Piacentini l&#8217;architetto &#8220;di regime&#8221; per eccellenza.\u00a0E per tornare a\u00a0 Moretti, il pi\u00f9 autorevole critico marxista &#8211; Manfredo Tafuri &#8211; non lo &#8220;epura&#8221; affatto nella sua fondamentale <\/em>Storia dell&#8217;architettura italiana 1944-1985<em>, che esce a met\u00e0 degli anni Ottanta.<\/em><\/p>\n<p>Nel suo documentario\u00a0<a href=\"https:\/\/youtu.be\/btJ-EoJxwr4\"><i>La forma della citt\u00e0<\/i><\/a>, che \u00e8 del 1974, il comunista Pasolini gi\u00e0 scinde regime fascista e architettura del ventennio. Parlando di Sabaudia, citt\u00e0 di fondazione sul litorale pontino, dopo averla definita \u00abincantevole\u00bb spiega:<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-31844\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/pasolini_sabaudia.png\" alt=\"Pasolini a Sabaudia\" width=\"250\" height=\"187\" \/>\u00abSabaudia \u00e8 stata creata dal regime, non c&#8217;\u00e8 dubbio, per\u00f2 non ha niente di fascista, in realt\u00e0, se non alcuni caratteri esteriori [&#8230;] Sabaudia, bench\u00e9 ordinata dal regime secondo certi criteri di carattere razionalistico, estetizzante, accademico, non trova le sue radici nel regime che l&#8217;ha ordinata, ma in quella realt\u00e0 che il fascismo ha dominato tirannicamente ma che non \u00e8 riuscito a scalfire.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Dalle mie parti, all&#8217;improvviso e come dal nulla, nella pianura spuntano citt\u00e0 di fondazione e colonie rurali risalenti al fascismo. L&#8217;esempio pi\u00f9 noto \u00e8 Tresigallo, borgo nat\u00eco del gerarca <strong>Edmondo Rossoni<\/strong>, che negli anni Trenta lo fece trasformare radicalmente.<br \/>\nDi Tresigallo il giornalista di viaggi <strong>Folco Quilici<\/strong> ha detto: \u00abIn tutti gli anni che sono venuto a Ferrara, nessuno mi ha mai portato a vedere Tresigallo. C&#8217;era una specie di barriera.\u00bb<br \/>\nIo, che a Tresigallo sono stato molte volte senza accorgermi di alcuna &#8220;barriera&#8221;, mi chiedo: perch\u00e9 Quilici, un uomo che ha esplorato l&#8217;intero orbe terracqueo, a Tresigallo non ci \u00e8 andato <em>sua sponte<\/em>? Perch\u00e9 inventarsi interdizioni?<\/p>\n<div id=\"attachment_31877\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31877\" class=\"size-full wp-image-31877\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Trasgal.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"431\" \/><p id=\"caption-attachment-31877\" class=\"wp-caption-text\">Architettura razionalista a Tresigallo (FE). Gli ex bagni pubblici e l&#8217;ex-Casa della GIL.<\/p><\/div>\n<p>A conti fatti, dunque, che fare degli edifici e monumenti del ventennio?<br \/>\nIo credo esistano tre strade.<\/p>\n<p><strong>1.<\/strong> Nel caso di quelli meno &#8220;carichi&#8221; ideologicamente e meno direttamente veicolanti il mito fascista, \u00e8 sufficiente raccontarne la storia, stando bene attenti a discernere tra architettura <em>coeva<\/em> al regime e architettura <em>del<\/em> regime, spiegando l&#8217;iter sovente accidentato di quelle opere, raccontando il rapporto spesso contraddittorio o addirittura conflittuale di quegli architetti con il regime.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> Nel caso dei monumenti pi\u00f9 &#8220;carichi&#8221; e celebrativi, bisogna agire per <em>risemantizzarli<\/em>, aggiungervi nuovi significati, incorporare alla loro immagine la critica al significato originario e al loro committente.<\/p>\n<p>In Italia esiste una citt\u00e0-laboratorio dove da tempo si conducono esperimenti di questo tipo. Si tratta di Bolzano\/Bozen, dove i monumenti del ventennio sono comunemente chiamati \u00abrelitti fascisti\u00bb (in tedesco\u00a0<em>faschistische Relikte<\/em>). <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/10\/reading-point-lenana-in-alto-adige-urbanistica-architettura-e-colonialismo\/\">Lo ha raccontato su <em>Giap<\/em> <strong>Flavio Pintarelli<\/strong><\/a> gi\u00e0 nel 2013. Nel frattempo, la situazione si \u00e8 ulteriormente evoluta.<\/p>\n<p>Il percorso che ha portato alla <a href=\"http:\/\/www.monumentoallavittoria.com\/it.html\">musealizzazione del Monumento alla Vittoria<\/a> pu\u00f2 essere di grande ispirazione, ed \u00e8 di pochi giorni fa l&#8217;avvio della nuova installazione che <em>risemantizza<\/em> uno dei pi\u00f9 ingombranti monumenti fascisti d&#8217;Italia, il fregio marmoreo di <strong>Hans Piffrader<\/strong> col duce a cavallo, di cui <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/wu-ming-1\/2015\/03\/30\/wu-ming-nordest-inchiesta\">ho scritto anche su <em>Internazionale<\/em><\/a>. Oggi sul grande bassorilievo appare, tradotta nelle principali tre lingue dell&#8217;Alto Adige\/S\u00fcdtirol,\u00a0la massima di <strong>Hannah Arendt<\/strong>: \u00abNessuno ha il diritto di obbedire\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_31923\" style=\"width: 637px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/piffrader.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31923\" class=\"wp-image-31923 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/piffrader.jpg\" alt=\"\" width=\"627\" height=\"418\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31923\" class=\"wp-caption-text\">Bolzano, Piazza Tribunale. Il fregio di Hans Piffrader &#8220;coperto&#8221; dalla scritta di luce \u00abNessuno ha il diritto di obbedire\u00bb. Il motto \u00e8 di Hannah Arendt e appare in ladino, tedesco e italiano. L&#8217;installazione \u00e8 stata proposta da\u00a0Arnold Holzkecht e Michele Bernardi.<\/p><\/div>\n<p>Una soluzione bella e suggestiva, forse un po&#8217; criptica. E troppo facilmente reversibile: basta spegnere l&#8217;installazione. Basta che alle prossime elezioni vinca un&#8217;amministrazione ostile a quel percorso e faccia un&#8217;ordinanza per pigiare il bottone. La pietra \u00e8 durevole, la luce no.<\/p>\n<p>Intanto, per\u00f2, quella luce ha fatto imbufalire i neofascisti: \u00abBolzano, i nuovi talebani tentano di oscurare il bassorilievo di Mussolini\u00bb, <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20171106133333\/http:\/\/www.ilprimatonazionale.it\/politica\/bolzano-i-nuovi-talebani-tentano-di-oscurare-il-bassorilievo-di-mussolini-75160\/\">ha titolato <em>Il Primato Nazionale<\/em><\/a>, quotidiano on line di CasaPound. \u00c8 la conferma che si sta seguendo una buona strada.<\/p>\n<p>Bolzano\/Bozen \u00e8 al momento la realt\u00e0 dove il dibattito \u00e8 pi\u00f9 avanzato. Ci\u00f2 avviene, sia chiaro, per via di peculiarit\u00e0 non riproducibili altrove, prodotte dalla coesistenza di due comunit\u00e0 distinte, quasi due mondi accostati uno all&#8217;altro. Per semplificare al massimo: gli eredi degli invasori e gli eredi degli invasi. Tale situazione rende impossibile a chiunque blaterare con superficialit\u00e0 di \u00abmemoria condivisa\u00bb. Nell&#8217;impossibilit\u00e0 di smussare, appianare, edulcorare, si \u00e8 dunque spinti a cercare nuove soluzioni, in quella che noi Wu Ming chiamiamo da sempre \u00abmediazione al rialzo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong> Poi c&#8217;\u00e8 la terza via, che \u00e8 demolire.<\/p>\n<p>Demolire va considerato l&#8217;<em>extrema ratio<\/em>, certo, ma non pu\u00f2 essere un tab\u00f9. Ad esempio, siamo tutti d&#8217;accordo sul fatto che vadano demoliti i monumenti fascisti del tutto indifendibili, quelli nemmeno d&#8217;epoca, come il monumento al macellaio Graziani eretto nel 2012 ad Affile. Siamo d&#8217;accordo, giusto? Quella roba va demolita col tritolo, e sulle macerie va sparso il sale da lavastoviglie.<\/p>\n<div id=\"attachment_31928\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/09\/laguzzino-jettatore-e-il-mausoleo-delle-sfighe\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31928\" class=\"wp-image-31928 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/vespasiano.png\" alt=\"Vespasiano di Affile\" width=\"650\" height=\"489\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31928\" class=\"wp-caption-text\">Affile, provincia di Frosinone. Il \u00abVespasiano\u00bb dedicato alla memoria del criminale fascista Rodolfo Graziani, costruito nel 2012 con fondi regionali chiesti per altra finalit\u00e0. Pochi giorni fa, il Tribunale di Tivoli ha condannato per apologia di fascismo il sindaco di Affile <strong>Ercole Viri<\/strong> e due suoi assessori. Su <em>Giap<\/em> ci occupammo di questa porcheria in tempo reale, clicca sulla foto per leggere il post <em>Affile, Grazianilandia. L&#8217;eredit\u00e0 razzista e il mausoleo delle sfighe<\/em><\/p><\/div>\n<p>Ebbene, non dev&#8217;essere ritenuto impensabile nemmeno demolire relitti fascisti d&#8217;epoca.\u00a0Non tutto quel che \u00e8 durato fino ad oggi merita per forza di durare ancora. Durare non \u00e8 di per s\u00e9 una virt\u00f9, un manufatto pu\u00f2 durare per tanti motivi, per indifferenza, per forza d&#8217;inerzia, per ignavia, o per ostinazione dei pubblici poteri.<\/p>\n<p>Ci sono monumenti fascisti che furono imposti a un territorio, veri e propri schiaffi in faccia alla comunit\u00e0 che ci viveva, e diventarono simboli negativi da colpire. \u00c8 il caso del Monumento all&#8217;Alpino di Brunico\/Bruneck, eretto per celebrare in un colpo solo la guerra d&#8217;Etiopia e l&#8217;italianizzazione del\u00a0S\u00fcdtirol. Italianizzazione fittizia, s&#8217;intende: ancora oggi gli abitanti germanofoni sono il 70% nella provincia autonoma di Bolzano, e l&#8217;80% in Val Pusteria, dove si trova Brunico<em>.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/alpinidenkmal.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31944\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/alpinidenkmal.jpg\" alt=\"L'attentato all'Alpino del 1979\" width=\"250\" height=\"190\" \/><\/a>L&#8217;Alpino fu\u00a0abbattuto dalla popolazione dopo l&#8217;8 settembre 1943, ricollocato al suo posto nel 1951, fatto saltare in aria nel 1966, ricostruito e reinstallato nel 1968, di nuovo distrutto nel 1979, rimesso sul piedistallo nel 1980. \u00c8 stato preso di mira con azioni pi\u00f9 o meno simboliche anche negli ultimi anni.<br \/>\nIn pratica, la storia della statua \u00e8 la storia dei tentativi di sbarazzarsene. C&#8217;\u00e8 molto pi\u00f9\u00a0<em>genius loci<\/em>\u00a0negli attentati che nel monumento, corpo estraneo che pervicacemente lo Stato italiano torna a imporre. Si potrebbe dire, <a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/contro-il-museo-del-fascismo-predappio\"><strong>con Simon Levis Sullam<\/strong> sulla scia di Foucault<\/a>, che si \u00e8 fatto il \u00abprocesso al monumento\u00bb, facendone quindi un\u00a0<em>documento<\/em>.<\/p>\n<p>Ancora: un anno fa il comune austriaco di Braunau am Inn, dove nacque Hitler, ha deciso di <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2016\/oct\/17\/adolf-hitlers-first-home-to-be-torn-down-and-replaced-with-a-new-building\">demolire la sua casa natale<\/a>. Subito, dall&#8217;Italia, Frassineti <a href=\"http:\/\/derstandard.at\/2000046134139\/Buergermeister-von-Mussolinis-Heimatstadt-gegen-Abriss-von-Hitler-Geburtshaus\">si \u00e8 dichiarato contrario<\/a>.\u00a0Lo stesso sindaco che risponde &#8211; testualmente &#8211; di \u00abfarsi i cazzi propri\u00bb a chi, da non predappiese, scrive di Predappio in un modo che non gli va a genio, poi non ha remore a intervenire, criticando e dando lezioni di memoria, su una decisione presa in Austria. Forse teme che qualcuno proponga di demolire l&#8217;ex-Casa del Fascio e dell&#8217;Ospitalit\u00e0? Si tranquillizzi: nessuno pensa che sia quella la strada.<a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\"><\/a><\/p>\n<p>A coloro che, certamente, reagiranno scandalizzati alla mia ipotesi che <em>qualcosa<\/em> di fascista si possa demolire, a coloro che chiamano \u00abtalebano\u00bb chi ce l&#8217;ha con lo scempio di Affile e persino chi accende una scritta su un bassorilievo perch\u00e9 \u00ab\u00e8 arte\u00bb, vorrei chiedere: avevate di questi mal di pancia quando nei paesi dell&#8217;est buttarono gi\u00f9 le statue di Lenin? Io ricordo che la destra festeggi\u00f2. Non erano \u00abarte\u00bb quelle statue? Ed eravate cos\u00ec indignati quando nel 2003 avete visto cadere le statue di Saddam Hussein?<\/p>\n<p>\u2014 Eh, ma quello era a caldo, durante rivolte e guerre, mica a freddo!<br \/>\n\u2014 \u00abA caldo\u00bb? Perch\u00e9, nel 1989 Lenin era vivo?<br \/>\n\u2014 No, ma il regime che veniva rovesciato aveva riempito le citt\u00e0 di sue statue, buttarle gi\u00f9 era colpire il regime!<br \/>\n\u2014 Lo vedi? \u00abCaldo\u00bb e \u00abfreddo\u00bb non dipendono da quanti anni sono passati. Dipendono da cosa significano quei monumenti per chi vive oggi. Negli USA stanno rimuovendo i monumenti del razzismo confederato <em>adesso<\/em>, ma non certo \u00aba freddo\u00bb, tant&#8217;\u00e8 che la polemica \u00e8 rovente. Li rimuovono per il ruolo e il peso che hanno <em>nel presente<\/em>.<\/p>\n<p>Dopo aver fatto\u00a0\u2014 almeno spero\u00a0\u2014 un po&#8217; di chiarezza sulla questione \u00abarchitettura e monumenti fascisti\u00bb, torniamo a Predappio, e all&#8217;attitudine: \u00abNon si pu\u00f2 demonizzare tutto quel che fece il fascismo, guarda com&#8217;\u00e8 bella la Casa del Fascio!\u00bb<a name=\"progetto\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>9. Un progetto museografico ambiguo e sciatto<\/strong><\/h4>\n<h5><strong>9a. L&#8217;importanza di tenere il culo in strada<\/strong><\/h5>\n<div id=\"attachment_31968\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31968\" class=\"wp-image-31968\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/caserma_carabinieri_Predappio.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"188\" \/><p id=\"caption-attachment-31968\" class=\"wp-caption-text\">Caserma dei Carabinieri di Predappio. Foto di Jadel Andreetto. Clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<p>Delle architetture razionaliste di Predappio viene fatto un uso <em>ricattatorio<\/em>, reso agevole dall&#8217;impostazione di un falso problema al posto di quello vero.<\/p>\n<p>Ogni volta che viene criticato il progetto di Frassineti, il sindaco stesso o qualcuno dei peroranti ribatte: \u00abE allora che ne facciamo di quegli edifici, eh? Li buttiamo gi\u00f9? Cosa ne facciamo dell&#8217;ex-Casa del Fascio, un bene di interesse culturale che sta l\u00ec a marcire?\u00bb<\/p>\n<p>Possibilit\u00e0 ce ne sarebbero. Si potrebbe avviare un percorso simile a quello di Bolzano, solo che entrerebbe in rotta di collisione coi negozi di ciarpame fascista, che nessuno ha interesse a far chiudere. Come ho gi\u00e0 fatto notare, lo stesso Frassineti ha dichiarato pi\u00f9 volte che quei negozi <em>non devono<\/em> chiudere. Non chiuderanno nemmeno se passa definitivamente la Legge Fiano. Serve che restino l\u00ec. E finch\u00e9 ci restano, saranno loro e la tomba del duce a influenzare tutto il resto.<\/p>\n<p>Per capirlo, basta mettersi nei panni di un insegnante che accompagni una scolaresca al futuro museo di Predappio, <a href=\"http:\/\/www.unacitta.it\/newsite\/articolo.asp?id=1160\">come ha invitato a fare<\/a> la Fondazione Lewin.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abPensate possibile, innocua, la convivenza fra un museo che si spera frequentato da scolaresche in gita di educazione civica con la presenza, a cento metri di distanza, di supermarket le cui vetrine trasudano violenza e odio, in cui si vendono manganelli con su scritto &#8220;me ne frego\u201d o magliette da motociclisti con su scritto &#8220;basta morire, adesso uccideremo noi\u201d?\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Anna Foa<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.unacitta.it\/newsite\/intervista_stampa.asp?rifpag=indexcosedadiscutere&amp;id=2499&amp;anno=2016\">si \u00e8 chiesta<\/a>: \u00abSiamo sicuri che il pellegrinaggio non verr\u00e0 <em>potenziato<\/em> dal museo? Cosa succede se i ragazzi vorranno andare a visitare la cripta?\u00bb.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.unacitta.it\/newsite\/articolo.asp?id=1318\">Ha provato a spiegarlo<\/a> <strong>Gianni Saporetti<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abL\u2019insegnante potr\u00e0 dire di no trasformandosi in un censore e alimentando cos\u00ec, fra l\u2019altro, la curiosit\u00e0 dei ragazzi? Ma se il malcapitato dir\u00e0 di s\u00ec allora dovr\u00e0 accompagnare i ragazzi in posti orribili come i negozi, dove si vendono manganelli con su scritto &#8220;boia chi molla\u201d e &#8220;me ne frego\u201d, o come la tomba, dove nel libro presenze si pu\u00f2 leggere ogni tipo di schifezza, anche razzista, e le pareti sono tappezzate da targhe inneggianti a camerati morti.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Nello stesso intervento, Saporetti ha fatto notare che c&#8217;\u00e8 persino un&#8217;eventualit\u00e0 peggiore, quella che dentro al museo<\/p>\n<blockquote><p>\u00abun insegnante e i suoi ragazzi si trovino a fianco di visitatori in maglietta nera, casomai attratti dalle olografie: se questi parleranno a sproposito a voce alta cosa deve succedere? Se l\u2019insegnante volesse far lezione, seduta stante, ai suoi ragazzi dovrebbe mettersi a questionare e forse a &#8220;fare a botte\u201d, ma &#8220;per dovere\u201d dovr\u00e0 far finta di niente e invitare i suoi ragazzi a venir via. Allora, ed \u00e8 incredibile, avremmo fatto provare ai ragazzi realmente, altro che con olografie, quella che \u00e8 una delle scene chiave di ogni fascismo: l\u2019umiliazione dei padri dabbene, che non amano e non insegnano la prepotenza. Ma ci avete pensato? L\u2019abbiamo chiesto a uno degli ideatori del progetto e la risposta \u00e8 stata: &#8220;Certo, questo \u00e8 un problema, ma lo affronteremo dopo\u201d. Ecco, forse \u00e8 preferibile affrontarlo prima.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il punto \u00e8 che gente abituata a vivere nella teoria, nell&#8217;astrazione, nel metadiscorso, gente che da molti anni affronta solo problemi da mondo accademico, beghe interne alla professione, rogne burocratiche e corporative, in parole povere <em>gente che<\/em> <em>non ha il culo in strada<\/em>, non solo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di rispondere a obiezioni pratiche come queste, ma non \u00e8 nemmeno pi\u00f9 in grado di capirle. Lo si \u00e8 visto benissimo in questi tre anni e passa di botte e risposte, di obiezioni e risposte a obiezioni-fantoccio.<\/p>\n<p>Persino l&#8217;autore de <em>Il corpo del duce<\/em>,\u00a0<strong>Sergio Luzzatto<\/strong>, storico avveduto e non certo avulso dalla realt\u00e0, ha mostrato di non capire le obiezioni riguardanti il contesto <a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/storia-e-memoria\/predappio-si-o-no\">quando ha scritto<\/a> che<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[non pu\u00f2] esistere confusione tra un luogo serio di interpretazione scientifica, di rappresentazione museale, e di restituzione narrativa del Ventennio, e le stanche ritualit\u00e0 dei neofascisti in camicia nera che salutano romanamente presso la tomba di Mussolini\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Infatti il problema non \u00e8 la confusione, semmai il suo opposto: la stridente giustapposizione di due cornici narrative, due mondi, due modi di pensare Predappio e pensarsi a Predappio.<\/p>\n<p>La Predappio delle ritualit\u00e0 neofasciste \u00e8 concreta, corporea e tutt&#8217;altro che \u00abstanca\u00bb, anzi, \u00e8 in crescita e ha la forza di imporsi, di permeare la realt\u00e0 intorno e addirittura determinare l&#8217;economia del luogo; di contro, la Predappio del \u00abluogo serio di interpretazione scientifica\u00bb auspicata dagli accademici &#8220;possibilisti&#8221; \u00e8 <em>wishful thinking<\/em>, un luogo solo vagheggiato, l&#8217;incerto esito di quella che per i peroranti \u00e8 \u00abuna sfida da vincere\u00bb, \u00abuna scommessa\u00bb&#8230; Sempre questo linguaggio da gioco d&#8217;azzardo, da ludopati, in definitiva da irresponsabili, <em>brevimiranti<\/em> che rispondono alla segnalazione di un problema-chiave dicendo \u00ablo affronteremo dopo\u00bb, e intanto partecipano a un progetto il cui fine non \u00e8 mai stato, come diceva in giro Frassineti Lato A, contrastare le ritualit\u00e0 e i commerci neofascisti ma, come spiegato da Frassineti Lato B,\u00a0<em>affiancarsi a essi<\/em>, affinch\u00e9 Predappio possa avere il cerchio e anche la botte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31946\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elefante_250.jpg\" alt=\"Non pensare all'elefante!; di George Lakoff\" width=\"200\" height=\"295\" \/>E anche se il fine fosse contrastare il neofascismo, cosa potrebbe la \u00abrappresentazione museale\u00bb, alla quale gli storici in buona fede si affidano illuministicamente, di fronte alla suggestione, al sonnambulismo, alla fascinazione del mito di morte del fascismo?<br \/>\n\u00c8 sempre la convinzione che si possa \u00abnon pensare all&#8217;elefante\u00bb, \u00e8 sempre il non porsi il problema della cornice. E invece, andrebbe per prima cosa cambiata la cornice.<\/p>\n<p>Innanzitutto, andrebbe compreso che i pellegrini neri non sono semplici \u00abnostalgici\u00bb e che il neofascismo \u00e8 un problema reale e <em>di adesso.<\/em><br \/>\nTale chiarezza di vedute aiuterebbe a farsi venire buone idee per scoraggiare i pellegrini neri e nel caso respingerli, come si faceva un tempo. Chiaro che non potrebbero farlo i predappiesi da soli: andrebbero aiutati. Questa mobilitazione dovrebbe inserirsi nel quadro di una pi\u00f9 vasta mobilitazione antifascista, robusta e decisa, da imporre a livello nazionale.<br \/>\nReso il luogo inospitale per i pellegrini, si ridimensionerebbe sempre pi\u00f9 il giro d&#8217;affari dei pusher di scorie tossiche fasciste.<br \/>\nSenza i pusher, si potrebbe risemantizzare il paesaggio urbano, come si sta cercando di fare, un passo alla volta, a Bolzano.<br \/>\nDavanti al cimitero si potrebbe montare un&#8217;installazione permanente sui crimini del fascismo e sugli aspetti squallidi del regime. Si potrebbero mostrare, ad esempio, le foto del duce scartate da lui stesso perch\u00e9 ridicole e sconvenienti (le ha raccolte e commentate Franzinelli in <a href=\"http:\/\/www.mimmofranzinelli.it\/tool\/home.php?s=0,1,4,12,29\">un suo libro del 2003<\/a>), i telegrammi coi quali il duce ordinava bombardamenti chimici in Etiopia e si compiaceva delle stragi ecc.<\/p>\n<p>Solo a quel punto, forse, si potrebbe pensare a un museo nell&#8217;ex-Casa del Fascio. Tenendo per\u00f2 conto che la sua architettura trasmette messaggi ben precisi, che forse andrebbero disattivati con modifiche strutturali, ad esempio quelle proposte da ANPI Londra ed esposte da <strong>Alfio Bernabei<\/strong> <a href=\"https:\/\/youtu.be\/Grv8QxE048U\">in questo video<\/a>.<\/p>\n<p>Ma siamo sempre l\u00ec: Predappio \u00e8 disposta a rinunciare all&#8217;\u00abindotto\u00bb, alle ricadute &#8220;positive&#8221; dei commerci neri?<\/p>\n<p>Nonostante il contesto a dir poco sfavorevole e nonostante i limiti e le evidenti contraddizioni dell&#8217;approccio frassinetiano, molti osservatori rimangono possibilisti. Pensano che un museo a Predappio, se fatto bene, sar\u00e0 comunque un passo avanti rispetto alla situazione attuale, e potr\u00e0 contrastare almeno un poco la visione del fascismo spacciata a cento metri di distanza dai vari\u00a0<em>Ferlandia<\/em>, Morosini, Pompignoli.<\/p>\n<p>Basta leggerlo, il progetto, per rendersi conto che non sar\u00e0 cos\u00ec. O quantomeno, che si \u00e8 partiti molto male.<\/p>\n<h5><strong>9b. Il mostro della lacuna nera<\/strong><\/h5>\n<div id=\"attachment_31837\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/Museo_Predappio_Progetto_Istituto_Parri.zip\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31837\" class=\"wp-image-31837\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/relazioneintroduttiva.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"286\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31837\" class=\"wp-caption-text\">Clicca sulla copertina e scarica il progetto museografico per l&#8217;Ex-Casa del Fascio di Predappio (cartella zippata con relazione, tavole e quadro economico).<\/p><\/div>\n<p>Il progetto museografico \u00e8 stato preparato da un gruppo di lavoro capeggiato da Flores e De Bernardi, avallato\u00a0\u2014 almeno cos\u00ec dovrebbe essere \u2014 dal comitato scientifico e caricato sul sito dell&#8217;Unione dei comuni della Romagna Forlivese, insieme a tutta la documentazione della gara d&#8217;appalto per l&#8217;ex-Casa del Fascio, in una cartella zippata dal nome \u00abProgetto Istituto Parri\u00bb.<br \/>\nNella cartella ci sono tre pdf:<br \/>\n\u2014 la relazione del progetto, con descrizione dei contenuti, delle scelte d&#8217;allestimento e delle tecnologie necessarie;<br \/>\n\u2014 una carrellata di tavole e <em>rendering<\/em>\u00a0degli allestimenti;<br \/>\n\u2014 il \u00abquadro economico\u00bb, cio\u00e8 l&#8217;indicazione della somma necessaria per realizzare gli allestimenti, in tutto 1.917.000 euro (un milione e novecentodiciassettemila).<\/p>\n<p>La pagina da cui si poteva scaricare il progetto (insieme ad altri 36 file) era intitolata \u00abAppalto per l&#8217;affidamento dell&#8217;incarico di progettazione, direzione lavori e coordinamento della sicurezza relativo ai lavori di restauro e rifunzionalizzazione della ex Casa del Fascio e dell&#8217;Ospitalit\u00e0 di Predappio\u00bb.<br \/>\nScrivo \u00absi poteva\u00bb ed \u00abera\u00bb perch\u00e9 la pagina, dopo essere\u00a0rimasta on line circa un mese, \u00e8 stata cancellata senza spiegazioni. \u00c8 accaduto la settimana scorsa. Almeno fino alle 9:02 del 2 novembre c&#8217;era, <a href=\"http:\/\/webcache.googleusercontent.com\/search?q=cache:MYwjYsam_hkJ:www.romagnaforlivese.it\/index.php%3Foption%3Dcom_content%26view%3Darticle%26id%3D937:appalto-per-l-affidamento-dell-incarico-di-progettazione-direzione-lavori-e-coordinamento-della-sicurezza-relativo-ai-lavori-di-restauro-e-rifunzionalizzazione-della-ex-casa-del-fascio-e-dell-ospitalita-di-predappio%26catid%3D67%26Itemid%3D100204+&amp;cd=2&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it\">come testimonia la cache di Google<\/a>; il 6 novembre non c&#8217;era pi\u00f9.<br \/>\nAl momento, per\u00f2, i 37 file sono ancora sul server. Dalla versione della pagina archiviata nella cache potete cliccare e scaricarli.<\/p>\n<p>La relazione \u00e8 una lettura che lascia basiti. So, per averne discusso con diversi storici e addetti ai lavori, che ha lasciato basiti anche loro, solo che non si sono ancora espressi in pubblico. Li invito a farlo, <em>Giap<\/em> \u00e8 a loro disposizione. Intanto, comincio io.<\/p>\n<p>Ci troviamo di fronte a un documento rabberciato e confuso, pieno di passaggi scritti in fretta e irrisolti, e privo persino dei numeri di pagina (sono 26 pagine). \u00c8 stato pubblicato on line senza nemmeno rileggerlo, altrimenti qualcuno se ne sarebbe accorto, che era crivellato di refusi. Molti di questi riguardano la concordanza di numero o genere, segno che si sono cambiati dei vocaboli senza ricontrollare le frasi in cui erano inseriti: \u00abprestati da altri istituzioni\u00bb; \u00abgli orientamento\u00bb; \u00abtutti i regimi totalitarie\u00bb; \u00able organizzazione del fascismo\u00bb; \u00abesso sono il warfare\u00bb&#8230;<\/p>\n<p>Della relazione ho gi\u00e0 citato la frase sul fascismo che \u00abcome tale\u00bb non pu\u00f2 tornare e la tirata basata su un fraintendimento del concetto di <em>damnatio memoriae, <\/em>ma\u00a0c&#8217;\u00e8 ben di peggio.<\/p>\n<p>Il progetto di museo, scrivono gli estensori, si inserisce in un contesto europeo:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abin Germania, Russia, Polonia, Portogallo, per non citare che alcuni paesi, si sta verificando un percorso analogo, nel quale la costruzione di luoghi di interpretazione e di ricerca svolge il ruolo di attivatore di una memoria consapevole, come antidoto a ogni nostalgia e a ogni incertezza sul giudizio che una comunit\u00e0 democratica debba dare su quel passato.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Un elenco alla rinfusa, nel quale \u00e8 straniante vedere accomunate due situazioni diversissime come quella tedesca e quella polacca. Mentre in Germania si \u00e8 tematizzata la colpa, nella Polonia ultrasciovinista di\u00a0Kaczy\u0144ski si impone di tematizzare la &#8220;discolpa&#8221;: si nega l&#8217;esistenza di un collaborazionismo polacco, si rilegge ogni aspetto del passato in chiave nazionalistica, si chiudono musei sgraditi e se ne aprono di celebrativi, soffocanti interferenze rendono sempre pi\u00f9 difficile praticare una <em>public history<\/em> sganciata dalla propaganda di stato.<br \/>\nA quale dei due percorsi \u00e8 \u00abanalogo\u00bb quello immaginato per Predappio? A quello tedesco o a quello polacco? Inoltre, non conosco la situazione in Portogallo, ma posso immaginare che sia piuttosto differente da quella russa.<br \/>\n\u00c8 dunque un elenco che, invece di chiarire, annebbia.<\/p>\n<p>Ho letto pi\u00f9 volte la relazione, ho osservato le tavole, i rendering, le planimetrie, e credo di avere una buona idea di massima della forma, proporzione, disposizione e successione dei vari box. Diverso il discorso per quanto riguarda il loro contenuto, che \u00e8 indicato in modo troppo vago.<\/p>\n<p>Il percorso partirebbe su per arrivare gi\u00f9: primo piano, piano terra, seminterrato. Secondo la metafora concettuale alto-basso, \u00e8 come dire che si parte bene e si finisce male. Infatti, si legge nella sezione intitolata <em>L&#8217;allestimento museale<\/em>, il passaggio dal piano terra al seminterrato dovrebbe \u00abfar precipitare il visitatore direttamente nell\u2019orrore della seconda guerra mondiale, seguita nel suo andamento cronologico e geografico, in un senso continuo di oppressione a cui contribuisce anche la scarsa altezza utile del piano\u00bb.<br \/>\nChe sia finita male \u00e8 poco ma sicuro, ma era partita bene?<\/p>\n<p>Al primo piano, dopo un box introduttivo dedicato alla Grande guerra, si passa a un altro dedicato alla \u00abpresa del potere\u00bb. Un setto \u00e8 dedicato a \u00abLo squadrismo e la violenza fascista\u00bb, un altro alla Marcia su Roma, il terzo al delitto Matteotti, poi c&#8217;\u00e8 un setto grande descritto cos\u00ec: \u00abSetto 1 grande: l\u2019antifascismo: i socialisti e i liberali, i comunisti e i repubblicani.\u00bb<br \/>\nSegue una descrizione, che per\u00f2 non contiene il minimo accenno a cosa verr\u00e0 mostrato\u00a0di tutto questo. Sempre nella sezione <em>L&#8217;allestimento museale<\/em> si trovano precisazioni tecniche, si parla di standard e formati, di caratteristiche delle proiezioni video, di storici che appariranno in ologramma grazie alla tecnica del \u00abfantasma di Pepper\u00bb e si metteranno a spiegare. Quindi so che l&#8217;allestimento sar\u00e0 multimediale e ad altissima tecnologia, so che \u00aball\u2019avvicinarsi del visitatore, lo storico inizia la narrazione, presentando i contenuti utilizzando un linguaggio deittico e ricco di riferimenti al contesto\u00bb, ma non mi si d\u00e0 un&#8217;idea, nemmeno orientativa, a spanne, di\u00a0<em>cosa verr\u00e0 mostrato<\/em>.<\/p>\n<p>Stiamo parlando di come il fascismo distrusse il movimento operaio e bracciantile, di come prese il potere, di come impose la dittatura. Va fatto capire che lo squadrismo era terrorismo. Per rendere l&#8217;idea di quanti morti fece, basti dire che in due anni ne fece pi\u00f9 di tutti i gruppi armati \u2014 rossi e neri, e <em>stragi comprese<\/em> \u2014 attivi per tutti gli anni Settanta, che pure sarebbero gli \u00abanni di piombo\u00bb. \u00c8 da come mi mostri e racconti questa fase che capisco dove vuoi andare a parare.<\/p>\n<p>Tra i lavoratori del settore culturale con cui ho discusso il progetto c&#8217;\u00e8 <strong>Tommaso Baldo<\/strong>, operatore didattico presso il Museo storico del Trentino.<\/p>\n<p><strong>TB.<\/strong> <em>\u2014 La questione \u00e8: quali saranno i documenti usati? Ovvero: vedremo i volti dei braccianti uccisi dagli squadristi? Sentiremo la relazione di Matteotti sullo squadrismo?\u00a0 Pongo questo punto perch\u00e9\u00a0anche sui manuali scolastici la violenza fascista \u00e8 edulcorata: lo squadrismo \u00e8 sempre rappresentato tramite qualche innocua immagine di roghi di bandiere rosse e ritratti di Marx, \u00e8 molto raro vedere i volti delle vittime, sapere del peggioramento delle condizioni di vita dei braccianti dopo la distruzione delle loro organizzazioni politiche e sindacali. Ecco, non sarebbe il caso di mostrare finalmente un grafico sulla povert\u00e0 assoluta degli italiani nel corso del Novecento? \u00c8 un dato semplice che mostra a colpo d&#8217;occhio quanto il fascismo, nel giro di pochi anni, abbia peggiorato le condizioni di vita della gente comune.<\/em><br \/>\n<em> Da operatore didattico dico che non basta parlare di una cosa, il problema \u00e8\u00a0cosa si mostra o si fa ascoltare per narrare un argomento. Le violenze fasciste gli italiani in realt\u00e0 non le hanno mai\u00a0<\/em>viste<em>,\u00a0non le hanno mai associate a una storia, a situazioni concrete, a un nome, se non a quello di pochi personaggi &#8220;esemplari&#8221; come Matteotti, dei quali per\u00f2 non si racconta mai nulla dal punto di vista umano.\u00a0Se alla base non c&#8217;\u00e8 consapevolezza di questo, difficilmente ci sar\u00e0 l&#8217;intenzione di mostrare documenti davvero di impatto, senza i quali la narrazione storica non lascer\u00e0 il segno sui visitatori.<\/em><br \/>\n<em> Credo che uno dei motivi per cui oggi la propaganda neofascista \u00e8 efficace \u00e8 perch\u00e9, come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/il-caso-giuseppina-ghersi-1\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?hl=it&amp;q=https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/il-caso-giuseppina-ghersi-1\/&amp;source=gmail&amp;ust=1510768101967000&amp;usg=AFQjCNFCi9uasPHHIpmFH9aFqvjIhVtYZA\">nel caso <strong>Giuseppina Ghersi<\/strong><\/a>\u00a0fa leva, il pi\u00f9 delle volte attraverso menzogne, sulle storie individuali, mentre la narrazione storica scolastica o accademica spesso dimentica sia a livello macro che a livello micro la concretezza delle vita delle persone, e in questo modo non riesce a coinvolgere.<\/em><br \/>\n<em> Chi vuole quel museo proprio a Predappio, per non coprire e fornire alibi al contesto di apologia del fascismo in cui si trova, dovrebbe sin dal progetto dire che intende \u00abfar vedere, far toccare con mano\u00bb gli orrori mai raccontati del fascismo italiano.\u00a0Al momento, per\u00f2, non si \u00e8 letto nulla di simile.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 vero, nelle arti e discipline che mobilitano primariamente la vista \u2014 e la museografia \u00e8 una di queste\u00a0\u2014 quel che si mostra arriva prima di quel che si spiega, influenza preventivamente la spiegazione e determina cosa rimarr\u00e0 dell&#8217;esperienza. Da questo punto di vista, la lettura del progetto non fa granch\u00e9 sperare.<\/p>\n<p>Infatti, dopo questi primi box c&#8217;\u00e8 un box circolare dove viene riprodotta\u00a0\u2014 nel senso di riallestita virtualmente\u00a0\u2014 la famigerata \u00abMostra della Rivoluzione Fascista\u00bb del 1932, con cui il regime marc\u00f2 il decennale della propria ascesa al potere. Questo \u00e8 il primo allestimento del quale riusciamo a farci un&#8217;idea, ed \u00e8 un allestimento realizzato dal regime stesso a scopo autocelebrativo.<\/p>\n<p>Prima di scendere al piano terra, possiamo visitare un soppalco dove ci vengono mostrate le realizzazioni ed eccellenze artistiche, architettoniche e scientifiche dell&#8217;epoca, e dove\u00a0possiamo calarci nella \u00abproiezione immersiva\u00bb di scene del cinema dei telefoni bianchi. Dopodich\u00e9 possiamo divertirci un poco suonando una riproduzione dell&#8217;Intonarumori di <strong>Luigi Russolo<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa riproduzione dell\u2019Intonarumori si compone di sette elementi formati ognuno da un parallelepipedo in legno e da un altoparlante in metallo per amplificare i suoni; un software sviluppato ad hoc consente la riproduzione di un\u2019infinita gamma di suoni che il visitatore potr\u00e0 riprodurre utilizzando controlli analogici posti sui parallelepipedi.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Costo dell&#8217;installazione: 18.000 euro.<\/p>\n<p>Infine, dopo questa suonatina&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31951\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/morfica.png\" alt=\"Non serve a un cazzo\" width=\"650\" height=\"418\" \/><\/p>\n<blockquote><p>\u00ab&#8230;il visitatore si trova davanti alla controfacciata in ferro e vetro, uno dei punti privilegiati in cui si svela il gioco prospettico della grande installazione cinetica sospesa nel doppio volume dell\u2019atrio di ingresso.\u00a0Mediante il movimento randomico di circa 700 elementi icosaedri posizionati su cavi in nylon trasparente controllati da un software realizzato che consente di posizionare gli icosaedri in modo da comporre le varie figure, l\u2019installazione rappresenta in modo letterale una serie di occhi e di date significative (ad esempio l\u2019occhio di Gramsci seguito dalla data \u201826, anno in cui fu incarcerato; oppure l\u2019occhio di alcuni dei padri costituenti, seguiti dalla data \u201846, secondo infinite possibilit\u00e0 di combinazioni di figure e numeri, rendendo il concept flessibile ed incrementale nei contenuti), uno \u201csguardo\u201d sul fascismo italiano, come a voler introdurre il visitatore alla storia di quegli anni attraverso gli occhi di chi quel regime lo ha vissuto, subito e combattuto.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Ho guardato a lungo il rendering e&#8230; trovo questa \u00abinstallazione morfica\u00bb di una vacuit\u00e0 e inutilit\u00e0 da lasciare interdetti. Non trasmette conoscenze n\u00e9 emozioni, e se fa riflettere su qualcosa, \u00e8 sull&#8217;utilizzo di una tecnologia per il solo gusto di utilizzarla.<\/p>\n<p>Costo dell&#8217;installazione?<\/p>\n<p>120.000 euro.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31938\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/petronilla.jpeg\" alt=\"Petronilla\" width=\"180\" height=\"282\" \/><\/strong>Stordito, discendo\u00a0\u00abl\u2019evocativa scala centrale dalla forte valenza scenografica e teatrale\u00bb e giungo al piano terra, dove un box \u00e8 dedicato alla \u00abfascistizzazione della giovent\u00f9\u00bb e alla \u00absociet\u00e0 degli anni &#8217;30\u00bb. Il fine, dice la relazione, \u00e8 raccontare l&#8217;Italia \u00abdella quotidianit\u00e0, della scuola, del lavoro, dello svago, dell&#8217;alimentazione, dello sport, della radio\u00bb, e al tempo stesso mostrare che \u00abfascistizzare la societ\u00e0\u00bb significa \u00abcostringere i cittadini attraverso uno spietato controllo sociale a identificarsi sempre di pi\u00f9 con l&#8217;ideologia e i progetti del regime\u00bb.<br \/>\nUn setto del box sar\u00e0 dedicato alla Giovent\u00f9 Italiana del Littorio, un altro a \u00abI viaggi, le vacanze, il Touring\u00bb, un altro ancora a \u00abL\u2019alimentazione, le ricette di Petronilla, la \u201cCucina italiana\u201d, le patatine San Carlo, i Baci Perugina\u00bb (a proposito di \u00abcose buone\u00bb), ed ecco poi \u00abil tempo libero e lo sport per i giovani\u00bb.<br \/>\nNella scheda del box si spiega: \u00abla cucina ha un ruolo importante perch\u00e9 e [sic] tra le due guerre che nasce una cucina italiana e perch\u00e9 la fascistizzazione degli italiani passa anche dalla definizione di una \u201cdieta\u201d alimentare, fatta di sobriet\u00e0, di rifiuto degli sprechi e poi di adesione al prodotto \u201citaliano\u201d nel quadro dell\u2019autarchia.\u00bb<\/p>\n<p>In linea di principio, non ho nulla da eccepire sul mostrare usi e costumi della societ\u00e0 italiana degli anni Trenta. Non so se la cucina italiana sia <em>tout court<\/em>\u00a0\u00abnata tra le due guerre\u00bb, non me ne intendo, ma pu\u00f2 darsi sia cos\u00ec. In ogni caso, in un allestimento sull&#8217;Italia fascista pu\u00f2 starci la cucina, pu\u00f2 starci la moda, possono starci le barzellette, l&#8217;Intonarumori, Amedeo Nazzari e Doris Duranti, pu\u00f2 starci <em>qualunque cosa&#8230;<\/em>\u00a0a condizione di mettere precisi paletti contro la retrospezione rosea. Paletti precisi e <em>ben pensati<\/em>. E in museografia, non pu\u00f2 trattarsi di semplici <em>caveat<\/em>, ma va scelto bene cosa mostrare, come mostrarlo e in quale successione.<\/p>\n<p>Ora, se ho capito bene, questo box viene subito dopo quello dedicato a \u00abOvra, tribunale speciale, repressione\u00bb, dove il visitatore ha appena visto una sedia:<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p1\">\u00abAvvicinandosi alla sedia, il visitatore entra in un cono sonoro da cui ascolta l\u2019audio di un vero interrogatorio. Durante l\u2019ascolto, sulle pareti opposte rispetto alla sedia, vengono illuminate a turno immagini relative ai contenuti dell\u2019interrogatorio. Il sistema permette infinite possibilit\u00e0 di combinazioni di immagini, video e suoni, rendendo il concept flessibile ed incrementale nei contenuti. Sul fondo della sala \u00e8 collocato un grande schermo che proietta il testo dell\u2019interrogatorio trascritto in modo dinamico e sincronizzato con il procedere dell\u2019interrogatorio: pi\u00f9 il visitatore si avvicina allo schermo, pi\u00f9 il testo si cancella come in un atto di censura.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Il che, nell&#8217;intenzione degli ideatori, dovrebbe risultare <em>very<\/em> angosciante. Ma la descrizione \u00e8 <em>spettacolarmente<\/em> vaga, e fredda, incentrata com&#8217;\u00e8 sulla strumentazione tecnica, e priva di contenuti o esempi. Non aiuta a farsi un&#8217;idea dell&#8217;effetto. Chi \u00e8 l&#8217;interrogato? Perch\u00e9 lo hanno arrestato? Cosa vogliono da lui? E chi legger\u00e0 la trascrizione dell&#8217;interrogatorio? Un attore? E perch\u00e9 mai la scomparsa dallo schermo del testo dell&#8217;interrogatorio dovrebbe farmi pensare a un atto di censura, se \u00e8 lo stesso interrogatorio che sto ascoltando e basta fare un passo indietro per vederlo riapparire? Che razza di censura sarebbe?<\/p>\n<p>Costo dell&#8217;installazione?<\/p>\n<p>60.000 euro.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 una sedia Luigi XIV originale con cuciture in oro&#8230;<\/p>\n<p>Ricapitoliamo:\u00a0<em>prima<\/em> ti mostro qualcosa sul confino, sui processi sommari, sulla prigione, sulla censura, ti faccio vedere una seggiola e sentire l&#8217;audio di un terzo grado&#8230;\u00a0<em>poi<\/em> ti faccio vedere la gente che fa sport, va in vacanza, assapora i baci Perugina, come se un po&#8217; di repressione fosse stata lo spiacevole prezzo da pagare per garantire il benessere.\u00a0 Non sarebbe stato meglio il contrario?\u00a0<em>Prima<\/em>\u00a0gli svaghi, le patatine e la <em>magn\u00e0za<\/em>, e poi l&#8217;<em>osceno<\/em> di tutto questo (letteralmente, il \u00abfuori scena\u00bb)?<\/p>\n<p>Anche gli estensori devono aver avuto qualche dubbio, perch\u00e9 hanno inserito nella relazione questa\u00a0<em>excusatio non petita<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abDeve essere ben chiaro che questo \u201cviaggio in Italia\u201d non \u00e8 condotto per edulcorare la durezza spietata della dittatura \u2014 basta fare riferimento alla dominazione coloniale per averne una manifestazione esemplare \u2014 in una sorta di rievocazione bonaria di un comune \u201ccome eravamo\u201d, quanto piuttosto per penetrare i meccanismi profondi della fascistizzazione della societ\u00e0 italiana [&#8230;]\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>No, che non basta \u00abfare riferimento alla dominazione coloniale\u00bb: bisogna vedere che tipo di riferimento, come lo si fa, quante volte, quanto peso e memorabilit\u00e0 hanno tali riferimenti, che spazio ha la \u00abdurezza spietata della dittatura\u00bb nell&#8217;economia complessiva dell&#8217;allestimento.<br \/>\nAncora pi\u00f9 importante \u00e8 capire cosa viene <em>lasciato fuori<\/em>. E purtroppo le lacune di questo progetto sono enormi. Provo a elencare le maggiori.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Fascist_italianization.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31936\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Fascist_italianization.jpg\" alt=\"Italianizzazione\" width=\"200\" height=\"280\" \/><\/a>\u00a7<\/strong> Nella relazione non c&#8217;\u00e8 il minimo accenno al \u00abfascismo di confine\u00bb, \u00e8 totalmente assente la persecuzione delle minoranze slovena, croata e tedesca, non viene scritta una parola sull&#8217;italianizzazione forzata dei confini settentrionale e orientale.<br \/>\nCon tutto il rilievo che nella relazione si d\u00e0 alla Grande guerra \u2014 definita \u00abluogo di incubazione del fascismo e, in realt\u00e0, di tutti i totalitarismi\u00bb \u2014 gli ideatori si sono scordati che quella guerra si era fatta per \u00abTrento e Trieste\u00bb.<\/p>\n<p>Quel che accadde\u00a0a \u00abTrento e Trieste\u00bb\u00a0<em>\u2014 <\/em>cio\u00e8 nelle terre annesse:\u00a0Trentino, Alto Adige e \u00abVenezia Giulia\u00bb, quest&#8217;ultima comprendente l&#8217;Istria\u00a0<em>\u2014<\/em>\u00a0 dopo il 1918 contribu\u00ec a definire i tratti del fascismo, e continua a definire quelli del neofascismo cent&#8217;anni dopo. L&#8217;incendio del Narodni Dom di Trieste (13 luglio 1920) fu definito da <strong>Renzo De Felice<\/strong> \u00abil battesimo del fuoco dello squadrismo\u00bb; oggi tra gli elementi irrinunciabili dell&#8217;identit\u00e0 neofascista vi sono il revanscismo contro il Trattato di pace del 1947, la recriminazione sulla perdita di \u00abIstria e Dalmazia\u00bb e il martirologio sulle foibe.<\/p>\n<p>Si tratta dunque di una rimozione grave, che infatti ha conseguenze sul resto: non avendo preso in considerazione l&#8217;antislavismo, gli estensori scrivono che solo negli anni Trenta il razzismo divent\u00f2 \u00abuna delle spine dorsali\u00bb dell&#8217;ideologia fascista, quando invece era dagli albori un tratto precipuo del fascismo di confine, e la prima legislazione razzista (antislava) fu fatta per la \u00abVenezia Giulia\u00bb, dove dalla met\u00e0 degli anni Venti ebbe luogo una vera e propria pulizia etnica.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31939\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Omar.jpg\" alt=\"Omar al-Mukhtar\" width=\"250\" height=\"165\" \/>\u00a7<\/strong> La \u00abriconquista\u00bb della Libia fu la prima guerra imperialista del regime,\u00a0durante la quale sorse la stella di uno dei pi\u00f9 celebri protagonisti militari del regime,\u00a0<strong>Rodolfo Graziani<\/strong>.<br \/>\nQuella che fu\u00a0<em>de facto<\/em> la seconda guerra di Libia, molto pi\u00f9 duratura e cruenta della prima, fu anche il primo \u00ablaboratorio\u00bb del fascismo come macchina di morte massificata, e un momento di forte innovazione militare, tecnologica e nel controllo del territorio.<\/p>\n<p>Eppure quella guerra non \u00e8 trattata autonomamente, ma dentro un box dedicato ai \u00absecondi anni Venti\u00bb. Che in realt\u00e0 \u00e8 sbagliato, perch\u00e9 l&#8217;apertura dei campi di concentramento nella Sirtica, le deportazioni di massa dalla Cirenaica, il genocidio compiuto sul Gebel Achdar, tutto questo avviene nel biennio 1930-1931.<\/p>\n<p>Stupefacente \u00e8 che la Libia non meriti nemmeno uno spazio espositivo autonomo <em>dentro<\/em> il box: sta in un setto doppio il cui contenuto \u00e8 indicato cos\u00ec: \u00abLe colonie italiane, Cirenaica e Tripolitania, l&#8217;accordo con Haile Selassie, il diario del reduce\u00bb.<br \/>\nNella scheda che segue all&#8217;elenco dei setti si legge: \u00abSi racconter\u00e0 anche [bont\u00e0 loro, N.d.R.] la politica coloniale dei secondi anni &#8217;20, la riconquista e la riaffermata presenza in Cirenaica e Tripolitania\u00bb.<br \/>\n\u00abRiaffermata presenza\u00bb \u00e8 un&#8217;espressione alquanto tenue, per descrivere un genocidio finalizzato al <em>land grabbing<\/em>.<\/p>\n<p>Ma le lacune pi\u00f9 impressionanti riguardano il periodo 1943-45.<\/p>\n<p><strong>\u00a7<\/strong> Quando lo faccio notare, l&#8217;interlocutore di turno fatica a crederci, ma \u00e8 proprio cos\u00ec: la Repubblica Sociale Italiana non ha un box tutto suo.<br \/>\nS\u00ec, le viene dedicata una parete, ma come parte del box dedicato a <em>tutta la seconda guerra mondiale<\/em>. Per capirci: mentre al fascismo del ventennio \u00e8 dedicato <em>l&#8217;intero edificio<\/em>, al fascismo repubblicano\u00a0\u2014 da cui nasce il neofascismo postbellico in tutte le sue varianti, fino alle correnti odierne \u2014\u00a0\u00e8 dedicata una parete. Come se, meccanicamente, si fosse tradotto il calendario in metratura.<\/p>\n<p>Per giunta, la parete \u00e8 \u00abin coabitazione\u00bb, perch\u00e9 il contenuto \u00e8 indicato come \u00abLa RSI e la Resistenza\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 questa titolazione solleva perplessit\u00e0: fa pensare a un&#8217;accentuazione del carattere di guerra civile della Resistenza, a scapito degli altri aspetti sviscerati da Pavone (guerra di liberazione e guerra di classe); ma il problema vero \u00e8 la sproporzione, che sembra fare di quel densissimo anno e mezzo, del collaborazionismo italiano, del regime criminale di Sal\u00f2, una mera &#8220;coda&#8221; del fascismo, un suo ultimo lembo. Da l\u00ec a rappresentarlo come una &#8220;degenerazione&#8221;, il passo \u00e8 molto breve.\u00a0In Italia \u00e8 troppo diffuso il clich\u00e9 sul fascismo che \u00abfece bene\u00bb finch\u00e9 il duce non si alle\u00f2 con Hitler, e un allestimento sbilanciato sul &#8220;prima&#8221; non contribuisce certo a disinnescarlo.<\/p>\n<p>Invece quell&#8217;anno e mezzo ci mostra un fascismo con pochi freni e privo di contrappesi istituzionali, un fascismo che chiude il cerchio tornando al terrorismo dei primi anni con addirittura pi\u00f9 violenza, e al contempo riscopre parte dell&#8217;antico vocabolario sansepolcrista, accentua le pose &#8220;rivoluzionarie&#8221;, estremizza ogni elemento del proprio stile in direzione di un pi\u00f9 nero\u00a0\u2014 ma non meno cialtronesco \u2014 culto della morte. Quello di Sal\u00f2 \u00e8 un fascismo <em>iperrealistico,<\/em> pi\u00f9 fascista del fascismo-regime, <em>a destra di se stesso<\/em>. Un museo del fascismo dovrebbe farlo capire. Sal\u00f2 non merita meno spazio del \u00abcome eravamo\u00bb, e certamente merita pi\u00f9 spazio dell&#8217;\u00abinstallazione morfica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a7<\/strong> Il periodo successivo alla Liberazione \u00e8 raccontato nell&#8217;ultima sala, dove \u2014 cito dalla sezione <em>L&#8217;allestimento museale<\/em> \u2014 \u00absi confrontano due pareti multimediali che descrivono il dopoguerra: le rovine e la distruzione del paesaggio e delle coscienze causate dal fascismo e la rinascita verso la libert\u00e0 e la democrazia.\u00bb<br \/>\nNella sezione <em>I contenuti del museo<\/em> non viene detto molto di pi\u00f9:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab1) Stragi e distruzioni: immagini di bombardamenti, distruzione fisica, di stragi<br \/>\n2) Libert\u00e0 e democrazia: immagini di libert\u00e0, le elezioni del 2 giugno 1946 per l\u2019Assemblea Costituente e il referendum per la Repubblica, voci di costituenti su alcuni valori antitetici al fascismo (libert\u00e0 d\u2019espressione, multipartitismo, diritto di sciopero, ripudio della guerra, ecc), la promulgazione della Costituzione nel 1948\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Dunque niente sulle storture dell&#8217;amnistia Togliatti, sulla mancata epurazione, sulla mancata estradizione dei criminali di guerra, sulla continuit\u00e0 tra stato fascista e stato democratico, sul rifiuto di fare i conti con la pesante eredit\u00e0 del colonialismo italiano.<\/p>\n<p>Se si pensa che il fascismo sia \u00abfinito settant&#8217;anni fa\u00bb e i ragazzi di oggi siano \u00abimmuni al nazionalismo\u00bb perch\u00e9 viaggiano, non si pu\u00f2 che finire l&#8217;allestimento con un <em>happy ending<\/em>. Animo, \u00e8 tutta acqua passata.<\/p>\n<p>Dal che si capisce come delle esperienze museali tedesche, pi\u00f9 volte indicate a modello nel corso degli anni, si sia capito ben poco.<\/p>\n<h5><strong>9c. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa che non c&#8217;entra \u00e8 la Germania<\/strong><\/h5>\n<p>L&#8217;\u00abesempio tedesco\u00bb \u00e8 stato pi\u00f9 volte evocato.\u00a0<a href=\"https:\/\/dph.hypotheses.org\/906\">Secondo Serge Noiret<\/a>, ad esempio, il progetto sarebbe stato \u00absulla falsariga\u00bb del recente NS-Dokuzentrum di Monaco.<\/p>\n<p>La riga, in effetti, \u00e8 falsa: sia il <a href=\"https:\/\/www.ns-dokuzentrum-muenchen.de\/home\/\">Centro di documentazione sul Nazionalsocialismo<\/a> a Monaco sia\u00a0<a href=\"http:\/\/www.topographie.de\/\"><em>Topografia del Terrore<\/em><\/a> a Berlino \u2014 che ho visitato nel luglio scorso \u2014 includono dettagliate sezioni sui processi per collaborazionismo, sui criminali nazisti in fuga e le complicit\u00e0 che ne permisero la fuga, sul reintegro di molto personale nazista nei ranghi dello stato, e in generale sul retaggio del nazismo e sul fatto che, per dirla con <strong>Bertolt Brecht<\/strong>, \u00abil grembo da cui nacque \u00e8 ancor fecondo\u00bb.<\/p>\n<p>Nel progetto per Predappio test\u00e9 recensito, invece, non c&#8217;\u00e8 nulla, nulla, nulla di minimamente paragonabile.<br \/>\nIn compenso ci sono ologrammi, fantasmagoriche installazioni, \u00abproiezioni immersive\u00bb, castagnole e tricche tracche. Tricche tracche costosissimi.<br \/>\nA <em>Topografia del Terrore<\/em> non trovi niente del genere.<br \/>\nMa del resto, <em>Topografia del Terrore<\/em> non \u00e8 in una Casa del Fascio.<\/p>\n<div id=\"attachment_31891\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31891\" class=\"wp-image-31891\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Topografia_del_Terrore.jpg\" alt=\"Topografia del Terrore, Berlino.\" width=\"650\" height=\"471\" \/><p id=\"caption-attachment-31891\" class=\"wp-caption-text\">Topografia del Terrore, Berlino.<\/p><\/div>\n<p>Frassineti e i peroranti hanno evocato spesso Monaco,\u00a0ma nominato Berlino il meno possibile. Non \u00e8 un caso: Berlino offrirebbe esempi controproducenti, come appunto\u00a0<em>Topografia del Terrore<\/em>, che sorge sull&#8217;<em>assenza<\/em>.<\/p>\n<p>Dove ora c&#8217;\u00e8 l&#8217;esposizione permanente, un tempo c&#8217;erano la sede centrale della Gestapo, la direzione e il servizio sicurezza delle SS \u2014 quindi anche l&#8217;ufficio di Himmler \u2014 e l&#8217;ufficio principale della sicurezza del Reich.\u00a0Il complesso edilizio fu semidistrutto dai bombardamenti, e nel dopoguerra fu demolito.<\/p>\n<p>In quegli uffici erano stati pianificati la Shoah e il Porajmos. Per questo la mostra si chiama <em>Topographie des Terrors<\/em>: non \u00e8 una generica mostra sul nazismo, ma sul funzionamento del grande marchingegno nazista del terrore e dello sterminio. Pi\u00f9 precisamente, sulle conseguenze delle decisioni che venivano prese tra quelle mura.<br \/>\nMura che oggi non ci sono pi\u00f9. Non ci sono nemmeno pi\u00f9 le rovine.<br \/>\nE l&#8217;esposizione non \u00e8 stata calata dall&#8217;alto, ma \u00e8 sorta dal basso grazie al pluriennale impegno di associazioni e cittadini, che l&#8217;hanno voluta precisamente in quel luogo.<br \/>\nQui, nel quartiere di Kreuzberg, al numero 9 della\u00a0Niederkirchnerstra\u00dfe, davvero non potremmo essere pi\u00f9 lontani dalle pastoie di Predappio, dall&#8217;uso ricattatorio dell&#8217;architettura, dalla submacchina.<\/p>\n<p>Ma, a parte <em>Topografia<\/em>, \u00e8 tutto il \u00abmodello Berlino\u00bb a essere antitetico al percorso intrapreso a Predappio.\u00a0Nel corso degli anni la citt\u00e0 \u00e8 diventata \u2014 tra le mille cose contraddittorie che Berlino \u00e8: cantiere edilizio permanente, capitale europea\u00a0<i>de facto <\/i>e quindi\u00a0simbolo dell&#8217;ordoliberismo della Trojka ecc. \u2014 una sorta di grande <em>ipertesto della memoria<\/em>.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/igiaba-scego\/2016\/03\/05\/museo-fascismo-predappio\">Come ha scritto<\/a> <strong>Igiaba Scego<\/strong>,<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa citt\u00e0 parla. Berlino non \u00e8 muta. Troviamo i nomi dei campi di concentramento quasi in ogni angolo della citt\u00e0. E lo stesso vale per le targhe e gli omaggi alle vittime di quella barbarie novecentesca chiamata nazismo. Ogni sinagoga distrutta, ogni oltraggio sub\u00ecto \u00e8 marcato da un segno, da una pietra di inciampo, dal nome di una via [&#8230;] quella di Berlino non \u00e8 solo espiazione, ma anche costruzione di un futuro senza pi\u00f9 ombre. Berlino ci prova. A volte viene accusata di parlare troppo, di esagerare con il senso di colpa. Ma la citt\u00e0 sembra non curarsi di noi, sa che quel cancro \u00e8 sempre in agguato, pu\u00f2 riemergere, in Germania come altrove.<br \/>\nC\u2019\u00e8 chi se lo vuole dimenticare. C\u2019\u00e8 chi incendia i centri dove vengono accolti oggi i rifugiati siriani. Chi manifesta contro la presenza dei musulmani. Ma la citt\u00e0 parla. Ammonisce. Ricorda. E anche se i problemi ci saranno sempre e forse nel futuro saranno ancora pi\u00f9 acuti, il lavoro sulla memoria che \u00e8 stato fatto comunque ha dato i suoi frutti.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma sono fallaci anche i paragoni con Monaco. Per via del contesto, prima ancora che dell&#8217;impietoso\u00a0\u2014 anzi, improponibile\u00a0\u2014 paragone tra il lavoro museografico che si \u00e8 fatto l\u00e0 e quello descritto nella relazione del progetto Predappio.<\/p>\n<p>Monaco di Baviera \u00e8 una metropoli importante e ricca di storia, e fu la citt\u00e0 di partenza del nazismo, il luogo dei suoi primi exploit, compreso il putsch che port\u00f2 in galera Hitler. Eppure, Monaco non \u00e8 meta di pellegrinaggi sacri neonazisti. \u00c8 vero, il ventre molle della societ\u00e0 bavarese coltiva <a href=\"https:\/\/www.irishtimes.com\/news\/world\/europe\/nazi-past-lingers-ambiguously-in-culture-of-bavarian-capital-1.2012310\">una memoria ambigua e reticente<\/a> nei confronti del passato nazista, nondimeno scene come quelle che si vedono da noi sarebbero <em>inconcepibili<\/em>.<\/p>\n<p>Cosa sia Predappio oggi, invece, lo abbiamo gi\u00e0 visto.<\/p>\n<p>E lo vedremo ancora.<\/p>\n<h4><strong>&#8230;<\/strong><\/h4>\n<p>Esausto, chiudo questa lunga carrellata. Nelle prossime settimane <em>Giap<\/em> ospiter\u00e0 interventi e contributi di storici, pubblicisti, insegnanti, operatori didattici e museali, non solo su Predappio e sul progetto di museo, ma su tutti i temi affrontati in queste tre puntate. Grazie di avermi seguito fino a qui. Il viaggio continua.<\/p>\n<p>I commenti a questo post saranno attivati\u00a0<strong>72 ore<\/strong>\u00a0dopo la pubblicazione, per consentire una lettura ragionata e \u2013 nel caso \u2013 interventi meditati (ma soprattutto, pertinenti).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Note su Predappio, il progetto di museo nell\u2019ex-Casa del Fascio, i monumenti, la violenza neofascista, la Legge Fiano e altro di Wu Ming 1 [Se non hai letto le prime due puntate, sono qui:\u00a01\u00a0&#8211;\u00a02] INDICE DELLA TERZA PUNTATA 6. Il metodo e il (de)merito 7. Generatore automatico di clich\u00e9s \u00abpost-antifascisti\u00bb 7a. Genesi della submacchina 7b. 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