{"id":31289,"date":"2017-11-03T09:00:18","date_gmt":"2017-11-03T08:00:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=31289"},"modified":"2017-11-20T11:15:35","modified_gmt":"2017-11-20T10:15:35","slug":"lavventura-di-adattare-q","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/11\/lavventura-di-adattare-q\/","title":{"rendered":"L&#8217;avventura di adattare #Q per il cinema"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_31299\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31299\" class=\"wp-image-31299\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Luther-Blissett_Q_RGB.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"1079\" \/><p id=\"caption-attachment-31299\" class=\"wp-caption-text\">La pi\u00f9 recente edizione tedesca di <em>Q<\/em>.<\/p><\/div>\n<p>[Dopo il contributo di <strong>Giaime Alonge<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/10\/sceneggiare-q-pagine-da-un-adattamento-cinematografico-non-realizzato\/\">pubblicato il 9 ottobre scorso<\/a>, prosegue e si conclude il racconto di quando, una manciata di anni fa, due sceneggiatori adattarono\u00a0<em>Q<\/em> per un film poi rimasto nel cassetto.]<\/p>\n<p>di <strong>Alessandro Scippa<\/strong> *<\/p>\n<p>\u00c8 stata un&#8217;opportunit\u00e0 straordinaria quella di poter lavorare all&#8217;adattamento di un romanzo di culto come <em>Q<\/em>. Io e Giaime sapevamo sin dall&#8217;inizio che non sarebbe stata un&#8217;impresa da prendere sottogamba: per le attese che da subito abbiamo sentito sulle spalle, per la difficolt\u00e0 di adattare un romanzo fiume e ridurlo in un film di un paio d&#8217;ore, come ha gi\u00e0 ben raccontato da Giaime, lavorando per di pi\u00f9 senza un regista accanto, come invece eravamo abituati.<\/p>\n<p>Quello che non sapevamo era che il film non si sarebbe fatto e il nostro sarebbe stato l&#8217;ennesimo tentativo non andato in porto, sulla scia di quanto raccontato dai Wu Ming in <em>Benvenuti a &#8216;sti frocioni 3 <\/em>[<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Benvenuti_a_sti_frocioni3.pdf\">Scarica il racconto in pdf<\/a>].<!--more--><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da dire che rispetto a quel contesto produttivo grottesco ed esilarante, io e Giaime abbiamo trovato nella Fandango interlocutori attenti, che per di pi\u00f9 ci hanno da subito dato mano libera. Almeno fino allo stop dato al lavoro, non abbiamo mai dovuto affrontare riunioni inutili e sfiancanti. Anzi, ricordo ancora il momento, quasi irreale, in cui <strong>Domenico Procacci<\/strong> ci disse di non porci nessun limite produttivo durante la scrittura. Quindi potevamo scrivere con serenit\u00e0: \u00abEST. VENEZIA &#8211; CANAL GRANDE &#8211; GIORNO (1552)\u00bb, o qualsiasi altra cosa di questo tenore. Il sogno (forse) di ogni sceneggiatore. Dopo quella prima (e unica) entusiasmante riunione andammo a ubriacarci. L&#8217;indomani ci aspettava un duro lavoro.<\/p>\n<div id=\"attachment_31291\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31291\" class=\"wp-image-31291\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Wittenberg.jpg\" alt=\"Fotogramma dal film Luther di Eric Till\" width=\"650\" height=\"361\" \/><p id=\"caption-attachment-31291\" class=\"wp-caption-text\">Luther, genio, ribelle, liberatore (2003) di Eric Till.<\/p><\/div>\n<p>Essendomi trasferito a Roma, non avremmo potuto pi\u00f9 scrivere fianco a fianco come avevamo fatto in passato (Giaime vive a Torino). Quindi dovevamo organizzarci in modo diverso. Ovviamente buona parte del lavoro sarebbe stato fatto scambiandoci email e discutendo su Skipe.<\/p>\n<p>Decidemmo di cominciare a rendere il romanzo una materia malleabile, per poter lavorare agilmente, ma anche per non perdere l&#8217;orientamento. Quindi bisognava condensarlo scrivendo una sinossi di ogni capitolo. Un lavoro un po&#8217; noioso, ma che andava fatto. Ci dividemmo il libro a met\u00e0 e ognuno sintetizz\u00f2 la sua parte. Alla fine di questa fase avevamo tra le mani una materia su cui finalmente potevamo iniziare a lavorare. Sintetizzammo ulteriormente la sinossi trasformandola in una prima scaletta fedele al libro. Ora, quasi con un colpo d&#8217;occhio, avevamo davanti la <em>fabula<\/em>, e il racconto, cos\u00ec come erano stati immaginati e costruiti da Luther Blissett. Dovevamo partire da l\u00ec.<\/p>\n<p>Si potrebbe dire che a questo punto sarebbe cominciata la fase creativa vera e propria. \u00c8 vero solo in parte o lo \u00e8 per chi conosce poco il lavoro dello sceneggiatore. Ho presto imparato che, il pi\u00f9 delle volte, sceneggiare\u00a0 vuol dire risolvere dei problemi, dall&#8217;inizio alla fine. Non che il romanzo avesse dei problemi in s\u00e9, ma c&#8217;erano, come accade quasi sempre, problemi di adattamento, cio\u00e8 di passaggio da un medium all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Prima di tutto bisognava cominciare a fare delle scelte, cosa tenere e cosa no. Non \u00e8 un caso che gli adattamenti vengano detti anche \u00abriduzioni\u00bb: abbiamo deciso di omettere tutta la parte del romanzo ambientata nei paesi bassi, e la vicenda dei banchieri Fugger l&#8217;abbiamo appena accennata in una scena, in cui si allude ad un passaggio di tempo di sette anni. Quindi un&#8217;elissi temporale ci ha aiutato a saltare una buona parte della storia (che magari in un futuro sviluppo seriale potr\u00e0 essere raccontata).<\/p>\n<p>Ma negli adattamenti non solo si taglia, a volte si aggiunge anche. Abbiamo cos\u00ec immaginato una cornice: un processo dell&#8217;inquisizione centrato sulle azioni &#8220;sediziose&#8221; del protagonista del libro &#8211; Gert, o meglio, l&#8217;uomo dai mille nomi &#8211; e sul tradimento di Q. Qui abbiamo introdotto anche un personaggio non presente nel libro, una spia teatina al servizio di Q, ed \u00e8 lui che parla delle vicende narrate. Avevamo cos\u00ec stabilito anche un punto di vista esterno alla vicenda centrale, che contribuiva ad accentuarne il carattere mitico.<\/p>\n<p>In parallelo al piano temporale del processo abbiamo dall&#8217;inizio presentato un personaggio misterioso, con il corpo completamente ustionato, che \u00e8 trasportato da Venezia nelle carceri romane del Sant&#8217;uffizio, proprio dove avviene il processo. Questo personaggio, come scopriremo nel finale, altri non \u00e8 che Q. Ma fino a quel momento lasciamo lo spettatore nel dubbio: si tratta forse di Gert? O di qualcun altro?<\/p>\n<p>E qui abbiamo cominciato ad affrontare un altro grande problema dell&#8217;adattamento del romanzo, forse <em>il<\/em> problema.\u00a0Come raffigurare Q, un personaggio senza volto, e senza un vero nome?<\/p>\n<p>Abbiamo allora deciso di giocare un po&#8217; con lo spettatore. Il cinema, come insegna <strong>Orson Welles<\/strong>, \u00e8 pur sempre un grande gioco di magia, no? L&#8217;espediente dell&#8217;uomo con il corpo ustionato ci consentiva di portare in scena un personaggio nascondendone l&#8217;identit\u00e0. Nel racconto del passato il vero volto di Q, mentre comunica con Carafa, viene sempre nascosto. Abbiamo dato poi una giovinezza a Q, un nome, e un&#8217;amicizia con Gert. Heinrich, fino alla battaglia di\u00a0M\u00fcnster, viene raccontato come amico e compagno di ventura di Gert, fino alla sua presunta morte. Gert vedr\u00e0 solo il cavallo dell&#8217;amico tornare senza nessuno in groppa. Poi, con un meccanismo di &#8220;semina&#8221; comunemente utilizzato in sceneggiatura, durante la battaglia di M\u00fcnster, Gert colpisce un comandante dell&#8217;esercito vescovile sul viso, si tratta di un uomo che ha il volto completamente nascosto da un elmo, reo di aver ucciso la donna di Gert. Quest&#8217;espediente ci \u00e8 servito per costruire la successiva caccia dell&#8217;uomo con la ferita sul viso da parte di Gert, che ancora non sa che si tratta proprio di Q. E solo nel finale Gert, e noi con lui, scopre che l&#8217;uomo con la ferita sul volto altri non \u00e8 che Heinrich, l&#8217;amico d&#8217;infanzia del protagonista, ma anche la sua nemesi Q.<\/p>\n<p>Questa, da sceneggiatore, \u00e8 stata per me la sfida pi\u00f9 difficile e appassionante: far scoprire allo spettatore che in realt\u00e0 Q l&#8217;aveva sempre avuto sotto gli occhi, senza lasciarglierlo sospettare.<\/p>\n<div id=\"attachment_31292\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31292\" class=\"wp-image-31292\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Rutger.jpg\" alt=\"Fotogramma dal film L'amore e il sangue di Paul Verhoeven\" width=\"650\" height=\"366\" \/><p id=\"caption-attachment-31292\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;amore e il sangue (1985) di Paul Verhoeven<\/p><\/div>\n<p>Definiti con Giaime questi punti fondamentali del film, abbiamo iniziato a lavorare sulla struttura spostando i punti della scaletta (sia quelli desunti dal romanzo sia i nuovi da noi immaginati). Abbiamo poi arricchito la scaletta facendola diventare uno scalettone e poi ci siamo divisi il lavoro a met\u00e0: Giaime avrebbe sceneggiato la prima parte, io la seconda, e alla fine ci saremmo scambiati il lavoro fatto.<\/p>\n<p>Per quanto mi riguarda ho trovato problematico immaginare dei dialoghi in italiano per una storia in larga parte ambientata in territorio germanico o in un ambiente in cui si parlava latino. La convenzione dell&#8217;italiano in luogo di una lingua straniera \u00e8 comunemente accettata in letteratura. Lo stesso capita nel cinema commerciale. Ma, sar\u00e0 proprio per la natura &#8220;analogica&#8221; del cinema, ho trovato sempre pi\u00f9 credibile un tedesco che parla tedesco con i sottotitoli. Negli ultimi anni ci sono stati anche nel cinema americano tentativi di superamento della convenzione, a volte estremi, come nel caso di <em>La passione di Cristo<\/em> di <strong>Mel Gibson<\/strong>. Ma queste sono considerazioni personali. Tutti i dialoghi del film sarebbero stati tradotti in inglese.<\/p>\n<p>Durante la fase di scrittura, come ha gi\u00e0 raccontato Giaime, \u00e8 stato fondamentale il lavoro di documentazione svolto da ognuno di noi, quindi libri (per quanto mi riguarda un testo di cucina rinascimentale di <strong>Bartolomeo Scappi<\/strong>, oppure <strong>Ruzante<\/strong>, saggi sul ghetto di Venezia, i romanzi di <strong>Valerio Evangelisti<\/strong> per arricchire e visualizzare meglio Q), materiale iconografico e tanti film. In particolare un film-guida per me guida \u00e8 stato <em>Flesh and Blood<\/em> (<em>L&#8217;amore e il sangue<\/em>, 1985) di <strong>Paul Verhoeven<\/strong>, per la crudezza con cui raccontava un mondo di guerre sanguinose.<\/p>\n<div id=\"attachment_31296\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31296\" class=\"wp-image-31296\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/doge.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"910\" \/><p id=\"caption-attachment-31296\" class=\"wp-caption-text\">Il Bucintoro<\/p><\/div>\n<p>Anche un viaggio a Venezia, con visita al ghetto e al museo storico navale, a vedere un modellino del Bucintoro, sono stati momenti utili ed emozionanti. Ecco, di fronte al modellino del Bucintoro, mi immaginavo quella nave maestosa nel bel mezzo del Canal Grande tra tante altre imbarcazioni, e l\u00ec in quel preciso istante compresi che il film non si sarebbe mai fatto.<\/p>\n<p>Di sicuro, secondo il motto \u00ab<em>Omnia sunt communia<\/em>\u00bb (grido di battaglia di <strong>Thomas M\u00fcntzer<\/strong>), per un momento <em>Q<\/em> \u00e8 stato di tutti e anche un po&#8217; nostro. E, con il cuore gonfio di emozione, so di aver scritto la scena finale con il piccolo Marco che si ribella al poliziotto veneziano sollevando al cielo la spada di Gert e pronunciando la battuta: \u00abNoi non ce ne andiamo!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_31302\" style=\"width: 394px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31302\" class=\"size-full wp-image-31302\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Alonge_Scippa.png\" alt=\"\" width=\"384\" height=\"186\" \/><p id=\"caption-attachment-31302\" class=\"wp-caption-text\">Giaime Alonge e Alessandro Scippa<\/p><\/div>\n<p>Vi lascio con alcune email che io e Giaime ci siamo scambiati nel corso del lavoro. Forse rendono bene l&#8217;idea di quanto sceneggiare sia un lavoro essenzialmente artigianale, non molto diverso dal costruire una sedia.<\/p>\n<p><strong>Caro Giaime<\/strong>,<br \/>\nse sulla mia parte hai delle osservazioni sostanziali comunicamele che, se \u00e8 possibile, vediamo se possiamo risolverle prima di vederci (dato che un giorno e mezzo sono pochi). A livello formale vedo che ci siano delle piccole differenze tra le due versioni, tipo:\u00a0 tu hai usato spesso intestazioni di scena sintetiche usando i nomi dei personaggi e hai messo le traduzioni delle canzoni, ma questo non \u00e8 difficile da risolvere e\/o uniformare. Pi\u00f9 complicati da risolvere sarebbero problemi generali e sostanziali. C&#8217;\u00e8 per esempio una cosa che mi salta all&#8217;occhio e mi lascia un attimo perplesso, si parla di anabattisti senza chiarire bene cosa siano, forse questo \u00e8 un problema sostanziale da risolvere (insomma, non darei troppe cose per scontate, dato che per lo spettatore medio gi\u00e0 capire la differenza tra luterani e cattolici credo sia dura). Poi ho come l&#8217;impressione che l&#8217;arco drammatico di Gert non sia ancora ben calibrato: mi pare che Gert troppo bruscamente diventi duro e ascetico nella mia parte, mentre all&#8217;inizio pare un po&#8217; troppo un ragazzotto immaturo. Non \u00e8 un cambiamento esagerato? Non so, possiamo parlarne anche solo quando vengo, volevo solo ottimizzare il lavoro.<\/p>\n<p><strong>Caro Sandro<\/strong>,<br \/>\n1) Circa la questione della natura degli anabattisti, tu hai ragione,\u00a0 ma secondo me, almeno in questa prima stesura, credo sia meglio lasciare tutto cos\u00ec.\u00a0 Certo che non si capisce la differenza teologica tra cattolici,\u00a0 luterani e anabattisti, per\u00f2 si capisce che i cattolici sono la\u00a0 reazione, i luterani i moderati e gli anabattisti i radicali. Spiegare\u00a0 meglio significherebbe infilarsi in dialoghi di natura dottrinale che\u00a0 farebbero schizzare alle stelle il coefficiente Borgias.<br \/>\n2) Circa l&#8217;arco drammatico di Gert, possiamo fare che, nella scena in\u00a0 cui assale i due lanzichenecchi dopo Munster, il secondo, invece di\u00a0 piantargli il pugnale nella mano, lo sgozza. Un omicidio a sangue\u00a0 freddo d\u00e0 meglio l&#8217;idea di uno che, dopo il massacro di Munster e la\u00a0 morte della sua donna,\u00a0 \u00e8 diventato spietato. Quando poi ci vediamo,\u00a0 possiamo ragionare se riusciamo a infilare qualche altro dettaglio che\u00a0 renda la transizione pi\u00f9 tonda e complessa.<\/p>\n<p><strong>Caro G.<\/strong>,<br \/>\nrileggendo il tutto, mi sono accorto di una piccola incongruenza\u00a0temporale evidente all&#8217;inizio della tua parte. Si dice che i veneziani hanno\u00a0 consegnato all&#8217;inquisizione Daniele D&#8217;ancona due giorni prima. Nello stesso\u00a0tempo pare che Q venga consegnato subito: lo trovano, lo mettono sul\u00a0 carro e via a Roma. Mi pare strano che Q possa restare due giorni agonizzante nella calle veneziana. Andrebbe trovata una sintesi. E poi si dice che Ludovico scompare da\u00a0 Venezia il 5 novembre del 51. Q invece viene ritrovato nel 52. Qualcosa non\u00a0 torna. Te lo segnalo, ma forse te ne eri accorto gi\u00e0 tu.<\/p>\n<p><strong>Caro S.<\/strong>,<br \/>\nTi propongo questo: niente anello. Nel duello a\u00a0M\u00fcnster, Gert mozza due dita a Gresbeck. A\u00a0 differenza del colpo in faccia, che lui non pu\u00f2 sapere se\u00a0 effettivamente gli abbia lasciato una cicatrice, sui cui peraltro Q\u00a0 potrebbe far crescere la barba e cos\u00ec nasconderla. Le dita mancanti\u00a0Gert le vede, ed \u00e8 una cosa abbastanza anomala, tale che lui possa\u00a0andare in giro a chiedere di un agente della Chiesa con due dita mozze.<br \/>\nChe te ne pare?<\/p>\n<p><strong>Caro G.<\/strong>,<br \/>\necco, ti allego la mia versione di <em>Q<\/em>. Ovviamente, non appena l&#8217;hai\u00a0 letta, fammi sapere che te ne pare. Io dal 27 dicembre all&#8217;8 gennaio sar\u00f2\u00a0 completamente immerso nel delirio del film punk a Procida quindi non ci potr\u00f2 lavorare. Questa settimana potr\u00f2 ancora leggere la tua parte, ma non di pi\u00f9.\u00a0 Riprender\u00f2 dal 8 in poi a lavorare sulla tua parte e poi ci mettiamo d&#8217;accordo\u00a0 su come procedere.<\/p>\n<p><strong>Caro S.<\/strong>,<br \/>\nmi sono da poco liberato delle <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/scrivere-per-hollywood-ben-hecht-libro-giaime-alonge\/e\/9788831711081\">bozze di Ben Hecht<\/a> e mi\u00a0sono buttato su <em>Q<\/em>. Ora non riesco a leggere la tua parte, lo far\u00f2 dopo\u00a0 aver finito la mia e avertela spedita, il 23.<\/p>\n<p><strong>Caro G.<\/strong>,<br \/>\nho letto la tua parte mi pare sia molto buona: alcune didascalie forse sono troppo particolareggiate e rendono la lettura un po&#8217; faticosa. Ho evidenziato in giallo alcuni refusi. C&#8217;\u00e8 solo una piccola incongruenza da risolvere: il personaggio di David che Gert incontra da Oporinus se \u00e8 un reduce di M\u00fcnster non potrebbe non riconoscere, anche in presenza del buio, che l&#8217;uomo con la\u00a0cicatrice \u00e8 Heinrich di M\u00fcnster.<\/p>\n<p><strong>Caro S.<\/strong>,<br \/>\nci ho pensato anch&#8217;io. La mia proposta \u00e8 questa: David \u00e8 un anabattista che non \u00e8 stato a M\u00fcnster; lo hanno arrestato nella repressione generale dopo la caduta della citt\u00e0. Questo spiega anche perch\u00e9 poi sia stato rilasciato. Che ne dici?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p><strong>*<\/strong> <strong>Alessandro Scippa<\/strong> e\u0300 nato a Napoli nel 1968. Dal 1988 ha lavorato come aiuto regista con Mario Martone, Stefano Incerti, Daniele Gaglianone. Dal 2000 lavora come dialoghista per il serial <em>Un posto al sole<\/em>. \u00c8 sceneggiatore della serie <em>L\u2019avvocato<\/em>, e della <em>Squadra<\/em>. Dal 2001 al 2005 e\u0300 stato professore a contratto di Teoria e Tecnica della Sceneggiatura presso il DAMS di Torino. \u00c8 stato anche co-sceneggiatore, con Giaime Alonge, dei film <em>Nemmeno il destino<\/em> e <em>Ruggine<\/em> di Daniele Gaglianone. Nel 2012 ha esordito alla regi\u0300a con il lungometraggio <em>Arianna<\/em>, presentato nella sezione Onde del 30\u00b0 Torino Film Festival.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Dopo il contributo di Giaime Alonge pubblicato il 9 ottobre scorso, prosegue e si conclude il racconto di quando, una manciata di anni fa, due sceneggiatori adattarono\u00a0Q per un film poi rimasto nel cassetto.] di Alessandro Scippa * \u00c8 stata un&#8217;opportunit\u00e0 straordinaria quella di poter lavorare all&#8217;adattamento di un romanzo di culto come Q. 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