{"id":30473,"date":"2017-09-23T15:46:04","date_gmt":"2017-09-23T13:46:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=30473"},"modified":"2017-09-23T15:56:50","modified_gmt":"2017-09-23T13:56:50","slug":"mettere-insieme-uguaglianza-e-biodiversita-unintervista-con-gabriele-battaglia-autore-di-buonanotte-signor-mao","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/mettere-insieme-uguaglianza-e-biodiversita-unintervista-con-gabriele-battaglia-autore-di-buonanotte-signor-mao\/","title":{"rendered":"\u00abMettere insieme uguaglianza e biodiversit\u00e0\u00bb. Un&#8217;intervista con Gabriele Battaglia, autore di <i>Buonanotte signor Mao<\/i>."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-30474\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/9788898600786_0_0_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"996\" \/><\/p>\n<p>Esce in questi giorni, per la collana <em>Frontiere<\/em> di Milieu Edizioni, il primo libro solista di <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/festival\/protagonisti\/gabriele-battaglia\"><strong>Gabriele Battaglia<\/strong><\/a>, giornalista indipendente con base a Pechino, che in questi anni ha prodotto articoli e reportage per Internazionale, Asia Times, Popolare Network, Radio Montecarlo e molti altri. Insieme a<strong> Claudia Pozzoli<\/strong> ha realizzato il documentario<a href=\"https:\/\/vimeo.com\/59367919\"><em> Inside Beijing<\/em><\/a> (2012, 50 min.) e a quattro mani con <strong>Nicola Longobardi<\/strong> ha scritto <a href=\"http:\/\/www.inform-ant.com\/ebook\/fucili-contro-burma-giungla-oppio-e-religione-la-guerra-dei-kachin\/\"><em>Fucili contro Burma. Giungla, oppio e religione: la guerra dei Kachin<\/em><\/a> (Informant, 2014).<\/p>\n<p>Soquanti anni fa, quando <em>Giap<\/em> era ancora una newsletter, Gabriele interveniva con lo pseudonimo <em>Dejan<\/em>, che immaginiamo fosse ispirato a <strong>Dejan Savi\u0107evi\u0107<\/strong>, grande campione del Milan dal \u201992 al \u201998.<br \/>\nNel luglio 2001, spedimmo agli iscritti e pubblicammo sul sito un numero speciale della newsletter intitolato <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/italiano\/Giap\/corale.html\"><em>Genova: una narrazione corale<\/em><\/a>. All\u2019interno, compariva una testimonianza firmata da Dejan\/Gabriele, che aveva preso parte al corteo contro il G8, spalla a spalla con Wu Ming 4 e Wu Ming 2.<br \/>\nQuella testimonianza, rivista e ampliata, compare come prologo di <a href=\"https:\/\/tabook.it\/ISBN\/9788898600786\"><em>Buonanotte signor Mao. Storie dall\u2019estremo oriente<\/em><\/a>. La scelta ci ha incuriosito, perch\u00e9 dal libro ci aspettavamo una raccolta di articoli sulla Cina, e invece quell\u2019incipit parlava gi\u00e0 una lingua diversa. Wu Ming 2 \u00e8 partito da questo spaesamento per coinvolgere Gabriele in una lunga intervista, dove si parla di globalizzazione e uguaglianza, di grandi opere e Confucio, di democrazia e urbanistica, di socialismo e <em>bikesharing<\/em>. La chiacchierata &#8211; che riportiamo qui sotto &#8211; <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/2004106613141739\/\">proseguir\u00e0 <strong>mercoled\u00ec 27 settembre<\/strong>, alle 21.30, presso la <strong>Libreria Modo Infoshop<\/strong> di Bologna<\/a>. In fondo al post, segnaliamo anche le altre date del tour di presentazioni.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>Il libro si apre con una versione estesa della testimonianza che scrivesti per Giap, nel luglio 2001, all\u2019indomani delle giornate di Genova. Nasce da quel trauma il tuo desiderio di cambiare prospettiva, continuare la lotta in altre forme, trovare un punto d\u2019osservazione privilegiato sull\u2019era della globalizzazione. Dieci anni anni pi\u00f9 tardi, dopo molti viaggi in giro per l\u2019Asia, hai scelto di trasferirti a <strong>Pechino<\/strong>. In che modo questa decisione ha soddisfatto quel vecchio bisogno?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>Quando negli anni Novanta facevo lotta politica all&#8217;interno del movimento italiano ero sempre molto colpito da come nella nostra esperienza fosse complicato far coesistere la dimensione individuale con quella collettiva. Banalizzando, \u00e8 come se non ci bastasse n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra, ma quanto a farle coesistere, morire, era la cosa pi\u00f9 difficile del mondo: io sono \u00abio\u00bb e quindi non sono \u00abnoi\u00bb. Se divento \u00abnoi\u00bb, perdo \u00abio\u00bb. C&#8217;erano risultati anche grotteschi o tragici a seconda dei punti di vista, come le assemblee che diventavano lo show di individualit\u00e0 in competizione tra loro. Negli stessi anni, viaggiavo spesso anche in Oriente, non in Cina ma in altri Paesi, e restavo sempre affascinato da quello che chiamerei sinteticamente \u00abuomo confuciano\u00bb, cio\u00e8 un individuo che esisteva come individuo, s\u00ec, ma solo in quanto parte di un gruppo, di una collettivit\u00e0. E mi pareva che se la vivessero pure bene, come se per loro si trattasse della natura umana stessa. Volevo approfondire.<\/p>\n<p>Poi ci fu Genova, il trauma, i giorni in cui ci fecero chiaramente intendere che nel momento in cui fossimo diventati forti, quindi pericolosi, ci avrebbero molto semplicemente sparato addosso. Dovevo cambiare prospettiva, compiere un movimento di scarto, perch\u00e9 tutti i temi che avevamo sollevato &#8211; questa globalizzazione come dispositivo neoliberista, il bisogno di un altro mondo pi\u00f9 amico della terra e dell&#8217;uomo in quanto mammifero che vive sulla terra &#8211; restavano validi. Ma se fossi rimasto qui avrei solo coltivato il mio odio, avrei sparato pure io oppure avrei cacciato gi\u00f9 a forza la sconfitta chiudendomi nel personale. Dovevo vedere tutto da un altro punto di vista, aprirmi al mondo e quindi mettermi in viaggio per continuare a coltivare il mio comunismo.<\/p>\n<p>Infine, da giornalista, credevo che la Cina e l&#8217;Oriente in generale fossero in quel momento un punto di vista privilegiato per leggere il mondo, per raccontare storie.<br \/>\nQuindi avevo una motivazione filosofica, una politica e una professionale per mettermi in viaggio.<\/p>\n<p><strong><em>Buonanotte signor Mao<\/em><\/strong> chiude il cerchio, tira le somme di questo viaggio che, per quanto riguarda la Cina nello specifico, dura da dodici anni; ma che in quanto viaggio iniziatico, politico &#8211; eversivo se vuoi &#8211; dura da almeno vent&#8217;anni. Il viaggio non \u00e8 finito, chiaramente, si aprono solo altre strade da percorrere. Per\u00f2, credo che vedere le cose \u00abdall&#8217;altra parte\u00bb mi abbia gi\u00e0 aiutato a capire quali siano le forme di sfruttamento comuni a noi e a quell&#8217;altro mondo. Quali le strategie di sopravvivenza. E soprattutto, mi ha aiutato a fare pulizia di tutti quegli \u00abuniversali\u00bb che invece non sono altro che il prodotto della nostra cultura specifica. Per esempio, quando vedo uno come Donald Trump penso immediatamente che in tutto il nord geografico del mondo, dal Pacifico al Pacifico, abbiamo attualmente al comando leader maschi, \u00abmachi\u00bb, teoricamente di rottura ma di fatto cani da guardia del capitalismo: da est a ovest, Abe, Duterte, Xi Jinping, Modi, Putin, i \u00abkhan\u00bb dell&#8217;Asia Centrale, i populisti dell&#8217;Europa Orientale, poi c&#8217;\u00e8 una teorica zona franca in Europa occidentale (ma costantemente a rischio) e quindi saltiamo l&#8217;Atlantico ed ecco, buon ultimo anche in ordine temporale, Trump. Sono uguali tra loro ma anche diversi. Dove sta la similitudine, dove la differenza?<\/p>\n<p>Questi cavalcano la frustrazione dei delusi della globalizzazione. Quando racconto della ballerina mongola che va a insegnare danza del ventre ai cinesi che odia, o dei pensionati cinesi che si lamentano per gli immigrati a Pechino per\u00f2 importano illegalmente giada dalla Mongolia \u2013 tutti nello stesso scompartimento di treno \u2013 di fatto racconto di persone che dovrebbero essere i miei compagni di strada, i delusi della globalizzazione che per\u00f2 nella globalizzazione ritagliano le proprie strategie di vita, la nuova <em>working class<\/em> planetaria. Ma al tempo stesso racconto le mille specificit\u00e0 del mondo, io la chiamo biodiversit\u00e0 proprio per sottolineare la sua componente materiale.<\/p>\n<p>La domanda diventa quindi: come rimettiamo al centro il tema dell&#8217;uguaglianza senza annichilire la biodiversit\u00e0, anzi coltivandola? Credo che sia questa la questione centrale per i prossimi 20-30 anni, quella che ci permetter\u00e0 di rilanciare un percorso eversivo. Ecco, questo viaggio mi ha permesso di formulare la domanda; l&#8217;insoddisfazione sta nella mancanza di risposte. Per ora.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>Verso la fine del libro dichiari: \u00abnei miei anni immerso nel &#8220;socialismo con caratteristiche cinesi&#8221;, ho visto tonnellate di caratteristiche cinesi e sto ancora cercando il socialismo\u00bb. Forse il socialismo tutto intero no, ma qualche brandello, tra i denti della tigre neoliberista, lo si pu\u00f2 trovare? A una prima occhiata, per esempio, non si vedono baraccopoli come in India o altri paesi dell\u2019area. Il brandello di socialismo va cercato nell\u2019edilizia popolare? Un tetto sulla testa per tutti? O \u00e8 da un\u2019altra parte?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>Il \u00absogno cinese\u00bb (z<em>hongguo meng<\/em>, \u4e2d\u56fd\u68a6) del presidente <strong>Xi Jinping<\/strong> \u00e8 a mio avviso la creazione di un ceto medio soddisfatto e pacificato da un miliardo e quattrocento milioni di persone. Qui c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 un elemento socialista, se vuoi, dare il benessere materiale a tutti. Poi, vedo un elemento socialista nel metodo, che \u00e8 quello scientifico-sperimentale, inserito anche nella costituzione del Partito comunista come contributo del segretario-presidente che ha preceduto Xi Jinping: <strong>Hu Jintao<\/strong>. Forse uno dei pi\u00f9 significativi elementi di continuit\u00e0 tra la Cina maoista e quella di oggi \u00e8 l&#8217;utilizzo di un metodo \u00ab<strong>dal punto alla superficie<\/strong>\u00bb (<em>youdian daomian<\/em>, \u7531\u70b9\u5230\u9762) per costruire politica. \u00c8 alternativo alla nostra liberaldemocrazia di mercato. Fin dagli anni Trenta, quando il Partito comunista doveva attuare la riforma agraria nei villaggi liberati, dava mandato ai quadri locali, che sperimentavano sul campo e trovavano una soluzione: il metodo pi\u00f9 efficace diventava poi il modello generale, che veniva esteso anche agli altri villaggi. Dal punto alla superficie. Quindi l&#8217;avanguardia rivoluzionaria decide l&#8217;indirizzo generale, che poi si articola nella specificit\u00e0 locale. Idem oggi: a Pechino lanciano un messaggio che si diffonde come i cerchi nell&#8217;acqua, i funzionari locali competono per tradurlo nello specifico, perch\u00e9 poi la loro carriera dipende da quanto sono stati efficaci. Certo, un metodo del genere presuppone funzionari moralmente integri, che lavorino per la causa oltre che per se stessi. Secondo me, la grande campagna anticorruzione lanciata da Xi Jinping appena \u00e8 salito al potere \u00e8 anche un metodo per ripristinare questo meccanismo; non solo, come dicono tanti, per far fuori i propri avversari politici.<\/p>\n<p>Ovviamente, affermo tutto questo con beneficio di inventario, cercando di intravedere una logica nel metodo alla cinese. Per altri, invece, nel Partito c&#8217;\u00e8 semplicemente un procedere per tentativi cercando di restare incollati alla poltrona. Il bello \u00e8 che una cosa non esclude l&#8217;altra, possono coesistere tranquillamente. Tieni presente che ogni volta che azzardo una sintesi, una spiegazione sulla Cina, dopo cinque minuti mi sento un emerito imbecille, perch\u00e9 salta fuori quel dettaglio che cambia le carte in tavola. Per quello, quando mi invitano nelle scuole dico sempre ai ragazzi di non credere a quelli che \u00abspiegano\u00bb loro la Cina, i tromboni che da lontano hanno sempre una ineffabile chiave di lettura. Io preferisco raccontare le storie e dare degli indizi che mi sembrano significativi, anche se per forza di cose ogni tanto devi provare a spiegare un po&#8217;. Poi ognuno tragga le sue conclusioni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che mi sento di dire \u00e8 per\u00f2 che il Partito comunista governa con il consenso, \u00e8 ossessionato dal consenso, forse pi\u00f9 dei nostri governanti democratici. E il consenso si basa sulla sua capacit\u00e0 di offrire benessere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-30476\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Farviewshijiazhuang.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"425\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>Anche il neoliberismo del Paese di Mezzo ha \u00abcaratteristiche cinesi\u00bb. Ho trovato molto interessante il discorso che fai a pi\u00f9 riprese sull\u2019urbanistica, le cosiddette <strong>citt\u00e0-contea <\/strong>e i piani per riordinare un paese che presto avr\u00e0 una middle-class da seicento milioni di individui. Queste nuove citt\u00e0 di provincia vengono definite \u00aba misura d\u2019uomo\u00bb, ecosostenibili, \u00abdi qualit\u00e0\u00bb. Come si stanno diffondendo queste parole nel capitalismo cinese? Comincia a farsi strada una retorica <em>green<\/em>, e pi\u00f9 in generale l\u2019idea che il dogma guadagna-guadagna\/compra-compra vada ripulito, lavato, giustificato? Te lo chiedo perch\u00e9 in altri passaggi racconti invece che \u00abi cinesi sono meno ipocriti\u00bb, cio\u00e8 non sentono il bisogno di nascondere o infiocchettare la voracit\u00e0 del capitalismo. E questo in effetti \u00e8 quel che salta agli occhi visitando il paese per qualche settimana: se un antico tempio \u00e8 un\u2019attrazione turistica, avr\u00e0 tutt\u2019attorno un centro commerciale che imita lo stile architettonico del tempio stesso. Se lo scopo della vita \u00e8 consumare merci, perch\u00e9 non abitare direttamente dentro un centro commerciale, che contiene appartamenti, al pari di negozi e ristoranti? Perch\u00e9 separare i grandi shopping mall dalle zone residenziali?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>Il problema \u00e8 ancora una volta quello di dare benessere evitando il caos che porterebbe allo smembramento della Cina. Per sintetizzare all&#8217;estremo, il metodo che si sono dati negli ultimi trent&#8217;anni \u00e8 quello della cosiddetta \u00ab<strong>fabbrica del mondo<\/strong>\u00bb. Un metodo che per\u00f2 ormai \u00e8 insostenibile per ragioni ecologiche, sociali, economiche. Quindi il problema \u00e8: come continuare a crescere senza distruggere noi stessi e il pianeta? Hanno visto che il tasso di urbanizzazione della Cina \u00e8 intorno al 55 per cento, mentre quello delle economie pi\u00f9 avanzate \u00e8 attorno all&#8217;80-90 per cento e hanno identificato in una \u00abnuova urbanizzazione\u00bb il dispositivo per fare il salto definitivo nel club dei ricchi, perch\u00e9 l&#8217;urbanizzazione mette in gioco energie nuove, lavoro immateriale, crea conoscenze, scambio, nuovi lavori. Per\u00f2 non possono andare avanti con la triade carbone-cemento-acciaio e devono anche decongestionare le megalopoli, costruendo le famose citt\u00e0 \u00aba misura d\u2019uomo\u00bb, in cui spedire i <strong>migranti interni<\/strong> (<em>mingong<\/em>, \u6c11\u5de5) che sono stati la forza lavoro, la benzina nel motore cinese, coloro che hanno dato tanto avendo in cambio poco. E vogliono che queste citt\u00e0 siano \u00abverdi\u00bb, tecnologiche, sostenibili.<\/p>\n<p>Questo se si vuole intravedere un tentativo virtuoso. Dopo di che, andando a mettere il naso nelle pieghe di questo processo vedi come sia anche un grande disegno di ingegneria sociale. Vedi come i <em>xin gongren<\/em> (\u65b0\u5de5\u4eba) \u2013 i nuovi lavoratori, perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che molti vogliono farsi chiamare, non pi\u00f9 semplici \u00abmigranti\u00bb \u2013 siano sempre pi\u00f9 espulsi dal centro delle maggiori citt\u00e0, ma tenuti al tempo stesso a tiro di ferrovia veloce come forza lavoro disponibile. Vedi come aumentano le diseguaglianze. Vedi come compartimentare la Cina in citt\u00e0 di prima, seconda, terza fascia sia anche un modo di esercitare il controllo. Vedi come le colate di cemento continuino. E cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>Nel libro ci sono anche capitoli ambientati fuori dalla Cina (Iran, Myanmar, Mongolia\u2026) Perch\u00e9 hai deciso di inserirli e cosa li lega al nucleo \u00abcinese\u00bb del libro e al suo titolo?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>Pechino \u00e8 sempre stata per me un campo base da cui partire per le diverse frontiere cinesi e non, anche se l&#8217;ho scelta e amata come \u00abcasa\u00bb. Nella stesura del libro, l&#8217;editor <strong>Adriano Masci<\/strong> ha insistito molto perch\u00e9 scrivessi soprattutto di Pechino come filo conduttore, mentre io inizialmente avrei privilegiato soprattutto il viaggiare, l&#8217;altrove. Aveva ragione lui, credo che siamo riusciti a costruire un nucleo da cui si diramano vie di fuga, un dentro-fuori continuo. Ho escluso alcune esperienze fatte \u00abfuori\u00bb, per esempio in Asia Centrale. Quelle compariranno in un prossimo progetto, se ci saranno le condizioni materiali per farlo.<\/p>\n<p>La Mongolia per me \u00e8 un altro-altro. Cio\u00e8, se la Cina \u00e8 il grande-altro rispetto a noi, la <strong>Mongolia<\/strong> \u00e8 il piccolo-altro, per quanto \u00abpiccolo\u00bb possa essere un Paese grande come sette Italie. E mi serviva anche come contrappunto alla Cina, perch\u00e9 non ho mai visto due Paesi cos\u00ec vicini e cos\u00ec lontani tra loro come la Cina e la Mongolia. E poi la amo, c&#8217;\u00e8 poco da fare.<\/p>\n<p>Un capitolo anomalo \u00e8 quello sull&#8217;<strong>Iran<\/strong>. Perch\u00e9 l&#8217;Iran? Che c&#8217;entra? Se noti, \u00e8 circa a met\u00e0 del libro. Mi serve da spartiacque. L&#8217;Iran, con la sua bellezza e profondit\u00e0, con le sue contaminazioni, \u00e8 per me il confine tra \u00abnoi\u00bb e \u00abloro\u00bb, il luogo in cui riprendo fiato e rifletto. Mi serviva questo capitolo evocativo l\u00ec in mezzo.<\/p>\n<div id=\"attachment_30477\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30477\" class=\"wp-image-30477\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_4796.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"474\" \/><p id=\"caption-attachment-30477\" class=\"wp-caption-text\">Chengdu: mappa del centro commerciale Daci, con incluso tempio del VI secolo.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>In nessun altro paese del mondo ho visto un popolo altrettanto stregato dal <strong>cellulare<\/strong>. Nemmeno in Italia. Tra l\u2019altro, con un tipo di fruizione piuttosto diversa: mentre da noi, se sbirci gli schermi, vedi soprattutto social network, Whatsapp, musica, siti, in Cina trovi giochi e filmati. In questi anni di boom dei dispositivi mobili, che idea ti sei fatto del fenomeno? Perch\u00e9 i cinesi sono rimasti cos\u00ec mesmerizzati da giochi di ruolo on line, porno, azzardo e video di ogni genere? C\u2019\u00e8 qualche punto di contatto con il fenomeno degli \u00abotaku\u00bb giapponesi? E come viene vissuto il problema?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>Nel capitolo sul centro di rieducazione per i tossici di internet provo a rispondere a qualcuna di queste domande. C&#8217;\u00e8 una generazione che subisce una pressione enorme per avere successo nella vita, per dare soddisfazione ai genitori nell&#8217;ambito della famiglia confuciana, per corrispondere alle aspettative di ci\u00f2 che deve essere un buon cinese. Inoltre, in Cina internet \u00e8 molto pi\u00f9 \u00abmobile\u00bb che da noi, perch\u00e9 il telefonino \u00e8 il dispositivo pi\u00f9 a portata di mano per connettere un Paese cos\u00ec grande dove convivono primo, secondo e terzo mondo. Quindi credo che il mondo virtuale diventi sia un occasione di business sia una via di fuga pret-\u00e0-porter che, in quanto soprattutto mobile, puoi portarti ovunque, ventiquattr&#8217;ore al giorno. Da un lato c&#8217;\u00e8 il successo di WeChat, dall&#8217;altro la <em>ditou zu <\/em>(\u4f4e\u982d\u65cf), la &#8220;trib\u00f9 delle teste basse&#8221;, ovvero di chi sta sempre chinato sullo schermo dello <em>smartphone<\/em>, su cui cominciano anche a comparire articoli preoccupati.<\/p>\n<p>La cosa che mi ha colpito di pi\u00f9 \u00e8 che finch\u00e9 un giovane se ne sta tranquillo, attaccato al computer o al telefonino anche dodici ore al giorno, le famiglie tendono a non vedere il problema: star\u00e0 studiando, star\u00e0 imparando, star\u00e0 sgomitando per ritagliarsi la propria posizione nel mondo. Poi, quando va fuori di testa e assume comportamenti devianti secondo caratteristiche cinesi, cio\u00e8 risponde male o si ribella in famiglia, ecco che il problema esplode in tutta la sua evidenza. Comunque vedo molte analogie con l&#8217;Italia, anche se in Cina tutto assume una dimensione geometrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>Scrivi che<strong> Hong Kong<\/strong>\u00a0rappresenta un esempio di perfetta alleanza tra il neoliberismo all\u2019ennesima potenza e il socialismo di mercato al governo in Cina. Ma quest\u2019alleanza non vale gi\u00e0 per l\u2019intero paese? Cosa c\u2019\u00e8 di diverso a HK, oltre alla mania di sterilizzare tutto ogni due ore, compresi i tasti dell\u2019ascensore?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>Hong Kong ha costruito le proprie fortune, direi la propria identit\u00e0, su tutto ci\u00f2 che era vietato in Cina, in bene e in male: l&#8217;oppio, il capitalismo, l&#8217;apporto dei rifugiati cinesi che ci sono arrivati a diverse ondate e in diversi momenti del Novecento. Oggi subisce una crisi identitaria, perch\u00e9 poli come <strong>Shenzhen<\/strong>, che \u00e8 giusto alle sue spalle, e Shanghai, che la minaccia come hub finanziario dell&#8217;estremo Oriente, le stanno togliendo la sua specificit\u00e0. In pi\u00f9, dopo l&#8217;<em>handover<\/em> del 1997, la locale elite ha stretto una sorta di \u00abpatto scellerato\u00bb con il Partito comunista cinese, per cui pu\u00f2 continuare a speculare e a fare business in cambio della fedelt\u00e0 alla \u00abmadrepatria\u00bb. Quando il portuale in sciopero mi dice che la loro paura \u00e8 che il boss <strong>Li Ka-shing<\/strong> sposti semplicemente il carico-scarico di merci a Shenzhen, sintetizza bene sia questa alleanza tra i tycoon locali e il Partito formalmente comunista, sia la psicosi degli hongkonghini che avvertono l&#8217;ombra di un gigante, la Cina, che incombe alle loro spalle. Il senso di pressione \u00e8 acuito dalle migliaia di cinesi continentali che ormai si riversano a Hong Kong come turisti, come frontalieri, come businessman, facendo schizzare ulteriormente in alto i prezzi degli alloggi, gi\u00e0 folli, e \u00aboccupando\u00bb parte del welfare retaggio dell&#8217;amministrazione britannica, come la sanit\u00e0. Cos\u00ec, ed \u00e8 ci\u00f2 che si \u00e8 visto nel movimento degli ombrelli del 2014, gli hongkonghini hanno da un lato riscoperto la politica, dall&#8217;altro cominciato a maturare pulsioni \u00ableghiste\u00bb, che si sintetizzano nei gruppuscoli cosiddetti \u00abnativisti\u00bb che sostengono di non essere cinesi, bens\u00ec hongkonghini. Il movimento del 2014 utilizzava la parola d&#8217;ordine del suffragio universale promesso e poi negato da Pechino, ma il suffragio universale a Hong Kong non c&#8217;\u00e8 mai stato, l&#8217;attuale sistema in cui di fatto le decisioni sono prese da una consorteria di notabili \u00e8 ereditato al cento per cento dalla colonizzazione britannica. Ma dietro al movimento c&#8217;era un non detto molto pi\u00f9 profondo, la paura di perdere sia il benessere materiale sia i diritti civili, come la libert\u00e0 di stampa e di parola, di essere inghiottiti dalla Cina, di diventare una delle tante citt\u00e0 cinesi del continente.<\/p>\n<p>Purtroppo, la sconfitta di <strong>Occupy Hong Kong<\/strong> dovuta a tanti fattori interni ed esterni, la delusione, la disperazione, hanno come sempre accade lasciato in eredit\u00e0 i nativisti e non le componenti di sinistra, il che fa del tutto il gioco di Pechino. Perch\u00e9 chi reclama l&#8217;indipendenza dalla Cina si mette automaticamente fuori legge e giustifica la repressione. Tant&#8217;\u00e8 che molti compagni di Hong Kong pensano che tra nativisti e governo cinese ci sia di fatto una complicit\u00e0, ma sinceramente non so quanto ci\u00f2 sia frutto di paranoia complottista e quanto invece sia vero. Va detto che, da quanto ne so, gli stessi gruppi simil-leghisti sono male in arnese, divisi, incapaci di fare politica vera se non abbaiando su internet. Il che \u00e8 perfetto per Pechino: hai il capro espiatorio brutto e cattivo, ma innocuo.<\/p>\n<p>In tutto questo, trovo che la maggior parte dei c<em>orporate media<\/em> occidentali abbia raccontato il movimento del 2014 tirando acqua al proprio mulino \u00abliberal\u00bb, enfatizzando cio\u00e8 le componenti puramente ideologiche e politiche \u2013 la sacralit\u00e0 della democrazia elettorale \u2013 ed eludendo ad arte la richiesta materiale che ci stava sotto, il potenziale radicale. Per carit\u00e0, bisogna mettere nell&#8217;angolo la Cina sul piano dei diritti e rivendicare la propria superiorit\u00e0 morale, ma guai a toccare il capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>In un capitolo illustri la \u00ab<strong>microfisica della censura<\/strong>\u00bb, e il passaggio dal sistema della \u00abvalvola di sfogo\u00bb a un controllo pi\u00f9 rigido. Leggendo, pensavo che alcune forme di questa microfisica non sono poi tanto diverse in Italia, penso alla censura economica, all\u2019autocensura\u2026 Tu riporti interviste con artisti, cineasti, gente sensibile al problema. Ma che percezione ha della censura il cinese nato tra gli \u201980 e i \u201990, che tu descrivi come dedito ad arricchirsi e a vivere solo e soltanto nel presente?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>I cosiddetti <em>balinghou<\/em> (<span lang=\"zh\" xml:lang=\"zh\">\u516b\u96f6\u540e<\/span>) e <em>jiulinghou <\/em>(\u4e5d\u96f6\u540e), i nati negli anni Ottanta e Novanta, sono spesso descritti come una massa di decerebrati, ma vedo che lo stesso accade con i <em>millenials<\/em> nostrani, quindi niente di nuovo. Io credo che proliferino invece forme di eversione, di microribellioni. Ci sono gruppi di <em>xin gongren<\/em>, di lavoratori migranti, che si federano e sperimentano forme di cooperazione. Ci sono proto-sindacati travestiti da Ong. Ci sono ribellioni individuali, come quella dell&#8217;ultima generazione di migranti \u00abinfedeli\u00bb al luogo di lavoro, che dall&#8217;oggi al domani mollano il padrone e la fabbrica per andare dove hanno un&#8217;offerta migliore. C&#8217;\u00e8 anche la percezione della censura, eccome, ma mi sembra che sia considerata come una condizione quasi naturale all&#8217;interno della quale trovare vie d&#8217;uscita. Si gioca a guardie e ladri con i censori. Cos\u00ec per esempio si \u00e8 sviluppata una neolingua su internet per aggirare il controllo che, attenzione, non \u00e8 solo il controllo della censura, ma anche di tua madre piuttosto che dei tuoi professori. \u00c8 un fenomeno molto interessante quello del linguaggio \u00abmarziano\u00bb (<em>huo xing wen,<\/em> \u706b\u661f\u6587), reso possibile dalle peculiarit\u00e0 della lingua cinese, che ti consente di giocare sia con i caratteri sia con la fonetica, sia con i significati, aggiungendoci anche lettere occidentali e numeri, in un imbastardimento totale che pu\u00f2 essere compreso solo se sei gi\u00e0 un iniziato, parte di una comunit\u00e0 online. Io ovviamente non ci capisco niente, non mi ci metto neppure, per\u00f2 giusto per fare un esempio ho scoperto che ultimamente si faceva riferimento al massacro di Tian&#8217;anmen scrivendo \u00ab7-1, 5-1\u00bb, cio\u00e8 praticamente 6\/4, il 4 giugno (1989).<br \/>\nA seconda dell&#8217;acuirsi del controllo, il \u00abmarziano\u00bb torna pi\u00f9 o meno in auge.<br \/>\nQuindi, si tratta di un dissenso virale rispetto a una condizione che per\u00f2 \u00e8 considerata quasi \u00abnaturale\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_30478\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30478\" class=\"wp-image-30478\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_4636.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"320\" \/><p id=\"caption-attachment-30478\" class=\"wp-caption-text\">Il Partito ringrazia per la preferenza accordata. Socialismo sul treno veloce.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>Tracci spesso dei parallelismi tra fasi economiche che l\u2019Italia ha gi\u00e0 vissuto e l\u2019attuale Grande Transizione cinese. \u00abIl popolo delle partite IVA\u00bb, i giovani che lavorano come Pony Express, il boom delle piccole fabbriche nel Triveneto. C\u2019\u00e8 invece, al contempo, qualche esperimento cinese che ci mostra un futuro prossimo per l\u2019Italia?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>In questi giorni compaiono nelle nostre citt\u00e0 le biciclette del <em>ridesharing<\/em>, <strong>Mobike<\/strong> e prossimamente Ofo. Sono un prodotto cinese che laggi\u00f9 ha letteralmente cambiato il paesaggio urbano delle maggiori citt\u00e0. Nel giro di un annetto scarso, a Pechino, siamo passati dal predominio assoluto dell&#8217;automobile a marciapiedi cosparsi di biciclette argento, gialle, blu. \u00c8 come se fossero arrivati in ritardo nell&#8217;era della motorizzazione ma ci fossero passati attraverso pi\u00f9 velocemente di noi e ora si gettassero ancora pi\u00f9 velocemente nell&#8217;era del trasporto sostenibile. In parte \u00e8 vero, ma in parte no, perch\u00e9 in Cina \u2013 come per altro dicono i lader di Pechino \u2013 convivono primo, secondo e terzo mondo, cos\u00ec come convivono epoche e fasi dello sviluppo diverse, il tutto su scala enorme. Cos\u00ec continuiamo ad avere strade intasate dalle auto e al tempo stesso marciapiedi intasati dalle biciclette nonch\u00e9 hutong intasati di tipi che circolano su queste bici tutte uguali a due all&#8217;ora, andando a zigzag e guardando per aria, quindi scatenando le mie bestemmie perch\u00e9 rischio sempre di travolgerli mentre pedalo con la mia, di bici. Ma il punto fondamentale \u00e8 che questa accelerazione adesso viene esportata, con il ridesharing. Qual \u00e8 il suo modello di business? Attualmente, il prezzo del servizio non copre assolutamente i costi fissi per l&#8217;impresa, \u00e8 un business in perdita lanciato dai grandi investimenti delle maggiori imprese IT, Alibaba e Tencent. Qulcuno dice che sia uno schema Ponzi che si basa sui depositi che gli utenti devono lasciare per iscriversi al servizio, perch\u00e9 il prezzo orario dell&#8217;utilizzo di una bicicletta invece \u00e8 irrisorio, ma io mi sono informato con chi lavora nel settore e la spiegazione \u00e8 stata: i big data. Le centinaia di migliaia di biciclette sparse per le citt\u00e0 servono a raccogliere dati su chi le usa, noi. Chi siamo, come e dove ci muoviamo, quali posti frequentiamo, quali flussi attraversano le metropoli e chiss\u00e0 cos&#8217;altro. Ora il servizio sbarca in Italia dopo che \u00e8 gi\u00e0 sbarcato in altri Paesi e pare che dietro il vantaggio competitivo che ha assunto Mobike rispetto ai concorrenti ci sia lo zampino del PD renziano (non a caso, Firenze \u00e8 la citt\u00e0, con Milano, dove le biciclette hanno debuttato). Come saremo tutelati nelle informazioni che ci riguardano? Che uso si far\u00e0 di quelle informazioni? Certo, io capisco quelli che rispondono \u00abma tanto siamo gi\u00e0 mappati nelle mille altre attivit\u00e0 che facciamo\u00bb, per\u00f2 \u00e8 interessante che la nuova frontiera in questo settore arrivi dalla Cina sotto la veste sorridente del viaggiare pulito.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra convergenza io la vedo nelle forme politiche. La Cina ha imposto alcuni suoi standard. Per esempio, il fatto che i politici non siano tenuti a rispondere di ci\u00f2 che fanno alla stampa, in quanto \u00abquarto potere\u00bb che informa il cittadino, che monitora il loro agire. Sono rimasto molto colpito quando il presidente <strong>Mattarella<\/strong> \u00e8 venuto a Pechino in pompa magna e il Quirinale non ha previsto, n\u00e9 concesso dietro richiesta, alcun punto stampa ai giornalisti. \u00c8 un piccolo-grande esempio che per\u00f2 a mio avviso rivela un trend generalizzato. Noi dobbiamo fare marketing, non informazione e tanto meno contropotere.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>I capitoli del libro sono costruiti <strong>in maniera narrativa<\/strong>, senza che questo limiti il contenuto giornalistico. Come sei arrivato a questa scelta e come hai lavorato per modellare i tuopi appunti \u00abda reporter\u00bb in un formato da cantastorie?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>All&#8217;inizio doveva essere solo la raccolta dei miei reportage degli ultimi dieci anni. Poi, con l&#8217;editore Milieu e con l&#8217;editor, Adriano Masci, abbiamo deciso di dare all&#8217;operazione una forma pi\u00f9 narrativa. E quindi, come spiego nei ringraziamenti finali, sono tornato ai miei taccuini, a vecchi articoli scomparsi nei meandri della rete, ho recuperato particolari inediti. Poi ho introdotto la prima persona nella narrazione, cio\u00e8 quello che nell&#8217;articolo giornalistico fuggo invece come la peste tranne che in un formato particolare come <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/autori\/gabriele-battaglia\">le \u00abletterine\u00bb che scrivo per <em>Internazionale<\/em><\/a>. Quindi abbiamo scelto di scrivere tutti i pezzi su Pechino al presente e quelli sulle \u00abvie di fuga\u00bb al passato, a prescindere dalla datazione effettiva, il che dovrebbe dare un certo dinamismo alla narrazione, un continuo rimbalzo tra oggi e ieri, dentro e fuori. Io e Adriano ci siamo davvero spaccati la testa, a un certo punto mi ha detto \u00aboh, pensavo fosse pi\u00f9 facile\u00bb, ma credo che molto dipenda dal fatto che la maggior parte del materiale grezzo aveva gi\u00e0 una sua forma definita, quella dell&#8217;articolo, quindi era pi\u00f9 difficile da modificare. Ho in mente il prossimo progetto, che far\u00f2 se ci saranno le condizioni materiali per farlo, e quello nascer\u00e0 gi\u00e0\u00a0 con l&#8217;idea del libro. Sai, il reportage \u00e8 come il maiale, non si butta via nulla: fai quello scritto, quello audio, quello video e adesso ci metto pure il capitolo di libro, tutti concepiti diversi tra loro. Noi, merce svalutata sul mercato del lavoro, dobbiamo essere multitasking, come si dice.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p>In Occidente vende bene un certo ritratto di dissidente cinese. Dal tuo punto di vista, chi sono oggi i principali oppositori del regime? Chi introduce nel sistema quel conflitto, tolto il quale resta solo il Capitale (per riprendere la tua citazione di <strong>Franco Fortini<\/strong>)?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 dissidente e dissidente, non sono un grande cacciatore di dissidenti, perch\u00e9 dovrei fare quello che fanno gi\u00e0 il <em>Guardian<\/em> e il <em>New York Times<\/em> e che poi i media nostrani riprendono aggiungendoci un pizzico di bello stile? Poi finisce che contribuisco pure io a creare il mito di <strong>Ai Weiwei<\/strong> che, come tutti i miti, finisce per fagocitare ogni discorso e a occultare con la sua luce tutto l&#8217;underworld. E il potere cinese non \u00e8 scemo, quindi Ai Weiwei diventa l&#8217;icona giusta al momento giusto, ottiene il passaporto, se ne va all&#8217;estero, comincia ad assumere atteggiamenti messianici tipo Bono degli U2, se la prende con la Lego perch\u00e9 non gli d\u00e0 i mattoncini per fare un&#8217;installazione, si butta per terra su una spiaggia scimmiottando il piccolo Alan Kurdi, l&#8217;Occidente rispolvera per cinque minuti i propri sensi di colpa e tutto finisce l\u00ec. Ciao, grazie, ho una mostra a Sidney, scusate.<\/p>\n<p>Indubbiamente, negli anni di Xi Jinping, c&#8217;\u00e8 stato un giro di vite sui diritti umani. Il caso degli avvocati Weiquan \u00e8 lampante, cos\u00ec come l&#8217;acuirsi del controllo in Xinjiang e la vicenda di <strong>Ilham Tohti<\/strong>, l&#8217;intellettuale uiguro accusato di separatismo e condannato all&#8217;ergastolo. Analizzando i casi pi\u00f9 eclatanti, mi par di capire che le figure giudicate pi\u00f9 pericolose sono quelle che cercano di creare aggregazione politica fuori dal Partito, che hanno contatti con organizzazioni straniere che magari li finanziano e quelli che mettono in discussione il modello di sviluppo. Il problema \u00e8 che i media nostrani beatificano le prime due categorie, che trovano una sintesi nella figura di <strong>Liu Xiaobo<\/strong>, recentemente scomparso.<\/p>\n<p>Del tutto ignorata \u00e8 la terza componente perch\u00e9, ancora una volta, si attacca la Cina da un pulpito morale, ma guai a mettere in discussione il modello neoliberista. Cos\u00ec, per esempio, gli uiguri diventano quelli perseguitati per motivi etnici e religiosi, ma nessuno va a vedere il problema di come lo Xinjiang sia l&#8217;hub di partenza della <strong>nuova<\/strong> <strong>via della Seta<\/strong> e quindi come le comunit\u00e0 siano investite dalle grandi opere, dall&#8217;idea di libero mercato, dalla fine della civilt\u00e0 tradizionali senza che sia preservata la biodiversit\u00e0 di cui erano portatrici. Un giovane uiguro che parte svantaggiato sul mercato del lavoro come pu\u00f2 abbracciare il grande sogno cinese? Di nuovo, credo che il nostro problema a livello globale sia quello di riportare l&#8217;eguaglianza al centro del discorso, perch\u00e9 non esiste libert\u00e0 sensa eguaglianza, se non quella d&#8217;impresa. E capire come coniugare questa nuova eguaglianza con la biodiversit\u00e0 del mondo, che \u00e8 il presupposto del suo divenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>***<\/strong><\/p>\n<p><em>Buonanotte signor Mao<\/em>, alcune date del tour:<\/p>\n<div>25 SETTEMBRE, ORE 18:00 &#8211; <strong>LUGANO<\/strong> (Svizzera), Hotel Ceresio, Via Serafino Balestra 19<\/div>\n<div><\/div>\n<div>27 SETTEMBRE, ORE 21:30 &#8211; <strong>BOLOGNA<\/strong>, Libreria Modo infoshop, via Mascarella, 24\/b<\/div>\n<div><\/div>\n<div>28 SETTEMBRE, ORE 19:00 &#8211; <strong>MODENA<\/strong>, Circolo Artigiani della Vita, Via Scanaroli 45<\/div>\n<div><\/div>\n<div>29 SETTEMBRE, ORE 18:00, <strong>REGGIO EMILIA<\/strong> &#8211; Ghirba &#8211; biosteria della Gabella, Via Roma 76,<\/div>\n<div><\/div>\n<div>30 SETTEMBRE, ORE 19:30 &#8211; <strong>FERRARA, FESTIVAL DI INTERNAZIONALE<\/strong> &#8211; Chiostro di San Paolo, Piazzetta Schiatti 7<\/div>\n<div><\/div>\n<div>7 OTTOBRE, ORE 18:00 &#8211; <strong>ROMA<\/strong>, Libreria Pagina 2 &#8211; Ex Orientalia, Via Cairoli 63<\/div>\n<div><\/div>\n<div>10 OTTOBRE, ORE 18:30 &#8211; <strong>TORINO<\/strong>, Libreria Binaria, Via Sestriere 34<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Esce in questi giorni, per la collana Frontiere di Milieu Edizioni, il primo libro solista di Gabriele Battaglia, giornalista indipendente con base a Pechino, che in questi anni ha prodotto articoli e reportage per Internazionale, Asia Times, Popolare Network, Radio Montecarlo e molti altri. 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