{"id":30049,"date":"2017-08-29T08:45:59","date_gmt":"2017-08-29T06:45:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=30049"},"modified":"2017-08-29T13:17:42","modified_gmt":"2017-08-29T11:17:42","slug":"immigrati-via-rimesse-via-altura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/08\/immigrati-via-rimesse-via-altura\/","title":{"rendered":"Da via Rimesse a via Altura. Migranti e occupazioni nella #Bologna anni 90"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_30053\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/sgombero_via_Rimesse_3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30053\" class=\"wp-image-30053\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/sgombero_via_Rimesse_3.jpg\" alt=\"Bologna, 9 novembre 1998. In via Rimesse la polizia tenta lo sgombero alcune palazzine occupate da migranti nordafricani. Donne con bambini cercano di fermare i carabinieri in assetto antisommossa.\" width=\"650\" height=\"433\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30053\" class=\"wp-caption-text\">Bologna, 9 novembre 1998. In via Rimesse la polizia tenta lo sgombero alcune palazzine occupate da migranti nordafricani. Donne con bambini cercano di fermare i carabinieri in assetto antisommossa. Pochi istanti dopo, l&#8217;impatto (<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/sgombero_via_Rimesse_4.jpg\">vedi foto<\/a>).<\/p><\/div>\n<p>[Col suo permesso, riprendiamo <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/tees.fortee\/posts\/504993236513393\">dal suo profilo FB<\/a> uno scritto della nostra amica Valentina, perch\u00e9 \u00e8 un ricordo anche nostro. Un ricordo bruciante, riacceso dagli eventi di Piazza Indipendenza a Roma. Come direbbe Benjamin, un ricordo \u00abche balena nell&#8217;istante del pericolo\u00bb.<br \/>\nQualcuno potr\u00e0 essere in disaccordo con singole valutazioni di Valentina, ma le sue parole restituiscono in pieno l&#8217;atmosfera di quei giorni.<br \/>\nAll&#8217;occupazione di via Altura c&#8217;eravamo. Il Luther Blissett Project aderiva sia alla rete \u00ab2001 Odissea negli Spazi\u00bb sia al \u00abComitato 14 dicembre\u00bb. Soggetti talmente trasversali da includere &#8211; in uno spiazzante gesto di solidariet\u00e0 per <a href=\"http:\/\/antonella.beccaria.org\/libri\/bambini_di_satana_interno.pdf\">la persecuzione appena subita<\/a> &#8211; i Bambini di Satana.<br \/>\nEravamo anche allo sgombero di via del Pallone, e avremmo raccontato quella notte due anni dopo, in un capitolo-flashback di <em>Asce di guerra<\/em>. Capitolo che includiamo in questo post.<br \/>\nLe foto di occupazioni e sgomberi sono dell&#8217;amico <strong>Gianluca Perticoni<\/strong> dell&#8217;agenzia Eikon di Bologna. Buona lettura.\u00a0<strong>WM<\/strong>]<\/p>\n<p>di <a href=\"http:\/\/valentinavon.tumblr.com\/\"><strong>Valentina Avon<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Il prossimo anno saranno venti. Era il 1998 infatti quando a Bologna scoppi\u00f2 il caso \u00abvia Altura\u00bb. Riassumendo velocemente: reduci da un&#8217;occupazione malfatta e malgestita (da comitati autonomi per la casa) e maldipinta dalle cronache locali, decine di famiglie di immigrati senza tante alternative si infilarono in San Petronio. Erano musulmani, il caso fin\u00ec alle cronache nazionali, e pur di uscirne alla svelta il Comune offr\u00ec una sistemazione alternativa, in quello che oggi \u00e8 l&#8217;albergo popolare di via del Pallone.<!--more--><\/p>\n<div id=\"attachment_30052\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/viarimesse1-2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30052\" class=\"wp-image-30052\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/viarimesse1-2.png\" alt=\"Bologna, sgombero in via Rimesse. Alle finestre, padri e madri disperate mostrano i loro bambini e gridano: \u00abGuardate, abbiamo figli! Ci buttate in mezzo alla strada, al freddo, di loro cosa dobbiamo fare?\u00bb.\" width=\"650\" height=\"484\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30052\" class=\"wp-caption-text\">Bologna, stesso giorno, stesso blitz poliziesco. Alle finestre, padri e madri disperate mostrano i loro bambini e gridano: \u00abGuardate, abbiamo figli! Ci buttate in mezzo alla strada, al freddo, di loro cosa dobbiamo fare?\u00bb. Il\u00a0<em>Resto del Carlino<\/em> equivocher\u00e0 a bella posta il gesto, scrivendo che le famiglie hanno usato i bimbi come ostaggi, minacciando di buttarli gi\u00f9 se la polizia non se ne fosse andata. Le <em>fake news<\/em> innescheranno denunce per \u00abtentato omicidio\u00bb e azioni legali per togliere i figli ai genitori.<\/p><\/div>\n<p>Dopo un mese (o poco pi\u00f9, scusate, vado a memoria) anche da l\u00ec furono sgomberati. Polizia, casini, donne e bambini in strada sotto la neve, era inverno e faceva un freddo cane. Via Irnerio chiusa, di nuovo cronache nazionali, arriv\u00f2 anche il Gabibbo, alla fine gi\u00e0 che era l\u00ec fu il TPO di allora, Teatro Polivalente Occupato, stava nel teatro dell&#8217;Accademia, ad aprire loro le porte, interrompendo ogni programmazione e prendendosi la responsabilit\u00e0 dell&#8217;accoglienza. Per dire il clima: nel retro del TPO c&#8217;erano pure un cammello e un dromedario, ospiti della compagnia Raffaello Sanzio, che qualche giorno prima avevano sfilato nella prima Street Parade che si ricordi in citt\u00e0, quella di \u00ab2001 Odissea negli spazi\u00bb, inedita confluenza di tutti i centri sociali della citt\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_30058\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/San_Petronio_1-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30058\" class=\"wp-image-30058\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/San_Petronio_1-1.jpg\" alt=\"13 novembre 1998, Bologna: le famiglie di migranti sgomberate da via Rimesse occupano la basilica di San Petronio in Piazza Maggiore. \" width=\"650\" height=\"433\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30058\" class=\"wp-caption-text\">13 novembre 1998, Bologna: le famiglie di migranti sgomberate da via Rimesse occupano la basilica di San Petronio in Piazza Maggiore. Fuori, in Piazza Maggiore, presidio di solidariet\u00e0 con fal\u00f2 (<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/San_Petronio_3.jpg\">vedi foto<\/a>).<\/p><\/div>\n<p>Il sindaco era <strong>Walter Vitali<\/strong>, l&#8217;ultimo di centrosinistra prima dell&#8217;era Guazzaloca, memorabile fu il suo commento: il teatro \u00e8 del ministero delle Finanze, per noi il caso \u00e8 chiuso. Giuro, disse proprio cos\u00ec. Insopportabile il TPO, insopportabili i migranti, pens\u00f2 di essersi cavato dai piedi entrambi, sperando di vederli collassare uno sull&#8217;altro in una sorta di reciproco annientamento. Le cose andarono diversamente.<\/p>\n<p>Erano uomini e donne e bambini, uomini che lavoravano, bambini che andavano a scuola, si accamparono sul palco del teatro e effettivamente dopo alcune settimane la situazione si fece davvero difficile (per l&#8217;indifferenza istituzionale pi\u00f9 che altro). Le persone che informalmente ma seriamente avevano deciso di farsene carico furono costrette a cercare una qualsiasi soluzione. L\u00ec si scopr\u00ec \u00abvia Altura\u00bb, un immenso edificio, completamente vuoto, dietro l&#8217;ospedale Bellaria, verso San Lazzaro. Fu occupato dai &#8220;bianchi occidentali&#8221;, alla conferenza stampa chi si aspettava di trovare degli squatter rimase deluso: ormai un bel pezzo della Bologna civile si era mobilitata.<\/p>\n<div id=\"attachment_30060\" style=\"width: 443px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/San_Petronio_4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30060\" class=\"wp-image-30060 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/San_Petronio_4.jpg\" alt=\"Bologna, 13 novembre 1998. Al freddo e al gelo di Piazza Maggiore, lo scrittore Stefano Benni testimonia la propria solidariet\u00e0 ai migranti.\" width=\"433\" height=\"649\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30060\" class=\"wp-caption-text\">Bologna, 13 novembre 1998. Al freddo e al gelo di Piazza Maggiore, lo scrittore Stefano Benni testimonia la propria solidariet\u00e0 ai migranti.<\/p><\/div>\n<p>L&#8217;edificio di via Altura era una roba colossale, costruita per diventare alloggi per anziani contravveniva una norma regionale (sulle dimensioni) che chiss\u00e0 perch\u00e9 qualcuno s&#8217;era dimenticato di modificare, nel complesso gioco fra amministratori e costruttori. I migranti entrarono dopo un po&#8217;: l&#8217;assessora alle Politiche sociali di allora, <strong>Lalla Golfarelli<\/strong>, aveva infatti dichiarato che agli stranieri se occupanti sarebbero stati tolti i figli, meglio non rischiare. Passarono alcune notti in un ghiaccio mai visto, madonna che freddo c&#8217;era, poi gli occupanti fecero entrare le famiglie. Con censimento allegato: a ogni assemblea e a ogni ora del giorno e della notte arrivava qualcuno, accogliere tutti non era pensabile in quelle condizioni: intere famiglie che dormivano in macchina, molti sfrattati per inevitabile morosit\u00e0 visti i canoni cittadini, quasi sempre persone, come i nuclei di via del Pallone, che pur avendo lavoro e tutto una volta fatto il ricongiungimento familiare dovevano affrontare un collasso economico. Gli occupanti erano la punta di un iceberg grande come mezza citt\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_30061\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Via_del_Pallone_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30061\" class=\"wp-image-30061\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Via_del_Pallone_1.jpg\" alt=\"Bologna, 7 dicembre 1998, sgombero in via del Pallone.\" width=\"650\" height=\"430\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30061\" class=\"wp-caption-text\">Bologna, 7 dicembre 1998, sgombero in via del Pallone.<\/p><\/div>\n<p>And\u00f2 avanti per un po&#8217;, neppure mi ricordo per quanto, settimane, mesi. Durante le quali ci fu il tempo per una partecipazione di occupanti e militanti all&#8217;allora <em>Moby Dick<\/em> di <strong>Michele Santoro<\/strong>: una memorabile gita a Roma in pullman con mamme e bimbi, che per\u00f2 arrivati nella Capitale si scopr\u00ec non avrebbero (ovviamente) potuto partecipare alla trasmissione, nonostante fossero stati appositamente convocati. Passarono una bellissima serata con la schiuma nella vasca da bagno delle camere d&#8217;albergo, come ci fu poi riferito, a noi che da Santoro ci prendemmo il microfono, grazie anche a quel gran giornalista che \u00e8 <strong>Riccardo Iacona<\/strong>.<\/p>\n<p>Intanto in Comune facevano sapere di avere soluzioni alternative: ospitalit\u00e0 per qualche settimana in strutture per lo pi\u00f9 religiose, e solo per mamme e figli, o case con affitti assurdi nei comuni dell&#8217;Appennino. Nulla di accettabile, esattamente come successo giorni fa a Roma, per quanto tendessero a far passare sulla stampa cittadina l&#8217;idea che gli occupanti \u00abse la tiravano\u00bb. La realt\u00e0 era che negli uffici comunali non avevano altri interlocutori che le agenzie immobiliari, che ovviamente tendevano a fare il loro mestiere. La bolla non era ancora esplosa e gli affitti richiesti erano indecenti, prima ancora che inaffrontabili.<\/p>\n<div id=\"attachment_30087\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30087\" class=\"wp-image-30087\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/deandre.jpg\" alt=\"Senza averci capito una parola, Salvini dice di adorare le sue canzoni, ma non c'\u00e8 canzone di De Andr\u00e8 che non sputi su Salvini.\" width=\"250\" height=\"250\" \/><p id=\"caption-attachment-30087\" class=\"wp-caption-text\">Anarchico, ha cantato le vite degli zingari, dei profughi, dei colonizzati, degli eretici, dei marginali. Ha cantato il disprezzo per le guardie, per manettari e delatori, per la piccola borghesia che ha il culto dei cazzi propri. Ha persino fatto in tempo ad aiutare le famiglie di migranti che occupavano in via Altura.<br \/> Senza averci capito una parola, Salvini dice di \u00abadorare le canzoni di De Andr\u00e9\u00bb, ma non c&#8217;\u00e8 canzone di De Andr\u00e9 che non sputi su Salvini.<\/p><\/div>\n<p>Fin\u00ec grazie all&#8217;intervento del <strong>Gruppo Lupo<\/strong>. Oggi si pu\u00f2 raccontare, allora fu chiesto il silenzio, dagli stessi benefattori. Che sganciarono 50 milioni di lire sull&#8217;unghia, al costituito Comitato di via Altura, permettendo cos\u00ec di avviare la locazione di appartamenti per una buona parte degli occupanti. Il Gruppo Lupo era: <strong>Stefano Benni<\/strong>, <strong>Antonio Ricci<\/strong>, <strong>Fabrizio De Andr\u00e9<\/strong>, e, incredibile ma vero, <strong>Beppe Grillo<\/strong>. De Andr\u00e9 mor\u00ec in quei giorni, chi c&#8217;era ricorda le lacrime e il dolore di Benni, inconsolabile. Non ci fu una sistemazione ottimale per tutti, ma insomma in qualche maniera se ne usc\u00ec.<\/p>\n<p>Io so solo che dopo un paio d&#8217;anni incontrai in via Indipendenza uno dei signori che con tutta la famiglia stava a via Altura, e che incontrai anche Kadisha un pomeriggio, lei che durante i giorni del Tpo aveva perso il bambino, era sposata con quel gigante di Mohamed, e sempre sono stati baci e abbracci, e la gioia di sapere che le cose andavano avanti, i bimbi crescevano, la citt\u00e0 era meno ostile, i ricatti su casa e lavoro pi\u00f9 gestibili.<\/p>\n<p>Poi sono successe tante altre cose, e quei giorni non sono sempre stati gloriosi, avere a che fare con persone che hanno costumi e tradizioni diversi dai tuoi non \u00e8 una passeggiata per nessuno.<\/p>\n<p>Ma se anche solo un bambino o una bambina di allora, che oggi potrebbe avere una famiglia a sua volta, guardandosi indietro trovasse un ricordo fatto di solidariet\u00e0 e sorrisi e giochi e non solo di miseria e manganelli e divise, beh basterebbe per dire che ne valeva la pena.<\/p>\n<p>La mia personale solidariet\u00e0 agli sgomberati di piazza Indipendenza a Roma, e a chiunque sia loro accanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_30062\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Via_del_Pallone_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30062\" class=\"wp-image-30062\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Via_del_Pallone_.jpg\" alt=\"Bologna, sera del \u00a07 dicembre 1998. Blocco stradale all'incrocio tra via Irnerio e via del Pallone.\" width=\"650\" height=\"434\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30062\" class=\"wp-caption-text\">Bologna, sera del \u00a07 dicembre 1998. Blocco stradale all&#8217;incrocio tra via Irnerio e via del Pallone.<\/p><\/div>\n<p>Da: Wu Ming &#8211; Vitaliano Ravagli, <em>Asce di guerra<\/em> (Tropea 2000, Einaudi 2005):<\/p>\n<p class=\"p1\"><b>Cap. 68<br \/>\nBologna, 7 dicembre 1998(!), 10.30 p.m.<\/b><\/p>\n<p class=\"p1\">Non dimenticher\u00f2 questo gelo.<\/p>\n<p class=\"p1\">Quasi le undici di una notte polare. Sul bivacco, che va avanti dall&#8217;alba, bloccando via Irnerio all&#8217;altezza della Montagnola, pesa ormai una tensione insopportabile. Lacrime e malori ripetuti, fal\u00f2 improvvisati e masserizie sparse, drappelli di poliziotti in assetto, sempre pi\u00f9 tesi, e cani di punkabbestia e bonghi e slogan di dieci disperati incarogniti e sguardi bassi dei pochi qui intorno, e gelo, indifferenza e assenza. Si tratta la resa, senza condizioni, dell&#8217;ultima battaglia persa.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il funzionario Della digos, molto noto in citt\u00e0, imbarazzato, nervoso si lascia scappare una frase a mezza bocca con Monteventi, il consigliere comunale indipendente di Rifondazione, tra i pochi che cercano di evitare il peggio: \u00abQuesto lavoro di merda, noi non lo vogliamo pi\u00f9 fare.\u00bb<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00c8 presente anche una troupe della trasmissione di Michele Santoro. Sono in cinque, si aggirano sbigottiti anche loro. Poche domande in giro, le riprese parleranno da sole.<\/p>\n<p class=\"p1\">L&#8217;esercito sconfitto, che sta per essere disperso, conta all&#8217;incirca settanta elementi, cinquanta tra donne e bambini, esausti e assiderati.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ci\u00f2 che rimane dell&#8217;\u00aborda sacrilega\u00bb, che ha occupato per due giorni la basilica di San Petronio, il mese scorso, dopo i violenti sgomberi del 9 e 12 novembre, dei settanta appartamenti occupati, di propriet\u00e0 IACP, tra i numeri civici 9 e 19 di via Rimesse. Pi\u00f9 di duecento persone, circa quaranta nuclei familiari e qualche decina di single. Pi\u00f9 che altro magrebini, ma non solo, anche egiziani, un palestinese, tutti con permesso di soggiorno, la maggior parte degli uomini con un&#8217;occupazione, con storie e aspirazioni molto diverse, ma tenuti insieme come in un incubo, dal bisogno di un tetto.<\/p>\n<p class=\"p1\">Questi lavoratori internazionali senza fissa dimora, dopo mesi di tentativi frustrati, avevano coagulato quel bisogno nell&#8217;atto di forza delle occupazioni, con il sostegno di un comitato antirazzista cittadino non molto numeroso, ricevendo una risposta durissima.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il 9 novembre, all&#8217;alba, il primo tentativo di sgombero, violentissimo ma infruttuoso. Una quarantina di poliziotti tenta l&#8217;irruzione nello stabile, incontrando una resistenza improvvisata. Grida, spinte, colluttazioni e malori. Alcuni uomini tra i pi\u00f9 esasperati espongono i figli dalle finestre, tenendoli sul vuoto. La tensione \u00e8 altissima, la polizia insufficiente a fronteggiare la situazione. L&#8217;azione viene sospesa.<\/p>\n<div id=\"attachment_30063\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30063\" class=\"wp-image-30063\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/golfarelli.jpg\" alt=\"Lalla Golfarelli, assessora alle politiche sociali durante i fatti narrati in questo post.\" width=\"250\" height=\"345\" \/><p id=\"caption-attachment-30063\" class=\"wp-caption-text\">Lalla Golfarelli, assessora alle politiche sociali durante i fatti narrati in questo post.<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\">I quotidiani locali del giorno successivo pubblicano a tutta pagina le foto degli \u00ababusivi che usano i propri figli come scudi, ostaggi\u00bb. Lo IACP annuncia a gran voce le denunce per tentato omicidio, seguite da quelle dell&#8217;assessore alle politiche sociali Golfarelli alla Procura della Repubblica e al Tribunale dei Minori. Cominciano le procedure per la sottrazione dei figli alle famiglie e l&#8217;assegnazione ai servizi sociali. Abusi e maltrattamenti.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il 12 novembre invece l&#8217;attacco avviene in grande stile. Alle 6.30 del mattino sono duecento gli uomini in divisa destinati all&#8217;operazione. Cento fanno irruzione negli appartamenti. Altrettanti a bloccare la strada, completamente transennata. Molti degli occupanti sono gi\u00e0 al lavoro. Gli agenti sfondano porte, sbarrano finestre, un egiziano viene colpito pi\u00f9 volte e arrestato per resistenza. Comincia la demolizione sistematica di bagni, sanitari, scale.<\/p>\n<p class=\"p1\">Alle 11.00 l&#8217;edificio \u00e8 ormai del tutto sgomberato. La strada sottostante \u00e8 un ammasso di macerie personali. Materassi, bombole del gas, coperte e pannolini. Il cordone di polizia \u00e8 impenetrabile e non consente ad alcun italiano di raggiungere la zona. Comincia un lungo e teso faccia a faccia, tra un gruppo di donne arabe, molte con i bimbi in braccio, e gli agenti, che finisce in rissa, con due bambini e varie donne contuse, ed il primo di una lunga e impressionante serie di aborti spontanei.<\/p>\n<p class=\"p1\">Poco dopo mezzogiorno, porte e finestre dell&#8217;edificio sono gi\u00e0 murate. Nel frattempo, dietro le forze dell&#8217;ordine si \u00e8 assiepato un centinaio di persone, che di l\u00ec a poco accompagneranno i centocinquanta immigrati, con materassi e coperte, in corteo verso il palazzo comunale.<\/p>\n<p class=\"p1\">Alle tre del pomeriggio, dopo due ore di desolata attesa l&#8217;amministrazione rifiuta sprezzante qualsiasi ipotesi di soluzione anche temporanea del problema. La risposta \u00e8 disperata e clamorosa. I centocinquanta immigrati, bambini inclusi, entrano nella basilica di San Petronio, ancora aperta, implorando quel diritto d&#8217;asilo che una volta era caratteristica dei luoghi consacrati.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il colpo giunge secco e inatteso. La polizia perde subito le staffe. Un primo violento scontro con un gruppo di italiani, proprio sulla scalinata della basilica, per impedire presunte, ulteriori invasioni. Anche tra gli amministratori la calma non \u00e8 di casa. Pochi minuti dopo infatti, l&#8217;agitato sopralluogo dell&#8217;assessore sfocia di nuovo in calci, urla, cariche e manganelli. Si grida all&#8217;oltraggio religioso, al sacrilegio e al complotto politico. La Curia sprizza veleno, ci pensa la Caritas, nel tardo pomeriggio, a provare una mediazione difficile. Gli immigrati, solo loro, trascorreranno la notte dentro San Petronio, senza timore di sgombero; dopo si auspica una soluzione ragionevole.<\/p>\n<p class=\"p1\">Passa la notte, lo schiaffo \u00e8 fragoroso, i media fiutano una preda succosa, la citt\u00e0 \u00e8 muta.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il 13 novembre <i>Il Resto del Carlino<\/i> impazza con la tesi del complotto politico ordito dalla Jihad e dagli Autonomi. La giunta non lesina disprezzo per gli occupanti \u00abmanovrati\u00bb da chiss\u00e0 chi. E i cittadini, tranne qualche centinaio in tutto tra solidali e indignati da tanto accanimento, forniscono il loro silenzio-assenso alla versione corrente: &#8220;uno sfregio alla citt\u00e0, premeditato e calcolato&#8221;. Si parla molto di &#8220;ferita difficile da rimarginare&#8221;.<\/p>\n<p class=\"p1\">Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, a seguito di estenuanti tira e molla, giunge una concessione dal Comune: l&#8217;utilizzo temporaneo, qualche settimana, della scuola in disuso di via del Pallone, alle spalle della Montagnola. Sopraffatti dalla stanchezza, gli occupanti accettano. Data la situazione sembra quasi una vittoria. I lavoratori internazionali senza diritto a un&#8217;abitazione vengono caricati su autobus atc e portati a destinazione in tutta fretta.<\/p>\n<p class=\"p1\">Cala il sipario, ma<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>non le polemiche, con la coda preannunciata di denunce di ogni genere. Istigazione e associazione a delinquere, occupazione abusiva di luogo di culto, resistenza, oltraggio, ecc., per i cittadini stranieri e italiani coinvolti.<\/p>\n<div id=\"attachment_30064\" style=\"width: 217px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30064\" class=\"wp-image-30064 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Walter_Vitali.jpg\" alt=\"Walter Vitali, sindaco di Bologna durante i fatti narrati in questo post.\" width=\"207\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-30064\" class=\"wp-caption-text\">Walter Vitali, sindaco di Bologna durante i fatti narrati in questo post.<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\">Il sindaco Vitali prosegue in un arcigno silenzio.<\/p>\n<p class=\"p1\">La Giunta insiste sulla necessit\u00e0 di colpire i cospiratori, la magistratura apre pi\u00f9 filoni di indagine.<\/p>\n<p class=\"p1\">Dal resto della citt\u00e0 solo poche voci fuori dal coro. Su tutte quella dello scrittore <strong>Stefano Benni<\/strong>: \u00abQuesta non \u00e8 pi\u00f9 la mia citt\u00e0. Bologna \u00e8 diventata razzista, perbenista e provinciale. Per colpa della sinistra che la governa\u00bb. Poi solo brusio.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ma le peripezie di questo improbabile invasore nemico sono tutt&#8217;altro che finite.<\/p>\n<p class=\"p1\">Giorni di incertezza e attesa che consumano novembre, nuclei familiari che si deteriorano, prospettive zero. Il campanello di fine ricreazione suona pochi giorni fa: il Comune reclama lo stabile, va adibito a ostello per i pellegrini del Giubileo 2000. Nel fine settimana, provocazioni e visite delle forze dell&#8217;ordine. Questa mattina lo sgombero. Come gli altri, duro, impietoso. All&#8217;invasore sconfitto non viene offerta via di fuga. Alla marmaglia esausta e rabbiosa non rimane che accasciarsi sull&#8217;asfalto di via Irnerio.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ed eccoci qua.<\/p>\n<p class=\"p1\">Eccole qua. Persone, storie, aspirazioni diverse, ma tutte sul lastrico.<\/p>\n<p class=\"p1\">Accomunate solo dalla necessit\u00e0 miserabile che \u00e8 poi l&#8217;unica cosa che tiene i miserabili assieme, stretti in una morsa, avvinghiati contro ogni volont\u00e0, sospinti come mandrie nella transumanza.<\/p>\n<div id=\"attachment_30080\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Via_del_Pallone_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30080\" class=\"wp-image-30080\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Via_del_Pallone_2.jpg\" alt=\"Bologna, 7 dicembre 1998. Lo scrittore Pino Cacucci viene a dare solidariet\u00e0 agli immigrati sotto sgombero in via del Pallone.\" width=\"650\" height=\"433\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30080\" class=\"wp-caption-text\">Bologna, 7 dicembre 1998. Lo scrittore Pino Cacucci viene a dare solidariet\u00e0 ai migranti sotto sgombero in via del Pallone.<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\">Non sono belli per un cazzo adesso, nemmeno i bambini, stralunati dal freddo, sporchi, gi\u00e0 intaccati nell&#8217;anima. Non sono belle le donne, che cedono all&#8217;angoscia, svenimenti a raffica dal pomeriggio in poi, tre ricoveri e due sospetti d&#8217;aborto. Sono brutti e puzzano gli uomini, molti gi\u00e0 fuori di testa, umiliati davanti alle famiglie, litigano fra loro, non tarderanno a mostrare il peggio di s\u00e9.<\/p>\n<p class=\"p1\">Eccoli qua. C&#8217;\u00e8 Said Moukharbel, che \u00e8 mio assistito, uno di quelli a cui vogliono levare l&#8217;affidamento del figlio, Nidal. Con lui c&#8217;\u00e8 Kadisha, che non regge al freddo e alla tensione e sviene di continuo. Said \u00e8 tunisino, una trentina d&#8217;anni, da pi\u00f9 di dieci in Europa, parla quattro lingue: arabo, francese, tedesco e italiano. Mi sembrava in gamba, abbiamo parlato tre volte dopo i giorni di San Petronio, ma adesso sconnette, dice cazzate, fa cazzate, mette una pressione insopportabile sulla donna e il bambino. Ha la barba incolta di giorni, il lavoro in cooperativa l&#8217;ha perso gi\u00e0 da un paio di settimane. Adesso non riesce a fare altro che agitarsi e bestemmiare sul ricongiungimento che l&#8217;ha fottuto, s\u00ec, l&#8217;ha fottuto, perch\u00e9 da solo, se ti fai i cazzi tuoi, ce la puoi pure fare a vivere in un cesso di centro di prima accoglienza, ma con moglie e figlio no, non bastano, non possono bastare quei soldi di merda che prende. \u00abCome cazzo faccio a pagare la casa, i vestiti del bimbo, l&#8217;asilo? Vaffanculo ho studiato medicina io e lei biologia, vaffanculo!\u00bb<\/p>\n<p class=\"p1\">Poi c&#8217;\u00e8 Habib, tunisino pure lui, con la ragazza, giovane, pallida e incinta. Da mesi vivono in macchina. Lui ha la faccia da finto furbo con anche un bel paio di cicatrici sopra, litiga spesso con gli altri. Lei non parla mai, lo trattiene solo quando alza la voce, ma \u00e8 disperata.<\/p>\n<p class=\"p1\">Mustaf\u00e0 di figli ne ha tre, con moglie, e Abdel Khader, suo fratello, due. Marocchini. Loro un alloggio ce l&#8217;avevano. A Loiano, pi\u00f9 di un&#8217;ora e mezza di macchina dal posto di lavoro, all&#8217;aeroporto Marconi. Dividevano sessanta metri quadri di umido e muffa, un solo servizio igienico, in nove, costo di mercato lire ottocentomila. Volevano avvicinarsi a tutti i costi alla citt\u00e0 e al lavoro. Hanno mollato Loiano e provato con via Rimesse. Mosse sbagliate.<\/p>\n<p class=\"p1\">Aziz \u00e8 giovane e single, e l&#8217;Italia l&#8217;ha girata tutta: Catanzaro, Napoli, Formia, Roma, Torino e Bologna. Con i centri di prima accoglienza ha chiuso per sempre, dice. Fa il facchino da uno spedizioniere, ha lo sguardo sveglio, una cicatrice impressionante sulla tempia sinistra. Vuole una fidanzata italiana. \u00abPer me non c&#8217;\u00e8 problema, quando \u00e8 momento io vado. \u00bb Mi sorride e mi passa una canna.<\/p>\n<p class=\"p1\">Tutti qua, intirizziti da un gelo biblico mentre si tratta la resa.<\/p>\n<p class=\"p1\">I poliziotti premono, nervosi e congelati anche loro, per liberare il blocco, gli stranieri allo stremo, gli italiani presenti desolati e desolanti. Dal bivacco dei punkabbestia e degli incazzati parte una bottiglia, che sfiora teste civili e militari, nazionali ed estere, per infrangersi poco dietro una delle file di agenti. Ne nasce un parapiglia, una mezza carica, l&#8217;ennesimo casino, l&#8217;ultimo segnale di una disfatta. Bisogna inventarsi qualcosa, subito.<\/p>\n<p class=\"p1\">Monteventi parla fitto con i ragazzi del Teatro Polivalente Occupato, a due passi da qui, dove avevano uno spettacolo teatrale, e sono usciti per solidariet\u00e0 ai senza casa. Hanno portato coperte e qualcosa di caldo. Non basta, serve altro.<\/p>\n<p class=\"p1\">L&#8217;onnipresente assessore alle politiche sociali dichiara: \u00abPer noi questi abusivi non hanno diritto a nulla.\u00bb<\/p>\n<p class=\"p1\">Dopo mezz&#8217;ora di discussioni serrate, ripensamenti e dubbi e mal di stomaco, la decisione: le porte del tpo sono le uniche ad aprirsi per dare un riparo a chi aveva sfidato il santo cittadino.<\/p>\n<p class=\"p1\">Per quanto tempo? In quali condizioni? E dopo?<\/p>\n<p class=\"p1\">Domande troppo impegnative per questo freddo.<\/p>\n<p class=\"p1\">Le telecamere di Santoro si fiondano nel centro sociale per riprendere l&#8217;ingresso degli straccioni.<\/p>\n<p class=\"p1\">Osservo attonito l&#8217;allestimento di decine di posti letto improvvisati, tra platea e palcoscenico. Materassi, coperte, donne in lacrime, un brusio silenzioso, dimesso, pesante.<\/p>\n<p class=\"p1\">Anche questo \u00e8 teatro. Lo spettacolo schifoso della povert\u00e0 e dell&#8217;arroganza.<\/p>\n<p class=\"p1\">Passata la mezzanotte da un pezzo, giunge tempestiva l&#8217;unica dichiarazione del sindaco Walter Vitali sull&#8217;intera vicenda: \u00abIl TPO non \u00e8 una struttura di propriet\u00e0 del Comune. Per noi il caso \u00e8 chiuso.\u00bb<\/p>\n<p class=\"p1\">Anche Bologna, stanotte, mi sembra un caso archiviato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Col suo permesso, riprendiamo dal suo profilo FB uno scritto della nostra amica Valentina, perch\u00e9 \u00e8 un ricordo anche nostro. Un ricordo bruciante, riacceso dagli eventi di Piazza Indipendenza a Roma. Come direbbe Benjamin, un ricordo \u00abche balena nell&#8217;istante del pericolo\u00bb. 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