{"id":2951,"date":"2011-02-01T02:09:25","date_gmt":"2011-02-01T00:09:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=2951"},"modified":"2011-02-01T02:13:58","modified_gmt":"2011-02-01T00:13:58","slug":"il-rogodilibri-e-lapoteosi-dello-scrittore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/02\/il-rogodilibri-e-lapoteosi-dello-scrittore\/","title":{"rendered":"Il #rogodilibri e l&#8217;apoteosi dello scrittore"},"content":{"rendered":"<h5>\n<div id=\"attachment_2958\" style=\"width: 309px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.finzionimagazine.it\/extra\/libri-banditi\/libri-banditi-valerio-evangelisti\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2958\" class=\"size-full wp-image-2958\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/EVANGELISTI11.jpg\" alt=\"\" width=\"299\" height=\"276\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2958\" class=\"wp-caption-text\">Valerio Evangelisti, foto segnaletica by Finzioni<\/p><\/div>\n<p>[Riprendiamo <a href=\"http:\/\/parlacoimuri.splinder.com\/post\/23965731\/il-rogo-del-libro-e-lapoteosi-dello-scrittore\">dal suo blog<\/a> e da <a href=\"http:\/\/precariementi.wordpress.com\/2011\/01\/31\/il-rogo-del-libro-e-lapoteosi-dello-scrittore\/\">PrecarieMenti<\/a> un testo di <strong>Valentina Fulginiti<\/strong> che ci sembra, come suol dirsi, di importanza cruciale.<br \/>\nQui viene proposta una delle possibili sintesi dei molti discorsi abbozzati su <em>Giap<\/em> (e ovviamente non solo) negli ultimi tempi:<br \/>\n&#8211; l&#8217;analisi del &#8220;Book Bloc&#8221; e del suo impatto immaginifico;<br \/>\n&#8211; la critica del dispositivo che &#8220;cattura&#8221; Saviano e dopo ogni &#8220;fuga&#8221; lo ri-trasforma in simbolo;<br \/>\n&#8211; le riflessioni seguite al &#8220;memorandum&#8221; di WM1 sul &#8220;New Italian Epic&#8221;;<br \/>\n&#8211; il dibattito su quale ruolo possa avere lo scrittore nella ricerca di una &#8220;cornice&#8221; che avvicini e accomuni tutte le lotte in corso.<br \/>\nInsomma, \u00e8 un testo importante. Merita di essere diffuso, e merita di essere discusso. Leggere con calma e attenzione, please.]<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/h5>\n<p><strong>1. Where have all the writers gone? <\/strong><\/p>\n<p>In <em>Sotto gli occhi di tutti<\/em> (2004), <strong>Valerio Evangelisti<\/strong> formula alcune riflessioni assai critiche sugli intellettuali e scrittori italiani a lui contemporanei:<!--more--><\/p>\n<blockquote>\n<p lang=\"it-IT\">Ma  sbaglia chi crede che, a fronte di questo vuoto [quello della  politica berlusconiana, N.d.R.], gli intellettuali non allineati al potere  svolgano davvero la funzione antagonistica di loro pertinenza. Molti di  loro denunciano le ripetute violazioni della legalit\u00e0, ma non le  connettono n\u00e9 al segno di classe del governo Berlusconi, espressione di  una nuova borghesia arricchitasi con il commercio, i servizi, le  comunicazioni, le speculazioni di borsa, n\u00e9 a un quadro internazionale  posto sotto il segno dell&#8217;imperialismo e del neocolonialismo. Mancano in  Italia i Bordieu, le Forrestier, le Susan George, i Gore Vidal. Se  protesta c&#8217;\u00e8, \u00e8 contingente e partitica. (Evangelisti, p. 22).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p lang=\"it-IT\">Dopo  aver tracciato un quadro apocalittico degli anni 2001-2004, Evangelisti  continua col suo affondo: \u201cA parte qualche autore di genere, ignorato  in quanto tale dall&#8217;accademia, nessuno si chiede se l&#8217;ideologia  neoliberale, fatta propria dal centrosinistra, non contenesse in germe  la vittoria di berlusconi e del suo governo.\u201d (p. 24) E, per concludere,  \u201cSi comprende, allora, il prevalere del minimalismo pi\u00f9 oltranzista  nella letteratura italiana di oggi: non solo mancanza di idee, ma anche  di coraggio.\u201d (p. 24).<\/p>\n<p lang=\"it-IT\">La <strong>paraletteratura<\/strong> come alternativa alla paraculaggine letteraria, verrebbe da dire.<\/p>\n<p>A quasi tre settimane dall&#8217;inizio del <strong>#rogodilibri<\/strong>, vinto il primo round (ma non la \u201cguerra\u201d, per cui \u00e8 importante <a href=\"..\/?p=2840\">continuare a mobilitarsi<\/a>), una cosa emerge pi\u00f9 chiara che mai. Almeno un singolo elemento \u00e8 migliorato dal 2004 ad oggi, in una pur sconfortante <em>italietta<\/em>:  la situazione dell&#8217;impegno politico tra i letterati. La funzione degli  intellettuali, da questa storiaccia, emerge infatti ben pi\u00f9 viva di  quanto non ci si potesse aspettare. Anche alla faccia di chi, forse  confondendo il panorama delle proprie frequentazioni con la  \u201cletteratura\u201d<em> tout court<\/em>, ancora pochi mesi fa continuava a  <a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/2010\/07\/003552.html\">lamentare<\/a> un&#8217;Italia senza scrittori o un paese morto e privo di  intellettualit\u00e0 (a proposito, dove sono in tutta questa storia i critici  \u201cmilitanti\u201d e gli alfieri del \u201critorno alla realt\u00e0\u201d?). L&#8217;Italia non  pulluler\u00e0 di intellettuali, ma ha degli scrittori capaci di attivarsi,  non solo nelle forme facili e consumistiche della protesta virtuale  (l&#8217;attivismo da click, fatto di petizioni e inviti per <em>cause<\/em> su  Facebook), ma nelle piazze, nelle strade e anche sulla rete, usata  creativamente e in modo orizzontale. Scrittori che non parlano solo alla  loro comunit\u00e0 di lettori, ma cercano di saldare la loro specifica lotta  con altri \u201csegmenti\u201d (come si usava dire nel <em>movimentese<\/em> di vecchio corso) dalle proteste della <strong>FIOM<\/strong> a quelle degli studenti. Si discute, ci si scambiano pareri, metodi e  forme creative di lotta, senza dimenticare la vecchia modalit\u00e0, quella  da suola&amp;selciato. Sembrerebbe quasi un ritorno al passato; e non lo  \u00e8, invece.<\/p>\n<p>Nella battaglia sul <strong>#rogodilibri<\/strong>,  si sono ritrovati alcuni dei filoni pi\u00f9 vitali della letteratura  italiana, o della riflessione su di essa: il vivace mondo delle riviste <em>on-line <\/em>e dei <em>blog<\/em> letterari (<strong>Carmilla, Giap, Il primo amore, Lipperatura<\/strong>&#8230;),  il variegato insieme di autori che, nel rinnovamento della letteratura  di genere (noir e giallo in primis) hanno colto l&#8217;occasione per  abbandonare le poetiche ombelicali del minimalismo made in italy e,  occorre dirlo, molti degli autori che Wu Ming 1 aveva incluso nel suo <em>Memorandum<\/em> <a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/2011\/01\/003747.html\">ormai quasi tre anni fa<\/a>. Autori spesso tra loro in polemica si trovano  dalla stessa parte, in questa occasione (penso ai Wu Ming e a Scarpa,  che si sono scontrati su pi\u00f9 di una questione, dalla valutazione del  caso Saviano alla stessa etichetta di New Italian Epic), mentre anche  chi era stato contrario all&#8217;appello, o semplicemente non vi aveva  aderito (vedi alla voce <strong>Pennacchi<\/strong>), ha comunque espresso solidariet\u00e0 a chi l&#8217;aveva firmato.<\/p>\n<p>A leggerla con attenzione, la listaccia di Speranzon e sodali sembrerebbe quasi un nuovo \u201ccanone\u201d. Basta leggerli: <strong>Valerio  Evangelisti, Luigi Bernardi, Christian Raimo, Giuseppe Genna, Marco Philopat, Sandrone Dazieri, Domenico De Simone,  Lello Voce, Tiziano Scarpa, Enrico Remmert, Gianfranco Manfredi, Nanni  Balestrini, Nicola Baldoni, Cristina Brambilla, Dario Voltolini,  Alessandro Bertante, Stefano Tassinari, Giovanni Zucca, Alessandro  Mazzina, Giorgio Agamben, Massimo Carlotto, Luca Masali, Rossano  Astremo, Ray Luberti, Pino Cacucci, Simone P. Barillari, Loredana  Lipperini, Monica Mazzitelli, Biagio M. Catalano, Michele Monina, Mauro  Smocovich, Girolamo de Michele, Antonio Moresco, Enzo Fileno Carabba,  Vittorio Catani, Gabriella Fuschini, Fausto Giudice, Massimiliano  Governi, Giovanni De Caro, Laura Grimaldi, Roberto Saporito, Francesco  Cirillo, Tommaso Pincio (Marco Colapietro), Wu Ming&#8230;.<\/strong><strong> <\/strong>Non sar\u00e0 una \u201cnebulosa\u201d, ma c&#8217;\u00e8 aria di famiglia.<\/p>\n<p>Un canone in primo luogo <em>etero-diretto<\/em>:  nel mirino finiscono autori scomodi perch\u00e9 \u201cnon\u201d in linea con il  \u201cregime\u201d, al di l\u00e0 del loro specifico valore letterario (che comunque  non manca, a partire da prestigiosi riconoscimenti come lo Strega, per  non parlare del pluri-tradotto e quasi venerato, ovviamente all&#8217;estero,  Agamben). Ma questa non \u00e8 solo un&#8217;accozzaglia di scrittori messi l\u00ec a  casaccio dal \u201cregime\u201d per fare la parte del babau. Con misure e forme  diverse, molti degli autori hanno espresso posizioni politiche al di  fuori del gran bazar critico-mediatico-letterario, anche al di l\u00e0 della  questione Battisti. Non solo firmando petizioni e appelli, ma scegliendo  di prendere posizione <em>nel<\/em> loro scrivere (un  esempio? Il modo in cui molti autori, da Carlotto a Camilleri, scelsero  di inserire, sottocoperta, racconti dei fatti del G8 di Genova nei loro  romanzi: un modo per dar testimonianza di una violenta repressione,  attraverso i ferri del loro &#8216;mestiere&#8217;). Non chiamiamoli intellettuali.  Ma qualcosa in pi\u00f9 che scrittori, s\u00ec.<\/p>\n<p>Quello  che cambia, forse, \u00e8 la natura non pi\u00f9 \u201cindividuale\u201d, singola e quindi  facile da isolare, della protesta. Allora, che un gruppo di  intellettuali sia identificabile \u2013 sia pure per pressione esterna, e non  per affinit\u00e0 elettiva \u2013 \u00e8 gi\u00e0 una questione politica. Questa vitalit\u00e0,  questo impegno, che non \u00e8 riassumibile nel <strong>#rogodilibri<\/strong>, ma \u00e8 la  sintesi di un processo in corso da anni, dovrebbe andare avanti e  articolarsi in un discorso. E questo \u00e8 compito di tutti. Scrittori e  lettori; insegnanti e studenti; professionisti della cultura e cittadini  che liberamente ne fruiscono.<strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n2. Riscrivere la storia. A Venezia e oltre.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2977\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Banda armata\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/trombonazzi1.jpg\" alt=\"\" width=\"261\" height=\"225\" \/>Nel 1567, a un papa Pio V scandalizzato per l&#8217;enorme  disponibilit\u00e0 di materiale eretico nella troppo tollerante Venezia, il  legato Paolo Tiepolo rispondeva che Venezia adoperava, verso gli  \u201ceretici\u201d, \u201c<em>pi\u00f9 fatti che demostrationi, non fuochi e fiamme, ma far morire secretamente chi merita<\/em>\u201d.  Altro che tolleranza. \u00c8 per\u00f2 vero che, malgrado lo strapotere gesuitico  affermatosi a partire dagli anni &#8217;60 del &#8216;500 (e culminato nella  \u201cliberatoria\u201d espulsione dell&#8217;ordine dalla citt\u00e0 nel 1657), e malgrado  il giro di vite post-tridentino della locale Inquisizione, l&#8217;editoria  veneziana, soprattutto per la forza del suo capitalismo, rimase una  relativa oasi di libert\u00e0, continuando a competere con sedi come Ginevra e  Lione anche per settori scottanti come la pamphlettistica religiosa o  la produzione di Bibbie in volgare. Tutto questo per dire che, quando assessori dal passato <strong>pi\u00f9 o meno fascista<\/strong> pretendono che Venezia dia il \u201cbuon esempio\u201d, diventando la prima citt\u00e0  italiana a bandire gli autori \u201ceretici\u201d, sta prendendo piede una  grottesca e mostruosa riscrittura della storia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso. La <strong>riscrittura della storia<\/strong> \u00e8 esattamente il terreno su cui si gioca questa partita. \u00c8 in gioco,  pi\u00f9 precisamente, la legittimit\u00e0 di una o pi\u00f9 ricostruzioni della  storia, a fronte di una politica della memoria monolitica e, si potrebbe  dire, monologica. Si badi: qui nessuno difende l&#8217;opportunit\u00e0 che ognuno  \u201cdica la sua\u201d, in una sorta di caricatura del relativismo o del  postmoderno applicato alla storia. Ci sono ambiti (per esempio la <strong>Shoah<\/strong>)  in cui, con tutte le incertezze e le difficolt\u00e0 del caso, una verit\u00e0 di  fondo \u00e8 stata raggiunta, e pretendere di dirne un&#8217;altra \u00e8 puro e  semplice negazionismo. Del resto, anche i fondatori del moderno metodo  storico parlano di una storia come ricostruzione, come \u201clavoro  storiografico\u201d; ma Marc Bloch, per relativista che fosse, \u00e8 morto  combattendo <em>contro <\/em>i nazisti.<\/p>\n<p>Qui si tratta piuttosto di difendere la <em>complessit\u00e0<\/em> della storia, il suo essere un portato di variabili e fattori e  soggetti distinti, contro una pericolosa idea delle storie monolitiche,  storie per \u201cfigurine\u201d e per \u201csantini\u201d (attivit\u00e0 in cui eccelle la  premiata ditta<strong> Rai Fiction<\/strong>), o persino di \u201cstorie parziali\u201d, da usare come teste di ponte per poi imporre una nuova visione a senso unico (<em>io che sono fascista mi riscrivo la mia storia centrata sui \u201cRagazzi di Sal\u00f2\u201d e le do lo stesso valore della storia \u201cufficiale\u201d<\/em>, cio\u00e8 quella scritta dai costituenti e dalla resistenza, due fastidiosi orpelli dei tempi che furono).<\/p>\n<p>Questa  preminenza della dimensione \u201cstoriografica\u201d \u00e8 importante per capire  quanto accade. Nel caso Battisti, infatti, le posizioni hanno di rado un  valore specifico. Quasi mai esse dipendono dal giudizio assunto su  questa o quella specifica tesi o affermazione, ma dipendono, invece, dal  loro valore simbolico. Cos\u00ec per Umberto Eco, sul blog di <strong>Alfabeta2<\/strong> dichiara di trovarsi, per una volta, d&#8217;accordo con il governo per  rivendicare, almeno all&#8217;estero, la sovranit\u00e0 e l&#8217;autorevolezza di una  magistratura sempre pi\u00f9 villipesa nei confini nazionali. E cos\u00ec anche  molti firmatari dell&#8217;appello, per i quali il caso Battisti \u00e8 l&#8217;epitome  di una questione pi\u00f9 ampia, legata a una ricostruzione a senso unico del  passato, fatta di <strong>associazioni pavloviane<\/strong>. Una storia che alla parola \u201cterrorismo\u201d accompagna la locuzione \u201csenza se e senza ma\u201d e l&#8217;aggettivo \u201crosso\u201d [<em>Mutatis  mutandis, perch\u00e9 i musulmani che si fanno saltare in aria sono  \u201cterroristi\u201d mentre il tizio che va a sparare alla Gifford \u00e8 un cane  sciolto, un matto isolato? \u00c8 una domanda interessante, che qualcuno  sulle colonne del Guardian si \u00e8 posto<\/em>]. Una lettura di parte della  storia, che parla al passato perch\u00e9 le suocere di oggi intendano: una  ricostruzione centrata sulla necessit\u00e0 (anch&#8217;essa narrativa, in fondo)  di un <em>villain<\/em>, e che non ha nulla a che vedere con la legittima richiesta di verit\u00e0 e giustizia espressa dai familiari delle vittime.<\/p>\n<p>Anche  solo per questo, allo scrittore \u00e8 qui implicitamente riconosciuta una  grande responsabilit\u00e0 e un grande valore. Quello di poter scrivere, o se  non altro <em>problematizzare,<\/em> la Storia attraverso il racconto delle proprie storie. Ancora una volta, un&#8217;opportunit\u00e0 da non lasciarsi sfuggire.<br \/>\n<strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n3. Buoni e cattivi maestri<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/libero_blacklist_big.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2972\" style=\"margin: 1px 3px;\" title=\"&quot;Libero&quot; (e se non \u00e8 un'antifrasi questa...)\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/libero_blacklist-300x187.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"187\" \/><\/a>Dei  libri, in questa vicenda, si parla invece molto poco. Nessuno dei  censori sembra averli mai letti o sfogliati, evidentemente avendo  applicato per primi la censura che propongono di estendere a tutti. <em>Non serve leggerli, i libri: sono libri degli amici di Battisti, <\/em>satis diximus<em>. <\/em><\/p>\n<p>\u00c8 chiaramente in gioco il potere simbolico dei libri: un potere che si attua principalmente, a volte esclusivamente, sul <strong>paratesto<\/strong>,  inclusa la quarta di copertina e il suo enunciato di autorialit\u00e0.  L&#8217;autorialit\u00e0 \u00e8 quella cosa per cui i libri incriminati diventano  immediatamente i libri \u201cdegli amici di Battisti\u201d, con una  semplificazione linguistica degna di <strong>Pietro Gambadilegno<\/strong>. Che fa  davvero venir voglia di ritirare fuori un certo saggio di Barthes sulla  morte dell&#8217;autore e distribuirlo, a mo&#8217; di volantino.<\/p>\n<p>Non ricordo pi\u00f9 se nel suo <em>Comment lire les livres qu&#8217;on n&#8217;a pas lu<\/em> (traduzione italiana per i tipi della Excelsior 1881, uscita nel 2007), <strong>Pierre Bayard <\/strong>si  fosse premurato di menzionarla: ma di certo la censura \u00e8 una forma di  non-lettura, che tuttavia non dipende dal pregiudizio selettivo di cui  tutti (e specialmente i professionisti della letteratura) ci serviamo  per un orientamento preliminare nell&#8217;infinit\u00e0 dei possibili percorsi, lo  stesso su cui si basa la stessa nozione di \u201ccanone\u201d. No, la censura \u00e8 una non-lettura diversa, una non-lettura preventiva e &#8216;assimilante&#8217;, al ribasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2983\" title=\"Book Bloc\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Bookblocagain.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"315\" \/><\/p>\n<p>Fa  impressione vedere che, quasi in contemporanea, copertine o quarte di  copertina siano state brandite, nelle piazze da chi le ha dipinte sugli  scudi e da chi, temendone il potere, vuole espellerli da tutte le scuole  del regno. Il libro agitato comunica, \u00e8 spauracchio, \u00e8 sovversione. Del  resto, ce lo ricordiamo: <strong>Pinocchio<\/strong> fin\u00ec nei guai per colpa di un  libro. L&#8217;abbecedario, simbolo del potere: quello che vende per pagarsi  l&#8217;ingresso al circo, e quello che lo fa diventare assassino all&#8217;uscita  della scuola, per ribellarsi a un episodio di bullismo <em>ante litteram<\/em>.  Fosse rimasto analfabeta, nessuno gli avrebbe dato fastidio. Anche per  comprendere e far comprendere quanto \u00e8 accaduto in Veneto o nel  Trevigiano, si \u00e8 fatto ricorso a varie figure (le chiamo \u201cfigure\u201d e non  \u201cmetafore\u201d, perch\u00e9 radicate nella storia) imperniate sulla fisicit\u00e0 dei  libri: prima tra tutte, quella del rogo nazista, cos\u00ec simile agli  autodaf\u00e9, la pratica che distrusse gran parte dell&#8217;universo culturale  pre-colombiano, cristianizzato e \u201cde-paganizzato\u201d a forza. E chiss\u00e0, che  dopo l&#8217;orgia di metafore ispirate, in alternativa, alla babelica  biblioteca di Borges e alla rete (spesso sovrapposte insieme), non si  torni finalmente al dominio simbolico del libro \u201ccartaceo\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8  un fatto che la nostra civilt\u00e0 dello schermo eleva spesso  l&#8217;oggetto-libro a valore in s\u00e9. Cos\u00ec si moltiplicano gli appelli a  \u201cleggere\u201d, in nome del potere salvifico della lettura. \u201cLeggere\u201d diventa  un imperativo, e, al tempo stesso, un verbo intransitivo. Bisogna  \u201cleggere\u201d, indipendentemente da che cosa: <em>Il cacciatore di aquiloni<\/em>, l&#8217;<em>Iliade<\/em>, Primo Levi e <em>Bridget Jones<\/em> figurano a pari merito nelle liste della BBC, mentre n\u00e9 Paul Celan n\u00e9  Ben Okri mi pare ne facciano parte (ma correggetemi se sbaglio), e,  sempre a proposito di &#8216;canoni&#8217;, pochissimi ricordano che uno dei primi  romanzi inglesi, gi\u00e0 nel &#8216;600, era scritto da una donna e aveva per  protagonista uno schiavo nero di sangue reale.<\/p>\n<p>A  questa esaltazione del potere salvifico e redentore del libro, fa da  contraltare la folle censura del libro in nome della sua \u201cpericolosit\u00e0\u201d.  Attenzione: non sono <em>due<\/em> conformismi diversi, \u00e8 lo stesso. I  libri contagiano e convertono, quasi pi\u00f9 in virt\u00f9 dell&#8217;aura magnetica  del loro estensore che per il loro specifico discorso (di qui il  proliferare di opere, letterarie e filmiche, sulle biografie di grandi  scrittori, <strong>Jane Austen<\/strong> in testa) : perci\u00f2 bisogna leggere, o per lo meno comprare e regalare, i \u201c100 libri del secolo\u201d e tenersi alla larga dai \u201c<strong>cattivi maestri<\/strong>\u201d. Il ragionamento non fa una grinza.<\/p>\n<p>E  questo \u00e8 il pericolo, quando si gioca solo sul paratesto, sul valore  simbolico del libro, sull&#8217;aura autoriale. Che lo si faccia da destra  (vedi gli innominabili S&amp;D) o persino da sinistra (vedi, nell&#8217;ordine  il <strong>savianismo<\/strong> e, a livello ancora solo potenziale, esclusivamente di <em>rischio<\/em>, <strong>il Book Bloc<\/strong>).  Ch\u00e9 i libri non basta brandirli e agitarli o anche tirarli in testa,  bisognerebbe pure aprirli, e leggerli. Molti hanno citato, in questi  giorni, <em><strong>Farhenheit 451<\/strong><\/em> come altro esempio di <strong>#rogodilibri<\/strong>. Ma la lezione finale del libro \u00e8 anche una lezione su come si legge: perch\u00e9 Montag, abituato alla lettura distratta, ha letto <strong>l&#8217;Ecclesiaste <\/strong>in  treno e se l&#8217;\u00e8 dimenticato, e dovr\u00e0 rimuovere tanti strati di nulla per  poterlo ricordare, e quindi ripetere ai sopravvissuti del nuovo inverno  nucleare. Quella a cui Montag \u2013 e noi con lui \u2013 deve arrivare, \u00e8 la  lettura come interrogazione <strong>critica<\/strong>, come tentativo di costruire  un senso anzich\u00e9 di trovarne uno precostituito e con la maiuscola (il  \u201cSenso\u201d di ciellina memoria).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2984\" title=\"Forza, che sei tutti noi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Current-Saviano-b.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"286\" \/><\/p>\n<p>E  questo si fa leggendo i libri, non idolatrandone gli autori, fosse pure  in virt\u00f9 del loro coraggio civico. Ho, qui sul mio tavolo, una copia di  <em>Burn this book<\/em>, un&#8217;antologia curata da Toni Morrison (Premio  Nobel per la Letteratura, per chi ci tiene a saperlo), pubblicata nel  2009 a cura del <a href=\"http:\/\/www.pen.org\/\">PEN<\/a> (chi sono quelli  del PEN? Quelli che hanno protestato per un decennio affinch\u00e9 il  comunista Dario Fo potesse avere un visto negli USA. Quelli che  promuovono campagne per la libert\u00e0 degli scrittori in tutto il mondo,  forse con un orientamento sempre pi\u00f9 <em>bipartisan<\/em>, ma pure con importanti campagne contro le limitazioni alla libert\u00e0 imposte dal Patriot Act e per il ripristino dell&#8217;<em>habeas corpus <\/em>nella  cultura giuridica statunitense post 9\/11). La raccolta \u00e8 interessante,  anche se forse un po&#8217; sopravvalutata dai commenti in rete &#8211; del resto  come si fa a parlare male di un libro che per statuto difende la libert\u00e0  di espressione? Nell&#8217;antologia sono inclusi autori coraggiosi che hanno  saputo dar voce a conflitti dimenticati, o a posizioni eretiche a  rischio della propria vita, insieme ad autori del <em>mainstream<\/em> angloamericano, e ad autori che probabilmente sono solo <em>midcult<\/em> e saranno forse svelati come tali tra un decennio o due (sempre che il  mondo non finisca prima). Il libro \u00e8 profondo e contiene molte verit\u00e0,  ma a fondo non mi convince proprio per questa sua natura  meta-letteraria. Alla fine, tra una testimonianza e l&#8217;altra, emerge solo  il senso di uno \u201cscrivere\u201d necessario e indeclinabile, senza padroni  forse, ma anche senza oggetto e senza soggetti.<\/p>\n<p>Lo  scrittore censurato diventa un simbolo, ma \u00e8 bene che sia, invece, un  corpo presente e vivo, con una faccia e una voce e un discorso.  Altrimenti si cade nell&#8217;estetica del \u201cmartirio\u201d, nella retorica della  scrittura che \u00e8 \u201csalvifica\u201d e rivelatrice indipendentemente dal suo  contenuto. Una retorica scomoda per l&#8217;autore censurato, ma comodissima  per il lettore che si auto-assolve leggendone le opere. E finisce che,  persi a idolatrare i martiri della verit\u00e0 e gli eroi di carta, ci si  dimentichi poi di difenderli quando, silenziosamente, qualcuno li fa  sparire dalle biblioteche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Riprendiamo dal suo blog e da PrecarieMenti un testo di Valentina Fulginiti che ci sembra, come suol dirsi, di importanza cruciale. 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