{"id":28918,"date":"2017-04-24T08:45:49","date_gmt":"2017-04-24T06:45:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=28918"},"modified":"2019-01-06T13:08:51","modified_gmt":"2019-01-06T12:08:51","slug":"omicidio-di-alatri-e-parola-con-la-f","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/04\/omicidio-di-alatri-e-parola-con-la-f\/","title":{"rendered":"Il format con la F. L&#8217;omicidio di #Alatri e la violenza fascista che i media preferiscono ignorare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-28982\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/disantaragione.png\" alt=\"manganelli fascisti\" width=\"650\" height=\"484\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">g-<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\">[<strong>N.B., 6 gennaio 2019.<\/strong> In data odierna, l&#8217;esponente marchigiano di Casapound <strong>Roberto Ruffini<\/strong> ci chiede di rimuovere questo articolo di due anni fa. Ecco il testo della sua mail: \u00abChiedo la rimozione di questo articolo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 la mia foto, il mio nome, senza autorizzazione e sono stato assolto in primo grado per non aver commesso il fatto.\u00bb Ruffini sostiene di essere stato assolto dall&#8217;imputazione di lesioni gravi, anche se non ci d\u00e0 riferimenti che permettano di verificare la sua affermazione. Ad esempio, non ci dice quando \u00e8 stata emessa la sentenza, se prima o dopo la pubblicazione di questo post. In rete non ne abbiamo trovato traccia. Ad ogni modo, non abbiamo problemi a dare conto dell&#8217;assoluzione. Ma la richiesta di rimuovere l&#8217;articolo non ha nessun fondamento. L&#8217;articolo parla dell&#8217;arresto di Ruffini, e pi\u00f9 precisamente, di come fu data la notizia. La notizia \u00e8 veritiera e d&#8217;interesse pubblico. Il linguaggio utilizzato non eccede i limiti della continenza verbale: infatti Ruffini non se ne duole. Noi quindi abbiamo tutto il diritto di fare il suo nome e di pubblicare una sua fotografia di pubblico dominio. L&#8217;articolo resta dov&#8217;\u00e8. <strong>WM<\/strong>]<\/span><\/p>\n<p>di<b> Selene Pascarella *<\/b><\/p>\n<p>\u00ab<i>Non per essere superficiale, ma a me viene subito in mente la\u2026 Fica<\/i>\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab<i>Feccia! Chiamandoli diversamente si regala loro un\u2019intelligenza politica che non hanno<\/i>\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab<i>F come Fermana?<\/i>\u00bb<\/p>\n<p>Quando su Twitter abbiamo lanciato l\u2019hashtag <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?f=tweets&amp;vertical=default&amp;q=%23laparolaconlaF&amp;src=typd\">#laparolaconlaF<\/a> per accendere i riflettori &#8211; come si dice in gergo &#8211; sulla copertura mediatica delle aggressioni fasciste a partire dal caso di Alatri, non sempre le reazioni sono state entusiaste.<\/p>\n<p>Il percorso che ci ha portati a vedere un filo nero tra l\u2019omicidio di <strong>Emanuele Morganti<\/strong> e le recrudescenze neofasciste che hanno investito il Lazio e il resto d&#8217;Italia\u00a0emerger\u00e0 nelle prossime pagine e forse susciter\u00e0 un dibattito acceso, gi\u00e0 in parte deflagrato a colpi di tweet.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo dell\u2019intervento \u00e8 anche tirare le fila di una discussione partita in ordine sparso sui social network, e approfondirne gli spunti.<!--more--><\/p>\n<p>Per il momento anticipiamo che ironia, sberleffi, sana critica metodologica e politica sono stati benvenuti. Hanno aiutato a contestualizzare una marea di segnalazioni piovute da ogni parte d\u2019Italia. Associazioni politiche, collettivi e singoli utenti (tra loro pochi giornalisti e professionisti dell\u2019informazione) hanno contribuito alla discussione segnalando fatti avvenuti in giro per il paese negli ultimi mesi e condividendo studi e riflessioni emersi negli anni passati.<\/p>\n<p>Leitmotiv: la refrattariet\u00e0 dei media nostrani a usare\u00a0il termine \u00abfascista\u00bb nel caso di\u00a0aggressioni violente, a volte finite con la morte delle vittime (come a Firenze nel 2011 e a Fermo cinque anni dopo), anche quando a compierle sono soggetti che tale termine usano per definire la propria identit\u00e0.<\/p>\n<h4><b>1. Emmanuel e \u00abl\u2019ultr\u00e0 conosciuto come estremista di destra\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>L\u2019intuizione da cui si \u00e8 sviluppato questo post \u00e8 venuta dal pezzo di <strong>Mattia Salvia<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vice.com\/it\/article\/commento-caso-emmanuel-chidi-namdi-aggressione-fascista\">La parola con la F e l\u2019omicidio di Emmanuel Chidi Namdi<\/a>, pubblicato su <i>Vice.com<\/i> il 7 luglio 2016.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<div id=\"attachment_28930\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mancini_Casapound-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28930\" class=\"wp-image-28930\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mancini_Casapound-1.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"269\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-28930\" class=\"wp-caption-text\">Fermo, 18 aprile 2015. Amedeo Mancini, futuro assassino\u00a0di Emmanuel Chidi Namdi, in posa coi camerati davanti a un gazebo di Casapound. Clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<\/div>\n<p>Nell\u2019articolo Salvia segnalava come sui principali quotidiani nostrani fosse\u00a0emersa da subito la tendenza a minimizzare la connotazione fascista dell\u2019assassino del trentaseienne nigeriano, <strong>Amedeo Mancini<\/strong>, capo ultr\u00e0 e militante di estrema destra:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl <i>Corriere della Sera<\/i>, <i>Avvenire<\/i> e <i>Repubblica<\/i>\u00a0titolano semplicemente &#8220;ucciso da un ultr\u00e0.&#8221; Sull&#8217;edizione online di <i>Repubblica<\/i> non compare mai nemmeno una volta la parola &#8220;fascista.&#8221; Amedeo Mancini \u00e8 un &#8220;tifoso della squadra locale di calcio gi\u00e0 sottoposto a Daspo&#8221; e al massimo si pu\u00f2 dire che era &#8220;conosciuto come estremista di destra.&#8221;\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel frattempo <i>Il Giornale<\/i> puntava il dito sulla vittima, sostenendo\u00a0che, rispondendo agli insulti razzisti di Mancini, Emmanuel aveva\u00a0\u00abcausato\u00bb una reazione violenta innescando una \u00abrissa\u00bb &#8211; non un pestaggio &#8211; \u00abfinita male\u00bb. Blog e giornali di\u00a0destra hanno poi tirato\u00a0fuori il classico &#8220;testimone a sorpresa&#8221;, un personaggio che nei gialli mediatici non manca mai e arriva a una certa\u00a0distanza dai fatti per rovesciare in maniera clamorosa la ricostruzione degli eventi in senso colpevolista o innocentista. In questo caso, una donna ha\u00a0accusato Namdi di aver dato inizio allo scontro usando contro Mancini il palo di un segnale stradale. La &#8220;supertestimone&#8221;\u00a0imputava a Mancini l\u2019unica colpa di aver reagito all\u2019aggressione, uccidendo Emmanuel con un solo pugno\u00a0ben assestato.<\/p>\n<div id=\"attachment_28931\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mancini_Casapound_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28931\" class=\"wp-image-28931\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mancini_Casapound_2.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"488\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-28931\" class=\"wp-caption-text\">Fermo, novembre 2013. Iniziativa di Casapound. Lo sbandieratore a destra, in giacca rossa, \u00e8 Amedeo Mancini.<\/p><\/div>\n<p>Una testimonianza destinata a sgretolarsi, ma solo dopo\u00a0aver tenuto banco e fornito assist importanti ai teorizzatori dello scontro di civilt\u00e0 italiani-immigrati, come <strong>Matteo Salvini<\/strong> che ha usato la morte di Emmanuel per aizzare gli animi: \u00ab\u00c8 sempre pi\u00f9 evidente che l&#8217;immigrazione clandestina fuori controllo, anzi l&#8217;invasione organizzata, non porter\u00e0 nulla di buono\u00bb.<\/p>\n<p>Spostare la questione sul piano semantico dell\u2019invasione o sul pianerottolo della scazzottata da strada \u00e8 stati la tattica dei soggetti politici che, in quanto\u00a0fomentatori di odio razziale, erano chiamati in causa dai\u00a0fatti di Fermo.<\/p>\n<p>\u00abSi \u00e8 trattato di un episodio isolato \u2013 ha dichiarato\u00a0<strong>Simone di Stefano<\/strong> di CasaPound \u2013 una rissa in mezzo alla strada che poteva anche avvenire fra due o pi\u00f9 italiani. Non mi sembra il caso di strumentalizzare questa vicenda\u00bb.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abMa perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile dire che si \u00e8 trattato di un omicidio a sfondo razzista \u2013 soprattutto visto che \u00e8 questa l&#8217;aggravante contestata a Mancini, fermato per omicidio preterintenzionale? Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile ammettere che Mancini era un fascista e si preferisce invece occultare la sua appartenenza politica \u2013 quasi sicuramente una delle ragioni dell&#8217;omicidio \u2013 dietro il paravento della sua militanza di ultr\u00e0?\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Con tali interrogativi Salvia non si limitava a segnalare la tendenza a sostituire la parola che inizia per F\u00a0con circonvoluzioni venate di imbarazzo, ma portava alla luce la diffusa reazione di fastidio che scatta quando questa strategia di ridimensionamento viene fatta notare. Fastidio, forse perch\u00e9\u00a0chiamare le cose con il loro nome obbligherebbe a considerare i singoli avvenimenti in un contesto pi\u00f9 ampio, dando legittimit\u00e0 all\u2019allarme per un problema &#8211; il\u00a0ritorno del\u00a0fascismo &#8211; in grado di travalicare la cronaca locale e intaccare il dibattito politico nazionale.<\/p>\n<h4><b>2. Rimozione, poca notiziabilit\u00e0 o paura delle ritorsioni?<\/b><\/h4>\n<p>L\u2019effetto a volte \u00e8 talmente grottesco, e la distorsione della realt\u00e0 &#8211; privata di elementi fondamentali per la sua comprensione &#8211; cos\u00ec palese da far intravedere un &#8220;disegno&#8221; dietro a quello che potrebbe essere un trend spontaneo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 i giornalisti non chiamano \u00abfascisti\u00bb i fascisti?<br \/>\nForse per paura di ritorsioni? In effetti, alcune forze di estrema destra, segnatamente Forza Nuova, hanno a lungo usato la querela come strumento dissuasivo, trascinando in un pantano legale chiunque le definisse fasciste, finch\u00e9 nel 2012 la Cassazione ha sentenziato che&#8230; <a href=\"http:\/\/www.penalecontemporaneo.it\/d\/436-diffamazione-e-critica-politica-non-costituisce-reato-affermare-la-natura-xenofoba-e-antisemita-del\">s\u00ec, Forza Nuova non solo si pu\u00f2 definire \u00abfascista\u00bb, ma anche razzista, xenofoba, antisemita<\/a>.<br \/>\nOppure sono ragioni di convenienza economico-produttiva? La\u00a0violenza politica non vende, non piace al pubblico e tantomeno agli inserzionisti.<br \/>\nMa\u00a0se invece fosse\u00a0per adesione &#8211; anche inconsapevole &#8211; a un modello culturale? Un modello che ha deciso di cancellare il fascismo dal proprio orizzonte per non essere costretto a farci i conti quotidianamente?<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima\u00a0domanda, ragionando fuori dagli schemi del <i>gomblotto<\/i>, richiede una risposta complessa e costringe\u00a0gli osservatori a tirare le fila di una lunga serie di fatti di cronaca apparentemente slegati tra di loro.<\/p>\n<div id=\"attachment_28932\" style=\"width: 468px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28932\" class=\"size-full wp-image-28932\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Ruffini.jpg\" alt=\"\" width=\"458\" height=\"458\" \/><p id=\"caption-attachment-28932\" class=\"wp-caption-text\">Roberto Ruffini, pugile e funzionario di CasaPound. Sulla mammella\u00a0sinistra, il martire fascista Sergio Ramelli;\u00a0sulla mammella\u00a0destra, teschio e \u00abMe ne frego\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>Il 6 giugno del 2014 a San Benedetto del Tronto viene arrestato <strong>Roberto Ruffini<\/strong>, responsabile locale di CasaPound. Le accuse sono pesanti: lesioni continuate gravi aggravate da futili motivi e minorata difesa delle vittime.<\/p>\n<p>Ruffini, che \u00e8 pugile professionista nella categoria dei pesi superleggeri, \u00e8 stato indicato da testimoni diretti come il responsabile di due aggressioni che hanno portato al pronto soccorso sei persone tra febbraio e marzo. Le forze politiche di sinistra denunciano\u00a0con chiarezza la matrice neofascista delle aggressioni e il consiglio comunale vota\u00a0all\u2019unanimit\u00e0 un documento di ferma condanna. Dopo l\u2019arresto il sindaco di San Benedetto (eletto tra le fila del Pd) chiede\u00a0la chiusura della sede di CasaPound.<\/p>\n<p>Tutte queste informazioni, decisamente rilevanti per il lettore, sono presenti nella ricostruzione de <i>Il manifesto<\/i>, intitolata <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/san-benedetto-arrestato-il-leader-di-casapound\/\"><em>San benedetto, arrestato il leader di CasaPound<\/em><\/a>. Ma \u00e8 un caso isolato. La tendenza generale si avvicina molto di pi\u00f9 al <i>Resto del Carlino<\/i> che cos\u00ec presenta la notizia: \u00abAggredisce e prende a pugni i passanti: arrestato pugile professionista\u00bb. Nessun riferimento a CasaPound e grande rilevanza a una frase attribuita all\u2019arrestato poco prima di colpire una delle vittime: \u00abM\u00f2 mi faccio due palleggi con questo\u00bb. Una frase che si lega al frame della &#8220;violenza senza un perch\u00e9&#8221;, ma \u00e8 presente anche nella ricostruzione de <i>Il manifesto<\/i> e non senza ragione.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottica di un controllo del territorio i fascisti si sottraggono allo scontro diretto con i loro antagonisti e colpiscono soggetti casuali, siano immigrati spaesati o giovani del posto. Nel farlo non sempre viene esplicitata la natura politica del gesto, perch\u00e9 essa \u00e8 in qualche modo autoevidente. \u00abMi faccio due palleggi con questo\u00bb perch\u00e9 posso, in modo da identificare questo territorio come &#8220;zona mia&#8221;.<\/p>\n<p>Cos\u00ec facendo, i fascisti mandano in crisi l\u2019abituale chiave di lettura dei media, che impone di leggere l\u2019aggressione fascista all\u2019interno di una dialettica politica pianificata, per attivare il frame degli &#8220;opposti estremismi&#8221;, nel quale a essere colpiti sono\u00a0avversari naturali come i militanti di sinistra. Ergo, chi subisce l&#8217;aggressione, in qualche modo &#8220;se l\u2019\u00e8 cercata&#8221; o non \u00e8 scevro da responsabilit\u00e0, in quanto parimenti violento.<\/p>\n<p>Se tale\u00a0&#8220;chiamata in correit\u00e0&#8221; non trova appigli, allora scatta la <em>exit strategy<\/em> della ricerca di un movente a ogni costo: o si riporta la questione nel recinto rassicurante dei \u00abfutili motivi\u00bb, o si innesca un meccanismo dove la verit\u00e0, la spiegazione dei fatti, \u00e8 sempre da cercare, legata a un identikit generazionale da sociologia spicciola che sfugge alla comprensione razionale e richiama a una vaga degenerazione morale dei tempi moderni.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso dei \u00abragazzi del bangla tour\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-29001 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/repubblica-bangla-tour-1.jpg\" alt=\"bangla tour\" width=\"650\" height=\"388\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nNel novembre 2013 <i>La Repubblica<\/i> porta all\u2019attenzione nazionale <b> <\/b> il fenomeno romano: \u00abPestaggi e raid squadristi, \u00e8 il &#8220;Bangla tour&#8221; Cos\u00ec l&#8217;ultradestra va a caccia di immigrati\u00bb. L\u2019articolo descrive l\u2019inchiesta sui raid punitivi che al grido \u00abcamerata della destra romana, azione!\u00bb partono dalle sedi di Forza nuova per colpire immigrati del Bangladesh in quartieri periferici come Torpignattara e il Casilino. \u00abUn massacro che &#8220;ti scarica i nervi e la tensione&#8221; e che racchiude un credo, quello di combattere l&#8217;immigrazione\u00bb.<\/p>\n<p>Ci si concentra sul ruolo dei minori coinvolti, indottrinati, secondo i loro legali, da militanti navigati. In qualche modo incolpevoli di fascismo perch\u00e9 inconsapevoli. L\u2019apertura \u00e8 significativa: \u00ab&#8221;Dai andiamoci a fare un bengalino&#8221;. Inizia cos\u00ec il gioco degli adolescenti della destra romana\u00bb. Il nodo centrale \u00e8 il gioco violento degli adolescenti per bene, <i>o tempora, o mores<\/i>! La parola fascista che andrebbe a braccetto con squadrista, usata nel titolo, non compare mai.<\/p>\n<p>La user\u00e0 invece\u00a0<strong>Leonardo Bianchi<\/strong> su <i>Vice<\/i> nel gennaio 2016 nell\u2019articolo <a href=\"https:\/\/news.vice.com\/it\/article\/banglatour-estrema-destra-roma-inchiesta\"><em>Un gruppo di neofascisti \u00e8 indagato per i &#8220;Bangla tour&#8221; a Roma<\/em><\/a>, ricostruendo gli sviluppi dell\u2019inchiesta e segnalando aggressioni a danno della comunit\u00e0 bengalese risalenti al 2009 ma affrontate come sprazzi di sporadica violenza conseguenti alle tensioni causate dalle comunit\u00e0 straniere nelle banlieue romane.<\/p>\n<h4><b>3. Sappiamo ancora cosa vuol dire fascismo?<\/b><\/h4>\n<p>Le aggressioni fasciste, private del tag tematico, restavano e restano imbrigliate nel resoconto provinciale. Al massimo, danno vita a quelle che per un cronista sono le brutte storie da una sola edizione, capaci di alimentare la tifoseria del posto, divisa tra chi sta con la vittima e chi con i presunti aggressori, ammesso che la questione non rientri nello schema della violenza tra opposti estremismi, perdendo appeal per il pubblico.<\/p>\n<p>Sassari, mezzanotte tra l\u201911 e il 12 marzo 2017. All\u2019interno della sede del collettivo anarchico S\u2019IdeaLibera \u00e8 in corso una serata di solidariet\u00e0 con il coordinamento &#8220;Ucraina antifascista&#8221;. All\u2019iniziativa, come sempre, hanno partecipato non solo i militanti ma tanti residenti del quartiere di Sant\u2019Apollinare. I bambini, che qui passano molto tempo, sono andati via da poco pi\u00f9 di mezz\u2019ora, gli anziani sono ancora presenti, assieme a qualche membro del collettivo, quando tre persone armante di cinghie e bastoni compiono un\u2019aggressione ferendo tre militanti alla testa, tra i quali il settantenne <strong>Sebastiano Sias<\/strong>, medicato al pronto soccorso.<\/p>\n<p>Nel commando viene riconosciuto <a href=\"http:\/\/lanuovasardegna.gelocal.it\/sassari\/cronaca\/2017\/03\/14\/news\/tre-denunce-per-l-aggressione-al-circolo-1.15032113\">un esponente della sezione sassarese di CasaPound<\/a>, le cui generalit\u00e0 sono indicate nella denuncia ai carabinieri. CasaPound nega ogni coinvolgimento, ma gi\u00e0 il giorno successivo molte realt\u00e0 di Sassari prendono parte a una manifestazione di solidariet\u00e0. \u00abCondanniamo con fermezza l\u2019aggressione di stampo fascista \u2013 scrive l\u2019ANPI\u00a0di Sassari \u2013 anche in Sardegna, come in altre parti d\u2019Italia, si assiste ad episodi inquietanti di intimidazione e provocazione organizzati da formazioni politiche che non dovrebbero avere cittadinanza in uno stato democratico\u00bb.<\/p>\n<p>La notizia dell\u2019aggressione e del successivo corteo trova ampio spazio su\u00a0<i>La nuova Sardegna<\/i>, ma senza riferimento a CasaPound nel titolo o nell\u2019occhiello, nemmeno con la perifrasi \u00abgruppo di estrema destra\u00bb. All\u2019interno del pezzo si parla di aggressione fascista solo nel virgolettato dell\u2019ANPI.<\/p>\n<p>\u00abDa parecchio tempo \u00e8 possibile evidenziare, facendo attenzione all\u2019utilizzo delle parole, una tendenza a sottovalutare il fenomeno di ritorno in auge di movimenti fascisti e xenofobi\u00bb. Cos\u00ec\u00a0scrive <strong>Marco Pagot<\/strong> su salto.bz nel post <a href=\"https:\/\/www.salto.bz\/it\/article\/26012016\/chiamare-le-cose-con-il-loro-nome-0\"><em>Chiamare le cose con il loro nome<\/em><\/a>\u00a0(26 gennaio 2016) presentando i risultati di un\u2019analisi testuale dei servizi dedicati alle aggressioni fasciste dal quotidiano <i>Alto Adige<\/i>, preso a esempio per la grande diffusione e l\u2019accessibilit\u00e0 ai contenuti on line. Una testata locale in grado di raccontare una tendenza nazionale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, si chiede Pagot, realt\u00e0 come CasaPound non hanno remore nell\u2019autodefinirsi fasciste, ma nel momento in cui sui media, come L\u2019 <i>Alto Adige<\/i>, si riportano o si commentano le attivit\u00e0 politiche dei loro militanti si sceglie di definirli \u00abmilitanti di estrema destra?\u00bb. Una scelta che ha conseguenze, perch\u00e9, argomenta Pagot,<\/p>\n<blockquote><p>\u00abse il fascismo sappiamo cos\u2019\u00e8 stato nella nostra terra, in Italia e nel resto d\u2019Europa, la definizione &#8220;estrema destra&#8221; non \u00e8 altrettanto univoca\u00bb. \u00abCosa vuol dire &#8220;estrema&#8221;? Che utilizza metodi estremi? Che ha posizioni considerate estremiste? Che \u00e8 residuale rispetto al resto della destra?\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il significato\u00a0\u00e8 vago, mentre la parola che inizia con la F\u00a0richiama a un periodo storico, a un sistema di valori e a una prassi politica violenta ben riconoscibili. I militanti di CasaPound dimostrano di averne consapevolezza quando si definiscono \u00abfascisti del terzo millennio\u00bb, o\u00a0anche, <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2016\/05\/21\/casapound-con-la-stampa-parla-solo-iannone-del-terzo-millennio-solo-fascisti-grazie\/524583\/\">come testimonia questa intervista<\/a>\u00a0a <strong>Gianluca Iannone<\/strong> del maggio 2016, \u00abfascisti e basta\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_28952\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28952\" class=\"size-full wp-image-28952\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Brancaglion.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"432\" \/><p id=\"caption-attachment-28952\" class=\"wp-caption-text\">Davide Brancaglion, esponente di CasaPound Bolzano, rinviato a giudizio nell&#8217;aprile 2016 con l&#8217;accusa di aver aggredito un diciassettenne che cantava \u00abBella ciao\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>Eppure, cercando\u00a0nell\u2019archivio di <em>Alto Adige<\/em>, Pagot non trova mai le chiavi \u00abfascista\u00bb e \u00abCasaPound\u00bb in relazione tra loro, se non quando gli esponenti del movimento parlando di s\u00e9 stessi e i militanti antifascisti denunciano aggressioni riconducibili a CasaPound.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l\u2019effetto di questa distorsione? Una legittimazione di soggetti che, sotto la dicitura di \u00abestrema destra\u00bb, si liberano dell\u2019ingombrante legame con il fascismo e dello stigma costituzionale contro di esso, una normalizzazione che li accoglie come parte di una dialettica che pu\u00f2 essere infuocata, alimentando il frame della #violenzapolitica tra #opposti estremismi, ma, scrive Pagot, li \u00abinserisce nel normale contesto politico sociale e cittadino\u00bb e indirettamente \u00abne promuove le attivit\u00e0 e gli scopi\u00bb.<\/p>\n<h4><b>4. La &#8220;F&#8221; tra cronaca spiccia e opposti estremismi<\/b><\/h4>\n<p>Vediamo un esempio di come questa normalizzazione sia funzionale alla narrazione che vede i fascisti come naturale contrappeso agli estremisti di sinistra, di volta in volta identificati come centri sociali, black bloc, anarchici etc., all\u2019interno di uno schema di delinquenza &#8220;banale&#8221;, di cazzottata tra ribelli senza causa, tra ultras, che riemerge di prepotenza anche quando c\u2019\u00e8 chiaramente un\u2019aggressione a danno di soggetti individuali. Uno schema che condizioner\u00e0 anche lo sviluppo del &#8220;Caso Alatri&#8221;.<\/p>\n<p>Napoli, 29 gennaio 2016. Dal profilo twitter dell\u2019ExOpg occupato Je so pazzo viene denunciata un\u2019aggressione agli studenti del liceo Elio Vittorini da parte di militanti di CasaPound. Alla campanella d\u2019uscita uno studente \u00e8 stato accerchiato e colpito alla testa, al punto da perdere i sensi, mentre venivano distribuiti volantini dell\u2019organizzazione legata a CasaPound Blocco studentesco.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione di uno striscione davanti all\u2019istituto con la scritta \u00abVITTORINI ANTIFASCISTA\u00bb porta\u00a0a una seconda aggressione, che ha come bersaglio alcuni studenti che tornavano verso casa e si trovavano all\u2019altezza della stazione metro di Rione alto. Lanci di bottiglie, colpi di mazze e martelli feriscono\u00a0gli studenti. L&#8217;intervento di alcuni passanti mette\u00a0in fuga gli aggressori.<\/p>\n<p>La redazione partenopea di <i>Repubblica.it<\/i> <a href=\"http:\/\/napoli.repubblica.it\/cronaca\/2016\/01\/29\/news\/_studenti_presi_a_martellate_e_stata_casa_pound_la_denuncia_degli_attivisti_di_je_so_pazzo-132313644\/\">lancia la notizia<\/a> aprendo cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abDue versioni. Diametralmente opposte. Nella prima giovani studenti di sinistra accusano CasaPound di averli aggrediti. Nell\u2019altra sono gruppi di destra a dare una verit\u00e0 completamente diversa e dire: &#8220;Siamo stati noi a essere attaccati&#8221;\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Le opposte fazioni, in questa ricostruzione, sono da un lato gli studenti di sinistra, dall\u2019altro i gruppi di destra. Secondo questi ultimi, riporta <i>La Repubbli<\/i>ca nel pezzo, i militanti di Blocco Studentesco sono stati &#8220;provocati&#8221; durante un volantinaggio da studenti che hanno strappato i loro volantini e li hanno spintonati, venendo spintonati a loro volta, ma \u00abla cosa si \u00e8 conclusa senza problemi\u00bb. Lo studente ferito non viene menzionato, nemmeno per negare che sia svenuto. Tutto, secondo quella che viene definita \u00abla versione di CasaPound\u00bb, pare rientrare nella routine scolastica. Poco dopo gli attivisti di Je so pazzo si presentano sotto casa di uno dei militanti di Blocco Studentesco. Il giovane, che \u00e8 in compagnia di altre due persone, riesce ad allontanarsi grazie all&#8217;intervento di alcuni negozianti.<\/p>\n<p>Mentre informano che la Digos sta indagando \u00abper capire cosa sia avvenuto davvero\u00bb, gli autori del servizio non mettono in campo mezzi di approfondimento ulteriori e indipendenti, a sostegno della credibilit\u00e0 di una versione piuttosto che dell\u2019altra. Si limitano a mettere a verbale che gli studenti feriti nella seconda aggressione hanno riportato traumi cranico-facciali, ferite e contusioni per venti punti di sutura e hanno presentato denuncia ai carabinieri. A corredo della notizia viene inserita una gallery delle foto diffuse da Je so Pazzo.<\/p>\n<div id=\"attachment_28939\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28939\" class=\"size-full wp-image-28939\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/armi_Napoli.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"800\" \/><p id=\"caption-attachment-28939\" class=\"wp-caption-text\">Le mazze usate per aggredire gli studenti del liceo Vittorini di Napoli.<\/p><\/div>\n<p>Gli scatti mostrano uno degli studenti ferito e coperto di sangue e immortalano due delle armi dell\u2019aggressione, una mazzetta e una mazza con la scritta \u00abDecima Mas\u00bb.<\/p>\n<p>Per gli autori dell\u2019articolo nessuno di questi elementi aiuta a fare chiarezza sugli eventi. N\u00e9 viene presa l\u2019iniziativa di intervistare i testimoni della seconda aggressione.<\/p>\n<p>Ci si domanda\u00a0come mai, se sono stati gli studenti del Vittorini a fare da parte attiva nella seconda aggressione, siano state le loro presunte vittime ad avere portato sul luogo dello scontro le\u00a0mazze. In alternativa, si deve presumere che il militante di Blocco Studentesco o i suoi amici portassero abitualmente con s\u00e9 mazze con scritte fasciste, e valutare se questo sia sufficiente a farli diventare fascisti e non semplicemente \u00abdi estrema destra\u00bb.<\/p>\n<h4><b>5. Lo strano caso dei \u00abturisti tedeschi\u00bb a Roma<\/b><\/h4>\n<p>Come sottolineato da Pagot, i fascisti diventano tali solo per contrapposizione agli antifascisti, ma ci sono eccezioni clamorose.<\/p>\n<p>Roma, 21 maggio 2016. Ecco come i giornali inquadrano\u00a0gli scontri avvenuti a margine del corteo dei movimenti indetto contro una\u00a0manifestazione organizzata da CasaPound e Alba Dorata:<br \/>\n\u00abRoma, assalti contro CasaPound. Antagonisti arrestati alla Sapienza\u00bb (<i>corriere.it<\/i>);<br \/>\n\u00abA Roma il corteo di CasaPound, gli antifascisti assaltano il pulmino di turisti tedeschi\u00bb (<i>lastampa.it<\/i>);<br \/>\n\u00abCorteo di Casapound, gli antagonisti scambiano furgone dei turisti tedeschi per quello dei fascisti e lo distruggono\u00bb (<i>huffingtonpost.it<\/i>).<\/p>\n<blockquote><p>\u00abHanno scambiato i turisti per fascisti \u2013 si legge sull\u2019 <i>Huffington<\/i> \u2013 &#8220;Isti&#8221; a parte appare tragicomico e grave ci\u00f2 che \u00e8 accaduto oggi a Roma. Mentre era in corso la manifestazione di CasaPound una monovolume considerata dagli antifascisti &#8220;piena di fasci&#8221; \u00e8 stata presa d&#8217;assalto in via Bixio\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>La versione dei &#8220;turisti tedeschi&#8221; colpiti per sbaglio viene supportata dai militanti di CasaPound, che dichiarano di non aver mai avuto rapporti con loro, e diventa l\u2019unica lettura.<\/p>\n<p>Peccato che, nel marzo 2017, nelle\u00a0ordinanze di custodia cautelare per\u00a0tredici\u00a0attivisti dei centri sociali e dei collettivi studenteschi, spunti l\u2019identit\u00e0 dei presunti turisti.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<div id=\"attachment_28934\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28934\" class=\"wp-image-28934\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/turisti_tedeschi.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"640\" \/><p id=\"caption-attachment-28934\" class=\"wp-caption-text\">I quattro neonazisti a lungo spacciati da CasaPound per semplici \u00abturisti tedeschi\u00bb capitati per caso sulla rotta del corteo antifascista, versione ripetuta\u00a0acriticamente da tutti i media.<\/p><\/div>\n<\/div>\n<p>Si tratta di quattro membri della Road Crew Ostwestfalen, organizzazione\u00a0descritta da <strong>Valerio Renzi<\/strong> nel pezzo <em><a href=\"http:\/\/roma.fanpage.it\/chi-sono-i-membri-della-band-neonazista-aggrediti-lo-scorso-maggio-a-roma\/\">Chi sono i membri della band neonazista aggrediti lo scorso maggio a Roma<\/a><\/em> pubblicato su <i>romafanpage.it<\/i>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abUna sorta di banda di motociclisti neonazisti, pi\u00f9 volte nel mirino delle forze dell&#8217;ordine locali e promotori di concerti cos\u00ec detti nazi rock, monitorati e a volte vietati dalle autorit\u00e0. Vicini ai gruppi politici pi\u00f9 estremisti, come l&#8217;Npd, che in Westfalia ha raggiunto risultati elettorali significativi, ma anche alla scena ultras e ai circuiti che si occupano di sicurezza nei locali e nei concerti\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>La notizia non buca l\u2019attenzione dei media nazionali, che pure avevano dato grosso risalto all\u2019assalto contro i\u00a0&#8220;turisti&#8221; teutonici, neppure per avviare\u00a0il solito meccanismo delle provocazioni prodromiche alla rissa, che non manca mai quando si descrivono violenze riconducibili a gruppi di estrema destra. Ancora una volta, i fascisti e i nazisti sono invisibili e le storie di cronaca che li coinvolgono non alimentano alcuna scia narrativa.<\/p>\n<p>Per arrivare a leggere\u00a0la definizione \u00abrock band neonazista\u00bb su un quotidiano generalista si dovr\u00e0 aspettare il 19 aprile, con il pezzo di <i>repubblica.it <\/i> \u00abRoma, scontri con CasaPound: tornano in libert\u00e0 13 antagonisti\u00bb.<\/p>\n<h4><b>6. L\u2019omicidio di Alatri e l\u2019informazione basata sul format tematico <\/b><\/h4>\n<p>Nei media nostrani non esistono fatti-notizia isolati, ma sequenze tematiche capaci di ricondurre qualunque evento a un format predigerito e trasformarlo in fenomeno diffuso: #canikiller, #maestremostro, #rapinemortali e via cos\u00ec. Fa eccezione prioprio la\u00a0violenza neofascista, che sfugge alla tematizzazione e cos\u00ec viene mantenuta al di sotto della soglia minima di attenzione.<\/p>\n<p>Ogni volta che un\u2019aggressione fascista arriva agli organi di informazione \u00e8 come se si ricominciasse da zero: impossibile stabilire connessioni con fatti precedenti. Il format #fascismo, che pure dovrebbe avere riconoscibilit\u00e0 chiara, non decolla. Di norma si preferisce tenerlo nell\u2019ombra attraverso una serie di format-schermo che meglio si addicono a destare allarme sociale. L\u2019intramontabile #brancodibelve, per esempio. Il caso di Alatri mostra\u00a0chiaramente questo meccanismo.<\/p>\n<p>Quando si diffonde la notizia dell\u2019aggressione a <strong>Emanuele Morganti<\/strong>, ventenne picchiato a morte la sera del 24 marzo davanti al circolo Arci &#8220;Mir\u00f2&#8221; di Alatri (provincia di Frosinone), in mancanza di riscontri certi, la macchina narrativa si mette in moto in automatico a partire da questo schema rodato. Al pubblico viene consegnato il classico canovaccio della vittima intervenuta per difendere la ragazza e circondato da un branco\u00a0di aggressori privi di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma in Italia il branco non \u00e8 mai neutro ed ecco rispuntare gli albanesi, un fantasma che sembrava scomparso, sostituito dall\u2019allarme per le gang di <em>latinos<\/em>, i rapinatori rumeni o gli stupratori nordafricani. Protagonisti, negli anni \u201990, della prima &#8220;invasione&#8221; dello stivale italiano, per i media gli albanesi sono associati\u00a0a un\u2019altissima pericolosit\u00e0 sociale, e la loro presenza su un territorio si configura come una colonizzazione di tipo paramafioso.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi imbocca la pista albanese in maniera spudorata.\u00a0<em>I<\/em><i>l secoloditalia.it<\/i> titola: \u00abAlatri, branco uccide 20enne a sprangate, difendeva la ragazza da un albanese\u00bb; l\u2019organo mediatico di CasaPound, <i>ilprimatonazionale.it<\/i>, <a href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20170420215308\/http:\/\/www.ilprimatonazionale.it\/cronaca\/albanese-infastidisce-la-ragazza-ventenne-italiano-reagisce-e-il-branco-lo-uccide-60373\/\">strilla<\/a>: \u00abAlbanese infastidisce la ragazza, ventenne italiano reagisce e il branco lo uccide\u00bb.<\/p>\n<p>Le testate generaliste, come\u00a0<i>La Repubblica<\/i>, scelgono una via pi\u00f9 soft, inserendo lo spauracchio della nazionalit\u00e0 nel pezzo ma non nel titolo, senza cambiare la sostanza.<\/p>\n<p>#Brancoalbanesi \u00e8 un format multilivello, che fonde insieme due paranoie mediatiche: da un lato l\u2019aggressione sessuale alle \u00abnostre donne\u00bb (il verbo \u00e8 importunare, non infastidire. Dal dizionario Garzanti: \u00ab<i>importunare una donna<\/i>, infastidirla con un eccesso di galanteria; anche, molestarla con apprezzamenti pesanti o proposte oscene\u00bb.); dall\u2019altro la minaccia alla sicurezza economica e ai \u00abnostri valori\u00bb, la libert\u00e0 di circolare di notte ecc.<br \/>\nFortissimo anche il sottotesto sessista: la donna \u00e8 <em>casus belli<\/em>, soggetto da tutelare il cui onore va vendicato con una &#8220;reazione inevitabile&#8221; del maschio di riferimento. Alla femmina nessun ruolo attivo o la possibilit\u00e0 di difendersi da sola. Piuttosto per lei un destino di impotenza, di pianto e di rabbia da prefica, che si strappa i capelli urlando il dolore. I tratti distintivi della narrazione che quasi subito si innesca intorno alla fidanzata della vittima, <strong>Ketty Lisi<\/strong>.<\/p>\n<p><b>\u00abAlatri, Emanuele Morganti ucciso a sprangate dal branco per difendere la ragazza<\/b><br \/>\n<i>Emanuele Morganti<\/i> <i> \u00e8 morto per difendere la fidanzata, \u00e8 morto in seguito a una lite con un gruppo di albanesi fuori da un locale ad <\/i> <i>Alatri,<\/i> <i><b> <\/b><\/i> <i>in provincia di Frosinone. La sua ragazza era stata oggetto di battute pesanti da parte di un giovane albanese, forse ubriaco. Poi il pestaggio violentissimo in strada, fuori del locale, aggredito da diverse persone\u00bb.<\/i> (<i>blitzquotidiano.it<\/i>, 26 marzo)<\/p>\n<p>L\u2019ondata di indignazione sollevata dalla pista del branco albanese trasforma il delitto di Alatri nella storia di copertina di ogni organo d\u2019informazione nazionale. Eppure gi\u00e0 dal 25 \u00a0marzo, questa versione ha iniziato a fare acqua da tutte le parti. Si legge sul <i>corriere.it<\/i>: \u00abChi gli ha dato il colpo di grazia con la spranga \u2013 o pi\u00f9 probabilmente con una chiave inglese \u2013 potrebbe essere italiano. Un giovane forse di Alatri, o di un paese vicino, proprio come il povero Emanuele Morganti\u00bb.<\/p>\n<p>La composizione etnica del branco comincia a sbilanciarsi verso i patrii confini, ma la connotazione identitaria \u00e8 troppo succulenta per rinunciarvi. La presenza di testimonianze contrastanti e il martellante refrain della omert\u00e0 di Alatri si presta all\u2019idea che dietro all\u2019aggressione ci sia una faida per il controllo del territorio che non si osa nominare per paura.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-conversation=\"none\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">.<a href=\"https:\/\/twitter.com\/ArciNazionale\">@ArciNazionale<\/a> P.S. l&#8217;Oscar del titolo-bufala lo vince questo, ancora on line. 29\/03, a \u00abpista albanese\u00bb gi\u00e0 evaporata. Dal testo non emerge alcun &#8220;patto&#8221;. <a href=\"https:\/\/t.co\/MMS4duE7Uf\">pic.twitter.com\/MMS4duE7Uf<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/848456755994611712\">2 aprile 2017<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2017\/03\/29\/italia\/cronache\/patto-tra-italiani-e-albanesi-per-massacrare-emanuele-NZng6y5eMmzt9fdLSzYAzI\/pagina.html\">In un\u00a0pezzo della <i>Stampa<\/i> del 29 marzo<\/a> si parla senza mezzi termini di \u00abPatto tra italiani e albanesi per massacrare Emanuele\u00bb. Il riferimento al &#8220;patto&#8221; presuppone la presenza di due organizzazioni ben strutturate, in conflitto per il controllo del territorio e delle piazze di spaccio ma perfettamente in grado di collaborare per pestare a morte un ragazzo che non aveva collegamenti con nessuna delle due.<\/p>\n<h4><b>6b. La parabola del \u00abbranco albanese\u00bb e della \u00abpista criminale\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>Come nei casi di affiliazione di tipo malavitoso, basta una vaga amicizia per provare l\u2019appartenenza a una banda criminale. Il format del branco, in palese declino, viene sostenuto innestandolo con un tipico <em>plot twist<\/em> della nera: lo zampino della criminalit\u00e0 organizzata. Non ci sono prove a sostegno dell\u2019esistenza di queste due bande, ma i precedenti per droga di uno degli arrestati &#8211; che come vedremo andranno ad alimentare un generoso filone giustizialista &#8211; bastano a delineare un contesto di provincia in mano ai cartelli della droga, senza bisogno di pi\u00f9 approfondite argomentazioni.<\/p>\n<p>Il sillogismo \u00e8: gli albanesi sono tutti mafiosi\u2192 gli albanesi sono coinvolti nell\u2019aggressione \u2192 gli albanesi controllano il territorio di Alatri, per cui un atto di violenza cos\u00ec clamoroso non sarebbe potuto avvenire senza la loro benedizione. Il fatto che nessuno abbia indicato il fantomatico clan albanese dimostra\u00a0che la gente \u00e8 terrorizzata alla sola idea di denunciarne l\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Si arriva a sbandierare la caccia all\u2019albanese come normale corollario della campagna mediatica legata al branco: \u00abLe cosiddette autorit\u00e0, quelle che hanno permesso con la loro totale incompetenza il brutale assassinio di Emanuele, ora sono terrorizzate dal fatto che possa scatenarsi una caccia all\u2019albanese da parte di conoscenti di Emanuele Morganti\u00bb ( <i>voxnews.info<\/i>, 27 marzo). Ma, ancora una volta, mancano i riscontri. Come quando prima di una manifestazione si preannunciano terrore morte e distruzione da parte dei black bloc nella speranza di una profezia che si auto avveri regalando fior di prime pagine con i cattivi nerovestiti, il pericolo sembra pi\u00f9 auspicato che temuto. E se poi non si materializza, tanto meglio, si pu\u00f2 parlare diffusamente di rischio sventato grazie a efficace repressione preventiva.<\/p>\n<p>Nel frattempo sono successe due cose importanti.<\/p>\n<p>La pista albanese, nonostante i tentativi di disperata riesumazione, \u00e8 sorpassata. Anche il famoso ubriaco importuno indicato come scaturigine della rissa e dell\u2019omicidio si \u00e8 scoperto essere italianissimo. Si chiama <strong>Domenico Paniccia<\/strong>, detto Memmo, e ha raccontato spontaneamente ai carabinieri di essere stato protagonista del diverbio nel locale con Emanuele. Come \u00e8 diventato il solito losco albanese? Per contaminazione, ovvero perch\u00e9, come hanno scritto gli inquirenti, <i>\u00ab<\/i> \u00e8 solito aggregarsi ad un gruppo di albanesi particolarmente noti per essere stati implicati in disordini scoppiati nei locali pubblici frequentati<i>\u00bb. <\/i> Dopo la lite ha lasciato il Mir\u00f2 e non ha nessuna connessione con la morte di Morganti.<\/p>\n<div id=\"attachment_28976\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28976\" class=\"wp-image-28976\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Alatri-massacro-Emanuele-Morganti-FOTO-dei-fratellastri-Mario-Castagnacci-e-Paolo-Palmisani-4.jpg\" alt=\"Mario Castagnacci, uno degli indagati per l'omicidio di Alatri\" width=\"250\" height=\"255\" \/><p id=\"caption-attachment-28976\" class=\"wp-caption-text\">Mario Castagnacci<\/p><\/div>\n<p>Sono invece due giovani del posto, i fratellastri <strong>Mario Castagnacci<\/strong> e <strong>Paolo Palmisani<\/strong>, a essere arrestati perch\u00e9 sospettati di aver inferto a Emanuele i colpi fatali. Il primo viene descritto come un \u00abcuoco con un passato di droga\u00bb, il secondo \u00e8 un \u00abmuratore svogliato\u00bb, entrambi sono \u00abattaccabrighe\u00bb, \u00absvelti di mano\u00bb e \u00abtemuti da tutti\u00bb. (<i>repubblica.it<\/i> 28 marzo)<\/p>\n<p>Con il fermo di Castagnacci e Palmisani, il caso Alatri rientra\u00a0nella Top 5 della cronaca nera nazionale. L\u2019apertura sull\u2019identikit dei due fratellastri \u00e8 d\u2019obbligo.<\/p>\n<p><b>\u00abDelitto di Alatri, ritratto di Palmisani e Castagnacci: una famiglia tra coca e violenza<\/b><br \/>\n<i>Coinvolti nello spaccio di droga, soliti trascorrere notti brave imbottiti di cocaina, sempre pronti a ricorrere alla violenza per imporsi, ma negli ultimi tempi interessati forse a prendere direttamente &#8220;il controllo della piazza&#8221;. Decisi a uscire dai margini degli affari criminali e a dettare legge in una cittadina, Alatri, che iniziano a vedere come cosa loro. Delinquenti della provincia di Frosinone che aspirano a diventare banda, a scrivere il loro &#8220;Romanzo criminale&#8221;. A fare come i Casamonica o come la Magliana a Roma<\/i>\u00bb. ( <i>roma.repubblica.it<\/i>, 29 marzo)<\/p>\n<p>Palmisani e Castagnacci emuli del Freddo e del Libanese. Lo schema della criminalit\u00e0 organizzata torna di prepotenza, ma nella versione <i>de noantri<\/i>, inglobando e dando una sfumatura pi\u00f9 romanzesca al delirio da droga e alcol come fattore scatenante del delitto.<\/p>\n<p>Il contesto \u00e8 ancora quello di una mafia, stavolta locale, che manifesta il proprio dominio attraverso una violenza gratuita per far vedere cosa \u00e8 capace di fare. Un po\u2019 come i baby camorristi che \u00abfanno le stese\u00bb, sparando all\u2019impazzata per strada, resi famosi dalle cronache di <strong>Roberto Saviano<\/strong>.<\/p>\n<p>Eppure gli inquirenti hanno gi\u00e0 escluso questa eventualit\u00e0: \u00abI due fermati sono riconducibili ad &#8220;ambienti delinquenziali&#8221; e l&#8217;aggressione potrebbe essere stata decisa &#8220;per affermare una propria capacit\u00e0 di controllo del territorio&#8221;. Nulla a che fare comunque con la criminalit\u00e0 organizzata\u00bb. (<i>agi.it<\/i>, 28 marzo)<\/p>\n<p>Su cosa si esercita, dunque, la volont\u00e0 di controllo del territorio che pare essere uno dei punti fermi dell\u2019inchiesta?<\/p>\n<h4><b>6c. Lo spin-off giustizialista della \u00abscarcerazione facile\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>L\u2019indicazione sta per emergere chiara e tonda, ma prima si scatena un furibondo spin-off giustizialista sul tema della \u00abscarcerazione facile\u00bb. <a href=\"http:\/\/roma.repubblica.it\/cronaca\/2017\/03\/29\/news\/omicidio_alatri_i_due_fermati_in_isolamento_rischio_ritorsioni_-161708154\/\">Si diffonde la notizia<\/a> che che Castagnacci \u00e8 stato fermato il 23 marzo (giorno prima del delitto) in possesso di 300 dosi di cocaina, 150 di crack e 600 di hashish. Come notazione locale, per i residenti a Roma, c\u2019\u00e8 anche il link con il format #degradoPigneto, il quartiere dove \u00e8 avvenuta l\u2019operazione antidroga che ha interessato Castagnacci, da molto tempo oggetto di una campagna per la sicurezza urbana.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 le dosi sono queste: 43 grammi di hashish, 6 di marijuana e 7,5 di cocaina suddivisi tra Castagnacci e altre tre persone, quantitativo che giustifica l\u2019uso personale, ma il format #giustiziadebole \u00e8 difficile da ricondurre ai nastri di partenza.<\/p>\n<p>All\u2019improvviso le disquisizioni sul movente perdono interesse. Ci\u00f2 che conta \u00e8 l\u2019evento <em>a monte<\/em> dell\u2019omicidio di Emanuele, in una concatenazione causale che si spaccia per razionale ma \u00e8 puramente viscerale: se Castagnacci non fosse stato rimesso a piede libero, Morganti sarebbe ancora vivo. In barba all\u2019assodata dinamica del branco assassino formatosi per caso.<\/p>\n<p>La polemica si fa politica e vede scendere in campo tutti gli attori della propaganda securitaria, nonch\u00e9 i media <em>habitu\u00e9s<\/em> delle manette ad ogni costo. Alatri diventa scena del crimine secondaria di un delitto contro la certezza della pena e il buon senso comune. Un nuvolone di polvere e detriti pseudoinformativi che porter\u00e0 (il 5 aprile) alla notizia dell\u2019imminente trasferimento del giudice colpevole di aver scarcerato Castagnacci, e intanto distoglie l\u2019attenzione dagli elementi investigativi emersi nel frattempo.<\/p>\n<p><b>\u00abDelitto Alatri, l&#8217;autopsia: &#8220;Emanuele ucciso da colpo di manganello o chiave in ferro alla testa&#8221;<\/b><br \/>\n<i>A uccidere Emanuele Morganti \u00e8 stato un colpo violentissimo alla testa. Un colpo sferrato con un mezzo che in gergo medico-legale viene definito &#8220;non naturale&#8221;. Dunque non un calcio o un pugno. E il cerchio si restringe alla chiave in ferro di quelle utilizzate per togliere i bulloni alle ruote delle auto, che impugnava Paolo Palmisani, e al manganello, trovato poi nell&#8217;auto del buttafuori Damiano Bruni, quest&#8217;ultimo indagato a piede libero. Un manganello su cui vi era una scritta inquietante: &#8220;Boia chi molla&#8221;<\/i>\u00bb. (<i>roma.repubblica.it<\/i> , 30 marzo)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-28944\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/boiachimolla.jpg\" alt=\"\" width=\"660\" height=\"196\" \/><\/p>\n<p>A questo punto gli indagati sono: Mario Castagnacci, Paolo Palmisani, <strong>Franco Castagnacci<\/strong> (il padre di Mario), <b> <\/b> i quattro buttafuori del &#8220;Mir\u00f2&#8221;\u00a0<strong>Michael Ciotoli<\/strong>, <strong>Damiano Bruni<\/strong>, <strong>Manuel Capoccetta<\/strong> e l&#8217;albanese <strong>Pietri Xhemal<\/strong>.<\/p>\n<p>Possibili armi del delitto: una chiave svitabulloni e\/o un manganello o\u00a0mazza da baseball con un motto fascista. Un elemento che non stona in un contesto di violenza organizzata e di volont\u00e0 di controllo del territorio, volont\u00e0 non legata alla criminalit\u00e0 organizzata ma alla violenza squadrista.<\/p>\n<p>Una violenza che nel Lazio colpisce spesso e volentieri.<\/p>\n<h4><b>7. Allargare il campo: le aggressioni fasciste nella Tuscia<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_28942\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28942\" class=\"wp-image-28942\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/polidori.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"334\" \/><p id=\"caption-attachment-28942\" class=\"wp-caption-text\">Fascismo hipster: Jacopo Polidori<\/p><\/div>\n<p>Solo poche settimane prima (13 febbraio) a Vignanello, in provincia di Viterbo, un ragazzo di 24 anni \u00e8 stato pestato per aver condiviso un post ironico su CasaPound. Un\u2019aggressione feroce compiuta da pi\u00f9 persone per cui <a href=\"http:\/\/www.ilmessaggero.it\/viterbo\/violenza_politica_vignanello_interrogatori_procura_un_arresto-2318960.html\">\u00e8 stato arrestato il presidente della sede di Vallerano di Cpi<\/a>, <strong>Jacopo Polidori<\/strong>.<\/p>\n<p>Un evento arrivato alla cronaca nazionale ma rimasto sotto la generica etichetta di #violenzapolitica, senza la connotazione\u00a0fascista. Nel comunicato congiunto firmato dai sindaci di Canepina, Vallerano e Vignanello subito dopo l\u2019aggressione, la parola che inizia per F\u00a0non compare mai: \u00abI Comuni di Canepina, Vallerano e Vignanello rifiutano con energia ogni forma di violenza volta a compromettere ogni manifestazione di libert\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Una settimana dopo, si diffonde\u00a0la notizia che una bomba carta ha danneggiato lievemente la sede di Vallerano di CasaPound, e le stesse istituzioni locali indicono una manifestazione contro gli &#8220;opposti estremismi&#8221; con lo slogan \u00abMai pi\u00f9 violenza\u00bb.<\/p>\n<p>CasaPound accusa i media per il \u00abclima di tensione ed odio politico creato nei nostri confronti da testate giornalistiche e programmi televisivi locali e nazionali, cos\u00ec come dalle amministrazioni comunali limitrofe, per i fatti di sabato 11 febbraio\u00bb. Ma qualcosa non torna.<\/p>\n<p>Sono stati i militanti di CasaPound a denunciare l\u2019esplosione, sostenendo di essersi accorti del danno una volta giunti alla sede, ma solo a diverse ore dal fatto. L\u2019esistenza dell\u2019ordigno, che secondo il comunicato di CasaPound \u00abavrebbe potuto anche mutilare o uccidere\u00bb, non \u00e8 sostenuta da testimoni oculari, anche se \u00e8 l\u2019esplosione \u00e8 avvenuta in pieno centro abitato.<\/p>\n<p>Giunti sul posto per le indagini, i carabinieri si trovano di fronte un portone che, per la natura dei danni, non pare divelto da un\u2019esplosione. Le indagini &#8220;a 360 gradi&#8221; derubricano subito l\u2019ordigno a petardo, ma alla fine, scrive il 20 febbraio <i>tusciaweb.eu<\/i>, \u00abgli investigatori avrebbero dei dubbi sul fatto che ci sia stata un\u2019esplosione\u00bb.<\/p>\n<p>Ciononostante, cinque giorni dopo la notizia viene ripresa dal <i>giornale.it<\/i> e inserita in una scia narrativa contrapposta, il format #cacciaalfascista.<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<b>Bombe e violenze su CasaPound: \u00e8 caccia al fascista<\/b><br \/>\n<i>Notte. Nel silenzio ovattato, nei rumori lenti e rarefatti, l\u2019esplosione. Improvvisa. Un suono metallico. La robusta porta in ferro di una sezione politica si piega nell\u2019urto della deflagrazione. Non siamo nel 1977. Non sono gli anni di piombo. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un movente ideologico che tutto giustifica. Eppure qualcosa di quegli anni terribili rimane. Degli incomprensibili rimasugli anacronistici. Fuori tempo, fuori luogo. \u00c8 il 2017. CasaPound \u00e8 sotto attacco, per l\u2019ennesima volta.\u00bb<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p><i>Il Giornale<\/i> insiste sul \u00abmoltiplicarsi\u00bb di attacchi a CasaPound \u00abche rimangono nel silenzio\u00bb. In base al meccanismo di cui si \u00e8 ampiamente parlato, i fascisti sarebbero tali solo nella visione ideologica e distorta di chi darebbe loro la caccia.<\/p>\n<p>Sul piano <em>della realt\u00e0<\/em>, intanto, continuano le segnalazioni di aggressioni fasciste nel viterbese.<\/p>\n<p>Nella notte tra il 25 e il 26 marzo, un minorenne di Vasanello viene aggredito per aver indossato una felpa con il volto di Che Guevara. Sui media locali i colpevoli vengono ricondotti al \u00ab noto gruppo delinquenziale di estrema destra che tanta infamia ha assunto in questi ultimi anni nei nostri pacifici paesi\u00bb (<i>radiogiornale.info<\/i> , 28 marzo) e se nei titoli si parla di violenza politica sono pochi i riferimenti espliciti a CasaPound:<\/p>\n<p><b>\u00abAggressione Vasanello, &#8220;Un clima di terrore&#8221;<\/b><br \/>\n<em>&#8220;<\/em><i>Un clima di terrore&#8221;. \u00c8 questa l\u2019aria che tira nei paesi dei monti Cimini. Una sensazione palpabile, che quasi si tocca con mano, tra i giovani e le loro famiglie spaventati e preoccupati per il continuo ripetersi di episodi di violenza politica. E &#8221;clima di terrore&#8221; sono le parole condivise dalla procura di Viterbo e dall\u2019associazione La poderosa, il gruppo vasanellese che ha denunciato alla stampa l\u2019ultima aggressione di matrice politica ai danni di un ragazzo minorenne del loro paese ad opera di giovani maggiorenni, tutti appartenenti a CasaPound<\/i>\u00bb. (<i>viterbonews24.it<\/i>, 30 marzo)<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 paura a chiamare le cose con il loro nome. Sono i giorni di massima esposizione mediatica del caso #Alatri, eppure nessuno sembra vedere il minimo comun denominatore tra queste aggressioni per &#8220;futili motivi&#8221;, avvenute nella stessa regione.<\/p>\n<p>Aggressioni che non si fermeranno. La notte tra il 1 e il 2 aprile un 27enne di origine australiana viene pestato fuori da una discoteca di Viterbo. <i>Tusciaweb<\/i> (\u00abMassacrato con 20 pugni in faccia\u00bb, 4 aprile) riporta che \u00e8 stato accerchiato dal solito branco e ha rischiato la vita. A salvarlo l\u2019intervento dei buttafuori, che lo hanno sottratto al pestaggio e fatto soccorrere da un\u2019ambulanza mentre \u00abgli aggressori hanno continuato a trascorrere liberi la loro serata, i soliti noti, appartenenti ad ambienti di estrema destra\u00bb. Il nome del soggetto politico \u00e8 lasciato volutamente sottinteso. Chiunque a Viterbo e provincia sa decodificare il riferimento.<\/p>\n<p>Il sette aprile <i>il Corriere di Viterbo <\/i> apre con il titolo \u00abPestato da CasaPound. La vittima e il testimone due ore davanti al pm e al gip. &#8220;Clima di Terrore nei due paesi&#8221; [Vignanello e Vallerano, N.d.R.].\u00bb<\/p>\n<p>Nella stessa edizione riappare la &#8220;bomba&#8221; di Vallerano. Il pm ha chiesto l\u2019intervento del Ris nel corso delle indagini sul presunto attentato dinamitardo alla sede di CasaPound. Secondo quanto riportato dal quotidiano viterbese sarebbero state individuate una possibile miccia e persino tracce biologiche potenzialmente utilizzabili. Ancora nessun testimone oculare, anche se per <i>Tusciaweb<\/i> ci sarebbero \u00abtestimoni che verso le tre della notte tra sabato 18 e domenica 19 febbraio avrebbero sentito un forte rumore. Un rumore forte e cupo, che non avrebbero per\u00f2 ricondotto a un\u2019esplosione, altrimenti avrebbero dato l\u2019allarme\u00bb.<\/p>\n<p>Tre condizionali per un ordigno sospeso, la cui esistenza sar\u00e0 chiarita solo dalla relazione del Ris, non ancora consegnata nel momento in cui scriviamo.<\/p>\n<h4><b>8. L\u2019escamotage narrativo della \u00abscritta inquietante\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>Riavvolgendo la narrazione al 28 marzo, \u00abIl mistero di Alatri <i>\u00bb<\/i>\u00a0&#8211; questo il titolo del pezzo di <strong>Massimo Gramellini<\/strong> pubblicato dal <i>corriere.it<\/i>\u00a0&#8211; resta fitto. La pista del branco, scrive Gramellini, \u00abnon soddisfa i nostri meccanismi cerebrali addestrati alla legge di causa ed effetto\u00bb. \u00abSe ad Alatri un manipolo di ultr\u00e0 avesse teso un agguato a un tifoso avversario, il nostro cuore sarebbe s\u00ec in subbuglio, ma almeno il cervello troverebbe una ragione. Sproporzionata e ingiustificabile, sbagliata, ma riconoscibile\u00bb.<\/p>\n<p>Nell\u2019elenco delle appartenenze nefaste compilato da Gramellini, non compare quella che inizia per F. Piuttosto che una matrice fascista, seppure rozza, abbozzata, intrisa di una brodaglia di cultura dove sguazzano spettri xenofobi, sessisti e razzisti, meglio nessun movente. E la mazza \u00abBOIA CHI MOLLA?\u00bb Solo un tassello inquietante di un puzzle senza senso chiamato violenza cieca.<\/p>\n<p>Nel codice della cronaca nera la &#8220;scritta inquietante&#8221; \u00e8 un escamotage narrativo. Si parte da un particolare ad effetto, una scritta murale vicino alla scena del crimine o nei pressi della casa della vittima o del presunto killer, per costruire una teoria investigativa suggestiva quanto fantasiosa. Chi scrive sa bene che le possibilit\u00e0 di\u00a0una connessione con il delitto sono labili, ma si fa bastare l\u2019assenza di confutazioni. Senza prova del contrario, tutto pu\u00f2 essere. La via pi\u00f9 battuta \u00e8 quella delle iscrizioni sataniste o esoteriche, ma la gamma \u00e8 molto vasta e comprende sia graffiti antecedenti che successivi al delitto.<\/p>\n<p>Nel &#8220;giallo di Pordenone&#8221; (l\u2019omicidio dei fidanzati <strong>Trifone Ragone<\/strong> e <strong>Teresa Costanza<\/strong> avvenuto nel marzo 2015 nel parcheggio di un impianto sportivo) la stampa scandalistica si concentra sugli insulti incisi sulla pulsantiera dell\u2019ascensore nel palazzo dei giovani uccisi: \u00abTeresa\u00bb, \u00abTerroni di merda\u00bb, \u00abCornuti\u00bb, \u00abZingaro di merda\u00bb.<br \/>\nDopo l\u2019omicidio a Firenze di <strong>Ashley Olsen<\/strong> la scritta accanto al portone \u00ab<i>He&#8217;s guilty, he will pay for it\u00bb<\/i> d\u00e0 un\u2019aura di mistero alla caccia all\u2019assassino.<br \/>\nSuggestioni che permettono di riempire i vuoti della narrazione fino all\u2019arrivo di novit\u00e0 pi\u00f9 succulente. Di norma la scritta inquietante viene presto dimenticata anche nella sua versione 2.0, ovvero post scritti in tempi non sospetti dalla vittima che dopo la sua morte suonano come premonizioni o dichiarazioni dell\u2019assassino che anticipano la sua azione violenta.<\/p>\n<p>La frase \u00abBOIA CHI MOLLA\u00bb per i media diventa senza esitazioni \u00abscritta inquietante\u00bb. Un particolare che infittisce il mistero invece di andare a dipanare l\u2019intrico della violenza bestiale che decine di commentatori e cronisti cercano di spiegare senza trovare risposta. Una &#8220;curiosit\u00e0&#8221; che chiaramente illumina sotto una luce precisa le fasi concitate dell\u2019aggressione mortale diventa l\u2019elefante nel tinello. C\u2019\u00e8 ma \u00e8 trasparente.<\/p>\n<div id=\"attachment_28945\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28945\" class=\"wp-image-28945 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Manganello_COC_Dux.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"317\" \/><p id=\"caption-attachment-28945\" class=\"wp-caption-text\">La mazza con la scritta \u00abCredere obbedire combattere &#8211; Onore e fedelt\u00e0\u00bb, di propriet\u00e0 di Damiano Bruni, buttafuori al circolo &#8220;Mir\u00f2&#8221; e allevatore di rottweiler. \u00c8 di ebano con inserto in acciaio. <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/altrolatomanganello.jpg\">Sull&#8217;altro lato<\/a> c&#8217;\u00e8 il profilo del Duce con la &#8220;M&#8221; di Mussolini. \u00abUn regalo di mio\u00a0nonno\u00bb, ha detto il buttafuori. I nostri nonni non ci hanno mai regalato schifezze del genere, e se non l&#8217;hanno mai fatto\u00a0un motivo ci sar\u00e0.<\/p><\/div>\n<p>I particolari, per\u00f2, richiedono attenzione. <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20170423132423\/http:\/\/www.liberoquotidiano.it\/news\/italia\/12345903\/omicidio-alatri-intervista-buttafuori-damiano-bruno-manganello-fascista.html\">Secondo <em>Libero<\/em><\/a>, sulla mazza sequestrata al buttafuori indagato ad Alatri non c&#8217;\u00e8 scritto\u00a0\u00abBOIA CHI MOLLA\u00bb, le parole sono altre: \u00abCREDERE OBBEDIRE COMBATTERE\u00a0&#8211; ONORE E FEDELT\u00c0\u00bb, corredate dal profilo\u00a0di Mussolini. Il proprietario, <strong>Damiano Bruni<\/strong>, racconta in un\u2019intervista: \u00abCe l\u2019avevo in macchina gi\u00e0 da un po\u2019 di tempo, vicino alla ruota di scorta. I carabinieri mi hanno chiesto di perquisire la mia auto, io ho acconsentito perch\u00e9 non avevo nulla da nascondere\u00bb. Se qualcuno ha colpito Emanuele con il manganello, prosegue, \u00abnon ero io e non era il mio\u00bb.<\/p>\n<p>Non appena comincia a farsi strada il collegamento &#8211; apparentemente cos\u00ec faticoso &#8211; tra un\u2019arma con scritta fascista riconducibile alla scena del crimine e agli indagati e un\u2019aggressione di modalit\u00e0 fascista, si trova il modo di riportare il mammifero proboscidato nel suo cantuccio. Trapela una notizia: gli inquirenti stanno escludendo l\u2019ipotesi che il colpo mortale sia stato sferrato proprio con la mazza in questione. Si parla della presenza, indicata da alcuni testimoni, di un manganello retrattile, impugnato da un soggetto ancora da identificare ma coinvolto nell\u2019omicidio. La forma delle lesioni sul corpo della vittima sarebbe compatibile con quest\u2019ultimo &#8211; meno caratterizzato\u00a0&#8211; manganello anzich\u00e9\u00a0con il primo, il quale\u00a0deve dunque uscire di scena, con la sua natura di particolare esotico ma ininfluente.<\/p>\n<p>Si confonde la causa della morte con il fattore scatenante dell\u2019omicidio. E intanto si disperde l\u2019attenzione con altri <em>plot twist<\/em> o con polemiche derivative che sono l\u2019equivalente mediatico del &#8220;buttiamola in caciara&#8221;.<\/p>\n<h4><b>9. Ogni maledetta edizione: mantenere hot un giallo \u00absenza perch\u00e9\u00bb<\/b><\/h4>\n<p><b>\u00abNazivegani sul caso Alatri<\/b><br \/>\n<i>Il caso Alatri scatena gli istinti pi\u00f9 bassi dei nazivegani. Su facebook spunta Sarah Castellino che ha pubblicato sulla sua pagina una foto di Emanuele, il ragazzo ucciso, con un pesce in mano e sotto una didascalia: &#8220;Emanuele \u00e8 stato ucciso. Il pesce anche&#8221;. E un\u2019altra scrive: &#8220;Il ragazzo ucciso era cacciatore, morte chiama morte. Non mi tocca<\/i> &#8220;\u00bb (radio24.ilsole24ore.com, 29 marzo)<\/p>\n<p><b>\u00abAlatri, &#8220;Emanuele massacrato per aver difeso l&#8217;amica&#8221;, la nuova pista dei pm<\/b><br \/>\n<i>Forse non era solo un banale litigio degenerato in follia e morte. Forse, a scatenare la ferocia del branco contro Emanuele Morganti, \u00e8 stato un desiderio di vendetta, covato per quasi un anno tra le strade e le piazze della provincia, dove la rivalit\u00e0 pu\u00f2 trasformarsi in odio<\/i>\u00bb. (ilmessaggero.it, 1 aprile)<\/p>\n<p><b>\u00abOmicidio Morganti, parla la fidanzata Ketty: &#8220;Emanuele ammazzato per uno scambio di persona&#8221;<\/b><br \/>\n<i>\u00c8 stato picchiato, prima all&#8217;interno. Perch\u00e9 credevano fosse lui a importunare la barista &#8211; dichiara tra le lacrime -. Lo hanno trascinato in un angolo. Non vedevo niente. Solo tanta confusione. Poi sono riuscita a guadagnare l&#8217;uscita e ho visto Emanuele che era scortato da quattro persone. Aveva la maglietta strappata, il sangue vicino alla bocca e lui agitato che diceva Ma non sono io ad aver dato fastidio. Non sono io. Perch\u00e9 mi cacciate? Non \u00e8 giusto. Gli hanno dato un altro schiaffo&#8221;<\/i>\u00bb. (iltempo.it, 1 aprile)<\/p>\n<p>Nessuna macchinazione della &#8220;casta&#8221; giornalistica per occultare la matrice fascista dell\u2019omicidio di Alatri: piuttosto il funzionamento interno della macchina dell\u2019informazione- spettacolo, che ritiene perdente qualsiasi riferimento &#8220;ideologico&#8221; e ha come obiettivo non la ricostruzione dei fatti ma la loro capacit\u00e0 di alimentare narrazioni coinvolgenti a getto continuo.<\/p>\n<p><i> <\/i> Nel primo caso riportato, il riferimento all&#8217;ultradestra (nazivegani) viene accettato perch\u00e9 palesemente svuotato di senso e in grado di alimentare un flame tra vegani e resto del mondo, litigio lungo e redditizio in termini di click e condivisione dei contenuti.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">Ma tranquilli, si pu\u00f2 sempre parlare di tutt&#8217;altro. <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Alatri?src=hash\">#Alatri<\/a> <a href=\"https:\/\/t.co\/XB9Qqa1Hh9\">pic.twitter.com\/XB9Qqa1Hh9<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/847696473504362496\">31 marzo 2017<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p>Nel secondo caso si gioca il format della #vendetta, presente in ogni inchiesta di nera che si rispetti, associato al movente passionale o, come in questo caso, della rivalit\u00e0 strapaesana.<\/p>\n<p>Nel terzo si usa il vecchio trucco dello #scambiodipersona. Di norma, entra in gioco per sostenere l\u2019ipotesi di un omicidio compiuto dalla criminalit\u00e0 organizzata anche se la vittima ne era estranea. Si ipotizza che il commando abbia sbagliato obiettivo, eliminando una persona normale trovatasi nel posto sbagliato al momento sbagliato. In questo caso si tratta di una pura allusione. Nel pezzo la fidanzata sostiene che non era Emanuele ad aver dato fastidio, ma il meccanismo vale un titolo acchiappalettori.<\/p>\n<p>Tutti segni che l\u2019attenzione sul delitto di Alatri va scemando. Per fare un esempio,\u00a0<i>ilprimatonazionale.it<\/i> non le ha dedicato neanche un articolo, dopo quello sul branco albanese. Nemmeno per confutare la mazza fascista come arma del delitto. <i>Il Giornale<\/i>, volendo a tutti costi reintrodurre il format della #emergenzaimmigrazione <a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/cronache\/alatri-divenuta-simbolo-delle-periferie-ditalia-1381316.html\">trasforma Alatri in &#8220;banlieue d\u2019Italia&#8221;<\/a>: \u00abLe aggressioni, basta parlare con chiunque viva nella cittadina ciclopica, ci sono sempre state, spesso senza alcun movente, ma forse c&#8217;\u00e8 ancora spazio per uno scatto di reni. Altrimenti Alatri diverr\u00e0 davvero simbolica dell&#8217;ignoranza e del degrado periferico italiano e definitivamente terra di conquista della criminalit\u00e0 organizzata\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque,\u00a0se la mazza fascista non ha ucciso, il fatto che fosse comunque in dotazione alle persone coinvolte e dia chiare indicazioni sulla loro impronta politica &#8220;non rileva&#8221;, come si dice in gergo tecnico. Manca il contesto che faccia da pezza da appoggio al particolare in questione. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec?<\/p>\n<h4><b>10. L\u2019ombra nera dell\u2019ultradestra su Alatri<\/b><\/h4>\n<p>\u00abMai visti fascisti al Mir\u00f2\u00bb, ha\u00a0scritto su Twitter un\u00a0frequentatore\u00a0del circolo, nessun collegamento con soggetti di estrema destra. Eppure uno dei buttafuori indagati per l\u2019omicidio Morganti, <strong>Manuel Capoccetta<\/strong>, nel 2011\u00a0<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20170401093631\/http:\/\/www.comune.ceccano.fr.it\/elezioni\/20120506\/CCcandipersezione16.html\">si \u00e8 candidato alle amministrative di Ceccano<\/a>\u00a0con\u00a0Fiamma Tricolore.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-28950\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/maivistifasci.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"583\" \/><\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-conversation=\"none\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">(A latere: cosa ne pensa <a href=\"https:\/\/twitter.com\/ArciNazionale\">@ArciNazionale<\/a> dell&#8217;impiego di security neofascista in circoli ARCI?)<\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/848115581933035520\">1 aprile 2017<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p>Tra il 2015 e il 2016 i fascisti\u00a0di CasaPound sono stati molto attivi nel piccolo centro del frusinate. A luglio del 2015 hanno tenuto un sit-in in piazza Santa Maria Maggiore per lanciare l\u2019associazione-costola &#8220;Sovranit\u00e0&#8221;, nata per sostenere Matteo Salvini. \u00abQuesto \u00e8 stato solo il primo appuntamento dei tanti che promuoveremo nei prossimi mesi nel territorio di Alatri \u2013 ha dichiarato in quell\u2019occasione il responsabile provinciale di Cpi <strong>Fernando Incitti<\/strong> \u2013 la risposta della cittadinanza \u00e8 stata ottima e siamo convinti che con il tempo sempre pi\u00f9 alatresi aderiranno alle nostre iniziative, imparando a conoscerci da vicino\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-28946\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/CPI_ad_Alatri.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"610\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nNell&#8217;ottobre 2016 un blitz notturno ha visto CasaPound posizionare striscioni contro l\u2019immigrazione in pi\u00f9 punti di Alatri, e scattare foto poi diffuse sui social network. Ma quando la polizia locale \u00e8 intervenuta per rimuoverli non ha trovato nulla. \u00abIl dubbio \u2013 ha scritto <i>laprovinciaquotidiano.com<\/i> nell\u2019articolo &#8220;Alatri \u2013 Striscione di Casapound contro gli immigrati&#8221; \u2013 \u00e8 che per evitare denunce i manifestanti abbiano posizionato gli striscioni, li abbiano fotografati per testimonianza, e poi li abbiano rimossi, a meno che non sia intervenuto qualcuno di non meglio identificato al momento per toglierli di mezzo\u00bb.<\/p>\n<p>Il novembre successivo una delegazione di CasaPound ha incontrato il sindaco <strong>Giuseppe Morini<\/strong> \u00abper chiedere spiegazioni sull\u2019arrivo di decine di immigrati nel territorio di Alatri\u00bb. Una presenza costante che da nessuno dei testimoni dei fatti \u00e8 stata messa in relazione con l\u2019aggressione a Emanuele, ma che rappresenta uno dei tasselli per capire il clima maturato ad Alatri nei mesi precedenti all\u2019omicidio.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo indagato a essere entrato nell\u2019inchiesta, <strong>Michel Fortuna<\/strong>, accusato, come gli altri, di omicidio volontario aggravato da futili motivi, \u00e8 assistito dall\u2019avvocato <strong>Giosu\u00e8 Naso<\/strong>, salito agli onori delle cronache nelle vesti di difensore del neofascista\u00a0<strong>Massimo Carminati<\/strong>. Questo non implica, ovviamente, un collegamento diretto tra Carminati e Fortuna, n\u00e9\u00a0prova la vicinanza di Fortuna ad ambienti dichiaratamente fascisti. L\u2019avvocato Naso del resto aveva un alto profilo e una clientela corposa ben prima del processo a Carminati.<\/p>\n<p>Fortuna, dopo l\u2019arresto, si \u00e8 avvalso della facolt\u00e0 di non rispondere e prima che il suo nome emergesse dalle dichiarazioni di due testimoni &#8211; uno dei quali \u00e8 Mario Castagnacci &#8211; nessuno lo aveva indicato come componente del branco che ha ucciso Morganti. Dopo il suo fermo Michel \u00e8 emerso come il presunto autore dell\u2019ultimo colpo fatale a Emanuele, ma anche con il suo arresto l\u2019inchiesta \u00e8 apparsa monca del movente.<\/p>\n<p>Su iniziativa della famiglia si \u00e8 ripresentata la pista della vendetta. Il 5 aprile, durante una puntata de <i>Le iene<\/i>, la madre di Emanuele si \u00e8 detta convinta che l\u2019aggressione al figlio fosse stata organizzata e la lite all\u2019interno del &#8220;Mir\u00f2&#8221; solo una trappola, un pretesto per condurlo fuori del locale e poter dare via indisturbati al pestaggio. Secondo la sorella Melissa, Morganti nei mesi scorsi si era lamentato di non poter pi\u00f9 andare ad Alatri a causa di una persona che gli aveva giurato vendetta per essere intervenuto durante una lite con la sua ragazza. La persona in questione non era per\u00f2 presente al momento dell\u2019omicidio in quanto in carcere per altri reati. Melissa Morganti \u00e8 sicura che avesse un rapporto stretto con Mario Castagnacci, sulla base di alcuni scatti postati su Facebook che li ritraevano insieme.<\/p>\n<p>L\u2019unica pista davvero fredda, dunque, \u00e8 quella legata alla parola con la F. La vendetta personale la escluderebbe davvero? L\u2019ideale machista che considera una donna un possedimento e chi interviene per difenderla l\u2019autore di un\u2019onta da lavare nel sangue si inserisce perfettamente in una subcultura improntata al virilismo che coniuga atteggiamenti mafiosi e organizzazione squadrista e che potremmo chiamare \u00abfascismo diffuso\u00bb.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-conversation=\"none\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">Nel mondo intorno all&#8217;uccisione di Emanuele si incontrano e incrociano la sottocultura criminale pi\u00f9 trash (cfr. i &#8220;miti&#8221; di Castagnacci) -&gt; <a href=\"https:\/\/t.co\/EYtnRzjRiC\">pic.twitter.com\/EYtnRzjRiC<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/847699148526600192\">31 marzo 2017<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-conversation=\"none\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">&#8211;&gt; &#8230;e la sottocultura fascista (Dux, Boia chi molla, quando c&#8217;era Lui). Una compresenza\/convergenza non certo inedita. <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Alatri?src=hash\">#Alatri<\/a> <a href=\"https:\/\/t.co\/iYI9cae8gV\">pic.twitter.com\/iYI9cae8gV<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/847699818021437440\">31 marzo 2017<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p>Un rapido sguardo ai profili social degli indagati per l\u2019omicidio Morganti fa emergere un guazzabuglio di icone fasciste inneggianti al duce e accompagnate dai pi\u00f9 classici motti littorii (\u00abSe avanzo seguitemi se indietreggio uccidetemi se muoio vendicatemi\u00bb), meme gentisti d\u2019impronta razzista (su\u00a0un paio di profili, per esempio, compare un meme-bufala su Kabobo, il \u00abkiller del piccone\u00bb), bislacche bufale sui &#8220;bei tempi&#8221;\u00a0mussoliniani (dal profilo di Damiano Bruni: \u00abTutti lo sanno, nessuno lo dice, nel 1929 Musolini [sic] impose uguali diritti per umani e cani\u00bb) e coattume virale improntato all\u2019immaginario criminale televisivo e cinematografico.<\/p>\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-28955\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Bruni_Dux_1-1.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"656\" \/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><b>11. Il <\/b> <i><b>trashismo<\/b><\/i><b>: una sintesi tra fascismo diffuso e virus gentista?<\/b><\/h4>\n<p>Qualcuno dir\u00e0 &#8211; e in effetti \u00e8 stato\u00a0detto &#8211; che un tale mix ha pi\u00f9 la &#8220;T&#8221; di trash che la &#8220;F&#8221; di fascista e che vaneggiamenti xenofobi e inni al duce possono essere trovati nelle bacheche 2.0 di una consistente\u00a0fetta di\u00a0popolazione italiana.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mimmofranzinelli.it\/tool\/home.php?s=0,1,55,57,102\">Vero<\/a>. Sarebbe ora, per\u00f2, di chiederci cosa voglia dire davvero questa infiltrazione capillare nell\u2019immaginario collettivo, e che legame abbia con fenomeni come <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/12\/appunti-sul-social-fascismo-la-condivisione-delle-idee-senza-parole\/\">lo squadrismo da social network<\/a> e le aggressioni a colpi di spranghe davanti alle discoteche di provincia. O con la reticenza dei giornalisti a riconoscere il peso e il pericolo del riaffacciarsi di subculture fasciste.<\/p>\n<p>A furia di non usare mai la parola con la F\u00a0si perde inconsapevolmente la capacit\u00e0 non solo di chiamare le cose col loro nome, ma anche di vederle per ci\u00f2 che sono. Basta guardare alla reazione di piccata incredulit\u00e0 dei media nostrani quando le autorit\u00e0 tedesche hanno rifiutato la medaglia d\u2019onore agli \u00aberoi di Sesto San Giovanni\u00bb che uccisero <strong>Anis Amri<\/strong>, perch\u00e9 avevano postato sui loro profili social contenuti d&#8217;impronta fascista. Mentre per\u00a0i tedeschi fare il saluto romano su Instagram \u00e8\u00a0un atto di violenza non solo simbolico ma reale, per noi \u00e8 una smargiassata di poco conto, usata come\u00a0pretesto per castigare\u00a0i militari italiani colpevoli di aver fatto sfigurare i colleghi germanici.<\/p>\n<div id=\"attachment_28999\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28999\" class=\"wp-image-28999 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/saluto_romano-1-2.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"874\" \/><p id=\"caption-attachment-28999\" class=\"wp-caption-text\">Il saluto romano&#8230; con la felpa della Perfida Albione?! Che tempi, che confusione&#8230;<\/p><\/div>\n<p>Se guardiamo\u00a0ai fatti tragici del &#8220;Mir\u00f2&#8221; ignorando\u00a0il\u00a0contesto socioculturale che avvicina Alatri a Vasanello, Vallerano e tanti centri piccoli e grandi del paese dove la violenza fascista si \u00e8 fatta consuetudine, l\u2019omicidio di Emanuele Morganti \u00e8 e rester\u00e0 a lungo indecifrabile. In tale cornice il fattore F \u00e8 intriso di mille altre pulsioni e si presenta sotto forme non istituzionalizzate, militanze costruite attraverso prossimit\u00e0 e condivisione di rapporti personali e familiari pi\u00f9 che mediante la classica affiliazione politica dei camerati. \u00c8 un contesto che va fatto emergere attraverso una paziente raccolta di dati e testimonianze sul campo e non dissimulato da format narrativi meglio spendibili.<\/p>\n<p>Come giornalisti non siamo chiamati a processare i sospettati o a irrogare\u00a0pene premature. Ma raccontare le subculture che ribollono intorno a eventi che la macchina dell\u2019informazione tende a incasellare nella cronaca spicciola rientra a pieno nei nostri compiti. E implica, ogni volta, la necessit\u00e0 di collegare il singolo episodio a\u00a0quelli che l\u2019hanno preceduto, senza scadere in una ricerca a tema, decisa ad appiccicare la parola con la F\u00a0a qualsiasi evento.<\/p>\n<p>Su questo punto la riflessione pi\u00f9 calzante viene da Valerio Renzi: \u00abAl contrario del caso di Fermo, o di <strong>Renato Biagetti<\/strong> (<a href=\"http:\/\/www.osservatoriorepressione.info\/27-agosto-2006-focene-roma\/\">la storia del suo omicidio \u00e8 ricostruita qui<\/a>), ad Alatri non ci troviamo di fronte ad un\u2019aggressione che ha un carattere soprattutto ideologico: se non fosse stato un migrante, per di pi\u00f9 africano, Emmanuel [Chidi Namdi] non sarebbe stato ucciso; la stessa cosa vale per Renato: se non fosse stato individuato come &#8220;forestiero&#8221; e non fosse stato a una festa reggae (quindi considerata dagli aggressori con una precisa connotazione politica e valoriale) non sarebbe stato accoltellato\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_28983\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28983\" class=\"wp-image-28983\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/renato-biagetti-2.jpg\" alt=\"Renato Biagetti\" width=\"650\" height=\"481\" \/><p id=\"caption-attachment-28983\" class=\"wp-caption-text\">Renato Biagetti, aggredito e ucciso a coltellate da due neofascisti mentre tornava da una festa sulla spiaggia di Focene (Roma). Era il 27 agosto 2006. Aveva 26 anni.<\/p><\/div>\n<p>Emanuele Morganti non era un forestiero, a meno di non prendere in seria considerazione la questione della rivalit\u00e0 tra Alatri e Tecchiena, suo paese di origine, esclusa subito dagli inquirenti. Aveva un background umano che lo avvicinava pi\u00f9 che renderlo estraneo ai suoi aggressori, a loro volta non incasellabili all\u2019interno del tipico profilo del militante di estrema destra. Sulla base di ci\u00f2 non possiamo definire fascista il suo omicidio?<\/p>\n<p>\u00abLe aggressioni fasciste per dirsi tali \u2013 aggiunge Valerio \u2013 devono avere in qualche modo una connotazione politica, anche se chi le compie non \u00e8 un militante di un gruppo (com\u2019era nel caso degli assassini di Renato) e proviene semplicemente dal medesimo brodo culturale. Se non si opera una distinzione non si capisce pi\u00f9 niente, e il 90% delle risse in discoteca, anche quelle che finiscono a coltellate e spari, diventano aggressioni fasciste\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_28948\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28948\" class=\"size-full wp-image-28948\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/album-di-famiglia1.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" \/><p id=\"caption-attachment-28948\" class=\"wp-caption-text\">Gianluca Casseri davanti alla sede di CasaPound Pistoia.<\/p><\/div>\n<p>Un\u2019argomentazione che tocca un nodo sensibile. Rovesciandone il senso, nel 2011 CasaPound ha preso le distanze dal duplice omicidio compiuto a Firenze da <strong>Gianluca Casseri<\/strong>. Per centosessanta minuti Casseri ha portato avanti una caccia al senegalese a colpi di 357 magnum per le strade del capoluogo toscano. La stampa, ricostruendo quella che \u00e8 stata definita una strategia per mettere in atto una \u00abstrage razzista\u00bb, lo ha subito\u00a0indicato come un \u00absimpatizzante di CasaPound\u00bb. \u00abMa come altre centinaia di persone in Toscana \u2013 ha puntualizzato CPI \u2013 e altre migliaia in tutta Italia, alle quali, come del resto avviene in tutti i movimenti e le associazioni e non solo in CPI, non siamo soliti chiedere la patente di sanit\u00e0 mentale\u00bb. Un povero pazzo che spara, insomma.<\/p>\n<p>\u00abPeccato che fino a oggi \u2013 <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2011\/12\/13\/ritratto-gianluca-casseri-killer-estrema-destra-pensione-fantasy\/177280\/\">ha scritto su <i>ilfattoquotidiano.it<\/i><\/a> <strong>Thomas Mackinson<\/strong> il 13 dicembre 2011 \u2013 quel pazzo frequentasse con passione tutti gli snodi neri della rete in cui si annidano il culto dell\u2019estrema destra, l\u2019antisemitismo, il revisionismo\u00bb.<\/p>\n<h4><strong>12. Imparare dal femminismo<\/strong><\/h4>\n<p>Il rischio di non capire pi\u00f9 niente, schiacciati da una sorta di sguardo miope appiattito sul singolo piccolo evento, c\u2019\u00e8. La contestualizzazione all\u2019interno di un macrofenomeno nazionale e la rielaborazione collettiva dovranno servire a non incorrere nella tentazione di applicare alle aggressioni fasciste il meccanismo del format giornalistico. L\u2019obiettivo non deve essere suscitare un allarme sociale funzionale alla vendita di copie di giornale e all\u2019affastellamento di click lanciando un nuovo trending topic criminale.<\/p>\n<p>L\u2019idea del giornalista che snocciola precedenti forzando nello\u00a0stesso schema avvenimenti che non hanno nulla in comune se non un link alla paranoia del momento \u00e8 in antitesi con le premesse di questo embrionale tentativo di analisi. Piuttosto il paragone che mi viene in mente \u00e8 il lavoro fatto dai soggetti femministi con la comunicazione sulla violenza di genere.<\/p>\n<p>Per fare emergere lo schema strutturale dell\u2019aggressione sessista e imporre la questione del femminicidio, si \u00e8 dovuto compiere un salto analitico che prescindesse dalla valutazione &#8220;caso per caso&#8221;. Si \u00e8 dovuto ricordare ogni volta che l\u2019uccisione da parte di un marito violento non nasce solo da una dinamica familiare individuale, da un movente privato correlato al malessere psichico, dalla povert\u00e0 materiale o morale o magari a fattori innescanti quali l\u2019alcolismo. Ogni piccola storia ignobile consumata tra le pareti di casa o nel buio di un vicolo \u00e8\u00a0l\u2019espressione di una violenza <em>strutturale<\/em> messa in atto, consapevolmente o meno, da soggetti che incarnano un modello culturale di prevaricazione maschile in cui stanno\u00a0a mollo da sempre, senza aver mai dato al\u00a0brodo un nome preciso.<\/p>\n<p>Pensiamo che, nel caso di Alatri, senza fare quel nome si corra\u00a0davvero il rischio di non capire niente.<\/p>\n<p>Per fortuna\u00a0esistono cronisti perfettamente in grado di usare la parola con la F\u00a0quando serve.<br \/>\nLo fa <strong>Mauro Favale<\/strong> nel pezzo \u00ab&#8221;Boicotta i negozi stranieri&#8221; Il marchio dei razzisti sulle saracinesche di Roma\u00bb, pubblicato su <i>repubblica.it<\/i> il 15 aprile. L\u2019articolo riporta il blitz per marchiare gli esercizi commerciali gestiti da &#8220;stranieri&#8221; nel quartiere romano di Tor Bella Monaca (accompagnato all\u2019invito a preferire le attivit\u00e0 italiane) compiuto da \u00abi fascisti di Azione frontale (&#8220;Per noi \u00e8 solo un vanto se ci definiscono cos\u00ec&#8221;, assicura Ernesto Moroni, poco pi\u00f9 di 30 anni, il loro leader)\u00bb.<br \/>\nE <a href=\"http:\/\/www.romatoday.it\/cronaca\/cartelli-anti-stranieri-tor-bella-monaca-multe.html\">anche RomaToday spezza gli indugi<\/a> quando riporta la notizia (16 aprile) della contravvenzione comminata ad Azione Frontale per affissione abusiva con il titolo: \u00ab#roma Tor Bella Monaca, cartelli anti-stranieri: maxi multa dopo blitz fascista\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure nel post infuocato pubblicato su Facebook dal presidente della regione Lazio <strong>Nicola Zingaretti<\/strong> la &#8220;F&#8221; diventa di nuovo lettera muta: \u00abFermiamo questa barbarie o il nostro domani sar\u00e0 chiuso, povero e senza speranze. I grandi orrori della storia sono iniziati cos\u00ec\u00bb.<br \/>\nQuesto grande orrore ha ancora un nome che siamo in grado di pronunciare?<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">La parola proibita inizia con F. Non si pu\u00f2 dire n\u00e9 scrivere. Se si usa il nome tocca ammettere che esiste la cosa. <a href=\"http:\/\/t.co\/DEfPVCE5kg\">pic.twitter.com\/DEfPVCE5kg<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/557530933273042945\">20 gennaio 2015<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p><strong>*<\/strong> <strong>Selene Pascarella<\/strong>, giornalista, \u00e8 autrice di <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/09\/tabloidinferno-di-selene-pascarella\/\"><em>Tabloid Inferno. Confessioni di una cronista di nera<\/em><\/a> (Quinto Tipo, Alegre 2016). Su Twitter \u00e8 <a href=\"https:\/\/twitter.com\/talpabis\"><strong>@talpabis<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>N.B.<\/strong> I commenti a questa inchiesta saranno aperti <strong>72 ore<\/strong> dopo la pubblicazione,\u00a0per dare il tempo di leggere con calma e stimolare risposte meditate e, soprattutto, pertinenti.<\/p>\n<p>&#8211;<\/p>\n<p>Leggi anche:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.giorgiofontana.com\/1261-la-normalizzazione-dell-antifascismo.html\"><strong>Giorgio Fontana &#8211; La normalizzazione dell&#8217;antifascismo<\/strong><\/a><\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] Cosa possiamo trarre da queste considerazioni? Che il fascismo esiste, e che \u00e8 differente dalla sua incarnazione novecentesca. \u00c8 per cos\u00ec dire parcellizzato: atomi di fascismo sono presenti in ognuno dei fenomeni visti. E potrebbero unirsi abbastanza in fretta in un fronte comune: e l&#8217;atmosfera che si respira in Occidente non \u00e8 delle migliori [&#8230;]\u00a0Non \u00e8 tanto questione di applicare o meno la legge Scelba o la legge Mancino: il fascismo non si spezza in un&#8217;aula di tribunale e nemmeno in parlamento. Si tratta di applicare un credo antifascista nella quotidianit\u00e0. Per strada, nelle scuole, a lavoro, nelle relazioni individuali. Combattere passo dopo passo ogni accenno di razzismo, acquiescenza verso l&#8217;odio e la violenza, maschilismo becero, culto della forza, e cos\u00ec via [&#8230;] Si pu\u00f2 e si deve discutere dei mezzi, certo: in che modo contrastare le iniziative dei nuovi fascisti \u2014 un modo sostenibile ma anche efficace \u2014 \u00e8 una domanda cruciale. Ma non si pu\u00f2 derogare sui fini e sull&#8217;uso dei termini, a meno di non essere antifascisti decorativi, puramente formali [&#8230;]\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"g- [N.B., 6 gennaio 2019. In data odierna, l&#8217;esponente marchigiano di Casapound Roberto Ruffini ci chiede di rimuovere questo articolo di due anni fa. 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