{"id":27436,"date":"2017-01-17T08:30:05","date_gmt":"2017-01-17T07:30:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=27436"},"modified":"2017-10-23T10:56:59","modified_gmt":"2017-10-23T08:56:59","slug":"femminicidio-non-esiste-dice-negazionista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/01\/femminicidio-non-esiste-dice-negazionista\/","title":{"rendered":"\u00abIl femminicidio non esiste\u00bb?  Piegare la matematica per fare disinformazione"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_27464\" style=\"width: 910px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/numeri_in_forma_di_squalo.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-27464\" class=\"wp-image-27464 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/numeri_in_forma_di_squalo.png\" alt=\"Il femminicidio non esiste, dice il predatore.\" width=\"900\" height=\"613\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-27464\" class=\"wp-caption-text\">Occhio a come si dispongono i numeri!<br \/> <em>Leviatano infinito<\/em>, di <a href=\"http:\/\/http:\/\/www.tobiarava.com\/\"><strong>Tobia Rav\u00e0<\/strong><\/a>, 2007, resine e tempere acriliche su vetroresina, 435 x 250 x 170.<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Tuco<\/strong> aka\u00a0<strong>Martino Prizzi<\/strong>\u00a0con\u00a0<strong>Mariano Tomatis<\/strong>\u00a0(*)<\/p>\n<p>In questo post ci occuperemo di un particolare esempio di negazionismo che si basa su considerazioni matematiche e statistiche solo all\u2019apparenza rigorose. L\u2019occasione ce la offre un articolo diffuso in rete qualche anno or sono: <em><a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20161204220444\/http:\/\/incomaemeglio.blogspot.it\/2012\/12\/il-femminicidio-non-esiste_3.html?m=1\">Il femminicidio non esiste<\/a><\/em>, pubblicato sul blog di <strong>Astutillo Smeriglia<\/strong> (<em>nom de plume<\/em> di un regista di cortometraggi) e citato perfino in pubblicazioni accademiche (1).<\/p>\n<p>La prima, doverosa premessa \u00e8 che ci ripugna spendere tempo e risorse mentali per fare <em>debunking<\/em> di chi piega la matematica a scopi negazionistici. Il punto \u00e8 che qualcuno deve pur farlo, e tanto vale ricavarne considerazioni che vadano al di l\u00e0 del caso specifico. La critica nel merito \u00e8 doverosa anche per evitare che, per reazione ad analisi tanto superficiali, si finisca per considerare <em>tout court<\/em> la matematica e la statistica come discipline da azzeccagarbugli.<\/p>\n<p>La seconda premessa fondamentale \u00e8 la seguente: corretto o meno che sia un modello statistico dal punto di vista matematico, la statistica non \u00e8 in grado di dimostrare l\u2019esistenza o meno di un fenomeno come il femminicidio, n\u00e9 che abbia o meno determinate radici sociali, psicologiche, antropologiche, culturali, genetiche o quant\u2019altro. La sua esistenza e le sue radici vanno indagate utilizzando strumenti specifici delle scienze umane. L\u2019analisi qui presentata \u00e8 anche una critica radicale al feticismo dei numeri intesi come indicatori obiettivi: essi lo sono (con buonissima approssimazione) per fenomeni fisici o chimici come il moto di un pianeta o la combustione di un idrocarburo. Quando invece si parla di fenomeni sociali, i numeri non possono catturarne in ogni aspetto e sfumatura le motivazioni e la natura profonda \u2013 e men che meno avere la pretesa di escludere l\u2019esistenza di un concetto come il femminicidio.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>D\u2019altro canto, i casi di omicidio sono complessivamente in numero cos\u00ec basso (alcune centinaia) da poter essere studiati uno per uno nella loro dinamica e nel loro movente; la statistica non \u00e8 certo lo strumento pi\u00f9 adeguato quando i casi sono cos\u00ec limitati e \u2013 in quanto tali \u2013 analizzabili con un approccio sistematico.<\/p>\n<p>Il modello proposto nell\u2019articolo che analizzeremo (A) svela il pressapochismo di chi lo ha proposto e (B) presenta errori sistematici che sono diretta conseguenza dei <em>bias<\/em> cognitivi dell\u2019autore rispetto alla questione di genere.<\/p>\n<p>Dettagli matematici a parte, \u00e8 interessante mettere in evidenza il tono leggero e vagamente ironico in cui \u00e8 scritto il pezzo: quel tono ha una funzione importante, ma non \u00e8 quella di presentare in modo pi\u00f9 accattivante ragionamenti che per la maggior parte dei lettori appaiono ostici. Oltre a ostentare un atteggiamento di sufficienza verso il movimento femminista, quel tono ha la funzione di far sentire il lettore in posizione di inferiorit\u00e0, dicendogli implicitamente: queste sono bazzecole per noi che ci occupiamo di statistica; lascia che ti spieghiamo noi come stanno veramente le cose. Insomma, il solito tono forzatamente leggero e ironico che, nell\u2019era del capitalismo postmoderno, caratterizza il pensiero reazionario.<\/p>\n<h4><strong>1. Sintesi dell\u2019articolo<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019autore sostiene di aver dimostrato su basi statistiche che il femminicidio non esiste. Di aver cio\u00e8 dimostrato che gli uomini sono violenti per natura e uccidono uomini e donne indistintamente, senza fare alcuna preferenza. Secondo l\u2019autore, l\u2019aumento della proporzione di donne tra le vittime degli uomini rilevato negli ultimi anni dipende dal fatto che le donne hanno conquistato una maggior libert\u00e0: avendo una vita sociale pi\u00f9 ricca, hanno una crescente probabilit\u00e0 di incontrare degli uomini e poich\u00e9 costoro sono violenti per natura, le uccidono non in quanto donne ma semplicemente in quanto generiche \u201cpersone che frequentano\u201d.<\/p>\n<p>Per dimostrare questa tesi l\u2019autore introduce quattro quantit\u00e0 fondamentali, rispettivamente:<\/p>\n<p>n<sub>u<\/sub> = numero medio di persone frequentate da un uomo in una data unit\u00e0 di tempo<br \/>\nn<sub>d<\/sub> = numero medio di persone frequentate da una donna in una data unit\u00e0 di tempo<br \/>\np<sub>u<\/sub> = probabilit\u00e0 che un uomo uccida una persona che frequenta in una data unit\u00e0 di tempo<br \/>\np<sub>d<\/sub> = probabilit\u00e0 che una donna uccida una persona che frequenta in una data unit\u00e0 di tempo<\/p>\n<p>I rapporti a due a due tra queste quantit\u00e0 definiscono i due indicatori cruciali:<\/p>\n<p>M = n<sub>u<\/sub> \/ n<sub>d<\/sub><br \/>\nV = p<sub>u<\/sub> \/ p<sub>d<\/sub><\/p>\n<p>L\u2019autore interpreta il rapporto M come un indice del maschilismo perch\u00e9 esso confronta il numero di interazioni sociali medie degli uomini rispetto a quelle delle donne.<\/p>\n<p>Il rapporto V, invece, confronta la pericolosit\u00e0 generica media degli uomini rispetto a quella delle donne.<\/p>\n<p>Il problema che si presenta all\u2019autore \u00e8 che i quattro mattoni alla base dei due indicatori non si possono ricavare direttamente, trattandosi di quantit\u00e0 del tutto teoriche. L\u2019articolo propone un modello che consentirebbe di calcolare (e dunque analizzare nel tempo) gli indicatori M e V a partire da quantit\u00e0 pi\u00f9 facilmente reperibili perch\u00e9 disponibili pubblicamente.<\/p>\n<p><strong>Come calcolare l\u2019indice M di maschilismo<\/strong><\/p>\n<p>I dati della Polizia di Stato non forniscono direttamente le due quantit\u00e0 distinte<\/p>\n<p>v<sub>u<\/sub> = numero di uomini vittime di omicidio<br \/>\nv<sub>d<\/sub> = numero di donne vittime di omicidio<\/p>\n<p>ma documentano la proporzione di donne vittime di omicidio s<sub>d<\/sub> cos\u00ec definita<\/p>\n<p>s<sub>d<\/sub> = v<sub>d<\/sub> \/ (v<sub>u<\/sub> + v<sub>d<\/sub>) = proporzione di donne tra le vittime di omicidio<\/p>\n<p>che negli anni varia nel seguente modo:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30938\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/debunking1.jpg\" alt=\"\" width=\"978\" height=\"743\" \/><\/p>\n<div class=\"container-fluid div_img\">\n<div class=\"row\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"IMG_1\">La proporzione di donne uccise s<sub>d<\/sub> aumenta negli anni.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Ritenendo di aver dimostrato che l\u2019indicatore M corrisponda al rapporto (<em>odd<\/em>) tra vittime maschi e vittime femmine, con una semplice trasformazione algebrica egli pu\u00f2 trasformare le proporzioni in <em>odd<\/em> attraverso la classica formula:<\/p>\n<p>M = v<sub>u<\/sub> \/ v<sub>d<\/sub> = (1 \u2013 s<sub>d<\/sub>) \/ s<sub>d<\/sub> [1]<\/p>\n<p>ottenendo il seguente andamento:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30939\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/debunking2.jpg\" alt=\"\" width=\"978\" height=\"365\" \/><\/p>\n<div class=\"container-fluid div_img\">\n<div class=\"row\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"IMG_2\">Quello che l\u2019autore chiama \u201cindice di maschilismo\u201d M diminuisce negli anni.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Come calcolare il rapporto V tra violenza generica maschile e femminile<\/strong><\/p>\n<p>Altri dati della Polizia di Stato non forniscono direttamente le due quantit\u00e0 distinte<\/p>\n<p>a<sub>u<\/sub> = numero di uomini assassini<br \/>\na<sub>d<\/sub> = numero di donne assassine<\/p>\n<p>ma documentano la proporzione di donne assassine r<sub>d<\/sub> cos\u00ec definita<\/p>\n<p>r<sub>d<\/sub> = a<sub>d<\/sub>\/(a<sub>u<\/sub>+a<sub>d<\/sub>) = proporzione di donne tra gli autori di omicidio<\/p>\n<p>che negli anni varia nel seguente modo:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30940\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/debunking3.jpg\" alt=\"\" width=\"978\" height=\"743\" \/><\/p>\n<div class=\"container-fluid div_img\">\n<div class=\"row\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"IMG_3\">La proporzione r<sub>d<\/sub> di donne assassine aumenta negli anni.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Con una serie di approssimazioni, l\u2019autore suggerisce che il prodotto M \u00d7 V corrisponda al rapporto (<em>odd<\/em>) tra gli assassini uomini e le assassine donne<\/p>\n<p>M\u00d7V = a<sub>u<\/sub> \/ a<sub>d<\/sub> = (1 \u2013 r<sub>d<\/sub>) \/ r<sub>d<\/sub> [2]<\/p>\n<p>e pu\u00f2 dunque calcolare V applicando semplici trasformazioni algebriche. L\u2019andamento nel tempo dell\u2019indicatore \u00e8 il seguente:<\/p>\n<div class=\"container-fluid div_img\">\n<div class=\"row\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30941\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/debunking4.jpg\" alt=\"\" width=\"978\" height=\"365\" \/><\/p>\n<p class=\"IMG_4\">La pericolosit\u00e0 generica degli uomini rispetto a quella delle donne, che l\u2019autore chiama V, resta costante nel tempo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Confrontando l\u2019andamento dei due indicatori, l\u2019autore evidenzia che:<\/p>\n<p>&#8211; il rapporto M, che dovrebbe misurare il maschilismo, diminuisce<\/p>\n<p>&#8211; nello stesso intervallo di tempo il rapporto V tra la violenza generica maschile e quella femminile resta pi\u00f9 o meno costante<\/p>\n<p>Dati i diversi andamenti, l\u2019autore esclude una correlazione tra i due elementi, concludendo che la maggior violenza generica degli uomini rispetto a quella delle donne non dipende dal maschilismo della societ\u00e0 \u2013 perch\u00e9 pur diminuendo il maschilismo, il rapporto tra le due violenze resta uguale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 dimostrerebbe, a suo parere, che il femminicidio non esiste.<\/p>\n<div class=\"container-fluid div_img\">\n<div class=\"row\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30942\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/debunking5.jpg\" alt=\"\" width=\"978\" height=\"365\" \/><\/p>\n<p class=\"IMG_5\">Se M cala e V no, allora tra i due non c\u2019\u00e8 correlazione e il femminicidio non esiste. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec?<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Per analizzare la cosiddetta \u00abdimostrazione\u00bb cominceremo con l\u2019elencare una serie di obiezioni rivolte all\u2019<em>interpretazione<\/em> dei risultati forniti dal modello.<\/p>\n<h4><strong>2. Obiezione sociologica<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019interpretazione dell\u2019indicatore M come \u00abindice di maschilismo\u00bb \u00e8 molto discutibile: esso \u00e8 soltanto il rapporto tra la media delle persone frequentate dagli uomini e quella delle donne \u2013 ma frequentare pi\u00f9 persone non \u00e8 un indice di maggior potere o libert\u00e0; i postini frequentano in media molte pi\u00f9 persone dei direttori degli uffici postali per cui lavorano, ma tra le due figure, a trovarsi in una situazione di privilegio \u00e8 la seconda.<\/p>\n<h4><strong>3. Obiezione semantica<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019omicidio di una donna da parte di un uomo pu\u00f2 definirsi \u00abfemminicidio\u00bb solo a partire dal suo movente, e la prevalenza statistica di un movente su altri moventi pu\u00f2 essere valutata solo analizzando statisticamente dati che distinguano tra i diversi moventi. I dati della Polizia di Stato presi in considerazione non coinvolgono in nessun caso i moventi degli omicidi.<\/p>\n<h4><strong>4. Obiezione logica<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019indicatore V misura il rapporto tra la violenza generica sulle \u00abpersone\u00bb, senza distinguere il sesso della vittima, dunque non consente di affermare quanto l\u2019autore sostiene di aver dimostrato \u2013 cio\u00e8 che gli uomini uccidono uomini e donne senza far differenza; per dimostrarlo sarebbe stato necessario investigare l\u2019andamento di indicatori che distinguano le vittime in base al sesso. Scegliendo V e non un altro indicatore, l\u2019autore elude a priori proprio il nocciolo del problema che pretendeva di affrontare.<\/p>\n<h4><strong>5. E\u00a0i molti omicidi casuali?<\/strong><\/h4>\n<p>Nel muovere una critica alle conclusioni dell\u2019autore bisogna tenere in considerazione che \u2013 comunque li si interpreti \u2013 M e V sono pur sempre dei numeri ben definiti. Ci proponiamo dunque di analizzare la consistenza matematica del modello, a prescindere dall\u2019interpretazione che ne viene data. Ci occuperemo dunque di M e V, prendendoli per quello che sono (dei semplici numeri) e mettendo in luce il fatto che essi non sono stati ricavati in modo corretto.<\/p>\n<p>La prima fallacia riguarda la scelta dei dati su cui applicare il modello. Secondo il rapporto ISTAT\u00a0(2) relativo al 2012 nel 79% degli omicidi che hanno vittime maschili, l\u2019assassino \u00e8 uno sconosciuto o una persona non identificata. La stessa cosa accade nel 23% dei casi di omicidio con vittima donna.<\/p>\n<div class=\"container-fluid div_img\">\n<div class=\"row\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30943\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/debunking6.jpg\" alt=\"\" width=\"1069\" height=\"542\" \/><\/div>\n<\/div>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nSi tratta di omicidi \u00abcasuali\u00bb: sparatorie, incidenti stradali con dolo, ecc. Visto che il modello tratta solo omicidi di persone che si frequentano, l\u2019autore dell\u2019articolo avrebbe dovuto ricalcolare le proporzioni r<sub>d<\/sub> e s<sub>d<\/sub> escludendo dal computo questi omicidi \u201ccasuali\u201d (cosa peraltro impossibile basandosi sui soli dati a sua disposizione, cio\u00e8 le tabelle tratte dal sito della polizia di stato).<\/p>\n<h4><strong>6. L\u2019indebito passaggio da micro a macro<\/strong><\/h4>\n<p>Il primo campanello d\u2019allarme matematico squilla alla domanda: com\u2019\u00e8 possibile che conoscendo solo la percentuale di donne tra gli autori di omicidio e la percentuale di donne tra le vittime di omicidio (dati che riguardano 500 persone su 60.000.000 e un tipo di interazione tra persone molto particolare qual \u00e8 l\u2019omicidio) si possa calcolare un dato strutturale e generale come n<sub>u<\/sub> \/ n<sub>d<\/sub> che \u00e8 riferito all\u2019intera popolazione di 60.000.000 di persone e alle molteplici interazioni che possono intercorrere tra esse?<\/p>\n<p>L\u2019errore consiste nel \u00abgonfiare\u00bb artificialmente un\u2019informazione molto parziale, cercando di ottenere ampi dati generali sulla base di frammenti parziali e poco rappresentativi dell\u2019insieme complessivo. Tale errore fa squillare un secondo campanello d\u2019allarme matematico, perfino pi\u00f9 forte del precedente, che riguarda la formula [1] proposta per approssimare il valore di M.<\/p>\n<p>L\u2019indicatore di maschilismo M su cui si incentra l\u2019interpretazione dei dati si dovrebbe calcolare a partire da numeri relativi a tutta la popolazione italiana:<\/p>\n<p>M = n<sub>u<\/sub> \/ n<sub>d<\/sub><\/p>\n<p>ma nel corso dell\u2019articolo l\u2019autore decide di approssimarlo usando numeri ricavati dalle sole vittime di omicidio:<\/p>\n<p>M = n<sub>u<\/sub> \/ n<sub>d<\/sub> \u2248 v<sub>u<\/sub> \/ v<sub>d<\/sub><\/p>\n<p>Se tale approssimazione fosse corretta, a partire dalla proporzione delle (poche) donne tra le vittime di omicidio si potrebbe risalire immediatamente al rapporto tra il numero di persone che mediamente formano la vita sociale di un uomo e il numero di persone che mediamente formano la vita sociale di una donna; in altre parole, una piccola informazione relativa a un pugno di individui consentirebbe di estrapolare un\u2019informazione gigantesca relativa a un intero popolo. Davvero un po\u2019 troppo!<\/p>\n<p>I due campanelli d\u2019allarme suggeriscono che le approssimazioni necessarie per valutare gli indicatori M e V siano sbagliate. E forse addirittura che (volente o nolente) l\u2019autore abbia inserito di soppiatto ipotesi di struttura che creano una qualche rigidit\u00e0 tra il livello <em>micro<\/em> (statistiche su omicidi) e quello <em>macro<\/em> (vita sociale generale). Vedremo analiticamente che in effetti \u00e8 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<h4><strong>7. Un\u2019ipotesi surrettizia<\/strong><\/h4>\n<p>Cosa giustificherebbe l\u2019approssimazione proposta dall\u2019autore? Percorriamo all\u2019inverso il passaggio chiave tra le due formulazioni dell\u2019indicatore M a partire da quella finale<\/p>\n<p>M = v<sub>u<\/sub> \/ v<sub>d<\/sub><\/p>\n<p>Secondo l\u2019autore, i due valori v<sub>u<\/sub> e v<sub>d<\/sub> \u2013 rispettivamente il numero di uomini e il numero di donne vittime di omicidio \u2013 si possono esprimere come prodotto di \u201cmattoni\u201d pi\u00f9 piccoli:<\/p>\n<p>v<sub>u<\/sub> \u2248 (p<sub>u<\/sub>\u00d7f<sub>u<\/sub> + p<sub>d<\/sub>\u00d7f<sub>d<\/sub>) \u00d7 n<sub>u<\/sub> \u00d7 N\/2 [3]<br \/>\nv<sub>d<\/sub> \u2248 (p<sub>u<\/sub>\u00d7f<sub>u<\/sub> + p<sub>d<\/sub>\u00d7f<sub>d<\/sub>) \u00d7 n<sub>d<\/sub> \u00d7 N\/2 [4]<\/p>\n<p>dove<\/p>\n<p>N = numero di persone nella regione considerata<br \/>\nf<sub>u<\/sub> = proporzione di uomini frequentata in media da un generico individuo (senza distinzione di genere)<br \/>\nf<sub>d<\/sub> = proporzione di donne frequentata in media da un generico individuo (senza distinzione di genere)<\/p>\n<p>Il rapporto tra le due quantit\u00e0 fa effettivamente n<sub>u<\/sub> \/ n<sub>d<\/sub> solo se le due espressioni (p<sub>u<\/sub>\u00d7f<sub>u<\/sub>+ p<sub>d<\/sub>\u00d7f<sub>d<\/sub>) sono identiche nelle due formule [3] e [4]. Scrivendole identiche, l\u2019autore sta ipotizzando qualcosa di totalmente implausibile, ovvero che la proporzione f<sub>u<\/sub> di uomini e quella f<sub>d<\/sub> di donne tra le frequentazioni di un individuo siano indipendenti dal suo genere. Questo non \u00e8 affatto realistico perch\u00e9 gli uomini tendono ad avere amici maschi, mentre le donne tendono ad avere amiche femmine.<\/p>\n<p>Volendoci occupare solo dell\u2019aspetto matematico dobbiamo ammettere che fissare un vincolo \u00e8 in linea teorica corretto, ma ha un fondamentale effetto collaterale: ci\u00f2 limita l\u2019applicabilit\u00e0 del modello alle societ\u00e0 in cui il vincolo sia rispettato. Per applicare il modello alla societ\u00e0 italiana bisognerebbe prima verificare che la condizione sia rispettata, e per verificarlo non \u00e8 sufficiente conoscere la proporzione di donne tra assassini e assassinati: sono necessari dati statistici generali sull\u2019intera popolazione.<\/p>\n<p>In altre parole, che l\u2019abbia fatto di proposito o meno, l\u2019autore ha inserito surrettiziamente l\u2019ipotesi di una rigidit\u00e0 strutturale sul comportamento sociale dell\u2019intera popolazione, infilando nel modello un vincolo del tutto arbitrario, non giustificato da alcun dato reale ed empiricamente contraddetto dall\u2019esperienza personale di chiunque.<\/p>\n<h4><strong>8. Ignorare le probabilit\u00e0 condizionate<\/strong><\/h4>\n<p>Se invece scartiamo la possibilt\u00e0 che l\u2019autore abbia introdotto, consapevolmente o meno, l\u2019ipotesi surretizia di cui sopra, allora le formule [3] e [4] risultano semplicemente sbagliate dal punto di vista matematico. Infatti:<\/p>\n<p>&#8211; Il numero n<sub>u<\/sub> \/ N rappresenta la probabilit\u00e0 che <strong>l\u2019uomo<\/strong> X frequenti l\u2019individuo Y (evento A).<\/p>\n<p>&#8211; Il numero f<sub>u<\/sub> rappresenta invece la probabilit\u00e0 condizionata che se <strong>l\u2019individuo<\/strong> X\u2019 frequenta l\u2019individuo Y (evento A\u2019), allora Y \u00e8 un uomo (evento B).<\/p>\n<p>Dal momento che A e A\u2019 sono eventi diversi, non si pu\u00f2 ottenere la quantit\u00e0 media di uomini frequentati da un uomo moltiplicando f<sub>u<\/sub> \u00d7 n<sub>u<\/sub>. Per ottenere il risultato voluto, l\u2019autore \u00e8 costretto a trattare A e A\u2019 come se fossero lo stesso evento \u2013 il che \u00e8 del tutto scorretto.<\/p>\n<p>Quanto appena osservato \u00e8 sufficiente a concludere che le deduzioni dell\u2019autore sono sbagliate e i risultati ottenuti, indipendentemente dall\u2019interpretazione che se ne voglia dare, sono scorretti e non dimostrati.<\/p>\n<h4><strong>9. Il cortocircuito cruciale: la tesi assunta come ipotesi<\/strong><\/h4>\n<p>C\u2019\u00e8 un ulteriore (e cruciale) sfondone nella presunta \u00abdimostrazione\u00bb, interessante anche dal punto di vista <em>filosofico<\/em>.<\/p>\n<p>Le formule [3] e [4] si ottengono a partire dal fatto che<\/p>\n<p>v<sub>u<\/sub> = p\u2019<sub>u<\/sub> \u00d7 N \/ 2<br \/>\nv<sub>d<\/sub> = p\u2019<sub>d<\/sub> \u00d7 N \/ 2<\/p>\n<p>dove<\/p>\n<p>p\u2019<sub>u<\/sub> = probabilit\u00e0 che un uomo sia ucciso<br \/>\np\u2019<sub>d<\/sub> = probabilit\u00e0 che una donna sia uccisa<\/p>\n<p>Secondo l\u2019autore, le formule per calcolare p\u2019<sub>u<\/sub> e p\u2019<sub>d<\/sub> sono<\/p>\n<p>p\u2019<sub>u<\/sub> = (p<sub>u<\/sub> \u00d7 f<sub>u<\/sub> + p<sub>d<\/sub> \u00d7 f<sub>d<\/sub>) \u00d7 n<sub>u<\/sub> [5]<br \/>\np\u2019<sub>d<\/sub> = (p<sub>u<\/sub> \u00d7 f<sub>u<\/sub> + + p<sub>d<\/sub> \u00d7 f<sub>d<\/sub>) \u00d7 n<sub>d<\/sub> [6]<\/p>\n<p>Tali formule sono la corretta approssimazione al primo ordine di altre due formule<\/p>\n<p>1 \u2013 p\u2019<sub>u<\/sub> = (1 \u2013 p<sub>u<\/sub>)<sup>(f<sub>u<\/sub> \u00d7 n<sub>u<\/sub>)<\/sup> \u00d7 (1 \u2013 p<sub>d<\/sub>)<sup>(f<sub>d<\/sub> \u00d7 n<sub>u<\/sub>)<\/sup> [7]<\/p>\n<p>1 \u2013 p\u2019<sub>d<\/sub> = (1 \u2013 p<sub>u<\/sub>)<sup>(f<sub>u<\/sub> \u00d7 n<sub>d<\/sub>)<\/sup> \u00d7 (1 \u2013 p<sub>d<\/sub>)<sup>(f<sub>d<\/sub> \u00d7 n<sub>d<\/sub>)<\/sup> [8]<\/p>\n<p>che a un\u2019analisi attenta&#8230; si rivelano sbagliate! Infatti p<sub>u<\/sub> e p<sub>d<\/sub> sono la probabilit\u00e0 che un uomo uccida <strong>un individuo qualsiasi<\/strong> e che una donna uccida <strong>un individuo qualsiasi<\/strong>: l\u2019autore avrebbe invece dovuto introdurre e utilizzare quattro diverse quantit\u00e0, rispettivamente<\/p>\n<p>&#8211; in [7] la probabilit\u00e0 che un uomo uccida un uomo e la probabilit\u00e0 che una donna uccida un uomo,<\/p>\n<p>&#8211; in [8] la probabilit\u00e0 che un uomo uccida una donna e la probabilit\u00e0 che una donna uccida una donna<\/p>\n<p>Queste quattro grandezze si possono facilmente esprimere in funzione di p<sub>u<\/sub> e p<sub>d<\/sub> a patto di conoscere la probabilit\u00e0 condizionata che sia uomo o donna la vittima di un assasino uomo, e che sia uomo o donna la vittima di un\u2019assassina donna. Tali valori si ricavano in modo elementare a partire da dati disponibili al pubblico (per esempio in questo studio\u00a0(3) sugli omicidi domestici) \u2013 ma evidentemente non all\u2019autore dell\u2019articolo.<\/p>\n<div class=\"container-fluid div_img\">\n<div class=\"row\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30944\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/debunking7.jpg\" alt=\"\" width=\"531\" height=\"297\" \/><\/div>\n<\/div>\n<p>Lo sfondone pu\u00f2 essere solo un errore concettuale tale da falsare la dimostrazione, oppure l\u2019introduzione subdola di una nuova ipotesi di struttura del tipo: quando un uomo uccide una persona che conosce, la probabilit\u00e0 che la vittima sia donna \u00e8 esattamente uguale alla frazione di donne tra le sue frequentazioni; lo stesso quando \u00e8 una donna a uccidere. Nel caso degli omicidi in ambito familiare, quindi, tale probabilit\u00e0 dovrebbe essere approssimativamente vicina al 50%. (4)<\/p>\n<p>Un\u2019assunzione di struttura del genere \u00e8 smentita dai dati reali, che mostrano \u2013 al contrario \u2013 una polarizzazione di genere nei casi di omicidio maturati in ambiente affettivo\/familiare: in quel contesto, gli uomini tendono a uccidere con maggiore probabilit\u00e0 le donne, e le donne tendono a uccidere con maggiore probabilit\u00e0 gli uomini \u2013 fermo restando che, in generale, la probabilit\u00e0 che una donna commetta un omicidio \u00e8 molto pi\u00f9 bassa della probabilit\u00e0 che un uomo commetta un omicidio.<\/p>\n<p>Curiosamente l\u2019autore dichiara, all\u2019inizio del suo articolo, di voler dimostrare che gli uomini (e le donne) uccidono prescindendo dal genere della vittima. Per farlo egli sviluppa un modello che assume a priori come ipotesi di struttura la tesi che intende dimostrare.<\/p>\n<h4><strong>10. Cos\u2019\u00e8 il femminicidio<\/strong><\/h4>\n<p>Dopo aver smontato questa pseudo-dimostrazione matematica dell\u2019inesistenza del femminicidio, riteniamo necessario (e doveroso) ribadire che, a differenza dei sofismi, \u00abi fatti\u00bb \u2013 per citare <strong>Hannah Arendt<\/strong> \u2013 \u00absono ostinati\u00bb. (5)<\/p>\n<p>Il femminicidio \u00e8 l\u2019uccisione di una donna per motivi inscindibili dal suo essere donna, da parte di un uomo per motivi inscindibili dal suo essere uomo. Significa che l\u2019appartenenza di genere e il ruolo sociale che tale appartenenza configura sono <em>condiciones sine quibus non<\/em> nell\u2019uccisione. Se un uomo spara a caso nella folla e uccide una donna, non \u00e8 un femminicidio. Se una donna vede un uomo mentre commette un crimine e questi la uccide in quanto testimone, non \u00e8 un femminicidio, perch\u00e9 quell\u2019uomo avrebbe ucciso allo stesso modo e per lo stesso motivo anche un testimone uomo. Come <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/11\/nonunadimeno\/#comment-30034\">ha spiegato<\/a> la giapster <strong>detta_lalla<\/strong>,<\/p>\n<div class=\"container-fluid div_quote\">\n<div class=\"row\">\n<blockquote><p>Il femminicidio (inteso come apice di una relazione violenta) \u00e8 strutturale, nel senso che la sua ragion d\u2019essere risiede nel modo in cui la societ\u00e0 \u00e8 strutturata, a partire dal suo nucleo fondante: la famiglia eteronormata e eteropatriarcale. Le femministe dicono: \u00ablo stupratore (o femminicida, o molestatore) non \u00e8 malato, \u00e8 il figlio sano del patriarcato.\u00bb I femminicidi avvengono a ogni latitudine, in ogni tempo, in ogni contesto culturale, in ogni strato sociale. Le ragioni di un femminicidio sono tutt\u2019altro che individualistiche. Il femminicidio, epilogo di una relazione violenta \u2013 pi\u00f9 o meno esplicita o riconosciuta \u2013 o di possesso, avviene quando l\u2019<em>oggetto<\/em> della relazione sfugge, quando la donna cerca di ribellarsi a una situazione che non vuole, non pu\u00f2 pi\u00f9 sostenere. I femminicidi avvengono quando lei disobbedisce: si separa, tradisce, si prende spazi di libert\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Forse non per caso a negare o mettere in discussione il concetto di femminicidio sono sempre uomini.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>* Martino Prizzi<\/strong> ha ottenuto il PhD in Analisi matematica e applicazioni presso la SISSA di Trieste. \u00c8 attualmente ricercatore presso l\u2019Universit\u00e0 di Trieste. \u00c8 autore di <a href=\"https:\/\/arts.units.it\/simple-search?filterquery=rp11320&amp;filtername=author&amp;filtertype=authority&amp;sort_by=bi_sort_2_sort&amp;order=DESC\">una trentina di pubblicazioni scientifiche<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Mariano Tomatis<\/strong> \u00e8 laureato in Informatica presso l\u2019Universit\u00e0 di Torino. Consulente del Centro di Prevenzione Oncologica, collabora con il Ministero della Salute e l\u2019<em>International Agency for Research on Cancer<\/em> di Lione. \u00c8 autore di <a href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/?term=Tomatis%2C%20Mariano%5BFull%20Author%20Name%5D%20OR%20Tomatis%2C%20Mariano%5BFull%20Investigator%20Name%5D&amp;cmd=DetailsSearch\">una ventina di pubblicazioni scientifiche<\/a>.<\/p>\n<h4><strong>Note<\/strong><\/h4>\n<div class=\"container-fluid div_note\">\n<div class=\"row\">\n<p>1. <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/20052377\/Ideali_e_meritevoli_le_donne_vittime_di_femicidio_nel_dibattito_pubblico_in_Italia._Uno_studio_sulla_trasmissione_Quarto_Grado\">Oriana Binik, \u201cIdeali e meritevoli: le donne vittime di femicidio nel dibattito pubblico in Italia\u201d in <em>Studi culturali<\/em>, Anno XII, N. 3, dicembre 2015.<\/a><\/p>\n<p>2. <a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2014\/06\/07_Sicurezza-Bes2014-5.pdf\"><em>Rapporto Bes 2014: il benessere equo e sostenibile in Italia<\/em>, ISTAT 2014<\/a>, p. 158.<\/p>\n<p>3. <a href=\"http:\/\/didattica.uniroma2.it\/assets\/uploads\/corsi\/39157\/Cap.03_Gli_Omicidi_in_famiglia_.pdf\"><em>L\u2019omicidio volontario in Italia. Rapporto 2009<\/em>, Eures Ricerche Economiche e Sociali, 2009, capitolo 3.<\/a><\/p>\n<p>4. Assumiamo ragionevolmente che in media una famiglia (intesa come giro parentale) sia formata per met\u00e0 da uomini e per met\u00e0 da donne, dal momento che i parenti, a differenza degli amici, non si scelgono.<\/p>\n<p>5. Hannah Arendt, <em>Verit\u00e0 e politica<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2004, p. 71.<\/p>\n<p><strong>CONSIGLIAMO ANCHE:<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/loredanalipperini.blog.kataweb.it\/lipperatura\/2013\/05\/27\/il-fact-screwing-dei-negazionisti\/\">Il fact-screwing dei negazionisti &#8211; di Loredana Lipperini (2013)<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Tuco aka\u00a0Martino Prizzi\u00a0con\u00a0Mariano Tomatis\u00a0(*) In questo post ci occuperemo di un particolare esempio di negazionismo che si basa su considerazioni matematiche e statistiche solo all\u2019apparenza rigorose. 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