{"id":26615,"date":"2016-11-13T20:00:02","date_gmt":"2016-11-13T19:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=26615"},"modified":"2017-12-09T11:06:38","modified_gmt":"2017-12-09T10:06:38","slug":"un-feticcio-di-working-class","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/11\/un-feticcio-di-working-class\/","title":{"rendered":"Un feticcio di \u00abworking class\u00bb, ovvero: il mito razzista dei \u00abproletari che votano Trump\u00bb"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Trumpugnochiuso.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-26619\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Trumpugnochiuso.jpg\" alt=\"Donald Trump a pugno chiuso\" width=\"650\" height=\"341\" \/><\/a><\/p>\n<p>[Chi ripete la narrazione tossica\u00a0su Donald Trump che ha avuto, <em>tout court<\/em>, \u00abil voto della <em>working class<\/em>\u00bb, ha una minima idea di cosa sia la <em>classe lavoratrice<\/em>\u00a0americana, di\u00a0come abbia votato o <em>non<\/em> votato, e perch\u00e9?<br \/>\nPlausibilmente no.<br \/>\nQuanti sanno che Trump \u00e8 stato\u00a0votato da\u00a0una <em>netta<\/em> &#8211; anche pi\u00f9 netta che in passato &#8211;\u00a0minoranza della societ\u00e0 americana, e la fascia di reddito dove ha ottenuto il miglior risultato\u00a0\u00e8 quella dai 250.000 dollari all&#8217;anno in su?<br \/>\nA quanto pare, pochissimi.<br \/>\nEcco perch\u00e9\u00a0pubblichiamo un contributo che ci \u00e8 appena arrivato dagli Usa e ci sembra contenere importanti spunti.<br \/>\nN.B. Il titolo \u00e8 nostro, quello di Valentina era \u00abBenvenuti a Trumplandia\u00bb.<br \/>\nBuona lettura. <strong>WM<\/strong>]<\/p>\n<p>di <strong>Valentina Fulginiti<\/strong><\/p>\n<p><strong>1.<\/strong><\/p>\n<p>Lavoro in un\u2019universit\u00e0 della <i>Ivy League<\/i> nel nord-est degli USA: una piccola isola felice di politica liberale e di privilegio economico. I miei studenti sono gentili, miti, studiosi. Forse sar\u00e0 perch\u00e9 insegno nel collegio delle arti liberali, ma i giovani che incontro quotidianamente sono idealisti\u2014anche se rispettosi delle regole fino all\u2019ossequio\u2014attenti a riciclare, aperti alla diversit\u00e0 sessuale e di genere, educati, sensibili, colti. Molti di loro sono privilegiati dalla nascita (come chiunque in questo paese possa permettersi di sborsare fino a 50.000 dollari annui tra retta e spese di vitto e alloggio). Anche i conservatori (pochi, per la verit\u00e0) sono gentili, civili \u2014 ragazzi che sembrano usciti da un film dei primi anni \u201950, con le loro cravatte regimental, i pantaloni beige, i blazer blu, la riga tra i capelli. Tutto \u00e8 ovattato, quasi irreale. Anche nelle discussioni politiche (rare, perch\u00e9 tra persone beneducate non si parla di politica a meno che non si sia gi\u00e0 tutti d\u2019accordo), si avverte la costante preoccupazione a non urtare le altrui sensibilit\u00e0, a non emettere alcuna nota dissonante.<\/p>\n<p>\u00c8 la mattina del 9 novembre, e il campus \u00e8 avvolto in una calma innaturale. Nell\u2019ultimo anno e mezzo la nostra comunit\u00e0 \u00e8 stata segnata da diverse tragedie.<!--more--> In agosto, il suicidio di un ragazzo giovanissimo e talentuoso. All\u2019apertura dell\u2019anno accademico, l\u2019assurda morte di un diciannovenne in una rissa scoppiata ai margini del campus. La scorsa primavera, la morte inaspettata e prematura della Rettrice, stroncata da un cancro fulminante. Occasioni tragiche, che hanno portato a momenti di silenzio, riflessione, raccoglimento. Eppure in nessuna in queste occasioni il campus si era immerso in un silenzio tanto raggelato e spettrale.<\/p>\n<p>Gli studenti dei miei corsi sono traumatizzati. Per quasi tutti si trattava del primo voto: il paragone con i loro fratelli maggiori, diventati maggiorenni nell\u2019epoca di Obama, \u00e8 impietoso. Ripenso all\u2019entusiasmo che, appena un anno fa, alcuni dei miei ragazzi avevano mostrato nel promuovere la campagna di Bernie; ricordo le loro animate discussioni, i capannelli cospiratori nei cambi d\u2019ora, gli zaini e le bottiglie riutilizzabili per l\u2019acqua tappezzate di adesivi, e la progressiva delusione a mano a mano che la vittoria del loro candidato alle primarie si faceva sempre pi\u00f9 irreale. Tutto ci\u00f2 sembra appartenere a un passato ormai remoto.<\/p>\n<p>Nell\u2019attesa della lezione alcuni \u2014 i pi\u00f9 giovani \u2014 provano a sdrammatizzare, chi con una battuta, chi con la promessa di emigrare in Canada. La lezione di lingua italiana li distrae. Per un\u2019ora, alle prese con i verbi riflessivi e il presente indicativo, dimenticano l\u2019attualit\u00e0; ma mentre lasciano la mia aula, li vedo ripiombare nello stesso silenzio apatico e disperato. Nella mia seconda lezione (un corso sulla cultura italo-americana e le sue intersezioni con razza, genere e sessualit\u00e0) il clima \u00e8 decisamente pi\u00f9 cupo. Robert<span style=\"font-size: 13.3333px;\">*<\/span>, studente di lettere, entra in classe e annuncia con voce rotta (ma in perfetto italiano) di essere \u00absenza parole\u00bb. Mike, un ragazzo riflessivo e sensibile, senz\u2019altro tra i pi\u00f9 diligenti e motivati della classe, fatica a trattenere le lacrime mentre partecipa alla nostra analisi testuale e deve uscire brevemente durante la lezione. X, figlia di due immigrati, le lacrime non prova nemmeno a nasconderle: a pi\u00f9 riprese si lascia andare a un pianto tanto silenzioso quanto incontrollabile. Mi viene difficile trovare paragoni. L\u2019unico che mi viene in mente \u00e8 l\u201911 settembre (un paragone sentito pi\u00f9 volte ieri sera rispetto al tonfo del Dow Jones, 800 punti persi in un solo giorno). Mi tornano in mente le reazioni sgomente e traumatizzate che seguono un attentato terroristico. Si apre cos\u00ec l\u2019era Trump: il terrore al potere.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong><\/p>\n<p>In facolt\u00e0 tra i colleghi il clima non \u00e8 molto diverso. Alcuni hanno lo stesso sguardo vitreo dei miei studenti. \u00abBuona giornata\u00bb, scandisce con voce rotta E., una delle ultime colleghe assunte, naturalizzata da quasi vent\u2019anni eppure incredula di fronte alla caporetto democratica.<\/p>\n<p>Poi ci siamo noi: gli italiani che ricordano fin troppo bene i tre cicli elettorali dominati da Berlusconi, quasi due decenni passati a fissare in volto la Gorgone; noi che l\u2019abbiamo visto subito, fin dalle primarie, che la minaccia di Trump non andava n\u00e9 sottovalutata n\u00e9 derisa ma presa terribilmente sul serio; noi che abbiamo riconosciuto i segni e speravamo (pregavamo!) di sbagliarci. Noi che abbiamo visto l\u2019insipida inconsistenza della campagna di Clinton e la sanguigna volgarit\u00e0 del Capo, e abbiamo tremato. La stessa terrificante sottomissione all\u2019avversario; una campagna elettorale sbagliata dall\u2019inizio alla fine, perch\u00e9 priva di un\u2019identit\u00e0 e di una narrazione proprie, e di fatto asservita all\u2019agenda dettata da Trump, il quale ha saputo invece imbastire una narrazione potente, accattivante, galvanizzante, per quanto retorica e superficiale.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio, al silenzio segue il vociare; piccoli capannelli si formano; tra gli spezzoni di frasi, \u00abelectoral college\u00bb, \u00abrust belt\u00bb, \u00abnobody\u00bb e \u00abthe polls were wrong\u00bb sono i pi\u00f9 ricorrenti. Si cerca, invano, di ricomporre i pezzi del puzzle.<\/p>\n<p>La cosiddetta fallacia del giocatore, la difficolt\u00e0 estrema di immaginare un sommovimento dello <i>status quo<\/i>, il fatto che i sondaggisti e gli analisti fossero tutti pro-Clinton (con l\u2019eccezione di Nate Silver che ha saggiamente evitato di sbilanciarsi fino all\u2019ultimo), lo schieramento pro-Clinton di quasi tutta la stampa tradizionale e di area liberal, dal <i>New York Times<\/i> fino a diverse testate locali di tradizione repubblicana, e la stessa impensabilit\u00e0 di Trump presidente: sono molti i motivi che spiegano lo choc. Ma viene quasi da pensare che i sondaggi abbiano sbagliato anche perch\u00e9 a volte non bastano i numeri: quell\u2019immagine che i sondaggi restituivano mossa e sfocata forse avrebbero potuto darcela i tanto vituperati saperi umanistici e discorsivi: la retorica, l\u2019analisi delle strategie comunicative, l\u2019analisi critica. Per fare un esempio, il regista Michael Moore ci aveva azzeccato, con mesi d\u2019anticipo, anche quando le statistiche davano la Clinton in netto vantaggio. Sar\u00e0 un caso?<\/p>\n<p><b>3.<\/b><\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 possibile, mi domando, che nessuno si aspettasse la vittoria di Trump?<br \/>\nCerto, noi che viviamo nella piccola bolla liberale di Ithaca\u2014un isolotto blu nel mare rosso repubblicano che \u00e8 lo stato di New York (ben distinto dalla citt\u00e0 di New York City) corriamo il rischio di separarci dal resto della societ\u00e0, convinti che la nostra quotidianit\u00e0 fatta di zone pedonali, biciclette e mercati della terra sia la normalit\u00e0. Ma bastava allontanarsi di una ventina di chilometri per respirare un\u2019aria diversa. Si esce da Ithaca per andare verso Groton, Dryden, Cortland, in direzione di Syracuse: un mare di cartelli blu per Trump\/Pence, raramente punteggiati dall\u2019azzurro chiaro di qualche cartello pro Clinton e \u2013 un po\u2019 pi\u00f9 spesso \u2013 da quelli per Bernie. Diamine, anche dentro Ithaca bastava andare a fare la spesa al Walmart locale per vedere le magliette \u00abHILLARY FOR PRISON 2016\u00bb (per tacere di altri slogan ben pi\u00f9 volgari) e i pick-up ricoperti di adesivi strillanti, pi\u00f9 \u00abmaleducati\u00bb di una canzone di Vasco.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 ben poco a tenere a galla queste aree semi-rurali, tra laghetti da cartolina e dolci colline: molte fattorie, alcune pericolanti e abbandonate, altre riconvertite in vigneti e birrerie, pi\u00f9 che altro popolate di turisti e di qualche festa di addio al nubilato; qualche piccola universit\u00e0 statale e qualche college a vocazione professionale; case fatiscenti e macchine lasciate ad arrugginire sotto un eterno cartello \u201cVendesi\u201d; qua e l\u00e0 un ambulatorio, magari specializzato nel trattamento del dolore \u2013 che si tratti di un \u00abpill mill\u00bb, una di quelle discutibili cliniche spuntate come funghi negli ultimi dieci anni e che distribuiscono legalmente ricette per oppiacei? Ogni tanto appare uno <i>strip mall<\/i>, un susseguirsi amorfo di supermercati e grandi magazzini. Pochissimi i servizi: un raro ufficio postale, un bar sgangherato, un <i>diner<\/i> di provincia dove consumare caff\u00e8, uova e bacon a qualsiasi ora del giorno. Un\u2019abitazione dove ha soggiornato qualche personaggio storico trasformata in attrazione turistica. Una Main Street lucidata e pulita, con mattoni a vista e coccarde tricolori, circondata da vie deserte e case in rovina. Lungo le strade semi-abbandonate di cittadine un tempo fiorenti, la met\u00e0 dei negozi ha le vetrine coperte di compensato. E se pure in questo stato la grande mela, con i suoi 8 milioni di abitanti cosmopoliti e post-razziali, \u00e8 bastata pressoch\u00e9 da sola a controbilanciare la marea rossa dei collegi rurali regalando alla Clinton tutti i 29 voti dei grandi elettori in blocco, vista da qui la fotografia appare nitida. Non stupisce che Trump, con la sua virulenta retorica anti-cinese, abbia vinto nella cosiddetta \u00abrust belt\u00bb, la fascia del nord de-industrializzato e arrugginito, tra le contee dell\u2019industria mineraria ormai smantellata e nelle aree rurali devastate dall\u2019epidemia di oppiacei.<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong><\/p>\n<p>Eliminiamo, una volta per tutte, un clamoroso fraintendimento: una delle pi\u00f9 grandi menzogne di queste elezioni post-fattuali (in cui la verit\u00e0 \u00e8 stata sostituita dalla continua riscrittura di una finzione, e in cui le narrazioni hanno riaffermato, ancora una volta, il loro potere attraverso media vecchi e nuovi) \u00e8 che \u00abla classe operaia\u00bb si sia schierata per Trump. C\u2019\u00e8 un elemento di verit\u00e0 in questa affermazione, ma la questione \u00e8 molto pi\u00f9 complessa di cos\u00ec; e non solo per via di altri fattori come la maggior astensione del voto nero e di <i>tutto<\/i> il voto democratico (oltre sette milioni di voti persi dal 2012 a oggi), le politiche di soppressione del diritto di voto attive soprattutto in Wisconsin, North Carolina e Arizona (guarda caso), la sopravvalutazione del blocco latino da parte dei Democratici oppure la \u00absorpresa\u00bb nel voto delle donne bianche laureate, che si \u00e8 rivelato pi\u00f9 pro-Trump di quanto non ci si aspettasse. Sia ben chiaro, questi fattori sono tutti reali e hanno avuto un peso determinante; ma decine di analisti li gi\u00e0 hanno rilevati, scrivendone in modo ben pi\u00f9 approfondito e corretto di quanto non riuscirei a fare io con la mia laurea in Lettere Moderne.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26625\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Donald-Trump-Fist-Reuters.jpg\" alt=\"Ancora Trump a pugno chiuso\" width=\"618\" height=\"340\" \/><\/p>\n<p>Quella di Trump non \u00e8 la \u00abrivolta della classe operaia\u00bb. Perch\u00e9 dire che i \u00abReagan democrats\u00bb della \u00abrust belt\u00bb corrispondono<i>, in toto<\/i>, alla \u00abworking class\u00bb significa cancellare la pluralit\u00e0 di altre esperienze, voci, conflitti e facce che pure compongono la classe lavoratrice in questo paese. Le contraddizioni sono moltissime. Gli elettori bianchi della West Virginia, dell\u2019Ohio centrale, della Pennsylvania e del Michigan rurali rimpiangono i bei tempi in cui un diploma di scuola superiore dava accesso a lavori di fabbrica ben pagati e dignitosi, ma non rimpiangono necessariamente i sindacati forti che quei salari dignitosi li garantivano. Come imprenditore Trump \u00e8 a dir poco ostile ai sindacati, e come candidato \u00e8 contrario all\u2019innalzamento del salario minimo a 15$; anzi, una delle sue presunte strategie per riportare le fabbriche negli USA \u00e8 deprimere gli stipendi della classe operaia per renderli di nuovo \u00abcompetitivi\u00bb.\u00a0(Queste cose Trump le ha affermate in campagna elettorale anche se, bisogna ammetterlo, le ha dette un po\u2019 di sfuggita tra una giravolta e l\u2019altra).<\/p>\n<p>In questa particolare visione della \u00abworking class\u00bb, non si trova alcuna solidariet\u00e0 con le altre voci che pure compongono la lotta di classe in questo paese: le madri single che beneficerebbero di politiche lavorative attente al genere; tutte le persone a cui l\u2019Affordable Care Act (per quanto imperfetta, parziale e criticabile) aveva garantito un minimo di copertura sanitaria e che si troverebbero senza assicurazione dall\u2019oggi al domani; i lavoratori e le lavoratrici precari e sotto-qualificati che devono mettere insieme due lavori per portare a casa un mezzo stipendio. Al contrario, fra i sostenitori di Trump con cui mi \u00e8 capitato di parlare (qualche conoscente purtroppo ce l\u2019ho anch\u2019io), si avverte un profondo risentimento all\u2019idea che le proprie tasse siano usate per aiutare chi non se lo merita, gli altri. Chi sono gli altri? I parassiti. Gli immigrati. I rifugiati. Gli ispanici. (Questi ultimi sono sempre tutti visti come \u00abclandestini\u00bb, anche se magari hanno la green card da quindici anni e probabilmente pagano pi\u00f9 tasse di quante ne abbia mai pagate Trump in vita sua). Le madri single. I neri. Gli \u00abIslamici\u00bb. Gli \u00abOrientali\u00bb. I vituperati Millennials\u2014una definizione pseudo-generazionale ed anti-intellettualistica dei giovani, che mette insieme i diciottenni e chi ormai va per i trentacinque.<\/p>\n<p>\u00c8 successo, a farla breve, che la sinistra (tutta: quella radicale e quella moderata) si \u00e8 lasciata rubare il semantema della classe operaia. <span style=\"text-decoration: underline;\">E il principale artefice di questo disastro culturale e politico \u00e8 stato proprio il clintonismo (cos\u00ec come le varie declinazioni del centrosinistra europeo)<\/span>, nell\u2019illusione che tutti fossero diventati ricchi di colpo grazie all\u2019esplodere dell\u2019economia <i>dot.com<\/i> e del terziario globale. In questo vuoto si sono fatte strada le narrazioni tossiche, la nostalgia, la paura della complessit\u00e0, la xenofobia, il razzismo, il discorso esclusivo dei suprematisti bianchi e dell\u2019integralismo cristiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26626\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/rtsghe3.jpg\" alt=\"Sempre Trump a pugno chiuso\" width=\"620\" height=\"392\" \/><\/p>\n<p>La sinistra si \u00e8 cos\u00ec disfatta dell\u2019identit\u00e0 di classe: la sinistra moderata con il suo appeal centrista alla classe media; e quella radicale prima col suo slogan, tanto inclusivo quanto ingenuo, \u00abSiamo il 99%\u00bb (come se non ci fosse differenza tra chi frequenta l\u2019universit\u00e0 e chi nelle aule ci va a passare lo straccio), e poi con la sua preferenza per le determinazioni identitarie. Cos\u00ec facendo, tra l\u2019altro, si \u00e8 privato il lavoro de-strutturato (quello ai gradini pi\u00f9 bassi della scala dei servizi, quello sotto-pagato e sotto-qualificato, spesso femminile, talora illegale) di una propria identit\u00e0 di classe. Non \u00e8 un caso che, a fronte del tradimento storico dei sindacati ufficiali, le lotte pi\u00f9 radicali siano quelle che partono dall\u2019autorganizzazione in luoghi atipici e quelle per l\u2019innalzamento del salario minimo, dai lavoratori nei fast-food a chi fa le pulizie nei grandi alberghi, dove spesso i lavoratori (e di conseguenza i sindacalisti) parlano in spagnolo.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"en\">Can we stop with the fiction that Trump&#8217;s supporters are poor, disadvantaged people? The evidence says otherwise. <a href=\"https:\/\/t.co\/DVeXYzMILk\">pic.twitter.com\/DVeXYzMILk<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Dave Keating (@DaveKeating) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/DaveKeating\/status\/796998242470920192\">11 novembre 2016<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p>Ma dall\u2019altra parte dello schieramento politico, esser parte della \u00abworking class\u00bb conferisce di colpo una nuova visibilit\u00e0 politica, una credibilit\u00e0 e un\u2019autorevolezza altrimenti perdute. Cos\u00ec <span style=\"text-decoration: underline;\">i membri della classe media bianca che sentono scivolare la loro egemonia e rimpiangono i bei tempi andati si presentano come la classe lavoratrice<\/span>, indipendentemente dal loro effettivo reddito. <a href=\"http:\/\/www.cnn.com\/election\/results\/exit-polls\">Basta dare un\u2019occhiata ai <\/a><a href=\"http:\/\/www.cnn.com\/election\/results\/exit-polls\">dati<\/a>: Trump ha prevalso tra le fasce dal reddito medio e alto, da cinquantamila dollari all\u2019anno all\u2019ins\u00f9. Negli USA 50.000 dollari sono il salario annuale di un insegnante con anzianit\u00e0 di servizio o di un impiegato con un lavoro decente: non per forza dei nababbi, ma nemmeno parte della classe operaia. Per alcuni l\u2019emergenza economica <i>percepita<\/i> non sta nell\u2019effettiva povert\u00e0 ma anche e soprattutto nell\u2019ansia per un potere d\u2019acquisto perduto, nella paura di scivolare pi\u00f9 in basso e anche nella certezza di \u00abaver perso il proprio legittimo posto in prima fila\u00bb \u2013 un posto che, non bisogna dimenticarlo, era garantito <i>anche<\/i> dal razzismo istituzionale e sistemico, dall\u2019esclusione delle donne, dei marginali, del \u00abdiverso\u00bb.<\/p>\n<p>Quella che ha spinto alla vittoria prima la Brexit e oggi Trump \u00e8 <span style=\"text-decoration: underline;\">un feticcio di <i>working class<\/i>: depurata di ogni diversit\u00e0, non inclusiva ma esclusiva, fondata non su un comune ideale di solidariet\u00e0 ma sulla comune appartenenza razziale; una comunit\u00e0 che rimpiange i tempi in cui si dormiva senza il chiavistello alla porta, ma che sogna muri, cancelli e divieti d\u2019ingresso. \u00c8, soprattutto, un\u2019immagine prevalentemente maschile, virile, di una classe che si vorrebbe operaia o artigiana (nessuna solidariet\u00e0 per chi lavora nel settore dei servizi, magari ai ranghi pi\u00f9 bassi)<\/span>. \u00c8 una classe che rimpiange i tempi in cui studiare non serviva o comunque non era richiesto, e che infatti, indipendentemente dal titolo di studi posseduto, si fa forte di un certo anti-intellettualismo (nessuna solidariet\u00e0 per i neolaureati indebitati fino al collo, visti come dei mocciosi viziati, o per i professori a contratto pagati 2,000 dollari a corso, il cui lavoro non viene considerato \u00abserio\u00bb). Se non interamente maschile, \u00e8 comunque una classe rigidamente \u00abeterosessuale\u00bb, i maschi nelle fabbriche o al fronte e le donne al loro posto, in pochi ruoli codificati e rassicuranti. \u00c8, infine, <span style=\"text-decoration: underline;\">un\u2019immagine di un bianco uniforme e monocromatico. Cos\u00ec definita, questa non \u00e8 una classe sociale, ma un mito delle origini<\/span>.<\/p>\n<p><strong>5.<\/strong><\/p>\n<p>Ho aspettato un paio di giorni per scrivere questa conclusione. Come sempre accade in questi casi, dopo i primi giorni di panico, confusione e disperazione, le situazioni si sedimentano e si viene a patti lentamente con quanto \u00e8 accaduto. Mentre nelle grandi citt\u00e0 la protesta incendia l\u2019aria, il vento della protesta \u00e8 arrivato persino nella mite Ithaca: veglie a lume di candela, un sit-in notturno, una marcia pacifica e affollata sul campus. Nel frattempo attraverso la nazione si moltiplicano le testimonianze di aggressioni e intimidazioni razziste (non tutte vere, ma purtroppo molte confermate); e i quotidiani alternano acute e pregnanti disamine del fallimento di Clinton ai primi tentativi di normalizzazione. Fra i miei studenti c\u2019\u00e8 chi, galvanizzato dalla sconfitta, intende moltiplicare gli sforzi, mobilitarsi e protestare e magari riprendersi la DNC; ma molti sembrano semplicemente esausti da una campagna elettorale lunghissima e dalle molte delusioni, e vorrebbero che tutto questo potesse essere cancellato con un tratto di penna. \u00c8 un desiderio umano e comprensibile, anche se, purtroppo, moltissimi non potranno permettersi il lusso di chiudere gli occhi.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"en\">Tell your friends, family, coworkers, neighbors and community: <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/J20?src=hash\">#J20<\/a><br \/>\nInauguration Day General Strike<br \/>\nNo work. No shopping. No school. STRIKE <a href=\"https:\/\/t.co\/H11q0wGvyB\">pic.twitter.com\/H11q0wGvyB<\/a><\/p>\n<p>\u2014 TayGo #J20 (@taygogo) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/taygogo\/status\/796797013794791424\">10 novembre 2016<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p>La negazione, la rabbia, il tentativo di venire a patti, la depressione, l\u2019accettazione: sono queste le fasi (non per forza in quest\u2019ordine) dell\u2019elaborazione del lutto secondo il modello K\u00fcbler-Ross. Le vedo riflesse nei mille atteggiamenti delle persone che incontro ogni giorno. La rabbia di chi urla \u00ab<i>not my president<\/i>\u00bb,\u00a0non \u00e8 il mio presidente. Il tentativo di venire a patti con la sconfitta, per esempio aggrappandosi alla vittoria popolare, o all\u2019assurda speranza di un salvataggio <i>in extremis<\/i> da parte dei grandi elettori. La negazione di chi promette di emigrare in Canada o vorrebbe che tutto ci\u00f2 non fosse mai successo. La depressione di chi da quattro giorni non fa che piangere e ripetere, \u00abI can\u2019t even\u00bb, \u00abnon riesco neppure ad articolare le parole, a finire le mie frasi\u00bb. E la bieca accettazione che gi\u00e0 fa capolino da qualche editoriale, nei giornali che fino a ieri dipingevano Trump come il demonio e che hanno gi\u00e0 attaccato col mantra del \u00ablasciamolo lavorare\u00bb.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"en\">Here&#8217;s Christoph Walz talking a lot of sense about normalizing Trump. (Currently viral in \ud83c\udde6\ud83c\uddf9\ud83c\udde9\ud83c\uddea\ud83c\udde8\ud83c\udded, Video by <a href=\"https:\/\/twitter.com\/ZIBnews\">@ZIBnews<\/a> English subtitles by YT) <a href=\"https:\/\/t.co\/qVjKfrLJ9U\">pic.twitter.com\/qVjKfrLJ9U<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Martin Pittenauer (@map) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/map\/status\/797461830792859648\">12 novembre 2016<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p>La mia speranza \u00e8 questa: che la rabbia prevalga sulla depressione apatica, sul tentativo di normalizzare l\u2019orrore, sul tentativo di venire a patti con la marea fumante che gi\u00e0 monta; ma che si tratti di una rabbia razionale, lucida, organizzata e nonviolenta.<\/p>\n<p><strong>*<\/strong> Tutti i nomi sono stati modificati per proteggere la privacy.<\/p>\n<p><strong>ALTRE LETTURE UTILI<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\/?p=8229\">Donald Trump a Gorino &#8211; di\u00a0Euronomade<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/perche-non-ce-nessuna-rivoluzione\/\">Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nessuna \u00abrivoluzione\u00bb &#8211; di Bruno Cartosio<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/mariborchan.si\/video\/alain-badiou\/reflections-on-the-recent-election\/\"><strong>Reflections on the recent election &#8211; di Alain Badiou<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/jezebel.com\/please-stop-saying-poor-people-did-this-1788813761\"><strong>Please stop saying poor people did this &#8211; di Julianne E. Shepherd<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/mazzetta.wordpress.com\/2016\/11\/09\/non-han-vinto-trump-e-il-populismo-han-perso-hillary-clinton-e-il-centrismo\/\">Non han vinto Trump e il populismo, han perso Hillary e il centrismo &#8211; di Mazzetta<\/a><\/strong><\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">Thread completo | Alcuni miti sul voto \u00abpopolare\u00bb a Trump e su come il pensiero binario non faccia capire niente <a href=\"https:\/\/t.co\/eocksPFjke\">https:\/\/t.co\/eocksPFjke<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/796637649712934912\">10 novembre 2016<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Chi ripete la narrazione tossica\u00a0su Donald Trump che ha avuto, tout court, \u00abil voto della working class\u00bb, ha una minima idea di cosa sia la classe lavoratrice\u00a0americana, di\u00a0come abbia votato o non votato, e perch\u00e9? 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