{"id":25963,"date":"2016-10-08T10:00:58","date_gmt":"2016-10-08T08:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=25963"},"modified":"2016-10-09T23:59:05","modified_gmt":"2016-10-09T21:59:05","slug":"asor-rosa-non-ascoltava-i-sex-pistols","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/10\/asor-rosa-non-ascoltava-i-sex-pistols\/","title":{"rendered":"Asor Rosa non ascoltava i Sex Pistols. Punk e antagonismo a #Milano in due libri, dall&#8217;epopea del #Virus allo sgombero del #Leoncavallo (1989)"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_25964\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cop_costretti.pdf\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25964\" class=\"wp-image-25964\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Costretti_a_sanguinare.png\" alt=\"Costretti a sanguinare\" width=\"650\" height=\"976\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-25964\" class=\"wp-caption-text\">La copertina di <em>Costretti a sanguinare<\/em>. In memoria del <strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gianluca_Lerici\">Professor Bad Trip<\/a><\/strong> (1963-2013). Clicca sull&#8217;immagine per aprire la copertina intera (pdf).<\/p><\/div>\n<p>Abbiamo preso in esame\u00a0<a href=\"https:\/\/www.google.it\/webhp?sourceid=chrome-instant&amp;ion=1&amp;espv=2&amp;ie=UTF-8#q=Giap+Philopat\">molte\u00a0volte<\/a>\u00a0il lavoro di\u00a0<strong>Marco Philopat<\/strong>, nostro vecchio\u00a0compagno di strad<em>e<\/em>. Oggi torniamo a scriverne, se non proprio cogliendo la palla al balzo (siamo in ritardo di qualche mese!), quantomeno raccogliendola da terra e facendo qualche palleggio, <a href=\"https:\/\/youtu.be\/r2kVjLpaIns\">senza pretese<\/a>.<\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 \u00e8\u00a0tornato in libreria, ripubblicato da <a href=\"http:\/\/www.agenziax.it\/\">Agenzia X<\/a>, il libro\u00a0d&#8217;esordio\u00a0di Philopat\u00a0<em>Costretti a sanguinare,<\/em>\u00a0in una versione riveduta e corretta dall&#8217;autore. Nella prefazione, Philopat ripercorre la storia del libro, uscito per la prima volta nel 1997, e scrive:<!--more--><\/p>\n<blockquote><p>\u00abSono passati venticinque anni da quando iniziai a registrare e sbobinare a matita i miei ricordi su fogli volanti, poi su quaderni e quaderni che con il trascorrere dei mesi andavano a riempirsi di segni, cancellature, correzioni e altri foglietti incollati o pinzati qua e l\u00e0. Dopo avere riportato il testo su un computer preistorico che ancora non andava in rete, stampato e letto tutto d\u2019un fiato, mi resi conto con sorpresa di aver scritto una specie di romanzo, purtroppo mi sembrava talmente sperimentale da avere il timore che fosse quasi impossibile da leggere. Non si trattava nemmeno di un racconto orale come originariamente si voleva fare, un progetto editoriale sulle orme degli insegnamenti di Cesare Bermani per narrare le vicende legate alla storia del punk italiano, un modo per incidere su carta un\u2019esperienza che rischiava di finire in soffitta, in un periodo in cui, spintonato in disparte dalla scena hip hop, grunge, hacker e rave, il punk sapeva di muffa, come disse un\u2019amica che mi vedeva ogni giorno concentrato nel progetto di stesura [&#8230;]<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/apJtdl4Kjuw\" width=\"640\" height=\"360\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<blockquote><p><em>Costretti a sanguinare<\/em> non era un racconto orale e la parola romanzo, riportata in copertina in tutte le varie edizioni, non andava affatto bene. Quando pochi mesi fa ho deciso di ripubblicarlo con qualche aggiunta e revisione, ho pensato subito di cambiare quel sottotitolo che avevo sempre odiato. Trovarne uno nuovo non \u00e8 stato facile, ma la vera impresa \u00e8 iniziata quando mi sono messo a lavorare sul testo tentando di mantenere integra una scrittura cos\u00ec indisciplinata. La nuova edizione \u00e8 stata completamente rivista, parola dopo parola, paragrafo dopo paragrafo con minuziosa attenzione, grazie alla redazione di Agenzia X e all\u2019impegno amanuense, al limite della follia lessicale, dell\u2019amico Massimo \u201cBunny\u201d Berni. Abbiamo eliminato le ingenuit\u00e0 della prosa, le scorie della sintassi, le ripetizioni, i luoghi comuni e sistemato la rigidit\u00e0 di alcuni dialoghi. Abbiamo ricostruito il puzzle psicotico al microscopio, aggiunto piccoli aneddoti nei cali del ritmo, premendo l\u2019acceleratore dove si poteva. Se si cambiava una piccola parte si doveva agire per forza su mille altre&#8230;\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Un&#8217;altra vecchia conoscenza, <strong>Marc Tibaldi<\/strong>, ha intervistato Philopat appositamente per <em>Giap<\/em>. L&#8217;intervista si intitola <em>Asor Rosa non ascoltava i Sex Pistols<\/em>. Eccola <strong>\u2193<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/C9z6RsDsnvw\" width=\"640\" height=\"360\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>Non mi piace la retromania, l\u2019egemonia del vintage che ha caratterizzato gli ultimi anni, ma oggi ho messo la maglietta dei <strong>Wretched<\/strong> \u2013 acquistata a SlamX \u2013 con la scritta \u00abIn nome del loro potere tutto \u00e8 stato fatto\u2026 per distruggere il mondo dove tu vivi\u00bb, \u00e8 la copertina del loro secondo EP, anno 1983, lo stesso in cui suonarono in Friuli, a Torviscosa, con <strong>Warfare<\/strong>, <strong>Quinto Braccio<\/strong>, <strong>Impact<\/strong> e altri, concerto che organizzammo con Punkrazio, per gli spazi sociali e contro l\u2019eroina. Ho un appuntamento con Philopat per l\u2019intervista dedicata alla nuova edizione di <i>Costretti a sanguinare. Racconto urlato sul punk <\/i>(AgenziaX, 240 pagine, 15 euro). Sono in anticipo e mi fermo davanti a una bancarella di libri usati del mercato di via MacMahon, mi cade l\u2019occhio su una copertina della storica collana del Nuovo Politecnico di Einaudi, quella con il quadrato rosso, disegnata da Bruno Munari. \u00c8 <em>Le due societ\u00e0. Ipotesi sulla crisi italiana<\/em> di <strong>Alberto Asor Rosa<\/strong>. Conosco il testo di fama, ma non l\u2019ho letto. Sfoglio, \u00e8 del \u201977. Bene, mi dico, uno degli anni-simbolo del punk. Due euro, lo acquisto e vado al bar. Leggo e si ravviva la memoria, \u00e8 una raccolta di articoli scritti su \u00abl\u2019Unit\u00e0\u00bb nei primi sei mesi del \u201977. C\u2019\u00e8 da divertirsi! L\u2019autore non ha bisogno di presentazioni, storico della letteratura, operaista negli anni Sessanta, poi pcista tutto d\u2019un pezzo. Non la tiro per le lunghe, in pratica il testo \u2013 sotto le analisi sociologiche \u2013 \u00e8 anche la legittimazione teorica dell\u2019invio dei carrarmati (da parte dello Stato, della DC e del PCI) contro il movimento autonomo-creativo di Bologna. Philopat mi sta aspettando, chiudo il libro e penso che Asor Rosa forse avrebbe fatto bene ad ascoltare i <strong>Sex Pistols<\/strong>, in quegli anni, mentre la sua collega <strong>Maria Corti<\/strong> studiava e capiva i testi degli <strong>Skiantos<\/strong>. Di certo lui non l\u2019ha fatto, non avrebbe usato quel linguaggio, gi\u00e0 allora cos\u00ec stantio.<\/p>\n<p>Strana coincidenza, <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2016\/01\/21\/storia-e-memoria-rivoluzione-e-divenire\/\">nemmeno un anno fa intervistai Philopat<\/a> per la riedizione di <i>La banda Bellini<\/i> e la iniziai proprio con una frase di Asor Rosa, tratta da <i>Scrittori e massa<\/i> dove \u2013 nel capitolo dedicato ai Wu Ming e al loro libro teorico <i>New Italian Epic<\/i> \u2013 sostiene che \u00abla Storia \u00e8 una risorsa formidabile [\u2026] ma impone rigide regole all\u2019invenzione. Se si parla del passato, significa che \u00e8 pi\u00f9 importante del presente, ovvero che del presente non si pu\u00f2 parlare come si vorrebbe. La New Italian Epic, per andare incontro al futuro, come dichiara di voler fare, dovrebbe chiarire meglio se la Storia \u00e8 una scelta o un obbligo insuperabile, e in ambedue i casi perch\u00e9\u00bb. Con queste considerazioni e riflessioni sulla storia, i suoi usi e i suoi ritorni mi avvio all\u2019incontro con l\u2019autore del romanzo del \u201cno future\u201d italiano.<\/p>\n<p><b>Philopat, alcuni tuoi romanzi, penso soprattutto a <em>La banda Bellini<\/em> e <em>I viaggi di Mel<\/em>, sono ambientati nel passato (anche se forse non nella Storia con la \u201cs\u201d maiuscola), e anche <em>Costretti a sanguinare<\/em> lo \u00e8. \u00c8 stata una scelta o un caso? <\/b><\/p>\n<p>Parto dal desiderio di raccontare dei momenti reali, veri o verosimili, vissuti dal personaggio principale e nello stesso tempo cerco di trovare l&#8217;eco di un moto collettivo. Per farlo \u00e8 necessario elaborare i fatti sui materiali d&#8217;archivio, raccogliere testimonianze e lasciare sedimentare i ricordi. Il mio non \u00e8 un lavoro di invenzione della storia, ma di ricerca, una specie di intreccio tra memoria e scrittura. Sulla revisione di <i>Costretti a sanguinare<\/i> ho riflettuto molto in tal senso.<\/p>\n<p><b>Ci racconti i motivi di questa nuova edizione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Work in progress o opera aperta?<\/b><\/p>\n<p>Riscrivere il libro, con la tecnica che ho acquisito negli anni, rispettando per\u00f2 la genuinit\u00e0 e la freschezza di una volta, non \u00e8 stato facile. Il testo ha una sua ingenuit\u00e0 particolare che \u00e8 anche freschezza e velocit\u00e0. Queste caratteristiche credo di averle rispettate, in fondo sono le stesse del movimento punk di allora, che fu fragile ma grintoso. Il libro ho iniziato a scriverlo nel 1991 ed \u00e8 uscito in prima edizione nel 1997. In quel periodo leggevo molto Burroughs ed ero attratto dalla scrittura automatica, dalle avanguardie storiche, dal flusso di coscienza narrativo, dal senso del ritmo della scrittura beat e dalla sperimentazione di alcuni scrittori italiani degli anni settanta. Suggestioni che venivano filtrate attraverso la mia esperienza, dall\u2019estetica punk, dalle fanzine e soprattutto attraverso il rumore e la concitazione della musica punk. Il risultato era una scrittura selvatica, punk, appunto! L\u2019uso dei trattini di separazione-congiunzione alternativi alla punteggiatura tradizionale contribuiscono a dare ritmo e velocit\u00e0 al testo, creano la scansione temporale ma anche una specifica complicit\u00e0 con il lettore. Allora io ero pieno di dubbi, a darmi fiducia furono <strong>Nanni Balestrini<\/strong> e <strong>Cesare Bermani<\/strong>, che sono i due poli di riferimento per quanto riguarda i miei libri: la sperimentazione sulla scrittura da una parte e il lavoro sulla memoria collettiva dall\u2019altro. Durante la prima stesura non avevo la capacit\u00e0 che ho oggi, dopo oltre trent\u2019anni di esperienza editoriale, quindi il testo era molto acerbo, ogni tanto la narrazione si inceppava, abbiamo tagliato le ripetizioni, le risonanze e corretto gli errori, mentre alcuni momenti d\u2019azione che meritavano uno sviluppo sono stati totalmente riscritti.<\/p>\n<p><b><em>Costretti a sanguinare<\/em> \u00e8 pi\u00f9 un romanzo o pi\u00f9 racconto orale di documentazione storica?<\/b><\/p>\n<p>Entrambe le cose. Di inventato non c\u2019\u00e8 nulla, anche se certi passaggi sembrano assurdi e alle volte, nel rileggerli, devo fare uno sforzo anch&#8217;io per capire se li ho davvero vissuti&#8230; Poi \u00e8 vero che tutte le vicissitudini del protagonista, crisi, euforie, amori, gli episodi esilaranti e le situazioni al limite dell&#8217;umano, lo rendano una sorta di romanzo. Devo dire per\u00f2 che non mi sono mai riconosciuto nel sottotitolo delle precedenti edizioni che era \u201cromanzo sul punk\u201d, infatti l\u2019ho cambiato in \u201cracconto urlato sul punk\u201d.<\/p>\n<p><b>Gli anni della prima edizione di <em>Costretti a sanguinare<\/em> sono pi\u00f9 o meno gli stessi anni in cui gli scrittori che verranno inclusi nell\u2019antologia Giovent\u00f9 cannibale iniziano a farsi conoscere. Ti senti parte o ti sei sentito parte di quello o di altri movimenti letterari?<\/b><\/p>\n<div id=\"attachment_25968\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25968\" class=\"wp-image-25968\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/scarpa.jpg\" alt=\"Tiziano Scarpa\" width=\"300\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-25968\" class=\"wp-caption-text\">Alberto Asor Rosa e Tiziano Scarpa. No, un momento&#8230;<\/p><\/div>\n<p>Alcuni sono scrittori che tuttora seguo, ma \u2013 ammesso e non concesso che per quegli autori si possa parlare di movimento \u2013 credo che <i>Costretti a sanguinare <\/i>non abbia molto a vedere con quel realismo mass-mediologico e la cultura di massa. Mi piace la velocit\u00e0 di Ammaniti e i momenti poetici che <strong>Aldo Nove<\/strong> sa inserire nel racconto. Ricordo che all\u2019epoca quando feci leggere le prime bozze a <strong>Tiziano Scarpa<\/strong> lui si entusiasm\u00f2, mi incoraggi\u00f2 e fece anche un po\u2019 di editing sul testo, invitandomi a togliere le troppe allucinazioni del protagonista presenti nella prima stesura, cosa che ho fatto. Se non ricordo male una delle peculiarit\u00e0 dei Cannibali fu \u2013 soprattutto per volont\u00e0 del mio amico <strong>Daniele Brolli<\/strong>, che cur\u00f2 l\u2019antologia di Einaudi \u2013 la rottura con il passato, con gli scrittori delle generazioni precedenti. Io non avvertivo questa necessit\u00e0 proprio perch\u00e9 la mia formazione l\u2019avevo costruita all\u2019interno della Calusca, la libreria di <strong>Primo Moroni<\/strong>, che \u00e8 stato un luogo di trasmissione e di collegamento con i decenni precedenti, soprattutto con le esperienze delle culture rivoluzionarie. I nomi che ho citato hanno avuto successo, una grande carriera. Io ero un punk e da una parte ero contrario all\u2019idea di far carriera e dall\u2019altra sapevo di non aver studiato abbastanza per intraprenderla. Per\u00f2 dentro di me \u00e8 cresciuta la passione per la scrittura che ho sviluppato negli anni sia come editore \u2013 prima in Shake e poi in AgenziaX \u2013 sia come autore.<\/p>\n<p><b><em>Costretti a sanguinare<\/em> usc\u00ec cinque anni prima di <em>La banda Bellini<\/em>, ma ne \u00e8 un\u2019ideale continuazione, la storia inizia negli stessi anni in cui l\u2019altro termina. Qual \u00e8 la continuit\u00e0 del punk con i movimenti degli anni Settanta? Bifo ci vede molte analogie con l\u2019autonomia creativa bolognese, ma \u00e8 evidente anche una rottura\u2026<\/b><\/p>\n<p>Il movimento punk fu un fragile anello di congiunzione tra gli anni settanta e quello che poi si dispiegher\u00e0 come movimento dei centri sociali. La sua attitudine si presenta sulla scena in un momento di trasformazione economico-sociale, noi punk eravamo i primi figli di operai espulsi dalla fabbrica. La ristrutturazione del capitalismo, il passaggio dal fordismo al post-fordismo in Europa avviene proprio in quegli anni, mentre negli Stati Uniti era iniziato qualche tempo prima, proprio per questo penso che una delle date di nascita punk sia il 1969, quando gli <strong>Stooges<\/strong> registrarono <i>I Wanna Be Your Dog.<\/i> La canzone che tutte le punk band dell&#8217;epoca suonavano durante le loro prime sgangherate sessioni in sala prova. Quattro accordi facili facili, la batteria elementare, testi di pura provocazione gridati dal profondo dell&#8217;anima. Gli Stooges venivano da Detroit, capitale del fordismo negli Usa, dove gi\u00e0 iniziavano a risistemare le fabbriche di automobili, quella loro canzone rappresenta l&#8217;essenza del punk.<\/p>\n<p><b>Quanto \u00e8 importante la musica nel punk?<\/b><\/p>\n<p>Nell&#8217;adolescenza la musica colpisce le nostre corde emotive pi\u00f9 sensibili, nessun&#8217;altra forma artistica ha questa forza. Ammetto che se non ci fossero stati gli ascolti dei dischi di <strong>Ramones<\/strong> e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><strong>Sex Pistols<\/strong> non so cosa mi sarebbe successo&#8230; Nel 1977 la mia scuola, un istituto tecnico per chimici nella periferia di Milano, era una specie di paese dei balocchi: il sei politico, l\u2019autogestione, l\u2019occupazione di tipo universitario, gli scontri di piazza. Tutte le mie prime esperienze le ho fatte l\u00ec. Un momento di grande libert\u00e0 e di gioia. Poi nel 1978, quando Moro venne rapito, inizi\u00f2 un ciclo di repressione e quel mondo si sgretol\u00f2 in pochi mesi davanti a miei occhi, fu l\u00ec che arriv\u00f2 l\u2019eroina. La musica punk ha salvato la vita a molti miei coetanei. Tuttavia la questione \u00e8 un\u2019altra, una volta acquisita l&#8217;idea che potevi salire su un palco senza sapere suonare, ti rendevi conto che potevi farlo con tutto il resto, per esempio sulle punkzine con la scrittura, i collage, i fumetti e le illustrazioni&#8230; Credo che fu il concetto del <em>do it yourself<\/em> l&#8217;elemento principale del punk, una formula che si utilizz\u00f2 anche per la conquista e l&#8217;autogestione degli spazi sociali. In tal senso la vicenda del Virus \u00e8 emblematica.<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9 in Italia il punk arriva cos\u00ec tardi?<\/b><\/p>\n<p>Nelle altre nazioni occidentali il \u201968 si concluse nel giro di un paio d&#8217;anni, noi venivamo invece da un conflitto sociale durato quasi un decennio. Ma la messa in discussione della militanza e delle ideologie ottocentesche, il rifiuto del lavoro, il \u201cvivere qui e ora\u201d sono caratteristiche che il punk aveva in comune con il movimento del \u201977. In pi\u00f9 il punk \u2013 pur nella sua esiguit\u00e0 \u2013 dimostr\u00f2 una certa disinvoltura nell\u2019attraversare i confini e perci\u00f2 riusc\u00ec a sprovincializzare l&#8217;asfittico ambiente culturale italiano. I viaggi in autostop o con i biglietti falsi del treno furono importanti perch\u00e9 a Londra incontrammo il punk anarchico dei <strong>Crass<\/strong>, a Zurigo e Amsterdam gli squatter, a Berlino le case e le fabbriche occupate di Kreuzberg, cos\u00ec anche il nostro piccolo movimento prese forza e coscienza. Anche dagli Stati Uniti ci arrivarono messaggi simili con i <strong>Dead Kenneys<\/strong> e i <strong>Minor Threat<\/strong>, messaggi di carattere politico che ci misero in sintonia con il clima che avevamo respirato in Italia fino a quel momento.<\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Ypkmp6D90KU\" width=\"640\" height=\"360\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><b>Tra le date simboliche del punk c\u2019\u00e8 anche il 1984, l\u2019anno orwelliano, in cui anche il romanzo ha termine. Nel 1984 ci fu una manifestazione molto importante e non solo per la coscienza politica del movimento punk (che rende evidente anche una filiazione con la critica radicale del situazionismo), mi riferisco alla contestazione del convegno dei sociologi che avevano condotto la ricerca sulle mode giovanili, sulle \u201cbande spettacolari\u201d, sulle \u201csottoculture\u201d (cos\u00ec venivano chiamate), inserendoci anche il punk\u2026<\/b><\/p>\n<p>Non poteva essere altrimenti, la distopia di Orwell ha qualcosa in comune con il \u201cno future\u201d del punk. Per esempio i Crass pianificarono la fine del loro progetto proprio nel 1984. In quello stesso anno ci fu la contestazione del convegno dei sociologi che sprigion\u00f2 la critica radicale alla loro \u201cvivisezione culturale\u201d ed ebbe un risalto mediatico enorme. Con quella contestazione riuscimmo anche a creare dei collegamenti con gli studenti universitari e degli scambi stabili con quello che rimaneva della sinistra radicale, la quale comprese che \u2013 al di l\u00e0 della rottura con alcune loro componenti \u2013 rappresentavamo una continuit\u00e0 ideale.<\/p>\n<p><b>Il punk per te \u00e8 morto nel 1984?<\/b><\/p>\n<p>S\u00ec, nella sua fase pi\u00f9 incisiva sicuramente, per\u00f2 \u00e8 ancora terribilmente attuale, da una parte perch\u00e9 non ci sono state altre rotture culturali importanti, dall&#8217;altra perch\u00e9 anche oggi ci sono dei giovani che trovano nel punk e nelle sue semplici linee di fuga dal mainstream, la forza per uscire dalla propria condizione sociale difficile.<\/p>\n<p class=\"p8\"><b>Il punk \u00e8 innanzitutto \u201cno future\u201d, rifiuto dei compromessi, e \u201cdo it yourself\u201d, autogestione ed espressione rabbiosa della propria creativit\u00e0, senza timore di \u201candare fuori tempo\u201d. L\u2019unione di questi elementi, interpretati, articolati, vissuti, teorizzati in molte maniere, forse sono il nocciolo duro del punk. <\/b><span class=\"s3\"><b>Secondo te, cosa rimarr\u00e0 del punk nel futuro?<\/b><\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_25976\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25976\" class=\"size-full wp-image-25976\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Jules_Valle\u0301s.jpg\" alt=\"Jules Vall\u00e9s\" width=\"250\" height=\"400\" \/><p id=\"caption-attachment-25976\" class=\"wp-caption-text\">Jules Vall\u00e9s (1832 &#8211; 1885)<\/p><\/div>\n<p>Vivr\u00e0 finch\u00e9 ci sar\u00e0 qualcuno che lo vorr\u00e0 raccontare. Il punk \u00e8 solo l&#8217;ultimo fronte di quei disperati nemici della societ\u00e0 borghese, un piccolo popolo consapevole di appartenere a una comunit\u00e0 sognante, solidale, senza patria e senza tempo. Mi vengono in mente alcuni personaggi della <i>Commedia umana<\/i> di Balzac, <i>I refrattari<\/i> di <strong>Jules Vall\u00e9s<\/strong> nella Parigi della prima rivoluzione industriale, oppure <i>Gli scamiciati<\/i> di <strong>Paolino Valera<\/strong> a fine Ottocento. Un sussulto per ogni epoca riportato su carta per proiettarlo nella testa di nuovi lettori.<\/p>\n<p><b>E per il futuro, cos\u2019hai nel cassetto, Philopat? E\u00a0non puoi cavartela con un \u201cno future\u201d!<\/b><\/p>\n<p>A partire dai tempi del Virus mi sono occupato soprattutto di far uscire punkzine, riviste e da almeno 30 anni un libro al mese, quando non ci riesco sto male, il mio futuro \u00e8 tra le pagine di un nuovo volume. Dal 2011 non pubblico un libro a nome mio, mi sembrava pi\u00f9 utile impegnarmi nell&#8217;attivit\u00e0 di editore per Agenzia X, ma dopo questa faticosa riscrittura mi auguro di aver trovato lo slancio giusto per concludere la storia successiva a <i>Costretti a sanguinare<\/i>, un progetto sul quale lavoro da tanto tempo.<\/p>\n<h5 class=\"p9\"><b>Marco Philopat <\/b>\u00e8 agitatore culturale e scrittore. Ha pubblicato: <i>Costretti a sanguinare, La banda Bellini, I viaggi di Mel <\/i>e<i> Lumi di punk<\/i>; assieme al Duka:<i> Roma k.o. <\/i>e <i>Rumble bee; <\/i>e ha partecipato a numerosi progetti editoriali.<\/h5>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Marc Tibaldi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p><em>Costretti a sanguinare<\/em> racconta la nascita del punk a Milano e la saga dello spazio occupato Virus. A proposito dell&#8217;ultima fase,\u00a0ormai a met\u00e0 degli anni Ottanta, Philopat scrive:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLe Creature simili aprirono in uno scantinato all\u2019interno dell\u2019area del Leoncavallo lo spazio autogestito Helter Skelter e curarono un programma settimanale a Radio Popolare, Tensioni Radiozine, trasmissione tumultuosa di agitazione e sperimentazione vocale e sonora, bollettino ufficiale dell\u2019Helter Skelter, Virus e situazioni del nuovo movimento mondiale.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Ed \u00e8 proprio al Leoncavallo e all&#8217;Helter Skelter che si trovano, un pomeriggio\u00a0d&#8217;estate del 1989, i protagonisti del secondo libro che segnaliamo. Lo ha scritto <strong>Bruno Segalini<\/strong>, cantante e chitarrista dei Pila Weston, \u00e8 pubblicato da ShaKe e si intitola <a href=\"http:\/\/www.shake.it\/index.php?23&amp;backPID=23&amp;productID=652&amp;pid_product=23&amp;detail=\"><em>Fiamme e Rock&#8217;n&#8217;Roll. Romanzo veridico sullo sgombero del Leoncavallo, 1989<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Lo sgombero del Leoncavallo fu un Evento, un momento fondativo, un&#8217;apertura di gioco per la generazione che allora aveva vent&#8217;anni (poco meno o poco pi\u00f9). Venne\u00a0immortalato in <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/quandocivuole.jpg\">una foto iconica<\/a>\u00a0che\u00a0divent\u00f2 uno dei pi\u00f9 celebri poster di movimento degli anni &#8217;80-&#8217;90: \u00abQUANDO CI VUOLE CI VUOLE\u00bb. Lo vedevi appeso in tutti gli spazi occupati, nelle sedi di movimento, negli studi delle radio&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/GZQBO1lBiB0\" width=\"640\" height=\"360\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Pila Weston erano una delle resident band del Leoncavallo. Erano in sala prove quando giunse la notizia &#8211; <em>Sar\u00e0 vero? Ma chi ve l&#8217;ha detto? Gira voce&#8230; Lo sanno anche i compagni di altre citt\u00e0&#8230;<\/em> &#8211; che lo sgombero era imminente, gli sbirri sarebbero arrivati all&#8217;alba, bisognava prepararsi, barricarsi. Era il 15 agosto 1989.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;erano gli occupanti storici, c&#8217;erano semplici frequentatrici e frequentatori, c&#8217;erano i capitati l\u00ec per caso, c&#8217;erano i \u00abcasi umani\u00bb, i serissimi e gli sconvoltoni&#8230; Un esercito implausibile e scombinato, ma quella torma raccogliticcia tenne testa a uno schieramento di polizia enorme, arriv\u00f2 all&#8217;evacuazione a cresta\u00a0alta, si prese un bel po&#8217; di mazzate&#8230; e l&#8217;indomani\u00a0si riprese lo spazio. O almeno, quel che ne rimaneva. Non era la fine del Leoncavallo, ma l&#8217;inizio di una nuova stagione di occupazioni in tutta Italia.<\/p>\n<p><em>Fiamme e Rock&#8217;n&#8217;Roll<\/em> racconta, con l&#8217;espediente letterario del tutto-in-una-notte, come i Pila Weston vissero 24 ore destinate a diventare leggenda.<\/p>\n<p>E sembra proprio un mondo di leggenda, a chi lo rivisita oggi, quello dove non c&#8217;era la telefonia mobile. \u00c8 un mondo perturbante, perch\u00e9 vicino e lontano. Non \u00e8 l&#8217;antichit\u00e0 di un mondo in bianco e nero: \u00e8\u00a0il giorno prima di ieri. C&#8217;era gi\u00e0 il cyberpunk, c&#8217;era il Videotel (chi se lo ricorda?), ma non ancora i telefonini.\u00a0Chi era barricato in un&#8217;ala del Leoncavallo non solo non aveva alcun contatto con chi stava fuori, ma nemmeno con chi era barricato in un altro punto, o\u00a0appostato sui tetti. Si mandavano &#8220;staffette&#8221;, quando possibile, e per il resto ci si affidava al caso, o alla sincronicit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_26065\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ermanno_Guarneri\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-26065\" class=\"wp-image-26065\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Schermata-2016-10-07-alle-17.54.28.png\" alt=\"Ermanno Guarneri aka Gomma\" width=\"300\" height=\"257\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-26065\" class=\"wp-caption-text\">Screenshot dalla voce \u00abErmanno Guarneri\u00bb su Wikipedia.<\/p><\/div>\n<p><em>Fiamme e Rock&#8217;n&#8217;Roll<\/em>\u00a0ce l&#8217;ha mandato <a href=\"http:\/\/www.gomma.tv\/gomma-tv-index\/index.html\"><strong>Gomma<\/strong><\/a>. Nella mail scriveva:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abL&#8217;autore \u00e8 un sincero bravo proletario figlio di puttana punk. Presumo che la <span class=\"il\">stampa<\/span> <span class=\"il\">borghese<\/span>\u00a0non si filer\u00e0 il libro di pezza, dati i contenuti explicit. Vi chiederei se avete\u00a0voglia di leggerlo e magari di segnalarlo.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00abVedremo quel che si pu\u00f2 fare sulla stampa operaia\u00bb, abbiamo risposto.<\/p>\n<p><em>Fiamme e Rock&#8217;n&#8217;Roll<\/em>\u00a0lo abbiamo letto e ci \u00e8 piaciuto. \u00c8\u00a0un libro di lotta e cazzeggio, \u00e8 una commedia degli equivoci, \u00e8 la storia di una band, \u00e8\u00a0un\u00a0diario scritto con la macchina del tempo e affidato alla posta pneumatica, \u00e8 uno spaccato di Milano popolare, \u00e8 la testimonianza che, le volte che\u00a0ci vuole, ci vuole.<\/p>\n<p>Ed \u00e8\u00a0il libro che ha pungolato <a href=\"http:\/\/shake.it\/\">la reunion dei Pila Weston<\/a>!<\/p>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RJX8QsYxiqU\" width=\"640\" height=\"360\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nDulcis in fundo, <em>Fiamme e Rock&#8217;n&#8217;Roll<\/em> sfoggia una prefazione di <strong>Sandrone Dazieri<\/strong>, introdotta da una foto di quando aveva i capelli. Cosa vuoi di pi\u00f9 dalla vita?<\/p>\n<p>Forse&#8230; Forse fare come Gianluca!<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-25989\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/rullo-compressore.jpg\" alt=\"rullo-compressore\" width=\"300\" height=\"273\" \/>\u00abGianluca. Conosce il Leo quanto me. Siamo partiti dallo stradone alla periferia di Milano dove siamo nati, in via Palmanova [&#8230;] Assieme abbiamo percorso la nostra adolescenza negli anni Settanta. Pieni di chiavi inglesi, di P38, di prigioni del popolo. Un&#8217;epoca di raduni oceanici alla luce del sole e di riunioni ristrette a poche persone nella penombra delle cantine. La prima generazione che, grazie alle conquiste di quella appena precedente, aveva potuto scegliere il punto da cui partire, il modo di vivere, la cultura, i riferimenti politici e per quei pochi che in qualche modo ci erano riusciti, anche i limiti da porsi [&#8230;]<br \/>\nAnche la prima volta che sono entrato in questa palazzina, \u00e8 stato con lui. Alla fine di quella giornata avevamo scattato perfino delle foto. Imbracciavamo gli strumenti circondati dalla gente delle case popolari del Feltre che avevamo invitato per l&#8217;inaugurazione.<br \/>\nGianluca da poco era diventato una delle celebrit\u00e0 locali. Qualche tempo prima, in fattanza dura, era riuscito a far partire uno schiacciasassi posteggiato in un cantiere vicino e a prenderlo in prestito. Prima che lo arrestassero tir\u00f2 su un amico e cominciarono a girare per le vie. Appiattirono come poster i cestini, i segnali stradali, le cassette postali e le cabine telefoniche di tutto il circondario. Diventarono famosi ben oltre gli angusti confini della piazza, nostro abituale punto di ritrovo.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Abbiamo preso in esame\u00a0molte\u00a0volte\u00a0il lavoro di\u00a0Marco Philopat, nostro vecchio\u00a0compagno di strade. Oggi torniamo a scriverne, se non proprio cogliendo la palla al balzo (siamo in ritardo di qualche mese!), quantomeno raccogliendola da terra e facendo qualche palleggio, senza pretese. 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