{"id":25475,"date":"2016-06-24T15:27:45","date_gmt":"2016-06-24T13:27:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=25475"},"modified":"2022-03-03T16:13:04","modified_gmt":"2022-03-03T15:13:04","slug":"chi-non-ha-futuro-non-ha-memoria-grande-guerra-intruppamento-dei-ricordi-e-diserzioni-necessarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/06\/chi-non-ha-futuro-non-ha-memoria-grande-guerra-intruppamento-dei-ricordi-e-diserzioni-necessarie\/","title":{"rendered":"Chi non ha futuro, non ha memoria. Grande Guerra,  intruppamento dei ricordi e diserzioni necessarie"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25518\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/DSCN2887.jpg\" alt=\"DSCN2887\" width=\"550\" height=\"413\" \/><\/p>\n<p>[Questo \u00e8 l&#8217;intervento che <strong>WM2<\/strong> e <strong>WM4<\/strong> hanno letto ieri sera al <a href=\"http:\/\/www.festivaldelleletterature.it\/\">Festival LETTERATURE<\/a> di Roma, nella suggestiva coreografia della basilica di Massenzio. Gli organizzatori del Festival ci avevano detto che forse sarebbe uscito su \u00abun quotidiano nazionale\u00bb, ma non sospettavamo che sarebbe stato <em>L&#8217;Unit\u00e0<\/em>. Ieri ci telefona il nostro amico Ferdi Punyat e fa, col suo accento catalano (di Alghero): &#8211; Ma come, lo stesso\u00a0giorno che su Giap pubblicate <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=25467\">l&#8217;inchiesta sui rapporti tra renziani e Casapau<\/a>,\u00a0uscite\u00a0su <em>L&#8217;Unit\u00e0<\/em>?<br \/>\nSiamo andati a controllare ed era vero. Speriamo che il tempismo e la paradossale concomitanza abbiano portato qualche renziano a leggersi l&#8217;inchiesta e avere un travaso.\u00a0Quanto al\u00a0testo, lo pubblichiamo qui, nel posto che gli compete. <strong>WM<\/strong>]<\/p>\n<p>Sul coperchio della scatola c\u2019\u00e8 una scritta bianca: <em>Memory<\/em>.<br \/>\nAll\u2019interno, un mazzo di carte. Uguali nel dorso, figure diverse sull\u2019altra faccia. Forme, colori, paesaggi. Ogni disegno ha il suo doppio e il gioco \u00e8 banale, lo conoscono tutti. Si stendono le carte coperte sul tavolo e a turno se ne girano due. Se sono identiche, le si aggiunge al proprio bottino e se ne scelgono altre due. Se sono diverse si passa la mano, dopo aver ricoperto le carte spaiate. Ripulito il piatto, vince chi ha raccolto pi\u00f9 pariglie.<br \/>\nDi norma, intorno ai sette anni, le sfide a <em>Memory<\/em> perdono interesse, la scatola finisce a prendere polvere e la maggior parte dei bambini rimane al livello di mnemonista ingenuo, all&#8217;oscuro delle vere leggi del gioco.<!--more--><br \/>\nCapita sempre, durante la partita, di voltare una carta, sicuri di poterla appaiare, per poi rendersi conto che s\u00ec, certo, quella figura l\u2019abbiamo gi\u00e0 vista anche da un\u2019altra parte, ma dove? In quale posizione rispetto alla distesa di dorsi che ora ci sta di fronte? Magari ricordiamo anche il gesto con il quale il nostro avversario ha girato quella carta, ricordiamo l\u2019evento, ne siamo stati testimoni, eppure quell\u2019immagine che portiamo stampata in testa, con i suoi dettagli di forme e colori, non ci serve a nulla, se non la sappiamo collocare.<\/p>\n<p><strong><em>Prima Legge del Memory<\/em>:<\/strong> la testimonianza non ha valore senza un contesto.<br \/>\nOggi vediamo moltiplicarsi, in tutte le forme, i racconti di vita privata, assistiamo alla glorificazione del quotidiano, le memorie personali spacciate per verit\u00e0 inoppugnabili. Esperienze di vita, chiuse in un orizzonte individuale, senza una trama intorno che ci indichi se leggerle come eccezioni o come esempi. E&#8217; la dittatura dell\u2019<em>Io c\u2019ero<\/em>.<br \/>\nSarebbe interessante studiare i \u201cfatti della memoria\u201d, ovvero <em>come<\/em> le persone ricordano, e invece ci lasciamo stregare dalla \u201cmemoria dei fatti\u201d, come se nella testa delle persone, e nelle loro parole, ci fossero davvero gli eventi accaduti, e non i ricordi che li traducono &#8211; con tutto ci\u00f2 che si perde, si guadagna e s\u2019inventa nel processo di traduzione. Come se l\u2019atto di testimoniare non avvenisse nel presente, oggi, davanti a una telecamera, a un microfono, a una tastiera, e non scontasse la distanza nel tempo e nello spazio dagli avvenimenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-25481 alignright\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/bimbi.jpg\" alt=\"bimbi\" width=\"310\" height=\"218\" \/>Il giocatore bambino, nelle fasi decisive del <em>Memory<\/em>, gira prima una carta sicura, che ha gi\u00e0 visto e sa localizzare bene, quindi, con qualche scongiuro, ne volta una pi\u00f9 azzardata. Speriamo sia quella!<br \/>\nLa mossa pi\u00f9 efficace, invece, comincia sempre da una carta sconosciuta, mai girata prima, dopo la quale, se possibile, bisogna voltarne una nota, che completi il paio.<br \/>\nCos\u00ec facendo, in caso di errore, si minimizza il vantaggio lasciato all\u2019avversario.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0una <a href=\"http:\/\/www.math.kth.se\/xComb\/x1.pdf\">questione matematica<\/a>, di funzioni ricorsive e formule, ma qui non \u00e8 la teoria dei giochi che ci interessa.<br \/>\nQuello che ci preme \u00e8 la <strong><em>Seconda Legge del Memory<\/em>:<\/strong> \u00e8 l\u2019ignoto a indicarci cosa dobbiamo ricordare e non il gi\u00e0 visto a guidarci verso ci\u00f2 che ci sfugge. Detto in altre parole, nel gioco della memoria devi scrutare il futuro per interrogare il passato, si punta sull\u2019avvenire per capire l\u2019avvenuto. Abbiamo sempre l\u2019impressione che sia il contrario, che dal passato s\u2019impari e che senza quello, senza memoria, non ci sia futuro, ma \u00e8 piuttosto vero il contrario: chi non ha un&#8217;idea del futuro non sa porre domande al passato, e senza una domanda, i ricordi restano coperti e muoiono.<\/p>\n<p>Infine, la <strong><em>Terza Legge del Memory<\/em><\/strong> ci insegna che ricordare non \u00e8 un atto individuale. Spesso sappiamo che girando quella carta troveremo una certa figura perch\u00e9 qualcun altro, prima di noi, l\u2019ha girata, sulla base di un ricordo giusto o sbagliato, scoprendo la figura prevista oppure incappando in una sorpresa. La carta che giro \u00e8 quella che altri hanno gi\u00e0 tentato, c\u2019\u00e8 qualcuno che mi dice \u00abD\u00e0i, d\u00e0i, \u00e8 proprio l\u00ec\u00bb o che invece mi spinge a rinunciare \u00abNo, no, quella no\u00bb. Accordo, disaccordo, conflitto, fanno parte del gioco della memoria.<\/p>\n<div id=\"attachment_25497\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25497\" class=\"wp-image-25497 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/cadorna55082_6245_42780863_300.jpg\" alt=\"cadorna55082_6245_42780863_300\" width=\"300\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-25497\" class=\"wp-caption-text\">il generale Luigi Cadorna (1850-1928)<\/p><\/div>\n<p>In Italia si parla molto di memoria collettiva e pi\u00f9 ancora di memoria condivisa, che per\u00f2 non sembra affatto la stessa cosa. Cosa significa condivisa? Come un appartamento affittato da pi\u00f9 persone, dove ci sono spazi comuni e spazi privati e usi differenti di entrambi? Oppure come un pensiero condiviso, rispetto al quale si \u00e8 tutti d\u2019accordo? L\u2019ambiguit\u00e0 del termine rende ambigua anche la proposta.<br \/>\nIn certi casi \u00abmemoria condivisa\u00bb vuole dire: mettiamoci d\u2019accordo su quello che non si pu\u00f2 dimenticare, pena la coazione a ripetere. Mettiamoci d\u2019accordo sui lutti da elaborare, perch\u00e9 l\u2019alternativa \u00e8 una malinconia che non passa. Gi\u00e0 questo \u00e8 un vasto programma, come direbbe qualcuno. Ma qualcun altro si spinge oltre: mettiamo in accordo le memorie, quindi non soltanto cosa ricordare, ma anche come ricordarlo, come descriverlo. I seicentomila morti italiani della Prima Guerra Mondiale furono un inutile massacro o sangue immolato per la patria? I disertori caduti davanti al plotone d\u2019esecuzione vanno conteggiati e celebrati nel numero delle vittime di guerra? Ed \u00e8 giusto mantenere l&#8217;intitolazione di vie e piazze a personaggi come il generale <strong>Luigi Cadorna<\/strong>, che mand\u00f2 al macello\u00a0centinaia di migliaia di soldati, e che volle contrastare la \u00abcodardia\u00bb tra i ranghi introducendo l&#8217;usanza della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Decimazione\">decimazione<\/a>?<\/p>\n<p>Viene da chiedersi perch\u00e9 porre simili domande al passato e soprattutto perch\u00e9 cercare risposte che mettano tutti d\u2019accordo. La spiegazione \u00e8 nella Seconda Legge del Memory: il futuro interroga il passato. La ricerca di un accordo su quanto gi\u00e0 abbiamo vissuto nasce da un\u2019idea di come vivremo, di come vorremmo vivere. Uniti, senza divisioni, senza conflitti. La \u00abmemoria condivisa\u00bb \u00e8 lo specchio dove riflettere l\u2019immagine di una societ\u00e0 armoniosa, in cui ciascuno sta al suo posto, e chi non sta al suo posto, chi non \u00e8 d\u2019accordo, chi agita interessi, chi diserta, certamente viene \u00abda fuori\u00bb, \u00e8 un batterio alloctono, un soggetto malato di <em>wandertrieb<\/em>, di nomadismo genetico, e come tale va cacciato, espulso, oppure ridotto a pi\u00f9 miti consigli, costretto ad accettare l\u2019autobiografia di una nazione che ha il culto dell\u2019unanimit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_25500\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25500\" class=\"wp-image-25500 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Toddyboy-1.jpg\" alt=\"Toddyboy\" width=\"250\" height=\"221\" \/><p id=\"caption-attachment-25500\" class=\"wp-caption-text\">Tzvetan Todorov<\/p><\/div>\n<p><strong>Tzvetan Todorov<\/strong> ha scritto che la condivisione della memoria non si pu\u00f2 imporre, n\u00e9 programmare, ma che tuttavia la si pu\u00f2 raggiungere, in tempi molto lunghi, come accade per certe opere letterarie. I grandi romanzi, quando lo sono davvero, prima o poi mettono tutti d\u2019accordo e finiscono per aggregare un consenso intorno alla loro verit\u00e0 poetica, alla capacit\u00e0 di cogliere il senso di un evento, di descriverlo in maniera efficace, di restituirne la dimensione.<br \/>\nTodorov accosta proprio memoria e letteratura, sostenendo che entrambe possono trasmetterci verit\u00e0, non nel senso di enunciati che corrispondono alla realt\u00e0, ma piuttosto di descrizioni veritiere, significative, di quel che accade nel mondo. Non \u00e8 nel loro additarci i fatti che risiede la loro verit\u00e0, ma nel modo in cui ce li additano, nel sentiero che intraprendono per arrivare al riferimento, e che alla lunga pu\u00f2 diventare un sentiero comune, che tutti percorrono e mantengono. Segno, magari, che \u00e8 tempo di cambiare traccia, di cercarne un altra, di dire la verit\u00e0 con nuove parole.<\/p>\n<p>Il nostro modo di sistematizzare l&#8217;esperienza del mondo \u00e8 un modo mitico, cio\u00e8 narrativo, dunque non stupisce che la letteratura abbia una sua indubbia importanza nell&#8217;elaborazione e nella trasmissione della memoria collettiva.<br \/>\nQuando questo non accade, quando la letteratura non ha la capacit\u00e0 o l\u2019urgenza di cogliere verit\u00e0 utili alla memoria, allora qualcosa si perde per sempre.<\/p>\n<p>Pensiamo a un caso emblematico appena evocato &#8211; dato che siamo in tempi di centenario: la letteratura della Prima guerra mondiale.<br \/>\nL&#8217;Italia non ha il proprio romanzo della Grande Guerra. Tutti gli altri paesi che hanno partecipato a quell&#8217;evento epocale ne hanno uno e in certi casi pi\u00f9 di uno, legato alla biografia degli autori. Quei romanzi rappresentano l&#8217;elaborazione, attraverso il racconto, di un&#8217;esperienza individuale che diventa specchio dell&#8217;esperienza collettiva, condivisa da milioni di persone.<br \/>\n<em>Niente di nuovo sul fronte occidentale<\/em>, o <em>Nelle tempeste d&#8217;acciaio<\/em>, per la Germania; <em>Il buon soldato \u0160veik<\/em>, o <em>Il sale della terra<\/em>, per l&#8217;ex-impero austro-ungarico; <em>Il Fuoco<\/em>, o <em>La Paura<\/em> (ma anche <em>Viaggio al termine della notte<\/em>), per la Francia; <em>Memorie di un ufficiale di fanteria<\/em>, <em>Giovent\u00f9 perduta<\/em>, o <em>Addio a tutto questo<\/em>, per l&#8217;Inghilterra. Eccetera.<br \/>\nIl romanzo della Grande Guerra combattuta sul fronte italiano l&#8217;ha scritto un americano, <strong>Ernest Hemingway<\/strong>, \u00e8 <em>Addio alle armi<\/em>.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-25487 alignright\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/A-Farewell-To-Arms1-218x300.jpg\" alt=\"A-Farewell-To-Arms1-218x300\" width=\"300\" height=\"413\" \/>Il motivo \u00e8 presto detto: la Prima guerra mondiale in Italia ha prodotto il fascismo, il cui avvento al potere \u00e8 stato relativamente rapido, appena pochi anni dopo la fine del conflitto. Il regime fascista ha avuto uno dei suoi pilastri retorici nel culto dei caduti della Grande Guerra e nel rancore per la &#8220;vittoria mutilata&#8221;, da cui ha tratto linfa per le guerre successive. La censura di regime ha impedito quindi un&#8217;elaborazione critica dell&#8217;esperienza bellica. La memoria \u00e8 stata imposta come memoria unitaria, che fosse condivisa oppure no, pietrificata nei grandi sacrari monumentali, nella tomba del milite ignoto, nelle parate commemorative.<\/p>\n<p>Cos\u00ec mentre negli altri paesi europei, tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta venivano pubblicati i grandi romanzi-memoriali degli scrittori soldati che svelavano la verit\u00e0 dietro le fanfare delle celebrazioni di stato, in Italia si dovette aspettare il secondo dopoguerra per poter leggere forse l&#8217;unico romanzo di quel genere scritto da un reduce italiano: <em>Un anno sull&#8217;altipiano<\/em>, di <strong>Emilio Lussu<\/strong>.<\/p>\n<p>Il romanzo arriva tardi, e viene scritto in esilio sul finire degli anni Trenta, a oltre vent&#8217;anni dagli eventi, in funzione smitizzante e antifascista. Tutti elementi che condizionano la rilettura a posteriori degli eventi e producono un racconto che svela pi\u00f9 l&#8217;abominio del militarismo che quello della guerra in s\u00e9 e delle sue ragioni. Ragioni che per l&#8217;Italia, paese aggressore, al netto della propaganda irredentista, coincidevano con un disegno espansionistico per il quale la maggioranza del paese\u00a0 non avrebbe voluto versare una goccia di sangue. Ragioni che ebbero come estrema conseguenza l&#8217;avvento della dittatura fascista. Se girando le carte del <em>Memory<\/em> volessimo trovare quella che si appaia con la fine dell&#8217;Italia liberale uscita dal Risorgimento, non dovremmo cercare la carta della marcia su Roma del 1922 o quella delle elezioni del 1924 con gli squadristi ai seggi, bens\u00ec quella del colpo di stato bianco del re Vittorio Emanuele III e del primo ministro Salandra nel 1915, quando il Parlamento a maggioranza neutralista venne messo davanti al fatto compiuto dell&#8217;entrata in guerra.<\/p>\n<div id=\"attachment_25493\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25493\" class=\"wp-image-25493 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/f2.jpg\" alt=\"f2\" width=\"300\" height=\"191\" \/><p id=\"caption-attachment-25493\" class=\"wp-caption-text\">Fucilazione dei \u00abcodardi\u00bb durante la Grande Guerra.<\/p><\/div>\n<p>La generazione di italiani tra le due guerre, la generazione che aveva vissuto il primo conflitto mondiale, non ebbe l&#8217;opportunit\u00e0 di scrivere e leggere il proprio romanzo, quindi di rimettere in prospettiva gli eventi vissuti. Quel tempo non pu\u00f2 essere recuperato. Avere mancato quel racconto, quel pezzo dell&#8217;autobiografia nazionale, ha prodotto equivoci e silenzi che si sono protratti nel tempo, fino al regime, a un&#8217;altra guerra mondiale e oltre, fino a noi, qui e ora. Anche oggi qualcuno prova a raccontarci la Prima guerra mondiale come una grande e dolorosa esperienza unificatrice del paese. E&#8217; cos\u00ec che ci viene riproposta la memoria condivisa dell&#8217;evento, perch\u00e9 quello \u00e8 il paese che si vuole prefigurare: unito nella grave sorte, unito nella crisi, senza conflitti, se non quelli contro chi viene da oltre confine, siano essi i &#8220;barbari&#8221; immigrati o i tecnocrati delle &#8220;\u00e9lite&#8221; europee.<\/p>\n<p>Eppure la letteratura, quando \u00e8 buona, quando \u00e8 grande letteratura, \u00e8 capace di evocare anche ci\u00f2 che non riesce a raccontare. In questo caso, il caso di <em>Un anno sull&#8217;altipiano<\/em> di Lussu, c&#8217;\u00e8 un momento in cui l&#8217;afasia del protagonista coincide con quella di una generazione e di un intero paese. E&#8217; un passo famoso, quello in cui il generale Leone, il pi\u00f9 fanatico e crudele degli ufficiali che compaiono nel romanzo, interroga il protagonista:<\/p>\n<p><em>\u00ab- Ama lei la guerra?<\/em><br \/>\n<em>Io rimasi esitante. Dovevo o no rispondere alla domanda? Attorno v\u2019erano ufficiali e soldati che sentivano. Mi decisi a rispondere.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Io ero per la guerra, signor generale, e alla mia Universit\u00e0, rappresentavo il gruppo degli interventisti.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Questo, &#8211; disse il generale con tono terribilmente calmo, &#8211; riguarda il passato. Io chiedo del presente.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; La guerra \u00e8 una cosa seria, troppo seria ed \u00e8 difficile dire se\u2026 \u00e8 difficile\u2026 Comunque, io faccio il mio dovere -. E poich\u00e9 mi fissava insoddisfatto, soggiunsi: &#8211; Tutto il mio dovere.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Io non le ho chiesto, &#8211; mi disse il generale, &#8211; se lei fa o non fa il suo dovere. In guerra il dovere lo debbono fare tutti, perch\u00e9 non facendolo si corre il rischio di essere fucilati. Lei mi capisce. Io le ho chiesto se lei ama o non ama la guerra.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Amare la guerra! &#8211; esclamai io, un po\u2019 scoraggiato.<\/em><br \/>\n<em>Il generale mi guardava fisso, inesorabile. Le pupille gli si erano fatte pi\u00f9 grandi. Io ebbi l\u2019impressione che gli girassero nell\u2019orbita.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non pu\u00f2 rispondere? \u2013 incalzava il generale.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Ebbene, io ritengo\u2026 certo\u2026 mi pare di poter dire\u2026 di poter ritenere\u2026<\/em><br \/>\n<em>Io cercavo una risposta possibile.<\/em><br \/>\n<em>&#8211;\u00a0 Che cosa ritiene lei, insomma?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Ritengo, personalmente, voglio dire io, per conto mio, in linea generale, non potrei affermare di prediligere, in modo particolare, la guerra.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Si metta sull\u2019attenti!<\/em><br \/>\n<em>Io ero gi\u00e0 sull\u2019attenti.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Ah, lei \u00e8 per la pace?<\/em><br \/>\n<em>Ora, nella voce del generale, v\u2019erano sorpresa e sdegno.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Per la pace! Come una donnetta qualsiasi, consacrata alla casa, alla cucina, all\u2019alcova, ai fiori, ai suoi fiori, ai suoi fiorellini! \u00c8 cos\u00ec, signor tenente?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; No, signor generale.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; E quale pace desidera mai, lei?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Una pace\u2026<\/em><br \/>\n<em>E l\u2019ispirazione mi venne in aiuto.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Una pace vittoriosa.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-25495 alignleft\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/lussu-1.jpg\" alt=\"lussu\" width=\"200\" height=\"322\" \/>Una pace vittoriosa. Una pace conseguita attraverso la guerra. In quell&#8217;ossimoro, in quell&#8217;artificio retorico \u00e8 racchiusa tutta l&#8217;ambiguit\u00e0 dell&#8217;interventismo democratico. Quello di cent&#8217;anni fa, quello del protagonista del romanzo, alter ego di Lussu, cos\u00ec come quello di oggi. Quello di chi \u00e8 disposto a credere che la guerra possa essere foriera di pace o che possa essere depurata dal militarismo. Quello di chi spaccia come sacrificio necessario l&#8217;arruolamento passato, per affermare la necessit\u00e0 dell&#8217;arruolamento prossimo venturo. Quello di chi finge che non valgano le <strong>Tre Leggi del Memory<\/strong>: la Prima &#8211; cio\u00e8 l\u2019importanza del contesto, che sempre cambia tra ieri e oggi -; la Seconda: si guarda al futuro per capire il passato -; e infine la Terza: la memoria collettiva non pu\u00f2 esistere senza conflitto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Questo \u00e8 l&#8217;intervento che WM2 e WM4 hanno letto ieri sera al Festival LETTERATURE di Roma, nella suggestiva coreografia della basilica di Massenzio. Gli organizzatori del Festival ci avevano detto che forse sarebbe uscito su \u00abun quotidiano nazionale\u00bb, ma non sospettavamo che sarebbe stato L&#8217;Unit\u00e0. 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