{"id":25301,"date":"2016-05-31T08:18:32","date_gmt":"2016-05-31T06:18:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=25301"},"modified":"2016-05-31T10:18:23","modified_gmt":"2016-05-31T08:18:23","slug":"il-ritorno-de-larchivista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/05\/il-ritorno-de-larchivista\/","title":{"rendered":"Il ritorno de \u00abL&#8217;archivista\u00bb"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_25317\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Cover-Archivista.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25317\" class=\"wp-image-25317 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Archivista_frontcover.jpg\" alt=\"L'Archivista, di Loriano Macchiavelli\" width=\"250\" height=\"387\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-25317\" class=\"wp-caption-text\">Clicca per aprire la copertina completa, con quarta e alette.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Esce oggi in libreria la nuova edizione de <em>L&#8217;archivista <\/em>(Einaudi Stile Libero, \u20ac14) romanzo di <a href=\"http:\/\/www.loriano-macchiavelli.it\/\"><strong>Loriano Macchiavelli<\/strong><\/a> pubblicato per la prima volta nel 1981. E&#8217; un poliziesco ambientato nella Bologna di inizio anni Ottanta, con un detective davvero sui generis, del tutto impensabile nel panorama della narrativa di genere italiana di oggi. Uno sbirro cattivo, rognoso, piccolo-borghese, che<\/p>\n<blockquote><p>\u00abci ricorda quando tutto \u00e8 cominciato, riportandoci sul campo di battaglia d\u2019una sconfitta storica, all\u2019origine dell\u2019oggi, nella livida alba di quel decennio in cui l\u2019Italia cambi\u00f2 per l\u2019ultima volta perch\u00e9 niente potesse pi\u00f9 cambiare davvero.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Sono le parole di <strong>Tommaso De Lorenzis<\/strong>, autore della bella postfazione alla riedizione del volume, che pubblichiamo integralmente di seguito. Per tutti quelli che hanno nostalgia degli anni Ottanta, se li raccontano come una fucina di grandi cose o li eleggono a mito fondativo. Buona lettura.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<h4><strong>Chi va con lo Zoppo<\/strong><\/h4>\n<blockquote><p>\u00abGiunta sinistrese, son la tua rovina \/ Potere salumiere e sporca disciplina\u00bb<br \/>\nNabat, 1984<\/p>\n<p>\u00abBologna mi appare come qualcuno che va a una festa e si veste di nuovo, senza lavarsi e senza cambiarsi le mutande\u00bb<br \/>\nLuigi Bernardi, 2002<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 una bestia.<br \/>\nPoli Ugo, vice ispettore aggiunto della questura di Bologna, \u00e8 proprio una bestia. Lo dice Loriano Macchiavelli, quindi non gli stiamo facendo torto. Qui occorre ribadirlo, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 da vedersela con un osso duro: con un questurino fiscale e cattivo, rancoroso, violento, vergognosamente fascista e pure sciancato. Non che le menomazioni siano in s\u00e9 un problema, ci mancherebbe. Ma se l\u2019invalidit\u00e0 diventa alibi per angariare, tormentare e rovinare la vita al prossimo, allora la questione si fa seria. Brutta e seria.<br \/>\nDebole coi forti, forte coi deboli, lo Zoppo \u00e8 uso al ricatto e avvezzo alla minaccia. Prevarica senza il minimo scrupolo. La brutalit\u00e0 \u00e8 il suo pane quotidiano. Della misoginia ha fatto una bandiera e della misantropia il metro dei rapporti umani.<br \/>\nNon capita spesso d\u2019imbattersi in un protagonista simile. Uno che andrebbe considerato il \u201ccattivo\u201d, che si mette d\u2019impegno per essere disprezzato e odiato, e fa l\u2019impossibile per ostacolare l\u2019immedesimarsi dei lettori: fatta salva una presunta quota di sadici che frequentano le librerie.<br \/>\nDunque l\u2019incontro \u00e8 insolito. Tanto pi\u00f9 se si pensa al romanzo giallo col suo molteplice catalogo di eroi: dai fulgidi campioni della deduzione ai <em>private eye<\/em> duri e di poche parole, dai commissari ruvidi ma empatici agli investigatori per caso, con la mente acuta e la lingua sciolta. Le icone del poliziesco sono uomini fuori dal comune, paladini malinconici, cavalieri solitari nella metropoli senza regole, investigatori dalla sigaretta infinita e col bicchiere sempre pieno, seduttori fascinosi, sbirri formidabili dall\u2019appetito buono e il palato fino. Se si tratta di detective occasionali che menano una vita sfigata, vengono risarciti con particolari virt\u00f9. Se invece hanno il carattere gonzo, divertono e piacciono alle donne.<br \/>\nEcco, per Poli tutto questo non vale.<br \/>\n\u00c8 astemio e non fuma. Si astiene pure dal caff\u00e8. Intrattabile e malevolo, ha ingaggiato una guerra personale con lo charme. Lo <em>spleen<\/em> non sa cosa sia. Non \u00e8 vecchio, ma ci tiene a sembrarlo, e \u00abFiguriamoci!\u00bb: giusto per usare il suo irritante intercalare. Il senso dell\u2019umorismo, l\u2019ha sotto i tacchi delle scarpe che trascina accompagnandosi con un pesante bastone. Battute non ne fa e non ride nemmeno se sono buone. Anzi: non ride praticamente mai. Le rare volte che capita, \u00e8 un ghigno a compimento di qualche bieca vendetta.<br \/>\nDavvero una bestia. Altrimenti: \u00abburocrate, carogna e ruffiano\u00bb, come dice uno che lo conosce fin troppo bene. Oppure \u00abun represso e complessato\u00bb secondo l\u2019anonimo narratore che lo affianca nelle inchieste, documentandone le gesta sconsiderate. Ha solo una dote: un cervello che funziona alla grande e lo rende segugio di razza. Il punto \u00e8 che questa qualit\u00e0 \u2013 in mancanza di senso morale \u2013 finisce per amplificarne le turbe, alimentando la smania persecutoria, l\u2019irrancidito pensar male e il sordo livore che gli avvelena l\u2019esistenza dal giorno in cui un incidente in servizio gli ha massacrato la gamba e stroncato la coscienza.<br \/>\nMessa cos\u00ec, sembra una scortesia nei riguardi del genere. Addirittura un peccato di lesa maest\u00e0. Ed \u00e8 quasi una provocazione ripresentarlo oggi che il poliziesco italiano ha sancito un\u2019alleanza commercialmente di successo col registro comico, riempiendosi di motteggi, canzonature, comprimari spassosi e colorita espressivit\u00e0 dialettale che \u2013 dalla Toscana alla Sicilia \u2013 fa tanto provincia buffa.<br \/>\nL\u2019indole dello Zoppo, infatti, richiama pi\u00f9 le vittime-carnefici della letteratura nera \u2013 quella della modernit\u00e0 tragica e d\u2019una realt\u00e0 irredimibile \u2013 che il profilo dell\u2019Indagatore. Di sicuro manda a farsi benedire il senso comune che raccomanda protagonisti di smalto e di spirito, brillanti, ironici e dotati dell\u2019adeguato sex appeal. Gente gradevole, nel complesso rassicurante, sfacciata al punto da guardare in camera ammiccando al pubblico. Insomma, perfettamente funzionale a un\u2019idea del giallo come letteratura di puro intrattenimento o evasione bovarista.<br \/>\n\u00abCerchiamo dei detective con cui le lettrici abbiano voglia di andare a cena\u00bb, ammetteva una volta un editor.<br \/>\nAccomodatevi, prego. Provate a cenare con Ugo. Nel migliore dei casi, vi garantir\u00e0 un sontuoso travaso di bile, come sa bene l\u2019onorevole Presidente che \u2013 proprio nelle pagine de <em>L\u2019archivista<\/em> \u2013 se lo trova di fianco al ristorante \u201cAl Cantunz\u00e8in\u201d. Nella peggiore delle eventualit\u00e0, vi potrebbe accadere di assaggiare il bastone che \u00e8 solito brandire a mo\u2019 di arma. E per carit\u00e0 di patria \u00e8 meglio tacere delle lettrici di bella presenza. Quelle, al posto di consumare l\u2019ammazzacaff\u00e8, rischiano lo stupro, perch\u00e9 \u2013 quando si trova in mano le carte giuste \u2013 lo Zoppo \u00e8 capace di tutto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-25319\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Archivista_Giallo_Mondadori.jpeg\" alt=\"L'Archivista di Loriano Macchiavelli nell'ediione Il Giallo Mondadori, 1981\" width=\"251\" height=\"334\" \/>Un tipo parecchio disturbato, quindi. Un mezzo psicopatico. Un guastafeste pericoloso. Una croce per gli sventurati che lo incontrano nel corso d\u2019indagini rigorosamente non autorizzate. Un monito a lungo rimosso per i colleghi vanitosi e \u201cpiacioni\u201d che son venuti dopo. Una rovina per un certo Sarti Antonio che \u00e8 venuto prima. Un fuoriclasse dell\u2019inopportunit\u00e0. Un asso dell\u2019irriverenza. Oggi come ieri, cio\u00e8 da sempre. Dal 1981, per l\u2019esattezza: quando <em>L\u2019archivista<\/em> usc\u00ec nel catalogo de Il Giallo Mondadori, allora diretto da <strong>Oreste del Buono<\/strong>, e Poli apparve sulla scena letteraria del Belpaese come insopportabile ospite che si imbuca per rovinare \u2013 con infame tempismo e intenzione manifesta \u2013 l\u2019orgia festosa del decennio glitterato, euforico e rampante.<br \/>\nBenvenuti nei maledetti anni Ottanta.<\/p>\n<p>All\u2019inizio degli <em>Eighties<\/em>, Bologna non era pi\u00f9 la citt\u00e0 eletta da Macchiavelli ad ambientazione delle inchieste di Sarti Antonio, sergente, e a Capitale del \u201cnuovo poliziesco\u201d italiano. Molto era cambiato dal 1974, allorch\u00e9 \u2013 con <em>Le piste dell\u2019attentato<\/em> \u2013 lo scrittore aveva scommesso sulla raccontabilit\u00e0 del capoluogo d\u2019Emilia e sfatato il clich\u00e9 editoriale secondo cui la <em>crime story<\/em> era un genere di propriet\u00e0 transalpina o anglosassone. Per sei anni e in sette libri, Macchiavelli aveva svelato \u2013 grazie alle traversie del suo celebre poliziotto \u2013 il rovescio inconfessabile della Rossa, scrivendo di speculazioni edilizie e rendite immobiliari, di studenti fuorisede ed extra-parlamentari di sinistra, di ottusi, soffocanti apparati amministrativi e dei vizi privati dell\u2019\u201coperosa\u201d borghesia autoctona.<br \/>\nIn tanti non l\u2019avevano presa bene. Dalle parti di piazza Maggiore, a palazzo d\u2019Accursio, sede del democratico Comune, qualcuno si era pure irritato. Per non parlare di funzionari e dirigenti di partito. O meglio: <em>del Partito<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_25320\" style=\"width: 239px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25320\" class=\"size-full wp-image-25320\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/loriano_QQ.png\" alt=\"Loriano Macchiavelli\" width=\"229\" height=\"259\" \/><p id=\"caption-attachment-25320\" class=\"wp-caption-text\">Loriano Macchiavelli<\/p><\/div>\n<p>Macchiavelli \u00e8 fatto cos\u00ec. Gli \u00e8 sempre piaciuto rompere i coglioni. Che poi \u00e8 un modo meno nobile e pi\u00f9 prosaico per dire quello che diceva Oreste del Buono: \u00abIo non so se Loriano Macchiavelli sia il pi\u00f9 bravo giallista italiano. [\u2026] So, per\u00f2, e di questo sono sicuro, che \u00e8 il pi\u00f9 coraggioso giallista italiano\u00bb. \u00c8 vero, perch\u00e9 ci voleva coraggio per fare a pezzi la compiaciuta rappresentazione della citt\u00e0 meglio amministrata d\u2019Italia, che della qualit\u00e0 dei propri servizi ha fatto un modello, dimenticando tutto il resto. Per esempio: quelli venuti da fuori, domiciliati in affitto, non residenti, esiliati dalla buona gastronomia e costretti in mense schifose, vincolati al pagamento delle rette universitarie, con quattro lire in tasca e le pezze al culo. Oppure quegli altri, quei debosciati che scrivevano e disegnavano, cantavano, recitavano o suonavano, senza disporre di case di propriet\u00e0 e neppure d\u2019onesti, rispettabili impieghi a tempo indeterminato, magari in qualche ufficio pubblico. <em>A lavur\u00e8r!<\/em><br \/>\nBologna, poi, \u00e8 uno di quei posti che alimentano in modo incontrollato la produzione di retoriche e clich\u00e9, come certifica la famigerata, triplice attribuzione che la vuole colta, comunista e sovrappeso, in quanto dedita ai piaceri della cucina. E si pensi alle tante metafore che l\u2019associano al femminile, evocando una sessualit\u00e0 lasciva, condita di fianchi abbondanti, tette generose e labbra disponibili. \u00abVecchia signora\u00bb e al tempo stesso \u00abbambina perbene\u00bb, la defin\u00ec <strong>Francesco Guccini<\/strong> nella leggendaria canzone che le dedic\u00f2. E non poteva mancare \u00abbusona\u00bb, intendendo \u201cputtana\u201d, declinazione femminile del sostantivo \u2013 divenuto vocativo assoluto e tautologia <em>par excellence<\/em> \u2013 che nel gergo locale indica i sodomiti, la gente di smodata fortuna e tutti coloro che, in qualche particolare momento, cio\u00e8 di continuo, e chiss\u00e0 poi perch\u00e9, son per l\u2019appunto \u201cbusoni\u201d.<br \/>\nMa se cos\u00ec va il mondo, cos\u00ec non andava pi\u00f9 bene a Macchiavelli, che delle figure da cartolina o dei luoghi comuni decise di fregarsene. Mostr\u00f2 \u2013 in anticipo sui tempi \u2013 la crisi d\u2019identit\u00e0 che covava all\u2019ombra delle Torri. Presag\u00ec prima degli altri la rabbia strisciante, destinata a brillare nell\u2019insurrezione del marzo \u201977. Esib\u00ec il volto cattivo e il lato inospitale, il conformismo e la doppiezza d\u2019una citt\u00e0 che ha la bonomia inscritta nel nome, ma \u2013 al bisogno \u2013 se la scorda. Fece tutto questo servendosi d\u2019un poliziotto come Sarti, che di certo non \u00e8 un eroe. Al contrario, \u00e8 parecchio sfortunato e la vita gli dice male, affliggendolo con una terrificante colite nervosa e consegnandolo alle angherie d\u2019un superiore bastardo come pochi: l\u2019ispettore capo Raimondi Cesare. Non poteva essere altrimenti. Prima di darsi al poliziesco, lo scrittore aveva fatto l\u2019autore teatrale e conosceva a memoria la lezione di Brecht: \u00abBeato il Paese che non ha bisogno di eroi!\u00bb Ecco spiegato il motivo per cui i suoi personaggi sono campioni di nulla e paladini del niente.<\/p>\n<div id=\"attachment_25328\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-25328\" class=\"wp-image-25328\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Luigi-Bernardi.jpg\" alt=\"Luigi Bernardi\" width=\"250\" height=\"250\" \/><p id=\"caption-attachment-25328\" class=\"wp-caption-text\">Luigi Bernardi (1953 &#8211; 2013)<\/p><\/div>\n<p>Come ha notato <strong>Luigi Bernardi<\/strong>, Macchiavelli narr\u00f2 la burrascosa transizione che stava trasformando Bologna [1]. Il momento di passaggio in cui la Dotta smise d\u2019essere il paesone \u2013 unico in Italia, diverso da tutto il resto \u2013 in bilico tra sezione e parrocchia, tra Dozza e Dossetti, perso dietro al culto del cinematografo americano, del jazz, della boxe, del basket, e divenne l\u2019esplosiva casbah di studenti creativi, libertari, insolenti. Un laboratorio d\u2019eccezione. Incubatore di rotture, anche violente. Fucina di linguaggi e stili: dalla letteratura al fumetto, alla musica.<br \/>\nSempre unica. Sempre diversa, Bologna.<br \/>\nPoi qualcosa cambi\u00f2 ancora, ma questa volta tragicamente in peggio. Si super\u00f2 un punto di non ritorno, mentre le carte si mischiavano e tutto si confondeva.<br \/>\nFu allora che \u2013 dallo spirito dei tempi nuovi e su una gamba sola, <em>\u00e7a va sans<\/em> dire \u2013 salt\u00f2 fuori Poli Ugo. Era un atto di grande generosit\u00e0. Macchiavelli voleva solo essere caritatevole nei confronti di Sarti, intendeva risparmiargli gli Ottanta. Invece l\u2019hanno frainteso. Per primi i lettori che \u2013 si sa \u2013 sono pigri e si affezionano quando ci sono di mezzo i \u201cseriali\u201d. Per inciso: non \u00e8 affatto vero che i lettori hanno sempre ragione.<br \/>\nMa si incarogn\u00ec perfino il sergente, che in un\u2019intervista immaginaria del 1981 non la mand\u00f2 a dire al suo creatore: \u00abLoriano Macchiavelli si \u00e8 stancato di me, di Sarti Antonio, sergente, e va costruendo un altro personaggio al solo scopo di mettermi da parte. Se non \u00e8 invidia questa! Voglio vedere dove arriver\u00e0 con il suo Poli Ugo, vice ispettore aggiunto, un maledetto burocrate che\u2026 Meglio lasciar perdere\u2026\u00bb [2].<br \/>\nNo, non era invidia. E non lasciamo perdere affatto, perch\u00e9 si trattava di sommo altruismo.<br \/>\nIl vento stava girando, il cielo ingrigiva pi\u00f9 del solito e l\u2019aria si faceva pesante. Di l\u00ec in avanti serviva lo Zoppo.<\/p>\n<p>Un tintinnio di vetri e un rumore sordo.<br \/>\nQualcuno, la Bomba, la sent\u00ec cos\u00ec: stando in casa, a pi\u00f9 di un chilometro dalla stazione, con la tazzina del caff\u00e8 in mano, mentre ascoltava la rassegna stampa di Radio Citt\u00e0. Era la mattina del 2 agosto 1980, il giorno della mattanza. Ottantacinque morti e pi\u00f9 di duecento feriti. La si racconta sempre in questa maniera, la Strage: esibendo i numeri e lesinando sulle parole. Se si vuole aggiungere qualcosa, allora si menzionano gli autobus \u2013 vanto dei servizi cittadini \u2013 usati per trasportare i cadaveri e pietosamente addobbati con dei lenzuoli a coprire i finestrini. A Bologna, gli anni Ottanta cominciano con l\u2019eco assordante del passato, col boato del tritolo.<br \/>\nMa era arrivato anche il tempo delle scelte che contano. E qualche furbo con trascorsi di movimento pens\u00f2 bene di cambiare casacca e \u201cimbazzarsi\u201d col Partito o il Comune impegnati a ricucire lo strappo del \u201977, a promuovere il recupero della diversit\u00e0 creativa e a varare il Piano Giovani. Invece nelle strade, in tanti, in troppi, incontrarono Lei: la polvere afgana, l\u2019additivo d\u2019oppio che non risparmia nessuno. Dicono che c\u2019\u00e8 stato un momento, a Bologna, in cui si poteva arrivare dalla periferia al centro, dagli stradoni di San Donato a piazza Maggiore, dalla Barca a piazza Verdi comprando eroina lungo tutto il tragitto. Nelle farmacie notturne si faceva la fila per la siringa monouso. E quelli meno devastati degli altri si preoccupavano di far rispettare il turno. Si \u201csmazzava\u201d perfino al cassero di Santo Stefano e a porta San Mamolo, a ridosso dei quartieri bene, in faccia alla buona borghesia collinare.<br \/>\nSotto una pioggia di <em>brown sugar<\/em>, la citt\u00e0 stava diventando uguale a tutte le altre: a Modena e Verona, mecche dello spaccio, o al pi\u00f9 triste sobborgo dell\u2019hinterland milanese. E come volete che stesse in un simile inferno quel povero diavolo di Sarti Antonio, un questurino debole di viscere e a tratti romantico?<br \/>\nCi stava male, malissimo. \u00c8 presto detto.<br \/>\nAll\u2019opposto, Ugo ci stava alla grande, essendo provvisto di quell\u2019appropriata crudelt\u00e0 che gli consentiva di raccogliere la sfida. Nella sua breve vita, riassumibile in un paio di romanzi, di cui uno a puntate, un racconto lungo, un\u2019apparizione nel film Tv del 1985 e una manciata di comparsate al fianco del collega sergente, ingaggi\u00f2 un corpo a corpo col decennio che incombeva. Non a caso nelle avventure del vice ispettore ritroviamo tutti i motivi che segnarono la congiuntura in cui Bologna e l\u2019Italia decisero di vendersi l\u2019anima.<br \/>\n\u00abQui c\u2019\u00e8 la peste\u00bb, dice Ugo senza scomporsi, indicando il desolato spettacolo dei giardini Margherita, distesa luccicante di aghi d\u2019acciaio e plastica delle siringhe usate. E l\u2019eroina, insieme alle truffe sanitarie e agli appetiti dei potentati locali, torner\u00e0 anche in <em>Sarti Antonio e il malato immaginario<\/em>, l\u2019inchiesta pubblicata a puntate, tra il gennaio 1987 e l\u2019ottobre 1988, sul periodico \u00ab2000 Incontri\u00bb, il cui protagonista \u2013 a dispetto dell\u2019ingannevole titolo \u2013 \u00e8 Poli [3]. Qualche anno pi\u00f9 tardi, nelle pagine del romanzo breve <em>I quarantasette colpi<\/em>, in Montagnola alcuni passanti dovranno strappare dalle mani dello Zoppo un ragazzino tossico, colpevole di avergli fregato l\u2019inseparabile bicicletta [4]. Lo stava ammazzando a bastonate, cristo santo. Cos\u00ec, tanto per offrire un\u2019alternativa pratica ai Sert e alla somministrazione controllata di metadone.<br \/>\nChe bestia.<br \/>\nFiguriamoci!<\/p>\n<p>Tuttavia Macchiavelli ci aveva visto giusto di nuovo, continuando ad arrivare per primo. Certo, poteva mettersi comodo. Poteva andare avanti con Sarti a botte d\u2019un romanzo l\u2019anno. Oppure poteva inventarsi qualche irresistibile, malinconico sbirro da muovere in una Bologna crepuscolare. Viceversa, per l\u2019ennesima volta fugg\u00ec il gi\u00e0 visto. Lasci\u00f2 perdere le solide consuetudini, i noti comprimari e le ambientazioni riconoscibili che fanno la fortuna delle serie poliziesche. Allergico agli archetipi eroici, tir\u00f2 fuori \u2013 pi\u00f9 o meno consapevolmente \u2013 una versione felsinea del Tersite omerico, che con lingua tagliente buttava in vacca il nobile consesso dei guerrieri achei: \u00abNon venne a Troia uomo pi\u00f9 brutto \/ Era deforme e zoppo\u00bb. Imbast\u00ec un personaggio disturbante e grottesco, sopra le righe e difficile da digerire. Un animale astuto, solitario, disumano: immagine distorta, e per questo fedelissima, della realt\u00e0 in cui l\u2019autore lo cacci\u00f2 a forza. Senza piet\u00e0 alcuna gli mise in casa, insieme a una moglie schiantata dalle sue maniere incivili, un figlio di sinistra con cui non poteva scambiare neppure mezza parola. Soprattutto: gli piazz\u00f2 in soggiorno un televisore sempre acceso, una cosa da farlo uscire pazzo, alla lettera, e in particolare al principio di un\u2019indagine. Ma del resto, nella societ\u00e0 italiana, il piccolo schermo diventava vangelo grazie al boom delle reti commerciali. Con Poli in punta di penna, Macchiavelli sbeffeggi\u00f2 il <em>demi-monde<\/em> intellettuale, mentre la Penisola si riempiva di ambiziosi psicoanalisti alla moda e architetti craxiani, giornalisti compiacenti, spregiudicati critici d\u2019arte e professionisti della cultura. Cominci\u00f2 dai set cinematografici ne <em>L\u2019archivista<\/em> e fin\u00ec con i circuiti letterari de <em>I quarantasette colpi<\/em>. Non ebbe rimpianti neppure a far piazza pulita della Bologna <em>d\u2019antan<\/em>. Rinunci\u00f2 perfino a via Santa Caterina, la strada lunga e stretta, piantata a ridosso di porta Saragozza, dove \u2013 in un tugurio sotto i portici \u2013 abitava Rosas, il \u201cTalpone\u201d: lo studente anarchico dall\u2019intelletto sopraffino che era stato il monumentale pard di Sarti Antonio. Nella silenziosa solitudine dello Zoppo, si smarr\u00ec il coro d\u2019indimenticabili comprimari che aveva popolato le inchieste del sergente: da Felice Cantoni, l\u2019autista dell\u2019auto 28, al barbone Settepalt\u00f2, passando per il cronista Gianni \u201cLucciola\u201d Deoni. E non c\u2019era pi\u00f9 spazio nemmeno per una pallida ombra di sentimentalismo. Perci\u00f2, tanti saluti alla \u201cBiondina\u201d, la prostituta alla quale Sarti ha voluto bene davvero. Proprio Lui, scorbutico single che a ogni romanzo non si risparmia la sacrosanta scopata con la bella di turno. Al contrario Ugo, le signore di facili costumi, le chiama \u201ccoperte\u201d, mentre le signore in genere \u2013 nel caso in cui l\u2019abbiano contrariato, cosa che accade puntualmente \u2013 le appella \u201cputtane\u201d. Comunque lo Zoppo, le \u201ccoperte\u201d, se le fa mandare in camera dal portiere dell\u2019alberghetto di terza categoria in cui si rifugia quando c\u2019\u00e8 da risolvere un caso. Ovviamente dopo aver chiesto gli immancabili giorni di ferie.<br \/>\nIn una Bologna sfigurata e in un tempo che ormai reiterava se stesso, il passato giace \u2013 dopo accurata imbalsamazione \u2013 nelle pratiche dell\u2019archivio, dove Poli marcisce finch\u00e9 non arriva un fascicolo che andrebbe chiuso. <em>Andrebbe<\/em>\u2026 Per tutti, s\u00ec, ma non per lui. E qui comincia la storia. Al solito modo, con una sequela di insulti rivolti allo scalognato collega che vorrebbe risolvere in fretta l\u2019affare. E non c\u2019\u00e8 neppure bisogno d\u2019aggiungere che lo scalognato \u00e8 Sarti Antonio, sergente.<\/p>\n<p>Dopo trentacinque anni, <em>L\u2019archivista<\/em> torna nel catalogo nazionale, a disposizione di nuovi e vecchi lettori. Per la prima volta, il romanzo varca la soglia delle librerie, avendo frequentato in precedenza solo i ripiani delle edicole e conosciuto esclusivamente i favori della collana periodica di Segrate. \u00c8 giusto chiedersi che ci sta a fare e cosa ha da dire \u2013 oggi, in Italia \u2013 una bestia come Poli Ugo.<br \/>\nLa risposta \u00e8 semplice: ci sta benissimo e ha da dire un sacco di cose. Ad esempio, ci ricorda quando tutto \u00e8 cominciato, riportandoci sul campo di battaglia d\u2019una sconfitta storica, all\u2019origine dell\u2019oggi, nella livida alba di quel decennio in cui l\u2019Italia cambi\u00f2 per l\u2019ultima volta perch\u00e9 niente potesse pi\u00f9 cambiare davvero. Pu\u00f2 sembrare strano, ma Poli \u00e8 un medico saggio, benevolo e previdente. Somministra una dose omeopatica di violenza, elargisce l\u2019adeguato quantitativo di veleno per resistere alla malattia e alle tossine venefiche d\u2019un tempo immemore e uguale a se stesso, di un eterno presente da cui \u00e8 stata bandita qualsiasi idea di futuro e ogni possibilit\u00e0 di trasformazione. L\u2019orribile citt\u00e0 dello Zoppo, inoltre, \u00e8 una Stalingrado che resiste contro quanti considerano il recupero degli <em>Eighties<\/em>, con tutto l\u2019ammorbante bagaglio di trash, cosmesi glitter, acconciature vaporose, comicit\u00e0 demenziale, nudi televisivi, suoni dolciastri delle tastiere, un atto <em>\u00e0 la page<\/em>, sinonimo di disinibizione intellettuale.<br \/>\nE poi c\u2019\u00e8 il romanzo giallo, un genere di nuovo sedotto dalle sirene dell\u2019intrattenimento e dopato dalla comicit\u00e0 compiacente. Ancor pi\u00f9 che con Sarti Antonio tra i piedi, \u00e8 con lo Zoppo tra i maroni che Loriano Macchiavelli ribadisce come la <em>crime story<\/em> sia \u2013 prima di tutto \u2013 narrazione di rottura che frantuma un ordine iniziale e fa saltare gli equilibri. Da quel punto in poi, in una realt\u00e0 marcia e corrotta, nessuno scioglimento dell\u2019enigma \u00e8 da considerarsi una conquista o un modo di fare giustizia. Anzi, \u00e8 foriero di altre iniquit\u00e0. Per questa ragione lo scrittore si tiene lontano anni luce dall\u2019eroismo inquirente, delineando un protagonista meschino, refrattario all\u2019immedesimarsi dei lettori ed estraneo alla celebrazione dell\u2019indagatore vittorioso. La verit\u00e0 spesso \u00e8 brutta e cattiva, sgradevole e difficile da mandar gi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-25322\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mg_0532-una-risata.jpg\" alt=\"Sar\u00e0 una risata che vi seppellir\u00e0.\" width=\"250\" height=\"361\" \/><\/p>\n<p>Con un realismo mai pedante n\u00e9 a tesi, distorto dalla resa espressionistica, rotto da intermezzi brechtiani, carico di tic linguistici, consapevolmente infarcito dell\u2019asettico, gelido burocratese, Macchiavelli ha raccontato le mille e una trasformazioni di Bologna, preconizzando i mutamenti del Paese, e irridendo Signori e potenti, conformisti piccolo-borghesi e ottusi funzionari, baroni universitari e impettiti quadri di partito. Ha praticato una comicit\u00e0 grottesca, inquieta, che non vuole divertire, intrattenere o blandire, bens\u00ec importunare e perfino offendere. Ha rispolverato il meglio del registro comico italiano, quello che \u2013 dalla poesia al cinema, al teatro \u2013 corrode alla stregua di acido muriatico e si porta appresso il pianto come inseparabile rovescio. Attraverso storie di poliziotti infelici, nel rovesciamento dei significati, ha richiamato una massima libertaria, forse poco commerciale, ma gioiosamente provocatoria, riassunta su un manifesto che campeggiava anche in una vecchia osteria di Bologna e ritraeva un anarchico sorridente tra due questurini. La scritta in basso recitava: \u00abSar\u00e0 una risata che vi seppellir\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Tommaso De Lorenzis<\/strong><br \/>\nRoma, marzo 2016<\/p>\n<p>[1] Cfr. L. Bernardi, \u00abUn questurino nella citt\u00e0 che non \u00e8 come le altre citt\u00e0\u00bb in L. Macchiavelli, <em>Fiori alla memoria<\/em>, Einaudi, Torino 2001, pp. 167-178.<br \/>\n[2] L. Macchiavelli, <em>L\u2019archivista<\/em>, Il Giallo Mondadori, Milano 1981, p. 144.<br \/>\n[3] Cfr. L. Macchiavelli, <em>Sarti Antonio e il malato immaginario<\/em>, Flaccovio, Palermo 2006.<br \/>\n[4] L. Macchiavelli, <em>I quarantasette colpi<\/em>, in Id., <em>Sarti Antonio e i 47 colpi<\/em>, a cura di M. Carloni e R. Pirani, Mondadori, Milano 2006, pp. 119-214.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Esce oggi in libreria la nuova edizione de L&#8217;archivista (Einaudi Stile Libero, \u20ac14) romanzo di Loriano Macchiavelli pubblicato per la prima volta nel 1981. E&#8217; un poliziesco ambientato nella Bologna di inizio anni Ottanta, con un detective davvero sui generis, del tutto impensabile nel panorama della narrativa di genere italiana di oggi. 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