{"id":25282,"date":"2016-05-23T12:05:57","date_gmt":"2016-05-23T10:05:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=25282"},"modified":"2016-05-23T12:40:33","modified_gmt":"2016-05-23T10:40:33","slug":"calatrava-e-la-bonta-il-sentieroluminoso-passa-dalla-stazione-mediopadana-av","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/05\/calatrava-e-la-bonta-il-sentieroluminoso-passa-dalla-stazione-mediopadana-av\/","title":{"rendered":"Calatrava e la bont\u00e0. Il #SentieroLuminoso passa dalla stazione Mediopadana AV."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25284\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8182-FN3225101.jpg\" alt=\"Il bruco di Calatrava\" width=\"500\" height=\"313\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[A settembre dell&#8217;anno scorso segnalammo su Giap un reportage di Wu Ming 1 intitolato <em><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/WM1_Fitzcalatrava_a_Reggio_Emilia.pdf\">Fitzcalatrava a Reggio Emilia<\/a>, <\/em>pubblicato su <em>Nuova Rivista Letteraria <\/em>(n.1, maggio 2015). L&#8217;articolo nasceva da una visita (arrivando in auto) alla stazione Mediopadana AV, datata 1 aprile 2015. Due settimane prima, percorrendo il <strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13170\">Sentiero Luminoso<\/a><\/strong> da Bologna a Milano, Wu Ming 2 aveva visitato (a piedi) il medesimo luogo. Oggi, mentre esce <a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/letteraria\/nuova-rivista-letteraria-n-3-nuova-serie-maggio-2016\">il n.3 di Letteraria<\/a>, pubblichiamo\u00a0un estratto da <em><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24720\">Il sentiero luminoso<\/a><\/em>, dedicato alla viandanza (apotropaica) verso la Grande Opera dell&#8217;archistar di Valencia]<\/span><\/p>\n<p>A <strong>Pratofontana<\/strong>, la storia ha depositato una chiesa e un cimitero, isolati rispetto al resto del borgo. Il cimitero \u00e8 il classico recinto edilizio, erbetta senza pretese e manco un albero a dare ombra ai morti. Sulla faccia esterna del muro, una lapide con la croce ricorda il partigiano Ferrari Anselmo detto Eimo, qui caduto in combattimento il 24 aprile 1945.<br \/>\nOltre il camposanto, spunta l\u2019altana del mausoleo di <strong>Coopservice<\/strong>.<br \/>\nCome recita il sito del gruppo, si tratta di \u00abuno dei principali player nazionali nella progettazione, erogazione e gestione di servizi integrati alle imprese e alle comunit\u00e0\u00bb. <!--more-->Si occupa di pulizie, logistica, vigilanza, energia, manutenzioni e rifiuti. Nel 2013, ha chiuso il bilancio con un fatturato di 382 milioni di euro e nel 2014 prevede di aumentarlo del 6,6%.<br \/>\nA <strong>Bologna<\/strong> \u00e8 nota perch\u00e9, da un paio d\u2019anni, fornisce all\u2019Ateneo i servizi di multisala e portierato. Un appalto che non farebbe notizia, se non fosse che, dopo l\u2019arrivo di Coopservice, tredici dipendenti di una biblioteca universitaria si sono ritrovati con lo stipendio ridotto del 40%, da 1200 a 750 euro per 6 giorni lavorativi. Pagati come vigilanza, quando invece si occupano di assistenza tecnica, manutenzione, gestione delle aule e ricerche bibliografiche. Il meccanismo \u00e8 semplice, bastano tre ingranaggi: l\u2019Universit\u00e0, per risparmiare, acquista come portinai quelli che invece sono tecnici. Coopservice, in questo modo, pu\u00f2 vincere l&#8217;appalto e tenere i prezzi bassi, grazie a un contratto nazionale \u2013 quello per i \u201cservizi fiduciari\u201d \u2013 che prevede una paga oraria sotto la soglia di povert\u00e0. Un contratto sottoscritto dai sindacati confederali. Gli stessi che, dopo aver ottenuto aumenti tra 1,50 e 0,80 euro lordi l\u2019ora, hanno censurato la protesta dei dipendenti, per aver causato \u00abforti difficolt\u00e0 alla trattativa in corso\u00bb.<br \/>\nIl <strong>sindacato di base Cub<\/strong> si \u00e8 domandato invece come sia possibile avere stipendi da 5 euro l\u2019ora, quando <a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/a-bologna-chi-di-coop-ferisce-di-coop-perisce\/\">l\u2019Universit\u00e0 versa a Coopservice 19,80 euro l\u2019ora per ogni impiegato<\/a>.<br \/>\n\u00c8 lo stesso interrogativo che tormentava anche me, quando lavoravo per la mia prima cooperativa sociale e scrivevo i progetti da sottoporre ai comuni della provincia. Su quei fogli, il lavoro degli educatori era pagato il triplo che in busta paga. I capi mi illustravano la discrepanza con uno specchietto di costi aggiuntivi e di gestione, ma i conti non mi tornavano mai, c\u2019era sempre un disavanzo. Quel di pi\u00f9, mi spiegavano allora, serviva a bilanciare altri interventi, pagati sottocosto e quindi in perdita. Solo in quel modo le scuole medie di Roccafritta potevano permettersi il nostro fantastico laboratorio di prevenzione all\u2019abuso di sostanze. Vuoi forse che non lo facciamo, quel fantastico laboratorio? O magari dobbiamo chiudere la casa di reinserimento per ex-detenuti? Per carit\u00e0, certo che no. Non sia mai che i miei dubbi ostacolino la cooperativa sulla strada del bene.<br \/>\n<strong>Giorgio Gaber<\/strong> lo ha chiamato \u00abil potere dei pi\u00f9 buoni\u00bb, ma il suo testo finisce per canzonare qualunque accoglienza, qualunque interesse per l\u2019altro.<\/p>\n<blockquote><p>Bisogna dare appartamenti \/ ai clandestini e anche ai parenti \/ e per gli zingari degli albergoni \/ coi frigobar e le televisioni.<\/p><\/blockquote>\n<p>La satira \u00e8 fuori bersaglio, perch\u00e9 di anime pie che si fanno belle con la beneficenza per i rom, non se ne vede l\u2019ombra nemmeno al telescopio. L\u2019iperbole \u2013 come ogni accusa di <em>buonismo<\/em> \u2013 finisce cos\u00ec per colpire l\u2019idea stessa di offrire ai nomadi una sistemazione degna.<br \/>\nIl problema, invece, \u00e8 quello del potere che nasce dall\u2019esser buoni (e non soltanto dal fingersi tali). \u00c8 un potere nascosto, perch\u00e9 la bont\u00e0 ci pare sempre sposa dell\u2019umilt\u00e0, dell\u2019abnegazione. Per questo \u00e8 un potere ambiguo, perch\u00e9 non lo discute chi lo esercita e nemmeno chi lo subisce. \u00c8 il potere del medico sul paziente, il carisma del prete di frontiera, il prestigio di chi difende i disprezzati. Il fatto che da queste <em>buone azioni<\/em> scaturisca una forza, non significa <em>di per s\u00e9<\/em> che siano sterco del diavolo, o che chiunque le compie lo faccia in vista di un tornaconto. Significa per\u00f2 che il buono pu\u00f2 usare quella forza non soltanto contro i cattivi, ma pure per chiedermi lavoro volontario, denaro, rinunce, consenso.<br \/>\nDa qui nasce il potere di chi usa la bont\u00e0 per comandare, o di chi la millanta come un incantesimo, per ottenere la stessa magia.<br \/>\nUn gruppo di cittadini di <strong>Reggio Emilia<\/strong>, i <em>Partigiani Urbani<\/em>, sostiene che queste terre sono il principale laboratorio di \u00ab<a href=\"http:\/\/www.finanzaelambrusco.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/La-banalit%C3%A0-del-bene-per-esempio-1.pdf\">un progetto autoritario fondato sulla bont\u00e0<\/a>\u00bb.<br \/>\nE tra le varie bont\u00e0 che vengono usate \u2013 o millantate \u2013 la partecipazione dei cittadini ha un ruolo di primo piano.<br \/>\nCoopservice \u00e8 coinvolta nel percorso di urbanistica partecipata <em>PratOfficina<\/em>, che cerca di individuare i bisogni della frazione (a Reggio le chiamano: <em>ville<\/em>) in un periodo di grandi trasformazioni, legate all\u2019apertura della <strong>stazione Mediopadana<\/strong> sulla linea ad Alta Velocit\u00e0.<\/p>\n<p>La pioggia concede una tregua: appoggio lo zaino di fronte al cimitero e scorro sul tablet <a href=\"https:\/\/issuu.com\/comune\/docs\/villapratofontana\">la brochure del progetto<\/a>, presentato cinque anni fa.<br \/>\nNelle foto di fine anni Sessanta, Pratofontana \u00e8 un borgo agricolo, la strada principale \u00e8 coperta di ghiaia, le case hanno un volto rurale. Oggi la campagna prende ancora spazio, circonda i nuclei residenziali, riempie la vista. Almeno fino ai primi cubi della zona industriale, che dista meno di un chilometro e ha una superficie totale sette volte pi\u00f9 vasta del paese. Rispetto a <strong>Massenzatico<\/strong>, che si \u00e8 spalmata per tre chilometri lungo via Beethoven, qui il mattone non ha sfondato la scena. I dati sono comunque feroci: dal 2000 al 2010, il numero di residenti \u00e8 cresciuto del 37%, fino a contarne poco pi\u00f9 di mille. Ma in altre ville del comune di Reggio, come <strong>Roncocesi<\/strong>, che visiter\u00f2 pi\u00f9 tardi, la popolazione \u00e8 raddoppiata. La provincia \u00e8 al secondo posto in regione, dopo Rimini, per il <strong><a href=\"http:\/\/www.isprambiente.gov.it\/it\/pubblicazioni\/rapporti\/il-consumo-di-suolo-in-italia-edizione-2015\">suolo consumato<\/a><\/strong> (9,6%). Si piazza bene anche a livello nazionale: ventunesimo posto, prima di Torino, Genova, Bologna, Firenze. Proprio per questo, Pratofontana deve stare al passo. Nei prossimi quindici anni deve raddoppiare anche lei, legarsi alla citt\u00e0, assecondare lo sviluppo dell\u2019area. In altre parole, deve giustificare la scelta di costruire un stazione da 70 milioni di euro in questa zona del comune. La logica \u00e8 rovesciata: non si fa la stazione laddove ce n\u2019\u00e8 bisogno, ma poich\u00e9 s\u2019\u00e8 fatta la stazione, allora c\u2019\u00e8 bisogno di case. Con la grande opera di <strong>Calatrava<\/strong> a portata di mano, la terra di Pratofontana diventa pi\u00f9 redditizia. Che senso ha continuare a piantarci grano? \u00c8 come la teoria di <strong>Perroux<\/strong> sui poli di sviluppo, la stessa che ha devastato la Terra jonica, l\u2019Apuania, la Laguna veneta. Oggi che la grande industria \u00e8 in crisi, ci si prova con la grande edilizia: il rilancio economico di un\u2019area sar\u00e0 tanto pi\u00f9 rapido quanto pi\u00f9 ci costruisci sopra qualcosa di grosso. Non importa cosa. Basta che sia <em>tanto<\/em>.<br \/>\nIl piano strutturale del comune prevede di costruire fino a 350 alloggi, mentre tutte le altre <em>ville<\/em> dovranno stare ferme, in nome della sobriet\u00e0 cementizia. Tutto questo \u2013 che mi pare il nocciolo urbanistico della questione \u2013 viene presentato come un\u2019ineluttabile legge di natura. Non c\u2019\u00e8 niente da discutere. Il percorso partecipato, al netto delle buone intenzioni, riguarda un chilometro di pista ciclabile, una nuova rotatoria, una dozzina di lampioni, qualche dissuasore di velocit\u00e0, un paio di marciapiedi e la <em>greenway<\/em> per il Mapei Stadium. Difficile non vederci un colonialismo dal volto umano. La grande bont\u00e0, l\u2019ascolto dei cittadini, si riduce all\u2019antica formula: perline di vetro in cambio di terra.<br \/>\nLa pista ciclopedonale di via Spagni \u2013 lunga 1 chilometro e 270 metri per 300 mila euro di spesa \u2013 doveva essere pronta a novembre 2011. Ci sono sopra, l\u2019ho camminata, e mi pare manchino ancora diverse rifiniture, a quattro anni dalla consegna prevista.<br \/>\nEppure: come ti permetti di criticare chi apre piste ciclabili, parchi, percorsi partecipati, centri anziani e greenway?<\/p>\n<p>Le gocce riprendono a ritmo serrato. Attraverso la nuova rotonda e mi domando se per \u201cmettere in sicurezza un incrocio\u201d, non ci sia davvero altra soluzione che allargarne l\u2019impronta, moltiplicare l\u2019asfalto e piazzarci in mezzo la statua di qualche artista incompreso.<br \/>\nSu via Camellini, la segnaletica mi informa che sto seguendo una strada senza uscita, eccetto residenti autorizzati, ma come sempre le considero informazioni per auto e spingo i piedi fino alle tracce di due pneumatici che incidono un campo e puntano il torrente <strong>Rodano<\/strong>.<br \/>\nLa mappa dice che sull\u2019altra riva, a meno di trecento metri, corrono l\u2019autostrada e la ferrovia veloce, ma un sipario d\u2019alberi le cancella dal mondo e mi lascia spettatore di una vasta campagna, lucida del verde nuovo di fine inverno.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-25285\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/IMG_0043.jpg\" alt=\"Ponte della Sbarra\" width=\"227\" height=\"173\" \/>Sull\u2019argine cresce un bosco fitto, vario, ben curato, che mi ricorda i paesaggi d\u2019Appennino. Si passa il fiume sul Ponte della Sbarra, un vecchio manufatto a schiena d\u2019asino che mai vi aspettereste di incontrare qua in mezzo. Apprendo da un cartello che mi trovo sulla <em>greenway di Pratofontana<\/em> e che sto per arrivare alla stazione Mediopadana. Un bel tragitto <em>slow<\/em> per utenti dell\u2019Alta velocit\u00e0: se lo dite a <strong>Farinetti<\/strong>, ci apre subito un ristorante.<br \/>\nSeguo la strada bianca sull\u2019orlo di un vigneto, finch\u00e9 la <em>way<\/em> diventa meno <em>green<\/em> e assume l\u2019aspetto di una pista di cantiere, con enormi guardrail da camion, stretta addosso al bastione del TAV: cinque metri di calcestruzzo, tripla ringhiera tubolare, fascia d\u2019erba in gabbia, barriera antirumore grigia, fili elettrici, tralicci.<br \/>\nGiungo al cospetto dell\u2019onda bianca di Calatrava e mi viene in mente una foto che ho trovato in Rete. Titolo: <em>Cantiere (ancora per poco)<\/em>. Data: 9 giugno 2013, il giorno dopo l\u2019inaugurazione ufficiale.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-25286\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Cantiere-Calatrava.jpg\" alt=\"Cantiere Calatrava\" width=\"293\" height=\"198\" \/>L\u2019inquadratura gioca sul contrasto tra un cielo blu elettrico \u2013 che non ho la fortuna di avere sulla testa, \u2013 la fuga di costole avorio del grande Velocisauro \u2013 presa dal mio stesso angolo visivo \u2013 e l\u2019arancione delle reti plastiche \u2013 che mi ritrovo davanti e mi sbarra la strada. Il cantiere \u00e8 ancora l\u00ec, due anni dopo, ma invece di apprezzarne l\u2019effetto cromatico, cerco subito il modo di aggirarlo e attraversare la stazione, altrimenti sar\u00f2 costretto a ridisegnare gran parte del tragitto, cosa nient\u2019affatto semplice sullo schermo ridotto del navigatore GPS.<br \/>\nPerlustro le transenne e scopro un pertugio. Dall\u2019altra parte, una scala esterna conduce in due rampe al livello dei binari. Allargo il varco, ci spingo lo zaino, quindi mi infilo di traverso e sono di l\u00e0. Scavalco un nastro biancorosso, salgo rapido i gradini e quando arrivo in cima mi accoglie una porta a vetri, aperta, con su scritto \u201cuscita d\u2019emergenza\u201d.<br \/>\nSotto la gigantesca fisarmonica di acciaio e vetro, il vuoto si allunga per 483 metri. Atmosfera controllata da esperimento scientifico: viene il dubbio che ci sia ossigeno. Solo un uomo in divisa ferroviaria si aggira sul binario uno. Potrei saltar fuori e raccontargli che le sirene della <em>greenway<\/em> mi hanno illuso di arrivare in stazione a piedi, che devo assolutamente prendere un treno e per questo ho forzato le cesate del cantiere. Immagino mi chiederebbe il biglietto, \u00e8 il suo mestiere, e a quel punto mi troverei a malpartito. Altrimenti, potrei sfoggiare una retorica degna dell\u2019ex-sindaco Delrio, citando la necessit\u00e0 di aprire la Mediopadana agli attraversamenti, alle contaminazioni e alle proposte della cittadinanza. Preferisco invece starmene acquattato e sperare che quell\u2019unica presenza umana sia il presagio di un treno in arrivo. Passano due minuti e una voce annuncia il <strong>Frecciarossa<\/strong> diretto a Milano. Scendono pochi passeggeri, ma me li faccio bastare. Protetto dallo sciame, varco l\u2019uscita senza niente da dichiarare. Uno sguardo al tabellone delle partenze mi conferma che ho avuto fortuna: nelle prossime sei ore fermeranno solo otto treni.<br \/>\nL\u2019ingresso principale della stazione d\u00e0 le spalle a Reggio, guarda in direzione opposta, verso i campi. Non saprei immaginare un simbolo pi\u00f9 eloquente di estraneit\u00e0. Allo stesso tempo, proprio quell\u2019accesso malorientato, evoca la citt\u00e0 che non c\u2019\u00e8, lanciando un sortilegio sul territorio affinch\u00e9 si popoli di palazzi, spazi produttivi, quartieri satellite, insediamenti urbani.<br \/>\nIl piazzale esterno \u00e8 diviso tra i lavori in corso e un parcheggio di otto ettari, adatto a ospitare mille vetture. Alla faccia delle greenway e dei trasporti urbani, \u00e8 chiaro a tutti che i viaggiatori arriveranno qui in automobile. Il parcheggio serve anche per glorificare il bacino d\u2019utenza della stazione: \u00e8 sempre pieno, deborda, quindi un sacco di gente viene qui a prendere il treno. Senza contare che molti lavoratori mollano l\u2019auto il luned\u00ec mattina e la riprendono a fine settimana. Mille pendolari cos\u00ec basterebbero a completare gli spazi. Ma bastano a giustificare un nuovo quartiere? Magari abitato proprio da loro, felici di lasciare la vettura in garage, per venire qui in bici e sentirsi molto <strong><em>slow TAV<\/em><\/strong>?<br \/>\nVisto da fuori, l\u2019intero complesso ricorda un aeroporto e la somiglianza non \u00e8 casuale. Se non fosse per le rotaie, il Grande Bruco Bianco sarebbe pi\u00f9 credibile come aerostazione. A quattro chilometri dal centro citt\u00e0, oltre l\u2019autostrada e la tangenziale Nord, si propone di attirare passeggeri dai comuni e dalle citt\u00e0 limitrofe. Un pendolare mantovano, che vuole arrivare a Milano entro le nove del mattino, ha a disposizione solo due treni regionali, che impiegano due ore e partono tra le sei e le sei e mezza. Biglietto: undici euro. Ma visti i ritardi cronici del trasporto locale, potrebbe rilassarsi un quarto d\u2019ora in pi\u00f9, salire in auto, arrivare alla Mediopadana, saltare sulla Freccia e ritrovarsi puntuale alla scrivania. Costo complessivo: ventiquattro euro per il treno pi\u00f9 settanta chilometri di benzina. Il fatto che questa soluzione stia conquistando qualche utente facoltoso \u2013 o disperato \u2013 viene sbandierato come un successo del Velocisauro e non come l\u2019apocalisse delle ferrovie locali. Gi\u00e0 quarant\u2019anni fa, <strong>Ivan Illich<\/strong> scriveva che \u00abin ogni societ\u00e0 nella quale il tempo \u00e8 denaro, l\u2019uguaglianza e la rapidit\u00e0 di locomozione tendono ad essere inversamente proporzionali\u00bb.<br \/>\nMuovendo verso la zona industriale, sperimento sulla pelle la verit\u00e0 di quelle parole. Tra il pedone e l\u2019automobilista c\u2019\u00e8 una tale disuguaglianza che il secondo pare autorizzato a uccidere il primo. Sull\u2019enorme rotonda tra la Mediopadana e <strong>Mancasale<\/strong>, il diritto alla viandanza s\u2019inchina alla dittatura del motore a scoppio.<\/p>\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">4) Per allontanarsi a piedi dalla stazione, verso Mancasale, si rischia la pelle. Peggio che all&#8217;aeroporto. <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/LuminosoBoMi?src=hash\">#LuminosoBoMi<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/calatrava?src=hash\">#calatrava<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/583236896148557825\">1 aprile 2015<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" async=\"\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[A settembre dell&#8217;anno scorso segnalammo su Giap un reportage di Wu Ming 1 intitolato Fitzcalatrava a Reggio Emilia, pubblicato su Nuova Rivista Letteraria (n.1, maggio 2015). L&#8217;articolo nasceva da una visita (arrivando in auto) alla stazione Mediopadana AV, datata 1 aprile 2015. 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