{"id":24894,"date":"2016-05-03T20:00:32","date_gmt":"2016-05-03T18:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24894"},"modified":"2021-08-28T07:11:57","modified_gmt":"2021-08-28T05:11:57","slug":"le-nuove-foibe-3a-puntata-viaggio-dandata-al-bus-de-la-lum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/05\/le-nuove-foibe-3a-puntata-viaggio-dandata-al-bus-de-la-lum\/","title":{"rendered":"Le nuove #foibe, 3a puntata | Viaggio d&#8217;andata al Bus de la Lum"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_24919\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-24919\" class=\"wp-image-24919 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/ericailcane-for-clorofilla-project-in-belluno-05.jpg\" alt=\"&quot;Quartiere\" width=\"700\" height=\"933\" \/><p id=\"caption-attachment-24919\" class=\"wp-caption-text\">Quartiere Baldenich, Belluno. Omaggio dello street artist <strong>Ericailcane<\/strong> alla Divisione partigiana \u00abNino Nannetti\u00bb, quella calunniata dai \u201cfoibologi\u201d alla\u00a0Pirina e dai media\u00a0che, senza alcun vaglio, rilanciano la loro propaganda.<br \/>Il 16 giugno 1944, dodici partigiani della Nannetti entrarono nel carcere di Baldenich travestiti da tedeschi, immobilizzarono le guardie e liberarono 70 prigionieri. Falsi storici e leggende nere (in tutti i sensi) sono anche la ripicca per\u00a0beffe come questa, che coprirono di ridicolo i nazifascisti.<\/p><\/div>\n<h5><b>Dalle foibe &#8220;pro loco&#8221; alla foibologia nazionale. Come un <em>milieu<\/em>\u00a0di\u00a0paragnosti, \u00abangelologi\u00bb e \u00a0uditori di \u00absussurri\u00bb dall&#8217;Aldil\u00e0 ha avviato una narrazione poi divenuta legge dello Stato<\/b><\/h5>\n<p>di <strong>Lorenzo Filipaz<\/strong><br \/>\nin collaborazione col gruppo\u00a0<strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong> *<\/p>\n<h5><strong>INDICE<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24894#1\">1. Pattume del Bus de la Lum<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24894#2\">2. Storia di una campagna antipartigiana<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24894#3\">3. Luci e ombre del CLN veneto<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24894#4\">4. Foiba Kult<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24894#5\">5. Foiba Ca$h<\/a><\/strong><\/h5>\n<p><!--more--><a name=\"1\"><\/a><\/p>\n<h4><b>1. Pattume del\u00a0Bus de la Lum<\/b><\/h4>\n<p>\u00ab<a href=\"http:\/\/www.puliamoilbuio.it\/\">Puliamo il buio<\/a>\u00bb. Ogni anno, con questo slogan, la Societ\u00e0 Speleologica Italiana si dedica alla difficile opera di bonifica di grotte, abissi, cavit\u00e0 carsiche, ambienti ipogei spesso usati dalle comunit\u00e0 autoctone come immondezzai.<\/p>\n<p>Il 28 settembre 2014 fra i siti scelti vi fu il <b>Bus de la Lum<\/b>, celebre voragine dalla grande e impressionante imboccatura, la pi\u00f9 famosa ma non la pi\u00f9 profonda fra le molte cavit\u00e0 dell&#8217;altopiano carsico del <b>Cansiglio<\/b>, situato tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, sulla Sinistra Piave. Un luogo misterioso, oggetto nel tempo di fantasie, superstizioni popolari e storielle inventate per spaventare i bimbi capricciosi, buone perlopi\u00f9 a instillare paure irrazionali e indelebili. Si narra ad esempio che nel <i>Bus<\/i> vivano delle streghe orrende, le <i>anguane<\/i>, che ne\u00a0emergerebbero a notte fonda per predare i bambini usciti da soli nel bosco.\u00a0La leggenda fu ispirata dai fuochi fatui che si formavano attorno alla voragine per via dei gas di putrefazione degli animali morti che un tempo si soleva gettare nel baratro, fenomeni naturali probabilmente all&#8217;origine del suggestivo nome della cavit\u00e0: il \u00abbuco della luce\u00bb.<\/p>\n<p>Nel 1902 il pozzo deteneva il record di profondit\u00e0 mondiale; il naturalista <strong>Luigi Marson<\/strong>, calandovi una corda, aveva stimato -450 metri. Solo con la prima esplorazione effettiva del 1924 si cap\u00ec che si trattava di una cantonata marchiana: in quella spedizione, a cui prese parte anche la futura star dell&#8217;arrampicata <strong>Emilio Comici<\/strong>, la profondit\u00e0 misurata fu\u00a0nientemeno che la met\u00e0 di quella di Marson. Gli esploratori apposero comunque una targa sul fondo, a mesto ricordo dell&#8217;impresa. Sbagliarono ancora per\u00f2, perch\u00e9 quando altri speleologi si portarono appresso strumenti perfezionati, i metri in passivo alla quota della targa risultarono solo 185. Pare che proprio in seguito a quella deludente impresa Comici avesse deciso di optare per le pareti alpine, la cui altezza era perlomeno stimabile ad occhio nudo, senza tema di sfondoni cos\u00ec madornali.<\/p>\n<p>Da allora il <i>Bus<\/i> \u00e8 rimasto comunque un&#8217;ottima palestra speleologica: \u00e8 facilmente raggiungibile con la macchina e nel prospiciente pozzo dei Bellunesi, di forma scampanata, si pu\u00f2 far sperimentare ai neofiti una calata sospesa nel vuoto di una trentina di metri. Tuttavia, detriti franosi, fango e immondizia accumulati negli anni all\u2019interno della cavit\u00e0 ne inficiavano il pieno utilizzo.\u00a0Si rendeva pertanto necessario lo sgombero di una decina di metri di rifiuti stratificati sul fondo.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0<i>Sotto lo strato di rifiuti, a quota -180, si dice che inizi appena lo strato di ci\u00f2 che invece vi gettarono gi\u00f9 i partigiani alla fine della seconda guerra mondiale, negli anni &#8217;20 infatti misurarono -225m&#8230;<\/i><br \/>\n&#8211;\u00a0<i>Capo, guarda che negli anni &#8217;20 avevano sbagliato le misure&#8230;<\/i><br \/>\n<i>&#8211;\u00a0Certo, questo \u00e8 quello che ti raccontano, ma non \u00e8 quello che dice il silenzio&#8230;<\/i><br \/>\n&#8211;\u00a0<i>Prego?<\/i><br \/>\n&#8211;\u00a0<i>Il silenzio, non senti il silenzio che sussurra?<\/i><\/p>\n<p>Non appena si annunci\u00f2 pubblicamente la data fissata per la \u201cpulizia del buio\u201d alle associazioni speleologiche coinvolte incominciarono a pervenire messaggi di insulti e minacce.<\/p>\n<p><i>&#8211;\u00a0Sacrileghi! Profanate la tomba dei nostri martiri!<\/i><br \/>\n&#8211;\u00a0<i>Ma quali martiri? I copertoni marci e le lavatrici rotte?<\/i><br \/>\n&#8211;\u00a0<i>Emp\u00ee! Vi denunciamo per vilipendio<\/i><em>!<\/em><br \/>\n&#8211;\u00a0<i>Ma che cazz&#8230; Ma chi siete?<\/i><br \/>\n&#8211;\u00a0<i>Siamo i sussurri, i sussurri del silenzio.<\/i><\/p>\n<p><b><i>Silentes Loquimur<\/i><\/b>\u00a0\u00e8 il nome di un \u00abcentro studi\u00bb privato che ha fatto proclamare il <i>Bus<\/i> de la Lum monumento \u00abdi interesse nazionale\u00bb con l&#8217;intercessione di OnorCaduti. Il centro trae il suo nome dall&#8217;effige scolpita sulla minacciosa croce nera eretta all&#8217;ingresso dell&#8217;inghiottitoio, alla cui ombra si svolgono inquietanti commemorazioni.<\/p>\n<div id=\"attachment_24910\" style=\"width: 650px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20160211054038\/http:\/\/rsitreviso.blogspot.it\/2013\/08\/la-ferita-del-bus-de-la-lum.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-24910\" class=\"wp-image-24910 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/raduno.jpg\" alt=\"Commemorazione fascista al Bus de la Lum\" width=\"640\" height=\"480\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-24910\" class=\"wp-caption-text\">Bus de la Lum, 25 agosto 2013. L&#8217;associazione Repubblica Sociale Italiana &#8211; Continuit\u00e0 Ideale (sezione di Treviso) commemora \u00abtutti i fascisti caduti per mano partigiana\u00bb. Almeno non parlano di generici \u00abinnocenti\u00bb, ma di fascisti. Pane al pane e vino al vino. A proposito di pane e vino, al termine della cerimonia c&#8217;\u00e8 stato un \u00abpranzo cameratesco su prenotazione al ristorante Bortoluzzi di Farra d&#8217;Alpago\u00bb. Per prenotare bisognava chiamare Gianni.<\/p><\/div>\n<p><a name=\"2\"><\/a><\/p>\n<h4><b>2. Storia di una campagna antipartigiana<\/b><\/h4>\n<p>Nel 1949 una spedizione speleologica recuper\u00f2 dal <i>Bus<\/i> 28 \u00abresti\u00bb, stando a quanto comunic\u00f2 il Ministero della Difesa al Comune di Tambre (BL) il 28 luglio 1988.\u00a0Il che non significava 28 corpi, anzi, come spieg\u00f2 l&#8217;ex partigiano e scrittore <strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/italiano\/outtakes\/antifa\/sarzi.htm\">Emilio Sarzi Amad\u00e9<\/a>\u00a0<\/strong>in una conferenza pubblica rilasciata il 3 marzo 1989 (poco prima della sua morte), si trattava di 28 cassette delle quali solo una decina contenevano corpi completi, le altre raccoglievano frammenti ossei, per cui si trattava in totale di una quindicina di corpi, sui quali non erano stati condotti esami scientifici accurati.<\/p>\n<p>Secondo <strong>Giovanbattista Bitto \u201cPagnoca\u201d<\/strong>, ex-vicecomandante della Divisione Nannetti (poi questore di Treviso), si trattava perlopi\u00f9 di soldati tedeschi e repubblichini morti in combattimento nel &#8217;44, ma c&#8217;erano anche corpi di partigiani caduti, sepolti sbrigativamente \u00abnell&#8217;impossibilit\u00e0 di provvedere altrimenti durante rastrellamenti o sganciamenti\u00bb, stando a quanto dichiar\u00f2 ancora nel 1949 in risposta alle provocazioni della stampa.<\/p>\n<p>Il 23 marzo 1949 il quotidiano locale \u201cIl Gazzettino\u201d, allora di tendenza democristiana, aveva infatti pubblicato il primo articolo di una serie &#8211; <em>\u00ab<\/em><i>Il Bus de la Lum nuovamente esplorato\u00bb &#8211;<\/i>\u00a0destinata a creare la base del mito del Bus de la Lum. Secondo l&#8217;articolista si vociferava che nell&#8217;inghiottitoio fossero state precipitate centinaia di \u00abinnocenti\u00bb a seguito di esecuzioni sommarie. Ma <em>chi<\/em> vociferava? Di fatto i \u00absussurri\u00bb furono diffusi proprio da quegli articoli. Quel primo pezzo menzionava gi\u00e0 il termine \u00abfoibe\u00bb e rivelava <i>en passant<\/i> che la Divisione Nannetti operante nella zona comprendeva partigiani jugoslavi, un dettaglio inventato ma che ci testimonia la fortuna giornalistica di quella suggestione, che all&#8217;epoca imperversava nel dibattito pubblico nazionale, a dispetto del presunto lungo silenzio sull&#8217;argomento su cui insiste una certa vulgata. Bazzecole in confronto al successivo articolo del Gazzettino: \u00ab<span class=\"s4\"><i>Mille cadaveri nel pozzo Bus de la Lum di Cansiglio\u00bb.<\/i><\/span><\/p>\n<p><span class=\"s4\"> La grande discrepanza tra mito giornalistico e realt\u00e0 storiografica \u00e8 stata oggetto di almeno una <a href=\"https:\/\/www.biblioest.it\/SebinaOpac\/.do?idopac=TSA0675563#3\">tesi di laurea<\/a>\u00a0in scienze della comunicazione. Il caso del Bus de la Lum \u00e8 in effetti esemplare per comprendere il ruolo dei giornali locali nella diffusione sul territorio di una leggenda senza fondamento.\u00a0La stampa estese e rese credibili ad un vasto numero di lettori le insinuazioni che un ristretto numero di persone aveva covato nel tempo per rancore politico.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span class=\"s4\">L&#8217;<i>agenda setting<\/i> antipartigiano dei quotidiani locali rientrava nel quadro anticomunista nazionale promosso dalla DC almeno fin dalle elezioni del &#8217;48, di cui resta celebre la storiella dei comunisti affamati di bambini. Non si tratt\u00f2 soltanto di qualche leggenda metropolitana un po&#8217; troppo pompata, ci si misero anche Carabinieri e Prefetti, i quali, grazie alla mancata epurazione dei funzionari statali compromessi col passato regime e col collaborazionismo, erano in gran parte rimasti dove li aveva messi il duce.\u00a0Non stupisce che molti fossero particolarmente solleciti nell&#8217;inviare rapporti tendenziosi su presunti massacri e piani sovversivi, prima ancora di qualsiasi verifica fattuale. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"s4\">La tecnica pi\u00f9 invalsa era conteggiare gli scomparsi di una determinata zona in seguito alla guerra attribuendone la morte a veri e propri rastrellamenti post-bellici attuati dai partigiani. Fu cos\u00ec che nel biennio 1949-50, mentre giornali e giornaletti si riempivano di storie dell&#8217;orrore ai danni della Resistenza al limite del verosimile, al Ministero dell&#8217;interno &#8211; all&#8217;epoca guidato da <strong>Mario Scelba<\/strong> &#8211; fioccavano note informative, rapporti e denunce di presunti eccidi. Una posta molto simile arrivava anche alla Farnesina dal confine orientale, ma l\u00ec la storia aveva ragioni diverse, nonostante seguisse lo stesso canovaccio.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span class=\"s4\">Il mandato governativo democristiano era quello di mostrare alla popolazione l&#8217;incombenza di un sanguinario piano insurrezionale\u00a0comunista &#8211; o di un&#8217;invasione slavo-comunista, nel caso del confine orientale &#8211; anche se le stesse autorit\u00e0 italiane, in privato, non attribuivano fondamento alcuno a quei progetti rivoluzionari. Si doveva inoltre cancellare il ricordo della comune lotta antifascista, al punto che non si esit\u00f2 a reclutare per la\u00a0campagna pezzi importanti dell&#8217;ex-apparato fascista.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span class=\"s4\">Il discorso pubblico veniva cos\u00ec orientato dimodoch\u00e9 il partigiano apparisse buono solo se<i> le buscava<\/i>, se era un attendista che si limitava a sabotare manufatti insignificanti e a spargere volantini. Non appena fuoriusciva dal clich\u00e9 arlecchinesco del buon popolano guascone ma mansueto, e dimostrava di essersi battuto efficacemente nella lotta antifascista, ecco che diventava di colpo un sanguinario sadico e cannibale, che passava le giornate a torturare donne incinte ed escogitare i modi pi\u00f9 atroci per ammazzare poveri cristiani inermi. Si dava cos\u00ec un <i>double bind <\/i>per cui, per il fronte moderato, o i partigiani erano stati del tutto ininfluenti nella Liberazione e quindi non legittimati a ricavarne alcun credito politico, ma\u00a0quando si dimostrava che\u00a0avevano\u00a0saputo combattere il fascismo, ci\u00f2 diventava la prova di un&#8217;insidia pronta a calamitarsi sul presente e sul futuro.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span class=\"s4\">Non \u00e8 da sottovalutare poi la funzione di lavacro morale che la campagna mediatica pedagogizzante di marca democristiana ebbe per le masse popolari: rese dei conti private, linciaggi senza processo, vendette, atti di violenza e delinquenza commessi durante e immediatamente dopo la guerra venivano condonati e attribuiti unicamente a una minoranza, i comunisti venuti dal barbaro est slavo, dall&#8217;<i>Emilia paranoica<\/i>, o direttamente dallo spazio.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_24931\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-24931\" class=\"wp-image-24931\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Italienische_Sozialrepublik_1943-1.png\" alt=\"Italienische_Sozialrepublik_(1943) (1)\" width=\"650\" height=\"716\" \/><p id=\"caption-attachment-24931\" class=\"wp-caption-text\">Le due zone del Regno d&#8217;Italia annesse direttamente al Terzo Reich dopo l&#8217;8 settembre 1943: l&#8217;<em>Operationszone Alpenvorland<\/em> (Zona d&#8217;operazioni delle Prealpi) e l&#8217;<em>Operationszone Adriatisches K\u00fcstenland<\/em> (Zona d&#8217;operazioni del Litorale Adriatico).<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_24924\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-24924\" class=\"wp-image-24924\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Tilman.jpg\" alt=\"Harold William Tilman\" width=\"250\" height=\"286\" \/><p id=\"caption-attachment-24924\" class=\"wp-caption-text\">Harold William Tilman<\/p><\/div>\n<p><span class=\"s4\">La gravit\u00e0 del pericolo rosso poteva essere mostrata nelle storture e nei delitti compiuti dove la presenza comunista era stata pi\u00f9 forte e aveva dato luogo quindi agli scontri pi\u00f9 cruenti con i nazifascisti.\u00a0 Il Cansiglio \u00e8 per questo un caso da manuale: oltre a essere territorio garibaldino, l&#8217;altopiano aveva un&#8217;altissima rilevanza strategica in quanto situato a ridosso della Sella del Fadalto, passaggio obbligato nel collegamento tra la pianura veneta ed il Brennero. Non a caso dal 10 settembre 1943 i tedeschi avevano incluso tutta l&#8217;area nell&#8217;<i>Operationszone Alpenvorland (OZAV)<\/i>, sottraendola alla RSI per metterla alle dipendenze dirette del Terzo Reich, al fine di controllarla meglio. Non a caso la RAF fu particolarmente prodiga nei lanci di armi e vettovaglie ai partigiani dal Cansiglio, soprattutto nella fase finale della guerra, quando bisognava tagliare la ritirata nazifascista. Allo scopo furono aviolanciati nella zona diversi ufficiali di collegamento britannici tra i quali il leggendario maggiore <b>H.W. Tilman<\/b>, alpinista e himalayista, che descrisse la sua permanenza presso la divisione Nannetti in diverse opere tra le quali il suo celebre <i>When Men and Mountains meet<\/i> del 1946, tradotto in Italia con il titolo <em>Uomini e Montagne. Dall&#8217;Himalaya alla guerra partigiana sulle Alpi<\/em>, CDA, 1997).<br \/>\n<\/span><br \/>\n<a name=\"3\"><\/a><\/p>\n<h4><b>3. Luci e ombre del CLN veneto<\/b><\/h4>\n<p>Il partigianato locale, per quanto garibaldino, si svilupp\u00f2 con un forte apporto del mondo cattolico, caratteristica presente fin dall&#8217;indomani dell&#8217;8 settembre, quando venne fondato il Battaglione Vittorio Veneto da don Giuseppe Fa\u00e8 &#8211; parroco di Montaner (TV) &#8211; assieme al gi\u00e0 citato \u201cPagnoca\u201d,\u00a0 per continuare con la costituzione della <b>Divisione Nannetti<\/b> il 17 maggio 1944, creata a partire da un&#8217;omonima brigata garibaldina proveniente dal Bellunese e che a seguito della morte del tenente colonnello Angelo Giuseppe Zancanaro accolse gran parte dei suoi partigiani di sentimenti cattolici.<\/p>\n<p>Tra l&#8217;agosto e il settembre del &#8217;44 un grande rastrellamento nazista spazz\u00f2 il Cansiglio precedendo altri grandi rastrellamenti che nell&#8217;autunno falcidiarono le fila della resistenza veneta, infliggendo dure perdite alle formazioni partigiane e infierendo sulle comunit\u00e0 montane che le avevano appoggiate. Il 7 gennaio 1945 si ebbe inoltre l&#8217;arresto dell&#8217;intero CLN regionale Veneto, compreso il suo leader, l&#8217;azionista Egidio Meneghetti. Questi fatti determinarono la &#8220;svolta moderata&#8221; impressa alla resistenza veneta dalla chiesa, dalla Democrazia Cristiana e dalle forze conservatrici che avevano il proprio referente nel democristiano Gavino Sabadin. \u00c8 a quest&#8217;ultimo che si deve la sistematizzazione di una narrazione della resistenza veneta come scissa tra &#8220;patrioti&#8221; autoctoni moderati e &#8220;partigiani&#8221; comunisti estranei al territorio, avventuristi e sanguinari (in particolar modo si insistette sulla presenza degli emiliani). Una narrazione che trover\u00e0 larga diffusione nel dopoguerra, nel clima della guerra fredda.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 pi\u00f9 che uno scontro ideologico quello che divise la resistenza veneta fu il conflitto tra chi voleva davvero combattere i nazifascisti e chi era pi\u00f9 interessato a preparare una transizione indolore al dopoguerra, a tutela del tradizionale ordinamento sociale. Nonostante le manovre anticomuniste delle forze moderate, al momento della liberazione le formazioni garibaldine del bellunese &#8220;Nannetti&#8221; e &#8220;Belluno&#8221; potevano contare su un effettivo di 3500 partigiani. Tra loro, nonostante quanto facevano e dicevano Sabadin e i suoi sodali, c&#8217;erano anche\u00a0cattolici o addirittura aderenti alla Democrazia Cristiana, che preferivano militare tra i combattivi partigiani col fazzoletto rosso al collo anzich\u00e9 seguire la linea attendista del proprio partito.<\/p>\n<p>Senza dubbio vi erano contrasti politici, anche assai acuti: gi\u00e0 nel dicembre 1943 si ebbe ad esempio l&#8217;<b>eccidio di Fontanelle di Conco<\/b>, nel vicentino, in cui quattro organizzatori delle brigate Garibaldi vennero assassinati a sangue freddo da partigiani &#8220;moderati&#8221; e anticomunisti. Ma si tratt\u00f2 di casi isolati; prevalse piuttosto l&#8217;urgenza di lottare contro il nazifascismo. Nel Cansiglio queste premesse fecero s\u00ec che l&#8217;azione partigiana fosse sottoposta al controllo incrociato di svariati osservatori, come ricord\u00f2 Sarzi Amad\u00e9 nella conferenza dell&#8217;89:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abintanto il controllo delle spie e degli infiltrati fascisti, ma nel Notiziario della Guardia repubblicana non c&#8217;\u00e8 fino all&#8217;aprile &#8217;45 nessun cenno al Bus de la Lum. Poi le missioni alleate, e il maggiore Tilman fu a lungo in Cansiglio e mai ebbe a riferire di atrocit\u00e0. Poi il clero, e il vescovo di Vittorio Veneto era in perenne contatto con le brigate partigiane: se avesse saputo di uccisioni in massa non avrebbe certo mandato i suoi preti a celebrare la messa e a assistere i combattenti. Soprattutto la pluralit\u00e0 delle formazioni armate, la Nannetti e la Garibaldi composte da cattolici e da comunisti, dove diventava impensabile una qualsiasi complicit\u00e0 per nascondere eccidi o cose del genere\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Pare insomma che il mito giornalistico del Bus de la Lum dell&#8217;immediato dopoguerra celasse un mandato governativo ben distante dal territorio e che mirava forse proprio a spaccare l&#8217;anomala adesione cattolica locale a un partigianato a guida comunista.<\/p>\n<p>Ad ogni modo i mille infoibati del Bus de la Lum sparirono di colpo dalla stampa negli anni &#8217;50. Vi fu una breve estate indiana sul finire dei &#8217;60, ma negli anni del centro-sinistra \u201corganico\u201d i toni furono ben diversi: spar\u00ec il termine \u00abfoiba\u00bb dal lessico giornalistico, con una sola eccezione &#8211; <em>\u00ab<\/em><i>Cinquecento persone infoibate in una grotta del Pian Cansiglio\u00bb<\/i>, Il Messaggero Veneto 25\/7\/1966 &#8211; che probabilmente tradiva una primissima tentazione commerciale.\u00a0Lo stesso giornale richiese una spedizione speleologica per dirimere per sempre la questione, spedizione che come un&#8217;altra di poco successiva escluse categoricamente la presenza di altri corpi oltre a quelli rinvenuti nel &#8217;49. Il capo della spedizione del &#8217;49, Silvano Mosetti, aveva dichiarato che le ricerche non erano proseguite a causa della presenza di bombe a mano inesplose, ma anche la presenza nella cavit\u00e0 di qualunque\u00a0residuato bellico fu smentita. L&#8217;atto finale lo scrisse il Commissariato del Ministero della Difesa per le Onoranze ai Caduti, che proib\u00ec altre ricerche.<\/p>\n<p><a name=\"4\"><\/a><\/p>\n<h4><b>4. Foiba-kult<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_24912\" style=\"width: 330px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-24912\" class=\"wp-image-24912 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/marco_pirina.jpg\" alt=\"Marco Pirina\" width=\"320\" height=\"230\" \/><p id=\"caption-attachment-24912\" class=\"wp-caption-text\">Marco Pirina. Su Giap <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=19327#basaglia\">ci siamo gi\u00e0 occupati di lui.<\/a>\u00a0Nel suo libro <em>1945-1947: guerra civile. La rivoluzione rossa<\/em> (2004)\u00a0scrisse che\u00a0lo psichiatra <strong>Franco Basaglia<\/strong>\u00a0aveva combattuto per la\u00a0RSI\u00a0nella Legione \u00abMontebello\u00bb. Al contrario,\u00a0Basaglia era un\u00a0antifascista, fu arrestato nel dicembre 1944 per un volantinaggio clandestino e rimase in carcere a Venezia fino alla Liberazione.\u00a0La falsa notizia\u00a0fu ripresa senza alcuna verifica da <strong>Bruno Vespa<\/strong> nel suo libro <em>Vincitori e vinti<\/em> (2010), e da l\u00ec fin\u00ec in una voce di Wikipedia, dove noi l&#8217;abbiamo trovata.<\/p><\/div>\n<p><strong>Marco Pirina<\/strong> nacque a Venezia nel 1943, figlio di un ufficiale repubblichino ucciso dai partigiani nel &#8217;44. Negli anni &#8217;60 frequent\u00f2 l&#8217;Universit\u00e0 La Sapienza di Roma dove fu presidente del FUAN, rimase nella capitale per molti anni militando nell&#8217;MSI finch\u00e9 non rientr\u00f2 a Pordenone dove \u201cscopr\u00ec\u201d il Bus de la Lum.<\/p>\n<p>All&#8217;epoca le leggende antipartigiane s&#8217;erano del tutto acchetate, limitandosi solo a qualche \u201csussurro\u201d sedimentatosi nel volgo accanto alle vecchie storielle sulle <i>anguane<\/i>. Nel suo libro\u00a0<em>1945-1947, guerra civile: la rivoluzione rossa<\/em> (2004) Pirina descrive il suo primo incontro con il Bus de la Lum come un&#8217;esperienza mistico-iniziatica:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abRientrato nella mia terra d&#8217;origine, nel 1982, appassionato di vicende storiche e stimolato dalla ricerca della Verit\u00e0, sentii parlare, anzi sussurrare di una grande foiba, che si sprofondava per quasi 200 metri nelle viscere della terra, situata nei boschi del Cansiglio [&#8230;]. Mi venivano raccontate storie tremende di persone portate su nottetempo, fatte salire su un \u201c<em>tolon<\/em>\u201d, una tavola od un tronco spezzato e poi precipitate, tra urla disperate e ghigni sguaiati degli assassini, nel fondo della foiba [\u2026]. Un giorno salii nel bosco umido e scivoloso, su un sentiero nel quale le radici degli alberi si avvolgevano come serpenti a sassi&#8230; mentre salivo cercavo di rivedere le scene che mi erano state raccontate&#8230; uomini e donne condotte ad una orribile sorte, pungolati dalle canne dei fucili da uomini senza piet\u00e0 n\u00e9 umanit\u00e0 [\u2026] poi&#8230; all&#8217;improvviso si apr\u00ec l&#8217;orrore del buco&#8230; grande, con i suoi bordi slabbrati che cedevano verso la profondit\u00e0 muschiata nero-giallastra, con i rami dei pini e dei frassini, con le loro pendule matasse verdi e gialle di umidit\u00e0 rappresa&#8230; il buco, circondato da una natura silenziosa, pervasa dai profumi delle essenze del bosco ed accompagnata dal cinguettio degli uccelli montani&#8230; la foiba.. dal silenzio sembrava salire il sussurro dei vivi: \u201c&#8230;SILENTES LOQUIMUR&#8230;\u201d\u00a0 questo il mio primo pensiero&#8230; come non fare parlare \u201ci morti scomparsi senza un fiore\u201d? Bisognava accertare le \u201cstorie\u201d degli scomparsi e le \u201cimprese\u201d delle formazioni partigiane comuniste operanti nella zona\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Pi\u00f9 che una foiba sembra un&#8217;enorme vagina pelosa, lussureggiante e malefica, in cui si potrebbe cogliere interessanti risvolti psicoanalitici, ma a Pirina forse interessava di pi\u00f9 la tradizione spiritista e parapsicologica che vede nelle <a href=\"http:\/\/www.associazionepitagorica.it\/Pdf\/SUPERBA%20AVVENTURA\/Articoli\/La_Spelonca.pdf\">spelonche<\/a> un simbolo di rivelazione demiurgica. Per lui la sola vista dell&#8217;abisso fu l&#8217;origine di un vero e proprio credo, una religione esoterica: <b>la foibologia<\/b>. Principio e fine del culto erano i sussurri, quelli che Pirina diceva di sentire fra i vecchi, nei paesini della pedemontana, e quelli che udiva dentro di s\u00e9 alla vista della voragine: una sintesi perfetta tra dispositivo giornalistico della maggioranza silenziosa e suggestioni esoteriche nelle quali vivi e morti si confondono, a\u00a0instillare l&#8217;idea di una memoria popolare dissonante rispetto alla storia ufficiale, memoria alimentata con un frasario di concetti senza parole, punti sospensivi che spezzano le frasi come squarci improvvisi sull&#8217;indicibile, allusioni a una realt\u00e0 alternativa piena di massacri spaventosi sottaciuti.<\/p>\n<p>Per Pirina e sodali anche la ricerca storica aveva un aspetto iniziatico, una discesa negli inferi alla ricerca della Verit\u00e0 con la V maiuscola, contenuta in un qualche documento schiacciante e definitivo o in qualche reliquia ossea, visti entrambi come dei graal dai poteri gnostici, anzich\u00e9 come una qualunque carta o reperto da confrontare con mille altri come \u00e8 prassi per qualunque ricercatore storico. Pertanto i loro saggi erano imperniati su documenti e testimonianze presentate in maniera apodittica e irrefutabile (ora non potrete pi\u00f9 negare!), anche se non si trovavano mai due testimonianze identiche.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-24913\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Schermata-2016-05-03-alle-00.10.25.png\" alt=\"don Corinno, il guaritore del Bus de la Lum\" width=\"650\" height=\"601\" \/><\/p>\n<p>Nel culto esoterico del Bus de la Lum un&#8217;altra figura importante fu <strong>don Corinno Mares<\/strong>, parroco di Tambre (BL). Fu lui a far erigere la croce \u201cSilentes loquimur\u201d posta all&#8217;imboccatura della grotta il 29 agosto 1987 (lui e Pirina si contendevano il conio dell&#8217;epigrafe latina, cfr. il\u00a0giornale \u00abLa Squilla\u00bb di Tambre, novembre 1988, <em>\u00abCansiglio: una croce al &#8220;Bus de la Lum&#8221;\u00bb<\/em>). A\u00a0partire da allora ogni anno in quella data il parroco vi celebr\u00f2 una messa in suffragio delle \u00abcentinaia di civili\u00bb immolate nella cavit\u00e0.<\/p>\n<p>Alla stampa il prete present\u00f2 la croce e le messe come atti dovuti di piet\u00e0 e carit\u00e0 cristiana, senza colore politico, ma in realt\u00e0 le sue prediche grondavano discredito e criminalizzazione della Resistenza. Il parroco portava le scolaresche in visita al Bus e narrava loro di 230 teschi ritrovati nel dopoguerra, tra cui quelle di donne incinte, nonch\u00e9 di intere camionate di persone scaricate nel buco, un crimine da far impallidire le Fosse Ardeatine. Il partigiano <strong>Eliseo Dal Pont \u201cBianchi\u201d<\/strong>, esasperato, lo denunci\u00f2 per vilipendio alla Resistenza, il caso fin\u00ec alla <a href=\"http:\/\/dati.camera.it\/ocd\/aic.rdf\/aic4_01539_11\">Camera<\/a>, portato in palmo di mano dall&#8217;MSI-DN.<\/p>\n<p>Anche don Corinno pi\u00f9 che basarsi su fonti storiche si lasciava andare alle suggestioni mistiche del luogo, i sussurri. In seguito, grazie al ritrovamento di una madonnina nel bosco del Cansiglio,\u00a0divent\u00f2 <a href=\"http:\/\/www.cavernacosmica.com\/nostra-signora-del-cansiglio\/\">guaritore miracoloso<\/a>, \u00a0capace di trasmettere dopo la morte \u00a0i poteri che si attribuiva anche ai <a href=\"http:\/\/messaggeroveneto.gelocal.it\/udine\/cronaca\/2011\/06\/11\/news\/in-casa-ci-sono-gli-spiriti-e-la-villa-finisce-in-vendita-1.414433\">luoghi<\/a>\u00a0che aveva frequentato. Fu allora che i\u00a0suoi adepti lo proposero addirittura per la <a href=\"http:\/\/docplayer.it\/2703699-possiamo-ancora-sperare.html\">beatificazione<\/a>, con tanto di raccolta di firme.<\/p>\n<p>A tutt&#8217;oggi attorno al Bus si aggirano \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=9h_krtdhoq4\">sensitivi angelologhi<\/a>\u201d in cerca delle anime delle vittime e l&#8217;artista <strong>Nico Vascellari<\/strong> al Bus de la Lum ha dedicato un&#8217;<a href=\"http:\/\/moussemagazine.it\/nico-vascellari-bus-de-la-lum-at-galleria-monitor-rome\/\">installazione<\/a>, imperniata enigmaticamente sull&#8217;incapacit\u00e0 di distinguere fantasia da realt\u00e0 in chi si avventura nell&#8217;abisso: <em>Anyone brave enough to venture here finds it hard to distinguish between imagination and reality<\/em>, recita la nota stampa. Gli speleologi che vi si calano quotidianamente e lo considerano un \u201cpozzo scuola\u201d potrebbero offendersi a sentir messa in dubbio la propria capacit\u00e0 di discernere, che generalmente vacilla invece proprio in chi rimane fuori dal Bus.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-24928\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/BusLum.jpg\" alt=\"Bus de la Lum\" width=\"650\" height=\"431\" \/><\/p>\n<p>Alla benedizione della croce nell&#8217;87 era presente il <b>Comitato per le onoranze Caduti Infoibati nel Bus de la Lum<\/b> fondato da Pirina e dall&#8217;ex-repubblichino Giuseppe Cavini. Dal comitato, nel giro di un anno (1988), sorse il Centro studi Silentes Loquimur la cui prima fatica fu il <em>Libro Bianco del Bus de la Lum<\/em>, pubblicato da Marco Pirina nel 1989. Il fulcro del libro era la testimonianza dell&#8217;ex partigiano Carlo Prian da cui nacque la \u201cleggenda del tol\u00f2n\u201d, ovverosia la presunta pratica partigiana di far camminare le vittime su una passerella posizionata sulla voragine, da parte a parte, per poi rovesciarla all&#8217;improvviso.\u00a0Una storia che sembrava uscita da un romanzo per ragazzi di Stevenson, improbabile anche dal punto di vista tecnico, come aveva rilevato Sarzi Amad\u00e9: date le dimensioni dell&#8217;imboccatura sarebbe stata necessaria una trave di oltre trenta metri, che peraltro non si sarebbe potuta porre in orizzontale data la discontinuit\u00e0 e il forte dislivello dei bordi dell&#8217;inghiottitoio.<\/p>\n<p>Pirina stabiliva poi che la differenza tra la quota di profondit\u00e0 misurata nel Bus prima e dopo la guerra \u2013 come sappiamo un puro errore di misurazione \u2013 erano metri cubi di cadaveri attribuibili alle 250 persone che a suo dire sarebbero scomparse durante e dopo la guerra dai paesi circostanti, un trucchetto usato a suo tempo anche per la foiba di Basovizza. Il Bus de la Lum diventava cos\u00ec un grande aspirapolvere che risucchiava tutti i morti di una terra battuta da rastrellamenti e deportazioni nazifasciste.<\/p>\n<p><a name=\"5\"><\/a><\/p>\n<h4><b>5. Foiba Ca$h<\/b><\/h4>\n<p>L&#8217;arma vincente di Pirina era la visione strategica del mercato dei media: negli anni &#8217;80 il principio del marketing stava sostituendo quello pedagogizzante e \u201cideologico\u201d che aveva contraddistinto i giornali della prima repubblica. Il venir meno dei due poli tradizionali della politica italiana &#8211; DC e PCI &#8211; aveva fatto del mercato il vero arbitro della cosa pubblica, per cui una posizione politica valeva l&#8217;altra senza alcuna pregiudiziale etica o storica, purch\u00e9 vendesse. Le posizioni politiche\u00a0divenivano\u00a0semplici merci allineate sullo scaffale,\u00a0la ricerca del consenso rimpiazzava il confronto dialettico e i media promuovevano chi si adeguava al nuovo principio, cos\u00ec come premiavano chi forniva a gettito continuo nuovi scoop giornalistici e nuove dichiarazioni polemiche: il lievito naturale delle copie vendute.<\/p>\n<p><span class=\"s4\">Con la pubblicazione del <em>Libro Bianco<\/em> Pirina inaugur\u00f2 una tattica di presenzialismo costante sui giornali locali, a partire dall&#8217;articolo <em>\u00abQuella strage dimenticata\u00bb<\/em>, prima pagina su Il Gazzettino del 5 marzo 1989 . L&#8217;occhiello recitava <em>\u00abTornano le ombre. Un nuovo libro bianco e interrogativi mai sopiti su una foiba piena di cadaveri. Chi sono? Chi li ha uccisi?\u00bb<\/em> Ora, \u00abombra\u00bb in veneto sta per bicchiere di vino, ma \u00e8 improbabile che l&#8217;articolista Francesco Jori fosse in vena di sornionerie (forse al massimo un&#8217;inconscia associazione con <em>litro bianco<\/em>?): a leggerlo pi\u00f9 che un giornalista sembrava un promoter del libro, teso a solleticare il pubblico sul tema pi\u00f9 che a indagarne il perch\u00e9 e il percome.<\/span><\/p>\n<p>L&#8217;articolo riprendeva pari pari le tesi di Pirina: le riesumazioni del &#8217;49 erano state bloccate dalla presenza di bombe inesplose, rimaneva pertanto da chiedersi \u2013 concludeva Jori \u2013 se la domanda sull&#8217;entit\u00e0 degli infoibati nel Bus avrebbe trovato mai una risposta, \u00abaldil\u00e0 di ogni colore politico\u00bb. Eppure era stato lo stesso Gazzettino negli anni &#8217;60 a pubblicare la notizia della spedizione speleologica che aveva escluso la presenza nel Bus di altri cadaveri (<em>\u00abNon esistono resti umani nel leggendario Bus de la lum\u00bb<\/em>, 9 luglio 1967), oltre ad\u00a0aver smentito categoricamente la presenza di ordigni bellici sul fondo.<\/p>\n<p>Qualche giorno dopo <strong>Emilio Sarzi Amad\u00e8<\/strong>\u00a0organizz\u00f2 con l&#8217;ANPI la conferenza pubblica in cui smont\u00f2 dettaglio per dettaglio il revival foibologico di Pirina. Jori pubblic\u00f2 a riguardo un articolo di tono diametralmente opposto allo stesso che aveva personalmente vergato giorni prima, descrivendo la vicenda del Bus de la Lum come<\/p>\n<blockquote><p>\u00abuna vecchia storia di cui la gente parla da pi\u00f9 di quarant&#8217;anni&#8230; nutrita di fantasmi e di voci che non hanno mai preso corpo in modo definitivo e incontrovertibile\u00bb,<\/p><\/blockquote>\n<p>spostandosi dunque verso il punto di vista dell&#8217;ANPI. Il\u00a0giornale avrebbe cambiato\u00a0ancora opinione svariate volte, anche nel corso di uno stesso numero, schierandosi sempre dalla parte di chi aizzava la polemica. Il principio commerciale \u201cpost-ideologico\u201d, a cui viene sempre pi\u00f9 attribuita imparzialit\u00e0, in realt\u00e0 favorisce i bari.<\/p>\n<p>Sarzi Amad\u00e8 mor\u00ec poco dopo la conferenza, mentre Pirina, don Corinno e i membri del Comitato Infoibati si lanciavano in\u00a0un&#8217;escalation di \u201cnuove rivelazioni\u201d, presunti documenti riesumati, testimonianze di seconda generazione e tutti gli altri ritrovati del loro <em>andar per ombre<\/em>, al punto che al Gazzettino misero in piedi una vera e propria rubrica di confronto con i lettori intitolata \u00abLa foiba del Cansiglio\u00bb, su suggerimento ideale di Pirina che invitava i lettori a uscire allo scoperto pubblicamente, per far emergere finalmente la Verit\u00e0.<\/p>\n<p>La febbre della foiba contagi\u00f2 gli altri giornali locali, Il Messaggero Veneto in Friuli e la Tribuna di Treviso in Veneto. La corsa al Bus tracim\u00f2 anche sul piccolo schermo, quando l&#8217;emittente locale TelePordenone invit\u00f2 il pubblico da casa a chiamare. Un freakshow di mitomani, presunti ex-partigiani pentiti anonimi e testimoni per procura che ebbero il loro minuto di celebrit\u00e0 mentre Pirina gongolava. Mentre\u00a0nel pubblico si sedimentava l&#8217;idea che al Bus i partigiani avessero fatto \u201cle porcherie\u201d, la voce dell&#8217;ANPI si faceva sempre pi\u00f9 flebile e sulla difensiva fino a sparire del tutto nel momento in cui la polemica approd\u00f2 su giornali nazionali.<\/p>\n<p>Fin dal <em>Libro bianco<\/em> era spuntata la storia di <strong>Nella de&#8217; Pieri<\/strong>, una donna di Ponte nelle Alpi (BL) fucilata perch\u00e9 sospettata di essere una spia fascista. Fino ad allora il caso non era mai stato ricondotto al Bus de la Lum, gi\u00e0 Sarzi Amad\u00e9 aveva iniziato a rintuzzare la prima ondata di fango contestualizzando con riscontri storici puntuali quella triste storia &#8211; la donna fu sottoposta a regolare processo il quale per\u00f2 fu sospeso per inadeguatezza dell&#8217;avvocato difensore, per poi concludersi con un&#8217;esecuzione sbrigativa nelle fasi concitate del grande rastrellamento nazista del Cansiglio &#8211; ma dopo la morte dello scrittore partigiano la marea fu inarrestabile, la de&#8217; Pieri non solo divenne un&#8217;infoibata del Bus, ma pure incinta e stuprata. Di pi\u00f9: <em>si moltiplic\u00f2<\/em>. Nell&#8217;aprile 1989 <strong>Roberto Fiasconaro<\/strong> firm\u00f2 per la Domenica del Corriere l&#8217;articolo che segn\u00f2 il primo passaggio del Bus de la Lum sulla ribalta nazionale, intitolato\u00a0<em>\u00abLi massacravano a centinaia, c&#8217;erano anche donne incinte\u00bb<\/em>. Pi\u00f9 di recente, questa storia \u00e8 stata <a href=\"http:\/\/www.ilgazzettino.it\/pay\/belluno_pay\/l_infoibata_nella_colpisce_cristicchi-673617.html\">recepita acriticamente e rilanciata a mezzo stampa<\/a> dall&#8217;immancabile\u00a0<strong>Simone Cristicchi<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_24917\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/6nenEvn2ASw\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-24917\" class=\"wp-image-24917 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/montanelli.jpg\" alt=\"Indro Montanelli\" width=\"300\" height=\"402\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-24917\" class=\"wp-caption-text\">Montanelli, ideale uomo-ponte tra il negazionismo sui crimini fascisti in Africa, le <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=21098\">leggende metropolitane su via Rasella\/Fosse Ardeatine<\/a> e le dicerie incontrollate sulle foibe. Uno dei principali ideologi del senso comune non-antifascista. Per tutta la vita sostenne\u00a0di essere stato presente a Piazzale Loreto. Forte dello status di &#8220;testimone diretto&#8221;, piant\u00f2\u00a0in testa agli italiani l&#8217;idea che\u00a0ad appendere il duce ci fossero gli stessi che fino a poco prima lo avevano osannato. In seguito\u00a0si \u00e8 scoperto che il 29\/04\/1945 Montanelli era in Svizzera (cfr. Renata Broggini, <em>Passaggio in Svizzera. L&#8217;anno nascosto di Indro Montanelli<\/em>, Feltrinelli 2007). Nel bellunese, \u00e8 pi\u00f9 famoso per aver dato dello \u00absciacallo\u00bb a <strong>Tina Merlin<\/strong> dopo la strage del Vajont, per lui \u00abimprevedibile\u00bb e dovuta solo a cause naturali. In\u00a0tardissima et\u00e0 litig\u00f2\u00a0con Berlusconi, quindi su tutto il resto &#8211; e quello qui sopra \u00e8 un campionario <em>minimo<\/em> &#8211; cal\u00f2\u00a0il colpo di spugna. Oggi anche a &#8220;sinistra&#8221; \u00e8 una specie di santo laico e molti lo propongono come modello di buon giornalismo. Sar\u00e0 pure questo un miracolo di don Corinno?<\/p><\/div>\n<p>L&#8217;apice del battage si ebbe per\u00f2 nel gennaio 1992 quando Beppe Gualazzini firm\u00f2 una serie di tre articoli per Il Giornale di <strong>Indro Montanelli<\/strong>. Pirina ringrazier\u00e0 il giornalista ed esporr\u00e0 gli\u00a0articoli in riproduzione anastatica in una successiva pubblicazione, come veri e propri trofei.<\/p>\n<p>Nel primo articolo &#8211; <em>\u00abIn quella fossa i partigiani gettarono centinaia di persone\u00bb<\/em>, Il Giornale, 21\/01\/1992 &#8211; si presentava l&#8217;opera di Pirina, alzando l&#8217;asta delle vittime a 323 \u2013 cifra mai vista prima che Gualazzini riferiva essere avallata da documenti, senza citare quali \u2013 nonch\u00e9 sfoderando dal bigoncio un testimone di cui non si era mai sentito parlare, un parroco che avrebbe confessato le vittime prima dell&#8217;infoibamento.<\/p>\n<p>Nel secondo articolo &#8211; <em>\u00abCos\u00ec spingemmo nella fossa i condannati\u00bb<\/em>, Il Giornale, 23\/01\/92 &#8211; veniva riportata la denuncia di \u201cBianchi\u201d a don Corinno per vilipendio alla Resistenza . La redazione diede ampio spazio al prete per difendersi, il quale ringrazi\u00f2 generosamente con uno scoop: <strong>Francesco Pesce \u201cMilo\u201d<\/strong>, comandante della Divisione Nannetti, gli avrebbe telefonato di persona per confessargli le centinaia di infoibamenti al Bus de la Lum. \u00abIo da solo ne ho mandati l\u00e0 pi\u00f9 di cento\u00bb, gli avrebbe detto. Bum!<\/p>\n<p>Milo era troppo malato per controbattere, e mor\u00ec di l\u00ec a poco, ma ci pens\u00f2 la vedova a smentire sia l&#8217;ammissione del marito di aver infoibato chichessia sia il fatto che egli avesse mai telefonato a don Corinno.<\/p>\n<p>Il terzo articolo del 29 gennaio era un reportage del viaggio che lo stesso Gualazzini aveva condotto a Pordenone,\u00a0 per accompagnare l&#8217;amico Pirina presso la locale Procura, al fine di consegnare un dossier inerente non solo il Bus de la Lum,\u00a0 ma ben 15 foibe del Cansiglio. Il pezzo si intitolava <em>\u00abSono 15 le foibe su cui si deve far luce\u00bb<\/em> e\u00a0ci\u00f2\u00a0\u00e8 rimarchevole, perch\u00e9 mancavano 12 anni all&#8217;istituzione del Giorno del Ricordo e\u00a0il termine \u00abfoibe\u00bb era totalmente scomparso dal lessico giornalistico nazionale da almeno 40 anni. Sopravviveva solo nell&#8217;agone politico locale di Gorizia e Trieste, dove venivano costantemente invocate, e in pubblicazioni di nicchia come il mensile <em>Storia Illustrata<\/em>, menzionate di tanto in tanto da giornalisti come <strong><a href=\"http:\/\/www.didaweb.net\/fuoriregistro\/leggi.php?a=6977\">Antonio Pitamitz<\/a><\/strong> o <strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=19327#gilas\">Arrigo Petacco<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Nel 1992 la\u00a0campagna mediatica iniziata nel marzo dell&#8217;89 fu\u00a0coronata dal ritrovamento di 68 resti ossei da parte dello stesso Pirina, che li stim\u00f2 appartenere a non meno di 6 persone. Ben presto per\u00f2 si fece passare il messaggio che appartenessero a 68 corpi diversi.<\/p>\n<p>Tempo prima il gruppo grotte \u201cSolve\u201d del CAI di Belluno, capitanati da Enrico Foggiato, aveva rinvenuto quattro elmetti nel Salone Lanterna, un ampio cavernone il cui collegamento con il fondo del Bus de la Lum era stato interrotto da una frana nel 1959. Per Pirina era la prova lampante che collocava i resti rinvenuti nella seconda guerra mondiale, ma Foggiato era di parere diverso: gli elmetti erano della <em>prima<\/em> guerra (e negli anni &#8217;20 erano spesso utilizzati dagli speleologi triestini, NdR).\u00a0Inoltre, a suo parere, i pezzi di osso trovati da Pirina non erano facilmente distinguibili da ossa di animali, nella migliore delle ipotesi potevano essere i frammenti mancanti dei cinque corpi incompleti riesumati nel &#8217;49.<\/p>\n<p>Pirina denunci\u00f2 il rinvenimento dei frammenti ossei ai Carabinieri. Tuttavia,\u00a0la Procura di Pordenone sentenzi\u00f2 che fosse impossibile stabilire a chi appartenessero, chi fossero gli eventuali assassini, il motivo e il momento della loro morte. Insomma, nulla di ci\u00f2 che Pirina aveva presentato aveva una vaga e minima consistenza, eppure il Gazzettino riusc\u00ec a impacchettare il tutto come un risultato schiacciante, ma senza seguito per le difficolt\u00e0 pecuniarie di un eventuale scandaglio completo del Bus. Inoltre intervenne il Commissariato del Ministero della Difesa per le Onoranze ai Caduti, meglio noto come OnorCaduti, avviando la pratica per il conferimento al sito dello status di monumento ai caduti della seconda guerra mondiale, bench\u00e9 nessuna delle tesi sostenute in merito ai pochi corpi recuperati fosse stata confermata e certificata.<\/p>\n<p>Pirina poteva ritenersi soddisfatto e infatti da tutta la vicenda ricav\u00f2 una lezione esemplare da applicare ad altri contesti.\u00a0Dopo di allora, infatti, spost\u00f2 la sua attenzione direttamente sui modelli a cui si era ispirato per il Bus de la Lum, le foibe dell&#8217;Istria e del Carso giuliano, riallacciandosi direttamente ai precetti del suo maestro, il primo vero foibologo del dopoguerra: <strong>Junio Valerio Borghese<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-24969\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/comandante-Borghese-ufficiale-tedesco-1944.jpg\" alt=\"Junio Valerio Borghese\" width=\"650\" height=\"454\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Continua &#8211; 1 di 2<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=25012\">La seconda parte \u00e8 qui<\/a>.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><strong>Bibliografia selezionata<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Matteo Spinazz\u00e8,<i> Bus de la Lum. La costruzione giornalistica della memoria collettiva<\/i>, tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, Universit\u00e0 degli studi di Trieste, a.a.2004-2005, relatore Livio Vanzetto.<\/li>\n<li>Emilio Sarzi Amad\u00e8, <i>Conferenza stampa sul bus de la Lum<\/i>, 10-3-1989 (dattiloscritto) in archivio ISREV, (Vittorio Veneto), Busta 55 fascicolo B, in indicem.<\/li>\n<li>Mirco Dondi, <i>La lunga Liberazione. Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano<\/i>. Editori Riuniti, 2008<\/li>\n<li>Paul Ginsborg,<i> Storia d&#8217;Italia dal dopoguerra a oggi<\/i>, Einaudi, 1989<\/li>\n<li>H.W. Tilman,\u00a0<i>Uomini e Montagne. Dall&#8217;Himalaya alla guerra partigiana sulle Alp<\/i>i, CDA, 1997<\/li>\n<li>Lorenzo Gardumi, <i>All&#8217;ombra della svastica. La Resistenza nella zona d&#8217;operazione delle Prealpi. Belluno, Bolzano, Trento 1943-1945<\/i>, Fondazione Museo Storico del Trentino, 2015<\/li>\n<\/ul>\n<p>* <strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?tag=nicoletta-bourbaki\">Nicoletta Bourbaki<\/a>\u00a0<\/strong>\u00e8 il nome\u00a0usato da un gruppo di inchiesta su Wikipedia e le manipolazioni storiche in rete, formatosi nel 2012 durante una discussione su <em>Giap<\/em>. Con questa scelta, il gruppo omaggia <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nicolas_Bourbaki\">Nicolas Bourbaki<\/a>, collettivo di matematici attivo in Francia dal 1935 al 1983.<\/p>\n<p>La seconda parte di questa inchiesta sul Bus de la Lum, Marco Pirina e le origini della moderna &#8220;foibologia&#8221; verr\u00e0 pubblicata <strong>mercoled\u00ec 11 maggio<\/strong>.<br \/>\nI commenti verranno aperti in calce a quel post <strong>72 ore dopo la pubblicazione<\/strong>, per consentire una lettura non frettolosa e una discussione meditata e \u2013 soprattutto \u2013 pertinente.<br \/>\nRicordiamo le puntate precedenti del <em>Viaggio nelle nuove foibe<\/em>:<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24102\">1. Chi sogna una foiba in Maremma? Il caso Roccastrada \u2013 di Alberto Prunetti<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24159\">2. La foiba volante del Friuli orientale \u2013 di Nicoletta Bourbaki<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dalle foibe &#8220;pro loco&#8221; alla foibologia nazionale. Come un milieu\u00a0di\u00a0paragnosti, \u00abangelologi\u00bb e \u00a0uditori di \u00absussurri\u00bb dall&#8217;Aldil\u00e0 ha avviato una narrazione poi divenuta legge dello Stato di Lorenzo Filipaz in collaborazione col gruppo\u00a0Nicoletta Bourbaki * INDICE 1. Pattume del Bus de la Lum 2. Storia di una campagna antipartigiana 3. 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