{"id":24763,"date":"2016-04-21T09:01:46","date_gmt":"2016-04-21T07:01:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24763"},"modified":"2016-04-21T09:01:46","modified_gmt":"2016-04-21T07:01:46","slug":"il-partigiano-marino-walter-reder-e-il-degrado-un-estratto-da-il-sentieroluminoso-per-la-liberazione-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/04\/il-partigiano-marino-walter-reder-e-il-degrado-un-estratto-da-il-sentieroluminoso-per-la-liberazione-di-bologna\/","title":{"rendered":"Il partigiano Marino, Walter Reder e il degrado | Un estratto da <i>Il #SentieroLuminoso<\/i> per la Liberazione di Bologna."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24766\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Bandiera_Brig_Bolero.jpg\" alt=\"Bandiera della 63a Brigata Bolero\" width=\"500\" height=\"380\" \/><br \/>\nNel settantunesimo anniversario della <strong>liberazione di Bologna<\/strong> dai nazifascisti &#8211; 21 aprile 1945 &#8211; vi proponiamo un secondo\u00a0estratto da <em><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24720\">Il sentiero luminoso<\/a>, <\/em>oggetto narrativo\u00a0firmato <strong>Wu Ming 2<\/strong>, che planer\u00e0\u00a0in libreria la prossima settimana.<\/p>\n<p>Tra le\u00a0tante storie\u00a0che il protagonista del libro\u00a0raccoglie\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13170\">lungo il\u00a0cammino<\/a>, molte sono ambientate durante la <strong>Resistenza<\/strong>, perch\u00e9 attraversando la Grande Pianura da Bologna a Milano, ci si imbatte nell&#8217;antifascismo con la stessa frequenza di canali, rogge e corsi d&#8217;acqua.<br \/>\nE poi, come dice Gerolamo, &#8220;chi vuol difendere un territorio, non pu\u00f2 non confrontarsi con la guerriglia partigiana, che di boschi, torrenti, casolari e citt\u00e0 fece il suo campo di battaglia, il suo rifugio e la sua arma segreta&#8221;.<\/p>\n<p>Buona lettura e buona liberazione. <!--more--><\/p>\n<p>4.<br \/>\nChiss\u00e0 come dorm\u00ec, quella notte d\u2019autunno, Amleto Grazia detto Marino.<br \/>\nPochi giorni prima \u2013 il 19 ottobre del &#8217;44 &#8211; aveva compiuto quarantanove anni.<br \/>\nChiss\u00e0 cosa sogn\u00f2 e di quali essenze s\u2019impastarono i sogni. Premonizioni, amore, lontani ricordi.<br \/>\nChiss\u00e0 se incontr\u00f2 Bolero, Enrico e quegli altri che avevano scelto di seguirli.<br \/>\nIl Comando aveva dato l\u2019ordine di entrare a Bologna, per preparare l\u2019insurrezione e prendere la citt\u00e0. Con gli Americani a Monzuno, trenta chilometri pi\u00f9 a sud, e lo spartiacque dell\u2019Appennino ormai alle spalle, l\u2019arrivo in Emilia delle truppe alleate sembrava questione di settimane.<br \/>\nChiss\u00e0 se litigarono o fu di comune accordo, che Amleto decise di restare in montagna, con il suo battaglione, mentre Bolero, Enrico e altri diciotto attraversavano i campi sotto la tempesta, fino al guado del Reno.<br \/>\nAmleto non era tipo da tirarsi indietro, ma nemmeno era di quelli che obbediscono alla cieca. Durante la Grande Guerra, prestava servizio a Milano, in cavalleria. Gli ordinarono di caricare una manifestazione, ma lui convinse i commilitoni a mettersi dalla parte dei dimostranti. Per punizione, li mandarono in Tripolitania e poi al fronte, nel \u201817. Schedato come sovversivo nel casellario politico fascista, si fece in tutto otto anni di confino.<br \/>\nChiss\u00e0 cosa pens\u00f2, quando gli raccontarono di Casteldebole.<br \/>\nIl fiume in piena, gonfio di pioggia. I compagni che non riescono a passare e il rumore dell\u2019acqua che copre le voci dei gappisti, giunti sull\u2019altra riva con una barca, ma incapaci di governarla nella corrente troppo forte. Il buio \u00e8 agli sgoccioli: scelgono di ripararsi in un capanno, sul greto del fiume, vicino a un frantoio per la ghiaia. Passeranno l\u00ec la giornata e alla sera tenteranno di nuovo. Ma al mattino, le SS della 16<sup>a<\/sup> divisione occupano Casteldebole casa per casa. Qualcuno deve averli informati. Dalla sponda opposta del Reno, il rifugio dei partigiani viene preso di mira con la contraerea. I tedeschi, appostati in paese, si preparano per il tiro al bersaglio, duecento uomini contro diciannove. La sparatoria dura lo stesso tre ore. Dei partigiani non si salva nessuno, i nazisti hanno un morto soltanto. Sarebbero due, se non fosse per una pistola inceppata. Quella di Karaton, il sovietico. Finge di essere morto, ma \u00e8 solo ferito. Quando il soldato lo avvicina, si tira su e gli spara, ma il colpo non parte. Lo uccidono con estrema lentezza.<br \/>\nFinisce la battaglia, tacciono le armi. Cinque abitanti del paese escono dal loro rifugio. La mitraglia delle SS li abbatte uno dopo l\u2019altro.<br \/>\nChiss\u00e0 come dorm\u00ec, Amleto, nelle notti che gli rimasero dopo quel 30 ottobre. Centossessanta in tutto, poche in un letto vero.<br \/>\nDi certo era sveglio quella del 9 aprile &#8217;45, impegnato in uno scontro a fuoco nei pressi di Calderino, dodici giorni prima della Liberazione di Bologna.<br \/>\nChiss\u00e0 come l\u2019aveva sognata, Amleto Grazia detto Marino.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24768\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/B10_032.jpg\" alt=\"Il fiume Reno a Casteldebole\" width=\"500\" height=\"324\" \/><\/p>\n<p>5.<br \/>\n<span style=\"font-family: courier;\">La mattina del 31 ottobre io mi ero recato a Bologna per delle commissioni e ritornando a Castel Debole verso le ore 10.30, prima di rientrare in casa fui fermato dalla SS tedesca e accompagnato nella piazza di Castel Debole ove si trovavano contro un muro altre nove persone.<br \/>\nEravamo cos\u00ec in attesa mentre pattuglie della SS perlustravano la frazione. Dopo poco passava per la piazza un giovanotto e anche questo venne fermato e messo insieme a noi.<br \/>\nDopo circa mezz\u2019ora sopraggiunse il comandante della SS che ricordo era privo di un braccio, al quale io mi rivolsi acch\u00e9 mi mandasse a casa facendogli notare che ero privo di una gamba imputatami ancora quand\u2019ero piccolo. Questi dopo aver parlato per un poco con i suoi soldati si rivolse a me e in lingua italiana mi disse che fossi andato a casa. M\u2019incamminai immediatamente ma a circa 100 metri fui nuovamente fermato da un\u2019altra pattuglia e non ostante gli avessi fatto presente che ero stato lasciato in quel momento dal suo comandante, mi trattennero ugualmente dicendomi \u201clucchi lucchi\u201d cio\u00e8 che stessi a vedere.<br \/>\nLi fecero entrare in una casa della piazza; successivamente uno alla volta li facevano fuori e legati con le mani dietro la schiena con del filo di ferro, li condussero ai piedi delle 4 colonne esistenti nel portico della piazza, e legati al collo con dell\u2019altro filo, li disposero uno per ogni colonna e gli altri 6 legati contro il cancello di ferro esistente sotto il porticato stesso. Cos\u00ec legati, uno alla volta li uccisero con scariche di mitra.<br \/>\nEseguita tale barbaria mi mandarono a casa mentre essi continuarono negli atti vandalici appiccando il fuoco a diversi gruppi di case del luogo mediante spargimento di benzina.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: courier;\">A D.R. non altro da aggiungere e in fede mi sottoscrivo:<br \/>\nMignani Giuseppe<br \/>\ndi Caetano e fu Pedretti Argea, nato a Castel Franco Emilia il 18\/09\/1908<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24769\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Reder2.jpg\" alt=\"Walter Reder durante il processo\" width=\"500\" height=\"429\" \/><\/p>\n<p>6.<br \/>\nIl capitano Walter Reder, della 3<sup>a<\/sup> divisione SS \u201cTotenkopf\u201d, nel marzo 1943 subisce l\u2019amputazione dell\u2019avambraccio sinistro, in seguito alle ferite riportate in battaglia nei pressi di Kharkov, Ucraina.<br \/>\nNel gennaio del &#8217;44 diventa Sturmbannf\u00fchrer della 16<sup>a<\/sup> divisione SS, grado equivalente a quello di maggiore.<br \/>\nIl 31 ottobre 1951, il Tribunale Militare di Bologna condanna all\u2019ergastolo Walter Reder, come protagonista e \u201cdeterminatore\u201d delle stragi di Bardine, Valla, Vinca e Marzabotto. Al capo f) della sentenza, relativo all\u2019eccidio di Casteldebole, l\u2019ex-maggiore risulta assolto \u201cper insufficienza di prove\u201d.<br \/>\nIl 15 giugno 1967, il Tribunale Militare di La Spezia chiude il procedimento contro <i>ignoti tedeschi, <\/i>accusati: a) di aver cagionato, in localit\u00e0 Casteldebole, la morte \u00aba mezzo di raffiche di mitra\u00bb di 10 privati cittadini \u00abche non prendevano parte alle operazioni militari\u00bb; b) \u00abdi aver appiccato il fuoco a numerose case della zona, senza esservi costretti dalle necessit\u00e0 delle operazioni militari\u00bb. Nella sentenza, il giudice istruttore scrive che \u00abnon emerge dagli atti alcun elemento che consenta di addivenire alla identificazione dei militari tedeschi\u00bb.<br \/>\nSempre nel 1967, da dietro le sbarre della fortezza di Gaeta, Reder dichiara il suo pentimento e chiede la grazia al Presidente della Repubblica, ma i cittadini di Marzabotto esprimono opinione contraria.<br \/>\nIl 14 luglio 1980, dopo vari ricorsi, il Tribunale militare di Bari riconosce a Walter Reder i requisiti per la libert\u00e0 condizionata: ha scontato 28 anni di carcere, ha tenuto buona condotta e dimostra un \u00absincero ravvedimento\u00bb. I giudici, tuttavia, scrivono che il criminale deve restare in prigione altri cinque anni, \u00abnel suo interesse\u00bb e come \u00abmisura di sicurezza\u00bb.<br \/>\nIl 24 dicembre 1984, per la seconda volta, Reder scrive un telegramma al sindaco di Marzabotto. Poi, temendo che non arrivi a destinazione, spedisce la missiva anche per posta ordinaria, \u00abnell\u2019eventualit\u00e0 di disguidi postali, dovuti all\u2019esecrando attentato dell\u2019altra notte\u00bb.<br \/>\nL\u2019esecrando attentato \u00e8 la strage del Rapido 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano, fatto esplodere l&#8217;antivigilia di Natale\u00a0con una bomba radiocomandata nella Grande Galleria dell\u2019Appennino,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>lungo la ferrovia Direttissima Bologna-Firenze.<br \/>\nNella lettera, Reder ammette le sue colpe, rinnega il nazismo, si inchina alla memoria dei caduti e chiede di essere scarcerato in anticipo. I superstiti e i familiari delle vittime si oppongono ancora.<br \/>\nTuttavia, nel 1985, il governo Craxi concede a Walter Reder di lasciare la prigione, e l\u2019Italia, con qualche mese d\u2019anticipo.<br \/>\nGiunto in Austria, Reder ritira le sue scuse e dichiara che si \u00e8 trattato di una mossa per ottenere riduzioni di pena.<br \/>\nMuore a Vienna nel 1991.<br \/>\nPassano tre anni ed esplode il caso dell\u2019armadio della vergogna: 695 fascicoli riguardanti crimini nazifascisti sono stati archiviati in un solo giorno, il 14 gennaio 1960, chiusi in un mobile di legno, nascosti e dimenticati per oltre trent\u2019anni.<br \/>\nIl 15 maggio 2003, il Parlamento italiano nomina una <i>Commissione d\u2019inchiesta sulle cause dell\u2019occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti<\/i>. Si scopre cos\u00ec che l\u2019intera Penisola \u00e8 un enorme, gigantesco armadio della vergogna. Solo in provincia di Bologna emergono 163 casi, con 422 vittime, insabbiati nell\u2019archivio regionale dei Carabinieri. Dalle carte del Tribunale Militare di La Spezia, riemerge la testimonianza di Giuseppe Mignani sull\u2019eccidio di Casteldebole. Il documento, senza armadi di mezzo, era giunto da Roma ai giudici competenti. Questi decisero di ignorare il maggiore nazista senza un braccio, che in quel momento risiedeva nel penitenziario di Gaeta. Gi\u00e0 assolto a Bologna per quei fatti, Reder non poteva essere condannato, ma lo si poteva almeno interrogare, per risalire ad altri responsabili.<br \/>\nOggi, a settant\u2019anni di distanza, l\u2019eccidio di Casteldebole \u00e8 rimasto impunito. Se anche fossero vivi, colpire gli esecutori materiali non avrebbe pi\u00f9 senso. Nel \u201967, invece, si poteva ancora scrivere un\u2019altra storia. Lo impedirono magistrati, passacarte, ministri e procuratori. <i>Questi<\/i> colpevoli, almeno, sarebbe interessante conoscerli.<br \/>\nIl 5 settembre 2005, il procuratore aggiunto Luigi Persico ha inviato le sue valutazioni alla procura di La Spezia, affinch\u00e9 giudichi la condotta dei due magistrati militari che emisero la sentenza su Casteldebole, ipotizzando i reati di omissione di atti d\u2019ufficio e falso ideologico.<br \/>\nTrovo la notizia su diversi blog e giornali dell\u2019epoca.<br \/>\nMa come spesso accade, al primo lancio stampa segue il buio totale e per quanto scandagli gli ultimi dieci anni di informazione on line, sugli sviluppi della vicenda non riesco a pescare una sola riga in pi\u00f9.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24770\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Reder.jpg\" alt=\"Lapide per i Caduti di Casteldebole\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p>7.<br \/>\nSe dici Casteldebole, oggi ai bolognesi vengono in mente la sede del Bologna Football Club e i palazzoni che incombono sulla tangenziale.<br \/>\nInvece, quando sbuco dai prati sulla riva sinistra del Reno, trovo ancora la vecchia borgata, le case a due piani e la piazzetta dell\u2019eccidio, con le quattro colonne che sorressero i cadaveri dei fucilati. Una lapide recente, datata ottobre 2008, riporta i nomi delle sedici vittime e attribuisce il massacro alle S.S. del maggiore Walter Reder. Rabbocco la borraccia alla fontanella di ghisa che le sta dirimpetto. Mentre l\u2019acqua scende, noto una cisterna in pietra che doveva essere l\u2019antica fonte. Il rubinetto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ma sulla lastra liscia s\u2019intuisce ancora un\u2019incisione con il fascio littorio e la data: <i>Anno XV E.F.<\/i><br \/>\nSubito accanto, scopro altre parole, su una targa di plastica, attaccata a una rete con quattro fascette. Il testo rivendica il lavoro di pulizia che un gruppo di amici ha condotto per diciotto anni, senza fondi pubblici, lungo le sponde del Reno, acquistando anche due trattorini, motoseghe, tagliasiepi, generatori di corrente, carburante.<\/p>\n<blockquote><p>Chi si fosse avventurato a percorrere il fiume negli anni Novanta, avrebbe trovato un ambiente pressoch\u00e9 impraticabile, pieno di steccati di orti abusivi e ammassi di detriti portati dalle piene.<\/p><\/blockquote>\n<p>Poich\u00e9 mi sono appena \u201cavventurato a percorrere il fiume\u201d, ringrazio di cuore chi lo ha liberato dall\u2019immondizia e tuttavia mi domando per quale motivo siamo tanto disturbati dal selvatico in citt\u00e0. Lo spazio che ho appena attraversato \u00e8 un vero giardino, dove anche le robinie sono tenute a bada. Poco pi\u00f9 a monte, la golena del Reno \u00e8 una giungla di tronchi ed edere, attraversata dal sentiero per Firenze. Le erbe palustri sono alte quanto un uomo e ci si sorprende di essere poco fuori Bologna. Ma appunto: finch\u00e9 il selvatico sta <i>fuori, <\/i>lo rimpiangiamo e ce lo andiamo a cercare nei boschi; se invece ce lo troviamo <i>dentro<\/i> il recinto dei palazzi, allora \u00e8\u00a0<i>selvurbano <\/i>e\u00a0non ci piace pi\u00f9.<\/p>\n<blockquote><p>Nel 2014, il Servizio Tecnico Bacino Reno della Regione ha acconsentito a mettere a disposizione per 6 giorni lavorativi una macchina con operatore per intervento di pulizia e movimento terra di un\u2019ulteriore area di golena costituita da una fittissima macchia arborea dove spesso si insediavano abusivamente e con mezzi di fortuna, molti extracomunitari. Purtroppo i 6 giorni dedicati non sono risultati sufficienti a finire il lavoro&#8230;<\/p><\/blockquote>\n<p>Penso alle ruspe del comune che ormai con cadenza regolare visitano il lungofiume per abbattere tende e capanne di lamiera. Fin dai tempi del sindaco Cofferati, gli sgomberi sono descritti come azioni umanitarie, per impedire che intere famiglie vivano in condizioni bestiali. Allo stesso modo, gli abitanti di Casteldebole si sono abituati a protestare contro le catapecchie in nome dell\u2019accoglienza e della dignit\u00e0, della lotta al caporalato e al lavoro nero, ma una volta rimossi gli accampamenti, l\u2019amministrazione pu\u00f2 dormire sonni tranquilli.<br \/>\nMi colpisce il legame tra la cura di uno spazio verde e la persecuzione di esseri umani. Mi colpisce come si possa passare dall\u2019una all\u2019altra senza cambiare retorica. Pulire la golena dalle carcasse di lavatrici e dagli immigrati irregolari. Combattere gli alloctoni, piante o persone che siano. Proteggere un torrente da una centrale idroelettrica o una strada dalle prostitute. Forse non \u00e8 solo un segno dei tempi, ma la spia di un vincolo\u00a0pi\u00f9 profondo: tra i promotori del primo parco nazionale d\u2019Italia compare il nome di Alessandro Ghigi, senatore fascista, rettore dell\u2019ateneo bolognese, membro del Consiglio per la Demografia e per la Razza, autore di un volume sulla superiorit\u00e0 della stirpe italica e la piaga del meticciato. La sua dimora sui colli, Villa Ghigi, donata al comune dopo la morte, \u00e8 uno dei parchi pi\u00f9 grandi della citt\u00e0.<br \/>\nLe battaglie per il paesaggio, per rendere migliore il luogo dove si vive, rischiano di colpire il popolo dei margini, se alla lista degli inquinanti da combattere non si aggiungono l\u2019oppressione e il pregiudizio. Rivendicare un diritto impone di interrogarsi su quanti ne sono esclusi. Altrimenti, le prossime ruspe arriveranno in difesa dei beni comuni.<\/p>\n<p>Walt Whitman, nel suo <i>Canto della strada aperta,<\/i> si illudeva che la viandanza, da sola, potesse appianare le iniquit\u00e0, riportare tutti gli uomini al nocciolo che li accomuna:<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p7\">Qui \u00e8 la profonda lezione dell\u2019accoglienza, \/ n\u00e9 preferenza n\u00e9 diniego \/ Il nero con la sua testa cotonata, il criminale, il malato, l\u2019analfabeta \/ non vengono respinti, \/ passano, anch\u2019io passo, ogni cosa passa, nulla pu\u00f2 essere interdetto.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"p1\">Ma l\u2019ingiustizia, se non le si oppone una guerra intestina e frontale, colpisce pi\u00f9 duro proprio laddove la si riteneva sconfitta. Cos\u00ec \u00e8 lo stesso Whitman, qualche strofa pi\u00f9 in l\u00e0, a intonare un canto ben pi\u00f9 inquietante:<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p8\">Chi viaggia con me ha bisogno \/ del sangue migliore, di muscoli, resistenza. \/ Nessuno pu\u00f2 affrontare la prova se non porta coraggio e salute, \/ Vengano soltanto quelli dai corpi amorevoli e decisi,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>\/ Non sono ammessi malati, bevitori di rum o malattie veneree.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"p1\">Mi allontano dalla piazzetta con questi versi in testa, gettando un ultimo sguardo alla fontana, alla lapide, alla targa di plastica e al nome di una via che svolta verso il fiume.<br \/>\n\u00c8 dedicata a Karaton, partigiano sovietico, extracomunitario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel settantunesimo anniversario della liberazione di Bologna dai nazifascisti &#8211; 21 aprile 1945 &#8211; vi proponiamo un secondo\u00a0estratto da Il sentiero luminoso, oggetto narrativo\u00a0firmato Wu Ming 2, che planer\u00e0\u00a0in libreria la prossima settimana. 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