{"id":24588,"date":"2016-03-29T10:45:05","date_gmt":"2016-03-29T08:45:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24588"},"modified":"2016-03-31T23:46:13","modified_gmt":"2016-03-31T21:46:13","slug":"dieci-anni-dopo-le-olimpiadi-del-2006-torino-festeggia-la-voragine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/03\/dieci-anni-dopo-le-olimpiadi-del-2006-torino-festeggia-la-voragine\/","title":{"rendered":"Dieci anni dopo le Olimpiadi del 2006, #Torino festeggia la voragine"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_24592\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-24592\" class=\"wp-image-24592\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/DSC_5529.jpg\" alt=\"Le priorit\u00e0 del 2006. Siamo sicuri che siano cambiate?\" width=\"650\" height=\"400\" \/><p id=\"caption-attachment-24592\" class=\"wp-caption-text\">Le priorit\u00e0 del 2006. Siamo sicuri che siano cambiate?<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Maurizio Pagliassotti<\/strong> (*)<\/p>\n<p>Per raccontare questa storia \u00e8 necessario partire dalle parole di un giornalista vero, forse il migliore che Torino abbia avuto, pubblicate sul settimanale \u201cD di Repubblica\u201d, nel lontano 2003.<br \/>\nTroverete <strong>Luca Rastello<\/strong> anche nelle prossime righe, perch\u00e9 era un maestro e andare oltre le sue parole definitive \u00e8 impossibile. Luca scrisse:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa notte \u00e8 quasi una novit\u00e0 a Torino, prima non c\u2019era. Una sera di anni fa, l\u2019italianista Stefano Jacomuzzi, ospite di Gianni Agnelli, not\u00f2 dalla collina le grandi chiazze di buio che si allargavano sotto il suo sguardo: \u00abSono le nove e la citt\u00e0 sembra gi\u00e0 addormentata\u00bb, osserv\u00f2. \u201cLascia che riposino\u201d, rispose paterno l\u2019avvocato.<br \/>\nOra riposa anche lui.<br \/>\nErano suoi quei grandi viali paralleli alle linee di montaggio, quelle traiettorie rettilinee di vite operaie o impiegatizie, definite una volta per tutte dal primo giorno allo stabilimento e dal regalo dell\u2019orologio che ti qualificava <i>Anziano Fiat, <\/i>un titolo che tanti ancora si portano sul necrologio su La Stampa.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><!--more-->C\u2019\u00e8 stato un tempo in cui il padre della citt\u00e0 auspicava che i torinesi tutti non avessero pensiero che potesse distrarli dalla fabbrica, dal <em>\u2019venta rusch\u00e9<\/em>, dal <em>\u2019venta travaj\u00e8<\/em>. Che fossero fedeli impiegati torinesi doc, mansueti tecnici della provincia, o insubordinati operai massa in arrivo con i treni della speranza, non cambiava molto. A Torino si doveva lavorare molto e riposare il giusto, il giusto per non crepare di fatica. Per lo svago c\u2019era il pallone, i trionfi domenicali della Juventus erano l\u2019adeguato strumento per spegnere ogni tipo di ardore, e lo stadio il luogo pi\u00f9 opportuno dove stemperare pulsioni di rivalsa. Leggenda vuole che Torino al termine degli anni \u201950 avesse il maggior numero di sale da ballo pro capite e poi, dato che una citt\u00e0 forgiata nel ferro e sul fuoco necessita di riposare, come da desiderio, ecco la discesa fino al mirabile panorama delle \u00abenormi chiazze di buio\u00bb, visibile dalle belle e spaziose terrazze delle ville che si affacciano sulla citt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma i tempi cambiano si dice, ed \u00e8 necessaria un\u2019orgia di retorica per spegnere una citt\u00e0 facendo credere che la si stia accendendo come un braciere olimpico.<\/p>\n<h4><b>1. Alle origini della trasformazione<\/b><\/h4>\n<p>I padroni della citt\u00e0, reduci dalla traballante vittoria sugli operai in rivolta del 1980, quando avevano schierato\u00a0ben quindicimila impiegati in marcia per le vie di Torino, guidati dal caporeparto <strong>Luigi Arisio<\/strong>, decisero che la produzione doveva uscire dai muri del loro impero. La Fiat aveva sessantamila dipendenti a Mirafiori. Non era una decisione di chi comandava la citt\u00e0: coglievano l\u2019occasione storica, come innumerevoli altri industriali, per regolare molti conti rimasti in sospeso guadagnandoci.\u00a0Il mondo lo permetteva. Le praterie della delocalizzazione neo liberale\u00a0&#8211;\u00a0in termini meno pudichi: il capitalismo &#8211; si aprivano su chances fino ad allora\u00a0impensabili per chiunque desiderasse\u00a0abbattere il costo del lavoro, il sindacato, la conflittualit\u00e0, tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24589\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/marcia15000.jpg\" alt=\"marcia15000\" width=\"650\" height=\"471\" \/><\/p>\n<p>Cominci\u00f2 cos\u00ec quella che il sociologo <strong>Marco Revelli<\/strong> ha definito \u00abla globalizzazione stracciona della Fiat\u00bb, cos\u00ec descritta sempre da Luca Rastello, profetico:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl decentramento della produzione con esperimenti fallimentari a Cordoba in Argentina, e le dismissioni di massa. Oggi [2003, NdR] l\u2019azienda annuncia poco pi\u00f9 di ottomila esuberi e molti si stupiscono che la capitale operaia della rivolta novecentesca non insorga, ma se ne stia in coda al Lingotto \u201cper l\u2019ultimo saluto all\u2019avvocato\u201d.<br \/>\nIl fatto \u00e8 che negli ultimi dodici anni, mentre scopriva la movida, la citt\u00e0 ha perso 110.000 posti di lavoro (centodiecimila), un\u2019emorragia silenziosa e fatale, accompagnata dall\u2019onda epidemica dei suicidi fra i cassintegrati del 1980 che non riuscivano a ritrovare lavoro.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Meno centodiecimila posti di lavoro cinque anni prima dell\u2019inizio della crisi globale. Anime morte.<\/p>\n<p>Questo stato di cose risponde, da subito, a chi sostiene che il crollo mondiale del 2007 sia all\u2019origine delle peripezie torinesi.<\/p>\n<p>Ma gli Agnelli, e quindi tutta la coorte industriale torinese, di fronte a questa catastrofe incontrovertibile trovarono solo consensi, entusiasmo e teste chinate. Perch\u00e9 per tutti a Torino era necessaria una \u00abtrasformazione\u00bb: basta operai, basta ferro, basta industria. Di pi\u00f9, ci voleva \u00abun cambio di mentalit\u00e0\u00bb, addirittura una \u00abmutazione genetica\u00bb. Leggere la storia di Torino \u00e8 vedere la pi\u00f9 grande manipolazione sociale della storia recente d\u2019Italia. Un esperimento compiuto su centinaia di migliaia di persone. Su un territorio, su una comunit\u00e0 intera.<\/p>\n<p>Certo, mettere in relazione il violento scontro del 1980 e le Olimpiadi di Torino pu\u00f2 apparire un volo pindarico, ma alla luce di quanto intercorso nel tempo, il patrimonio genetico trasmesso appare evidente. Si pensi ad alcuni protagonisti di allora, divenuti protagonisti della ventennale \u201ctrasformazione\u201d di Torino: il giovane <strong>Piero Fassino<\/strong>, in quel tempo responsabile delle fabbriche per il Pci e oggi sindaco, che nel 2011 dichiara \u00abse fossi un operaio Fiat voterei s\u00ec al referendum di Marchionne\u00bb. Al tempo accompagn\u00f2 il segretario Berlinguer alla porta 5, rinominata \u201cPorta Karl Marx\u201d, per un comizio dove il capo del partito espresse agli scioperanti il pieno appoggio, dichiarando, seppur con molte sfumature, sostegno politico nel caso in cui il consiglio di fabbrica avesse deciso l\u2019occupazione\u00a0dei luoghi di produzione. <span class=\"s4\">Piero Fassino negli anni successivi puntualizz\u00f2 che il suo partito \u00abcerc\u00f2 di convincere il sindacato ad accettare l&#8217;offerta della Fiat\u00bb e che quella linea \u00abnon pass\u00f2 per via del clima che si era creato\u00bb.\u00a0 <\/span><\/p>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/cMIK9OgmIVY\" width=\"650\" height=\"366\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<p>Oggi il sindaco di Torino \u00e8 uno dei pi\u00f9 accaniti sostenitori del cambiamento, della trasformazione post industriale, delle Olimpiadi, delle grandi opere e dei grandi eventi. E di Marchionne.<\/p>\n<p>Ma i cambi sono avvenuti anche in senso contrario. <strong>Paolo Cantarella<\/strong>, ex amministratore delegato Fiat, poi consigliere di Iren SpA, Finmeccanica, Teatro Regio di Torino, \u00e8 stato membro del Toroc, il comitato olimpico che organizz\u00f2 i giochi. E con lui moltissimi altri ex top manager Fiat hanno nel tempo deciso che era meglio lavorare sotto l\u2019ala dello Stato. Stato &#8211; per la verit\u00e0 li si pu\u00f2 trovare quasi tutti nelle istituzioni torinesi e piemontesi &#8211; che li ha accolti come figlioli prodighi, riservando loro ruoli a retribuzioni apicali. Un\u2019osmosi capillare tra personale politico e industrial finanziario.<\/p>\n<p>Il primo scossone alla dimensione produttiva torinese del 1980 fu seguito da un secondo, nel 1994, quando la Fiat in occasione del celebratissimo \u00abla festa \u00e8 finita\u00bb di Gianni Agnelli, produsse una nuova ondata di licenziamenti, tra cui 3800 impiegati che solo pochi anni prima avevano alzato per le vie di Torino cartelli di questo tenore: \u00abil lavoro si difende lavorando\u00bb.<\/p>\n<p>La festa, ma soprattutto la storia, era finita, il capitale trionfava e i comunisti diventavano post ideologici, in primis quelli torinesi, quasi tutti \u201cmiglioristi\u201d, quindi ontologicamente neo liberali. Veloci nell\u2019ammettere non solo la sconfitta, ma l\u2019assoluta bont\u00e0 e superiorit\u00e0 di un sistema ufficialmente \u201cnemico\u201d fino alle prime picconate nel muro di Berlino.<\/p>\n<h4><b>2. Un flute, un bocconcino e via, verso Olimpia<\/b><\/h4>\n<p>Ma ecco, durante una cena alto borghese tipicamente torinese, l\u2019idea brillante. C\u2019\u00e8 anche l\u2019avvocato, si discute cosa fare della citt\u00e0 che andr\u00e0 incontro alla de industrializzazione a tappe forzate. \u00c8 il 1998.<\/p>\n<p>Ma come si fa?<\/p>\n<p>Eh gi\u00e0, \u00e8 un bel problema. Duecentomila operai non sono uno scherzo.<\/p>\n<p>Tutto d\u2019un tratto, tra un flute e l\u2019altro, un generale in pensione la butta l\u00ec: \u00abFacciamo le olimpiadi invernali!\u00bb. Torino \u00e8 a due passi dalle montagne, le principali stazioni sciistiche sono a cento chilometri e, particolare non secondario, si trovano nel feudo montano degli Agnelli, Sestriere e paesi adiacenti.<\/p>\n<p>Un attimo, e l\u2019idea del generale diventa l\u2019idea di Agnelli nel plauso generale. E\u2019 il grande dono che l\u2019avvocato fa al suo popolo: basta pane, brioches per tutti.<\/p>\n<p>Una tra le pi\u00f9 grandi opere di sperpero del dopoguerra viene trasformata con retorica battente in una grande opera di rilancio. Ciechi di fronte alla privatizzazione del sistema bancario, di fronte alla natura squisitamente privata dell\u2019euro, di fronte a leggi di bilancio sovranazionali che hanno trasformato radicalmente i concetti di debito, deficit e spesa pubblica.<\/p>\n<p>Torino e le sue Olimpiadi mettono bene in luce il meccanismo macro economico perverso in cui \u00e8 piombato il paese: perch\u00e9 l\u2019intervento pubblico, qualunque esso sia, dal tombino al tunnel di 54 km, \u00e8 diventato un violento meccanismo estrattivo di valore volto ad abbattere lo Stato.<\/p>\n<p>E come scrive lo storico dell\u2019arte <b>Tomaso Montanari<\/b>, impegnato quotidianamente a denunciare l\u2019esproprio del patrimonio culturale \u2013 uno degli strumenti che dovrebbero rendere gli italiani uguali &#8211; da parte di privati, \u00ablo Stato da vent\u2019anni \u00e8 impegnatissimo a distruggere se stesso.\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 scacco matto pieno. Chi ha dettato le regole del gioco, nell\u2019osservare la povera Torino e la povera Italia, probabilmente ha lo stesso pensiero che aveva il grande scacchista <b>Bobby Fischer<\/b>: \u00abMi piace vederli dibattersi\u00bb. Cos\u00ec confess\u00f2, a proposito dei suoi avversari.<\/p>\n<p>Torino si dibatte, da dieci anni.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 quindi indignare di fronte allo sfacelo post olimpico torinese?<br \/>\nDi fronte al trampolino di Pragelato, costato\u00a034,3 milioni di euro\u00a0<a href=\"http:\/\/torino.repubblica.it\/cronaca\/2015\/10\/12\/foto\/addio_ai_trampolini_per_il_salto_di_torino_2006_invasi_dalle_erbacce-124919874\/1\/#1\">e oggi abbandonato<\/a>?<br \/>\nAlla pista di bob di Cesana Pariol, costata\u00a0110,3 milioni di euro <a href=\"http:\/\/www.gazzetta.it\/Sport-Invernali\/16-09-2014\/slittino-cesana-non-riapre-piu-addio-pista-zoeggeler-90471675125.shtml?refresh_ce-cp\">e oggi abbandonata<\/a>?<br \/>\nA\u00a0parte del villaggio olimpico &#8211; 140 milioni di euro\u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/14_dicembre_21\/otto-anni-dopo-impianti-inutili-dell-olimpiade-2006-torino-giochi-rovine-7a51c0c6-88e3-11e4-87e1-ec26c60de2cb.shtml\">abbandonata<\/a>?<br \/>\nAlla pista di free style di Sauze d\u2019Oulx, costata 9 milioni, usata sei giorni <a href=\"http:\/\/www.lavalsusa.it\/SAUZE-DOULX-SMANTELLATO-IL-SITO-OLIMPICO-DEL-FREESTYLE\/\">e poi smantellata<\/a>?<br \/>\nAlla pista di biathlon a Sansicario prossima alla trasformazione in campi da tennis?<\/p>\n<p>L\u2019Istituto Bruno Leoni, di cui si pu\u00f2 dire tutto tranne che sia un centro di ricerca \u201cantagonista\u201d, in uno studio del 2012 quantific\u00f2 la perdita secca di Torino 2006 in ottocento milioni di euro. Un calcolo che teneva conto di tutti i benefici diretti e indiretti delle Olimpiadi.<\/p>\n<p>Meccanismo estrattivo centrato sull\u2019effetto leva generato dal debito perfettamente funzionante.<\/p>\n<p>Il debito di Torino oggi \u00e8 sceso a circa 3 miliardi di euro, dopo vendite e tagli draconiani.<br \/>\n\u00c8 un debito squisitamente privato, contratto con istituti di credito privati, che si ripaga con i beni dei cittadini. Prima quelli pubblici, poi si passa a quelli privati attraverso la tassazione. Compito della politica dovrebbe essere quello di sovvertire queste regole fanatiche \u2013 pensare di organizzare le olimpiadi Roma 2024 in presenza del patto di stabilit\u00e0 significa consegnare le chiavi della citt\u00e0 al curatore fallimentare nel 2025 &#8211; oppure di non fare debito e, nel caso, ridurlo senza vendere posate e lenzuola: troppo complicato. Soprattutto a Torino, dove il debito \u00e8 passato da 1,8 miliardi del 2001 a 3,3 nel 2011, dove quasi tutte le partecipate sono state messe in vendita, dove \u00e8 stata privatizzata la gestione di nove asili, dove strutture barocche seicentesche, definite patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 dall\u2019Unesco, sono finite nei fondi di cartolarizzazione e messe all\u2019asta.<\/p>\n<p>Cosa \u00e8 questa, se non la sistematica distruzione dello stato sociale?<\/p>\n<p>Ma d\u2019altronde come stupirsi, se al governo c\u2019\u00e8 la <em>sinistra<\/em> che vede come faro <b>Tony Blair<\/b>, con venti anni di ritardo, il nemico numero uno dell\u2019idea di stato sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24604\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/matteo_renzi_cena_tony_blair_boschi_madia_645.jpg\" alt=\"matteo_renzi_cena_tony_blair_boschi_madia_645\" width=\"645\" height=\"330\" \/><\/p>\n<p>Torino \u00e8 la capitale nazionale della cassa integrazione e si pu\u00f2 tranquillamente dire che oggi il primo datore di lavoro della citt\u00e0 \u00e8 lo stato sociale, e solo grazie alla rendita accumulata da generazione precedenti, in primis quella operaia, il tessuto sociale non si sfilaccia fino a lacerarsi. Le ore richieste di Cig nel 2015 sono state il 222% in pi\u00f9 di quelle del 2008, anno di inizio crisi. Perch\u00e9 vulgata vuole che la famosa \u201ccrisi\u201d da queste parti arrivi otto anni fa.<br \/>\nE ricordiamo sempre i meno centodiecimila del 2003.<\/p>\n<p>Indignarsi, definire tutto questo \u201cspreco\u201d \u00e8 fuorviante, cieco di fronte alla sistematicit\u00e0 di tali operazioni. Manca la capacit\u00e0 di vedere il fine, e ci si rifugia nella rassicurante prospettiva di qualche malandrino, qualche incapace, o entrambi. Va bene per strisce pre serali dove vengono date in pasto la magagne del Paese. Le olimpiadi, i grandi eventi, le grandi opere, sono ingranaggi perfettamente funzionanti del meccanismo che trivella la Repubblica e rimodella la societ\u00e0 su un modello neo aristocratico.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 anche nel caso in cui quegli impianti oggi abbandonati fossero debordanti di folle con scarponi e racchette il risultato finale sarebbe uguale. Oggi, Torino vanta indici macro economici drammatici: il Comitato Rota, nell\u2019annuale rapporto sulla citt\u00e0 del 2014, certificava che in alcuni quartieri periferici l\u2019aspettativa media di vita si accorcia. Torino \u00e8 la citt\u00e0 in cui c\u2019\u00e8 stata la rivolta dei forconi pi\u00f9 violenta: tre giorni di insurrezione, le vie spettrali, i tram messi per traverso nei corsi, rotonde ostaggio di ignoti che bloccavano i rifornimenti. Uno squarcio nel ventre profondo che ha fatto vedere cosa si muove nelle viscere del tessuto umano torinese.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0 polarizzata, perfino nell\u2019estetica. Un centro ricco rifatto in occasione dei giochi del 2006, scintillante, il salotto contrapposto alla periferia ansimante, rancorosa, ripostiglio di cui prima o poi magari ci si occuper\u00e0. Forse.<\/p>\n<p>Colpa della \u201ccrisi\u201d, rispondono. Quale crisi? La crisi \u00e8 causata dai processi sopra descritti e quindi \u00e8 lo stesso termine \u201ccrisi\u201d a essere fuorviante. E questa sedicente \u201ccrisi\u201d non passer\u00e0 perch\u00e9 i pozzi di valore da trivellare sono ancora molti. Negli Stati Uniti, dove prende avvio questa globalizzazione capitalista i posti di lavoro persi dall\u2019industria pesante, e non pi\u00f9 recuperati in termini n\u00e9 qualitativi n\u00e9 quantitativi, sono 7.231.000.<\/p>\n<p>Ma la trasformazione torinese, grazie alle Olimpiadi, \u00e8 riuscita perfettamente. La citt\u00e0 trabocca di turisti, gli incrementi sono tutti a doppia cifra, grandi eventi, grandi manifestazioni fanno sbraitare al successo ad ogni ponte di pasqua. E non sar\u00e0 certo chi scrive queste righe a colpevolizzare coloro che hanno colto l\u2019occasione per creare un po\u2019 di lavoro nel settore del turismo e della ristorazione: \u00e8 rimasto solo quello. I processi di gentrification &#8211; descritti magistralmente dal prof. Giovanni Semi nel suo illuminante libro <em>Gentrification. tutte le citt\u00e0 come Disneyland<\/em> (Il Mulino) &#8211; sono paradossalmente l\u2019ultima spiaggia di una citt\u00e0 alla deriva. Dopo c\u2019\u00e8 il grande nulla.<\/p>\n<p>Quindi, il paziente \u00e8 moribondo ma l\u2019operazione \u00e8 perfettamente riuscita.<br \/>\nScriveva ancora Rastello, nel 2003:<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-24598\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/agnelliscia.jpg\" alt=\"agnelliscia\" width=\"250\" height=\"326\" \/>\u00abPassata la commozione per la morte di Gianni Agnelli, oggi a Torino c\u2019\u00e8 la consegna del sorriso e l\u2019appello ad andare avanti assieme, con un\u2019ombra di retorica. Il volano della nuova vita dovrebbero essere le olimpiadi Torino 2006. Resta memorabile il commento della scrittrice <b>Arundathi\u00a0Roy<\/b>: \u201cVeramente distruggete il vostro ambiente per sciare due settimane?\u201d<br \/>\nEppure c\u2019\u00e8 poco da scherzare: qui chiude tutto. La Sai Fondiaria che si trasferisce a Firenze, la Savigliano, gloriosa metallurgica che ha lavorato quasi due secoli, la Utet, prima casa editrice della storia d\u2019Italia.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Di queste parole profetiche Luca Rastello dovette rispondere a Chiamparino in persona, al tempo sindaco di Torino.<\/p>\n<p>Ma rileggere la storia con gli occhi del tempo \u00e8 esercizio divertentissimo, e fa capire quanto il giornalista scrittore torinese rischiasse di diventare un granello di sabbia capace di far saltare il meccanismo estrattivo.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"it\">Tavola da ASTERIX E LA TREGUA OLIMPICA, fumetto pirata <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/notav?src=hash\">#notav<\/a> del 2006, pag. 5 <a href=\"http:\/\/t.co\/VHF9bFfv4B\">pic.twitter.com\/VHF9bFfv4B<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/404017540705157122\">22 novembre 2013<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" async=\"\" charset=\"utf-8\"><\/script>\n<\/div>\n<p>I giornali del periodo olimpico, sono un drammatico spasso riletti oggi. Tutta l\u2019intellighenzia \u00e8 schierata:<br \/>\n <b>Alessandro Baricco<\/b> scrive sulla metropolitana finalmente inaugurata una specie di favola dal titolo <em>Dal romanzo alla realt\u00e0<\/em>, niente meno;<br \/>\n <b>Gianni Vattimo<\/b>, il filosofo, dopo aver criticato fa dietro front e sulle pagine de La stampa si cosparge il capo di cenere, e in prima pagina nazionale (una piccola punizione per il discolo, la contrizione non basta) dichiara: \u00abIo, filosofo pentito\u00bb;<br \/>\n <b>Saverio Vertone<\/b> annuncia che non partir\u00e0 pi\u00f9 per Parigi, come aveva annunciato. <b>Margherita Oggero<\/b> cita Manzoni;<br \/>\n <b>Luciana Littizzetto<\/b> si lancia in un profetico: \u00abOlimpiadi Torino, le cassandre avevano torto\u00bb&#8230;<br \/>\n Lo scrittore <b>Giuseppe Culicchia<\/b> ogni giorno tesse le lodi dell\u2019evento e della citt\u00e0 rinata, ma tre anni dopo scriver\u00e0 un bel libro ambientato a Torino, <em>Brucia la citt\u00e0<\/em> (Mondadori): succoso affresco di una citt\u00e0 saccheggiata e devastata, in una bella pagina gli assessori Mintasco, Minfischio e un altro dal nome evocativo, tutti facilmente riconoscibili con i personaggi reali, durante una bella festa in collina, circondati dalla borghesia pezzente torinese, affacciati sul povero popolo \u201cche riposa\u201d, tagliano una gustosa fetta di torta su cui \u00e8 disegnata la citt\u00e0. E se la mangiano.<\/p>\n<p>E buon appetito.<\/p>\n<p><b>John Elkann<\/b> sull\u2019house organ ricordava invece che se il nonno fosse ancora vivo sarebbe molto contento, mentre nientemeno che il re Savoia annuncia al popolo: \u00abTorino potr\u00e0 ammirare i miei gioielli.\u00bb La pi\u00f9 saggia pare <b>Evelina Christillin<\/b>, reginetta e organizzatrice dei giochi: \u00abAspettiamo a festeggiare, nel lungo periodo solo la seriet\u00e0 paga.\u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-24594\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/DSC_5545.jpg\" alt=\"DSC_5545\" width=\"650\" height=\"410\" \/><\/p>\n<p>E visto che l\u2019occasione \u00e8 propizia, durante le Olimpiadi la propaganda anti Notav diventa particolarmente virulenta. Quella maledetta valle ribelle pare aver capito che il meccanismo estrattivo olimpico \u00e8 uguale al meccanismo estrattivo Tav. Ci sono quindi conti da regolare.<br \/>\n Pisanu, al tempo ministro degli Interni: \u00abTemo notav e no global ancor pi\u00f9 dei terroristi islamici\u00bb. Pininfarina: \u00abRischiamo di perdere la Tav. O apriamo i cantieri nel 2006 o Bruxelles potrebbe dirottare i finanziamenti che ci ha concesso. E la penisola Italia diverrebbe un\u2019isola\u00bb. Quindi, dato che oggi siamo nel 2016 e <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/2016\/03\/01\/ovest-no-tav-val-di-susa\">del tunnel di base non \u00e8 stato scavato <em>nemmeno un millimetro<\/em><\/a>, l\u2019Italia \u00e8 di fatto un\u2019isola.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-conversation=\"none\" data-lang=\"it\"><p>\nTavola da ASTERIX E LA TREGUA OLIMPICA, fumetto pirata <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/notav?src=hash\">#notav<\/a> del 2006, pag. 12 <a href=\"http:\/\/t.co\/GcyfYyhcsx\">pic.twitter.com\/GcyfYyhcsx<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/404019023228059648\">22 novembre 2013<\/a>\n<\/p><\/blockquote>\n<p><script src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" async=\"\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<\/div>\n<p>Ma ci\u00f2 che sorprende \u00e8 il pensiero dei torinesi nel 2006. In un sondaggio condotto durante il periodo olimpico e pubblicato da La stampa emerge un quadro molto razionale e serio del contesto, distante mille anni luce dallo sciabordio sfavillante della festa. Il problema principale per i torinesi \u00e8 il lavoro (23,7%) seguito dalla salute (20, 4%) e dal reddito (16, 4%). Il 21% dichiara di non arrivare a fine mese, e il 26,4% non ha beni essenziali per vivere. Il futuro precario del figli (nel 2006, quando ancora il barbaro retaggio novecentesco dell\u2019art 18 non era stato sostituto dal progressista e di sinistra Jobs Act) preoccupava il 35% dei torinesi. Bei tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-24595\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/DSC_5554.jpg\" alt=\"DSC_5554\" width=\"650\" height=\"386\" \/><\/p>\n<p>Scriveva a commento Marco Revelli:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSembra la posizione di chi, sotto la pioggia, si augura che l\u2019ombrello tenga e che non si metta a grandinare, che non di chi gi\u00e0 vede, a occhio nudo, \u201cil sol dell\u2019avvenire..\u201d. E forse il 10 febbraio saranno state anche loro davanti al video a scaldarsi il cuore con la favola della loro citt\u00e0 che decolla.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<h4><b>3. Eppure \u00e8 stato tutto perfetto<\/b><\/h4>\n<p>Le Olimpiadi di Torino 2006 sono un esempio di legalit\u00e0, contesto vergine da ogni corruzione. Il territorio torinese, notoriamente infiltrato dalla criminalit\u00e0 organizzata, oggetto di una pioggia di denaro pubblico senza precedenti, ha saputo resistere senza il minimo cedimento alle forze criminali che inquinano e devastano le grandi e piccole opere della Repubblica. Anzi, c\u2019\u00e8 solo una piccolissima macchia a sporcare il tessuto lindo. Il 28 febbraio del 2006, un breve articolo di cronaca di Antonio Gaino pubblicato da La Stampa, paventa futuri terremoti giudiziari in arrivo.<\/p>\n<p>Il cronista descrive un piccolo caso di utilizzo improprio di un telepass da parte di un dirigente del Toroc, quindicimila euro di danno. Poi aggiunge:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abUn ruttino rispetto la montagna di sussurri \u2013 sport nazionale anche questo \u2013 che avevano accompagnato l\u2019escalation delle previsioni, al ribasso, degli incassi, e delle spese, al rialzo, per le XX olimpiadi invernali.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/burp.mp3\">Il ruttino<\/a><br \/>\nIl ruttino rimarr\u00e0 tale.<\/p>\n<p>E cosa pensare delle parole di <b>Rocco Varacalli<\/b>, uno dei pochissimi pentiti di \u2018ndrangheta dalle cui dichiarazioni ha preso avvio il processo Minotauro (45 condanne e 25 assoluzioni). Varacalli, oggi in carcere per omicidio, in una puntata di Presa diretta del 15 gennaio 2012 disse:<\/p>\n<p>\u00abTutte le opere sono state fatte dalla \u2018ndrangheta, dal cassiere della ndrangheta. E dopo le olimpiadi anche l\u2019alta velocit\u00e0 Torino Milano, tutti i lavori del Piemonte, lavori pubblici, li hanno fatti loro.\u00bb<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rai3.rai.it\/dl\/portali\/site\/puntata\/ContentItem-544f5106-d6b3-4fac-9549-a50cc995077e.html\">Chi avr\u00e0 voglia di ascoltare l\u2019intera puntata<\/a> comprender\u00e0 che Varacalli parlava di un sistema criminale strutturato e dinamico.<\/p>\n<p>Sparate televisive? Vendette? La figura di Varacalli risulta ambigua perch\u00e9 per molti aspetti \u00e8 pi\u00f9 volte caduto in contraddizione, fino ad essere ritenuto non credibile. Ma la seconda sezione della Corte di Cassazione, sempre relativamente al processo Minotauro, privo di relazioni con le vicende olimpiche, <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2015\/04\/17\/processo-minotauro-cassazione-ndrangheta-torino-autonoma-violenta\/1601425\/\">ha cos\u00ec scritto<\/a>: \u00abIl suo narrato \u00e8 rimasto coerente e costante, privo di contraddizioni e munito di\u00a0plurimi riscontri esterni, mai smentito da risultanze processuali di segno contrastante.\u00bb<\/p>\n<p>Burp.<\/p>\n<p>_____<br \/>\n* <strong>Maurizio Pagliassotti<\/strong>, giornalista, \u00e8 autore dei libri <em>Chi comanda Torino<\/em> (Castelvecchi, Roma 2012) e <em>Sistema Torino Sistema Italia<\/em> (Castelvecchi, Roma 2014). Sta scrivendo un&#8217;inchiesta sul potere delle fondazioni bancarie. Compare come personaggio nella <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=24085\">seconda puntata<\/a> di <em>Ovest. 25 anni di lotte No Tav in Val di Susa<\/em>, miniserie di Wu Ming 1 <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/storia\/wu-ming-1-val-di-susa\">apparsa in tre puntate su Internazionale<\/a>.<\/p>\n<p><strong>N.d.R.<\/strong> I commenti al post verranno attivati <strong>venerd\u00ec 1\u00a0aprile<\/strong>, per consentire una lettura ragionata e \u2013 nel caso \u2013 interventi meditati (ma soprattutto, pertinenti).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Maurizio Pagliassotti (*) Per raccontare questa storia \u00e8 necessario partire dalle parole di un giornalista vero, forse il migliore che Torino abbia avuto, pubblicate sul settimanale \u201cD di Repubblica\u201d, nel lontano 2003. Troverete Luca Rastello anche nelle prossime righe, perch\u00e9 era un maestro e andare oltre le sue parole definitive \u00e8 impossibile. 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