{"id":2444,"date":"2011-01-03T01:06:44","date_gmt":"2011-01-02T23:06:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=2444"},"modified":"2014-11-19T09:30:06","modified_gmt":"2014-11-19T08:30:06","slug":"pensando-alle-rivolte-del-2011-tamburi-a-genova-nellanno-del-decennale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/01\/pensando-alle-rivolte-del-2011-tamburi-a-genova-nellanno-del-decennale\/","title":{"rendered":"Pensando alle rivolte del 2011: Tamburi a Genova (nell&#8217;anno del decennale)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2489\" title=\"Riot\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/rioting1.jpg\" alt=\"Scena da un riot qualsiasi (non \u00e8 Genova)\" width=\"525\" height=\"295\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In Italia e in buona parte d&#8217;Europa le ultime settimane del 2010 hanno visto un brusco inasprimento del conflitto sociale. La questione della &#8220;violenza&#8221; \u00e8 tornata all&#8217;ordine del giorno. Questione banale, che costringe a essere banali: la &#8220;violenza&#8221; che accende di sdegno gli opinionisti,\u00a0 fa esplodere i titoli dei TG e riempie articoli e servizi non \u00e8 mai quella dei padroni e dei governi. Non \u00e8 la violenza di chi taglia o licenzia, discrimina ed esclude, non \u00e8 quella di chi specula,\u00a0 gioca d&#8217;azzardo con soldi virtuali ma ne incassa di veri, e se perde paga Pantalone (&#8220;privatizzare i profitti, socializzare le perdite&#8221;), non \u00e8 la violenza di chi reprime. <em>Queste<\/em> violenze sono anzi elogiate, chi le compie \u00e8 un moderno benefattore o, se si vola basso, &#8220;sta soltanto facendo il suo lavoro&#8221;. Proprio come, a suo tempo, il figlio di Maria Schefferling e Adolf Karl Eichmann.<br \/>\nNo, la &#8220;violenza&#8221; di cui si dibatte, la &#8220;violenza&#8221; che si condanna \u00e8 sempre quella della rivolta. Non solo per ipocrisia e servilismo, ma anche perch\u00e9 la rivolta \u00e8 &#8230; poco sottile. E&#8217; visibile e vistosa. Fotogenica, telegenica e al contempo inaccettabile. La rivolta attrae e respinge, coinvolge anche chi non\u00a0 la vuole e, in segreto, esalta anche chi la condanna.\u00a0 Non c&#8217;\u00e8 filmato di r<em>iot<\/em> o sommossa che non attivi i neuroni specchio di chi lo guarda, facendolo sentire in quelle strade, tra chi alza barricate, fugge o insegue. La critica, la spiegazione, la condanna, gli argomenti&#8230;Tutto questo viene dopo.<!--more--><br \/>\nLa rivolta affascina anche chi la reprime. Il celerino &#8220;compartecipa&#8221;, il suo &#8220;reducismo&#8221; ha toni\u00a0 non dissimili da quelli dell&#8217;insorto. Sui forum e nelle chat delle forze dell&#8217;ordine, rievocazioni e ricostruzioni riecheggiano quelle del campo avverso.<br \/>\nPer tutti questi motivi, la rivolta \u00e8 ancora e sempre un enigma, costruisce e fa vivere &#8211; sia pure per un breve lasso di tempo &#8211; un mondo insondabile, dove non c&#8217;\u00e8 ieri n\u00e9 domani ma il qui-e-adesso \u00e8 in contatto con l&#8217;altroieri (ogni rivolta somiglia a tutte le rivolte del passato) e con il dopodomani (ogni rivolta invoca, con le azioni prima che con le parole, la fine del mondo che ha contro).<br \/>\n&#8220;La rivolta non conosce se stessa&#8221;, disse <strong>Jacques Lacan<\/strong> poco dopo il maggio &#8217;68. Il senso era: a scendere in strada, insieme agli individui e <em>prima<\/em> di essi, sono delle <em>strutture<\/em>: forme, ruoli, simboli, tradizioni, modi di vivere la temporalit\u00e0.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=1602\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2494\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Copertina del numero di Riga dedicato a Furio Jesi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/RigaFurioJesi.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"296\" \/><\/a>Ecco, la rivolta \u00e8 tornata un tema su cui interrogarsi. Lo aveva previsto la rivista <em>Carta<\/em>, che ormai da molto tempo ospita i bollettini dell&#8217;antropologo <strong>Alain Bertho<\/strong> sulle rivolte e sui tumulti che scoppiano nelle citt\u00e0 d&#8217;Europa. Aveva iniziato a interrogarsi al riguardo <strong>Pierandrea Amato,<\/strong> filosofo napoletano, il cui libro <em>La rivolta <\/em>\u00e8 uscito nel 2010 per l&#8217;editore Cronopio. Sociologi, filosofi e scrittori si stanno interrogando sulla rivolta, sulle sue modalit\u00e0, sul suo essere politica o impolitica. E tornano a circolare nomi come <strong>Albert Camus<\/strong>, <strong>Frantz Fanon<\/strong>, <strong>Furio Jesi<\/strong>&#8230;<br \/>\nQuest&#8217;ultimo, lo abbiamo ricordato varie volte, nel 1969 scrisse un testo fondamentale, <em>Spartakus. Simbologia della rivolta<\/em>. Testo denso, divagante, criptico in molti passaggi, ma in grado di fornire chiavi preziose per aprire lo scrigno, quel piccolo forziere di misteri che \u00e8 la rivolta.<br \/>\nE allora avviciniamoci al punto. Come i lettori di <em>Giap<\/em> sanno, da poco pi\u00f9 di un mese \u00e8 uscito in libreria un numero monografico della rivista <em>Riga<\/em> interamente dedicato a Jesi, a cura di <strong>Marco Belpoliti<\/strong> ed <strong>Enrico Manera<\/strong>. Per conoscere vita e pensiero del mitologo e militante torinese, morto a soli 39 anni, questa rivista\/libro \u00e8 il viatico migliore. Raccoglie testi e contributi vari di Georges Dum\u00e9zil, Giorgio Agamben, Franco Volpi, Gianni Vattimo, Sergio Givone, David Bidussa, Antonio Gnoli, Angelo D\u2019Orsi etc.<br \/>\nEccoci al punto. Il numero di <em>Riga<\/em> si apre con un racconto di WM1 intitolato \u201cEstratto da <em>Trommeln in Genua<\/em>&#8220;. &#8220;Estratto&#8221; perch\u00e9 \u00e8 presentato\u00a0 (anche tipograficamente) come stralcio di un testo pi\u00f9 lungo, in realt\u00e0 inesistente. Almeno alla data di oggi. Lo proponiamo qui di seguito.<br \/>\nIl racconto si svolge a Genova il 20 luglio 2001, ed \u00e8 ispirato &#8211; sin dal titolo &#8211; al dramma di <strong>Bertolt Brecht<\/strong> T<em>amburi nella notte<\/em> [<em>Trommeln in der Nacht<\/em>, primo allestimento nel 1922]. O meglio: \u00e8 ispirato alla lettura di <em>Tamburi nella notte<\/em> che fa Jesi in <em>Spartakus<\/em>. Alcune citazioni da quest&#8217;ultimo testo sono inserite nel flusso di coscienza del protagonista e io narrante. La rivolta a cui vengono applicate (sommariamente) suggestioni jesiane, tuttavia, non \u00e8 quella dei dimostranti (che, a rigore, non ebbe luogo), bens\u00ec quella delle forze dell&#8217;ordine.<br \/>\nL&#8217;interpretazione del G8 di Genova come &#8220;<em>riot<\/em> dei poliziotti&#8221; non \u00e8 una trovata di WM1: \u00e8 solo una <em>puntualizzazione<\/em>, il tentativo di elaborare uno spunto del blogger, pubblicista e insegnante <strong>Leonardo Tondelli<\/strong> (\u00e8 un <em>nom de plume<\/em>). Il 16 luglio 2007, Leonardo pubblic\u00f2 un post intitolato &#8220;Passa la Storia, fai ciao con la manina&#8221;, in cui scriveva:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2493\" style=\"margin-left: 1px; margin-right: 1px;\" title=\"celerini\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/celerini1.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"148\" \/>Genova dovremmo iniziare a raccontarcela in un modo diverso [&#8230;] Il nostro racconto pecca del solito vecchio peccato: l\u2019autoreferenzialit\u00e0. Siccome a Genova c\u2019eravamo anche noi, riteniamo giusto raccontarlo dal nostro punto di vista [&#8230;] \u00c8 tempo di ammetterlo: noi non siamo i protagonisti di Genova. Un livido, una cicatrice, un bello spavento, non ha fatto di noi i protagonisti [&#8230;] Genova avrebbe dovuto essere la nostra manifestazione, ma non lo \u00e8 stata.<br \/>\nGenova \u00e8 stata la manifestazione dei ragazzi in uniforme blu [&#8230;] Genova \u00e8 stata la sagra del tonfa, il manganello multiuso. Genova \u00e8 stata la dimostrazione delle forze dell\u2019ordine, che venivano da tutte le parti a confrontare le proprie esperienze: bella la tua divisa, forte il tuo manganello, fammi vedere come usi lo spray. Come se qualcuno avesse detto (e qualcuno deve averlo detto): adesso vi facciamo vedere quanto riusciamo a essere fascisti, se c\u2019impegniamo [&#8230;] preso atto che a Genova ci fu una colossale manifestazione delle forze dell\u2019ordine, che ecliss\u00f2 la manifestazione anti-g8, vorremmo sapere per quale motivo i poliziotti e i carabinieri manifestavano. Vorremmo capire il senso: era un messaggio? A chi era rivolto? E ha funzionato? Perch\u00e9 alla fine della fiera rimane in noi la sensazione di essere stati menati a casaccio, per nessun motivo, da gente che in realt\u00e0 pensava ad altro, e menava la nuora perch\u00e9 la suocera intendesse.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">Perch\u00e9 iniziare il 2011 di Giap con un post come questo?<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 plausibile, anzi, probabile che l&#8217;anno nuovo prosegua com&#8217;\u00e8 finito quello vecchio; perch\u00e9 dopo il 14 dicembre studentesco si \u00e8 parlato molto del 20 luglio genovese; perch\u00e9 quel 20 luglio era dell&#8217;anno 2001, ovvero esattamente dieci anni fa.<br \/>\nRicorrenze e anniversari, quando servono, servono a questo: nei prossimi mesi tutti i non-detti e i rimossi, tutti i ricordi e i brutti sogni, tutti i discorsi e gli scazzi, tutte le sentenze e le ingiurie troveranno una nuova sintesi. Precaria, come tutte le sintesi, e come le esistenze di molti che aiuteranno a trarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Estratto da TROMMELN IN GENUA<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<h5 style=\"text-align: left;\">PRIMO UOMO: &#8211; Certo che li stanno suonando, quei tamburi.<br \/>\nSECONDO UOMO: &#8211; Diavolo, s\u00ec! E nella nostra parte di citt\u00e0!<br \/>\nBertolt Brecht, <em>Tamburi nella notte<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/em><\/h5>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2461\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Piazza Alimonda, 20 luglio 2010\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/PiazzaAlimonda1.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"172\" \/>&#8230;Fu allora, svoltando in Piazza Alimonda, fu allora che vidi la macchina. Piazza Alimonda: <em>omphalos <\/em>e ultimo avamposto, spazio d&#8217;incontro tra vivi e morti, luogo a cui sarei tornato ancora e ancora da pellegrino, per sempre edotto che la sorte di Carlo Giuliani era anche mia, mia e di chiunque era stato l\u00ec, perch\u00e9 <em>sarebbe potuto accadere a me<\/em>, perch\u00e9 ciascuno di noi, nell&#8217;istante delle infinite potenzialit\u00e0, era stato Carlo Giuliani e all&#8217;inverso Carlo Giuliani, prima di essere ucciso da un carabiniere, era stato ciascuno di noi e, precisamente, me.<br \/>\nLa sera del venti di luglio duemilaeuno, in Piazza Alimonda, reporter e carabinieri si aggiravano intorno satolli e un po&#8217; spersi mentre sirene cantavano rauche, orde di sirene come ciuchi raglianti, e nella coda di ogni occhio sembravano ammucchiarsi stracci bruciati, e dietro ogni angolo si smorzavano pian piano i lampi d&#8217;azzurro che tutti ricordiamo, e qualcuno ancora urlava.<br \/>\nL\u00e0 vidi la macchina, il corpo blindato, le cento teste sui colli retrattili.<br \/>\nCapii subito, vedendola a riposo ma ancora calda &#8211; <em>come la fessura di un tostapane<\/em>, pensai &#8211; capii che aveva funzionato tutto il giorno e prima ancora per mesi e mesi, ruggendo, ridendo, battendo la cadenza dei discorsi che avevano portato a Genova le genti, la &#8220;moltitudine&#8221;, i miei recenti compagni di fuga e rimpiattino, persone mai viste prima con cui, per tutto il giorno, avevo rotto pane e fiato. Capii cos&#8217;era, perch\u00e9 il giorno che stava finendo mi aveva insegnato tanto, e senza esitare la riconobbi.<br \/>\nLa macchina mitologica.<br \/>\nIntendiamoci, solo anni dopo sarei giunto a chiamarla cos\u00ec. Quella sera, essa non aveva nome.<br \/>\nFu uno spettacolo per me soltanto: presenza minacciosa che nessuno vedeva, pesante eppure sinuosa, come un micio elefantiaco che sonnecchia. Le teste avevano gli occhi chiusi e le fauci a riposo. Il corpo blindato sembrava risucchiare l&#8217;energia di tutti, chi le andava vicino sentiva un cerchio alla testa e non sapeva perch\u00e9. Era un paradosso, cos\u00ec solida ma evanescente, trasparente, vedevi attraverso di essa, vedevi la piazza, la gente che si affannava. La macchina ronfava e chiss\u00e0, forse sognava nuovi disastri.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2460\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Una rivolta di sbirri\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/g8_genova11.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"167\" \/>Solo per accidente mi ero ritrovato in quei cunicoli di tonnara, le strade di Genova durante la grande caccia all&#8217;uomo. Era in corso una rivolta, s\u00ec, ma come non ne avevo mai immaginate. Una rivolta di sbirri. Erano gli sbirri i &#8220;sovversivi&#8221;, quelli che all&#8217;improvviso violavano ogni legge e calpestavano le consuetudini recenti, gli accordi di piazza, la &#8220;minima decenza&#8221; di cui qualcuno avrebbe &#8211; inutilmente &#8211; parlato. Nella loro rivolta, in quel tempo di qualit\u00e0 inconsueta, nessuno di essi era solo, perch\u00e9 ogni cosa era comune, ogni calcio era dato da tutti, ogni manganellata, ogni candelotto sparato nella folla, ogni scontro in qualunque zona della citt\u00e0 era la battaglia di tutti, con le stesse armi, contro lo stesso nemico &#8211; la &#8220;zecca&#8221;, il &#8220;comunista&#8221;, il &#8220;no global&#8221; &#8211; nel medesimo spazio simbolico. In quella rivolta dei repressori, tutto sembrava avvenire per sempre: non c&#8217;era pi\u00f9 un domani, un giudizio futuro a cui sottoporsi, non c&#8217;erano vera tattica n\u00e9 tantomeno strategia, Genova era il regno dell&#8217;ora-o-mai-pi\u00f9, il regno dell&#8217;una-volta-per-tutte. Picchiare, calpestare facce, sbraitare inseguendo gli inermi, drogarsi &#8211; <em>stricto<\/em> &amp; <em>lato sensu &#8211;<\/em> come se il mondo stesse per finire: ogni azione era irrevocabile e magnificamente fine a se stessa. I dimostranti non dimostravano alcunch\u00e9, potevano solo <em>subire<\/em> la rivolta degli sbirri, l&#8217;interruzione del <em>continuum<\/em> in cui erano vissuti. Fine della &#8220;normalit\u00e0&#8221;.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2454\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Ogni atto era magnificamente fine a se stesso\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/g8_genova2.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"180\" \/>La mattina del venti luglio, di tutto questo non sapevo ancora nulla. Ero giunto in treno a Brignole, ignaro di zone rosse o gialle, e tra ali spiegate di poliziotti e carabinieri, in una nube di voci e crepitii radiotrasmessi, mi ero incamminato verso casa di Anna, la mia fidanzata. Piombavo in citt\u00e0 <em>in medias res<\/em> dopo un anno, un anno trascorso da prigioniero in un paese africano. Un gruppo guerrigliero mi aveva sequestrato insieme ad altri due italiani, colleghi ingegneri, per fare pressione sull&#8217;industria petrolifera che distruggeva l&#8217;ambiente e impoveriva etc. Tre o quattro volte ci avevano filmati e fotografati, nostre notizie erano giunte in patria insieme a proclami e richieste di riscatto. La mia famiglia e Anna mi avevano visto al telegiornale, lacero e sudicio, ridicolissimo col mio cartello al collo.<br \/>\nChiss\u00e0 come, il governo aveva ottenuto la nostra liberazione. Dal buco di culo in cui ci tenevano, fummo portati nella capitale. Ore di viaggio nel retro puzzolente di un furgone Nissan, poi ci mollarono in una periferia colorata e triste, come sacchi di rumenta, e avvisarono la polizia. Questa ci raccolse e ci torchi\u00f2 a lungo, come e pi\u00f9 dei rapitori. Detto il pochissimo che sapevamo, ci affidarono alla nostra ambasciata. Tre giorni dopo atterravamo a Ciampino.<br \/>\nAl nostro mesto ritorno in patria, i giornali avevano dedicato articoli <em>blas\u00e9s<\/em>, poco pi\u00f9 che trafiletti. L&#8217;attenzione era per il G8 imminente e le annunciate contestazioni. Gli sguardi convergevano su Genova, la mia citt\u00e0 natale. Da quando i guerriglieri mi avevano liberato, non ero ancora riuscito a sentire Anna. Chiamavo il suo numero e una voce la diceva &#8220;irraggiungibile&#8221;, invitandomi a provare pi\u00f9 tardi. Gli sms partivano, ma non ero certo che arrivassero da qualche parte. La Farnesina aveva tenuto i contatti con la mia famiglia, mai con Anna, che non mi era parente. A quanto avevo capito, un TG l&#8217;aveva intervistata una volta soltanto, nei primi giorni del mio sequestro, poi la mia promessa sposa aveva rifiutato ogni richiesta dei media. In TV era sempre andato mio fratello. Da Roma ero riuscito a parlare con mia madre, ma quando le avevo chiesto di Anna, si era messa a farfugliare. Alle mie insistenze aveva risposto in modo enigmatico: &#8220;Ma no, figurati, non \u00e8 niente&#8221;. <em>Cosa<\/em> non era niente? Anche mio fratello reticeva. Perch\u00e9? Anna stava male? Le era capitata una disgrazia? &#8220;Ma no, Anna sta benissimo&#8230; Non metterti in testa chiss\u00e0 cosa&#8221;. Mi trattavano da persona sotto shock e incapace di intendere. Anna mi aveva lasciato? Era incinta di un altro? Avevo deciso un&#8217;improvvisata. Partire senza indugi, arrivare a Genova senza dir niente a nessuno.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2462\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"A difesa della zona rossa\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/proteggere_zona_rossa1.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"182\" \/>Nella roulette del G8, casa di Anna era caduta sul rosso, nella zona recintata. Alte cancellate tagliavano i carrugi. Ai rari varchi, poliziotti chiedevano lasciapassare. Io avevo un aspetto ramingo, che pareva urticare i tutori dell&#8217;ordine. L&#8217;aria pesava di rischio.<br \/>\nDecisomi a non insistere, vagai intontito finch\u00e9 non mi sentii chiamare: &#8211; Ma quello l\u00e0 non \u00e8 Kragler? Ma s\u00ec! Ohu, Andrea!<br \/>\nDue vecchi compagni d&#8217;infanzia e di scuola. Ai tempi del liceo giravano sempre insieme, tanto da essere soprannominati &#8220;Primo e Secondo&#8221;. Si aggiravano ai bordi della zona proibita, esploratori nella propria citt\u00e0. Osservavano i movimenti di truppe, ascoltavano i silenzi e le cacofonie improvvise. Aspettavano, mi dissero. &#8211; Cosa? &#8211; domandai. &#8211; Di sicuro qualcosa di brutto. &#8211; rispose Secondo. Primo si limit\u00f2 ad annuire.<br \/>\nPasseggiammo insieme, io raccontai piuttosto in fretta della mia cattivit\u00e0 africana, loro mi riassunsero gli ultimi eventi, le manifestazioni a Seattle, a Praga e in Qu\u00e9bec, le tute bianche e il Black Bloc, il salire della tensione, pacchi-bomba recapitati ai carabinieri, farsesche dichiarazioni di guerra, scrittori che evocavano la morte sul web e sui giornali&#8230; Un corso intensivo, <em>full immersion<\/em>, e mi accorsi che non pensavo pi\u00f9 ad Anna. Fu proprio cos\u00ec, dal pensiero di un vuoto, che Anna mi torn\u00f2 in mente. Non ne avevo ancora fatto cenno con Primo e Secondo, e la domanda part\u00ec da sola: &#8211; Sapete qualcosa di Anna, la mia fidanzata? Non sono ancora riuscito a sentirla&#8230;<br \/>\nImbarazzata triangolazione di occhiate.<br \/>\nIntanto, non so nemmeno come, avevamo raggiunto Piazza Manin. Ero in fondo al dirupo e non lo sapevo. Oltre il ciglio cominciava la mia nuova vita, tutto quel che ero stato prendeva congedo da me. Di l\u00ec a poco, la piazza si sarebbe riempita di urla, di sangue, di carne pestata, di cocci di vetro. La fuga stava per separarmi dai vecchi compagni d&#8217;infanzia, che non avrei rivisto pi\u00f9. Quel pomeriggio conobbi Furio, l&#8217;egittologo torinese. Fu il nostro primo e unico incontro, durante l&#8217;anabasi, nel cuore della rivolta. Di lui non ho pi\u00f9 saputo nulla, svan\u00ec poco prima che giungessi in Piazza Alimonda. Mi girai per interpellarlo e all&#8217;improvviso non c&#8217;era pi\u00f9, risucchiato in un&#8217;altra dimensione. Forse, chiss\u00e0, non \u00e8 proprio mai esistito. Forse \u00e8 stato allucinazione, miraggio, &#8220;amico immaginario&#8221;. L&#8217;ho inventato per non sentirmi troppo solo? Eppure, nelle pause della fuga, quel ragazzo barbuto mi raccont\u00f2 storie vere. Mi indic\u00f2, uno per uno, i fantasmi che marciavano in quelle strade. Mi spieg\u00f2 in quale trappola fossero caduti i dimostranti, e come si era giunti a quel punto. Soltanto grazie a lui, al termine di quel venti di luglio, potei riconoscere la macchina; e quando la riconobbi, il motivo che mi aveva ricondotto in citt\u00e0 era ormai spento, remoto come il fischio di un treno di cent&#8217;anni fa, ricacciato nel niente. Anna non era pi\u00f9 importante. Ma forse dovrei procedere per ordine. Dunque, quando arrivammo in Piazza Manin, una foresta di braccia alzate&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"480\" height=\"385\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/aFPKpSSd30g?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"480\" height=\"385\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/aFPKpSSd30g?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Wu Ming 1 ed Enrico Manera presenteranno <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=1602\">il numero di <em>Riga<\/em> su Furio Jesi<\/a> <strong>venerd\u00ec 18 febbraio 2010<\/strong>, h. 21, al Modo Infoshop, via Mascarella 24\/b, <strong>Bologna<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.nazioneindiana.com\/2010\/12\/20\/a-chi-e-rivolta\/\">&#8220;A chi \u00e8 rivolta?&#8221;<\/a> &#8211; Articolo di <strong>Marco Belpoliti<\/strong> uscito su <em>La Stampa<\/em> il 15 dicembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Leonardo Tondelli<\/strong>, <a href=\"http:\/\/leonardo.blogspot.com\/2007\/07\/passa-la-storia-fai-ciao-con-la-manina.html\">&#8220;Passa la storia, fai ciao con la manina&#8221;<\/a>, leonardo.blogspot.com, 2007<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/berthoalain.wordpress.com\/\">Anthropologie du pr\u00e9sent<\/a>, il blog di <strong>Alain Bertho<\/strong>, studioso delle rivolte metropolitane<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Pierandrea Amato<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8889446595\/ASI\/300131\"><em>La rivolta<\/em><\/a>, Cronopio, Napoli 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><a href=\"http:\/\/processig8.org\/Video\/frameg8%20manin.html\">ProcessiG8.org<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong> <\/strong><strong><a href=\"http:\/\/www.supportolegale.org\/\">Supportolegale.org<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In Italia e in buona parte d&#8217;Europa le ultime settimane del 2010 hanno visto un brusco inasprimento del conflitto sociale. 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