{"id":23737,"date":"2016-02-11T11:00:24","date_gmt":"2016-02-11T10:00:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=23737"},"modified":"2016-03-23T16:18:36","modified_gmt":"2016-03-23T15:18:36","slug":"se-questo-e-un-direttore-di-istituto-storico-della-resistenza-roberto-spazzali-e-i-guasti-dellideologia-da-giornodelricordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/02\/se-questo-e-un-direttore-di-istituto-storico-della-resistenza-roberto-spazzali-e-i-guasti-dellideologia-da-giornodelricordo\/","title":{"rendered":"Se questo \u00e8 un direttore di istituto storico della Resistenza. Roberto Spazzali e i guasti da \u00abGiorno del Ricordo\u00bb"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23744\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/spazzali.jpg\" alt=\"Roberto Spazzali\" width=\"650\" height=\"366\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\ndi <strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong> (*)<\/p>\n<p>Marted\u00ec 9 febbraio 2016, vigilia del Giorno del Ricordo 2016.\u00a0Mentre stiamo ultimando l&#8217;articolo\u00a0che state per leggere, <strong>Roberto Spazzali<\/strong>, direttore dell\u2019Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia (IRSML-FVG), travolto dalle critiche per certe sue esternazioni di qualche giorno prima, chiede scusa pubblicamente.<\/p>\n<p>A dirla tutta non \u00e8 nemmeno lui a farlo, ma la presidente dello stesso istituto diretto da Spazzali, con queste parole:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIn merito alle polemiche recentemente comparse, Roberto Spazzali riconosce di avere pronunciato una frase inopportuna che gravemente offende le condizioni di chi oggi fugge dalla morte. E se ne scusa.<br \/>\nIl Direttivo dell\u2019Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, riunitosi il 9 febbraio 2016, prende atto delle dichiarazioni di Roberto Spazzali e si rammarica per una affermazione che non corrisponde alla linea culturale e ai valori coerentemente espressi nel tempo dall\u2019Istituto stesso. Del pari si duole della strumentalizzazione che ne \u00e8 sorta a pi\u00f9 livelli.<br \/>\nIl presidente<br \/>\n<strong>Anna Maria Vinci<\/strong>\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Poco dopo, su Twitter, anche l&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione (INSMLI) prende posizione sulla vicenda che stiamo per raccontare.<!--more--><\/p>\n<blockquote><p>\u00abAnche INSMLI ovviamente si dissocia da dichiarazioni gravi, soprattutto per ruolo rivestito da persona che le ha pronunciate.<br \/>\nVedremo quali provvedimenti prender\u00e0 l&#8217;Istituto di Trieste e quali le conseguenze nel consiglio generale dell&#8217;associazione.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-23742\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/INSMLI_Twitter.png\" alt=\"Le dichiarazioni dell'INSMLI su Twitter, 9 febbraio 2016\" width=\"650\" height=\"276\" \/><\/p>\n<p>Ma quali sono le parole di\u00a0Spazzali che i suoi colleghi stanno condannando?<\/p>\n<p>Come \u00e8 accaduto che il direttore di un istituto storico dedicato alla Resistenza antifascista sia arrivato a dire cose che ci si aspetterebbe di pi\u00f9\u00a0da Salvini?<\/p>\n<p>Dipaniamola, questa vicenda miserabile, nata da poche battute in un trafiletto su un giornale di provincia. Vicenda che come unico pregio ha quello di essere un micidiale microscopio su uno dei miti nazionali pi\u00f9 ingannevoli degli ultimi decenni. A iniziare dalla vera origine di questo \u201csacro giorno\u201d appena celebrato.<\/p>\n<h4><b>[Flashback] Quando e dove nasce il \u201cGiorno del ricordo\u201d?<br \/>\nNel 1944.\u00a0A Sal\u00f2.<\/b><\/h4>\n<p>Il primo \u201cgiorno del ricordo\u201d viene celebrato il 30 gennaio 1944 in tutta la Repubblica Sociale Italiana. Il 19 gennaio sul <em>Corriere della Sera<\/em>\u00a0appare un breve articolo intitolato \u00abSolenne commemorazione delle vittime del comunismo partigiano\u00bb<\/p>\n<div id=\"attachment_23743\" style=\"width: 467px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diecifebbraio.info\/documenti\/#300144\" rel=\"attachment wp-att-23743\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-23743\" class=\"wp-image-23743 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/primogiornodelricordo.jpg\" alt=\"Il primo Giorno del Ricordo, 1944\" width=\"457\" height=\"1115\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-23743\" class=\"wp-caption-text\">Corriere della Sera, 19 gennaio 1944. Clicca per aprire un\u00a0dossier sulle celebrazioni del primo &#8220;Giorno del ricordo&#8221;.<\/p><\/div>\n<p>L&#8217;occhiello recita: \u00abI 471 caduti nelle foibe dell&#8217;Istria e della Dalmazia saranno rievocati il 30 gennaio da tutte le federazioni fasciste\u00bb. Nel corpo dell&#8217;articolo si legge tra l&#8217;altro (sottolineatura nostra):<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<em><span style=\"text-decoration: underline;\">Accanto agli squadristi e fascisti, che sono in maggior numero nell&#8217;aver fatto olocausto della vita<\/span><\/em>, si allineano operai, contadini, impiegati, professionisti, piccoli proprietari. La fede politica delle vittime importava fino a un certo punto ai feroci carnefici. Essi facevano obiettivo della pi\u00f9 feroce tortura e dell&#8217;omicidio chi portava nome italiano, chi era italiano\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;articolo si conclude con un accorato appello:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abDalle tragiche foibe si leva un monito: impugnare le armi per difendere la nostra casa, la nostra famiglia, i nostri figli, <i>la stessa civilt\u00e0 europea<\/i> dagli orrori del bolscevismo che ora cerca di aprirsi un varco verso occidente con la complicit\u00e0 delle plutocrazie alleate contro il sacrosanto diritto delle genti povere propugnato dall&#8217;Italia e dalla Germania\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>La Germania di cui si parla nell&#8217;articolo \u00e8\u00a0la Germania nazista.<br \/>\nL&#8217;Italia di cui si parla nell&#8217;articolo \u00e8\u00a0l&#8217;Italia fascista che nel 1941, insieme ai nazisti, ha\u00a0invaso la Jugoslavia, incendiato decine di paesi, fucilato migliaia di prigionieri e ostaggi, e deportato decine di migliaia di civili a morire di fame in campi di concentramento come quelli di Rab, Molat e Gonars.<\/p>\n<p>I 471 caduti nelle foibe sono invece le vittime dell&#8217;insurrezione partigiana e della <em>jacquerie<\/em> esplosa in Istria dopo l&#8217; 8 settembre 1943, al momento del crollo del potere politico e militare italiano, nel breve intervallo di tempo che ha preceduto\u00a0l&#8217;occupazione nazista.<\/p>\n<p>Sono passati 72 anni da quel primo \u201cgiorno del ricordo\u201d, ma il contenuto e lo stile delle commemorazioni di oggi sono pressoch\u00e9 identici a quelli di allora. Solo che l&#8217;Italia di oggi \u00e8 la \u201cRepubblica nata dalla Resistenza\u201d, e gli oratori di oggi sono spesso <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/02\/10\/cronaca\/fassino-vergognoso-lattacco-dellanpi-alla-giornata-del-ricordo-EWPD3Zkk3RCvTFpI7pF76O\/pagina.html\">i curatori fallimentari e liquidatori dell&#8217;eredit\u00e0 del PCI<\/a>, ovvero di coloro che nel 1944 venivano indicati come \u201cbelve comuniste\u201d.<\/p>\n<h4><b>1. Roberto Spazzali, l&#8217;uomo delle foibe<\/b><\/h4>\n<p>Roberto Spazzali, come si diceva, \u00e8 il direttore dell&#8217;IRSML-FVG. Si tratta dell&#8217;istituto storico che dovrebbe ricordare i valori e la storia della Resistenza antifascista sul confine orientale, preservando, diffondendo e rendendo disponibili i documenti storici su un periodo complesso e drammatico per quest&#8217;area geografica e per l&#8217;Europa tutta.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni Spazzali si \u00e8 ritagliato, o si \u00e8 trovato a ricoprire, un ruolo piuttosto delicato. \u00c8 infatti uno dei pi\u00f9 richiesti divulgatori della storia del Novecento a Trieste e dintorni. \u00c8 anche autore di alcuni testi sulla cosiddetta questione delle foibe, il pi\u00f9 noto dei quali, intitolato appunto <i>Foibe<\/i> ed edito dalle Edizioni Bruno Mondadori, \u00e8 stato scritto a quattro mani con lo storico <strong>Raoul Pupo<\/strong>. Ci arriveremo.<\/p>\n<div id=\"attachment_20332\" style=\"width: 320px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20332\" class=\"wp-image-20332 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/robertomenia.jpg\" alt=\"Roberto Menia, braccio destro di FIni\" width=\"310\" height=\"500\" \/><p id=\"caption-attachment-20332\" class=\"wp-caption-text\">Il&#8230; braccio destro di Fini. Roberto Menia, ex-deputato del PdL e poi di FLI, ex-sottosegretario all&#8217;ambiente, autore della legge che ha istituito il \u00abGiorno del Ricordo\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>Dal momento dell&#8217;istituzione del cosiddetto \u00abGiorno del ricordo\u00bb delle vittime delle foibe e dell&#8217;esodo degli istriani, fiumani e dalmati, avvenuta con una legge del 2004 firmata\u00a0dal personaggio qui a destra, Spazzali \u00e8 diventato uno dei nomi pi\u00f9 gettonati dalle amministrazioni locali.<br \/>\nQueste ultime, un po&#8217; per dovere istituzionale un po&#8217;\u00a0per calcolo politico, hanno bisogno di trovare riempitivi in una giornata dedicata al ricordo di qualcosa che tutti credono di conoscere, ma che scoprono di non sapere. Negli ultimi anni \u201cesperti\u201d, mostre, spettacoli teatrali e film sull&#8217;argomento sono diventati merce molto richiesta sul mercato dell&#8217;eventistica istituzionale, al punto che qualcuno ha ritenuto questo settore <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=23517\">maturo per qualche truffa spregiudicata<\/a>. Del resto, \u00e8 il capitalismo, baby!<\/p>\n<p>Arriva il 2016 e, in vista del 10 febbraio, Spazzali\u00a0parte\u00a0per la consueta tourn\u00e9e.<br \/>\nNei primi giorni del mese appare a Bondeno, provincia di Ferrara, per <a href=\"http:\/\/comune.bondeno.fe.it\/tutte-le-altre-notizie\/1143-foibe-martedi-i-testimoni\">due incontri\u00a0patrocinati dal Comune<\/a>, guidato da una giunta di centrodestra con sindaco leghista.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se \u00e8 tale contesto a suggerire\u00a0a Spazzali un certo modo di\u00a0\u201cagganciare\u201d all&#8217;attualit\u00e0 il tema dell\u2019esodo post-bellico dall&#8217;Istria. Di certo,\u00a0il modo \u00e8 infelice, perch\u00e9\u00a0Spazzali arriva a esprimere un concetto che <em>Il Giornale<\/em> di Sallusti riassume cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-23746 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/minuetto.png\" alt=\"\u00abGli istriani difendevano la patria. I migranti invece sono codardi\u00bb. Il Giornale riassume in un icastico titolo le dichiarazioni di Roberto Spazzali\" width=\"600\" height=\"338\" \/><\/p>\n<p>La consueta sobriet\u00e0 del titolo de <em>Il Giornale<\/em> e i contenuti dell&#8217;articolo causano legittime reazioni da parte di ricercatori e storici locali: si vedano\u00a0<a href=\"http:\/\/www.storiastoriepn.it\/spazzali-ed-i-profughi-di-ieri-e-di-oggi\/\">questo intervento di <strong>Sergio Zilli<\/strong><\/a> e i relativi commenti, <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/ondina.peteanii\/posts\/766872890110673?pnref=story\">nonch\u00e9\u00a0di comitati antifascisti<\/a>, come quello che onora la memoria della staffetta partigiana e deportata ad Auschwitz\u00a0<strong>Ondina Peteani<\/strong>.<\/p>\n<p>Dopo\u00a0queste reazioni arrivano prima\u00a0un comunicato dello stesso Spazzali [<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Lettera_Roberto_Spazzali.pdf\">PDF qui<\/a>] e poi\u00a0alcune righe di <strong>Anna Maria Vinci<\/strong>, presidente dell&#8217;IRSML\u00a0[<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/Lettera_Vinci_a_Sallusti.pdf\">PDF qui<\/a>], che in realt\u00e0 chiariscono ben poco, limitandosi a denunciare l&#8217;aggressivo titolo del quotidiano di Sallusti.<br \/>\nNessuna di queste smentite &#8211; che due giorni dopo\u00a0<em>verranno smentite a loro volta\u00a0dalle scuse ufficiali<\/em> &#8211; affronta la complessa articolazione del discorso fatto dallo storico giuliano a Bondeno.<\/p>\n<p>Nel frattempo, stralci pi\u00f9 ampi della conferenza sono apparsi su diversi organi di stampa locali.\u00a0Provengono da una trascrizione stenografica dell&#8217;incontro, curata dallo stesso ufficio stampa del Comune di Bondeno (lo abbiamo verificato contattandone il responsabile)\u00a0e usata per <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20160208133146\/http:\/\/www.comune.bondeno.fe.it\/1153-foibe-difesa-e-dovere\">il resoconto ufficiale dell&#8217;evento<\/a>.<br \/>\n\u00c8 quindi possibile farsi un&#8217;idea purtroppo molto precisa del senso di quell&#8217;intervento, a iniziare da questo passaggio:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNel mare di gente che oggi arriva nel nostro Paese c\u2019\u00e8 un numero cospicuo di giovanotti che, mi pare, accettino di andarsene dalla propria terra al primo \u2018bau\u2019. Mi chiedo il perch\u00e9 di questa inerzia. Perch\u00e9 non organizzare una difesa sul territorio da parte di soggetti autoctoni? Chi se ne va nelle condizioni di oggi che tipo di rapporto ha con la sua terra d\u2019origine? Gli esuli istriani, fiumani e dalmati furono costretti ad andare via perch\u00e9 non erano stati messi nelle condizioni di difendere la loro terra, anche perch\u00e9 il Partito Comunista di allora, in Italia, guardava ai comunisti jugoslavi con riguardo. Ricordo che la storia d\u2019Europa \u00e8 una storia di orrori, ma in passato l\u2019Europa ha saputo difendersi. E da questa difesa ne sono nati i grandi movimenti di Resistenza\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<h4><b>2. Le guerre di oggi son\u00a0solo un \u00abbau\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>Per Spazzali quanto sta accadendo in Siria &#8211; e in Iraq, Afghanistan, Sudan, Eritrea\u2026 &#8211; non \u00e8 altro che un \u00abbau\u00bb, il verso di un cagnetto che abbaia ma tutto sommato \u00e8 innocuo, non morde.\u00a0Insomma, argomenta il coautore di <em>Foibe<\/em>, perch\u00e9 scappare anzich\u00e9 organizzare la propria difesa? Come mai questo \u00abnumero cospicuo di giovanotti\u00bb che arrivano alle nostre frontiere chiedendo asilo e rifugio non si armano per combattere i regimi che li opprimono? Che razza di rapporto hanno con la propria \u00abterra di origine\u00bb, con la propria \u00abPatria\u00bb?<\/p>\n<p>Non risulta che Spazzali abbia problematizzato questa parte del suo discorso.\u00a0Ci si potrebbe chiedere quanto\u00a0sappia davvero delle\u00a0cosiddette \u201cvicende mediorientali\u201d. Una persona informata\u00a0avrebbe potuto sottolineare che non si tratta solo di Medio Oriente, ma di un pezzo consistente di pianeta che da decenni sprofonda in uno stato di guerra perpetua.\u00a0E\u00a0che cause, attori e responsabili di quei conflitti non possono essere considerati endogeni, scaricandone il peso sulle spalle delle popolazioni civili che ne sono vittime. Lo stesso Occidente, che Spazzali implicitamente esalta, \u00e8 ogni tanto\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2015\/10\/26\/world\/europe\/tony-blair-says-iraq-war-helped-give-rise-to-isis.html?_r=1\">costretto ad ammettere le proprie responsabilit\u00e0<\/a>.<\/p>\n<p>E di quei migranti, di quelle migranti, cosa sa Spazzali? Vivendo a pochi chilometri dalle frontiere slovene, si \u00e8 forse premurato, prima di parlarne, di <a href=\"http:\/\/www.dinamopress.it\/editoriali\/quando-largine-crolla-appunti-dal-confine-mobile-deuropa\">andare a\u00a0vedere\u00a0chi siano<\/a> quelli che nei mesi scorsi vi sono giunti, dopo viaggi rischiosi e <a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/lubiana-law-order\/\">maltrattamenti di ogni tipo<\/a>?<\/p>\n<p>Dalle sue parole, pare proprio che non l&#8217;abbia fatto, altrimenti \u2013 a meno di non essere in totale malafede &#8211; non si azzarderebbe a chiamarli spregiativamente \u00abgiovanotti\u00bb, riproponendo con una sola parola uno dei peggiori clich\u00e9s dell&#8217;estrema destra xenofoba, per di pi\u00f9 un clich\u00e9 sessista, che rimuove la presenza, tra quelle moltitudini in movimento, di decine di migliaia di donne, anziani e bambini in fuga da devastazioni e guerre. Quelle guerre che per lui sono un \u00abbau\u00bb.<\/p>\n<p>Spazzali ignora anche, o finge di ignorare, che \u201cda quelle parti\u201d i movimenti di resistenza non mancano, e alcuni di essi hanno una prospettiva di liberazione molto avanzata, simile o anche\u00a0pi\u00f9 avanzata di quella che le componenti pi\u00f9 progressive delle organizzazioni antifasciste europee tentarono di mettere in campo settant&#8217;anni fa.<\/p>\n<p>Da pi\u00f9 di tre anni, nel Rojava, regione del Kurdistan siriano, la resistenza popolare tiene in scacco il mostro fascista che questa nostra epoca e questa \u201cnostra civilt\u00e0\u201d hanno prodotto, quello che alcuni chiamano ISIS e altri Daesh. Se il Rojava \u00e8 oggi una regione autonoma, fondata su principi di democrazia diretta, eguaglianza di genere, sostenibilit\u00e0 ecologica e multietnicit\u00e0, \u00e8 solo perch\u00e9 gli uomini del YPG e, soprattutto, le donne del YPJ si sono organizzati per combattere, spesso malgrado &#8211; e contro &#8211; i giochi sporchi della geopolitica occidentale (come l&#8217;appoggio al regime di Erdogan in Turchia).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-23749 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Renzdogan.jpg\" alt=\"Renzdogan\" width=\"599\" height=\"635\" \/><\/p>\n<p>Torneremo su questi aspetti.\u00a0Al di l\u00e0 delle specificit\u00e0 della storia del \u201cconfine orientale\u201d, servono a smontare il discorso razzista e guerrafondaio che si va\u00a0affermando in Italia e in Europa. Svelano come funzionano e si affermano le retoriche sullo scontro di civilt\u00e0.<\/p>\n<h4><b>3. Di che &#8220;resistenza&#8221; stiamo parlando?<\/b><\/h4>\n<p>A Spazzali interessa articolare la sua personale visione della faccenda, partendo dall&#8217;assunto per il quale la vecchia cara Europa, ella s\u00ec fu capace di reagire e produrre \u00abgrandi movimenti di Resistenza\u00bb. Ma a\u00a0quale Resistenza si sta riferendo esattamente?<\/p>\n<p>La comparazione tra l&#8217;esodo istriano e i \u00abgiovanotti\u00bb profughi di oggi produce il passaggio pi\u00f9 raccapricciante \u2013 stavolta dal punto di vista storico &#8211; dell&#8217;intervento, quello in cui Spazzali dichiara che istriani, fiumani e dalmati non se ne sarebbero andati se avessero potuto difendere la \u00abloro terra\u00bb. Loro s\u00ec che erano profughi veri, costretti a un esilio che avrebbero di certo evitato se fossero stati messi nelle condizioni per farlo. Condizioni che evidentemente vennero negate dalla \u201cmadre patria\u201d, soprattutto da una componente politica: i comunisti (guarda caso), che per reverenza nei confronti dei loro\u00a0omologhi jugoslavi non permisero ai nostri compatrioti di ribellarsi e reagire.<\/p>\n<p>Questa parte del discorso contiene una serie di presupposti storici gravissimi, soprattutto considerando chi sta parlando.<\/p>\n<p>La resistenza a cui si riferisce il nome dell&#8217;IRSML-FVG \u00e8 quella nata l\u20198 settembre 1943, quando Mussolini era al potere da vent&#8217;anni. Gi\u00e0 solo questo ritardo nella ribellione contro il tiranno di una parte consistente della societ\u00e0 italiana, societ\u00e0 che &#8211; \u00a0a Roma come a Trieste &#8211; per due decenni affoll\u00f2 i comizi di Mussolini nelle piazze, dovrebbe consigliare maggior prudenza nel contestare alle vittime dei conflitti globali odierni l&#8217;atto di cercare rifugio lontano dalle proprie terre di origine.<\/p>\n<p>Spazzali, tra l&#8217;altro, dovrebbe ricordare che sul \u201cconfine orientale\u201d la resistenza al nazifascismo era iniziata molto prima, grazie a sloveni e croati perseguitati dall\u2019Italia prima liberale e poi fascista, fin dal 1918, ovvero da\u00a0quando\u00a0l&#8217;Italia, per la prima volta nella storia, aveva conquistato la sovranit\u00e0 su quell&#8217;area geografica, che mai era stata \u201citaliana\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_23807\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-23807\" class=\"size-full wp-image-23807\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/glasilo_svoboda.jpg\" alt=\"La testata di Svoboda, \u00abLibert\u00e0\u00bb, giornale clandestino del TIGR.\" width=\"600\" height=\"201\" \/><p id=\"caption-attachment-23807\" class=\"wp-caption-text\">La testata di <em>Svoboda<\/em>, \u00abLibert\u00e0\u00bb, giornale clandestino dell&#8217;organizzazione antifascista TIGR. L&#8217;acronimo era formato dalle iniziali di\u00a0Trieste, Istria, Gorizia e Fiume\u00a0(in croato <em>Rjeka<\/em>, in sloveno <em>Reka<\/em>).<\/p><\/div>\n<p>Spazzali si guarda bene dal citare la vicenda del TIGR, prima organizzazione clandestina antifascista in Europa, attiva gi\u00e0 dal 1924, che nel 1938 pianific\u00f2 persino un tirannicidio, poi abortito, in occasione della visita di Mussolini a Caporetto. Molti membri del TIGR furono vittime del Tribunale speciale per la Difesa dello Stato, che istru\u00ec nella Venezia Giulia due processi, <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/notes\/tr\u017ea\u0161ki-partizanski-pevski-zbor-pinko-toma\u017ei\u010d\/discorso-di-furio-honsell-sindaco-di-udine-il-792014-per-i-martiri-di-basovizza\/10152455464868392\/?_rdr\">mandando a morte tre\u00a0resistenti sloveni e uno croato nel 1930<\/a> e altri cinque nel 1941. Di 47 condanne a morte pronunciate da quel tribunale fascista, ben 36 furono a carico di sloveni e croati. Di queste, 26 furono eseguite.<\/p>\n<p>Spazzali non dice al suo uditorio\u00a0che, anche in seguito a questi atti repressivi, gli esodi dall&#8217;Istria e dalla Dalmazia iniziarono molto prima del 1946, ma riguardarono sloveni e croati in fuga dalle politiche di italianizzazione forzata e di repressione, verso l&#8217;allora regno di Jugoslavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-23750\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Maja_tweet.png\" alt=\"Gli esodi prima dell'Esodo\" width=\"650\" height=\"444\" \/><\/p>\n<p>Spazzali si guarda bene dal dire\u00a0che i primi \u00abitaliani\u00bb a fare la resistenza <a href=\"http:\/\/www.marxismo.net\/fm174\/foibe_integrali0404.html\">furono proprio i comunisti di quelle parti<\/a>, formando reparti autonomi di elementi italiani inquadrati alle dipendenze della gi\u00e0 attiva resistenza slovena, a partire da quello che potremmo definire uno spontaneo internazionalismo di frontiera. \u00c8 una verit\u00e0 scomoda e spesso manipolata, perch\u00e9 costringerebbe ad ammettere l&#8217;aspetto pi\u00f9 rimosso di tutte le vicende che riguardano quest&#8217;area geografica, ovvero che la sua popolazione non \u00e8 mai stata omogenea, da nessun punto di vista, n\u00e9 etnico, n\u00e9 culturale, n\u00e9 linguistico, e quindi tantomeno nazionale.<\/p>\n<p>Su questa rimozione si fonda buona parte del lavoro storiografico di Spazzali e di altri, tra i quali il suo coautore\u00a0Pupo, capaci di leggere questa storia solo come contrapposizione tra due nazionalismi, se non persino tra due razze.<\/p>\n<p>Quelli che per primi e pi\u00f9 efficacemente si opposero al nazifascismo, perlopi\u00f9 contadini e operai, avevano le idee piuttosto chiare sul proprio rapporto con \u00abla terra d\u2019origine\u00bb: slavi e italiani qui si mescolano da sempre, ponendo un serio problema alle narrazioni storiche ufficiali &#8211; come quella di Spazzali e Pupo &#8211; che pretendono di definire identit\u00e0 monolitiche, fingendo di ignorare che in un territorio di frontiera, come oggi nelle metropoli di tutto il pianeta, le cose sono molto pi\u00f9 complesse e contraddittorie. Lo spiega benissimo <strong>Glenda Sluga<\/strong>,\u00a0<a href=\"http:\/\/sydney.edu.au\/arts\/history\/staff\/profiles\/glenda.sluga.php\">studiosa anglo-sassone di\u00a0origini triestine<\/a>, in <a href=\"http:\/\/www.sunypress.edu\/p-3289-the-problem-of-trieste-and-the-.aspx\">un libro fondamentale<\/a> per guardare alla vicenda di Trieste &#8211; e dell&#8217;area geografica transnazionale di cui fa parte &#8211; da una prospettiva post-coloniale.\u00a0Libro purtroppo, ma non sorprendentemente, mai tradotto in italiano.<\/p>\n<p>Ma forse la Resistenza a cui Spazzali allude non \u00e8 nessuna di queste appena citate.<br \/>\nSpazzali sembra considerare movimenti di liberazione solo i gruppi che agirono con finalit\u00e0 patriottiche, non necessariamente antifascisti. In questo senso, nel suo volume <em>L&#8217;Italia chiam\u00f2<\/em> esalta la resistenza nazionale italiana di Trieste che imbracci\u00f2 le armi contro i tedeschi per un solo giorno, quello dell&#8217;effimera insurrezione del 30 aprile 1945. O forse considera resistenza quella del CLN dell&#8217;Istria, nato addirittura dopo la fine della guerra, dunque una &#8220;resistenza&#8221; senz&#8217;altro\u00a0anticomunista e ben poco\u00a0antifascista.<\/p>\n<div id=\"attachment_23751\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-23751\" class=\"wp-image-23751\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/GrazianoUdovisi.jpg\" alt=\"Graziano Udovisi\" width=\"250\" height=\"194\" \/><p id=\"caption-attachment-23751\" class=\"wp-caption-text\">Graziano Udovisi<\/p><\/div>\n<p>Nel suo ruolo di direttore del IRSML &#8211; il che ci mostra che il \u00abbau\u00bb non \u00e8 un&#8217;uscita isolata &#8211; Spazzali ha addirittura\u00a0preso le difese di criminali fascisti: a un\u00a0convegno sul confine orientale organizzato il 16 gennaio dall&#8217;Anpi di Milano &#8211; non proprio\u00a0il luogo pi\u00f9 adatto in cui tessere gli elogi dei collaborazionisti! &#8211; il coautore di <em>Foibe<\/em> ha sostenuto che\u00a0<strong>Graziano Udovisi<\/strong>, improbabile \u00absopravvissuto alla foiba\u00bb,\u00a0avrebbe protetto gli abitanti del paese istriano di Portole dalle violenze dei nazisti.<br \/>\nSolo che Udovisi fu membro del\u00a0nucleo \u00abMazza di ferro\u00bb della Milizia Difesa Territoriale &#8211; corpo militare alle dirette dipendenze del Terzo Reich &#8211; e dopo la\u00a0guerra fu\u00a0condannato per collaborazionismo e per aver arrestato proprio a Portole tre partigiani, in seguito seviziati da suoi sottoposti. Ne sopravvisse uno solo.<br \/>\n[Per un approfondimento sulla figura di Udovisi e un dettagliato smontaggio delle sue testimonianze da \u00abscampato alle foibe\u00bb, si veda: Pol Vice, <em><a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788889808290\/vice-pol\/foiba-dei-miracoli-indagine.html\">La foiba dei miracoli. Indagine sul mito dei \u00absopravvissuti\u00bb<\/a><\/em>, Kappa Vu, Udine 2008.]<\/p>\n<p>Con le parole proferite a Bondeno, Spazzali finisce per chiudere il cerchio nel punto dove, per il ruolo che ricopre e per ci\u00f2 che rivela della sua mentalit\u00e0, non avrebbe mai dovuto avventurarsi. Quando afferma che \u00abgli esuli istriani, fiumani e dalmati non erano stati messi nelle condizioni di difendere la loro terra\u00bb, sta di fatto affermando che al termine della Seconda guerra mondiale l\u2019Italia, che aveva perseguitato le popolazioni slovena e croata per decenni ed era stata alleata della Germania nazista, avrebbe dovuto armare una resistenza \u201cpatriottica\u201d nelle terre annesse negli anni precedenti.\u00a0Terre che gli Alleati avevano appena restituito allo stato sovrano della Jugoslavia &#8211; nato proprio dalla vittoria antifascista in quella guerra &#8211; come esito del Trattato di pace di Parigi del\u00a010 febbraio 1947 (a proposito!). Tutto questo con la prospettiva di (ri)prendere possesso di quei territori: Istria, Fiume e Dalmazia.<\/p>\n<p>Un genere di &#8220;resistenza&#8221; come quello auspicato da Spazzali avrebbe corso il rischio di riaccendere le braci della guerra appena finita, rigettando subito il mondo nel caos.<\/p>\n<p>In effetti vi furono richieste di armi da parte di formazioni paramilitari istriane, ma molto probabilmente non ebbero seguito, altrimenti in Istria si sarebbero visti ben altri scenari di guerra civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.diecifebbraio.info\/2014\/06\/comunicato-stampa-sul-volume-dello-storico-gaetano-dato-vergarolla-18-agosto-1946\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-23752 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/vergarolla_alta.jpg\" alt=\"vergarolla_alta\" width=\"650\" height=\"977\" \/><\/a><\/p>\n<p>Scenari evidentemente da rimpiangere per Spazzali, il quale non pu\u00f2 non conoscere il libro di <strong>Gaetano Dato<\/strong>\u00a0<em>Vergarolla 18 agosto 1946. Gli enigmi di una strage tra conflitto mondiale e guerra fredda<\/em>\u00a0(LEG, Gorizia 2014). Due anni fa il libro fece scalpore, perch\u00e9 smentiva nettamente la tesi dell&#8217;ANVGD secondo cui\u00a0la nota strage sarebbe\u00a0stata provocata da terroristi filojugoslavi per spingere ad andarsene la popolazione di lingua italiana.<\/p>\n<p>Nella ricerca di Dato, che vaglia tutte le ipotesi, appare consistente la pista monarchico-fascista nella responsabilit\u00e0 della strage, che intendeva colpire l&#8217;amministrazione angloamericana della citt\u00e0. Sei mesi dopo, la repubblichina <strong>Maria Pasquinelli<\/strong> avrebbe assassinato il generale De Winton, comandante della piazza di Pola.<br \/>\nIn realt\u00e0, nulla che gi\u00e0 non si sapesse all&#8217;epoca. Ma il valore aggiunto del libro \u00e8 la resa dello scenario torbido dell&#8217;Istria del secondo dopoguerra, traboccante di<\/p>\n<blockquote><p>\u00abspie, agitatori di tutte le risme, provocatori prezzolati, agenti segreti, dalla Jugoslavia all&#8217;Italia e viceversa, il traffico d&#8217;armi [\u2026] C&#8217;era chi pensava, forte di un&#8217;esperienza maturata trent&#8217;anni prima, che la citt\u00e0 di Pola o la stessa Venezia Giulia potessero diventare una novella Fiume di dannunziana memoria, in cui sperimentare un&#8217;eversiva rivoluzione patriottica\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Si badi che non stiamo citando Dato, ma la prefazione al suo libro. Prefazione scritta nientemeno che da&#8230; <strong>Roberto Spazzali<\/strong>, il cui rammarico espresso a Bondeno acquista dunque il sapore di un rimpianto\u00a0per quel genere di lotta eversiva e la situazione di torbidume in cui essa opera.<\/p>\n<p>Del resto, lo storico giuliano ha tentato di sviluppare anche in passato \u2013 <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20160210220629\/http:\/\/ilpiccolo.gelocal.it\/trieste\/cronaca\/2013\/02\/02\/news\/spie-e-propaganda-a-radio-venezia-giulia-1.6459926\" target=\"_blank\">ad esempio qui<\/a> \u2013 una chiave interpretativa che coincide in modo raccapricciante con quanto hanno sostenuto per decenni i fascisti italiani, e che era sottesa ad operazioni deviazioniste e golpiste di cui la pi\u00f9 nota fu Gladio.<\/p>\n<h4><b>[Flashback] Porzus e Gladio, 1992<\/b><\/h4>\n<p>L&#8217;8 febbraio 1992, dieci giorni prima dell&#8217;arresto di Mario Chiesa e della conseguente caduta degli dei del CAF (Craxi Andreotti Forlani), il presidente della repubblica Cossiga sfida il gelo della pedemontana friulana per andare a Porzus a rendere omaggio ai diciassette partigiani osovani uccisi dai garibaldini nel lontano 1945.<\/p>\n<p>Episodio controverso, l&#8217;eccidio di Porzus, situato in uno snodo storico estremamente complesso: <strong>Junio Valerio Borghese<\/strong> e la X Mas si stavano preparando al salto della quaglia e &#8211; sotto la supervisione di <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20160210222109\/http:\/\/www.anvgd.it\/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1837&amp;Itemid=146\">una parte dei servizi segreti angloamericani<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2010\/05\/14\/accordo-decima-masosoppo\/\">progettavano insieme agli osovani la difesa del confine<\/a> contro i partigiani comunisti jugoslavi e italiani inquadrati nel IX Korpus dell&#8217;Esercito Popolare di Liberazione. Sullo sfondo, la corsa verso Trieste degli alleati\/rivali angloamericani e jugoslavi. E la repressione della rivolta operaia di dicembre ad Atene ad opera degli inglesi, che avevano rimesso al potere i monarchici in odor di collaborazionismo. Il matrimonio tra osovani e X Mas si celebr\u00f2 nel dopoguerra, e diede vita a quella\u00a0che in seguito si sarebbe\u00a0chiamata\u00a0\u00abOrganizzazione Gladio\u00bb.<\/p>\n<p>Infatti Cossiga, dopo aver disceso i tornanti che da Porzus portano alla pianura, si reca a Udine dove incontra ufficialmente e pubblicamente i veterani di Gladio, riconoscendo e rivendicando il ruolo da essi svolto durante la guerra fredda. Da un giorno all&#8217;altro, il magistrato Felice Casson, che ha condotto una delicata indagine sugli intrecci tra Gladio e strategia della tensione, si trasforma da eroe civile in nemico della patria.<\/p>\n<h4><b>4. Quei giovanotti vigliacchi e i corrotti che li accolgono<\/b><\/h4>\n<p>La ristretta concezione patriottarda che Spazzali ha della Resistenza, il modo in cui la ingabbia in una narrazione di fatto nazionalista e agiografica, \u00e8 pari solo all\u2019idiozia di paragonare l\u2019Istria del 1946 alla Siria di oggi. Paragone che <a href=\"https:\/\/twitter.com\/majap\/status\/696303519909965824\">molti esuli e figli di esuli istriani rifiutano<\/a>, affermando anzi, con una lucidit\u00e0 che Spazzali dovrebbe invidiare, che proprio per quanto hanno vissuto <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20160210221845\/http:\/\/ilpiccolo.gelocal.it\/trieste\/cronaca\/2015\/09\/09\/news\/noi-profughi-di-ieri-aiutiamo-quelli-di-oggi-1.12066876\">dovrebbero essere i primi ad accogliere<\/a> chi oggi cerca rifugio.<\/p>\n<p>Invece il direttore dell&#8217;Isrml ha le idee molto chiare anche su questo punto, e la lezione che impartisce la trae, ancora una volta, dalla storia. Precisamente, dalla gloriosa storia amministrativa di un paese come l&#8217;Italia, che notoriamente ha sempre brillato per efficienza e correttezza. Ecco come prosegue il suo intervento a Bondeno:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abGuardo al 1949, quando l\u2019allora governo italiano aveva organizzato l\u2019esodo da quelle terre. Nei conti \u2013 di miliardi di lire \u2013 si registr\u00f2 un semplice sbilancio di 10mila lire. Tutti i prefetti consegnarono i conti perfettamente a posto. Questo accadde perch\u00e9 non c\u2019erano iniziative a fini di lucro. Oggi c\u2019\u00e8 una carit\u00e0 pelosa, c\u2019\u00e8 chi lucra, specula, sulla pelle di disgraziati. E questo \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 immondo. Tutto sommato, oggi, accogliere \u00e8 anche un \u2018buon affare\u2019. Questa \u00e8 una responsabilit\u00e0 dei nostri politici. Cos\u00ec come responsabilit\u00e0 loro \u00e8 anche la questione del vicino Oriente. Non si fanno buoni affari in Iran, chiudendo tre occhi sui diritti civili. Ci vuole la schiena dritta\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Spazzali esprime una malcelata nostalgia per i prefetti che facevano arrivare i treni in orario e tornare i conti, quasi sempre. Oggi invece viviamo tempi in cui i leghisti investono in diamanti africani e lauree albanesi, i benpensanti affittano in nero a migranti e studenti fuori sede, e alcune associazioni e cooperative speculano sulla pelle dei richiedenti asilo. A suo modo di vedere, motivi pi\u00f9 che validi per dare ulteriori colpe ai profughi. Del resto l&#8217;occasione fa l&#8217;uomo ladro, e se gli attuali profughi non scappassero al \u00abprimo bau\u00bb nessuno avrebbe motivo di speculazione. Idea semplificata che potrebbe andar bene per un Salvini qualunque.<\/p>\n<p>Appunto, per\u00a0Salvini, non per uno studioso che delle condizioni materiali in cui si svolsero i trasporti dei profughi nel Secondo dopoguerra ha una conoscenza particolareggiata. In un recente saggio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mulino.it\/isbn\/9788815251428\">pubblicato in questo libro<\/a>, a pagina 517 Spazzali documenta con dovizia di particolari l&#8217;organizzazione dei trasporti delle persone, delle masserizie e persino delle bare con le spoglie mortali di molti congiunti, tra le quali le spoglie di <strong>Nazario Sauro<\/strong> e persino i resti del suo sommergibile&#8230; Una descrizione che segnalerebbe da sola l&#8217;inopportunit\u00e0 del confronto coi migranti dal Medio Oriente odierno. A meno che Spazzali non viva in un presente tutto suo, dal quale la realt\u00e0 del mondo contemporaneo \u00e8 del tutto esclusa, e dove nel Mediterraneo non affoga nessun &#8220;giovanotto&#8221;.<\/p>\n<h4><b>[Flashback] Belgrado e Trieste, 1991<\/b><\/h4>\n<p>Nell&#8217;agosto del 1991 una delegazione del MSI di cui fanno parte <strong>Gianfranco Fini<\/strong>, <strong>Roberto Menia<\/strong> e <strong>Mirko Tremaglia<\/strong> <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1994\/04\/22\/estate-91-blitz-missino-in-serbia.html\">vola a Belgrado per incontrare alcuni esponenti di seconda fila del regime di Milo\u0161evi\u0107\u200b<\/a>\u00a0e vari esponenti dell&#8217;estrema destra serba. La Slovenia ha da poco ottenuto l&#8217;indipendenza, e tra Serbia e Croazia \u00e8 gi\u00e0 guerra.<\/p>\n<p>Oggetto dell&#8217;incontro \u00e8 nientemeno che la spartizione della Croazia tra Italia e Serbia. Pare che l&#8217;Italia stia\u00a0prendendo in seria considerazione la possibilit\u00e0 di intervenire militarmente in Istria, a tutela degli interessi nazionali nel campo della pesca e a difesa della minoranza italiana che vive nella regione.<br \/>\nDel resto, il tab\u00f9 sulle missioni militari fuori dai confini nazionali \u00e8 gi\u00e0 caduto pochi mesi fa, con l&#8217;intervento italiano in Iraq nella missione internazionale denominata \u201cDesert Storm\u201d.<\/p>\n<p>Anche la trasferta missina a Belgrado ha una copertura informale ad alto livello istituzionale: al suo ritorno Fini viene ricevuto da Cossiga per relazionare sull&#8217;incontro. La rapida evoluzione degli eventi, con la scelta filocroata di Germania e Vaticano, impone poi all&#8217;Italia di schierarsi a favore della Croazia di Tu\u0111man. Il 4 ottobre, in un&#8217;improvvisata \u2013 ma sapientemente calcolata \u2013 conferenza stampa a Trieste, Cossiga annuncia che all&#8217;Aja, dove si sta discutendo di pace, \u00e8 stata ventilata l&#8217;ipotesi di far rientrare via mare in Montenegro le truppe jugoslave ancora presenti in Slovenia, con imbarco a Trieste.<\/p>\n<p>L&#8217;annuncio produce un vero e proprio moto di isteria collettiva: la destra cavalca l&#8217;onda paventando un revival dei \u00abfoschi giorni del maggio &#8217;45, in cui le orde titine seminarono il terrore nella citt\u00e0\u00bb. Nonostante le smentite dei governi italiano e sloveno, il 6 ottobre la citt\u00e0 \u00e8 attraversata da un imponente corteo convocato dal MSI a livello nazionale, con tanto di comizio finale del segretario Gianfranco Fini. La manifestazione va ben al di l\u00e0 della protesta per l&#8217;improbabile passaggio dell&#8217;esercito jugoslavo in smobilitazione attraverso le strade di Trieste, e assume un chiaro contenuto neoirredentistico: si chiede la revisione dei confini orientali d&#8217;Italia e la \u201crestituzione\u201d di Istria e Dalmazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-6XqDmuBwQg\" width=\"640\" height=\"480\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>A Trieste il ritorno di fiamma dell&#8217;irredentismo dura per tutto il &#8217;92, mentre la politica italiana \u00e8 squassata da Tangentopoli e la mafia lancia la sua offensiva contro lo stato facendo saltare in aria Falcone e Borsellino. L&#8217;ultimo grande corteo a Trieste si svolge nel novembre del &#8217;92. Poco dopo, grazie a Berlusconi e con la benedizione di Cossiga, il MSI viene ammesso a pieno titolo nel salotto buono (si fa per dire) della politica italiana.<\/p>\n<p>Fini e Menia sono quelli con cui Violante e Fassino nella seconda met\u00e0 degli anni Novanta patteggeranno la costruzione della cosiddetta \u201cmemoria condivisa\u201d, patteggiamento suggellato poi dall&#8217;istituzione del \u201cGiorno del Ricordo\u201d.<\/p>\n<h4><b>5. L&#8217;impossibile definizione di un&#8217;identit\u00e0 unica<\/b><\/h4>\n<p>Le vicende che sconvolsero il confine orientale nel corso della prima met\u00e0 del &#8216;900 sono assai complesse &#8211; per ripercorrerle brevemente vedi <a href=\"http:\/\/www.kozina.com\/premik\/indexita_porocilo.htm\">quanto scritto dai principali storici italiani e sloveni<\/a> &#8211;\u00a0e videro i diversi regimi che si susseguirono infliggere in varia misura notevoli sofferenze a tutte le popolazioni di quel territorio. Qualunque retorica sui martiri, gli eroi, le patrie, le bandiere e \u00able pietre che parlano [inserire lingua a piacere]\u00bb \u00e8 una falsificazione e un indegno sfruttamento del dolore di tutte le vittime. Forse, anzich\u00e9 titillarsi con la \u00abcivilt\u00e0 europea\u00bb, per comprendere quanto accaduto varrebbe la pena di leggersi quanto scrive uno degli inesistenti &#8211; secondo Spazzali &#8211; resistenti mediorientali, <strong>Abdullah \u00d6calan<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-23755\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/ocalan.jpeg\" alt=\"Abdullah Ocalan\" width=\"250\" height=\"250\" \/>\u00abLa storia della modernit\u00e0 \u00e8 anche una storia di quattro secoli di genocidio culturale e fisico nel nome di una immaginaria societ\u00e0 unitaria. [&#8230;] Lo stato nazione mira a creare una singola cultura nazionale, una singola identit\u00e0 nazionale ed una singola comunit\u00e0 religiosa unificata. Cos\u00ec rinforza una cittadinanza omogenea. [\u2026] La storia degli ultimi due secoli \u00e8 piena di esempi che illustrano i tentativi violenti per creare una nazione che corrisponda all\u2019immaginaria realt\u00e0 di un vero stato-nazione\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Lo sciagurato parallelo che Spazzali ha voluto impalcare a Bondeno viene spiegato in modo impeccabile da un leader rivoluzionario curdo, sepolto vivo da anni in un carcere turco di cui \u00e8 l&#8217;unico detenuto. Vale sempre la pena ricordare, e stavolta pi\u00f9 di altre, che a \u00d6calan la magistratura italiana riconobbe lo status di rifugiato politico. Troppo tardi per\u00f2, perch\u00e9 nel frattempo con pilatesco tempismo la stessa Italia aveva fatto in modo di deportarlo con l&#8217;inganno, sapendo che questo avrebbe comportato la sua condanna a morte, \u201cfortunatamente\u201d poi tramutata in carcere a vita.<\/p>\n<h4><b>[Flashback] il mito del \u00abbarbaro slavo\u00bb inventato per assolvere l&#8217;Italia fascista<\/b><\/h4>\n<p>Nel 1946, quando l&#8217;Italia \u00e8 gi\u00e0 diventata Repubblica e per essere riammessa nel consesso internazionale deve dimostrare un minimo di volont\u00e0 di fare i conti col proprio passato, la \u201cCommissione d&#8217;inchiesta sui presunti criminali di guerra\u201d redige <a href=\"http:\/\/www.criminidiguerra.it\/MemoriaCommInch.shtml\">una memoria che definire apologetica \u00e8 poco<\/a>.\u200b In riferimento all&#8217;occupazione della Jugoslavia, vi si leggono affermazioni di questo tenore:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abA prescindere, invero, dall&#8217;indole degli Italiani, alieni, per il loro tradizionale senso di umanit\u00e0 e giustizia, da quegli atti di crudelt\u00e0 e da quegli eccessi che vengono loro addebitati, \u00e8 dimostrato da una larga documentazione che le rappresaglie pi\u00f9 feroci e spietate, gli assassini pi\u00f9 atroci, le barbare distruzione di interi villaggi e di edifici di ogni specie, che ora vengono attribuiti agli italiani, furono invece commessi dai gruppi etnici e religiosi in lotta fra loro. Le nostre Autorit\u00e0 di occupazione ebbero anzi ad intervenire per porre un freno a tali eccessi e per tutelare, come si \u00e9 accennato, la vita del militari italiani e della popolazione per assicurarle una vita pacifica: circostanze queste in assoluto contrasto coi propositi di distruzione che si vogliono loro attribuire.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa versione dei fatti diviene la base dell&#8217;autorappresentazione vittimistica degli italiani quali \u201cbrava gente\u201d e dell&#8217;ideologia nazionale anche nell&#8217;Italia repubblicana.<\/p>\n<div style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788858104309\/focardi-filippo\/cattivo-tedesco-e-il.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/coverfocardi.jpg\" alt=\"Il cattivo tedesco e il bravo italiano, libro di Filippo Focardi\" width=\"500\" height=\"750\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\">Su come ha preso forma e si \u00e8 radicato il mito del \u00absoldato italiano\u00bb, si veda il libro di Filippo Focardi Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Laterza, Roma\/Bari 2013.<\/p><\/div>\n<p>Dal &#8217;44 al &#8217;46 e via via fino al 2016, questa vulgata si cristallizza fino a diventare un dogma: i Balcani sono una terra popolata da genti barbare che si combattono perennemente tra loro in sanguinosi scontri etnici. Il ruolo dell&#8217;Italia nella regione fu quello di pacificare genti che non erano in grado di autogovernarsi.<\/p>\n<p>Il fatto che gli scontri etnici fossero ampiamente fomentati proprio dagli invasori italiani e tedeschi allo scopo di dividersi e controllare meglio il territorio scompare dal quadro per non riapparire pi\u00f9.<\/p>\n<h4><b>6. L&#8217;Oriente, il nemico<\/b><\/h4>\n<p>Perch\u00e9 diciamo che la questione storica del \u201cconfine orientale\u201d \u00e8 utile a capire cosa sta accadendo in Italia e in Europa oggi?<\/p>\n<p>Per molte ragioni, ma prima di tutto perch\u00e9 \u00e8 emblematica dei modi in cui avviene la costruzione del nemico, un vero e proprio meccanismo di invenzione funzionale a perseguire determinati obiettivi politici.<\/p>\n<p>Il sincronismo tra la retorica nazional-fascista e quella resistenzial-patriottica sulle \u201cfoibe&#8221; non si comprende se non si considera il lavoro dello studioso palestinese-americano <strong>Edward Said<\/strong> e la sua riflessione sull&#8217;Orientalismo.<\/p>\n<p>In breve, l&#8217;Orientalismo \u00e8 quell&#8217;insieme di stereotipi, rappresentazioni, sistemi culturali e modi di essere funzionali a distinguere nettamente, prima di tutto in ambito accademico, un mondo occidentale da uno orientale, dove il primo \u00e8 sempre sinonimo di sviluppato, razionale, efficiente e civilizzato, mentre il secondo viene descritto, con le sue popolazioni, usanze e mentalit\u00e0, come arretrato, esotico e in fondo barbarico.<\/p>\n<p>L&#8217;Orientalismo non ha valenza strettamente geografica, ma nel caso specifico la stessa insistenza sull&#8217;immagine del \u201cconfine orientale\u201d, lo stereotipo della Venezia Giulia come \u201cfrontiera\u201d ma anche \u201cponte\u201d tra Oriente e Occidente, sta a dimostrare quanto la storiografia ufficiale di questa regione sia impregnata di tale idea, che non casualmente nasce alla fine del XVIII secolo con il colonialismo.<\/p>\n<p>La storia di queste terre viene addomesticata in funzione del presente perch\u00e9 serve a costruire una retorica di unit\u00e0 nazionale. La chiave era ed \u00e8 il pregiudizio antislavo, attraverso il quale gli italiani furono lesti \u2013 <em>molto<\/em> lesti come abbiamo visto, dal momento che inventarono il Giorno del ricordo gi\u00e0 prima della fine della guerra, e riprodussero il mito degli italiani brava gente immediatamente dopo! &#8211; a scrollarsi di dosso qualsiasi colpa per le politiche di occupazione coloniale. Nei Balcani, tali politiche furono giustificate con l&#8217;idea che buona parte di quelle terre fosse per vocazione \u201clatina\u201d, mentre la presenza di altre culture &#8211; irriducibili a quella che si presupponeva bimillenaria e civilizzatrice &#8211; era un incidente della storia, frutto del caos e della barbarie di popoli provenienti da Oriente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-23774\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/cerchio_molinari.png\" alt=\"Maurizio Molinari\" width=\"129\" height=\"129\" \/>Non \u00e8 forse questa l&#8217;immagine delle Guerre jugoslave degli anni &#8217;90 consegnataci dai media mainstream? Non \u00e8 questa, ancora oggi, l&#8217;immagine dei vari conflitti mediorientali, asiatici e africani? Basta rileggersi un recente ma gi\u00e0 famigerato <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=23250\">editoriale del direttore della Stampa <strong>Maurizio Molinari<\/strong><\/a>. Caos e barbarie; &#8220;quelli l\u00e0&#8221; sono incomprensibili, disumani, e proprio per questo da addomesticare. Che \u00e8 poi il modo in cui uno come Spazzali tratta il pi\u00f9 grande movimento di resistenza europeo, quello jugoslavo.<\/p>\n<p>Ieri come oggi lo scontro di civilt\u00e0 \u00e8 la chiave perfetta per costruire nemici a tavolino. Serve a definire un \u201cnoi\u201d e un \u201cloro\u201d, a costruire l\u2019\u00abaltro\u00bb come irriducibile diversit\u00e0, in modo da far esistere un \u00abaltro-inferiore-da-noi\u00bb.<\/p>\n<p>E cos\u00ec si possono legittimare guerre e politiche xenofobe, rendere accettabili dalla societ\u00e0 ostacoli e barriere frapposti all&#8217;ingresso legale dei migranti, implementare dispositivi che materialmente significano minori diritti politici, minori diritti del lavoro, minori garanzie di accesso ai servizi, come la sanit\u00e0, l&#8217;istruzione e via dicendo. \u00c8 il modo in cui le nostre societ\u00e0 vengono ridefinite nel contesto neoliberista del capitalismo: societ\u00e0 a geometria variabile, stratificate attraverso diversi livelli di accesso ai diritti. In ultima istanza, avere una diversit\u00e0 da esporre come irriducibile giustifica questo, \u00e8 fondamentale in momenti di crisi, permette di rinserrare le fila attorno a identit\u00e0 inventate e maneggevoli.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 le parole di Spazzali sono insopportabili, perch\u00e9 sono un modo sottile, perfido e insidioso\u00a0di declinare e diffondere la retorica del \u00abPrima gli italiani!\u00bb. Sottile e perfido perch\u00e9 in questo caso il messaggio non \u00e8 solo\u00a0la riproposizione di quell&#8217;\u00abaiutiamoli a casa loro\u00bb di cui si riempiono la bocca i razzisti nostrani, ma \u00e8 ancora peggiore perch\u00e9 diventa \u00abSi aiutassero a casa loro!\u00bb. Insidioso, perch\u00e9 a pronunciarlo non \u00e8 un saltimbanco della politica senz&#8217;arte n\u00e9 parte, ma appunto il direttore di un istituto che studia la storia di chi combatt\u00e9 il nazifascismo. E che infatti viene puntualmente ripreso da uno dei giornali pi\u00f9 xenofobi sulla piazza e <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/fabbripresidente\/posts\/554162781416955\">da diversi esponenti leghisti<\/a>,\u00a0per usarne le parole a giustificazione di tutto il loro livore razzista e anticomunista.<\/p>\n<h4><b>7. Un\u00a0breve excursus sul libro <em>Foibe<\/em> di Pupo-Spazzali<\/b><\/h4>\n<p>Ecco cosa l&#8217;intervento di Bondeno\u00a0ci racconta del suo\u00a0autore. Il cortocircuito tra le migrazioni di oggi e l&#8217;esodo dall&#8217;Istria e dalla Dalmazia di settant&#8217;anni fa ha fatto emergere i presupposti, viziati da nazionalismo e anticomunismo, su cui tutto il lavoro di Spazzali si \u00e8 fondato da decenni a questa parte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-23773\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/librofoibe.jpeg\" alt=\"Il libretto Foibe di Raoul Pupo e Roberto Spazzali\" width=\"170\" height=\"280\" \/>E qui tocca parlare del gi\u00e0 citato\u00a0libriccino <em>Foibe<\/em> del 2003, curato a quatto mani con Raoul Pupo, nel momento storico cruciale che porter\u00e0, di l\u00ec ad un anno, all&#8217;approvazione della legge sul Giorno del Ricordo.<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 celebre per l&#8217;idea\u00a0secondo cui la parola \u00abinfoibati\u00bb avrebbe un senso non letterale ma \u00absimbolico\u00bb. Si tratta di un escamotage\u00a0finalizzato a includere\u00a0nel novero dei \u00abmartiri delle foibe\u00bb <em>tutti i civili e militari di nazionalit\u00e0 italiana morti o scomparsi durante la seconda guerra mondiale sul confine orientale<\/em>, in pratica tramutando in &#8220;verit\u00e0&#8221; storiografica le\u00a0fantasie popolari\u00a0e la propaganda revanscista\u00a0sui caduti.<\/p>\n<p><em>Foibe<\/em>\u00a0\u00e8 una sorta di zibaldone che mette insieme ritagli di ogni tipo con <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=20327#comment-26550\">manipolazioni anche flagranti <\/a>di testimonianze di partigiani per far passare la tesi pupo-spazzaliana secondo cui le foibe, pur essendo impossibile categorizzarle sotto la voce \u00abpulizia etnica\u00bb, sarebbero state il frutto di un piano preordinato titino per sbarazzarsi dei simboli del potere italiano in\u00a0Istria.<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 o meno l&#8217;ideologia del famoso discorso di Napolitano del 2007 il quale, con l&#8217;aggiunta dei \u00abcontorni della pulizia etnica\u00bb, sar\u00e0 motivo di tensione diplomatica con la Croazia, anche per l&#8217;onorificenza postuma\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=20954\">conferita al criminale di guerra <strong>Vincenzo Serrentino<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Ovviamente dal saggio vengono sapientemente eliminate tutte le evidenze che non restituiscono la tesi del piano preordinato.\u00a0Vengono rinnegati gli stessi predecessori di Pupo e Spazzali all&#8217;IRSML, <strong>Galliano Fogar<\/strong> e <strong>Giovanni Miccoli<\/strong>, che avevano sostenuto gli aspetti di <em>jacquerie<\/em> e di resa dei conti negli infoibamenti, perlomeno in quelli istriani.<\/p>\n<p>Spazzali e Pupo evitano accortamente di menzionare le analisi pi\u00f9 insidiose dei due predecessori, come le correlazioni individuate da Fogar tra il personale delle miniera di Valdarsa infoibato a Vines e il disastro minerario del febbraio 1940. In quella tragedia morirono 200 minatori,\u00a0le responsabilit\u00e0 furono passate sotto silenzio dalle autorit\u00e0\u00a0fasciste e dall&#8217;amministrazione della CarbonArsa. I funzionari\u00a0di quest&#8217;ultima furono i primi che la popolazione and\u00f2 a cercare dopo il crollo del regime.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto pi\u00f9 odioso del libro, tuttavia, \u00e8 l&#8217;accusa infamante di \u00abnegazionismo\u00bb affibbiata ai ricercatori di oggi non in linea con il pensiero di Pupo e Spazzali. Per denigrare\u00a0<strong>Claudia Cernigoi<\/strong>,\u00a0i due ricorrono a\u00a0improponibili scritti del fascista <strong>Giorgio Rustia<\/strong>, respinti nei passaggi in cui\u00a0l&#8217;autore attacca l&#8217;IRSML ma\u00a0sdoganati in quelli dove\u00a0si scaglia contro\u00a0Cernigoi.<\/p>\n<p>Proprio da quelle\u00a0pagine di <em>Foibe<\/em> ha avuto origine la\u00a0leggenda metropolitana su\u00a0\u00abquelli che negano le foibe\u00bb, leggenda nera che aleggia\u00a0come uno stigma intorno a\u00a0storici che hanno il solo\u00a0torto di condurre ricerche sgradite\u00a0a\u00a0Pupo e Spazzali. Questo\u00a0stigma, come stiamo per vedere, continua ad avere pesanti conseguenze concrete.<\/p>\n<h4><b>8. Un giorno che Spazzali ricorder\u00e0<\/b><\/h4>\n<p>Tutto questo\u00a0ci importerebbe meno\u00a0se Spazzali fosse uno storico qualsiasi. Invece, come abbiamo detto in apertura, \u00e8 il direttore responsabile di un istituto, finanziato dallo Stato, che ha il compito di preservare la memoria collettiva di una repubblica nata dalla Resistenza antifascista.<\/p>\n<p>A\u00a0Trieste, l&#8217;Istituto \u00e8 stato fondato da studiosi e storici di provata fede antifascista legati al CLN quali il gi\u00e0 citato <strong>Galliano Fogar<\/strong>, <strong>Carlo Schiffrer<\/strong>, <strong>Ercole Miani<\/strong>. Fogar, esponente della Resistenza antifascista non comunista, ne fu il segretario per lunghi anni. Sotto la sua guida l&#8217;Istituto ha prodotto studi legati all&#8217;antifascismo, all&#8217;occupazione tedesca e al collaborazionismo, allo sviluppo della Resistenza &#8211; sia di matrice comunista che ciellenista &#8211; nei territori del confine orientale.\u00a0Tra gli anni &#8217;70 e i primi anni &#8217;80 l&#8217;Istituto produsse due dei volumi pi\u00f9 importanti della sua storia: <em>Nazionalismo e neofascismo nella lotta politica al confine orientale (1945-75)<\/em> e <em>Storia di un esodo. Istria 1945-1956<\/em>, libri che per il loro rigore storico e la loro obiettivit\u00e0 sembrano appartenere ad un passato ormai molto lontano.<\/p>\n<p>Fogar fu uomo integerrimo, di ideali mazziniani, capacissimo di distinguere tra la storia e la propaganda politica. Per rendersene conto si veda <a href=\"https:\/\/youtu.be\/5sRvuoUNRYQ\">questo\u00a0video<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/5sRvuoUNRYQ\" width=\"640\" height=\"480\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>Dopo la breve orazione funebre del figlio Maurizio, che dice cose importanti contro il\u00a0clich\u00e9 \u00abdelle-foibe-non-si-era-mai-parlato\u00bb, parte\u00a0un estratto d&#8217;intervista a Fogar. L&#8217;anziano storico\u00a0smentisce tutti i pi\u00f9 triti luoghi comuni sulla vicenda foibe e liquida come \u00abodiosa speculazione politica e morale\u00bb il mettere sullo stesso piano nazisti e jugoslavi.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni (e ancor di pi\u00f9 dopo la morte di Fogar), l&#8217;Istituto ha spostato sempre pi\u00f9 l&#8217;accento\u00a0sulle vicende legate alla Giornata del ricordo (esodo e foibe), presentandole sempre pi\u00f9 in un&#8217;ottica nazionale.<br \/>\nQuesto ci fa porre la domanda su quale senso abbia ancora una denominazione che si richiama al Movimento di Liberazione.\u00a0Sarebbe forse pi\u00f9 onesto &#8211; e scientifico &#8211; cambiarla in \u00abIstituto per la Storia del Confine Orientale d&#8217;Italia\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_23756\" style=\"width: 616px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-23756\" class=\"size-full wp-image-23756\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/gherghetta.png\" alt=\"Enrico Gherghetta\" width=\"606\" height=\"796\" \/><p id=\"caption-attachment-23756\" class=\"wp-caption-text\">Enrico Gherghetta, attuale presidente della provincia di Gorizia.<\/p><\/div>\n<p>Al di l\u00e0 di tutto questo, sono ancora pi\u00f9 gravi le conseguenze pratiche di un certo modo di trattare la storia quando il messaggio che passa \u00e8 quello di un&#8217;ideologia di unit\u00e0 e di pacificazione nazionale a tutti i costi.<\/p>\n<p>Nelle stesse ore in cui si consumava la vergognosa vicenda che coinvolge Spazzali, il presidente della Provincia di Gorizia, <strong>Enrico Gherghetta<\/strong> (PD), portando alle estreme conseguenze la lettura di Spazzali sulla questione foibe-ed-esodo, decideva di negare la sala precedentemente concessa per lo svolgimento del convegno \u00ab11 ANNI DI &#8220;GIORNO DEL RICORDO&#8221;, tra mistificazioni storiche e rivalutazione del fascismo\u00bb, al quale avrebbero partecipato diversi\u00a0storici, pi\u00f9 volte messi alla berlina da Spazzali, ma di fatto mai smentiti scientificamente. Le motivazioni di Gherghetta, <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/enrico.gherghetta\/posts\/10208757420523663?pnref=story\">leggibili integralmente qui<\/a>, erano di questo tenore:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNel caso in questione \u00e8 lapalissiano che il giorno del ricordo previsto per legge non possa concedere una sala pubblica a chi nega la legge.<br \/>\n\u00c8 come se il giorno della memoria dell&#8217;olocausto concedessi una sala pubblica a chi lo nega.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il cerchio si chiude, con l&#8217;accusa di &#8220;negazionismo&#8221; usata\u00a0per difendere una ricorrenza che del vero negazionismo &#8211; quello dei crimini di guerra italiani in Jugoslavia &#8211; ha fatto una religione civile.<a name=\"aggiornamento\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>9. Aggiornamento del 29 febbraio: le dimissioni di Spazzali<\/strong><\/h4>\n<p>A seguito del post che state leggendo, il 16 febbraio 2016 l&#8217;INSMLI ha\u00a0emanato\u00a0<a href=\"https:\/\/it-it.facebook.com\/notes\/istituto-nazionale-per-la-storia-del-movimento-di-liberazione-in-italia\/dichiarazione-del-cda-insmli-sulla-vicenda-che-coinvolge-roberto-spazzali-dirett\/1032221296851155\">un comunicato durissimo<\/a>, di ferma condanna per le parole di Spazzali, nelle quali ravvisava \u00abun nonsenso storiografico\u00bb e \u00abun\u2019offesa al senso di giustizia e umanit\u00e0\u00bb. Da tali parole l\u2019Istituto nazionale si dissociava \u00abtotalmente e profondamente\u00bb. A Spazzali l\u2019INSMLI diceva anche: \u00ab\u00c8 improprio, antistorico e inaccettabile risuscitare fantasmi di irredentismi, nazionalismi e contese territoriali\u00bb.<\/p>\n<p>Il comunicato si concludeva con l&#8217;auspicio\u00a0che gli\u00a0organi dirigenti dell&#8217;IRSML rispondessero\u00a0\u00abcon chiarezza alle polemiche suscitate\u00bb e prendessero \u00able misure necessarie\u00bb per riaffermare\u00a0\u00abla linea storiografica e culturale che \u00e8 patrimonio di tutta la rete degli Istituti della Resistenza\u00bb.<\/p>\n<p>Spazzali si \u00e8 dimesso il 20 febbraio. Nove giorni dopo questo post, quattro giorni dopo l&#8217;auspicio dell&#8217;INSMLI.<\/p>\n<p>Ne ha dato notizia il 23 febbraio Anna Maria Vinci, in un comunicato di cui riportiamo il testo:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<strong>Comunicato del 23\/02\/2016<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso della riunione del direttivo del 20 febbraio 2016, il prof. Roberto Spazzali ha rassegnato le dimissioni da direttore. Il direttivo, nell\u2019accoglierle, ha ringraziato unanime il prof. Spazzali per la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 del lavoro da lui profusa da molti anni a questa parte al servizio dell\u2019Istituto e dell\u2019intera rete, prodigandosi nell\u2019attivit\u00e0 di ricerca e nella costante attenzione e cura a favore dei pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, il direttivo rende merito alla sua onest\u00e0 intellettuale, al suo spirito di collaborazione e al suo senso di responsabilit\u00e0, auspicando che tale collaborazione continui ancora all\u2019interno dell\u2019Istituto.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa comunicazione \u00e8 apparsa solo sul sito dell&#8217;istituto, non linkabile individualmente n\u00e9 pubblicata\u00a0sulla pagina Facebook dell&#8217;IRSML, dove nel frattempo erano stati chiusi i commenti ai comunicati precedenti: le due smentite iniziali e le scuse che avevano smentito\u00a0le smentite.<\/p>\n<p>Vale la pena far notare che, su\u00a0tutta questa vicenda, la stampa di Trieste non ha scritto una riga.<\/p>\n<p>_____<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/Foibe_bibliografia_Bourbaki.pdf\"><strong>Per approfondire la questione foibe \/\u00a0confine orientale.<\/strong><\/a><br \/>\nConsigli di lettura, senza pretesa di esaustivit\u00e0, del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki (pdf)<\/p>\n<p><strong>* <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?tag=nicoletta-bourbaki\">Nicoletta Bourbaki<\/a>\u00a0<\/strong>\u00e8 il nome\u00a0usato da un gruppo di inchiesta su Wikipedia e le manipolazioni storiche in rete, formatosi nel 2012 durante una discussione su <em>Giap<\/em>. Con questa scelta, il gruppo omaggia <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nicolas_Bourbaki\">Nicolas Bourbaki<\/a>, collettivo di matematici attivo in Francia dal 1935 al 1983.<\/p>\n<p><strong>N.d.R.<\/strong> I commenti al post verranno attivati il\u00a0<strong>15 febbraio<\/strong>, per consentire una lettura ragionata e \u2013 nel caso \u2013 interventi meditati (ma soprattutto, pertinenti).<br \/>\nAnche prima di quella data, la\u00a0Wu Ming Foundation &#8211; che \u00e8 &#8220;padrone di casa&#8221; e anfitrione di questo blog\u00a0&#8211; \u00e8 disponibile a pubblicare\u00a0l&#8217;eventuale replica del diretto interessato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#8211; di Nicoletta Bourbaki (*) Marted\u00ec 9 febbraio 2016, vigilia del Giorno del Ricordo 2016.\u00a0Mentre stiamo ultimando l&#8217;articolo\u00a0che state per leggere, Roberto Spazzali, direttore dell\u2019Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia (IRSML-FVG), travolto dalle critiche per certe sue esternazioni di qualche giorno prima, chiede scusa pubblicamente. 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