{"id":236,"date":"2010-04-22T15:00:47","date_gmt":"2010-04-22T13:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=236"},"modified":"2010-04-22T22:31:01","modified_gmt":"2010-04-22T20:31:01","slug":"laquila-citta-chiusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2010\/04\/laquila-citta-chiusa\/","title":{"rendered":"L&#8217;Aquila citt\u00e0 chiusa"},"content":{"rendered":"<p><strong>Per colmare lo scarto tra l&#8217;archivio e la strada: una giornata sui luoghi del terremoto del 6 aprile 2009<\/strong><br \/>\ndi <strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-246\" title=\"3e32_Io non ridevo\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/3e32_Io-non-ridevo-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" \/><br \/>\nLuned\u00ec 12 aprile siamo stati a L\u2019Aquila per presentare <em>Altai<\/em>. L\u2019incontro si doveva tenere nel tendone di Piazza Duomo, ma il freddo e la neve ci hanno dato lo sfratto. La giornata \u00e8 partita cos\u00ec all\u2019insegna del trasloco e dell\u2019incertezza: un minuscolo assaggio di quanto gli aquilani vivono da mesi. Abbiamo trovato rifugio alle Casematte, nel grande complesso dell\u2019ex ospedale psichiatrico di Collemaggio. Un\u2019area molto vasta, in gran parte inutilizzata, a fortissimo rischio di speculazione edilizia. Dopo il terremoto del 6 aprile, la<a href=\"http:\/\/www.3e32.com\/main\/?page_id=119\"> rete sociale 3e32<\/a> ha occupato proprio qui un piccolo stabile, con bar e saletta concerti. Subito a fianco, una casetta di legno fai-da-te ospita il media center e lo spazio riunioni. Ci stipiamo l\u00ec dentro e tocca a me iniziare, con uno strano imbarazzo:<br \/>\n&#8211; Siamo venuti qui, a raccontarvi una storia, e adesso mi rendo conto che vorrei solo stare zitto e che le parti dovrebbero essere invertite: voi che raccontate e noi che ascoltiamo in silenzio.<br \/>\nPoi rifletto e penso che Enrico ci ha invitato anche per questo: trovarsi un pomeriggio a parlare di un romanzo, per stare insieme e riflettere oltre il terremoto, le macerie e il piano C.a.s.e.<br \/>\nAllora mi dico che <em>Altai<\/em> \u00e8  stato spesso un punto di partenza, un\u2019allegoria per discutere di sogni, identit\u00e0, rivolta e potere. Dunque, anche di questa citt\u00e0 e del desiderio di ricostruirla, senza ridurre tutto a una questione edilizia.<br \/>\nCos\u00ec comincio, parto verso Venezia e Istanbul, anno di grazia 1569, sperando che la macchina del tempo funzioni anche stavolta, e che ci sia abbastanza benzina per un ritorno al futuro.<!--more--><\/p>\n<p>Due ore e mezza pi\u00f9 tardi, al termine dell\u2019incontro, cena in piedi a base di cuscus e rotta sulla casa dove passeremo la notte, un appartamento di  lusso, vicino alla Fontana luminosa e alla Fortezza spagnola. L\u2019edificio \u00e8 uno dei pochi rimasti agibili nel vecchio centro storico, ma la proprietaria se n\u2019\u00e8 andata lo stesso, ha paura di tornarci, e cos\u00ec l\u2019ha affittato a tre amici rimasti senza un tetto. Sulla parete d\u2019ingresso campeggia un manifesto del film <em>I Soliti Sospetti<\/em>, ma i cinque volti allineati per il confronto all&#8217;americana appartengono ai membri della Commissione Grandi Rischi, che il 31 marzo 2009 rassicur\u00f2 gli aquilani, dopo mesi di scosse, dicendo che il <em>big one<\/em> non sarebbe arrivato, che stessero pure a casa tranquilli. Sceneggiatura originale di Guido Bertolaso.<\/p>\n<p>Al calare delle tenebre, aggiriamo le transenne della zona rossa e visitiamo il cuore del disastro. Il centro storico della citt\u00e0 \u00e8 disabitato e buio. Centocinquanta ettari di case deserte, negozi sprangati, ruderi, crepe, macerie. Molti edifici sono tenuti insieme con tiranti, ponteggi e armature di legno. Soprattutto le chiese. Altri sembrano intatti, ma basta sbirciare dalle finestre per vedere i soffitti crollati e le pareti a pezzi. Altri ancora, mi dicono uno su quattro, hanno subito danni minori, e con piccoli interventi li si poteva rimettere in sesto, ma i grandi slogan hanno scavalcato ogni progetto.<br \/>\nIl cielo denso di nubi riflette le luci della vallata e rischiara la scena con toni di grigio. Sembra di stare dentro una foto in bianco e nero di una citt\u00e0 bombardata. Dresda, Berlino o Bologna, dopo le incursioni del 1944. Quel che pi\u00f9 mi sorprende \u00e8 la vastit\u00e0 delle rovine. Non ero mai stato a L\u2019Aquila, prima d\u2019ora, e quando sentivo parlare del suo centro storico distrutto, evacuato e chiuso a chiave, pensavo a una zona molto pi\u00f9 piccola. Invece camminiamo per una mezz\u2019ora e non se ne vede la fine. Attraversiamo piazze e scavalchiamo detriti, attenti a non farci sorprendere dai soldati che vegliano sul coprifuoco, in fondo alle vie principali. Un branco di cani randagi ci sbarra la strada e ci convince a cambiare direzione. Passiamo di fronte a un bar famoso per i suoi cornetti, a un circolo Arci con un bel cortile, che l\u2019estate doveva essere pieno di tavolini e birre alla spina, e adesso \u00e8 ingombro di sfasciumi. Qualcuno ci indica la sua casa, spaccata in due, e si domanda se dovranno abbatterla o se si riuscir\u00e0 a ricostruirla. Sembriamo un gruppo di profughi in visita al loro paese distrutto, dopo decenni di esilio. Invece \u00e8 passato soltanto un anno, e quando superiamo di nuovo le transenne per andare a dormire, mi illudo di aver visto il volto peggiore della catastrofe.<br \/>\nE invece il peggio deve ancora venire.<\/p>\n<p>Alle otto e mezzo del mattino sento bussare alla porta e la voce di Enrico mi richiama all\u2019ordine. Devo partire all\u2019una per Macerata e ci sono ancora molte cose da vedere e da capire. Apro gli occhi e sul cuscino di fianco al mio c\u2019\u00e8 Guido Bertolaso, che mi fissa dalla copertina di <a href=\"http:\/\/www.edizionialegre.it\/cgi-bin\/adon.cgi?act=doc&amp;doc=234&amp;sid=11\"><em>Potere assoluto<\/em><\/a>, il libro di Manuele Bonaccorsi sulla Protezione Civile. L\u2019ho scovato su uno scaffale e non sono riuscito a chiudere occhio fino alle tre di notte, incollato alle pagine. Poi per\u00f2 ho dormito come un bambino: chiodo scaccia chiodo, incubo scaccia incubo. Una terapia d&#8217;urto che piacerebbe molto al dottor Bertolaso.<br \/>\nIl cielo \u00e8 basso come uno scantinato, umido e grigio. Delle montagne intorno all\u2019Aquila si  vedono giusto le caviglie. Saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Paganica e Tempera, due frazioni appiccicate in un solo agglomerato di settemila abitanti. Anche qui le vecchie case sono in pezzi, distrutte, puntellate. Anche qui le chiese sembrano aver ricevuto pi\u00f9 cure delle abitazioni. Un signore col giornale sotto braccio ci mostra la facciata di un palazzo che pare staccarsi dal resto dell\u2019edificio.<br \/>\n&#8211; La crepa si allarga ogni giorno di pi\u00f9 &#8211; dice &#8211; eppure non si decidono ad abbatterlo. Andr\u00e0 a finire che cascher\u00e0 sulla casa di fronte e sfascer\u00e0 anche quella.<br \/>\nFuori dal paese, dietro la zona industriale di Bazzano, \u00e8 sorta nel nulla Paganica 2: nove ettari di terreno, dodici palazzine a tre piani, trecentosessanta alloggi. Una delle venti <em>new towns<\/em> del piano C.a.s.e, i Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili che hanno permesso a quattordicimila aquilani di passare \u201cdalle tende alle case\u201d, e ad altri trentamila di arrangiarsi tra parenti lontani, moduli provvisori, casupole di legno e alberghi.<br \/>\n&#8211; Molti anziani &#8211; mi racconta Enrico &#8211; abitano da mesi negli hotel di Giulianova e Montesilvano, a cento chilometri da qui. Per la Settimana Santa avevano chiesto una sistemazione, ma non gliel\u2019hanno data, e cos\u00ec alcuni hanno occupato le caserme.<br \/>\n&#8211; Le caserme?<br \/>\n&#8211; S\u00ec, qualche centinaio di aquilani ci vive ancora. Si sono messi d\u2019accordo e hanno fatto entrare i nonnetti come visitatori giornalieri.  Poi, contro il regolamento, gli hanno trovato un letto. Adesso la polizia ha provato a sfrattarli un paio di volte, ma non c\u2019\u00e8 niente da fare. Non se ne vanno pi\u00f9.<br \/>\nMi guardo intorno tra il fango, l\u2019asfalto fresco e gli alberelli appena piantati. Tutto molto <em>new<\/em>, ma niente che faccia pensare a una <em>town<\/em>. Paganica 2 \u00e8 lo spirito della tendopoli che si fa calcestruzzo. Un accampamento <em>durevole<\/em>, fatto per restare negli anni, con tutti i problemi in pi\u00f9 legati alla permanenza: rete fognaria, traffico, servizi, rapporti sociali, consumo di territorio. L&#8217;eccezione che diventa la regola: uno degli assiomi della politica italiana, ben prima che si cominciasse a parlare di <em>shock economy<\/em>.<br \/>\n&#8211; Moltiplica tutto questo per quindici e avrai un\u2019idea di quel che sta nascendo intorno all\u2019Aquila: centotrentanove ettari di periferia spontanea costruiti sull\u2019orlo del vuoto.<br \/>\nMentre Enrico snocciola le cifre calcolate dagli urbanisti del <a href=\"http:\/\/www.eddyburg.it\/article\/view\/13889\/\">Comitatus Aquilanus<\/a>, un camion di frutta e verdura si infila nei vialoni della <em>new town<\/em>. Dagli altoparlanti montati sull\u2019abitacolo, la voce del guidatore declama prezzi e virt\u00f9 della sua mercanzia. Forse un anno fa la stessa voce si alzava tra le bancarelle di Piazza Duomo, o sulla soglia di una bottega del centro. Oggi oltre ottocento commercianti devono arrangiarsi cos\u00ec, se ne hanno la forza: sulle strade, con le bancarelle, o nei pochi spazi ricavati dentro i centri sportivi e i capannoni industriali. Hanno ricevuto ottocento euro di cassa integrazione per i primi tre mesi, poi pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>Risaliamo in auto e ci spostiamo nel traffico impazzito fino al paese simbolo della catastrofe.<br \/>\nAnche da lontano, Onna ti appare come un grumo di pietre in mezzo all\u2019erba scura. \u201cIl paese che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u201d \u00e8 davvero sparito, gli edifici rimasti in piedi si contano sulle dita di una mano. I superstiti vivono di fronte alle macerie, nelle case di legno finanziate dalle Croce Rossa e fatte costruire dalla Provincia di Trento. Un piccolo villaggio in stile scandinavo,  tirato a lucido, con le aiuole gi\u00e0 verdi e i sentieri di ghiaia. Niente a che vedere con le palazzine di Paganica 2 e del piano C.a.s.e., anche se Bruno Vespa ha fatto di tutto per presentare i due progetti come se fossero lo stesso. Il dottor Bertolaso ha dichiarato che anche queste sono case <em>durevoli<\/em>, fatte per garantire un futuro alla gente di Onna. Ma la vera garanzia di futuro sta proprio nel loro essere provvisorie: alloggi che un domani si potranno smontare, a differenza dei Complessi Antisismici Sostenibili (?) ed Ecocompatibili (?).<br \/>\n&#8211; Prima o poi &#8211; mi spiega ancora Enrico &#8211; gli abitanti delle C.a.s.e verranno messi di fronte a un\u2019alternativa: sistemare i loro appartamenti danneggiati oppure tenersi i nuovi in cambio dei vecchi. Molti sceglieranno la seconda soluzione, e il centro dell\u2019Aquila rester\u00e0 in mano agli speculatori.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/eddyburg.it\/article\/articleview\/14386\/0\/247\/\"><em>Non si uccide cos\u00ec anche una citt\u00e0?<\/em><\/a>, si domanda il Comitatus Aquilanus nel suo dossier sul terremoto. La risposta, purtroppo, non pu\u00f2 che essere affermativa. E l\u2019arma del delitto \u00e8 la stessa che in ogni angolo della Penisola cancella il paesaggio e avvelena il territorio. La necessit\u00e0 di dare un ricovero agli sfollati \u00e8 stata sfruttata come pretesto per spargere cemento e far crescere il PIL di un punto percentuale. Speculazione travestita da carit\u00e0: la logica del colonialismo non appesta soltanto il Sud del Mondo.<\/p>\n<p>A qualche centinaio di metri da quel che resta di Onna, poco prima di scavalcare l\u2019Aterno, Enrico mi indica il solco lasciato nella terra dallo slittamento della faglia, l\u2019epicentro del sisma. Eppure, appena sull\u2019altra riva del fiume, il paesino di Monticchio ha subito pochi danni, e guarda ancora la valle abbarbicato alla sua collinetta. Le faglie si comportano in modo strano, \u00e8 risaputo. Quella che passa sotto alla contrada Pettino, per esempio, scaten\u00f2 il terremoto del 1703 e distrusse la citt\u00e0. Il 6 aprile, invece, ha deciso di stare ferma. In caso contrario, il bilancio delle vittime sarebbe stato molto pi\u00f9 grave. Dalla met\u00e0 degli anni Settanta, infatti, Pettino \u00e8 il polmone di cemento dell\u2019Aquila, la sua periferia pi\u00f9 vasta e popolosa, ma quando scendiamo dall\u2019auto troviamo un quartiere in abbandono. Edifici moderni, costruiti su una zona ad alto rischio sismico, si sono inclinati, spaccati, aperti come lattine. Vedo un palazzo che sembra intatto, ma Enrico mi fa notare che s\u2019\u00e8 abbassato di un piano, e per fortuna che sotto erano tutti garage. Qui non \u00e8 come nel centro storico, non si pu\u00f2 dare la colpa alle architetture medievali. Qui i colpevoli hanno nomi e cognomi ben precisi, a partire da chi firm\u00f2 la concessione per edificare in questa zona, con la scusa che l\u2019Aquila doveva crescere e non poteva farlo in nessun&#8217;altra direzione, per via delle montagne.<br \/>\nQualcuno si aggira tra le case per fare fotografie, stime, controlli. Ma non c\u2019\u00e8 l\u2019ombra di un cantiere e i palazzi non sono nemmeno puntellati. D\u2019altra parte, chi mai ci vorr\u00e0 tornare, a vivere sulla faglia? Anche a Pettino il verbo ricostruire si coniuga soltanto all\u2019infinito futuro.<\/p>\n<p>Torniamo in centro, per fare una passeggiata lungo il corso principale, una delle poche strade accessibili, per quanto ingombra di jeep militari, vetture della polizia, camion dei pompieri e scavatrici. Le vie laterali sono tutte bloccate con le solite transenne, ma Enrico vuole farmi vedere casa sua, e allora ci infiliamo in un pertugio tra la grata di ferro e il muro. Subito ci viene incontro un tizio e si sbraccia nervoso.<br \/>\n&#8211; Mb\u00e9, che fate? Qua non si pu\u00f2 stare, tornate indietro.<br \/>\nEnrico spiega che poco pi\u00f9 avanti c\u2019\u00e8 casa sua, ma il tizio ribatte che \u00e8 pericoloso, se ci pigliamo una pietra in testa ci vanno di mezzo lui e la sua impresa edile.<br \/>\n&#8211; Guardi, &#8211; gli fa Enrico &#8211; io sono un architetto. Faccio i rilievi per il comune e sono pure una guida alpina. Non vado a prendermi una pietra in testa, voglio soltanto&#8230;<br \/>\nIl tizio sfodera il cellulare, minaccia di chiamare la polizia e dopo nemmeno cinque secondi \u00e8 gi\u00e0 in contatto con una volante, per denunciare la nostra incursione.<br \/>\nGiriamo i tacchi e ce ne andiamo a passo lento, mentre io penso che \u00e8 passato un anno e migliaia di aquilani non possono nemmeno <em>vedere<\/em> la propria casa.<br \/>\nNel frattempo s\u2019\u00e8 fatta l\u2019ora di mangiare ed Enrico ha in mente un alimentari che forse ha riaperto, proprio in fondo al corso. Andando a piedi sarebbero poche centinaia di metri, ma la strada \u00e8 libera solo per un tratto, poi ci sono i soldati che chiedono di esibire il pass, come a un check point israeliano, e allora dobbiamo tornare alla macchina, infilarci di nuovo nel traffico, fare tutta la circonvallazione e scoprire che il posto \u00e8 ancora chiuso.<br \/>\nEnrico ci resta male: ogni locale del centro storico che riapre i battenti \u00e8 una piccola festa , per chi non vuole rassegnarsi all\u2019assassinio della citt\u00e0.<br \/>\nFiniamo a mangiare i panini di un altro alimentari, subito fuori le mura, e poi un caff\u00e8 veloce in un bar anonimo, fitto di manovali impolverati e slot machine. Anche l\u2019azzardo di Stato, secondo il Decreto Abruzzo, contribuir\u00e0 alla ricostruzione dell\u2019Aquila.<br \/>\nAlla stazione di Collemaggio salgo sulla corriera per Teramo e Giulianova promettendo a Enrico di risentirci spesso.<br \/>\nIeri sera, qualcuno diceva che la disgrazia andrebbe trasformata in un\u2019occasione, una chance irripetibile per partecipare, incontrarsi, proporre idee e progetti di citt\u00e0.<br \/>\nQualcun altro rispondeva che certe idee non ti vengono, se devi pensare giorno e notte a come lavorerai, dove abiterai, dove manderai a scuola i tuoi figli.<br \/>\nTutti, comunque, si sono trovati d\u2019accordo su un fatto: l\u2019Aquila \u00e8 diventata una citt\u00e0 molto interessante. Una maledizione che sembra destinata a durare, almeno quanto le palazzine del piano C.a.s.e.<\/p>\n<p>(Per chi sta dalle parti di Bologna: venerd\u00ec 23 aprile, alle ore 18, nell&#8217;Aula C della Facolt\u00e0 di Scienze Politiche, in Strada Maggiore, 45, Manuele Bonaccorsi presenta il suo libro &#8220;Potere Assoluto. La protezione civile ai tempi di Bertolaso&#8221;. <a href=\"http:\/\/aula-c.noblogs.org\/gallery\/399\/E%20nelle%20C%20A3%20-%20sisma.pdf\">Un appuntamento<\/a> da non perdere.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per colmare lo scarto tra l&#8217;archivio e la strada: una giornata sui luoghi del terremoto del 6 aprile 2009 di Wu Ming 2 Luned\u00ec 12 aprile siamo stati a L\u2019Aquila per presentare Altai. L\u2019incontro si doveva tenere nel tendone di Piazza Duomo, ma il freddo e la neve ci hanno dato lo sfratto. 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