{"id":22284,"date":"2015-09-13T23:35:18","date_gmt":"2015-09-13T21:35:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=22284"},"modified":"2017-05-10T13:35:32","modified_gmt":"2017-05-10T11:35:32","slug":"centanni-a-nordest-ronchi-dei-partigiani-la-diserzione-oggi-e-loerrore-della-memoria-condivisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/09\/centanni-a-nordest-ronchi-dei-partigiani-la-diserzione-oggi-e-loerrore-della-memoria-condivisa\/","title":{"rendered":"\u00abCent&#8217;anni a Nordest\u00bb. Ronchi dei Partigiani, la diserzione oggi e l&#8217;\u0153rrore della \u00abmemoria condivisa\u00bb"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_22322\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22322\" class=\"wp-image-22322 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Ilnostrokaiserelozar.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"334\" \/><p id=\"caption-attachment-22322\" class=\"wp-caption-text\">Corteo neoindipendentista a Trieste, 13 settembre 2015.<\/p><\/div>\n<p><em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> di Wu Ming 1 continua a far discutere e scrivere. In attesa delle prossime tappe del <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=22004\">Ventre della Bestia Tour<\/a> (sabato 19 settembre a <strong>Verona<\/strong> e la sera dopo a <strong>Padova<\/strong>), proponiamo qui nuove recensioni, un paio di interviste a WM1 e l&#8217;audio della presentazione del 31\/08 scorso a Ronchi dei Partigiani (Gorizia). Ne approfittiamo per un aggiornamento sulla situazione da quelle parti, tra esponenti del PD che esaltano D&#8217;Annunzio e l&#8217;occupazione di Fiume del &#8217;19 e Casapau che alza la cresta e fa chicchiricch\u00ec per <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/salutareilsole.jpg\">salutare il sole<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p>Il critico e saggista <strong>Daniele Giglioli <\/strong>ha recensito <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> su \u00abLa Lettura\u00bb (supplemento domenicale del Corriere della sera) il 23\/o8\/2015. Ecco il suo articolo. N.B. Il titolo \u00e8 nostro.<!--more--><\/p>\n<h4><strong>Come e da cosa disertare oggi<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_22335\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22335\" class=\"wp-image-22335 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/giglioli.jpg\" alt=\"giglioli\" width=\"200\" height=\"188\" \/><p id=\"caption-attachment-22335\" class=\"wp-caption-text\">Daniele Giglioli<\/p><\/div>\n<p><em>Cent&#8217;anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda<\/em>, ibrido oggetto narrativo di Wu Ming 1 in cui si rielabora un reportage gi\u00e0 in parte uscito sulla rivista \u00abInternazionale\u00bb, \u00e8 soprattutto un esercizio di piazienza.<br \/>\nPazienza con il tema, che fa venire l&#8217;orticaria quando \u00e8 stereotipato in formule vuote come \u00abil disagio del Nordest\u00bb, \u00abil malessere del Nordest\u00bb. Pazienza con il materiale, raccolto, elaborato, smontato e rimontato nel corso di due anni di viaggi, incontri e letture, un materiale fatto spesso di dicerie minime, personaggi improbabili, discorsi che non stanno in piedi, inarticolati, imbevuti di rancori senza oggetto, nostalgie per bei tempi mai esistiti, paure immaginarie che prendono ahim\u00e8 il posto delle paure reali, delle cose cio\u00e8 di cui bisognerebbe aver paura per davvero: la galassia ideologica degli indipendentismi, dei regionalismi, del rimpianto contraddittorio per le piccole patrie e per l&#8217;impero austroungarico, agitata da mestatori che cambiano spesso campo, da neofascisti che si reinventano nostalgici di Francesco Giuseppe, e magari viceversa, tutti ferventi ammiratori di un ex colonnello del Kgb come Vladimir Putin. Pazienza, infine, nel senso di <em>pietas<\/em>, di capacit\u00e0 di chinarsi ad ascoltare la radiazione lunga del passato, per il grande trauma che secondo l&#8217;autore fa da genesi a questo conglomerato di \u00abnarrazioni tossiche\u00bb: la Prima guerra mondiale, l&#8217;immane macello di esseri umani, culture e territori attraverso cui quella regione \u00e8 entrata a forza nella storia.<br \/>\n<em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> \u00e8 un libro apparentemente senza centro che inghiotte e restituisce centinaia di storie, personaggi, voci, canzoni, proverbi e modi di dire. Storie di oggi e storie antiche, atti di crudelt\u00e0 e gesti di resistenza, mitologie posticce e memorie disseppellite dall&#8217;ossario del mondo dei vinti. Lo sguardo dell&#8217;autore non \u00e8 neutro. Per i nazionalisti vecchi e nuovi, in grande e in piccolo (spesso al di sotto del confine del ridicolo) non mostra la minima condiscendenza, e riproduce i loro discorsi col timbro irridente tipicamente illuministico di chi dice: questo \u00e8 falso, questo \u00e8 stupido, questa \u00e8 una superstizione, questa \u00e8 una mistificazione dietro cui c&#8217;\u00e8 chi lucra un suo miserabile guadagno.<br \/>\nLa simpatia va invece a chi ha subito, resistito, disertato nella misura in cui \u00e8 stato possibile. Ma il punto chiave della ricostruzione sta nel giunto che fa intravedere tra i due mondi. Non solo perch\u00e9 le distorsioni di oggi hanno radice nelle ingiustizie di ieri. Ma perch\u00e9 le mitologie velenose da cui \u00e8 ammorbata la rappresentazione che quei territori danno di s\u00e9 sono la metastasi di un nucleo genuino, ovvero l&#8217;eterno conflitto tra dominanti e dominati. Questo \u00e8 il cuore del libro: come nascono le mitologie, come si formano, come si trasformano, quale uso se ne fa, quale altro se ne potrebbe fare, quali gli effetti, di volta in volta terribili o liberatori, e talora entrambe le csoe, i vari usi producono.<br \/>\nQuando si parla di miti siamo abituati a pensare a teogonie sublimi, a cosmogonie fantasmagoriche. E&#8217; vero il contrario. I miti nascono dal basso, dal sangue e dalla terra, dai rapporti di consanguineit\u00e0 e di produzione. Qui si annida la loro potenza e il loro rischio: si pensi a quali spettri sinistri evoca il sintagma \u00absangue e terra\u00bb a chi ricordi che <em>Blut und Boden<\/em> era il motto dei nazisti. Dal sangue e dalla terra vengono la vita ma anche il tetano, scrive l&#8217;autore citando Karl Kraus. Per non sfociare in narrazioni omicide, i miti hanno bisogno di una costante opera di manutenzione. E a differenza di quanto in genere si crede, lo spirito critico non \u00e8 un nemico ma un componente del loro stesso farsi: i miti si generano per rendere ragione, per distinguere, prima ancora che il vero e il falso, il giusto dall&#8217;ingiusto. Non c&#8217;\u00e8 solo il mito dell&#8217;impero o della nazione: c&#8217;\u00e8 mito anche nelle parole di chi crede che non ci debbano essere imperi n\u00e9 nazioni. Nessuna garanzia, ma una lotta aperta e senza fine.<br \/>\nIl libro di Wu Ming 1 \u00e8 un tentativo di prendere parte in questa lotta. Un tentativo riuscito? Sicuramente s\u00ec per la <em>pars destruens<\/em>: piccole e grandi patrie si dissolvono sotto la sua lente come neve sporca al sole. Pi\u00f9 complesso \u00e8 il recupero di un mito positivo. Il testo si chiude con un elogio della diserzione: franco elogio, non peloso compianto o caritatevole riabilitazione. Come e da cosa disertare oggi \u00e8 il problema che rimane aperto.<\/p>\n<p>[N.d.R. Approfittiamo del bel pezzo di Giglioli per riproporre <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13016\">la sua recensione di <em>Point Lenana<\/em><\/a>]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p>Luca Barbieri ha segnalato <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> sul \u00abCorriere del Veneto\u00bb del 29\/08\/2015:<\/p>\n<h4><strong>La nascita del Nordest e la Grande Guerra. Il nuovo Wu Ming 1<\/strong><\/h4>\n<p>Cosa c&#8217;entrano Vladimir Putin e Cecco Beppe con il \u00abplebiscito\u00bb indipendentista veneto, le spinte autonomiste di Trieste e gli schuetzen suditirolesi? Il Nordest, e il Veneto in particolare, visti dal resto d&#8217;Italia rischiano sempre di essere percepiti come una realt\u00e0 aliena, un po&#8217; pazza, pi\u00f9 Balcani che Italia. Veramente pochi hanno avuto il coraggio di andare alle radici della storia, infilare gli scarponi, macinare chilometri.<br \/>\nWu Ming 1, al secolo Roberto Bui, fondatore del collettivo Wu Ming, l&#8217;ha fatto in una serie di reportage pubblicati da Internazionale e ora raccolti e ampliati in un libro, <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em>. Viaggio tra i fantasmi della guera granda, edito da Rizzoli (272 pp., 17 euro). La tesi di Bui, formata in decine di viaggi a Nordest, \u00e8 che alla base di questa diversit\u00e0 quasi antropologica nordestina ci sia la Grande Guerra, il massacro che un secolo fa insanguin\u00f2 fiumi e montagne, separ\u00f2 popoli, un\u00ec terre fino ad allora divise, mischi\u00f2 storie ed identit\u00e0. E lo fece accompagnata da una patina retorica che non aiut\u00e0 certo la comprensione dei fenomeni. Infatti, scrive Wu Ming 1, \u00abdi tutto questo, nel resto d&#8217;Italia, si conosce pochissimo. Troppe storie non hanno posto nella vulgata e restano in gran parte rimosse, misconosciute. Quel poco che si racconta, per ignoranza o malafede, \u00e8 sovente raccontato male. I &#8220;mediatori culturali&#8221; tra le culture del Nordest sono drammaticamente pochi, e non sempre gettano luce sulle contraddizioni giuste. E cos\u00ec, quando in queste terre si manifestano fenomeni &#8220;strani&#8221;, spiazzanti, il paese cade dalle nuvole\u00bb. Separare, distinguere, diventa ogni giorno pi\u00f9 difficile. Ma l&#8217;occasione \u00e8 ghiotta : \u00abDobbiamo fare i conti con questi intrichi di identit\u00e0, con le nostre memorie selettive, con matasse piene di nodi &#8211; invita Wu Ming 1. &#8211; Quei nodi, nessuno pu\u00f2 tagliarli a fil di spada. Vanno sciolti con pazienza, uno a uno, e il capo del filo \u00e8 nelle borderland nordorientali. Il centenario della Grande Guerra, coi suoi quattro anni di ricorrenze, potrebbe essere una buona occasione\u00bb. Il Nordest sapr\u00e0 coglierla?<\/p>\n<p>[<strong>WM1<\/strong>:] P\u00f2le il Nordest cogliere l&#8217;occasione del centenario? No. Aperto il dibattito.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p>Alessandro Besselva Averame ha fatto alcune domande a Wu Ming 1 per <a href=\"http:\/\/www.glistatigenerali.com\/letteratura_storia-cultura\/i-nodi-irrisolti-del-nordest-intervista-a-wuming-1\/\">il sito Gli Stati Generali.<\/a> L&#8217;intervista \u00e8 apparsa a 23\/08\/2015.<\/p>\n<h4><strong>I nodi irrisolti del Nordest. Intervista a Wu Ming 1<\/strong><\/h4>\n<p>In <em>Cent\u2019anni a Nordest<\/em>, reportage pubblicato recentemente da Rizzoli, il componente del collettivo letterario bolognese racconta, utilizzando come spunto iniziale l\u2019anniversario dello scoppio della Grande Guerra, cent\u2019anni di ferite, conflitti, cicatrici, nazionalismi, estremismi e vecchi e nuovi miti (autoctoni oppure importati, come l\u2019onnipresente Vladimir Putin) in quella che continua ad essere l\u2019area pi\u00f9 calda della geografia sociopolitica italiana. Abbiamo discusso con l\u2019autore delle radici e degli ultimi sviluppi di una irrequietudine che sembra inserirsi in un quadro globale ben pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p><strong><em>Cent\u2019anni a Nordest<\/em> \u00e8 a prima vista un percorso di \u201crevisione\u201d dei falsi miti patriottici della Grande Guerra. In realt\u00e0 va molto oltre, offre una chiave di lettura del presente e delle sue contraddizioni, che vanno al di l\u00e0 del carattere estremo che riconosci come caratteristica saliente del nostro Nordest. Che cosa ti ha spinto a proporre questo reportage ibrido inizialmente a \u201cInternazionale\u201d e poi ad ampliarlo in un volume?<\/strong><\/p>\n<p>Da molti anni mi si pu\u00f2 incrociare mentre girovago per il Nordest, tra presentazioni di libri, conferenze e \u2013 pi\u00f9 di recente \u2013 escursioni. Da pi\u00f9 di dieci anni trascorro regolarmente le estati in Venezia Giulia, un parziale \u00abri-radicamento\u00bb che \u00e8 stato fondamentale per scrivere<em> Point Lenana<\/em> (2013). Quando ho cominciato a frequentare il cantone nordorientale d\u2019Italia, ho iniziato a captare messaggi stranianti, a percepire cupe vibrazioni di fondo, a inciampare nei fili di suture che si erano slegate, riaprendo vecchie ferite. Tutto questo \u00e8 aumentato d\u2019intensit\u00e0 con l\u2019approssimarsi del centenario. Mi sono reso conto che per capire l\u2019Italia tutta e le sue rimozioni \u2013 rimozione dei crimini dell\u2019imperialismo italiano, in primis \u2013 si deve ripartire dal Nordest, che \u00e8 un osservatorio privilegiato su quel che siamo. Non si comprendono <em>davvero<\/em> l\u2019Italia, la sua storia novecentesca e il suo presente se non si comprende meglio il Nordest, al di l\u00e0 degli stereotipi giornalistici, che poi riguardano principalmente il Veneto. Ecco, c\u2019\u00e8 un uso <em>venetocentrico<\/em> del termine \u00abNordest\u00bb che impoverisce il concetto socio-geografico-storico e non aiuta a capire. Oggi chiamiamo \u00abNordest\u00bb quello che un tempo si chiamava \u00abTriveneto\u00bb e prima ancora \u00able Tre Venezie\u00bb. Solo che nelle \u00abTre Venezie\u00bb c\u2019erano anche l\u2019Istria e, stiracchiando molto, la Dalmazia. Ecco, appunto: la stragrande maggioranza degli italiani non sa nulla del perch\u00e9 oggi abbiamo dentro i nostri confini Trieste, Gorizia, Trento e Bolzano, e perch\u00e9 invece non abbiamo pi\u00f9 Pola e Fiume, e quali conseguenze questo comporti nel nostro presente. Ad esempio, se chiedi in giro per quali motivi precisi il Friuli-Venezia Giulia sia \u201ca statuto speciale\u201d (sebbene in modo molto pi\u00f9 lasco rispetto a Trentino e Alto-Adige), la maggior parte degli interlocutori non sapr\u00e0 spiegarlo. Lo riscontro da anni, da quando ho cominciato a raccontare storie del Nordest. Ho incontrato migliaia di lettori di <em>Point Lenana<\/em> e moltissimi\/e mi dicevano di aver letto per la prima volta nel nostro libro le vicende che io e Roberto Santachiara abbiamo raccontato, relative a Trieste e alla storia del confine orientale. Sulla storia e la realt\u00e0 di queste terre bisogna lavorare in un certo modo, bisogna <em>unire ci\u00f2 che appare separato e separare ci\u00f2 che appare unito<\/em>. Quando Giovanni De Mauro mi ha chiesto se avevo idee per un reportage da pubblicare sul sito di <em>Internazionale<\/em>, ho subito pensato a questo: come il Nordest \u00e8 arrivato all\u2019appuntamento del Centenario della prima guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22354\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Putin_machine_pist_2691613k.jpg\" alt=\"L'uomo forte\" width=\"600\" height=\"374\" \/><\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un fantasma inquietante che si aggira per le pagine del tuo libro, e non mi riferisco alla Grande Guerra, bens\u00ec a Vladimir Putin. Il tentativo, da parte dei vari secessionismi, \u201cnostalgismi\u201d e nazionalismi locali, di rivendicare come proprie le origini del leader russo \u00e8 da un lato grottesco, dall\u2019altro piuttosto inquietante. Mi pare che questo discorso si possa inserire all\u2019interno del dialogo tra globalizzazione e rinazionalizzazione di cui parli ad un certo punto. Colpisce, su tutto, il modo in cui lo stesso Putin \u00e8 riuscito a sfruttare la folcloristica notizia per il proprio tornaconto mediatico interno.<\/strong><\/p>\n<p>Se ti occupi di contraddizioni del Nordest, Putin lo trovi ovunque, \u00e8 un semidio, \u00e8 il restauratore dei \u00abvalori tradizionali\u00bb, \u00e8 il nemico dei finocchi, dell\u2019UE e dei valori liberali dell\u2019impero americano. C\u2019\u00e8 probabilmente un fiume, o almeno un torrente, di rubli che parte da Mosca e arriva nei salvadanai di svariate realt\u00e0 reazionarie, venetiste, austronostalgiche, lefebvriane, tirol-feticistiche, criptonazi, fascioleghiste e dintorni. Uso \u00abrubli\u00bb in modo metaforico, \u00e8 plausibile che Putin paghi in euro, o in dollari. Diverse inchieste \u2013 le cito nei \u00abTitoli di coda\u00bb del libro \u2013 dimostrano che il Cremlino, per suoi tornaconti geopolitici, finanzia quasi tutte le tipologie di estrema destra esistenti in Europa, e perch\u00e9 il nostro Nordest dovrebbe fare eccezione? Tanto pi\u00f9 che gli indipendentismi reazionari del Nordest sono massicciamente filo-russi ed \u00abeurasiatisti\u00bb. Come tutte le destre occidentali, sono affascinati dalle teorie di Aleksandr Dugin, il nuovo Evola, guru della cosiddetta \u00abquarta teoria politica\u00bb, aedo della politica di potenza di Putin. Hai ragione, questo ha molto a che fare con la dialettica tra il problema principale degli ultimi trenta-quarant\u2019anni (la globalizzazione neoliberista con i suoi FMI, BCE, TTIP e quant\u2019altro) e la falsa soluzione sempre pi\u00f9 spesso propinata alle masse (il ritorno dei nazionalismi, delle mitologie \u00absuolo e sangue\u00bb, con i loro complottismi e i capri espiatori additati nelle figure di migranti e zingari). Lo abbiamo gi\u00e0 visto: non solo la falsa soluzione retroagisce sul problema aggravandolo, ma pu\u00f2 addirittura sostituirlo, divenendo il problema principale. Chi pensa che l\u2019Europa occidentale sia per sempre vaccinata dal rischio di fascismi e guerre in casa, farebbe bene a svegliarsi dal sogno oppiaceo. Va detto che anche una certa sinistra neostalinista non scherza, quando si tratta di esaltare la Russia. Per loro, in fondo, la Russia \u00e8 sempre la Russia. Al cuore non si comanda. A proposito, era russo anche Pavlov, e di pavlovismo in pavlovismo, in nome di quello che io chiamo \u00abantimperialismo degli imbecilli\u00bb, una certa sinistra scantona sempre pi\u00f9 in alleanze piuttosto luride, di stampo \u00abrossobruno\u00bb (cio\u00e8 vere e proprie <em>partouzes<\/em> tra estrema sinistra ed estrema destra). Putin, non dimentichiamolo mai, \u00e8 il leader autoritario di un paese imperialista, il garante governativo di un capitalismo selvaggio e trash, nonch\u00e9 il sanguinario repressore di ogni spinta indipendentista all\u2019interno della sua <em>Lebensraum<\/em> (si veda quel che \u00e8 accaduto in Cecenia), eppure viene descritto come nemico dell\u2019imperialismo e \u2013 come si legge sui siti di certi gruppi veneti o triestini \u2013 amico degli indipendentismi.<\/p>\n<div id=\"attachment_22346\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22346\" class=\"wp-image-22346 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/meloni-piave.jpg\" alt=\"A chi Photoshop? A noi!\" width=\"600\" height=\"222\" \/><p id=\"caption-attachment-22346\" class=\"wp-caption-text\">Il 24 maggio del &#8217;15 \u00ablo straniero\u00bb che non doveva passare eravamo noi. La difesa del Piave \u00e8 roba del &#8217;17-&#8217;18, ma vaglielo a spiegare&#8230;<\/p><\/div>\n<p><strong>Un altro punto su cui ti soffermi \u00e8 la rimozione dalla memoria di chi, all\u2019interno di territori rivendicati dall\u2019Italia, ha scelto di combattere per il \u201cnemico\u201d, che tale ovviamente era solo dal punto di vista di chi poi quei territori li ha conquistati\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante quel che dicono i politici che confondono il 24 maggio 1915 (entrata in guerra dell\u2019Italia) con la difesa del Piave e \u00abNon passa lo straniero\u00bb, l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra da aggressore e invasore (\u00e8 incontrovertibile: furono occupati, rioccupati e poi annessi anche territori dove non viveva un solo italofono, e da l\u00ec cominci\u00f2 la persecuzione razzista degli \u201calloglotti\u201d), ma anche da traditore. Il Regno d\u2019Italia era da trent\u2019anni nella Triplice Alleanza, cio\u00e8 era amico degli imperi centrali (Austria e Germania). Dato che era stata l\u2019Austria a muovere guerra alla Serbia e la Triplice era un\u2019alleanza puramente difensiva, l\u2019Italia non era vincolata a entrare in guerra a fianco dei Kaiser. Da qui a entrare in guerra contro di essi, per\u00f2, ce ne passa. Tuttavia, \u00e8 quel che avvenne: da un giorno all\u2019altro, per i profitti della grande industria italiana (Ansaldo, Fiat, Ilva) e in cambio della promessa di territori nell\u2019Adriatico orientale e in Anatolia, l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra contro i suoi vecchi alleati. Questo sollev\u00f2 un\u2019onda di riprovazione e sdegno anche tra gli italofoni dell\u2019impero austroungarico. A Trieste vi furono tumulti nei quali la cittadinanza <em>anche italofona<\/em> prese di mira e distrusse i simboli dell\u2019Italia \u201cregnicola\u201d e dell\u2019irredentismo cittadino. Questo in nome della patria tradita e aggredita, cio\u00e8 l\u2019Impero austro-ungarico. E stiamo parlando di italiani, che erano italiani non meno di quelli di Roma o Torino, solo che non erano interessati a far coincidere l\u2019Italia \u2013 intesa come <em>koin\u00e8<\/em> linguistica culturale \u2013 con lo stato dei Savoia. Non ritenevano che lingua, nazione, popolo e \u201cpatria\u201d dovessero per forza coincidere. Quegli italiani vivevano nei territori dell\u2019Austria-Ungheria, si consideravano sudditi fedeli dell\u2019Imperatore, non si sentivano \u201cirredenti\u201d n\u00e9 ritenevano che i Savoia dovessero \u201credimerli\u201d. Non avevano alcun interesse a diventare \u201cregnicoli\u201d. Nondimeno, erano italiani. Ed erano patrioti. Solo che la loro patria non era il Regno d\u2019Italia. Dell\u2019Austria e di Cecco Beppe a me non frega niente, faccio solo notare che il Regno d\u2019Italia entr\u00f2 in quel conflitto in modo canagliesco e meschino, oltrech\u00e9 da potenza imperialista e razzista. Quando queste cose le fanno gli altri, magari contro di noi, ci stracciamo le vesti. Quando le facciamo noi, vanno bene. Se c\u2019\u00e8 una cosa tipicamente italiana, beh, \u00e8 proprio quest\u2019atteggiamento. Si pensi alla strage del Cermis e poi al caso dei \u00abdue mar\u00f2\u00bb, per avere un cristallino esempio di tale doppiopesismo.<\/p>\n<p><strong>Scorrendo le pagine si rimane colpiti da quanto poco la Grande Guerra sia stata metabolizzata. Meglio, di come sia stata metabolizzata male, con cicatrici mai davvero richiuse. Se per\u00f2 tu ti concentri, per forza di cose, su fratture e nodi irrisolti, mi pare che si stia formando anche qualche anticorpo. Magari ancora minoritario, ma significativo.<\/strong><\/p>\n<p>Noi scontiamo un secolo di rimozioni e negazionismi, e non solo sulla vera natura della Grande guerra. Decenni di rimozione e negazionismo sui nostri crimini coloniali. Linciaggio mediatico e boicottaggio istituzionale nei confronti dei primi storici che scoperchiarono la fossa, a cominciare da Del Boca. Un manto di silenzio sui nostri crimini di guerra in Jugoslavia, Albania e Grecia. Censura sui documentari (<em>Fascist Legacy<\/em>) e libri (<em>L\u2019olocausto rimosso<\/em>) di autori stranieri che ne parlavano. Mai un solo criminale di guerra di quelli presenti sulla lista ONU fu consegnato alla giustizia dei paesi che ne chiedevano l\u2019estradizione. Non c\u2019\u00e8 mai stata l\u2019epurazione: vent\u2019anni dopo la fine della guerra, la totalit\u00e0 dei prefetti, viceprefetti, questori e vicequestori proveniva dai ranghi del regime fascista. <em>Nessuno<\/em> di loro aveva partecipato alla guerra di Liberazione. Per non parlare della magistratura, dei servizi segreti etc. E poi, decenni di cultura di massa che ha esercitato un\u2019azione edulcorante del fascismo, presuntamente \u201cpi\u00f9 innocuo\u201d del nazismo, con meccanismi retorici perfettamente ricostruiti e analizzati da storici come Mimmo Franzinelli e Filippo Focardi. Uno dei massimi spacciatori di verit\u00e0 di comodo sul fascismo fu Indro Montanelli. Quanto alla Grande guerra, il 24 maggio scorso si \u00e8 visto bene come le istituzioni nazionali intendono ricordarla: in modo acritico, con entusiasmo, <em>festeggiando<\/em> un massacro. La ministra della difesa Pinotti che, a Trieste, corre gli ultimi cento metri di una staffetta organizzata dall\u2019esercito, poi si profonde in retorica patriottarda identica a quella del 1915, \u00e8 un brutto vedere e uno sconcio ascoltare. Detto questo, s\u00ec, stanno emergendo nuove narrazioni, che faticheranno ad affermarsi ma stanno combattendo. In <em>Cent\u2019anni a Nordest<\/em> parlo delle lotte in corso su toponomastica (i nomi di luoghi) e odonomastica (i nomi di piazze e vie). Quei cittadini di Ronchi dei Legionari che vogliono liberare il nome della loro cittadina dal riferimento all\u2019impresa di Fiume, o i comitati che chiedono di revocare l\u2019intitolazione di vie e piazze a un macellaio come Luigi Cadorna, stanno portando avanti lotte importanti, ed \u00e8 solo l\u2019inizio, ne sono convinto.<\/p>\n<p><strong><em>Cent\u2019anni a Nordest<\/em> \u00e8 un esempio di quelle forme di ibrido narrativo che, come Wu Ming, teorizzate da qualche anno. \u00c8 in tutto e per tutto un oggetto narrativo non identificato, con tanto di titoli di coda che occupano un quarto del libro e consentono al lettore di approfondire le fonti, oltre che ad assistere in qualche modo al lavoro di costruzione che c\u2019\u00e8 dietro al libro. Mi pare quasi di leggere in tutto ci\u00f2 una forma di sfiducia nei confronti della narrativa, intesa come fiction, come romanzo. Avete pure dichiarato che <em>L\u2019Armata dei Sonnambuli<\/em> sarebbe stato il vostro ultimo \u201cromanzo storico\u201d. Quel tipo di opera ha esaurito il suo compito, \u00e8 il caso di incominciare a consolidare ipotesi alternative di narrazione?<\/strong><\/p>\n<p>Senz\u2019altro, quel tipo di opera \u2013 il <em>romanzone<\/em> storico da <em>Q<\/em> a <em>L\u2019Armata dei Sonnambuli<\/em> \u2013 ha esaurito il suo compito dentro di noi, per la nostra crescita come autori, per quello che intendiamo realizzare. Usciranno ancora romanzi storici importanti e innovativi, ma noi abbiamo voglia di fare altro, di sperimentare altre scritture, sempre facendo tesoro di quel che abbiamo imparato scrivendo romanzi storici.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p>Il 31 agosto scorso Wu Ming 1 ha presentato <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> all&#8217;auditorium comunale di Ronchi, che una novantina d&#8217;anni fa\u00a0 il fascismo rinomin\u00f2 \u00abRonchi dei Legionari\u00bb. Da un paio d&#8217;anni, <a href=\"https:\/\/it-it.facebook.com\/RonchiDeiPartigiani\">una campagna d&#8217;opinione<\/a> ha come fine la rimozione del nefando suffisso dal nome del comune. Su <em>Giap<\/em> <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=15535\">ci siamo occupati di questa vicenda<\/a> e WM1 ne scrive anche nel libro.<br \/>\nA presentare quest&#8217;ultimo, con l&#8217;autore, c&#8217;erano <strong>Marco Barone<\/strong> e <strong>Luca Meneghesso<\/strong> del comitato per Ronchi dei Partigiani, e lo storico <strong>Piero Purini<\/strong>, anch&#8217;egli ben noto a lettrici e lettori di <em>Giap<\/em>.<br \/>\nPrima di proporvi l&#8217;audio, ecco l&#8217;aggiornamento promesso in apertura di post. Da \u00abIl Piccolo\u00bb di domenica 13\/08\/2015:<\/p>\n<div id=\"attachment_22325\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22325\" class=\"size-full wp-image-22325\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/pisapia.jpg\" alt=\"Francesco Pisapia (PD). Viva D'Annunzio e i legionari, viva Franz Joseph, viva i partigiani, va bene tutto.\" width=\"200\" height=\"250\" \/><p id=\"caption-attachment-22325\" class=\"wp-caption-text\">Francesco Pisapia (PD). Viva D&#8217;Annunzio, viva i legionari, viva Cecco Beppe, viva i partigiani, va bene tutto!<\/p><\/div>\n<p>\u00abIl suffisso dei Legionari, che lega il nome di Ronchi dal 1922, non si tocca. Lo ha assicurato ieri il consigliere comunale, Francesco Pisapia, intervenuto, a nome del sindaco Fontanot alla manifestazione che ha ricordato i 96 anni dalla marcia su Fiume che vide protagonista Gabriele D\u2019Annunzio. L\u2019iniziativa ha attirato quasi 200 persone ai piedi del monumento eretto nel 1960, per ricordare la storica impresa. Accanto alle persone, agli esuli istriani, ai labari delle associazioni combattentistiche e d\u2019arma, per la prima volta la banda dell\u2019Associazione Venezia Giulia e Dalmazia. La prima a prendere la parole \u00e8 stata Elda Sorci, della sezione di Fiume della Lega Nazionale, cui \u00e8 seguito l\u2019intervento del sindaco del libero comune di Umago, Guido Brazzoduro. Entrambe hanno sottolineato il valore di un appuntamento che, letteralmente \u201cblindato\u201d da una massiccia presenza di polizia e carabinieri, non ha dato spazio, come avvenuto nel recente passato, a nessuna contromanifestazione. Un ricordo \u00e8 stato rivolto al cavalier Gilberto Secco, grande esperto della storia dannunziana. <strong>\u00abRonchi \u00e8 sempre stata dei Legionari e lo sar\u00e0 sempre \u2013 ha detto Pisapia, esponente del Pd<\/strong> \u2013 perch\u00e9 \u00e8 nostro compito valorizzare la nostra storia. L\u2019arresto di Oberdan, l\u2019elevazione a borgata da parte di Francesco Giuseppe, la prima brigata partigiana e la marcia guidata dal soldato poeta, sono segni esemplari della nostra vita e di un passato che non deve essere stravolto\u00bb. Quasi un superamento delle divisioni [&#8230;]\u00bb<\/p>\n<p>Insomma, la solita &#8220;memoria condivisa&#8221;.<br \/>\nChe cos&#8217;\u00e8 la memoria condivisa?<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=16149\">Ne abbiamo dato una definizione qui<\/a>:<\/p>\n<p>\u00abLa &#8220;memoria condivisa&#8221; \u00e8 in realt\u00e0 <em>smemoria collettiva<\/em>, una ri-narrazione della storia italiana che finge di voler mettere d\u2019accordo tutti, siano essi oppressori od oppressi; sfruttatori eredi di sfruttatori o sfruttati eredi di sfruttati; nipoti di italiani che combatterono agli ordini di Graziani (cio\u00e8 di Hitler) o nipoti di italiani trucidati dai nazifascisti.<br \/>\nNon devono pi\u00f9 esserci destra e sinistra, ragioni buone e cattive, scelte giuste e sbagliate. Soprattutto, non deve pi\u00f9 esserci <em>lotta<\/em>. A sostituire tutto questo, una marmellata di &#8220;opinioni&#8221; preventivamente rese innocue, neutralizzate. Tutti abbiamo avuto le nostre vittime, e le vittime sono vittime, i morti sono tutti uguali ecc.<br \/>\nFrasi come &#8220;i morti sono tutti uguali&#8221; significano in realt\u00e0: tutte le storie si equivalgono, una scelta \u00e8 valsa l\u2019altra,\u00a0chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, e chi cazzo siete voi per dirci cosa dobbiamo fare, non ci rompete i coglioni.<br \/>\nI morti saranno forse &#8220;tutti uguali&#8221; (qualunque cosa significhi), ma sono diverse \u2013 a volte opposte e inconciliabili \u2013 le cause per cui si muore. Se non si riconosce questo, l\u2019uguaglianza tra i morti \u00e8 solo una supercazzola per difendere un sistema basato sulla disuguaglianza tra i vivi.\u00bb<\/p>\n<p>Conoscendo i nostri polli, di tutto questo avevamo parlato <em>preventivamente<\/em> il 31 agosto scorso. Buon ascolto!<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/centanniaNE.Ronchi3108.mp3\">Cent&#8217;anni a Nordest a Ronchi dei Partigiani.<\/a><br \/>\n<strong>Cent&#8217;anni a Nordest a Ronchi dei Partigiani &#8211; Durata: 1h 54&#8242;<\/strong><br \/>\nAuditorium di Ronchi, 31\/08\/2015. Con WM1, Marco Barone, Luca Meneghesso, Piero Purini.<br \/>\nIntervengono: Stefano Raspa, Paolo De Toni, Tomo Kra\u0161kovi\u010d e Marco Puppini.<br \/>\nN.B. Per chiss\u00e0 quale motivo (forse perch\u00e9 Purini aveva appena ricordato un fucilato livornese) a un certo punto WM1 dice &#8220;Livorno&#8221; al posto di Ancona! :-\/<br \/>\nIl file si pu\u00f2 ascoltare in streaming o <strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/centanniaNE.Ronchi3108.zip\">scaricare in una cartella zippata (118 mega)<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Intanto, <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/1067408343283676\/\">a Gorizia, i fascisti<\/a>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Macondo_Radio_Pop_WM1_100anniaNordest_18082015.mp3\">Intervista a Wu Ming 1, Macondo, 18\/08\/2015<\/a><br \/>\n<strong>Intervista a Wu Ming 1, Macondo, 18\/08\/2015 &#8211; Durata: 15&#8217;13&#8221;<\/strong><br \/>\nIntervista trasmessa in diretta la mattina del 18 agosto 2015, nel corso della trasmissione &#8220;Macondo&#8221; su Radio Popolare, Milano. L&#8217;intervistatore \u00e8 Disma Pestalozza.<br \/>\nN.B. Per errore, WM1 a un certo punto dice &#8220;chilometri quadrati&#8221; al posto di &#8220;metri quadrati&#8221; :-)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<div id=\"attachment_22361\" style=\"width: 568px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22361\" class=\"wp-image-22361 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/helps.jpg\" alt=\"Putin helps Trieste\" width=\"558\" height=\"332\" \/><p id=\"caption-attachment-22361\" class=\"wp-caption-text\">&#8211; Fantozzi, batti!<br \/>&#8211; Ma come, Filini, mi d\u00e0 del tu?<br \/>&#8211; Ma no, \u00e8 congiuntivo, batti, batti lei!<\/p><\/div>\n<p>[<strong>Giuseppe Vergara<\/strong>, scrittore e autore teatrale triestino, <a href=\" http:\/\/www.giuseppevergara.com\/recensioni\/centanni-nordest-wu-ming-1-viaggio-fantasmi-della-guerra-granda\/\">ha scritto di <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> sul suo sito<\/a>. Riproponiamo qui la sua riflessione con aneddoto sportivo iniziale.]<\/p>\n<p>Qualche giorno fa, durante l\u2019incontro di basket Italia Russia, al Palarubini di Trieste, sugli spalti \u00e8 comparso uno striscione con, ai lati, l\u2019alabarda triestina e la bandiera russa e in mezzo la scritta in inglese e russo: Putin aiuta Trieste! Gli indipendentisti triestini, che hanno esposto lo striscione, sono per\u00f2 scivolati, di nuovo, sulla traduzione e hanno aggiunto una \u201cs\u201d di troppo alla parola \u201chelp\u201d trasformando l\u2019imperativo in presente indicativo e rendendo cos\u00ec l\u2019invocazione in un dato di fatto, quasi fosse il titolo di un articolo. Chiss\u00e0 che cosa avr\u00e0 fatto Putin per Trieste, si sar\u00e0 chiesto qualcuno che ignora l\u2019innamoramento dei movimenti separatisti del capoluogo giuliano per il presidente russo.<br \/>\nA Wu Ming 1 questa <em>love story<\/em> non \u00e9 sfuggita per niente ed \u00e8 uno dei temi trattati in <em>Cent\u2019anni a Nordest<\/em> uscito inizialmente in tre puntate sul sito della rivista <em><a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/storia\/cent-anni-a-nordest\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Internazionale<\/a><\/em> e che, ampliato e integrato, \u00e8 diventato un libro edito da Rizzoli e uscito nel giugno di quest\u2019anno.<\/p>\n<p>Wu Ming 1 vive a Bologna ma il Nordest lo conosce molto bene e Trieste \u00e8 diventata la sua seconda citt\u00e0 per cui lo sguardo sui fenomeni che descrive non viene dall\u2019alto ma \u00e9 frutto di esperienze vissute direttamente su questi territori.\u00a0Molte volte si \u00e9 parlato di sguardo obliquo per definire la metodologia con cui Wu Ming 1 e tutto il collettivo trattano la storia e le storie che raccontano. Sono approcci mai diretti e frontali ma al contrario punti di vista che seguono traiettorie non convenzionali e utilizzati per farci conoscere aspetti poco conosciuti di storie pi\u00f9 o meno note.<br \/>\nE per farlo, questa volta, l\u2019autore ha scelto una formula nuova quella del racconto-inchiesta, come \u00e9 stato chiamato sul sito della rivista <em><a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/storia\/cent-anni-a-nordest\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Internazionale<\/a><\/em>, o se vogliamo, del reportage narrativo come \u00e8 stato definito all\u2019interno del libro. Ma potrebbe essere anche la trascrizione di un lungo intervento fatto durante un incontro con il pubblico. Leggendo <em>Cent\u2019anni a Nordest<\/em>, infatti, sembra di ascoltare la voce di Wu Ming 1 che ci accompagna in questo viaggio grazie allo stile colloquiale con cui tratta fenomeni culturali e sociali sicuramente poco noti nel resto d\u2019Italia.<br \/>\nGli argomenti sono tanti ma il fulcro \u00e8 sempre lui, quella parte d\u2019Italia che da un po\u2019 di anni chiamiamo Nordest, termine che ha sostituito i desueti Tre Venezie e Triveneto. Wu Ming 1 prende in esame il fenomeno indipendentista che prolifica in queste regioni e avverte che, nonostante i numeri ridotti, sminuirne l\u2019importanza \u00e8 un grave errore. Siamo di fronte un sintomo, ci avverte l\u2019autore e, citando lo psichiatra e filosofo francese Jacques Lacan, ci avvisa che con il sintomo bisogna saperci fare. Parlando di indipendentismo per\u00f2 Wu Ming 1 ci regala anche un quadro preciso della destra italiana e europea, anzi delle destre. Quelle italianissime e nazionalistiche con il mito della patria e quelle che rimpiangono i bei tempi andati quando l\u2019Italia non c\u2019era, <em>austronostalgiche<\/em>, vedove di Haider, che vedono in Putin il nuovo Cesare. Ma anche partiti e movimenti <em>n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra<\/em> o peggio ancora <em>un po\u2019 di destra e un po\u2019 di sinistra<\/em>. In ogni caso propagatrici di ideologie che con le loro \u201c<em>rimozioni storiche e le mitologie tossiche non cessano di plasmare il presente<\/em>\u201d. E molte di queste rimozioni risalgono proprio alla prima guerra mondiale, la guerra <em>granda<\/em>, e se si vuole capire cosa hanno in comune le terre diverse che formano il Nordest bisogna ripartire proprio dal primo conflitto mondiale che ebbe in quei luoghi uno dei suoi teatri principali.<br \/>\nNell\u2019ultima parte del libro il viaggio a Nordest \u00e8 anche un viaggio nel tempo e un atto di accusa per chi oggi, per il centenario, invece di commemorare un\u2019enorme tragedia sembra festeggiare un\u2019entrata in guerra trasformando in parate militari quelli che dovrebbero essere cortei pacifisti silenziosi fatti con un candela in mano. Come se non bastasse gi\u00e0 dover vedere il nome del generale Cadorna imperversare su vie e piazze delle citt\u00e0 del Nordest. Per fortuna \u00e8 uscito questo libro a ricordarci di tutti i poveri cristi che hanno avuto il coraggio di dire no a quell\u2019assurda mattanza e che hanno pagato con la vita la loro sacrosanta e legittima insubordinazione e per fortuna c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che in un blog, in uno spettacolo teatrale, in un concerto, in un bar, in qualsiasi posto dice \u201c<em>a chiare lettere che un generale non fu un grande, che nessuno gli deve obbedienza postuma, che disobbedire fu giusto allora e potrebbe essere giusto oggi e domani. Bentornati, fantasmi della diserzione<\/em>\u201c.<\/p>\n<p>Settembre 2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Cent&#8217;anni a Nordest di Wu Ming 1 continua a far discutere e scrivere. 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