{"id":22252,"date":"2015-09-04T15:36:40","date_gmt":"2015-09-04T13:36:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=22252"},"modified":"2015-09-09T13:40:10","modified_gmt":"2015-09-09T11:40:10","slug":"balotelli-the-thing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/09\/balotelli-the-thing\/","title":{"rendered":"#Balotelli, The Thing"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22258\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/balotelli.jpg\" alt=\"Mario Balotelli\" width=\"590\" height=\"350\" \/><\/p>\n<p>di <strong>Luca Pisapia<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><i>\u00abVarrebbe davvero la pena di studiare, clinicamente, in dettaglio, tutti i passi di Hitler e dell&#8217;hitlerismo, per rivelare al borghese distinto, umanista e cristiano del ventesimo secolo che anch&#8217;egli porta dentro di s\u00e9 un Hitler nascosto, rimosso.\u00bb<\/i><br \/>\nAim\u00e9 C\u00e9saire, <em>Discorso sul colonialismo<\/em>, 1955<i><br \/>\n<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Lampedusa, anno 2058<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019uomo nero indica la direzione. Al suo via, lentamente, il gruppo si mette in cammino. L\u2019odore salmastro del mare si confonde con quello del cherosene. Nella notte stellata la luce stroboscopica dell\u2019immenso faro di acciaio e vetro illumina a tratti quel lembo di terra sabbiosa che si getta in acqua, come cercasse di scappare.<\/p>\n<p>Il bambino si guarda intorno, ovunque a piccoli gruppi guardie armate umane e meccaniche delle Nazioni Unite e della Lega Panaraba presidiano la zona. Poi si gira, verso l\u2019ultima delle molte barriere con filo spinato elettrico che hanno superato. Dietro ognuna di esse, in apposite gabbie, altri gruppi di profughi attendono pazienti che sia compiuta la loro volont\u00e0. Il buio e il silenzio, che la filiera di raccolta, selezione e trasferimento degli umani \u00e8 un incessante ronzio di sottofondo, sono interrotti solo dai fuochi di artificio di corpi che bruciano cercando di scavalcare le reti. L\u2019odore di carne umana abbrustolita \u00e8 spinto verso terra dal libeccio.<\/p>\n<p>L\u2019altoparlante chiama l\u2019imbarco MB45. E\u2019 il loro turno. Salgono sul gommone che li porter\u00e0 in salvo dalle macerie della vecchia Europa impazzita: desertificata dal riscaldamento globale, devastata dalla guerra perenne delle mille citt\u00e0-stato, ognuna delle quali rivendica la superiorit\u00e0 ontologica del proprio Quarto Reich sulle altre. Un soldato li avvicina, spiega che in Libia nei giorni precedenti l\u2019Isis, memento dell\u2019ultimo intervento europeo nel Maghreb, ha ripreso controllo delle coste, per questo saranno portati in Tunisia. Da l\u00ec la lunga traversata nel deserto per raggiungere il cuore nero dell\u2019Africa: la salvezza.<br \/>\n<!--more--><br \/>\n\u00c8 la prima volta che il bambino naviga sul mare. Sguardo a prua, gli spruzzi che lo inondano sembrano disegnargli un sorriso sul volto, ma gli occhi sono quelli della paura.<\/p>\n<p>Il tedesco lo osserva, toglie gli occhiali dalla spessa montatura che paiono appiccicati a quel ciuffo di capelli sporchi che gli spunta dal cranio, e dice: \u00abIl primo fu su assist di Cassano. Ricevuta palla da Chiellini sulla sinistra al 20\u2019 del primo tempo, Cassano si era liberato con una finta di corpo di tre difensori, palla dal destro al sinistro e cross morbido a centro area, dove lui rubava il tempo al suo marcatore e la infilava di testa, con rabbia, con violenza. Immediato, il gesto fu di prendersi tra le mani quella maglia azzurra che per lui significava pi\u00f9 di ogni altra cosa. Poi corse raggiante verso Cassano. Lo abbracci\u00f2. Il secondo avvenne su lancio lungo di Montolivo dalla propria met\u00e0 campo. Rubato ancora una volta il tempo al marcatore, addomesticava il pallone col petto prima di controllarlo a terra e, una volta entrato in area, scagliarlo con potenza all\u2019incrocio. Poi si ferm\u00f2, soli in mezzo all\u2019area di rigore, a torso nudo e stringendo i pugni. Quel gol era per lui. Ce l\u2019aveva fatta. O almeno cos\u00ec pensava.\u00bb<\/p>\n<p>Il bambino guarda l\u2019uomo, spalanca gli occhi, e gli chiede: \u00abMa chi era lui?\u00bb<\/p>\n<p>Prima di rispondere, il tedesco volge lo sguardo al mare, poi allarga le mani con i palmi rivolti verso l\u2019alto e dice:<br \/>\n\u00abEra Mario Balotelli, il ladro del tempo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, a quel tempo giocava da noi, su in Inghilterra, al Manchester City\u00bb, interviene il vecchio panzone, i cui tatuaggi scoloriti sul corpo volevano inizialmente raccontare una storia oramai dimenticata, da lui per primo. \u00abMa noi lo ricordiamo pi\u00f9 per l\u2019antipatia e per l\u2019arroganza che per quello che ha fatto in campo, dove pure ha portato la sua squadra a vincere una Fa Cup e il titolo dopo quasi mezzo secolo. Faceva lo sbruffone, disturbava in continuazione, era respingente e fastidioso, riempiva le pagine di gossip e attirava su di s\u00e9 come una calamita tutta l\u2019attenzione e lo sdegno.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE che avr\u00e0 mai combinato?\u00bb, chiede una voce calma e profonda proveniente da poppa.<\/p>\n<p>L\u2019inglese snocciola un lungo elenco tra incidenti in auto, dichiarazioni altezzose, relazioni extraconiugali, case andate a fuoco, freccette tirate addosso alla squadra giovanile, allenamenti saltati, vestiario eccentrico.<\/p>\n<p>\u00abQuindi tutto ci\u00f2 che fa normalmente un calciatore,\u00bb dice la voce dal fondo del gommone, \u00abma che a lui non era permesso in quanto nero. Perch\u00e9 in quell\u2019Europa in cui cominciava la crisi che l\u2019avrebbe distrutta l\u2019uomo nero doveva per forze essere meglio o peggio dell\u2019uomo bianco, a lui non era riconosciuta alcuna normalit\u00e0. O eri un semidio nero, come Usain Bolt, LeBron James, e facevi cose che nessun uomo bianco sarebbe mai stato in grado di fare. E allora erano l\u2019invidia e il complesso d\u2019inferiorit\u00e0 a permettere la loro esistenza di diversi. Su questi uomini neri, il cui aspetto fisico eccedeva e quindi spaventava lo spettatore, si posava quello <a href=\"http:\/\/schiavieservi.blogspot.it\/2011\/07\/corpi-di-donne-nel-colonialismo.html\">sguardo coloniale da predatore sessuale<\/a> che per secoli l\u2019uomo bianco aveva rivolto alla donna nera. Lo stesso desiderio omoerotico di assimilazione che J.G. Ballard aveva proiettato su Ronald Reagan, <a href=\"http:\/\/issuu.com\/worldfamousartist\/docs\/reagan\">quando raccontava di ipotetici test<\/a> in cui l\u2019eiaculazione stimolata dal desiderio anale emergeva ogni volta che il paziente osservava la figura del futuro presidente. Oppure eri un <em>house negro<\/em>, la cui unica volont\u00e0 di identificazione era con la classe dominante, della quale <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=znQe9nUKzvQ&amp;ab_channel=ANTIHOSTILE \">replicavi comportamenti, attitudini e desideri<\/a>. Oppure eri un diverso tout court, e in quanto nero raccoglievi su di te i peccati del mondo e vagavi nel deserto dell\u2019etica e della morale bianca. Balotelli era allo stesso tempo tutte queste alterit\u00e0. Questo era il suo problema.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22264\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Mario_Balotelli_2191682b.jpg\" alt=\"Mario Balotelli\" width=\"590\" height=\"369\" \/><\/p>\n<p>\u00abNon sono d\u2019accordo\u00bb, dicono all\u2019unisono molte voci. \u00abNon puoi scindere la sua figura pubblica dalla sua storia personale. La nascita a Palermo da una famiglia ghanese. I primi anni di vita dentro e fuori gli ospedali, per una malformazione intestinale. Il trasferimento nella plumbea periferia industriale padana in condizioni di indigenza, l\u2019affido a soli due anni a una famiglia bianca e ricca, il senso di abbandono, il senso di rivincita\u2026\u00bb<\/p>\n<p>E mentre il bambino ascolta la polifonica biografia non autorizzata, un\u2019altra voce interrompe questa litania <a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/mario-balotelli-una-visita-guidata\/\">sentita mille e pi\u00f9 volte<\/a>. \u00c8 quella del medico di bordo: \u00abNon c\u2019\u00e8 bisogno ogni volta di perizie psichiatriche nazionalpopolari per giustificare il razzismo. Non c\u2019\u00e8 bisogno n\u00e9 degli articoli del direttore cattolico del pi\u00f9 importante quotidiano sportivo nazionale che invita al perdono, mosso da piet\u00e0 cristiana, n\u00e9 del laico distacco dell\u2019uomo di sinistra che finge di trovare motivazioni materialiste nella sua poca attitudine al gioco di squadra, o adduce scuse come ha sprecato il suo talento, a lui non piace il calcio, e simili. Questa \u00e8 sempre teratologia, desiderio del mostro, (auto)creazione della vittima la cui funzione principale \u00e8 in realt\u00e0 l\u2019aggressione. Tutto questo non serve a nulla. Balotelli voleva solo essere un calciatore, e invece \u00e8 sempre stato l\u2019uomo nero.\u00bb<\/p>\n<p>Il gommone viaggia lento in superfice, planando quasi sulla crosta liquida di quella brodaglia chimica una volta conosciuta come Mare Mediterraneo, facendo slalom tra contenitori devastati e bidoni corrosi galleggianti che fino a pochi decenni prima trasportavano rifiuti organici e industriali. Il riflesso della luna dona al mare un\u2019ambigua iridescenza chimica e fluorescente.<\/p>\n<p>La voce dal fondo avanza, un uomo nero si sposta con una calma irreale verso prua, sembra che ogni suo movimento disegni i limiti di un controllo totale del corpo e della mente, la sua mano carezza la testa del bambino, che sorride. \u00abMi chiamo <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=XPFRaCnkVzE&amp;ab_channel=FocusFeatures\">Isaach<\/a>\u00bb, dice. \u00ab\u201cNon esistono negri italiani\u201d, \u201cSe saltelli muore Balotelli\u201d, i versi da scimmia, gli ululati, le banane&#8230; Ha ragione il medico di bordo, tutto questo non ci pu\u00f2 servire per spiegare i suoi processi inconsci, i suoi ipotetici fallimenti o le sue presunte rivincite. Questo ci deve servire per raccontare l\u2019inconscio collettivo di un paese profondamente razzista, in cui le bufale su sinti, rom e migranti che dapprima rubavano il lavoro e poi in tempo di crisi i soldi del welfare erano date come verit\u00e0. Chiunque finge di guardare all\u2019inconscio di Balotelli lo fa per giustificare il clima generale, era Balotelli a essere l\u2019inconscio di un paese. Alla fine ricordati solo che <i>Tu non sai niente. Che cazzo ne vuoi sapere, tu, di Mario Balotelli. Tu pensi che Balotelli sia antipatico. Tu pensi che sia uno stronzo. O magari ti senti in dovere di difenderlo da chi pensa che lo sia. O forse pensi che sia due cose insieme, una buona e una cattiva. Ma \u00e8 solo nel resto, l\u2019inutile corollario mondo a Mario Balotelli, che ci pu\u00f2 essere il buono e il cattivo. <a href=\"http:\/\/blog.futbologia.org\/2012\/06\/shut-up-eccedere-alla-fine-dei-tempi\/\">Tu non sai niente. Stai zitto<\/a><\/i>.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abIo me li ricordo <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=SIM1ZtWxplI\">quei due gol<\/a>\u00bb, dice la francese, senza alzare la testa da un antiquato tablet con lo schermo crepato su cui sta digitando numeri e cifre che al bambino appaiono incomprensibili. \u00abLi ho visti e rivisti in televisione anni dopo, erano i gol che fece alla Germania nella semifinale dell\u2019Europeo 2012. Io ricordo anche il titolo di <em>Tuttosport<\/em> il giorno dopo: \u201cLi Abbiamo Fatti Neri\u201d. E ancora peggio la vignetta di Valerio Marini sulla <em>Gazzetta dello Sport<\/em> in cui Balotelli era ritratto come King Kong, scimmione nero abbarbicato sull\u2019Empire State Building. Nemmeno le vignette del regime fascista di Enrico De Seta erano cos\u00ec squallide. Il giorno seguente poi, in <a href=\"http:\/\/www.fantagazzetta.com\/calcio-italia\/balotelli-la-gazzetta-accusata-di-razzismo-e-la-vignetta-infelice-di-cui-scusarsi-161416 \">un tentativo di chiedere scusa che era peggio della vignetta<\/a>, il direttore della Gazzetta scrisse: <i>Pensare che qualche mente malata abbia voluto insinuare nelle nostre pagine l&#8217;equazione King Kong uguale scimmione nero <\/i>[sic!],<i> pi\u00f9 che offensivo \u00e8 francamente strumentale e assurdo.<\/i> Quindi, a parte che la difesa ha origine dal presupposto che King Kong non \u00e8 uno scimmione nero, ma Balotelli non si sa, \u00e8 evidente il cortocircuito semantico del borghese illuminato che si pensa antirazzista perch\u00e9 tale si definisce, ma che non ha fatto i conti con la storia e non li pu\u00f2 fare con il presente. <a href=\"http:\/\/www.dinamopress.it\/news\/la-guerra-razziale-tra-affile-e-il-colonialismo-rimosso\">\u00c8 il rimosso coloniale dell\u2019Italia che risale alla superficie.<\/a> Ancora una volta Balotelli \u00e8 il sintomo lacaniano, \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=5ftmr17M-a4&amp;ab_channel=horrorfan\"><em>The Thing<\/em> di Carpenter<\/a>: l\u2019inconscio collettivo che riemerge da dove era stato nascosto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSe noi non abbiamo mai fatto i conti con il nazismo, l\u2019Italia di allora l\u2019aveva fatto ancora di meno con il fascismo\u00bb, dice il tedesco, prima che l\u2019inglese lo interrompa spiegando che non \u00e8 il caso di mettersi a litigare anche in mezzo al mare, oggi il nazifascismo \u00e8 ovunque in Europa, tutti i governi delle Citt\u00e0 Stato lo rivendicano, non sembra certo una cosa dimenticata.<\/p>\n<p>\u00abDimenticata no\u00bb, continua il tedesco, mentre con le mani si regge ai bordi del gommone, la faccia sempre pi\u00f9 bianca e scavata di chi non ha mai visto il mare, \u00abma mai affrontata, fin da subito, e questo \u00e8 stato il problema. Noi ci abbiamo provato mezzo secolo dopo raccontando con <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=tFp1jM5P_44\"><em>Il matrimonio di Maria Braun<\/em><\/a> la sopravvivenza non solo dei gerarchi nazisti ma di una diffusa mentalit\u00e0 hitleriana nella borghesia, parte costituente del miracolo economico di Adenauer. I registi italiani neppure quello. Incapaci di ribellarsi ai presunti maestri del neorealismo, ai Rossellini che magnificavano una presunta resistenza cattocomunista funzionale al disegno alleato del compromesso storico, hanno deciso di non occuparsi del tema. Il fascismo era diventato il male assoluto, non pi\u00f9 il risultato della divisione sociale del controllo dei mezzi di produzione da parte della nascente borghesia industriale al nord e del caporalato agricolo al sud. Non solo per decenni l\u2019Italia ha negato l\u2019uso dei gas e i campi di sterminio in Africa, ma ha rimosso l\u2019intera storia coloniale precedente al fascismo. Poi, nel racconto creato dalla propaganda postbellica, si \u00e8 dipinta come vittima del duce, un popolo povero ma bello che voleva pane amore e fantasia, ostile al conflitto e alla collaborazione italotedesca. Nel cinema e nella letteratura l\u2019Italia ha creato i <i><a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/2014\/02\/20\/il-cattivo-tedesco-il-bravo-italiano-intervista-filippo-focardi\/\">due stereotipi intrecciati del \u201cbravo italiano\u201d e del \u201ccattivo tedesco\u201d<\/a>. Il racconto scarica sulle spalle dell\u2019ex-alleato germanico il peso pressoch\u00e9 esclusivo delle responsabilit\u00e0 per lo scatenamento della guerra e la perpetrazione di crimini nei territori occupati dalle armate dell\u2019Asse, cos\u00ec come promuove l\u2019edificazione di un\u2019interpretazione benevola del fascismo come dittatura all\u2019\u201dacqua di rose\u201d (eccetto la fase della RSI) contrapposta all\u2019immagine diabolica del nazismo e di Hitler.<\/i> L\u2019Italia si \u00e8 autoassolta quando era coinvolta, per questo non ha mai sopportato Balotelli.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE allora perch\u00e9 nessuno sopportava Balotelli, nemmeno da noi?\u00bb, ribatte Johnny l\u2019inglese, grattandosi la pancia attraverso una dei tanti squarci della sudicia maglietta. \u00abVe li ricordate i social network, quelle gabbie di matti che vomitavano odio a gettito? Bene, Balotelli ne era obiettivo quotidiano, e con tutto lo schifo che insieme possiamo dire sull\u2019Impero britannico, noi non avevamo nessun nazifascismo da cui fuggire. Prima della crisi eravamo uno dei migliori esempi di integrazione.\u00bb<\/p>\n<p>La francese, per la prima volta, alza la testa dalla tavolozza digitale, guarda l\u2019inglese negli occhi e gli dice: \u00abSai quando \u00e8 nato Balotelli? Il 12 agosto 1990. Esattamente due mesi dopo, il calciatore inglese <strong>Justin Fashanu<\/strong> racconta in un\u2019intervista al tabloid <em>The Sun<\/em> di essere omosessuale: \u00e8 la prima volta che un calciatore lo fa. Ma nessuno lo applaude, nessuno ne fa una bandiera contro le discriminazioni. C\u2019\u00e8 un altro problema: Fashanu \u00e8 nero. Quando comincia a giocare, nell\u2019Inghilterra di fine anni Settanta, il calcio \u00e8 il terreno di reclutamento e dell\u2019avanzata politica dei movimenti neonazisti. Dietro la battaglia di Lewisham nelle strade e <a href=\"http:\/\/www.lacrimediborghetti.com\/2013\/03\/la-battaglia-di-kenilworth-road-avere_4.html\">quella di Kenilworth Road nello stadio<\/a> ci sono sempre le stesse facce di merda, i nazifascisti. Il melting pot coloniale britannico ha fallito. Quando Fashanu gioca e vince nel Nottingham Forest c\u2019\u00e8 un solo nero in nazionale (il suo compagno di squadra Viv Anderson, N.d.A.); quando dieci anni dopo Fashanu si dichiara omosessuale i neri giocano. Ma non \u00e8 progresso, \u00e8 precettazione. Nelle novantadue squadre delle quattro serie professionistiche del calcio inglese i giocatori dalla pelle scura diventano la maggioranza, ma di allenatori non ce ne \u00e8 nemmeno uno. Il nero nel calcio pu\u00f2 essere operaio, non dirigente. Lo prescrive l\u2019immaginario coloniale.\u00bb<\/p>\n<div id=\"attachment_22259\" style=\"width: 600px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22259\" class=\"wp-image-22259 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/justin-fashanu_2170191k.jpg\" alt=\"justin-fashanu_2170191k\" width=\"590\" height=\"368\" \/><p id=\"caption-attachment-22259\" class=\"wp-caption-text\">Justin Fashanu<\/p><\/div>\n<p>\u00abMe lo ricordo, Fashanu\u00bb, dice un vecchio italiano fino ad allora in disparte. \u00abDivenne protagonista di un programma televisivo di satira calcistica.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo\u00bb, ribatte secca la francese, \u00ab<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/gialappasband.official\/videos\/495294073914602\/\">quello \u00e8 il fratello John,<\/a> all\u2019epoca Justin si era gi\u00e0 suicidato. Nella Gran Bretagna degli anni Novanta essere nero e omosessuale non era ancora possibile.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abJustin Fashanu si impicca in un garage dell\u2019est end londinese il 3 maggio del 1998\u00bb, dice il medico. \u00abDue mesi dopo la Francia vince il Mondiale con lo slogan \u201cBlack Blanc Beur\u201d, ma anche quella fu <a href=\"http:\/\/www.jstor.org\/stable\/3820702?seq=1#page_scan_tab_contents\">redenzione arrivata a tempo scaduto.<\/a> Io sono algerino, e prima di Zinedine Zidane noi avevamo <strong>Rachid Mekhloufi<\/strong>: doveva essere la stella della Francia ai Mondiali di Svezia nel 1958, ma il mese prima insieme a alcuni compagni decise di disertare, ritornarono di nascosto in Algeria, dove crearono la prima nazionale del Fronte di Liberazione Nazionale. La Fifa non li riconobbe, nessuno riconosceva la mia terra allora se non come una colonia francese, e riuscirono a giocare solo amichevoli con paesi del Patto di Varsavia o non-allineati. Arrivarono in Viet Nam, strinsero la mano al Generale Giap e a Ho Chi Min, e lo fecero come <a href=\"http:\/\/www.lacrimediborghetti.com\/2013\/03\/dal-diario-di-rachid-mekhloufi-il.html\">guerriglieri la cui arma era il pallone<\/a>. Rachid Mekhloufi era nato a S\u00e9tif, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Massacro_di_S%C3%A9tif_e_Guelma\">capite, a S\u00e9tif.<\/a> Non avrebbe mai potuto giocare per i padroni. Essere algerini che giocavano per la nazionale francese non era integrazione, era sfruttamento, riproduceva i meccanismi delle colonie. I primi a usare gli oriundi in Nazionale furono gli italiani durante il fascismo, servivano a esaltare la geometrica potenza imperiale. Nello stesso Mondiale evitato da Mekhloufi esordiva Pel\u00e9, tre anni dopo l\u2019Europa scopre Eusebio, storie diverse, stessa funzione politica: l\u2019assimilazione forzata. Entrambi sono stati vittime nella loro carriera di numerosi episodi di discriminazione ed entrambi hanno preferito non parlarne mai, come ambasciatori dei fittizi programmi antirazzismo istituiti dalla Fifa hanno trovato <a href=\"http:\/\/inbedwithmaradona.com\/journal\/2013\/7\/22\/o-glorioso-benfica-stolen-from-africa\">il posto perfetto in cui nascondersi<\/a>. Eusebio e <a href=\"http:\/\/blackwomenofbrazil.co\/2014\/09\/15\/peles-latest-downplay-of-racism-updates-his-status-as-house-negro-message-to-the-king-please-shut-up\/\">Pel\u00e9<\/a>, accostati sempre a oggetti o animali il cui unico tratto comune era il nero, la perla, la pantera. Erano il gioiello dell\u2019impero nella vetrina delle rispettive dittature, Salazar in Portogallo e il regime militare in Brasile. All\u2019epoca dovevano svolgere un compito diverso da quello di Mekhloufi, pi\u00f9 adatto al lusotropicalismo teorizzato da Gilberto Freyre, a societ\u00e0 non industriali in cui il povero non doveva trovare nel diverso e nell\u2019altro da s\u00e9 la causa dei suoi mali, ma poteva permettersi di celebrarlo per condividere con lui una gioia che lo alienasse per un attimo dalla sua misera esistenza. La stessa funzione che si sperava avesse Zidane trent\u2019anni dopo per le banlieue parigine. Ma qualcosa \u00e8 andato storto.\u00bb<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_22260\" style=\"width: 600px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22260\" class=\"wp-image-22260 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Rachid.jpg\" alt=\"Rachid Mekhloufi\" width=\"590\" height=\"393\" \/><p id=\"caption-attachment-22260\" class=\"wp-caption-text\">Rachid Mekhloufi<\/p><\/div>\n<\/div>\n<p>\u00abMa come?\u00bb, lo interrompe il vecchio italiano, \u00abMa se era l\u2019epoca dei \u201cBlack Blanc Beur\u201d? Un editoriale sul quotidiano comunista <em>L&#8217;Humanit\u00e9<\/em> il giorno dopo la finale scrisse che i due gol di Zidane avevano fatto di pi\u00f9 per i diritti degli immigrati che mille discorsi della sinistra contro il razzismo. Non si pu\u00f2 vedere la sussunzione del desiderio da parte del capitale ovunque: Marx \u00e8 morto, e anche io comincio ad avere mal di mare.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQuel Mondiale del 1998 \u00e8 stato solo l\u2019ennesima foto-copertina di <em>Paris Match<\/em> dal barbiere, il solito vecchio vino coloniale in una nuova bottiglia, nulla pi\u00f9\u00bb, interviene la francese. \u00abIn realt\u00e0 quella squadra era spaccata tra bianchi e neri, e non appena Christian Karembeu disse che lui si sentiva pi\u00f9 kanak che francese gli stessi tifosi che per un attimo avevano finto di idolatrarlo cominciarono a fischiarlo e a insultarlo in ogni stadio. Gli emancipati, i figli degli schiavi, dovevano continuamente dimostrare di meritarsi la libert\u00e0 che era stata loro concessa. Nel 1998 il compito della riconciliazione nazionale era ancora sulle spalle dei discendenti degli schiavi coloniali. La disobbedienza al nero non era permessa: nel 1958, come nel 1998 come nel 2012.\u00bb<\/p>\n<p>Un mormorio a poppa indica che il viaggio \u00e8 al termine della sua notte. Nel buio dell\u2019orizzonte lacerato dalle prime schiarite del sole si scorge la terra promessa.<\/p>\n<p>\u00abWoy yoy yoy yoy, yoy yoy-yoy yoy! Woy yoy yoy, woy yoy-yoy yoy! Woy yoy yoy yoy, yoy yoy-yoy yoy!\u00bb canticchia Isaach, mormorando parole al bambino incomprensibili come <em>st\u00f2len from \u00e0frica, brot tu am\u00e8rica<\/em>. \u00abWoy yoy yoy yoy, yoy yoy-yoy yoy!\u00bb Questa semplice melodia, insieme alla gioia di essere in procinto di sbarcare, gli regala per la prima volta un sorriso. La paura del mare \u00e8 oramai lontana. Il bambino non vorrebbe interrompere l\u2019inglese, ma non resiste, e gli chiede: \u00abMa poi che fine ha fatto Balotelli?\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 scomparso, nessuno ne ha mai saputo nulla.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMa come mai?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNel 2015 torn\u00f2 in Italia, per l\u2019ennesima volta, per provare a giocare a calcio e basta, ma non gli fu permesso. Non era nemmeno sbarcato per il suo ennesimo ritorno, che gi\u00e0 televisioni e giornali scavavano nel suo passato e immaginavano per lui distopici presenti. Il suo nome era sulla bocca di tutti. Le curve italiane, specchio della societ\u00e0 di un paese in cui si assaltavano i lager dove erano rinchiusi i profughi <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/2014\/12\/11\/come-i-neofascisti-hanno-provato-a-prendere-le-periferie-romane\">non per liberarli ma per ucciderli<\/a>, continuarono con cori e oscenit\u00e0 razziste. I media, nel nome dell\u2019antirazzismo, riempivano pagine colme di stereotipi e di luoghi comuni sul diverso. A sinistra il meglio che accadeva era il disinteresse. Il peggio quelli che continuarono a insultarlo ogni giorno spiegando che a loro interessava solo il calciatore, ma parlando di tutto fuorch\u00e9 di calcio. Non perdonando mai a lui di essere come gli altri, nel bene e nel male.\u00bb<\/p>\n<p>Il sorriso sparisce dalla faccia del bambino. Il vecchio italiano, le cui convinzioni cominciano a vacillare, mormora \u2013 \u00abEra un paese di merda l\u2019Italia. <em><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=9360\">Il pus scoppi\u00f2 in faccia agli illusi<\/a> e impest\u00f2 istituzioni e societ\u00e0 civile a partire dagli anni Ottanta, quando l\u2019immigrazione da paesi extraeuropei stimol\u00f2 il risveglio di mostri rimasti \u201cin sonno\u201d per decenni. Non abbiamo mai fatto i conti con il razzismo di ieri e le sue catastrofiche conseguenze, e questo ci impediva di fare i conti coi razzismi dell\u2019oggi.<\/em> Chi all\u2019epoca lo negava, non faceva altro che affermare il trionfo ideologico dell\u2019inconscio coloniale.\u00bb<\/p>\n<p>La francese scruta a terra, poi con un rapido gesto passa il tablet a Isaach, si volta, e dice: \u00abBalotelli \u00e8 stata la nostra crisi. La crisi di un continente che in quegli anni cominciava la sua desertificazione e costruiva le sue mille riproduzioni locali del Quarto Reich che ne hanno portato alla scomparsa. <a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/william-sheridan-allen\/come-si-diventa-nazisti\/978880622415\"><i>\u00c8 soltanto alla fine, quando \u00e8 troppo tardi<\/i><\/a>, <em>che si comincia a capire che quelle sequenze di piccoli fatti stavano tracciando sul muro, sotto lo sguardo di tutti, le linee di un cruento destino<\/em>. Non capimmo che se ci\u00f2 che era stato non poteva ripetersi tale e quale, era possibile qualcosa di ancora pi\u00f9 inquietante. Come agli inizi del ventesimo secolo la seconda o terza crisi del capitalismo apr\u00ec la strada ai nazifascismi, cos\u00ec agli inizi del ventunesimo secolo l\u2019ultima crisi sprofond\u00f2 Europa nel vicolo cieco della distruzione del Quarto Reich. Balotelli ci ha annunciato la crisi, e noi non abbiamo voluto ascoltarlo.\u00bb<\/p>\n<p>Isaach si alza in piedi, guarda l\u2019orizzonte, si liscia il vestito color carta da zucchero rimasto stranamente immacolato, con una calma assoluta picchietta con le dita sul tablet nascosto nella tasca della giacca e dice: \u00abIl 16 dicembre 2007 Balotelli esordisce in Serie A al 90mo minuto di Cagliari-Inter. Il 19 dicembre, segna le sue prime reti ufficiali con la maglia nerazzurra, una doppietta alla Reggina in Coppa Italia. Il 2 gennaio 2008 il prezzo del petrolio raggiunge per la prima volta nella storia i 100 dollari al barile. Il 21 gennaio le borse mondiali crollano sotto gli effetti della crisi dei subprime. Il 6 aprile Balotelli segna il suo primo gol in Serie A all\u2019Atalanta. Il 15 settembre Lehman Brothers dichiara bancarotta. \u00c8 la fine. Balotelli ci ha raccontato la fine.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Post Scriptum<\/strong><\/p>\n<p>Sono passati oramai diversi anni da quel viaggio, ricordo a malapena i nomi e le facce dei miei compagni. Appena messo piede a terra, in Africa, non li ho mai pi\u00f9 rivisti. Dopo un tentativo di riunificazione sotto il Quarto Reich scandinavo, con la reggenza di Anders Breivik VIII, l\u2019Europa si \u00e8 definitivamente dissolta. Non organizzano nemmeno pi\u00f9 i viaggi della speranza.<\/p>\n<p>Oggi splende il sole, e se lo guardo, \u00e8 scomparsa quella strana macchia a forma di croce con le quattro estremit\u00e0 piegate verso destra che vedevo da bambino in Europa, e che lo facevano soffrire.<\/p>\n<p>Ho anche cambiato nome.<\/p>\n<p>Qui, per tutti, sono Mario Balotelli.<\/p>\n<p>___<\/p>\n<p>N.B. I commenti a questo racconto verranno aperti dopo il 7<strong> settembre 2015<\/strong>, per dare il tempo di leggere con calma e stimolare risposte meditate e, soprattutto, pertinenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Luca Pisapia \u00abVarrebbe davvero la pena di studiare, clinicamente, in dettaglio, tutti i passi di Hitler e dell&#8217;hitlerismo, per rivelare al borghese distinto, umanista e cristiano del ventesimo secolo che anch&#8217;egli porta dentro di s\u00e9 un Hitler nascosto, rimosso.\u00bb Aim\u00e9 C\u00e9saire, Discorso sul colonialismo, 1955 Lampedusa, anno 2058 L\u2019uomo nero indica la direzione. 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