{"id":22056,"date":"2015-08-14T18:55:36","date_gmt":"2015-08-14T16:55:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=22056"},"modified":"2015-09-09T11:09:37","modified_gmt":"2015-09-09T09:09:37","slug":"speciale-centanni-a-nordest-suoni-video-reazioni-recensioni-e-discussioni-dalla-croazia-alla-sardegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/08\/speciale-centanni-a-nordest-suoni-video-reazioni-recensioni-e-discussioni-dalla-croazia-alla-sardegna\/","title":{"rendered":"Speciale \u00abCent&#8217;anni a Nordest\u00bb. Suoni, video, reazioni, recensioni e discussioni dalla Croazia alla Sardegna"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_22100\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/casacibernetica.wordpress.com\/2013\/08\/11\/bocchetta-pau-burning-cemetery\/#jp-carousel-3641\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22100\" class=\"size-full wp-image-22100\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/burning_cemetery_alessandro_colombara_067.jpg\" alt=\"\u00abThe Burning Cemetery\u00bb, la performance ideata e realizzata da Alberto Peruffo con cui si apre Cent'anni a Nordest. Clicca per vedere tutte le foto e leggere un resoconto dettagliato della giornata.\" width=\"600\" height=\"399\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22100\" class=\"wp-caption-text\">\u00abThe Burning Cemetery\u00bb, la performance ideata e realizzata sull&#8217;altopiano di Asiago da <strong>Alberto Peruffo<\/strong> con cui si apre <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em>. Clicca per vedere tutte le foto e leggere un resoconto dettagliato della giornata.<\/p><\/div>\n<p>Il libro di Wu Ming 1 <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> sta facendo molto discutere, on line e dal vivo.<\/p>\n<p>La prima presentazione del \u00abVentre della Bestia Tour\u00bb si \u00e8 tenuta al Lunatico Festival di Trieste, nel parco di S. Giovanni (dove un tempo c&#8217;era il manicomio, quello smantellato da Basaglia e compagni), la sera dell&#8217;8 agosto 2015. Sono arrivate non meno di duecentocinquanta persone, il dibattito \u00e8 stato intenso e in questo post ne proponiamo la registrazione, divisa in due parti, ciascuna dotata di un indice ragionato. Durata complessiva: un&#8217;ora e quarantacinque minuti. Proponiamo anche un video di <strong>Fausto Vilevich<\/strong> ispirato a un momento della serata. Fausto \u00e8 uno dei fondatori e gestori del Knulp, il locale triestino dove si svolge anche una scena di <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em>.<\/p>\n<p>Negli ultimi giorni sono uscite svariate nuove recensioni, ciascuna con un &#8220;taglio&#8221; differente, in alcuni casi basate su sguardi obliqui che mettono in luce aspetti della tematica non appariscenti ma cruciali. Un esempio non a caso: la recensione di <strong>Omar Onnis<\/strong>, teorico di un indipendentismo sardo che rifiuta nazionalismi ed essenzialismi. Anche la recensione di <strong>Stefano Lusa<\/strong>, maturata nel mondo delle comunit\u00e0 italiane in ex-Jugoslavia, \u00e8 utile e fornisce una prospettiva discutenda e, pi\u00f9 che spiazzante, <em>spiazzata<\/em>. Altre recensioni interessanti sono quelle di <strong>Daniele Barbieri<\/strong>, <strong>Franco Berteni<\/strong> e <strong>Pietro Amati<\/strong> (quest&#8217;ultima \u00e8 una videorecensione).<!--more--><\/p>\n<p>Intanto, prosegue e si evolve <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=21850\">il dibattito sull&#8217;austronostalgia<\/a> avviato su <em>Giap <\/em>alcune settimane fa a partire dalle primissime reazioni al libro. Quello che poteva sembrare un post &#8220;settoriale&#8221; su un argomento &#8220;di nicchia&#8221; ha invece toccato diversi punti nevralgici del <em>vivere a Nordest<\/em>, e sta fornendo preziosi spunti per capire la cultura di destra e le sue miscele, oggi, in Italia. Non a caso, dal mondo dell&#8217;autonomismo trentino arrivano <a href=\"https:\/\/avanguardiedellastoria.wordpress.com\/2014\/11\/20\/san-simonino-prega-per-noi\/comment-page-1\/#comment-127\">le prime reazioni piccate<\/a>, addirittura scurrili: \u00abimmane stronzata\u00bb, \u00abvaccate\u00bb&#8230; Tsk, tsk, tsk&#8230; Di fronte a un simile linguaggio, cosa direbbe Sua Maest\u00e0 Imperiale? ***<\/p>\n<p>Interessanti, a loro modo, anche le recensioni brevi e &#8220;tirate via&#8221;, le stroncature non argomentate che si trovano in calce alla scheda del libro su alcune librerie on line e social network dedicati alla lettura. Di alcune \u00e8 facile scoprire il movente ideologico, non aggiungiamo altro perch\u00e9 pu\u00f2 diventare un bel gioco di societ\u00e0.<\/p>\n<p>Non si registrano recensioni sulla stampa italiana mainstream. E, a dire il vero, non se ne sente la mancanza.<\/p>\n<p>La prossima tappa del tour sar\u00e0 a Ronchi dei Partigiani (Gorizia), la sera del 31 agosto. Dettagli a seguire, rimanete sintonizzat*.<br \/>\nBuon ascolto e buona lettura!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p><strong>CENT&#8217;ANNI A NORDEST AL LUNATICO FESTIVAL, TRIESTE, 8 AGOSTO 2015<\/strong><br \/>\n[N.B. L&#8217;audio integrale della serata \u00e8 scaricabile anche come <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/100anniaNordest_Trieste_08082015.zip\">cartella zippata, 201 mega<\/a>]<\/p>\n<div id=\"attachment_22063\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22063\" class=\"size-full wp-image-22063\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/pubblico_Lunatico_Fest.jpg\" alt=\"Una parte del pubblico alla presentazione triestina di Cent'anni a Nordest, foto di...\" width=\"600\" height=\"449\" \/><p id=\"caption-attachment-22063\" class=\"wp-caption-text\">Una parte del pubblico alla presentazione triestina di <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em>, foto di Lucia Vazzoler.<\/p><\/div>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/100anniaNordest_TS_08082015.mp3\">1. SI FA PRESTO A DIRE \u00abNORDEST\u00bb<\/a><br \/>\nPRIMA PARTE &#8211; SI FA PRESTO A DIRE \u00abNORDEST\u00bb<\/strong> <strong>&#8211; 49&#8217;26&#8221;<\/strong><br \/>\nIntroduzione di <strong>Alessandro Metz<\/strong>:\u00a0 La scrittura collettiva nell&#8217;interconnessione tra <em>Giap<\/em> e i libri &#8211; Il contributo della comunit\u00e0 dei giapster &#8211;\u00a0 I fantasmi della Grande guerra aleggiano nella nostra citt\u00e0 e nel Nordest &#8211; Perch\u00e9 Trieste, perch\u00e9 il confine a Nordest, da <em>54<\/em> in avanti.<br \/>\n<strong>WM1.<\/strong> Un &#8220;regnicolo&#8221; a Trieste &#8211; Come si presentano qui le tendenze che attraversano l&#8217;intero Paese &#8211; Di Trieste la maggioranza degli italiani ignora quasi tutto &#8211; Sul confine orientale le tendenze sono pi\u00f9 marcate &#8211; La continuit\u00e0 tra Grande guerra e fascismo: il fascismo non come conseguenza della Grande guerra ma, <em>ante litteram<\/em>, come suo elemento scatenante &#8211; L&#8217;ideologia della &#8220;memoria condivisa&#8221; si capisce meglio parlando del confine orientale &#8211; Persino la questione del &#8220;degrado&#8221; urbano si presenta in modo parossistico &#8211; Da <em>Point Lenana<\/em> a <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> &#8211;\u00a0 Che cos&#8217;\u00e8 il &#8220;Nordest&#8221;? \u00c8 l&#8217;irrisolto della Grande guerra &#8211; Com&#8217;\u00e8 nato il reportage &#8211; Il centenario e il pus &#8211; La ministra Pinotti e \u00abl&#8217;esercito marciava\u00bb.<br \/>\n<strong>Andrea Olivieri. <\/strong>Il modo di lavorare della comunit\u00e0 che si ritrova su <em>Giap<\/em><strong> &#8211; <\/strong>L&#8217;accusa di &#8220;esagerare&#8221; nel guardare agli epifenomeni &#8211; La visione &#8220;eccezionalistica&#8221; dei triestini &#8211; Il lavoro di WM1 \u00e8 prima di tutto geografico, di racconto del paesaggio &#8211; La devastazione del paesaggio del Nordest durante la Grande guerra e oggi &#8211; &#8220;Poche pagine&#8221; &#8211; Nel libro Trieste \u00e8 <em>costretta a stare dentro una narrazione corale<\/em>, a stare dentro il Nordest &#8211; Su <em>Giap<\/em> \u00absi parla troppo di Trieste\u00bb o no? &#8211; Un altro modo di vedere la realt\u00e0 triestina.<br \/>\n<strong>Metz. <\/strong>Quali sono le reazioni quando, in altre parti d&#8217;Italia, racconti della destra austronostalgica e del neoindipendentismo triestino?<\/p>\n<div id=\"attachment_22091\" style=\"width: 240px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.jonathanzenti.it\/2013\/06\/gott-uber-alles\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22091\" class=\"wp-image-22091\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/zenti.jpg\" alt=\"Jonathan Zenti\" width=\"230\" height=\"230\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22091\" class=\"wp-caption-text\">Jonathan Zenti. Clicca per ascoltare il suo documentario <em>Gott \u00fcber Alles<\/em>.<\/p><\/div>\n<p><strong>WM1.<\/strong> Venetisti e neoborbonici &#8211; In entrambi i casi si parte da alcuni dati di verit\u00e0 per arrivare a conclusioni grottesche &#8211; Le &#8220;due destre&#8221; del Nordest, la loro complementarit\u00e0 e le loro differenze &#8211; La questione dello sguardo obliquo: mai guardare i fenomeni in modo frontale &#8211; Il centro \u00e8 cieco, la visione dell&#8217;insieme si ha dal margine &#8211; Ancora una volta: la mattonella di Piazza del Nettuno &#8211; [N.B. A questo momento della presentazione si \u00e8 ispirato Fausto Vilevich per il video <em>Carolo Sex<\/em>, che proponiamo pi\u00f9 sotto] &#8211; Anche su <em>Giap<\/em> funziona cos\u00ec &#8211;\u00a0 Nella frase &#8220;il centro \u00e8 cieco&#8221;, quel centro \u00e8 il discorso dominante &#8211; Che cos&#8217;\u00e8 la Wu Ming Foundation: i gruppi di lavoro nati intorno a <em>Giap<\/em> &#8211; <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> non sarebbe stato possibile senza questa dimensione collettiva &#8211; Che cos&#8217;\u00e8 <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em>? \u00c8 un resoconto psicanalitico &#8211; Si prenda ad esempio la scrittura di Sigmund Freud &#8211; L&#8217;inconscio collettivo del Nordest: gli aneddoti sono i sogni, le variazioni nei racconti sono i lapsus &#8211; \u00abScrive di cose futili\u00bb, ma quelle \u00abcose futili\u00bb sono le manifestazioni dell&#8217;inconscio del Nordest &#8211; I quattro fucilati di Cercivento e i &#8220;lapsus&#8221; degli Alpini &#8211; Un altro esempio di lapsus \u00e8 l&#8217;uso dell&#8217;espressione &#8220;multiculturalismo triestino&#8221; come arma contro i migranti &#8211;\u00a0 Bisogna saperci fare, col sintomo &#8211; L&#8217;austronostalgia \u00e8 diffusa in tutto il Nordest &#8211; Cosa c&#8217;entra l&#8217;austronostalgia con i venetisti &#8220;serenissimi&#8221;? C&#8217;entra &#8211; L&#8217;anno chiave \u00e8 il 1866 &#8211; Come il Veneto fu annesso all&#8217;Italia in modo truffaldino &#8211; La battaglia navale di Lissa come &#8220;ultima grande vittoria della Serenissima&#8221; &#8211; Nella visione degli indipendentisti veneti, l&#8217;impero di Franz Joseph fu un <em>continuatore<\/em> della Serenissima &#8211; L&#8217;audiodocumentario <em>Gott <span class=\"st\"><em>\u00fcber <\/em><\/span> alles<\/em> di <strong>Jonathan Zenti<\/strong> &#8211; Di cosa \u00e8 sintomo l&#8217;austronostalgia? &#8211; Stiamo continuando a pagare la corsa a nord e a est dell&#8217;imperialismo italiano.<\/p>\n<div id=\"attachment_22107\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22107\" class=\"wp-image-22107 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Putin_a_cavallo.jpg\" alt=\"Putin_a_cavallo\" width=\"600\" height=\"402\" \/><p id=\"caption-attachment-22107\" class=\"wp-caption-text\">Vladimir Putin a cavallo nei dintorni di Costabissara, provincia di Vicenza.<\/p><\/div>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/100anniaNordest_TS_08082015_part2.mp3\">SECONDA PARTE. DIBATTITO, TRA PUTIN E I DISERTORI<\/a><br \/>\nSECONDA PARTE &#8211; DIBATTITO, TRA PUTIN E I DISERTORI &#8211; 55&#8217;40&#8221;<\/strong><br \/>\nDomande 1 e 2. Un parere sui libri di Massimo Carlotto? &#8211; <strong>Tuco:<\/strong> il confine orientale come cartina di tornasole per identificare elementi di destra a sinistra &#8211; il recente revival &#8220;arditista&#8221; e &#8220;fiumano&#8221; nell&#8217;estrema sinistra, soprattutto a Roma &#8211; \u00c8 possibile risemantizzare simboli rimasti a lungo a destra, simboli usati dal fascismo? &#8211; \u00c8 esistito &#8220;il compagno D&#8217;Annunzio&#8221;? &#8211; Il racconto dell&#8217;impresa di Fiume \u00e8 sempre stato italocentrico e ne ha ignorato il carattere imperialista e razzista.<br \/>\n<strong>WM1.<\/strong> Claudia Cernigoi ha esposto un metodo empirico per riconoscere i rossobruni &#8211; Lo &#8220;sforzo di sintesi&#8221; di Tuco &#8211; Da dove \u00e8 partita la &#8220;rivalutazione da sinistra&#8221; dell&#8217;impresa fiumana &#8211; I danni fatti da <strong>Hakim Bey<\/strong> &#8211; Gli studi pi\u00f9 seri di <strong>Claudia Salaris<\/strong> &#8211; Giustissimo recuperare la memoria degli Arditi del Popolo, per\u00f2 poi si \u00e8 sbracato &#8211; L&#8217;intossicazione di certi simboli \u00e8 irreversibile, si veda la svastica &#8211; \u00abDa Roma di queste cose non potete capire un cazzo\u00bb &#8211; A proposito dei RASH (Red &amp; Anarchist Skin Heads), una precisazione doverosa. &#8211; Riguardo a Carlotto: \u00e8 un grande esploratore del Nordest, inteso come Veneto, del quale ha mostrato la mostrificazione antropologica.<br \/>\nDomanda 3: quali sono le differenze tra l&#8217;austronostalgia triestina e quella veneta? &#8211; Intervento di <strong>Peter Behrens<\/strong>, segretario provinciale del PRC: la multiculturalit\u00e0 triestina di cent&#8217;anni fa era un prodotto delle immigrazioni, anche oggi saranno le immigrazioni a fare di nuovo di Trieste una citt\u00e0 multiculturale &#8211; Domanda 4, <strong>Olivieri<\/strong>: la \u00abrinazionalizzazione delle masse\u00bb.<br \/>\n<strong>WM1<\/strong>. La dialettica tra globalizzazione neoliberista e rinazionalizzazione delle masse &#8211; Il rapporto tra problema e falsa soluzione &#8211; I capri espiatori: migranti e zingari &#8211; Gli studi di <strong>George L. Mosse<\/strong> sulla genesi dei fascismi &#8211; Fondamentale la notazione di Behrens, la <em>retrospezione rosea<\/em> sul multiculturalismo austroungarico. &#8211; Sulla differenza tra le austronostalgie &#8211; in Veneto e in Trentino \u00e8 presente l&#8217;elemento del tradizionalismo cattolico, a Trieste (citt\u00e0 storicamente laica) molto meno.<br \/>\n<strong>Metz.<\/strong> La questione del putinismo, tutti a tirare Putin per la giacchetta &#8211; Manca un&#8217;inchiesta sui rubli che arrivano in Italia.<br \/>\n<strong>WM1<\/strong>. Precisiamo che i &#8220;rubli&#8221; sono una metafora, Putin paga in dollari e in euro &#8211; Di soldi russi ne sono sicuramente arrivati anche a Trieste &#8211; Il referendum on line per l&#8217;indipendenza del Veneto e la TV di stato russa: <em>a gh&#8217;\u00e8 qu\u00e8l ac tragia<\/em> &#8211; Perch\u00e9 la Russia di Putin <em>non<\/em> \u00e8 una forza antimperialista &#8211; Il fascino delle teorie &#8220;eurasiatiste&#8221; e di Aleksandr Dugin &#8211; Dugin \u00e8 l&#8217;aedo della politica estera di Putin &#8211; Quasi tutte le estreme destre d&#8217;Europa sono duginiste e putiniste &#8211; C&#8217;\u00e8 anche una fascinazione per Putin come &#8220;uomo forte&#8221; &#8211; Putin che cavalca a torso nudo rivela l&#8217;omosessualit\u00e0 latente dei fascisti.<br \/>\nIntervento di <strong>Alberto Volpi<\/strong> della libreria \u00abIn Der Tat\u00bb &#8211; Ci voleva un libro pi\u00f9 approfondito &#8211; Non sono d&#8217;accordo col discorso di Andrea, che sminuiva le particolarit\u00e0 di Trieste &#8211; Nel corso della sua vita, mio nonno ha cambiato appartenenza statale cinque volte, senza mai lasciare Trieste &#8211; L&#8217;industria di questa citt\u00e0 \u00e8 stata smantellata dall&#8217;Italia &#8211; Domanda di <strong>Olivieri<\/strong>: i fantasmi della diserzione.<br \/>\n<strong>WM1.<\/strong> Perch\u00e9 un libro &#8220;breve&#8221; &#8211; <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> \u00e8 un file zippato e fa parte di una rete di discorsi &#8211; \u00abHo appena finito di leggere <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em>\u00bb &#8211; Il libro serviva adesso, il centenario \u00e8 adesso &#8211; <em>Metamorfosi etniche<\/em> di <strong>Piero Purini<\/strong> e la collana \u00abResistenza storica\u00bb delle edizioni KappaVu &#8211; Le particolarit\u00e0 di questo territorio devono essere giocate per raccontare l&#8217;Italia intera &#8211; Anche a Bolzano si potrebbero enumerare molte appartenenze statali successive negli ultimi cento anni &#8211; Ci sono altre zone d&#8217;Italia dove la rivendicazione indipendentista parte dalla denuncia di uno smantellamento dell&#8217;industria locale: anche i neoborbonici fanno quel discorso. &#8211; E ora i disertori &#8211; Riabilitare i disertori di cent&#8217;anni fa significa parlare di oggi, promuovere la diserzione di cui c&#8217;\u00e8 bisogno oggi &#8211; L&#8217;Italia sta per partecipare a nuove guerre &#8211; Ci stiamo armando fino ai denti &#8211; L&#8217;insospettata importanza delle lotte per cambiare toponimi e nomi delle vie &#8211; Via l&#8217;assassino Cadorna dai nomi di piazze e vie &#8211; Nel momento in cui dominano il culto del capo e il \u00abci pensa lui\u00bb, la diserzione \u00e8 importantissima &#8211; Bentornati, fantasmi della diserzione.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>[N.B. L&#8217;audio integrale della serata \u00e8 scaricabile anche come <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/100anniaNordest_Trieste_08082015.zip\">cartella zippata, 201 mega<\/a>]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/tmqxUShov9s\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<div id=\"attachment_22080\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22080\" class=\"wp-image-22080 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/OmarOnnis.jpg\" alt=\"OmarOnnis\" width=\"600\" height=\"401\" \/><p id=\"caption-attachment-22080\" class=\"wp-caption-text\">Omar Onnis e Michela Murgia a una presentazione del libro di Onnis \u00abTutto quello che sai sulla Sardegna \u00e8 falso\u00bb.<\/p><\/div>\n<p><strong>I FANTASMI DELLA GRANDE GUERRA E NOI SARDI<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Omar Onnis<\/strong>, dal suo blog <a href=\"http:\/\/sardegnamondo.eu\/2015\/08\/04\/i-fantasmi-della-grande-guerra-e-noi\/\">\u00abSardegna Mondo\u00bb<\/a><\/p>\n<p>Partiamo da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=21591\" target=\"_blank\">un libro<\/a>: WU MING 1, <em>Cent\u2019anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda<\/em>, Milano, Rizzoli, 2015.<span id=\"more-1893\"><\/span><\/p>\n<p>Il\u00a0testo era uscito in una <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/storia\/cent-anni-a-nordest\" target=\"_blank\">versione breve in tre puntate<\/a> sul settimanale <em>Internazionale<\/em>, nella primavera scorsa. \u00c8 un\u2019indagine condotta in modo particolarmente intelligente ed empatico su cosucce come la Grande guerra e la questione dei confini orientali dell\u2019Italia, il loro riproporsi\u00a0come fattori dell\u2019attuale dibattito politico e culturale, i nazionalismi europei. Temi su cui negli ultimi vent\u2019anni si \u00e8 esercitato un lavorio profondo che ha fatto riemergere in Italia, al livello dei mass media mainstream e delle massime istituzioni statali, una narrazione patriottarda, nazionalista, centralista e molto spesso persino militarista. Per altro strutturalmente legata all\u2019accentuarsi della virata antidemocratica e autoritaria del sistema di governo\u00a0italiano, all\u2019aumento delle diseguaglianze, al consolidarsi dello sfruttamento indiscriminato del lavoro, del territorio e delle risorse.<\/p>\n<p>\u00c8 una lettura molto consigliata. Direi in modo particolare ai Sardi. Per varie ragioni. Una emerge dalle parole che seguono (tratte dalle pagg. 36 e 37, il grassetto \u00e8 mio):<\/p>\n<blockquote><p>In tutta Europa avanzano partiti e movimenti nazionalisti, populisti di destra, xenofobi, razzisti. Talora sono dichiaratamente fascisti\/nazisti, ma il pi\u00f9 delle volte sono <em>criptofascisti<\/em>, molto \u201ctattici\u201d o ipocriti nel definirsi. Spesso dicono di non essere \u201cn\u00e9 di destra, n\u00e9 di sinistra\u201d.<\/p>\n<p>Questi movimenti sfruttano un\u2019illusione molto diffusa, quella di poter trovare <strong>conforto e salvezza \u00a0nella restaurazione di sovranit\u00e0 passate, entit\u00e0 dai tratti pi\u00f9 mitici che reali<\/strong>: piccole patrie e\/o imperi di qualche belle \u00e9poque \u00a0e\/o trib\u00f9 ancestrali vagheggiate nel buio della notte dei tempi.<br \/>\n<strong>La narrazione \u00e8 quella classica della \u201cCaduta\u201d<\/strong>. Se le vecchie patrie sono in sofferenza, se i vecchi imperi sono crollati, \u00e8 perch\u00e9 <em>forze oscure<\/em> hanno tramato per distruggerli.<br \/>\nLa retorica \u00e8 sempre <em>antropomorfizzante<\/em>, diretta non contro le logiche fallaci e distruttive del neoliberismo, ma contro alcuni <em>personaggi<\/em>. I cattivi, i <em>villains<\/em>, sono le \u201clobby transnazionali\u201d, i vampiri del capitale finanziario \u201cprivo di radici\u201d, la casta degli \u20acurocrati, gi\u00f9 ruzzolando fino alla massoneria (il prezzemolo sta bene con tutto) e alla <em>longa manus<\/em> dei perfidi giudei. Tutti agenti della degenerazione, contrapposti a <strong>un Popolo dipinto come unico e indifferenziato, corpo sano per definizione, onesto e orgoglioso<\/strong>, le maniche sempre rimboccate.<\/p><\/blockquote>\n<p>Wu Ming 1 non scrive certo pensando alla Sardegna, al nostro mito identitario, al nostro processo di autodeterminazione. Eppure chiunque abbia un interesse sia pur critico per questi temi non pu\u00f2 non sentire il richiamo di queste parole.<\/p>\n<p>La narrazione della Grande guerra in Sardegna ha un sapore nostalgico ed edulcorato e fa parte integrante della poltiglia indigesta che ci \u00e8 stata fatta ingoiare fin dalla culla. Il mito dei Sardi chiusi, testardi, magari violenti, per\u00f2 ospitali e generosi, pittoreschi e genuini. Ed eroici combattenti. <em>Sa bida pro sa Patria<\/em>, recita il motto sul gonfalone della Brigata Sassari. La patria in questione naturalmente \u00e8 l\u2019Italia. Cosa questa mitologia possa aver significato per gli stessi reduci dal conflitto lo sappiamo per via di eccellenti testimonianze.<\/p>\n<p>Gramsci racconta degli incontri con i leader sardisti che accompagnavano la Brigata Sassari a Torino, in missione per sedare le occupazioni delle fabbriche, subito dopo la Prima guerra mondiale. I soldati sardi, per lo pi\u00f9 di estrazione rurale, erano convinti che la loro fosse un\u2019azione contro i \u201csignori\u201d: cos\u00ec erano stati loro rappresentati gli operai in sciopero. Il fatto che spesso gli operai delle industrie strategiche fossero stati esentati dall\u2019arruolamento era del resto un ottimo motivo di risentimento. Opportunamente indirizzato, in questo caso. Gramsci, che non si capacitava di tale fraintendimento, non aveva tardato a riconoscerne la matrice nei discorsi dei leader sardisti, fautori di una sorta di nazionalismo minorizzato e populista, sgangherato ma evidentemente efficace.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22110\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Brigata_Sassari_francobollo.jpg\" alt=\"Brigata Sassari, il francobollo\" width=\"497\" height=\"381\" \/><\/p>\n<p>Naturalmente non c\u2019\u00e8 solo questo nella storia della Grande guerra nella sua declinazione sarda. Purtroppo per\u00f2 anche a questo proposito bisogna segnalare un pericoloso vuoto storiografico, sia relativamente al periodo che la precedette, sia al suo svolgimento (nelle sue due facce:\u00a0sul fronte e sull\u2019isola) e sia al periodo immediatamente successivo (che sappiamo quanto sia stato rilevante). L\u2019unico materiale di cui disponiamo, fin troppo largamente, \u00e8 una letteratura agiografica e celebrativa o al pi\u00f9 rivendicazionista dell\u2019epopea sassarina, ben lungi dal rappresentare una ricostruzione serena, onesta e documentata di fatti, circostanze, processi sociali e culturali.<\/p>\n<p>Ma queste sono storie di cento anni fa, si dir\u00e0. Va bene, ma dobbiamo pur constatare\u00a0<a href=\"http:\/\/sardegnamondo.eu\/2015\/01\/05\/persistenza-e-reiterazione-dei-miti-tossici\/\" target=\"_blank\">l\u2019attuale e sempre sollecitato favore per la Brigata Sassari<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"http:\/\/sardegnamondo.eu\/2014\/04\/07\/mortiferi-inquinamenti\/\" target=\"_blank\">la retorica militaresca<\/a>, imperversante e compiaciuta a tutti i livelli; elementi discorsivi spesso utilizzati come armi di distrazione di massa, o come strumenti di egemonia culturale. L\u2019elemento mitologico della Brigata Sassari fa parte integrante del nostro mito identitario. Su questo credo non possano esserci dubbi di sorta.<\/p>\n<p>Il nostro mito identitario contemporaneo \u00e8 un assemblaggio tecnicizzato utile a garantire la dipendenza e la subalternit\u00e0 della Sardegna, dentro un assetto di forze a cui noi partecipiamo come pedina sacrificabile. Lo ripeto qui per comodit\u00e0, ma sono questioni su cui in questo blog si possono facilmente reperire approfondimenti, argomentazioni e pezze d\u2019appoggio. Cos\u00ec come\u00a0nel libro\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.arkadiaeditore.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1274:tutto-quello-che-sai-sulla-sardegna-e-falso&amp;catid=23:eventi&amp;Itemid=33\" target=\"_blank\">Tutto quello che sai sulla Sardegna \u00e8 falso<\/a><\/em>.\u00a0Gli esiti concreti, storici, della persistenza di tale mito sono evidenti.<\/p>\n<p>A questo si aggiunge oggi il pericolo che la crescente consapevolezza della necessit\u00e0 di un processo di autodeterminazione sia pesantemente inquinata da interessi e orientamenti tutt\u2019altro che emancipativi. Sfuggito al recinto della marginalit\u00e0 politica cui sembrava destinato fino a qualche anno fa, il problema della nostra emancipazione economica, culturale e politica \u00e8 ormai un fattore del \u201cgioco del trono\u201d contemporaneo, sull\u2019isola. La classe dominante sarda e i suoi padroni lo sanno perfettamente. Riuscire a incanalare tale fenomeno complesso, ancora non del tutto definito, dentro una cornice economicamente e socialmente conservatrice sarebbe l\u2019ideale per poterne eliminare gli spunti pi\u00f9 liberanti\u00a0e magari cavalcarlo per promuovere la pi\u00f9 classica delle rivoluzioni passive. Un pericolo a cui da queste parti <a href=\"http:\/\/sardegnamondo.eu\/2014\/08\/27\/la-madre-delle-rivoluzioni-passive-e-sempre-incinta\/\" target=\"_blank\">si \u00e8 accennato pi\u00f9 volte<\/a>.<\/p>\n<p>Bisogna dunque stare attenti all\u2019evidente spostamento verso destra dell\u2019ambito indipendentista, sovranista, neo-sardista. \u00c8 una deriva che ben si sposa con i movimenti in corso in tutta Europa, cos\u00ec come richiamati da WM1, e per questo ancor pi\u00f9 preoccupante.<\/p>\n<p>Certe narrazioni esaltate\u00a0sul nostro glorioso passato nuragico (vero o presunto), le polemiche a volte morbose intorno ai Giganti di Mont\u2019e Prama, l\u2019insistenza su una mitopoiesi spacciata per riappropriazione della nostra \u201cvera storia\u201d (negata, nascosta, ecc.), ma sempre e solo in riferimento al\u00a0nostro lontano passato, sono operazioni ben poco spontanee e che rimandano con troppa facilit\u00e0 ad analoghe istanze emerse qua e l\u00e0 sul continente. \u00c8 tutto materiale da maneggiare con estrema cura e non senza averlo analizzato per bene.<\/p>\n<p>Il che \u00e8 anche un paradosso, dato che storicamente l\u2019indipendentismo sardo ha avuto pi\u00f9 a che fare con i processi di decolonizzazione, con gli indipendentismi mediterranei (prevalentemente di sinistra e antifascisti), con i movimenti per i diritti e per l\u2019ambiente, che con i nazionalismi classici.<\/p>\n<p>Vero \u00e8 che certe passate comparsate ai raduni della Lega nord di alcuni esponenti piuttosto in vista dell\u2019indipendentismo sardo lasciano intravvedere rapporti duraturi su quel fronte. Cos\u00ec come certa retorica pre-grillina con cui si intendeva presentare l\u2019indipendentismo sardo \u201cmoderno\u201d come \u201cn\u00e9 di destra, n\u00e9 di sinistra\u201d. In molti casi lo si diceva \u201cda sinistra\u201d. Ma non sempre e oggi sempre meno.<\/p>\n<p>L\u2019operazione di egemonizzazione destrorsa e reazionaria \u00e8 tutt\u2019altro che compiuta.\u00a0Per scongiurarne la riuscita bisogna\u00a0innalzare la soglia di attenzione e mantenere un forte senso critico su quel che si muove nello scenario politico sardo. Ricordando sempre che siamo nel bel mezzo di una fase storica estremamente difficile, alla quale si pu\u00f2 partecipare o nella veste di un soggetto collettivo riconosciuto e dotato di propria voce in capitolo, oppure in quella del mero oggetto storico.<\/p>\n<p>Questa seconda \u00e8 la nostra condizione attuale, com\u2019\u00e8 evidente. Non ne usciremo traducendo la giusta e necessaria pulsione dei Sardi alla propria autodeterminazione in un papocchio vetero-nazionalista, nostalgico e reazionario. Il percorso della nostra indipendenza o sar\u00e0 emancipante, rivoluzionario, dichiaratamente votato ai diritti civili, all\u2019eguaglianza sostanziale, ai beni comuni, alla democrazia, alla relazione pacifica e proficua con gli altri popoli europei e mediterranei, o sar\u00e0 solo l\u2019ennesima occasione mancata.\u00a0Se non un precipizio che ci condurr\u00e0 dalla padella alla brace.<\/p>\n<p>Direi di approfittare di uno sguardo esterno come quello offerto dal libro di WM1 per aggiornare la nostra riflessione sulla Sardegna di ieri e di oggi, sui suoi miti fondativi \u2013 specie quelli pi\u00f9 evidentemente velenosi \u2013 e sulle sue prospettive, tenendo sempre conto di ci\u00f2 che ci accade\u00a0intorno e che ci tocca direttamente, che ci piaccia o no.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22095\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/panorama_Rijeka.png\" alt=\"panorama_Rijeka\" width=\"600\" height=\"443\" \/><\/p>\n<p>Da <em>Panorama<\/em>, periodico in lingua italiana pubblicato a Fiume\/Rijeka, anno LXIII, n. 14, 31 luglio 2015:<\/p>\n<p><strong>WU MING FOUNDATION, UN COLLETTIVO DI ARTISTI SCOMODI<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Stefano Lusa<\/strong><\/p>\n<p>Hanno scritto uno dei migliori libri italiani dell\u2019ultimo decennio, <em>Manituana<\/em>, uscito nel 2007, ambientato negli anni trenta del XVIII secolo: un\u2019esaltazione del meticciato, un vero monumento di quello che l\u2019America avrebbe potuto essere e che invece non \u00e8 stata, ma soprattutto un monito, in tempo di polemiche sull\u2019immigrazione, a non avere paura del diverso.<br \/>\nWu Ming fin dall\u2019inizio \u00e8 stato un collettivo di artisti scomodi. Al loro esordio con <em>Q<\/em>, quando ancora si firmavano con lo pseudonimo Luther Blissett, disertarono il Premio Strega, liquidandolo come \u201cpi\u00f9 truccato di Sanremo\u201d ed annunciando, con mesi di anticipo, che lo avrebbe vinto Dacia Maraini. Alla fine and\u00f2 cos\u00ec.<br \/>\nHanno la capacit\u00e0 di fare arrabbiare, persino infuriare. Gian Paolo Serino su \u201cIl Giornale\u201d li ha definiti \u201cVenditori di inchiostro al dettaglio (\u2026) un\u2019associazione a delinquere di stampo immaginario\u201d, mentre Libero si \u00e8 chiesto: \u201ccome diavolo scriveranno a dieci mani i favolosi cinque? Capitan Sovietico scrive un capitolo e SuperGuevara un altro? Oppure scrive tutto l\u2019Uomo Maoista e gli altri fanno l\u2019editing?\u201d. Diverso il tono di The Indipendent: \u201cCome facciano questi cani sciolti italiani a ottenere narrativa di tale potenza e complessit\u00e0 da un lavoro collettivo resta un enigma, ma possano i loro tamburi suonare a lungo\u201d.<br \/>\nE i tamburi continuano a suonare; anzi sono sempre pi\u00f9 una piattaforma culturale per una sinistra povera di uomini e soprattutto di idee. Intanto loro pubblicano apprezzamenti e soprattutto critiche in bella vista su Giap, il loro seguitissimo<br \/>\nBlog. Un sito, quello della Wu Ming Fondation, che rappresenta un piano letterario in movimento, una critica per nulla remissiva nei confronti dei potenti e dei miti del passato.<\/p>\n<p>Tempo fa hanno fatto andare su tutte le furie i veneziani, per <em>Altai<\/em>, la storia, ambientata nel 1500, di un ebreo fuggito da Venezia e approdato a Costantinopoli, che sogna di trasformare Cipro in un regno per i suoi correligionari. Ci fu chi tacci\u00f2 il libro di essere antiveneziano e anticattolico. Libero lo defin\u00ec \u201cuna boiata\u201d.<br \/>\nUn collettivo di sinistra quello di Wu Ming, che non vuole nascondere di esserlo, che non provoca per il solo gusto di provocare, ma che non si trincera mai dietro il paravento dei buonismi e del politicamente corretto.<br \/>\nLe pellegrinazioni artistiche del gruppo nel Nordest non sono nuove. <em>54<\/em>, uno dei loro primi libri, narra una complessa storia di bolognesi, comunisti e partigiani, che passa anche da Trieste e dall\u2019ex Jugoslavia.<br \/>\nNel gruppo bolognese quello che sta riflettendo con pi\u00f9 insistenza su quest\u2019area d\u2019Italia \u00e8 Wu Ming 1, al secolo Roberto Bui. Una vera e propria passione, per lui, che probabilmente gli deriva anche dai suoi legami famigliari, che spesso lo portano a Trieste.<br \/>\nL\u2019autore, insieme a Roberto Santachiara, in <em>Point Lenana<\/em>, ha voluto prendere a pretesto la vita di Felice Benuzzi &#8211; complessa figura di diplomatico, scrittore e alpinista &#8211; per parlare di colonialismo, irredentismo, confine orientale, fascismo e resistenza.<br \/>\nAperta la strada non sembra voler distaccarsene. Ha scritto spesso di Nordest sul suo blog, parlando di indipendentisti veneti e triestini. Alla fine ha elaborato per il settimanale Internazionale una serie di considerazioni dissacranti e poco ortodosse<br \/>\nper \u201ccelebrare\u201d il centesimo anniversario dello scoppio della Grande Guerra. Da questo lavoro, che ha raccolto migliaia di commenti in rete e anche piccate polemiche, ne ha tratto un libro edito da Rizzoli dal titolo significativo: <em>Cent\u2019anni a Nordest &#8211; Viaggio tra i fantasmi della guera granda<\/em>.<\/p>\n<p>Si tratta di una profonda analisi, nata in due anni di viaggi e \u201cinfinite discussioni\u201d, una chiara radiografia di quel complesso mondo chiamato Nordest. Zone con confini mobili e popolazione meticcia, aree di grande arretratezza, che in meno di quarant\u2019anni, come \u00e8 avvenuto in Veneto, sono passate \u201cdalla miseria di una societ\u00e0 contadina\u201d ad una \u201cricchezza perseguita con pochi freni\u201d. Una regione dove se c\u2019\u00e8 qualcosa che non manca \u201c\u00e8 la disponibilit\u00e0 a dare tutte le colpe agli \u2018altri\u2019\u201d. In sintesi zone dove attecchiscono cripto fascismi, nazionalismi e neoindipendentismi, in cui i \u201ddifensori della patria italiana e i difensori della patria veneta o triestina o tirolese indicano gli stessi nemici esterni. Soprattutto i migranti (\u2026)\u201d<br \/>\nSono aree in cui si sogna l\u2019aiuto del presidente russo Putin, si teorizzano le sue origini venete e si riscoprono nostalgie per l\u2019Austria-Ungheria. Pi\u00f9 ci si avvicina al confine orientale, pi\u00f9 la popolazione diventa mista e pi\u00f9 affiorano le sue ansie identitarie, che emergono in opinioni nazional patriottiche o in localismi esasperati.<br \/>\nWu Ming 1 indaga sulle facce oscure del Nordest ed anche sul peso che ancor oggi riveste la prima guerra mondiale, celebrata come compimento finale del grande sogno dell\u2019unit\u00e0 nazionale. Un sogno che ha lasciato sul campo ferite profonde e molti nodi irrisolti. Un conflitto a cui Wu Ming 1 toglie la dimensione patriottica, per esaltare l\u2019aspetto dell\u2019assurda mattanza, per commemorare i disertori ed i fucilati per capriccio dei comandi militari. In sintesi Roberto Bui fa i conti con il nazionalismo italiano aggressivo e militante e i suoi progetti di conquista e di italianizzazione forzata in un area multietnica per vocazione. Un bel libro su cui, per\u00f2, sembrano pesare le sue frequentazioni triestine, che spesso, nelle pi\u00f9 radicali forme di antifascismo militante, fanno fatica a confrontarsi con l\u2019identit\u00e0 anche italiana di quella che fu la Venezia Giulia. Un nome questo che rappresenta una regione di frontiera di grande complessit\u00e0, che per essere compresa appieno deve fare i conti sia con il nazionalismo e le brame di bonifica etnica italiana, sia con progetti di slovenizzazione e croaticizzazione forzata, celati sotto le insegne della stella rossa.<\/p>\n<div id=\"attachment_22097\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22097\" class=\"wp-image-22097 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Stefano-Lusa-150x150.jpg\" alt=\"Stefano-Lusa-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><p id=\"caption-attachment-22097\" class=\"wp-caption-text\">Il giornalista e saggista Stefano Lusa (Radio Capodistra, Panorama, Osservatorio Balcani Caucaso)<\/p><\/div>\n<p><strong>Un commento di Wu Ming 1<\/strong><br \/>\nRingrazio Stefano Lusa per la bella\u00a0 e partecipata recensione, e per il complimento (lui stesso, su Twitter, lo ha definito tale!) che mi ha fatto scrivendo della mia vicinanza agli ambienti dell&#8217;antifascismo militante pi\u00f9 radicale. Tuttavia, non posso non dire che la parte finale della recensione mi sembra fuori fuoco.<br \/>\n<em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> indaga un concetto geografico-storico preciso, l&#8217;attuale &#8220;Nordest italiano&#8221;, dove non mi risulta che nessuno abbia cercato di imporre una &#8220;slovenizzazione&#8221; n\u00e9 una &#8220;<span class=\"il\">croatizzazione<\/span>&#8220;. Vanno smontati e combattuti tutti i nazionalismi, anche quelli che in Slovenia e in Croazia si spingono a rivalutare i Domobranci e gli Ustascia, per\u00f2 il mio libro non parla di Slovenia e Croazia, parla dello stato-nazione in cui vivo, e in particolare del suo attuale cantone nordorientale. E per parlare di Nordest \u00e8 indispensabile raccontare l&#8217;italianizzazione forzata dei territori poi divenuti la regione Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Bolzano. Inoltre, sono convinto che ciascuno debba iniziare la critica dai <em>propri<\/em> miti nazionali e dal <em>proprio<\/em> imperialismo. Si chiama &#8220;critica radicale&#8221; perch\u00e9 va alle radici, e le radici dei problemi dell&#8217;Italia, c&#8217;\u00e8 poco da fare, stanno in Italia. Di denunciare i razzismi <em>altrui<\/em>, in fondo, son buoni tutti.<br \/>\nIn Italia,\u00a0fuori da ambiti storiografici specialistici e piccole nicchie militanti, dei crimini dell&#8217;imperialismo italiano non sa niente quasi nessuno. Il senso comune sulle terre che stanno a est di Trieste \u00e8 plasmato, quando va bene, da pastrocchi vittimistici come il <em>Magazzino 18<\/em> di Bernas e Cristicchi (spettacolo che sul <em>Panorama<\/em> fiumano \u00e8 stato incensato). Peggio ancora se parliamo del colonialismo italiano in Africa. Insomma, il lavoro da fare \u00e8 tanto, dire che se si parla dell&#8217;italianizzazione bisogna parlare anche della croatizzazione \u00e8 un&#8217;indicazione a rischio di benaltrismo, o al meglio di &#8220;par condicio&#8221;: X lo abbiamo detto, adesso per compensare diciamo anche Y. \u00c8 una logica nella quale non posso riconoscermi.<br \/>\nLusa \u00e8 antifascista e so bene che nelle sue intenzioni non c&#8217;\u00e8 n\u00e9 il benaltrismo n\u00e9 la &#8220;par condicio&#8221; tra fascisti e partigiani. Anche per questo il suo rilievo nei miei confronti non mi convince. Ci sar\u00e0 modo di discuterne, magari proprio qui su <em>Giap<\/em>, magari proprio nello spazio commenti qui sotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p><strong>MEMORIE SELETTIVE E MATASSE PIENE DI NODI<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Daniele Barbieri<\/strong>, dal suo blog <a href=\"http:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/memorie-selettive-e-matasse-piene-di-nodi\/\">\u00abLa bottega del Barbieri\u00bb<\/a><\/p>\n<div id=\"attachment_22098\" style=\"width: 240px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22098\" class=\"wp-image-22098 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Barbieri.jpg\" alt=\"Daniele Barbieri\" width=\"230\" height=\"190\" \/><p id=\"caption-attachment-22098\" class=\"wp-caption-text\">Il giornalista e saggista Daniele Barbieri.<\/p><\/div>\n<p>\u00abDobbiamo fare i conti con questi intrichi di identit\u00e0, con le nostre memorie selettive, con matasse piene di nodi\u00bb: cos\u00ec Wu Ming 1 in \u00ab<i>Cent\u2019anni a Nordest<\/i>\u00bb (Rizzoli: 274 pagine per 17 euri) uscito a giugno e dedicato ad Antonio Caronia.<\/p>\n<p>Se la firma \u00e8 Wu Ming (in collettivo o singolarmente) i libri sono sempre belli, perlopi\u00f9 tendenti all\u2019ottimo. Lo conferma questo viaggio nella ragnatela che si avvolge attorno al Nordest.<\/p>\n<p>Si inizia con un cimitero in fiamme (agosto 2013) e con un cimitero \u00aberrante\u00bb (giugno 2007). Sino all\u2019ultima riga \u2013 \u00abBentornati, fantasmi della diserzione\u00bb \u2013 non ci si annoia mai. Persino \u00abi titoli di coda\u00bb (in sostanza le indicazioni biblio-sito-grafiche, qualche nota e ulteriori suggestioni\/provocazioni) non hanno il noioso sapore della pappa per \u201cspecialisti\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 un reportage narrativo? O un racconto-inchiesta? O un montaggio di storia, cronaca, mappe e dubbi? La definizione, qui pi\u00f9 che mai, interessa zero. La quarta di copertina suggerisce il cammino: \u00abA Nordest il passato si confonde con il presente, tra memorie rimosse ed eredit\u00e0 inconfessate. Cos\u00ec ho deciso di studiare, intervistare, mappare, scrivere\u00bb.<\/p>\n<p>Nordest vuol dire i luoghi della prima guerra mondiale, \u00abla <i>guera granda, <\/i>nelle parlate venete\u00bb. Qui c\u2019\u00e8 il fiume della retorica, \u00abla Piave\u00bb ribattezzato maschio perch\u00e9 gli eroi \u2013 si sa \u2013 non possono essere femmine. Qui Gorizia, \u00abtu sei maledetta\u00bb. E qui Caporetto, \u00abo meglio Kobarid\u00bb. Trento e Trieste, sempre citate insieme pur se sono lontane e diverse. Ed ecco Bolzano \u00abche non era \u201cirredenta\u201d n\u00e9 italiana, ma gi\u00e0 che ci siamo prendiamola\u00bb.<\/p>\n<p>In questo centenario del grande massacro il Nordest \u00e8 pieno di ambigue, macabre, talvolta fasciopatriottarde \u201cofferte turistiche\u201d.<\/p>\n<p>La pianura veneta \u2013 sintetizza Wu Ming 1 (d\u2019ora in poi WM1) \u2013 \u00e8 \u00abdivorata dalla psoriasi del mattone e del cemento\u00bb. In meno di 40 anni \u00abquesta terra \u00e8 passata dalla miseria [\u2026] a una ricchezza perseguita con pochi freni\u00bb, al leghismo-razzismo, alle spinte secessioniste. A me torna sempre in mente l\u2019esplosivo mix di soldi e ignoranza cantato dai Pitura Freska per spiegare come\/dove nascono i Pietro Maso.<\/p>\n<p>\u00abSuolo e sangue. <i>Blot und Boden<\/i>\u00bb: da queste parti, pi\u00f9 che altrove, torna a risuonare l\u2019antico, terribile; commenta l\u2019autore, citando Karl Kraus, \u00abl\u2019unione di sangue e terra provoca il tetano\u00bb. La prima parte del libro si muove fra indipendentismi, austronostalgie, \u00abmitologie tossiche\u00bb (e perlopi\u00f9 inventate). Molta merda, tanto kitsch e dunque torna utile a WM1 la definizione di kitsch che venne proposta da Milan Kundera: \u00abUn mondo dove la merda \u00e8 negata e dove tutti si comportano come se non esistesse\u00bb.<\/p>\n<p>Ma ogni tanto, nelle pieghe del passato inventato, affiora anche qualche complicata verit\u00e0: a esempio, \u00abcon l\u2019annessione all\u2019Italia, Trieste non sembra aver fatto un buon affare\u00bb. Muovendosi \u2013 100 anni dopo \u2013 fra le spinte \u201cidentitarie\u201d di Trieste incontreremo persino Bruce Springsteen: una grottesca vicenda del giugno 2012.<\/p>\n<p>Attenzione: \u00abla nostalgia per gli Asburgo pu\u00f2 nasconderne una pi\u00f9 lercia: quella per le SS\u00bb. Pochi lo ricordano ma \u00abdal 10 settembre 1943 al 1 maggio 1945, con la creazione della Zona Operazioni Litorale Adriatico, <i>de facto<\/i> Trieste fu annessa al Terzo Reich\u00bb. E c\u2019\u00e8 oggi chi rivendica quei \u201cbei tempi\u201d.<\/p>\n<p>In molti punti il reportage di WM1 deve fare i conti con l\u2019assurdo. Per citarne solo due.<\/p>\n<p>La rivendicazione di un Putin dalle origini venete tocca i vertici della insensatezza. I dettagli sono importanti. E allucinanti. Visto che la desinenza \u201cin\u201d \u00e8 \u00abtipicamente veneta\u00bb, alla fine WM1 taglia corto: \u00abVero. Lenin era di Montebelluna, Rasputin di Monselice, Gagarin di San Don\u00e0 di Piave\u00bb.<\/p>\n<p>Pazzesca \u00e8 anche la vicenda del fascistissimo fregio dello scultore Giovanni Piffrader che, dopo 70 anni di repubblica nata dall\u2019antifascismo, \u00e8 ancora l\u00ec a Bolzano, in bella vista, con \u00abil motto CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE\u00bb (e anzi i lavori non erano finiti perci\u00f2 si provvide a sistemare l\u2019opera nel 1957, \u00abin occasione di una visita del presidente Gronchi\u00bb).<\/p>\n<p>\u00abSi fa presto a dire Nordest\u00bb ma \u2013 spiega WM1 \u2013 quelle tre regioni sono diversissime fra loro.<\/p>\n<p>\u00abNon parleremmo di \u201cNordest\u201d senza la Prima guerra mondiale. Il Nordest \u00e8 il prodotto di quella guerra che oper\u00f2 una cesura irreversibile [\u2026] Il Nordest \u00e8 figlio della <i>guera granda<\/i> in ogni suo aspetto a cominciare dal paesaggio\u00bb. Di nuovo, con bravura, Wu Ming 1 intreccia passato e presente: a esempio tentando di rispondere a una ben scomoda domanda, ovvero come mai nel Trentino e Alto Adige (dove \u00abc\u2019\u00e8 un Welfare che altrove te lo sogni\u00bb) \u00abci si ammazza pi\u00f9 che altrove?\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo aver ragionato sul mito degli Alpini e degli Schutzen, sulle \u00abdue destre\u00bb e sulla memoria antimilitarista che ogni tanto riaffiora, il libro prova a fare i conti con alcuni nodi \u2013 \u00abvanno sciolti con pazienza, uno a uno\u00bb \u2013 del passato, chiedendosi se \u00abil centenario della Grande guerra, coi suoi 4 anni di ricorrenza\u00bb potrebbe essere un\u2019occasione per un ragionamento collettivo. (A parer mio \u00e8 una domanda retorica se rivolta alle istituzioni ma serissima se la consideriamo l\u2019invito a un brainstorming popolare).<\/p>\n<p>I grandi cimiteri nazionalisti e fascisti. O il Carso, \u00abche in tedesco si chiama Karst, in sloveno Kras\u00bb. Ronchi che usa il suffisso \u00abdei Legionari\u00bb ma qualcuno vorrebbe ribattezzare \u00abdei partigiani\u00bb. Le infamie di Cadorna, di Andrea Graziani, del Duca d\u2019Aosta. Le fucilazioni sommarie di Villesse, di Cervicento, di \u2026 (\u00abdurante la guerra si svolsero ben 162.563 processi\u00bb per diserzione). Il \u00abmonumento al disertore di tutte le guerre\u00bb a Rovereto (nel novembre 2004). Ma anche il presidente Napolitano che elogia \u00abil superiore senso dello Stato\u00bb del fascista Giorgio Almirante. L\u2019oggi degli aerei da guerra F 35. Il cambio di nome a Udine del \u00abpiazzale Cadorna\u00bb nell\u2019agosto 2011\u2026 Sono alcune tappe del viaggio di Wu Ming 1.<\/p>\n<p>Storie sepolte: dalla retorica e dalla censura pi\u00f9 che dal tempo. Ma che qualcuno oggi racconta. Come l\u2019attore e regista Alessandro Anderloni: come il drammaturgo Massimiliano Speziani; come \u2013 aggiungo io \u2013 la lettura \u00ab<i>Ancora prigionieri della guerra<\/i>\u00bb (*). Come questo libro importante, anzi indispensabile. \u00abPerch\u00e9 diserzione e disobbedienza non sono \u201cacqua passata sotto i ponti\u201d ma domande poste al presente, a chi vuole fare la guerra oggi\u00bb.<\/p>\n<p>(*) Essendo parte in causa (co-autore con Francesca Negretti) non mi dilungo sulla lettura \u00ab<i>Ancora prigionieri della guerra<\/i>\u00bb; chi vuole saperne di pi\u00f9 trover\u00e0 informazioni qui in \u201cbottega\u201d.<\/p>\n<p>(**) Questa sorta di recensione va a collocarsi nella rubrica \u00abChiedo venia\u00bb, nel senso che mi \u00e8 capitato, mi capita e probabilmente continuer\u00e0 a capitarmi di non parlare tempestivamente in blog di alcuni bei libri pur letti e apprezzati. Perch\u00e9 accade? A volte nei giorni successivi alle letture sono stato travolto (da qualcosa, qualcuna\/o, da misteriosi e-venti, dal destino cinico e baro, dalla stanchezza, dal super-lavoro, dai banali impicci del quotidiano +1, +2 e +3\u2026 o da chi si ricorda pi\u00f9); altre volte mi \u00e8 accaduto di concordare con qualche collega una recensione che poi rimaneva sospesa per molti mesi fino a \u201cmorire di vecchiaia\u201d. Ogni tanto rimedio in blog a questi buchi, appunto <b>chiedendo venia<\/b>. Per\u00f2, visto che fra luglio e agosto ho deciso di recuperare un bel po\u2019 di queste letture e di aggiungerne altre, mi sa che alla fine queste recensioni recuperate e fresche terranno un ritmo \u201cagostano\u201d quasi quotidiano, cos\u00ec da aggiornare in \u201cun libro al giorno toglie db di torno\u201d quel vecchio detto paramedico sulle mele. D\u2019altronde quando ero piccino-picci\u00f2 e ancora non sapevo usare bene le parole alla domanda \u00abche farai da grande?\u00bb rispondevo \u00abforse l\u2019austriaco (intendevo dire \u201castronauta\u201d ma spesso sbagliavo la parola) oppure \u00abquello che gli mandano a casa i libri, lui li legge e dice se van bene, se son belli\u00bb. Non sono riuscito a volare oltre i cieli, se non con la fantasia; per\u00f2 ogni tanto mi mandano i libri \u2026 e se no li compro o li vado a prendere in biblioteca, visto che alcuni costano troppo per le mie attuali tasche. \u00abAllora fai il recensore?\u00bb mi domandano qualche volta. \u00abRe e censore mi sembrano due parolacce\u00bb spiego: \u00abquel che faccio \u00e8 leggere, commentare, cercare connessioni, accennare alle trame (svelare troppo no-no-no, non si fa), tentare di vedere perch\u00e9 storia, personaggi e stile mi hanno catturato\u00bb. Altra domanda: \u00abe se un libro non ti piace, ne scrivi lo stesso?\u00bb. Meditando-meditonto rispondo: \u00abIn linea di massima ne taccio, ci sono taaaaanti bei libri di cui parlare perch\u00e9 perder tempo a sparlare dei brutti?\u00bb. (<b>db<\/b>)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p>Segnaliamo <a href=\"http:\/\/www.seregno.tv\/nero-su-bianco-libri-a-confronto-2\/\">la videorecensione di <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em><\/a> realizzata da <strong>Pietro Amati<\/strong> per la rubrica \u00abNero su bianco: libri a confronto&#8221;, in onda sulla web-tv Seregno TV.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p><strong>UN VIAGGIO LUNGO E STRANO, SENZA TIMORE DEI FANTASMI<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Franco Berteni<\/strong> (Mr. Mills), dal suo blog <a href=\"https:\/\/mrmillbase.wordpress.com\/2015\/08\/05\/un-viaggio-lungo-e-strano-senza-timore-dei-fantasmi-centanni-a-nordest-di-wu-ming-1\/\">\u00abThis Machine Kills Fascists\u00bb<\/a><\/p>\n<p>Il racconto-inchiesta di Wu Ming 1 \u00e8 presentato, nella dedica ad Antonio Caronia, come <em>atrocity exhibition<\/em>. Nel secolo che vi \u00e8 raccontato dal punto d\u2019osservazione di quello che fu prima nominato le Tre Venezie, successivamente Triveneto e che oggi indichiamo come Nordest, cent\u2019anni fa le atrocit\u00e0 furono quelle della <em>guera granda<\/em>, che con ipocrita <em>grandeur<\/em> la retorica patriottarda insinuata nel discorso pubblico si ostina a nominare Grande Guerra. Cosa possa esserci di grande in una guerra \u00e8 difficile da immaginare, l\u2019unica grandezza che possiamo misurare di quegli eventi, che secondo Wu Ming 1 rappresentano l\u2019origine stessa dell\u2019identit\u00e0 di quella porzione di territorio italiano che conosciamo come Nordest, \u00e8 il numero delle morti causate dall\u2019assurdit\u00e0 della guerra e dal nazionalismo, dalla follia di chi diresse le operazioni belliche spingendo al massacro migliaia di ignari uomini fatti soldati. Cos\u00ec \u00e8 che di questo <em>viaggio lungo e strano<\/em> che come lettori ripercorriamo nelle pagine del libro i cimiteri abbondano, ch\u00e9 l\u2019autore non \u00e8 tra quelli che affrettano<em> il passo attraversando i cimiteri, e preferiscono parlare di teatro piuttosto che d\u2019inferno<\/em>: la narrazione prende avvio dalla descrizione della performance di Alberto Peruffo intitolata <em>The Burning Cemetery<\/em>, rappresentazione di un cimitero in fiamme che ricorda i 41 cimiteri che erano disseminati sull\u2019Altopiano dei Sette Comuni, <em>prima linea<\/em> del confine italo-austriaco durante la Prima guerra mondiale; ci si sposta poi in visita al cimitero di guerra austro-ungarico di Prosek\/Prosecco e varie pagine sono dedicate al sacrario di Redipuglia, un immenso ossario che \u00e8 un esempio concreto di quella che Mark Thompson, nel suo <em>La guerra bianca,<\/em> chiama \u00abteologia surrogata\u00bb.<\/p>\n<div data-shortcode=\"caption\" id=\"attachment_326\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><a href=\"https:\/\/mrmillbase.files.wordpress.com\/2015\/08\/peruffo.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-326\" src=\"https:\/\/mrmillbase.files.wordpress.com\/2015\/08\/peruffo.jpg?w=640\" alt=\"The Burning Cemetery - Alberto Peruffo\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><em>The Burning Cemetery<\/em> \u2013 Alberto Peruffo<\/p>\n<\/div>\n<p>A partire da ognuno di questi luoghi l\u2019esplorazione corre avanti e indietro nel tempo, si sposta seguendo i punti cardinali nella geografia del Nordest, nel tentativo di comprendere come gli eventi accaduti un secolo fa influenzino ancora oggi un\u2019identit\u00e0 che non si esaurisce nella dimensione <em>locale<\/em>, poich\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 il Nordest per gli italiani \u2013 immagine parziale, acritica e omogeneizzante \u2013 di ritorno plasma la costruzione dall\u2019alto della \u201cidentit\u00e0 nazionale\u201d. <em>Cent\u2019anni a Nordest<\/em> non affronta solamente il tentativo di costruzione di un\u2019identit\u00e0 nazionale in cui \u00abil passato \u00e8 una sorta di\u00a0pappa omogeneizzata\u00bb \u2013 come ebbe a dire Furio Jesi interrogato sulla caratteristica peculiare della <em>cultura di destra<\/em> \u2013 ma le tendenze del populismo xenofobo e identitario europeo di cui queste aree sono un laboratorio, proprio a partire dal ruolo e soprattutto dai rimossi attinenti la <em>guera granda<\/em>: l\u2019esempio pi\u00f9 significativo \u00e8 il caratteristico \u00abm\u00e9lange di austronostalgia e putinismo [che] caratterizza tutti gli indipendentismi dalla riva veneta del Po ai confini con Tirolo, Carinzia e Slovenia.\u00bb<\/p>\n<p>Un m\u00e9lange questo che \u00e8 <em>culto della tradizione<\/em> \u2013 poco importa se quest\u2019ultima \u00e8 artificiosamente modellata (quale <em>tradizione<\/em> non lo \u00e8?), se il risultato \u00e8 un insieme di messaggi e discorsi inconciliabili e contradditori \u2013 in cui si sfonda il limite del ridicolo arrivando a identificare presunte origini venete dello stesso Putin, \u00a0ma anche del folkloristico, quando aree dell\u2019indipendentismo veneto e della galassia rosso-bruna russa si saldano sulla base di una pseudo-teoria \u201cvenetica\u201d alla ricerca delle medesime origini pre-indoeuropee. Una fascinazione nei confronti di questo discorso, che decostruito risulta essere una stratificazione di suggestioni, caratterizza altri movimenti indipendentisti come il <em>TLT \u2013 Movimento Trieste Libera<\/em>, oppure a Trento e Bolzano \u2013 <em>nelle provincie autonome di<\/em> \u2013 nell\u2019area culturale impegnata a costruire una cornice di discorso che riaffermi una comune \u201cidentit\u00e0 tirolese\u201d. Al netto di quello che viene affermato nelle presentazioni e nei discorsi ufficiali, quello che accumuna questi <em>som-<\/em>movimenti \u00e8 un identitarismo spinto \u2013 che al <em>grado zero<\/em> si definisce sull\u2019uscio della propria casa \u2013 con il relativo portato di xenofobia e il dito indice sempre puntato minacciosamente verso qualche capro espiatorio \u2013 <em>Le nutrie! I clandestini! \u00c8 colpa delle nutrie clandestine!<\/em><\/p>\n<p>I <em>fantasmi della diserzione<\/em> sono le entit\u00e0 evocate nell\u2019ultima parte del libro, quella schiera di renitenti, disertori e insubordinati che cercarono di sottrarsi all\u2019abominio della <em>guera grande<\/em>, particolarmente numerosi sul versante italiano del fronte e che furono in molti casi passati per le armi dai solerti carabinieri senza processo o dopo processi farsa. Se il loro ricordo e le ragioni del loro agire sono mistificati nella retorica ufficiale, i generali \u2013 <em>in primis<\/em>\u00a0quel Luigi Cadorna che inettamente spinse all\u2019inutile carneficina migliaia di uomini \u2013 ancora oggi sono celebrati in ogni citt\u00e0 d\u2019Italia con piazze e vie che portano il loro nome. Oggi, negli ultimi anni, la messa in discussione di questi tributi sembra avviarsi proprio dal Nordest, mentre\u00a0a partire dal recupero delle storie personali di renitenti e disertori le tragiche vicende del fronte italo-austriaco trovano l\u2019occasione per assumere la profondit\u00e0 e la complessit\u00e0 che gli sono state per un secolo negate nella memoria pubblica. Possono sembrare inezie queste risposte immunitarie se confrontate con il panorama socio-culturale esplorato pagina dopo pagina in questo <em>Cent\u2019anni a Nordest<\/em>, narrazioni ancora minoritarie che hanno l\u2019arduo compito di contrastare narrazioni tossiche sedimentate in decenni; ma \u00e8 il primo passo, il primo rifiuto di una narrazione che ci cammina sulle teste, proprio come fu il rifiuto di quei <em>fantasmi della diserzione<\/em> che nelle loro scelte guardarono al futuro e che dai cimiteri oggi rappresentano un\u2019esortazione a\u00a0fare altrettanto.<\/p>\n<p>_____<\/p>\n<p>*** Il tizio non sappiamo chi sia, n\u00e9 perch\u00e9 dica che su <em>Giap<\/em> il suo IP \u00e8 bannato. Boh. Ognuno si vanta di quel che gli pare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il libro di Wu Ming 1 Cent&#8217;anni a Nordest sta facendo molto discutere, on line e dal vivo. 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