{"id":21850,"date":"2015-06-30T19:54:39","date_gmt":"2015-06-30T17:54:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=21850"},"modified":"2018-04-17T11:18:37","modified_gmt":"2018-04-17T09:18:37","slug":"sulluso-politico-dellaustronostalgia-discussione-tra-giapster-a-partire-da-100annianordest","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/06\/sulluso-politico-dellaustronostalgia-discussione-tra-giapster-a-partire-da-100annianordest\/","title":{"rendered":"Sull&#8217;uso politico dell&#8217;austronostalgia. Discussione tra giapster a partire da #100anniaNordEst"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21879\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/franzsissi.jpg\" alt=\"Cecco Beppe e Sissi\" width=\"600\" height=\"519\" \/><\/p>\n<p><b>WM1 <\/b> Gi\u00e0 durante la pubblicazione a puntate del reportage sul sito di <em>Internazionale<\/em> mi arriv\u00f2 una mail dove mi si rimproverava di \u00absottile nazionalismo\u00bb perch\u00e9 mettevo in discussione il mito a lenti rosa dell&#8217;Impero austroungarico. \u00abGli Asburgo avevano i difetti che lei dice, ma i Savoia erano molto peggio\u00bb, era il succo della mail. Ecco uno stralcio della mia risposta in quell&#8217;occasione:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon credo proprio che il mio approccio possa essere imputato di nazionalismo, ancorch\u00e9 &#8220;sottile&#8221;, visto che il mio punto di partenza \u00e8 il rigetto radicale di <i>ogni<\/i> elemento di nazionalismo (non solo di quello italiano ma anche di quelli &#8220;su scala minore&#8221;, rinvenibili nei vari indipendentismi che stanno prendendo piede nel Nordest), di tutte le rimozioni della storia patria (molte delle quali connesse alla Grande guerra e alle sue motivazioni imperialiste, razziste e antislave) e della narrazione tossica &#8220;Italiani brava gente&#8221;.<\/p>\n<p>Che la conquista e l&#8217;italianizzazione forzata della Venezia Giulia e dell&#8217;Adriatico orientale siano stati veri e propri crimini storici su vasta scala l&#8217;ho scritto in maniera chiara nel reportage, a suo tempo ci ho scritto un libro (<i>Point Lenana<\/i>) e svariati articoli e commenti. Sul fatto che i Savoia fossero lerci figuri, idem. Ma si pu\u00f2 pensare e dire questo senza bersi l&#8217;idealizzazione del dominio asburgico, che nella retrospezione rosea di certo indipendentismo \u00e8 tutto rose e fiori. Se devo scegliere tra sparare agli Asburgo in nome dei Savoia e sparare sui Savoia in nome degli Asburgo, grazie, ma preferisco sparare su entrambi. Come si legge nel Re Lear, &#8220;il tempo della vita \u00e8 breve, e se viviamo, viviamo per calpestare i re&#8221;.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><!--more--> Pochi giorni dopo l&#8217;uscita in libro della versione ampliata del reportage, ho ricevuto una mail da un amico triestino, molto pi\u00f9 intelligente e sfumata perch\u00e9 si tratta di un interlocutore di spessore, per\u00f2 la sostanza era simile.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abCon tutti i suoi difetti l&#8217;Austria era uno stato di diritto molto pi\u00f9 del regno d&#8217;Italia. E, senza vagheggiare paradisi (trasformando l&#8217;Austria in una &#8220;visione falsa e scintillante come il cigno del Lohengrin&#8221;, per citare la Cialente), ci sono stati, all&#8217;epoca, un senso del Paese (quale laboratorio europeo), una consapevolezza dell&#8217;essere corpo sociale, una tensione etica superiore, che abbiamo via via smarrito nei decenni susseguenti [&#8230;]<br \/>\nDi qui anche la pulsione dell&#8217;autonomismo, che \u00e8 liquidata in maniera un po&#8217; troppo sbrigativa e focalizzata sui movimenti d&#8217;oggid\u00ec (c&#8217;era anche sotto l&#8217;Austria, in realt\u00e0, perch\u00e8 \u00e8 un portato &#8211; seppur non esclusivo &#8211; del confine). Si tratta in realt\u00e0 di questione non ignobile n\u00e9 insensata, che ha radici e motivazioni provenienti da lontano, e che si \u00e8 alimentata, oltre che di interessi di piccolo cabotaggio, di stupidit\u00e0 supponente, anche di una situazione geografico-politica capace di dettare le sorti positive o negative della citt\u00e0 nel relazionarla all&#8217;Europa (cosa favorita sino a cent&#8217;anni fa, poi abbastanza ostacolata).\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Ecco la mia risposta:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNel libro riconosco che nella storia di Trieste ci sono stati indipendentismi diversi e fondati nelle loro rivendicazioni, movimenti non ambigui n\u00e9 retrivi. Cito appunto Cergoly, Cusin [&#8230;] Dico testualmente che quegli indipendentisti sarebbero inorriditi vedendo quelli di oggi e le loro derive reazionarie e da <em>trapoler<\/em> [intrallazzoni, N.d.T.]. I crimini dell&#8217;Italia prefascista e fascista, hai visto, li denuncio lungo tutto il libro, quella \u00e8 la base di tutto il discorso, come gi\u00e0 in <i>Point Lenana<\/i>. Il peggioramento della situazione rispetto a quando c&#8217;era l&#8217;Austria, soprattutto per le minoranze, mi sembra di averlo descritto in modo inequivoco. Su questo siamo d&#8217;accordo.<\/p>\n<p>Per\u00f2 poi nel libro arrivo al punto che mi preme, faccio il passo che mi sembra pochi stiano facendo: cerco di capire, spiegarmi e spiegare in cosa consiste l&#8217;uso politico dell&#8217;austronostalgia nel Nordest di oggi, come viene &#8220;tecnicizzato&#8221; quel mito, come viene indirizzata quella pulsione in modo strumentale e cosa serve a nascondere. La pletora di riferimenti cripto-nazisti che cito, tutta presa dalle parole di attivisti di ogni corrente dell&#8217;indipendentismo di oggi dice molto sulle trasformazioni pericolose in corso. Il paradossale richiamo al &#8220;multiculturalismo austroungarico&#8221; usato per giustificare esclusione e discriminazione dei migranti di oggi la dice lunga su come un passato rivisitato senza le sue contraddizioni sia un&#8217;arma politica nel presente. In Trentino \u00e8 la stessa storia, l&#8217;austronostalgia \u00e8 l&#8217;ingrediente base di tutta una serie di pietanze razziste e reazionarie.<\/p>\n<p>Di questa cosa non si parla granch\u00e9, mi sembra che venga presa sottogamba. Proprio chi come noi denuncia i crimini dell&#8217;Italia dovrebbe preoccuparsi pi\u00f9 degli altri del modo pretestuoso, capzioso e orripilante in cui certe correnti ideologiche si appropriano di tale denuncia per trarne conclusioni inaccettabili (tipo \u201cnel &#8217;43 i tedeschi ci hanno liberati\u201d, frase di un esponente del Comitato Porto Libero di Trieste).<br \/>\nNell&#8217;indipendentismo di oggi si agita un sottobosco la cui pericolosit\u00e0 non dovremmo sottovalutare. Proprio perch\u00e9 l&#8217;indipendentismo e prima ancora il ruolo di Trieste nell&#8217;impero sono stati cose serie.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Negli stessi giorni, \u00e8 iniziata una discussione via email sull&#8217;austronostalgia tra alcuni\/e giapster delle terre ex-\u00abirredente\u00bb: <strong>Tuco<\/strong>, <strong>Zora<\/strong>, <strong>Lorenzo Filipaz<\/strong> e <strong>Piero Purini<\/strong> (da Trieste) e <strong>Tom Trento<\/strong> (si capisce gi\u00e0 da dove). Lo scambio di pareri si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 interessante, tanto che abbiamo deciso di rimontarlo, sistemarlo e farne un post per <i>Giap<\/i>. Buona lettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p><b>TUCO<\/b> Il primo tizio, quello che se l&#8217;\u00e8 presa per la critica dell&#8217;austronostalgia nel reportage, e ancor prima quelli che si erano alterati per le inchieste sul neoindipendentismo triestino fino ad accusare <i>Giap<\/i> di criptonazionalismo italiano, soffrono di un <i>bias<\/i> speculare a quello degli italiani che criticano il colonialismo francese ma minimizzano quello italiano, oppure condannano il nazismo ma fanno mille distinguo sul fascismo. Si tratta di persone che utilizzano da tempo la critica radicale del nazionalismo italiano <i>fatta in italia<\/i>, a puntello della loro austronostalgia. Per\u00f2 attenzione: autorappresentandosi queste persone come austriache o triestine, tale critica radicale non le riguarda direttamente. E infatti non accettano che lo stesso tipo di critica radicale venga fatta al <i>loro<\/i> identitarismo. In Austria da anni si \u00e8 sviluppato un importante dibattito sul rimosso del passato nazista, sulla falsa autorappresentazione degli austriaci come vittime del nazismo. Se gli austronostalgici fossero veramente radicali nella loro critica al nazionalismo, seguirebbero e svilupperebbero <i>quel<\/i> filone, invece di utilizzare strumentalmente la critica radicale del nazionalismo italiano.<br \/>\nVale sempre la pena leggere <b>Karl Liebknecht<\/b>. Perch\u00e9 se noi &#8220;italiani&#8221; abbiamo il dovere di denunciare l&#8217;imperialismo italiano e smontare la retorica italiana sulla Grande guerra, i <i>wannabe<\/i> \u00abaustriaci\u00bb hanno il dovere di fare la stessa cosa con l&#8217;imperialismo e la retorica austrotedesca. Altrimenti la loro critica non \u00e8 radicale; al contrario, individua un nemico esterno per evitare il confronto con le contraddizioni interne. E quindi \u00e8 cultura di destra. Ecco Liebknecht:<\/p>\n<blockquote>\n<div id=\"attachment_21852\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21852\" class=\"size-full wp-image-21852\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Liebknecht1.jpg\" alt=\"Karl Liebknecht (1871 - 1919)\" width=\"150\" height=\"223\" \/><p id=\"caption-attachment-21852\" class=\"wp-caption-text\">Karl Liebknecht (1871 &#8211; 1919)<\/p><\/div>\n<p>\u00abSono offensive le tirate con le quali l&#8217;imperialismo italiano giustifica i propri saccheggi; \u00e8 offensiva la tragicommedia romana [&#8230;] Ma ancora pi\u00f9 offensivo \u00e8 il fatto che possiamo riconoscervi, come riflessi in uno specchio, i metodi tedeschi e austriaci del luglio e agosto 1914.<br \/>\nGli istigatori di guerra italiani meritano tutte le nostre denunce, ma non sono altro che le copie degli istigatori tedeschi e austriaci, ovvero i principali responsabili dello scoppio della guerra. Sono piume dello stesso uccello!<br \/>\nL&#8217;ultimatum austriaco alla Serbia del 23 luglio 1914 conteneva in s\u00e9 la questione del dominio sui Balcani, sull&#8217;Asia Minore e sull&#8217;intero Mediterraneo, ergo conteneva in un sol colpo tutti gli antagonismi tra Austria-Germania e Italia.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><b>LORENZO<\/b> Che l&#8217;austronostalgia sia conservatrice \u00e8 ovvio, meno ovvio \u00e8 il suo appeal tra molti <i>locals<\/i> per niente conservatori, mi ci metto in mezzo anch&#8217;io senza problemi. L&#8217;austronostalgia qui ha risvolti psicoanalitici pesanti, il che vuol dire che alligna nel torbido, nel compost del rimosso collettivo. Spontaneamente l&#8217;austronostalgia mi fa simpatia per i risvolti familiari, i bisnonni e pro-prozii che ho potuto conoscere da bambino erano austronostalgici (ovviamente l&#8217;ho saputo dopo) e c&#8217;\u00e8 qualcosa di paternalistico in Franz Joseph, ovviamente a un livello razionale sappiamo che si tratta di proiezioni, facile dirlo ma sappiamo anche che la ragione \u00e8 una fragile punta d&#8217;iceberg nella psiche. Come ha scritto <b>Stefano Pontiggia<\/b>, a Trieste tutti si occupano di passato prendendo dal passato solo ci\u00f2 che pu\u00f2 giustificare la propria storia familiare, per crearsi delle radici e una giustificazione al proprio essere su un suolo in cui negli ultimi cento anni le radici sono state mozzate da una continua sarchiatura. Ognuno da queste parti si prende ci\u00f2 che gli serve del passato e lascia da parte tutto il resto, come si fosse al negozio, ma in verit\u00e0 dice molto di pi\u00f9 della nostra storia ci\u00f2 che lasciamo sullo scaffale.<br \/>\nL&#8217;austronostalgia si alimenta di montagne di scarti dimenticati, ma non tanto all&#8217;epoca della <i>Defonta<\/i> (di cui pure si prende solo ci\u00f2 che luccica), quanto dagli scarti rimossi delle epoche successive. Ad operare \u00e8 un&#8217;incessante ucronia: \u00ab<em>Come sarebbe stato se&#8230;<\/em>\u00bb e la continuazione rimossa \u00e8: \u00ab<em>&#8230;se non fossimo stati degli stronzi<\/em>\u00bb, perch\u00e9 si parla tanto dei fascisti che sono venuti da fuori, e dei nazisti, e dei partigiani, tutti venuti da fuori a rompere i coglioni ma i Pagnini, i Globocnick, i Coceani, e anche gli Steff\u00e9 e gli Stemberga eravamo noi, i nostri avi&#8230; Particolari che vengono rimossi. Per dire: nella mia stessa famiglia ci si ricorda sempre solo dei partigiani, dei disertori nella Grande guerra, delle staffette, poi ad esempio si ricorda la storia di una cugina che ha sempre aspettato il ritorno del suo sposo di guerra, mai avvenuto, e tutti si ricordano che costui fu disperso in Russia, invece di recente ho scoperto che era dentro la Milizia Difesa Territoriale&#8230; Sono rimozioni nostre ma non solo, le responsabilit\u00e0 sono sedimentate, spalmate su pi\u00f9 generazioni, sono decenni di rimozioni, dei miei nonni, dei miei genitori e mie, fino a qualche mese fa.<br \/>\nA un livello pi\u00f9 immediato mi viene irrazionalmente da simpatizzare per l&#8217;impero per il suo essere stato negazione degli stati nazionali, che qui significa fascismo, imperialismo, D&#8217;Annunzio etc. Eppure gli stati nazionali sono nati &#8220;a sinistra&#8221;, o almeno dalla sinistra di quasi duecento anni fa, dall&#8217;ideale repubblicano. Gli irredentisti come Oberdan erano gli \u201canarchici\u201d dell&#8217;epoca, mentre l&#8217;Austria-Ungheria era il precipitato nella modernit\u00e0 del medioevo, per quanto &#8220;benevola&#8221; e tecnologica possa essere stata. Questa \u00e8 una cosa su cui sto riflettendo molto ultimamente e che secondo me \u00e8 all&#8217;origine del corto circuito identitario e politico di cui stiamo parlando.<\/p>\n<p><b>ZORA <\/b>Sono abbastanza d&#8217;accordo con Lorenzo, anche se sinceramente non mi sono mai interrogata sul <i>mio<\/i> rimosso, ma secondo me questa austronostalgia, l&#8217;indipendentismo ecc. originano anche da una spiccata tendenza dei triestini a rivendicare sempre una propria specificit\u00e0, un&#8217;alterit\u00e0 rispetto a tutto quello che li circonda. Diversi dagli italiani perch\u00e9 austriaci, diversi dagli slavi perch\u00e9 italiani, diversi dai furlani perch\u00e9 cittadini e marittimi ecc ecc. I triestini, in fondo, ma anche in superficie, sono solo degli insopportabili snob.<br \/>\nAnni fa, per esempio, mi aveva colpito un riferimento ai triestini in un manuale di linguistica. Quando in tutta Italia cominci\u00f2 a prendere piede l&#8217;uso dell&#8217;italiano standard, le classi abbienti triestine si attaccarono con pervicacia al proprio dialetto per distinguersi dalle classi popolari che si stavano italianizzando. Questo uso del dialetto come tratto distintivo continua anche ai giorni nostri; continua a essere un codice che distingue <i>noi<\/i> dagli <i>altri<\/i>, dagli immigrati, dai \u201cregnicoli\u201d [espressione usata nella Trieste asburgica per indicare i cittadini del Regno d&#8217;Italia, N.d.R.] ecc. Se vuoi tenere qualcuno a distanza gli parli in italiano, se invece vuoi instaurare un rapporto di confidenza, tra pari, gli parli in triestino.<\/p>\n<p><b>TUCO <\/b>Gorizia non \u00e8 Trieste, ma io alle elementari avevo la netta percezione che quello che ci stavano comunicando le maestre fosse: noi goriziani siamo superiori agli slavi perch\u00e8 siamo <i>italiani<\/i> (con tutto l&#8217;armamentario di tricolori, canzoni del piave ecc.); e siamo superiori agli italiani del resto d&#8217;Italia perch\u00e9 in realt\u00e0 siamo <i>austriaci<\/i>. La maestra, per convincerci di quanto fosse nobile la citt\u00e0 di Gorizia, ci diceva che il toponimo deriva dal tedesco <em>G\u00f6rz<\/em><em>,<\/em> che non vuol dire un cazzo<em>, <\/em>e ci nascondeva accuratamente il fatto autoevidente che Gorizia viene dallo sloveno <i>gorica<\/i> &#8211; collinetta.<br \/>\nRicapitolando: italiani col complesso di superiorit\u00e0 nei confronti degli <i>slavi<\/i> e col complesso di inferiorit\u00e0 nei confronti dei tedeschi. L&#8217;Austria a cui si riferivano era sicuramente quella pre-1914, veicolata attraverso il concerto di Capodanno, le diapositive delle gite a Klagenfurt, eccetera. Molta Carinzia, soprattutto.<\/p>\n<p><b>PIERO<\/b> Riguardo all&#8217;uso del triestino come snobismo delle classi abbienti per distinguersi dalle classi popolari che parlano in italiano, le cose si sono rovesciate. Gi\u00e0 quando ero piccolo erano proprio le classi abbienti a porre paletti linguistici rispetto alla &#8220;plebe&#8221; dialettofona. Ricordo benissimo &#8220;gente de bori&#8221; che parlava in maniera fortemente spocchiosa in italiano con chiunque utilizzasse il dialetto che veniva considerato un segno di &#8220;incultura&#8221;. Il dialetto era la lingua bassa da dimenticare se si voleva sperare di accedere a livelli socali pi\u00f9 alti. Invece erano proprio gli operai (finch\u00e8 c&#8217;erano) a parlare senza nessun problema in dialetto, segno distintivo del proprio essere proletari (infatti il dialetto si sentiva molto di pi\u00f9 nelle zone come San Giacomo e nei rioni proletari, mentre nelle zone ricche tendeva a sparire). Ricordo benissimo che in classe mia (elementari, medie e soprattutto liceo) c&#8217;erano genitori di miei compagni di classe dialettofoni i cui figli parlavano rigorosamente solo in italiano: in stragrande maggioranza si trattava di famiglie piccolissimo-borghesi che sognavano per i loro figli la scalata sociale. E posso anche farti esempi di miei conoscenti con cui vent&#8217;anni fa parlavo tranquillamente in dialetto, ma ora che si sono fatti una posizione mi parlano rigorosamente in italiano. \u00c8 una dinamica che continua ancora adesso e la vedo in ricreatorio ogni giorno (e purtroppo anche in famiglia): chi ha ambizioni per i figli parla loro in italiano, chi invece non ha ambizioni parla loro in dialetto (escludo da questo discorso stranieri e &#8220;foresti&#8221; per i quali la situazione \u00e8 diversa). E questo processo di cancellazione del dialetto non \u00e8 una particolarit\u00e0 triestina: \u00e8 stato lo stesso in tutta italia dall&#8217;unit\u00e0 in poi. Forse qui il processo \u00e8 stato leggermente pi\u00f9 lento, forse per l&#8217;annessione avvenuta pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p><b>TUCO<\/b> Per\u00f2 Trieste \u00e8 un caso particolare anche in questo. Il fascismo, che in tutta Italia ostracizzava i dialetti, a Trieste si impadron\u00ec del dialetto commissionando a poeti locali come <b>Carlo Mioni<\/b> poesie di esaltazione del regime e degli investimenti per il porto.<br \/>\nIo penso che questa cosa sia importante per spiegare come mai tra i neoindipendentisti ci siano cos\u00ec tanti ex-\u201citalianissimi\u201d.<\/p>\n<p><b>PIERO<\/b> In realt\u00e0 la stessa cosa successe con il friulano: la Societ\u00e0 filologica fu fondata durante il fascismo. Dialetto triestino e lingua friulana erano considerate dimostrazioni che il territorio era italiano (venetoide), in contrapposizione alla \u201cbarbarie slava\u201d. Il fascismo appoggiava un certo uso &#8220;letterario&#8221; del dialetto triestino (e, credo, anche goriziano e bisiaco) e della lingua friulana, ma comunque cercava di scoraggiarne l&#8217;uso come lingua popolare. Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte, purch\u00e9 tutto in funzione antislava, e possibilmente anche repressiva nei confronti del proletariato.<\/p>\n<p><b>WM1<\/b> Mi piacerebbe sentire Tommaso, per uno sguardo dal Trentino.<\/p>\n<div id=\"attachment_21864\" style=\"width: 188px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21864\" class=\"wp-image-21864 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/cesare_battisti1.jpg\" alt=\"cesare_battisti\" width=\"178\" height=\"232\" \/><p id=\"caption-attachment-21864\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019irredentista e socialista trentino Cesare Battisti, impiccato per diserzione e tradimento nel 1916.<\/p><\/div>\n<p><b>TOM<\/b> Sull&#8217;austronostalgia ci sarebbe da ricordare un aspetto dell&#8217;impero magari poco appariscente ma che varrebbe la pena di sottolineare: la sua struttura che riuniva aspetti quasi medioevali, tipo la divisione &#8220;per ceto&#8221; per gli elettori della dieta del Tirolo sino al 1914, e altri di modernit\u00e0 notevole, come l&#8217;art. 19 della costituzione di Cisletana, che garantiva il diritto di ricevere un&#8217;istruzione nella propria lingua madre a tutte le nazionalit\u00e0 presenti nello stato.<br \/>\nDa come la vedo io, spesso lo stato austroungarico preferiva stringere legami forti con le autorit\u00e0 \u201ctradizionali\u201d delle diverse societ\u00e0 che componevano lo stato, ad esempio il clero. Nelle scuole trentine ad esempio, l&#8217;insegnante di religione &#8211; un sacerdote nominato dalla curia &#8211; era la seconda autorit\u00e0 dopo il preside e aveva di fatto poteri di controllo sugli studenti e sugli altri docenti, al punto da poterne determinare l&#8217;espulsione o il licenziamento. <b><\/b>Tant&#8217;\u00e8 che nella memoria di un giovane volontario irredentista, che scriveva di essere stato espulso dalle scuole austriache per \u00abbestemmie\u00bb, ho letto la frase: \u00abIn Austria preti e soldati si equivalgono, con i soldati ce la stiamo vedendo adesso, con i preti i conti li faremo dopo\u00bb.<br \/>\nCredo vi sia stata anche questa rivolta alle autorit\u00e0 tradizionali nella scelta di molti irredentisti trentini, in particolare di <b>Cesare Battisti<\/b>. Proprio su quest&#8217;ultimo ho notato che gi\u00e0 nel 1902 egli teorizza e pratica l&#8217;unione dei socialisti con i liberali contro i clericali in nome della libert\u00e0 di coscienza e del progresso. Anche Bonomi e Bissolati hanno un percorso simile, poi naturalmente Battisti lo stimo un po&#8217; di pi\u00f9 perch\u00e9 in Trentino l&#8217;oppressione clericale era un problema vero. Credo che per quella sinistra l&#8217;alleanza con la borghesia contro i cattolici prefiguri quello che poi sar\u00e0 il loro interventismo, perch\u00e9 \u00e8 uno degli elementi della tecnicizzazione del mito risorgimentale funzionali alla propaganda guerrafondaia \u201cdemocratica\u201d: la guerra per svecchiare e progredire.<\/p>\n<p><b>LORENZO<\/b> Verissimo, Tommaso. Anche secondo me il Clero e l&#8217;anticlericalismo sono una cartina di tornasole per capire l&#8217;irredentismo e l&#8217;interventismo democratico. Qua in Venezia Giulia su questa linea spesso si giocava l&#8217;adesione ad un&#8217;appartenenza etnica o ad un&#8217;altra, e anche negli anni Venti molte adesioni al fascismo da parte di ex-sloveni ed ebrei erano determinate da una scelta anticattolica.<\/p>\n<p><b>TOM<\/b> Io poi farei un parallelo sul nazionalismo nelle zone di confine e la dialettica clericalismo \/ anticlericalismo. Vedo entrambe come una contesa per il controllo di determinate professioni (in primis istruzione) e di determinate posizioni economiche (vedi l&#8217;odio di una parte della borghesia liberale verso le casse rurali cattoliche). Non a caso negli articoli del periodo 1920-1921 anche Gramsci ha una posizione anti-anticlericale perch\u00e9 vede nell&#8217;anticlericalismo una fucina di inciuci \u201cprogressisti\u201d tra socialisti e borghesia.<br \/>\nCredo che lo scontro clericalismo \/ anticlericalismo assomigli alla violenza nazionalista anche per ferocia e volont\u00e0 di annientare l&#8217;altro e, proprio come il nazionalismo, interagisca con il conflitto di classe perventendolo, tipo nel mondo contadino cattolico trentino quando l&#8217;ostilit\u00e0 per &#8220;il banchiere&#8221; diventa odio per &#8220;i banchieri liberali ed ebrei&#8221;, o anche a sinistra quando la lotta di classe si trasforma in lotta contro i credenti tout court. Penso vada invece rivendicata una alterit\u00e0 \u201creligiosa\u201d della sinistra italiana, repubblicana, socialista e comunista che in fondo ha fatto s\u00ec che una parte importante del popolo italiano avesse una fede diversa da quella cattolica, o avesse un&#8217;altra fede accanto a quella religiosa. Questo anche per sfatare il \u201cmito delle origini\u201d clerico-fascio-leghista di una societ\u00e0 omogenea prima dell&#8217;arrivo degli immigrati.<\/p>\n<p><b>TUCO<\/b> Secondo me per\u00f2 questa dialettica riguarda il Trentino, l&#8217;Istria e il Goriziano, ma non una realt\u00e0 metropolitana e industriale come quella triestina, in cui la classe operaia era molto matura e in grado di porsi in modo autonomo rispetto alla chiesa e alle istituzioni borghesi anche relativamente alla questione nazionale.<\/p>\n<p><b>TOM<\/b> S\u00ec, vero, difatti distinguerei tra la contrapposizione &#8220;clericalismo \/anticlericalismo&#8221;, scontro borghese che paragono al nazionalismo e\u00a0 la rivendicazione di un&#8217;alterit\u00e0 religioso\/ideologica, che riguarda invece la classe lavoratrice ed \u00e8 un percorso di emancipazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_21856\" style=\"width: 190px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21856\" class=\"wp-image-21856 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/parovel.jpg\" alt=\"parovel\" width=\"180\" height=\"170\" \/><p id=\"caption-attachment-21856\" class=\"wp-caption-text\">Paolo G. Parovel, giornalista e storico triestino, direttore del giornale \u00abLa voce di Trieste\u00bb, esponente dell&#8217;ala pi\u00f9 esplicitamente austronostalgica del neoindipendentismo.<\/p><\/div>\n<p><b>LORENZO<\/b> Ancora due riflessioni sull&#8217;austronostalgia cucinata alla triestina: ho notato che essa \u00e8 particolarmente operante &#8211; anche se non esclusivamente &#8211; sui figli o discendenti di assimilati sloveni, tedeschi o croati (ma anche serbi, ungheresi ecc.) L&#8217;introduzione a <i>L&#8217;identit\u00e0 cancellata<\/i> di <b>Paolo G. Parovel<\/b> secondo me \u00e8 esemplare. Non ho capito bene quale sia il meccanismo, ma ho qualche ipotesi: l&#8217;austronostalgia colma il trauma della propria identit\u00e0 \u201ccancellata\u201d, e questa sarebbe la spiegazione pi\u00f9 immediata, ma secondo me c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro. L&#8217;assimilato \u00e8 quello che pi\u00f9 di ogni altro odia la cultura di origine. Non a caso gli antislavi pi\u00f9 agguerriti hanno un cognome slavo. L&#8217;assimilato vero e proprio \u00e8 colui che non oppone resistenza all&#8217;assimilazione, anche solo per spirito di adattamento.<br \/>\nEbbene, l&#8217;austronostalgia \u00e8 la strategia che l&#8217;assimilato mette in atto per riconciliarsi con la cultura atavica <i>senza ricusare l&#8217;assimilazione. <\/i>L&#8217;austronostalgia gli permette di fare la vittima dicendosi dalla parte di una presunta minoranza (i triestini), facendo finta di non aver goduto dei privilegi dell&#8217;esser passati dalla parte della cultura dominante, quella italofona.<br \/>\nPoi c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra contraddizione che \u00e8 solo apparente: quelli che esprimono simpatie austriacanti, magari solo implicitamente, e al contempo rivendicano la propria italianit\u00e0 e magari persino il proprio antislavismo. Questa \u00e8 la linea di molti elementi di cosiddetta &#8220;sinistra&#8221;. La contraddizione, come dicevo, \u00e8 solo apparente e fa perno sul concetto di \u201cmulticulturalismo\u201d, un termine spacciato come positivo ma che positivo non lo \u00e8 per niente. Anche il Sudafrica dell&#8217;apartheid era una societ\u00e0 \u201cmulticulturale\u201d, e pure il sud degli Stati Uniti. \u201cMulticulturalismo\u201d significa una molteplicit\u00e0 di culture chiuse ognuna nel suo recinto, non comunicanti, dove ognuno sta al proprio posto e non rompe i coglioni. Quando questa gente dice che \u00abl&#8217;Austria era un paese ordinato\u00bb ha in mente esattamente questo, un paese dove ogni etnia stava al suo posto e non metteva in discussione s\u00e9 stessa n\u00e9 il sistema gerarchico in cui si convive. In questo senso l&#8217;Austria era il garante del ruolo predominante dell&#8217;elemento italiano a Trieste.<br \/>\nQuesta posizione \u00e8 molto sottile e insidiosa negli scritti del socialista esule istriano <b>Guido Miglia<\/b> (gi\u00e0 Miljavac), personaggio comunque di un certo spessore, il quale sosteneva che l&#8217;<i>hybris<\/i> all&#8217;origine del dramma istriano era l&#8217;aver confuso l&#8217;Istria veneta con l&#8217;istria slava. In questa prospettiva, l&#8217;assimilazione forzata di croati e sloveni si presenta come il madornale errore. Pu\u00f2 sembrare un discorso giusto, eppure proprio questa invocata separazione delle due Istrie, implicitamente riconosciuta all&#8217;ordine sociopolitico precedente, cio\u00e8 austriaco, sta alla base delle recriminazioni su base etnica dei decenni a venire, Non c&#8217;\u00e8 niente come il dialogo interculturale, reciproco indipendentemente dal peso economico o numerico delle parti, che possa rendere chiara l&#8217;impalpabilit\u00e0 del concetto di etnia, il suo essere convenzione, nomi.<\/p>\n<div id=\"attachment_21857\" style=\"width: 274px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21857\" class=\"wp-image-21857 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/carpinteri-e-faraguna.jpg\" alt=\"carpinteri-e-faraguna\" width=\"264\" height=\"189\" \/><p id=\"caption-attachment-21857\" class=\"wp-caption-text\">Lino Carpinteri (1924 &#8211; 2013) e Mariano Faraguna (1924 &#8211; 2001), duo di scrittori e commediografi triestini. Autori del ciclo delle <em>Maldobr\u00ece<\/em>, racconti scritti in un istro-veneto reinventato e ambientati lungo il Litorale adriatico tra Ottocento e Novecento, e, prima ancora, autori delle storie di <em>Mirko Drek<\/em> (poi &#8220;Druse Mirko&#8221;). In queste ultime, la comunit\u00e0 slovena del Carso &#8211; che dopo il 1918 aveva subito l&#8217;italianizzazione forzata e vessazioni di ogni tipo &#8211; era descritta a colpi di pesanti stereotipi.<\/p><\/div>\n<p><b>TUCO<\/b> C&#8217;\u00e8 un&#8217;austronostalgia degli affetti familiari che si \u00e8 andata via via esaurendo con la scomparsa di chi nell&#8217;impero ci visse veramente. Questa austronostalgia a livello alto si pu\u00f2 ritrovare nel grande poeta e giornalista <b>Carolus L. Cergoly<\/b> e a livello popolare \u00e8 ben rappresentata dalle <i>Maldobr\u00ece<\/i> di <b>Carpinteri &amp; Faraguna<\/b>.<b> <\/b>Occhio, per\u00f2: mentre Cergoly era stato partigiano nel IX Korpus, Carpinteri &amp; Faraguna sono gli stessi delle ributtanti strisce razziste, antislave e anticomuniste che avevano come protagonista Mirko Drek [in sloveno: Marco Merda, N.d.R.] negli anni Quaranta-Cinquanta.<br \/>\nE poi c&#8217;\u00e8 l&#8217;austronostalgia politica i cui embrioni si trovano nel Movimento Mitteleuropa fondato da Parovel negli anni Settanta. Questa austronostalgia politica \u00e8 rimasta una frangia minoritaria finch\u00e9 non ha fatto la sua comparsa\u00a0<b>J\u00f6rg Haider<\/b>. Ricordiamoci che Haider era un <i>role model<\/i> per personaggi di destra come Giorgio Marchesich, ma anche un interlocutore privilegiato per il democratico <b>Riccardo Illy<\/b> [magnate triestino del caff\u00e8, sindaco di centrosinistra dal 1993 al 2001, presidente della regione Friuli-Venezia Giulia dal 2003 al 2008, N.d.R.].<br \/>\nNegli anni duemila si parlava molto di &#8220;euroregione&#8221;, una fantomatica entit\u00e0 politica che avrebbe dovuto &#8220;riunificare&#8221; Carinzia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Litorale sloveno e Istria, sotto la guida morale appunto di Haider. Va detto che sloveni e croati non la cagavano nemmeno di striscio, l&#8217;idea dell&#8217;euroregione&#8230;<br \/>\nPoi Haider si schiant\u00f2 contro un pilone di cemento e addio euroregione. Di l\u00ec a poco alcuni personaggi \u00abborderline\u00bb (definizione non mia ma del neoindipendentista <b>Sandro Gomba<span class=\"st\"><em>\u010d<\/em><\/span><\/b>) avrebbero dato vita al Comitato Porto Libero di Trieste e poi al Movimento Trieste Libera, con la partecipazione straordinaria di&#8230; Parovel.<\/p>\n<p><b>TOM<\/b> Sull&#8217;Euregio, qui da me \u00e8 effettivamente esistente tra Trentino, Alto Adige\/S<span class=\"st\">\u00fc<\/span>dtirol e Land Tirol. Le basi vennero poste nel 1993 ed \u00e8 stata ufficialmente costituita nel 2011. Si tratta di una sorta di coordinamento tra enti locali. Non che partorisca chissa ch\u00e9, ma a me sembra comunque, in una direzione positiva, il superamento dei confini nazionali, e qualche progetto positivo in ambito didattico lo ha anche partorito. Poi certo la roba pensata da Haider fa subito pensare all&#8217;<em>Adriatische K<\/em><span class=\"st\"><em>\u00fcstenland<\/em><\/span> nazista, pi\u00f9 che alla Euregio tirolese.<br \/>\nIl problema dalle mie parti \u00e8 che purtroppo la pulsione a sentirsi parte della mitteleuropa, a superare i confini nazionali convive in ampi settori della societ\u00e0 trentina con una austronostalgia, o meglio <i>tirolonostalgia<\/i> prettamente reazionaria. Credo ci sia poca consapevolezza di questo, perch\u00e9 si continua a fare un discorso bipolare italianit\u00e0 vs. austriacantismo, Battisti vs. Hofer, senza approfondire. Questo avviene a livello di cultura di massa, ma anche negli ambienti &#8220;progressisti&#8221;: si rimuove il fatto che la \u201cpiccola patria\u201d tirolese ha il suo &#8220;lato oscuro&#8221;: clericalismo intollerante, chiusura e collaborazionismo filonazista, tanto per elencare i precedenti.<br \/>\nPoi c&#8217;\u00e8 anche da dire che probabilmente in Trentino il numero di chi parla &#8220;davvero&#8221; tedesco \u00e8 ridotto, forse pari a quello di altre province italiane ben pi\u00f9 lontane dai confini austriaci, anche se bisogna tener conto della presenza di piccole minoranze linguistiche (cimbri e mocheni) che parlano lingue derivate dal tedesco. Qui non c&#8217;\u00e8 una alterit\u00e0 culturale e linguistica rispetto al resto d&#8217;Italia, c&#8217;\u00e8 una rivendicazione autonomistica di una terra con una storia e una posizione particolare.<\/p>\n<p><b>TUCO<\/b> Da queste parti il discorso sull&#8217;euroregione aveva connotati che andavano ben oltre la cooperazione transfrontaliera, che anch&#8217;io considero positiva. <i>Quell<\/i>&#8216;euroregione era vissuta in certi ambienti come primo passo di state-building. Non sto scherzando. Ovviamente non c&#8217;\u00e8 niente di male n\u00e9 di bene in astratto nel costruire stati nuovi. Ma fondare uno stato \u00e8 un atto politico e allora bisogna vedere su quali miti fondanti e su quale idea di societ\u00e0 lo si vuole fondare. E in questo caso Haider era tutto. E infatti appena \u00e8 morto, l&#8217;euroregione \u00e8 scomparsa dal discorso pubblico. Poco dopo si \u00e8 ricominciato a parlare di Territorio Libero di Trieste.<\/p>\n<p><b>WM1<\/b> Forse si potrebbe sviluppare il discorso, gi\u00e0 fatto ma non ancora sviscerato, sul perch\u00e9 tra gli austronostalgici e i neoindipendentisti si trovino cos\u00ec tanti \u201citalianissimi\u201d [in parole povere: fascisti, N.d.R.] appena riverniciati.<\/p>\n<div id=\"attachment_21878\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21878\" class=\"size-full wp-image-21878\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/vienna.jpg\" alt=\"Vienna, 22 giugno 2013. Manifestazione di neoindipendentisti triestini.\" width=\"600\" height=\"397\" \/><p id=\"caption-attachment-21878\" class=\"wp-caption-text\">Vienna, 22 giugno 2013. Manifestazione di neoindipendentisti triestini.<\/p><\/div>\n<p><b>TUCO<\/b> La mia idea \u00e8 questa: per l&#8217;italianissimo gli sloveni dimostrano chiusura perch\u00e9 si ostinano a volersi considerare sloveni e non italiani. Con la triestinit\u00e0 \u00e8 lo stesso: si chiede agli sloveni di sentirsi triestini e non sloveni, e li si stigmatizza se non vogliono abbracciare l&#8217;identit\u00e0 triestina al posto di quella slovena. La triestinit\u00e0 a cui fanno riferimento gli italianissimi passati al neoindipendentismo \u00e8 quella alla Mioni, oppure alla Carpinteri &amp; Faraguna. \u00c8 la medesima triestinit\u00e0 utilizzata dai fascisti proprio in senso nazionalista antislavo, e in cui gli italianissimi delusi dall&#8217;Italia-senza-palle si possono riconoscere benissimo. Insomma, il fatto \u00e8 che questa triestinit\u00e0 ognuno la interpreta come gli pare. Gli austriacanti come mitteleuropea, gli italianissimi come rivendicazione di italianit\u00e0, e certi sloveni come affrancamento dall&#8217;italianit\u00e0 imposta.<\/p>\n<p><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-21874\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/drusemirko.jpg\" alt=\"drusemirko\" width=\"154\" height=\"225\" \/>LORENZO<\/b> Su Mirko Drek \u00e8 da tempo che vorrei scrivere un post, il personaggio poggia su stereotipi urbani radicati nella mentalit\u00e0 dei triestini che poi Carpinteri &amp; Faraguna piegarono al loro talento comico (che riconosco, pur non apprezzando affatto la loro parte politica). Il discorso di Tuco fila, e pu\u00f2 essere integrato con quanto dicevo sugli assimilati. Gli italianissimi sono in gran parte discendenti di sloveni, tedeschi, croati, armeni, greci o serbi assimilati per forza o volontariamente. I patrioti nostrani hanno sempre sofferto questa schizofrenia tra le radici familiari e la dottrina appresa a scuola, in ricreatorio, in curva allo stadio.<br \/>\nDopo lo sdoganamento delle foibe anche a sinistra (quello che era il cavallo di battaglia dell&#8217;MSI \u00e8 diventato un po&#8217; il cavallo di chiunque), la scomparsa del confine e &#8211; <i>last but not least <\/i>&#8211; la crisi e la frantumazione del centrodestra [eufemismo usato dagli anni Novanta del XX secolo per indicare coalizioni tra riccastri, mestatori razzisti e ammiratori del duce, N.d.R.] nel 2011, gli italianissimi locali sono diventati un po&#8217; dei ferri vecchi inutili, come i bunker di Enver Hoxha in Albania, e proprio come quei bunker non hanno mutato struttura (forma mentis), al massimo l&#8217;hanno riadattata con quel che passava per il convento. L&#8217;Austronostalgia posticcia del Movimento Trieste Libera per loro deve essere stata un&#8217;epifania, la possibilit\u00e0 di coniugare i fili multicolori familari con una visione politica greve e identitaria. Mi riferisco naturalmente alla \u201cbassa forza\u201d, a quelli che i dirigenti neofascisti consideravano carne da macello, scherani da buttare in prima linea o maggioranza silenziosa indottrinata in anni e anni di propaganda anti-slavocomunista, ora di colpo liberi e senza punti di riferimento. Secondo me gli italianissimi austronostalgici del neoindipendentismo sono di questa risma.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 un altro aspetto e qui mi rimetto a Zora: il problema di chi meticcio lo \u00e8 proprio in senso tecnico. Ovvero chi \u00e8 mezzo sloveno e mezzo <i>&#8216;talian<\/i> [regnicolo, spesso del sud Italia, N.d.T.]. Purtroppo il trovarsi proprio in mezzo al tiro alla fune spinge parte di costoro, per dare pace al proprio cervello, a diventare o italianissimi o slovenissimi, ad ogni modo nazionalisti sfegatati, da una parte o dall&#8217;altra. Il cambio di identit\u00e0 al cambio di <em>weltanschauung<\/em> politica in questi elementi pu\u00f2 essere ancora pi\u00f9 drammatica.<\/p>\n<p><b>ZORA<\/b> Dipende da cosa intendi per slovenissimi. Qualcuno potrebbe dire, e lo dice, che lo sono anch&#8217;io! Per i meticci veri, i figli di matrimonio misto, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sindrome_di_Stoccolma\">l&#8217;unico caso \u201cdrammatico\u201d che mi viene in mente<\/a> \u00e8 <b>Antonio \u0160kerlj<\/b> di CasaPound. Diciamo che in passato venivano ostracizzati dalla comunit\u00e0 i &#8220;venduti&#8221;, cio\u00e8 quelli che non insegnavano lo sloveno ai propri figli, e in quel caso i figli potevano diventare italianissimi, perch\u00e9 erano sgraditi sia alla maggioranza che alla minoranza. Quando invece non c&#8217;era conflitto e i figli conoscevano la lingua e frequentavano l&#8217;ambiente sloveno, il coniuge italiano era sempre ben accolto. Anzi, quelli che di solito si integravano meglio erano proprio i regnicoli, perch\u00e9 erano estranei alle paturnie dei triestini. Talvolta imparavano anche la lingua. Direi che il rischio di diventare italianissimo lo corre chi vive in casa una situazione di conflitto tra genitori. Poi c&#8217;\u00e8 anche chi si assimila senza aver subito traumi e senza avere delle motivazioni profonde, per pura inerzia.<br \/>\nOggi la situazione si \u00e8 fatta pi\u00f9 complessa, soprattutto a causa del massiccio afflusso di bambini non sloveni nelle scuole (e di conseguenza anche nei circoli culturali e sportivi), ma anche perch\u00e9 i meticci ora non sono solo italo-sloveni, ma anche anglo-sloveni, russo-sloveni, oppure sono a loro volta figli di due meticci ecc. La differenza da quando andavo io alle elementari a Basovizza e la situazione delle mie figlie ora a Barcola \u00e8 davvero abissale.<br \/>\nAggiungo una cosa. Essere veramente meticci per pi\u00f9 di una generazione \u00e8 di fatto impossibile. Alla fine uno si ritrova a scegliere, e se non lo fa lui o lei, lo fanno i suoi figli, perch\u00e9 dalle nostre parti l&#8217;identit\u00e0 continua a passare principalmente attraverso la lingua. Insomma, \u00e8 ancora difficile che una persona sia considerata come un membro della comunit\u00e0 se non conosce lo sloveno, anche se di cognome fa Slovencich.<\/p>\n<p><b>TUCO<\/b> <span style=\"font-size: medium;\"> A Trieste perfino il fatto di essere meticci (con gli ingredienti giusti, per\u00f2) diventa un fattore identitario da sbattere addosso agli altri come un corpo contundente. Qua bisogna andare tutti in giro col pedigree in tasca, questa \u00e8 la sporca verit\u00e0. Per quanto mi riguarda, e parlo esclusivamente di come la vivo io, la questione di quale sia la mia identit\u00e0 \u00e8 come la questione dell&#8217;esistenza di Dio: <i>no go nianca pel cul<\/i> [non mi passa nemmeno per il culo = me ne infischio, N.d.T.]. Non sono credente, non sono ateo, non sono nemmeno agnostico. Semplicemente, la faccenda mi \u00e8 talmente estranea che non ho mai pensato di dover elaborare una posizione in merito. Mi rendo conto che posso permettermi questo &#8220;lusso&#8221; perch\u00e9 nessuno mi ha mai discriminato per motivi etnico-linguistici. Per motivi politici s\u00ec, invece, ai tempi dellle superiori, e infatti l&#8217;identit\u00e0 antifascista la difendo coi denti. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>TOM <\/b>Tornando a un punto affrontato prima, in generale io direi che molti italiani cercano un padrone straniero da servire e uno straniero pi\u00f9 debole da asservire e perseguitare, insomma sono imperialisti senza essere minimamente patrioti. Questo complesso \u00e8 assolutamente operante oggi e si ripropone con qualche variazione quando si parla di Unione Europea, ad esempio trovo veramente inquietanti le affermazioni razzistiche contro i greci \u00abladri e fannulloni\u00bb e la supina ammirazione per i tedeschi \u00abche lavorano e sanno tenere i conti in ordine\u00bb. Segnalerei che per\u00f2 purtroppo questo complesso si pu\u00f2 ribaltare in un altro pregiudizio: i tedeschi geneticamente cattivi e un altro popolo a caso da loro oppresso che si ribella viene di colpo nominato rappresentante di tutte le virt\u00f9 militari e civili.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-21876\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/dallevette.jpg\" alt=\"dallevette\" width=\"204\" height=\"300\" \/>Mi \u00e8 capitato di leggere <em>Dalle vette al Piave<\/em>, un periodico della divisione d&#8217;assalto &#8220;Belluno&#8221; delle Brigate Garibaldi, pubblicato alla macchia dal dicembre 1944 al maggio 1945. Si tratta di un giornale elaborato da una redazione &#8220;aperta&#8221;, comprendente comunisti con decenni di militanza alle spalle, giovani che acquistano coscienza solo dopo l&#8217;8 settembre, ufficiali inglesi e cattolici entrati nella Garibaldi pur continuando a dichiararsi \u00abdemocristiani\u00bb; \u00a0spesso vi sono pubblicate lettere e \u00a0rapporti, individuali e collettivi, di semplici partigiani. Interessante notare la dialettica patria-rivoluzione, addirittura in una lettera collettiva da un distaccamento scrivono che vogliono il confine al Brennero per autodifesa ma che \u00abMorte al fascismo, libert\u00e0 ai popoli!\u00bb non deve rimanere solo uno slogan, sottintendendo la volont\u00e0 di rispettare i diritti dei sudtirolesi, ma senza riuscire a mettere in discussione la sacralizzazione dei confini.<br \/>\nNegli articoli, i partigiani Jugoslavi ed il loro popolo in genere sono continuamente additati come insuperabile esempio di coraggio, ma spesso i tedeschi sono descritti come esseri crudeli non in quanto nazisti, ma in quanto tedeschi, addirittura si riproduce pari pari la propaganda della Grande guerra e si canta la <i>Canzone del Piave<\/i> ad ogni pi\u00e8 sospinto. Poi per\u00f2 si celebra la pasqua cantando <i>l&#8217;Internazionale<\/i> e allora si scopre che ci sono anche due partigiani che la cantano in tedesco. Di certo proprio tra i garibaldini del bellunese combatteva un partigiano sudtirolese, Ludwig-Karl Ratschiller, che poi ha pubblicato le sue memorie. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>LORENZO<\/b> Che voi sappiate l&#8217;austronostalgia \u00e8 solo una specialit\u00e0 del nordest italiano? Ok, l&#8217;austronostalgia alligna soprattutto nella piccola Austria ma negli altri ex-territori della Duplice? Slovenia, Croazia, Boemia, Bucovina, Ungheria etc. presentano declinazioni nazionali di questa nostalgia imperiale? Mi ha fatto riflettere un pezzo di <i>Sonnenschein <\/i>(o <i>Trieste<\/i>, che continuo a ritenere un titolo fuori luogo) di <b>Da\u0161a Drndi\u0107<\/b>, lo ricopio qui per capire subito cosa intendo: <\/span><\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa Monarchia \u00e8 solida. Al suo interno, dal Vorarlberg a ovest fino al villaggio pi\u00f9 a est della Bucovina (1274 chilometri), dalla pi\u00f9 piccola citt\u00e0 boema a nord, fino ai villaggi di pescatori della Dalmazia a sud (1000 chilometri), regnano ordine, pace e moneta unica. In tutti gli angoli del territorio vengono distribuiti prodotti delle stesse marche, cibo della stessa qualit\u00e0, soltanto i nomi sono discretamente adattati alle lingue dei vari popoli: in Ungheria la catena di negozi <i>Julius Meinl<\/i> diventa <i>Meinl Gyula<\/i>, cos\u00ec come Jules Verne viene ribattezzato <i>Verne Gyula<\/i>, i <i>Kn\u00f6del<\/i> diventano in Boemia <i>knedliky<\/i>, la <i>Wiener Schnitzel<\/i> \u00e8 la <i>be\u010dka<\/i> croata, in Italia &#8220;cotoletta alla milanese&#8221;. I centri distanti della Monarchia, le sue serate danzanti, i Walzer e le carrozze, gli <i>Schnaps e la <i>Sachertorte<\/i>, i pittori e la famiglia imperiale, ogni cosa diviene intima e cara alla provincia non appena viene italianizzata, croatizzata, ungherizzata, boemizzata; <i>die gl\u00fcckliche grosse Familie. Oh happy days<\/i>.\u00bb<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>Con questo brano l&#8217;autrice ricostruisce l&#8217;austronostalgia di uno dei suoi personaggi, Florian Tedeschi, nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, ma i tasti che ha scelto di premere mi hanno stimolato alcune suggestioni.<br \/>\nInnanzitutto l&#8217;austronostalgia celebra l&#8217;Austria in punto di morte, la sua decadenza. L&#8217;idealizzazione che la sottende non riguarda la Monarchia pre-<i>Ausgleich<\/i> ma quella che dal piccolo trotto passa al galoppo nella corsa verso la sua fine, quella che ha buttato un occhio sui Balcani come possibile terra di conquista dove innescare la riscossa imperiale dopo le batoste della guerra austro-prussiana, segnando per sempre il suo destino. La sua decadenza coincide con l&#8217;affermarsi dei nazionalismi al suo interno che in realt\u00e0 essa stessa alimenta nel tentativo di salvarsi dalla disgregazione, questo perch\u00e9 non pu\u00f2 fare a meno di comportarsi quale potenza coloniale verso i suoi popoli, concedendo tutele in base all&#8217;appartenenza o meno a dati gruppi, di fatto rendendo cogenti appartenenze etniche dapprincipio percepite e idealizzate solo da certe \u00e9lites intellettuali borghesi. Potrebbe insomma darsi &#8211; il condizionale \u00e8 d&#8217;obbligo &#8211; che l&#8217;austronostalgia idealizzando la monarchia sul letto di morte e senza alcuna speranza di sopravvivenza, ribalti il vecchio schema dell&#8217;impero come \u00abprigione dei popoli\u00bb trasformandolo in \u00abculla dei popoli\u00bb, rendendo possibile la paradossale convivenza della sua nostalgia a fianco di un forte identitarismo nazionale.<br \/>\nLa chiave di volta &#8211; lo suggerisce la Drndi\u0107 &#8211; \u00e8 la provincia. L&#8217;impero diventa cos\u00ec portatore di un&#8217;identit\u00e0 nazionale di provincia in grado di scaldare il cuore, rivendicando al contempo diversit\u00e0 culturale e omogeneit\u00e0 primigenia, <i>prima <\/i>delle nazioni, ma soprattutto rivendicando <i>privilegi<\/i>: non dimentichiamoci che l&#8217;Impero fu il garante della supremazia della lingua franca veneta sull&#8217;Adriatico orientale (persino Tegetthof aveva appreso l&#8217;arte marinara in veneziano, si dice). Questo potrebbe spiegare come nell&#8217;austronostalgia possano ritrovarsi insieme italianissimi e venetissimi.<br \/>\nPer questo motivo sarei proprio curioso di sapere se esistono analoghi sentimenti nostalgici in altre province del fu impero. Altre suggestioni che il brano della Drndi\u0107 mi stimola, ma che abbiamo gi\u00e0 sviscerato in lungo e in largo, riguardano il mito &#8211; nel dopo-Lehman Brothers e nell&#8217;Italia degli scandali legati alla corruzione politica &#8211; di uno stato e quindi di una burocrazia funzionanti (ma dubito che Musil, Roth e Ha\u0161ek sarebbero d&#8217;accordo) nonch\u00e9 di un capitalismo &#8220;sano&#8221;, al netto ovviamente del rimosso conflitto sociale, che in Austria-Ungheria aveva dato vita ai movimenti operai tra i pi\u00f9 forti d&#8217;Europa.<\/p>\n<p><b>TOM<\/b> Bella domanda. Direi, almeno a giudicare dal libro di <i>I Sonnambuli<\/i> di <b>Christopher Clark<\/b>, che un po&#8217; di austronostalgia \u00e8 riuscita ad arrivare anche nel dibattito storiografico internazionale e quindi la cosa molto probabilmente \u00e8 diffusa a livello europeo. Quello che dici sulla mitizzazione dell&#8217;impero \u00abculla di popoli\u00bb mi pare parecchio fondato. Conta una cosa: tutti in Europa chiamano \u00abBelle epoque\u00bb quella prima della grande guerra, direi che questo \u00e8 avvenuto non perch\u00e9 fosse bella in s\u00e9 ma perch\u00e9 dopo son venuti trent&#8217;anni di massacri, inevitabile che <i>dopo<\/i> ci\u00f2 che c&#8217;era prima diventasse &#8220;bello&#8221;.<\/p>\n<p><b>PIERO <\/b>Io posso parlare solo per esperienza personale: avevo contatti con amici cechi (di Brno) che non erano austronostalgici, ma piuttosto trovavano un&#8217;affinit\u00e0 &#8220;austroslava&#8221; con gli altri popoli slavi che avevano vissuto nell&#8217;impero &#8211; esclusi, chiaramente, i polacchi, considerati i parenti poveri. C&#8217;era un&#8217;idea di vicinanza anche con Trieste, ma pi\u00f9 che altro perch\u00e9 in epoca asburgica Trieste era il porto che serviva anche Praga e in citt\u00e0 era presente una comunit\u00e0 ceca. Peraltro c&#8217;era uno yacht club ceco a Trieste e il presidente era il figlio del compositore Dvorak, che era un noto imprenditore: pu\u00f2 darsi che anche questo abbia fatto conoscere di pi\u00f9 Trieste ai cechi.<br \/>\nIn Ungheria mi pare che ci sia una nostalgia per l&#8217;Ungheria asburgica pi\u00f9 che altro perch\u00e9 in quell&#8217;epoca l&#8217;Ungheria era considerata una componente alla pari con l&#8217;Austria e dunque \u00e8 un periodo in cui gli ungheresi possono identificarsi come una grande potenza (e infatti c&#8217;\u00e8 nostalgia della \u00abGrande Ungheria\u00bb che comprendeva Croazia e Transilvania e aveva lo sbocco a mare a Fiume.<br \/>\nIn Bosnia invece (tra i bosniaci musulmani, non tra quelli croati o serbi) l&#8217;austronostalgia \u00e8 palpabile, perch\u00e8 \u00e8 considerata il momento di inizio dello sviluppo della Bosnia e del suo ingresso in Europa. Ma contemporaneamente \u00e8 forte anche la jugonostalgia. A Sarajevo sono stato in una birreria in cui c&#8217;erano accostati i ritratti di Franz Joseph e Tito.<br \/>\nDegli amici che ci sono stati mi hanno detto che negli ultimi tempi (da quando sono ripresi i casini in Ucraina) a Leopoli, cio\u00e8 Galizia, stanno sottolineando il passato asburgico e sta riprendendo una rivalutazione dell&#8217;appartenenza all&#8217;Austria (chiaramente in contrapposizione alla Russia). Questa austronostalgia di Leopoli per\u00f2 \u00e8 una costruzione parecchio finta, visto che la popolazione polacca che la abitava \u00e8 stata espulsa dopo il 1945 e sostituita con popolazione ucraina che proveniva in buona parte da zone che sotto l&#8217;Austria-Ungheria non ci sono mai state.<br \/>\nQuesto \u00e8 quello di cui ho la percezione io, ma sono sensazioni soggettive e parziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-21566 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/centannicover.jpg\" alt=\"Cent'anni a Nordest\" width=\"550\" height=\"855\" \/><\/p>\n<p>[Lo scambio lo abbiamo interrotto qui, ma di cose da dire ce ne sarebbero ancora molte. Servirebbe, ad esempio, un supplemento di indagine sulla sovrapposizione &#8211; esposta in <em>Cent&#8217;anni a Nordest<\/em> &#8211; tra austronostalgia e putinismo. Tempo al tempo, e la parola ai lettori. I commenti verranno aperti <strong>luned\u00ec 6 luglio 2015<\/strong>, il giorno dopo il referendum greco. Che a suo modo c&#8217;entra.]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"WM1 Gi\u00e0 durante la pubblicazione a puntate del reportage sul sito di Internazionale mi arriv\u00f2 una mail dove mi si rimproverava di \u00absottile nazionalismo\u00bb perch\u00e9 mettevo in discussione il mito a lenti rosa dell&#8217;Impero austroungarico. \u00abGli Asburgo avevano i difetti che lei dice, ma i Savoia erano molto peggio\u00bb, era il succo della mail. 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