{"id":21327,"date":"2015-05-13T11:50:58","date_gmt":"2015-05-13T09:50:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=21327"},"modified":"2015-05-13T16:27:00","modified_gmt":"2015-05-13T14:27:00","slug":"letteraria-riparte-da-uno-e-riparte-da-un-no-no-alle-grandi-opere-inutili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/05\/letteraria-riparte-da-uno-e-riparte-da-un-no-no-alle-grandi-opere-inutili\/","title":{"rendered":"\u00abLetteraria\u00bb riparte da uno e riparte da un No. No alle Grandi Opere Inutili"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_21328\" style=\"width: 577px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.ilmegafonoquotidiano.it\/letteraria\/nuova-rivista-letteraria-n-1-nuova-serie-maggio-2015\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21328\" class=\"wp-image-21328 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Letteraria-Ns-n.-1.jpg\" alt=\"Per ordinare il numero, clicca sull'immagine.\" width=\"567\" height=\"794\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21328\" class=\"wp-caption-text\">Per ordinare il numero o abbonarti alla rivista (due numeri all&#8217;anno), clicca sulla copertina. <br \/> <em>Letteraria<\/em> sar\u00e0 disponibile al <strong>Salone del Libro di Torino<\/strong>, allo stand delle Edizioni Alegre, <strong>padiglione 1, C37<\/strong>. <br \/> Gli ultimi due numeri &#8211; il 10 della vecchia serie, dedicato al cibo, e questo contro le Grandi Opere &#8211; saranno presentati dai redattori Silvia Albertazzi, Giuseppe Ciarallo e Massimo Vaggi <strong>sabato 16 maggio h.18<\/strong> alla libreria IBS di <strong>Firenze<\/strong>, via de&#8217; Cerretani 16\/R.<br \/> Questo numero sar\u00e0 presentato anche alla Festa di Letteraria, che si svolger\u00e0 a <strong>Roma<\/strong> dal 12 al 14 giugno. I dettagli seguiranno.<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_21346\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21346\" class=\"size-full wp-image-21346\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/StefanoT.jpg\" alt=\"Stefano\" width=\"200\" height=\"271\" \/><p id=\"caption-attachment-21346\" class=\"wp-caption-text\">Stefano<\/p><\/div>\n<p>\u00ab<i>Letteraria<\/i> va avanti con l&#8217;amore degli insorti\u00bb.<\/p>\n<p>Lo dicemmo nel maggio 2012, subito dopo la morte del nostro fondatore e direttore <strong>Stefano Tassinari<\/strong>. L&#8217;annuncio riprendeva il titolo del <a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/lamore-degli-insorti\">suo romanzo pi\u00f9 bello<\/a> &#8211; e della lunga poesia che irrompeva in quella prosa aprendovi uno squarcio, <i>hanno ripreso la citt\u00e0 \/ mi tocca dirti piano \/ e dove stavamo noi ora ci sono loro \/ a ripulire i muri col bianco del respiro \/ sottratto al nostro tempo di incerti pensatori.<\/i><\/p>\n<p>Maggio 2015. La citt\u00e0 \u00e8 sempre in mano nemica, lo \u00e8 pi\u00f9 che mai, eppure qualcuno resiste &#8211; e i muri continuano a parlare. <i>Vede, in questo Paese non siamo stati tutti estranei uno con l&#8217;altro, anche in assenza di rapporti diretti. Ha presente il racconto di <strong>Julio\u00a0<span class=\"st\"><em>Cort\u00e1zar<\/em><\/span><\/strong> intitolato<\/i> Disegni sui muri? <i>No, \u00e8 chiaro, non avrei nemmeno dovuto chiederglielo. Fa niente&#8230; comunque \u00e8 la storia di due giovani che non si sono mai visti e che, in piena dittatura dei militari argentini, comunicano tra loro scrivendo messaggi sui muri del quartiere in cui vivono. Ogni notte escono di casa per tracciare quelle frasi che, puntualmente, il mattino dopo, vengono cancellate da vigili e poliziotti&#8230;<\/i> <sup> <i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>*<\/sup><\/a><\/i> <\/sup><\/p>\n<p><i>Letteraria<\/i> ha resistito, \u00e8 ancora qui, ma <i>essere ancora qui non basta<\/i>. O almeno, noi non siamo gente che si accontenta. Per questo abbiamo deciso di rilanciare.<!--more--><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il primo numero di una nuova serie. Ci trasformiamo, per esprimere ancor meglio lo spirito della nostra parola d&#8217;ordine: letteratura sociale. Cerchiamo la letteratura nel conflitto sociale e il conflitto sociale nella letteratura. La realt\u00e0 affrontata con tecniche letterarie, le tecniche letterarie alla prova della realt\u00e0. Che naturalmente comprende anche il sogno, la visione, i fantasmi, e tavoli che danzano gambe all&#8217;aria.<\/p>\n<p>I cambiamenti li noterete sfogliando, leggendo. Numeri interamente monografici, pi\u00f9 coesi e <i>contundenti,<\/i> utili &#8211; almeno speriamo &#8211; nelle battaglie che ci attendono per liberare la citt\u00e0. Convergenze e dialoghi tra testi e fotografie. Nuovi collaboratori &#8211; alcuni, come suol dirsi, <i>prestigiosi<\/i> &#8211; gomito a gomito con quelli \u00abtradizionali\u00bb. E tanti dettagli che \u00e8 superfluo elencare qui. Altri cambiamenti seguiranno; il collettivo non si far\u00e0 mancare gli esperimenti.<\/p>\n<p>\u00abCollettivo\u00bb \u00e8 la parola che pi\u00f9 abbiamo usato in questi mesi. Ha sostituito \u00abredazione\u00bb. Un collettivo che vuole esistere anche al di fuori della rivista e tra un numero e l&#8217;altro, come ambito di discussione sia <i>inter nos<\/i> sia rivolta all&#8217;esterno, e come organizzatore di iniziative pubbliche: serate tematiche, reading, incontri di vario genere che partano dal tema affrontato nell&#8217;ultimo numero e\/o, viceversa, annuncino il tema da affrontare in quello a venire. La rivista vivr\u00e0 se rafforzeremo gli scambi tra noi e con altri, se si far\u00e0 sempre pi\u00f9 intenso confronto pi\u00f9 intenso tra noi e con altri.<\/p>\n<p>Per avviare la nuova serie abbiamo scelto un tema che pi\u00f9 attuale non potrebbe essere: le <strong>Grandi Opere Dannose Inutili e Imposte<\/strong>, con tutti gli annessi e connessi: le molteplici aggressioni al territorio, la <i>hybris<\/i> demenziale di archistar e costruttori, le lotte dal basso contro le ecocatastrofi e la corruzione sistemica, per il diritto al paesaggio e alla citt\u00e0 &#8211; proprio nel senso di <i>civitas.<\/i><\/p>\n<p><i>Pi\u00f9 attuale non potrebbe essere.<\/i> Mentre discutevamo e scrivevamo, su quel fronte sono accadute molte cose: l&#8217;ennesimo scandalo ha spedito in carcere il pi\u00f9 importante dirigente del ministero dei lavori pubblici e provocato le dimissioni del ministro. Poco tempo dopo, si \u00e8 dimesso il presidente dell&#8217;ANAS. Gli stessi governanti che da poco hanno partorito il decreto \u00abSblocca Italia\u00bb e sin qui hanno difeso a spada tratta le peggiori Grandi Opere, a cominciare dal TAV Torino-Lione, ora si esibiscono in dichiarazioni virtuose, dicono che con le Grandi Opere si \u00e8 esagerato, che bisogna rivedere le priorit\u00e0&#8230; E <i>a modo loro sono bravi, non lo si pu\u00f2 negare, anche se ad ammetterlo m&#8217;accorgo che il disprezzo mi sale fino al cielo, dove lo sento evaporare nel giro di un secondo, e subito precipitare come una pioggia di parole, che bagna nuovamente le mie strade preferite e rende impraticabile il cammino<\/i> <sup> <i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>*<\/sup><\/a>*<\/i> <\/sup> <i>.<\/i><\/p>\n<p>Questo profluvio di buoni propositi \u00e8 un segnale che la misura era colma, ed \u00e8 un sintomo importante, ma appunto: un sintomo, non la cura. Illudersi non conviene, perch\u00e9 in Italia la misura \u00e8 <i>sempre<\/i> colma, e al tempo stesso non sembra esserlo mai. Il grande sacco dei territori non verr\u00e0 interrotto da alcuna <i>generosa<\/i> concessione del sovrano, ma da conquiste strappate con la partecipazione, la resistenza, la ribellione.<\/p>\n<p>E di che altro dovrebbe occuparsi una rivista di letteratura sociale? Cos&#8217;altro dovrebbe raccontare, se non <i>quella forza <\/i><\/p>\n<p><i>del tutto resistente alla vernice bianca dell&#8217;ottusit\u00e0 <\/i><\/p>\n<p><i>che nasce dall&#8217;avere le stesse idee <\/i><\/p>\n<p><i>a pochi isolati di distanza?<\/i> <sup> <i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>*<\/sup><\/a>**<\/i> <\/sup><\/p>\n<p>Buona lettura.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">*<\/a>Stefano Tassinari, <em>Assalti al cielo (romanzo per quadri)<\/em>, Perdisa, Bologna 2000, pag. 77.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">*<\/a> * Ibidem, pag. 86.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">*<\/a> ** Ibidem, pag. 78<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21345\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-16.png\" alt=\"via John Cage\" width=\"600\" height=\"479\" \/><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>IL SOMMARIO<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le immagini di questo numero: scene da una catastrofe in atto &#8211; di Silvia Albertazzi<\/strong><br \/>\n\u00abUno dei punti di forza della Nuova Rivista Letteraria \u00e8 stato, fin dal primo numero, l\u2019apparato fotografico, costituito da immagini di grandi fotografi italiani e stranieri \u2013 da Mario Dondero a Uliano Lucas, da Fabio Treves a Roberto Serra, e ancora, Marco Caselli Nirmal, Luca Gavagna, Alejandro Ventura \u2013 disposte come un racconto a s\u00e9 stante, a volte addirittura \u201cfuori sincrono\u201d rispetto al tema monografico. In ogni numero, un fotografo narrava attraverso i suoi scatti un\u2019altra storia, non necessariamente legata al (anzi, spesso slegata dal) discorso principale. Per questa nuova serie della rivista si \u00e8 deciso, invece, di ricercare un aggancio tra testo e immagini, non nel senso di una interpretazione visuale degli articoli (le foto non chiosano n\u00e9 commentano i testi) ma tenendo piuttosto a mente le parole di Susan Sontag, secondo cui \u201cle fotografie non spiegano, constatano\u201d [&#8230;] Il bolognese <strong>Stefano Calanchi<\/strong>, autore delle fotografie di questo numero, ama definirsi \u201cstreet photographer\u201d: per lui la fotografia \u00e8 sguardo rubato, gesto inatteso, immagine \u201ctrovata\u201d sulla strada. \u00c8 questo il genere di foto [&#8230;]\u00bb<\/p>\n<p><strong>Una (impossibile) mappa delle lotte per il territorio in Italia &#8211; di Antonella Beccaria<\/strong><br \/>\n\u00abDalla diga del Vajont, voluta cos\u00ec fortemente e cos\u00ec a dispetto di tutto che il 9 ottobre 1963 fece quasi duemila morti, alla strage della Val di Stava, dove il 19 luglio 1985 cedettero i bacini di decantazione della miniera di Prestavel portandosi via 268 persone. Dal sacco di Palermo ai tempi dell\u2019accoppiata Salvo Lima e Vito Ciancimino a palazzo delle Aquile alla frana di Agrigento del 1966 che si mangi\u00f2 8.500 alloggi. Dal terremoto dell\u2019Aquila del 6 aprile 2009 con le sue 309 vittime e le ampie assoluzioni processuali in secondo grado perch\u00e9 \u201cil fatto non sussiste\u201d alle quasi 200 alluvioni che, nel secondo dopoguerra, hanno ucciso centinaia di cittadini.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Il capitalismo non \u00e8 (pi\u00f9) sostenibile. Interviste a militanti dei movimenti No Tav e No Triv &#8211; di Agostino Giordano<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;per offenderci ci definiscono \u201cpecorai\u201d, semplicemente perch\u00e9 rifiutiamo che le nostre terre siano sacrificate agli interessi dei petrolieri. Tra l\u2019altro, nell\u2019articolo di Pirro su <em>il Foglio<\/em> di Giuliano Ferrara in cui siamo stati definiti \u201cpecorai e morti di fame\u201d si cita a sproposito <em>L\u2019uva puttanella <\/em>di <strong>Rocco Scotellaro<\/strong>, travisandone la forma poetica e utilizzandola per ingiuriarci e attaccarci. Sicuramente le sofferenze e le tribolazioni del popolo lucano, cantate dall\u2019immenso Scotellaro, non si risolvono con l\u2019arricchimento dei signori del petrolio a discapito della cultura e della bellezza dei nostri territori.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-21348 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-20.png\" alt=\"Arpa abbandonata\" width=\"600\" height=\"452\" \/><\/p>\n<p><strong>Val di Susa: noi abbiamo gi\u00e0 vinto &#8211; di Paolo Vachino<\/strong><br \/>\n\u00abLa sera, tornata a casa, ha trovato ad aspettarla il figlio pi\u00f9 piccolo, Marco, che all\u2019epoca aveva 7 anni, il quale le disse: \u201cBrava mamma, ti sei fatta arrestare\u201d. E pochi giorni dopo, a scuola, manco a farlo apposta, la maestra ha dispensato dei compiti in classe, in cui i ragazzi dovevano dare senso compiuto alle frasi con l\u2019aggiunta del verbo, tipo: il sole\u2026splende, le stelle\u2026. brillano; all\u2019incauta, o forse voluta, domanda: \u2018i Carabinieri\u2026.\u2019, Marco ha completato cos\u00ec la frase: \u201c\u2026 hanno picchiato la mia mamma\u201d.\u00bb<\/p>\n<p><strong>SS275: paradigma deserto. Storia normale di una strada inutile &#8211; di Milena Magnani<\/strong><br \/>\n\u00abRispetto all\u2019immagine folclorica e poetica di una terra [il Salento] che fino a qualche decennio fa offriva il fianco a una sua letteratura autocelebrativa, oggi come oggi siamo in presenza di una terra che improvvisamente scarta e devia di lato e porta anche i suoi cantori pi\u00f9 accreditati come la poetessa <strong>Daniela Liviello<\/strong> a scrivere: [&#8230;] <em>Se questo campo sar\u00e0 paese in festa \/ cozzeranno santi armati fino ai denti, \/\u00a0 intorno serpi di paesani sorridenti \/\u00a0 si svuoteranno casse di laute libagioni \/ sorgeranno lune lunghi denti \/ cani rivolteranno zolle \/ umani contenderanno l\u2019osso <\/em>[&#8230;]\u00bb<\/p>\n<p><strong>Expo 2015. \u00abSi certo, ma come fai ad opporti ad una grande festa?\u00bb &#8211; di Roberto Maggioni)<\/strong><br \/>\n\u00abExpo \u00e8 come un\u2019astronave che atterra su una citt\u00e0, un\u2019\u201cesperienza unica e irripetibile\u201d attorno a un tema, dice l\u2019accademia. Non \u00e8 un\u2019autostrada sventraparchi, non \u00e8 una trivella conficcata in un terreno agricolo, non \u00e8 un treno veloce che buca una montagna. Ma \u00e8 tutte queste cose insieme, con qualcos\u2019altro. Solo che non si vede subito.\u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21342\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-7.png\" alt=\"Fitzcalatrava a Reggio Emilia\" width=\"600\" height=\"435\" \/><\/p>\n<p><strong>Fitzcalatrava a Reggio Emilia. Una visita alla stazione Alta Velocit\u00e0 Mediopadana pensando al cinema di Werner Herzog &#8211; di Wu Ming 1<\/strong><br \/>\n\u00abOgni opera di Calatrava \u00e8 un monumento all\u2019<em>art pour l\u2019art<\/em>, alla bellezza dello sperpero e del vuoto e, come suol dirsi, costa \u201cl\u2019ira di Dio\u201d (<em>Der Zorn Gottes<\/em>, appunto). In questa stazione sonnecchiante tra Appennino e Prealpi, non posso non pensare alla stazione dell\u2019abortita ferrovia transandina in <em>Fitzcarraldo<\/em>. E alla nave trainata sul monte e poi lasciata a se stessa, diretta verso le cascate, <em>las Pongos de la muerte<\/em>. E quando Ivan Cicconi scrive: \u201cPare che a Reggio Emilia, per qualche congiunzione astrale favorevole, Calatrava abbia trovato l\u2019Eldorado\u201d, come non pensare a Lope de Aguirre?<br \/>\nE un architetto pu\u00f2 fare molti pi\u00f9 danni di un regista. Le riprese di un film \u2013 anche le pi\u00f9 forsennate e devastanti riprese del pi\u00f9 ambizioso dei film \u2013 passano e vanno; una Grande Opera rimane.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Opache trasparenze &#8211; di Silvia Albertazzi<\/strong><br \/>\n\u00abLe grandi esposizioni mondiali sembrano essere, da sempre, il momento in cui la (presunta) creativit\u00e0 delle nazioni si scatena nella produzione di grandi opere assolutamente inutili, spesso riciclate per altri scopi al termine dell\u2019evento (\u00e8 il caso dei padiglioni americano e francese dell\u2019Expo 67 di Montreal, oggi rispettivamente Biosfera e Casino di quella citt\u00e0), a volte destinate a trasformarsi in monumenti all\u2019ingegno nazionale, magari di dubbio valore artistico (vedi l\u2019Atomium di Bruxelles, costruito per l\u2019Expo belga del 1958), a volte ancora destinate a durare il tempo di una fiera e poi abbandonate a un triste destino di decadenza, devastazione e oblio.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Quasi un delitto (non) parlare d&#8217;alberi: Bertolt Brecht e la Variante di Valico &#8211; di Wolf Bukowski<\/strong><br \/>\n\u00abLa creazione di api drone per impollinare ci proietta in un mondo talmente devastato da rendere inutile la domanda se lo sciame s\u2019involi prima o dopo la catastrofe, se insomma sia una delle cause della fine o invece lo strumento con cui la tecnocrazia finge di evitarla. Un mondo tenuto in vita dalle robobees \u00e8 con tutta evidenza un mondo gi\u00e0 morto [&#8230;]\u00bb<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>La furia della farfalla &#8211; di Pasquale di Lena<\/strong><br \/>\n\u00abUna mega stalla, denominata Rancho Granmanze, che avrebbe dovuto ospitare ben 12.000 manze per un periodo intorno ai due anni, cio\u00e8 tutto il tempo necessario per farle crescere, fecondare e far vivere la gravidanza fino a pochi giorni prima del parto, quando sarebbero state rispedite nelle stalle di origine dell\u2019Emilia Romagna e Lombardia, per partorire e l\u00ec produrre il latte. Il Molise, dopo aver messo a disposizione una superficie di terreno fertile e dotato di irrigazione per colture orticole di alto pregio e fonte di occupazione e di scambi, nonch\u00e9 acqua potabile per un fabbisogno pari a quello di una citt\u00e0 di 120.000 abitanti, avrebbe ricevuto in cambio posti di lavoro per una ventina di operai spalatori&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Icaro e il sogno gotico: la piccola opera dell&#8217;aereoporto di Siena &#8211; di Alberto Prunetti<\/strong><br \/>\n\u00abViene da chiedersi, con un esercizio di fantascienza speculativa: <em>What if<\/em>? Ovvero, cosa sarebbe successo se il Comitato contro l\u2019aeroporto di Ampugnano non si fosse opposto e il progetto fosse stato realizzato?\u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21343\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-10.png\" alt=\"Renzismi\" width=\"600\" height=\"509\" \/><\/p>\n<p><strong>\u00abPadroni a casa propria\u00bb: una spia nella comunicazione del Governo Renzi &#8211; di Tomaso Montanari<\/strong><br \/>\n\u00abSe un filologo avesse voglia di offrire uno strumento utile a quel che resta della democrazia italiana potrebbe allestire un\u2019edizione critica e commentata del vasto corpus testuale che si \u00e8 addensato intorno a una delle leggi chiave del governo di Matteo Renzi, la 164 dell\u201911 novembre 2014, <a href=\"http:\/\/www.altreconomia.it\/site\/ec_articolo_dettaglio.php?intId=278\">meglio nota come Sblocca Italia<\/a>. Con in mano un simile volume, si potrebbe agevolmente costruire un eloquente palinsesto che alterni brani del bombastico discorso con cui (il primo agosto 2014) il Presidente del Consiglio illustr\u00f2 alla stampa le linee guida di quel che allora era un decreto (naturalmente necessario e urgente), a brani degli atti dell\u2019inchiesta fiorentina sulle Grandi Opere che otto mesi pi\u00f9 tardi coster\u00e0 il posto al vero autore dello Sbocca Italia, Maurizio Lupi. Qualcosa di simile a ci\u00f2 che segue.\u00bb<\/p>\n<p><strong>GODIImenti: come inceppare la Grande Opera e vivere felici &#8211; di Wu Ming 2<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;un \u201cWu Ming Lab\u201d, promosso dall\u2019associazione Re:Common, con il coinvolgimento di sei comitati: Presidio Europa e Spinta Dal Bass (Val Susa), Monte Libero (Amiata), No Rigassificatore Offshore (Livorno), Opzione Zero (Riviera del Brenta), No Tap (Salento). Scopo del laboratorio non era soltanto quello di individuare le molecole di un <em>idem sentire<\/em>, ma anche di metterle in discussione nella pi\u00f9 vasta comunit\u00e0 dei movimenti NO GODII. Per far questo, si \u00e8 scelta fin dall\u2019inizio la scrittura narrativa, con l\u2019idea di tradurre ognuna delle caratteristiche condivise in un piccolo racconto, inventato di sana pianta oppure preso in prestito da un episodio reale. Questa scelta \u00e8 nata da varie considerazioni. Anzitutto, l\u2019idea&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>I vestiti nuovi del premier &#8211; di Giuseppe Ciarallo<\/strong><br \/>\n\u00abCome in ogni altro momento del giorno, anche in quel frangente dallo schermo stavano colando immagini e suoni dolciastri, a testimonianza del fatto che una nuova epoca era cominciata per la nazione, ormai stanca di incomprensioni e conflitti sociali. Come sigla della trasmissione, l\u2019autore aveva fortemente voluto il <em>M\u00e0 vlast<\/em> di Smetana, una composizione dolce, senza spigoli, che inizia con suoni idilliaci d\u2019arpa e sfocia, in crescendo, in note gonfie come petti al pensiero della Patria. Lo studio era arredato in maniera semplice ed essenziale, al limite del minimalismo architettonico. Il colore dominante, l\u2019azzurro tenue e sfumato d\u2019un angolo di paradiso. Una scrivania classica in legno massiccio, di un bianco immacolato&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Nelle terre estreme &#8211; di Massimo Vaggi<\/strong><br \/>\n\u00abDopo aver letto \u2013 e apprezzato \u2013 la storia di Chris\/Alex come raccontata da <strong>Jon Krakauer<\/strong> (<em>Nelle terre estreme<\/em>, Corbaccio), ho pensato che pi\u00f9 di ogni altra cosa potesse essere interessante leggerne i commenti che circolano sul web. Non perch\u00e9 cercassi qualit\u00e0, ma perch\u00e9 mi chiedevo se ai lettori il libro potesse aver trasmesso l\u2019identico desiderio di smarrimento che aveva trasmesso a me. In rete, si sa, si trova di tutto, e di tutto ho trovato, a partire&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Amazzonia: distruzione, lotte, ricostruzione &#8211; di Franco Foschi<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;una etnia dell\u2019Alto Turiacu a nome Ka\u2019apor: questi indigeni hanno contestato lo stupro del loro territorio, e l\u2019ignavia dello Stato, incendiando case, sequestrando motoseghe e camion, cacciando gli occupanti. Tutto \u00e8 stato documentato dal fotografo della Reuters Parracho: non si vorrebbero mai vedere operai legati con le mani dietro la schiena e un machete a un millimetro dalla gola, o con la testa sotto la ruota di un dumper immenso, o spogliati e buttati a terra, nudi nati. Anche loro, pur se prezzolati, sono vittime di un ingranaggio modulato da chi, criminale, non finir\u00e0 mai buttato a terra, nudo, con un machete alla gola. Eppure alla fine, guardando quelle foto dolorose, viene da pensare al livello di esasperazione cui deve essere stata portata la gente Ka\u2019apor&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Risalendo il Rio delle amazzoni: un&#8217;esperienza di vita e letteratura in Brasile ovvero il mio Nord &#8211;\u00a0 di Frederico Fernandes<\/strong><br \/>\n\u00abIl paesaggio rigoglioso rimodella i sensi. Da una parte il puzzo della conceria poco pi\u00f9 avanti, le colonie di zanzare all\u2019alba e al tramonto, il calore umido della zona equatoriale, dall\u2019altra la vista lussureggiante della spiaggia fluviale, il sapore <em>terroir<\/em> della mozzarella di bufala, del piatto di manioca e del brodo di tapioca bevuto caldo, un paradosso per allontanare il calore. Un posto non \u00e8 fatto solo delle belle immagini lanciate come richiamo per il consumo dei pacchi viaggio delle agenzie turistiche. Un luogo come l\u2019arcipelago marajoara per esempio permette di vedere una di fianco all\u2019altra la societ\u00e0 civile e la natura selvatica, senza cadere nella sensazione fuorviante dell\u2019esotico. L\u2019esotico esce dal suo contesto originario, e lo distorce. Questo \u00e8 in buona parte ci\u00f2 che affligge l\u2019Amazzonia, le cui problematiche estremamente reali sono state offuscate dalle fascinazioni dell\u2019esotico.\u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21344\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-14.png\" alt=\"Furore di Dio\" width=\"600\" height=\"469\" \/><\/p>\n<p><strong>Nella fossa e contro i draghi. La letteratura tra Babele e i Palazzi &#8211; di Alberto Sebastiani<\/strong><br \/>\n\u00abSi tratta di una fiducia nella parola, nella lingua e nella letteratura da molti evocata e sperimentata da ormai molti anni, in ogni forma narrativa. Il racconto come questione etica, come apertura di un discorso collettivo, che da molte parti viene irriso, sottolineando come tanta narrativa impegnata a vario titolo abbia prodotto ben poca coscienza. Ma, come dice Giorgio Scerbanenco, a volte una mano stesa davanti a una locomotiva pu\u00f2 fermare il treno in corsa. Accade magari di rado, ma succede.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Babele: la maledizione delle grandi opere &#8211; di Cristina Muccioli<\/strong><br \/>\n\u00abQuesta impossibilit\u00e0 di capirsi, sembra dirci Bruegel, \u00e8 la morte della citt\u00e0, \u00e8 la sua rovina. Una citt\u00e0 non \u00e8 le sue costruzioni (la torre c\u2019\u00e8 ancora, cos\u00ec come il paesaggio urbano immalinconito e spento sullo sfondo), non \u00e8 fatta dalle case, dai monumenti, dalle strade e dai ponti, ma dalla gente. Altrimenti, disabitata, \u00e8 un insieme di rovine. \u00c8 un\u2019<em>urbs<\/em> senza <em>civitas<\/em>, \u00e8 cio\u00e8 un complesso materiale e concreto inanimato, privo di quella vita di tutti e di ciascuno in accordo con gli altri che ne costituisce l\u2019essenza, le azioni, i gesti, le produzioni, i provvedimenti, le leggi.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Lo spazio urbano per appunti &#8211; di Sergio Rotino<\/strong><br \/>\n\u00abSamaris \u00e8 una citt\u00e0 assolata, mediterranea, che nella struttura si contrappone a Xhystos il cui tessuto urbano \u00e8 una continua saldatura di vetro e metallo. Ma quello che colpisce in Samaris non \u00e8 tanto l\u2019atteggiamento degli abitanti quanto la bidimensionalit\u00e0 di molta architettura cittadina, commistione di accenti barocchi, alti muri e facciate cieche. \u00c8 pi\u00f9 che altro una rappresentazione teatrale della citt\u00e0, un falso, un inganno per l\u2019occhio di chi la visita.\u00bb<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.ilmegafonoquotidiano.it\/letteraria\/nuova-rivista-letteraria-n-1-nuova-serie-maggio-2015\">Buona lettura<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abLetteraria va avanti con l&#8217;amore degli insorti\u00bb. Lo dicemmo nel maggio 2012, subito dopo la morte del nostro fondatore e direttore Stefano Tassinari. 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