{"id":2123,"date":"2010-12-07T02:06:22","date_gmt":"2010-12-07T00:06:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=2123"},"modified":"2025-06-17T13:28:12","modified_gmt":"2025-06-17T11:28:12","slug":"in-ultima-istanza-foucault-in-iran-la-rivoluzione-luguaglianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2010\/12\/in-ultima-istanza-foucault-in-iran-la-rivoluzione-luguaglianza\/","title":{"rendered":"Foucault in Iran: rivoluzione, entropia, uguaglianza"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2134 size-full\" title=\"Michel Foucault\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/michelfoucault1.jpg\" alt=\"\" width=\"527\" height=\"350\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[Il 9 dicembre arriva in libreria il secondo numero di <a href=\"http:\/\/www.ilmegafonoquotidiano.it\/rivista\/nuova-rivista-letteraria-0\"><em>Nuova Rivista Letteraria<\/em><\/a>, &#8220;semestrale di letteratura sociale&#8221; diretto da <strong>Stefano Tassinari<\/strong> e pubblicato dalle <a href=\"http:\/\/www.ilmegafonoquotidiano.it\/\">Edizioni Alegre<\/a>. Questo numero \u00e8 dedicato ai rapporti tra sinistra politica e cultura, con interventi su Gramsci, Trotzky, Sanguineti, Foucault, il ruolo degli intellettuali nella guerra civile spagnola, il &#8220;gramscismo di destra&#8221;, le radio libere, il fumetto, l&#8217;Annosa Questione Mondadori (ri-sviscerata da WM2) etc. Tra i collaboratori di questo numero ci siamo noi, Carlotto, Arpaia, Fois, Emidio &#8220;Mim\u00ec&#8221; Clementi, Alberto Sebastiani e tantissim* altr*. Prezzo di copertina: 10 euro. <strong>Per abbonamenti:<\/strong> 2 numeri 15 euro, da versare sul Ccp 65382368 intestato a Edizioni Alegre soc. coop. giornalistica Circonvallazione casilina 72\/74 00176 Roma. Causale: &#8220;Abbonamento Letteraria&#8221;.<br \/>\nIn anteprima, proponiamo l&#8217;articolo di WM1, che affronta il capitolo pi\u00f9 famigerato nella biografia intellettuale di Michel Foucault: quello dell&#8217;entusiasmo per la rivoluzione iraniana del 1978-79. L&#8217;articolo, scritto per una rivista non accademica e &#8220;asciugato&#8221; per farlo rientrare nel limite di lunghezza stabilito, ha un taglio il pi\u00f9 possibile divulgativo.]<\/span><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>IN ULTIMA ISTANZA<br \/>\nFoucault in Iran: rivoluzione, entropia, uguaglianza<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2160\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"La kitschissima first family persiana prima della rivoluzione. Che gli fai a gente cos\u00ec??\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pahlavi.jpg\" alt=\"\" width=\"222\" height=\"224\" \/>Nell&#8217;ottobre del 1978 Michel Foucault (d&#8217;ora in avanti MF) visita un Iran gi\u00e0 scosso dai moti di piazza contro lo Sci\u00e0, moti che il regime reprime nel sangue, con l&#8217;unico risultato di rafforzare la determinazione popolare. La cacciata di <strong>Reza Pahlavi<\/strong> [<em>foto a destra<\/em>] \u00e8 ormai imminente, tutti sentono che una rivoluzione \u00e8 dietro l&#8217;angolo, ma nessuno sa dire di <em>quale<\/em> rivoluzione si tratti.<\/p>\n<p>In quest&#8217;autunno, le parole d&#8217;ordine sono poche, chiare, focalizzate. Tutte le correnti politiche e le classi sociali fanno convergere gli sforzi in un&#8217;unica, pressante richiesta: \u00abVia lo Sci\u00e0!\u00bb C&#8217;\u00e8 gi\u00e0 chi parla di un &#8220;governo islamico&#8221;, ma l&#8217;ayatollah Khomeini \u00e8 ancora in esilio a Parigi, l&#8217;evento rivoluzionario ha tante anime ed \u00e8 ancora &#8220;in fusione&#8221;. MF si entusiasma per l&#8217;energia che circola, scrive diverse corrispondenze per il &#8220;Corriere della sera&#8221;, ha intuizioni folgoranti ma \u00e8 anche vittima di &#8220;sviste&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Sviste&#8221; in parte <em>intenzionali<\/em>: MF si dichiara incapace di \u00abscrivere la storia del futuro\u00bb, non si pone il problema di quale regime nascer\u00e0 dall&#8217;evento rivoluzionario. Quel che gli preme \u00e8 analizzare quest&#8217;ultimo come frattura storica, rottura di un ordine, fine di un assetto politico e di un modello sociale. MF interpreta quel che vede come un prolungato \u00absciopero contro la politica\u00bb, con il rifiuto di ogni compromesso, di ogni schema tradizionale di negoziato. Dove c&#8217;\u00e8 un solo e unico scopo dichiarato <em>urbi et orbi<\/em> con chiarezza cristallina, non pu\u00f2 esserci mediazione. A fronte della temporanea unanimit\u00e0 del corpo sociale nel volere la cacciata del tiranno, MF si interroga su cosa sia la volont\u00e0 collettiva e quale importanza vi abbia la dimensione di una <em>spiritualit\u00e0 politica, <\/em>dimensione che l&#8217;occidente ha perso da tempo. E&#8217; possibile tornare a porsi il problema di un rapporto tra il politico e lo spirituale? Nel chiederselo, il filosofo mette le mani avanti:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSento gi\u00e0 degli europei ridere; ma io, che so ben poco dell&#8217;Iran, so che hanno torto.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Tornato in Francia, MF continua a seguire gli avvenimenti. Finalmente lo Sci\u00e0 va in esilio, ma da quel momento l&#8217;evento rivoluzionario inizia a &#8220;rapprendersi&#8221;, la componente teocratica ne assume la direzione e la molteplicit\u00e0 inizia a lasciare posto all&#8217;Uno, comincia a farsi regime. L&#8217;unanimit\u00e0 della singola richiesta cambia di segno quando viene dirottata in plebiscito: nell&#8217;aprile del &#8217;79 un referendum ratifica per l&#8217;Iran l&#8217;assetto di &#8220;repubblica islamica&#8221;. La componente teocratica gi\u00e0 perseguita le altre anime della rivoluzione, la &#8220;fusione&#8221; di ieri lascia il posto a una glaciazione.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 incalzato pubblicamente da diversi soggetti (femministe, attivisti per i diritti umani, esuli della sinistra iraniana), per un po&#8217; di tempo MF non sposta l&#8217;accento, si rifiuta di porsi il nuovo-vecchio problema di un Terrore che \u00e8 gi\u00e0 Termidoro. Sono altri gli aspetti su cui gli preme riflettere, in primis quello dell&#8217;Islam come portatore di un nuovo rapporto (rivoluzionario, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>) tra spiritualit\u00e0 e politica. Cos\u00ec, quando prender\u00e0 le distanze dalla nuova repressione, molti giudicheranno il suo intervento tardivo e timido.<\/p>\n<p>Dalla primavera del &#8217;79 alla sua morte nell&#8217;84, MF non si occuper\u00e0 pi\u00f9 dell&#8217;Iran. Il periodo del suo entusiasmo per la rivoluzione iraniana \u00e8 il pi\u00f9 famigerato nella sua biografia, e ha attirato molte critiche. Eppure, se guardiamo ai molti <em>gauchistes<\/em> che riposero speranza in quell&#8217;evento, spesso inserendolo a forza in griglie concettuali pre-esistenti (marxiste-leniniste, anti-imperialiste), gli &#8220;abbagli&#8221; di MF sembrano poca cosa.<\/p>\n<p>Nei suoi articoli (anche questo andrebbe rimarcato: sono articoli scritti a caldo, non saggi ponderati), MF legge la rivoluzione iraniana nella sua <em>singolarit\u00e0<\/em>, indagando il suo essere diverso da ogni evento rivoluzionario conosciuto. Proprio per questo, non \u00e8 davvero di Iran che vorrei parlare in questa sede: non ci sono mai stato, non sono competente in tema di Islam sciita, non mi sono mai occupato di cose persiane. Mi interessa questa storia perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un potenziale \u00abIran\u00bb ovunque, nel senso che ogni evento che possa dirsi tale \u00e8 <em>singolare<\/em>. I falsi eventi e gli pseudo-eventi mediatici vengono presentati come unici (&#8220;senza precedenti&#8221; \u00e8 una delle formule pi\u00f9 abusate e inflazionate della nostra epoca) ma si somigliano tutti tra loro, mentre i veri eventi sono <em>accomunati dal fatto di somigliarsi poco<\/em>.<\/p>\n<p>Forse non dir\u00f2 nulla di radicalmente nuovo. Diversi commentatori e studiosi hanno affrontato i problemi sollevati dal modo in cui MF segu\u00ec quegli eventi. Solo che la letteratura secondaria su MF \u00e8 un ginepraio, non tutti hanno modo o voglia di accedervi. Inoltre &#8211; con poche eccezioni degne di nota &#8211; \u00e8 alquanto noiosa. Il contrario dell&#8217;effetto che producono gli scritti di MF, come in diversi hanno fatto notare. Pu\u00f2 dunque essere utile un momento di sintesi operato da un &#8220;profano&#8221; (un autore di romanzi d&#8217;avventura!) fuori dai soliti contesti. Solo alla fine trarr\u00f2 una conclusione che esula dall&#8217;ambito degli &#8220;studi foucaultiani&#8221;.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni si sono amplificate a scopo polemico le &#8220;sviste&#8221; di MF a scapito di quel che riusc\u00ec a vedere molto prima di altri. La sua &#8220;d\u00e9bacle&#8221; iraniana \u00e8 stata presentata come emblema della bancarotta dell&#8217;intellettuale impegnato \/ interventista, della leggerezza con cui gli intellettuali di sinistra degli anni Settanta scherzarono col fuoco anti-occidentale e terzomondista.<\/p>\n<p>Nella versione pi\u00f9 destrorsa di quest&#8217;approccio, si arriva a vere e proprie calunnie.<br \/>\nQualche anno fa &#8220;Il Giornale&#8221; scrisse che MF \u00abnon esit\u00f2 a riconoscere in Khomeini le stigmate di un profeta della libert\u00e0\u00bb, affermazione falsa, poich\u00e9 MF si limit\u00f2 ad analizzare la figura di Khomeini come \u00abpunto d&#8217;incontro della volont\u00e0 collettiva\u00bb e a interrogarsi sulle ragioni di tale centralit\u00e0.<\/p>\n<p>Di recente, la rivista USA <em>Reason<\/em>, organo di propaganda ultraliberista, ha scritto che MF \u00abvisit\u00f2 due volte il paese sotto gli Ayatollah\u00bb. Altra falsit\u00e0, dato che Foucault non torn\u00f2 mai in Iran dopo la rivoluzione.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra fandonia ricorrente \u00e8 che Foucault si sia incontrato con Khomeini, circostanza mai avvenuta. MF vide l&#8217;Ayatollah solo da lontano e non scambi\u00f2 mai una sola parola con lui.<\/p>\n<p>Sull&#8217;altro versante, quello della critica postmoderna e post-coloniale, di MF viene denunciato un approccio eurocentrico e paradossalmente &#8220;orientalista&#8221;. Sarebbe stato questo approccio a produrre la sua &#8220;cecit\u00e0&#8221; di fronte agli abusi.<br \/>\nProcediamo con ordine.<\/p>\n<p>MF non rientra nella categoria degli intellettuali di sinistra se non in modo molto sghembo: il suo essere &#8220;di sinistra&#8221; somiglia poco all&#8217;essere di sinistra di chiunque altro, come il suo &#8220;impegno&#8221; \u00e8 molto diverso da quello di Sartre, nonostante le cause sostenute siano in gran parte le stesse. Perci\u00f2 MF non rientra nel novero dei &#8220;cattivi maestri&#8221;; non rientra nel novero dei maestri <em>tout court<\/em>, perch\u00e9 non vuole essere maestro di nessuno, non mette su cenacoli, non si circonda di adepti come Lacan. Anzi, in pi\u00f9 occasioni ammette di sentirsi solo. La solitudine \u00e8 in fondo un effetto collaterale del suo approccio filosofico: vale la pena conoscere solo se questo implica \u00abla messa in crisi di colui che conosce\u00bb, e il pensiero critico deve innanzitutto criticare se stesso. MF si rifiuta costantemente di dare qualsivoglia &#8220;linea&#8221; e contesta la pretesa da parte degli intellettuali di assumere una &#8220;posizione profetica&#8221;:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab\u00e8 vero che un certo numero di persone [&#8230;] non riescono a trovare nei miei libri dei consigli o delle prescrizioni che permettano loro di sapere &#8220;che fare&#8221;. Ma appunto il mio progetto \u00e8 proprio fare in modo che essi &#8220;non sappiano pi\u00f9 che fare&#8221;: lavorare affinch\u00e9 gli atti, i gesti, i discorsi che fino a quel momento parevano loro ovvi diventino problematici, rischiosi, difficili&#8230;\u00bb (da una tavola rotonda sulla prigione, maggio 1978, pochi mesi prima del viaggio in Iran).<\/p><\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2175 alignright\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Michel Foucault\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/foucault_smiling1.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"221\" \/>Se si pu\u00f2 parlare di un &#8220;eurocentrismo&#8221; di MF, ci\u00f2 ha a che fare coi suoi campi di interesse, non coi &#8220;valori&#8221;. La ricerca di MF \u00e8 &#8220;eurocentrica&#8221; <em>in senso letterale<\/em>, perch\u00e9 mantiene un focus sulla storia europea. Pi\u00f9 di questo non si pu\u00f2 proprio dire. Non c&#8217;\u00e8 libro o intervento in cui MF non rifiuti &#8211; con foga persino eccessiva &#8211; tutti gli &#8220;universali antropologici&#8221;. Nei confronti di questi ultimi rivendica \u00abuno scetticismo sistematico\u00bb. Non che per lui sia impossibile trovare invarianti trans-storici e trans-culturali, e che ritenga doveroso precludersi l&#8217;approdo a un universale, ma ci\u00f2 deve avvenire solo <em>in ultima istanza<\/em>: \u00abNon si deve ammettere nulla di quest&#8217;ordine che non sia rigorosamente indispensabile.\u00bb. A MF interessa la specificit\u00e0 di ogni pratica, di ogni discorso, di ogni evento. Il suo metodo affronta la storia come una successione di cesure, di svolte improvvise non sempre visibili. Bisogna ritrovare queste svolte sotto le apparenti continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Quest&#8217;approccio \u00e8 ben presente nei suoi articoli sull&#8217;Iran: la sua costante preoccupazione \u00e8 far capire a cosa <em>non<\/em> somigli quell&#8217;evento, cos&#8217;abbia di singolare, rispetto a cosa rappresenti una rottura. MF vuole rintracciare le linee di un &#8220;discorso&#8221; specifico, quello della rivoluzione iraniana nella sua fase iniziale. Per questo \u00e8 molto guardingo nei confronti delle &#8220;grandi parole&#8221; con la maiuscola reverenziale: a essere importanti non sono l&#8217;Oriente o la Modernit\u00e0, e a ben vedere nemmeno la Rivoluzione (MF usa la parola con un evidente circospezione, circondandola di distinguo), nemmeno l&#8217;Evento. Questo \u00e8 al tempo stesso il punto di forza&#8230; e il <em>limite<\/em> del pensiero foucaultiano. Ci torner\u00f2 sopra tra non molto.<\/p>\n<p>Torniamo ai reportages di MF da Teheran e altre citt\u00e0 iraniane: non saranno poche le intuizioni a rivelarsi valide negli anni a seguire. Ho gi\u00e0 accennato al rapporto tra spiritualit\u00e0 e politica, tema che nel XXI secolo torner\u00e0 all&#8217;ordine del giorno.<\/p>\n<p>Uno dei passaggi pi\u00f9 \u00abcontrointuitivi\u00bb e azzeccati \u00e8 quello in cui MF descrive le pretese dello Sci\u00e0 di &#8220;modernizzare&#8221; il Paese come unico, vero <em>arcaismo<\/em> nella vita pubblica dell&#8217;Iran. Una modernizzazione intesa come importazione acritica di un modello, che da un lato insegue e scimmiotta l&#8217;occidente, dall&#8217;altro cerca &#8211; ma solo blandamente &#8211; un &#8220;adattamento&#8221;, una &#8220;localizzazione&#8221; falsa tramite l&#8217;import di kitsch orientalistico da un altrove gi\u00e0 \u00abmodernizzato\u00bb:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab&#8230;a decine si allineavano sulle bancarelle incredibili macchine per cucire, enormi e decorate, come se ne possono vedere nelle r\u00e9clame dei giornali del XIX secolo; istoriate di disegni a forma di edera, di piante rampicanti e di fiori sboccianti, esse imitavano in modo grossolano vecchie miniature persiane. Questi occidentalismi fuori uso, marcati del segno di un Oriente desueto, portavano tutti la dicitura: made in Corea del Sud.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>MF vede anche profilarsi un nuovo ruolo dell&#8217;Islam radicale a livello planetario. Qui, come sempre, \u00e8 attento a non generalizzare: non parla dell&#8217;Islam come di un unico blocco, ma cerca le singolarit\u00e0. Ad esempio, ci tiene a precisare che sta parlando dell&#8217;Islam sciita, poi rimarca che nel clero sciita ci sono differenze di vedute.<\/p>\n<p>MF esprime l&#8217;idea che ci sar\u00e0 uno sviluppo rivoluzionario <em>dentro<\/em> l&#8217;Islam:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[Da oggi] ogni Stato musulmano pu\u00f2 essere rivoluzionario [in realt\u00e0 l&#8217;originale francese diceva &#8220;r\u00e9volutionn\u00e9&#8221;, N.d.R.] dall&#8217;interno, cominciando dalle sue tradizioni secolari\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel leggere questa frase vanno tenute presente due cose: MF non intende \u00abrivoluzionario\u00bb [\u00abrivoluzionato\u00bb] nel senso della lotta di classe, ma nel senso di un evento che produce una frattura storica; inoltre, questo &#8220;dentro&#8221; \u00e8 relativo. Nella globalizzazione \u00e8 impossibile individuare con nettezza i confini perch\u00e9 siamo <em>tutti<\/em> eredi di diverse tradizioni. Ogni tradizione (in senso stretto, la pratica del consegnare a chi viene dopo) \u00e8 multilineare e ha tante origini. Si pu\u00f2 parlare di &#8220;interno&#8221; di una tradizione solo se la premessa \u00e8 che i confini sono aperti. Perci\u00f2, quando MF dice: \u00abcominciando dalle sue tradizioni secolari\u00bb, l&#8217;accento va su <em>cominciando<\/em>. E&#8217; una partenza, non un approdo. Nemmeno in questo caso MF pensa a una <em>continuit\u00e0<\/em> dei processi: lo sviluppo rivoluzionario in seno all&#8217;Islam incontrer\u00e0 altri reagenti. In quest&#8217;ottica, MF si chiede se l&#8217;Islam radicale si approprier\u00e0 della causa palestinese:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abCosa accadrebbe se questa causa ricevesse il dinamismo di un movimento islamico, ben pi\u00f9 forte di un riferimento marxista-leninista o maoista?\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Mancano ben nove anni alla fondazione di Hamas.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2165\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Green Movement\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/greenmovement.jpg\" alt=\"\" width=\"272\" height=\"185\" \/>Teheran, giugno 2009. Un trentennio esatto dopo la proclamazione della repubblica islamica, divampano le proteste contro i brogli elettorali a favore del presidente Ahmadinejad. Scende in strada un movimento in gran parte giovanile (a parte l&#8217;alto clero, in Iran pressoch\u00e9 <em>tutto<\/em> \u00e8 in gran parte giovanile). E&#8217; il cosiddetto &#8220;Movimento Verde&#8221;.<\/p>\n<p>In Occidente &#8211; almeno inizialmente &#8211; \u00e8 descritto come filo-occidentale, liberale etc., mentre quegli attivisti urlano dai tetti di Teheran &#8220;Dio \u00e8 grande&#8221;, sostengono <strong>Mir-Hossein Mousavi<\/strong> (gi\u00e0 primo ministro nel periodo 1981-89) e si richiamano alla rivoluzione del &#8217;79 nel suo momento &#8220;in fusione&#8221;, quando l&#8217;ingresso della spiritualit\u00e0 nella politica (e viceversa) apriva nuove possibilit\u00e0 anzich\u00e9 chiuderle. A proposito di &#8220;altri reagenti&#8221;, quegli attivisti usano la rete e i social network, ricorrono agli strumenti forniti loro dalla \u00abrivoluzione\u00bb digitale, e lo fanno <em>a modo loro,<\/em> &#8220;agendoli&#8221; con le loro pratiche.<\/p>\n<p>In un articolo dell&#8217;8 settembre 1978, MF descrive metaforicamente il rapporto tra il movimento e i predicatori del clero sciita:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQuesti uomini di religione sono come lastre sensibili sulle quali si incidono le collere e le aspirazioni della comunit\u00e0. Volessero andare contro corrente, perderebbero questo potere che si basa essenzialmente sul gioco della parola e dell&#8217;ascolto.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>E&#8217; quello che succede trent&#8217;anni dopo. Il Movimento verde, rifiutando un ruolo subordinato nel gioco della parola e dell&#8217;ascolto, mette in crisi il clero, che infatti entra in una fase di nuove divisioni e conflitti interni. Osservatori vicini al movimento accusano la &#8220;guida suprema&#8221; <strong>Ali Khamenei<\/strong> di cercare il suo consenso \u00abnelle caserme anzich\u00e9 nelle moschee\u00bb. Messo in crisi il gioco della parola, non resta che la repressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>Veniamo a quello che secondo me \u00e8 il vero limite dell&#8217;approccio foucaultiano. Teso com&#8217;\u00e8 a cercare le discontinuit\u00e0, le fratture, le singolarit\u00e0, i discorsi specifici, MF non si accorge di un invariante che si ripresenta <em>in ultima istanza<\/em>. Ignora i segnali del riproporsi, sotto le discontinuit\u00e0, di &#8220;vecchi&#8221; problemi che possiamo senza remore definire <em>universali<\/em>.<\/p>\n<p>S\u00ec, tutti i veri eventi hanno in comune il fatto di somigliarsi poco<em>.<\/em> Ma la termodinamica ci insegna che a una dissipazione di energia corrisponde una trasformazione irreversibile, che porta un sistema verso lo stato uniforme e <em>indifferenziato<\/em> che chiamiamo &#8220;equilibrio termodinamico&#8221;. Quando un evento rivoluzionario perde energia, si riducono anche le sue <em>specificit\u00e0<\/em>. Inizia a perdersi ci\u00f2 che lo <em>distingueva<\/em> da tutto il resto, che lo aveva staccato dallo sfondo. L&#8217;evento rivoluzionario iraniano \u00e8 diverso dagli altri, ma quando le energie calano inizia a incontrare gli stessi problemi di tutti gli eventi rivoluzionari, in un passaggio acceleratissimo dalle lotte interne al Terrore al Termidoro.<\/p>\n<p>Ancora una volta il ripiegamento \u00e8 sul terreno dell&#8217;uguaglianza, e le donne rivoluzionarie sono le prime sacrificate. In Francia, nell&#8217;autunno del 1793, la Convenzione giacobina scioglie tutte le associazioni rivoluzionarie femminili. In Iran, la restrizione della libert\u00e0 femminile \u00e8 una delle prime preoccupazioni dell&#8217;appena insediato regime khomeinista. Nella primavera del &#8217;79, nel giro di poche settimane, una gragnuola di leggi discriminatorie si abbatte sulle donne. A Teheran, l&#8217;8 marzo, militanti di Hezbollah attaccano il grande corteo di donne che contesta il giro di vite. Le manifestanti gridano: &#8220;No alla dittatura!&#8221; e &#8220;Abbiamo fatto la rivoluzione per essere libere!&#8221;. Gli aggressori rispondono con pietre e bastoni.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" id=\"ivplayer\" style=\"border: none;\" src=\"https:\/\/inv.nadeko.net\/embed\/pxGYLk92edY?__goaway_challenge=header-refresh&amp;__goaway_id=31276375cf4a1410f802abef9873f81a&amp;__goaway_referer=https%3A%2F%2Finv.nadeko.net%2F&amp;time_continue=7&amp;t=7\" width=\"640\" height=\"360\"><\/iframe><\/div>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n\u00c8 l&#8217;entropia dell&#8217;evento rivoluzionario a rivelare la famosa &#8220;ultima istanza&#8221; in cui \u00e8 giustificato il ricorso all&#8217;universale, e quest&#8217;universale \u00e8 l&#8217;idea di uguaglianza. Quella che &#8211; con un&#8217;iperbole che a Foucault non sarebbe piaciuta &#8211; <strong>Alain Badiou<\/strong> chiama &#8220;Idea Eterna&#8221;. Lo scacco di una rivoluzione si misura sempre nel suo cozzare contro quest&#8217;idea, nel suo non essere all&#8217;altezza di questo universale. Universale che, bench\u00e9 pi\u00f9 volte incompreso, resta comprensibile a chiunque, perch\u00e9 comprensibili a chiunque sono le implicazioni del motto: \u00abNon fare agli altri ci\u00f2 che non vorresti fosse fatto a te\u00bb. Se, pur con tutto lo sporcarsi le mani e le scelte gravose, una rivoluzione non mostra di puntare all&#8217;<em>inveramento <\/em>di questo motto, allora non \u00e8 pi\u00f9 niente, torna ad essere falso evento.<\/p>\n<p>La vicenda di Foucault in Iran ha dunque molto da dirci: dimostra che un approccio anche fecondo e ricco di intuizioni non toccher\u00e0 davvero il reale se non affronta il problema dell&#8217;universale. Che per me \u00e8 come dire: il problema del comunismo.<\/p>\n<p>Oggi l&#8217;universale viene rifiutato anche in ultima istanza, anche quando il ricorso ad esso \u00e8 inevitabile. L&#8217;inizialmente giusto discorso delle &#8220;differenze&#8221; e delle &#8220;singolarit\u00e0&#8221; si \u00e8 trasformato in incontrollata proliferazione di nuove identit\u00e0 (nazionali, etniche, politiche, sottoculturali, sessuali). Sembra interdetta la ricerca di un &#8220;nocciolo&#8221; di esperienza comune all&#8217;intera specie umana, e di idee di eguaglianza e giustizia che valgano per tutti. Anche a sinistra, ogni universalismo \u00e8 considerato a priori totalitario, come se il pericolo fosse ancora questo anzich\u00e9 la perniciosa cultura del tenere-lo-sguardo-basso e dell&#8217;ognuno-al-posto-suo. Perch\u00e9 \u00e8 questo il significato di &#8220;tolleranza&#8221;, soprattutto oggi: sopportare l&#8217;altro purch\u00e9 non invada il mio spazio. Quello del tollerante \u00e8 un &#8220;vade retro&#8221; pi\u00f9 gentile di quello dell&#8217;intollerante, ma \u00e8 comunque un vade retro. Ognuno rimanga nella sua nicchia, con un po&#8217; di &#8220;discorso dei diritti&#8221; a far s\u00ec (chiss\u00e0 ancora per quanto) che la tensione non degeneri in guerra aperta, identit\u00e0-contro-identit\u00e0.<\/p>\n<p>Bisogna tornare a porsi il problema dell&#8217;universale, senza per questo scordarsi della singolarit\u00e0.<\/p>\n<p>Concludo con le parole di un filosofo che nella sua vicenda biografica non fu all&#8217;altezza dell&#8217;idea di uguaglianza (ed \u00e8 il minimo che si possa dire) ma ci ha regalato un&#8217;immagine molto bella. Nella sua <em>Lettera sull&#8217;umanismo<\/em>, <strong>Martin Heidegger<\/strong> parla della spinta al \u00abnaufragio\u00bb, dell&#8217;uscire dalla propria vicenda per emergere \u00abnell&#8217;impensato\u00bb, in un mondo al quale \u00e8 stata restituita la dimensione di \u00abmistero primigenio\u00bb. Dimensione che \u00e8 compito del filosofo evocare.<\/p>\n<p>L&#8217;universale \u00e8 oggi l&#8217;impensato in cui bisogna riemergere, l&#8217;uguaglianza \u00e8 il mistero che va evocato. Forti anche della lezione di &#8220;buoni maestri&#8221; (di maestri riluttanti) come Michel Foucault.<\/p>\n<h5><strong>Bibliografia<\/strong><\/h5>\n<h5>J. Afary &amp; K. Anderson, <em>Foucault and the Iranian Revolution: Gender and the Seductions of Islamism<\/em>, University of Chicago Press, 2005<br \/>\nA. Badiou, <em>L&#8217;hypoth\u00e8se communiste<\/em>, Nouvelles Editions Lignes, Paris 2009<br \/>\nD. Eribon, <em>Michel Foucault<\/em>, Leonardo, Milano 1991<br \/>\nM. Foucault, <em>Biopolitica e liberalismo<\/em>, Medusa, Milano 2001<br \/>\nM. Foucault, <em>Poteri e strategie. L&#8217;assoggettamento dei corpi e l&#8217;elemento sfuggente<\/em>, Mimesis, Milano 1994<br \/>\nM. Foucault, <em>Taccuino persiano<\/em>, Guerini e associati, Milano 1998<br \/>\nM. Lilla, <em>Il genio avventato. Heidegger, Schmitt, Benjamin Koj\u00e8ve, Foucault, Derrida e i tiranni moderni<\/em>, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2010<br \/>\nJ. Miller, <em>La passione di Michel Foucault<\/em>, Longanesi, Milano 1994<br \/>\nP. Veyne, <em>Foucault. Il pensiero e l&#8217;uomo<\/em>, Garzanti, Milano 2010<\/h5>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ffffff;\">..<\/span><br \/>\n***<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2145\" title=\"Furio Jesi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/jesi.jpg\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"250\" \/><\/p>\n<p>Ricordiamo che da pochi giorni \u00e8 in libreria anche il numero monografico della rivista <em>Riga<\/em> interamente dedicato a <strong>Furio Jesi<\/strong>, a cura di Marco Belpoliti ed Enrico Manera. <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=1602\">Ne avevamo dato ampia anteprima qui<\/a>. Contiene un racconto di WM1 intitolato &#8220;Estratto da <em>Trommeln in Genua<\/em>&#8220;, che si svolge a Genova il 20 luglio 2001, ma quello \u00e8 appena un antipasto: ci sono testi e contributi vari di Georges Dum\u00e9zil, Giorgio Agamben, Franco Volpi, Gianni Vattimo, Sergio Givone, David Bidussa, Antonio Gnoli, Angelo D&#8217;Orsi, e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. Per conoscere pensiero e vita di Jesi, morto a soli 39 anni, questa rivista\/libro \u00e8 certo il viatico migliore. Costicchia (25 euro), ma quando l&#8217;avrete per le mani, vedrete che \u00e8 anche un gran bell&#8217;oggetto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/search?ie=UTF8&amp;keywords=Furio%20Jesi&amp;tag=wumingfound09-21&amp;index=books&amp;linkCode=ur2&amp;camp=3370&amp;creative=23322\">Il numero di &#8220;Riga&#8221; + libri di e su Furio Jesi su Amazon.it<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important; margin: 0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=wumingfound09-21&amp;l=ur2&amp;o=29\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Il 9 dicembre arriva in libreria il secondo numero di Nuova Rivista Letteraria, &#8220;semestrale di letteratura sociale&#8221; diretto da Stefano Tassinari e pubblicato dalle Edizioni Alegre. 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