{"id":21034,"date":"2015-04-26T12:15:16","date_gmt":"2015-04-26T10:15:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=21034"},"modified":"2015-04-26T12:24:16","modified_gmt":"2015-04-26T10:24:16","slug":"21034","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/04\/21034\/","title":{"rendered":"Intervista a Wolf Bukowski: Eataly, Slow Food, Coop e la sinistra di facciata"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/la-danza-delle-mozzarelle\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20791\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/farinetti.jpg\" alt=\"La danza delle mozzarelle\" width=\"524\" height=\"845\" \/><\/a><\/p>\n<p>[Riprendiamo dal sito di <a href=\"http:\/\/vulcanostatale.it\/2015\/04\/slow-food-coop-e-eataly-la-sinistra-di-facciata-due-chiacchiere-con-wolf-bukowski\/\"><strong>Vulcano Statale<\/strong><\/a> questa bella intervista a <strong>Wolf Bukowski<\/strong> sul suo &#8211; e un po&#8217; di tutti noi, di tutte le giapster e i giapster &#8211; libro <em>La danza delle mozzarelle<\/em> (Alegre 2015).]<\/p>\n<p>di <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MariaC_Mancuso\"><strong>Maria C. Mancuso<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Dopo la recente pubblicazione del suo ultimo libro, <em>La danza delle mozzarelle\u00a0<\/em>(Consulenza editoriale Wu Ming 1, Edizioni Alegre), Wolf Bukowski \u00e8 apparso sul <em>Corriere,<\/em> <em>Il Manifesto<\/em>, <em>Il Fatto Quotidiano<\/em>, \u00e8 stato ospite di Radio popolare e a Milano del Festival Statale Antifascista e Antirazzista insieme a Genuino Clandestino. Scrittore e guest blogger del sito dei Wu Ming, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/\">Giap<\/a>, nel suo libro non lascia spazio a sottintesi: quello di Slow Food e Eataly \u00e8 un sogno \u201ctramutato in un incubo turbocapitalista fatto di ipermercati, gestione privatistica dei centri cittadini, precariet\u00e0 per i lavoratori\u201d.<\/p>\n<p><b>In passato hai scritto di memoria, territorio e Grandi Opere. Com\u2019\u00e8 nata l\u2019idea di questo libro? Qual \u00e8 il messaggio che volevi veicolare e a chi \u00e8 indirizzato?<\/b><\/p>\n<p>L\u2019idea nasce da una parte per un mio interesse verso le questioni del cibo \u2013 soprattutto per i suoi aspetti politici, sociali ed economici \u2013 e dall\u2019altra per delle ricerche che avevo fatto sulla politica italiana negli anni \u201980. La vicenda di cui parlo nel libro si interseca con quelle della sinistra italiana nelle sue varie accezioni. E infatti racconto la storia del <em>Manifesto,<\/em> del<em> Gambero Rosso<\/em> e i rapporti che si costruiscono tra associazioni che nascono a sinistra come Slow Food, con aziende che hanno un rapporto con la sinistra istituzionale come le Coop e infine con Eataly che adesso \u00e8 quasi identificata con la sinistra del governo. Vedevo che alcune loro scelte erano sempre pi\u00f9 orientate verso il mercato e la mistificazione.<!--more--><br \/>\nL\u2019occasione pi\u00f9 prossima \u00e8 stata l\u2019idea della Disneyland del cibo, a Bologna.<br \/>\nMi sembrava ci fosse un contrasto molto stridente tra questo mega evento-opera, FICO, e i mercati contadini che facevano fatica a trovare degli spazi, fatica a stare dentro nei conti.<br \/>\nIn mezzo a tutto questo contrasto c\u2019era un\u2019aria di incertezza politica e un pezzo di societ\u00e0 che emotivamente si collocava a sinistra ma che in qualche modo non riusciva a vedere la contraddizione. Lo scopo del libro \u00e8 far emergere questa contraddizione: tra qualcuno che ricicla e ripropone motivi, pensieri, parole di sinistra, come fanno Slow Food, Eataly e la Coop e una realt\u00e0 che invece secondo me era molto pi\u00f9 radicale e che continuava a portare avanti istanze di trasformazione sociale, che non riusciva ad emergere e che rischiava di rimanere schiacciata da questa cosa che sembrava molto buona e giusta.<br \/>\nIl libro nella mia testa \u00e8 rivolto a chi vive ancora in questo limbo in cui si chiede: \u201cperch\u00e9 Slow Food non potrebbe essere buono, pulito e giusto come dichiara? E qual \u00e8 la differenza tra un mercato contadino e invece un\u2019istituzione come Slow Food che si propone come rivoluzionaria ma che invece ha un rapporto organico con pezzi di imprese e pezzi di economia che non hanno nulla n\u00e9 di rivoluzionario, n\u00e9 di trasformazione sociale?\u201d<\/p>\n<p><b>Il sottotitolo del tuo libro \u00e8 \u201cSlow Food, Eataly, Coop e la loro narrazione\u201d: quanta presa ha secondo te l\u2019espediente della<\/b><b><i> narrazione<\/i><\/b><b> sul consumatore comune? Petrini, come scrivi, \u00e8 riuscito a far passare per buoni i nuovi padroni che partecipano ad Expo, c\u2019\u00e8 qualcuno che se la beve?<\/b><\/p>\n<p>S\u00ec, la questione della narrazione ha fatto molta presa. La narrazione non \u00e8 il male in s\u00e9, nel senso che noi narriamo sempre, viviamo immersi nella narrazione, dunque \u00e8 interessante parlarne. Ma se questa accompagna il chiarimento di quelli che sono i rapporti economici mi va bene, se invece li occulta e quindi narrare un prodotto alimentare significa raccontarti una storiella in cui mancano i soggetti che veramente hanno messo il lavoro, la fatica reale, hanno costruito il prodotto e non solo il suo immaginario, allora \u00e8 una narrazione che depotenzia e non chiarisce.<br \/>\nPer esempio nella valle dell\u2019Hudson, cio\u00e8 il luogo dei prodotti \u201cbuoni, puliti e giusti\u201d a basso chilometraggio della citt\u00e0 di New York, c\u2019\u00e8 questa enfasi sulla figura del contadino e c\u2019\u00e8 assolutamente occultamento di chi lavora, che sono spesso immigrati messicani non in regola, mentre la grande narrazione parla del contadino con la camicia a scacchi\u2026 La stessa narrazione sul contadino diventa un simulacro di contadino che per\u00f2 deve fornire il prodotto su cui la grande distribuzione organizzata specula. Questa \u00e8 la differenza sostanziale con i movimenti come Genuino Clandestino che pone sempre l\u2019accento sui rapporti di lavoro.<\/p>\n<p><b>Al tema della <\/b><b><i>narrazione<\/i><\/b><b> si ricollega quello dell\u2019immagine: oggi i prodotti alimentari vengono fotografati come fossero modelli, si \u00e8 diffuso un certo feticismo, a tal punto che si parla di food porn. Pensi che questo abbia inciso sul successo di Eataly, Slow Food e altre realt\u00e0 o \u00e8 un processo contrario, cio\u00e8 sono queste realt\u00e0 ad aver contribuito a questi fenomeni?<\/b><\/p>\n<p>Nel libro faccio un\u2019ipotesi di cui ho trovato conferma nell\u2019ultimo libro di Andrea Segr\u00e8. Mi ero sporto dicendo che forse questa insistenza sul cibo \u00e8 legata al fatto che ci stanno preparando ad avere talmente pochi soldi che quei pochi che ci restano dovremo investirli in cibo, almeno ci danno questo di pi\u00f9 narrativo o feticista. Forse nel feticcio c\u2019\u00e8 la narrazione e nella narrazione c\u2019\u00e8 il feticcio. Questa cosa me la rileggo pi\u00f9 o meno pari pari nell\u2019ultimo libro di Segr\u00e8: il cibo \u00e8 l\u2019unico consumo che non si pu\u00f2 comprimere, per cui a quel punto noi dobbiamo stare contenti, sapere che una quota sempre maggiore del reddito andr\u00e0 a coprire la spesa di una cosa che \u00e8 essenziale; il cibo ha un valore d\u2019uso assolutamente imprescindibile, e invece riescono a farlo diventare un valore di scambio.<br \/>\nUno dei punti d\u2019innesto del mio libro era il mio grande fastidio per quel discorso insistito sul fatto che gli italiani spendono poco in prodotti alimentari. Lavorando su questo ho fatto riferimento a Gramsci che in maniera del tutto preveggente, rispondendo a critiche e discorsi ottocenteschi, cio\u00e8 Feuerbach, dice che non \u00e8 il cibo che genera le trasformazioni sociali, \u00e8 la trasformazione sociale che ti spinge a cibarti in modo diverso, e questo \u00e8 veramente rivoluzionario detto oggi quando ci sono libri su libri di Petrini, Segr\u00e8, Farinetti &amp; Company che ti dicono che mangiando qualcosa di diverso cambi la societ\u00e0. Non \u00e8 vero. Non \u00e8 vero perch\u00e9 noi siamo incastrati in meccanismi pi\u00f9 grandi di noi che non possono essere cambiati dall\u2019ultimo anello del processo economico, cio\u00e8 dal consumo.<br \/>\nSe a monte non vi aderisce tutta la produzione io posso cambiare il mondo consumando diversamente? No.<\/p>\n<p><b>Quindi secondo te la filiera equo-solidale non \u00e8 un\u2019alternativa valida?<\/b><\/p>\n<p>La filiera equo-solidale \u00e8 una cosa carina a cui mi rivolgo anche volentieri, per\u00f2 sapendo che in buona parte, forse totalmente, non \u00e8 in grado di cambiare i rapporti di dominio economico.<\/p>\n<p><b>Nel libro facevi anche riferimento al boicottaggio, dicendo che non serve a niente\u2026<\/b><\/p>\n<p>Quando mai un boicottaggio ha funzionato veramente? Le parole d\u2019ordine cambiano, i soggetti economici riescono a riciclarsi con grandi capacit\u00e0 e quindi s\u00ec il boicottaggio \u00e8 una pratica da operare, ma lascia un po\u2019 il tempo che trova.<br \/>\nTi faccio un esempio: io sono un No TAV della prima ora ma io in questo momento in cui sto girando per presentare il libro devo prendere la TAV, perch\u00e9 non ho alternative. Come opero il mio boicottaggio quando i poteri economici in cui io sono una formica mi cambiano le carte in tavola? Oppure un\u2019altra cosa che ci tenevo a dire nel libro, puoi pretendere che chi fa due o tre lavori e non ha neanche il tempo di respirare rincorra il contadino per fare la spesa? Oppure se alle 10 arriva e c\u2019\u00e8 la Coop aperta ci va?<\/p>\n<p>E poi mentre sui boicottaggi nessuno ha fatto una piega, quando invece (nel 2013, <i>ndr<\/i>) i facchini si son messi di mezzo e hanno bloccato gli accessi della Granarolo o i magazzini della Coop, perch\u00e9 venivano costretti a condizioni di lavoro terribili, l\u00ec la reazione \u00e8 stata crudele, un attacco diretto, una chiamata alle armi di tutti i poteri della Repubblica, dal Parlamento alla Polizia di Stato. Questo vuole dire che la cosa che ancora oggi riesce a mettere il bastone tra le ruote ai poteri forti \u00e8 il conflitto col lavoro, da un lato \u00e8 rivelatore, dall\u2019altro permette di scardinare una narrativa sul tuo ruolo come consumatore, che non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p><b>Expo vuole, cito, <\/b><b>\u201cdare una risposta concreta a un\u2019esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri\u201d. E\u2019 possibile nutrire il pianeta con il contributo delle multinazionali dell\u2019agrobusiness?<\/b><\/p>\n<p>Io credo che alle multinazionali interessi quella quota molto grossa di Paesi che si nutrono ancora con l\u2019agricoltura di prossimit\u00e0. Il 70% del pianeta si nutre di prodotti coltivati da contadini e per le multinazionali questo 70% \u00e8 un pascolo da conquistare. Mi sembra che sia un\u2019idea folle. Peraltro il controllo da parte di enormi aziende sulla riproducibilit\u00e0 dei semi \u00e8 una cosa talmente drammatica che penso che fino a pochi decenni fa neanche la fantascienza avrebbe potuto immaginare una roba di questo tipo.<\/p>\n<p><b>E che cosa pensi di chi sostiene la necessit\u00e0 delle coltivazioni OGM per contribuire alla lotta alla fame? Credi che l\u2019Italia aprir\u00e0 presto le porte a questo tipo di coltivazioni?<\/b><\/p>\n<p>Credo che uno degli scopi di Expo sia proprio questo. Come dico nel libro, la cosa buffa \u00e8 che Slow Food, che \u00e8 dentro ad Expo, se n\u2019\u00e8 accorto benissimo di questo giochino e s\u2019illude di avere il potere di condizionare.<br \/>\nSlow Food o Segr\u00e8 hanno queste posizioni un po\u2019 sfuggenti, quando gli si chiede degli OGM rispondono: \u201cNoi non siamo contro la scienza\u201d. Ho capito, per\u00f2 ci sono dei settori di sviluppo scientifico che forse non sono interessanti, non abbiamo bisogno di pi\u00f9 cibo.<br \/>\nLe ricette per rallentare la sovrappopolazione mondiale sappiamo quali sono: prima di tutto la scolarizzazione femminile, si \u00e8 visto ovunque. Dopodich\u00e9 riducendo gli spazi per gli allevamenti e l\u2019uso forsennato per il biofuel potremmo comunque nutrirci \u00a0a sufficienza.<\/p>\n<p><b>Per non parlare degli sprechi\u2026<\/b><br \/>\nQuello degli sprechi \u00e8 un discorso che non ho affrontato ma che in realt\u00e0 sta diventando anche quello un modo per giustificare le grosse aziende della distribuzione e colpevolizzare il consumatore. Segr\u00e8 in tutti i suoi libri dice \u201clo spreco avviene nel frigorifero di casa\u201d. \u00c8 vero, lo spreco avviene a valle, ma perch\u00e9 i supermercati generano l\u2019acquisto di formati e di prodotti in eccesso e quindi scaricano sull\u2019ultimo anello questo aspetto qui. Per non dimenticare che spesso la gente spreca perch\u00e9 ha una vita impossibile: non riescono a ritagliarsi lo spazio per amministrare correttamente il cibo che comprano.<\/p>\n<p><b>Il cibo sano, sostenibile e biologico sembra essere diventato il <em>nuovo<\/em> \u201ccaviale e champagne\u201d, il cibo dei ricchi, il nuovo <\/b><b><i>status symbol<\/i><\/b><b>. E i poveri?<\/b><\/p>\n<p>Sempre nel discorso che ci stanno preparando a spendere molto di pi\u00f9 per il cibo, ma allo stesso tempo ci colpevolizzano perch\u00e9 spenderemmo troppo poco, che non \u00e8 vero, c\u2019\u00e8 un grosso problema in vista perch\u00e9 con l\u2019ingresso degli OGM in pieno nelle colture europee, si creer\u00e0 un doppio binario: quello di chi potr\u00e0 mangiare gli OGM-free e quello di chi manger\u00e0 tutto. Quindi, ben lungi dal combattere il problema della fame nel mondo, pu\u00f2 creare un problema serio di nutrizione, di qualit\u00e0, oltre a impoverire, com\u2019\u00e8 accaduto in India, i contadini che coltivano OGM. Questo \u00e8 un problema grosso: dopo quella di apparente democraticit\u00e0 si va verso una fase in cui il cibo cambia nettamente rispetto alle possibilit\u00e0 economiche di chi lo mangia.<\/p>\n<p><b>Hai detto pi\u00f9 volte che a differenza di quello che dice Michele Serra in un suo famoso articolo non stiamo spendendo troppo poco per il cibo. Perch\u00e9?<\/b><br \/>\nPerch\u00e9 come dice Gramsci le trasformazioni sociali generano l\u2019abitudine. Non possiamo rimpiangere il momento in cui la gente non aveva nulla, aveva una vita ridotta al minimo e spendeva tutto per il cibo, perch\u00e9 non \u00e8 che loro fossero pi\u00f9 sostenibili, semplicemente avevano poco reddito e lo spendevano quasi tutto per quello. Adesso riavvolgere il nastro e dire che devi spendere di pi\u00f9 per il cibo quando io sto spendendo molto di pi\u00f9 per altre cose: i trasporti che prima non servivano o le telecomunicazioni\u2026 Non \u00e8 che Michele Serra pu\u00f2 dire che si pu\u00f2 vivere senza smartphone, \u00e8 lui che pu\u00f2 vivere senza smartphone, una persona normale no. Se mi dai pi\u00f9 reddito ragioniamo su come spenderlo, ma se invece me lo riduci, mentre ho il mutuo da pagare e le altre spese crescenti, tu non puoi chiedermi questo e soprattutto non puoi spacciarla come roba di sinistra.<\/p>\n<p><b>eBay ha recentemente messo a punto una strategia per il commercio dell\u2019agroalimentare made in Italy, che cosa pensi del e-commerce in campo alimentare?<\/b><\/p>\n<p>L\u2019e-commerce crea questa enorme filiera ricattabilissima di lavoratori della logistica che sono un po\u2019 la classe operaia ipersfruttata di oggi, con nessuna garanzia. Se non cambiano i rapporti sociali non posso immaginare un e-commerce equo. Immaginer\u00f2 un e-commerce equo il giorno in cui sapr\u00f2 che saranno retribuiti adeguatamente tutti i lavoratori della filiera.<\/p>\n<p><b>E il piccolo produttore? Riuscirebbe a trarne vantaggio?<\/b><br \/>\nNo. Con questo contesto di distribuzione del reddito questi soldi vanno tutti alla grande distribuzione organizzata.<\/p>\n<p><b>A questo si ricollega il discorso sul caporalato, sulla necessit\u00e0 che esista lo sfruttamento dei braccianti per poter mantenere i prezzi bassi e fare in modo che il profitto sia tutto della grande distribuzione.<\/b><\/p>\n<p>I caporali sono un po\u2019 come gli scafisti, sono persone sicuramente con una quota loro di crudelt\u00e0 personale, di voglia di approfittarsene, ma sono strumenti di un modello. Questo tipo di agricoltura in cui la grande distribuzione si mangia tutta la quota dei profitti non sarebbe possibile se non avesse in maniera reticolare qualcuno che comprime cos\u00ec tanto i braccianti da costringerli a lavorare per cifre di questo tipo.<\/p>\n<p><b>Nell\u2019ultimo capitolo parli dei volontari in Expo: critichi questa scelta o credi che il loro sia un ruolo necessario, un po\u2019 come quello dei braccianti ipersfruttati dai caporali?<\/b><\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di qualcuno che \u00e8 entusiasta di suo, non voglio fare lo speculare di Michele Serra e colpevolizzare qualcuno. Sono situazioni pi\u00f9 grandi di noi in cui le persone si trovano, assolutamente. Non ritengo che sia una responsabilit\u00e0 loro, ritengo che chi ha pi\u00f9 quote di potere avrebbe dovuto tenersi ben fuori da questi meccanismi. Poi ognuno di noi fa tutti i tentativi che pu\u00f2, per campare purtroppo un sacco di gente tenta solo di far curriculum, ormai ha rinunciato addirittura alle prospettive di un reddito e spera che questa roba faccia curriculum.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Riprendiamo dal sito di Vulcano Statale questa bella intervista a Wolf Bukowski sul suo &#8211; e un po&#8217; di tutti noi, di tutte le giapster e i giapster &#8211; libro La danza delle mozzarelle (Alegre 2015).] di Maria C. 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