{"id":2076,"date":"2010-12-01T14:11:25","date_gmt":"2010-12-01T12:11:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=2076"},"modified":"2012-07-09T14:58:34","modified_gmt":"2012-07-09T12:58:34","slug":"tolkien-il-coraggio-nordico-e-quel-piccolo-ignorante-di-adolf-hitler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2010\/12\/tolkien-il-coraggio-nordico-e-quel-piccolo-ignorante-di-adolf-hitler\/","title":{"rendered":"Tolkien, il &#8220;coraggio nordico&#8221; e&#8230; quel piccolo ignorante di Adolf Hitler"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2086\" style=\"border: 1px solid black;\" title=\"Copertina de Il ritorno di Beorthnoth \" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cover_Beorhtnoth.jpg\" alt=\"\" width=\"407\" height=\"645\" \/><\/p>\n<h5>[E&#8217; in libreria la nuova edizione del testo di<strong> J.R.R. Tolkien <\/strong><em>Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em> (Bompiani) a cura di Wu Ming 4. Oltre al testo di Tolkien, emendato da alcuni smaccati errori di traduzione presenti nella precedente edizione (<em>Albero e Foglia<\/em>, 2000), il libro contiene la traduzione italiana del poema breve <em>La Battaglia di Maldon<\/em> e un articolo monografico di <strong>Tom Shippey<\/strong>, massimo esperto tolkieniano vivente.<br \/>\nDi seguito, la prefazione di Wu Ming 4, che oltre a riprendere ed estendere le argomentazioni gi\u00e0 presenti in <em>Un giorno a Maldon<\/em> (<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?cat=356\"><em>L&#8217;eroe imperfetto<\/em>, Bompiani 2010<\/a>), passa in rassegna alcuni dei pi\u00f9 marchiani equivoci su Tolkien accumulatisi nel corso dei decenni.]<br \/>\n.<\/h5>\n<p><!--more--><strong>PREFAZIONE<\/strong><strong><br \/>\nIL PROFESSORE IN BATTAGLIA<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00abI poeti del mondo giudicano l&#8217;uomo di valore.\u00bb<br \/>\n(<em>Y Gododdin<\/em>, poema gallese del VII secolo d.C.)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00abParlo solo a me stesso<br \/>\nperch\u00e9 quelli che incontro, non mi parlano ancora.\u00bb<br \/>\n(J.R.R.Tolkien, <em>La Campana del Mare<\/em>)<\/span><\/p>\n<p>Nel corso dei trentotto anni che ci separano dalla morte di J.R.R. Tolkien sono fioriti gli studi che hanno indagato la variet\u00e0 e ricchezza di temi, la complessit\u00e0 dell&#8217;architettura narrativa, la poetica e le tracce filosofiche presenti nella sua produzione letteraria e saggistica. Di questa mole di saggi e apparati critici in Italia non \u00e8 giunta che una minima parte e solo in tempi recentissimi <strong>[1]<\/strong>. Un vuoto durato oltre tre decenni &#8211; agevolato dallo snobismo di certa <em>intellighenzia<\/em> nei confronti della letteratura fantastica &#8211; ha permesso che nel nostro paese si consolidasse una vulgata su Tolkien senza corrispettivi in altri contesti culturali. Grazie al prolungato isolamento hanno potuto diffondersi letture della sua opera e interpretazioni della sua poetica che farebbero sorridere qualunque studioso d&#8217;Oltremanica, perpetrando una catena di equivoci ormai talmente eclatanti da risultare paradossali.<br \/>\nBasti pensare che i primi traghettatori del <em>Signore degli Anelli<\/em> verso i nostri lidi, ormai quarant&#8217;anni or sono, pretendevano di collocare l&#8217;opera pi\u00f9 celebre di Tolkien nel filone del romanzo gotico-horror anglosassone &#8211; secondo una genealogia che non trova riscontro in nessuna ricostruzione critica -, assimilando la poetica di Tolkien al fantastico spettrale e neopaganeggiante di autori come Arthur Machen, Montague Rhodes James e H.P. Lovecraft (!).<br \/>\nSe l&#8217;avventatezza di alcune affermazioni di quegli anni poteva attribuirsi all&#8217;ignoranza di una parte fondamentale della produzione narrativa tolkieniana, come <em>Il Silmarillion<\/em>, e dell&#8217;epistolario &#8211; cio\u00e8 dei materiali pubblicati postumi &#8211; \u00e8 pur vero che a volte le sviste avevano un retrogusto marcatamente ideologico.<br \/>\nE&#8217; il caso ad esempio del tentativo di associare Tolkien al <em>celtismo<\/em> (che riusc\u00ec a produrre improbabili equazioni tra Hobbit e Celti!). Ora noi sappiamo che Tolkien fu un grande appassionato della lingua gallese, al punto da prenderla a modello per uno degli idiomi fantastici da lui inventati (l&#8217;elfico S\u00ecndarin), ma certo non fu mai sedotto dal revivalismo celtico, essendo assai pi\u00f9 devoto alla \u201cAnglo-Saxon Englishness\u201d, innamorato com&#8217;era della mitologia e della letteratura anglo-germanica e scandinava. Una passione questa con la quale si \u00e8 pure cercato di avvalorare l&#8217;immagine di Tolkien cultore della &#8220;nordicit\u00e0&#8221; pagana, ignorando, o fingendo di ignorare, che gi\u00e0 in vita il professore aveva rigettato una tale interpretazione della propria poetica, e che nella sua opera l&#8217;immaginario narrativo pagano convive con temi di evidente ispirazione cristiana.<br \/>\nSi \u00e8 perfino tentato di rintracciare nella grande costruzione della Terra di Mezzo una radice mistico-dualista, basata sull&#8217;esistenza del Male assoluto ontologicamente contrapposto al Bene assoluto e sulla conseguente suddivisione degli individui in corrotti e carismatici. Eppure nelle pagine di Tolkien la questione del Male \u00e8 affrontata in maniera assai pi\u00f9 complessa. Le sue storie si incentrano su figure liminari, caratterizzate da conflittualit\u00e0 interiore e oscillazione di destino. Basti pensare a F\u00ebanor, Galadriel, Turin, Frodo, Gollum, solo per citare alcuni dei personaggi il cui fascino nasce proprio dall&#8217;essere spuri, ambiguamente in bilico tra dannazione e salvezza.<br \/>\nTuttavia l&#8217;equivoco in cui pi\u00f9 spesso si \u00e8 voluto indulgere nasce dalla pretesa di scambiare la passione di Tolkien nei confronti della letteratura medievale e l&#8217;ambientazione fantastica della sua narrativa per il vagheggiamento di un Medioevo ideale. Partendo dalla constatazione che la poetica del professore di Oxford si discosta dalla tendenza letteraria e dalle linee di pensiero prevalenti nella prima met\u00e0 del Novecento, si \u00e8 cercato di leggervi il rimpianto per il passato premoderno. Come se il rifiuto degli aspetti alienanti del XX secolo \u2013 lo scientismo tardopositivista, lo statalismo tecnocratico, l&#8217;industrializzazione indiscriminata, la devastazione del territorio &#8211; riscontrabile nella sua narrativa e nei suoi scritti, fosse prerogativa di una visione tradizionalista e non rappresentasse invece la critica radicale di un narratore moderno verso il proprio tempo. Come se scrivere di fulmini e non di lampioni dimostrasse un&#8217;avversit\u00e0 verso la luce elettrica, anzich\u00e9 la volont\u00e0 di lavorare con archetipi mitici e letterari validi per ogni epoca. Come se non fosse stato Tolkien stesso a stigmatizzare la mentalit\u00e0 antistorica di chi cammina nel presente con lo sguardo rivolto all\u2019indietro, definendo \u201cimbalsamatori\u201d i suoi Elfi, tesi a conservare piccoli angoli di mondo a immagine e somiglianza di un altrove ideale <strong>[2]<\/strong>.<br \/>\nLa nostalgia di Tolkien per le cose belle perdute con l&#8217;avvento del mondo moderno e contemporaneo non lo spingeva affatto a idealizzare il passato, ma a considerare invece l&#8217;ineluttabilit\u00e0 della trasformazione come parte integrante, ancorch\u00e9 dolorosa, della storia. In altre parole, se la visione profondamente cristiana che Tolkien condivideva lo portava a interpretare la condizione umana come Caduta e la storia come lunga sconfitta, allo stesso modo lo portava anche a condannare il rimpianto per il passato e l&#8217;avversione al mutamento, insieme a ogni ferale culto memorialista (e in questo senso, ancora pi\u00f9 degli Elfi, \u00e8 un personaggio come il &#8220;pagano&#8221; Denethor nel <em>Signore degli Anelli<\/em> a essere emblematico).<br \/>\nPoco o nulla si pu\u00f2 capire della poetica tolkieniana &#8211; troppo spesso liquidata come banalmente reazionaria &#8211; se si prescinde dalla contraddizione tra nostalgia del bello e necessit\u00e0 del divenire storico<strong> [3]<\/strong>.<br \/>\nPer altro, nel mondo inventato da Tolkien il progressivo frammentarsi della luce originaria non esclude l\u2019insorgere di nuove luminescenze e la ripresa del bene oltre le sconfitte. In particolare, se lo scenario del celebre ciclo dell\u2019Anello \u00e8 il lento svanire del mondo elfico, costretto a cedere il passo all\u2019avvento degli Uomini, ci\u00f2 non corrisponde a un processo di decadimento spirituale, ma, al contrario, a una nuova possibilit\u00e0 per i viventi. E\u2019 l\u2019inizio di una storia certamente pi\u00f9 caduca e fallibile, perch\u00e9 pi\u00f9 distante dall\u2019origine, ma anche intrisa di vitalit\u00e0 e di rinnovata speranza<strong> [4]<\/strong>.<br \/>\nA definire ulteriormente la natura anomala del conservatorismo di Tolkien si aggiunge poi il tema del potere.<br \/>\nNell&#8217;universo letterario creato dal professore di Oxford il desiderio di prevalenza e di dominio, fosse anche per il fine migliore, \u00e8 la scintilla che innesca ogni processo di corruzione psichica e morale. La volont\u00e0 di eccellere nel mondo e sul prossimo genera inevitabilmente attaccamento e gelosia verso le cose acquisite e l&#8217;istinto di preservarle dall&#8217;incedere del tempo, cio\u00e8 in ultima istanza dalla morte. Questo istinto conservativo dello <em>status quo ante<\/em> \u00e8 la prima qualit\u00e0 negativa del potere, che non pu\u00f2 essere mezzo utile a sconfiggere il male, almeno quanto lo \u00e8 invece la rinuncia al potere stesso e ai suoi strumenti, primo fra tutti l&#8217;Anello. Gli eroi di Tolkien sono infatti coloro che riescono a resistere alla tentazione del dominio e nondimeno ad assumersi una responsabilit\u00e0 verso il mondo. Si tratta di una concezione del potere estranea a qualsivoglia revanscismo medievalista e che suggella l&#8217;immagine di Tolkien come narratore pienamente rivolto al proprio tempo <strong>[5]<\/strong>.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 ancora una cosa di non poca rilevanza tra quelle che troppo spesso ci si dimentica di sottolineare a proposito di Tolkien. A differenziare il professore dagli scrittori modernisti suoi contemporanei non \u00e8 solo la scelta di riprodurre un&#8217;epica dichiarata, valoriale, eroica, ma anche quella di scrivere una letteratura popolare, con pi\u00f9 livelli di lettura ma accessibile a tutti per lingua e struttura narrativa. Un <em>epos<\/em> esoterico infatti non avrebbe alcun senso, dal momento che la ragion d&#8217;essere dell&#8217;epica \u00e8 quella di farsi fruire e condividere da una comunit\u00e0 di riferimento, fosse perfino l&#8217;umanit\u00e0 intera. Di questo il \u201cbigotto\u201d Tolkien era consapevole, a dispetto non solo dei tanti disinibiti contemporanei di destra e di sinistra che scrivevano per la ristretta cerchia di intellettuali in grado di comprenderli, ma anche di chi ancora oggi vorrebbe arruolarlo tra le file dell&#8217;elitarismo culturale.<br \/>\nL&#8217;ultimo equivoco che vale la pena sciogliere ci porta direttamente al testo ripubblicato in questo volume.<br \/>\nE&#8217; celebre l&#8217;autodefinizione di \u201cpagano convertito\u201d con la quale Tolkien alludeva al suo essere un credente devoto, ma affascinato dall&#8217;antichit\u00e0 precristiana. Nella sua opera le due visioni del mondo si incontrano e si scontrano in una zona franca, nella quale gli eroi devono andare oltre il disperato coraggio degli antichi, pur facendo a meno della promessa cristiana. Tolkien mantenne infatti il suo mondo letterario nell&#8217;<em>aldiqu\u00e0<\/em> pre-Avvento, azzerando ogni istanza religiosa e facendovi piuttosto filtrare forze provvidenziali e virt\u00f9 personali che alludono a una salvezza e a una fede di l\u00e0 da venire. La Terra di Mezzo \u00e8 un mondo singolarmente privo di culti strutturati, nel quale agiscono pagani virtuosi, o piuttosto uomini naturali, che si trovano ad affrontare il male armati di una speranza senza garanzie. E&#8217; precisamente in questa laicit\u00e0 ibrida, sempre in bilico tra luce e ombra, che risiede il segreto della loro universalit\u00e0.<br \/>\nIn questa zona di confine si muove anche il protagonista del presente volume, nonostante non appartenga alla schiera degli eroi della Terra di Mezzo. Beorhtnoth (o pi\u00f9 propriamente Byrhtnoth) \u00e8 un personaggio storico e letterario, protagonista del componimento poetico ispirato alla battaglia di Maldon (991 d.C.). Un eroe formalmente gi\u00e0 cristiano, paladino della propria fede contro gli invasori pagani dell&#8217;Inghilterra, eppure per Tolkien ancora troppo tentato da un insano ideale cavalleresco che affonda le radici nel passato.<em><br \/>\nIl Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em> testimonia di un momento di snodo nella vita creativa e professionale di Tolkien, nel quale egli sent\u00ec il bisogno di rimarcare con forza il confine tra due universi etici. A un certo punto \u2013 un punto che non a caso si colloca nei primi anni Trenta \u2013 nella percezione di Tolkien dovette avvenire qualcosa di particolare, perch\u00e9 non solo scrisse il primo abbozzo del suo lavoro sulla battaglia di Maldon, ma inizi\u00f2 anche a cullare l&#8217;idea di introdurre nel suo mondo letterario un protagonista anacronistico, che avrebbe tradito del tutto l&#8217;immagine dell&#8217;eroe antico, prendendolo a prestito dalle favole che inventava per i suoi figli.<\/p>\n<p>Vent&#8217;anni dopo, la pubblicazione del testo completo del<em> Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm <\/em> precedette di pochi mesi quella del <em>Signore degli Anelli<\/em>, il romanzo che, dopo <em>Lo Hobbit<\/em>, avrebbe definitivamente consacrato il nuovo eroe nell&#8217;immaginario collettivo.<strong><br \/>\nTom Shippey<\/strong>, forse il maggiore studioso vivente di Tolkien, \u00e8 convinto che tra i due testi esista una consequenzialit\u00e0 tematica, o meglio, un rapporto dialettico. Lo spiega brillantemente nell&#8217;intervento tenuto alla Tolkien Society di Beverley (Yorkshire) che conclude il presente volume, assolvendo cos\u00ec lo scopo di questa ripubblicazione. <em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em> era stato infatti inserito nell&#8217;edizione italiana di <em>Albero e Foglia <\/em>(Bompiani 2000) senza un&#8217;adeguata contestualizzazione critica. Si tratta quindi di porre rimedio alla mancanza, ridefinendo l&#8217;importanza di questo testo all&#8217;interno dell&#8217;<em>opus<\/em> tolkieniano, e contribuendo cos\u00ec al superamento dell&#8217;anomalia italiana rispetto a uno dei grandi autori del Novecento.<em><\/em><\/p>\n<p><em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm <\/em>\u00e8 un testo strano, a suo modo unico nella produzione di Tolkien. Incentrato sul poema breve medievale <em>La Battaglia di Maldon<\/em>, si presenta suddiviso in tre parti: un&#8217;introduzione; un&#8217;ipotesi di epilogo della vicenda in forma di partitura drammaturgica; una dissertazione filologica sulla traduzione di una parola chiave dell&#8217;opera, a cui viene attribuita un&#8217;accezione particolare e che viene utilizzata per cambiare di segno all&#8217;intero componimento.<br \/>\nEcco spiegata l&#8217;utilit\u00e0 di inserire in questo volume &#8211; nella traduzione di <strong>Roberto Rosselli Del Turco <\/strong>&#8211; il testo poetico oggetto della disquisizione di Tolkien e sul quale si innesta il suo racconto, cos\u00ec da rendere pi\u00f9 facilmente comprensibili i riferimenti interni e apprezzare l&#8217;epilogo da lui immaginato.<br \/>\nScritto verosimilmente all&#8217;inizio dell&#8217;XI secolo dell&#8217;era cristiana, <em>La Battaglia di Maldon <\/em>\u00e8 uno dei pi\u00f9 famosi componimenti poetici in antico inglese. Giunto a noi privo di inizio e di fine a causa della perdita del foglio esterno che lo racchiudeva, si compone di 325 versi superstiti, di autore anonimo, che raccontano un fatto storico: lo scontro tra anglosassoni e vichinghi avvenuto il 10 agosto del 991 d.C., nei pressi del villaggio di Maldon, sull&#8217;estuario del fiume Pante, nell&#8217;Essex. Scontro nel quale il conte inglese Beorhtnoth (o Byrhtnoth) trov\u00f2 una morte eroica, perdendo la battaglia ma salvando l&#8217;onore. Narra infatti il poeta che Byrhtnoth, sollecitato dai nemici a dimostrarsi cavalleresco, rinunci\u00f2 al vantaggio del terreno e concesse loro di guadare il fiume, accettando di affrontarli in campo aperto. Questo compromise l&#8217;esito dello scontro. Byrhtnoth cadde da eroe nella mischia e la sua morte caus\u00f2 lo sbandamento di una parte della schiera inglese, che si diede alla fuga verso il bosco. Gli <em>housecarls<\/em> del conte invece decisero di morire con le armi in pugno intorno al cadavere del proprio signore, fedeli all&#8217;ideale guerriero germanico secondo il quale \u00e8 indegno sopravvivere al proprio capo in battaglia.<br \/>\nDa questi brevi cenni \u00e8 facile intuire perch\u00e9 <em>La Battaglia di Maldon<\/em> si presenti come un poema-manifesto dello spirito eroico nordico.<br \/>\nEppure <em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em> &#8211; pubblicato sulla rivista accademica \u201cEssays and Studies\u201d nel 1953 (anche se, come accennato, molto probabilmente l&#8217;abbozzo iniziale risale a vent&#8217;anni prima) &#8211; mette in discussione proprio questa chiave interpretativa.<br \/>\nLa rilettura di Tolkien si fonda sull&#8217;individuazione di un&#8217;incrinatura nel quadro d&#8217;insieme dell&#8217;opera, in corrispondenza di due versi cruciali, 89-90, quelli in cui si motiva la drammatica scelta di Byrhtnoth di concedere ai nemici lo scontro in campo aperto anzich\u00e9 inchiodarli sul guado. Scelta che il conte comp\u00ec <em>\u00abfor his ofermode\u00bb, <\/em>come recita l&#8217;antico inglese.<br \/>\nLa celebre traduzione ottocentesca della <em>Battaglia di Maldon<\/em>, quella di <strong>W.P. Ker<\/strong> (1887), rendeva <em>ofermod<\/em> con il moderno <em>overboldness<\/em>, vale a dire \u201ctemerariet\u00e0\u201d, \u201caudacia\u201d, &#8220;spavalderia&#8221;; un termine sufficientemente ambiguo da non minacciare seriamente la coerenza ideologica dell&#8217;opera.<br \/>\nTolkien sostiene invece che l&#8217;accezione originale della parola <em><em>ofermod<\/em> <\/em>fosse completamente negativa e che la traduzione pi\u00f9 appropriata sia \u201corgoglio\u201d, a cui andrebbe aggiunto l&#8217;attributo \u201csoverchiante\u201d, \u201csmisurato\u201d <em>(<em>overmastering pride<\/em>). <\/em>Cos\u00ec facendo allarga la crepa fino a ribaltare il senso dei versi e dell&#8217;intero poemetto: Byrhtnoth avrebbe ceduto il passo ai nemici sopraffatto dal proprio orgoglio, per dimostrarsi all&#8217;altezza della fama personale.<br \/>\nLa tesi di Tolkien \u00e8 che i versi in questione contengano una chiara condanna della scelta del nobile inglese e che per restituirne fino in fondo &#8220;l&#8217;intensit\u00e0 e le implicazioni&#8221; occorra esplicitare tale disapprovazione. La traduzione dei versi 89-90 da lui proposta suona quindi cos\u00ec (sottolineature mie):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAllora il conte nel suo <span style=\"text-decoration: underline;\">orgoglio smisurato<\/span> concesse in effetti troppo terreno al nemico, <span style=\"text-decoration: underline;\">come non avrebbe dovuto fare<\/span>\u00bb <strong>[6]<\/strong>.<\/p><\/blockquote>\n<p><em>La Battaglia di Maldon <\/em> diventa il racconto di una clamoroso sbaglio, indotto da un certo modo &#8211; aristocratico e personalistico &#8211; di intendere l&#8217;eroismo. A detta di Tolkien, infatti, lo spirito eroico nordico &#8220;non si presenta mai allo stato puro&#8221;, se non nell&#8217;artificio retorico e nell&#8217;autorappresentazione falsata di chi pretende di incarnarlo. In realt\u00e0 l&#8217;elemento di orgoglio,<em> <\/em><\/p>\n<blockquote><p>\u00absotto forma di aspirazione a onore e gloria, in vita e dopo la morte, tende a dilatarsi, a divenire un movente fondamentale, inducendo chi lo fa proprio, al di l\u00e0 della mera necessit\u00e0 eroica, all&#8217;eccesso cavalleresco, indubbiamente tale, anche se approvato dall&#8217;opinione coeva, qualora non solo trascenda la necessit\u00e0 e il dovere, ma con essi addirittura interferisca.\u00bb (pag. 59).<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa idea viene tematizzata anche attraverso l&#8217;invenzione poetica, la parte pi\u00f9 bizzarra del testo tolkieniano.<br \/>\nTolkien immagina il dialogo tra due messi dell&#8217;abate di Ely, inviati nottetempo sul campo di battaglia di Maldon, per recuperare il cadavere del valoroso Byrhtnoth e tradurlo all&#8217;abbazia.<br \/>\nI due personaggi sono un&#8217;efficacissima coppia tragicomica. Torhthelm, detto Totta, \u00e8 un giovane aspirante menestrello cresciuto al suono degli antichi poemi epici, che venera acriticamente il valore dei caduti inglesi e condanna senza appello coloro che sono fuggiti dallo scontro. T\u00ecdwald, detto T\u00ecda, \u00e8 invece un vecchio agricoltore che in giovent\u00f9 ha conosciuto i campi di battaglia, il cui feroce sarcasmo sul destino degli eroi d\u00e0 conto della dura presa di posizione di Tolkien. Secondo l&#8217;anziano reduce, Byrhtnoth si \u00e8 lasciato dominare dall&#8217;orgoglio, smanioso di gloria e di \u201cfornire materia ai menestrelli\u201d. Il suo comportamento \u00e8 stato \u201cinutilmente nobile\u201d, giacch\u00e9 ha trasformato una probabile vittoria in una sconfitta rovinosa non solo per il conte e i suoi guerrieri, ma anche per il popolo e l&#8217;intero paese, che \u00e8 stato invaso dai nemici, e che dopo il vano sacrificio degli eroi \u00e8 riconsegnato al lavoro, alla fatica e alla guerra di sempre.<br \/>\nIl giudizio sull&#8217;inutile eroismo di Byrhtnoth \u00e8 netto e senza appello. La scelta dei capi disposti a farsi uccidere per coerenza all&#8217;onore e all&#8217;ideale cavalleresco \u00e8 nefasta, giacch\u00e9 sacrifica &#8220;l&#8217;eroismo dell&#8217;obbedienza e dell&#8217;amore&#8221; (quello dei sottoposti che vanno a morire per il loro signore) all&#8217;eroismo &#8220;dell&#8217;orgoglio e dell&#8217;ostinazione&#8221;. Di contro, la fuga di quegli inglesi che a Maldon si sono messi in salvo dandosi alla macchia \u00e8 guardata con il realismo di chi ha vissuto in prima persona l&#8217;esperienza del combattimento e sa di cosa parla. In questo non \u00e8 difficile riconoscere la consapevolezza e l&#8217;umana compassione del sottotenente Tolkien, reduce dalle trincee della Prima Guerra Mondiale (durante la quale i casi diagnosticati di shell shock nell&#8217;esercito britannico furono circa ottantamila e le fucilazioni per &#8220;codardia&#8221; oltre trecento).<br \/>\nNella parte finale Tolkien fa retroagire la propria lettura del componimento proiettandola sul pi\u00f9 grande precedente poetico anglosassone, il <em>Beowulf<\/em>, dal quale prende in prestito una morale per <em>La Battaglia di Maldon<\/em>: &#8220;Per volont\u00e0 d&#8217;uno solo, molti devono sopportare sventure&#8221;, e che definisce come la &#8220;critica pi\u00f9 penetrante e concisa rivolta alla &#8216;cavalleria&#8217; in un individuo che ha delle responsabilit\u00e0&#8221;. Tema questo che Tolkien rintraccia anche nel terzo grande esempio di poesia inglese medievale, <em>Sir Gawain e il Cavaliere Verde<\/em>. Dal campo di battaglia di Maldon il giudizio si allarga fino a includere tutta la poesia antico-inglese.<br \/>\nPonendo in conflitto l&#8217;ostinata fedelt\u00e0 alla tradizione aristocratica e l&#8217;orgogliosa ricerca della gloria personale con la responsabilit\u00e0 e con l&#8217;attitudine propriamente eroica al sacrificio altruistico, Tolkien individua il punto di crisi di quella teoria del coraggio che per lui rappresenta il maggior contributo del mondo pagano nordico alla letteratura epica. Cos\u00ec facendo rivela anche la profonda istanza morale che sta alla base della sua forzatura interpretativa del testo poetico.<br \/>\nSecondo Tom Shippey <em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em> \u00e8 un vero e proprio &#8220;parricidio&#8221;. In quelle pagine si consuma la soluzione di continuit\u00e0 tra le scelte degli antichi eroi epico-letterari e l&#8217;universo valoriale cristiano. Beowulf e Byrhtnoth vengono rigettati indietro, come figure il cui fascino deve essere esorcizzato.<br \/>\nTolkien era stato tra quei filologi che avevano liberato dalle scorie del tempo lo spirito eroico nordico come genuino elemento poetico espresso dall&#8217;antica letteratura scandinava e anglosassone. Ma aveva anche visto quella riscoperta venire accolta da forze determinate a fondare un nuovo germanesimo, pronte a metterla al servizio di un ideale abominevole. L&#8217;idiosincrasia di Tolkien per i nazisti non nasceva infatti soltanto dalla sua evidente avversione nei confronti del razzismo, del militarismo e del totalitarismo, ma aveva anche un movente pi\u00f9 intimo, espresso a chiare lettere in uno scritto privato dei primi anni Quaranta:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abComunque in questa guerra io ho un bruciante risentimento privato, che mi renderebbe a 49 anni un soldato migliore di quanto non fossi a 22, contro quel dannato piccolo ignorante di <strong>Adolf Hitler<\/strong> [&#8230;]. Sta rovinando, pervertendo, distruggendo, e rendendo per sempre maledetto quel nobile spirito nordico, supremo contributo all\u2019Europa, che io ho sempre amato, e cercato di presentare in una giusta luce.\u00bb <strong>[7]<\/strong>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il professore di Oxford non perdon\u00f2 mai ai nazisti di essersi impossessati di ci\u00f2 che pi\u00f9 amava &#8211; la filologia germanica, l&#8217;<em>epos<\/em> nordico \u2013 e averlo trasformato in mito tecnicizzato a uso e consumo del suprematismo tedesco. <em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em> rappresenta la critica radicale a uno dei\u00a0pilastri culturali di quel neopaganesimo &#8220;eroico&#8221;\u00a0emerso nella storia contemporanea e capace di segnarla indelebilmente. Una critica messa in campo con le armi del mestiere: la poesia e l&#8217;esercizio della filologia. Tuttavia fu solo attraverso la prosa e l&#8217;arte subcreativa &#8211; per usare un termine a lui caro &#8211; che Tolkien riusc\u00ec a spingersi oltre la dicotomia etica a cui era approdato.<br \/>\nTolkien infatti era anche un grande narratore e rispose alla sfida dell&#8217;epoca pi\u00f9 oscura partorendo un inedito eroe letterario. Un essere apparentemente innocuo e mite, con piedi grossi e villosi che non avrebbero mai potuto calzare stivali di cuoio per marciare a passo di parata verso gli orrori del XX secolo. In principio il piccoletto si sarebbe scavato la tana in un angolo nascosto della Terra di Mezzo. Via via, un po&#8217; per volere e un po&#8217; per forza, ne avrebbe guadagnato il centro, finendo per reggere su di s\u00e9 i destini del mondo. Finch\u00e9 un giorno, dopo mille peripezie, avrebbe potuto dire: \u201cSono tornato\u201d.<br \/>\nE&#8217; tempo che anche il suo creatore venga restituito a se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Wu Ming 4<\/strong>, Autunno 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Dal 2005<a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/search?ie=UTF8&amp;keywords=Tolkien%20e%20dintorni&amp;tag=wumingfound09-21&amp;index=books&amp;linkCode=ur2&amp;camp=3370&amp;creative=23322\"> la collana diretta da Emmanuele Morandi e Claudio Antonio Testi, <em>Tolkien e dintorni<\/em><\/a> (per la casa editrice Marietti 1820) \u00e8 impegnata a tradurre e pubblicare i principali saggi critici a livello internazionale sull&#8217;opera di Tolkien.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Lettera n\u00b0 154, in<em> J.R.R.Tolkien, <\/em><em>La Realt\u00e0 in Trasparenza<\/em>, Bompiani 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Alcune tra le pagine pi\u00f9 belle su questo aspetto della visione tolkieniana della storia le ha scritte Verlyn Flieger in <em>Schegge di luce<\/em>, Marietti 2007, cap. 20.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> Su questo argomento vedi il saggio fondamentale di Franco Manni,<em> Elogio della Finitezza. Antropologia, escatologia e filosofia della storia in Tolkien<\/em>, in AA.VV., <em>La Falce spezzata<\/em>, Marietti 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong> Tom Shippey mette in relazione la visione negativa del potere che emerge dalla narrativa tolkieniana con la profonda disillusione prodottasi nel corso del XX secolo nei confronti dei grandi progetti politici di trasformazione del mondo e la identifica come &#8220;l&#8217;anacronismo pi\u00f9 rilevante&#8221; della Terra di Mezzo, &#8220;vale a dire una convinzione interamente moderna&#8221; (T. Shippey, <em>J.R.R.Tolkien autore del secolo<\/em>, Simonelli, 2004, pag.151-153).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. <\/strong>Nella precedente versione italiana de <em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm <\/em>(Bompiani 2000) la traduzione proposta da Tolkien conteneva un refuso evidente (la particella &#8220;non&#8221; era stata elisa dall&#8217;ultima frase) e di conseguenza risultava contraddittoria. Per quanto riguarda la traduzione italiana de <em>La Battaglia di Maldon<\/em> inclusa nel presente volume, il traduttore Roberto Rosselli Del Turco ha prediletto una resa pi\u00f9 letterale possibile dei versi 89-90: <em><br \/>\nAllora il Conte, mosso dall&#8217;orgoglio, \/ concesse fin troppo terreno a quel popolo odioso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7.<\/strong> Lettera 45, 1941, <em>La Realt\u00e0 in trasparenza<\/em>, Bompiani 2001, pag. 65.<strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>***<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8845265226\/ASI\/300131\">Ordina su libreriauniversitaria.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/search?ie=UTF8&amp;keywords=Tolkien%20e%20dintorni&amp;tag=wumingfound09-21&amp;index=books&amp;linkCode=ur2&amp;camp=3370&amp;creative=23322\">Tutti i libri della collana <em>Tolkien e dintorni<\/em> su Amazon.it<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important; margin: 0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=wumingfound09-21&amp;l=ur2&amp;o=29\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[E&#8217; in libreria la nuova edizione del testo di J.R.R. 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