{"id":20327,"date":"2015-02-08T20:12:39","date_gmt":"2015-02-08T19:12:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=20327"},"modified":"2018-02-11T21:27:27","modified_gmt":"2018-02-11T20:27:27","slug":"foibe-o-esodo-frequently-asked-questions-per-il-giornodelricordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/02\/foibe-o-esodo-frequently-asked-questions-per-il-giornodelricordo\/","title":{"rendered":"#Foibe o #Esodo? \u00abFrequently Asked Questions\u00bb per il #GiornodelRicordo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-20457 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/foibedelirio.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"314\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n[Oggi pubblichiamo un importante testo di <a href=\"https:\/\/twitter.com\/misterlofi\"><strong>Lorenzo Filipaz<\/strong><\/a>.<br \/>\nLorenzo \u00e8 triestino e figlio di un esule\u00a0istriano. Dal ramo materno \u00e8 di ascendenza slovena. Fa parte del <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=19327\">gruppo di inchiesta su Wikipedia \u00abNicoletta Bourbaki\u00bb<\/a>. Appassionato delle storie della sua terra di confine, da anni ha intrapreso un percorso di ricerca e <em>autoanalisi<\/em> sul cosiddetto \u00abEsodo giuliano-dalmata\u00bb. L&#8217;intento \u00e8 quello di capire cosa sia andato storto, per quali ragioni l&#8217;esodo da Istria e Dalmazia sia diventato una narrazione cos\u00ec platealmente assurda e antistorica, e come mai i figli di una terra meticcia siano diventati i pasdaran del nazionalismo.<\/p>\n<p>L&#8217;approccio \u00e8 quello di una seduta psicoanalitica, una sorta di terapia post-traumatica. Terapia in ritardo di sessant&#8217;anni, ma pi\u00f9 che mai utile agli odierni discendenti di esuli, per disinnescare certi meccanismi difensivi che favoriscono reticenze e\u00a0strumentalizzazioni.<\/p>\n<p>Qui sotto trovate <em>ventiquattro risposte<\/em> ad altrettante domande sull&#8217;esodo istriano. Domande basate su quell&#8217;insieme di stereotipi e omissioni che ci piace chiamare \u00abl&#8217;ideologia del Giorno del ricordo\u00bb. Ventiquattro chiarimenti, uno per ogni ora del 10 febbraio. Diverse fotografie sono &#8220;finestre&#8221; aperte su interessanti approfondimenti, ma consigliamo di aprirle solo <em>dopo<\/em> aver letto le FAQ preparate da\u00a0Lorenzo. Buona lettura. <strong>WM<\/strong>]<!--more--><\/p>\n<p>di <strong>Lorenzo Filipaz<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl vero guaio \u00e8 che gli sciocchi la violentano, la vita, specie quella altrui, illusi di togliere la complicazione.\u00bb<br \/>\nGiulio Angioni, <em>Gabbiani sul Carso<\/em><\/p><\/blockquote>\n<div>\n<p>Febbraio: Come ogni anno mi preparo alla valanga di imposture che si accompagna al cosiddetto <strong>Giorno del Ricordo<\/strong>. Capi di stato, di governo e di partito di qualsivoglia colore faranno a gara a chi la spara pi\u00f9 grossa o a chi intona pi\u00f9 forte la solita solfa. Vediamo quest\u2019anno a che altezza\u00a0arriva l\u2019asta degli infoibati, e se \u00e8 un\u2019annata buona possiamo contare su un bell\u2019incidente diplomatico.<\/p>\n<p>Per un giorno tutti si riempiranno la bocca di confine orientale per poi dimenticarsene per gli altri 364 giorni. \u00c8 l\u2019effetto bagnasciuga: un\u2019alternanza che favorisce le panzane pi\u00f9 pindariche e taglia le gambe a qualsiasi reale approfondimento. Sulla battigia chiunque pu\u00f2 deporre ci\u00f2 che vuole, tracciare nella sabbia le sparate pi\u00f9 inaudite, tanto la risacca canceller\u00e0 tutto e la spiaggia sar\u00e0 pronta all\u2019uso per l\u2019anno successivo.<\/p>\n<div id=\"attachment_20394\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.agoravox.it\/Memoria-condivisa-e-la-scandalosa.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20394\" class=\"size-full wp-image-20394\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/esecuzioni2Bc277-d886a.jpg\" alt=\"Il 4 febbraio 2015, durante una puntata di \u00abPorta a porta\u00bb dedicata alle foibe, viene mostrata questa foto con riferimento alle \u00abesecuzioni sommarie\u00bb compiute a Trieste dai partigiani di Tito. Solo che la foto testimonia un'esecuzione sommaria di partigiani compiuta dai nazisti il 29 maggio 1944. Gli impiccati sono ventisei giovanissimi di Premariacco e di S. Giovanni al Natisone. Del falso si \u00e8 accorto Marco Barone, clicca per leggere il suo post, che a sua volta linka a una scheda storica su quell'eccidio.\" width=\"600\" height=\"355\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20394\" class=\"wp-caption-text\">Il 4 febbraio 2015, durante una puntata di \u00abPorta a porta\u00bb dedicata alle foibe, viene mostrata quest&#8217;immagine proprio mentre si parla di\u00a0\u00abesecuzioni sommarie\u00bb compiute a Trieste dai partigiani di Tito. La foto, per\u00f2, mostra un&#8217;esecuzione sommaria <em>compiuta dai nazisti<\/em> il 29 maggio 1944. Gli impiccati sono ventisei giovanissimi di Premariacco e di S. Giovanni al Natisone. Dell&#8217;accostamento truffaldino\u00a0si \u00e8 accorto Marco Barone, clicca per leggere il suo post, che a sua volta linka a una scheda storica su quell&#8217;eccidio.<\/p><\/div>\n<p>Non sono mai riuscito ad abituarmi: ogni 10 febbraio una sgradevole sensazione mi corre gi\u00f9 per la schiena. Sar\u00e0 perch\u00e9 uno dei miei genitori viene da l\u00ec, da quell\u2019Istria piccola e povera che spesso si contrae e diventa enorme e ricchissima, sar\u00e0 perch\u00e9 quel genitore non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, sar\u00e0 perch\u00e9 vivo a Trieste, citt\u00e0 rimasta ferma al \u201854, dove di foibe ed esuli si parla 400 giorni all\u2019anno.<\/p>\n<p>Ma questa celebrazione parla veramente della nostra storia? Questa \u00e8 la domanda che faccio sempre agli esuli rimasti, che ormai sono perlopi\u00f9 i figli, quelli emigrati con la famiglia prima di aver raggiunto l\u2019et\u00e0 della ragione. Quelli per cui l\u2019infanzia \u00e8 stata una baracca in un campo profughi, con i suoi gelidi spifferi di Bora, i giochi e le amicizie con la <em>muleria<\/em> (= giovent\u00f9) di paesi lontani, improvvisamente divenuti vicini. Figli di un popolo bombardato di propaganda nazionale, di italianit\u00e0 millenaria e altre carabattole vuote a sommergere una ben pi\u00f9 complessa realt\u00e0, dove magari una nonna o un nonno parlava dialetto croato che guardacaso mamma e pap\u00e0 non parlavano pi\u00f9\u2026<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che di esuli fin da subito sono stati altri a parlarne, altri hanno deciso quale fosse la loro storia fin da prima di diventare esuli. La ricchezza del meticciato in questa terra mistilingue \u00e8 stata negata ai suoi abitanti ai quali \u00e8 stata imposta dall\u2019alto una narrazione unitaria di purezza. Chi ha dissentito o anche solo \u201cdiversificato\u201d questa verit\u00e0 ufficiale ha perduto il diritto di rappresentanza, per le associazioni i \u201cdissidenti\u201d cessano di essere \u201cesuli\u201d e persino \u201cistriani\u201d (o giuliano-dalmati). Oggi a parlare sono spesso i nipoti che con la scusa dei drammi familiari giustificano la loro adesione alla destra xenofoba e ultranazionalista, magari ignorando che quello stesso nonno esule a cui ascrivono il loro credo nazionale se ha rischiato di crepare \u00e8 stato davanti ad un mitra nazista piuttosto che sul ciglio di una foiba \u201crossa\u201d.<\/p>\n<p>Quando si inizia a parlare di esodo si finisce sempre col parlare di qualcos\u2019altro. Queste <em>Frequently Asked Questions<\/em> \u2013 cantieri aperti pi\u00f9 che risposte definitive \u2013 si propongono di neutralizzare quel <em>qualcos\u2019altro<\/em>, i depistaggi che deviano l\u2019approfondimento e impediscono di affrontare il passato.<br \/>\nIniziamo a parlare veramente di esodo, come se fossimo tutti sul lettino di uno psicoterapeuta, perch\u00e9 \u00e8 proprio questo che \u00e8 mancato alla mia gente: una grande terapia di gruppo per superare il trauma dello sradicamento e la vergogna della profuganza. Una reale guarigione si ottiene per\u00f2 affrontando il proprio passato in maniera matura, analizzandolo nelle adeguate proporzioni, per esempio iniziando a parlare di \u201cesodi\u201d, perch\u00e9 furono diverse ondate da diversi luoghi, in diversi anni e con diverse motivazioni. Ogni esperienza dolorosa \u00e8 unica nel suo genere, prendere coscienza della peculiarit\u00e0 della propria sofferenza permette poi di empatizzare con il dolore altrui smantellando l\u2019insana idea di essere stati gli unici a soffrire: abbiamo abbandonato case, terre \u2013 \u00e8 vero \u2013 molti hanno abbandonato terre in colonato e case in comodato a dirla tutta, ma altrove in Italia ci sono state intere citt\u00e0 rase al suolo con centinaia di migliaia di sfollati, oppure interi paesi sono stati cancellati dalla faccia della terra con tutti i suoi abitanti, e non occorre andare a Marzabotto o a Sant\u2019Anna di Stazzema, basta andare poco lontano dall\u2019Istria, a <a href=\"http:\/\/anpimirano.it\/2013\/30-aprile-1944-strage-di-lipa-fiume\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Lipa<\/strong><\/a> o a <a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/media\/uploads\/patria\/2012\/27-34_SCOTTI.pdf\"><strong>Podhum<\/strong><\/a> per esempio.<\/p>\n<p>Prima di ogni cosa dobbiamo ripulire questa storia da quei pensieri ricorrenti nocivi, vecchi e ambigui che parlano di purezza attraverso metafore agricole rimettendo in circolo sotto mentite spoglie <em>vittimarie<\/em> la religione del <em>blut und boden<\/em>, sangue e suolo, una retorica che prima ha amputato la nostra identit\u00e0 e poi ci ha trascinato assieme a tutta l\u2019Europa nella mattanza. Oggi non a caso questa religione trova il suo perfetto alveo nella metafora carsica delle foibe, nel mito di una terra le cui viscere traboccherebbero di sangue italiano.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>1. Cosa si commemora veramente nel \u00abGiorno del Ricordo\u00bb?<\/strong><\/p>\n<p>La Pace!<br \/>\nIl 10 febbraio 1947 furono firmati i <strong><em>Trattati di Parigi<\/em><\/strong> che sancirono la pacificazione dell\u2019Europa.\u00a0Dal 2004 l\u2019Italia \u00e8 diventato l\u2019unico paese del continente a commemorare quella data con il lutto al braccio.<br \/>\nLa <em>legge 30 marzo 2004 n. 92<\/em>, con la scusa di ricordare in pratica le <em>vittime della pace<\/em>, costituisce potenzialmente un <em>vulnus<\/em> per gli stessi valori espressi dalla Costituzione della Repubblica Italiana, fondata per l\u2019appunto sulla pace oltre che sulla Resistenza e sulla sconfitta del nazifascismo. Peraltro l\u2019 <strong><em>Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia<\/em><\/strong> (ANVGD), prima promotrice dell\u2019istituzione della Giornata del Ricordo, nel suo <a href=\"http:\/\/www.anvgd.it\/images\/pdf\/anvgd_statuto.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">statuto<\/a> (Art. 2) si adoperava per \u00abagevolare il ritorno delle Terre Italiane della Venezia Giulia, del Carnaro e della Dalmazia in seno alla Madrepatria, concorrendo sul piano nazionale al processo di revisione del Trattato di Pace\u00bb<em>,<\/em> in netto contrasto con il Trattato di Helsinki del 1975 che sanciva l\u2019inviolabilit\u00e0 delle frontiere europee, principio su cui veniva poi fondata l\u2019OSCE e quindi la Comunit\u00e0 Europea (l\u2019ANVGD ha poi modificato quell\u2019articolo alla <a href=\"http:\/\/arcipelagoadriatico.it\/interventi\/uno-statuto-a-misura-di-anvgd-nuovo-corso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">chetichella<\/a> nel novembre 2012, con una clausola sui \u201crimasti\u201d di cui parleremo in seguito).<br \/>\nIl 10 febbraio si configura quindi come la Giornata nazionale del Revanscismo, dove tutti (specialmente gli <a href=\"http:\/\/web.educazione.sm\/scuola\/servizi\/CD_virtuali\/lavori_scuole\/Foibe.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">alunni delle scuole<\/a>), sono tenuti a manifestare un po\u2019 di \u201csano\u201d neoirredentismo di stato in perfetta continuit\u00e0 con il vecchio mito della vittoria mutilata.<\/p>\n<p><strong>2. L\u2019irredentismo non \u00e8 forse solo un ideale o un\u2019innocua nostalgia?<\/strong><\/p>\n<div>\n<div id=\"attachment_20332\" style=\"width: 320px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1994\/04\/22\/estate-91-blitz-missino-in-serbia.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20332\" class=\"wp-image-20332 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/robertomenia.jpg\" alt=\"Roberto Menia, braccio destro di FIni\" width=\"310\" height=\"500\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20332\" class=\"wp-caption-text\">Il&#8230; braccio destro di Fini. Roberto Menia, ex-deputato del PdL e poi di FLI, ex-sottosegretario all&#8217;ambiente, autore della legge che ha istituito il \u00abGiorno del Ricordo\u00bb. Attualmente \u00e8 segretario generale del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo. Per un esempio di brillante azione a tutela degli italiani nel mondo, clicca sulla foto e leggi l&#8217;articolo \u00abBlitz missino a Belgrado\u00bb.<\/p><\/div>\n<\/div>\n<p>Gli irredentismi hanno spesso trascinato i propri paesi in disastrose guerre sanguinarie. Con la scusa della difesa di una propria minoranza nazionale oppressa si sono giustificate aggressioni e oppressioni ben peggiori. Dalla <em>Megali Idea<\/em> greca, ai Sudeti, a Danzica, e ancora Nagorno-Karabakh, Erzegovina, Kosovo\u2026 Gli irredentismi e i revanscismi hanno una grande capacit\u00e0 di quiescenza, possono covare per decenni, se foraggiati sono potenzialmente immortali: una riserva sempre disponibile di nazionalismo e odio etnico.<br \/>\nSe si ritiene che questi scenari siano lontani e non inerenti con la nostra celebrazione basti ricordare che il primo firmatario della proposta di legge del giorno del Ricordo, il triestino <strong><em>Roberto Menia<\/em><\/strong>, salp\u00f2 alla volta di Belgrado assieme a Fini e Tremaglia nel 1991 per contrattare con la Serbia di Milosevic la cessione di Istria e Dalmazia in cambio di supporto politico e militare <em>[1]<\/em>, come dire che stava per trascinare l\u2019Italia nel carnaio balcanico. Oltre a ci\u00f2 associazioni neoirredentistiche fecero una colletta per una forza internazionale composta dal 30% di italiani da mandare in Krajina contro la Croazia <em>[2]<\/em>.<br \/>\nAttenzione a riposare troppo sulle garanzie comunitarie: i nazionalisti percepiscono sempre le compagini statali sovranazionali come provvisorie, si tratti dell\u2019impero Austroungarico, della Jugoslavia o dell\u2019Unione Europea. In attesa della loro caduta essi preparano la resa dei conti. Il moltiplicarsi di partiti nazionalisti e xenofobi nell\u2019attuale scenario europeo d\u00e0 una piega inquietante a questa prospettiva.<\/p>\n<p><strong>3. Perch\u00e9 la \u00abGiornata della memoria\u00bb va bene e il \u00abGiorno del ricordo\u00bb no?<\/strong><\/p>\n<p>La monetizzazione politica della Shoah da parte del sionismo ha sempre colpito il neoirredentismo nostrano, che ha cercato di mutuarne spregiudicatamente i meccanismi di legittimazione. Nel dopoguerra l\u2019unico frasario disponibile per riprodurre il <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=18453\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">paradigma vittimario<\/a> era quello dell\u2019olocausto, cos\u00ec si inizi\u00f2 a parlare di \u00ab<em>genocidio delle genti giuliane\u00bb<\/em>, facendo inorridire storici come <strong>Giovanni Miccoli<\/strong> dell\u2019IRSML, che lo defin\u00ec un \u00abaccostamento aberrante<em>\u00bb<\/em> <em>[3]<\/em>.<br \/>\nPoi arriv\u00f2 la guerra nell\u2019ex-Jugoslavia, il massacro di Srebrenica permise di giocare sullo stereotipo dell\u2019atavica barbarie orientale-balcanica e cos\u00ec un nuovo vocabolo, la \u201c<em>Pulizia etnica<\/em>\u201d (ma in verit\u00e0 esisteva gi\u00e0 \u201c<em>bonifica etnica<\/em>\u201d, usata storicamente per descrivere la snazionalizzazione della Venezia Giulia operata dal fascismo), soppiant\u00f2 il genocidio che tuttavia rimase in sordina per poi riemergere proprio nel linguaggio del giorno del Ricordo, strategicamente piazzato due settimane dopo quello della Memoria a scimmiottarne nome e forma.<br \/>\nLo scopo malcelato \u00e8 quello di ingenerare confusione &#8211; vedasi le \u00ab<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20150209104341\/http:\/\/www.italiapost.info\/84262-paese-immaturo-non-si-prende-a-calci-una-bara-nemmeno-se-quella-di-priebke\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Foibe Ardeatine<\/a>\u00bb, tragicomica crasi segnalata da <a href=\"http:\/\/messaggeroveneto.gelocal.it\/tempo-libero\/2014\/03\/20\/news\/l-udinese-tenca-montini-sulle-foibe-tante-lacerazioni-1.8892883\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Federico Tenca Montini<\/strong><\/a> <em>[4]<\/em> &#8211; tra due episodi incomparabili: da un lato una commemorazione mondiale dal significato universale, dall\u2019altro una commemorazione di impianto nazionale. Uno squilibrio che si manifesta a ogni livello di questo accostamento: emigrazione equiparata a deportazione, epurazioni politiche e rese dei conti equiparate a sterminio e massacri indiscriminati.<br \/>\nInteressante \u00e8 anche confrontare i significati simbolici dei giorni prescelti dalle due commemorazioni: mentre nella giornata della memoria si celebra la liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche \u2013 la fine del male per gli ebrei \u2013 dall\u2019altra parte si celebra la firma del trattato di pace \u2013 l\u2019inizio del male secondo una certa narrazione esule \u2013 un male che continua e che idealmente soltanto la restituzione delle terre sottratte o dei \u201cbeni abbandonati\u201d potrebbe chiudere.<br \/>\nSe proprio si volesse prendere ad esempio la giornata della memoria si dovrebbe indicare una data che celebrasse la fine delle ostilit\u00e0, magari il 10 novembre, firma del <em>Trattato di Osimo<\/em>. Nessuna associazione di esuli lo accetterebbe, quella data in zona suscita ancora malumori (riemersi persino in recenti avventure politiche, come <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=14409\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">MTL<\/a>) ma se non altro signific\u00f2 la normalizzazione dei rapporti italo-jugoslavi e la fine definitiva delle ostilit\u00e0 fra i due paesi. In realt\u00e0 il giorno del Ricordo non ricopia quello della memoria, ma ne \u00e8 un <em>detournement<\/em>: si ricalcano gli aspetti emotivi ma si perseguono diverse finalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong> <strong>Dovremmo ritornare a non parlarne, continuando il \u201csilenzio assordante\u201d?<\/strong><\/p>\n<div dir=\"ltr\">Questo \u00e8 un <em>topos<\/em> della propaganda revanscista, ma il presunto silenzio sulle foibe \u00e8 legato ad un altro silenzio, ben pi\u00f9 pesante: quello sui crimini di guerra italiani, eternamente\u00a0 insabbiati. L&#8217;opinione pubblica italiana ignora che l&#8217;unica vera pulizia etnica nelle terre a cavallo del confine orientale fu quella operata dall&#8217;esercito italiano ai danni delle popolazioni civili slovene e croate negli anni dell&#8217;invasione della Jugoslavia.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un elastico che lega questi crimini di guerra italiani alle foibe. \u00a0Nell\u2019immediato dopoguerra si parl\u00f2 di foibe in maniera isterica e ossessiva, quando la questione di Trieste era sul tavolo e le Nazioni unite chiedevano la consegna dei criminali di guerra italiani. Del Boca, citando Focardi, scrive:<\/div>\n<blockquote><p>\u00ab[&#8230;] nel luglio 1945, infine, erano gli stessi Alleati a inoltrare al governo di Roma le liste dei presunti criminali di guerra consegnate da vari paesi (Iugoslavia, Grecia, Albania, Etiopia, Gran Bretagna, Francia, URSS) alla Commissione delle Nazioni Unite. L\u2019Italia, per almeno tre anni, non rispondeva alle ripetute richieste e pressioni, adottando un\u2019ambigua strategia tesa soltanto a prendere tempo. Ma non basta [\u2026] il Ministero degli Esteri raccoglieva una <strong>contro-documentazione<\/strong>, il cui solo scopo non era quello di \u201caccertare le eventuali responsabilit\u00e0 delle persone accusate dalla Iugoslavia, ma di raccogliere prove sulla loro innocenza e di ribaltare le accuse sui partigiani iugoslavi. [\u2026] Il Ministero degli Esteri apprest\u00f2 anche una <strong>controlista<\/strong> di criminali di guerra iugoslavi con circa 200 nominativi. In cima alla lista figurava il Maresciallo Tito [&#8230;]\u00bb <em>[5]<\/em>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Penso che agli Alleati bast\u00f2 leggere il primo nome per sentirsi presi per il culo a sufficienza, sicch\u00e9 risposero minacciando di venire a prendere loro stessi i criminali italiani per consegnarli alla Iugoslavia. Solo allora De Gasperi costitu\u00ec una commissione d\u2019inchiesta presso il Ministero della Guerra. Il problema era che i criminali italiani erano pezzi grossi dell\u2019esercito, non solo fascisti, per cui con vari cavilli si archivi\u00f2 il tutto senza dar luogo mai a nessun processo. Sempre Del Boca rileva che proprio per il fatto di aver scelto di non consegnare i propri criminali di guerra, il governo italiano ritenne prudente rinunciare a chiedere alla Germania la consegna dei nazisti macchiatisi di crimini in Italia tra il \u201843 ed il \u201945 <em>[6]<\/em>. Guardacaso, contemporaneamente le foibe sparirono dal dibattito pubblico, almeno a livello istituzionale. Si ritorn\u00f2 a far cagnara solo dopo che gli insabbiamenti si erano ben stagionati, a 50 anni dagli eventi bellici.<br \/>\nInsomma prima non se ne parl\u00f2 per evitare di esporre i propri scheletri ancora freschi nell\u2019armadio, poi se ne parl\u00f2 per evitare di farli riesumare.<br \/>\n\u00c8 nell&#8217;interesse di noi eredi degli esuli far luce finalmente su quei crimini, poich\u00e9 una volta svelati anche la nostra storia potrebbe essere narrata liberamente, nella sua interezza, senza dover stare sotto il tallone nazionale delle foibe. L&#8217;orrore di Rab, Gonars, Lipa riguarda anche noi poich\u00e9 colp\u00ec i nostri cugini, quelli che parlavano un po&#8217; pi\u00f9 stretto.<\/p>\n<div id=\"attachment_20388\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it\/2012\/03\/23\/non-dire-falsa-testimonianza\/#more-9976\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20388\" class=\"size-full wp-image-20388\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/fucilazione-a-Dane-31-luglio-1942.jpg\" alt=\"31 luglio 1942. Esecuzione sommaria di civili del villaggio sloveno di Dane. Quelli che stanno per sparare sono soldati italiani. Eppure, ogni 10 febbraio qualcuno la ripropone straparlando di \u00abplotone d'esecuzione titino\u00bb e \u00abvittime italiane\u00bb. \u00c8 successo anche in una puntata di \u00abPorta a porta\u00bb. Di questa crassa manipolazione si \u00e8 occupato anche il giornalista Michele Smargiassi sul suo blog Fotocrazia, clicca per leggere il suo articolo.\" width=\"600\" height=\"424\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20388\" class=\"wp-caption-text\">31 luglio 1942, esecuzione sommaria di civili sloveni nei pressi di Dane. Quelli che stanno per sparare sono soldati italiani. Eppure, ogni 10 febbraio qualcuno ripropone questa foto parlando di \u00abplotone d&#8217;esecuzione titino\u00bb e \u00abvittime italiane\u00bb. \u00c8 successo pure in una puntata di &#8211; d\u00e0i che avete gi\u00e0 indovinato&#8230; &#8211; \u00abPorta a porta\u00bb, il 13 febbraio 2012. Di questa crassa manipolazione si \u00e8 occupato anche il giornalista <strong>Michele Smargiassi<\/strong> sul suo blog <i>Fotocrazia<\/i>, clicca per leggere il suo articolo.<\/p><\/div>\n<p><strong> 5<\/strong>. <strong>E allora le foibe???<\/strong><\/p>\n<p>Nel momento in cui si inizia a parlare di foibe si smette di parlare di esodo.<br \/>\nLe foibe vengono aumentate di proporzioni e di peso storico per essere presentate come causa del trasferimento di massa. Una prospettiva sfalsata che rimuove la scelta, poich\u00e9 l\u2019emigrazione in Italia fu un\u2019opzione, per alcuni pi\u00f9 obbligata, per altri automatica e per altri ancora una scelta sofferta ma ponderata. Per questo motivo per anni le associazioni di esuli hanno disprezzato, boicottato e negato il loro riconoscimento ai cosiddetti \u201c<em>italiani rimasti<\/em>\u201d in Istria: la loro stessa esistenza inceppava la narrazione deterministica foibe-esodo, dimostrando che si poteva rimanere e, nonostante le difficolt\u00e0 dell\u2019essere una minoranza legata ad un paese politicamente ostile, persino preservare la propria identit\u00e0 linguistica e nazionale.<br \/>\nPer molti esuli rimuovere la propria scelta signific\u00f2 liberarsi dal peso della responsabilit\u00e0, un sollievo immediato che comport\u00f2 per\u00f2 la perdita della potest\u00e0 sul proprio passato di cui divennero prigionieri, siglando un\u2019ipoteca sulla propria storia familiare, sottratta anche ai propri eredi, per essere affidata alle associazioni, ai partiti e al nazionalismo. Io ora, come erede, impugno quell\u2019ipoteca: voglio riappropriarmi della storia della mia famiglia.<\/p>\n<p><strong>6.<\/strong> <strong>Ma&#8230; l\u2019esodo non fu una fuga dalle foibe?<\/strong><\/p>\n<p>No.<br \/>\nL\u2019esodo fu un fenomeno che si produsse principalmente in Istria nel dopoguerra, uno stillicidio durato per oltre un decennio, di sicuro non una fuga disordinata. Gli unici a fuggire dall\u2019Istria in tempo di guerra temendo realmente di finire infoibati furono fascisti, militari e persone compromesse con l\u2019apparato statale fascista, la cosiddetta \u201condata nera\u201d esauritasi prima del \u201845. Mi rifiuto di includere questa ondata nella stessa categoria dell\u2019esodo del dopoguerra che con il fascismo non ci ebbe niente a che fare. L\u2019altro spostamento di popolazione notevole nel periodo bellico fu quello degli zaratini che per\u00f2 consistette in uno sfollamento oltre l\u2019Adriatico a causa dei bombardamenti aerei angloamericani, ragione per cui la loro inclusione nella categoria dell\u2019esilio \u00e8 sempre risultato molto dubbia per gli addetti ai lavori<em> [7]<\/em>.<br \/>\nEpurazioni ed emigrazioni furono fenomeni ben distinti cronologicamente. Le \u201cfoibe istriane\u201d datano <span style=\"text-decoration: underline;\">settembre 1943<\/span>. Nel \u201845 ci furono altre epurazioni diverse nel Carso goriziano, triestino e sloveno ma che non riguardarono l\u2019Istria. La stessa generalizzazione dei due fenomeni in un unico contenitore \u00e8 tendenziosa.<\/p>\n<div id=\"attachment_20336\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=uYNYJJ5kiBwC&amp;pg=PA231&amp;dq=%22Storia+di+un+esodo%22&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ei=5DvaVJrJItXZasPTgNAK&amp;ved=0CCAQ6AEwAA#v=onepage&amp;q=1958&amp;f=false\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20336\" class=\"wp-image-20336 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/esodi.jpg\" alt=\"esodi\" width=\"600\" height=\"420\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20336\" class=\"wp-caption-text\">Sviluppo degli esodi secondo le rivelazioni statistiche dell&#8217;Opera Assistenza Profughi Giuliano-Dalmati. Grafico del 1958 tratto da: AA. VV., <em>Storia di un esodo<\/em>, IRSML, Trieste 1980, p. 572.<\/p><\/div>\n<p><strong><br \/>\n7. Cosa cambia tra &#8220;foibe istriane&#8221; e &#8220;foibe giuliane&#8221;?<\/strong><\/p>\n<p>Sono due momenti ben distinti, cambiano anche le dinamiche e le pertinenze militari, gli obiettivi e gli attori. Soprattutto, sono diversi i contesti: nel \u201845, a guerra finita, le epurazioni \u2013 con gli annessi eccessi \u2013 furono in linea con fenomeni del tutto analoghi che bene o male si verificarono negli altri paesi liberati in Europa. Le foibe del \u201943 furono invece un caso inseribile nella straordinaria situazione storica generata dall\u2019Armistizio di Cassibile e dall\u2019improvviso vuoto di potere che esso gener\u00f2 nel bel mezzo della guerra, causa di eccidi anche molto gravi come quello di Cefalonia. In Istria questa situazione particolare si concretizz\u00f2 nell\u2019immediata presa di potere del movimento partigiano croato, l\u2019unico assieme a quello sloveno ad essere attivo all\u2019epoca sul territorio amministrato dall\u2019Italia. Il potere popolare instauratosi sfugg\u00ec allo stesso controllo partigiano il quale a stento riusc\u00ec a imporre parvenze di processi e disciplina a quella che fu pi\u00f9 che altro l\u2019esplosione della rabbia popolare covata in un ventennio di violenze, portate poi al parossismo con l\u2019invasione della Jugoslavia. Questa situazione si tradusse in veri e propri linciaggi, condotti in taluni casi da criminali comuni infiltrati, alcuni dei quali furono poi identificati e condannati a morte dalla stessa giustizia partigiana <em>[8]<\/em>. Oltre a ci\u00f2, molti prigionieri militari furono liquidati di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di mantenerne la custodia all\u2019approssimarsi della Wehrmacht <em>[9]<\/em>.<br \/>\nQuesta esplosione di violenza, che indubbiamente in alcuni casi assunse i connotati di una vendetta anche su base nazionale, pur essendo piuttosto contenuta nei numeri e nella durata (200-500 vittime in 20 giorni), ebbe un forte impatto sugli istriani. Per la parte \u201citalofona\u201d della popolazione rappresent\u00f2 l\u2019inizio di quella guerra che invece per la parte \u201cslavofona\u201d era gi\u00e0 iniziata da ben due anni, mostrandosi con il volto della pulizia etnica portata avanti dall\u2019esercito italiano mediante massacri indiscriminati e deportazioni in campi di concentramento di interi villaggi, comprese donne, vecchi e bambini.<br \/>\nLo shock prodotto dalle foibe istriane fu amplificato e sfruttato dai nazifascisti non appena ripresero il controllo della zona. Essi diedero ampio risalto al fenomeno attraverso stampa ed esposizioni pubbliche corredate di immagini truculente dei cadaveri semi-decomposti <em>[10]<\/em>. Lo scopo principale era chiaramente togliere il supporto popolare ai partigiani jugoslavi, ma un altro scopo non meno importante fu quello di distrarre la popolazione dalle rappresaglie che la Wehrmacht scaten\u00f2 non appena riprese il controllo dell\u2019Istria nell\u2019ottobre 1943, provocando circa 5.000 morti in una settimana <em>[11]<\/em>.<\/p>\n<p><strong>8. Ma&#8230; non furono infoibati decine di migliaia di italiani?<\/strong><\/p>\n<p>In Istria furono recuperati poco pi\u00f9 di 200 corpi. Tale numero pu\u00f2 essere ragionevolmente esteso fino a una cifra di 500-700 persone. Un numero di corpi di poco superiore fu estratto da cavit\u00e0 e fosse del Carso goriziano, triestino e sloveno nel \u201945. <em>[12]<\/em><\/p>\n<p><strong>9. Il numero \u00e8 cos\u00ec importante?<\/strong><\/p>\n<p>Stimare le vittime in decine di migliaia serve a sostenere il falso storico della pulizia etnica <em>[13]<\/em>, riportare le vittime di quella stagione all\u2019ordine delle centinaia di unit\u00e0 riconduce il fenomeno alle epurazioni che si verificarono nel resto d\u2019Europa (laddove il revanscismo ne vorrebbe fare un <em>unicum<\/em> storico). Per esempio in Francia nella cosiddetta <em>\u00c9puration l\u00e9gale<\/em> furono eseguite quasi 800 condanne a morte, ma ne furono comminate pi\u00f9 di 6.700 <em>[14]<\/em>, dopodich\u00e9 alcuni autori parlano di 9.000 esecuzioni sommarie [15]. Nella sola Emilia Romagna si ebbero 2.000 epurazioni, a Torino pi\u00f9 di 1.000 <em>[16]<\/em>.<\/p>\n<p><strong>10. Ma, aldil\u00e0 del numero, in Istria non furono <em>infoibati<\/em> \u00absolo perch\u00e9 italiani\u00bb?<\/strong><\/p>\n<p>Se si guarda il quadro dell\u2019intera Jugoslavia le vittime di nazionalit\u00e0 italiana furono una minima parte rispetto a quelle collaborazioniste jugoslave <em>[17]<\/em>. In secondo luogo come gi\u00e0 detto la definizione etnica nell\u2019Istria \u201cbonificata\u201d era alquanto problematica. Per fare alcuni esempi: l\u2019eroe della resistenza croata Joakim Rakovac, ucciso dai nazisti nel \u201845 e considerato <em>infoibatore<\/em> dalla vulgata neoirredentista, all\u2019anagrafe italiana era registrato come Gioacchino Racozzi <em>[18)<\/em>]. Alcuni autori attribuirono la responsabilit\u00e0 delle foibe, tra gli altri, a Giusto Massarotto e Benito Turcinovich, chiaramente italiani <em>[19]<\/em>. Per contro il \u201cPadre\u201d degli esuli, Flaminio Rocchi, nasce come Anton Sokolic. Ci\u00f2 fa capire come la nazionalit\u00e0 in quei luoghi fosse spesso subordinata ad una precisa scelta, in molti casi politica.<\/p>\n<p><strong>11. Gli istriani italofoni erano dunque tutti fascisti?<\/strong><\/p>\n<p>Certo che no, anzi, molti italofoni di Rovigno o della val d\u2019Arsa \u2013 zone operaie \u2013 erano persino inossidabili comunisti e pi\u00f9 in generale l\u2019Istria vantava una radicata tradizione socialista. Altrettanto certo \u00e8 che il fascismo ebbe una certa predilezione per questa regione e vi pest\u00f2 pi\u00f9 forte che altrove, prima coi manganelli e le taniche di benzina, scatenando in prossimit\u00e0 del confine orientale una violentissima ondata di squadrismo che precedette quella nazionale di qualche anno <em>[20]<\/em>, e poi anche con le scuole e i registri anagrafici, attuando una bonifica integrale di ogni elemento slavo dal territorio, passando per cognomi, toponomastica, iscrizioni tombali oltre che con uno squadrismo permanente atto a dissuadere l\u2019uso delle lingue \u201callogene\u201d. Contemporaneamente il regime fabbric\u00f2 il mito dell\u2019atavica italianit\u00e0 di Istria e Dalmazia, mutuata dalla vecchia propaganda irredentista\/imperialista dell\u2019Italia liberale combinata all\u2019epopea mussoliniana della romanit\u00e0 imperiale. Soprattutto a Zara il regime martell\u00f2 molto sui cittadini rappresentandoli come sentinelle della patria nel barbaro mare slavo. Le motivazioni di questo <em>battage<\/em> sono spiegate <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=19327#kosovo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>: la Venezia Giulia (regione in cui all\u2019epoca si faceva rientrare l\u2019Istria) e l\u2019enclave zaratina costituivano la porta di accesso al sogno imperialista italiano sul Mediterraneo orientale, i suoi abitanti nei programmi del duce ne sarebbero dovuti diventare i giannizzeri pi\u00f9 fidati.<br \/>\nSi \u00e8 dibattuto anche troppo sul legame tra bonifica etnica e rivalse nazionali slovene e croate contro gli italiani, ma non si \u00e8 invece riflettuto abbastanza sugli effetti devastanti che questa bonifica, senza pari nel resto d\u2019Italia (eccetto forse nell\u2019Alto Adige\/S<span class=\"st\">\u00fc<\/span>dtirol), oper\u00f2 nel lungo termine su quella generazione di istriani, fiumani e zaratini che la assorbirono attraverso le scuole del ventennio, guardacaso proprio a quella generazione appartennero coloro che poi a guerra finita si rifiutarono di vivere sotto un\u2019amministrazione slava, scegliendo l\u2019esodo come \u00abplebiscito d\u2019italianit\u00e0\u00bb. Quando oggi chiedi ad alcuni dei pochi superstiti di quella generazione di raccontarti la loro storia familiare, per prima cosa attaccano con la favola della romanit\u00e0 dell\u2019Istria, della sua millenaria purezza italiana, in altre parole espongono \u00abun passato ricreato attraverso l\u2019espulsione della differenza\u00bb, come l\u2019ha felicemente definito l\u2019antropologo Stefano Pontiggia <em>[21]<\/em>. Ovviamente non \u00e8 la vera storia dell\u2019Istria quella che ti stanno raccontando, spesso smentita dal loro stesso cognome, ma piuttosto il panorama culturale della loro infanzia, quello della bonifica nazionale, dove le lingue \u201callogene\u201d erano state messe a tacere con la forza mentre si inculcava nei bambini l\u2019ideologia della romanit\u00e0 littoria, laddove la storia dell\u2019Istria ci restituisce invece il volto di una terra che nei millenni fu soggetta a continue migrazioni in entrata e in uscita. Purtroppo i precetti inculcati nell\u2019infanzia sono i pi\u00f9 duri da estirpare ed i loro retaggi si manifestano anche in coloro che da adulti non aderiscono all\u2019ideologia che li ha prodotti.<\/p>\n<p><strong>12. E&#8217; vero che furono epurati anche antifascisti italiani?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, in parte. Ma non si pu\u00f2 tacere il fatto che molti presunti antifascisti locali furono piuttosto ambigui. I CLN della zona insorsero all\u2019ultimo minuto all\u2019avvicinarsi delle truppe angloamericane, quasi ad opporsi alla presa di potere da parte dei partigiani jugoslavi pi\u00f9 che a neutralizzare i nazifascisti <em>[22]<\/em>. Almeno il CLN di Trieste ebbe il merito di preservare le strutture portuali e industriali della sua citt\u00e0. Nel caso di Fiume invece il CLN locale non fu nemmeno in grado di organizzare una resistenza simbolica contro i tedeschi che distrussero il porto in tutta tranquillit\u00e0 prima di ritirarsi. Il Comitato divenne realmente attivo solo dopo l\u2019entrata dei primi partigiani jugoslavi in citt\u00e0, in pratica fu un CLN antislavo pi\u00f9 che antifascista <em>[23]<\/em>. Per contro la repressione fu senza dubbio dura, condotta con metodi polizieschi e anche secondo una logica di repressione preventiva verso i potenziali oppositori alla presa di potere jugoslava, chiunque si opponeva ai poteri popolari diventava automaticamente un fascista agli occhi dei partigiani <em>[24]<\/em>. Ma per contestualizzare adeguatamente il momento storico bisogna sottolineare come molti antifascisti dell\u2019epoca fossero spuntati ex-post e magari con trascorsi non del tutto specchiati. Oltre a ci\u00f2 vi furono contatti su tutto il Confine Orientale tra fascisti e comitati di liberazione italiani (dai quali erano fuoriusciti i comunisti), al fine di creare un comune fronte antislavo, fatto unico in Europa <em>[25]<\/em>. Tali accordi non ebbero seguito ma c\u2019\u00e8 anche da rilevare il fatto che gran parte degli esponenti di questi CLN nel dopoguerra andarono ad ingrossare le fila dell\u2019organizzazione <em>stay behind<\/em> <strong>Gladio<\/strong> <em>[26]<\/em>, di fatto coordinandosi con elementi neofascisti in funzione antislava. In ultimo c\u2019\u00e8 anche da dire che sebbene non siano mancate esecuzioni molto sbrigative e omicidi sospetti, gran parte dei dissidenti fiumani \u201cspariti\u201d in quel periodo perirono in prigionia a causa di malattie e fame.<\/p>\n<p><strong>13.\u00a0 Che senso ha distinguere gli <em>infoibati<\/em> dai morti nei campi di prigionia jugoslavi?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019uso disinvolto del concetto di \u201cfoiba\u201d per qualsiasi vittima riconducibile al movimento di liberazione jugoslavo ha una finalit\u00e0 psicologica, serve a produrre l\u2019idea di un\u2019eccezionale barbarie. Quelli che vengono definiti come gli infoibati del dopoguerra, con i quali si fa lievitare il conto fino a 4.000-5.000 vittime <em>[27]<\/em>, in verit\u00e0 morirono in gran parte in prigionia, di stenti e di malattie. Oltretutto si tratt\u00f2 soprattutto di militari e quindi \u201cPOW \u2013 Prigionieri di guerra\u201d i quali, purtroppo, non se la passarono bene in nessun paese coinvolto nella seconda guerra mondiale (nei campi americani morirono 56.000 POW tedeschi).<br \/>\nQuesta realt\u00e0, soprattutto la sua triste ordinariet\u00e0 in quel momento storico, non era tuttavia spendibile in senso politico. Molto pi\u00f9 efficace l\u2019immagine di grappoli di centinaia di persone al colpo scaraventate vive negli abissi carsici, per tratteggiare uno scenario mostruoso di decine di migliaia di cadaveri sepolti pi\u00f9 o meno in ogni cavit\u00e0 della zona <em>[28]<\/em> e riconfermare nell\u2019immaginario collettivo lo stereotipo etnico dell\u2019eccezionale sanguinariet\u00e0 balcanica. Molti storici si sono \u201carresi\u201d a questa semplificazione accettando di usare il termine \u201cfoibe\u201d in senso simbolico ma si deve essere ben consci che questo \u201ctrucchetto\u201d stereotipizzante \u00e8 un derivato della propaganda nazifascista del \u201844 che puntava sulla truculenza e sul conflitto etnico per spezzare la resistenza e convincere le popolazioni a collaborare. A riguardo dell\u2019uso degli stereotipi etnici come arma terroristica di persuasione di massa giova ricordare la \u201cleggenda del cane nero\u201d, fabbricata da un cronista di un giornale collaborazionista di Trieste, <strong>Manlio Granbassi<\/strong> <em>[29]<\/em>, il quale rifer\u00ec di una presunta usanza slava (priva di alcun riscontro etno-antropologico) di gettare la carcassa di un cane nero nella foiba per impedire all\u2019anima dell\u2019infoibato di trovare pace (con molte variazioni sul tema).<br \/>\nSpingere le popolazioni a temersi, odiarsi e darsi alla faida etnica corrispondeva alla pi\u00f9 pura ideologia nazionalsocialista, che in questo modo cercava di imporre al mondo il proprio principio di <em>blut und boden<\/em> <em>[30]<\/em> &#8211; suo obiettivo ultimo \u201cspirituale\u201d. Questo meccanismo purtroppo sopravvisse al nazismo morente e oggi si perpetua, ad esempio nella pubblicistica di stampo nazionalista attraverso la rappresentazione della lotta di liberazione jugoslava cui pure contribuirono diverse brigate garibaldine italiane, come puro \u201cespansionismo slavo\u201d, confondendolo deliberatamente con il nazionalismo grande-serbo dei cetnici o grande-croato degli ustascia che di fatto i partigiani combatterono, sempre allo scopo di infilare di contrabbando il falso storico della pulizia etnica.<\/p>\n<div id=\"attachment_20337\" style=\"width: 598px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/01\/terrorismo-migranti-foibe-maro-fascismo-appunti-sul-vittimismo-italiano\/#comment-26243\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20337\" class=\"wp-image-20337 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/stereoetnic.png\" alt=\"stereoetnic\" width=\"588\" height=\"321\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20337\" class=\"wp-caption-text\">Esempio iconografico di deliberata confusione nel segno dello stereotipo etnico: a sinistra la foto di tre cetnici (facilmente riconoscibili dal caratteristico copricapo) mentre sgozzano un prigioniero. A destra, nella copertina dell\u2019ennesimo libro sulle foibe, diventano tre perfidi slavocomunisti (o addirittura slavocomuniste?) Il falso \u00e8 stato scoperto da Tuco, clicca per leggere il suo commento.<\/p><\/div>\n<p><strong>14. Non fu espansionismo slavo? E l\u2019annessione dell\u2019Istria e la \u00abcorsa per Trieste<em>\u00bb<\/em> come si spiegano?<\/strong><\/p>\n<p>Considerare una lotta di liberazione di un fronte antifascista perdipi\u00f9 multietnico come una mera forma di espansionismo non solo \u00e8 disonesto ma anche sinistro: significa tifare pi\u00f9 o meno inconsciamente per l\u2019Asse. Di questa grave implicazione non si accorsero molti esponenti dei CLN locali, si pu\u00f2 concedere loro anche il beneficio della buona fede (e qui mi riallaccio ai precetti inculcati nell\u2019infanzia che operano anche contro il proprio credo adulto). Detto questo non si pu\u00f2 negare una indubbia ambizione territoriale ai partigiani jugoslavi ma c\u2019\u00e8 una differenza sostanziale tra l\u2019incorporare obiettivi nazionali al fine di guadagnare il consenso popolare locale ed il perseguire obiettivi imperialistici. Bisogna anche ricordare che l\u2019AVNOJ annoverava anche partigiani di ispirazione non comunista, come tutti i fronti popolari. Per tale ragione esso all\u2019inizio si prefisse come princip\u00ee da perseguire anche l\u2019inviolabilit\u00e0 della propriet\u00e0 privata e la difesa della libera iniziativa privata, obiettivi ben poco comunisti.<br \/>\nDiversamente, le truppe collaborazioniste ustascia e cetniche si prefissero obiettivi imperialistici che comportavano la sparizione delle altre etnie all\u2019interno delle aree cui anelavano. Ci\u00f2 si concretizz\u00f2 in massacri, stupri etnici, deportazioni e orrori come il lager di Jasenovac <em>[31]<\/em>. E ad istruire e foraggiare questa gente furono i fascisti italiani prima e i nazisti tedeschi dopo, non bisogna dimenticarlo. I partigiani jugoslavi, se proprio ne avessero condiviso gli stessi princip\u00ee espansionistici si sarebbero alleati a loro, non li avrebbero combattuti senza quartiere come fecero e c\u2019\u00e8 anche da dire che cetnici e ustascia non \u00e8 che deposero le armi nel \u201945, ma continuarono una ben poco nota guerra civile in Jugoslavia, armi in pugno, fino al \u201947. Dopo di che sparirono per riemergere nel \u201991. I massacri in Bosnia, in Slavonia e in Kraijna furono compiuti inneggiando a Dra\u017ea Mihailovi\u0107 e Ante Paveli\u0107, non di sicuro a Tito o alla Jugoslavia.<\/p>\n<p><strong>15. Ma il regime Jugoslavo non voleva \u00absbarazzarsi degli italiani\u00bb? L\u2019ha ammesso anche Gilas!<\/strong><\/p>\n<p>Quella di Gilas \u00e8 una bufala. Il meccanismo attraverso il quale essa si \u00e8 prodotta e amplificata \u00e8 spiegato <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=19327#gilas\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>. Aldil\u00e0 del fatto che \u00e8 stato dimostrato che Gilas non era presente in Istria in quel momento, Kardelj effettivamente fu inviato in loco ma per motivi diametralmente opposti: convincere gli italiani a rimanere.<\/p>\n<p><strong>16. Per quale ragione il regime jugoslavo avrebbe voluto trattenere gli italiani?<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-20334\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/larena-di-pola.jpg\" alt=\"l'arena di pola\" width=\"252\" height=\"348\" \/>Perch\u00e9 l\u2019esodo di massa da Pola e Fiume fu un disastro per la Jugoslavia, sia sul piano economico che politico. Per contro i famigerati CLN \u201cantislavi\u201d d\u2019Istria e Fiume spinsero gli italiani ad andarsene in massa (tramite stampa e propaganda di strada), da un lato con lo specifico scopo di sabotare la Jugoslavia \u2013 una specie di sciopero di cittadinanza (un porto vuoto \u00e8 un porto morto), dall\u2019altro fu una tattica suicida per convincere la commissione alleata a riassegnare quelle terre all\u2019Italia mostrando ad essi una sorta di \u201cplebiscito di fatto\u201d a mezzo emigrazione di massa.<\/p>\n<p><strong>17. Ma l\u2019Italia non aveva interesse a mantenere gli italiani nella Zona B?<\/strong><\/p>\n<p>Le posizioni iniziali di Italia e Jugoslavia mutarono molto nel tempo.<br \/>\nL\u2019aria cambi\u00f2 bruscamente nel \u201848.\u00a0Con la rottura Tito-Stalin la Jugoslavia fu isolata a livello internazionale, la difficile ripresa economica fu bloccata dagli embarghi non dichiarati che Mosca ordin\u00f2 agli altri paesi cominformisti che circondavano la Jugoslavia. Nel paese si diffuse l\u2019instabilit\u00e0 politica che comport\u00f2 l\u2019instaurazione di uno stato di polizia paranoico. Tenca Montini citando Dubravka Ugresi\u0107 l\u2019ha efficacemente definito periodo del \u201cmaccartismo jugoslavo\u201d <em>[32]<\/em>, gli anni (1948-1954) furono pi\u00f9 o meno gli stessi e le dinamiche pure. A farne le spese, tra i tanti, furono anche le minoranze nazionali che fino allora il regime si era premurato di difendere: gli ungheresi della Vojvodina, gli albanesi del Kosovo e gli italiani d\u2019Istria, furono i pi\u00f9 sospettati di cominformismo a causa delle posizioni antijugoslave prese dai rispettivi partiti comunisti nazionali. Oltre a ci\u00f2 la comunit\u00e0 italiana pag\u00f2 molto i contrasti internazionali con l\u2019Italia. Ci furono intimidazioni, danneggiamenti e pestaggi in corrispondenza delle elezioni del 1950 e della nota angloamericana dell\u20198 ottobre 1953 <em>[33]<\/em>. Si tratt\u00f2 di atti teppistici ai quali le autorit\u00e0 non seppero reagire lasciando spesso agli italiani la sensazione di essere lasciati soli. C\u2019\u00e8 da dire che se i diritti civili in Jugoslavia soffrirono in questo frangente storico, quelli nazionali continuarono ad essere tutelati. Ciononostante molti istriani, anche di lingua slovena e croata, emigrarono in Italia per via del generale clima politico instabile e a causa dell\u2019economia disastrata (specialmente il mondo agricolo che contraddistingueva la zona B dell\u2019Istria ne fu travolto), sfruttando l\u2019opportunit\u00e0 dell\u2019opzione nazionale stabilita dai trattati. Questa ondata di opzioni non fu per niente gradita dall\u2019Italia che ormai non riusciva pi\u00f9 a gestire l\u2019afflusso di profughi e soprattutto sperava di mantenere una presenza consistente di italiani nella Zona B al fine di riuscirla a reclamare. Oltretutto questi esuli erano i pi\u00f9 \u201csospetti\u201d, il governo italiano li percepiva come \u201ci meno italiani\u201d e soprattutto sospettava che fossero comunisti cominformisti in fuga. Questa fu una delle ondate pi\u00f9 consistenti dell\u2019esodo dopo quello di Pola e fu effettivamente la pi\u00f9 sfigata: trattati come fascisti o stalinisti in Jugoslavia e come comunisti in Italia.<\/p>\n<p><strong>18. E quanti furono gli esuli?<\/strong><\/p>\n<p>Una stima complessiva definitiva \u00e8 difficile da stabilire poich\u00e8 furono molti gli esuli che non si registrarono come profughi all\u2019arrivo in Italia e molti furono gli espatri illegali che continuarono fino agli anni \u201860 secondo una logica affine a quella che interess\u00f2 altri paesi del blocco comunista e anche perch\u00e9 la Jugoslavia, dopo il disgelo con l\u2019URSS, consent\u00ec ai propri cittadini di viaggiare liberamente (il passaporto jugoslavo era uno dei pi\u00f9 ambiti all\u2019epoca del muro di Berlino, consentendo di transitare sia nei paesi del blocco occidentale che in quelli orientali). La cifra dipende dai limiti cronologici che si vuole dare all\u2019esodo: se si include l\u2019esodo di guerra o gli espatri successivi al \u201956 la cifra cambia sensibilmente. Oggi si \u00e8 propensi a quantificare una quota fra i 200.000 e i 250.000 <em>[34]<\/em>.<\/p>\n<p><strong>19. Perch\u00e9 si sente ripetere la cifra di 350.000?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019OAPGD (Opera assistenza profughi Giuliani e Dalmati) dapprima rese pubblici i dati di rilascio di 150.000 certificati di profugo; questo numero, poi, tramite criteri statistici molto controversi, arriv\u00f2 fino a quota 250.000. In maniera del tutto arbitraria Padre Flaminio Rocchi &#8211; nato Anton Sokulic &#8211; dell\u2019ANVGD fece lievitare la cifra fino a 350.000. Tale cifra, mai giustificata da alcun dato o stima statistica <em>[35]<\/em>, divenne quella di riferimento delle associazioni degli esuli.<\/p>\n<p><strong>20. Ma che siano stati 250.000 o 350.000 cosa cambia?<\/strong><\/p>\n<p>Non molto, apparentemente. L\u2019ordine di grandezza \u00e8 all\u2019incirca lo stesso, eppure c\u2019\u00e8 un significato nascosto.\u00a0Importante \u00e8 notare che le associazioni parlano di 350.000 esuli italiani, mentre\u00a0la somma complessiva degli abitanti dell&#8217;Istria\u00a0ammontava grossomodo\u00a0a 400.000 e anche gli\u00a0studi statistici pi\u00f9 benevoli stimano un massimo di 185.000 italiani in Istria nel 1941\u00a0<em>[36]<\/em>\u00a0(abbiamo visto anche come la definizione etnica degli istriani fosse tutt\u2019altro che lineare).\u00a0Questa cifra non solo nega l\u2019esistenza di una quota di istriani rimasti ma nega anche una presenza storica slava nella regione. In pratica attraverso questa cifra apparentemente tecnica si perpetua quell\u2019ideologia di purezza millenaria di cui gi\u00e0 abbiamo discusso.<\/p>\n<p><strong>21. Perch\u00e9 le associazioni degli esuli sarebbero cos\u00ec nazionaliste?<\/strong><\/p>\n<p>Le associazioni di esuli non sono monolitiche, c\u2019\u00e8 tutto un arcipelago molto \u201cbalcanico\u201d, a proposito di stereotipi: tanti potentati in lotta fra loro, ma tutte le associazioni sono contraddistinte da un loro peculiare modo di intendere il nazionalismo. C\u2019\u00e8 una lontana e nascosta origine: come gi\u00e0 si \u00e8 detto tra \u201843 e \u201945, vi fu una cosiddetta \u201c<em>ondata nera<\/em>\u201d verso la RSI di elementi compromessi con il regime fascista.\u00a0Furono costoro i veri e propri esuli a fuggire dall\u2019Istria a causa delle foibe. Si \u00e8 anche gi\u00e0 detto che questi <em>elementi neri<\/em> fondarono i primi comitati di esuli, finanziati dalla stessa RSI <em>[37]<\/em>. Molti quadri di detti comitati si riciclarono poi nelle associazioni degli esuli nel dopoguerra (si veda il caso di Oddone Talpo), ne \u00e8 testimonianza la continuit\u00e0 di contenuti propagandistici che poi tennero in ostaggio la narrazione dell\u2019esodo negli anni a seguire. Da allora \u201cfoibe ed esodo\u201d divenne un\u2019endiadi obbligatoria, chiunque non la replicava veniva ostracizzato. Ci\u00f2 su cui non si \u00e8 riflettuto molto \u00e8 che questa endiadi era la precisa impronta di quei primi \u201cesuli\u201d compromessi con il fascismo, mescolatisi poi nel dopoguerra agli esuli veri e propri, imponendo ad essi le loro parole d\u2019ordine e di fatto usandone il dramma per riciclarsi come vittime e fare proselitismo. Sarebbe a dire che l\u2019identificazione tra esuli e fascisti fu fomentata inizialmente proprio dai primi comitati esuli, salvo poi lamentarsene al cambio di stagione politica, imputandola interamente agli \u201cslavo-comunisti\u201d.<\/p>\n<p><strong>22. Quindi gli esuli furono obbligati ad essere nazionalisti?<\/strong><\/p>\n<p>In molti casi fu un\u2019adesione spontanea e la stessa opzione fu una scelta nazionale, ma a costoro si uniformarono anche coloro che emigrarono per ragioni differenti, ideologiche, economiche o di qualsiasi altro tipo. Furono persuasi con le buone, ma alla bisogna anche con le cattive. L\u2019OAPGD concedeva lo status di profugo a propria discrezione, espungendo dalle proprie liste gli elementi politicamente inaffidabili. Lo status di profugo non era uno scherzo, comportava assistenza, sussidi economici, assegnazione di alloggi e poi precedenze nei concorsi, etc.<br \/>\nQuesto meccanismo fu sfruttato anche dal CLN Istria che si sostitu\u00ec come gruppo dirigente agli ex-repubblichini e voleva orientare politicamente la massa degli esodati verso la DC o altri partiti. Ci\u00f2 comport\u00f2 l\u2019esclusione di tutte le altre storie di profuganza non allineate, la moltitudine di vicende familiari complesse fu cos\u00ec uniformata nella cornice nazionalista. Molto spesso per\u00f2 furono gli stessi esuli ad aderire spontaneamente a questa narrazione, primo, per il banale principio che non si sputa nel piatto dove si mangia, in secondo luogo, perch\u00e9 questo tipo di narrazione riempiva gli spazi aperti dal trauma dello sradicamento. Furono molti gli esuli a fuggire dall\u2019Istria a causa di intimidazioni, portate avanti talvolta da teste calde spesso nell\u2019imbarazzo dei locali dirigenti jugoslavi. Le \u201cFoibe\u201d furono un concetto che le associazioni politicizzate fornirono ai propri associati per spiegare queste intimidazioni, come anche le ondate di arresti del paranoico periodo post-\u201848 (che abbiamo chiamato del \u201cmaccartismo jugoslavo\u201d, noto anche come periodo &#8220;dell\u2019Informbiro&#8221;).<br \/>\nCos\u00ec nella memoria ex-post di molti esuli, ma soprattutto nei figli degli esuli, questi episodi drammatici &#8211; spiegabili solo attraverso una complicata disamina storica &#8211; si trasfigurarono in un racconto lineare dove magari i propri genitori erano riusciti miracolosamente a sfuggire a presunte \u201cliste di infoibamento\u201d (in un\u2019epoca in cui questo genere di epurazioni erano ben che finite, come le ricerche storiche accurate hanno rilevato). \u201cIl martirio delle foibe\u201d rispondeva anche ad una comprensibile necessit\u00e0 di legittimazione che l\u2019esule avvertiva di fronte all\u2019ostilit\u00e0 della popolazione del luogo dove andava a trasferirsi, spesso risentita per i privilegi che egli otteneva, per esempio nelle graduatorie per l\u2019assegnazione di case popolari e nelle liste di collocamento.<\/p>\n<p><strong>23. Ma gli esuli esistono ancora? Quali e quanti soci ormai contano le loro associazioni?<\/strong><\/p>\n<p>Gli esuli veri e propri stanno scomparendo e invecchiano anche i figli emigrati in tenera et\u00e0 al seguito dei propri genitori. Dopo aver \u201cnazionalizzato\u201d gli esuli e la loro prole, le associazioni si sono adoperate alla \u201cnazionalizzazione\u201d dei nipoti, ormai gli stessi presidenti delle associazioni sono di seconda generazione. Chiaramente \u201cl\u2019entusiasmo\u201d si sta esaurendo e in un certo senso l\u2019istituzione della giornata del Ricordo risponde alla necessit\u00e0 di continuare a perpetuare quell\u2019ideologia nazionale specifica anche dopo la scomparsa dei diretti interessati.<br \/>\nCome si era preannunciato nella prima di queste FAQ, ci sono sviluppi in atto in alcune associazioni come ANVGD, che ha sostituito la clausola revanscista del suo statuto con nuove disposizioni miranti alla collaborazione con la comunit\u00e0 degli italiani rimasti in Istria. In linea di massima mi verrebbe da salutare positivamente questo cambiamento di rotta: dopo averli insultati e accusati di tradimento e \u201ccollaborazionismo\u201d coi titini per anni, finalmente si ravvedono. Eppure qualcosa non quadra: i rapporti transfrontalieri, le celebrazioni congiunte e le collaborazioni fra esuli e rimasti si intensificano ma il frasario rimane lo stesso: foibe, 350.000 esuli e tutto l\u2019armamentario neoirredentista. Non solo, queste parole d\u2019ordine le stanno incominciando a ripetere anche i rimasti, pur essendo concetti che negano la loro stessa storia! Come se le associazioni degli esuli spingessero i rimasti a rinnegare le scelte dei propri padri. Un meccanismo terribilmente simile alla spoliazione e all\u2019uniformizzazione cui furono sottoposte pi\u00f9 o meno volontariamente le storie degli esuli. A inquietare inoltre \u00e8 il recente interesse per i rimasti di soggetti non prettamente progressisti come Lega Nazionale e come\u2026 Roberto Menia, s\u00ec, lui, il braccio destro di Fini \u2013 il cerchio di queste FAQ si chiude. Un mese fa ha <a href=\"http:\/\/ilpiccolo.gelocal.it\/trieste\/cronaca\/2015\/01\/08\/news\/menia-abbandona-l-esilio-e-lancia-un-nuovo-partito-1.10624702\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lanciato<\/a> una propria formazione politica parlando proprio di rimasti e della necessit\u00e0 di ritornare \u00aba seminare italianit\u00e0 nell\u2019Europa adriatica\u00bb. Se si tratta di riscoperta delle radici, di tutte le radici ovviamente, non posso che compiacermene, ma \u00abseminare italianit\u00e0 nell\u2019Adriatico\u00bb, detto da Menia a me fa paura. Il 1991 non \u00e8 poi cos\u00ec lontano.<\/p>\n<p><strong>24. Cosa leggere per capire l\u2019esodo?<\/strong><\/p>\n<p>Individuare pubblicazioni adatte \u00e8 molto arduo, perch\u00e9 la quantit\u00e0 di ciarpame nazionalista, etnicista, culturalista e subdolamente revanscista o irredentista \u00e8 spropositato rispetto agli studi storici seri e indipendenti, ma per fortuna questi ultimi si stanno moltiplicando. Per iniziare, personalmente consiglio tre testi molto diversi:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/books.google.it\/books\/about\/Storia_di_un_esodo.html?id=uYNYJJ5kiBwC&amp;redir_esc=y\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-20352 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/storia_esodo.jpg\" alt=\"Storia di un Esodo - la copertina\" width=\"419\" height=\"640\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Aa.Vv.<\/strong> <a href=\"http:\/\/books.google.it\/books\/about\/Storia_di_un_esodo.html?id=uYNYJJ5kiBwC&amp;redir_esc=y\"><em>Storia di un esodo<\/em><\/a><br \/>\nIl libro \u201cmaledetto\u201d dell\u2019IRSML (Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione) \u00e8 molto invecchiato. Giovanni Miccoli nella prefazione del 1980 esprimeva l\u2019augurio che tale testo potesse essere un\u2019introduzione all\u2019argomento, da sviluppare negli anni a venire. Ma cos\u00ec non fu: il testo non incontr\u00f2 il favore delle associazioni degli esuli e fin\u00ec in disgrazia, mai pi\u00f9 ristampato. Da allora non \u00e8 stato scritto niente di altrettanto esaustivo in merito, perch\u00e9 ogni altra pubblicazione si \u00e8 dovuta confrontare con questa lobby, presentando verit\u00e0 patteggiate con il frame nazionalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecommerce.kappavu.it\/metamorfosi-etniche.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-20353 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/metamorfosietniche.jpg\" alt=\"Metamorfosi etniche\" width=\"420\" height=\"589\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Piero Purini<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.ecommerce.kappavu.it\/metamorfosi-etniche.html\"><em>Metamorfosi etniche<\/em>. <em>I cambiamenti di popolazione a Trieste, Gorizia, Fiume e in Istria<\/em><\/a><br \/>\nTrent&#8217;anni dopo <em>Storia di un esodo,<\/em> Piero Purini raccoglie il testimone allargando la visuale, l\u2019iniziale periodo 1945-1956 viene ampliato al 1914-1975. Un ingrandimento del diaframma necessario per capire tutti i mutamenti di popolazione della zona e inquadrarvi adeguatamente l\u2019esodo del secondo dopoguerra. Era la tesi di dottorato dell\u2019autore e a tutt\u2019oggi \u00e8 uno dei testi di riferimento per analizzare i mutamenti demografici sul confine orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788845244346\/tomizza-fulvio\/materada.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-20355 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/materada.jpg\" alt=\"Materada di Fulvio Tomizza\" width=\"418\" height=\"689\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Fulvio Tomizza<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788845244346\/tomizza-fulvio\/materada.html\"><em>Materada<\/em><\/a><br \/>\nInfine un romanzo, un\u2019opera di finzione che vale come un trattato di storia e di antropologia insieme. \u00c8 anche un libro scritto divinamente, si sente che l\u2019autore era uomo di teatro: c\u2019\u00e8 un\u2019attenzione particolare per il significato della concatenazione delle scene e dei dialoghi. Narra la scelta dell\u2019esilio di Francesco Coslovich, o Franc Koslovic a seconda dei punti di vista, contadino \u201ccolono\u201d di Materada, paesino vicino a Buie in piena zona B. Non fa sconti a nessuno, n\u00e9 alla sbirraglia del regime jugoslavo n\u00e9 alla stessa societ\u00e0 contadina istriana, gretta, avida, patriarcale e ossessionata dalla terra.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1. \u00abIl Piccolo\u00bb, 30 agosto 2003<br \/>\n2. Pirjevec J., <em>Le guerre jugoslave 1991-1999,<\/em> Torino, Einaudi, 2001, pp. 321-322<br \/>\n3. Miccoli G., \u00abRisiera e foibe: un accostamento aberrante\u00bb in Bollettino dell\u2019Istituto Regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, IV, n. 1, Trieste, 1976<br \/>\n4. Tenca Montini F., <i>Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi<\/i>, Udine, Kappa Vu, 2014, p. 11<br \/>\n5. Del Boca A.,<i> Italiani, brava gente<\/i>, Vicenza, Neri Pozza, 2005 pp. 245-246<br \/>\n6. Giustolisi F., <i>L\u2019armadio della vergogna<\/i>, Roma, Nutrimenti, 2004<br \/>\n7. Colummi C., <i>Guerra, occupazione nazista e resistenza nella Venezia Giulia: un preambolo necessario<\/i> in:<i> <\/i><i> Storia di un esodo<\/i>, Trieste, Istituto Regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, 1980 pp. 43-47<br \/>\n8. Scotti G., <i>Dossier Foibe<\/i>, Lecce, Manni,\u00a0 2005 p. 115<br \/>\n9. Ivi, p. 77<br \/>\n10. Ferrari P., \u00ab&#8221;Bolscevismo senza maschera&#8221;. Una mostra nazista del 1944\u00bb in: Italia contemporanea n. 268-9, 2012<br \/>\n11. Verginella M., <em>Tra storia e memoria. Le foibe nella pratica di negoziazione del confine tra l\u2019Italia e la Slovenia<\/em> in: <em>Il perturbante nella storia. Le foibe : uno studio di psicopatologia della ricezione storica<\/em>, Verona, QuiEdit, 2010, p. 82<br \/>\n12. Pupo R., Spazzali R., <i>Foibe<\/i>, Milano, Mondadori, 2003, pp. 26-29<br \/>\n13. Ivi, p. 112<br \/>\n14. Judt T., <i>Postwar: A History of Europe Since 1945<\/i>, London, Pimlico, 2007, p. 46.<br \/>\n15. Amouroux H., <i>La grande histoire des Fran\u00e7ais apr\u00e8s l&#8217;occupation, tome 9 : Les r\u00e8glements de comptes (septembre 1944 \u2013 janvier 1945)<\/i>, Paris, Robert Laffont, 1991, pp. 83-89<br \/>\n16. Dondi M., <i>La lunga liberazione. Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano<\/i>, Roma, Editori Riuniti, 2000 p. 97 e pp. 224-225<br \/>\n17. Pirjevec J., <em>Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918 &#8211; 1992, storia di una tragedia<\/em>, Torino, Nuova Eri, p. 205<b><br \/>\n<\/b>18. Scotti G., <i>Dossier Foibe<\/i>, cit., p. 115<br \/>\n19. La Perna G., <i>Pola Istria Fiume 1943-1945<\/i>, Milano, Mursia, 1993 p. 179n<br \/>\n20. Piemontese G. <i>Il fascismo a Trieste negli anni 1919-1923<\/i>, Udine, Del Bianco, 1956<br \/>\n21. Pontiggia S., <i>Storie nascoste. Antropologia e memoria dell&#8217;esodo istriano a Trieste<\/i>, Roma, Aracne, 2013<br \/>\n22. Colummi C., <i>Guerra, occupazione nazista e resistenza nella Venezia Giulia, <\/i>cit<i>.<\/i> pp. 29-30<br \/>\n23. Ferrari L., <i>Fiume 1945-47<\/i> in<i> <\/i><i>Storia di un esodo<\/i>, cit., pp. 56-58<br \/>\n24. Troha<b> <\/b>N.,\u00a0<i> Fra liquidazione del passato e costruzione del futuro. Le foibe e l&#8217;occupazione jugoslava della Venezia Giulia<\/i> in<i> Foibe. Il peso del passato, Venezia Giulia 1943-45<\/i>, Venezia, Marsilio, 1997 pp. 59.95<br \/>\n25. Purini P., <em>Metamorfosi etniche<\/em>, Udine, Kappa Vu 2010, pp. 215 &#8211; 216<b><br \/>\n<\/b>26. Tenca Montini F., <i>Fenomenologia di un martirologio mediatico. <\/i>cit<i>.<\/i>, p. 79<br \/>\n27. Pupo R., Spazzali R., <i>Foibe<\/i>, cit., pp. 26-29<br \/>\n28.\u00a0Rocchi, F., <i>L&#8217;esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati<\/i>, Roma, Difesa adriatica, 1998<br \/>\n29. Pirjevec J., <i>Foibe. Una storia d&#8217;Italia<\/i>, Torino, Einaudi, 2009<br \/>\n30. Schneider-Bosgard H., <i>B<\/i><i>andenkampf : resistenza e controguerriglia al confine orientale<\/i>; a cura di Antonio Sema, Gorizia, LEG, 2003<br \/>\n31. Cadik I. D,, <i>The smell of human flesh : a witness of the holocaust: memories of Jasenovac<\/i>, Belgrade, Dosije, 2006<br \/>\n32. Tenca Montini F., <i>Fenomenologia di un martirologio mediatico. <\/i>cit<i>.<\/i>, p. 77<br \/>\n33. Colummi C., <i>Dalle elezioni del 1950 alla nota angloamericana dell&#8217;8 ottobre 1953: le premesse del grande esodo<\/i> in<i> Storia di un esodo<\/i>, cit., pp. 381-417<br \/>\n34. Trani G.,<i> I problemi di quantificazione del fenomeno dell&#8217;<\/i><i>esodo<\/i> in<i> Storia di un esodo<\/i>, cit. pp.\u00a0 566-578<br \/>\n35. Purini P., <i>Metamorfosi etniche<\/i>, Udine, Kappa Vu, p. 327<br \/>\n36. Mileta Mattiuz O.,\u00a0<i>Popolazioni dell\u2019Istria, Fiume, Zara e Dalmazia<\/i>, ADES, Trieste, 2005<br \/>\n37. Colummi C., <i>Le organizzazioni dei profughi<\/i> in<b> <\/b><i>Storia di un esodo<\/i>, cit., pp. 275-277<\/p>\n<div dir=\"ltr\">\n<h5><strong>N.d.R.\u00a0<\/strong>I commenti a questo post saranno attivati dopo il <strong>13 febbraio 2015<\/strong>, per consentire una lettura ragionata e \u2013 nel caso \u2013 interventi meditati (ma soprattutto, pertinenti).<\/h5>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#8211; [Oggi pubblichiamo un importante testo di Lorenzo Filipaz. Lorenzo \u00e8 triestino e figlio di un esule\u00a0istriano. Dal ramo materno \u00e8 di ascendenza slovena. Fa parte del gruppo di inchiesta su Wikipedia \u00abNicoletta Bourbaki\u00bb. 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