{"id":20110,"date":"2015-01-13T11:50:11","date_gmt":"2015-01-13T10:50:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=20110"},"modified":"2015-01-13T12:01:29","modified_gmt":"2015-01-13T11:01:29","slug":"carlo-abbamagal-e-i-cinquanta-delloltremare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/01\/carlo-abbamagal-e-i-cinquanta-delloltremare\/","title":{"rendered":"Carlo Abbamagal e i cinquanta dell&#8217;Oltremare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20165\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Oltremerda.jpg\" alt=\"Oltremerda\" width=\"500\" height=\"701\" \/><br \/>\nSe esistessero le Olimpiadi del <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/intempestivita_(Sinonimi-e-Contrari)\/\">Contrattempismo<\/a>, credo che la categoria <i>Fiere ed Esposizioni<\/i> verrebbe vinta a mani basse [1] dalla <em>Prima<\/em>\u00a0<i>Mostra Triennale delle Terre Italiane d\u2019Oltremare<\/i>: costruita in soli sedici mesi nella zona Flegrea di\u00a0<strong>Napoli<\/strong>,<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=N10lLSlEVCo\"> inaugurata dal Re Imperatore il 17 maggio 1940<\/a>, fu chiusa e smantellata appena un mese dopo, per via dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia. Nei tre anni successivi, i bombardamenti aerei\u00a0distrussero pi\u00f9 di met\u00e0 dei 36 padiglioni e l\u2019area and\u00f2 in malora fino al 1952, quando venne rimessa in ghingheri per ospitare la <i>Mostra Triennale del Lavoro Italiano nel Mondo<\/i>: un esempio da manuale della continuit\u00e0 tra Regime fascista e Repubblica, con i suoi trasformismi, le sue arabe fenici camuffate da colombe, i tic e i trucchi da quattro spicci.<br \/>\n<!--more--><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20129\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Schermata-2015-01-08-a-16.07.32.png\" alt=\"Schermata 2015-01-08 a 16.07.32\" width=\"471\" height=\"431\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella seconda mostra, per\u00f2, fu un fiasco epocale [2] e costrinse gli organizzatori ad abbandonare sogni di gloria e investimenti in ulteriori carrozzoni. L\u2019area torn\u00f2 ad essere uno spazio indeciso, un lapsus urbano, un atto mancato di cemento e cartongesso. Ciononostante, grazie alla costruzione di strade, tunnel e binari, l\u2019<strong>exposizione<\/strong> ottenne lo stesso uno dei suoi scopi primitivi: la crescita della citt\u00e0 verso nuovi territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1980 vi alloggiarono gli\u00a0sfollati del terremoto e solo negli anni Novanta part\u00ec un progetto di recupero e riqualificazione, sul quale di sicuro ci sarebbe <a href=\"http:\/\/corrieredelmezzogiorno.corriere.it\/napoli\/notizie\/arte_e_cultura\/2013\/8-giugno-2013\/riecco-cubo-d-oro-astronave-l-affresco-mussolini-2221543735229.shtml\">molto da dire<\/a>, se non dovessimo tornare rapidi al giugno del \u201940 e alla mostra che chiude baracca.<br \/>\nCome in tutte le esposizioni coloniali, anche alla <i>Triennale d\u2019Oltremare<\/i> la presenza dei sudditi dell\u2019Impero era elemento irrinunciabile: il caff\u00e8 moresco, il <a href=\"http:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/fotografie\/schede\/IMM-3g010-0010476\/\">villaggio africano<\/a>, la <a href=\"http:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/fotografie\/schede\/IMM-3g010-0010389\/\">chiesa copta<\/a> e altri esotismi d&#8217;accatto, venivano proposti in\u00a0uno stile ibrido\u00a0tra zoo, safari, freak-show e presepe vivente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20118\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Schermata-2015-01-08-a-15.34.42.png\" alt=\"Schermata 2015-01-08 a 15.34.42\" width=\"500\" height=\"388\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abortita la celebrazione della &#8220;millenaria opera di civilt\u00e0 svolta dall&#8217;Italia e da Roma&#8221;, si pone il problema di dove sistemare <i>e\u2019 nire. <\/i>I figuranti coloniali sono una cinquantina: la maggioranza fa parte della PAI, la <strong>Polizia dell\u2019Africa Italiana<\/strong>, ma ci sono <a href=\"http:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/fotografie\/schede\/IMM-3g010-0010417\/\">anche donne, bambini, artigiani<\/a>. Dice il federale: vabbu\u00f2, che problema c\u2019\u00e8? Li rispediamo subito\u00a0a casa: gli ascari a far la guerra contro la perfida Albione e gli altri ai loro tucul. Eh, voi la fate semplice, gli risponde lo squadrista. Ma ora che organizzate il viaggio in piroscafo, c\u2019\u00e8 caso che il loro tucul gliel\u2019hanno distrutto\u00a0gl\u2019inglesi, e la questione del collocamento ci si ripropone. E poi, aggiunge un altro, il Mediterraneo \u00e8 un campo di battaglia. Non \u00e8 che mandi un piroscafo cos\u00ec, dall\u2019oggi al domani. Ci vuole tempo. E nel mentre, dove ce li mettiamo a questi? Boh. Le donne e i bambini si possono stivare con gli sfollati. Gli uomini li mandiamo sulle Alpi a sparare contro i gallici. Quelli c\u2019hanno i senegalesi, i marocchini e allora noi&#8230;Per carit\u00e0! Mica vogliamo abbassarci al loro livello. Le razze inferiori, qua in Europa, non le facciamo combattere, \u00e8 un fatto di prestigio. No, bisogna trovare un posto tutto per loro, mica possiamo mischiarli coi nostri&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quel giugno 1940 fino alla primavera del \u201943, non sappiamo di preciso quale fu la sorte di somali, eritrei, etiopi e libici della Triennale d\u2019Oltremare. Probabilmente se li dimenticarono l\u00ec, nelle baracche di legno \u00a0dov&#8217;erano alloggiati fin dall&#8217;inizio.<\/p>\n<div id=\"attachment_20156\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20156\" class=\"wp-image-20156 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/MCLARENbrian_02february14_image2.jpg\" alt=\"MCLARENbrian_02february14_image2\" width=\"500\" height=\"329\" \/><p id=\"caption-attachment-20156\" class=\"wp-caption-text\">Famiglie dell&#8217;Africa Orientale nelle loro baracche, aprile 1940. \u24d2 F. Patellani. Regione Lombardia &#8211; Museo di Fotografia Contemporanea<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di sicuro c\u2019\u00e8 che lo smantellamento della mostra fu un vero bordello, nel quale scomparvero cimeli e paccottiglia. La sciabola di <strong>Vittorio Bottego<\/strong>, ad esempio, non torner\u00e0 pi\u00f9 a <strong>Parma<\/strong>, \u201cnel museo della R. Universit\u00e0 che porta il nome dell\u2019Intrepido Esploratore, fulgida gloria nostra\u201d [3]. E pensare che l\u2019arma era arrivata nella citt\u00e0 ducale dalla remotissima <strong>Lugh<\/strong>, in Somalia, nel trentunesimo anniversario della morte del suo proprietario (17 marzo 1928).\u00a0A noi piace pensare che quella spada l\u2019abbia rubata un somalo, o un oromo, entrato nottetempo nel <a href=\"http:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/fotografie\/schede\/IMM-3g010-0014853\/\">padiglione dell\u2019Africa Orientale Italiana<\/a>, magari per vendicare la memoria di un nonno o di una zia, vittima dei massacri bottegai.[4]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20136\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/FullSizeRender.jpg\" alt=\"FullSizeRender\" width=\"184\" height=\"500\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella primavera del \u201943, i documenti tornano a parlare e ci dicono che i cinquanta dell\u2019Oltremare sono finiti nelle Marche, a <strong>Treia<\/strong>, in provincia di Macerata. I documenti sono gli atti di nascita di alcuni \u201csudditi coloniali\u201d nel territorio del comune, e purtroppo non raccontano il motivo del trasferimento, a pi\u00f9 di due anni dalla chiusura della mostra. Forse fu l\u2019inizio dei bombardamenti giornalieri su Napoli, a partire dal 1\u00b0 gennaio \u201843, che riaccese il problema di dove sistemare \u201ci neri della Triennale\u201d. Ma perch\u00e9 proprio a Treia? Il luogo prescelto &#8211; le scuderie di <a href=\"https:\/\/omiadilettaquiete.wordpress.com\/cose-villa-spada\/\">Villa La Quiete<\/a>, detta anche <strong>Villa Spada<\/strong>[5]\u00a0&#8211; era stato un <a href=\"http:\/\/www.storiamarche900.it\/main?p=storia_territorio_treia\">campo di internamento <\/a>per donne \u201cdi dubbia condotta morale e politica\u201d [6], chiuso a dicembre \u201942 dopo varie denunce della Croce Rossa &#8220;per le deficienti\u00a0condizioni igienico-sanitarie&#8221; e a causa di un incendio scoppiato all\u2019interno.<br \/>\nFacile immaginare che i nuovi internati aspettino solo un\u2019occasione buona per scappare.<br \/>\nE l\u2019occasione buona \u00e8 il bailamme che fa seguito all\u20198 settembre \u201943. Ecco il racconto che ne fa il partigiano e storico <strong>Gualtiero Simonetti<\/strong>\u00a0[7]:<\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">&#8220;Il tenente Giulio\u00a0<em>[nome di battaglia di Jule Ka\u010di\u010d, medico jugoslavo. NdR],<\/em> comandante la banda di Valdiola, era venuto a conoscenza che a Villa Spada, a circa tre chilometri da Treia, c\u2019era un deposito di armi custodite da un piccolo nucleo di carabinieri che avevano anche la sorveglianza di famiglie etiopiche trasportate a Napoli, prima dello scoppio della guerra, per la Mostra d\u2019Oltremare, e di qui internate nelle Marche, dove erano confinati anche studenti somali iscritti nelle nostre Universit\u00e0.<br \/>\nQueste informazioni erano state portate da due negri riusciti a sfuggire alla sorveglianza dei carabinieri e a raggiungere le formazioni partigiane del <strong>Monte San Vicino.<\/strong><br \/>\nIl tenente Giulio ne parl\u00f2 al Comando di Roti, e insieme si convenne di assalire nottetempo Villa Spada, liberare i prigionieri e impossessarsi delle armi.<br \/>\nA questa spedizione presero parte una trentina di partigiani tra slavi, inglesi, italiani. Comandavano i partigiani di Roti il capitano Antony Pyne e il tenente Baldini; quelli di Valdiola, il tenente Giulio.<br \/>\nI partigiani di Roti partirono alle ore 16 del 25 ottobre. La notte era piovigginosa, e i monti avvolti nella nebbia. Si procedeva per sentieri fangosi, spesso fiancheggiati da burroni. La congiunzione delle due formazioni era stata fissata al Passo di Treia. Durante il tragitto il capitano Antony e il maresciallo Douglas caddero in un burrone per una altezza di cinque o sei metri; ma ne vennero fuori quasi incolumi. Sostarono successivamente in due case coloniche per riposarsi e rifocillarsi, accolti con generosa ospitalit\u00e0.<br \/>\nVerso la mezzanotte le due bande si congiunsero. La banda di Giulio aveva gi\u00e0 interrotto ogni comunicazione telegrafica e telefonica con Macerata e bloccate le strade di accesso alla Villa. Picchetti di partigiani erano stati dislocati nei punti strategici.<br \/>\nVilla Spada \u00e8 un agglomerato di case recinte da mura, alte dai quattro ai cinque metri. Tutto l\u2019edificio fu circondato. Alcuni partigiani, guidati da un negro e comandati dal tenente Baldini, scavalcarono le mura mentre Douglas feriva e immobilizzava il maresciallo dei carabinieri che era corso ad aprire la porta d\u2019ingresso della Villa, certo che si trattasse di una delle solite pattuglie tedesche.<br \/>\nNell\u2019interno tre feroci cani mastini avevano dato l\u2019allarme e si erano lanciati contro i partigiani. Immediatamente si accese il combattimento tra assalitori e difensori, che si protrasse per circa due ore e che termin\u00f2 con la resa della guarnigione che ebbe quattro feriti; due feriti leggeri i partigiani.<br \/>\nQuesta azione audace frutt\u00f2 16 pezzi tra mitra e fucili mitragliatori; bombe a mano, moschetti, rivoltelle. Alcuni indigeni, giovani e senza famiglia, seguirono le bande. Tra questi era il Principe somalo Aden.<br \/>\nAl ritorno il maresciallo Douglas e Antony furono costretti a sostare in una casa colonica per le ferite riportate nella caduta e per altre ai piedi causate dagli zoccoli. Raggiunsero Roti al tramonto dello stesso giorno.<br \/>\nI somali di Villa Spada formarono un gruppo a s\u00e9, al comando del Principe Aden, ed ebbero ospitalit\u00e0 presso le famiglie coloniche di Roti. Ricevevano i viveri direttamente dall\u2019ufficiale addetto al vettovagliamento che procurava anche animali da cortile che uccidevano essi stessi, secondo il rito mussulmano.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019assalto a Villa Spada\/La Quiete avviene alla fine di ottobre del &#8217;43 e da quel momento, nelle brigate della zona, oltre ad australiani, francesi, britannici, jugoslavi e russi &#8211; fuggiti dai campi di prigionia \u00a0&#8211; cominciano a combattere anche etiopi, somali ed eritrei. [8]<\/p>\n<div id=\"attachment_20159\" style=\"width: 502px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20159\" class=\"wp-image-20159 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/btg_mario1.jpg\" alt=\"btg_mario\" width=\"492\" height=\"273\" \/><p id=\"caption-attachment-20159\" class=\"wp-caption-text\">Il battaglione &#8220;Mario&#8221;. In piedi, da sx: Nikola Budrini\u0107, Mirko Gubi\u0107, Ivan Dovcopoli, Stefano Ponomarenco, Mos\u00e9 Di Segni, Frane Trlaja, Don Lino Ciarlantini, Cesare Manini, Ivan Rjenicenko, Cesare Cecconi Gonnella. In basso: Rajko Djuri\u0107, Bruno Taborro, Vassili Simonjenko, Ivan Vasiljenko, Carlo Abbamagal,, Sergio Cernjejev, Luigi Verdolini, Mate Gispi\u0107 (Djapi\u0107?).<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20140\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Attachment-1.jpeg\" alt=\"Attachment-1\" width=\"500\" height=\"325\" \/><br \/>\nDi loro si sa pochissimo, spesso soltanto il nome di battaglia, a volte il luogo del decesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Carlo Abbamagal<\/strong>\u00a0[9] mor\u00ec il 24 novembre 1943, sulla strada che porta da San Severino Marche a <strong>Frontale d\u2019Apiro<\/strong>. Viaggiava su un\u2019auto con il <a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/mario-depangher\/\">comandante Mario<\/a> e altri due partigiani, quando incapparono in una pattuglia di altoatesini della Wermacht. Carlo salt\u00f2 gi\u00f9 dal mezzo, spar\u00f2 un paio di colpi e venne ucciso, ma i suoi compagni ebbero la meglio: catturarono due nemici e seppellirono il corpo del caduto sulle montagne. Dopo la Liberazione, la salma venne trasportata a San Severino e tumulata in fretta, insieme ad altri stranieri, nella cripta di una confraternita religiosa, senza lasciare tracce nei registri del cimitero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Settant\u2019anni dopo, grazie alle ricerche di <strong>Matteo Petracci<\/strong> &#8211; che \u00e8 dottore di ricerca in storia, istituzioni e politica dell\u2019area euromediterranea presso l\u2019Universit\u00e0 di Macerata &#8211; la bara con il nome di Carlo Abbamagal inchiodato sul coperchio \u00e8 stata ritrovata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ero inciampato in questa storia grazie a un consiglio di lettura del mio amico e fratello <strong>Antar Mohamed<\/strong>. Senza di lui, forse non avrei mai letto un libro intitolato: &#8220;<em>Colonia e post-colonia come spazi diasporici. Attraversamenti di memorie, identit\u00e0 e confini nel Corno d\u2019Africa.<\/em> A cura di <strong>Uoldelul Chelati Dirar<\/strong>, Silvana Palma, Alessandro Triulzi e Alessandro Volterra\u201d, pubblicato da Carocci nel 2011. Cos\u00ec mi sarei perso, tra gli altri, il contributo di <strong>Luigi Goglia<\/strong>: <em>Ascari partigiani. Il caso dei &#8220;neri&#8221; della PAI raccolti a Villa Spada a Treia.<\/em><br \/>\nNell\u2019articolo di Goglia, mancavano diversi dettagli rintracciati da Petracci. Quella storia, nel 2011, era ancora un\u2019ascia di guerra mezza sepolta, ma alla prima occasione utile ne avevo parlato <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=9360&amp;cpage=1#comment-14820\">in un commento su Giap<\/a>, in margine a un post su <strong>Rodolfo Graziani<\/strong> e il vespasiano di Affile.<br \/>\nQuel breve, rapido commento, \u00e8 per\u00f2\u00a0sfuggito a <strong>Simone Vecchioni<\/strong>, giapster marchigiano e alpinista-molotov d&#8217;Appennino. Passano due anni e Simone mi invita a tenere un laboratorio <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=17638\"><em>Fantarchivio<\/em><\/a> presso l\u2019Azienda Agricola <strong>\u201cLa Distesa\u201d di Cupramontana<\/strong>. In margine al laboratorio, la sera, Simone infila anche una presentazione di <em>Timira<\/em>, giusto per vedere se mi riesce di sproloquiare\u00a0per dieci ore filate. Poco prima di cominciare, a cena, mi guarda con occhio sornione e fa: \u201cStasera te presento un amico che sta facendo ricerche su una storia in-cre-di-bi-le. Un partigiano etiope che ha combattuto vicino Macerata&#8230;\u201d<br \/>\n&#8211; Ma chi &#8211; lo interrompo &#8211; Carletto Abbamagal?<br \/>\nC\u2019\u00e8 mancato poco che mi mandasse affanculo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec ho conosciuto Matteo Petracci e ho saputo che di l\u00ec a poco, il 6 luglio 2014, in occasione del 70\u00b0 anniversario della Liberazione di <strong>San Severino Marche<\/strong>, il comune avrebbe dato degna sepoltura al partigiano Abbamagal, con tanto di lapide in suo ricordo\u00a0nel\u00a0cimitero monumentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20141\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/IMG_0758.jpg\" alt=\"IMG_0758\" width=\"329\" height=\"447\" \/><br \/>\nDa quella sera, insieme a Simone a ai compagni del <strong>CSA Sisma<\/strong>, abbiamo iniziato a ragionare su una nuova edizione del <em>Fantarchivio<\/em>: un laboratorio per\u00a0imparare a estrarre le narrazioni dai documenti storici, usando come &#8220;cavia&#8221; proprio la vicenda di Abbamagal. Che per di pi\u00f9 non si conclude con la sua morte e con la Liberazione della provincia di Macerata.<br \/>\nEsistono infatti un carteggio e diversi atti giudiziari relativi a un africano, che diceva di essere il fratello di Abbamagal, arrestato e processato nel \u201946 per l\u2019uccisione di spie fasciste durante la Resistenza. Secondo gli atti, l\u2019uomo avrebbe fucilato 5 persone: i due altoatesini catturati dai partigiani a Frontale d\u2019Apiro, due ladri che si tingevano il volto di fuliggine cos\u00ec da essere scambiati per \u201cpartigiani africani\u201d e infine una presunta spia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In agosto, ho rivisto Simone a <strong>Corridonia<\/strong>, dopo il concerto del <strong>Wu Ming Contingent<\/strong> a Villa Fermani, e gli ho promesso che avrei fatto subito un post estivo su Giap, per raccontare questa storia e presentare il prossimo <em>Fantarchivio<\/em> maceratese.<br \/>\nA settembre, Simone mi ha telefonato per richiamarmi all\u2019ordine &#8211; \u201cAllora, \u2018sto post su Giap?\u201d &#8211; e segnalarmi l\u2019imminente uscita dell\u2019ultimo libro di Matteo Petracci.<br \/>\n&#8211; Quale, &#8211; gli ho risposto &#8211; <em>I matti del duce<\/em>? Me lo sono fatto spedire dalla casa editrice e l\u2019ho gi\u00e0 cominciato. La storia di <strong>Secondo Biamonti<\/strong> \u00e8 spettacolare&#8230;<br \/>\nSe mi ha mandato affanculo, lo ha fatto sottovoce.<br \/>\nQuesto alla fine dell\u2019estate. Poi rimanda oggi, rimanda domani, sono passate le settimane ed \u00e8 arrivato l\u2019inverno.<br \/>\nFortuna che le buone storie non hanno data di scadenza.<br \/>\nE che al\u00a0Fantarchivio <em>Racconti d&#8217;Oltremare\u00a0<\/em>, al centro sociale <strong><em>Sisma<\/em><\/strong> di Macerata, mancano ancora due mesi. Come detto, partiremo dalla storia di Carlo Abbamagal e ne faremo una palestra narrativa, per raccontare il rimosso che ancora oggi &#8211; ai tempi di Triton &#8211; pesa sul rapporto tra l&#8217;Italia e le terre oltre il mare. <strong>7 e 8 marzo<\/strong>. Se siete interessati, segnatevi la data. I posti disponibili non sono molti. Info e prenotazioni: www.csasisma.org e info[at]csasisma.org.<\/p>\n<p><strong>NOTE, AGGIUNTE, CREDITI e BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Ovviamente anche l&#8217;Esposizione Universale di Roma (E.U.R.) si piazza molto in alto in questa speciale classifica. A mio parere, tuttavia, non supera il <em>contrattempismo<\/em> della Triennale d&#8217;Oltremare perch\u00e9 quest&#8217;ultima venne inaugurata e poi subito smantellata, mentre l&#8217;EUR fu soltanto parzialmente costruita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] Sul destino della <em>Triennale d&#8217;Oltremare<\/em>, e della sua continuazione sotto mentite spoglie, come <em>Triennale del Lavoro italiano<\/em>, sembra gravare la stessa &#8220;maledizione abissina&#8221; che colpisce tuttora il centrodestra italiano (e laziale in particolare) a causa della costruzione del Monumento di Affile, intitolato a Rodolfo Graziani. Agli storici della jattura,\u00a0il compito\u00a0di approfondire la questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] A. Adorni,\u00a0<em>Due cimeli di Vittorio B\u00f2ttego,\u00a0<\/em>in\u00a0<em>Aurea Parma<\/em>, Anno XIV, pp. 20 &#8211; 27, Tipografia &#8220;La Bodoniana&#8221;, Parma, 1930<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] Vittorio Bottego ci teneva moltissimo a scrivere il suo nome con l&#8217;accento sulla prima <em>o<\/em>\u00a0(B\u00f2ttego). Tuttavia, sembra che all&#8217;anagrafe quell&#8217;accento non sia mai esistito. La premura del Bottego mirava ad evitare che il suo fulgido cognome venisse pronunciato &#8220;Bott\u00e9go&#8221;. Ci pare dunque una giusta ricompensa che l&#8217;aggettivo per riferirsi alle sue imprese sia &#8220;bottegaie&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[5] A. Cegna, <i>\u00abDi dubbia condotta morale e politica\u00bb. L&#8217;internamento femminile in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale,\u00a0<\/i>in\u00a0<em>DEP. Rivista telematica di studi sulla memoria femminile,\u00a0<\/em>n. 21, gennaio 2013. Il file PDF dell&#8217;articolo si pu\u00f2 scaricare <a href=\"http:\/\/www.unive.it\/nqcontent.cfm?a_id=147216\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[6] Villa La Quiete ha cambiato spesso nome a seconda dei diversi proprietari, ma \u00e8 generalmente nota come Villa Spada. Questo, tra l&#8217;altro, crea un nesso particolare con chi scrive, visto che uno dei parchi pi\u00f9 belli di Bologna era la vecchia propriet\u00e0 di un altro ramo della stessa famiglia, e tuttora si chiama &#8220;Villa Spada&#8221;. Inoltre, al momento della trasformazione della tenuta in campo d&#8217;internamento, la villa era di propriet\u00e0 dei conti Vannutelli. Lamberto Vannutelli accompagn\u00f2 Vittorio Bottego nella spedizione alla foce dell&#8217;Omo, dove il soldato-esploratore\u00a0trov\u00f2 la morte. Non so dire se Lamberto\u00a0avesse legami di parentela con i Vannutelli di Villa La Quiete, ma nel caso sarebbe un altro nesso interessante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[7] G. Simonetti,\u00a0<em>La resistenza a Matelica. Storia dei gruppi partigiani,\u00a0<\/em>Matelica, Geronimo, 2004<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[8] Non tutti i confinati di Villa Spada\/La Quiete si unirono alle formazioni partigiane. Secondo il <a href=\"http:\/\/uwarch-belog.com\/index.php\/2014\/02\/architecture-and-war\/\">prof. Brian L. McLaren<\/a>\u00a0della University of Washington di Seattle\u00a0, il bilancio (parziale) della loro persecuzione \u00e8 il seguente: 8 nuovi\u00a0nati, 6 morti (4\u00a0uomini &#8211; dei quali due in battaglia, una donna, un bambino), 2 imprigionati per crimini contro ufficiali italiani, 1 ricoverato in ospedale, 8 uomini e una donna sicuramente fuggiti (due di questi deceduti in battaglia). Nel luglio 1944 un gruppo consistente viene trasportato a Bari dagli Alleati. Di tutti gli altri si perdono le tracce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[9] Naturalmente, &#8220;Carlo&#8221; non era il suo vero nome, e probabilmente &#8220;Abbamagal&#8221; non era il suo cognome. &#8220;Abb\u00e0 Magal&#8221; \u00e8 il titolo di un romanzo di F.C. Piovan sull&#8217;esploratore\u00a0pesarese\u00a0Antonio Cecchi, pubblicato nel 1929. Abba Magal era anche il nome di un capo dei Diggo Oromo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong>fotografie<\/strong> che abbiamo qui riprodotto, sono nell&#8217;ordine:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; G. Mancioli (illustratore), Cartolina della Prima Mostra Triennale delle terre italiane d&#8217;Oltremare, Wolfsonian Library, www.wolfsonian.org (con una piccola aggiunta scatologica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; G.Arena,\u00a0<em>The city of the colonial museum. The forgotten case of the Mostra d&#8217;Oltremare of Naples.\u00a0<\/em>in D.Poulot, F. Bodenstein, J.M. Lanzarote Guiral (eds),\u00a0<em>Great Narratives of the Past. Traditions and Revisions in National Museum, <\/em>EuNaMus Report n.4, Link\u00f6ping Univesrity Electronic Press, 2011. Il file PDF dell&#8217;articolo si trova <a href=\"http:\/\/www.ep.liu.se\/ecp\/078\/017\/ecp12078017.pdf\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <em>Ibidem<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Brian L. McLaren,\u00a0<em><a href=\"http:\/\/uwarch-belog.com\/index.php\/2014\/02\/architecture-and-war\/\">Architecture and war<\/a>,\u00a0<\/em>articolo postato il 4\/02\/14 su\u00a0<em>Arch[BE]log,\u00a0<\/em>blog del Dipartimento di Architettura della University of Washington di Seattle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0A. Adorni,\u00a0<em>Due cimeli di Vittorio B\u00f2ttego, <\/em>op.cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Archivi fotografico ANPI San Severino Marche. La didascalia con i nomi dei partigiani \u00e8 tratta dal sito www.partgianijugosalvi.it, espansione on line di A. Martocchia, <em>I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana<\/em>, Roma, Odradek, 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Archivio privato Danilo Baldini &#8211; Cerreto d&#8217;Esi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Fotografia di Matteo Petracci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se esistessero le Olimpiadi del Contrattempismo, credo che la categoria Fiere ed Esposizioni verrebbe vinta a mani basse [1] dalla Prima\u00a0Mostra Triennale delle Terre Italiane d\u2019Oltremare: costruita in soli sedici mesi nella zona Flegrea di\u00a0Napoli, inaugurata dal Re Imperatore il 17 maggio 1940, fu chiusa e smantellata appena un mese dopo, per via dell\u2019entrata in [&hellip;]","protected":false},"author":44,"featured_media":20165,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[55,1322],"tags":[2290,811,2294,632,2296,963,185,2292,2293,2291,2295,1916],"class_list":["post-20110","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-personaggi","category-timira","tag-carlo-abbamagal","tag-colonialismo-italiano","tag-fantarchivio","tag-macerata","tag-matteo-petracci","tag-napoli","tag-resistenza","tag-san-severino-marche","tag-treia","tag-triennale-doltremare","tag-vittorio-bottego","tag-wu-ming-lab"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - 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