{"id":18897,"date":"2014-09-13T08:30:15","date_gmt":"2014-09-13T06:30:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=18897"},"modified":"2014-09-12T01:57:45","modified_gmt":"2014-09-11T23:57:45","slug":"per-stefano-tassinari-la-sua-voce-un-archivio-il-crowdfunding","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2014\/09\/per-stefano-tassinari-la-sua-voce-un-archivio-il-crowdfunding\/","title":{"rendered":"Per Stefano Tassinari. La sua voce, un archivio, il crowdfunding"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_10097\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10097\" class=\"size-full wp-image-10097 \" title=\"Stefano, 1979. Foto di Sandra Pareschi.\" alt=\"Stefano Tassinari. Foto di Sandra Pareschi.\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Stefano_1979.jpg\" width=\"500\" height=\"678\" \/><p id=\"caption-attachment-10097\" class=\"wp-caption-text\">Stefano (1979?)<\/p><\/div>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDisperso nella &#8220;nube&#8221; della rete, nei dischi rigidi o in vecchie cassette e videocassette sparse per le case di chi ha incrociato Stefano, esiste un enorme archivio di interventi estemporanei ad assemblee e cortei, reading con e senza musica, presentazioni di libri (suoi e altrui), interviste e trasmissioni radiofoniche o televisive, monologhi teatrali&#8230; La voce di Stefano ha girato per l&#8217;Italia, lasciando tracce magnetiche, ottiche, digitali.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/playtagger_mod\/playtagger_mod.js\"><\/script>Ormai pi\u00f9 di due anni fa, dopo <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=7879\">la camera ardente<\/a>, un gruppo informale di compagn* e amic*, lanci\u00f2 un appello.<!--more--><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abChiunque abbia una registrazione della voce di Stefano (o ripresa video di Stefano che usa la voce), per favore ce lo faccia sapere, ci spieghi di cosa si tratta, che storia ha etc. L&#8217;intenzione \u00e8 di raccogliere la maggior quantit\u00e0 possibile di materiali acustici, e renderli ascoltabili\/scaricabili da un sito ad hoc dedicato a Stefano, accompagnati da note, testi e interviste in cui vari suoi &#8220;fono-collaboratori&#8221; (pensiamo a musicisti come Mauro Pagani, Yo Yo Mundi, Roberto Manuzzi, Dandy Bestia, ma anche ad attori e attrici come Marco Baliani, Matteo Belli, Micaela Casalboni e tanti altri) parlino del suo lavoro sulla voce, sul suono, sul rapporto tra voce e corpo, voce e immagini, voce e azione civile. [&#8230;] Facciamo risuonare forte la voce di Stefano.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi due anni sono stati raccolti molti materiali, troppi perch\u00e9 la loro catalogazione e la creazione di un sito ad hoc venga lasciata al volontariato degli amici di Stefano. Amici che hanno vite complicate e percorsi che, senza Stefano a fare da collettore, oggi si incrociano molto meno di un tempo. C&#8217;\u00e8 bisogno di qualcuno che lavori al progetto a tempo pieno. E c&#8217;\u00e8 bisogno di soldi per pagare questo lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, ce lo dicono tutti e ne abbiamo anche fatto esperienza: \u00abIl crowdfunding \u00e8 una bolla, molto pi\u00f9 fumo che arrosto\u00bb&#8230; \u00abTutti linkano, ritwittano, spendono belle parole poi nessuno molla un centesimo\u00bb&#8230; \u00abSono pochissimi i progetti che riescono a finanziarsi cos\u00ec\u00bb&#8230;<br \/>\nPer\u00f2 noi ci proviamo lo stesso. La cifra da raccogliere non \u00e8 alta (poco pi\u00f9 di 2000 euro) e la formula adottata consente di tenersi e investire qualunque somma si riesca a raggiungere.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" style=\"width: 500px; height: 380px;\" src=\"http:\/\/www.produzionidalbasso.com\/projects\/6307\/widget\" height=\"350\" width=\"300\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma forse, per chi non l&#8217;ha udita e non sa di che stiamo parlando, \u00e8 necessario farla sentire, la voce di Stefano. E forse vale la pena riproporre una conversazione del 2012. Stefano era un vero scienziato del reading\/concerto, della musica con parole. Per noi \u00e8 stato un grande maestro. Molto di quel che abbiamo imparato, lo abbiamo imparato guardando e ascoltando lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7896\" title=\"Stefano Tassinari\" alt=\"Stefano Tassinari\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Stefano_e_il_microfono1.jpg\" width=\"500\" height=\"332\" \/><\/p>\n<p><strong>LA VOCE, LA MEMORIA DEL CORPO<br \/>\nConversazione tra Marco Baliani e Wu Ming 1<br \/>\n<\/strong>Tratta dal n. 6 di (<em><a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.globalist.it\/rivista\/nuova-rivista-letteraria-4\">Nuova rivista) Letteraria<\/a><\/em>, novembre 2012<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Partirei da qui: tutto quel che Stefano scriveva era finalizzato alla lettura ad alta voce, e pi\u00f9 precisamente a una lettura <em>scenica<\/em>, con l&#8217;aggettivo inteso in senso lato, che si trattasse di un evento strutturato (uno spettacolo multimediale, un reading musicato) o pi\u00f9 estemporaneo, ad esempio una lettura in piazza al termine di un corteo. La parola di Stefano, anche quando la leggi in solitudine e in silenzio, non \u00e8 mai soltanto parola scritta, c&#8217;\u00e8 una spinta all&#8217;oralit\u00e0 trasmessa dal fraseggio e dal ritmo, dalla &#8220;tornitura&#8221; delle parole, dalla ricerca delle assonanze. Naturalmente, i suoi testi &#8211; che siano romanzi, articoli o poesie &#8211; sono qualitativamente alti e compiuti gi\u00e0 nella lettura silenziosa e solitaria; leggendoli sulla pagina non si percepisce una <em>mancanza:<\/em> si coglie un <em>possibile, <\/em>anzi, una <em>promessa <\/em>di voce, di ritmo, di suono che viaggi nell&#8217;aria e faccia vibrare i timpani, ovvero incontri un corpo<em>. <\/em>Ecco, c&#8217;\u00e8 sempre un invito all&#8217;<em>ascolto <\/em>e all&#8217;<em>incontro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>MB.<\/strong> Senza dubbio. La scrittura, per Stefano, sia quella propria che di altri scrittori, \u00e8 sempre qualcosa da mettere in azione attraverso la voce, la presenza del qui ed ora di qualcuno che quelle parole le estrae dalla pagina per renderle suono. Nel farlo Stefano \u00e8 consapevole di togliere alla pagina il suo statuto di immobilit\u00e0 temporale rendendo le parole di colpo effimere, vocali, perdute nell\u2019attimo stesso in cui vengono dette.<br \/>\nSe lo si guarda nei video di alcuni reading da lui stesso agiti, si vede come l\u2019atto della lettura non ha nulla di professorale o di didattico, ma come l\u2019intero corpo del leggente, le mani, il volto, gli occhi cercano un invisibile da rendere manifesto. Come se la scrittura, da sola, non fosse sufficiente a interpretare il mondo. E questo nonostante Stefano credesse moltissimo nell\u2019atto dello scrivere, nella stesura lunga nel tempo, nel lavoro di cesello sulle parole, e credesse anche alla necessaria \u201caura\u201d che avvolge ogni scrittore, e forse, di pi\u00f9, dovrei dire, ogni scrivente, ch\u00e8 Stefano era consapevole di una specie di sacralit\u00e0 dello scrivere, di chiunque, anche non letterato, lasciasse le sue visioni su una pagina. Un atto sacro proprio perch\u00e9 umile, alla portata di tutti, uno scrivere sempre socialmente utile, necessario. Ma poi tutto il tempo che \u00e8 racchiuso e sigillato nella pagina, lui lo voleva tirar fuori, voleva far uscire i cavalli dai recinti, a costo di farli sbandare. Tutto il lavorio solitario e concentrazionario dello scrivente doveva acquistare un peso diverso, fatto di leggerezza, doveva aprirsi alla moltitudine, qui e ora, come se per lui il lettore si trasmutasse in ascoltatore. Stefano era un \u201cleggente\u201d, le parole della scrittura non bastava dirle con la voce: dovevano diventare visioni, e pretendeva che anche i suoi lettori imparassero, quasi pedagogicamente, a divenire anch\u2019essi dei buoni \u201cleggenti\u201d. In questo modo intuiva che alcune frasi, alcuni passaggi, alcune sequenze di immagini, sarebbero potute divenire\u201dmemorabili\u201d in una forma di acquisizione empatica e immediata che nessuna lettura solitaria potrebbe rendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Trovo molto giusto il riferimento all&#8217;<em>intero corpo del leggente<\/em>. Mi ha sempre colpito e coinvolto, nel vedere Stefano leggere un testo, il suo peculiare uso delle mani. Era una specie di&#8230; conduzione d&#8217;orchestra, solo che l&#8217;orchestra era un singolo. Una conduzione discreta, mai enfatica, non certo alla Von Karajan! In rete si trovano molti video in cui si pu\u00f2 vedere Stefano \u00abcondursi\u00bb: se in quel momento sta reggendo un libro o un foglio, usa solo la mano libera (solitamente la destra) e mima ogni parola una frazione di secondo prima di esclamarla. Non \u00e8 un mero \u00abriempitivo corporeo\u00bb, un dover-pure-far-qualcosa con la mano: \u00e8 parte integrante della lettura, \u00e8 un modo di incarnare la parola. C&#8217;\u00e8 un video di fine 2011, girato durante una presentazione a Torino, in cui Stefano legge il racconto <em>A passo d&#8217;ombra.<\/em> E&#8217; gi\u00e0 molto provato dalla malattia, lo sforzo \u00e8 evidente, ma la lettura \u00e8 impeccabile e la mano danza anticipando le parole, \u00abcoadiuvando\u00bb le immagini che si formano nella testa di chi ascolta. Se ascoltiamo guardando la mano, quando le parole escono di bocca sappiamo gi\u00e0 se quella frase \u00e8 parte di un movimento verso l&#8217;alto o verso il basso, di apertura o di chiusura, di avvicinamento o allontanamento, e se esprime un concetto isolato o prosegue un complesso concatenamento di immagini: \u00abDa qui, <em>[mano tenuta aperta, di taglio, orizzontale]<\/em> sospeso a mezza via <em>[indice verso l&#8217;alto, le altre dita rilassate]<\/em> tra il cielo del mio salto <em>[indice verso il basso]<\/em> e l&#8217;acqua che mi ha accolto, ti vedo mentre invecchi senza pace <em>[dita aperte, vago movimento circolare verso l&#8217;esterno]<\/em> e tutt&#8217;intorno, gli sguardi frettolosi di chi non vuol fermarsi ad ascoltare la tua storia calpestata dalle colpe altrui&#8230;\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"281\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/uuRILH02ysQ?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"281\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/uuRILH02ysQ?version=3&amp;hl=it_IT\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi, come giustamente mi facevi notare via email qualche tempo fa, ci sono momenti in cui Stefano non legge ma va a memoria, anche solo per il tempo di una frase: stacca gli occhi dalla pagina e lancia uno sguardo a chi sta ascoltando. E&#8217; un modo di mantenere il contatto, ma \u00e8 anche parte di quel \u00abcondursi\u00bb che dicevo, del coadiuvare un&#8217;immagine, del sottolineare un dato concetto.<br \/>\nDetta cos\u00ec potrebbe sembrare una cosa normale, quasi banale, ma io ho visto tanti, troppi scrittori \u00abcostretti\u00bb a leggere in pubblico i propri testi anche se non si sentivano minimamente \u00abtagliati\u00bb per quella dimensione, scrittori piegati sul foglio, la voce smorta e lontana, nessun contatto tra loro e chi ascoltava, correre a testa bassa fino alla conclusione in nome dell&#8217;anche-questa-\u00e8-fatta. Direi che la maggior parte dei miei colleghi affronta la lettura pubblica <em>obtorto collo<\/em>. Forse \u00e8 un problema che viene da lontano: ricordo un&#8217;intervista radiofonica ad <strong>Attilio Bertolucci<\/strong> in cui diceva qualcosa del genere (cito alla buona, non testualmente): \u00abAi miei tempi, i poeti italiani non leggevano in pubblico i loro versi. Quella consuetudine non ci apparteneva, imparammo a farlo solo pi\u00f9 tardi, sulla scia degli anglosassoni. Tra i grandi poeti della prima met\u00e0 del novecento, solo Ungaretti fa eccezione.\u00bb Se pensiamo all&#8217;ostilit\u00e0 che ha incontrato presso certa critica il lavoro di <strong>Lello Voce<\/strong>, il suo tentativo di far riscoprire alla poesia in italiano una primigenia dimensione orale e \u00abpre-letteraria\u00bb (pi\u00f9 o meno come si dice di un tumulto che \u00e8 <em>pre-politico<\/em>), una dimensione prettamente <em>sonora <\/em>e comunitaria, ispirandosi anche al rap, alla dub poetry etc., beh, mi sembra che, pur avendo fatto passi avanti, non dovremmo illuderci di essere andati molto lontano.<br \/>\nEcco, in un campo letterario dove la lettura solinga e silente \u00e8 ancora ritenuta la modalit\u00e0 di fruizione principale di un testo, mentre il momento scenico e acustico &#8211; il momento del reading &#8211; \u00e8 considerato accessorio e dunque prescindibile, poco pi\u00f9 di un orpello, sicuramente l&#8217;attitudine di Stefano segna una differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>MB.<\/strong> In Stefano prevale una memoria del corpo, del suo corpo, come elemento scenico, un imprinting lontano nel tempo ma assai presente nella memoria immaginativa dello Stefano autore e organizzatore e intellettuale. Quando saliva, giovane e capelluto, sul palco a suonare col suo gruppo, l\u2019adrenalina e le emozioni e quello statuto unico e affascinante che \u00e8 lo stare in presenza degli altri, condividere lo stesso spazio- tempo di quel momento biologicamente interattivo, queste sostanze, una volta provate, non lo hanno pi\u00f9 abbandonato, sono rimaste come un DNA silente ma sempre vibrante. E lo hanno condotto a pensare anche la scrittura come un atto performativo, un\u2019azione in diretta che modifica la comunicazione e interagisce coi corpi degli ascoltatori. Credo che da qui derivi il suo interesse, che poi si traduceva sempre in percorsi progettuali concreti, fattivi, coinvolgenti, per una sinergia di linguaggi, per la musica in primo luogo, per la voce, per il montaggio di letture, composizioni, improvvisazioni, per quell\u2019arte dell\u2019intrattenimento intelligente, colto, senza essere snobistico esercizio, in cui potersi \u201cparlare\u201d, essere insieme tra orecchio e bocca, pi\u00f9 che attraverso gli occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Oltre a essere un musicista, musicofilo e \u00abscrittore di musica verbale\u00bb, Stefano aveva una formazione da psicologo e negli anni Settanta si era laureato con una tesi sul rapporto tra rock e movimento giovanile di protesta. Nel mettere mano al suo magmatico archivio, abbiamo trovato appunti sul funzionamento dell&#8217;apparato uditivo, scritti semielaborati sulla musica, dispense di corsi delle \u00ab150 ore\u00bb su test audiometrici e inquinamento acustico in fabbrica&#8230; Il suo interesse per il suono era a tutto campo.<br \/>\nRiguardo a quel che dici sulla sua missione, sulla perenne ricerca di un intrattenimento colto e aperto, penso a come questo si traduce in un preciso uso della voce: la voce di Stefano \u00e8 bella e corposa, ma non ha nulla di istrionico o &#8220;mattatoriale&#8221;, non \u00e8 impostata, non viene troppo &#8220;avanti&#8221;, non mira a riempire tutto lo spazio. Quello di Stefano non \u00e8 mai un monologo, la sua \u00e8 una vocalit\u00e0 democratica e dialogica, che rimane sempre un po&#8217; indietro e lascia spazio all&#8217;ascoltatore. Infatti, quando legge con la musica, si sente che si &#8220;tiene&#8221;, che non vuole prevalere, per lui la musica non \u00e8 solo accompagnamento o &#8220;tappeto&#8221; ma ha pari dignit\u00e0 rispetto al testo. Pensa alla traccia \u00abLettere. Frammento 5\u00bb, da <em>Lettere dal fronte interno <\/em>(Moby Dick, 1997): prima di entrare con la voce, Stefano aspetta due minuti spaccati (su meno di sei complessivi), lascia che la musica si esprima pienamente, sviluppi il tema, si impadronisca dello spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Lettere_Frammento_5.mp3\"><em>Lettere. Frammento 5<\/em> dall&#8217;album <em>Lettere dal fronte interno<\/em><\/a><\/strong><br \/>\n<strong><em>Lettere. Frammento 5<\/em><br \/>\nDall&#8217;album <em>Lettere dal fronte interno<\/em><br \/>\n(Moby Dick, 1997)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>MB. <\/strong>Quando Stefano mi invitava a leggere qualche autore in compagnia di musicisti amici, voleva sempre fare una prova, un assaggio, aveva predisposto con precisione i tagli al testo, le incursioni musicali, gli appuntamenti tra voce e sonorit\u00e0, e si ritagliava una parte da regista, ma quasi nell\u2019ombra, un po&#8217; discosto, come se si fidasse di tutti noi e dubitasse invece delle sue scalette. Aspettava di vedere cosa sarebbe successo, ed era bello vederlo cos\u00ec partecipe, attento, pronto a tutti i suggerimenti che puntualmente modificavano in qualche punto la struttura da lui predisposta. Quando accadeva un necessario cambiamento, quando addirittura avveniva nel farsi della prova, di colpo si eccitava, sorrideva e subito scarabocchiava gli aggiustamenti, come se, proprio in quelle rotture si annidasse il senso jazzistico, performativo , della comunicazione. Si vedeva che ne era contento, in un modo quasi infantile, per nulla turbato dai tagli o dagli spostamenti. Assisteva in diretta ad una azione creativa, ad una invenzione che poteva nascere solo agendo quei testi, sperimentando quelle sinergie tra artisti.<br \/>\nPenso che questo operare gli confermasse quel grado di aleatoriet\u00e0, di \u201cforme del possibile\u201d, che appartengono all\u2019<em>action painting<\/em>, all\u2019happening, alle sperimentazioni furibonde degli anni settanta, quando il <strong>Living Theater<\/strong> agiva le sue nudit\u00e0 in mezzo alle strade, quando quelli della Comuna Baires mostravano la violenza da cui erano fuggiti.<br \/>\nDi queste e altre esperienze, come il Terzo Teatro di <strong>Eugenio Barba<\/strong>, Stefano si \u00e8 nutrito e in questa molteplicit\u00e0 di esperimenti linguistici si \u00e8 formato, aggiungendo all\u2019anarchismo e alla dispersione creativa di quegli anni, un rigore metodologico, un pensiero che ne salvasse forme e esiti, piegandole ad un progetto politico, a una stesura riproducibile.<br \/>\nLo Stefano progettista di eventi, promotore culturale, saggista, inventore di rassegne, creatore di riviste era tutt\u2019uno con lo Stefano scrittore, con l\u2019artista impegnato della parola. Aveva bisogno di connettere le esperienze, di farsi tramite e congiunzione tra linguaggi diversi, come cercasse strenuamente di non disperdere la tradizione appena ereditata, di dare un ordine alla proliferazione dei linguaggi, creando snodi, appuntamenti, messe a confronto. Ma era sempre nutrito, e lo si vedeva dalla curiosit\u00e0 che si stampava sul suo sorriso, dalla certezza che non tutto si sarebbe svolto secondo partitura, che all\u2019opera c\u2019era sempre il colpo d\u2019ala dell\u2019imprevisto, dell\u2019imprendibilit\u00e0 biologica dei corpi e delle emozioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla vita di Stefano esiste un lungo, corale documentario girato da <strong>Stefano Massari<\/strong>. si chiama\u00a0<em>Tass. Storia di Stefano Tassinari.<\/em> Qui sotto, il trailer.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/SeBm-887T7E\" height=\"281\" width=\"500\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Disperso nella &#8220;nube&#8221; della rete, nei dischi rigidi o in vecchie cassette e videocassette sparse per le case di chi ha incrociato Stefano, esiste un enorme archivio di interventi estemporanei ad assemblee e cortei, reading con e senza musica, presentazioni di libri (suoi e altrui), interviste e trasmissioni radiofoniche o televisive, monologhi teatrali&#8230; La voce di Stefano ha girato per l&#8217;Italia, lasciando tracce magnetiche, ottiche, digitali.","protected":false},"author":1,"featured_media":10097,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[388],"class_list":["post-18897","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-personaggi","tag-stefano-tassinari"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Per Stefano Tassinari. 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