{"id":18696,"date":"2014-09-10T13:05:55","date_gmt":"2014-09-10T11:05:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=18696"},"modified":"2014-11-16T00:48:36","modified_gmt":"2014-11-15T23:48:36","slug":"alpinismomolotov-sul-triglav-contro-nazionalismi-e-alpinismi-hipster-dal-mondo-di-julius-kugy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2014\/09\/alpinismomolotov-sul-triglav-contro-nazionalismi-e-alpinismi-hipster-dal-mondo-di-julius-kugy\/","title":{"rendered":"#AlpinismoMolotov sul Triglav. Contro nazionalismi e alpinismi hipster, dal mondo di Julius Kugy"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_18759\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18759\" class=\"size-full wp-image-18759\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/veciobaeordosulTriglav.jpg\" alt=\"Ore 19 circa del 16 agosto 2014. Natale aka Vecio Baeordo sul Triglav, quota 2200 circa, in cammino verso il rifugio Planika. Foto di WM1. \" width=\"500\" height=\"280\" \/><p id=\"caption-attachment-18759\" class=\"wp-caption-text\">Ore 19 circa del 16 agosto 2014. Natale aka Vecio Baeordo sul Triglav, quota 2200 circa, in cammino verso il rifugio Planika. Foto di WM1.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Dopo l&#8217;esordio narrativo <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=18303\">No Picnic on Rocciamelone<\/a>, Alpinismo Molotov si sposta a est, con il racconto corale della spedizione al Triglav, Alpi Giulie Orientali, 16 e 17 agosto 2014. C&#8217;erano (ordine alfabetico, pseudonimi usati qui su Giap, link a eventuali profili Twitter o blog\/siti):<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.piazzabellapiazza.com\/\"><strong>Alessandro TS<\/strong><\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\"><strong>Diserzione<\/strong><\/a> &#8211; <strong><a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\">Lo.Fi.<\/a><\/strong> &#8211; <a href=\"https:\/\/twitter.com\/rikutrulla\"><strong>Rikutrulla<\/strong><\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/twitter.com\/supereri\"><strong>Supereri<\/strong><\/a> &#8211; <strong>Tuco<\/strong> &#8211; <a href=\"https:\/\/twitter.com\/3illhook\"><strong>Vecio Baeordo<\/strong><\/a> e <strong>Wu Ming 1<\/strong>. Il racconto include anche parti di <a href=\"https:\/\/twitter.com\/millmr\"><strong>Mr. Mills<\/strong><\/a> e <a href=\"https:\/\/twitter.com\/yamunin\"><strong>Yamunin<\/strong><\/a>.<br \/>\nQuel che stiamo cercando di fare, tra le altre cose, \u00e8 <span style=\"text-decoration: underline;\">rivisitare e sovvertire il <em>r\u00e9cit d&#8217;ascension<\/em><\/span>, il classico racconto di spedizioni in montagna, ricorrendo a ogni sorta di tecniche letterarie, metodi di scrittura collettiva, procedure di montaggio, induzioni di stati d&#8217;animo favorevoli al cut-up, e forzando poeticamente l&#8217;utilizzo delle risorse rese disponibili dalla rete: link, audio, immagini, video e quant&#8217;altro. Raccontare la montagna <em>con ogni mezzo necessario<\/em>. Un&#8217;altra letteratura di montagna \u00e8 possibile, e anche se non lo fosse, noi tenteremmo ugualmente di scriverla.<br \/>\nRibadiamo quanto gi\u00e0 scritto nella puntata precedente: si ha Alpinismo Molotov ogni volta che dei\/delle giapster vanno <em>insieme<\/em> in montagna (l&#8217;A.M. non contempla la &#8220;solitaria&#8221;) con la consapevolezza che la &#8220;montagna&#8221; \u00e8:<br \/>\n&#8211; una costruzione culturale e storica (e come tale \u00e8 oggetto di critica e demisticazione);<br \/>\n&#8211; un luogo dove non si sfugge alle contraddizioni ma se ne trovano di ulteriori e specifiche;<br \/>\n&#8211; un terreno di conflitto tra usi del territorio diversi e incompatibili;<br \/>\n&#8211; un deposito di storie e segni di passate rivolte, resistenze, repressioni.<br \/>\nPresto Alpinismo Molotov avr\u00e0 un blog tutto suo. C&#8217;\u00e8 persino un logo, disegnato da <a href=\"https:\/\/twitter.com\/inpuntadisella\"><strong>Inpuntadisella<\/strong><\/a>. Lo trovate in fondo al post.<br \/>\nIl prossimo appuntamento AP \u00e8 di nuovo in Val di Susa, il 21 settembre. \u00c8 un&#8217;iniziativa molto peculiare: una salita al Monte Musin\u00e8 nell&#8217;ambito del festival \u00abTorino Spiritualit\u00e0\u00bb. Inizialmente il &#8220;capogita&#8221; doveva essere <strong>Wu Ming 1<\/strong>, e aveva pure scritto<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/WM1_Musine.pdf\"> una presentazione<\/a> (PDF), ma &#8211; come leggerete qui sotto &#8211; il suo ginocchio fa troppe bizze e necessita di qualche esame. Il nuovo &#8220;capogita&#8221; \u00e8 <strong>Mariano Tomatis<\/strong>, e vista la sua conoscenza del lato &#8220;magico&#8221; di quel monte, l&#8217;escursione ci guadagna non poco. <a href=\"http:\/\/www.marianotomatis.it\/blog.php?post=blog\/20140823\">Qui potete leggere la <em>sua<\/em> presentazione<\/a>. Poich\u00e9 la camminata a tema \u00e8 ufficialmente parte di un festival, <a href=\"http:\/\/www.torinospiritualita.org\/camminate-spirituali-2014\/\">\u00e8 richiesta l&#8217;iscrizione<\/a>. Pi\u00f9 giapster si iscrivono, pi\u00f9 Molotov sar\u00e0 il tutto. Prima, per\u00f2, godetevi il racconto dal Triglav. Vi ricordiamo che sotto ci sono i link per scaricarlo in ePub o aprirlo in versione ottimizzata per la stampa. Buona lettura!]<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h3>Prologo. Il \u00abprima\u00bb raccontato dopo (e viceversa)<\/h3>\n<p><strong>Lo.Fi.<\/strong> &#8211; Il zaino&#8230;<\/p>\n<p><strong>Erika.<\/strong> &#8211; <em>LO<\/em> zaino!<br \/>\n<em>Che vergogna<\/em>, penso. <em>Per fortuna non scrivi come parli&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Quando in macchina il Vecio mi ha chiesto com&#8217;\u00e8 la foresta della Pokljuka, gli ho risposto: &#8211; Hai presente <em>Dead Man<\/em>? &#8211; Poi abbiamo parlato di <strong>Jim Jarmusch<\/strong> e di <strong>Neil Young<\/strong>, e quella colonna sonora mi \u00e8 risuonata in testa pi\u00f9 volte nei due giorni successivi. \u00ab<em>You&#8217;re just likely to find here your own grave.<\/em>\u00bb Ecco, meglio evitare. Come ha scritto Mr. Mills su twitter, \u00ab<em>va proprio smontata quest&#8217; idea che se non si arriva in cima \u00e8 un&#8217; incompiuta. Se non si torna gi\u00f9, allora s\u00ec che \u00e8 incompiuta.<\/em>\u00bb Questo stesso pensiero l&#8217;ho formulato anch&#8217;io &#8211; lucidamente, e senza essere in preda a un qualche tipo di panico &#8211; subito dopo aver raggiunto il Mali Triglav e aver cominciato a camminare sulla cresta che lo congiunge al Veliki. C&#8217;era ghiaccio sulla roccia, il ginocchio sinistro non mi teneva pi\u00f9, e l&#8217;imbrago che mi aveva prestato Lo.Fi. non sarebbe bastato a compensare la mia scarsa esperienza. Ho guardato il tratto che avrei dovuto ancora percorrere. <em>Ok, forse ce la posso fare ad arrivare in cima, e le vertigini tutto sommato riesco a tenerle sotto controllo. Ma poi? E se non ce la faccio a scendere?<\/em> Cos\u00ec ho deciso di fermarmi e di tornare indietro. Il Vecio, che era stato bravissimo nel farmi mantenere la calma e nell&#8217;incoraggiarmi a proseguire fino a quel punto, ha capito subito e mi ha detto che era la cosa giusta da fare. Cos\u00ec io e RikuTrulla, che l&#8217;esperienza ce l&#8217;ha ma non aveva l&#8217;imbrago, e non se la sentiva nemmeno lui di continuare, abbiamo cominciato a scendere, con calma, e senza patemi. Il Mali Triglav comunque non \u00e8 male. La vista \u00e8 amplissima: a nord si vede il Grossglockner, a sud il golfo di Trieste fino a punta Salvore, a est la valle della Sava che si perde nei Balcani. L&#8217; ovest l&#8217;avevo gi\u00e0 visto l&#8217;anno scorso dal Mangart, per cui: <em>bon<\/em>.<\/p>\n<div style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/guidaAlpiGiulieBenuzzi.gif\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"888\" \/><p class=\"wp-caption-text\">La copia della guida appartenuta a Felice Benuzzi e regalata da Stefania Benuzzi a WM1 e Santachiara.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Io possiedo una copia della guida <em>Escursioni nelle Alpi Giulie Orientali<\/em> (Tamari, 1973) appartenuta a <strong>Felice Benuzzi<\/strong>. Verso la fine del lavoro su <em>Point Lenana<\/em>, <strong>Stefania Benuzzi<\/strong> regal\u00f2 a noi autori alcuni scatoloni di libri del marito. Questo libretto \u00e8 molto godibile, e reso ancora pi\u00f9 godibile dai quarantun anni passati da quando fu pubblicato. Non \u00e8 pi\u00f9 solo un invito al viaggio nello spazio, ma un viaggio nel tempo. C&#8217;\u00e8 la Jugoslavia, e le pagine sono piene di aneddoti e di omaggi alla guerra di liberazione contro il nazifascismo. C&#8217;\u00e8 un dizionarietto alpinistico italiano &#8211; sloveno, lo leggo da cima a fondo, senza sforzarmi di memorizzare alcunch\u00e9, per il puro piacere del suono, anche delle parole che uno si augura di non dover usare mai, e dei concetti pi\u00f9 sinistri.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>caduta<\/strong> padec<br \/>\n<strong>caduta di sassi<\/strong> padanje kamenja<br \/>\n<strong>congelamento<\/strong> zmrzovanje<br \/>\n<strong>mal di montagna<\/strong> vi\u0161inska bolezen<br \/>\n<strong>valanga di pietre<\/strong> kamniti plaz<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 passato quasi un mese dalla salita al Rocciamelone, durante la quale il ginocchio sinistro mi ha abbandonato. L&#8217;infiammazione \u00e8 passata da tempo. Non sono ancora tornato in montagna, ma ho fatto lunghe camminate sul piano e non ho sentito nemmeno un doloretto. A questa ascensione tengo troppo, ne parliamo da un anno, da quando vedemmo il Triglav dalla cima del Mangart.<br \/>\nLa mia idea sarebbe questa: fare ogni estate una cima delle Alpi Giulie, occidentali e orientali. Le Alpi Giulie mi calamitano, le vedo dal Carso triestino, le ho sentite raccontare da Benuzzi in <em>Pi\u00f9 che sassi<\/em> e, soprattutto, da <strong>Julius Kugy<\/strong>, che ogni estate torno a salutare al Giardino Pubblico \u00abMuzio Tommasini\u00bb di Trieste.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Il dottor Kugy cerca con lo sguardo le Alpi Giulie <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/PointLenana?src=hash\">#PointLenana<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/DCqw6rSgyk\">pic.twitter.com\/DCqw6rSgyk<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/497337493629710336\">August 7, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non faccio cazzate, se nessuna parte del corpo si prende gioco di me (e di s\u00e9, che \u00e8 parte di me), posso farcela. Ho cominciato tardi, a trentanove anni, ma il &#8220;bacillo dei sassi&#8221; mi ha preso. Oggi ne ho quarantaquattro. Sono e rimarr\u00f2 sempre una schiappa, dal punto di vista tecnico e atletico tra i peggiori escursionisti in circolazione, e con l&#8217;et\u00e0 non andr\u00f2 certo migliorando&#8230; Per\u00f2 sento forte il richiamo della montagna, e questa impresa di Alpinismo Molotov non smette nemmeno per un minuto di sembrarmi <em>importante<\/em>. Far\u00f2 quel che posso, potr\u00f2 quel che far\u00f2. Stavolta i bastoncini non li lascio a casa come un <em>mona<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> Mmmmm\u2026 s\u00ec, pi\u00f9 o meno sono tre anni che non assemblo delle frasi in un testo di senso compiuto, l\u2019ultimo \u00e8 stata la tesi di laurea, ammesso che un senso l\u2019 avesse avuto. Dai, proviamoci comunque, almeno qui non ho vincoli dati da noiose teorie o regole di ricerca scientifica da rispettare o ipotesi da formulare\u2026<br \/>\nMe lo ricordo bene, l\u2019inizio \u00e8 sempre la parte pi\u00f9 ostica: scrivi e cancelli, riscrivi e ricancelli, cambi e scambi, no cos\u00ec non va ma dopo un po\u2019 basta, ti decidi e parti&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> &#8230;e <em>dober dan<\/em>. Al di l\u00e0 della fatica, degli inconvenienti, dei malanni, &#8216;dan, o forse anche proprio per la fatica, dober dan, dober dan, gli inconvenienti, i malanni, una grande spedizione! Dober dan. Grazie a tutt*! Pu\u00f2 venirne fuori (&#8216;dan) un grande resoconto, &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; pieno di bestemmie e osservazioni antropologiche parecchio interessanti. Dober dan. \u017divijo!<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p><a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/alpinismomolotov?src=hash\">#alpinismomolotov<\/a> Conio celebrativo italo-sloveno. <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\">@Wu_Ming_Foundt<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\">@MisterLoFi<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\">@diserzione<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/3illhook\">@3illhook<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/8zT0MKcNRt\">pic.twitter.com\/8zT0MKcNRt<\/a><\/p>\n<p>\u2014 marco garbaccio (@marcobabouche) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/marcobabouche\/status\/499589986766045184\">August 13, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Dopo lunghi dilemmi sull\u2019andare\/non andare sul Triglav con i compagni di Alpinismo Molotov, dovuti alla scarsezza delle mie finanze, mi lascio convincere pochi giorni prima della partenza. La soluzione infine consiste nel non dormire a Trieste n\u00e9 all\u2019andata n\u00e9 al ritorno e di passare quelle notti a viaggiare sui treni pi\u00f9 economici che si riesca a incastrare.<br \/>\nSono uscito di casa la sera del 15 agosto e un temporale stava per scatenarsi. Prendo il primo intercity per arrivare fino a Bologna. Apro <em>I falliti e altri scritti<\/em> di <strong>Gian Piero Motti<\/strong> e inizio a leggere, e mi colpisce un passaggio sull\u2019azione non fine a se stessa (pag. 22), risuona con quelli contro l\u2019azione concentrata in <em>Point Lenana<\/em> (pag. 24-25) che a loro volta parlano di pagine di <em>Fuga sul Kenya<\/em> di <strong>Felice Benuzzi<\/strong>.<br \/>\nMi fermo a pensarci e intanto guardo le figure, cio\u00e8 le foto di Motti. Sto per ricominciare la lettura quando il ragazzo seduto di fianco mi chiede a bruciapelo, indicando il libro:<br \/>\n&#8211; Arrampichi?<br \/>\n&#8211; Ehm, non proprio&#8230; Ho da poco iniziato ad andare in montagna sulle Liguri, s\u00ec ho fatto un po\u2019 di roccia a Caprie tempo fa, ma niente di che, ah, e sono salito sul Rocciamelone a inizio luglio&#8230;<br \/>\n&#8211; Il Rocciamelone da dove? Anch\u2019io ci sono stato a inizio Luglio, partendo da Usseglio, Val di Vi\u00f9, passando dal ghiacciaio&#8230;<br \/>\n\u00c8 del CAI di Chieri e inizia a parlare di alpinismo e delle ultime vette affrontate, del Barre des \u00c9crins e del suo Glacier Blanc&#8230; (Mi ricorder\u00e0 poi Vecio Baeordo che molto probabilmente si trattava di uno degli stessi alpinisti del CAI di Chieri incontrati in vetta quel giorno, davanti a quel pentolone di t\u00e8. Sul treno per\u00f2 non mi viene in mente, e la carrambata purtroppo rimane sul generico.) Ci salutiamo a Bologna dove scendo poco prima di mezzanotte, io diretto al Triglav e lui in Salento, e quasi sembra che farebbe a cambio.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Domani sul <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Triglav?src=hash\">#Triglav<\/a> ci attendono tuoni, fulmini globulari, neve, nebbia e fantasmi poliglotti. Si va! <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/500220300181905408\">August 15, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Visito il sito di un gruppo escursionistico neofascista. C&#8217;\u00e8 un post intitolato: \u00abFoibe: un Tricolore sulla vetta pi\u00f9 alta dell\u2019Istria, sul Monte Maggiore il nostro omaggio a martiri ed esuli\u00bb. I camerati sono andati in Istria a fare una delle loro pagliacciate e scrivono: \u00ab<em>Siamo saliti per lanciare a tutti gli italiani un invito, in questi tempi di crisi: stringiamoci attorno al Tricolore e ricominciamo a marciare. Nessuna salita sar\u00e0 impossibile, nessuna vetta ci sar\u00e0 vietata.<\/em>\u00bb<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/italiano\/Giap\/fart_08.mp3\">Audio-riassunto del post.<\/a><br \/>\n<strong>Audio-riassunto del post.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> E poi c&#8217;\u00e8 tutto il resto: due giorni di fatica, sudore e barbe incolte (tranne Erika, ovviamente). In fondo \u00e8 quello, il vero motivo per cui sono salito fin lass\u00f9. Che poi \u00e8 lo stesso motivo per cui a vent&#8217; anni andavo in giro in bicicletta per le alpi, da solo o in compagnia del mio migliore amico. Vedere dei bei posti, stancarsi fino allo sfinimento, parlare di cose serie e di cazzate, bere acqua fredda fino a scoppiare dopo essersi mezzi disidratati, bestemmiare, puzzare. E alla fine tornare, per contarla e contarsela. E per lavarsi, perch\u00e9 in effetti puzzare fa schifo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> \u00ab<em>Ciao Riccardo, putacaso che nel week-end 16-17 agosto andassimo sul Triglav, ti aggreghi?<\/em>\u00bb<br \/>\nLa mail di WM1 arriva in un sabato di lavoro di inizio giugno in cui stavo giusto pensando che di montagna quest&#8217;anno ne avrei fatta poca. Qualche scappata toccata-e-fuga in giornata, incastrata nei pochi week-end a Belluno o al limite se avessi trovato qui a Trieste qualche volenteroso automunito per raggiungere le Giulie.<br \/>\nIl Triglav. Ho provato due volte a organizzarci un&#8217;escursione. La prima rimandata per maltempo, vista la nomea di parafulmine (anche a ciel sereno) della cima. La seconda, l&#8217;anno scorso, per problemi di comunicazione: \u00abVieni sul Triglav questo week-end? Si dorme in rifugio e si sale la mattina sulla cima. Ci troviamo gioved\u00ec sera per gli ultimi ragguagli organizzativi.\u00bb Un bell&#8217;aperitivo di un paio d&#8217;ore con confronti e rassicurazioni sulla difficolt\u00e0 dei passaggi esposti e (pi\u00f9 o meno) attrezzati, orario di partenza, chi mette l&#8217;auto, un&#8217;altra birra grazie etc. etc. Al momento dei saluti qualcosa non va: \u00abAllora ci vediamo sabato ragazzi!\u00bb \u00abSabato? Vorrai dire domattina!\u00bb Ecco, lavorando, avevo dato per scontato che per weekend si intendesse sabato e domenica. Invece la compagnia \u00e8 partita venerd\u00ec all&#8217;alba e io ho conquistato la cima dell&#8217;ufficio. Coitus interruptus, anzi, nemmeno cominciatus.<br \/>\n\u00abAssolutamente si!\u00bb \u00e8 stata la risposta immediata a WM1. Giusto un anno prima, il 13 di agosto, con lui, Lo.Fi, Tuco, Erika e alcuni altri amici eravamo saliti sul Mangart per seguire le orme di un <strong>Felice Benuzzi<\/strong> dodicenne e l\u00ec avevamo trovato ad accoglierci lo stesso bagliore che lui racconta arrivare dall&#8217;angelo che sta sulla cima del campanile di Udine. Sar\u00e0 stato vero o no, a noi aveva gasato parecchio e il Triglav era stata la promessa per l&#8217;anno dopo.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Mangart 2677 m &#8211; 91 anni dopo. &#8211; pointlenana: Foto: inizio della via normale al Mangart Point Lenana \u00e9 un&#8230; <a href=\"http:\/\/t.co\/LvwvZqaAOh\">http:\/\/t.co\/LvwvZqaAOh<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Lorenzo Filipaz (@MisterLoFi) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\/status\/369950744524652544\">August 20, 2013<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Mi ero ripromesso di infilare il mio taccuino d&#8217;appunti nel zaino&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> <em>Nello<\/em> zaino!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Eccoci qui noi due &#8220;occidentali&#8221;, Diserzione e io, a restituire la visita degli &#8220;orientali&#8221; un mese fa al Rocciamelone. Anche stavolta \u00e8 stato Wu Ming 1 a radunare gente dal Manzanarre al Reno (quello di Bologna) con la scusa di salire una montagna. Qui mancano i bresciani, ma conosciamo Martino aka Tuco, Alessandro, Riccardo e Erika, che sar\u00e0 la prima donna giapster sul Triglav. Come dire che una <strong>Edurne Pasaban<\/strong> le fa il solletico, su twitter direbbero <em>je spiccia casa<\/em>. Logistica a cura di Lorenzo, e devo dire che organizzare il Roccia per noi dell&#8217;ovest \u00e8 stato pi\u00f9 facile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Mi ero ripromesso di infilare il mio taccuino d&#8217;appunti nello zaino prima di partire, ma, come il thermos richiestomi da Erika e tante altre cose che il mio pigro subconscio autoconservativo riteneva inutili, \u00e8 rimasto sul tavolo a casa.<br \/>\nNon sarebbe servito a molto: la scrittura <em>in action<\/em> non fa per me, o scrivo o vivo. Colpa dell&#8217;invenzione della fotografia, temo, perlomeno delle macchine digitali, compatte, automatiche a memoria estesa a cui si affida quasi integralmente l&#8217;onere della testimonianza lasciando cos\u00ec atrofizzare i dispositivi narrativi della memoria umana, quelli che ti permettono di essere gi\u00e0 nel racconto mentre il fatto si sta ancora svolgendo.<br \/>\nPer questo, influenzato dalla tecnica usata dall&#8217;amico Mr. Mills per il <em>r\u00e9cit<\/em> del Rocciamelone, ho deciso di sbrogliare le impressioni ancora appiccicate al mio cervello prima di guardare le fotografie, rito febbrile a cui altrimenti mi abbandono dopo ogni esperienza alpina e che sanziona l&#8217;irrevocabile distanza dal vissuto, come se le fotografie lo fissassero sotto un vetro in una posa definitiva alla stregua dei fiori pressati e infilati in un erbario. C&#8217;\u00e8 sempre qualcosa di deludente in questo atto: ci si accorge che l&#8217;inquadratura ha lasciato fuori troppo di quello che si aveva percepito l\u00ec o che si ricorda di aver percepito&#8230; e poi i colori, anche quando sono riusciti bene, non sono mai quelli della memoria. Ci sono dei margini consistenti fra ci\u00f2 che impressiona l&#8217;obiettivo e ci\u00f2 che impressiona gli occhi, sempre, ma in montagna pi\u00f9 che altrove. Sono margini che si volatilizzano in gran parte nell&#8217;istante in cui si confrontano i due tipi di impressioni, \u00e8 proprio da l\u00ec che voglio partire, da quei fuori-campo ancora intatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> \u00ab<em>Io mi chiamo io e questa \u00e8 l\u2019unica cosa che tu sai di me, ma gi\u00e0 basta perch\u00e9 tu ti senta spinto a investire una parte di te stesso in questo io sconosciuto<\/em>\u00bb \u00c8 l&#8217;<strong>Italo Calvino <\/strong>di <em>Se una notte d\u2019inverno un viaggiatore,<\/em> citato da <strong>Luigi Nacci<\/strong> nel suo <em>Alzati e cammina.<\/em><br \/>\nLeggo dell\u2019impresa sul Rocciamelone, mi diverto, mi commuovo, penso che mi sarebbe piaciuto essere uno del gruppo. Poi vedo che la prossima tappa di Alpinismo Molotov sar\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 dalle mie parti, ovvero sul Triglav, la montagna simbolo del nostro paese confinante. Per\u00f2.<br \/>\nNe ho sempre sentito parlare, lo vedo stilizzato nella bandiera che mi saluta quotidianamente quando passo l\u2019immaginario confine, in pratica almeno due volte al giorno. Ma non ci sono mai andato, tantomeno l\u2019ho visto, in linea con il fatto che in vita mia, stupidamente, non sono in pratica mai andato da nessuna parte.<br \/>\nScrivo a Wu Ming 1, chiedo se posso partecipare, ottengo risposta positiva. Bene, molto bene. Sono contento per pi\u00f9 motivi, principalmente per la possibilit\u00e0 di conoscere i partecipanti all\u2019impresa, so quanto scrivono e pensano in quanto affezionato lettore di <em>Giap<\/em>.<br \/>\nMi preoccupano poco le condizioni atmosferiche, in questa pazza estate tutto potr\u00e0 succedere, ma non importa, \u00e8 di sicuro l\u2019ultimo dei problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Come gi\u00e0 per il Mangart, anche per questa escursione il capogita \u00e8 Lo.Fi. Tenendo conto della variegata miscellanea di partecipanti, delle diverse esperienze e condizioni fisiche e vista la disavventura di Wu Ming 1 sul Rocciamelone ha optato per un percorso Easy &amp; Long che comporta una lunga traversata nel bosco da Rudno Polje passando per lo Strudoski Preval e risparmia il pi\u00f9 ripido versante nord del Triglav. Facendo i miei calcoli, due ore di auto, 11 km solo il primo giorno, con quasi 1200 km di dislivello. Mi preparo ad una levataccia alle 4 del mattino. Ma Alpinismo Molotov &#8211; lo scoprir\u00f2 dopo &#8211; ha altre regole. Diserzione partir\u00e0 da Torino la sera prima viaggiando a zig zag con scomodi Intercity notte, rubando per un paio d&#8217;ore il posto pi\u00f9 comodo a qualche barbone di Bologna. Vecio Baeordo si metter\u00e0 in macchina da Pergine Valsugana, dov&#8217;\u00e8 in vacanza con la famiglia, lui s\u00ec alle quattro, macinando a 90 all&#8217;ora i 342 km che la separano da Trieste. Appuntamento per tutti: 8:30 alla stazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Il capogita. Come mi sono ritrovato ad occupare questa scomodissima posizione? La parola \u00abcapo\u00bb mi fa abbastanza orrore. A Trieste si usa chiamare \u00abcapo\u00bb dando del tu, in senso ironico, sta per \u00abciccio\u00bb, vuol dire \u00abnon conti pi\u00f9 di me\u00bb. I pi\u00f9 sbruffoni lo usano per richiamare il cameriere:<br \/>\n&#8211; <em>Capo, te me porti una bireta?<\/em><br \/>\n&#8211; <em>Volentieri, le gavemo finide. La provi a chieder in Friul<\/em>.<br \/>\nSono l&#8217;unico del gruppo ad essere gi\u00e0 stato sul Triglav, da qui il mio ruolo di guida, ma ci andai da tutt&#8217;altro versante, quello nord della Val Vrata che con il suo tragitto ne incornicia la spaventosa parete. Noi saliamo invece dal versante sud\/sud-est, per me terreno vergine: dalla Pokljuka \u2013 terra di orsi \u2013 il nostro sentiero si snoda attraverso due selle, lo Studorski Preval a 1892m e il Konjsko Sedlo a 2020 e due rifugi, il Vodnikov Dom a 1817m e il Dom Planika a 2401, dove pernotteremo. Percorso lunghissimo ma facile, solo qualche tratto attrezzato su una cengia leggermente esposta sui verdissimi pascoli del Velo Polje, ma nulla di che.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Nei giorni precedenti la partenza, compio qualche escursione pi\u00f9 lunga del solito per allenarmi un minimo. Il cane che sempre mi accompagna, Piero, mi guarda, non capisce ma sembra sorridere. Forse capisce.<br \/>\nLa partenza \u00e8 fissata per sabato mattina, stazione di Trieste. WM1 conferma la partenza di due automobili, in totale saremo in otto, per non essere troppo dispersivi. Aveva ragione, pi\u00f9 tardi infatti ci perderemo ugualmente. Guardo qualche filmato in rete sulle ascensioni fatte in precedenza. Non mi spaventano, per\u00f2 si assomigliano tutte. Non descrivono la fatica, questo \u00e8 sicuro. E nemmeno la quantit\u00e0 di <em>dober dan<\/em> che si deve mettere in conto.<br \/>\nForse carico troppo lo zaino, sar\u00e0 un errore che coster\u00e0 caro in termini di fatica e praticit\u00e0, e sar\u00e0 un\u2019utile lezione per il futuro. Sembro pi\u00f9 uno sherpa, senza l\u2019agilit\u00e0 e il fisico di uno sherpa. In pratica, un enorme zaino che cammina.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arrivo a Trieste<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Arrivo a Trieste e inizio a gironzolare intorno alla stazione. <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Scalva_\">Scalva<\/a>, anarchico triestino con cui avevo un mezzo appuntamento per colazione, non si vede. Quasi subito per\u00f2 arriva la telefonata di WM1 che \u00e8 gi\u00e0 sul posto con Lorenzo, Erika e Riccardo: questi ultimi due li incontro per la prima volta. Ci dirigiamo al bar e io ordino un cappuccino, del tutto ignaro del particolarissimo lessico triestino per la caffetteria, di cui mi renderanno edotto pi\u00f9 tardi. Riconosciuto come forestiero in un bar di stazione, ottengo ugualmente un cappuccino italiano standard. Mentre aspettiamo Alessandro e Natale faccio la spesa, poi ci dividiamo su due auto e andiamo a prendere Martino che ci aspetta nei pressi dell\u2019Universit\u00e0. \u00c8 la seconda volta che sono a Trieste, ma sono passati un sacco di anni e non mi ricordo quasi nulla. Ho solo l\u2019opportunit\u00e0 di vederla dal finestrino di un treno arrivando e di un\u2019auto mentre ce ne allontaniamo, e l\u2019impressione disinformata che mi fa \u00e8 quella di una citt\u00e0 malinconica e bellissima e davvero \u201cpoco italiana\u201d, diversa da ogni altra citt\u00e0 mediterranea che ho visto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Nonostante il viaggio, Diserzione e Vecio Baeordo sembrano pi\u00f9 lucidi di noi. Sar\u00e0 l&#8217;adrenalina di affrontare per la prima volta le Alpi Orientali o l&#8217;emozione di ritrovare la compagnia del mese prima sul Rocciamelone. Il bar della stazione di Trieste offre a WM1, per la modica cifra di cinque euro, un triste panino, rigorosamente vegetariano, di cui lui si sforza di minizzare i difetti: \u00abMeglio di un Camogli da autogrill\u00bb e nel frattempo anche Diserzione si procura un pranzo al sacco. Con Alessandro, Lo.Fi ed Erika ci sistemiano nelle auto. I piemontesi vengono insindacabilmente divisi &#8211; \u00abUn occidentale per ogni auto!\u00bb &#8211; e partiamo a recuperare Tuco, ultimo giapster del gruppo. A seguire, pausa Bancomat e tabacchini chiusi a Opicina, benzina <em>low cost<\/em> e &#8220;vignetta&#8221; <em>high cost<\/em> per l&#8217;autostrada slovena appena oltre confine, partenza reale ore 9:30.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Si parte con il bel tempo, cos\u00ec sembra e cos\u00ec sar\u00e0 almeno sino al pomeriggio. Faccio conoscenza con Diserzione, arrivato dal Piemonte dopo un viaggio alquanto faticoso; con Riccardo, che mi accoglie da subito con un enorme sorriso; con Lo.Fi. e la sua compagna Erika, gi\u00e0 visti l\u2019anno scorso in occasione di una gita domenicale al Cippo Comici, mentre il Vecio arriva puntuale dal Trentino, dove si trovava credo in vacanza. Manca Tuco, che recupereremo a breve. Penso che meglio di cos\u00ec non poteva andare.<br \/>\nWu Ming 1 decide che i componenti si debbano geograficamente mescolare &#8211; \u00abUn occidentale per ogni auto!\u00bb &#8211; e cos\u00ec salgo in macchina col Vecio alla guida, Riccardo e si va a recuperare Tuco. Riccardo mi chiama Andrea, va bene uguale.<br \/>\nLo imbarchiamo nei pressi dell\u2019universit\u00e0, non lo avevo mai conosciuto, ma apprezzato si, e molto, nei suoi scritti, buoni ultimi quelli sulle <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?tag=Tuco\">gesta dei neoindipendentisti triestini<\/a>.<br \/>\nFatto il pieno e messa la &#8220;vignetta &#8220;di rito, si parte. Destinazione Bled.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Vengo separato da Natale &#8211; \u00abun occidentale per ogni auto!\u00bb &#8211; e capito in macchina con Lorenzo, Erika e Roberto. Del lungo tragitto verso Rudno Polje purtroppo non ricordo tutto, anche se vorrei. Ricordo le tracce del gelicidio sugli abeti e le betulle a lato della strada: ne avevo gi\u00e0 viste di identiche su un versante del Monte Galero, la mia seconda cima delle Liguri, affrontata la scorsa primavera, ma non avevo idea di cosa le avesse provocate. Ora lo so. Ricordo l\u2019architettura classica alpina slovena, il mio stupore per un paesaggio diverso da come mi ero immaginato i Balcani, e la correzione perentoria di Roberto: &#8211; Qui non siamo nei Balcani.<\/p>\n<div id=\"attachment_18837\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18837\" class=\"size-full wp-image-18837\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/500px-Balkan_topo_en.jpg\" alt=\"La penisola balcanica.\" width=\"500\" height=\"457\" \/><p id=\"caption-attachment-18837\" class=\"wp-caption-text\">La penisola detta \u00abbalcanica\u00bb, dal nome dalla catena montuosa tra Serbia e Bulgaria.<\/p><\/div>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Confini e oltreconfini<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Vecio Baeordo, che contina a fare da autista nonostante le quattro ore di guida sulle spalle, ha la curiosit\u00e0 entusiasta di un bambino e mentre assorbe con gli occhi il paesaggio che ci corre accanto (il Carso che gli ricorda la Costa Azzurra, il gelicidio che ha devastato i boschi quest&#8217;inverno, il Nanos che accenna appena alle altitudini verso cui ci stiamo muovendo) inizia a fare domande sul paesaggio umano di questo est d&#8217;Italia e d&#8217;oltreitalia e trova Tuco e Alessandro ben disposti a raccontare e a dispensare aneddoti (arte in cui, ci aveva assicurato WM1, sono esperti). Ci vuole poco perch\u00e8 lo spirito narrativo di Alpinismo Molotov si impossessi di noi. Chiaramente si \u00e8 iniziato con analisi etnoantropologiche &#8216;denoartri&#8217; su triestinit\u00e0 e rapporti con i friulani:<br \/>\n&#8211; Se chiedi &#8220;un nero&#8221; a Udine, ti portano vino rosso; se lo chiedi a Trieste ti portano un caff\u00e8\u00bb. &#8211; dico.<br \/>\nE Alessandro aggiunge:<br \/>\n&#8211; A Gonars xe cazzi. &#8211; <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=_8lGfL5IhiY\">citando Maxino<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Se qualche giorno fa, prima della spedizione sul Triglav, avessi letto o sentito dire qualcosa come <em>capodeca in B<\/em> avrei pensato: <em>Strano&#8230; di solito \u00e8 specificato &#8220;B-dur&#8221; oppure &#8220;B-moll&#8221;.<\/em> La mente sarebbe corsa automaticamente a quelle composizioni barocche, clich\u00e9s musicali dell&#8217;epoca, che quando uscivano dalla penna di Bach spesso diventavano capolavori. Passacaglia, Ciaccona, Corrente, Sarabanda, Capodeca in B-<em>dur<\/em>. Quartetto di viole da gamba. Tuco invece mi spiega trattarsi di una delle declinazioni del gergo usato a Trieste per il caff\u00e8.<\/p>\n<div id=\"attachment_18813\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18813\" class=\"size-full wp-image-18813\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/capo.jpg\" alt=\"Il capo in B\" width=\"500\" height=\"374\" \/><p id=\"caption-attachment-18813\" class=\"wp-caption-text\">Il capo in B.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Una piccola curiosit\u00e0 sulle differenze tra cappuccino italiano e triestino: il &#8220;capo&#8221; triestino dovrebbe corrispondere al viennese<em> kapuziner<\/em> con lievi variazioni tecnologiche dovute alla macchina per espresso, e dovrebbe essere lo stesso <em>kapuziner<\/em> che si beve a Budapest, Bratislava o altre citt\u00e0 dell&#8217;ex-Cacania. Anche il cappuccino italiano deriva dal <em>kapuziner<\/em>, ma si \u00e8 modificato nel &#8216;900 fino a diventare quello che per noi&#8230; <em>triestiners<\/em> \u00e8 ora un <em>caffelatte con schiuma<\/em>.<br \/>\nHo notato che nella Wikipedia italiana non c&#8217;\u00e8 menzione delle radici mitteleuropee del Cappuccino, mentre \u00e8 presente <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Cappuccino\">nella Wikipedia inglese<\/a> anche se <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Cappuccino\">a quanto pare dalla talk<\/a> questo aspetto \u00e8 oggetto di vandalismo continuo da parte, evidentemente, di fanatici del Made in Italy. Ricorda molto la querelle cotoletta alla milanese vs. <em>wiener schnitzel<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Tuco mi spiega anche questo: a Trieste \u00abvolentieri\u00bb \u00e8 la contrazione di \u00abSe ce l&#8217;avessimo glielo darei volentieri, ma ne siamo sprovvisti\u00bb. Oppure \u00abLo farei volentieri, ma non posso\u00bb. In realt\u00e0 la parte sottintesa \u00e8 ancora pi\u00f9 ampia, e sotto-sottintende, nell&#8217;ordine: \u00abCerto, potremmo anche ordinarlo, forse, magari, eventualmente, casomai&#8230; Ma \u00e8 uno sbattone, lasciamo perdere\u00bb e \u00abE non solo non posso, ma soprattutto <em>no go cojoni<\/em>\u00bb. Quest&#8217;ultima espressione, che nel resto d&#8217;Italia significherebbe \u00abnon avere il coraggio\u00bb, qui invece sta per \u00abnon aver voglia\u00bb, come mi spiega Lorenzo. In entrambi i casi il \u00abvolentieri\u00bb \u00e8 perentorio: significa NO, senza se e senza ma. Con viva preghiera di non insistere.<br \/>\nLa voglia di lavorare \u00e8 invece retorica friulana, e un&#8217;altra cosa da non fare a Trieste \u00e8 confondere Trieste con il Friuli. E a Udine parlare di Trieste come se fossero in qualche modo parenti: si ottengono espressioni lievemente disgustate e spiegazioni di come i triestini siano \u00abgente diversa da noi\u00bb, sembrino romani, tanta caciara e poca voglia di lavorare. Ragion per cui a Trieste se insistete per ottenere qualcosa che nessuno ha voglia di fare, potrete sentirvi rispondere \u00ab<em>La provi in Friul<\/em>\u00bb. Come dire che l\u00e0 in Friuli, dove se la tirano tanto con la retorica del lavoro, magari potreste trovare qualcuno che si dia da fare per accontentarvi.<br \/>\nTutto questo per dare un contesto alla traduzione di \u00ab<em>capodeca in B<\/em>\u00bb: noi a Torino, dalla parte opposta delle Alpi, se ho capito bene lo ordineremmo al bar dicendo \u00abUn dec macchiato in vetro\u00bb. Se invece entraste in un bar di Trieste chiedendolo alla moda di Torino, probabilmente vi risponderebbero:<br \/>\n&#8211; <em>Volentieri. La provi in Friul.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Pu\u00f2 sembrare un aneddoto scemo, ma in questa facezia fa capolino un elemento che, al negativo, contraddistinguer\u00e0 inevitabilmente la nostra ascensione: l&#8217;identit\u00e0. In quel \u00abvolentieri\u00bb c&#8217;\u00e8 uno scampolo di micro-identit\u00e0 triestina che come ogni identit\u00e0 nasconde tossine \u201ctecnicizzabili\u201d, asservibili a movimenti politici torbidi, come il Movimento Trieste Libera. Non a caso con noi, in marcia verso il Triglav, c&#8217;\u00e8 Tuco, forse il singolo uomo che, con i suoi interrogativi posti su <em>Giap<\/em>, pi\u00f9 ha contribuito a smontare questo oscuro movimento secessionista, oggi scisso in due tronconi, che si avvale di <a href=\"http:\/\/carsica.wordpress.com\/2013\/10\/28\/lavvocato-guerriero-e-quellinutile-giornale-sloveno\/\">avvocati &#8220;difensori della razza&#8221;<\/a> e invoca schizofreniche ronde contro i migranti a difesa della multiculturalit\u00e0 di Trieste (!?). Non a caso \u00e8 proprio Tuco a spiegare il termine \u00abvolentieri\u00bb al Vecio e a Diserzione, i \u201cforesti\u201d provenienti da Ovest. Ad aiutarlo \u00e8 AlessandroTS, altro esperto di intossicazioni identitarie triestine.<br \/>\nIl Triglav stesso \u00e8 un monte storicamente identitario. Il suo significato in senso nazionale ha mostrato la sua peggior faccia durante la nostra ascensione.<\/p>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/4tw9vHt0cgw\" width=\"500\" height=\"281\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Uno degli aneddoti che raccontiamo agli &#8220;occidentali&#8221; riguarda <strong>Bruce Springsteen<\/strong>. Quando suon\u00f2 a Trieste durante il tour di <em>Wrecking Ball<\/em>, l&#8217;11 giugno 2012, il Boss salut\u00f2 il pubblico in friulano (\u00ab<em>Mandi, Trieste!<\/em>\u00bb) e sloveno (\u00ab<em>Dober ve\u010der!<\/em>\u00bb), poi inton\u00f2 <em>Badlands<\/em>: \u00ab<em>Stanotte luci spente, \/ problemi nella zona centrale, \/ ho un impatto frontale \/ che mi squassa le viscere, \/ sono preso in un fuoco incrociato \/ che non capisco&#8230;<\/em>\u00bb<br \/>\nSi pu\u00f2 concedere che il friulano c&#8217;entrasse poco, anche se sono d&#8217;accordo col tizio che su un forum locale ha scritto: \u00ab<em>La distanza [tra Friul e Trieste] xe come da una parte all&#8217;altra de New York o Los Angeles, e no me speto che un come lui staghi anche drio a tute le nostre beghe. Oltre al fato che presumo che ghe sar\u00e0 st\u00e0 un fraco de furlani al concerto.<\/em>\u00bb In ogni caso, salutare in sloveno era non solo appropriato ma doveroso, dato che a Trieste e provincia vivono quarantanovemila sloveni, che sarebbero molti di pi\u00f9 se la comunit\u00e0 non avesse subito politiche di italianizzazione forzata dopo l&#8217;annessione della zona all&#8217;Italia (1918) e durante i vent&#8217;anni di regime fascista.<br \/>\nMolti triestini e istriani triestinizzati, i cui cognomi di chiara origine slava, tedesca o ungherese raccontano di vorticosi incroci e complessi meticciati, si considerano &#8220;italianissimi&#8221;, e sovente esprimono le loro opinioni nazional-patriottiche (quando non fasciste <em>tout court<\/em>) nella doppia pagina di lettere del quotidiano <em>Il Piccolo<\/em>. Pagina che per giorni e giorni si riemp\u00ec di sfoghi indignati su Springsteen che aveva mancato di rispetto alla storia della citt\u00e0, ai tanti italiani morti per riprendersi le terre irredente ecc.<br \/>\nSi ipotizz\u00f2 pure il gombloddo: certamente qualcuno aveva male informato la rockstar a bella posta, si trattava di una calcolata provocazione! L&#8217;associazione \u00abGiuliani nel mondo\u00bb propose addirittura un boicottaggio dei concerti di Springsteen. Si dice che, informato di questa tremenda presa di posizione, il manager del Boss <strong>Jon Landau<\/strong> abbia risposto:<br \/>\n&#8211; <em>And these big dicks?<\/em><br \/>\nPoi lo ha ripetuto in friulano e in sloveno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Ci fermiamo a un autogrill dove seguo il pessimo impulso di acquistare una bibita energetica immonda, le cui esalazioni impesteranno l\u2019abitacolo e mi faran passare una buona mezz\u2019ora a rimuginare sul perch\u00e9 diavolo non ho preso un caff\u00e9 come le persone civili. Un tributo che sentivo di dover pagare al demente che \u00e8 in me? Boh. C\u2019\u00e8 anche un bagno mantenuto pulito da una donna che vigila all\u2019ingresso su un piattino di monete da 50 centesimi. Memore di quella \u201cmodificata\u201d in senso molotov da Marco, le chiedo indicandole se ne ha qualcun\u2019altra con la stessa faccia: &#8211; Triglav? Triglav? &#8211; per potermele portare a casa come souvenir. Lei ride e si mette a scorrerle con le dita davanti ai miei occhi. Incredibilmente, nessuna delle molte presenti \u00e8 una moneta slovena e quindi ottengo come risposta solo un: &#8211; <em>Nema Triglav! AH! AH! AH! AH! AH! AH! Nema Triglav!<\/em> &#8211; Ci resto di pietra e mi interrogo se questa negazione cos\u00ec esclamata potesse o no essere un oscuro presagio di disfatta o tragedia. <em>Nema Triglav<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> L&#8217;avvicinamento in auto attraverso la Slovenia mi permette di approfondire con Tuco e Alessandro vari aspetti della questione \u201cconfine orientale\u201d, che ho molta voglia di capire. Loro due insieme possono raccontare Trieste e annessi non solo dall&#8217;interno ma dalle interiora. Tuco inoltre &#8211; come il sottoscritto e Lo.Fi. &#8211; \u00e8 stato lettore di prova di <em>Point Lenana<\/em>, e la mia curiosit\u00e0 sull&#8217;argomento nasce proprio da l\u00ec. Poi si sono aggiunti la lettura (faticosa e non ancora conclusa, a dire la verit\u00e0) di <em>Cime Irredente<\/em> di <strong>Livio Isaak Sirovich<\/strong>, e l&#8217;inchiesta sul MTL apparsa su <em>Giap<\/em> proprio a firma di Tuco. Che la questione fosse estremamente complessa lo avevo gi\u00e0 appurato, ora cerco di capire qualcosa di pi\u00f9 dai racconti dettagliati e illuminanti dei compagni di viaggio. Tuttavia penso che rimanga difficile cogliere tutte le sfumature senza esserci immersi. Penso di aver fissato due punti.<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">Il primo<\/span> \u00e8 che in citt\u00e0 questi discorsi sulle lingue, le etnie, i confini, il passato che non passa mai, sono un nervo scoperto, una fiamma sulla quale viene continuamente aggiunta benzina.<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">Il secondo<\/span> \u00e8 che Trieste \u00e8 multietnica pi\u00f9 di quanto non dimostri, e che praticamente tutti coloro che ho appena conosciuto hanno legami da entrambe le parti del confine, a volte acquisiti o scelti, altre volte di sangue. La frontiera qui \u00e8 incarnata, attraversa i corpi, e solo un equilibrio che a tratti sembra fragile evita che ne vengano lacerati come in passato. Forse non \u00e8 un caso che tra una ci\u00e0cola e l&#8217;altra parliamo di Mostar e di Sarajevo, della multietnicit\u00e0 di prima della guerra jugoslava, della laicit\u00e0 quieta che ne derivava e di come sia andata persa, di come i nazionalismi e le religioni finiscano per nutrirsi degli stessi cadaveri. Due chele della stessa tenaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> <em>\u00abBadlands, you gotta live it every day \/ Let the broken hearts stand \/ For the price you&#8217;ve got to pay \/ We&#8217;ll keep pushin&#8217; till it&#8217;s understood \/ And these badlands start treatin&#8217; us good.\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Tuco tiene banco, incalzato dal Vecio, che gli chiede di raccontare la storia dei nostri luoghi, almeno quella pi\u00f9 recente. Parla lentamente, sembra sempre pesare le parole che dice, su argomenti e storie che conosce benissimo. Bella anche la voglia di conoscere e sapere del Vecio. Immagino che in occasione dell\u2019impresa sul Rocciamelone il ruolo di Tuco l&#8217;avesse lui.<br \/>\nIn autostrada Tuco fa notare una serie di pini distrutti dal freddo questo inverno. Strano fenomeno: a pochi km di distanza non \u00e8 successo nulla. Sono stati giorni davvero brutti per questa parte di Slovenia, alluvioni comprese.<\/p>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/c9DUkZXwyaA\" width=\"500\" height=\"281\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Mentre ci avviciniamo a Lubiana, nuvole fastidiose iniziano a raggrupparsi e qualche cima seria inizia a farsi vedere. I racconti prendono pieghe pi\u00f9 serie. Qualche giorno prima con WM1 e Lo.Fi discutevamo su quali fosser\u00f2 le conflittualit\u00e0 e le contraddizioni che potevano emergere durante la spedizione al Triglav. Se sul Rocciamelone era ovviamente centrale la questione TAV, qui emerge la questione dei nazionalismi e dei confini. Tuco e Alessandro raccontano a Vecio Baeordo di quell&#8217;accozzaglia di qualunquismi che \u00e8 MTL, poi si parla della questione istriana, della strumentalizzazione degli &#8216;esuli&#8217; nella questione nazionale italiana e della <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=16149\">rappresentazione troppo na\u00efve per essere innocente<\/a> di <strong>Simone Cristicchi<\/strong>. In questo modo, Vecio Baeordo conosce un po&#8217; di pi\u00f9 Trieste e le contraddizioni che la attraversano, e cos\u00ec anch&#8217;io, che triestino sono solo da due anni.<br \/>\nSi sale verso nord e Tuco ci racconta di come si vive un&#8217;adolescenza anticlericale e antinazionalista a Gorizia, citt\u00e0 dove un&#8217;insegnante poteva essere cacciata se osava dire che la citt\u00e0 era multiculturale negandone l&#8217;italianit\u00e0 e dove gli studenti che la difendevano venivano convocati dal preside e dal vescovo. I discorsi si allargano, si parla dell&#8217;onda lunga del Vajont e dello sviluppo industriale del nord-est, del movimento No Tav in Val Susa. Pi\u00f9 che discorsi sono di-<em>scorci<\/em>, questioni che scorrono assieme ai paesaggi dai finestrini e che avremo tempo di approfondire dopo, al passo del cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Passiamo Lubiana. Penso che questi compagni di viaggio nulla mi hanno chiesto, e nulla vogliono sapere della mia persona, penso che contrariamente a quanto sono abituato, questo per me sia un rapporto da ricercare e valorizzare. Ci torner\u00f2 dopo (*).<br \/>\nCosteggiamo il lago, bellissimo e molto frequentato, prendiamo la direzione verso Bohinjska Bistrica, in vista del lago di Bohinj, e via verso il luogo prefissato per la partenza, sede anche di un hotel e di un grande centro sportivo.<br \/>\nLo.Fi., il pi\u00f9 esperto e buon conoscitore della zona, ha deciso che faremo una via pi\u00f9 lunga rispetto alle altre ma meno ripida, e conta di raggiungere entro sera il rifugio Dom Planika (2.401.m.)<br \/>\nIn mezzo a tanti praticanti lo <em>ski roll<\/em> &#8211; sembra uno sport davvero diffuso da queste parti &#8211; e a tanti corridori, organizziamo la partenza e il contenuto degli zaini. Sar\u00e0 agosto, sar\u00e0 per il centro sportivo, ma c\u2019\u00e8 una barca di gente, che incontreremo anche durante l\u2019attraversata e lungo i sentieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Sar\u00e0 tutto un dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">In marcia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Finalmente giungiamo sull\u2019altipiano della Pokljuka. <em>Hic sunt ursi<\/em>, ci aveva avvisato Lorenzo. Il sentiero, il cui imbocco fatichiamo un po\u2019 a trovare, si inoltra in un\u2019abetaia imponente. Aggancio il wi-fi dell\u2019albergo di Rudno Polje, inizio a scaricare una mappa ma non c\u2019\u00e8 tempo, o inizio a camminare con gli altri o gioco col cellulare, d\u2019altronde qualcuno sa la strada, altri hanno delle mappe, e la collettivit\u00e0 sopperir\u00e0 alla cartografia individuale. Saliamo prima per tornanti e poi a mezza costa in mezzo agli abeti.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Partenza di ieri. Sembra passata una vita. <a href=\"http:\/\/t.co\/3UYXmxSRuK\">pic.twitter.com\/3UYXmxSRuK<\/a><\/p>\n<p>\u2014 diserzione (@diserzione) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\/status\/501094255994363904\">August 17, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> \u00abNon vedo la stradina che dovremmo imboccare, dovrebbe essere qui a destra.\u00bb<br \/>\n\u00abMa guarda che secondo me \u00e8 a sinistra, fermati, d\u00e0i&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abEcco, siamo qua, non vedo niente\u2026 Ah, l\u00e0 in fondo\u2026 Proviamo.\u00bb<br \/>\n\u00abNo, questa direzione \u00e8 sbagliata, torniamo indietro. Ecco, \u201c<em>gozda cesta<\/em>\u201d, cio\u00e8 strada del bosco, no?&#8230; Sar\u00e0 questa?\u00bb<br \/>\n\u00abChiediamo a qualcuno.\u00bb<br \/>\n\u00abOk, \u00e8 quella\u2026 Le macchine forse \u00e8 meglio lasciarle qua\u2026 Anche se cos\u00ec allunghiamo di 500 mt il percorso\u2026 Meglio non rischiare, per\u00f2, chiss\u00e0 che divieti si celano sotto quel cartello.\u00bb<br \/>\n\u00abTutti pronti? Bene, andiamo!\u00bb<br \/>\nSi parte, e, ovviamente 500 metri pi\u00f9 in su vediamo macchine comodamente parcheggiate ai bordi della <em>cesta<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_18824\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18824\" class=\"size-full wp-image-18824\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Rudno-Polje.jpg\" alt=\"Partenza da Rudno Polje\" width=\"500\" height=\"437\" \/><p id=\"caption-attachment-18824\" class=\"wp-caption-text\">Una volta si chiamava \u00abautoscatto\u00bb.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Trovare il sentiero non \u00e8 semplice perch\u00e9 al parcheggio di Rudno Polje non ci sono ancora segnali. Ci incamminiamo lungo una carrozzabile bianca che ci sembra pi\u00f9 o meno quella giusta e dopo un ventina di minuti troviamo finalmente un cartello.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Studorski Preval 1h30<\/strong><br \/>\n<strong> Vodnikov Dom <\/strong><strong>3h<br \/>\nTriglav 6h<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco meno dei tempi che aveva previsto Lo.Fi. Io non ho le bacchette ma per fortuna WM1 mi offre il prezioso bastone che sua figlia Matilde ha raccolto giorni prima in Val Rosandra (\u00abdall&#8217;impugnatura ergonomica\u00bb mi fa notare lui). Effettivamente sar\u00e0 un ottimo sostegno per tutta la salita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> WM1 attacca quasi subito con il suo passo oratorio, ma per il momento non riesco molto a godermelo e inizialmente mi capita di stare pi\u00f9 avanti. Sc\u00e0lpito. \u00c8 un peccato, il passo oratorio di Roberto \u00e8 un modo bellissimo di andare in montagna (almeno per me) ma ne avr\u00f2 esperienza pi\u00f9 avanti nella giornata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Erika scalpita: ma perch\u00e8 parlano tanto? Non sarebbe meglio risparmiare il fiato? Non \u00e8 ancora avvezza all&#8217;alpinismo&#8230; Dober dan&#8230; molotov dove parlare, raccontare \u00e8 importante quanto l&#8217;andare. Se si va troppo veloci la lingua inciampa sulla gambe, occorre rallentare per coordinarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> \u00c8 gi\u00e0 mezzogiorno e siamo in ritardo rispetto a qualunque tabella di marcia. Il primo tratto non \u00e8 particolarmente faticoso. Si cammina in mezzo agli alberi, si chiacchiera, ci si divide in gruppi estemporanei&#8230; Dober dan&#8230; a seconda dell&#8217;andamento della conversazione, ci si aspetta a vicenda. La prima sosta vera e propria la facciamo in una valletta a forma di ovale che sembra un salotto. Da l\u00ec partono i vari sentieri che si arrampicano su pei monti. Noi prendiamo quello che porta al Vodnikov dom, il rifugio intermedio, a quota 1800. Il sentiero si fa pi\u00f9 ripido e il gruppo si sfilaccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> Il mio pensiero non va al presente ma al ritorno del giorno dopo quando so che i miei piedi urleranno contro la punta delle pedule e sar\u00f2 tentata dal finire la gita scalza! Siamo in 8, mi chiedo cosa c&#8217;entri io in questa vignetta: femmina e non \u201cletterata\u201d, non Giapster e nemmeno Twitteraddicted! Come sono finita tra le file dell\u2019Alpinismo Molotov vi chiederete voi? Mi ha coinvolta quello de \u201c<em>il<\/em> zaino\u201d\u2026 <em>LO<\/em> ZAINO!.. al secolo Lo.Fi. Ma poco importa, stavano diventando troppe le volte in cui dalle cime di altre Giulie si stagliava all\u2019orizzonte la caratteristica piramide del Triglav. In un modo o nell\u2019altro andava fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Avanziamo in fila indiana, ancora non incontriamo tanti alpinisti, ma iniziamo una lunga serie di <em>dober dan<\/em>, al momento del loro avvicinamento, che ci vedr\u00e0 protagonisti in tal senso sino alla fine della giornata. Ad un certo punto entra nel discorso pure <strong>Hermann Hesse<\/strong>, cos\u00ec, forse lo abbiamo incontrato e nemmeno ci ha detto <em>dober dan<\/em>, dalle retrovie sento dire che a un certo punto nelle librerie delle stazioni il posto di <em>Siddartha<\/em> lo hanno preso i libri di Coelho, e ancor prima spopolava <em>Il gabbiano Jonathan Livingstone.<\/em>.. Rido, vedo che ridono anche gli altri, basta lanciare un segnale e WM1 parte con qualsiasi tipo di spiegazione e di riferimento. Certo, non pensavo si arrivasse al gabbiano, almeno non qui a oltre mille metri. Tanto per dire Alpinismo Molotov cosa pu\u00f2 produrre&#8230; Piove ogni tanto, ma tutto sommato sta andando abbastanza bene. Proseguo tra le avanguardie, dietro il Vecio e WM1 chiudono la fila, manca poco alla forcella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Dopo oltre due ore di saliscendi nel bosco con squarci che si aprivano ogni tanto sull&#8217;altopiano di Pokljuka ed evitata la tentazione di deviare verso una malga dove <em>vendevano<\/em> formaggi freschi, troviamo finalmente un cartello che ci mette davanti al nostro vero ritmo di cammino. \u00abStudorski Preval 1h\u00bb. Senza accorgercene avevamo adeguato il passo al chiacchierare costante e avevamo impiegato un ora e mezzo pi\u00f9 del previsto. Ci guardiamo, guardiamo verso le cime che ancora si nascondono tra le nuvole, e capiamo che sar\u00e0 una lunga giornata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Piccolo ristoro e si parte in direzione del primo rifugio, che crediamo sempre sia dietro un angolo. La traversata invece, con panorami spettacolari sulle Alpi Giulie, non \u00e8 faticosa ma lunga e colma di saliscendi che spezzano il ritmo e le gambe. In alcuni momenti, e questo si ripeter\u00e0 domani al ritorno, sembra di essere pi\u00f9 spiaggia che vetta, mentre non si contano pi\u00f9 i &#8216;dan, pochi invece gli <em>hello<\/em>, i <em>gruss gott<\/em>, i <em>ciao<\/em>, e zero <em>mandi<\/em>. Ogni tanto qualche raggio di sole illumina il biancore delle rocce, per gli amanti del genere. Questo \u00e8 un vero regno del calcare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> <em>Niente di che<\/em>, avevo detto, ma i chilometri si sentono e soprattutto i saliscendi solleticano le articolazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> E niente&#8230; &#8216;Sto ginocchio ha qualcosa che non va. Mi sa che devo farlo vedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Roberto comincia a sentire i primi dolori al ginocchio, e quando raggiungiamo lo Studorski preval, a quota 1890, ci rendiamo tutti conto che saranno cazzi. La vista si fa di colpo maestosa, ma da l\u00ec al rifugio bisogna scendere di quasi 100 metri. E in discesa i dolori al ginocchio di Roberto si fanno pi\u00f9 forti. Dal passo al rifugio il tratto \u00e8 lunghissimo, tutto a mezza costa, in un continuo saliscendi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Ritorno alle sensazioni corporee che provo ora seduto alla mia scrivania a casa, 24 ore dopo la conclusione del viaggio. Cosa mi ha lasciato questa montagna? Lividi: ho un&#8217;escoriazione sotto il gomito sinistro e un&#8217;altra pi\u00f9 dolorosa sulla tibia destra. Sono i ricordi carnali del mio coreografico capitombolo poco dopo la sella Studorski Preval. Ricordo bene la sequenza: io che come un bambino di cinque anni giocherello a fare l&#8217;equilibrista su un tronco di sostegno del sentiero, ma il clima \u00e8 umido, piovigginoso, ogni cosa \u00e8 ricoperta di fango e limo, compreso il mio tronco. Scivolo. Poco male, penso: assesto il piede sul ciglio del sentiero e riprender\u00f2 equilibrio, ma il ciglio \u00e8 una zolla di erba e terra che cede come pasta frolla sotto la mia pedula; volo verso valle a testa in gi\u00f9. Nessuna foto pu\u00f2 aver immortalato il fatto anche se altri 3-4 componenti della spedizione ne sono stati testimoni attoniti. Certo, avrei potuto rimanere l\u00ec, gambe all&#8217;aria e sorriso ebete fra i mughi nei quali ero finito, a farmi scattare una bella istantanea. Ma varie motivazioni mi hanno fatto invece riguadagnare lesto la mia posizione sul sentiero:<br \/>\n1) gi\u00e0 mentre cadevo mi domandavo: che cazzo c&#8217;\u00e8 sotto? Il versante \u00e8 ripido? Quanto?<br \/>\n2) Il volo \u00e8 stato un tuffo a testa di un paio di metri, ma sotto non c&#8217;\u00e8 l&#8217;acqua, meglio rassicurare i compagni sulle mie condizioni, specie Erika;<br \/>\n3) Vergogna, tremenda vergogna: sono il capogita e finisco gi\u00f9 come un pero dopo due ore di camminata?<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Per <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\">@diserzione<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/3illhook\">@3illhook<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\">@MisterLoFi<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\">@Wu_Ming_Foundt<\/a> 1 in marcia sul <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Triglav?src=hash\">#Triglav<\/a> -&gt; Sempre in bilico: <a href=\"http:\/\/t.co\/AGxBXzrXkP\">http:\/\/t.co\/AGxBXzrXkP<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a><\/p>\n<p>\u2014 yamunin (@yamunin) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/yamunin\/status\/500732049884729345\">August 16, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika. <\/strong>In cielo varie gradazioni di grigio, l\u2019aria umida, qualche goccia di pioggia che, per fortuna, termina presto: giusto il fastidio di tirar fuori e rimettere via dopo pochi minuti i poncho\/giacche\/copri zaino vari. Si sta attenti nel procedere, il terreno \u00e8 molto scivoloso, infatti\u2026 \u00abAttento, Lorenzo! Tutto bene?!\u00bb \u00abS\u00ec, s\u00ec! Tranquilli!\u00bb <em>badabam-badabam-badabam<\/em> \u00abAndate pure avanti!\u00bb <em>badabam-badabam-badabam<\/em> \u00abVi raggiungo subitooooo!\u00bb Bel capitombolo tra i mughi che purtroppo mi sono persa, coreografico mi hanno detto. Poco dopo per\u00f2 Diserzione rischia davvero molto scivolando in una parte di sentiero pi\u00f9 ripida. I riflessi di Riccardo lo salvano dal peggio. Non solo gocce d\u2019acqua scendono dalla sua fronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Riprendo fiato, uno sguardo gi\u00f9 sullo strapiombo che mi sono evitato, ringrazio Riccardo e penso ancora a quanto sono un cretino, certe volte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Quello che noto, prima di arrivare al primo rifugio, \u00e8 che molti affrontano la traversata quasi di corsa, o comunque a passo spedito, e mi chiedo se davvero abbiano fretta di arrivare o intendano la montagna in questo modo. Ad un certo punto penso che magari stanno scappando, anche se non so da chi o da che cosa, almeno avessero un motivo valido, penso. Perch\u00e9 se uno scappa, deve avere una buona ragione per essere seguito, altrimenti che scappa a fare?<br \/>\nBoh, so che noi procediamo lenti ma inesorabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Ed ecco un mona. Turisti americani che ci sfrecciano accanto quasi di corsa in jeans e scarpe da ginnastica. Suggerisco un pezzo di <strong>Bo Diddley<\/strong> nella versione dei <strong>Quicksilver Messenger Service<\/strong> per commentare la scena e Wu Ming 1 parte subito con uno yodel atipico: &#8211; <em>Heeeeeey \/ Mooooooona!<\/em><\/p>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube-nocookie.com\/embed\/D79ujliNh4Q\" width=\"500\" height=\"375\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> <em>Un monte de importansa se conossi dal codasso de mone che ghe sali sora.<\/em><br \/>\nMa siamo nel campo-giochi di Julius Kugy: proprio fra queste rupi egli spese la sua vita a rincorrere la fantomatica Scabiosa Trenta. I monti tra i quali si snoda il nostro viaggio a piedi sono quelli descritti nella sibillina descrizione latina dell&#8217;Hacquet che Julius si scervell\u00f2 per anni di decifrare: ecco il \u00abMischelem Verch\u00bb (Mi\u0161elj vrh &#8211; 2350m) con la sua sagoma massiccia che incombe sul Vodnikov Dom, ed ecco il \u00abTraschim Verch\u00bb (Dra\u0161ki vrh &#8211; 2243m) che con la vasta muraglia della sua parete nord sigilla l&#8217;interminabile e selvaggia val Krma, ed ecco la Scabiosa&#8230; ma no, \u00e8 solo una comunissima scabiosa alpina.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>*non si cerchi nel monte un&#8217;impalcatura da rampicate, si cerchi la sua anima.* Julius Kugy <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/alpinismomolotov?src=hash\">#alpinismomolotov<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/QzWJgIvA6s\">pic.twitter.com\/QzWJgIvA6s<\/a><\/p>\n<p>\u2014 marco garbaccio (@marcobabouche) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/marcobabouche\/status\/500543366908895232\">August 16, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Scabiosa Trenta (&#8230;in salsa Molotov) <a href=\"http:\/\/t.co\/DS20m82pcg\">http:\/\/t.co\/DS20m82pcg<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/PointLenana?src=hash\">#PointLenana<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/501652252118233088\">August 19, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Quando arriviamo al Vodnikov dom sono gi\u00e0 le cinque, e mancano ancora 600 metri di dislivello per raggiungere il Dom Planika, il rifugio a quota 2400 dove abbiamo prenotato le cucce per la notte. Il Planika \u00e8 in bella vista sopra di noi e sembra irraggiungibile.<\/p>\n<div id=\"attachment_18834\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18834\" class=\"size-full wp-image-18834\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/vodnikovdom.jpg\" alt=\"Il rifugio Vodnikov Dom. Foto di Diserzione.\" width=\"500\" height=\"375\" \/><p id=\"caption-attachment-18834\" class=\"wp-caption-text\">Il rifugio Vodnikov Dom. Foto di Diserzione.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Arriviamo al primo rifugio, non \u00e8 la nostra meta, ed \u00e8 gi\u00e0 pomeriggio inoltrato. Ci nutriamo e dissetiamo velocemente. A Roberto viene in mente di farmi una foto col passamontagna come quella del Rocciamelone, e mi ficcano pure un enorme cotello in mano. Il mio commento \u00abPerch\u00e9 la parte del demente spetta sempre a me?\u00bb ne diventa subito la didascalia su twitter, dove sono giustamente deriso da molti. Al di l\u00e0 della scenetta comica, penso che ho realmente gi\u00e0 dato prova di stupidit\u00e0 e pericolosa scarsit\u00e0 di attenzione, e purtroppo lo far\u00f2 ancora.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>&#8220;Perch\u00e9 il ruolo del demente spetta sempre a me?&#8221; <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\">@diserzione<\/a> verso il <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Triglav?src=hash\">#Triglav<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/I2HjGym6M3\">pic.twitter.com\/I2HjGym6M3<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/500664290177982464\">August 16, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> La pausa al rifugio \u00e8 breve. La decisione \u00e8 unanime: si sale fino alla meta prestabilita. Ma prima telefoniamo per avvisare del nostro leggero ritardo, sia mai che ci lascino senza cena. Al Vodnikov Dom firmiamo il registo presenze: Alpinismo Molotov, provenienti da Giap, diretti sul Triglav. Il Dom Planika inizia a vedersi, subito dopo il rifugio che ci lasciamo alle spalle, arroccato mezzo chilometro di dislivello sopra le nostre teste. Dopo dieci minuti in cui sembra guardarci beffandosi di noi, sentenzio deciso rivolto a Lo.Fi che i rifugi messi cos\u00ec in vista sono un crimine contro l&#8217;umanit\u00e0. Non so se l&#8217;ho convinto, ma mi asseconda nel proporre una petizione per farli vietare.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p><a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\">@Wu_Ming_Foundt<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\">@MisterLoFi<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\">@diserzione<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/IFSczwKvBl\">pic.twitter.com\/IFSczwKvBl<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Riccardo Trulla (@rikutrulla) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/rikutrulla\/status\/501099776054939650\">August 17, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Il sentiero si fa sempre pi\u00f9 faticoso, i passaggi attrezzati e la pendenza aumentano. Il Dom Planika, nostra meta per la giornata, appare e scompare dietro le nuvole, ancora fin lass\u00f9, sotto la cima, ed \u00e8 lass\u00f9 che dobbiamo arrivare, lass\u00f9 \u00e8 dove dormiremo e mangeremo. Inizialmente mi ritrovo di nuovo a seguire i pi\u00f9 veloci, e sono con Lorenzo, Erika e Riccardo quando c\u2019\u00e8 da salire su una bellissima scala scolpita nella pietra, che mi fa venire in mente quella di Cirith Ungol, di cui per\u00f2 sul momento mi sfuggiva il nome. Ma poi, dopo un\u2019attesa, attratto anche dai discorsi di Natale e Roberto, mi adeguo al passo oratorio, rallentato ulteriormente purtroppo dal riemergere del problema al ginocchio di Roberto. Nel frattempo si parla di cinema: da quello di <strong>Sergio Leone<\/strong> si passa a<strong> Sam Peckinpah<\/strong>, amatissimo da Roberto, e poi a quello di montagna, che conosco poco. Roberto e il Vecio coi loro discorsi compongono una filmografia di montagna, e nei giorni successivi inizier\u00f2 la visione di qualcuno di essi: <em>North Face<\/em>, <em>Cinque giorni un\u2019estate<\/em> (film preferito del comandante Cienfuegos), <em>Gasherbrum<\/em>, <em>La morte sospesa<\/em> (l\u2019unico che in realt\u00e0 avevo gi\u00e0 visto, di cui per\u00f2 non mi ricordavo affatto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Dal Vodnikov saliamo al Konjsko sedlo, a 2000 metri. Sono le sei, e per l&#8217;ultima volta ci fermiamo tutti insieme. Riccardo parte come un treno, seguito a ruota da Lorenzo e Erika. Io e Alessandro siamo un po&#8217; staccati e per un bel tratto camminiamo insieme. Diserzione e il Vecio restano indietro con Roberto, che intanto si \u00e8 messo a bestemmiare in lingue sconosciute. Lo sentiamo dall&#8217;alto. Alessandro deve fermarsi spesso per riprendere fiato. Io invece se mi fermo mi taglio le gambe, cos\u00ec decido di andare avanti da solo col mio passo, cercando di mantenere l&#8217;encefalogramma piatto per non sprecare le energie. Il sentiero \u00e8 ripido ma non pericoloso, e dall&#8217;alto si vede tutto. Se qualcuno si dovesse trovare in difficolt\u00e0 seria, uno di noi quattro che siamo in alto lo potrebbe raggiungere in fretta. Per fortuna stanno tutti decentemente, ma ormai \u00e8 evidente che il gruppetto di Roberto arriver\u00e0 al Planika col buio. Le montagne sono bellissime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Triglav, tre teste. Diverso da Tricorno, traduzione italiana sbagliata come per altri toponimi sloveni (Monte Nero per il Krn, per esempio). Questo mi spiega Lorenzo, e mi insegna anche \u00ab<em>trda glava\u00bb<\/em>, testa dura. Come dire Roberto. Lui, che il Comandante ha portato sul Kenya perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;ultimo che verrebbe in mente a chiunque; lui, che un mese fa ha portato se stesso sul Rocciamelone e riportato dolorosamente a valle perch\u00e9 solo qualche anno prima era l&#8217;ultima cosa che avrebbe pensato di fare; lui \u00e8 ancora qui che arranca verso il rifugio con il legamento del ginocchio che ricomincia a rognare come il mese scorso, perch\u00e9 questa \u00e8 l&#8217;ultima cosa che qualunque medico gli avrebbe prescritto. Ostinazione purissima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> I cinque pi\u00f9 veloci come da accordi non ci aspetteranno ma andranno dritti al rifugio, anche per avvisare che tarderemo un po\u2019. Si continua col passo oratorio-dolorante. \u00abSiamo gli ultimi sulla montagna\u00bb fa notare Roberto appena intrapresi i tornanti. Il colore del cielo \u00e8 il pi\u00f9 bello, il silenzio \u00e8 inimmaginabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> No &#8220;dober dans&#8221; anymore.<\/p>\n<div style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/panoramica_diserzione.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/panoramica_diserzione_thumb.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"90\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\">Foto panoramica di Diserzione. Clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> Ultima rampa, si sale di quota, l\u2019altimetraddicted Lo.Fi. mi scandisce il tempo comunicandomi ogni 5 minuti quanti metri mancano -grazie ancora-. Ci si alza e con noi anche i nuvoloni che ci permettono cos\u00ec di scrutare un po\u2019 di panorama. Finalmente!<br \/>\n\u00c8 strano quello che succede in montagna: pi\u00f9 vai su e pi\u00f9 ti stanchi, ovviamente, i passi si fanno pi\u00f9 lenti e il fiato un po\u2019 pi\u00f9 corto, ma, se si presta un po\u2019 d\u2019attenzione, il tutto \u00e8 direttamente proporzionale alla sensazione di leggerezza che invade mente e cuore. Negativit\u00e0 e preoccupazioni man mano lasciano spazio ai sorrisi che spontanei sorgono dentro di te. La visuale cambia in continuazione, basta salire di qualche metro e scopri un angolino nuovo, uno spigolo pi\u00f9 alto, una parete pi\u00f9 affascinante \u2026l\u2019orizzonte si allarga e la voglia di sapere cosa ti aspetta su cresce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Anche stavolta io e WM1 siamo insieme in coda al gruppo, molto distaccati, con noi anche Diserzione che fa la spola tra il nostro avanzare che sembra un retrocedere e i tornanti pi\u00f9 in alto, per capire se il rifugio finalmente si vede (eppure da sotto sembrava l\u00ec sul ciglio della salita, ma sembrare l\u00ec \u00e8 la cosa che i rifugi di montagna ovunque sanno fare meglio) o se ce lo stanno spostando sotto il culo come nelle candid camera degli anni &#8217;70 di <strong>Nanni Loy<\/strong>, nelle quali si lasciava una banconota sul marciapiede legata a un filo sottilissimo che veniva tirato di nascosto quando i passanti ignari si chinavano per prenderla. Comincio a temere per Roberto la crisi che verr\u00e0, la discesa eterna che dovr\u00e0 sopportare un&#8217;altra volta, e qui il chilometraggio \u00e8 quasi doppio. E poi sta venendo sera, siamo gli ultimi sulla montagna, le nuvole mobili giocano con l&#8217;ultimo chiarore, svestono e rivestono i crinali, aprono e chiudono quinte e sipari. Roberto si stupisce della quiete profondissima e dello scenario di monti a perdita d&#8217;occhio. Parliamo della spinta estetica che forse \u00e8 la pi\u00f9 forte tra le motivazioni con le quali la montagna attrae i dilettanti come i grandi alpinisti. Quello che si vede, si sente, si prova qui, non \u00e8 dato altrove. Faccio qualche foto per sciogliere la tensione, so gi\u00e0 che non riuscir\u00f2 a catturare la bellezza del momento.<\/p>\n<div style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/robertonatale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/robertonatale_thumb.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"135\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\">Vecio Baeordo e Wu Ming 1. Foto panoramica di Diserzione, clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Tutto intorno c\u2019\u00e8 \u201cun mondo di pareti\u201d, come scrisse Kugy. Sotto di noi notiamo che, nel punto in cui eravamo poco fa, parecchi hanno composto delle scritte con dei massi bianchi, ora visibili dall\u2019alto. Ci ripromettiamo di scrivere qualcosa al ritorno, un\u2019altra cosa che non faremo, come gi\u00e0 diverse volte \u00e8 capitato: la montagna non sa dei nostri buoni propositi. Natale indica il panorama come spiegazione visuale della sua passione estetica per la montagna, ed \u00e8 impossibile dargli torto.<br \/>\nPer me la cosa pi\u00f9 bella \u00e8 l\u2019esperienza immediata della vastit\u00e0 del mondo, che non capita di frequente nella nostra vita quotidiana. Qui, nei tornanti sotto il Dom Planika, \u00e8 di un\u2019imponenza devastante, ben di pi\u00f9 di quanto sono riuscito a riportare nelle misere foto del cellulare, ben di pi\u00f9 di quanto mi attendessi da monti che mi dicevo \u201cnon cos\u00ec alti\u201d. Quello che conta non \u00e8 l\u2019altimetria ma sono le valli profondissime, e soprattutto la complessit\u00e0 di queste alpi. La sensazione di grandezza \u00e8 funzione del numero degli oggetti che popolano lo spazio e qui i dettagli sono infiniti. &#8211; \u00c8 la roccia che \u00e8 cos\u00ec, \u00e8 il calcare che fa il paesaggio. &#8211; spiega Natale. \u00c8 tardi, siamo parecchio stanchi, piove a tratti, si sta rabbuiando, dobbiamo camminare ancora e quando pensiamo di essere arrivati, in realt\u00e0 ancora dobbiamo camminare, sforzarci per soddisfare bisogni primari (mangiare, dormire), e faccio la spola su e gi\u00f9 per capire quanto manca, dove passare, e tornare a riferire, mi fermo ad aspettare, ho freddo&#8230; Eppure mi sento pienamente libero e mi sembra che non ci sia niente di pi\u00f9 bello da fare al mondo che essere l\u00ec dove sono. Roberto si mette a cantare come gi\u00e0 sul Rocciamelone nei momenti pi\u00f9 difficili. A Battiato questa volta si aggiungono addirittura gli Area, non senza una buona dose di comicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Scendendo dal Roccia, quando al culmine della fatica avrebbe potuto lasciarsi vincere dalla disperazione, raccontano che invece Roberto si \u00e8 messo a cantare Battiato. Io non c&#8217;ero, era l&#8217;ultimo tratto ed ero sceso a prendere l&#8217;auto. Ora intona <em>Voglio vederti danzare<\/em>, una delle mie preferite di un autore che peraltro non ho mai amato troppo. Dovremmo preoccuparci, potrebbe essere un brutto segno, ed \u00e8 quasi buio. Lui invece la canta da cima a fondo imitando anche il timbro di Battiato, e noi ridiamo: funziona, accidenti! Ma il bello deve venire, e siamo solo in due a poterlo raccontare contro sette miliardi che non ci crederanno mai.<br \/>\n&#8211; Adesso faccio gli Area, <em>Hommage \u00e0 Violette Nozi\u00e8res<\/em>.<br \/>\nNo, dai, \u00e8 fuori dalla portata di chiunque, non pu\u00f2 farcela. Invece parte, la canzone \u00e8 giustamente quella citata nell&#8217;<em>Armata dei Sonnambuli<\/em>, il timbro \u00e8 una caricatura di <strong>Demetrio Stratos<\/strong> ma nemmeno troppo distante, e soprattutto quando arriva ai vocalizzi tipici di Stratos, LI FA. In qualche modo, ma implacabile li fa. Siamo piegati in due dalle risate. Arriva gi\u00f9 Lorenzo con la pila frontale, dal rifugio ormai vicino, a caricarsi lo zaino di Roberto, in tempo per essere testimone di <em>Impressioni di Settembre<\/em> con tanto di imitazione del Moog sul ritornello. Due tornanti, un decennio di rock italiano. Sar\u00e0 questo l&#8217;Alpinismo Molotov?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/cYRZr8WrRdk\" width=\"500\" height=\"375\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Chi suona al Dom Planika? Una tribute band dei Rancid<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Le nuvole si aprono per qualche minuto, e riesco a godermi anche uno sprazzo di tramonto. Raggiungo il rifugio verso le otto, e sono sfatto. Mi viene incontro Riccardo, fresco come una rosa:<br \/>\n-Tutto ok?<br \/>\n-S\u00ec, a posto.<br \/>\nA posto staminchia, sono in condizioni pietose. La prima cosa che faccio, appena messo gi\u00f9 lo zaino, \u00e8 accendermi una sigaretta (fanculo i puristi). La seconda \u00e8 andare a pisciare. I cessi fanno veramente schifo, sono tre baracche di legno puzzolenti in bilico sulla scarpata. Bon, ma pisciare si deve, e non \u00e8 il caso di fare gli schizzinosi. La terza cosa \u00e8 spedire un paio di sms per avvertire a casa che sono arrivato al rifugio. Mi cavo gli scarponi, mi infilo le braghe della tuta e la giacca a vento (la temperatura \u00e8 vicina allo zero), e ai piedi mi metto i miei orridi Birkenstock (calzature che rientrano a pieno titolo nella categoria CCGNAF \u2013 <em>Cose Che Gridano No Alla Figa<\/em>. Ma non sono venuto quass\u00f9 per la figa. Mentre faccio queste cose e mi perdo in queste considerazioni di alto profilo, mi domando se sono io strambo, o se quelli che parlano dell&#8217;andare in montagna come di una specie di via all&#8217;ascesi e alla purezza in realt\u00e0 non la stiano contando su ai gonzi.<\/p>\n<div id=\"attachment_18830\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18830\" class=\"size-full wp-image-18830\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/domplanika.jpg\" alt=\"Il Rifugio Dom Planika. \" width=\"500\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-18830\" class=\"wp-caption-text\">Il Rifugio Dom Planika. Foto di RikuTrulla.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Arrivo al Dom Planika per primo verso le 19.45. Il panorama \u00e8 coperto dalle nuvole. Appoggio a terra zaino e bastone e guardo in gi\u00f9 verso il sentiero. Non si vede ancora nessuno. Un uomo di sessant&#8217;anni mi si avvicina e mi attacca bottone. Si chiama Ferdinand, \u00e8 di Lubiana, e negli ultimi 40 anni, da &#8216;vero&#8217; sloveno \u00e8 salito almeno trenta volte sul Triglav. Mi promette per il giorno dopo un panorama fantastico, il campanile di Aquileia e, se il cielo sar\u00e0 terso, Venezia. Chicchierando fa un passo indietro e non si accorge delle mie cose. Sento un &#8216;crack&#8217; netto e vedo a terra il bastone di Matilde spezzato. Forse \u00e8 proprio in quel momento che il ginocchio di WM1, un paio di centinaia di metri sotto il rifugio, getta veramente la spugna. Poco dopo arrivano Lo.Fi ed Erika, entriamo per registrarci al rifugio dove tutti hanno gi\u00e0 finito di mangiare e dove qualcuno gi\u00e0 dorme nei cameroni.<br \/>\nTuco e Diserzione ci raggiungono che gi\u00e0 sta facendo buio e qualche goccia di pioggia d\u00e0 una direzione pi\u00f9 precisa all&#8217;umidit\u00e0 dell&#8217;aria che sta infradiciando ogni cosa. Lo.Fi, una frontale in testa e una in tasca decide di scendere per aiutare gli ultimi. Quando arrivano al rifugio, sono quasi le otto e mezza e la partenza sembra una vita fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Appena mi riprendo un po&#8217;, Riccardo mi accompagna alla camerata dove dovremo dormire. Butto a terra lo zaino e scendo di nuovo con Riccardo al bar. Con Erika e Lorenzo ci beviamo una radler mentre aspettiamo gli altri. Torniamo fuori. Ormai \u00e8 quasi buio. Arriva Alessandro, ed \u00e8 anche pi\u00f9 sfatto di me. Qualcuno lo accompagna dentro, mentre io e qualcun altro dall&#8217;alto guardiamo Roberto, Natale e Diserzione che salgono su, un passetto alla volta. Si vede che Roberto non sta bene. Quando arrivano \u00e8 gi\u00e0 buio da un pezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Sono le 20.30, fatica boia, negli ultimi metri Riccardo mi viene incontro, mi aiuta, mentre Lo.Fi. riscende a cercare gli ultimi compagni, guidato dalle voci. \u00c8 quasi buio.<br \/>\nAccompagnato dal generoso Riccardo, vedo quali letti ci sono stati riservati per trascorrere la notte. Sono abbastanza stanco, me li indica pi\u00f9 volte, e penso, ci metto un attimo, che l\u00ec non potr\u00f2 mai dormire.<br \/>\nSecondo piano, scale ripide, saloni pieni, letti a castello. Dovesse succedere qualcosa, penso, qui sarebbe un casino (prima deformazione professionale). Ho dormito pi\u00f9 volte in rifugio, ma non a queste condizioni. La maggior parte dei letti sono gi\u00e0 occupati, e tanti gi\u00e0 dormono. Come facciano, non so.<br \/>\nMi sistemo in qualche modo, poi, per mia fortuna, intravedo delle camere pi\u00f9 piccole. Chiedo se si pu\u00f2 dormire in una di quelle, Riccardo e Tuco mi aiutano nella traduzione, e ho la sensazione, poi divenuta coralmente certezza di tutti, che la cortesia e il senso dell\u2019ospitalit\u00e0 non abbiano mai trovato posto, qui dentro. Potrebbero far meglio, e ci vorrebbe davvero poco (seconda, e ultima deformazione professionale).<br \/>\nDopo non poche insistenze, mi concedono la grazia di un letto in una camera, con sovrapprezzo clamoroso (5 euro) e questo si riveler\u00e0 una salvezza a tutti gli effetti.<br \/>\nIl gruppo \u00e8 stanco, ma ben convinto delle proprie potenzialit\u00e0 per la mattina seguente, e io ne sono altrettanto convinto. La notte mi far\u00e0 cambiare idea.<br \/>\nStiamo per consumare una parca cena, sono le 21.30, il rifugio \u00e8 strapieno, ma dopo due <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Radenska\">Radenska<\/a>, e nessuna <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/La%C5%A1ko_Brewery\">Zlatorog<\/a>, decido di andare a dormire, senza mangiare. Saluto tutti e arrivederci a breve. Appuntamento alle sei. Mi spiace abbandonare il gruppo, e le considerazioni di fine giornata, ma davvero ho bisogno di riposare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> La cena non \u00e8 male: luganiga di Kranj con la polenta. E acqua a volont\u00e0. Ho bisogno di acqua, ne ho un bisogno tremendo. Credo di essermi fatto fuori da solo una bottiglia da un litro e mezzo. Mi berrei anche i muri, se fossero liquidi. Dopo cena usciamo un momento, e il porcoddio ci sta tutto, perch\u00e8 si \u00e8 messo a nevicare o qualcosa del genere. Viene gi\u00f9 una pioggerellina ghiacciata, vuol dire che domani bisogner\u00e0 stare attenti a non scivolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> \u201cUn albergazzo\u201d aveva preannunciato Lo.Fi nei giorni precedenti e in effetti il rifugio \u00e8 abbastanza grande &#8211; oltre il centinaio di posti. Ma pensando a certe strutture sulle Dolomiti, dove si arriva in funivia e si possono ordinare <em>\u00e0 la carte<\/em> piatti da ristorante circondati da pensionati di pianura in gita estiva, questa struttura a 2.400 metri con l&#8217;esterno completamente in scandole di legno e una d\u00e9pendance nascosta sul retro, ha comunque il suo fascino. Se ne discute per un po&#8217; \u2013 ma &#8216;albergazzo&#8217; \u00e8 un termine tecnico cadorino?, mi chiedono dal Piemonte \u2013 finche jota, salsicce e frittate occupano pi\u00f9 proficuamente le nostre bocche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Ecco la parola giusta: <em>ranzidi<\/em>. Questi del Dom Planika sono <em>ranzidi<\/em>. Che in triestino, letteralmente, \u00e8 &#8220;rancido&#8221;, ma in senso figurato indica una persona maleducata e respingente.<br \/>\nUn albergatore poco ospitale: <em>ranzido<\/em>.<br \/>\nUn ristoratore sciatto e scostante: <em>ranzido<\/em>.<br \/>\nUn bottegaio spiccio e screanzato: <em>ranzido<\/em>.<br \/>\nUn gestore del Dom Planika: <em>ranzido<\/em>.<br \/>\nA Bologna gente come questa la chiamiamo &#8220;sgodevole&#8221; (<em>sgud\u00e0vvel<\/em>). Non sorridono mai, nemmeno l&#8217;ombra di un sorriso di circostanza, niente. Nemmeno ti guardano in faccia. Non salutano, non ringraziano, non rispondono ai ringraziamenti. Tanto, che gliene frega? Simpatici o antipatici che siano, il segreto \u00e8 la location. Se uno vuole salire sul Triglav da questo versante, di qua ci deve passare, per amore o per forza. Pi\u00f9 per forza. Forse nemmeno una sfilza di ottocento rece negative su tripadv\u00e0isor potrebbe nulla contro questo dominio. Qui da noi ci passi comunque, e quindi che cazzo vuoi? <em>Poskusite v Furlaniji. La provi in Friul<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Entro nella camera. Sei posti letto. Quattro singoli e uno a castello. Non c\u2019\u00e8 nessuno, a parte in quello a castello, piano basso. Non so chi sia. Uomo, donna? Non ha importanza. Faccio piano, per non disturbare, ma le Radenska per la notte mi cadono a terra, e non so se aprirle o meno. Sono ultra frizzanti, e se bagno il\/la sconosciuta? E se la\/lo sveglio? Merda, mi tengo la sete. Ad un certo punto si alza, penso per pisciare, ma nel buio non capisco chi sia. Torna nel letto, il dubbio rimane.<br \/>\nDopo un\u2019 ora tocca a me. Luce non c\u2019\u00e8, dopo una certa ora la chiudono. Incerto, mentre fuori nevica e tira vento, raggiungo la porta dove prima sono entrato, c\u2019\u00e8 una piccola terrazza.<br \/>\nChe faccio? Dov\u2019\u00e8 il WC? Sono in mutande, nel dubbio\u2026 Chiedo scusa, spero di non aver preso nessuno, ecco.<br \/>\nTorno a letto, riesco a dormire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Anche in rifugio come in vetta ad insidiarci \u00e8 il sovraffollamento, in questo caso sotto forma di una selva di respiri pesanti, talvolta ragli. Alcuni astanti sono visibilmente ubriachi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> La camerata \u2013 una trentina di posti in letti a castello &#8211; \u00e8 un reparto specializzato in roncopatia cronica, una polifonia di ragli in cui \u00e8 difficile prendere il ritmo, ma qualcuno di noi, nondimeno, ci prova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> A nanna. Non \u00e8 che si dorma benissimo stipati in trenta in una camerata, ma ho dormito in posti peggiori. Ricordo una notte d&#8217;inverno in cuccetta sul Monaco-Trieste, senza riscaldamento, e col tizio di fronte a me \u2013 un gelataio italiano di Berlino &#8211; che diceva di sentire le voci e di essere guidato da forze <em>acculte<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> La notte passa, e una notte in una camerata da 30 persone dove per di pi\u00f9 durante la serata qualcuno ha alzato un po\u2019 troppo il gomito\u2026 non \u00e8 una gran notte, ma per qualcuno \u00e8 proprio un inferno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Dopo aver avvertito Lorenzo ed Erika, vicini di letto, che purtroppo russer\u00f2, e suggerito l\u2019uso della violenza anche fisica come contromisura, mi addormento con la testa incastrata sotto il soffitto spiovente. O almeno ci provo. In parecchi mi hanno anticipato nel coro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1<\/strong>. Notte di merda. Il tizio accanto a me, pi\u00f9 che russare, sembra ru<em>tt<\/em>are a piena potenza ogni cinque-sei secondi. Quello pi\u00f9 in l\u00e0 suona il controfagotto. Un altro emette una sorta di nitrito tenorile, forse sogna d&#8217;essere un mulo che chiava. Nessuno va a tempo, impossibile &#8220;regolarsi&#8221;, impossibile prendere sonno. Tuco, che \u00e8 sul letto sopra il mio, si gira e rigira come Gramsci nella tomba. A me fa male il ginocchio. Nel cuore della notte mi alzo per andare a pisciare, scendo zoppo due rampe di scale ripidissime, praticamente un quinto grado superiore, per usare la fetida turca al pianterreno. Torno su e mi ri-infilo nel sacco a pelo, ma mi attendono ancora svariate ore in compagnia di questi che sembrano suonare <a href=\"http:\/\/youtu.be\/-vjofqA2SNY?t=3m40s\"><em>Kontakte<\/em> di Stockhausen<\/a> con un pettine avvolto nella carta velina e un kazoo ficcato nel culo.<br \/>\nNon molto dopo, sento che uno si alza, si infila gli scarponi e scende. In seguito sapr\u00f2 che \u00e8 Diserzione.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">L&#8217;alba, l&#8217;ultimo tratto, via dalla pazza folla<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Mi sveglio alle quattro, chiss\u00e0 se in seguito a qualche ritorsione o per il rumore altrui. Resisto quasi un\u2019oretta disteso a fissare il legno a due centimetri dal mio naso, poi striscio via, scendo, impacchetto le mie cose cercando di non far troppo burd\u00e8l, ed esco dal dormitorio e dal rifugio.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Ieri mattina presto al Planika <a href=\"http:\/\/t.co\/PHn0P62BeF\">pic.twitter.com\/PHn0P62BeF<\/a><\/p>\n<p>\u2014 diserzione (@diserzione) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\/status\/501258876625633280\">August 18, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS. <\/strong>Alle sei meno un quarto, entra un tizio e sveglia la persona nelle camera che scopro solo adesso essere una signora. L&#8217;umo urla che si deve alzare, che \u00e8 tardi. \u00c8 gi\u00e0 vestito e pronto per partire, ha gi\u00e0 il casco in testa (eh?), l\u2019imbracatura addosso (eh?) e una piccozza in mano (EH?).<br \/>\nLa donna si scusa, e dice che si preparer\u00e0 quanto prima. Poi si scusa con me per la comparsa di Robocop.<br \/>\nNiente niente, le dico, ero gi\u00e0 sveglio, e avevo gi\u00e0 meditato sul fatto di non salire in cima, e per la stanchezza, e per non far perder tempo ai miei compagni. Comunque li raggiungo.<br \/>\nLi trovo non proprio in forma, hanno dormito poco, Diserzione \u00e8 sceso prima, dopo aver gi\u00e0 riposato quasi niente la notte precedente.<br \/>\nTroppe persone accalcate, troppo piccoli i loculi, troppo caldo, troppi che russavano. \u00c8 la montagna, bellezza. A me \u00e8 andata di culo, strano.<br \/>\nColazione pietosa, degno coronamento di un&#8217;organizzazione latente e sorda. Peccato, per un posto cos\u00ec frequentato e famoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Pian piano mi monta la consapevolezza: ginocchio malandato, zero sonno&#8230; Se domattina tento la vetta tiro i cracchi. Papale papale. E cos\u00ec, decido che non proseguo. E prima ancora di comunicarla ai compagni, twitto la mia decisione, e butto l\u00ec una frase a mo&#8217; di massima. Poi resto l\u00ec a vegetare ancora un poco. Poi suona la sveglia e io ho i pensieri in loop. Il loop fa: <em>porco dio, porca madonna<\/em>. Pardon me, sono venuto su cos\u00ec, tra bestemmiatori. \u00c8 pi\u00f9 forte di me. Soprattutto, \u00e8 pi\u00f9 forte del mio ginocchio.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Importante non \u00e8 la vetta ma il racconto. <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/500863722865582080\">August 17, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> L&#8217;alba \u00e8 uno spettacolo. Il cielo \u00e8 limpidissimo, e verso sud si vede la catena delle prealpi di Tolmin; subito dietro, il ciglione dell&#8217;altipiano di Trnovo, fortezza del IX. Korpus; e dietro ancora il golfo di Trieste. Un po&#8217; pi\u00f9 a est c&#8217;\u00e8 lo Sne\u017enik, il \u201cMonte Nevoso\u201d di cui D&#8217;Annunzio fu proclamato principe, povero Sne\u017enik. Ma la cosa pi\u00f9 bella \u00e8 il Triglav himself, ancora in ombra. Sembra un enorme macigno levigato da qualche fiume preistorico di dimensioni gigantesche. E&#8217; bianco, come i sassi della So\u010da &#8211; l&#8217;Isonzo &#8211; il <em>mio<\/em> fiume, che nasce proprio qua sotto. Resto l\u00ec a guardare per una decina di minuti, finch\u00e8 non mi chiamano per la colazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> La sveglia \u00e8 alle 5.45 e subito WM1 esordisce: &#8211; Non ho dormito un cazzo, il ginocchio non c&#8217;\u00e8, se provo a salire \u00e8 la volta che tiro i cracchi. &#8211; Siamo tutti dispiaciuti, ma in effetti c&#8217;\u00e8 poco da discutere. Gli consegno la mia ginocchiera e scendiamo a fare colazione. Anche Alessandro, che aveva dormito in un&#8217;altra camera, ci dice di non voler salire. Accompagner\u00e0 WM1 nella discesa, per guadagnare tempo, mentre noi saliamo. Fuori c&#8217;\u00e8 un&#8217;alba incredibile, Diserzione \u00e8 gi\u00e0 da mezz&#8217;ora in piedi a fare foto.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p><a href=\"http:\/\/t.co\/uHMPPHVzGr\">pic.twitter.com\/uHMPPHVzGr<\/a><\/p>\n<p>\u2014 diserzione (@diserzione) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\/status\/501093947016761344\">August 17, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. <\/strong>Fuori \u00e8 ancora buio ma comincia a intravedersi la prima luce dell\u2019aurora all\u2019orizzonte, che sorge proprio di fronte al Planika. Durante la notte ha nevicato. Ci sono delle pecore intorno al rifugio, molte addormentate e qualcuna gi\u00e0 sveglia, come me, improvvise apparizioni nel buio, spettrali. Mi metto il passamontagna e faccio un giro nelle conche intorno al rifugio, rischiando pure di scivolare e di farmi del male. Qualche comitiva, attrezzata di tutto punto, esce silenziosamente e si avvia sui sentieri che portano alle pareti del Triglav. Stranamente non mi sento ancora particolarmente stanco. Fa ben freddo. Un po\u2019 alla volta tutti si svegliano. Tra i primi Riccardo, con cui ci fotografiamo a volto coperto&#8230;<\/p>\n<div id=\"attachment_18847\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18847\" class=\"size-full wp-image-18847\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/riku.jpg\" alt=\"\u00abUn monte de importansa se conossi dal codasso de mone che ghe sali sora.\u00bb\" width=\"500\" height=\"375\" \/><p id=\"caption-attachment-18847\" class=\"wp-caption-text\">\u00abUn monte de importansa se conossi dal codasso de mone che ghe sali sora.\u00bb<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8230;e Martino, a cui in via eccezionale scrocco una sigaretta, avendo smesso di fumare (le mie\u2026) gi\u00e0 da un paio di mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Il panorama \u00e8 una sorpresa, per noi che siamo arrivati con le nuvole e che quasi faceva buio. Si vedono tutte le Giulie a sud del Triglav, le vette slovene che lo circondano da est e a ovest. Tutt&#8217;intorno al rifugio, un gregge di pecore che sembra particolarmente abituato agli escursionisti. Alcune si fanno accarezzare e molte cercano gli zaini abbandonati per ciucciarne le cinghie. Sotto di noi, a coprire la valle che avevamo attraversato il giorno prima, un fitto tappeto di nuvole bianchissime. Mi giro verso nord e finalmente vedo la cima del Triglav che si staglia appena lambita dal sole.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p><a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a> Alba a 2400slm Le temibili mangiatrici di zaini <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\">@Wu_Ming_Foundt<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\">@diserzione<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\">@MisterLoFi<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/2oaASv0eum\">pic.twitter.com\/2oaASv0eum<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Riccardo Trulla (@rikutrulla) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/rikutrulla\/status\/501111505610616833\">August 17, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> All\u2019alba il sole fa capolino tra le montagne lontane, silenzioso cresce e si alza mentre i nostri corpi indolenziti si riattivano. La mente \u00e8 ancora un po\u2019 assonnata&#8230; Qualche difficolt\u00e0 nell\u2019ordinare la colazione: &#8211; <em>Breakfast includes: bread, marmalade and the succulent <\/em>pasteta<em>* <\/em>[pat\u00e9 di scarti di carne]<em> with tea or coffee, but it\u2019s not coffee, it\u2019s a sort of coffee, it\u2019s coffee of <\/em>cicoria<em>, you can have a real coffee but you have to pay it apart and you pay the same price of a complete breakfast so you have a fake coffee or a tea and a real coffee or you can have only a real coffee but you won\u2019t have bread. So?<\/em><br \/>\nAlle 6 del mattino la faccenda si presenta molto complicata, ci mette letteralmente in crisi. Infine, chi pi\u00f9 chi meno, qualcosa si mangia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Il ginocchio di Roberto \u00e8 in vacca, non \u00e8 nemmeno pensabile che possa tentare l&#8217;ultima scalata. Dice che appena si \u00e8 &#8220;svegliato&#8221;, il primo pensiero che gli si \u00e8 coagulato in testa \u00e8 stato: \u00abSe tento la vetta tiro i cracchi.\u00bb Anche Alessandro decide di non andare avanti: ha passato la notte a scainare per i crampi. Mi prende in disparte e mi dice sottovoce&#8230;<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Martino, no sta far monade, ricordite che te ga fioi<\/em>.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika. <\/strong>Si preparano gli zaini, si parla, si decide sul da farsi dato che Wu Ming 1 e Alessandro decidono di non salire, meglio incominciare a scendere piano piano. Si parla, si parla\u2026 il sole si alza ancora, si parla e ci si prepara ancora\u2026 E poi dicono che sono le donne quelle che fanno attendere: la praticit\u00e0 della donna batte sette a uno quella dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Ci salutiamo davanti al rifugio. Alessandro e Roberto cominciano a scendere, noi sei ci avviamo verso il Triglav: se mali o veliki, questo si vedr\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> La notte ha steso un centimetro di neve ghiacciata sulla montagna, dal rifugio alla cima. Per\u00f2 al mattino l&#8217;aria \u00e8 cristallo, l&#8217;alba perfetta sul mare di nuvole. Roberto e Alessandro non cominciano nemmeno [dober dan] la salita, rispettivamente ginocchio e crampi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Alle 7.00 siamo pronti a partire. Dal rifugio sono 400 metri di dislivello con alcuni tratti attrezzati con cavo e pioli metallici, sia in cengia che appoggiati in parete. Guardando in su, aguzzando la vista per trovare il sentiero che sale, ci accorgiamo che \u00e8 gi\u00e0 pieno di gente. Macchioline di colore sgargiante salgono in fila indiana per il sentiero. Evidentemente erano tutte con noi dentro al rifugio, ma arrivando tardi non le avevamo viste. Sembra una collanina di perline sfilacciata appoggiata sulla roccia. Salutiamo Alessandro e WM1 che di l\u00ec a poco scenderanno verso il Vodnikov Dom e ci incamminiamo compatti verso la salita.<\/p>\n<div style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/sivasu500.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"752\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Si va su. Foto di Vecio Baeordo.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Li guardiamo salire, con un po\u2019 di invidia e di ammirazione. Col senno di poi, ho pensato che sarei dovuto salire pure io, per rispetto nei confronti degli altri. Lasciando lo zaino in rifugio, per\u00f2.<br \/>\nIn quel momento non me la sentivo, ero contento di accompagnare WM1 a valle. Cosa che iniziamo a fare, lentamente. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 tanta gente che sale per arrivare al rifugio, e poi in vetta, sono appena le 7 e mezza. Dober dan. Si ricomincia.<br \/>\nChiss\u00e0 Kugy per quale via sar\u00e0 salito, qui, tanti anni fa, e chiss\u00e0 cosa cercava, da queste parti.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<i>\u00c8 il pi\u00f9 alto delle Giulie. Dal regno fatato di Zlatorog penetr\u00f2 nei miei sogni e li domin\u00f2 per molti anni. A nessun altro monte ho bruciato tanti incensi. Come mi batteva il cuore e con che ansia lo desideravo, quanto sentivo il suo nome consacrato dal tempo, circonfuso di leggenda, annunciare la vicinanza a Dio.\u00bb<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi in questo momento pensiamo ai compagni impegnati nella salita, e a noi impegnati nella discesa, a dire il vero. E\u2019 domenica, \u00e8 agosto, d\u2019accordo, ma sta arrivando davvero un mare di gente, pi\u00f9 o meno attrezzata, pi\u00f9 o meno vestita, e per fortuna incontreremo soltanto uno con la telecamera in testa.<br \/>\nOggi se non hai una telecamera in testa cominci a essere un nessuno.<br \/>\nGuardo ancora una volta il Triglav, penso ai compagni prossimi alla vetta, c\u2019\u00e8 il sole.<br \/>\nCiao Triglav, <em>bomo videli<\/em>. Un saluto che \u00e8 come un arrivederci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Per tutta la prima ora di discesa io e Alessandro abbiamo parlato di un solo argomento: teorie e <em>vita activa<\/em> del compagno <strong><a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Alfredo_Maria_Bonanno\">Alfredo Maria Bonanno<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Le rocce sono coperte da un sottile strato di neve fresca, che in alcuni tratti diventa ghiaccio. Per fortuna la gente che sale \u00e8 talmente tanta che la pista \u00e8 gi\u00e0 quasi ripulita. Ma bisogna fare attenzione, perch\u00e8 basta una scivolata per farsi molto male. Io resto un po&#8217; indietro e Natale mi fa compagnia e mi d\u00e0 delle buone dritte nei passaggi pi\u00f9 difficili. Il suo modo di fare ha un effetto tranquillizzante su di me: glielo dico, ed \u00e8 contento di sentirselo dire. Quando cominciano i pezzi in ferrata pi\u00f9 esposti, mi faccio comunque prestare da Lorenzo il suo imbrago. Lui non ne ha bisogno, e tecnicamente nemmeno io, ma averlo mi fa stare meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Quando salii il Triglav otto anni fa non c&#8217;era ghiaccio e la folla era meno invadente (era un giorno infrasettimanale), la cresta si percorreva con facilit\u00e0 e rapidit\u00e0, senza troppi patemi. Per questo avevo detto agli altri che l&#8217;imbrago era superfluo, utile solo come palliativo psicologico in caso di vertigini. Ma siamo nel weekend di ferragosto, cambia tutto, si sa&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> La salita \u00e8 faticosa, ma meno dell&#8217;ultimo strappo della sera prima. Cio\u00e8: \u00e8 pi\u00f9 ripida, a tratti bisogna tirarsi su aiutandosi con le mani, ma evidentemente la notte di riposo \u00e8 servita. Il problema \u00e8 che comincio a sentire che il ginocchio sinistro non mi tiene pi\u00f9 bene. Ogni volta che carico il peso a sinistra, la gamba mi trema. E&#8217; da un anno che quel ginocchio non mi convince, ma nella vita di citt\u00e0 non mi ha mai dato problemi. Adesso invece s\u00ec. Stringo i denti (e le chiappe) e tiro avanti. Voglio arrivare almeno al Mali Triglav.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> A 2400 metri fa abbastanza fresco e per terra ci sono molti punti con ghiaccio vetrato. L&#8217;umidit\u00e0 della sera prima si \u00e8 congelata nella notte e ci accorgiamo subito che bisogner\u00e0 fare molta attenzione a salire. I primi tratti attrezzati sono semplici e si alternano al sentiero che sale. Passiamo per un piccolo canalino, arriviamo sul versante finalmente illuminato dal sole, ci giriamo verso sud, ed eccolo: il mare. \u00c9 la prima volta di VecioBaeordo. Si ferma a dare un&#8217;occhiata, ma sa che dalla cima sar\u00e0 meglio. Ora \u00e8 lui a giudare il gruppo: con passo fermo e sicuro, aiutandosi poco e niente con cavi e paletti offerti dal sentiero, decide di proseguire. Da l\u00ec vediamo ancha la via che sale dal versante nord, dal Triglavski dom. C&#8217;\u00e8 gi\u00e0 un ingorgo, che anticiper\u00e0 quelli che incontreremo tra poco. Tuco decide di mettere l&#8217;imbrago mentre, con effetto a dir poco straniante, manco fossimo sul lungomare di Barcola, vediamo un tizio che scende correndo, zompettando tra un sasso e l&#8217;altro come i camosci del giorno prima, con un paio si scarpette da corsa. Sparisce in basso oltre la vista e ci guardiamo tutti perplessi. Manca poco al Mali Triglav.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Negodd\u00eco, l\u2019avevo immaginata pi\u00f9 facile! Complice anche la neve ghiacciata che sottilmente e quasi invisibilmente ricopre tutto, l\u2019ascesa, almeno per me, non \u00e8 per niente elementare. Supero tra i primi una stretta gola, e sono quasi divertito, di sicuro esaltato, ma poco dopo, nella salita che porta al Mali Triglav, iniziano le difficolt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Qualche escursionista pi\u00f9 veloce di noi ci supera lungo il sentiero che si fa sempre pi\u00f9 attrezzato e iniziamo a incontrare la gente che scende. Arriviamo sul Mali Triglav da cui si vedono i massicci austriaci del Grosslockner e del Grossvenediger a nord-ovest e la pianura friulana e l&#8217;Istria a sud-est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong><em> Bon<\/em>, fatta. 2725 metri. Per me \u00e8 gi\u00e0 un record.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Sono rimasto l\u2019ultimo e mi sembra che gli altri procedano tutti pi\u00f9 sciolti e abili, senza vertigini. L\u2019idea di non aver nessuno dietro di me mi trasmette una brutta sensazione di vuoto. Delle specie di tondini di ferro sono stati piantati nella roccia per fornire facili appigli alle mani (in maniera insolita: spesso si attrezzano soluzioni simili per i piedi) e non senza apprensione e qualche momento di paura raggiungo dietro agli altri l\u2019anticima, il Mali Triglav, da cui il panorama \u00e8 gi\u00e0 infinito sulle Giulie, sulle alpi austriache e sulle valli abissali sottostanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Vivido \u00e8 il ricordo della vista dal Mali Triglav (\u201cPiccolo Triglav\u201d, 2725 mt): io, Erika, Riccardo, Tuco, Vecio Baeordo e Diserzione dopo esserci inerpicati sul versante sud-est per 300m (di dislivello) finalmente scolliniamo e scorgiamo la vetta per la prima volta. Non [dober dan] c&#8217;\u00e8 gioia nei nostri volti ma stupore e smarrimento: una processione quasi immobile di giacche-a-vento, gusci, camicie, scialli, magliette, drappi, giubbe (mancano solo i tailleur) dai colori pi\u00f9 variegati, si snoda interminabile lungo il cavo che conduce alla cima. La cresta terminale \u00e8 affilata e ogni singola roccia che la compone \u00e8 ricoperta di verglas, il temibile ghiaccio vetrato, aspetto che, assieme all&#8217;andatura stile fila alla cassa di un supermercato, ci infonde sentori di disgrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Lo spettacolo sprona a salire, ma lo stimolo \u00e8 presto smorzato da quello che vediamo sulla cima del Triglav. Le fila di formiche policrome che salgono lungo le vie verso la cima sono almeno tre, tutte che si congiungono nello stesso punto e pronte a ridiscendere a ritroso per lo stesso percorso. Avanziamo ancora verso la cengia che unisce la cima piccola a quella grande e ci troviamo incolonnati nella fila di gente. Ci fermiamo per decidere cosa fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> Qualcuno non se la sente di proseguire, vorrebbe scendere.<br \/>\n\u00abCome facciamo?\u00bb<br \/>\n\u00abNon pu\u00f2 scendere da solo\u2026 Chi vuole proseguire?\u00bb<br \/>\n\u00abIndifferente &#8230;l\u2019ideale sarebbe restare uniti\u2026 fate voi\u2026 decide la maggioranza.\u00bb<br \/>\n\u00abPer me \u00e8 uguale\u2026 Anche se&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00c8 difficile prendere una decisione: manca poco alla vetta, solo cento metri, si \u00e8 fatta tanta strada\u2026 Viaggi notturni improbabili dall\u2019estremo ovest dell\u2019arco alpino\u2026 Km su km in macchina o in treno per vedere monti nuovi, nuove forme\u2026 Le condizioni meteo sono perfette\u2026 Per\u00f2 in effetti c\u2019\u00e8 troppa gente, non d\u00e0 molta sicurezza\u2026 Non vorrei sembrare egoista, non so\u2026 Vorrei ma\u2026 Buh\u2026 Beh, si va su! Ecco, come dicevo, diventi leggero, c\u2019\u00e8 qualcosa che ti traina verso l\u2019alto. Non riesci a dir di no. Saliamo in quattro, imprecando non poco per gli ingorghi che si creano nei passaggi pi\u00f9 stretti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Tuco lo dice chiaro e tondo:<br \/>\n&#8211; Io mi fermo qui, sento di aver dato il massimo e preferisco tornare indietro.<br \/>\nVecio Baeordo ha gli occhi che brillano e se qualcuno lo segue \u00e8 pronto a salire. Lo.Fi vuole fargli da cicerone. Non hanno l&#8217;imbrago ma sono escursionisti esperti. Restiamo in tre, con due imbraghi, Erika che ce l&#8217;ha gi\u00e0 addosso, Diserzione ed io. I punti esposti non saranno molti, ci rassicura Lo.Fi, ma il ghiaccio non mi piace e la folla di escursionisti ancora meno. Diserzione ha attraversato l&#8217;Italia da ovest ad est, ha passato la notte in treno e ci passer\u00e0 la seguente. Quando gli ricapita? Tuco non pu\u00f2 rientrare da solo. Decido di scendere anch&#8217;io estorcendo a Lo.Fi la promessa di una nuova salita, con imbrago, magari dal versante nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Martino e Riccardo arrivano fino al Mali Triglav con una certa tensione per la lente di ghiaccio sul terreno impegnativo, e decidono di ripiegare. A dirla tutta Riccardo rinuncia, con tutta serenit\u00e0, anche per lasciar salire noi occidentali: &#8211; Io sto a Trieste, voi avete fatto tutti quei chilometri&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Un coppia di francesi ci passa di fianco con sneakers ai piedi, cappelli di paglia, eastpack in spalla e lonely planet in mano. Raggiungeranno inconscentemente la cima. Come sostiene cinicamente un mio amico membro del Soccorso alpino: \u00abLe morti in montagna sono troppo poche.\u00bb Maledetto Alpinismo Hipster.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Riccardo e Tuco tornano gi\u00f9, le motivazioni sono quelle sopra descritte ma a me piace pensare che a fermarli sia stato il sovraccarico di identit\u00e0 che si parava dinanzi ai loro occhi. Non solo nazionalismo, perch\u00e8 non erano tutti sloveni: c&#8217;erano americani, francesi, ungheresi, polacchi, spagnoli, tutti contagiati dal pellegrinaggio laico all&#8217;unica vetta al mondo a figurare persino su una bandiera nazionale. Abbiamo percorso un sentiero estenuante lungo 12 km. Fermarsi al Mali Triglav, l&#8217;anticima, anzich\u00e9 puntare alla vetta principale di cielo terso non pu\u00f2 non essere che un atto di ribellione, pi\u00f9 o meno volontario. Alpinismo Molotov.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p><a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\">@Wu_Ming_Foundt<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\">@MisterLoFi<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\">@diserzione<\/a> e comunque anche il mali non \u00e8 male <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/incompiuta?src=hash\">#incompiuta<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/55hm7jdbj5\">pic.twitter.com\/55hm7jdbj5<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Riccardo Trulla (@rikutrulla) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/rikutrulla\/status\/501243266759929856\">August 18, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> In fondo il Mali \u00e8 solo un centinaio di metri pi\u00f9 basso e il panorama \u00e8 quasi lo stesso.<br \/>\nCon noi salgono Lorenzo e Erika. Forse io ho involontariamente forzato un po&#8217; dicendo che magari sarei andato su un po&#8217; veloce anche da solo. Sto proprio bene, la giornata \u00e8 splendida e le difficolt\u00e0 mi sembrano assolutamente alla portata (come vedremo). A parte che \u201cda solo\u201d \u00e8 un eufemismo, il percorso attrezzato pullula di code e ingorghi. Il calcare mi droga come sempre, non occorre nemmeno ridurlo a polvere [dober dan] bianca da sniffare: un giorno lo vieteranno e dovremo combattere per liberalizzarlo. Conter\u00f2 su di voi nel momento della pugna, <em>estote parati<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Mi infilo l\u2019imbracatura e iniziamo il crinale, in quattro, a contingente dimezzato.<br \/>\n&#8211; Tutto bene? &#8211; mi chiede il Vecio.<br \/>\n&#8211; S\u00ec\u2026 ehr&#8230; pi\u00f9 o meno, non mi piace tanto restare per ultimo&#8230;<br \/>\nDa quel momento mi segue da vicino e subito mi sento molto pi\u00f9 sicuro. Agganciare, sganciare, agganciare. Non sembra difficilissimo, \u00ab\u00e8 una ferrata facile, \u00e8 pi\u00f9 un sentiero attrezzato\u00bb e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 molto ghiaccio. Il Vecio sale in scioltezza a lato, senza set, senza attaccarsi al cavo neppure con le mani: &#8211; Mi piace troppo toccare il calcare!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Diserzione va in montagna solo da qualche mese e questa \u00e8 la sua prima ferrata, per quanto facile. Lo vedo muoversi veloce e senza problemi, non sembra affatto un neofita. Solo pi\u00f9 tardi in auto mi dir\u00e0 che aveva paura. Io non me ne sono accorto. Ha solo chiesto di non restare ultimo, allora mi ci sono messo io: mi viene naturale stare a uno degli estremi del gruppo. Erika va su come una funicolare, senza sforzo apparente. Lorenzo \u00e8 il guru della situazione, \u00e8 lui che qui sa. Ogni tanto ci spiega un pezzo di panorama. Lo conosce tutto cima per cima, come piace fare a me dalle nostre parti. Sento molta profonda affinit\u00e0 nel nostro modo di andare. Non c&#8217;\u00e8 nemmeno stato bisogno di dirselo, sono cose che si capiscono cos\u00ec. Decine di foto alla stessa montagna, quasi tutte uguali, tra le quali poi non si sapr\u00e0 quale scegliere. Quante volte l&#8217;ho fatto anch&#8217;io. Vorremmo portarcele a casa le montagne, noi, e metterle davanti al divano al posto del televisore. \u00c8 questa frustrazione che preme compulsivamente il bottone della fotocamera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Per tutta la discesa tra il Mali Triglav e il Dom Planika continuiamo ad incontrare persone che salgono, una dietro l&#8217;altra incolonnate lungo il sentiero. Scendiamo con calma facendo delle pause ogni volta che dobbiamo scambiarci con chi sta salendo. Quando arriviamo al rifugio scrivamo a WM1 e a Lo.Fi. Il primo, con Alessandro, ha pranzato al Vodnikov Dom e si sta incamminando verso Rudno Polje, gli altri sono arrivati in cima. Prendiamo un t\u00e9 ai frutti di bosco, recuperiamo le bacchette di Tuco e, usciti dal rifugio vediamo una nuvola che ha avvolto la cima del Triglav. Ci chiediamo se siano riusciti a vedere il panorama.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p><a href=\"https:\/\/twitter.com\/3illhook\">@3illhook<\/a> e <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\">@diserzione<\/a> sul <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Triglav?src=hash\">#Triglav<\/a>, guardando verso il <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Krn?src=hash\">#Krn<\/a> (vedi <a href=\"http:\/\/t.co\/i3bwAJhm3v\">http:\/\/t.co\/i3bwAJhm3v<\/a> ) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/VYAJg7Ifv3\">pic.twitter.com\/VYAJg7Ifv3<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Lorenzo Filipaz (@MisterLoFi) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\/status\/501355662157553664\">August 18, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> C&#8217;\u00e8 molta folla, e non \u00e8 mai bello su una ferrata a doppio senso di marcia. Lorenzo lo prevedeva: ci ha spiegato che il Triglav per gli sloveni \u00e8 una specie di pellegrinaggio nazionale. Ci si offrono spettacoli per i quali si potrebbe pagare biglietto.<br \/>\nUn padre e un figlio attrezzatissimi che procedono correttamente lungo i cavi, per\u00f2 legati tra loro da una cinghia di tapparella lunga alcuni metri.<br \/>\nUna giovanissima coppia che scende fuori dal percorso per non fare coda, lui davanti evidentemente maldestro che rischia di scivolare di sotto a ogni passo (mi sorprendo a pensare che se partisse lo lasceremmo andare, tutti), lei qualche metro pi\u00f9 indietro che lo segue piangendo in silenzio e perde quota con angosciante incertezza aggrappandosi disperata alla fila di coloro che salgono (lei la salveremmo invece, tutti).<br \/>\nUn&#8217;altra giovane coppia, francesi, lui scarpe da tennis a suola liscia e cappello di paglia in testa, lei un golfino che lascia scoperti due angolini civettuoli sulle spalle buoni per lo shopping di inizio autunno sugli Champs Elys\u00e9es, attrezzatura zero, arrivati in cima incoscienti e disinvolti, incrociati sulla via del ritorno tranquilli, sani e salvi tranne ustioni da sole agli angolini; a modo loro efficaci e sovversivi: saranno Alpinisti Molotov?<br \/>\nFamigliuole con pargoli ardimentosi nel guadagnare metri di cavo sotto lo sguardo del nonno, indispensabile nella formazione in quanto a lui toccher\u00e0, una volta in cima, frustare il nipote sulle chiappe con una matassa di cordino, rito iniziatico per il Vero Sloveno al battesimo del Triglav. Un giorno tutto questo sar\u00e0 suo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Scene grottesche sulla via: un pap\u00e0 tiene legato il figlio con qualcosa che stentiamo a identificare, per Vecio Baeordo \u00e8 la corda di una tapparella, a me sembrava il manicotto di un idrante&#8230; Poi c&#8217;\u00e8 una coppia di francesi vestiti da citt\u00e0, con cappello di paglia e scarpe da tennis&#8230; Una donna terrorizzata scende abbarbicandosi ai corpi di chi sale, davanti a noi invece c&#8217;\u00e8 un tizio che si lega al cavo con un moschettone da portachiavi fissato tramite un cordino da 3mm direttamente sulla cintura dei pantaloni. Lo guardo agganciare e sganciare il moschettone con cura certosina: \u00e8 un rito apotropaico, di sicuro non \u00e8 una razionale operazione di autoassicurazione. In caso di caduta finirebbe gi\u00f9 come un fico dall&#8217;albero, perdipi\u00f9 in mutande. Eppure la via non \u00e8 per niente banale, anzi, le Giulie impongono sempre verticalit\u00e0 e passaggi vertiginosi anche sulle normali. Ma qui anche chi di montagna non ne vuole sapere per 364 giorni all&#8217;anno si sente in obbligo di apporre il proprio nome sul libro di vetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> \u00ab<em>O, ti ov\u010dji, ti beli narod! \/ Ali spozna\u0161 zdaj, kaj si?<\/em>\u00bb<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Too much picnic on <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Triglav?src=hash\">#Triglav<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/AlpinismoMolotov?src=hash\">#AlpinismoMolotov<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/OvercrowdedSummit?src=hash\">#OvercrowdedSummit<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/OYWnMKl0Cb\">pic.twitter.com\/OYWnMKl0Cb<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Lorenzo Filipaz (@MisterLoFi) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\/status\/501357720889745409\">August 18, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika.<\/strong> Hanno tutti fretta di salire, o di scendere. Fretta, ma la fretta poco si addice alla montagna. Qualcuno addirittura mi abbraccia stretta stretta pur di passare. Ma non pensano che possa esser pericoloso? C\u2019\u00e8 chi ha anche deciso di fare un po\u2019 di jogging in cresta: saltellando come uno stambecco corre, gi\u00f9 con passo deciso senza esitazioni tra una roccia e l\u2019altra, l\u00e0 un piccolo sbaglio ti pu\u00f2 costare caro. Esistono tanti altri posti per correre, perch\u00e9 proprio la vetta del Triglav nel week end di ferragosto?! Non sono abituata a queste folle; la situazione mi mette un po\u2019 di nervosismo, fa emergere la mia latente (neanche tanto) sociopatia. L\u2019apice me lo regala una coppia di giovani francesi: cappello di paglia per lui, vezzosa maglietta con spalla scoperta per lei e&#8230; scarpe da ginnastica, quelle belle lisce da tennis, s\u00ec proprio quelle che sul bagnato scivoli anche da fermo! Mi fanno paura solo guardarli.<br \/>\nFinalmente in cima! Ok, sembra di essere in Piazza Unit\u00e0 (piazza principale di Trieste) in una sera d\u2019estate, il momento in cui chiudi gli occhi e assapori il silenzio e l\u2019aria della vetta \u00e8 un po\u2019 meno idilliaco rispetto al solito ma\u2026 sempre vetta \u00e8! Al via il rito delle foto per noi e quello di iniziazione per i ragazzini sloveni: agli sloveni che salgono per la prima volta aspetta una bella dose di \u201cfrustate\u201d con tanto di corda.<br \/>\nA completare il quadro folkloristico anche un simpatico personaggio che, comodamente seduto ai piedi dell\u2019Alja\u017eev Stolp (monumento di vetta) nel punto migliore per rovinare le foto ricordo con \u201ccrocks\u201d ai piedi, vende lattine di birra e coca e magliette del Triglav. Ma \u00e8 salito indossando quelle ciabattaccie di gomma? E le casse di lattine come le ha portate? Altri misteri sloveni\u2026 Ultime foto, timbri e firme e via\u2026 Presto presto prima del flusso! Nooo! Troppo tardi\u2026 Vabbe&#8217;, tanto loro corrono.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Triglavka <a href=\"http:\/\/t.co\/PYD1nLlDo5\">http:\/\/t.co\/PYD1nLlDo5<\/a> Berretto dei partigiani sloveni (in realt\u00e0 pare l&#8217;origine non sia dovuta al Triglav) <a href=\"http:\/\/t.co\/TNnfAgMnQs\">pic.twitter.com\/TNnfAgMnQs<\/a><\/p>\n<p>\u2014 diserzione (@diserzione) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/diserzione\/status\/501343675121930240\">August 18, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Il Triglav, che prende il nome da una divinit\u00e0 pagana paleoslava, \u00e8 stato il simbolo alla cui (grandiosa) ombra si \u00e8 idealmente raccolto il sogno di liberazione sloveno. Come ha fatto notare Diserzione la variante locale del copricapo partigiano jugoslavo, dalle caratteristiche tre punte, \u00e8 stato ribattezzata nientemeno che Triglavka (pur essendo casuale la sua foggia e del tutto indipendente dalla conformazione dell&#8217;omonimo monte). Quando nel &#8217;91 il primo presidente Milan Ku\u010dan sentenzi\u00f2 che ogni buon sloveno dovesse salire almeno una volta il Triglav nella vita non fece altro che ratificare una pratica gi\u00e0 invalsa.<br \/>\nQuesto sentimento nazionale non si \u00e8 mai legato a sopraffazioni imperialistiche, come \u00e8 capitato invece all&#8217;irredentismo italiano, ha solo subito dominazioni straniere. Secoli di soprusi che assieme alle ridotte dimensioni della nazione e all&#8217;associarsi dell&#8217;identit\u00e0 nazionale slovena all&#8217;antifascismo durante la seconda guerra mondiale suscitano spontanea simpatia, almeno in chi come me, e come molti degli autoctoni della cosiddetta Venezia Giulia, vanta una buona quota di sangue sloveno nelle sue vene, anche se lo sloveno non scorre nella mia favella.<br \/>\nMa il sacrosanto diritto alla liberazione fa presto a diventare a sua volta oppressione. Il nazionalismo sloveno, per esempio, mostra oggi la sua faccia pi\u00f9 tossica, <a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Slovenia\/Cancellati-condanna-per-la-Slovenia-119564\">cancellando i diritti di cittadinanza ai non sloveni<\/a> o <a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Slovenia\/Slovenia-prigioniera-del-suo-passato-141140\">rivalutando politicamente i <em>domobranci<\/em><\/a>, i collaborazionisti che svendettero la loro patria ai fascisti. Non esistono nazionalismi buoni e un monte si dovrebbe salirlo solo perch\u00e9 se ne ha voglia, non perch\u00e9 \u00e8 un simbolo. Come dissi al Vecio, il Deleuze-Guattari che \u00e8 in me si ribella a queste territorializzazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Tre ore comprese le code e gli ingorghi e siamo sulla vetta, attrezzata a rampa di lancio di uno scherzo di Apollo 11 in lamierino. La Val Trenta che sprofonda quasi duemila metri pi\u00f9 sotto. Le cime delle Giulie tutto intorno, le pi\u00f9 alte verso il confine italiano (la pi\u00f9 alta di tutte ci siamo sopra noi). Un mare di calcare, diverso dalle Dolomiti, meno puntuto, pi\u00f9 selvatico, altrettanto affascinante. Salgono le prime nubi e a tratti coprono il mare. Sono decenni che sognavo di vedere il mare dalla cima calcarea di una montagna orientale, e oggi finalmente. Si distinguono la costa dell&#8217;Istria e la laguna di Grado, e in fondo l&#8217;orizzonte adriatico che sfuma nel cielo. Foto di rito a <em>Point Lenana<\/em>, vicino ci mettiamo <em>I Falliti<\/em> di Motti. Il volume di <em>Point Lenana<\/em> \u00e8 quello personale di Roberto che qui ne avrebbe letto dei brani. Peccato, per lui e per noi. Lorenzo glielo marchia con il timbro di vetta, che \u00e8 una usanza germanico-stakanovista.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Fotoset: pointlenana: 17.08.2014 &#8211; <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/PointLenana?src=hash\">#PointLenana<\/a> &amp; <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/IFalliti?src=hash\">#IFalliti<\/a> (G.P. Motti) sulla vetta del <a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/Triglav?src=hash\">#Triglav<\/a>&#8230;. <a href=\"http:\/\/t.co\/kwUSw2wSWr\">http:\/\/t.co\/kwUSw2wSWr<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Lorenzo Filipaz (@MisterLoFi) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\/status\/501346608148398080\">August 18, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> C\u2019\u00e8 un sacco di gente, compreso il tizio col cappello di paglia e le nike, lo stesso sorrisetto di quando saliva. Siamo tutti abbastanza d\u2019accordo sul fatto che lo picchieremmo volentieri, per pura antipatia, ma cos\u00ec, senza rancore.<br \/>\nCi fotografiamo, fotografiamo <em>Point Lenana<\/em> di Roberto (cio\u00e8, proprio la sua copia) insieme a<em> I falliti<\/em> di Gian Piero Motti, stampiamo non senza fatica il timbro di vetta sulla copia di PL, e scendiamo lungo la via di salita, ora un po\u2019 pi\u00f9 sgombra. Siamo un po\u2019 in ritardo sulla tabella di marcia prevista, la salita \u00e8 stata lunga. Per fortuna mi sento pi\u00f9 sicuro che durante la salita, stranamente perch\u00e9 di solito le discese sono pi\u00f9 difficili. Ora scendo con un gancio solo per volta, e in alcuni tratti semplici senza agganciarmi. Mi fermo un momento con Natale ad aspettare Lorenzo ed Erika rimasti \u201cbloccati nel traffico\u201d e mi siedo sul crinale ripido con i piedi penzoloni sul vuoto, chiedendo a Natale se conosce quella foto di <strong>Sandro Delmastro<\/strong> in cui \u00e8 seduto su una cima o una cengia molto esposta, coi piedi penzoloni nel vuoto. Penso che mi piacerebbe restare cos\u00ec diverse ore, a guardare gli innumerevoli dettagli delle pareti intorno e le nuvole che si condensano e proiettano le proprie ombre su di esse.<\/p>\n<div id=\"attachment_18765\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/sandro-delmastro\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18765\" class=\"size-full wp-image-18765\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Delmastro_500px.jpg\" alt=\"\u00abSubito dopo l'armistizio,con fedelt\u00e0 e con decisione,intraprendeva la lotta di liberazione distinguendosi,nelle formazioni partigiane della citt\u00e0 di Torino come animatore ed organizzatore di grandi capacit\u00e0 e come combattente deciso e valoroso.Ferito in uno scontro con i tedeschi ed attivamente ricercato dalla polizia,veniva trasferito nelle formazioni delle Vali del Cuneese.Catturato durante un rastrellamento e tradotto a Cuneo, con ardita decisione,si gttava disarmato sulla scorta,ma colto da una scarica,cadeva colpito a morte.\u00bb Motivazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare conferita alla memoria a Sandro Delmastro (1917 - 1944). Clicca per leggere la sua scheda biografica sul sito dell'ANPI.\" width=\"500\" height=\"678\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-18765\" class=\"wp-caption-text\">\u00abSubito dopo l&#8217;armistizio, con fedelt\u00e0 e con decisione, intraprendeva la lotta di liberazione distinguendosi nelle formazioni partigiane della citt\u00e0 di Torino come animatore ed organizzatore di grandi capacit\u00e0 e come combattente deciso e valoroso. Ferito in uno scontro con i tedeschi ed attivamente ricercato dalla polizia, veniva trasferito nelle formazioni delle Vali del Cuneese. Catturato durante un rastrellamento e tradotto a Cuneo, con ardita decisione si gettava disarmato sulla scorta, ma colto da una scarica, cadeva colpito a morte.\u00bb Motivazione della Medaglia d&#8217;Argento al Valor Militare conferita alla memoria a <strong>Sandro Delmastro<\/strong> (1917 &#8211; 1944). Clicca per leggere la sua scheda biografica sul sito dell&#8217;ANPI.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Anche il Rocciamelone \u00e8 oggetto di pellegrinaggio, c&#8217;\u00e8 un santuario dedicato alla madonna proprio in vetta, ma l&#8217;Alpinismo Molotov i pellegrinaggi li stravolge. Cosa abbiamo noi in pi\u00f9 degli altri pellegrini? Niente, semmai abbiamo qualcosa in meno.<br \/>\nIn alpinismo si dice \u201cliberare\u201d una via quando si percorre per primi in arrampicata libera una via aperta con mezzi artificiali, qui si tratta di liberare le montagne dalle costruzioni artificiali umane anche mentali.<br \/>\nI monti non appartengono agli uomini, d&#8217;altronde si va ad alta quota anche per allontanarsi dal consesso umano, dalle sue costrizioni sociali e dalle sue tare. Allora meglio fermarsi al Mali Triglav che assomiglia di pi\u00f9 a una vetta di quanto non lo sia il Veli Triglav, che assomiglia piuttosto a una spiaggia.<br \/>\nCerto, lo stesso lavoro andrebbe fatto su alcune vette delle Dolomiti, come l&#8217;Averau o il gruppo del Sella, monti privi di significati nazionali, ma ugualmente \u201cfirmati\u201d e gravati da carichi umani abnormi nei mesi estivi.<br \/>\nCos\u00ec siamo arrivati in vetta ma non c&#8217;\u00e8 stata liberazione, intorno a noi c&#8217;era il carosello delle Giulie, le Dolomiti, si vedevano persino il mare, la costa istriana, le alpi austriache, il Grossglockner, ma l&#8217;immaginazione e lo sguardo erano intrappolati sulla vetta, dovevamo stare attenti a dove mettere i piedi ch\u00e9 si rischiava di inciampare sui corpi dei&#8230; bagnanti, c&#8217;era persino un tizio in crocs che vendeva bibite e magliette. Inutile fare gli snob, siamo parte dell&#8217;armata dei sonnambuli mesmerizzati dal diktat della vetta. Non c&#8217;era tempo n\u00e9 spazio per improvvisare un reading, abbiamo cercato di firmare il libro di vetta, avremmo voluto scrivere una breve dedica a Ettore, il nuovo arrivato di casa Mr. Mills, ma le pagine erano fradicie, rifiutavano l&#8217;inchiostro. Dovevamo muoverci, avevamo fatto in due ore il percorso che si poteva fare in mezzoretta.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Tre discese<\/h3>\n<div align=\"center\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" lang=\"en\"><p>Prime 4 ore di discesa, 600 metri di dislivello. Ne mancavano 400. Sceso da l\u00ec col ginocchio stracciato. Negodd\u00eco. <a href=\"http:\/\/t.co\/MydxdjuUfX\">pic.twitter.com\/MydxdjuUfX<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Wu Ming Foundation (@Wu_Ming_Foundt) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/501052820620341248\">August 17, 2014<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. <\/strong>Dobbiamo scendere, e dobbiamo anche sbrigarci. Inizio a pregare che la solita caviglia non mi dia problemi. Mentre scendiamo dal Mali, all\u2019improvviso sentiamo un botto molto forte: una grossa pietra cade da un punto pi\u00f9 esposto in alto e senza avvisaglie s\u2019infrange a poca distanza dalla testa di Lorenzo. Insieme malediciamo l\u2019imperizia o l\u2019imprudenza di chi sopra di noi ne ha provocato la caduta. Mentre scendiamo Natale sussurra \u00abla montagna si muove\u00bb credo alludendo proprio al fatto che la roccia \u00e8 instabile.<br \/>\nSu una cresta uno stormo di uccelli neri sta appollaiato a prendersi il vento, \u00absono gracchi alpini, e volano in un modo bellissimo\u00bb. Passata poi la piccola goletta, in un punto ormai pi\u00f9 facile, sono io a smuovere una grossa pietra con il piede e a provocarne il rotolamento, inizialmente lento e a prima vista trascurabile, poi via via pi\u00f9 veloce, violento, inarrestabile. Rimango impietrito dal danno che posso aver provocato, mentre i compagni di viaggio iniziano a urlare \u00abStones! Stones!\u00bb ed Erika anche la parola in sloveno per \u201cpietre\u201d. Urlo con loro e seguo con terrore puro la caduta rovinosa della roccia che attraversa molti tornanti senza per fortuna incontrare nessuno. Ancora una volta ho dato prova di quanto sono stupido e colpevolmente disattento, proprio dopo aver avuto esempio di come lo erano stati altri sopra di noi. \u00abBeh\u2026 l\u2019importante \u00e8 avvisare\u00bb mi dicono per provare a lenire il mio senso di colpa, ma la sensazione di essere un cretino \u00e8 abbastanza netta in me.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Io e Riccardo scendiamo con calma e verso le undici siamo al Planika.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Intorno alle undici e qualcosa io e WM1 arriviamo al rifugio Vodnikov Dom, quello dell\u2019andata. Mangiamo qualcosa, siamo leggermente affamati, qui ci trattano meglio, e riescono pure a darci un caff\u00e8 da sette pi\u00f9.<br \/>\nWM1 sembra riprendersi bene, con passo pi\u00f9 spedito prima attraversiamo una parte in quota piacevole e spettacolare. Non abbiamo notizie dei compagni, poi riusciamo in qualche modo a contattare Tuco. Importante \u00e8 che sia andato tutto bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Come avevo previsto, per il mio ginocchio la discesa \u00e8 molto peggio della salita. Ci fermiamo una mezz&#8217;oretta per mangiare un panino e bere un <em>\u010daj<\/em> caldo. Ricevo un sms da Roberto: lui e Alessandro sono al Vodnikov. Bene, vuol dire che se la stanno cavando meglio del previsto. Riprendiamo la discesa e verso l&#8217;una siamo anche noi al Vodnikov. Altra pausa, stavolta per le pala\u010dinke. Se non fosse per il ginocchio, me la godrei proprio, la discesa. Si chiacchiera, ci si guarda intorno, si mangia e si beve. Se devo dirla tutta, la discesa in genere \u00e8 la parte che mi piace di pi\u00f9. Una mucca si avvicina ai tavoli e un cane la fa scappare gi\u00f9 per il prato. C&#8217;\u00e8 gente distesa al sole, altri bevono birra, altri ancora scrutano il Planika con aria sconsolata. Guardiamo il Triglav per l&#8217;ultima volta, perch\u00e8 tra poco il sentiero svolter\u00e0 in una valletta laterale e non lo potremo pi\u00f9 vedere. E&#8217; proprio bello, e visto da qua, anche il Mali fa la sua porca figura. Due toscani ci sentono parlare in italiano e attaccano discorso. Di solito quando sono all&#8217;estero cerco di evitare i connazionali, ma dopo cinque ore di \u201cdober dan\u201d scambiati distrattamente alla media di due al minuto, e coi neuroni ingarbugliati che rendono il mio inglese simile a quello di <strong>Matteo Renzi<\/strong>, mi fa piacere parlare in madrelingua con due estranei. Ci danno notizie di Roberto e Alessandro: li hanno incrociati e stanno bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Gi\u00f9, che la strada \u00e8 lunga. Tra la cima e il rifugio solo rocce. Splendido calcare bianco affollatissimo. File di formiche che salgono e scendono lungo i cavi. Percorso obbligato. Privacy zero. La nebbia calata nel frattempo \u00e8 troppo mobile, non d\u00e0 garanzie sufficienti a fare i propri bisogni senza il rischio di offrire a minorenni di passaggio o ad anziane inossidabili signore slovene in pellegrinaggio il triste spettacolo di se stessi con le mani in pasta. Si trattiene e si impreca: scendere con la vescica piena \u00e8 molto peggio che salire, soprattutto sul ripido. Quando mancano ormai duecento metri al rifugio trovo l&#8217;unico masso adatto allo scopo, come testimoniano le tracce di frequentazione specifica risalenti dal neolitico fino a mezz&#8217;ora prima. No pip\u00ec on Mount Triglav.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Tra una cosa e l&#8217;altra \u00e8 gi\u00e0 mezzogiorno. Il flusso di persone che sale continua incessante anche nel successivo tratto di discesa. Sono quelli che hanno dormito al rifugio pi\u00f9 in basso o quelli partiti all&#8217;alba dall&#8217;altopiano. Lungo il tragitto Tuco mi racconta di come sia nata l&#8217;inchiesta che ha scritto sul TLT, poi pubblicata su Giap. Quando, dopo un&#8217;oretta abbondante, siamo quasi arrivati alla tappa successiva, due toscani ci sentono parlare la loro lingua: \u201cVoi dovete essere gli amici di Alessandro e WM1, li troverete mezz&#8217;ora sotto il rifugio\u201d. Pensiamo che quindi non possano essere molto distanti e ci fermiamo a prendere due palacinke al Vodnikov dom. La cima del Triglav si \u00e8 rirasserenata e da qui si vede bene l&#8217;illusione ottica che fa credere ci siano tre cime. Il monte ha infatti due sole cime, la piccola e la grande, e solo da alcune prospettive una cengia che scende dalla cima principale verso sud-est appare come una terza cima. Tuco mi racconta anche del poema scritto da un autore tedesco che nell&#8217;ottocento ha raccolto alcuni miti e leggende slovene, e altre ne ha probabilmente inventate, riguardanti il Triglav e gli esseri che lo popolavano. Chiss\u00e0 se un tempo l&#8217;idea di un dio che abitava sulla cima riusciva a tenere lontani i francesi in scarpe da tennis, le compagnie di Alpinisti Molotov e le greggi di escursionisti del ferragosto&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Stiamo per rimetterci in marcia, quando vediamo arrivare i quattro \u201cveri\u201d, quelli che sul Triglav ci sono arrivati sul serio. \u201cCom&#8217;era?\u201d \u201cUn carnaio\u201d. In effetti quando io e Riki abbiamo deciso di tornare indietro, per salire in vetta c&#8217;era la fila come davanti a un apple store il giorno dell&#8217;uscita dell&#8217;ultimo ordegno. Ovviamente parlo cos\u00ec perch\u00e8 sono invidioso, anche perch\u00e8 Lorenzo ci dice che passata la cresta, il ghiaccio si era sciolto. Bon, per\u00f2 a parte il ghiaccio, lo so che ho fatto bene a fermarmi: ho un ginocchio di merda, ne prendo atto, e decido che andr\u00f2 a farmi dare un&#8217;occhiata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Doberdan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RT.<\/strong> Quando, a stomaco pieno, stiamo per partire, ecco spuntare VecioBaeordo, Lo.Fi, Erika e Diserzione contenti come non mai per la cima. Ci mostrano le foto, riprendono fiato e riempiono le borracce. Sono circa le due e calcoliamo di raggiungere WM1 e Alessandro intorno allo Strudoski Preval. Parte anche una scommessa tra Supereri e Diserzione su dove li avremmo incontrati, se prima o dopo la forcella. Non siamo neanche a met\u00e0 strada e non sappiamo a che velocit\u00e0 stiano scendendo gli altri. Sar\u00e0 un lungo saliscendi, prima in costa e poi nel bosco. Io mi incammino con Diserzione e chiacchierando di vendemmie, progetti Unesco e lavoro arriviamo alla forcella dove WM1 e Alessandro non si vedono. Aspettiamo Erika per dirle che ha perso la scommessa. In compenso arrivano i due maledetti francesi che da qui in poi ci staranno affianco per quasi tutta la discesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>WM1.<\/strong> Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Doberdan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Ora non restano che otto kilometri di saliscendi (pi\u00f9 scendi che sali). Fino al Studorski preval faccio gruppo con Natale, Guido e Lorenzo. Parliamo di TAV e di GOPAM, Grandi Opere Progettate ad Minchiam. Io racconto del fantastico ascensore che dovr\u00e0 portare frotte di turisti al castello di Gorizia, permettendo di bypassare la strada che, superando un dislivello di ben 50 metri, conduce dal centro della citt\u00e0 al parcheggio davanti al portone del suddetto castello. Natale e Guido, che ne hanno viste di ogni in val Susa, fanno tanto d&#8217;occhi. Ma Gorizia \u00e8 Gorizia. Quando usc\u00ec \u201cOtto e mezzo\u201d di Fellini, il film fu distribuito in due versioni: quella normale, e quella coi flashback virati in seppia, per le zone culturalmente depresse. A Gorizia arriv\u00f2 la versione coi flashback virati in seppia.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Confini e oltreconfini (Slight Return)<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuco.<\/strong> Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Doberdan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; &#8216;dan&#8230; Zdravo&#8230; Dober dan&#8230; \u017divijo&#8230; Dober dan&#8230; &#8216;dan&#8230; \u017divijo&#8230; Zdravo&#8230; Porco dio&#8230; Dober dan&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Dopo la forcella, scendiamo pi\u00f9 lentamente, e quando iniziano i saliscendi che portano a valle, le coniugazioni in Dio cominciano a prendere piede con pi\u00f9 insistenza.<br \/>\n&#8211; Robbie&#8230; Si sale di nuovo!<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>WM1. <\/strong>PoRRRRrrrrrrhhhRRRRRRrrrrrrrrrr&#8230; Dober dan&#8230; RRRRrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrkkkkoddddddd&#8230; Dober dan&#8230; &#8230;dddddiiiiiiiiiiiiiiiooooooooooooooooooooooo!!!!,!!! Sdravo&#8230; Dober dan&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u017divijo\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u2018dan\u2026 Zdravo\u2026 Dober dan\u2026 \u017divijo\u2026 Doberdan\u2026 \u2018dan\u2026 \u017divijo\u2026 Zdravo\u2026 Dober dan\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u2018dan\u2026 Dober dan\u2026 \u017divijo\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u017divijo\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u2018dan\u2026 Zdravo\u2026 Dober dan\u2026 \u017divijo\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u017divijo\u2026 Zdravo\u2026 &#8216;rcamadonna\u2026 Dober dan\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Concordo con Lorenzo che depreca definitivamente l&#8217;uso simbolico e nazionalistico delle montagne. Il Triglav \u00e8 stato Austria, Italia, Jugoslavia, Slovenia, e non si \u00e8 mai mosso da dove sta. Che senso ha far passare le frontiere sulle creste spartiacque? In passato le comunit\u00e0 vivevano a cavallo delle montagne, a separarle con i confini degli stati nazionali furono poteri che venivano da fuori, dalla pianura, da Altrove, da Alpha Centauri. I confini sono sempre e soltanto giochi di potere, non c&#8217;entrano niente con le nostre vite. Ma li avremo finch\u00e9 nella testa di Homo Sapiens ci sar\u00e0 questa tara, il potere. In un passato molto remoto ci fu un&#8217;altra tara mentale, il cannibalismo. Poi un bel giorno click e divenne un tab\u00f9. Un click durato epoche, decine di millenni, lento come un contagio pigro, ma da qualche parte, da qualcuno sar\u00e0 cominciato, e in un certo momento sar\u00e0 finito. Un prima e un dopo. Verr\u00e0 un altro click, e il potere sparir\u00e0 dai nostri cervelli, e ci chiederemo come abbiamo fatto a non arrivarci prima. Non credo che sar\u00f2 ancora vivo, ma non si sa mai, cerco di tenermi pronto. Vegliate, che non sapete n\u00e9 il giorno n\u00e9 l&#8217;ora. Magari comincia dopodomani o l&#8217;anno prossimo, magari \u00e8 gi\u00e0 cominciato, e alla fine si girer\u00e0 per le montagne senza altro scopo che andare a vedere cosa c&#8217;\u00e8 dietro, e non perch\u00e9 un leader ci ha detto che quello \u00e8 il simbolo della nostra appartenenza quale che sia; e guarderemo senza capirle le tracce di guerre assurde combattute tanto tempo prima in un posto cos\u00ec assurdamente bello. Ma forse il fatto stesso che noi oggi siamo ancora in grado di capirle e di spiegarle, ancorch\u00e9 deprecandole, ci include nel problema. Forse noi, oggi, qui, non abbiamo scelta, non ancora: possiamo soltanto, ognuno come pu\u00f2, continuare a lottare per cambiare un pezzettino alla volta, fuori e soprattutto dentro se stessi. \u00c8 l&#8217;unica speranza che abbiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> La discesa sembra infinita. A Studorski Preval incontriamo Riccardo e Martino, quest\u2019ultimo con il ginocchio che dev\u2019essere abbastanza mal messo, ma sopporta stoicamente. Qualcuno aveva gi\u00e0 ipotizzato che avremmo incontrato anche Roberto e Alessandro, invece sono ancora pi\u00f9 avanti. Iniziano le speculazione sul punto in cui li incontreremo, io sono convinto che non sar\u00e0 prima del passo, altri sono pi\u00f9 pessimisti, per fortuna non li incontreremo che all\u2019arrivo, ad attenderci, artefici di una vera impresa.<br \/>\nDopo lo Studorski Preval i gruppi si ricompongono, e dietro resto con Natale e Martino, mentre Riccardo, Erika e Lorenzo ci precedono, dapprima fermandosi ad aspettarci di tanto in tanto. Quando li raggiungiamo li invidio molto, distesi su un prato, a riposarsi a tutta vista da diversi minuti, mentre io non posso proprio fermarmi. Natale potrebbe accelerare il passo, ma lui resta sempre in fondo al gruppo, soprattutto quando c\u2019\u00e8 qualcuno in difficolt\u00e0; io passo forse per uno che fa lo stesso, ma invece ho un mal di testa mica da ridere, la caviglia che comincia a mostrare stanchezza\u2026 Ci fermiamo poco prima dell\u2019abetaia per una sosta. Proseguiamo bestemmiando a pi\u00f9 riprese per la lunghezza inaspettata della stessa fino all\u2019incrocio della carrozzabile, dove ci viene incontro con l\u2019auto Lorenzo per offrirci un passaggio per l\u2019ultimo tratto, ma ormai manca poco, nessuno di noi lo accetta, e gli chiediamo anzi di dire che non ci ha visto. In prossimit\u00e0 di Rudno Polje Martino, che non si \u00e8 mai lamentato, in una sublimazione comica bellissima della fatica e del dolore inizia a fare lo zombie, dapprima solo con me e Natale, che subito lo imitiamo, e sbuchiamo in quel modo dall\u2019abetaia alle spalle dei compagni che ci aspettavano.<\/p>\n<div id=\"attachment_18753\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18753\" class=\"size-full wp-image-18753\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/slovenac_i_srbin-11.jpg\" alt=\"Sloveni e serbi\" width=\"500\" height=\"385\" \/><p id=\"caption-attachment-18753\" class=\"wp-caption-text\">Scarsit\u00e0 del repertorio sloveno in materia di turpiloquio e conseguente inadeguatezza alle prese con quello serbo. Lo sloveno dice: \u00abTrecento diavoli!\u00bb, il serbo risponde con qualcosa del genere: \u00abIl mio cane lo mette in bocca a tua moglie, poi s&#8217;incula tua madre e si fotte tutta la lista, anche il tuo fottuto Dio, dannato pezzo di merda fetente, e scopa le tre fighe di mamma e s&#8217;incula pure te, frocio sloveno!\u00bb Vignetta croata descritta da Tuco dopo il ritorno a Rudno Polje. Un&#8217;amica di Koper ha detto a WM1 che \u00abTrecento diavoli!\u00bb \u00e8 gi\u00e0 espressione fortina, e di solito si dice \u00abTrecento orsi!\u00bb :-\/ Non vi \u00e8 dunque da sorprendersi che molte slovene e sloveni &#8211; almeno sul Carso e in Primorska &#8211; imprechino e bestemmino in italiano.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> La strada del ritorno sar\u00e0 eterna, per tutti. Sar\u00e0 anche questa una candid camera, che le discese diventano sempre pi\u00f9 lunghe di quando ci sei salito? Passa qualcuno di notte a stirare i sentieri come la pasta delle fettuccine? Diamo per scontato di trovare Roberto e Alessandro lungo il percorso, quasi [doberdan]scommettiamo tra noi quanta strada possono aver fatto in quelle condizioni e il punto in cui li raggiungeremo. Troviamo invece Riccardo e Martino anche lui con un ginocchio in crisi (da l\u00ec in poi siamo scesi con lui e non l&#8217;ho sentito una volta dire ba, nonostante l&#8217;evidentissimo disagio), degli altri due nessuna traccia, solo qualche telefonata che non aiuta a localizzarli. Alla fine arriveranno alle auto da soli e per primi, impiegando dieci ore per fare tutta quella strada. Incredibili, l&#8217;impresa [doberdan] l&#8217;hanno fatta loro. Roberto avr\u00e0 percorso i tratti in discesa nelle stesse condizioni terribili del Rocciamelone. Qualcuno ha idea della playlist?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u017divijo\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u2018dan\u2026 Zdravo\u2026 Dober dan\u2026 \u017divijo\u2026 Doberdan\u2026 \u2018dan\u2026 \u017divijo\u2026 Zdravo\u2026 Dober dan\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u2018dan\u2026 Dober dan\u2026 \u017divijo\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u017divijo\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u2018dan\u2026 Zdravo\u2026 Dober dan\u2026 \u017divijo\u2026 Dober dan\u2026 \u2018dan\u2026 \u017divijo\u2026 Zdravo\u2026 Dober dan\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AleTS.<\/strong> Mentre Tuco in macchina spiega ancora a Diserzione e VB un po\u2019 della nostra storia, di parte, ma dalla parte giusta, dagli irredentisti dell\u2019ultima ora a Putin, dall\u2019ospedale di Franije agli operai triestini che collaborarono per portare in quel posto la corrente elettrica, penso, come uomo e come triestino, di essere stato fortunato a non cadere nei meandri dell\u2019ignoranza e della mistificazione che dominano da tempo in citt\u00e0, e di dover ancora fare la mia parte perch\u00e9 questo in parte si riduca e si riporti anche se lentamente quasi tutto alla vera cronologia dei fatti avvenuti. Magazzinidiciotto compresi.<br \/>\nQuando vedo la golf bianca al confine di Fernetti, penso che la giornata volga al termine davvero, mi spiace abbandonare la compagnia, \u00e8 stata una magnifica esperienza. Con al primo posto le persone.<br \/>\n(*) \u00ab<em>Potr\u00f2 mai ringraziarti, compagno sconosciuto, per il vino che hai offerto senza chiedermi il nome, senza informarti troppo di dove ero venuto, di quanto sangue usciva dalla mia situazione&#8230;<\/em>\u00bb<br \/>\n(Claudio Lolli, <em>Compagni a venire<\/em>, 1975)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/s_y8Koaayuw\" width=\"500\" height=\"375\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> Nel tragitto di ritorno a Trieste in auto mi ritrovo con Natale alla guida, e Alessandro e Martino, che parlano della situazione in Slovenia, dei tentativi di fare anche l\u00ec del revisionismo storico (la cosiddetta \u201cmemoria condivisa\u201d) del business del sesso nei casin\u00f2, del MTL, della strategicit\u00e0 del porto di Trieste, di Ukraina\u2026 Intanto il sole tramonta dietro il Triglav che svetta alle nostre spalle. Alessandro ha ancora la lucidit\u00e0 di organizzare in maniera impeccabile la logistica del nostro rientro, calcolando i tempi al minuto. Arrivo in stazione con venti minuti buoni di anticipo, anche grazie a sua moglie che ci offre l\u2019ultimo passaggio. Saluto i compagni di viaggio senza i quali non avrei mai potuto vivere tutto questo, di nuovo senza riuscire a dire grazie in maniera soddisfacente.<br \/>\nIl mio zaino \u00e8 strapieno e la mia mente poco lucida, non riesco a badare come si deve alle mie cose, e mi accorger\u00f2 solo a casa di aver purtroppo molto colpevolmente dimenticato, perduto, chiss\u00e0 in quale treno o stazione, la copia (quasi introvabile) de I falliti e altri scritti che avevo preso in prestito in biblioteca, a sigillo definitivo di quanto sono un imbecille, timbro di vetta martellato sulla fronte. (Dopo molto cercare, a parziale riparazione del danno, ne trover\u00f2 poi un\u2019altra in vendita da restituire al suo posto.)<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Post Scriptum<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VB.<\/strong> Con l&#8217;abituale incoscienza ho cominciato solo sulle pendici del Triglav, anzich\u00e9 su quelle del Rocciamelone, a domandarmi come possa essere definito un Alpinista Molotov. Casomai qualcuno chiedesse, cosa che diventa probabile con il secondo post di Giap sull&#8217;argomento&#8230; Io per ora una risposta non ce l&#8217;ho, non so voi. Qualche settimana fa su twitter la crew di Futbologia (pi\u00f9 alcuni intrusi) ha tentato una definizione di Calciatore Molotov, e <a href=\"http:\/\/blog.futbologia.org\/2014\/08\/breve-storia-del-calcio-molotov\/\">pi\u00f9 o meno ci sono riusciti<\/a> adducendo anche documenti apocrifi. Penso che ora tocchi a noi, dobbiamo assumercene la responsabilit\u00e0. Chi lo scrive il nostro documento apocrifo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo.Fi.<\/strong> Per alcuni anche il Triglav \u00e8 stato \u201cno picnic\u201d, per altri versi invece \u00e8 stato \u201ctoo much picnic\u201d. L&#8217;effetto \u00e8 uguale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mr. Mills.<\/strong> Anche questa del Triglav &#8211; gi\u00e0 dalle prime vostre battute sull&#8217;escursione, in attesa del resoconto collettivo &#8211; si capisce che \u00e8 stata un&#8217;avventura, una di quelle storie che vale e varr\u00e0 la pena raccontare. Complimenti a tutt*, la cosa importante \u00e8 tornare a casa con lo zaino carico di emozioni e aneddoti da raccontare: la vetta rimane l\u00e0, per chi non ce l&#8217;ha fatta, per la prossima occasione, che sar\u00e0 un&#8217;altra storia.<br \/>\nNei due giorni ogni tanto spiavo su Twitter, curioso di sapere come stava andando. Ho saputo cos\u00ec del ginocchio capriccioso di Roberto ed ho iniziato mentalmente a far conti sui tempi di discesa, prendendo come riferimento quella in sofferenza dal Rifugio C\u00e0 d&#8217;Asti sul Rocciamelone. Pi\u00f9 tardi, in tarda serata, ho dedotto che eravate tornati alla base quando mi \u00e8 arrivata la notifica da Twitter di un nuovo follower: Riccardo. Bene, ho pensata, \u00e8 andata, anche questa volta il ginocchio non ha piegato la stoica volont\u00e0 di Roberto.<br \/>\nMi sono coricato, ma i miei bioritmi veglia-sonno sono saltati in questo periodo, quindi anche se il sonno non mi mancava non riuscivo ad addormentarmi e pensavo. Nella testa mi erano rimaste le parole twittate da Roberto nel pomeriggio: &#8220;Importante non \u00e8 la vetta ma il racconto&#8221;.<br \/>\nVero, verissimo; e ho pensato che questa \u00e8 l&#8217;essenza dell&#8217;Alpinismo Molotov, far prevalere il desiderio di raccontare al &#8220;risultato&#8221; della vetta. Sappiamo che nell&#8217;alpinismo la dimensione della narrazione c&#8217;\u00e8 sempre stata ed \u00e8 parte stessa dell&#8217;alpinismo, ma io credo sia sempre stata subordinata alla vetta: un modo di prolungare la soddisfazione per un traguardo raggiunto, spesso attraverso una narrazione egotistica e autocentrata. Se la ricerca di storie che valgano la pena di essere raccontate diventa il fulcro, credo che le cose cambino e di molto: la vetta diventa un obiettivo, non l&#8217;unico; l&#8217;azione diventa dilatata, ingloba la necessit\u00e0 di raccontare quel che si \u00e8 vissuto e spartito con compagne e compagni. Un piacere prolungato, coltivato e condiviso.<br \/>\n&#8220;Non c&#8217;\u00e8 salita senza (la sua) storia, non c&#8217;\u00e8 storia senza (la) discesa.&#8221; Ho pensato questo poi, all&#8217;assurdit\u00e0 di definire &#8220;incompiuta&#8221; una salita quando non si arriva in cima, mentre si considera compiuta una salita anche quando in vetta l&#8217;alpinista ci arriva ma poi non terminer\u00e0 la discesa per poterlo raccontarlo. Eppure &#8211; per fare un esempio &#8211; per decenni e decenni la discussione su Mallory e Irvine che forse sarebbero arrivati in vetta all&#8217;Everest nel 1924 ha tenuto banco, anche se i due in quei giorni perirono in quel tentativo, lasciandolo muto. \u00c8 necessario smontare quest&#8217;idea, spero che con il vostro resoconto collettivo sull&#8217;avventura Triglav si inizi a dargli qualche colpo ben assestato, per lasciare emergere un&#8217;altra attitudine,meno performativa: un&#8217;ode &#8211; con tanto di bestemmie &#8211; alla discesa.<br \/>\nA quel punto &#8211; &#8220;Osti ancora sveglio! Tra manco mezz&#8217;ora Ettore si sveglia e parte il giro cambia-nutri-addormenta! &#8211; mi sono chiesto come saprei rispondere se qualcuno mi chiedesse cos&#8217;\u00e8 &#8216;sto Alpinismo Molotov: l\u00ec il cerchio si \u00e8 chiuso, perch\u00e9 ho capito che l&#8217;unica risposta che saprei dare sarebbe un non gi\u00e0 breve racconto. Probabilmente partirei da <em>Point Lenana<\/em>, di compagni incrociati per strada che Roberto ha avuto la brillante idea di mettere insieme a salire un sentiero e via raccontando&#8230; e finalmente mi sono addormentato, per svegliarmi venti minuti pi\u00f9 tardi al canto altissimo di un aquilotto ;-)<br \/>\nE grazie anche solo per il pensiero a Ettore dalla cime del Triglav, una volta &#8211; fra qualche anno &#8211; ce lo portiamo e gli raccontate di quella volta che&#8230;<\/p>\n<div id=\"attachment_18819\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18819\" class=\"size-full wp-image-18819\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ettore.jpg\" alt=\"Ettore.\" width=\"500\" height=\"504\" \/><p id=\"caption-attachment-18819\" class=\"wp-caption-text\">Ettore.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Yamunin.<\/strong> Ho seguito anch&#8217;io la salita tramite Twitter e mi sono &#8220;sintonizzato&#8221; sul racconto della camminata sul Triglav e ho cercato di immaginare.<br \/>\nIeri ero in Val d&#8217;Aosta con Roberta (mia moglie) e i cani. Eravamo l\u00ec e guardando i monti intorno la testa andava alla comitiva sul Triglav, alla camminata fatta sul Rocciamelone, a quella fatta da Marco e Guido e a quelle che verranno.<br \/>\nUna volta a casa ho riguardato le foto che Lorenzo ci aveva mandato giorni fa in preparazione alla scarpinata, quelle che Roberto ha twittato e tramite googlemaps la zona, il monte.<br \/>\nHo chiesto a Roberta cosa ne pensasse di questa mia infatuazione da montagna e la sua risposta \u00e8 stata:<br \/>\n&#8211; Va bene, purch\u00e9 stiate attenti e torniate gi\u00f9.<br \/>\nS\u00ec, il racconto \u00e8 compiuto con il ritorno, la discesa, e ora aspetto la formalizzazione di <em>No picnic on Mount Triglav<\/em>. La vetta, qualunque vetta, resta l\u00ec come stimolo per un altro racconto.<\/p>\n<div id=\"attachment_18726\" style=\"width: 407px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18726\" class=\"size-full wp-image-18726\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/logoAlpinismoMolotov.jpg\" alt=\"Logo Alpinismo Molotov\" width=\"397\" height=\"568\" \/><p id=\"caption-attachment-18726\" class=\"wp-caption-text\">Il proveniente dai Monti Sibillini ma, di suo, ben poco sibillino logo di Alpinismo Molotov.<\/p><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Dopo l&#8217;esordio narrativo No Picnic on Rocciamelone, Alpinismo Molotov si sposta a est, con il racconto corale della spedizione al Triglav, Alpi Giulie Orientali, 16 e 17 agosto 2014. 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