{"id":18453,"date":"2015-01-08T15:58:13","date_gmt":"2015-01-08T14:58:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=18453"},"modified":"2017-10-27T07:25:34","modified_gmt":"2017-10-27T05:25:34","slug":"terrorismo-migranti-foibe-maro-fascismo-appunti-sul-vittimismo-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/01\/terrorismo-migranti-foibe-maro-fascismo-appunti-sul-vittimismo-italiano\/","title":{"rendered":"Terrorismo, migranti, foibe, mar\u00f2, fascismo&#8230; Appunti sul vittimismo italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20123\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/colpevole.jpg\" alt=\"Colpevole di essere italiano\" width=\"591\" height=\"472\" \/><\/p>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p>Ho cominciato a prendere questi appunti ormai molti mesi fa, dopo aver letto in sequenza il libro di <strong>Federico Tenca Montini<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.ecommerce.kappavu.it\/fenomenologia-martirologio.html\"><i>Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta a oggi<\/i><\/a> (KappaVu, 2014) e il pamphlet <a href=\"http:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/prodotto\/critica-della-vittima\"><i>Critica della vittima<\/i><\/a> di <strong>Daniele Giglioli<\/strong> (Nottetempo). I due libri sono complementari. Tenca Montini e Giglioli affrontano gli stessi nodi di fondo. Il primo lo fa analizzando un <i>case study<\/i> molto significativo, ricostruendo genesi, sviluppo e affermazione, nel corso degli anni Novanta e degli anni Zero, del discorso sulle \u00abfoibe\u00bb. Discorso quintessenzialmente vittimistico, perfettamente coerente con l&#8217;autonarrazione deresponsabilizzante spesso riassunta nell&#8217;espressione \u00abItaliani brava gente\u00bb; Il secondo, invece, fotografa la tendenza egemone dei nostri tempi, la centralit\u00e0 della \u00abvittima\u00bb nell&#8217;immaginario italiano e occidentale contemporaneo.<\/p>\n<p>Quella che era partita come riflessione ispirata dalla lettura quasi contemporanea dei due saggi, si \u00e8 gonfiata come un torrente a fine inverno e ha trascinato a valle detriti di polemiche di cronaca, storiografiche e di costume. <!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18499\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/duelibri.jpg\" alt=\"duelibri\" width=\"400\" height=\"285\" \/><\/p>\n<p><strong><br \/>\nRIMUOVERE TUTTE LE PREMESSE TRANNE UNA<\/strong><\/p>\n<p>Ovviamente, le vittime sono sempre esistite. Quelle vere e quelle presunte. Anche il vittimismo &#8211; il &#8220;fare la vittima&#8221;, l&#8217;atteggiarsi a vittima &#8211; non \u00e8 una novit\u00e0, e si manifesta da sempre in tutto il mondo.<br \/>\nAnche il vittimismo dei poteri costituiti, il <em>vittimismo di stato<\/em>, ha una lunga storia, e plausibilmente un radioso futuro. Per ragioni facilmente intuibili, nella storia non c&#8217;\u00e8 guerra <em>d&#8217;aggressione<\/em> che non sia stata scatenata da una sedicente vittima, da qualcuno che affermava di doversi <em>difendere<\/em>, reagire a una minaccia, riparare un torto subito, far valere un diritto negato ecc. Ogni volta si fa iniziare la storia dove fa pi\u00f9 comodo, per negare le proprie colpe e responsabilit\u00e0 e poter dire che \u00abhanno cominciato <em>gli altri<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Su chi siano esattamente questi <em>altri<\/em> \u00e8 meglio che le idee rimangano confuse, in modo da poter attribuire loro, con elasticit\u00e0 e senza dover spiegare troppo, il maggior numero possibile di nefandezze, anche in contraddizione l&#8217;una con l&#8217;altra.<br \/>\nAd esempio, dando all&#8217;opinione pubblica un&#8217;idea disinformata e dozzinale sugli &#8220;islamici&#8221;, i &#8220;musulmani&#8221;, i &#8220;terroristi arabi&#8221;, insomma <em>quelli l\u00e0 con gli stracci in testa<\/em>, gli USA poterono attaccare l&#8217;Iraq in nome delle vittime newyorkesi dell&#8217;11 settembre 2001, anche se l&#8217;Iraq e il suo regime (notoriamente laico) erano totalmente estranei all&#8217;attentato, e la guerra aveva evidentemente altri scopi.<\/p>\n<p>Saddam non aveva mai appoggiato Al Qaeda. Al contrario, gli USA avevano a lungo e pubblicamente foraggiato &#8211; in chiave antisovietica e antipanarabista &#8211; lo stesso fanatismo islamico che ora dicevano di voler combattere. Lo avevano fatto in tutto il mondo musulmano, dal Nordafrica alla Palestina all&#8217;Afghanistan, creando mostri un po&#8217; ovunque. Ma tutta la storia precedente l&#8217;11 settembre 2001 era stata <em>rimossa<\/em> dal racconto. Bisogna <em>sempre<\/em> rimuovere il maggior numero possibile di premesse, lasciandone solo una di comodo: quella che ci deresponsabilizza.\u00a0 L&#8217;abbattimento delle Twin Towers era diventato quella premessa.<\/p>\n<p>In seguito, le catastrofiche guerre di Bush sono state rimosse a loro volta, come \u00e8 stato rimosso tutto il razzismo, tutto l&#8217;imperialismo culturale vomitato su arabi e musulmani negli anni della <em>War on Terror<\/em>, come sono stati rimossi gli abusi di Abu Ghraib e &#8211; soprattutto &#8211; Guantanamo. Scomparse le <em>extraordinary renditions<\/em>, scomparse le torture CIA.<\/p>\n<p>Oggi si blatera dell&#8217;ISIS senza mai spiegare che quel movimento ultrareazionario, schiavista, islamonazista, \u00e8 l&#8217;esito di decenni di precise scelte politiche, militari ed economiche. \u00c8 senz&#8217;altro pi\u00f9 comodo parlarne come se fosse nato dal nulla, o meglio, da una misteriosa predilezione dei musulmani (tutti!) per il fanatismo e la violenza politica. In questo modo, si pu\u00f2 piegare la lotta al terrorismo a una generica &#8220;politica della paura&#8221;, come la chiama <strong>Serge Quadruppani<\/strong>, finalizzata a un sempre pi\u00f9 capillare controllo sociale.<\/p>\n<p>E fateci caso: ogni volta si riparte da capo.<br \/>\nL&#8217;11 settembre 2001 tutti i commentatori dissero: \u00abDa oggi, abbiamo la guerra in casa\u00bb.<br \/>\nQuando fu colpita la metropolitana di Madrid, tutti i commentatori dissero: \u00ab<em>Da oggi<\/em>, abbiamo la guerra in casa\u00bb.<br \/>\nQuando fu colpita la metropolitana di Londra, tutti i commentatori dissero: \u00ab<em>Da oggi<\/em>, abbiamo la guerra in casa\u00bb.<br \/>\nDopo la strage nella sede di <em>Charlie Hebdo<\/em>, tutti i commentatori hanno detto: \u00ab<em>Da oggi<\/em>, abbiamo la guerra in casa\u00bb.<br \/>\nNon si va mai pi\u00f9 indietro di <em>oggi<\/em>. E quindi non si capisce un cazzo.<br \/>\nAnche perch\u00e9 scompaiono le lotte vere, le resistenze popolari <em>concrete<\/em> all&#8217;ISIS, come quella che ha luogo da mesi a Kobane.<\/p>\n<p>Troviamo la stessa strategia discorsiva quando si parla di immigrazione. Normale, perch\u00e9 il dibattito sul terrorismo <em>maschera<\/em> quello sull&#8217;immigrazione, o meglio, quello mai esplicito sulla forza-lavoro migrante, forza-lavoro da sfruttare riconoscendole il minimo dei diritti &#8211; o meglio ancora, nessuno.<br \/>\nSi parte inveendo contro l&#8217;ISIS&#8230; e\u00a0 si finisce subito a parlare dei &#8220;barconi&#8221;, si ripropone tutto il repertorio di <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/inchieste\/2014\/11\/20\/news\/privilegi-agli-stranieri-quante-bufale-si-sentono-ecco-la-verita-e-alcuni-miti-da-sfatare-1.188748\">bufale razziste sui soldi immaginari<\/a> che lo stato darebbe agli &#8220;extracomunitari&#8221; ecc.<\/p>\n<p>Anche qui, viene rimosso il maggior numero possibile di premesse.<br \/>\nIl colonialismo europeo &#8211; compreso quello dell&#8217;Italia &#8211; ha invaso, devastato e depredato Africa e Asia.<br \/>\nLe multinazionali nordamericane ed europee &#8211; comprese quelle italiane &#8211; continuano a sfruttare e depredare quelle terre, a sottrarne sistematicamente le risorse, in un sistema di &#8220;scambio ineguale&#8221; e divisione internazionale del lavoro che ha come principio regolatore un razzismo oggi non pi\u00f9 dichiarabile ma <em>pienamente operativo.<\/em> Ai popoli implicitamente ritenuti &#8220;inferiori&#8221; toccano lavori peggiori e salari pi\u00f9 bassi.<br \/>\nMa quando si parla di immigrazione, tutto questo scompare. Non siamo pi\u00f9 &#8220;noi&#8221; (bianchi, occidentali, capitalisti, colonialisti) ad avere invaso l&#8217;Africa, sterminato popolazioni, sfruttato il lavoro dei colonizzati, rubato terra e materie prime ecc.<br \/>\nMacch\u00e9, sono gli africani che stanno &#8220;invadendo&#8221; noi. Stop invasione!<\/p>\n<p>Perch\u00e9 noi siamo le vittime. Sempre. Da sempre.<\/p>\n<p>Soprattutto noi italiani.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nALLE RADICI DEL VITTIMISMO ITALIANO: I MITI DI ROMA E VENEZIA<\/strong><\/p>\n<p>Si diceva: il vittimismo non \u00e8 una novit\u00e0. Parlare del vittimismo \u00e8, per molti versi, parlare dell&#8217;acqua calda. Ma quello dell&#8217;ideologia dominante italiana \u00e8 un vittimismo <em>peculiare<\/em>, specifico, e negli ultimi decenni si \u00e8 caricato di ulteriori connotazioni. Ogni paese ha le sue sorgenti, la sua acqua, con diverse percentuali di stronzio e altri minerali.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia come nazione \u00e8 pressoch\u00e9 interamente edificata su un immaginario vittimista, a partire dall&#8217;<i>Inno di Mameli<\/i>: noi fummo<em> \u00absempre calpesti e derisi<\/em>\u00bb. Vittimismo <i>chiagni e fotti<\/i>: rileggiamo <i>La grande proletaria si \u00e8 mossa<\/i> di Pascoli, pensiamo al mito della \u00abvittoria mutilata\u00bb (espressione coniata da D&#8217;Annunzio)&#8230; L&#8217;Italia, che \u00e8 stata molto pi\u00f9 spesso carnefice, non sa rappresentarsi se non come vittima. Vittima di soprusi antichi e recenti. Si veda com&#8217;\u00e8 raccontata la vicenda diplomatica dei due Mar\u00f2, \u00abi nostri ragazzi\u00bb, l&#8217;India cattiva, gli oscuri complotti&#8230;<\/p>\n<p><em>A monte di tutto <\/em>\u00e8 implicito un sopruso pi\u00f9 grande, <em>il<\/em> sopruso. L&#8217;Italia sarebbe vittima di una <i>caduta in disgrazia<\/i> rispetto ad \u00abantichi fasti\u00bb come quelli dell&#8217;Impero Romano, del Rinascimento o di Venezia come potenza coloniale. Una &#8220;pappa&#8221; di entit\u00e0 e periodi diversi che con l&#8217;Italia intesa come stato-nazione (sabaudo, fascista e poi repubblicano) non c&#8217;entrano assolutamente nulla.<\/p>\n<p>Quello della continuit\u00e0 tra Roma e lo stato-nazione italiano \u00e8 un mito tecnicizzato, nato nell&#8217;Ottocento ma portato al parossismo durante il Ventennio, e poich\u00e9 col fascismo non abbiamo mai fatto i conti fino in fondo, la \u201cromanit\u00e0\u201d farlocca del fascismo \u00e8 ancora oggi largamente accettata e riproposta senza alcuna messa in discussione (ad esempio, nel 2011 da <strong>Roberto Benigni<\/strong> durante la sua <em>lectio magistralis<\/em> sull&#8217;Inno di Mameli, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=3496\">che ho analizzato qui<\/a>), a dispetto della sua infondatezza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-20107 size-full\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/roberto-benigni-cavallo-150436.jpg\" alt=\"Benigni sul cavallo bianco\" width=\"597\" height=\"294\" \/><\/p>\n<p>In nessuna fase della sua storia Roma si pens\u00f2 \u00abItalia\u00bb, n\u00e9 i Romani si sentivano \u00abitaliani\u00bb. Roma era Balcani, Nordafrica, Asia Minore, Iberia, Europa settentrionale ecc. Roma fu poi Bisanzio, la \u00abromanit\u00e0\u00bb non fu mai \u00abitalianit\u00e0\u00bb, ci si diceva \u00abromani\u00bb in Anatolia, nel Mediterraneo orientale e in luoghi oggi definiti &#8220;Oriente&#8221;. Alcuni imperatori romani non misero mai piede sulla penisola italica. Diocleziano vide Roma una volta sola nella vita, al momento di abdicare.<br \/>\nPrima dell&#8217;Ottocento, l&#8217;idea dell&#8217;Italia come stato-nazione non era nella testa di nessuno.<br \/>\nQuanto a noi, non siamo mai stati la &#8220;stirpe romana&#8221;. Mai. Siamo i discendenti meticci di tutte le popolazioni che hanno invaso la penisola o vi si sono stabilite, ibridandosi con quelle che c&#8217;erano arrivate prima, processo il cui inizio si perde nella notte dei tempi e tuttora prosegue. Siamo etruschi, celti, longobardi, ostrogoti, normanni, arabi, spagnoli e chiss\u00e0 chi altri. Siamo da sempre terra di immigrazione. Siamo immigrati di <em>n<\/em>-esima generazione.<\/p>\n<p>Fittizia anche la continuit\u00e0 con Venezia nel discorso revanscista sull&#8217;Adriatico orientale, recentemente riproposto da <strong>Simone Cristicchi<\/strong> e <strong>Jan Bernas<\/strong> nel fortunato e disonestissimo spettacolo <i>Magazzino 18<\/i>, dove si afferma che in Istria \u00abanche le pietre parlano italiano\u00bb.<br \/>\n[N.B. In quella parte di spettacolo Cristicchi cita, senza dirlo, il verso di una canzone neofascista &#8211;\u00a0<em>Di l\u00e0 dall&#8217;acqua<\/em>\u00a0della Compagnia dell&#8217;Anello &#8211; che a sua volta citava un autore fascista, franchista e collaborazionista, <strong>Renzo Lodoli<\/strong>.]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il piedestallo di questo discorso, a malapena verniciato di culturalismo, \u00e8 il solito, rancido concetto di <i>stirpe<\/i>. Gli scambi che derivano dalla premessa sono tutti sintetizzabili cos\u00ec:<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;Istria, Fiume e la Dalmazia erano terre italiane, parte dell&#8217;Italia!<br \/>\n&#8211; Veramente no, sono sempre state terre multietniche e plurilingui. L&#8217;Istria fece parte del regno d&#8217;Italia per un periodo molto breve, dal Trattato di Rapallo del 1920 alla sconfitta dei nazifascisti nella seconda guerra mondiale. Quanto alla Dalmazia, solo una piccola porzione fu inclusa per breve tempo del regno d&#8217;Italia. Solo il 5% della popolazione dalmata parlava italiano, ed erano quasi tutti concentrati in una sola citt\u00e0, Zara. Quanto a\u00a0Fiume, fu &#8220;italiana&#8221; per un periodo ancora pi\u00f9 limitato, in seguito al colpo di stato\u00a0fascista contro lo Stato Libero di Fiume, nel 1922, che port\u00f2 all&#8217;annessione del 1924.<\/p>\n<p>[Pausa&#8230;]<\/p>\n<p>&#8211; E allora i secoli di dominazione veneziana dove li mettiamo?!!<br \/>\n&#8211; Beh, io una mezza idea ce l&#8217;avrei!<\/p>\n<p>Se a far valere la patente di \u00abitalianit\u00e0\u00bb sono i secoli di dominazione veneziana, perch\u00e9 mai nel 1915 si riteneva &#8220;italianissima&#8221; e perci\u00f2 &#8220;irredenta&#8221; Trieste, che era asburgica da pi\u00f9 di mezzo millennio (lo fu dal 1382 al 1918) e si era posta sotto la protezione del duca d&#8217;Austria proprio per\u00a0<em>non<\/em>\u00a0finire sotto Venezia, con cui era gi\u00e0 stata in guerra?<\/p>\n<p>Se a far valere la patente di \u00abitalianit\u00e0\u00bb sono i secoli di dominazione veneziana, perch\u00e9 nel 1918 il Regno d&#8217;Italia occup\u00f2 militarmente e dichiar\u00f2 italiane parti dell&#8217;entroterra e della montagna slovena dove Venezia non aveva mai messo piede e &#8211; soprattutto &#8211; dove non viveva un solo parlante italiano?<\/p>\n<p>E magari gli avi di chi rivendica tale continuit\u00e0 di stirpe con Venezia-che-era-gi\u00e0-Italia erano arabi di Sicilia o normanni di Basilicata, ai quali non passava nemmeno per l&#8217;anticamera del cervello di avere come patria &#8220;l&#8217;Italia&#8221;, o di pensarsi medesima stirpe del patriziato veneziano che, mille chilometri pi\u00f9 a nord, si godeva i frutti delle razzie compiute oltreadriatico (e anche nell&#8217;entroterra della Serenissima, se \u00e8 per questo).<\/p>\n<p>Insomma, anche quella della stirpe italica in continuit\u00e0 col dominio veneziano \u00e8 una supercazzola con scappellamento all&#8217;estrema destra, anche quando viene da bocca &#8220;di sinistra&#8221; (sempre per modo di dire, eh!), inconsapevole o paracula che sia. A volte inconsapevole <em>e anche<\/em> paracula. Le due cose non si escludono.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nLA STORIA DEL CONFINE ORIENTALE COME \u00abINSTRUMENTUM REGNI\u00bb E IL RUOLO DEL PD<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Il vittimismo non \u00e8 una novit\u00e0. Ci\u00f2 non toglie che, come strategia discorsiva, non sia mai stato vincente come appare oggi.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 \u00e8 l&#8217;onnipervasivit\u00e0 del \u00abparadigma vittimario\u00bb, come lo ha chiamato <strong>Giovanni De Luna<\/strong>. Oggi, scrive Giglioli, \u00abchi sta con la vittima non sbaglia mai\u00bb. La possibilit\u00e0 di dichiararsi vittima \u00e8 \u00abuna posizione strategica da occupare a tutti i costi\u00bb. Abbiamo assistito e tuttora assistiamo a guerre per \u00abstabilire chi \u00e8 pi\u00f9 vittima, chi lo \u00e8 stato prima, chi pi\u00f9 a lungo\u00bb. Chi combatte queste guerre lo fa in nome di una \u00abaristocrazia del dolore\u00bb, di una \u00abmeritocrazia della sfortuna\u00bb: &#8211; Io sono vittima perch\u00e9 \u00e8 stato vittima mio padre, e prima di lui lo \u00e8 stato mio nonno! Ho avuto la sfortuna di essere loro figlio e nipote, e quindi merito di essere considerato vittima!<\/p>\n<p>Giglioli parla di \u00abtragedie per procura\u00bb, di \u00abrisentimento in appalto\u00bb, ma io parlerei di <i>usu capione<\/i>: la mia famiglia vive in questa condizione vittimale da decenni, adesso \u00e8 <i>mia<\/i> per forza di legge. Da qui la richiesta di uno status particolare, fatto di cerimoniali ad hoc, giornate commemorative, vie intitolate, bonus di vario genere, risarcimenti, riconoscimenti&#8230; Giglioli si chiede, retoricamente: \u00abChi, sano di mente e retto di cuore, prescriverebbe ai suoi discendenti di continuare a soffrire per lui?\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20115\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/SimoneCristicchi.jpg\" alt=\"Simone Cristicchi\" width=\"600\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccoci, entriamo a pie&#8217; pari nella vicenda del cosiddetto \u00abEsodo giuliano-dalmata\u00bb, innervata a quella delle \u00abfoibe\u00bb.<\/p>\n<p>Dapprima \u00e8 stata la destra post-fascista (e sul \u00abpost\u00bb ovviamente ci sarebbe da dire) a \u00abnazionalizzare\u00bb l&#8217;immaginario vittimale del confine orientale e a trasformarlo in <i>instrumentum regni<\/i>. Questo \u00e8 avvenuto grazie alla fine di quegli \u00abimpedimenti\u00bb post-bellici che l&#8217;avevano confinata in una nicchia.<\/p>\n<p>Nel suo libro Tenca Montini lo ricostruisce molto bene: fino agli anni Novanta del XX secolo, soltanto in Venezia Giulia l&#8217;immaginario vittimale &#8220;giuliano-dalmata&#8221; si era compiutamente trasformato in <i>instrumentum regni<\/i>. Persino l&#8217;urbanistica di Trieste e altri centri urbani nei dintorni furono radicalmente modificate dall&#8217;immaginario vittimale.<br \/>\nMolto chiara in questo senso la storia dei nuovi sobborghi per profughi costruiti per \u00abitalianizzare\u00bb zone ad alta presenza slovena ed alterarne gli equilibri non solo etnici ma anche elettorali, come spiegano con dovizia di esempi <strong>Piero Purini<\/strong> nel suo libro \u00a0<i>Metamorfosi etniche. I cambiamenti di popolazione a Trieste, Gorizia, Fiume e in Istria. 1914-1975<\/i> (KappaVu, 2010) e <strong>Sandi Volk<\/strong> nel suo <em>Esuli a Trieste. Bonifica nazionale e rafforzamento dell&#8217;italianit\u00e0 sul confine orientale<\/em> (KappaVu, 2004).<br \/>\nNel resto d&#8217;Italia, nulla di paragonabile.<\/p>\n<p>Ma con la caduta dell&#8217;URSS, la fine della Jugoslavia, la fine della \u00abPrima Repubblica\u00bb e dell&#8217;arco costituzionale ecc. la situazione cambia all&#8217;improvviso, scompaiono i \u00abblocchi\u00bb e la destra post-missina, soggetto di importanza strategica nel blocco di potere berlusconiano, pu\u00f2 darsi subito un gran daffare.<br \/>\nRaccontata cos\u00ec, per\u00f2, sarebbe davvero troppo semplice. Fin da subito aiuta la destra il cosiddetto \u00abcentrosinistra\u00bb. Si sviluppa una forma di \u00abconsociativismo della memoria\u00bb funzionale alle \u00ablarghe intese\u00bb che &#8211; molti anni prima di essere ufficializzate in parlamento &#8211; gi\u00e0 hanno luogo nell&#8217;economia e nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>In quest&#8217;epoca, a met\u00e0 degli anni &#8217;90, si verifica quella che Tenca Montini definisce \u00abinclusione dei postcomunisti nella storiografia nazionalistica\u00bb. Sono gli anni in cui <strong>Luciano Violante<\/strong> cerca la conciliazione\u00a0con gli eredi dei &#8220;ragazzi di Sal\u00f2&#8221;, espressione edulcorante per i soldati \u00a0di uno stato-fantoccio collaborazionista voluto da Hitler.<\/p>\n<p>Oggi siamo andati molto pi\u00f9 in l\u00e0, il testimone \u00e8 quasi interamente passato di mano e il ruolo principale ce l&#8217;ha l&#8217;<em>intellighenzia<\/em> dell&#8217;area PD. E&#8217; stato\u00a0 <strong>Giorgio Napolitano<\/strong> la figura politica e istituzionale pi\u00f9 attiva su quel versante. Solo per ricordare l&#8217;episodio pi\u00f9 recente, poco tempo fa ha <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/06\/30\/se-napolitano-riabilita-almirante-ripassiamo-un-po-di-storia\/1044902\/\">commemorato il capo neofascista Almirante<\/a>, gi\u00e0 redattore della rivista <em>La difesa della razza<\/em>.<br \/>\nSe Napolitano \u00e8 <em>primus inter pares<\/em>, rivalutazioni del genere le troviamo a tutti i livelli del partito, ovunque giriamo lo sguardo: il governo Renzi si era appena insediato quando il neoministro della difesa <strong>Roberta Pinotti<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.panspeech.eu\/inherit\/challenge-2-heritage-and-heimat\/heritage-and-heimat-contributions-list\/item\/submitted-item-52\">ha omaggiato l&#8217;aviatore fascista <strong>Luigi Gnecchi<\/strong><\/a>, reduce della guerra civile spagnola, tra i responsabili dei bombardamenti a tappeto su Barcellona, cio\u00e8 di un famigerato massacro di civili.<\/p>\n<div id=\"attachment_20102\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.altramemoria.org\/it\/attivita\/piazza-sant-felip-neri\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20102\" class=\"size-full wp-image-20102\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Memo\u0300ria-i-Justi\u0301cia.jpg\" alt=\"Locandina dell\u2019incontro Mem\u00f2ria i just\u00edcia: Barcelona sota les bombes feixistes (Memoria e giustizia, Barcellona sotto le bombe fasciste, tenutosi al centro Pati Llimona di Barcelona il 30 gennaio 2013 con la partecipazione di Xavier Dom\u00e8nech, storico, Jaume Asens, avvocato e Ida Mauro del\u2019Associazione AltraItalia.\" width=\"600\" height=\"848\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20102\" class=\"wp-caption-text\">Locandina dell\u2019incontro <em>Mem\u00f2ria i just\u00edcia: Barcelona sota les bombes feixistes<\/em> (Memoria e giustizia, Barcellona sotto le bombe fasciste), tenutosi al centro Pati Llimona di Barcelona il 30 gennaio 2013 con la partecipazione di Xavier Dom\u00e8nech, storico, Jaume Asens, avvocato e Ida Mauro del\u2019Associazione AltraItalia.<\/p><\/div>\n<p>Del tutto logico. Il PD ambisce a essere il \u00abpartito della nazione\u00bb, e quindi il partito di tutti, e quindi il partito della \u00abmemoria condivisa\u00bb.<\/p>\n<p>E quindi anche il nuovo partito dell&#8217;Esodo istriano.<\/p>\n<p>[E forse anche il nuovo partito dei cosiddetti &#8220;rimasti&#8221;, le comunit\u00e0 italiane ancora presenti in Slovenia e Croazia, dopo la fine della Jugoslavia non pi\u00f9 etichettabili come &#8220;titine&#8221;. Si \u00e8 prestata meno attenzione del dovuto a come Cristicchi ha inserito nello spettacolo una parte strappalacrime sui &#8220;rimasti&#8221;. Ancor meno attenzione si \u00e8 prestata a <a href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150108162137\/http:\/\/www.finanziamenti-regione.it\/news-finanziamenti-della-regione-servizio-di-consulenza\/160386-elezioni-all-universit%C3%A0-popolare-di-trieste-fabrizio-somma-verso-la-presidenza-bora-la.html\">certe manovre politiche<\/a> intorno all&#8217;<a href=\"http:\/\/www.unipoptrieste.it\/upt\/luniversita-popolare-di-trieste-compie-centodieci-anni-di-attivita\/\">Universit\u00e0 Popolare di Trieste<\/a>, \u00absoggetto privilegiato di collegamento tra il Governo italiano e la minoranza in Istria, Fiume e Dalmazia.\u00bb]<\/p>\n<p>Dal 1918 al 1941 (anno in cui l&#8217;Italia invase la Jugoslavia insieme a Hitler), il nostro confine orientale venne spostato con la forza sempre pi\u00f9 a est. Si veda la progressione in quattro mappe <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=19327\">proposta in questo post<\/a>. In quelle terre l&#8217;imperialismo italiano fu responsabile di stragi, deportazioni, persecuzioni.<br \/>\nIl trucco che consente di far sparire tutto questo \u00e8, come si diceva sopra, <em>far cominciare la storia pi\u00f9 tardi<\/em>.<br \/>\nPer la precisione, farla cominciare dal 1943 in Istria, e dal 1945 a Trieste e Gorizia.<br \/>\nIn questo modo, e con qualche altro accorgimento, gli italiani sono solo vittime.<br \/>\nVittime, come disse Napolitano in un discorso del 2007, di un presunto \u00abdisegno annessionistico slavo\u00bb.<br \/>\nSin troppo facile da denunciare, dopo che si \u00e8 rimosso il reale annessionismo italiano.<\/p>\n<p>Il ruolo del PD emerge con ulteriore chiarezza seguendo gli sviluppi del caso Cristicchi, artista sponsorizzato e difeso dal PD triestino e nazionale. Certe scritte sui muri sbagliano: \u00e8 vero che Cristicchi ripete pappagallescamente luoghi comuni tipici di ambienti e gruppi &#8220;nazional-patriottici&#8221;, neoirredentisti e neofascisti, ma non \u00e8 in senso stretto un fascista; \u00e8 dalla radice dei capelli alle unghie dei piedi, antropologicamente e narrativamente, in tutto e per tutto\u00a0<i>Homo Piddinus, <\/i>e perci\u00f2<i> <\/i>maschera da commedia dell&#8217;arte dell&#8217;italiano medio &#8220;post-ideologico&#8221;.<\/p>\n<p>Nella figura di Cristicchi, e nel modo in cui risponde alle critiche, possiamo leggere ancora una volta l&#8217;<em>autobiografia della nazione<\/em>: l&#8217;uomo medio, l&#8217;uomo che oggi vota Renzi, \u00e8 convinto &#8211; intempestivamente, visto cosa ribolle nel ventre d&#8217;Europa\u00a0 &#8211; che il fascismo sia &#8220;fenomeno del passato&#8221;, ma al tempo stesso incarna tutte le tare, le rimozioni e i clich\u00e9s che la cultura italiana si porta dietro dall&#8217;esperienza fascista, mai davvero elaborata e quindi mai superata.<\/p>\n<p><i>Magazzino 18<\/i>\u00a0\u00e8 una storia vincente perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nessuna complessit\u00e0, la sua \u00e8 la versione pi\u00f9 facile da raccontare, \u00e8 unilaterale, tutte le addizioni sembrano funzionare senza riporti, \u00abi conti tornano\u00bb. <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=16149\">Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in maniera dettagliata<\/a>. Ho pensato a Cristicchi quando leggevo i passaggi in cui Giglioli scrive che nessuna vittima o <em>testimonial<\/em> della vittima si sentir\u00e0 mai dire: \u00abChe solfa, \u00e8 la solita storia\u00bb. La storia vittimaria \u00e8 sempre \u00abautorevole\u00bb, e la si ascolta, se non commossi, almeno compunti, altrimenti tocca navigare in un mare di insulti, accuse di insensibilit\u00e0 o, peggio, di complicit\u00e0 coi carnefici.<br \/>\nIl vittimismo \u00e8 funzionale al ricatto morale, che \u00e8 finalizzato al dominio.<\/p>\n<div id=\"attachment_20097\" style=\"width: 614px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20097\" class=\"size-full wp-image-20097\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/signoraleonida.jpg\" alt=\"Leo Gullotta\" width=\"604\" height=\"437\" \/><p id=\"caption-attachment-20097\" class=\"wp-caption-text\">A destra, Leo Gullotta.<\/p><\/div>\n<p>Lo spettacolo di Cristicchi ha dei precedenti, uno dei quali va ricordato. Mi riferisco alla fiction <em>Il cuore nel pozzo<\/em>, andata in onda sulla Rai una decina di anni fa.<br \/>\nSi tratta di una delle pi\u00f9 immonde porcate mai trasmesse dalla TV italiana. Tenca Montini ne esamina in modo esaustivo il razzismo, la rivalutazione sottotraccia del collaborazionismo coi nazisti, il profondo sessismo, le panzane&#8230;. <em>Il cuore nel pozzo<\/em> \u00e8 stato visto come operazione della destra, voluta espressamente da Gasparri, allora ministro delle telecomunicazioni. Vero, ma si \u00e8 prestata poca attenzione alla presenza attiva di figure <em>bipartisan<\/em>. Uno dei protagonisti dello sceneggiato era <strong>Leo Gullotta<\/strong>, un uomo per tutte le stagioni.<\/p>\n<p>Gullotta \u00e8 stato per anni la &#8220;signora Leonida&#8221; del Bagaglino, ovvero tra i protagonisti del pi\u00f9 becero avanspettacolo di destra, diretto da quel <strong>Pierfrancesco Pingitore<\/strong> che, da caporedattore del settimanale fascistoide &#8220;Specchio&#8221;, aveva teso odiosi agguati mediatici a don Milani, Pasolini e molti altri.<br \/>\n[Cfr. <em>Carlo Galeotti, Don Milani il prete rosso. Un caso di killeraggio giornalistico<\/em>, Stampa Alternativa, 1999, e Franco Grattarola, <em>Pasolini, una vita violentata. Pestaggi fisici e linciaggi morali, storia di una Via Crucis laica attraverso la stampa dell&#8217;epoca<\/em>, Coniglio Editore, 2005.]<br \/>\nEpper\u00f2 &#8211; misteriosamente &#8211;\u00a0 Gullotta \u00e8 anche considerato &#8220;uomo di sinistra&#8221;. Non ho idea del motivo. Vero, \u00e8 amico di Bertinotti, ma nel corso degli anni abbiamo visto che di per s\u00e9 vuol dire poco.<\/p>\n<p>Prima Gullotta recita in una fiction nazistoide poi, facendo finta di niente, va al congresso del PRC a leggere le lettere dei condannati a morte della Resistenza, e giustamente <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/2005\/a\/sezioni\/politica\/proditornatre\/gullottaconte\/gullottaconte.html\">viene contestato<\/a>.<br \/>\nNel marzo 2005 la &#8220;memoria condivisa&#8221; non si \u00e8 ancora affermata del tutto, e l&#8217;episodio ha conseguenze limitate. Nove anni dopo, quando qualcuno oser\u00e0 contestare <em>Magazzino 18<\/em>, la reazione a difesa del nuovo uomo per tutte le stagioni, cio\u00e8 Cristicchi, sar\u00e0 vastissima e trasversale. I media additeranno i contestatori come &#8220;nemici pubblici&#8221; e parleranno all&#8217;unisono di &#8220;violenza&#8221;, di &#8220;squadrismo&#8221;, financo di &#8220;anti-italianit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><br \/>\nQUALI VITTIME NON VANNO BENE<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 la \u00abmemoria condivisa\u00bb se non la storia d&#8217;Italia riscritta in base al paradigma vittimario?<br \/>\nNon pi\u00f9 diverse cause per cui morire: solo morti ammazzati, strumentalmente descritti come \u00abtutti uguali\u00bb;<br \/>\nnon pi\u00f9 una dialettica oppressi-oppressori, solo generiche \u00abvittime\u00bb di conflitti resi astratti, mai spiegati;<br \/>\nla colpa \u00e8 delle sempre comode da scomodare \u00abideologie\u00bb, dei \u00abfanatismi\u00bb ecc.<\/p>\n<p>Come spiega Giglioli, solidarizzare con le vittime \u00e8 diverso dal solidarizzare con gli oppressi: quest&#8217;ultima opzione implicherebbe una lettura della realt\u00e0, una sua presa in carico, e quindi un&#8217;istanza di liberazione, \u00abnon una semplice scarica emotiva\u00bb. Per questo il racconto vittimario \u00e8 consolatorio e difende lo stato delle cose. Per questo \u00e8 un racconto vincente. Per questo <em>non tutte le vittime vanno bene <\/em>e la selezione dev&#8217;essere accurata.<\/p>\n<p>Ci sono vittime che, per i motivi e i modi delle loro persecuzioni e uccisioni, se ricordate riporterebbero nel quadro la <em>discordia<\/em>, ovvero il conflitto sociale nella sua concretezza. Ergo, operai e studenti uccisi dalle forze dell&#8217;ordine non vanno bene.<\/p>\n<p>Non vanno bene nemmeno vittime come <strong>Enzo Baldoni<\/strong>,<strong> Vittorio Arrigoni<\/strong>, <strong>Ilaria Alpi<\/strong>,<strong> Miran Hrovatin<\/strong> e altre persone ammazzate o scomparse mentre &#8220;non si facevano i cazzi loro&#8221;, in circostanze che, se raccontate, disturberebbero la buona coscienza dell&#8217;Italia e il nostro <em>quieto vivere geopolitico<\/em>.<\/p>\n<p>Ma le vittime meno adatte alla bisogna sono senz&#8217;altro le <em>vittime non-italiane di italiani. <\/em>Le vittime dei nostri pogrom in nome dell&#8217;italianit\u00e0 (<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lojze_Bratu%C5%BE\"><strong>Lojze <span class=\"st\">Bratu\u017e<\/span><\/strong><\/a> non va bene, per dirne uno), dei nostri crimini di guerra (<a href=\"http:\/\/www.criminidiguerra.it\/repressioneimpero.shtml\">i trucidati di Debra Libanos<\/a> non vanno bene), delle nostre politiche genocide (<a href=\"http:\/\/www.criminidiguerra.it\/repressionelibia.shtml\">la popolazione della Cirenaica<\/a> non va bene), della nostra guerra chimica&#8230; Troppo complicato, troppe cose da spiegare, troppa Storia da scomodare, troppi fantasmi scomodi. Tutto troppo contrario ai dettami di concordia nazionale.<\/p>\n<p>Molto meglio raccontare degli italiani buoni trucidati dagli slavi cattivi. Trucidati \u00absolo perch\u00e9 italiani\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la storia ha inizio dove vogliamo noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>[Continua]<\/strong><\/p>\n<h5>N.d.R.\u00a0I commenti a questo post saranno attivati dopo il 12 gennaio 2015, per consentire una lettura ragionata e \u2013 nel caso \u2013 interventi meditati (ma soprattutto, pertinenti).<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Wu Ming 1 Ho cominciato a prendere questi appunti ormai molti mesi fa, dopo aver letto in sequenza il libro di Federico Tenca Montini Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta a oggi (KappaVu, 2014) e il pamphlet Critica della vittima di Daniele Giglioli (Nottetempo). 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