{"id":15233,"date":"2013-12-20T01:00:24","date_gmt":"2013-12-20T00:00:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=15233"},"modified":"2019-05-31T13:07:43","modified_gmt":"2019-05-31T11:07:43","slug":"speciale-pointlenana-timira","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/12\/speciale-pointlenana-timira\/","title":{"rendered":"Speciale #PointLenana e #Timira | Narrazioni ibridate tra Limonov e il Corno d&#8217;Africa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15234\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/TimiraLenana.jpg\" alt=\"Speciale Point Lenana e Timira\" width=\"510\" height=\"488\" \/><\/p>\n<p>A un mese esatto dal <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=14745\">primo &#8220;speciale congiunto&#8221;<\/a> su <em>Timira<\/em> e <em>Point Lenana<\/em>, la disponibilit\u00e0 di nuovi materiali gi\u00e0 consente &#8211; e richiede &#8211; la pubblicazione di un secondo. Ne prevediamo gi\u00e0 un terzo a gennaio.<\/p>\n<p>Iniziamo con una bella e puntuale recensione di <em>Point Lenana<\/em> apparsa sul blog del collettivo Militant.<\/p>\n<h4><strong>Consigli per gli acquisti: <em>Point Lenana<\/em> di Wu Ming 1 e Roberto Santachiara<\/strong><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.militant-blog.org\/?p=9995\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/logo_Militant.gif\" alt=\"Logo Militant\" width=\"200\" height=\"200\" \/><\/a>Se per Wu Ming 1 la storia narrata in questo libro si allontana dalla sua \u00abzona di comfort\u00bb, quell\u2019insieme di letture, argomenti, narrazioni e percezioni vicine al mondo culturale che si frequenta, per noi questo libro \u00e8 lontano anni luce da ogni possibile comfort culturale. Come potrebbe essere altrimenti, visto che si narrano, in una forma particolare che poi indagheremo, la vita e le esperienze di un prigioniero italiano di guerra nell\u2019Africa coloniale, non convintamente fascista ma neanche antifascista, e dopo la guerra palesemente anticomunista nelle funzioni istituzionali che and\u00f2 a ricoprire? Il tutto, poi, legato da un argomento centrale che attraversa il libro e che edifica il contesto in cui \u00e8 calata tutta la narrazione: la montagna. Insomma, apparentemente, niente di pi\u00f9 distante dai nostri interessi, tanto politici quanto personali. Questa \u00e8 anche la ragione per cui questa recensione giunge in ritardo, a otto mesi dalla pubblicazione.<!--more--><\/p>\n<p>Come collettivo politico, l\u2019obiettivo che ci poniamo nel consigliare determinati libri \u00e8 sempre quello di renderli strumenti utili alla costruzione di un immaginario di classe, la riscoperta \u2013 o riproposizione \u2013 di una nostra possibile autonomia culturale. E questo libro si inserisce perfettamente in questo filo rosso, contribuisce a costruirlo, ad allacciare punti, andando a scandagliare uno dei pi\u00f9 grandi rimossi della storia nazionale italiana, la sua vicenda coloniale. Per meglio dire, una storia non tanto rimossa nel senso di \u201cnascosta\u201d, quanto intossicata da una serie di narrazioni che, nel corso dei decenni, si sono imposte egemonizzando il discorso sulla nostra avventura coloniale. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p>Il libro si presenta immediatamente come ibrido tra la narrazione romanzata e il saggio storico-biografico. Un vero e proprio \u00aboggetto narrativo non identificato\u00bb, come lo definisce il collettivo Wu Ming. Ma in questo caso la sperimentazione degli autori \u00e8 andata molto al di l\u00e0 dei loro precedenti tentativi. Il testo risente, a nostro avviso in maniera determinante, dell\u2019evoluzione del rapporto fra il collettivo di scrittori e il loro blog, Giap! <strong>Per dirla altrimenti, e in un senso assolutamente non squalificante ma anzi virtuoso, il testo assomiglia ad un lunghissimo post di Giap!<\/strong> Una ricerca storica documentata mista ad una capacit\u00e0 narrativa attraente, sommata ulteriormente a una verve politica decisiva, contribuiscono alla costruzione di un nuovo genere letterario. Crediamo che tutto questo sia determinato dal lungo e proficuo scambio sociale tra autori e lettori, ma ancor di pi\u00f9 fra autori e \u201cgiapster\u201d. Non a caso, i post su Giap! costituiscono uno dei nostri riferimenti \u201cmetodologici\u201d attraverso i quali cerchiamo di impostare il nostro blog. Proprio perch\u00e9 Wu Ming relaziona i diversi piani linguistici e analitici non sommandoli, ma moltiplicandoli. Sinteticamente, una semplice opera di narrativa avrebbe mancato l\u2019obiettivo della concretezza storica in cui si situa tale vicenda. Allo stesso tempo, un lavoro esclusivamente accademico, un saggio storico, avrebbe privato l\u2019opera sia di un suo reale interesse per un pubblico pi\u00f9 vasto, sia di una sua possibilit\u00e0 di superare steccati mentali e ideali. Soprattutto, sarebbe stata molto poco affascinante.<\/p>\n<p>Il libro vorrebbe essere una sorta di opera biografica aperta di Felice Benuzzi, un prigioniero di guerra che fugge dal campo inglese in cui era internato insieme a due suoi amici per scalare il Monte Kenya. Dopo la scalata, Felice e compagni tornano al campo di reclusione e si riconsegnano agli inglesi. La vicenda viene letta come tentativo di rivalutazione della propria condotta morale, politica, umana, dopo vent\u2019anni di fascismo, cercando con un gesto forse disperato di recuperare almeno un proprio orgoglio, una propria personale redenzione rispetto ai troppi silenzi, ai troppi accomodamenti, che lui e tutta la sua generazione avevano dato a Mussolini. Un estremo tentativo di recuperare un minimo di dignit\u00e0, e allo stesso tempo tornare a vivere da uomini liberi nell\u2019atto di scalare la montagna. In tutto questo, l\u2019impossibilit\u00e0 dichiarata di racchiudere un\u2019intera vicenda umana in definizioni schematiche, precise, definitive. Ogni vita presenta molte sfaccettature, cos\u00ec come ogni episodio storico si presta a diversi piani di lettura. Wu Ming 1 sembra lasciarci questa come riflessione finale: possiamo davvero giudicare in senso univoco quella massa di italiani che tacitamente appoggiarono quel regime cos\u00ec come tacitamente se ne discostarono? E se si, come interpretare quei segnali, molte volte impliciti, di reazione \u201cesistenziale\u201d a un potere politico sub\u00ecto pi\u00f9 che avallato esplicitamente? E se \u00e8 possibile tracciare queste problematiche in senso storico, come renderle strumento utile per interpretare il presente?<\/p>\n<p>Ma il libro cessa immediatamente di essere una biografia, o \u201csolo\u201d una biografia, sin dal principio. Le vicende umane di Felice si tramutano nelle vicende sociali del suo contesto culturale, e queste evolvono in una sorta di contro storia sociale dell\u2019Italia del ventennio. La biografia di Benuzzi diventa biografia dell\u2019Italia liberale prima e fascista poi. Una biografia non autorizzata, una contro narrazione volta a espellere tutte quelle tossine depositate dalla retorica ufficiale. Compresa la \u201ctossina madre\u201d di tutte le retoriche nazionali sulle vicende italiane del ventennio: la narrazione dell\u2019\u201ditaliano brava gente\u201d, del \u201ccolonialismo dal volto umano\u201d, del fascismo quale regime \u201call\u2019acqua di rose\u201d rispetto ai ben pi\u00f9 autoritari regimi nazista e comunista. E\u2019 qui che il libro sviluppa tutta la sua forza. Quantomeno, \u00e8 in questo senso che noi, come collettivo, intravediamo tutto il suo potenziale. Attraverso una costruzione narrativa efficace come abbiamo appena accennato, Wu Ming 1 e Roberto Santachiara ripercorrono il vero volto del colonialismo italiano. Fatto di pulizie etniche, utilizzo massiccio dei gas contro la popolazione civile, campi di concentramento e politiche di sterminio delle popolazioni autoctone, violazioni di ogni diritto o convenzione internazionale, razzismo pervadente tutta l\u2019esperienza coloniale e tutto il regime fascista sin dal suo esordio. In poche parole, l\u2019embrione politico che far\u00e0 da scuola a tutti i governi reazionari del novecento. Si dir\u00e0 che cose del genere sono state gi\u00e0 ampiamente analizzate da alcuni dei migliori storici che questo paese possa vantare, quali <strong>Angelo del Boca<\/strong> o <strong>Giorgio Rochat<\/strong>, ma \u00e8 altrettanto vero che una certa cappa mediatico-culturale ha impedito a tali ricerche di raggiungere qualcosa di diverso della solita nicchia di eruditi o appassionati alla materia. Libri come questo contribuiscono invece alla rimozione di alcuni paletti radicati nel ventre dell\u2019opinione pubblica, quali ad esempio il ruolo italiano nelle missioni militari, visto come costruttore di scuole e portatore di pace. Niente di pi\u00f9 falso cos\u00ec come niente di pi\u00f9 implicitamente accettato. Una forma ideologica pervasiva e difficilmente scalfibile. Un conto \u00e8 dire che il fascismo \u00e8 stato un pessimo regime politico. Un altro \u00e8 dichiarare, provandola attraverso una mole di documenti, la sostanziale continuit\u00e0 politica e ideologica tra stato liberale, fascismo e Italia post-fascista. Un\u2019operazione infatti sottaciuta anche dal PCI, alfiere di una rottura storica determinata dalla Repubblica nata dalla Resistenza che nei fatti non si produsse, o si produsse solo marginalmente e\/o formalmente.<\/p>\n<p>Concludiamo qui le nostre riflessioni. Il testo ci sembra inaugurare un nuovo tipo di ricerca storica. Una ricerca che tenga insieme il momento \u201cevasivo\u201d del narratore a quello \u201crigoroso\u201d del ricercatore. In questo senso, non possiamo che augurarci nuovi sviluppi in tal senso. Se l\u2019evoluzione del collettivo Wu Ming sar\u00e0 questa, non possiamo che attendere con interesse il prossimo oggetto narrativo non identificato a firma collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Point_Lenana_bollino.jpg\" alt=\"Point Lenana timbrato da Militant\" width=\"434\" height=\"667\" \/><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.militant-blog.org\/?p=9995\">In calce al post<\/a>, un commento \u00abpavloviano\u00bb ha avviato una discussione interessante. E&#8217; intervenuto anche Wu Ming 1. Proponiamo qui un estratto del suo commento pi\u00f9 lungo e denso.<\/p>\n<h4><strong>Su <em>Point Lenana<\/em>, <em>Limonov<\/em> e altre ibridazioni<\/strong><\/h4>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Limonov.jpg\" alt=\"Limonov\" width=\"250\" height=\"394\" \/><\/strong>Esatto, il \u00abcontesto\u00bb. Per tutto il libro, la narrazione impietosa del contesto problematizza, decostruisce, a volte contraddice e sempre \u00abmette in tensione\u00bb quel che Benuzzi scrive \u2013 e <em>non<\/em> scrive \u2013 e quel che ci hanno raccontato la moglie e le figlie.<\/p>\n<p>Questo avviene, mi sembra in tre modalit\u00e0, in ordine di esplicitazione:<\/p>\n<p><strong>1)<\/strong> Avviene \u00abdi default\u00bb: descrivere con accuratezza la conquista delle colonie italiane in Nordafrica e in Africa orientale, e la legislazione razzista che ne deriv\u00f2, serve a ricordare che la presenza di Benuzzi in Libia ed Etiopia fu ineluttabilmente parte della macchina di violenza coloniale, che \u00e8 violenta sempre, anche nella normalit\u00e0 e in \u00abstato di pace\u00bb, perch\u00e9 \u00e8 violento in s\u00e9 il rapporto coloniale, e ci\u00f2 prescinde dalla eventuale \u00abbuona fede\u00bb o \u00abbuona volont\u00e0\u00bb del singolo;<\/p>\n<p><strong>2)<\/strong> Avviene tramite un conflitto strisciante, continuo, abrasivo, tra testimonianze e voce degli autori. Per fare un esempio tra i tanti, Benuzzi parla bene del generale Nasi e ne scrive un <em>obituary<\/em> ossequioso e commosso, mentre noi dello stesso personaggio abbiamo gi\u00e0 elencato \u2013 e continueremo a elencare \u2013 responsabilit\u00e0, nefandezze e ipocrisie, anche nel contesto della prigionia in Kenya, proprio quello in cui Benuzzi lo colloca nel finale del suo articolo. Idem per quanto riguarda il mito del Duca d\u2019Aosta.<\/p>\n<p><strong>3)<\/strong> Avviene tramite un conflitto diretto ed <em>esplicito<\/em> tra testimonianze e voce degli autori. L\u2019esempio pi\u00f9 eclatante \u00e8 alle pagine 296-297: Stefania Benuzzi dice che Felice (almeno quando era con lei) era disinteressato alla guerra d\u2019Etiopia e che addirittura non and\u00f2 alla grande adunata sotto Palazzo Venezia del 2 ottobre 1935, e subito dopo noi mettiamo in questione la testimonianza, ed elenchiamo tutti i motivi per cui \u00e8 logico supporre che invece Felice credesse nell\u2019impresa etiope e fosse presente all\u2019adunata.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio tutto questo decostruire e mettere nel contesto, per\u00f2, che permette di leggere in <em>Fuga sul Kenya<\/em> e in altri scritti (uno su tutti il racconto autobiografico \u00abQuattro, quattordici o mai\u00bb) allegorie del superamento di una soglia esistenziale e di un\u2019epoca, racconti di una \u00abiniziazione\u00bb oltre il fascismo. Un superamento che, come quello dell\u2019Italia intera, rimase contraddittorio: Benuzzi e tanti come lui avevano un\u2019idea evidentemente molto diversa dalla nostra sui confini tra bambino e acqua sporca. E noi questa contraddittoriet\u00e0 la esploriamo.<\/p>\n<p>Resta che <em>Fuga sul Kenya<\/em> \u00e8 un libro che nega, nella sua scrittura e nella storia che racconta, molti degli assunti della mentalit\u00e0 fascista, e a volte lo dice in modo chiaro, come quando Benuzzi critica con un tono nauseato il vitalismo forzoso, il culto dell\u2019\u00abazione concentrata\u00bb nel quale, crescendo dentro il regime, era stato indotto a credere.<\/p>\n<p>E badate che da dove partiva Benuzzi \u2013 fascismo di confine, uno zio fiduciario dell\u2019Ovra, il ramo austriaco della famiglia massicciamente filonazista \u2013 la distanza per arrivare a questo era molto, molto lunga.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"375\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/o0Gn77CY2gc?hl=it_IT&amp;version=3\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"375\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/o0Gn77CY2gc?hl=it_IT&amp;version=3\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n<p>Chiaramente, se uno il libro lo legge a cazzo di cane, con un preconcetto sulla scelta del tema e del personaggio, e magari nelle orecchie il giudizio a priori di qualcuno che \u00abne sa\u00bb e gli ha detto che il libro \u00abfa l\u2019apologia di un fascista\u00bb, tutto questo non pu\u00f2 che sfuggirgli.<\/p>\n<p>In <em>Point Lenana<\/em>, a pagina 38, l\u2019io narrante che mi mette in scena dice:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abCerco storie che siano <em>scomode anche per me<\/em> e per chi grosso modo condivide le mie idee. Sarebbe troppo facile raccontare cose scomode solo per gli altri, per chi la pensa diversamente da me. Non varrebbe la pena conoscere, se conoscere non ci mettesse in crisi. Un sapere rassicurante per chi lo coltiva non pu\u00f2 nemmeno essere detto un sapere, \u00e8 solo un girare intorno al non-voler-sapere.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Mutatis mutandis, mi sembra che questa sia la \u00abmolla\u00bb di molte narrazioni ibride degli ultimi anni, libri a cavallo tra fiction e non-fiction che, proprio grazie a questa natura ambivalente e cangiante, riescono a esplorare un soggetto, un personaggio, da una molteplicit\u00e0 di angolature che la scelta di un genere pi\u00f9 \u00abfisso\u00bb non avrebbe forse consentito.<\/p>\n<p>Si tratta di evoluzioni del romanzo, le tecniche utilizzate su materiali di diversa origine e su diverse tipologie di testo sono in fondo tecniche introdotte in letteratura dal grande romanzo realista dell\u2019Ottocento, poi temprate nel fuoco del Novecento: alternanza tra autore \u00abonnisciente\u00bb, stile indiretto libero e flusso di coscienza; foreshadowing; attacchi in medias res; descrizioni, a volte ottenute con un cut-up, che mescolano diversi tempi dell\u2019azione; storia-nella-storia etc.<\/p>\n<p>Tutto quest\u2019arsenale di tecniche viene usato, in genere, per incursioni fuori dalla \u00abzona di comfort\u00bb di cui sopra.<\/p>\n<p>Penso a un libro di cui molto si \u00e8 parlato nell\u2019ultimo anno, <em>Limonov<\/em> di <strong>Emmanuel Carr\u00e8r<\/strong>e. La narrazione ibridata permette all\u2019autore di condurre un\u2019esplorazione senza precedenti di una figura che presenta forti tratti di sgradevolezza, e con la quale Carr\u00e8re \u00e8 in esplicito dissenso sul piano politico: lo scrittore e politico russo <strong>Eduard Limonov<\/strong>, il \u00abrossobruno\u00bb per eccellenza, fondatore del Partito Nazionalbolscevico, per anni amico e compare del guru di estrema destra Aleksandr Dugin (col quale poi ha rotto). Non solo <em>Limonov<\/em> \u00e8 una lettura utilissima per capire la fase eltsiniana e putiniana della restaurazione neocapitalistica in Russia (della \u00abprivatizzazione\u00bb di tutto il privatizzabile, della depredazione legalizzata delle risorse da parte degli oligarchi etc.), ma \u00e8 utilissima per capire la mentalit\u00e0 e le condizioni che rendono possibile il cedere alla \u00abtentazione\u00bb rossobruna.<\/p>\n<p>Solo che il libro non sarebbe cos\u00ec utile se si limitasse a fare un ritratto negativo di Limonov, se dicesse solo: Limonov \u00e8 un narcisista che pur di brillare \u00e8 diventato una merda fascistoide, uno che ha mescolato a cazzo di cane elementi di stalinismo e fascismo in un cocktail ultranazionalista, Evola e Dimitrov uniti nella lotta; insomma: uno sparacazzate. Tutto vero, intendiamoci, ma \u00e8 una polemica politica che in rete si pu\u00f2 trovare ovunque. Invece Carr\u00e8re usa le armi della letteratura per farci entrare nel personaggio, o meglio: ci fa entrare e uscire, entrare e uscire, e ci porta in quella zona-limite dove siamo costretti ad ammettere che Limonov non \u00e8 solo una merda e uno sparacazzate, che non tutto quel che dice e scrive pu\u00f2 essere ritenuto folle o inaccettabile o sbagliato. Carr\u00e8re, ad esempio, non nega mai che Limonov sia un grande scrittore, e dice che anche libri scritti nella fase pi\u00f9 fascistoide sono inaspettatamente pieni di umanit\u00e0, e in ogni caso utili a comprendere la situazione in Russia agli inizi del XXI secolo.<\/p>\n<p>Per\u00f2, dopo avere riconosciuto questo, Carr\u00e8re trae una conclusione perturbante, che a detta di alcuni ha sorpreso e inquietato lo stesso Limonov: il fatto che oggi Limonov sia all\u2019opposizione del regime putiniano \u00e8 un incidente storico. In realt\u00e0, se fosse al potere, si comporterebbe esattamente come Putin.<\/p>\n<p>Questa conclusione \u00e8 tanto pi\u00f9 tagliente per il fatto che Carr\u00e8re \u2013 e nel corso del libro non lo ha mai negato \u2013 \u00e8 <em>affascinato<\/em> da Limonov. Entrare e uscire dal personaggio. Entrare e uscire.<\/p>\n<div id=\"attachment_15244\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-15244\" class=\"size-full wp-image-15244\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/carrere_limonov.jpg\" alt=\"Limonov e Carr\u00e8re\" width=\"500\" height=\"375\" \/><p id=\"caption-attachment-15244\" class=\"wp-caption-text\">Eduard Limonov (a sinistra) ed Emmanuel Carr\u00e8re.<\/p><\/div>\n<p>Al netto di tutto, e basta leggere i due libri per capirlo, noi ci siamo lasciati affascinare da Benuzzi molto meno di quanto si sia fatto affascinare Carr\u00e8re da Limonov. Non sto facendo un impossibile parallelismo tra due personaggi che non c\u2019entrano un cazzo l\u2019uno con l\u2019altro: sto facendo un parallelismo tra due \u00aboggetti narrativi non-identificati\u00bb scritti fuori dalle zone di comfort dei loro autori.<\/p>\n<p>Noi siamo stati affascinati non da Benuzzi, ma da <em>Fuga sul Kenya<\/em>, una narrazione nella quale abbiamo trovato eccedenze, lapsus, non-detti pi\u00f9 potenti di molti \u00abdetti\u00bb. Ma anche in questo caso, abbiamo proceduto a entrare e uscire, entrare e uscire, entrare e uscire. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15247\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/rr6.jpg\" alt=\"Red Reading 6\" width=\"510\" height=\"504\" \/><\/p>\n<h4><strong>Come fratelli e sorelle: vite profughe, esistenze partigiane<\/strong><\/h4>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/RedReading_Argot_Studio_Roma_270513.mp3\">Come fratelli e sorelle. Vite profughe, esistenze partigiane<\/a><\/p>\n<p>\u00a7 RedReading #6 \u2013 <em>Come Fratelli e Sorelle<\/em> di e con <strong>Tamara Bartolini<\/strong> e <strong>Michele Baronio<\/strong>.<\/p>\n<p>Con la partecipazione di Wu Ming 2, Antar Mohamed, Lorenzo Teodonio, Cristina Ali Farah, Eva Gilmore, PierPaolo Di Mino, Lorenzo Iervolino, Fiora Blasi, Fabrizio Spera, Luca Venitucci.<\/p>\n<p>Nato il 31 maggio 2012, come lettura per voce e chitarra, per accompagnare la presentazione di <em>Timira<\/em> al Centro Sociale Strike di Roma, in seguito riproposto con alcune modifiche alla Casetta Rossa (Roma) e in formato di radiodramma musicale sulle frequenze di Radio Onda Rossa (sempre de Roma), <em>Come Fratelli e Sorelle. Vite profughe esistenze partigiane<\/em> \u00e8 andato in scena il 27 maggio 2013 al Teatro Argot Studio (sempre Roma): uno spettacolo meticcio, attraversato dalle testimonianze di molti ospiti e da <a href=\"http:\/\/www.terranullius.it\/home\/index.php\/riverbero\/69-red-readings\/534-redreading-6-come-fratelli-e-sorelle.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un racconto<\/a> di TerraNullius, scritto a sei mani e letto a due voci.<\/p>\n<p>Dura due ore e undici minuti. Buon ascolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">\u2042<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15253\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/razza_Pesaro.jpg\" alt=\"Razza partigiana a Pesaro\" width=\"500\" height=\"270\" \/><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Razza_Partigiana_ Live_in_Pesaro.mp3\">Razza partigiana a Pesaro, 24 aprile 2013<\/a><\/p>\n<p><strong>Razza Partigiana &#8211; Live in Pesaro, 24\/04\/2013<\/strong><\/p>\n<p>Wu Ming 2 e il supergruppo di <em>Razza partigiana<\/em> &#8211; <strong>Egle Sommacal<\/strong> e <strong>Stefano Pilia<\/strong> (chitarre), <strong>Paul Pieretto<\/strong> (basso, tastiere, elettronica) e <strong>Federico Oppi<\/strong> (batteria e percussioni) &#8211; continuano a consumare ruote e suole su chilometri di asfalto &#8211; e a volte strade sterrate &#8211; per raccontare a un paese smemorato la storia del partigiano italo-somalo <strong>Giorgio Marincola<\/strong>. In questo speciale proponiamo la registrazione del concerto\/reading svoltosi al circolo ARCI Villa Fastiggi di Pesaro il 24 aprile scorso. Dura un&#8217;ora e otto minuti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/0002-gm0041-bis.jpg\" alt=\"Giorgio Marincola, terzo da destra.\" width=\"569\" height=\"341\" \/><\/p>\n<p>Molti di voi lo ricorderanno: nel 2010 usc\u00ec <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=1336\"><em>Basta uno sparo. Storia di un partigiano italo-somalo nella Resistenza italiana<\/em><\/a>, pubblicato dalla collana <em>Inaudita<\/em> delle edizioni Transeuropa. Si trattava di un libro + CD, contenente i testi del reading <em>Razza Partigiana,<\/em>\u00a0completi di note, e la registrazione in studio dello spettacolo &#8211; che gira ormai da cinque anni, ha subito modifiche ed \u00e8 stato avvolto da un \u00abprogetto transmediale multiautore\u00bb sulla famiglia Marincola, di cui fanno parte anche <em>Timira<\/em> e <em>Come fratelli e sorelle<\/em>. Va sempre ricordato che tutto part\u00ec dalla seminale biografia scritta da <strong>Carlo Costa<\/strong> e <strong>Lorenzo Teodonio<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.razzapartigiana.it\"><em>Razza Partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923 &#8211; 1944)<\/em><\/a>.<\/p>\n<p><em>Basta uno sparo<\/em> \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile da trovare in libreria, ma da oggi chi se lo \u00e8 perso pu\u00f2 consolarsi: <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/Basta_uno_sparo.pdf\"><strong>ecco il pdf<\/strong><\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ne approfittiamo per segnalare che si parla della famiglia Marincola anche nella freschissima di stampa <a href=\"http:\/\/suduepiedi.net\/2013\/11\/la-guida-alla-roma-ribelle\/\"><em>Guida alla Roma ribelle<\/em><\/a> di Rosa e Viola Mordenti, Lorenzo Sansonetti e Giuliano Santoro (Voland, 2013). <a href=\"http:\/\/popoff.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=92166\">Qui la prefazione di <strong>Alessandro Portelli<\/strong><\/a>.<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">\u2042<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il n.6 della rivista on line S28Mag ospita <a href=\"http:\/\/mag.studio28.tv\/mag\/intervista-a-wuming-1\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">uno speciale su <em>Point Lenana<\/em><\/a>, con un video girato da Wu Ming 1 nella sua consueta maniera \u00abmake it very grezz\u00bb e un&#8217;intervista. La curatrice, <strong>Virginia Fiume<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.virginiafiume.com\/la-mia-salita-a-point-lenana\/\">ha raccontato sul suo blog<\/a> come le \u00e8 venuta l&#8217;idea:<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><strong>La mia salita a Point Lenana<\/strong><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggere <em>Point Lenana<\/em>, creatura uscita dalla penna e dalle ricerche di <strong>Wu Ming 1<\/strong> e<strong> Roberto Santachiara<\/strong>, \u00e8 come percorrere un sentiero di montagna: occorre la consapevolezza della necessit\u00e0 di un ritmo lento e costante, serve saper prestare attenzione ai dettagli, come le sfumature delle nuvole in cielo, che se sai osservarli con cura ti serviranno a metterti al riparo da acquazzoni che sembrano improvvisi, ma non lo sono mai. E quando in certi momenti ti sembra di arrancare o di esserti perso, basta recuperare la concentrazione per procedere. E arrivare al punto pi\u00f9 alto, quello in cui dalla vetta assapori la visione di insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Point Lenana <\/em>l\u2019ho vissuto con straniamento. Salsedine, vento e rumore di onde hanno dato sapore alle pagine che leggevo durante le vacanze estive. E mentre davanti a me si stendeva l\u2019arcipelago delle isole Eolie, nella mia testa si componeva il puzzle della storia dell\u2019alpinismo italiano, si aggiungevano dettagli sulla storia del colonialismo italiano, troppo spesso liquidato con l\u2019eufemismo <em>colonialismo buono.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando ho finito il libro ho capito che mi trovavo davanti a un frammento prezioso della storia del paese in cui sono nata. Uno di quei libri che non sarebbe affatto male se venissero inseriti nelle letture facoltative di una classe dell\u2019ultimo anno delle superiori. In sostituzione, magari, di una carrellata troppo frettolosa sulla politica estera del regime fascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora ho pensato: \u00abChe potere ho io per aumentare la diffusione di questo libro?\u00bb. Sul volo di ritorno dalle vacanze mi \u00e8 venuto in mente che il sesto numero di <strong>S28Mag<\/strong>, <a title=\"politiche culturali\" href=\"http:\/\/mag.studio28.tv\/mag\/category\/numeri\/where-is-the-border\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la rivista online di cui sono caporedattrice<\/a>, sarebbe stato dedicato alla parola \u201cconfini\u201d. E il mio personale puzzle si \u00e8 composto nella testa: <em>Point Lenana<\/em> parla di confini individuali (il desiderio umano di superare i propri limiti, che si incarna nel corpo e nelle azioni degli alpinisti di cui si raccontano le vicende), racconta arbitrari confini etnici (il concetto di \u201caltro\u201d e di rappresentazione dell\u2019 \u201caltro\u201d viene reso attraverso esempi concreti che solo la narrativa pu\u00f2 rendere umanamente palpabili);<em> Point Lenana<\/em> \u00e8 un libro che supera i confini del mezzo \u201cpagina di carta\u201d e <a title=\"point lenana\" href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=14041\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">diventa un\u2019opera transmediale nella sua fase di promozione<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sapevo che Wu Ming 1 non avrebbe mai messo la faccia per il video della <a title=\"autori leggono i loro libri video\" href=\"http:\/\/mag.studio28.tv\/mag\/category\/rubriche\/book-me\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">rubrica <em>BookMe<\/em><\/a>, pensata per far leggere a un autore alcuni estratti del suo libro. Ma il video che ha creato per accompagnare la sua intervista \u00e8 ancora pi\u00f9 efficace di qualunque montaggio: \u00e8 la storia che si fonde con la Storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec \u00e8 nato lo speciale <em>Point Lenana<\/em> di S28Mag,<strong><em> <a title=\"wu ming 1 point lenana intervista \" href=\"http:\/\/mag.studio28.tv\/mag\/intervista-a-wuming-1\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Wu Ming 1: patrie, montagne e colonizzatori<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"375\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/shx2IltxzwI?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"375\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/shx2IltxzwI?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">\u2042<\/p>\n<p>Come promesso, ecco in download <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/L. Franchi_tesi_Timira.pdf\">la tesi di <strong>Luigi Franchi<\/strong> su <em>Timira<\/em><\/a>. Corso di laurea magistrale in Italianistica, culture letterarie europee, scienze linguistiche. Relatore: <strong>Fulvio Pezzarossa<\/strong>. Titolo: \u00ab\u201dCosa vogliamo fare della nostra amicizia?\u201d. <em>Timira<\/em>, un romanzo in friendchise\u00bb.<\/p>\n<p>Un\u2019esplorazione molto acuta del romanzo, in compagnia di Agamben, Foucault, De Certeau, Westphal, Negri\/Hardt e del nuovo concetto di <em>friendchise<\/em> \u2013 un franchise amicale, dal basso, che integra e rilancia, con un nome pi\u00f9 figo, la nostra idea di \u00abprogetto transmediale multiautore\u00bb.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ed eccovi anche <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/S.Antonelli_tesi_Timira.pdf\">la tesi di <strong>Severino Antonelli<\/strong><\/a>, \u00abDinamiche autoriali e postcoloniali in <em>Timira<\/em> (2012) di Wu Ming 2 e Antar Mohamed\u00bb. Discussa a marzo 2013 con la professoressa <strong>Franca Sinopoli<\/strong>, presso la Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia della Sapienza, per una laurea triennale in lettere. In appendice, contiene una lunga &#8220;intervista-performance&#8221; agli autori di <em>Timira<\/em>, realizzata a Bologna il 5 dicembre 2012.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ci sar\u00e0 modo di discutere di entrambe queste ricognizioni.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">\u2042<\/p>\n<div id=\"attachment_15261\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Point_Lenana_Nepal_thumb.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-15261\" class=\"size-full wp-image-15261 \" style=\"border: 1px solid black;\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Point_Lenana_Nepal_thumb.jpg\" alt=\"Point Lenana in Nepal\" width=\"500\" height=\"673\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15261\" class=\"wp-caption-text\">Daniela Pulvirenti dell&#8217;agenzia Trekking International (Milano) \u00e8 calorosamente ringraziata nei \u00abTitoli di coda\u00bb di <em>Point Lenana<\/em>, e il motivo \u00e8 semplice: \u00e8 stata lei a organizzare il viaggio al Monte Kenya degli autori, sulle tracce di Felice Benuzzi, nel gennaio 2010. Nell&#8217;ottobre scorso Daniela si \u00e8 portata il libro fino in Nepal. Questa foto \u00e8 stata scattata nella Tsum Valley, prima di salire a 4500 metri, terzo record di altitudine per una copia del libro, dopo l&#8217;Uhuru Peak del Kilimanjaro e la Point Lenana <em>itself<\/em>.<\/p><\/div>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Concludiamo questo speciale di fine anno con una recensione di <em>Point Lenana<\/em> <a href=\"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=4793\">apparsa sul sito Filosofi precari<\/a>:<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><em>Point Lenana<\/em> di Wu Ming 1 e R. Santachiara, una Recensione<\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Avvertenza<\/span>. Ci sono molti modi di leggere un libro. Soprattutto alcuni libri. Questo punto di vista \u00e8 solo uno dei tanti possibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">C\u2019\u00e8 un rimosso fin troppo latente e violento nella travagliata Storia italiana (dall\u2019impresa garibaldina a questi giorni di decadenza berlusconiana) che ritorna sempre con prepotenza maggiore nell\u2019immaginario collettivo. Sono gli <span style=\"text-decoration: underline;\">anni Venti e dintorni del nostro Novecento<\/span>. Ce ne sarebbe un altro strettamente connesso, il Rimosso dell\u2019unificazione dello stivale nel 1861 e della resistenza del Mezzogiorno alla colonizzazione piemontese, ma per il momento rimaniamo al materiale storico e narrativo presentato da <em>Point Lenana<\/em>. Per quanto riguarda il genere si pu\u00f2 certamente dire che non sia pi\u00f9 una questione di <a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/2010\/01\/06\/speciale-new-italian-epic-te\/\">New Italian Epic<\/a> di cui, proprio i creatori della cornice, hanno decretato il <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/New_Italian_Epic\">tramonto<\/a>. C\u2019\u00e8 ben altro nella necessit\u00e0 collettiva di indagare e mostrare, utilizzando scenari differenti e punti di vista particolari, un periodo costituente di questo nostro vivere insieme che qualcuno chiama Stato, altri Costituzione e qualche stolto, addirittura, azzarda definire Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Gli anni Venti e dintorni del Novecento sono un tema che ci impegna direttamente, quindi. Non solo per <em>mimesis<\/em> di un\u2019ondata cinematografica che si diverte a mettere in scena film dal grande successo di botteghino come <em>Il Grande Gatsby<\/em>, <em>Midnight in Paris<\/em>, <em>Hugo Cabret<\/em> o fortunate SerieTV come <em>Boardwalk Empire<\/em>, <em>Downton Abbey<\/em> ed altre amenit\u00e0 di questo genere. Evidentemente questo accade perch\u00e8 il pubblico mostra una certa curiosit\u00e0 e la curiosit\u00e0 diventa presto <em>consumo<\/em> nei \u201csalotti buoni\u201d del mercato e, di conseguenza, profitto per qualche fortunato. Come detto la sensazione \u00e8 che ci sia ben altro e che questo \u201cben altro\u201d possa divenire una tavola bandita attorno a cui sedersi e gozzovigliare allegramente. Per provare a tessere quel senso della Storia che abbiamo perso o che dovremmo ancora pienamente ritrovare. La Rimozione \u00e8 un meccanismo. Un dispositivo che mettiamo in campo per allontanare dalla nostra intima Coscienza residui celati dalla Memoria che riteniamo pi\u00f9 o meno intollerabili. Spiacevoli. Non desiderabili. Quando questo dispositivo dall\u2019ambito individuale deborda in quello pubblico, parliamo di Politica. <strong>Cos\u00ec la Politica diventa la costruzione difensiva del Rimosso che giustifica il Governo<\/strong>. Un po\u2019 come la retorica del \u201ccatenaccio\u201d all\u2019italiana nel giuoco del Calcio che nascondeva solo una notevole incapacit\u00e0 a vedere la porta avversaria. In questo caso il Rimosso era il senso del goal.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15276\" title=\"Arditi del Popolo\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/arditi-del-popolo.jpg\" alt=\"Arditi del Popolo\" width=\"500\" height=\"338\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><em><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=14745\">Point Lenana<\/a><\/strong><\/em>, un altro <em>oggetto narrativo non identificato<\/em> per Wu Ming 1 in collaborazione con Roberto Santachiara, si inserisce in questa genesi degli anni Venti e dintorni del Novecento. Attraverso <em>filosofiprecari.it<\/em> abbiamo gi\u00e0 parlato di <em><a href=\"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2512\">Roma combattente<\/a><\/em> e <em><a href=\"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2512\">Bastardi senza Storia<\/a><\/em> di <strong>Valerio Gentili<\/strong>. Un percorso nell\u2019arditismo rivoluzionario (e di \u201csinistra\u201d) che incrocia in maniera problematica interventismo nella Prima Guerra mondiale e antifascismo resistente nei primi anni del Ventennio. Molto prima abbiamo discusso il libro <em><a href=\"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=154\">L\u2019Uniforme e l\u2019Anima<\/a><\/em> del collettivo <strong>Action30<\/strong> che descrive in maniera organica un ritorno agli anni Trenta come ipotesi di ricerca sull\u2019attualit\u00e0. Pensando, a memoria, ad altre letture, sono interessanti anche i contributi di <strong>Paolo Buchignani<\/strong> <em><a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788804564096\/buchignani-paolo\/rivoluzione-camicia-nera.html\">La rivoluzione in camicia nera<\/a><\/em> o <strong>Roberto Carocci<\/strong> <em><a href=\"http:\/\/www.odradek.it\/Schedelibri\/romasovversiva.html\">Roma Sovversiva<\/a><\/em>. Motivazioni e intenti differenti alla base di ogni progetto editoriale, naturalmente. Eppure di letteratura \u201cmilitante\u201d ce n\u2019\u00e8 diversa e non \u00e8 il caso di prenderla tutta in considerazione qui ed ora. Basta abbozzarla per dimostrare come questa cornice risulti decisamente stimolante in termini di Genesi di immaginario necessario per ricostruire non solo una Storia ma anche un <em>modus essendi<\/em> dell\u2019antagonismo nel nuovo millennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">La narrazione di Wu Ming 1 e R. Santachiara ruota attorno ad una Esistenza, umana troppo umana. L\u2019Esistenza \u00e8 quella di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Felice_Benuzzi\"><strong>Felice Benuzzi<\/strong><\/a>. Alpinista, scrittore e funzionario dello Stato, in ordine di \u201ccostituzione ontologica\u201d. Almeno questo sembra venire fuori dalla strana biografia di <em>Point Lenana<\/em>. La narrazione di Wu Ming 1 ruota tutta intorno ad un altro racconto: <em>Fuga sul Kenya<\/em> dove F. Benuzzi ha raccontato la sua avventurosa scalata di Punta Lenana (appunto sul Monte Kenya) fuggendo, con altri due compagni di viaggio, da un Campo di Prigionia per italiani in africa (Campo POW) durante la seconda Guerra mondiale per poi ritornare dopo circa diciassette giorni (tra stupore ed ammirazione dei comandanti del Campo). Esperienza decisamente eroica, se di eroismo si pu\u00f2 parlare, ma libera dalla vuota e stucchevole retorica della Patria con la <strong>P<\/strong> enorme che da circa vent\u2019anni governava ogni \u201cazione\u201d dell\u2019Essere italiano. Iniziativa molto poco fascista, non c\u2019\u00e8 nulla da dire. Finalmente l\u2019azione, l\u2019<em>agire<\/em>, si presentava nella sua dimensione singolare come scelta personale e non comando pubblico imposto da qualche autorit\u00e0 civile e morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">La particolarit\u00e0 della costruzione narrativa di Wu Ming 1 e R. Santachiara \u00e8 la capacit\u00e0 di intrecciare campi differenti, ma la cornice resta sempre quella dell\u2019Essere umano F. Benuzzi come alpinista, scrittore e funzionario dello Stato nel contesto storico degli anni Venti e dintorni del Novecento. Della creazione del consenso al fascismo e del consolidamento del Regime burocratico. L\u2019alpinismo, in modo particolare quello triestino, \u00e8 utilizzato come cartina di tornasole per spiegare le solide basi \u201crazziali\u201d del Fascismo, in quello spazio particolare ed \u201cirredento\u201d contro l\u2019umanit\u00e0 slava. Il \u201cconfine\u201d generava violenza. Ed il fascismo, per tutti i suoi lunghi anni, non ha fatto altro che creare confini, per difendere una parte e rimuovere l\u2019altra. Creando e governando Rimossi. Le Leggi Razziali del 1938, quindi, non sono una sorpresa. Non devono esserlo. Per nessuno. Non sono nate per imitazione del Nazismo ma erano (e lo sono ancora, purtroppo) alla base del fascismo e della stessa retorica italiana. La Civilit\u00e0 \u00e8 un vallo. Il vallo della Ragione. Anche i riferimenti al nostro brutale colonialismo (che a definire colonialismo ci sarebbe da ridere), alle stragi al limite (forse spesso superato) del genocidio etnico raccontano una fenomenologia non imposta ma tragica conseguenza di un\u2019indole ritenuta, con il Fascismo, \u201cnaturale\u201d. L\u2019Essere italiano quasi non aspettava altro che ostentare, ogni giorno o di tanto in tanto, la propria brutale paura di ogni cosa. Altro elemento molto interessante raccontato da Point Lenana sono le dinamiche di creazione del consenso al Regime. Un consenso quasi silenzioso. Il Fascismo non si \u00e8 fatto massa ma si \u00e8 disciolto in essa quasi come zucchero in un bicchiere di acqua. Diffondendosi velocemente e senza attendere troppo. Confondendosi con le strutture del Governo fino a comandarle. Si parla sempre di un consenso al limite della passivit\u00e0, ma \u00e8 di fatto un consenso. Perch\u00e8 quando non ci si oppone, si condivide. Nel bene o nel male. E cos\u00ec anche ipotizzare pi\u00f9 o meno nobili condotte di \u201cafascismo\u201d o di\u00a0 &#8220;antifascismo esistenziale&#8221;, aprirebbe altre centinaia di pagine al confronto. Soprattutto in riferimento ai funzionari dello Stato ed ai professionisti nelle arti e nei mestieri. Esseri umani pi\u00f9 o meno consapevoli di quanto stesse accadendo che hanno scelto di non fare grandi cose. Nella maggior parte dei casi si sono semplicemente organizzati, per adeguarsi e cercare di ingoiare qualche boccone pi\u00f9 amaro. Allegoria di quella \u201ccontinuit\u00e0\u201d degli apparati che dagli anni del Regime fascista, dell\u2019esaltazione di Mussolini, si \u00e8 innervata nella Costituzione antifascista dello Stato repubblicano. O, meglio, si \u00e8 inverata nello Stato costituzionale un po\u2019 dimenticandone la radice repubblicana ed antifascista. Come si suol dire, all\u2019epoca dell\u2019Armistizio bastava poco per passare da una parte o dall\u2019altra. Bastava una parola, un gesto. Dibattito ancora aperto. Anche nel libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Questo \u00e8 <em>Point Lenana<\/em>, nella lettura che ne abbiamo dato. Una narrazione aperta nella misura in cui riuscir\u00e0 a creare un confronto realmente costituente sui Rimossi della nostra Repubblica.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"A un mese esatto dal primo &#8220;speciale congiunto&#8221; su Timira e Point Lenana, la disponibilit\u00e0 di nuovi materiali gi\u00e0 consente &#8211; e richiede &#8211; la pubblicazione di un secondo. Ne prevediamo gi\u00e0 un terzo a gennaio. Iniziamo con una bella e puntuale recensione di Point Lenana apparsa sul blog del collettivo Militant. 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