{"id":14375,"date":"2013-10-28T01:05:13","date_gmt":"2013-10-28T00:05:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=14375"},"modified":"2014-01-14T15:25:09","modified_gmt":"2014-01-14T14:25:09","slug":"speciale-pointlenana-calendario-novembre-gennaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/10\/speciale-pointlenana-calendario-novembre-gennaio\/","title":{"rendered":"#PointLenana: calendario novembre-gennaio, \u00abSpeciale di speciali\u00bb, recensioni, interviste, video"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_14377\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?attachment_id=14378 Change \"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14377\" class=\"size-full wp-image-14377 \" alt=\"SULLO SFONDO IN SECONDO PIANO AL SOLE, FORCELLA MARMOLADA DALLA VAL CONTRIN! A DESTRA IN PRIMO PIANO IN OMBRA LA CIMA OMBRETTA SEMPRE DALLA VAL CONTRIN!\u201d\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/PointLenana_ValdiFassa_500px.jpg\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-14377\" class=\"wp-caption-text\"><em>Point Lenana<\/em> \u00e8 tornato in Val di Fassa grazie ad Andrea Camilli e Sara Bonfili. Veduta dalla Val Contrin. Sullo sfondo, la Forcella Marmolada (2896 mt); in primo piano, la Cima Ombretta (3011 mt).<\/p><\/div>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">[Sono passati sei mesi dall&#8217;uscita di <em>Point Lenana<\/em>,\u00a0sei mesi passati <em>on the road<\/em>. \u00a0La fatica si fa sentire, il tour rallenta, ma prosegue e durer\u00e0 fino a febbraio. Arriveremo a una settantina di presentazioni.<br \/>\nIl libro \u00e8 alla seconda edizione in Italia e stiamo negoziando per un&#8217;edizione britannica. Un libraio ci ha detto: \u00abSe il passaparola continua cos\u00ec, <em>Point Lenana<\/em> sar\u00e0 uno dei rari casi di libro &#8220;natalizio&#8221; uscito ad aprile.\u00bb Forse esagerato, ma \u00e8 vero che tante persone lo stanno scoprendo solo adesso, come molti articoli e recensioni escono solo adesso. \u00ab<em>Point Lenana<\/em> \u00e8 un diesel\u00bb, ha detto <strong>Paolo Repetti<\/strong>.<br \/>\nNon era scontata questa buona accoglienza, non lo era per niente. Si \u00e8 dovuta perforare una sottile membrana di stupore e diffidenza. Si trattava di un&#8217;uscita molto spiazzante, anche perturbante. Bisognava accompagnare il libro in giro per l&#8217;Italia, far vedere e far sentire che <em>ci credevamo<\/em> e ci crediamo. Ora si \u00e8 creato un circolo virtuoso tra sentieri di montagna e librerie, nonch\u00e9 tra carta e rete. Di questo circolo virtuoso beneficia anche la riedizione di <em>Fuga sul Kenya<\/em> di Felice Benuzzi, &#8220;classico sconosciuto&#8221; che sta finalmente uscendo dalla nicchia editoriale in cui era confinato da decenni.<br \/>\nGrazie a tutte e tutti, per averci creduto anche voi. Si va avanti. Ecco il nuovo speciale. C&#8217;\u00e8 un sacco di roba. Buona lettura, buone visioni, buone scarpinate.]<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/h5>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nDa<em> Il Manifesto<\/em>, 05\/10\/2013:<\/p>\n<p><b>ASSALTO ALLE TRINCEE STORIOGRAFICHE<\/b><\/p>\n<p>di <strong>Alberto<\/strong>\u00a0<b>Prunetti<\/b><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"attachment_14565\" style=\"width: 174px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14565\" class=\"size-full wp-image-14565\" alt=\"Alberto Prunetti\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/prunetti.jpg\" width=\"164\" height=\"166\" \/><p id=\"caption-attachment-14565\" class=\"wp-caption-text\">Alberto Prunetti<\/p><\/div>\n<p>Il collettivo di narratori Wu Ming ci ha abituati a salti improvvisi di paradigma. Spiazzano tutti anche stavolta, a parte forse i lettori pi\u00f9 attenti che sul blog-comunit\u00e0 <em>Giap<\/em> li accompagnano nell&#8217;evoluzione delle loro scelte narrative. Nell&#8217;ultima fatica, <em>Point Lenana<\/em> (Einaudi, euro 20), frutto della collaborazione di Wu Ming 1 con Roberto Santachiara, ci sono almeno due elementi di discontinuit\u00e0 con il passato. Innanzitutto, la scelta della prima persona, a tratti autobiografica (una soluzione adottata di rado dal collettivo); in secondo luogo, il fatto di aver scelto come principale attore di questa nuova storia non un&#8217;icona della sinistra o un eroe &#8211; magari dimenticato &#8211; della memoria popolare ma un personaggio sfaccettato e a prima vista tutt&#8217;altro che attraente.<!--more--> Il protagonista di <em>Point Lenana<\/em> \u00e8 infatti Felice Benuzzi, prigioniero di guerra italiano che evade nel gennaio 1943 da un campo di prigionia inglese in Kenia e compie con due sodali un&#8217;impresa memorabile: scalare una punta del Monte Kenia (che d\u00e0 il nome al libro) per poi ritornare, con un gesto di fair play , al campo di detenzione. Una scalata che rappresenta un superamento del fascismo e il recupero della propria dignit\u00e0, costretta in un contesto carcerario. Ma <em>Point Lenana<\/em> non \u00e8 solo la storia di un&#8217;evasione n\u00e9 la biografia di un alpinista. Il libro, come ha dichiarato in un&#8217;intervista Wu Ming 1, diventa l&#8217;occasione \u00abdi una scorribanda nel Novecento italiano\u00bb.<br \/>\nGli autori di <em>Point Lenana<\/em> camminano sulla pista di Benuzzi (\u00abscrivendo con i piedi\u00bb) e attivano varianti su quel cammino che li conducono a Trieste, con la persecuzione fascista delle minoranze slovene, poi nei Balcani, in Libia e in Etiopia, riportando alla luce le vergogne e i crimini del ventennio fascista e del colonialismo italiano, come l&#8217;uso di armi chimiche quali l&#8217;iprite per lo sterminio delle popolazioni civili praticato, prima che in Siria, dagli italiani in Libia: un crimine di guerra negato per anni da tanti storici e giornalisti, a cominciare da <strong>Indro Montanelli<\/strong>. Itinerari cos\u00ec poco lineari che si possono cartografare solo con un mezzo molto pi\u00f9 duttile e versatile del saggio accademico o del romanzo di finzione. Stiamo parlando di un \u00abmeta-genere narrativo\u00bb, un ibrido letterario tra fiction e no fiction, tra saggio, memoria di viaggio, inchiesta storica o giornalistica, che i Wu Ming chiamano \u00aboggetto narrativo non identificato\u00bb. Difficile da collocare nelle collane e negli scaffali delle librerie, <em>Point Lenana<\/em> vive infatti in un regno di mezzo tra saggio e narrativa, con l&#8217;esposizione nel racconto delle fonti della ricerca documentale, la citazione di materiali iconografici, il dialogo con le scritture testimoniali e la bibliografia che espande l&#8217;opera e compie connessioni e agganci.<br \/>\nLa scelta di Wu Ming 1 e Santachiara non \u00e8 comoda. Ci vuole coraggio per prendere come \u00aberoe\u00bb un personaggio difficile, con un piede nello scetticismo verso il regime &#8211; che non \u00e8 ancora antifascismo ma che gli basta a sposare un&#8217;ebrea berlinese a pochi giorni dall&#8217;approvazione delle leggi razziali &#8211; e un altro in una carriera diplomatica. Qualcosa di diverso da quel \u00abdisseppellire le asce di guerra\u00bb che gi\u00e0 il collettivo di storyteller avevano messo in cantiere con la storia di Vitaliano Ravagli. Il nuovo progetto solista ha forse pi\u00f9 debiti con un&#8217;altra scrittura \u00abmeticcia\u00bb, <em>Timira<\/em> di <strong>Wu Ming 2<\/strong> e <strong>Antar Mohamed<\/strong>, che ricostruisce magistralmente la vita di <strong>Isabella Marincola<\/strong>. Una scelta che all&#8217;inizio risulta spiazzante e che poi, per i miracoli delle macchine narrative dei Wu Ming, funziona alla perfezione e rischia di aprire falle devastanti nelle\u00a0<b>trincee<\/b>\u00a0<b>storiografiche<\/b>\u00a0degli \u00abitaliani brava gente\u00bb.<\/p>\n<table style=\"width: 500px; text-align: left; margin-left: auto; margin-right: auto;\" border=\"1\" cellspacing=\"1\" cellpadding=\"2\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"vertical-align: middle; background-color: #ffffff; width: 500px;\">\n<h5>N.B. A proposito di Prunetti, del suo libro <em>Amianto<\/em> e degli &#8220;oggetti narrativi non-identificati&#8221;, si veda <strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=11255\">questa conversazione a tre con Prunetti, WM1 e De Michele<\/a><\/strong>.<\/h5>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n\u2042<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><em>POINT LENANA<\/em>, UN LIBRO DI INCHIOSTRO E ROCCIA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/76520534\" height=\"281\" width=\"500\" allowfullscreen=\"\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivista on line <em>Q Code Mag<\/em>\u00a0ha dedicato\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.qcodemag.it\/2013\/10\/19\/point-lenana-un-libro-dinchiostro-e-roccia\/\">uno speciale<\/a><\/strong> non tanto e non solo al libro, ma a quella che un giapster ha scherzosamente definito la<em> Point Lenana experience<\/em>, formula che allude all&#8217;insieme di pratiche, viaggi, gesti, camminate, arrampicate, <a href=\"http:\/\/franzmagazine.com\/2013\/09\/09\/comici-e-noi-con-wu-ming-1-sui-luoghi-di-point-lenana\/\">pellegrinaggi<\/a> e performances fiorito intorno al tour di presentazioni &#8211; tour divenuto a sua volta, come abbiamo gi\u00e0 scritto, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=14041\">un&#8217;opera transmediale<\/a>. <strong>Tiziano &#8220;Occhiopesto&#8221; Colombi<\/strong> conclude cos\u00ec la sua riflessione (sottolineatura nostra):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQuello che \u00e8 successo a\u00a0<i>Point Lenana<\/i>\u00a0segna, forse, una via che va oltre la sperimentazione: nell\u2019epoca digitale <span style=\"text-decoration: underline;\">\u00e8 l\u2019oggetto libro, fatto di carta e inchiostro ad aver permesso un\u2019integrazione innovativa tra il web e la polvere della strada<\/span>.<br \/>\nSono in molti ad aver camminato con una copia di\u00a0<i>Point Lenana<\/i>\u00a0nello zaino, gli scarponi nei piedi e in testa un mare di storie, e sembra che la scalata sia destinata a continuare.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Occhiopesto \u00e8 anche l&#8217;intervistatore di WM1 nel video di <strong>Umberto Diecinove<\/strong> incorporato sopra, girato durante un&#8217;escursione in Val Gravio (Val di Susa).<\/p>\n<table style=\"width: 500px; text-align: left; margin-left: auto; margin-right: auto;\" border=\"1\" cellspacing=\"1\" cellpadding=\"2\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"vertical-align: middle; text-align: center; background-color: #ffffff; width: 500px;\">\n<h5 style=\"text-align: justify;\">N.B. Se qualcuno, dopo avere visto il video, vuole approfondire gli spunti sulla &#8220;montagna ribelle&#8221;, come prima lettura consigliamo il libro di <strong>Marco Armiero<\/strong> <em><a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/marco-armiero\/le-montagne-della-patria\/978880621521\">Le montagne della patria. Natura e nazione nella storia d&#8217;Italia. Secoli XIX e XX<\/a><\/em>.<\/h5>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n\u2042<\/strong><\/p>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">[Una delle presentazioni pi\u00f9 belle &#8211; tanto da essere definita su Twitter &#8220;la madre di tutte le presentazioni&#8221;! :-D &#8211; si \u00e8 svolta a Pavia l&#8217;1 ottobre scorso, con la presenza di entrambi gli autori presentati da <strong>Mauro Vanetti<\/strong> e <strong>Girolamo De Michele<\/strong>, con la collaborazione musicale di <strong>Luca Casarotti<\/strong>. Poco prima della serata, lo scrittore e blogger <strong>Angelo Ricci<\/strong> ha intervistato WM1. Ricci non usa il registratore ed \u00e8 interessante il suo modo di prendere appunti: ciascuna domanda \u00e8 scritta su un foglio A4, per il resto assolutamente bianco. Mentre l&#8217;intervistato risponde, Ricci riempie lo spazio vuoto, poi passa al foglio successivo. L&#8217;intervista \u00e8 apparsa <a href=\"http:\/\/nottedinebbiainpianura.blogspot.it\/2013\/10\/pointlenana-intervista-wu-ming-1.html\">sul suo blog <em>Notte di nebbia in pianura<\/em><\/a>. La riportiamo anche qui.]<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8212;<\/span><\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Point Lenana<\/em>. Come nasce questa collaborazione narrativa tra Wu Ming 1 e Roberto Santachiara?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nasce da un\u2019intuizione folle di Roberto Santachiara che mi fece leggere <em>Fuga sul Kenya<\/em>, di Felice Benuzzi e mi disse che, a questo proposito, mi doveva proporre una cosa. Ho letto quel libro e mi \u00e8 piaciuto subito. <em>Fuga sul Kenya<\/em> era una sorta di ossessione che da tempo accompagnava Roberto. C\u2019erano da scoprire e ricostruire accenni, punti di contatto, momenti nascosti e a volte criptici del passato di Benuzzi. <em>Fuga sul Kenya<\/em> rappresentava una specie di \u201cevento matrice\u201d, un evento che poteva aprirsi su altre storie, altre narrazioni. Roberto aveva bisogno quindi di un narratore che sapesse muoversi tra gli archivi, le storie, i documenti. E poi mi ha proposto di andare con lui sul monte Kenya. Da questi fatti nasce la collaborazione che ha portato alla stesura di <em>Point Lenana<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come avete collaborato, in senso propriamente tecnico, tu e Roberto Santachiara?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roberto \u00e8 stato il creatore, il portatore di questo \u201cevento matrice\u201d. Ha animato la volont\u00e0 di giungere a questa narrazione. \u00c8 stato sempre presente e sempre molto vicino a questa creazione. Ci siamo continuamente confrontati. Io mi sono fatto carico dell\u2019onere dell&#8217;organizzazione e della stesura in senso narrativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il collettivo Wu Ming, penso a quello che teorizzate da sempre, come per esempio nel vostro saggio New Italian Epic, interpreta il divenire storico trasfigurandolo in quello che definisce \u201csguardo obliquo\u201d. Come si incardina Point Lenana in questa definizione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Point Lenana<\/em> \u00e8 l\u2019apoteosi dell\u2019obliquit\u00e0. \u00c8 l\u2019opera che inizialmente ha lasciato pi\u00f9 perplessi diversi lettori &#8220;storici&#8221;, poteva sembrare una bizzarria. Una serie di storie incastonate le une nelle altre e che ha dovuto in qualche modo perforare la membrana, il feedback che c\u2019\u00e8 tra noi e la comunit\u00e0 dei nostri lettori. <em>Point Lenana<\/em> \u00e8 il frutto di quattro anni di lavoro fitto. C\u2019era la necessit\u00e0 di risolvere problemi di montaggio, di coordinamento tra le storie, tra i piani narrativi. <em>Point Lenana<\/em> rappresenta appunto quel nostro \u201csguardo obliquo\u201d sul Novecento. Attraverso la storia di Felice Benuzzi raccontiamo l&#8217;irredentismo, il fascismo, il ruolo dell&#8217;Italia nella seconda guerra mondiale, la guerra fredda, il colonialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto per i Wu Ming \u00e8 importante la ricerca dei punti sconosciuti, delle interzone, di quelle che si possono quasi definire fratture spaziotemporali del divenire storico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per noi sono luoghi e momenti fondamentali ai fini di quello che definiamo lo \u201csguardo obliquo\u201d. Raccontare la grande storia attraverso le piccole storie. A differenza dei romanzi ucronici, che presentano una realt\u00e0 storica completamente alternativa, noi scriviamo romanzi ucronici potenziali. Raccontiamo vicende che si sviluppano in quei momenti storici nei quali tutto pu\u00f2 ancora accadere, biforcazioni temporali in atto, dove potenzialit\u00e0 in divenire possono ancora evolversi verso differenti direzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nelle vostre opere trovano spazio contaminazioni e ibridazioni letterarie, storiche, narrative. \u00c8 questo il traguardo a cui doveva arrivare il romanzo dal suo punto di partenza, quello cio\u00e8 del romanzo dell\u2019Otto e Novecento?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile dirlo perch\u00e9 la definizione stessa di romanzo \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 inclusiva. Nel Novecento, per esempio, vengono definiti romanzi opere che invece non sarebbero state definite tali nell\u2019Ottocento. Il canone romanzo si \u00e8 ampliato e oggi la definizione della sua struttura \u00e8 molto sfuggente. La definizione di questa categoria \u00e8 ancora aperta e in continua mutazione anche spaziotemporale. Pensiamo a un romanzo del Settecento come il <em>Tristram Shandy<\/em> di Sterne, che ha caratteristiche simili a certe avanguardie che sono apparse solo due secoli dopo. Io stesso non saprei come definire <em>Point Lenana<\/em>, non mi sentirei di etichettarlo, di inserirlo in una categoria. L\u2019importante \u00e8 comunque raccontare storie. Con qualunque mezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi pare di ricordare che i Wu Ming lavorassero a un nuovo romanzo, un romanzo che prendeva le mosse da un\u2019altra interzona storica, gravida di sviluppi e di sguardi obliqui: la rivoluzione francese. A che punto \u00e8 questo progetto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo consegneremo a dicembre e, se tutto va bene, uscir\u00e0 ai primi di marzo del 2014. E&#8217; un romanzo su ipnosi e Terrore (il Terrore robespierriano). Uscir\u00e0 sempre per i tipi di Einaudi Stile Libero e si intitoler\u00e0 <em>L\u2019armata dei sonnambuli<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_14581\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.pinterest.com\/einaudieditore\/point-lenana\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14581\" class=\"size-full wp-image-14581 \" alt=\"Graziani..........\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/grazianiscosciato.jpg\" width=\"500\" height=\"618\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-14581\" class=\"wp-caption-text\">Chiappe al vento. Una delle fotografie che Rodolfo Graziani sped\u00ec da Addis Abeba a Roma nel 1937 per far vedere che era in perfetta forma fisica. Mossa che semin\u00f2 tra i gerarchi del regime \u00a0seri dubbi sulla sua salute mentale. Poco dopo, fu rimosso dall&#8217;incarico di Vicer\u00e8 d&#8217;Etiopia e sostituito da Amedeo di Savoia, duca d&#8217;Aosta. L&#8217;episodio \u00e8 narrato in <em>Point Lenana<\/em>. Questa e altre immagini si trovano sulla bacheca Pinterest dedicata al libro, clicca per visitarla.<\/p><\/div>\n<h5>[L&#8217;ultimo numero della <a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/marco-armiero\/le-montagne-della-patria\/978880621521\">rivista bimestrale\u00a0<em>Pagina Uno<\/em><\/a> contiene un bello speciale <em>Point Lenana<\/em>\u00a0dal titolo bislacco e arguto. Recensione e intervista a cura dello scrittore (e alpinista) <strong>Massimo Vaggi<\/strong>. Buona lettura.]<br \/>\n<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13px; font-weight: normal;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8212;<\/span><\/span><\/h5>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\"><b>DALLE ALPI (QUELLE VERE) ALLE PIRAMIDI (METAFORA)<br \/>\n<\/b><b>Conversazione con Wu Ming 1 a proposito di <em>Point Lenana<\/em><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\">di <strong>Massimo Vaggi<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_14586\" style=\"width: 195px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14586\" class=\"size-full wp-image-14586\" alt=\"Massimo Vaggi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vaggi.jpg\" width=\"185\" height=\"254\" \/><p id=\"caption-attachment-14586\" class=\"wp-caption-text\">Massimo Vaggi<\/p><\/div>\n<p align=\"JUSTIFY\">Felice Benuzzi fu scalatore, scrittore e funzionario diplomatico. Nell\u2019ordine. Fu anche prigioniero di guerra: nel 1943 evase con due compagni di avventura dal campo Pow di Nanyuki per scalare il Monte Kenya, 4.985 metri sul livello del mare, respirare per qualche ora l\u2019aria rarefatta di un quasi cinquemila e tornarsene dopo 17 giorni al campo di prigionia, dove si present\u00f2 a un ufficiale inglese che non fatichiamo a immaginare stupefatto, forse pi\u00f9 di quanto non fosse imbestialito. Probabilmente, dunque, il nostro fu anche un visionario scriteriato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Benuzzi avrebbe narrato l\u2019impresa in <i>Fuga sul Kenya<\/i> , e nella sua versione inglese, <i>No picnic on Mount Kenya<\/i>, non del tutto identica a quella italiana, che ha conosciuto un grande successo internazionale<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non \u00e8 difficile immaginare che ci\u00f2 che di questa vicenda Roberto Santachiara e Wu Ming hanno ritenuto straordinario non \u00e8 la storia, per quanto affascinante ma troppo densa di fascismo e nazionalismo, di un prigioniero di guerra che si fa beffe con un solo gesto degli inglesi e della montagna. Non vi riconoscono la truculenza della peggiore iconografia alpinistica, quella dell\u2019uomo fotografato nell\u2019atto di vincere la montagna dopo averla ingannata, per aver saputo scegliere quelle strade che il dio delle rocce ha dimenticato di disseminare di difficolt\u00e0 insormontabili, per aver evitato valanghe e slavine, per aver affrontato i pericoli sino al limite, e a volte un poco oltre, delle sue possibilit\u00e0. Non vi leggono la retorica dell\u2019italianit\u00e0 e del riscatto, n\u00e9 l\u2019esaltazione della forza fisica. Ci\u00f2 che \u00e8 sorprendente, nella vicenda di Benuzzi e dei sue due strampalati amici, \u00e8 l\u2019assenza di tutto questo, o forse, e meglio, l\u2019indifferenza nei confronti di ci\u00f2 che rappresenta.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma come? Non \u00e8 l\u2019orgoglio smisurato e la consapevolezza di aver vinto, vinto, vinto, che gonfia il petto di un alpinista e fa proporre il \u201csaluto alla vetta\u201d anche quando la vetta \u00e8 poco pi\u00f9 di una collina?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nella lettura della vicenda di Benuzzi non c\u2019\u00e8 il senso della vittoria, pare ci sia invece una proposta di armonia e quasi dissoluzione nella perfetta potenza della montagna. Sensazione non nuova, per chi frequenta a diverso titolo l\u2019alpinismo, e sensazione comune a tutti coloro hanno sperimentato l\u2019assoluta nullit\u00e0 di qualunque io di fronte ai paesaggi infiniti di una savana al termine della quale possono alzarsi montagne o catene dai nomi evocativi come Kilimanjaro, Ruwenzori, Kenya&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A me piace immaginarlo cos\u00ec, Felice Benuzzi, e cos\u00ec lo lasciano immaginare Roberto Santachiara e Wu Ming 1: seduto sulla cima, felice di nome e di fatto, ma non certo pronto a <i>urlare<\/i> al mondo della sua <i>vittoriosa<\/i> impresa, ma invece a <i>ridere<\/i> della sua impresa (senza aggettivi), nella quale l\u2019elemento umano e quello sportivo si dissolvono nella consapevolezza che \u00e8 finita, siamo arrivati, torniamo. Senza sfida, con ironia e amore.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Una vicenda affascinante, tanto pi\u00f9 se contestualizzata negli anni in cui l\u2019alpinismo andava impregnandosi, anche per volont\u00e0 feroce del CAI e del suo presidente Manaresi, delle parole e delle icone del fascismo. Erano fascisti gli scalatori dell\u2019ambiente triestino dove Benuzzi si form\u00f2, anche i pi\u00f9 famosi e controversi come <strong>Emilio Comici<\/strong>, ma \u2013 questa sembra essere la domanda \u2013 era <i>necessariamente<\/i> fascista anche il loro modo di intendere e proporre l\u2019alpinismo, e cio\u00e8 il rapporto con la montagna?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Molti anni pi\u00f9 tardi Benuzzi avrebbe condiviso quest\u2019affermazione:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00abPer wilderness montana intendiamo quegli ambienti incontaminati di quota dove chiunque ne senta veramente il bisogno interiore pu\u00f2 ancora sperimentare un incontro diretto con i grandi spazi e viverne in libert\u00e0 la solitudine, i silenzi, i ritmi, le dimensioni, le leggi naturali, i pericoli.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">E dunque eccolo l\u00ec, il Felice felice, a sperimentare la solitudine di vetta.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma, una volta immaginatolo sulla cima del Monte Kenya, si comprende la decisione degli autori, che rifiutano di raccontare la storia di quella scalata cogliendo a piene mani dal libro del protagonista (di cui peraltro si parla ampiamente, ma del suo successo editoriale, delle sue due versioni, delle sue riduzioni cinematografiche\u2026), e invece decidono di riviverla in prima persona. Come se nessuna scrittura fosse possibile se non dopo aver ripercorso gli stessi sentieri, e calpestato gli stessi sassi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un alpinista come Roberto Santachiara e un figlio della pianura totale, per dirla alla Piovene, come Wu Ming 1, arrancano (pi\u00f9 il secondo che il primo) ad altezze desuete sino a raggiungere <em>Point Lenana<\/em> (e siamo solo all\u2019inizio del libro). Perch\u00e9 lo fanno? <a href=\"http:\/\/www.altitudini.it\/point-lenana-assalto-alla-letteratura-di-montagna-2\/\">Wu Ming 1 ha dichiarato a un intervistatore [<strong>Lorenzo Filipaz<\/strong>, N.d.R.]<\/a> che<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00abUno scrittore dovrebbe mettere alla prova la propria scrittura, favorirne l\u2019evoluzione o addirittura forzarla, mettendola a contatto con esperienze che facciano da reagenti. Uso esperienze nel senso pi\u00f9 pieno della parola, esperienze-limite che muovano il corpo come non si era mai mosso prima. Non ci si pensa mai, ma scrivere \u00e8 un atto fisico, \u00e8 un\u2019azione del corpo. Quello che scrivi dipende dalla postura che assumi, da come il tuo corpo interagisce con lo spazio intorno. \u2026. Per me \u00e8 stato cos\u00ec: gli appunti che ho preso sul massiccio del Kenya, marciando a corto d\u2019ossigeno, o in uno dei rifugi dove abbiamo dormito, o seduto su un lastrone di basalto, circondato da iraci che saltellavano sulle rocce, contengono concatenamenti di immagini che, riletti a mente fredda, hanno sorpreso anche me. Da quegli appunti ho sviluppato lo stile di scrittura della prima parte di Point Lenana, una lingua e un modo di passare da un tema all\u2019altro, da un episodio all\u2019altro, che non ritrovo in nessun altro libro uscito dalla fucina Wu Ming\u00a0.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Con questa precisazione, Wu Ming 1 risponde in modo implicito alla lettura pi\u00f9 semplice di <em>Point Lenana<\/em>, secondo la quale sarebbe la traduzione narrativa delle tesi sviluppare in <em>New Italian Epic<\/em>. In quel saggio, che continua a rappresentare, per chi lo voglia e anche per chi non lo vuole assolutamente, un punto di vista e una lettura delle vicende della narrativa italiana recente da cui \u00e8 difficile prescindere, il collettivo Wu Ming disegna e definisce le caratteristiche pi\u00f9 feconde della migliore produzione nostrana: il mix di narrativa e saggistica, uno sguardo \u201cobliquo\u201d, la dimensione epica, che fanno di un romanzo un UNO (<em>Unidentified Narrative Object<\/em>).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Facile dunque ritenere che <em>Point Lenana<\/em> volesse costituire la logica conseguenza di una scelta teorica. Wu Ming 1 rifiuta per\u00f2 questa visione un poco meccanica, valorizzando al contrario il rapporto di consequenzialit\u00e0 con l\u2019esperienza fisica (come se le tesi sviluppate in NIP fossero state da un lato \u201cdigerite\u201d e ormai parte di una propria consapevolezza di scrittore e dall\u2019altro fosse stata ribadita l\u2019inesistenza di ogni velleit\u00e0 di costruire intorno a quelle tesi, cos\u00ec fortemente criticate e combattute, una corrente letteraria). Il collettivo Wu Ming d\u2019altronde non ha mai fatto mistero di questa regola aurea: chi se ne frega dei critici e delle tesi. Ci\u00f2 che importa \u00e8 la prassi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Prassi, sassi, piedi, fatica e appunti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Eppure, se <em>Point Lenana<\/em> non \u00e8 la rappresentazione narrativa delle tesi di NIP, ne costituisce in qualche modo una fotografia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Come in ogni UNO che si rispetti, e forse al di l\u00e0 del prevedibile, gli autori approfittano della vicenda di Benuzzi per costruire una trama iperbolica di riflessioni storiche, di indagini, di giornalismo, connotate in modo quasi maniacale da quella che il romanzo definisce \u201cacribia\u201d della ricerca documentale. Una mole enorme di libri giornali riviste fotografie interviste film documentari. Tutto a bollire per restituire al lettore una visione piramidale dell\u2019esistenza, dove la cuspide \u00e8 costituita dalla vita del personaggio o dalla sua esperienza e la base da tutto il resto: in quale citt\u00e0 nacque il nonno di Felice Benuzzi? E cosa accadeva in quella citt\u00e0 e intorno a quella citt\u00e0? E alla Storia degli uomini e delle nazioni, in quei giorni? E alle societ\u00e0 alpinistiche? E alla Libia e ai suoi guerriglieri, all\u2019Etiopia e ai combattenti ustionati dall\u2019iprite, al Negus Neghesti, agli inglesi, alla figlia di Benuzzi, a <strong>Emilio Comici<\/strong>, ai Gikuyu? E\u2019 vero che per comprendere cosa fece Felice Benuzzi \u00e8 indispensabile conoscere qualcosa dei Mau-Mau o di <strong>Omar Al-Mukthar<\/strong>?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Forse no, non \u00e8 affatto indispensabile. Ma dalla vetta di un quasi cinquemila la prospettiva appare pi\u00f9 ampia, e meno concentrata \u00e8 la visione. Che sia per un\u2019esperienza fisica o per una scelta consapevole, lo sguardo degli autori si propone come se venisse da lontano, sempre pi\u00f9 da lontano, per questo motivo capace di abbracciare tutte le storie della Storia. La scommessa, in questi casi, \u00e8 l\u2019acutezza della visione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ebbene questa s\u00ec \u2013 direbbe Manaresi se fossimo nel \u201940 e se gli autori fossero portati ad esempio di italico ingegno e fascistissima volont\u00e0 &#8211; \u00e8 scommessa vinta.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Perch\u00e9 le infinite trame che legano le vicende del duce a un\u2019escursione nell\u2019Antartide sono analizzate con la precisione dello storico: prova, questa, del fatto che la vita di chiunque pu\u00f2 diventare un grimaldello per consentire la comprensione dei fatti della Storia, alla sola condizione che la lettura per quanto appassionata delle vicende non voglia prescindere dall\u2019analisi rigorosa della documentazione. Eppure: se un elemento di collegamento deve essere immaginato, non lo vedo tanto nella vita di Benuzzi e nella possibilit\u00e0 che attraverso la sua cronologia possa essere rivista la storia italiana ed europea degli ultimi cento anni, quanto nel fatto che Benuzzi si \u00e8 \u2013 per casualit\u00e0 \u2013 trovato ai confini di quella storia. Confini fisici, che accomunano Trieste, la Cirenaica e l\u2019Africa Orientale Italiana nella cornice del delirio espansionistico del fascismo. Confini culturali, tracciati da un\u2019idea di identit\u00e0 nazionale che nelle regioni che furono dell\u2019Impero Asburgico vorrebbe contrapporre al multilinguismo e alla contaminazione l\u2019imposizione di un\u2019italianit\u00e0 fatta di cognomi storpiati e di repressioni durissime delle minoranze, e che in Libia e in Etiopia propone, senza peraltro ottenere successo plenario, il divieto della promiscuit\u00e0 razziale, la segregazione, l\u2019apartheid. Figlie di un datato e profondissimo disprezzo: scriveva <strong>Ferdinando Martini<\/strong>, primo governatore civile dell\u2019Eritrea (1897-1900) e Ministro delle Colonie (1915):<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-14569 alignleft\" alt=\"Ferdinando Martini\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/ritratto.jpg\" width=\"140\" height=\"200\" \/>\u00abChi dice che s\u2019ha da incivilire l\u2019Etiopia dice una bugia o una sciocchezza. Bisogna sostituire razza a razza. Lo affermava il Munzinger trent\u2019anni fa quando la schiettezza era lecita. All\u2019opera nostra l\u2019indigeno \u00e8 un impiccio: ci toccher\u00e0 dunque, volenti o nolenti, rincorrerlo, aiutarlo a sparire, come altrove le Pelli Rosse, con tutti i mezzi che la civilt\u00e0, odiata da lui per istinto, fornisce: il cannone intermittente e l\u2019acquavite diurna\u2026 I colonizzatori sentimentali si facciano coraggio: fata trahunt, noi abbiamo cominciato, le generazioni a venire seguiteranno a spopolare l\u2019Africa dei suoi abitanti antichi\u2026\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Benuzzi, marito di un\u2019ebrea, debitore della cultura austroungarica, amico di alpinisti sloveni, frequentatore di abissini, ha visto tutto questo. Non ha alzato la voce, non \u00e8 diventato apologeta n\u00e9 brigante. Ha scalato il Monte Kenya, affermando nel modo a lui pi\u00f9 congeniale un\u2019idea di libert\u00e0.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non \u00e8 dunque la domanda che tutti sono tentati di fare e che gli stessi autori si pongono (\u201c <i>che razza di libro \u00e8 questo<\/i> ?\u201d) ma una diversa, alla quale vorrei una prima risposta:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Che razza di mondo ha visto, Benuzzi? Navi cariche di italiani brava gente che vanno a incivilire l\u2019abissino? <\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quando si attacc\u00f2 l&#8217;Etiopia, c&#8217;era l&#8217;intenzione di fare tante cose all&#8217;abissino (e svariate cosette all&#8217;abissina, <i>aspetta e spera che gi\u00e0 l&#8217;ora si avvicina<\/i>), ma \u00abincivilire\u00bb non fu mai una di queste. Il regime strombazz\u00f2 un sacco di cazzate ipocrite, perch\u00e9 nemmeno un regime fascista o nazista pu\u00f2 dire apertamente che sta sferrando una guerra puramente offensiva, motivata soltanto da odio, interessi, desiderio di conquista e profitti. La guerra va sempre presentata come difensiva, come reazione a un attacco altrui, come azione preventiva contro un pericolo. La verit\u00e0 la trovi nel \u00abverbale nascosto\u00bb, in quello che i potenti si dicono in camera caritatis. Si capisce da questo l&#8217;odio per soggetti come Wikileaks, <strong>Julian Assange<\/strong>, <strong>Bradley Manning<\/strong>, <strong>Edward Snowden<\/strong>&#8230; Hanno reso noti i verbali nascosti. Le comunicazioni tra il duce e i gerarchi del regime sono macabre, ciniche, intrise di un razzismo esplicitamente rivendicato. E&#8217; gentaglia che si compiace dei massacri, del numero di negri sterminati e anche delle balle che sta raccontando all&#8217;opinione pubblica. Ad Addis Abeba Benuzzi era un mezzemaniche, parte di un team che cercava di riconquistare la fiducia dei nativi dopo il sanguinoso viceregno di Graziani (un proposito assurdo, puro <i>wishful thinking<\/i>). Considerato il suo background, partecip\u00f2 all&#8217;impresa coloniale senza fanatismi n\u00e9 eccessivi entusiasmi. Consideriamo che era cresciuto in una famiglia irredentista, seppure \u00abmista\u00bb (mezza italiana e mezza austriaca). Era stato educato all&#8217;amor di patria e al culto di una \u00abitalianit\u00e0\u00bb che a Trieste &#8211; per ipercompensazione rispetto a un&#8217;identit\u00e0 \u00abbastarda\u00bb e di confine &#8211; \u00e8 sempre enunciata in modo parossistico, estremo, caricaturale. Del resto, nemmeno nel resto d&#8217;Italia si \u00e8 mai capito cosa sia, di preciso, questa \u00abitalianit\u00e0\u00bb. E&#8217; una di quelle \u00abidee senza parole\u00bb, di quei concetti dati per non spiegabili, che secondo <strong>Furio Jesi<\/strong> sono alla base della cultura di destra (secondo lui ben rappresentata anche tra chi si crede di sinistra, e io sono d&#8217;accordissimo). In Etiopia, per l&#8217;Italia fu un disastro. Benuzzi ne fu consapevole pi\u00f9 di altri, tant&#8217;\u00e8 che non fu particolarmente nostalgico di quell&#8217;esperienza, non si confuse nel novero livoroso dei \u00abreduci\u00bb organizzati, fu netto nel distacco dal fascismo. Detto ci\u00f2, non se la sentiva di buttare a mare quell&#8217;intera fase della sua vita. Anche perch\u00e9, va detto, non tutti quelli che si trasferirono nell&#8217;Africa Orientale Italiana lo fecero perch\u00e9 fascistissimi credenti nel mito dell&#8217;Impero&#8230; Molti andarono nelle colonie perch\u00e9 nell&#8217;Italietta fascista si soffocava. In Africa c&#8217;era meno conformismo, perch\u00e9 il controllo sociale era meno stringente. La faccenda \u00e8 complessa. Le (poche) pagine che Benuzzi scrisse in vecchiaia per ricordare quei giorni sono piene di amarezza. Rievocare era lacerante.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Che funzione \u2013 sociale, politica, storica, culturale \u2013 immagini per un\u2019operazione di riflessione sul colonialismo italiano e sulle politiche di segregazione razziale? In altre parole, quanto ha pesato, sulla scelta dell\u2019argomento, la possibilit\u00e0 di contribuire a restituire una pi\u00f9 seria opportunit\u00e0 di fare i conti con il nostro passato?<\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nell&#8217;introduzione a un suo libro del 2003, <i>La nostra Africa<\/i>, <strong>Angelo Del Boca<\/strong> faceva riferimento a due romanzi sul colonialismo italiano &#8211; <i>Una pioggia bruciante<\/i> di <strong>Franca Cavagnoli<\/strong> e <strong><i>Debr\u00e0 Liban\u00f2s<\/i><\/strong> di Luciano Marrocu &#8211; e scriveva:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-14571 alignright\" alt=\"Angelo Del Boca\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/del-boca_140x147.jpg\" width=\"140\" height=\"147\" \/>\u00abE&#8217; confortante apprendere da questi due libri che crimini cos\u00ec gravi come quelli commessi a Debr\u00e0 Liban\u00f2s e in cento localit\u00e0 etiopiche con l\u2019impiego dell&#8217;arma chimica abbiano trovato uno strumento di comunicazione cos\u00ec immediato ed efficace come quello del romanzo [&#8230;] L&#8217;opera narrativa pu\u00f2 contenere un messaggio pi\u00f9 facilmente assimilabile e svolgere un&#8217;azione propedeutica, colmare lacune e sanare ingiustizie. Anche questo modo di fare storia, attraverso il romanzo, pu\u00f2 riconciliarci con &#8216;la nostra Africa&#8217;, che attende da noi non soltanto sospiri di nostalgia, ma anche l&#8217;ammissione, se pur tardiva, dei nostri torti\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Praticamente, era un passaggio di consegne e un&#8217;investitura. Del resto, sai meglio di me che Del Boca inizi\u00f2 come scrittore. Dal 2003 a oggi, svariati altri romanzi si sono occupati del nostro rimosso coloniale. Secondo noi, ci\u00f2 che vale per i romanzi, a maggior ragione vale per quelli che chiamiamo \u00aboggetti narrativi non-identificati\u00bb. La \u00abnarrativa di non-fiction\u00bb, la non-fiction con tecniche letterarie, \u00e8 uno strumento potentissimo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Il libro fa vivere di storia, di Africa e di alpinismo. Ne esce l\u2019immagine di un rapporto nato troppo tardi, quello tra la montagna e il suo bacillo dei sassi con chi per alzarsi dal livello del mare saliva la torre degli Asinelli. O \u00e8 virt\u00f9 di <\/b> <i><b>quella<\/b><\/i> <b> montagna, nel mezzo di tutto ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 intorno, e dunque il Kenya? <\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dimentichi di precisare che la maggior parte degli studenti universitari <i>non<\/i> sale sulla torre degli Asinelli perch\u00e9, secondo una radicata leggenda, chi ci sale prima della laurea non si laurea pi\u00f9. Detto questo, in <i>Point Lenana<\/i> riportiamo una sorta di sentenza sommaria del camerata <strong>Angelo Manaresi<\/strong>, che guardacaso era di Bologna &#8211; di pi\u00f9: era il podest\u00e0 di Bologna! &#8211; ed \u00e8 stato l&#8217;unico presidente nazionale del CAI di estrazione appenninica anzich\u00e9 alpina. Questa sentenza sommaria dice:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00abUn giornalista che scriva di montagna senza esserci mai stato o che si sia accorto dell\u2019esistenza di essa a quaranta o a cinquant\u2019anni, dopo avere fatto nella sua vita tutt\u2019altro mestiere, scriver\u00e0 forse cose letterariamente egregie, storicamente giuste, scientificamente esatte, ma non porter\u00e0 mai, nella sua prosa, ardore, serenit\u00e0 e convincimento.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Io rientro nella categoria: mi sono accorto dell&#8217;esistenza della montagna a quarant&#8217;anni. A trentanove, per essere precisi. E ne ho scritto. Ho scritto cose letterariamente egregie? Storicamente giuste? Scientificamente esatte? Spero di s\u00ec! Quanto ai tre valori enunciati, non credo che la serenit\u00e0 sia utile per fare letteratura, ma ardore e convincimento mi sembra di averli dimostrati. Adesso un po&#8217; di bacillo dei sassi ce l&#8217;ho anch&#8217;io, sto andando in montagna, sto facendo escursioni etc. Merito del Monte Kenya, certamente, ma ogni montagna \u00e8 un Monte Kenya, ogni montagna \u00e8 un deposito di storie. Io vado in montagna per cercarle.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Un aspetto che affrontate direttamente in alcune occasioni, ma che \u00e8 ragione e senso di molte altre pagine (a partire da quelle su Emilio Comici), \u00e8 quello di ci\u00f2 che viene definito \u201c<\/b> <i><b>antifascismo esistenziale<\/b><\/i> <b>\u201d.<\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-14609\" style=\"margin-left: 2px; margin-right: 2px;\" alt=\"Emilio Comici\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/comici.jpg\" width=\"196\" height=\"457\" \/><a href=\"http:\/\/www.estense.com\/?p=331876\">Girolamo De Michele ha scritto<\/a> che la vicenda umana di <strong>Emilio Comici<\/strong>, a dispetto di tutta la propaganda di regime sul suo conto, dimostra \u00abil fallimento dell&#8217;antropologia fascista\u00bb. Comici si credeva e si professava fascista, ma il suo coltivare relazioni, il suo andare in montagna, persino la sua depressione bipolare lo allontanavano dall&#8217;idealtipo del maschio guerriero fascista. Forse sarebbe eccessivo, nel suo caso, parlare di \u00abantifascismo esistenziale\u00bb, forse \u00e8 pi\u00f9 giusto parlare di afascismo. \u00abAntifascismo esistenziale\u00bb va bene per descrivere gli operai delle fabbriche del Nord e, pi\u00f9 in generale, chi portasse avanti nella vita quotidiana microstrategie di resistenza al conformismo, alla pervasivit\u00e0 della propaganda, alle intrusioni del regime nelle condotte degli italiani. Il Benuzzi che sposa un&#8217;ebrea tedesca pochi giorni prima dell&#8217;entrata in vigore delle leggi razziali e la porta con s\u00e9 in Etiopia, dove nessuno sapr\u00e0 che \u00e8 ebrea, compie una scelta radicale, di consapevole sfida alla sorte e al regime. In questo caso, s\u00ec, penso si possa parlare di antifascismo esistenziale. Discorso che, attenzione, non ha nulla a che vedere col ciarpame caramelloso sul \u00abfascista buono\u00bb di turno (Perlasca, Palatucci o chi altri), soggetto le cui buone azioni (<a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/2013\/06\/20\/giovanni-palatucci-intervista-sarfatti-prove-ebrei_n_3472699.html\">a volte totalmente inventate, come si \u00e8 appena scoperto di Palatucci<\/a>) vengono strombazzate per redimere almeno in parte il regime. La categoria di \u00abantifascismo esistenziale\u00bb serve a tutt&#8217;altro. Per esempio, a far capire l&#8217;inanit\u00e0 del luogo comune qualunquista: \u00abPrima erano tutti fascisti, poi tutti antifascisti\u00bb. E&#8217; falso che gli italiani fossero tutti fascisti. Senza l&#8217;antifascismo esistenziale della classe operaia, coltivato sottotraccia per vent&#8217;anni, non sarebbero spiegabili i giganteschi scioperi contro la guerra del marzo &#8217;43.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"JUSTIFY\">\u2042<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>CALENDARIO DELLE PRESENTAZIONI DI <em>POINT LENANA<\/em> NOVEMBRE 2013 &#8211; GENNAIO 2014<\/strong><\/p>\n<p>4 novembre<br \/>\n<strong>BOLOGNA<\/strong><br \/>\nh. 16:15 DAMS, via Barberia 4<br \/>\nDiscussione sul libro nel corso di Storia e Media<br \/>\ntenuto dalla prof. <strong>Patrizia Dogliani<\/strong><\/p>\n<p>6 novembre<br \/>\n<strong>RAVENNA<\/strong><br \/>\nh. 18.30,\u00a0sala del Caff\u00e8 Letterario<br \/>\nvia Diaz 26<br \/>\nNell&#8217;ambito della rassegna <a href=\"http:\/\/cgmondo.wordpress.com\">&#8220;Come gira il mondo&#8221;<\/a><\/p>\n<p>29 novembre<br \/>\n<strong>GENOVA<\/strong><br \/>\nh.19 Teatro dell&#8217;Archivolto<br \/>\nSala Gustavo Modena<br \/>\nReading da <em>Point Lenana<\/em><br \/>\ne lettura in anteprima dell&#8217;ouverture del nuovo romanzo<br \/>\n<em>L&#8217;armata dei sonnambuli<\/em><br \/>\nnell&#8217;ambito della <a href=\"http:\/\/www.archivolto.it\/events\/event\/la-notte-degli-scrittori\/\">&#8220;Notte degli scrittori&#8221;<\/a><\/p>\n<p>12 dicembre<br \/>\n<strong>RONCHI DEI LEGIONARI (GO)<\/strong><br \/>\n&#8230;anzi, <strong><a href=\"http:\/\/www.reset-italia.net\/2013\/07\/17\/cambiamo-il-nome-di-ronchi-dei-legionari-in-ronchi-dei-partigiani\/#sthash.maOJfUmd.dpbs\">RONCHI DEI PARTIGIANI<br \/>\n<\/a><\/strong>h.20:30 Auditorium comunale<br \/>\nc\/o Villa Vicentini, via Cau de Mezo 24<strong><br \/>\n<\/strong>Funambolique &amp; Wu Ming 1 nel reading\/concerto<br \/>\nEMILIO COMICI BLUES<\/p>\n<p>14 dicembre<br \/>\n<strong>SCHIO (VI)<\/strong><br \/>\nh. 21 C.S.A. Arcadia<br \/>\nvia Lago di Tovel 18<strong><br \/>\n<\/strong>Funambolique &amp; Wu Ming 1 nel reading\/concerto<br \/>\nEMILIO COMICI BLUES<\/p>\n<p>9 gennaio<br \/>\n<strong>TORINO<\/strong><br \/>\nTeatro Carignano<br \/>\nReading da <em>Point Lenana<\/em><br \/>\ne lettura in anteprima dell&#8217;ouverture del nuovo romanzo<br \/>\n<em>L&#8217;armata dei sonnambuli<\/em><br \/>\nnell&#8217;ambito della &#8220;Notte degli scrittori&#8221;<\/p>\n<p>18 gennaio<br \/>\n<strong>FIRENZE<\/strong><br \/>\nh. 18 Caff\u00e8 letterario &#8211; Le Murate<br \/>\nPiazza delle Murate<\/p>\n<p>25 gennaio<br \/>\n<strong>PADOVA<\/strong><br \/>\nh. 16:30, Capeeto, via Lago Dolfin (Salboro)<br \/>\nNell&#8217;ambito della <a href=\"http:\/\/www.padovanet.it\/dettaglio.jsp?id=8394#.Ur65fYWgj9Z\">rassegna &#8220;Il libro nel bicchiere&#8221;<\/a><br \/>\nCon WM1 ci sar\u00e0 lo storico <strong>Santo Peli<\/strong>.<\/p>\n<p>26 gennaio<br \/>\n<strong>VENEZIA<\/strong><br \/>\nCentro sociale &#8220;Morion&#8221;<br \/>\nFunambolique &amp; Wu Ming 1 nel reading\/concerto<br \/>\nEMILIO COMICI BLUES<br \/>\nDettagli a seguire.<\/p>\n<div>Seguir\u00e0 un altro pugno di date &#8211; pochissime &#8211; nel febbraio 2014, infine il tour terminer\u00e0 per lasciare spazio (e tempo) alle presentazioni del nuovo romanzo collettivo. Il reading\/concerto <em>Emilio Comici Blues<\/em>, per\u00f2, continuer\u00e0 a girare senza scadenze. Per contatti, date etc. scrivere a <strong>Luca Demicheli<\/strong> dei Funambolique, funambolique@yahoo.it.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Sono passati sei mesi dall&#8217;uscita di Point Lenana,\u00a0sei mesi passati on the road. \u00a0La fatica si fa sentire, il tour rallenta, ma prosegue e durer\u00e0 fino a febbraio. Arriveremo a una settantina di presentazioni. Il libro \u00e8 alla seconda edizione in Italia e stiamo negoziando per un&#8217;edizione britannica. 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