{"id":14174,"date":"2013-10-01T01:48:38","date_gmt":"2013-09-30T23:48:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=14174"},"modified":"2014-11-16T01:06:24","modified_gmt":"2014-11-16T00:06:24","slug":"reading-point-lenana-in-alto-adige-urbanistica-architettura-e-colonialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/10\/reading-point-lenana-in-alto-adige-urbanistica-architettura-e-colonialismo\/","title":{"rendered":"Speciale #PointLenana: Alto Adige, Trento e Trieste, Internazionale, video, recensioni"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_14287\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/pbs.twimg.com\/media\/BUR8gZjIcAAhTts.jpg:large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14287\" class=\"size-full wp-image-14287\" alt=\"Point Lenana sullo Chaberton\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/PointLenanaChaberton.jpg\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-14287\" class=\"wp-caption-text\">Point Lenana sul Monte Chaberton, Alpi Cozie, 3131 mt. Grazie a Luigi per avercelo portato. Clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<p class=\"c2 c16\" style=\"text-align: justify;\">Nuovo speciale su <em>Point Lenana<\/em> e tutto quel che lo circonda e accompagna.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=14041\">Nella scorsa puntata<\/a> abbiamo definito il tour (de force) &#8220;un&#8217;opera transmediale&#8221; che vive di vita propria e p<em>rosegue il libro con altri mezzi<\/em>. Dov&#8217;\u00e8 passato, il tour ha stimolato riflessioni, ed \u00e8 cos\u00ec che <strong>Flavio Pintarelli<\/strong>, poco prima, durante e dopo la tappa bolzanina e <a href=\"http:\/\/franzmagazine.com\/2013\/09\/09\/comici-e-noi-con-wu-ming-1-sui-luoghi-di-point-lenana\/\">il pellegrinaggio laico in Vallunga sulle orme di Emilio Comici<\/a>, ha scritto il testo che vi proponiamo, una <em>d\u00e9rive<\/em> nell&#8217;eredit\u00e0 architettonica fascista in Alto Adige, con interrogativi sull&#8217;uso pubblico della memoria che non riguardano solo quella zona ma tutto il Paese.<br \/>\nL&#8217;appena menzionata Vallunga compare in una delle fotografie che illustrano questo post e, come sempre, documentano la prassi di portare in montagna una copia di <em>Point Lenana<\/em> e fotografarla tra le rocce, per poi mettersi in posa come <strong>Fred Astaire<\/strong> e <strong>Ginger Rogers<\/strong> nella copertina.<br \/>\nCopertina senz&#8217;altro eterodossa, che a molti \u00e8 piaciuta ma ha anche attirato critiche, come sentirete nell&#8217;audio della presentazione trentina del 6 settembre, una delle pi\u00f9 dense e intense da quando WM1 si \u00e8 messo in viaggio.<br \/>\n&#8220;Trento e Trieste&#8221;. La toponomastica irredentista ha giustapposto le due citt\u00e0 in modo talmente insistente che ancora oggi qualcuno le crede vicine. Per la cronaca, distano l&#8217;una dall&#8217;altra 185 km in linea d&#8217;aria e 326 in automobile. Percorriamoli e spostiamoci nell&#8217;unico capoluogo di provincia italiano sito al di l\u00e0 dell&#8217;Adriatico. In questo speciale la storia triestina \u00e8 molto presente:<!--more--><br \/>\n&#8211; \u00e8 al centro della discussione avvenuta in via Diaz, di fronte alla libreria &#8220;In Der Tat&#8221;, il 31 agosto scorso, della quale proponiamo un lungo stralcio audio (o meglio, ve lo propone Lo.Fi. sul tumblelog dedicato a <em>Point Lenana<\/em>);<br \/>\n&#8211; \u00e8 la sostanza stessa del &#8220;videomessaggio&#8221; (ehm&#8230;) girato da WM1 al giardino Pubblico &#8220;Muzio de Tommasini&#8221; e pubblicato sul sito di <em>Internazionale<\/em>;<br \/>\n&#8211; infine, permea il report critico di <strong>Claudia Cernigoi<\/strong>\u00a0appena apparso su Carmilla, riguardante l&#8217;ultima &#8220;novit\u00e0&#8221; del panorama politico triestino: un movimento neoindipendentista di massa. Mettiamo &#8220;novit\u00e0&#8221; tra virgolette perch\u00e9, a Trieste pi\u00f9 che altrove, <em>nulla sembra mai accadere per la prima volta<\/em>, persino quando non \u00e8 mai accaduto prima. Segnaliamo l&#8217;articolo di Cernigoi, che sar\u00e0 seguito da altri contributi, per mostrare come la storia narrata in <em>Point Lenana<\/em> continui a plasmare l&#8217;oggi a ogni livello, nutrendo un movimento che si dice &#8220;n\u00e9-n\u00e9&#8221; e ha appena uno o due gradi di separazione rispetto a soggetti che pi\u00f9 bruni (nel senso del colore della camicia) di cos\u00ec non potrebbero essere. Il passato non \u00e8 alle nostre spalle, ma <em>sulle<\/em> nostre spalle.<br \/>\nChiudiamo lo speciale con un video quantomeno bizzarro: una cronaca dada-escursionistica dell&#8217;ascesa al Monte Vettore, nel gruppo dei Sibillini, organizzata dalla Cooperative Risorse feat. Wu Ming 1, con presentazione di <em>Point Lenana<\/em> al rifugio Forca di Presta. Rifugio che quel giorno, per una coincidenza, era pieno zeppo di alpinisti sloveni!<br \/>\nBuona lettura.<br \/>\nP.S. Ricordiamo che il tour prosegue, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13429\">qui il calendario fino a fine ottobre<\/a>.<\/p>\n<p class=\"c2 c16\" style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<h3 class=\"c2 c16\" style=\"text-align: justify;\">Reading \u00abPoint Lenana\u00bb in Alto Adige: urbanistica, architettura e \u00a0colonialismo<\/h3>\n<p class=\"c2 c16\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\ndi <strong>Flavio Pintarelli<\/strong><\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"c2 c16\"><span class=\"c1 c8\">\u00abI muri fanno il nido nel cuore e nella testa: si ereditano come il dna e sono contagiosi.\u00bb <\/span><\/p>\n<p class=\"c2 c16\"><span class=\"c8\">Maria Nadotti, <span class=\"c1 c11\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/cartoline-da\/addio-berlino-1\">Addio a Berlino 1<\/a> <\/span><\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se mi chiedessero di indicare la frase che meglio racchiude il senso del colonialismo fascista probabilmente non sceglierei un discorso del Duce e neppure la strofa di una delle molte marcette che accompagnarono le avventure coloniali del regime. Sceglierei invece questa frase scritta in lingua latina: \u201cHic patriae fines siste signa. Hinc ceteros excoluimus lingua, legibus, artibus\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che tradotta recita \u201cIn questo luogo abbiamo posto i confini della patria. In questo luogo abbiamo colonizzato gli altri con la lingua, le leggi e le arti\u201d. Gli altri ovvero i barbari come suggeriscono gli strumenti della colonizzazione, ovvero \u201cla lingua, le leggi e le arti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma chi sono questi altri? A chi \u00e8 rivolta questa frase? E soprattutto da dove \u00e8 tratta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La frase in questione campeggia sul frontone del Monumento alla Vittoria di Bolzano, propio ai piedi del bassorilievo raffigurante la \u201cVittoria saettante\u201d realizzato dallo scultore Arturo Dazzi. Questo distillato dello spirito colonialista del Fascismo non si trova dunque nelle terre d\u2019oltremare ma entro i confini d\u2019Italia, quei confini che la Prima Guerra Mondiale disegno sulla cartina d\u2019Europa dopo quattro interminabili anni di conflitto di posizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Hic Patriae Fines\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/image001.jpg\" width=\"500\" height=\"194\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ha letto <em>Point Lenana<\/em> sa che uno dei piani che il libro di Wu Ming 1 e Roberto Santachiara intreccia nella narrazione della vita di Felice Benuzzi \u00e8 quello del colonialismo italiano che ebbe durante il Fascismo (ma non solo) una duplice declinazione: esterna e interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colonialismo interno &#8211; che ebbe luogo nelle terre irredente che l\u2019Italia riusc\u00ec a strappare all\u2019Austria dopo il voltafaccia nella Grande Guerra &#8211; vest\u00ec i panni dell\u2019italianizzazione forzata delle popolazioni autoctone (sloveni nella Venezia Giulia e tirolesi in Alto Adige) e non fu meno violento del colonialismo esterno. Anzi si pu\u00f2 tranquillamente dire che tra i due progetti coloniali ci fossero ampi e documentati tratti di continuit\u00e0 nei metodi e nelle finalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che Trieste sia uno dei luoghi attorno a cui s\u2019irradia la scrittura di <span class=\"c3 c1\">Point Lenana non \u00e8 un caso. Il primo motivo \u00e8 semplice: proprio nel capoluogo giuliano crebbe e si afferm\u00f2 come uomo e alpinista Felice Benuzzi e non sarebbe possibile ricostruirne la vicenda senza metterne in luce il carattere. Un carattere fortemente influenzato dalla cultura cosmpolita dell\u2019Impero Austrungarico nella quale Benuzzi era stato cresciuto ed educato. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella cultura che il Fascismo cerc\u00f2 di estirpare, inizialmente ricorrendo alla violenza squadrista e poi affiancandole, dopo la presa del potere, la gestione della vita delle persone attuata attraverso i sistemi legislativi, le ordinanze e i regolamenti: dispiegando perci\u00f2 in questo modo l\u2019ordine del discorso colonialista su quel territorio; e questo ovviamente \u00e8 il secondo motivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi scrive \u00e8 nato, cresciuto e attualmente vive in Alto Adige, per la precisione a Bolzano; una citt\u00e0 e una regione che, come gi\u00e0 ho avuto modo di dire sopra, condividono la condizione di colonie interne del Regime a cui anche Trieste e i territori limitrofi vennero destinati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modo in cui <span class=\"c3 c1\"><em>Point Lenana<\/em> inquadra il rapporto che il Fascismo ebbe nei confronti delle terre irredente annesse all\u2019Italia \u00e8 importante per capire quanto le dinamiche sociali e politiche in quel periodo fossero legate e connesse e non possano essere lette senza tenere conto di questi legami. <\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"c3 c6\">\u00abL\u2019Africa e Trieste. Colonialismo e irredentismo giuliano. La vicenda di Benuzzi \u00e8 a cavallo tra due mondi che hanno molto a che fare l\u2019uno con l\u2019altro. anzi, sono l\u2019uno il presupposto dell\u2019altro.\u00bb <sup class=\"c3 c6\"><a href=\"#ftnt1\" name=\"ftnt_ref1\">[1]<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 a partire dalla lettura di <span class=\"c3 c1\"><em>Point Lenana<\/em> che ho cominciato a riflettere sul fatto che r ispetto a quanto il libro racconta del rapporto tra il Fascismo e Trieste il caso bolzanino presenti un aspetto che pur nella continuit\u00e0 di logiche e discorsi lo rende peculiare <sup class=\"c3\"><a href=\"#ftnt2\" name=\"ftnt_ref2\">[2]<\/a><\/sup> . <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno delle caratteristiche distintive del colonialismo si esprime nell\u2019intervento sul territorio, sul paesaggio, sugli edifici e sui luoghi. Intervento che si traduce immediatamente in una \u201c<span class=\"c12\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13601&amp;cpage=1#comment-21317\">micro gestione del vivere quotidiano<\/a>\u201d. Basti pensare a Littoria (oggi Latina) la citt\u00e0 sorta dalle paludi dell\u2019Agro Pontino come immagine stessa del Regime, oppure alla narrazione tossica che vuole gli italiani in Africa alacri costruttori di strade e infrastrutture in genere. <span class=\"c1\"><em>Brutalit<\/em><span class=\"c4 c1\"><em>\u00e4t in Stein<\/em><span class=\"c4\">, cos\u00ec i registi tedeschi <strong>Alexander Kluge<\/strong> e <strong>Peter Schamoni<\/strong> definiscono &#8211; con formula alquanto fortunata &#8211; questa caratteristica, usando la formula come titolo per il loro cortometraggio sulle architetture nazionalsocialiste. <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"375\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/wMnC665fP7s?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"375\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/wMnC665fP7s?version=3&amp;hl=it_IT\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"c4\">La presenza fascista in Alto Adige si lega a doppio filo con la storia dello sviluppo urbanistico e architettonico della citt\u00e0 di Bolzano che si rivela perci\u00f2 essere una straordinaria lente attraverso cui leggere tanto il discorso colonialista, quanto quello fascista. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo post vorrei presentare un\u2019analisi dei principali interventi urbanistici che il Fascismo ha operato a Bolzano tra il 1925 e il 1943 (anno in cui, in seguito alla destituzione di Mussolini, l\u2019Alto Adige venne occupato militarmente dalle forze armate del Terzo Reich), soffermandomi con particolare attenzione su due monumenti dal respiro apertamente colonialista per poi concludere il ragionamento facendo riferimento al ruolo che questi monumenti ricoprono nel presente e alle problematiche che pongono a chi alla militanza antifascista affianca la tensione alla conservazione del patrimonio storico-artistico nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo spero di fornire strumenti utili alla comprensione di uno degli aspetti che pi\u00f9 caratterizzano il discorso colonialista e la sua peculiare declinazione nell\u2019idioma del Fascismo.<\/p>\n<h3 class=\"c2\" style=\"text-align: justify;\"><a name=\"h.tx1yo2eny16\"><\/a><span>Dal \u201cpiccone risanatore\u201d all\u2019\u201cestetica regolatrice\u201d: urbanistica fascista a Bolzano <\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso della sua storia la citt\u00e0 di Bolzano ha conosciuto cinque importanti periodi di sviluppo cittadino che ancora oggi danno alla citt\u00e0 il suo aspetto: il primo Medioevo, il tardo Medioevo, il periodo compreso tra il 1880 e il 1924, il periodo fascista dal 1925 al 1943 e infine gli anni sessanta e settanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 significativo notare come fino all\u2019avvento del Fascismo la citt\u00e0 non sia mai stata un centro di potere politico o spirituale. Stretta a ovest dai domini dei Conti di Tirolo, a sud e a est dalle sedi vescovili di Trento e Bressanone, Bolzano fu per secoli soltanto una citt\u00e0 mercantile le cui fortune si alternarono nel corso del tempo. La via Portici, l\u2019antico decumano, rappresenta ancora oggi il cuore della citt\u00e0 ed \u00e8 non a caso una via commerciale che con sempre maggiore fatica resiste alle logiche omologanti che molti altri centri storici stanno subendo da una ventina d\u2019anni a questa parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attenzione del Fascismo nei confronti dell\u2019Alto Adige fu estremamente precoce. Cominci\u00f2 un anno e mezzo prima della Marcia su Roma, il 24 aprile del 1921. Quel giorno, conosciuto come <span class=\"c1\">Bozner Bluttsonttag (domenica di sangue bolzanina), squadristi da ogni parte d\u2019Italia calarono su Bolzano terrorizzando la popolazione e uccidendo, tra le mura di palazzo Stillendorf, il maestro Franz Innerhofer. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14290\" alt=\"innerhofer_tiroler_blusonntag\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/innerhofer_tiroler_blusonntag.jpg\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco dopo la presa del potere, \u00aba partire dal 1923 risultano formalizzate le prime indicazioni per il controllo etnico e sociale, dirette ad arginare le espressioni pi\u00f9 significative della tradizione tedesca e, al contempo, a legittimare l\u2019associazione all\u2019Italia come frutto di continuit\u00e0 storica\u00bb <sup><a href=\"#ftnt3\" name=\"ftnt_ref3\">[3]<\/a><\/sup><span>. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non credo sia sbagliato notare che, probabilmente, uno dei motivi che spinsero il Regime a scegliere Bolzano come centro della propria presenza in Alto Adige sia stata la storica assenza di un centro di potere precedente. Il Potere e il suo discorso si esprimono sempre anche attraverso l\u2019architettura e l\u2019urbanistica, e non dover competere con altre simili espressioni di potere potrebbe aver rappresentato per il Fascismo un vantaggio strategico nell\u2019attuare il proprio programma di italianizzazione dell\u2019Alto Adige. Un programma che si espresse anche nell\u2019articolato intervento di ampliamento di Bolzano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la citt\u00e0 fu scelta anche per altri motivi, uno di questi \u00e8 la sua romanit\u00e0. Sebbene le fonti pi\u00f9 attendibili facciano risalire la fondazione della citt\u00e0 al 1180 la <span class=\"c12 c1\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tabula_Peutingeriana\">Tavola Peutingeriana<\/a> del IV secolo riporta che nel 15 a.C. il generale <span class=\"c12\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Druso_maggiore\">Druso<\/a> detto il Germanico, figlio della terza moglie di Augusto, mosse alla conquista della Alpi e costru\u00ec un accampamento detto <span class=\"c1\">Pons Drusi (il ponte di Druso) che \u201csi ritiene possa collocarsi nell\u2019attuale area bolzanina\u201d (Wikipedia). <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Fascismo non si fece scappare l\u2019occasione di riprendere e tecnicizzare la vicenda del generale Druso a suo uso e consumo. Vennero lanciate numerose campagne di scavo archeologico per riportare alla luce resti che attestassero la presenza romana nella regione e, soprattutto, gli interventi architettonici monumentali vennero realizzati con uno stile anticheggiante per sottolineare questa continuit\u00e0 e la citt\u00e0 di Bolzano venne soprannominata \u201csentinella d\u2019Italia\u201d in memoria del condottiero che aveva pacificato i confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella realizzazione della \u201cBolzano italiana\u201d, progetto che ebbe inizio dopo l\u2019assimilazione del comune di Gries al comune di Bolzano (progetto \u201cGrande Bolzano\u201d), il regime si trov\u00f2 di fronte a due istanze. Innanzitutto doveva realizzare degli interventi che ne esprimessero l\u2019immagine e che avessero la forza di cancellare le influenze che la cultura tedesca aveva espresso nel corso della Storia; con un particolare astio nei confronti del Gotico come \u201csignificazione di dominio straniero sulle anime e sulle coscienze\u201d <sup><a href=\"#ftnt4\" name=\"ftnt_ref4\">[4]<\/a><\/sup><span>. In questo modo avrebbe potuto affermare con la forza evidente delle Pietre il dominio italiano sulla regione. Dall\u2019altra parte il Fascismo doveva dare vita a interventi di carattere funzionale che permettessero di portare la popolazione cittadina da 55.000 a 100.000 abitanti. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni colonia ha infatti bisogno dei propri colonizzatori e per dare ulteriore impulso all\u2019italianizzazione dell\u2019Alto Adige il Regime decise di \u201cfavorire\u201d l\u2019immigrazione verso le nuove terre a partire dagli anni Venti e poi, con maggiore consistenza, dopo il 1935 in seguito all\u2019industrializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratt\u00f2 di fenomeni spontanei e questi flussi migratori delineano un quadro di provenienze dagli spiccati tratti di classe. Il ceto medio impiegatizio e dei funzionari era caratterizzato da un quadro di provenienze piuttosto vario e da una coesione che si reggeva sulla \u201cconcordanza di orientamento politico e di modelli di comportamento\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diverso il discorso per il proletariato la cui provenienza \u00e8 circoscritta a livello regionale in particolare alla Lombardia e al Veneto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo dell\u2019architettura urbana bolzanina segu\u00ec questa duplice composizione di classe della popolazione italiana immigrata. Per impiegati e funzionari vennero realizzati interventi abitativi ispirati al modello della \u201ccitt\u00e0 giardino\u201d e a colladuati moduli stilistici gi\u00e0 sperimentati in area veneziana <sup><a href=\"#ftnt5\" name=\"ftnt_ref5\">[5]<\/a><\/sup><span> una \u201cambientazione di colore veneto\u201d che \u201csi avvale di un disegno accurato di particolari decorativi in un assortimento di riferimenti bizantini, gotici, rinascimentali, derivati dalla tradizione popolare della citt\u00e0 lagunare\u201d <sup><a href=\"#ftnt6\" name=\"ftnt_ref6\">[6]<\/a><\/sup><span>. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli operai, in particolare dopo l\u2019industrializzazione del 1935, vennero realizzati quartieri di residenza popolare al servizio della neonata <span class=\"c1\">Zona Industriale . Decentrata rispetto alla citta istituzionale sorse una vasta edilizia ispirata al tipo della <span class=\"c1\">borgata semirurale che fondeva insieme un vernacolo architettonico di sapore padano e l\u2019idealizzazione fascista dei modelli della \u201csana e operosa\u201d vita contadina. Nel marginalit\u00e0 e nella distanza dalla citt\u00e0 istituzionale dei luoghi in cui venne espressa questa tendenza regionalistica si deve leggere una chiara indicazione della segregazione sociale a cui il proletariato era stato destinato dal Fascismo nello sforzo coloniale delle terre irredente. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14291\" alt=\"Semirurale-a-Bolzano\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Semirurale-a-Bolzano.jpg\" width=\"500\" height=\"388\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seppur tutti orientati allo sforzo di affermare il carattere d\u2019italianit\u00e0 della nuova colonia, questi interventi diedero vita a un coro di voci contrastanti che raccolsero sotto l\u2019attributo <span class=\"c1\">fascista termini usati in architettura secondo specifiche espressioni linguistiche come <span class=\"c1\">moderno , <span class=\"c1\">razionale , <span class=\"c1\">romano ma usati indifferentemente e ambiguamente. <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artefice di questo progetto fu l\u2019architetto <span class=\"c12\"><strong><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Marcello_Piacentini\">Marcello Piacentini<\/a><\/strong>. <\/span><\/p>\n<h3 class=\"c2\"><a name=\"h.2qawygvus5sr\"><\/a><span>Iconografia colonialista: il monumento alla Vittoria e il fregio della Casa Littoria <\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Marcello Piacentini non si deve soltanto la progettazione urbanistica della \u201cBolzano italiana\u201d, l\u2019architetto romano fu anche l\u2019autore del Monumento alla Vittoria, il sacrario sul cui frontone campeggia la frase \u201c<em>Hic patriae fines siste signa. Hinc ceteros excoluimus lingua, legibus, artibus<\/em>\u201d, sormontata dalla minacciosa statua della \u201cVittoria saettante\u201d che tende il suo arco verso nord, in direzione delle ostili Austria e Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima pietra del Monumento venne posta nel 1926 <sup><a href=\"#ftnt7\" name=\"ftnt_ref7\">[7]<\/a><\/sup><span> e il cantiere dell\u2019opera ebbe termine due anni dopo, nel 1928. Pensata inizialmente come omaggio all\u2019irredentista <span class=\"c12\"><strong><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cesare_Battisti\">Cesare Battisti<\/a><\/strong> (fucilato dagli austriaci nel 1916) l\u2019opera divenne ben presto l\u2019affermazione simbolica della vittoria sul nemico d\u2019oltralpe e fu progettata per essere il centro da cui si sarebbe dovuta irradiare la nuova citt\u00e0 auspicata dal regime. Non a caso il Monumento \u00e8 stato posto perpendicolarmente alla direttrice che attraversa da est a ovest l\u2019antico centro storico da via dei Portici al ponte Talvera attraverso via Museo, quasi a volerne interrompere il corso, segnandone il confine. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14293\" alt=\"93_1_bolzano\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/93_1_bolzano1.jpg\" width=\"500\" height=\"248\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Monumento alla Vittoria \u00e8 estremamente eloquente per quanto riguarda il discorso colonialista in Alto Adige ma dice molto anche sul rapporto tra il Fascismo e il passato. Lo stile infatti richiama gli antichi templi greci ma le colonne, trasformate in fasci littori, paiono voler affermare un quarto ordine architettonico; dopo il dorico, lo ionico e il corinzio apparve il littorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno, al centro del colonnato, vi \u00e8 una statua in bronzo che raffigura il Cristo Redentore mentre nei nicchioni simili a cappelle trovano posto i busti dei martiri Filzi, Chiesa e Battisti (quest\u2019ultimo si irredentista, ma di fede socialista, la cui famiglia ebbe sempre in uggia l\u2019appropriazione che il Fascismo oper\u00f2 della memoria del loro parente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Monumento alla Vittoria simbolismo religioso e simbolismo del potere convivono insieme alla tecnicizzazione del mito (la grecit\u00e0) e della Storia recente (l\u2019irredentismo) a cui si aggiunge la bellicosa dichiarazione che campeggia sul frontone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne <span class=\"c1\"><em>La Guerra del Peloponneso<\/em> il padre della storiografia greca, <strong>Tucidide<\/strong>, racconta di come gli eserciti che si fronteggiavano sul campo di battaglia erano soliti erigere, dopo una vittoria, dei tempietti votivi detti trofei. Un trofeo poteva venire realizzato anche dopo una semplice battaglia o, addirittura, dopo la vittoria in uno scontro mentre nei dintorni ancora infuriava la battaglia. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trofeo era un modo per marchiare il territorio e affermarne l\u2019apparteneza di una porzione all\u2019esercito vincitore. Il Monumento alla Vittoria di Bolzano \u00e8 un moderno trofeo eretto a immagine e somiglianza del regime fascista come simbolo di conquista. Non stupisce perci\u00f2 che, dato il suo carattere apertamente colonialista, il sacario sia stato obiettivo di attentati dinamitardi durante <span class=\"c12\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/www.lastoriasiamonoi.rai.it\/puntate\/bombe-sulle-dolomiti\/1403\/default.aspx\">la lunga e opaca stagione delle bombe<\/a> (<span class=\"c1\"><em>Bombenjahre<\/em>). <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre al Monumento alla Vittoria c\u2019\u00e8 a Bolzano un\u2019altra opera d\u2019epoca fascista dal carattere apertamente colonialista: il fregio realizzato dalla scultore <strong>Giovanni Piffrader<\/strong> <sup><a href=\"#ftnt8\" name=\"ftnt_ref8\">[8]<\/a><\/sup><span> sul frontone dell\u2019allora Casa Littoria, oggi Palazzo degli Uffici Finanziari. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14300\" alt=\"piffrander\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/piffrander.jpg\" width=\"500\" height=\"253\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le figure del fregio rappresentano \u00abla marcia ascensionale dell\u2019Italia Fascista, dai tempi grigi e gloriosi della vigilia rivoluzionaria, alla conquista dell\u2019Impero, alla guerra di Spagna, alla liberazione del <span class=\"c1\">Mare Nostrum\u00bb <sup><a href=\"#ftnt9\" name=\"ftnt_ref9\">[9]<\/a><\/sup><span>. In pratica una narrazione dell\u2019epopea fascista di 36 metri per 5,5 realizzata sullo stile della Colonna Traiana nel cui centro, al posto che l\u2019iconografia storicamente riservava e sovrani e imperatori, torreggia la figura del Duce a cavallo. C\u2019\u00e8 chi si spinge a ipotizzare che questa figura del Duce a cavallo possa fare riferimento all\u2019 <span class=\"c12\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/SoleOnLine4\/Tempo%20libero%20e%20Cultura\/2008\/03\/storie-dalla-storia-mussolini-spada-islam-140308.shtml\">episodio della spada dell\u2019Islam<\/a>: <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<blockquote><p><span class=\"c5 c6\">\u00ab<span class=\"c5 c6\">Il 18 marzo 1937 il duce sbarca a Tobruk dall&#8217;incrociatore Pola e inaugura la via Balbia, che attraversa tutta la costa libica. La visita dura fino al 21 e vede Mussolini percorrere la &#8220;sua&#8221; terra con l&#8217;aereo e l&#8217;auto, infaticabile anche se visibilmente appesantito. Alle porte di Tripoli, il giorno 20, il momento pi\u00f9 solenne. Nell&#8217;oasi di Bugara il duce appare a cavallo dalla sommit\u00e0 di una duna, \u00e8 accolto dal triplice grido di guerra dei combattenti musulmani, si erge sulle staffe del suo cavallo bianco, alza al cielo la spada con l&#8217;elsa in oro massiccio che il capo del contingente berbero gli ha appena consegnato e si proclama &#8220;protettore dell&#8217;Islam&#8221;. Intorno echeggiano le salve di cannone; dietro di lui \u00e8 schierata una colonna di 2.600 cavalieri, con i quali entrer\u00e0 a Tripoli. Il colpo d&#8217;occhio \u00e8 suggestivo e pochi s&#8217;interrogano sul fatto che un cristiano &#8220;infedele&#8221; possa proclamarsi &#8220;protettore dell&#8217;Islam&#8221;.\u00bb <\/span><\/span><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"c5\">In che modo il Duce protesse la Libia negli anni a venire \u00e8 storia che chi ha letto <span class=\"c5 c1\"><em>Point Lenana<\/em> <span class=\"c5\"> e legge questo blog conosce bene, qui basti dire che il ricordo lasciato dal \u201cprotettore\u201d \u00e8 lordo di sangue ma anche che la spada del Profeta ha, tempo dopo, avuto la sua meritata vendetta. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<h3 class=\"c2\"><a name=\"h.2cjpunpo6tfs\"><\/a><span>Tra politica ed esigenze di conservazione: cosa fare dei relitti del Fascismo? <\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"c5\">Oggi a quasi settant\u2019anni dalla caduta del regime la questione dei monumenti fascisti a Bolzano pone ancora numerosi problemi sia politici che di carattere storico e conservativo. Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011 \u00e8 utile per capire quali sono le tensioni e le difficolt\u00e0 nell\u2019affrontare la npesante eredita di quelli che, con metafora fortunata, sono stati chiamati \u201crelitti del Fascismo\u201d. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"c5\">Nel febbraio del 2011 all\u2019allora ministro dei Beni Culturali del governo Berlusconi, <strong>Sandro Bondi<\/strong>, venne confermata la fiducia grazie ad una risicata maggioranza. Erano passati soltanto due mesi dalla giornata del 14 Dicembre, quando la rabbia giovanile aveva incendiato le strade della Capitale dopo che il governo Berlusconi era riuscito a ottenere la fiducia del Palamento grazie a quello che alcuni chiamarono il \u201cmercato della vacche\u201d. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"c5\">Cruciale, nel salvataggio del vate toscano del PDL, fu l\u2019astensione dei due senatori della Suedtirole Volks Partei (SVP) il principale partito di raccolta della minoranza tedesca dell\u2019Alto Adige. Una scelta piuttosto inconsueta. Da anni l\u2019SVP, pur avendo dinamiche interne trasversali, \u00e8 alleata del PD e delle coalizioni di centrosinistra. Fin\u2019ora il legame tra il PDL e gli esponenti ex MSI di Alleanza Nazionale ha reso compromettenete qualsiasi approccio tra la SVP e il centrodestra di lingua italiana. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"c5\">Inoltre solo pochi giorni prima della votazione l\u2019Obmann della SVP <strong>Richard Theiner<\/strong> aveva <a class=\"c0\" href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2011\/01\/24\/sfiducia-a-bondi-svp-astensione-in-cambio-della-rimozione-delle-statue-fasciste-da-bozen\/88457\/\">dichiarato<\/a> <span class=\"c5\"> \u201c<span class=\"c14 c17\">sarebbe assurdo votare per un ministro che con il dispendioso restauro del Monumento alla Vittoria di Bolzano si \u00e8 giocato ogni simpatia\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa era successo nel frattempo di cos\u00ec importante da far cambiare idea ai deputati Zeller e Brugger? In cambio dell\u2019astensione il ministro Bondi aveva promesso ai deputati SVP la rimozione del fregio con il Duce a Cavallo, descritto nel paragrafo precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una citt\u00e0 in cui l\u2019eredit\u00e0 del Fascismo non \u00e8 fatta soltanto di urbanistica e architettura ma rappresenta anche una forte influenza culturale e politica (tanto che nel dopoguerra Bolzano fu, in proporzione, la citt\u00e0 italiana dove il MSI riscuoteva tra le pi\u00f9 alte percentuali di voto) una decisione di questo genere ha avuto subito un effetto esplosivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La destra italiana locale ha gridato immediatamente allo scandalo e in poco tempo Casa Pound ha chiamato a raccolta i suoi militanti per una manifestazione nazionale contro il ministro Bondi e per l\u2019italianit\u00e0 di Bolzano. Manifestazione che ha avuto come corollario una sequela di dichiarazioni bellicose da parte della destra tedesca in un\u2019escalation di revanchismo e nazionalismo tanto virulenta quanto di rapida risoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/crapepelate.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14296\" alt=\"bolzanocasapau\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/bolzanocasapau.jpg\" width=\"500\" height=\"711\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le questioni etniche in Alto Adige, quando vengono sollevate, hanno spesso un valore pratico pari allo zero assoluto, ma sono assai utili per compattare l\u2019elettorato. Non \u00e8 un caso che l\u2019SVP abbia scelto di stuzzicare la questione dei monumento fascisti proprio in un periodo in cui il partito stava perdendo consensi alla propria destra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione dei monumenti fascisti, per chi si pone al di fuori della logica dello scontro etnico e nella galassia antifascista, \u00e8 estremamente problematica. Ancora pi\u00f9 problematica se ci si occupa di conservazione dei beni storico artistici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio avviso la rimozione dei relitti del fascismo \u00e8 un atto pericoloso perch\u00e9 risveglia logiche di scontro etnico, logiche che sembravano sopite ma che i venti di crisi degli ultimi anni sembrano aver riattizzato. Inoltre agire in questo senso fornisce alla galassia neofascista l\u2019opportunit\u00e0 di giocare il ruolo delle vittime, cos\u00ec com\u2019\u00e8 accaduto nella costruzione del discorso sulle foibe. Discorso che ha dato alla destra un forte elemento simbolico attorno a cui costruire la propria identit\u00e0 erodendo nel contempo il carattere fondativo della Resistenza per la Repubblica Italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rimozione di questi monumenti rischia di rafforzarne il potere trasformandoli in feticci da sventolare in tutte le occasioni in cui serve mobilitare le persone attorno ai simulacri dell\u2019identit\u00e0 nazionale, gli stessi simulacri imposti dal fascismo nella sua colonizzazione dell\u2019Alto Adige.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un saggio uscito recentemente, <span class=\"c12 c1\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/www.minimumfax.com\/libri\/scheda_libro\/601\">Le pietre e il popolo<\/a>, lo storico dell\u2019arte <strong>Tomaso Montanari<\/strong> riflette sullo stretto rapporto che lega il carattere di un popolo e gli spazi che esso vive ed abita. \u00c8 nel legame tra le persone e quella memoria concreta fatta di edifici, strade e piazze che risiede il valore e la funzione civile del nostro patrimonio. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Fascismo ha fatto parte della nostra storia e della nostra cultura nazionale. Ancora oggi, settant\u2019anni dopo la caduta del regime, ne troviamo ovunque e con sempre maggiore frequenza i segni. Cicatrici che sembravano rimarginate tornano a pulsare e si gonfiano di pus. Questa contraddizione della nostra storia e della nostra cultura non pu\u00f2 essere rimossa e musealizzata senza prima essere stata affrontata di petto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se noi oggi, nei monumenti, nell\u2019architettura e nell\u2019urbanistica fascista possiamo leggere i segni del regime, la tecnicizzazione del passato che oper\u00f2 e le palesi istanze colonialiste che ho cercato di mettere in luce in questo post, lo dobbiamo al fatto che \u201c<span class=\"c13\">s<span class=\"c13\">olo nelle idosincrasie e nelle rotture che questi relitti operano nello spazio circostante possiamo davvero intraprendere un dialogo con essi e intendere la delirante lingua che parlano: la lingua del totalitarismo\u201d ( <a class=\"c0\" href=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/recensione-a-le-pietre-e-il-popolo-di-tomaso-montanari\/\">Recensione a <\/a> <span class=\"c11 c1\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/recensione-a-le-pietre-e-il-popolo-di-tomaso-montanari\/\">Le pietre e il popolo<\/a> <span class=\"c13\">). <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come studiosi, antifascisti e internazionalisti il nostro compito \u00e8 quello di togliere a questa lingua delirante e ai suoi discorsi ogni legittimit\u00e0 politca, sociale e storica con la forza delle argomentazioni e l\u2019impegno nella militanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019iconosclastia che trasforma la memoria in arma e feticcio dobbiamo opporre una costante azione di depotenziamento, decostruzione e critica del linguaggio e del discorso fascista. Cos\u00ec <span class=\"c12\"><a class=\"c0\" href=\"http:\/\/static.repubblica.it\/altoadige\/pdf\/progetti3.pdf\">come hanno fatto<\/a> gli artisti Arnold Holzkecht e Michele Bernardi, finalisti del concorso di idee per coprire il fregio con il Duce a cavallo, bandito pochi mesi dopo i fatti del febbraio 2011. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Holzknecht e Bernardi proponevano di proiettare sul bassorilievo una frase di Hanna Arendt \u201cNessuno ha il diritto di obbedire &#8211; Niemand hat das recht zu gehorchen\u201d. Un intervento semplice che, con la forza del montaggio, agiva come un granello di sabbia nell\u2019ingranaggio retorico del regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo il concorso di idee non ha mai avuto un vincitore. Il Duce cavalca ancora e la nostra ferita pulsa, ma non abbiamo mai smesso di accettare la sua sfida.<\/p>\n<hr class=\"c9\" \/>\n<div>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref1\" name=\"ftnt1\">[1]<\/a><span class=\"c6\"> Wu Ming 1, R. Santachiara, <span class=\"c1 c6\">Point Lenana <span class=\"c6\">, pag. 139. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref2\" name=\"ftnt2\">[2]<\/a><span class=\"c6\"> Ammetto in questo caso una conoscenza purtroppo superficiale delle vicende storiche triestine e se questa peculiarit\u00e0 bolzanina dovesse in seguito dimostrarsi infondata chiedo anticipatamente perdono per il mio campanilismo, che giustifico soltanto con la buona fede il rigore dell\u2019analisi che verr\u00e0 presentata in seguito. <\/span><\/p>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref3\" name=\"ftnt3\">[3]<\/a><span class=\"c6\"> O. Zoeggeler, L. Ippolito, <span class=\"c1 c6\">L\u2019Architettura per una Bolzano Italiana 1922- 1942 <span class=\"c6\">, pag. 48 Tappeiner, Lana 1992 <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref4\" name=\"ftnt4\">[4]<\/a><span class=\"c6\"> G. Gerola, <span class=\"c1 c6\">Architettura minore e rustica trentina <span class=\"c6\">, in \u201cArchitettura e arti decorative\u201d VIII, marzo 1929; cit. in O. Zoeggeler, L. Ippolito, <span class=\"c1 c6\">op. cit. <span class=\"c6\">, pag. 49 <\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref5\" name=\"ftnt5\">[5]<\/a><span class=\"c6\"> <span class=\"c1 c6\">Ibidem <span class=\"c6\">, pag. 60 \u201c\u00c8 dato registrare, comunque, ripetuti tentativi di avallare l\u2019esistenza di una ininterrotta linea culturale comune ad Alto Adige e regione veneta; l\u2019argomentazione, cos\u00ec come \u00e8 espressa soprattutto dalla rivista di Tolomei, si fonda sulle prove di una secolare influenza della Repubblica Veneta, successiva nel tempo soltanto a quella della conquista romana. Ma dalla convinzione di questa continuit\u00e0 storica scaturiscono dalla stessa fonte per la citt\u00e0 istituzionale soltanto proposte di carattere palesemente celebrativo\u201d <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref6\" name=\"ftnt6\">[6]<\/a><span class=\"c6\"> <span class=\"c1 c6\">Ibidem. <span class=\"c6\">, pag. 58 <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref7\" name=\"ftnt7\">[7]<\/a><span class=\"c6\"> Nella lista dei finanziatori civili dell\u2019opera, alla terza posizione, campeggiano due fratelli Pintarelli, probabilmente lontanti parenti della famiglia di mio padre. <\/span><\/p>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref8\" name=\"ftnt8\">[8]<\/a><span class=\"c6\"> La figura di Piffrader come artista \u00e8 del tutto particolare. Prima del fregio lo scultore realizz\u00f2 il monumento ai Kaiserj<span class=\"c4 c6\">\u00e4<span class=\"c6\">ger sul Bergisel di Inssbruck e solo in seguito ader\u00ec al Fascismo. Dopo la guerra invece che essere epurato venne eletto presidente del neonato <span class=\"c6 c14\">K\u00fcnstlerbund (Associazione degli artisti), a riprova di come la Storia e la politica altoatesine seguano strade non sempre lineari. <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"c10\"><a href=\"#ftnt_ref9\" name=\"ftnt9\">[9]<\/a><span class=\"c6\"> V. Passalaqua, descrizione contenuta nella <span class=\"c1 c6\">Relazione <span class=\"c6\">del Segretario Federale, inviata alla Sovrintendenza della <span class=\"c1 c6\">Mostra della Rivoluzione Fascista <span class=\"c6\"> (Roma) in data 19. 9. 1942.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<blockquote class=\"twitter-tweet\"><p><a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23PointLenana&amp;src=hash\">#PointLenana<\/a> sul <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23Sassongher&amp;src=hash\">#Sassongher<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/dIgpUYNPUR\">pic.twitter.com\/dIgpUYNPUR<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Erika Umek (@supereri) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/supereri\/statuses\/384785627582959616\">September 30, 2013<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote class=\"twitter-tweet\"><p>Doin&#8217; a Ginger &amp; Fred on <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23Sassongher&amp;src=hash\">#Sassongher<\/a> top con <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\">@MisterLoFi<\/a> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23PointLenana&amp;src=hash\">#PointLenana<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/UB4BY6Xoov\">pic.twitter.com\/UB4BY6Xoov<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Erika Umek (@supereri) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/supereri\/statuses\/384787340926787584\">September 30, 2013<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote class=\"twitter-tweet\"><p><a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23PointLenana&amp;src=hash\">#PointLenana<\/a> sopra la <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23Vallunga&amp;src=hash\">#Vallunga<\/a> di <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23EmilioComici&amp;src=hash\">#EmilioComici<\/a> <a href=\"http:\/\/t.co\/7XqgE5AsN9\">pic.twitter.com\/7XqgE5AsN9<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Lorenzo Filipaz (@MisterLoFi) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MisterLoFi\/statuses\/384791283333484545\">September 30, 2013<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0\u2042<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>TRENTO E TRIESTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Point_Lenana_Trento_6settembre2013.mp3\">Point Lenana a Trento, Bookique, 6 settembre 2013 &#8211; 1h 47&#8242; 44&#8243;<\/a><br \/>\nPoint Lenana a Trento, Bookique, 6 settembre 2013 &#8211; 1h 47&#8242; 44&#8243;<\/strong><br \/>\nCon il giornalista Luca Barbieri e il sociologo Christian Arnoldi (la prima voce che si sente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/pointlenana.tumblr.com\/post\/61363298667\/estratto-di-57-ultra-lo-fi-con-tanto-di-rumori\"><strong>Da Q a Point Lenana. Tredici anni di asce di guerra.<\/strong><\/a><br \/>\nSul tumblr di <em>Point Lenana<\/em>, estratto di 57\u2019 ultra lo-fi (con tanto di rumori del traffico della vicina via S. Giorgio e parlottamenti di Lo. Fi.) della presentazione tenutasi a Trieste, davanti alla Libreria <em>In Der Tat<\/em>, con il libraio\u00a0<strong>Alberto Volpi<\/strong> e lo storico\u00a0<strong>Piero Purini <\/strong>il 31 agosto scorso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco il videomessaggio nel quale Wu Ming 1 annuncia la presentazione al festival di <em>Internazionale<\/em>, il 6 ottobre prossimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/74832221\" height=\"667\" width=\"500\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/74832221\">Point Lenana<\/a> from <a href=\"http:\/\/vimeo.com\/internazionale\">Internazionale<\/a> on <a href=\"https:\/\/vimeo.com\">Vimeo<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito di Internazionale, due settimane fa \u00e8 apparsa sulla rivista <a href=\"http:\/\/ow.ly\/i\/38Nzj\/original\">una seconda recensione di <em>Point Lenana<\/em><\/a>, a firma di <strong>Frederika Randall<\/strong>, pi\u00f9 critica di quella scritta da <strong>Goffredo Fofi<\/strong> che vi abbiamo proposto due speciali fa.<\/p>\n<div id=\"attachment_14331\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14331\" class=\"size-full wp-image-14331\" alt=\"&quot;Il nostro porto \u00e8 il vostro porto&quot;. Manifestazione di indipendentisti triestini a Vienna, 22 giugno 2013\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/manifestazione_MTL_a_Vienna-1.jpg\" width=\"500\" height=\"331\" \/><p id=\"caption-attachment-14331\" class=\"wp-caption-text\">&#8220;Il nostro porto \u00e8 il vostro porto&#8221;. Manifestazione di indipendentisti triestini a Vienna, 22 giugno 2013.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Su Carmilla &gt;<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/2013\/09\/30\/trieste-libera\/\"><strong>TRIESTE LIBERA &#8211; di Claudia Cernigoi<\/strong><\/a><\/p>\n<p>A introduzione\/integrazione dell&#8217;articolo qui linkato, e senza parlare specificamente del MTL, \u00e8 importante dire che\u00a0a Trieste ci sono sempre state, culturalmente parlando, due destre: una fascista e &#8220;italianissima&#8221;, l&#8217;altra austro-nostalgica.<\/p>\n<p>La prima ha spadroneggiato a lungo, regalandoci pure alcuni politici nazionali il cui cavallo di battaglia erano le foibe, ma adesso sembra (ripetiamo: sembra) appannata e in perdita d&#8217;egemonia.<br \/>\nLa seconda &#8211; non meno reazionaria &#8211; si \u00e8 preservata soprattutto grazie a tradizioni private, lessici famigliari e una certa editoria locale, senza mai potersi esprimere esplicitamente sul piano politico.<\/p>\n<p><em>Implicitamente<\/em>, per\u00f2, lo ha fatto: un certo indipendentismo &#8211; ma <a href=\"http:\/\/carsica.wordpress.com\/2013\/08\/13\/trieste-lindipendenza-la-storia-il-destino-e-karl-marx\/\">non quelli internazionalisti e antifascisti di cui racconta <strong>Andrea Olivieri<\/strong><\/a> &#8211; ha fatto leva sul sentimento &#8220;carsico&#8221; di nostalgia per l&#8217;<em>Austria Felix.<\/em>\u00a0Sentimento fondato su dati storici reali (l&#8217;annessione all&#8217;Italia trasform\u00f2 uno dei pi\u00f9 importanti porti d&#8217;Europa in un porticciolo semi-abbandonato, con conseguente grave declino di tutta la zona), ma che nel dopoguerra ha assunto connotazioni ambigue, talvolta criptonaziste.<br \/>\nUna parte della borghesia triestina ha sempre rimpianto &#8211; con discrezione &#8211; l&#8217;occupazione tedesca.\u00a0Come raccontato anche in <em>Point Lenana<\/em>,\u00a0le SS si presentarono come eredi del Reich di Franz Joseph e promisero di far tornare la citt\u00e0 agli antichi fasti (e profitti). Per gli austronostalgici l&#8217;indipendenza di Trieste, quando viene rivendicata, \u00e8 una sorta di &#8220;ripiego&#8221;. Il vero sogno sarebbe la restaurazione dell&#8217;Impero, cosa ovviamente impossibile.<\/p>\n<p>A differenza degli &#8220;italianissimi&#8221;, gli &#8220;austro-criptonazisti&#8221; non ce l&#8217;hanno con gli sloveni. Le SS adottarono strumentalmente la causa degli sloveni perseguitati dall&#8217;Italia, e riaprirono le scuole slovene che il fascismo aveva chiuso. Lo stesso comandante superiore delle SS nella Trieste occupata, <strong>Odilo Globo\u010dnik<\/strong>,\u00a0era di origine slovena.<br \/>\nIl rimpianto per l&#8217;antico Reich include di default il rimpianto per il suo multiculturalismo. Ma si tratta di <em>quel<\/em> multiculturalismo. Il multiculturalismo di cent&#8217;anni fa. Su quello di adesso, sembrano regnare vaghezze e non-detti.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 prendere in esame l&#8217;ultima voga neoindipendentista se si ignora quest&#8217;agitarsi di pulsioni sullo sfondo.<br \/>\nAttenzione, ci\u00f2 non equivale a bollare questo movimento <em>tout court<\/em> come nazista, e nemmeno Cernigoi fa una cosa del genere. Per\u00f2 serve a porre la domanda, anche ai compagni triestini che &#8211; magari per curiosit\u00e0, o per&#8230; &#8220;panmovimentismo&#8221; &#8211; non disdegnano di partecipare a inizitive pro- TLT: \u00e8 proprio tutto chiaro, a Trieste, in questi giorni? A cosa servono (a <em>chi<\/em> servono) i movimenti &#8220;n\u00e9-n\u00e9&#8221;? E ci sono gli anticorpi per le particelle virali che potrebbero diffondersi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avremo in modo di tornarci sopra, senza snobismi, ma anche senza confusionismi. [<strong>WM1<\/strong>]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2042<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"375\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/j6rY-QL0wIo?hl=it_IT&amp;version=3\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"375\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/j6rY-QL0wIo?hl=it_IT&amp;version=3\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Testimonianza video di un&#8217;escursione in montagna con Fred Astaire che, lamentandosene, canta di aver visto solo il mare!<br \/>\n(Prima canzone di <em>Follow The Fleet<\/em>, 1936 &#8211; film la cui visione &#8220;decritta&#8221; una delle sottotrame di <em>Point Lenana<\/em>).<br \/>\nE con questo, per questa volta, \u00e8 tutto. Buone scarpinate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nuovo speciale su Point Lenana e tutto quel che lo circonda e accompagna. Nella scorsa puntata abbiamo definito il tour (de force) &#8220;un&#8217;opera transmediale&#8221; che vive di vita propria e prosegue il libro con altri mezzi. 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