{"id":13756,"date":"2013-07-25T14:46:31","date_gmt":"2013-07-25T12:46:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13756"},"modified":"2013-07-25T15:00:07","modified_gmt":"2013-07-25T13:00:07","slug":"pointlenana-tempesta-estiva-di-recensioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/07\/pointlenana-tempesta-estiva-di-recensioni\/","title":{"rendered":"#PointLenana, raffica estiva di recensioni e commenti"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_13807\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/kenya_alle_spalle.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13807\" class=\"size-full wp-image-13807 \" alt=\"L\u2019ultimo tratto lo coprimmo su uno stradello di cemento. Dopo tre giorni su terreni irregolari, quel cambio di passo mi spezz\u00f2 il ritmo e mi stracci\u00f2 le gambe. Alla fine arrivammo al rifugio della stazione meteo. Il mio umore era all\u2019insegna del chi-me-l\u2019ha-fatto-fare, ma in quel momento mi girai e, in fondo al lungo sentiero percorso, vidi la montagna, il massiccio gi\u00e0 lontano, azzurro, levitante sul verde degli alberi. Mi resi conto che solo dieci ore prima ero stato lass\u00fa, proprio in cima, e il mio umore trasmut\u00f2, e quelle dieci ore mi sembrarono niente. Niente.\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/kenya_alle_spalle_thumb.jpg\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-13807\" class=\"wp-caption-text\">Alla fine arrivammo al rifugio della stazione meteo. Il mio umore era all\u2019insegna del chi-me-l\u2019ha-fatto-fare, ma in quel momento mi girai e, in fondo al lungo sentiero percorso, vidi la montagna, il massiccio gi\u00e0 lontano, azzurro, levitante sul verde degli alberi. Mi resi conto che solo dieci ore prima ero stato lass\u00fa, proprio in cima, e il mio umore trasmut\u00f2, e quelle dieci ore mi sembrarono niente. Niente. (Foto di Roberto Santachiara, clicca per ingrandire)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; come se <em>Point Lenana<\/em> non fosse uscito a fine aprile ma a met\u00e0 luglio, tanti sono i lettori che lo stanno scoprendo adesso. Forse c&#8217;era bisogno di un po&#8217; di tempo, per molti c&#8217;era uno &#8220;scoglio&#8221; da superare, una comprensibile esitazione: &#8220;Un libro che parla di montagna?!&#8221; Anche per questo era ed \u00e8 importante presentarlo in giro per l&#8217;Italia. Scarpinare, raccontare, sciogliere le diffidenze.<br \/>\nAltrettanto importante era ed \u00e8 <em>proseguire il libro con altri mezzi<\/em>, estendere il suo mondo con un incessante lavoro collettivo in rete (<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?cat=1535\">qui su Giap<\/a>, <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search\/?q=%23PointLenana\">su Twitter<\/a>, <a href=\"http:\/\/pointlenana.tumblr.com\/\">su Tumblr<\/a>, <a href=\"http:\/\/pointlenana.tumblr.com\/\">su Pinterest<\/a>&#8230;) e con ripetute escursioni a tema. Diversi lettori hanno potuto discutere di <em>Point Lenana<\/em> mentre &#8220;ci mettevano il corpo&#8221;, vivendo un&#8217;esperienza <em>fisica<\/em>, fuori dalla loro zona di comfort.<br \/>\nEbbene, lo sbattimento paga: il libro \u00e8 accolto sempre meglio, i riscontri positivi si moltiplicano, ogni giorno riceviamo una nuova recensione. Il passaparola si intensifica e tutto fa pensare che stia per raggiungere il <em>tipping point<\/em>, l&#8217;istante in cui si inarcher\u00e0 e diverr\u00e0 autosufficiente. Grazie a tutt* per questo momento di impegno e condivisione.<br \/>\nQui sotto proponiamo alcune recensioni uscite nei giorni scorsi in rete, su quotidiani e su riviste specializzate, oltre all&#8217;audio di un&#8217;intervista che WM1 ha rilasciato a Radio Onda d&#8217;Urto di Brescia. Ricordiamo che <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13429\">il calendario delle presentazioni \u00e8 qui<\/a>. Buona lettura e buon ascolto.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/75px-Asterism.svg.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"{{{didascalia}}}\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/3\/34\/Asterism.svg\/75px-Asterism.svg.png\" width=\"75\" height=\"75\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/labalenabianca.com\/2013\/07\/21\/point-lenana-esegesi-dellalpinismo-e-fuga-nella-storia\/\">Dal blog La Balena Bianca, 21 luglio 2013:<br \/>\n<\/a><\/p>\n<p><strong>ESEGESI DELL&#8217;ALPINISMO E &#8220;FUGA&#8221; NELLA STORIA<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Fabio Disingrini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019inverno 1943 tre prigionieri di guerra italiani, <strong>Felice Benuzzi<\/strong>, <i>Ecce Homo<\/i>, <strong>Giovanni Balletto<\/strong> e <strong>Vincenzo Barsotti<\/strong>, evadono dal campo di prigionia inglese di Nanyuki e scalano il monte <strong>Kenya<\/strong> issando una bandiera tricolore sulla Punta Lenana salvo riconsegnarsi alle autorit\u00e0 britanniche diciassette giorni dopo. L\u2019ascesa sar\u00e0 inavvertita in Italia e il testo di Benuzzi che la racconta \u2013 <strong><i>Fuga sul Kenya<\/i><\/strong>, edito nel 1947 da L\u2019Eroica di Milano \u2013 rester\u00e0 in sostanza giacente fuorch\u00e9 diventare Oltremanica e Oltreoceano un best-seller nella sua traduzione con titolo <i>No picnic on Mount Kenya<\/i>\u2026 <i>Ecce Libro<\/i>. \u00abRoba da fasci\u00bb, penser\u00e0 Wu Ming 1 maneggiando questa strana missiva del suo agente letterario Roberto Santachiara: un volume di Felice Benuzzi, triestino, nel novero di quella \u00abtrista retorica giuliana sull\u2019italianit\u00e0 della citt\u00e0 irredenta\u00bb e quell\u2019impresa di nostrano e \u00abparticolare filone, quello di una certa pseudo-storiografia divulgativa che si \u00e8 data il compito di propinare narrazioni rassicuranti e assolutorie\u00bb, un \u00ab<strong>paradigma vittimario<\/strong>\u00bb di pronto utilizzo per gli italiani brava gente, \u00absempre capaci di arrangiarsi e all\u2019occasione di compiere grandi atti di eroismo\u00bb (pp. 15-16). Eppure c\u2019\u00e8 una semiotica altra da definire, una certa metastoria da esumare nei suoi sostrati, un\u2019ucronia congenita nei disegni della New Italian Epic\u2026 <i>Ecce Point Lenana<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro \u00e8 prima un <i>r\u00e9cit d\u2019ascension<\/i>, una <strong>letteratura testimoniale<\/strong><i> <\/i>in presa diretta dei due autori sull\u2019orme \u201cbenuzziane\u201d, poi un <i>entrelacement <\/i>di vite declinate nell\u2019<strong>epica<\/strong>: dalla Vienna di Freud, Klimt, Trotsky e del fu clochard Adolf Hitler, alla Trieste furente di Wilhelm Oberdank (<i>aka<\/i> Guglielmo Oberdan), Ruggero Timeus e Scipio Slataper; da Gea della Garisenda e la sua \u00abpromessa dell\u2019Africa che \u00e8 la promessa della fica\u00bb (p. 132), alle ebbrezze marziali di D\u2019Annunzio, Carducci e Giovanni Pascoli, \u00abproprio lui, dopo una vita spesa a cantare la natura e la vita dei campi, il fanciullino e l\u2019uccellino, il vecchiettino e il lumicino, il sonnellino e il gelsomino, il rondinino e il biancospino, proprio lui che ha dedicato versi all\u2019uccisione del suo babbino\u00bb (p. 135). Gli assolutismi di Franz Ferdinand e le solitudini di Francesco Giuseppe, la Grande Guerra sulle Alpi Orientali, i Ragazzi del \u201999, Giuseppe Ungaretti, Fiume, la Grande Proletaria e la vittoria mutilata: \u00abMi sembra che in questa storia i poeti abbiano tutti un ruolo nefasto\u00bb (p. 157) e del resto con <strong>la guerra e i nazionalismi gli artisti danno il peggio di s\u00e9<\/strong>, \u00e8 un vero e proprio \u00abcomplesso militar-poetico\u00bb (p. 257) e lo dice anche Slavoj \u017di\u017eek.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Point Lenana <\/i>\u00e8 un\u2019<strong>esegesi dell\u2019alpinismo<\/strong> prima, altrimenti e dopo \u00abvent\u2019anni di culto dell\u2019azione elevato a religione civile\u00bb (p. 27), di \u00abvitalismo dozzinale\u00bb dell\u2019ascesa e strumentalizzazione muscolare alla Rudatis. \u00c8 la poetica del \u201cbacillo dei sassi\u201d di Benuzzi e del mal di montagna di Giuan, protagonisti di quella fuga alpinistica che sembrava patriottarda anzich\u00e9 sensoriale, ed \u00e8 lo spettro blues di <strong>Emilio Comici<\/strong>, il maestro del sesto grado, rocciatore divelto dal consorzio civile: tre icone di quell\u2019<strong>antifascismo latente ed esistenziale<\/strong>, di \u00abun\u2019opposizione al regime passiva ma endemica e inestirpabile\u00bb (p. 454) che fra meriti contraddittori e lealt\u00e0 statuali segner\u00e0 l\u2019epilogo del \u00abtragico Arlecchino camuffato da imperatore romano\u00bb (p. 165), la fine del suo tempo, il <i>G\u00f6tterd\u00e4mmerung <\/i>degli dei posticci e di ogni finzione mitologica. Che cosa sar\u00e0 del resto l\u2019andare in montagna se non un apprendistato alla Resistenza (concetto gi\u00e0 molto caro a Primo Levi) e una \u00abmetonimia del prendere le armi contro i nazifascisti\u00bb? (p. 514) Perch\u00e9 <i>Point Lenana <\/i>\u00e8 prima il riesame della deriva littoria, della <strong>miopia ideologica<\/strong> (allora come oggi) dei partiti di sinistra che disinnescarono gli Arditi del popolo, del <i>do ut des <\/i>del <i>Balilla<\/i> Meazza, di Binda, Nuvolari e Primo Carnera, della <strong>\u201cdirettiva entrista\u201d<\/strong> e dell\u2019\u201carte di non esser governati tanto\u201d, dell\u2019<strong>anacronismo coloniale<\/strong>, delle bombe all\u2019iprite fra negazionisti o relativisti del gas come Indro Montanelli, dell\u2019(ancora una volta attuale?) madamato, del prestigio di razza e della legislazione antisemita, delle <i>rentr\u00e9es <\/i>danarose e arriviste del Maresciallo d\u2019Italia e del \u201cVespasiano di sangue\u201d del Vicer\u00e9 d\u2019Etiopia \u2013 al secolo Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani \u2013 per l\u2019inutile compiacente nomenclatura del ventennio, dello svelto colpo di spugna a spron di <strong>amnistie e tribunali compiacenti<\/strong> i fascisti che, cambiato il colore della camicia, potevano tornare utili per un nuovo <strong>\u201cgoverno tecnico\u201d (!)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13797\" alt=\"Follow the Fleet\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/followthefleet_animate.gif\" width=\"500\" height=\"310\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec focali in <i>Point Lenana<\/i> saranno anche il ritratto del duca <strong>Amedeo d\u2019Aosta<\/strong>, massimo esponente nel suo Dramma di Eschilo dell\u2019antifascismo apolitico in colonia, e le idiosincrasie del <strong>Negus Hail\u00e9 Selassie<\/strong>, martire austero della demenza fascista e insieme garante di \u00abun governo autoritario con tare ereditate dal sistema feudale e altre importate dal capitalismo\u00bb (p. 484). Perch\u00e9 dopo <i>Timira<\/i> di Wu Ming 2 in <i>Point Lenana<\/i> c\u2019\u00e8 ancora tanta, anzi, tantissima <strong>Africa<\/strong>: la rivoluzione Mau Mau, il rastafarianesimo, il consumismo indotto dei \u201c<i>client-countries<\/i>\u201d britannici, l\u2019Eccidio di Mogadiscio e il missionariato di Giuan mentre il calco sinottico e ispirativo di <strong><i>Follow The Fleet<\/i><\/strong>, pellicola americana con <strong>Fred Astaire<\/strong> e <strong>Ginger Rogers<\/strong>, ricorder\u00e0 invece tante pagine di <i>54 <\/i>(Wu Ming) se non per stilemi, almeno nella suggestione filmica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E alla fine il lettore, <i>lost in foreshadowing <\/i>da cos\u00ec tante pagine, vorr\u00e0 avanzare la sua soluzione: se <i>Point Lenana<\/i>, per stesso <i>lecit <\/i>autoriale un \u00aboggetto narrativo non identificato\u00bb (p. 380) <strong>fra saggio e racconto<\/strong>, avr\u00e0 svelato il caleidoscopio concettuale di quel tricolore dei <i>prisoners of war<\/i> e se <i>Fuga sul Kenya <\/i>sar\u00e0 ormai come \u00abun <strong>ipertesto<\/strong> dove ogni parola \u00e9 diventata \u201ccliccabile\u201d\u00bb (p. 493). Se le \u201cdue bandiere\u201d di Felice \u2013 l\u2019ambasciator romantico che cerca le montagne muovendo per il mondo \u2013 e Giuan, afflitto dal male oscuro dell\u2019alpinista, avranno saputo saldare nella loro melanconia la guerra della memoria o se, come lo spleen di Comici, anche questa storia non avr\u00e0 offerto risposte e si potr\u00e0 solo continuare a raccontarla.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/75px-Asterism.svg.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" alt=\"{{{didascalia}}}\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/3\/34\/Asterism.svg\/75px-Asterism.svg.png\" width=\"75\" height=\"75\" \/><\/a><\/p>\n<div id=\"attachment_13790\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13790\" class=\"size-full wp-image-13790\" alt=\"WM1 sul Vettore\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/WM1_sul_Vettore.jpg\" width=\"500\" height=\"375\" \/><p id=\"caption-attachment-13790\" class=\"wp-caption-text\">20 luglio 2013, Point Lenana Tour: WM1 sul Monte Vettore. Clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/ilmiolibro.kataweb.it\/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3743131\">La Repubblica, 23 luglio 2013:<\/a><\/p>\n<p><strong>SE LA NUOVA EPICA RIPARTE DAL KENYA<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Giuseppe Leonelli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Wu Ming \u00e8 un collettivo impegnato da anni in un processo di rifondazione della narrativa italiana, che persegue \u00abla morte del Vecchio\u00bb identificato nei \u00abgiochetti tardo-postmoderni\u00bb di troppi scrittori contemporanei [A voler essere precisi la &#8220;morte del Vecchio&#8221; \u00e8 un&#8217;altra cosa, \u00e8 un mitologema che si trova dentro i romanzi del New Italian Epic, ma pazienza, N.d.R.]. Il romanzo dovrebbe ritrovare uno spirito epico raccontando \u00abimprese storiche o mitiche, eroiche o comunque avventurose\u00bb. \u00c8 un programma particolarmente caro a Wu Ming 1, fra i membri pi\u00f9 attivi del gruppo, che ora firma, in collaborazione con Roberto Santachiara, l&#8217;opera dal titolo <em>Point Lenana<\/em> (Einaudi, pagg. 596, euro 20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il romanzo, se si pu\u00f2 definire tale, si apre con l&#8217;arrivo al personaggio che dice io, cio\u00e8 Wu Ming 1, \u00abin una mattina come un&#8217;altra del febbraio 2009\u00bb, d&#8217;una busta che contiene un libro, <i>Fuga sul Kenya<\/i>, scritto da un \u00abtal Felice Benuzzi\u00bb. Gliel&#8217;ha mandata l&#8217;amico, in seguito coautore, Ro- berto Santachiara. Il libro, pubblicato nel 1947, racconta un fatto avvenuto in Africa nel 1943, allorch\u00e9 tre italiani &#8211; il triestino Felice Benuzzi, il genovese dott. Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti di Camaiore &#8211; evadono da un campo di prigionia inglese e scalano il Monte Kenya per piantare sulla vetta la bandiera tricolore, quindi ritornano al campo, suscitando l&#8217;ammirazione del nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La breve vicenda, iscritta in tre vite e in un limitato arco temporale, si dilater\u00e0, una volta sottoposta all&#8217;attenzione degli autori di <i>Point Lenana<\/i>, in un&#8217;amplissima rete di avvenimenti, alcuni connessi e consequenziali, altri casuali, che, sviluppandosi dal passato al presente e al futuro, riempiranno di s\u00e9 tutto il corso di un&#8217;epoca. Il risultato \u00e8 un complesso diegetico in cui s&#8217;intrecciano vari libri, giustamente definito, dagli autori, \u00abracconto di tanti racconti\u00bb, la maggior parte dei quali si svolge in Africa, luogo deputato dell&#8217;epos contemporaneo, ma anche in Italia e altrove: un libro che \u00abparla di Italia e italianit\u00e0, di esploratori e squadristi, di poeti e diplomatici, di guide alpine e guerrieri\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;espediente tecnico che produce e tiene insieme il racconto \u00e8 un processo di \u00abibridazione di saggistica e narrativa\u00bb, di per s\u00e9 non del tutto originale, perch\u00e9 vi hanno fatto ricorso storici e romanzieri in varie epoche; ma interpretato con senso felice del ritmo ed espresso in una lingua asciutta e intensa, che punta sempre verso la realt\u00e0, connotandone con efficacia la sostanza subliminale. Eccoci, dunque, proiettati in un arco temporale che va dal 1910 al 1946, innescato da avvenimenti recentissimi, datati fra il 2009 e il 2010. L&#8217;esito di quest&#8217;avventura narrativa, rigorosamente sostenuta dai documenti (si veda l&#8217;accuratissima sezione bibliografica finale) \u00e8 un grosso tomo, montato come un film, che si legge, si pu\u00f2 dire, in un fiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 una vaga suggestione ariostesca nella velocit\u00e0 con cui il racconto si muove fra \u00able donne, i cavallier, l&#8217;arme, gli amori\u00bb, ovvero i fatti e i misfatti del nostro tempo. Intravediamo, in apertura di libro, Wu Ming 1, uomo della bassa ferrarese, mentre emerge dalla prima scalata della sua vita che replica, per amore di conoscenza, quella di Benuzzi e compagni; qualche pagina dopo, retrocediamo nel tempo e siamo a Vienna, a Trieste, tra la guerra e le montagne dei primi venti anni del secolo. Verranno in seguito il mal d&#8217;Africa, Graziani, Badoglio e l&#8217;Impero, tutti prodromi alla vita di Benuzzi, quindi l&#8217;altra guerra, i Mau-Mau e tutto il resto che il lettore scoprir\u00e0 da s\u00e9. Compresi il male di vivere, e quindi le <i>lacrimae rerum<\/i>, ma anche il misterioso senso dell&#8217;armonia che, nello sguardo dei prigionieri della vita, pervade l&#8217;epifania delle montagne protese verso le alte costellazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/75px-Asterism.svg.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"{{{didascalia}}}\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/3\/34\/Asterism.svg\/75px-Asterism.svg.png\" width=\"75\" height=\"75\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13796\" alt=\"Fitzcarraldo\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/fitzcarraldo.jpg\" width=\"500\" height=\"371\" \/><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/recensioni\/wu-ming-1-santachiara-point-lenana\">Dalla rivista on line Doppiozero, 21 luglio 2013:<\/a><\/p>\n<div><strong>Wu Ming 1, Santachiara. <em>Point Lenana<\/em><\/strong><\/div>\n<div>\n<div><\/div>\n<div>di <strong>Enrico Manera<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visivamente, mi figuro <strong>Klaus Kinski<\/strong> e <strong>Werner Herzog<\/strong> impegnati sul set di <em>Fitzcarraldo<\/em> in un corpo a corpo con la natura per dare vita a una narrazione che ha l&#8217;andatura molleggiata di un gatto, capace di verticalizzazioni impreviste e improvvise e di carezzare morbidamente come di artigliare a sangue.<br \/>\nPenso questo in uno stato di coscienza tra il sonno e la veglia dopo una intensa giornata di presentazione di libri, oltre quattro ore, piacevolmente impegnativa. Tra questi, in particolare, <a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/wu-ming-1-roberto-santachiara\/point-lenana\/978880621075\" target=\"_blank\"><em>Point Lenana<\/em> <\/a>di Wu Ming 1 e Roberto Santachiara con uno dei due co-autori nella tappa torinese di un vero e proprio tour, impressionante per lunghezza, durata, intensit\u00e0. Una opportunit\u00e0 per ragionare su diversi nodi che riguardano la narrazione, il suo ruolo pubblico, la sua politicit\u00e0 e il suo potenziale pedagogico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo libro di un membro del collettivo Wu Ming e del loro agente letterario, \u00e8 un oggetto narrativo non-identificato, un anfibio tra narrativa e saggistica, una non-fiction novel, una <em>inventio ficta<\/em>. Un (l)ibrido assemblaggio di storie dentro la storia, un itinerario iniziatico tra diversi materiali mitologici, una mappa precisa e in movimento di geografie umane che attraversa vicende di alpinismo e viaggi estremi, di libri di alpinisti e viaggiatori estremi; di Trieste e Istria, Dalmazia; di fascismo e di antifascismo; di colonialismo inglese e italiano; di Kenya, Libia, Etiopia; di razzismo e di post-colonialismo. Di biografie e di tipi umani che quelle vicende hanno attraversato, negoziando e riposizionandosi rispetto ad esse. Tutto questo si stratifica come in una millefoglie a partire dalla vicenda reale di Felice Benuzzi, Gi\u00f9an Balletto, Enzo Barsotti e della loro impresa. Prigionieri di guerra italiani in un campo inglese in Kenya nel 1943 evasero solo per scalare, senza cibo e in condizioni di fortuna, la Punta Lenana del Monte Kenya. Raggiungono la cima, lasciano tracce del loro passaggio e tornati gi\u00f9 si riconsegnano alle autorit\u00e0. Per \u00absalvare le loro anime\u00bb, con un gesto che in Italia viene letto come virile e fulgido esempio di amor di patria o spacconata fascista e che, con gli occhi del resto del mondo \u00e8 diventato un classico dell&#8217;alpinismo e della pi\u00f9 nobile fuga <em>into the Wild<\/em> (cfr. Benuzzi, <em>No picnic on Mount Keny<\/em>a e la versione italiana <em>Fuga sul Kenya<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo strudel, il vortice di cui scriveva Benjamin, \u00e8 reso ancora pi\u00f9 gustoso dalla meta-narrazione: nel 2010 i due coautori hanno ripetuto il viaggio, sono saliti sulla Punta Lenana e raccontano l&#8217;esperienza, con il a fatto che uno dei due \u00e8 un alpinista provetto, l&#8217;altro non era mai salito oltre i 1000 metri, mentre qui si parla di 5000 e tre fasce climatiche. Laddove altri lavori del consorzio narrativo bolognese ci fanno vedere il montaggio finito, mostrando il backstage nei titoli di coda, qui il cantiere \u00e8 aperto e anche il montaggio \u00e8 trasparente nel testo, con le mail degli autori, le interviste delle tante persone contattate, i documenti di un lavoro di archivio e ricerca di quattro anni di salita al libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La montagna, il racconto della quale ha una lunga e consolidata tradizione di genere (in ordine sparso e scriteriato: Petrarca, Goethe, Comici, Motti, Bonatti, Messner, MacFarlane) \u00e8 per WM1\/Santachiara il luogo fisico e simbolico attorno a cui si articola una pratica che sta tra la danza e la disciplina spirituale. Se da un lato pu\u00f2 essere malamente inteso (ed \u00e8 stato fatto dal fascismo) come gesto superomistico e virilizzante, nella sua dimensione pi\u00f9 propria \u00e8 ricerca del vuoto (o del tutto, il suo simmetrico speculare), dell&#8217;interiorit\u00e0 e dell&#8217;alterit\u00e0. \u00c8 la cornice metaforica che nelle parole di Benuzzi significa \u00abmeraviglia, umilt\u00e0, freschezza di sentimenti\u00bb. In <strong>Primo Levi<\/strong>: \u00abil sapore di essere forti e liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino\u00bb; andare in montagna \u00e8 \u00abun&#8217;impresa matura e responsabile, a cui il fascismo non ci aveva preparati, e che emanava un buon odore asciutto e pulito\u00bb .<br \/>\nLa montagna \u00e8 un iper-segno: \u00e8 luogo post-umano in quanto \u00abmina in noi la compiaciuta convinzione che il mondo sia fatto per l&#8217;uomo\u00bb (MacFarlane), \u00e8 simbolo dell&#8217;eternit\u00e0, per via della pietra che significa l&#8217;inorganico e dura oltre il tempo (con pi\u00f9 cognizione di causa: Caillois, Starobinski, Jesi, Assmann). \u00c8 legata alla metafora primaria per cui &#8216;alto&#8217; \u00e8 associato a situazioni emotive positivamente connotate, fin dal neonatale essere presi in braccio e dallo sguardo infantile che \u00e8 sempre verso l&#8217;alto (Lakoff). In montagna il cervello umano sembra funzionare in altro modo, a partire da una differente ossigenazione che attiva una spinta alla percezione del reale, capace di dare seria dipendenza e creare profonde malinconie oltre che stati estatici, dai quali la ricaduta pu\u00f2 essere fatale (il libro racconta anche sottotraccia una storia dei tanti alpinisti suicidi).<br \/>\nPer tutte queste cose andare in montagna per uomini e donne di generazioni diverse diventa anche un&#8217;utopia vissuta, il fatto tangibile che un&#8217;altra vita \u00e8 possibile, in solitaria ma pi\u00f9 spesso nella comunanza di intenzione: \u00e8 esperienza della pulsione utopica che spinge a fare cose che sono riflesso del desiderio di vivere altrove.<br \/>\n\u00abNon esiste l&#8217;azione concentrata, esiste il campo di concentramento\u00bb: Benuzzi \u00e8 un alpinista triestino che, in cerca di un altro mondo, prima ancora di fuggire dal campo di prigionia, era fuggito dall&#8217;Italia per fare il funzionario pubblico nelle colonie dell&#8217;Africa Orientale Italiana, non prima di aver sposato un&#8217;ebrea tedesca clandestina (Stefania \u201cMarchi\u201d, cio\u00e8 Marx). Nel 1938, peraltro. Gran parte del libro \u00e8 narrata grazie alla sua voce e a quella delle figlie, Daniela e Silvia, per un ritratto umano che rifugge il gusto agiografico; da tutte le altre voci e dalla messa in luce del loro contesto emerge una presa di coscienza lucida di cosa sia stato il fascismo per una generazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"375\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/nOHHW6MsVxc?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"375\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/nOHHW6MsVxc?version=3&amp;hl=it_IT\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sotteso impegno pedagogico-culturale rende <em>Point Lenana<\/em> un libro particolarmente consigliabile al ventenne di oggi. Il salto tra Trieste e Addis Abeba, via Tripoli, permette di raccontare con precisione e semplicit\u00e0 i crimini di guerra del fascismo giuliano e del colonialismo italiano, i grandi rimossi della nostra storia pubblica grazie alla narrazione assolutoria del \u00abbuon italiano\u00bb che negli ultimi vent&#8217;anni ha contribuito a rendere pi\u00f9 ottusa un&#8217;opinione pubblica\u00a0 che gi\u00e0 prima non scherzava.<br \/>\nMa il discorso tocca anche lettori pi\u00f9 maturi e preparati. \u00abIl prius logico delle leggi antiebraiche \u00e8 il razzismo in Africa e il prius logico del razzismo in Africa \u00e8 il razzismo antislavo\u00bb sintetizza uno dei due coautori. Il durissimo razzismo del fascismo di confine che prepara le vendette future, l&#8217;arroganza dell&#8217;Impero e le stragi dimenticate di Libia e di Eritrea, i campi di concentramento italiani, le miserie umane dei campioni di antropologia italica Badoglio e Graziani, le pur buone intenzioni di Amedeo d&#8217;Aosta che non possono redimere il marcio del colonialismo, le ricerche ignorate di Del Boca perch\u00e9 moltissimi si bevevano le nostalgie giovanili di Montanelli, le amministrazioni locali nostrane che oggi sperperano denaro per fare monumenti a criminali di guerra, la rozza ignoranza delle nostalgie fasciste e il revisionismo da salotto buono dei quotidiani nazionali. Tutto questo trova posto in Point Lenana, insieme alla Resistenza \u2013 che \u00e8 un andare in montagna \u2013 e alle diverse forme che la ribellione esistenziale pu\u00f2 assumere, oltre l&#8217;andare in montagna. Come trovano posto la ribellione indigena dell&#8217;Africa post-coloniale, gli spettri dei Mau Mau che materializzano il terrore del selvaggio cannibale, di fronte a un occidente bianco che si autoassolve e animalizza paternalisticamente un&#8217;Africa che non conosce veramente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molta storia scorre nelle pagine di un libro in cui, per usare una metafora di <strong>Filippo Sottile<\/strong>, la storia \u00e8 simile a un ascensore di cui si vedono i meccanismi operanti, salendo e scendendo dalla tromba delle scale accompagnati dai ricordi del portiere del palazzo. La voce narrante della storia, solitamente affidata al neutro storiografico del saggio, viene destrutturata dalla pluralit\u00e0 delle storie e dalla dislocazione che le fa esplodere per arborescenza. Fin dagli esordi lo stile Wu Ming \u00e8 caratterizzato dal montaggio &#8216;cinematografico&#8217; e dalla decostruzione del mito dell&#8217;autore, dalla dimensione collettiva intensamente praticata, dalla tematizzazione di eroi eccentrici, di nodi complessi e di comunit\u00e0 minoritarie e trasversali, dai plot irriducibili a stereotipi maistream e trionfali, dal legame con i movimenti militanti e con un&#8217;eterogenea opposizione culturale, dal radicamento in una transmedialit\u00e0 in divenire attraverso la rete, dalla programmatica nuova epicit\u00e0 ragionante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive <strong>Yves Citton<\/strong> che il progetto culturale di Wu Ming, nel suo insieme, \u00abcondensa una serie di pratiche, di partiti presi e di teorizzazioni che forniscono un&#8217;eccellente piattaforma di riflessione sullo statuto delle storie, dei miti, delle comunit\u00e0 e delle scenarizzazioni ancora da inventare\u00bb.<br \/>\nLa scrittura, al pari del cinema e della musica sempre presenti, \u00e8 intessuta di valore pubblico e politico,\u00a0 e svolge un ruolo decisivo nella battaglia contro il discorso mediatico dominante, che significa sostanzialmente semplificazione banalizzante, riduzione della complessit\u00e0, rimozione della scomodit\u00e0, omologazione stereotipante e reificazione mercantilistica. Il montaggio con cui \u00e8 prodotta (e la sua esposizione) \u00e8 un modo per riscattare il &#8216;mito&#8217; come racconto che salva la significativit\u00e0 e il potenziale comunicativo del racconto, fino a farne uno strumento di mitologia \u2018autentica\u2019, cio\u00e8 non dogmatica e indiscutibile, per comunit\u00e0 in rivolta in cui \u00absingolarit\u00e0 di ogni scrittura e la dimensione comune della moltitudine\u00bb (Citton), individuo e comunit\u00e0, trovino il loro equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella continuit\u00e0 di paesaggio immaginale tra la linea di ribellione\/emancipazione che solca le controculture e le tante vicende di rivolta\/rivoluzione della storia si producono \u00abattraverso le gioie del contagio\u00bb i \u00abgermogli\u00bb di \u00abnuovi mondi del possibile preclusi alla ragione contabile\u00bb e le ragioni di una ricerca della \u00abfelicit\u00e0\u00bb presente. Wu Ming pu\u00f2 essere considerato un paradigma di produzione narrativa per la ricostruzione di un immaginario di sinistra: che per Citton non pu\u00f2 che essere \u00abun bricolage eteroclito di immagini frammentarie, di metafore dubbiose, di interpretazioni discutibili, di intuizioni vaghe, di sentimenti oscuri, di folli speranze, di racconti senza cornice e di miti interrotti che prendano insieme la consistenza di un immaginario, tenuto insieme [&#8230;] dal gioco di risonanze comuni che attraversano la loro eterogeneit\u00e0 per affermare la loro fragilit\u00e0 singolare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Point Lenana<\/em> inserisce in questo progetto narrativo anche la comunicazione della storia, su base rigorosamente documentaria, su cui si dovrebbe iniziare a riflettere seriamente, preso atto di una crisi delle Humanities e dello scarso appeal degli studi storici (che poi significa ignoranza mostruosa dei pi\u00f9 e degrado della vita pubblica). Ma qui \u00e8 lo scrivente che parla dopo aver preso un sentiero parallelo, un recensore-lettore che tra l&#8217;altro insegna filosofia e storia a gente pi\u00f9 giovane e per cui il problema della narrazione \u00e8 anche rovello di una negoziazione quotidiana.<br \/>\nGli autori del libro confessano apertamente che il loro campo-base \u00e8 stato l&#8217;amore per i personaggi, le cui tracce sono state disseppellite e restituite a nuova vita.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un racconto di racconti di uomini che vagarono sui monti. Uomini che in pianura e in citt\u00e0 indossavano elmi, cotte di maglia, armature da ufficio, e solo in montagna si sentivano finalmente leggeri, finalmente s\u00e9 stessi. La montagna era tempo liberato, rubato al dover vivere, conquistato con unghie, denti e piccozza. Quando scendevano \u2013 perch\u00e9 prima o poi tocca farlo \u2013 la vita li riafferrava, la gravit\u00e0 li tirava gi\u00fa e tornavano a essere, come scrisse uno di loro che poi si tolse la vita, \u00abi falliti\u00bb. Lo furono anche nella buona sorte: qualcuno ebbe successo nella professione, gir\u00f2 il mondo, fece pi\u00fa di una bella figura in societ\u00e0, pot\u00e9 contare su una famiglia che lo amava\u2026 Eppure, nulla di tutto ci\u00f2 rimpiazzava una salita in montagna, una notte in bivacco, uscire dal rifugio e assistere in marcia al sorgere del sole. Tutti i giorni sognavano. Sognavano il cameratismo della cordata o la pace concentrata e acuta dell\u2019ascesa in solitaria. Tutti, senza eccezioni, sognavano il vento che sferza naso e guance mentre lo sguardo si perde dalla vetta, rivivevano l\u2019istante prima della discesa, l\u2019ultimo languore che precede la tristezza, la mancanza, il congedo dal mondo che non conosce il dover vivere.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Ripenso a Kinski e a Herzog, al loro teatro nella giungla. Al felino sornione e a due teste che ruggisce con determinazione o gorgoglia sommessamente, gettando sassi nell&#8217;acqua che producono cerchi dall&#8217;ampiezza imprevedibile. Ritrovo lo stesso coinvolgimento totalizzante in una comunit\u00e0 di lettori stretta intorno ai loro autori. \u00c8 chiaro a tutti che scrivere \u00e8 andare in montagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/75px-Asterism.svg.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"{{{didascalia}}}\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/3\/34\/Asterism.svg\/75px-Asterism.svg.png\" width=\"75\" height=\"75\" \/><\/a><\/p>\n<div id=\"attachment_13792\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/Wu_Ming_Foundt\/status\/358884853887938560\/photo\/1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13792\" class=\"size-full wp-image-13792\" alt=\"Point Lenana sul Vettore\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Point_Lenana_sul_Vettore.jpg\" width=\"500\" height=\"714\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-13792\" class=\"wp-caption-text\">Point Lenana sul Monte Vettore, 2476 mt., vetta pi\u00f9 alta delle Marche. Fotografia di Simone Vecchioni, clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<\/div>\n<p>Dalla rivista <em>(Meridiani) Montagne<\/em>, luglio 2013:<\/p>\n<p><strong>TANTI RAMI INTORNO A BENUZZI<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Marco Albino Ferrari<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A detta degli stessi autori, <em>Point Lenana<\/em> \u00e8 un vero e proprio <em>UNO<\/em>, cio\u00e8 un <em>Unidentified Narrative Object<\/em> o, se preferite, un oggetto narrativo non-identificato. Tant&#8217;\u00e8 che alla fine della lettura non saranno pochi i problemi che vi troverete a risolvere per decidere su quale scaffale inserirlo: tra i romanzi storici? Tra i saggi? Tra i libri di viaggio? Tra i <em>r\u00e9cit d&#8217;ascension<\/em>? Forse finirete per appoggiarlo sul comodino cos\u00ec da riprendere la lettura di quando in quando, ritornando su qualche dettaglio delle innumerevoli e curiose storie che nelle oltre cinquecento pagine si intrecciano. Il filo narrativo, o meglio il &#8220;tronco portante&#8221; del libro, \u00e8 la vicenda arcinota di Felice Benuzzi e dei suoi due compagni che durante la guerra fuggono da un campo di prigionia inglese sotto il Monte Kenya e, con attrezzi tecnici ed abbigliamento del tutto inadatti, riescono a dar luce al loro sogno arrivando sulla vertiginosa cima equatoriale. Da quell&#8217;avventura nascer\u00e0 un best-seller internazionale, <em>No Picnic on Mount Kenya<\/em> (<em>Fuga sul Kenya<\/em> \u00e8 il titolo italiano, che ha conosciuto fortuna pi\u00f9 contenuta rispetto alla rimaneggiata versione inglese, vedi <em>Montagne<\/em> n. 58, pag. IX). Dal tronco portante, per\u00f2, il team degli autori (ibrido pure quello: uno scrittore parte integrante del collettivo Wu Ming e un noto agente letterario) devia, deraglia, sale su rami secondari che invece che assottigliarsi si fanno via via pi\u00f9 solidi e diventano vere e proprie storie indipendenti. E&#8217; stato &#8220;come navigare in un ipertesto&#8221;, dicono gli autori verso la fine del viaggio. &#8220;Ogni parola, ogni nome, ogni riferimento en passant \u00e8 diventato &#8216;cliccabile&#8217;.&#8221; Si parte cos\u00ec dagli sforzi di Benuzzi e compagni sulla montagna e si passa all&#8217;irredentismo triestino (citt\u00e0 di Benuzzi), si transita poi per le evoluzioni di Comici sulle muraglie dolomitiche, si devia sul racconto delle prebende milionarie di una figurina orrenda della nostra storia patria, Pietro Badoglio, e sul suo socio gassatore di <em>negri<\/em> in Abissinia, Rodolfo Graziani. Che siano sullo sfondo o in primissimo piano, le montagne non mancano mai: cos\u00ec come l&#8217;alpinismo, i viaggiatori delle alte quote, il Cai, i libri di scalate, l&#8217;amore per i grandi orizzonti. Un libro che consiglio caldamente ai lettori di <em>Montagne<\/em>: sar\u00e0 assai facile rimanere sospesi a uno degli infiniti rami che si staccano dal tronco portante.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" alt=\"Fred e Ginger\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/fredginger.gif\" width=\"412\" height=\"352\" \/><br \/>\nL&#8217;11 luglio scorso WM1 \u00e8 intervenuto telefonicamente nella trasmissione Flatlandia di Radio Onda d&#8217;Urto (Brescia). A intervistarlo c&#8217;era Gianbattista (Sancho) Santoni. Ecco la registrazione.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/flatlandia.radiondadurto.org\/files\/2013\/07\/WuMing1-PointLenana.mp3\">POINT LENANA A FLATLANDIA<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Chiudiamo, per ora, linkando <a href=\"http:\/\/pointlenana.tumblr.com\/post\/55334102864\/lost-in-anobii-1-incontri-e-incroci-di-stefania\">la bella e toccante recensione di una lettrice gardenese, Stefania Demetz<\/a>, nata e cresciuta nei luoghi in cui Emilio Comici trascorse gli ultimi anni di vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"E&#8217; come se Point Lenana non fosse uscito a fine aprile ma a met\u00e0 luglio, tanti sono i lettori che lo stanno scoprendo adesso. 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