{"id":13755,"date":"2013-07-23T19:33:13","date_gmt":"2013-07-23T17:33:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13755"},"modified":"2014-11-19T09:32:48","modified_gmt":"2014-11-19T08:32:48","slug":"mitocrazia-di-yves-citton-prefazione-e-postfazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/07\/mitocrazia-di-yves-citton-prefazione-e-postfazione\/","title":{"rendered":"\u00abMitocrazia\u00bb, di Yves Citton. Prefazione di Wu Ming 1, postfazione di Enrico Manera"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/mitocrazia\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13765\" alt=\"Mitocrazia - copertina\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Alegre-mitocrazia1.jpg\" width=\"500\" height=\"810\" \/><\/a><\/p>\n<h5 style=\"text-align: left;\">[La casa editrice Alegre ha da poco dato alle stampe la traduzione di <em>Mythocratie<\/em>, importante saggio del filosofo francese Yves Citton. La prefazione \u00e8 scritta da Wu Ming 1, la postfazione da Enrico Manera. Proponiamo qui entrambi i testi. Il libro \u00e8 <a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/mitocrazia\">acquistabile sul sito di Alegre<\/a> con il 15% di sconto e senza spese di spedizione.]<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/h5>\n<p><strong>L&#8217;incontro tra il salmone e gli asparagi sul tavolo del narratologo<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Verso la fine degli anni Zero ci colse il sospetto che in Francia la riflessione \u00abda sinistra\u00bb su miti e narrazioni stesse prendendo una brutta piega.<br \/>\nIl libro <em>Storytelling<\/em> di <strong>Christian Salmon<\/strong>, improvvisamente e improvvidamente <em>\u00e0 la page<\/em>, stava imponendo un approccio semplicistico e consolatorio al problema. Salmon descriveva un grande e maligno complotto finalizzato a imporre un Nuovo Ordine Narrativo (NON) per mezzo di un&#8217;arma di distrazione di massa chiamata &#8211; appunto &#8211; <em>storytelling<\/em>. In inglese il vocabolo non designa altro che l&#8217;atto basilare e primevo di raccontare storie, ma nella neolingua salmoniana si zavorrava di connotazioni sinistre: raccontare equivaleva <em>tout court<\/em> a ingannare, abbindolare, irretire, manipolare; le storie erano strumenti del dominio capitalistico in mano a pubblicitari e markettari; lo storytelling era il male.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Leggemmo quel libro prima ancora che fosse tradotto in italiano, lo trovammo decisamente raffazzonato ed <a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/2008\/10\/07\/christian-salmon-storytelling\/\">esprimemmo il nostro giudizio fuori dai denti<\/a>. Al fondo, c&#8217;era un&#8217;incomprensione del rapporto tra esseri umani e storie, ovvero l&#8217;idea che i primi possano fare a meno delle seconde. In quell&#8217;occasione, ricapitolammo quelle che per noi sono \u00abbanalit\u00e0 di base\u00bb:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">Non c\u2019\u00e8 mai stata un\u2019et\u00e0 del mondo in cui la comunicazione fosse sganciata dal racconto e dalle mitologie depositate nel linguaggio. La narrazione non occupa un campo specifico (di mero intrattenimento), e non esiste un discorso logico-razionale \u201cpuro\u201d. Leibniz sperava che un giorno qualunque disputa si sarebbe potuta risolvere con un calcolo, ma per fortuna quell\u2019alba non \u00e8 mai sorta. Il positivismo ha sognato che la scienza potesse emanciparsi una volta per tutte dai suoi trascorsi filosofici e letterari, ma i maestri del sospetto \u2013 Marx, Nietzsche e Freud \u2013 hanno rinvenuto tre cariche esplosive alle fondamenta dell\u2019oggettivit\u00e0 scientifica: gli interessi economici, la volont\u00e0 di potenza e l\u2019inconscio. Quest\u2019ultimo \u00e8 molto pi\u00f9 vasto di quel che si credesse fino a trent\u2019anni fa: non comprende solo istinti e desideri repressi. La scienza cognitiva ha scoperto che il pensiero lavora per lo pi\u00f9 in maniera inconscia e che buona parte di questi meccanismi neurali nascosti richiamano strutture narrative. Scheletri di miti e leggende sono tatuati sui nostri cervelli con un inchiostro elettrico. Le storie ci sono indispensabili per capire la realt\u00e0, per dare un senso ai fatti, per raccontarci chi siamo. Abbiamo bisogno di scenari e le narrazioni ce li forniscono, spesso con un vantaggio importante rispetto alle cosiddette analisi razionali: le storie ci fanno emozionare e le emozioni, lungi dal contagiarla, sono invece un ingrediente essenziale della ragione. Senza rabbia, passione, tristezza e speranza non saremmo in grado di ponderare la pi\u00f9 piccola scelta [&#8230;] Non sorprende allora che il potere si sia sempre appoggiato a miti e leggende. E forse, per tutta risposta, basterebbe continuare a fare quel che abbiamo sempre fatto: sgonfiare le favole dei potenti, raccontare altre storie.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">Per Salmon, invece, il capitalismo aveva imposto andamenti e schemi narrativi a porzioni di realt\u00e0 in precedenza esterne alle narrazioni (?), finendo per \u00abinflazionare\u00bb e corrompere irreparabilmente l&#8217;atto di raccontare. Atto che andava &#8211; non si capiva bene come &#8211; disertato.<\/p>\n<div id=\"attachment_13776\" style=\"width: 162px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13776\" class=\"size-full wp-image-13776 \" alt=\"Christian Salmon\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/christian-salmon.jpg\" width=\"152\" height=\"228\" \/><p id=\"caption-attachment-13776\" class=\"wp-caption-text\">Christian Salmon<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">L&#8217;autore lesse la nostra critica e se ne ebbe a male, ma che potevamo farci? E&#8217; malsano voler piacere a tutti, e mica ce l&#8217;avevamo con lui personalmente. In ogni caso, non gli arrecammo nessun danno. Il suo libro, tradotto in varie lingue, continu\u00f2 ad avere successo. Le geremiadi funzionano sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quella narrazione capziosa mascherata da critica del narrare capzioso ebbe tale e tanta presa sull&#8217;intellighenzia che fra gli scrittori d&#8217;Oltralpe si diffuse come un senso di vergogna: \u00abChe senso ha il nostro lavoro se raccontare storie \u00e8 il modo pi\u00f9 banale di fare il gioco del Potere?\u00bb<br \/>\nVergogna non del tutto sincera n\u00e9 priva di pulsione narcisistica. Lo scrittore che si denuda e flagella in pubblico \u00e8 un clich\u00e9 dei pi\u00f9 retrivi: \u00abGuardatemi, me tapino! Quel che faccio \u00e8 inutile, anzi, scrivere si ritorce contro di me! Ci\u00f2 che volevo liberante \u00e8 cagione di schiavit\u00f9! Oh, quanto mi dilania quest&#8217;eterogenesi dei fini!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">L&#8217;indignazione contro lo storytelling, insomma, forn\u00ec ad alcuni nostri colleghi l&#8217;ennesima occasione di navigarsi l&#8217;ombelico. L&#8217;onta esibita e la sfiducia affettata, preincanalate nei varchi di un certo postmodernismo stagionato, diedero luogo a metanarrazioni. Lo scrittore raccontava della propria sfiducia nei confronti del raccontare: \u00abMi piacerebbe scrivere un romanzo, ma il romanzo \u00e8 un&#8217;arma del potere, e allora scrivo s\u00ec un romanzo, ma ogni due pagine mi intrometto per ribadire che il romanzo \u00e8 un&#8217;arma del potere e nemmeno questo sfugge&#8230; Anzi, un po&#8217; sfugge, perch\u00e9 proprio grazie a queste mie intromissioni non \u00e8 davvero un romanzo ma un romanzo che si nega come tale etc. etc.\u00bb<\/p>\n<div id=\"attachment_13775\" style=\"width: 166px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13775\" class=\"size-full wp-image-13775\" alt=\"Laurent Binet\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Laurent-Binet_Sipa.jpg\" width=\"156\" height=\"212\" \/><p id=\"caption-attachment-13775\" class=\"wp-caption-text\">Laurent Binet<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Tutto questo per inseguire quella che Salmon, vagamente e senza fornire alcun ragguaglio, chiamava \u00abcontronarrazione\u00bb. Si capiva soltanto che doveva tendere allo \u00absfuocare\u00bb lo sguardo del narratore, per \u00absfumare\u00bb la potenza seduttiva delle storie. Tante pagine di sacro furore per concludere che il vino annacquato ubriaca di meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Lungi dal fornire al lettore utili strumenti di decodifica e demistificazione, simili estenuanti \u00abaggiunte\u00bb finirono per debilitare opere altrimenti potenti. L&#8217;esempio pi\u00f9 eclatante lo avemmo leggendo <em>HhHH<\/em> di <strong>Laurent Binet<\/strong>, ricostruzione dell&#8217;attentato partigiano in cui mor\u00ec il caporione nazista Reinhard Heydrich (Praga, 4 giugno 1942). Grazie a quel libro ci accorgemmo dell&#8217;influenza perniciosa delle teorie antinarrative di Salmon. <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=5256\">Recensendo <em>HhHH<\/em><\/a>, Wu Ming 2 scrisse:<\/p>\n<blockquote><p>Qui c\u2019\u00e8 una contraddizione di fondo che finisce per rendere comici gli sforzi di Binet (che infatti non di rado ci scherza su volentieri). Egli \u00e8 talmente affascinato dalla letteratura, da trasformare s\u00e9 stesso in personaggio: un personaggio che quando apre bocca, sputa sugli elementi chiave della letteratura stessa. A me ricorda mio figlio quando assaggia gli asparagi e dice: \u00abBuoni. Per\u00f2 un po\u2019 cattivi.\u00bb Ma voi mio figlio non lo conoscete, quindi vi faccio un altro esempio. Avete presente il protagonista di In &amp; Out, quando per convincersi di essere macho, si mette ad ascoltare I Will Survive a tutto volume, cercando disperatamente di non sculettare a ritmo di musica? Oppure ancora quei ragazzini che vorrebbero tanto fare un gioco infantile, ma lo rifiutano per dimostrarsi \u00abgrandi\u00bb? [&#8230;] Voialtri siete troppo intelligenti per giocare con noi, giusto? Siete troppo sgamati. E bisogna a tutti costi che ce lo dimostriate, mettendovi in un angolino a fumare Camel, mentre noi ci divertiamo come cretini [&#8230;] Ho come l\u2019impressione che in Francia il problema delle \u00abtossine narrative\u00bb sia stato posto in maniera sbagliata. Invece di interrogarsi su quali figure retoriche o bias cognitivi portano un narratore a manipolare il suo pubblico e a nascondere la realt\u00e0, si \u00e8 deciso che raccontare storie equivale a spacciare frottole, sempre e comunque, salvo poi rincorrere un\u2019incomprensibile contro-narrazione, come fa Salmon, o inchinarsi di fronte al \u201cpotere imponderabile e nefasto\u201d della letteratura, come fa Binet. Ma un conto \u00e8 criticare i clich\u00e9s di tanti romanzi storici, un altro \u00e8 negare che l\u2019invenzione letteraria pu\u00f2 essere una forma di indagine della Storia, e non soltanto un ingranaggio pretenzioso e ridicolo per rimodellarla. Mentre Hayden White ha mostrato come le strutture narrative sono uno strumento legittimo dell\u2019analisi storica, Laurent Binet vorrebbe ripulire la letteratura da ogni artificio retorico: e meno male per lui che non ci riesce affatto.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Mitocrazia<\/em>\u00a0 non partecipa di quest&#8217;equivoco. E&#8217; un libro spinoziano fino al midollo, quindi ha tutti gli anticorpi per non ammalarsi d&#8217;apocalisse e passioni tristi. Di pi\u00f9: Yves Citton prende &#8211; seppure amabilmente &#8211; per i fondelli l&#8217;approccio di Salmon e dei suoi epigoni (che descrive come produttori di \u00abpastiches dall&#8217;esito incerto\u00bb, quasi sicuramente pensando alle estenuanti elucubrazioni di Binet):<\/p>\n<blockquote><p>Il grande Impero&#8230; si apprestava a lanciare delle incursioni nella terra di Gallia &#8211; questa fiera nazione di cittadini druidi e di irriducibili intellettuali &#8211; quando ad un tratto un intrepido cavaliere Christian soffi\u00f2 nel suo olifante&#8230; Il suo richiamo alla crociata attir\u00f2 i prodi al di l\u00e0 di ogni aspettativa&#8230;<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_13777\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13777\" class=\"size-full wp-image-13777 \" alt=\"Yves Citton\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/citton1.jpg\" width=\"200\" height=\"227\" \/><p id=\"caption-attachment-13777\" class=\"wp-caption-text\">Yves Citton<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Si pu\u00f2 dire che <em>Mitocrazia<\/em> sia stato scritto per \u00abdisincagliare\u00bb il dibattito, per portarlo oltre le secche nelle quali Christian Salmon l&#8217;aveva condotto e abbandonato. Il sottotitolo \u00e8 una dichiarazione d&#8217;intenti in <em>nominalstil<\/em>: \u00abStorytelling e immaginario di sinistra\u00bb, e l&#8217;enfasi cade sul secondo elemento. Citton non \u00e8 un Savonarola, non si accontenta di denunciare, di gridare che il capitalismo ci rincretinisce raccontandoci storie seducenti, ma tiene sempre presente la dimensione del \u00abche fare\u00bb: come raccontare \u00abda sinistra\u00bb? Come si svolge un racconto \u00abdi sinistra\u00bb? Cosa lo distingue dai racconti \u00abdi destra\u00bb che sentiamo ogni giorno?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per rispondere a queste domande, Citton fa alcuni passi indietro nella storia del pensiero filosofico: ricorre all&#8217;ariosa catalogazione di affetti e passioni proposta da Spinoza; rilegge\u00a0 con la lente d&#8217;ingrandimento il romanzo filosofico di <strong>Denis Diderot<\/strong> (il pi\u00f9 spinoziano degli illuministi) <em>Jacques il fatalista e il suo padrone<\/em>; soprattutto, riparte dalle fondamentali riflessioni di <strong>Michel Foucault<\/strong> sulle relazioni di potere. A determinare e muovere queste ultime \u00e8 una costante attivit\u00e0 di \u00abscenarizzazione\u00bb, predisposizione di ruoli all&#8217;interno di cornici narrative (frame)\u00a0 che, una volta attivate, permettono di \u00abcondurre le condotte\u00bb degli esseri umani. Citton tira fuori dalla cassetta svariati concetti-utensili &#8211; attrattori, agganci, plot, infrapolitica&#8230; &#8211; e spiega con dovizia di esempi come funziona la scenarizzazione.<br \/>\nNel farlo, si guarda bene dal proporre rigide antinomie tra scenarizzazioni \u00abbuone\u00bb e \u00abcattive\u00bb: anche la cornice narrativa pi\u00f9 \u00abmalintenzionata\u00bb pu\u00f2 produrre effetti impredicibili, anche la narrazione pi\u00f9 malevolmente ideologica (il mito pi\u00f9 intenzionalmente \u00abtecnicizzato\u00bb, direbbe <strong>Furio Jesi<\/strong>) pu\u00f2 spingere all&#8217;attenzione una singola scena, un passaggio, una frase che si aggancia a un ricordo e innesca una reazione inattesa, avviando un percorso emotivo e riflessivo divergente da quello preventivato.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Anche su questa consapevolezza si fonda la proposta &#8211; derivata da <strong>Jean-Luc Nancy<\/strong> &#8211; di \u00abinterrompere il mito\u00bb. Narrazioni egualitarie possono sorgere dal basso per spezzare e deviare l&#8217;andamento in apparenza ineluttabile delle narrazioni dominanti, di quelle che in Italia vengono spacciate per \u00abmemorie condivise\u00bb e sono tanto pi\u00f9 artificiose quanto pi\u00f9 si presentano come naturali emanazioni della comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Qui la ricognizione di Citton \u00e8 per forza di cose sommaria, ma non \u00e8 per nulla \u00absfuocata\u00bb, il profilo delle \u00abcontronarrazioni\u00bb che Citton ha in mente \u00e8 nitido, gli esempi ispiranti. Fanno capolino &#8211; forse un po&#8217;&#8230; ingigantiti dalla distanza &#8211; anche gli autori di questa prefazione, cosa che ci ha fatto tentennare: \u00abSe introduciamo il libro, siamo o non siamo in conflitto d&#8217;interessi?\u00bb Dopo attento rimuginare, abbiamo deciso che valeva la pena introdurlo. I maligni maligneranno, e allora? Nil novi sub sole.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Noi ci fermiamo qui. La parola a Citton. Altre cose, ben pi\u00f9 approfondite sotto l&#8217;aspetto filosofico, le scrive Enrico Manera nella postfazione. Prima del congedo, non resta che ringraziare lui (Manera) e Maurizio Vito, per averci, praticamente in simultanea, fatto conoscere <em>Mitocrazia<\/em>. Da cosa nasce cosa nasce cosa, e adesso &#8211; per opera di Alegre &#8211; il libro esiste in italiano.<br \/>\nBuona lettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Mitopoiesi, mitodinamica e mitocrazia. Appunti di lavoro per una nuova sinistra mitocratica<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">di <strong>Enrico Manera<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Ho letto <i>Mythocratie<\/i> poco dopo l&#8217;uscita dell&#8217;edizione originale francese (2010) grazie alla segnalazione di Andrea Cortellessa \u2013 e a lui va un ringraziamento \u2013, in occasione di un mio contributo al dibattito sul mito, su Furio Jesi in particolare, per un numero di <i>alfabeta2.<\/i><\/p>\n<p align=\"left\">Tre anni di lavoro di ricerca sulle mitologie, da un punto di vista teorico, storico-storiografico e letterario mi hanno reso particolarmente sensibile alla riflessione politica sul mito, sulla critica della sua presenza ma anche sul suo <i>uso<\/i> possibile nell&#8217;attualit\u00e0: un impegno in cui, partire dall&#8217;interesse per l&#8217;opera di Jesi, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=10807\">sono stato felicemente coinvolto su<\/a> <i>Giap<\/i> da Wu Ming 1 e in altri ambienti. Da l\u00ec inizia la catena di eventi che porta, grazie alle edizioni Alegre, alla pubblicazione del libro che il lettore ha tra le mani.<\/p>\n<p align=\"left\">Al centro del discorso sta il rapporto tra mito e politica, che \u00e8 fondativo della dimensione del politico stesso e che si rivela sempre pi\u00f9 attuale in anni di attivit\u00e0 politica mediatizzata, spettacolare e &#8216;liquida&#8217;.<\/p>\n<p align=\"left\">In modo pi\u00f9 radicale e profondo rispetto all&#8217;impiego propagandistico del mito teorizzato da Georges Sorel agli inizi del &#8216;900 e alla \u201ctecnicizzazione\u201d fascista analizzata da Ernst Cassirer e K\u00e1roly K\u00e9r\u00e8nyi dal secondo dopoguerra, parlare di mitologia significa qui parlare in termini teorici pi\u00f9 ampi di \u2018grandi narrazioni\u2019, la crisi delle quali coincide con la condizione post-moderna (Lyotard); significa anche dire <i>ideologia<\/i>, nei termini di un marxismo critico e post-francofortese che consideri la sovrastruttura come fattore determinante e costituivo del potere e non solo una sua funzione derivata e secondaria.<\/p>\n<p align=\"left\">Significa in termini pratici constatare i risultati desolanti dell\u2019oggi in cui risulta mortificata ogni passione politica che si voglia aliena dalla professione, dalla spettacolarizzazione e dal malaffare; una situazione che richiede nuovi strumenti per la comprensione delle nuove forme mitologiche capace di determinare gli orizzonti di senso del mondo in cui viviamo, aggiornando la cassetta degli attrezzi teorica che \u00e8 stata inaugurata da Roland Barthes gi\u00e0 dai tardi anni cinquanta e portata ai massimi livelli dalla svolta semiotica della cultura degli anni settanta.<\/p>\n<p align=\"left\">Nelle societ\u00e0 contemporanee lo spazio pubblico \u00e8 stato egemonizzato da una civilt\u00e0 delle immagini di derivazione televisiva, e via via digitali, multimediali e transmediali, capace di mettere in crisi una consolidata tradizione di pensiero critico. In Italia, la cui crisi politica pu\u00f2 essere pienamente spiegata da vent&#8217;anni di mitologia berlusconiana trionfante (farsesca versione di quella neoliberale) che hanno oscurato nel senso comune oltre cento anni di <i>epos<\/i> dell&#8217;emancipazione legata al movimento operaio e sindacale: la fine delle grandi lotte operaie nel 1980 chiude la stagione di rivendicazioni sociali apertasi nel 1969 e prefigura il trionfo del pensiero economico che, fatto proprio dalla stessa socialdemocrazia, ha comportato la cancellazione dall\u2019immaginario collettivo di decenni di storia delle classi subalterne e la fine della coscienza di classe come visione del mondo capace di mutarlo. Seguono l&#8217;esplosione delle televisioni private e il correlato a livello di massa di conformismo, omologazione, edonismo, narcisismo, implosione della critica e assorbimento dell&#8217;utopia.<\/p>\n<p align=\"left\">Il resto, con le vicende dei due crolli \u2013 del Muro di Berlino e delle Torri Gemelle \u2013 \u00e8 noto al lettore e ci accompagna lungo un piano inclinato alla crisi irreversibile della sinistra istituzionale, superata per modalit\u00e0 e temi da una realt\u00e0 difficilmente inquadrabile come il Movimento 5 Stelle e disintegratasi dall&#8217;interno per scontri di potere e inconciliabilit\u00e0 delle sue anime. Neanche la crisi economica successiva al 2007, che pure ha fatto da moltiplicatore e da acceleratore per situazioni di protesta e rivolta in tutta Europa e nel mondo, in Italia ha fornito ragioni e motivi per una rinascita della sinistra : se realt\u00e0 militanti e pensanti continuano ad esistere e a proporre alternative, non esiste un soggetto politico che sia in grado di interpretarle o comunque di proporle come forma di governo.<\/p>\n<p align=\"left\">In ogni caso, anche in Europa, \u00e8 in gioco la questione della legittimazione delle democrazie moderne con i suoi diversi addentellati, che siano la crisi della sinistra o il dominio della destra.<\/p>\n<p align=\"left\">Il problema principale rimane il fatto che se da un lato \u00e8 necessaria la critica di un modo di comunicare autoritario e ideologico, incantatorio e mitologico quale \u00e8 la narrazione \u2018di destra\u2019, neoconservatrice e neoliberale, continua a mancare una narrazione nuova ed autentica che possa definirsi \u2018di sinistra\u2019 e che possa realizzare e attualizzare l&#8217;emancipazione e il riscatto per un&#8217;ampia comunit\u00e0 di soggetti, all&#8217;interno di un progetto di <i>utopia<\/i> .<\/p>\n<p align=\"left\">Questa rapida sintesi, che trova un corrispettivo visivo in un recente film molto intelligente come <i>Viva la libert\u00e0<\/i> di Roberto And\u00f2, descrive una questione dai vasti contorni e correlata a una bibliografia immensa, in cui rientra il dibattito contemporaneo sul mito, sull\u2019identit\u00e0 e sulla teologia politica. Un discorso in cui \u00e8 facile perdersi e di cui il libro di Citton appare come una mirabile disamina, capace di condensare agilmente decenni di riflessioni prodotte all&#8217;interno della sinistra critica contemporanea.<\/p>\n<p align=\"left\">Si tratta di un modo per rimettere insieme i diversi fili dell&#8217;aspetto strategico dell&#8217;analisi ma anche per provare a dare delle risposte al pi\u00f9 difficile, impegnativo e paralizzante <i>che fare?<\/i> , in un momento in cui, pur disponendo di strumenti di analisi raffinati, risulta davvero oscuro come uscire dall&#8217; <i>impasse<\/i> e come ripensare la narrazione in quanto fatto eminentemente politico, in grado di ridefinire scenari futuri e di fornire respiro all&#8217;azione collettiva.<\/p>\n<p align=\"left\"><i>Le mitologie ci fanno essere quello che siamo<\/i><\/p>\n<p align=\"left\">Dai tempi de <i>La dialettica dell&#8217;illuminismo<\/i> di Adorno-Horkheimer \u00e8 chiaro come l\u2019errore di ogni illuminismo consista nel credere di potersi disfare del mito; nel non vedere come esso si riproduca in modo proteiforme e nel sottovalutarne l\u2019importanza e il radicamento nell&#8217;umano, nel trascurarlo e nel farlo a pezzi, consegnandolo di fatto al pensiero reazionario e populista: la demitizzazione radicale, il sogno razionalistico che accomuna illuminismo e marxismo, risulta impossibile perch\u00e9 la sola razionalit\u00e0 analitica e amministrativa non sembra essere capace di superare le secche del nichilismo e del disincanto, preparando il terreno \u2013 e soprattutto le masse \u2013 a nuovi imbonitori e a reincantamenti inaspettati, fondamentalisti e dogmatici. Se il mito e la cultura di destra sorgono dentro le stesse logiche sacralizzanti fin dall&#8217;et\u00e0 moderna e sono destinati a un sodalizio continuo per la forma del loro linguaggio stereotipante e monumentale, la stessa sinistra nelle sue peggiori manifestazioni storiche, come il <i>Diamat<\/i> e il culto stalinista, si \u00e8 trasformata in una dogmatica repressiva o all&#8217;altro estremo nel vacuo estetismo che produce le icone di Che Guevara e le grandi kermesse canore del Primo maggio: in ci\u00f2 si rivela di fatto &#8216;cultura di destra&#8217; (Jesi).<\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;esito pi\u00f9 fecondo di un dibattito europeo sul mito, sviluppato in particolare in Germania dai tardi anni sessanta con il coinvolgimento di numerosi studiosi ( su tutti Hans Blumenberg, Manfred Frank, Leszek Kolakowski, J\u00fcrgen Habermas ), \u00e8 che il mito va accolto, decostruito e umanizzato senza misconoscerne significati, immagini e emozioni che, se negati, finiscono per alimentare nostalgie tradizionaliste e neo-identitarie. Il mito politico ritorna nella contemporaneit\u00e0 in forme nuove e inaspettate perch\u00e9 risponde alle spinte disgreganti della globalizzazione, avvertita come fonte di disorientamento e alla crisi delle grandi <i>storie<\/i> che per secoli hanno garantito la stabilit\u00e0 dell&#8217;identit\u00e0 europea. La svolta sociocostruttivista delle scienze sociali ha mostrato che le identit\u00e0 politiche, sociali e culturali si costruiscono attraverso diverse narrazioni mitologiche, serie testuali e immaginali che determinano e consolidano le memorie culturali e le strutture connettive dei gruppi umani determinando \u00abimmaginario sociale\u00bb (Castoriadis), la rete simbolica in cui si radicano atti individuali e collettivi nella loro relazione con la <i>significativit\u00e0<\/i> . Da un lato dunque il mito \u00e8 forma di dominazione, come lo studio dei totalitarismi e poi la critica delle democrazie post-moderne e populiste hanno messo in luce; dall&#8217;altro continua ad apparire come strumento di critica, progresso ed emancipazione, invocato dalla crisi del significato collettivo, poich\u00e9 del mito si scopre il valore di legittimazione <i>quando questo viene meno, <\/i> in seguito alla nietzscheiana \u00abmorte di Dio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"281\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"\/\/www.youtube.com\/v\/DPW32bdL54I?hl=it_IT&amp;version=3\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"281\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"\/\/www.youtube.com\/v\/DPW32bdL54I?hl=it_IT&amp;version=3\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><\/p>\n<p align=\"left\">Su queste premesse si inserisce Citton, che ha un profilo biografico molto interessante: nato nel 1962 a Ginevra, \u00e8 teorico della letteratura e filosofo politico con un curriculum denso e internazionale, insegna all&#8217;universit\u00e0 a Grenoble, \u00e8 redattore della rivista militante <i>Multitudes, <\/i> nutre interessi contemporanei quali il free-jazz e l&#8217;indie-rock <i>. <\/i> A partire da questa postura esistenziale e da una forte consapevolezza meta-sociologica, lungi da fare il <i>m<\/i> <i>a\u00eetre \u00e0 penser <\/i> che invita alla rivolta dal salotto buono, sintetizza i risultati pi\u00f9 interessanti del recente dibattito francese mettendo al centro del suo discorso la lettura recente di Spinoza, il pensatore classico moderno che per primo ha affermato che <i> ogni potere emana dalla moltitudine <\/i> e che <i> tutte le societ\u00e0 si basano sull&#8217;immaginazione politica<\/i> . U n mito politico \u00e8 tale non solo per il contenuto della storia che narra, ma per il fatto che questa narrazione \u00e8 performativa e coagulante, che \u00e8 condivisa da un gruppo e che fornisce significativit\u00e0 alle condizioni politiche, cio\u00e8 alle condizioni relative al conflitto per la distribuzione del potere e delle risorse.<\/p>\n<p align=\"left\">A fianco all&#8217;asse teorico dell&#8217;immanenza e del materialismo antropologico si ritrova quello legato all&#8217;opera di Foucault, il classico contemporaneo che ha permesso di riformulare una teoria del potere, oltre e accanto a quelle liberali e marxiste. Com&#8217;\u00e8 noto, nel moderno il potere si esercita in istituzioni disciplinari che hanno un \u00abpotere di normalizzazione\u00bb e di \u00abnaturalizzazione\u00bb della realt\u00e0, lavora in modo \u00abmicrofisico\u00bb permeando ogni piega della societ\u00e0. Esso si incarna dunque non tanto nei simboli e nei grandi eventi dell&#8217;uso pubblico e del monopolio legittimo della violenza (come in Weber) quanto in una miriade reticolare di campi di forze in tensione che coinvolge tutti gli individui all&#8217;interno di pi\u00f9 meccanismi impersonali, per indicare i quali viene usato il termine \u00abdispositivi\u00bb. B iopolitica significa la serie di strategie anonime in cui si realizza un potere opaco, esercitato sulla vita delle persone e caratterizzato da controllo dei corpi. Le istituzioni, sorte dall&#8217;incrocio di saperi e poteri (igiene fisica e mentale, carceri, manicomi, scuole, universit\u00e0, fabbriche, uffici, mezzi di comunicazione&#8230;) organizzano la vita dei cittadini di uno Stato in modo invisibile e diffuso, basato sull&#8217;adesione a un sistema di valori e realizzando una struttura reticolare. Foucault analizza le procedure di trasformazione degli uomini in \u201csoggetti\u201d: le strategie di istituzionalizzazione, ovvero le modalit\u00e0 attraverso cui gli individui soggettivano la norma, la riferiscono a se stessi e se ne impossessano, e le forme di soggettivazione, la formazione di uno stile di vita e della personalit\u00e0 etica, che egli intende come le regole che fondano la soggettivit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Sintetizza Citton: \u00abSe l&#8217;espressione &#8220;pensare il potere&#8221; ha un senso, questo \u00e8 precisamente quello <i>di pensare all&#8217;intreccio intricato delle meta-condotte (strategiche) che inducono le nostre condotte\u00bb. <\/i> I racconti in cui siamo avviluppati nella nostra esistenza quotidiana avvengono all&#8217;interno di una vera e propria \u00abscenarizzazione\u00bb: \u00abraccontare una storia a qualcuno non implica solo articolare determinate rappresentazioni d&#8217;azione seguendo una specifica successione, ma comporta anche &#8220;condurre le condotte&#8221; di chi ascolta, a seconda dell&#8217;inclinazione conferita alle articolazioni e alle concatenazioni. Mettendo in scena le trame dei personaggi (fittizi) del mio racconto, contribuisco &#8211; in maniera pi\u00f9 o meno efficace, pi\u00f9 o meno incisiva &#8211; a <i>scenarizzare<\/i> il comportamento delle persone (reali) cui rivolgo il mio racconto\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\">La riflessione sul potere diventa una riflessione sul \u00abpotere di scenarizzazione\u00bb e si situa all&#8217;incrocio tra antropologia, sociologia, narratologia e semiotica: \u00abpassare dalla problematica della <i>narrazione <\/i> a quella della <i>scenarizzazione<\/i> significa chiedersi in che modo &#8211; attraverso quali strutture della comunicazione e con quali effetti possibili &#8211; una storia possa coinvolgere un pubblico e orientarne i futuri comportamenti\u00bb. Nell&#8217;analisi di Citton \u00abun racconto costituisce un marchingegno per catturare (&#8230;) desideri e (&#8230;) convinzioni\u00bb. Simile a una macchina da guerra o teatrale, lo <i> storytelling<\/i> \u00e8 un meccanismo operativo e strategico che, in quanto struttura di integrazione dell&#8217;individuo in un sistema culturale ed economico, \u00e8 essenzialmente <i>donazione di senso. <\/i> I suoi prodotti, i racconti, orientano desideri e convinzioni \u2013 comportamenti, azioni, condotte \u2013, all&#8217;interno di una <i>economia degli affetti <\/i> che \u00e8 snodo decisivo del potere nelle societ\u00e0 del controllo, un potere che prende l&#8217;aspetto di un \u00abNuovo ordine narrativo\u00bb realizzato dall&#8217;\u00abimmenso cumulo di racconti che le societ\u00e0 moderne producono\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\">Attraverso la costruzione linguistica e visiva dell\u2019immaginario sociale l\u2019ideologia dominante si esercita anche quando non mostra contenuti apertamente ideologici. Un&#8217; industria culturale ormai sovrapposta completamente al potere globale nelle sue forme sempre pi\u00f9 accessibili e semplificate continua a essere nella societ\u00e0 contemporanea uno dei principali fattori di fabbricazione dei \u201cmiti\u201d nei quali ai suoi membri \u00e8 dato di rispecchiarsi. Citton fornisce la formulazione aggiornata e uno sguardo di insieme di un dibattito teorico che troppo spesso si ferma agli anni Ottanta, di estrema utilit\u00e0 tanto allo studioso di mitologie contemporanee quanto al militante di sinistra. Come le mitologie fasciste e nazionaliste sono state il correlato alla spersonalizzazione della massa, il linguaggio dell\u2019intrattenimento e dell\u2019immaginario hollywoodiano, quello televisivo delle <i>soap opera <\/i> e dei <i> talk show, <\/i> dei telegiornali della sera e dell&#8217;intimit\u00e0 esposta nei <i>social network<\/i> sono il codice adatto alla dimensione pubblica della societ\u00e0 di massa e dello spettacolo nelle sue mutazioni contemporanee.<\/p>\n<p align=\"left\">Uno stesso principio logico-genetico lega lo stato etico e organicista alla retoriche dell\u2019intimit\u00e0 veicolate nella sfera del rotocalco, della pubblicit\u00e0 e oggi del <i>reality show <\/i> o dell&#8217;informazione spettacolare in tempo reale : viene creato uno spazio ideale che illumina le esistenze individuali sollevandole dalla loro percepita banalit\u00e0 e le colloca in un\u2019aura di eccezionalit\u00e0. La naturalizzazione della realt\u00e0 diventa iper-realismo nella societ\u00e0 dell\u2019immagine, alla cui adesione la realt\u00e0 stessa viene piegata. Modelli culturali e stili determinati divengono simboli di un sistema di valori e credenze dalla cui adesione dipendono l\u2019inserimento sociale e la realizzazione personale: le esistenze individuali diventano recitazione di ruoli all\u2019interno di un copione scritto e organizzato da un sistema di potere invisibile e dai contorni inafferrabili. Lo <i>storytelling<\/i> \u00e8 il potere di oggi, o quantomeno uno dei suoi aspetti cruciali considerato che Citton per primo ci ricorda che il <i>Soft Power<\/i> non potr\u00e0 mai sostituire l&#8217;<i>Hard Power <\/i> che lo fonda.<\/p>\n<p align=\"left\"><i>Una &#8216;mitologia di sinistra&#8217; \u00e8 possibile?<\/i><\/p>\n<p align=\"left\">Il significato inemendabile del mito nella definizione delle memorie culturali e delle identit\u00e0 politiche invoca un suo possibile uso legittimo, differente da quello \u2018di destra\u2019 e praticabile nella lotta di sinistra per la definizione degli orizzonti, dei problemi e dei <i>frames<\/i> di riferimento. Se il discorso mitologico \u00e8 prassi comunicativa capace di costruire realt\u00e0 mediante l\u2019immaginario, oltre alla necessaria \u2018distruzione\u2019 del mito-violenza, non bisogna abbandonare il mito-utopia, narrazione che \u00e8 insieme riflessione al servizio di una razionalit\u00e0 cosciente e responsabile.<\/p>\n<p align=\"left\">Ma come fare a non cadere nel gorgo del mito e nella sua ipnosi incantatoria, visto che gli umani sembrano filogeneticamente predisposti alla credulit\u00e0 e alla mancanza di ragionamento? Il ricorso al mito da parte della propaganda politica \u00e8 per sua stessa natura \u201creazionario\u201d, se non \u201cfascista\u201d, anche quando le sue finalit\u00e0 sono progressiste. Una volta che si abbia a che fare con soggetti di forte impatto emotigeno, come sono le immagini mitologiche, la razionalit\u00e0 critica rischia di essere messa fuori gioco. \u00ab <i>Com\u2019 \u00e8 possibile indurre gli uomini a comportarsi in un determinato modo<\/i> \u2013 grazie alla forza esercitata da opportune evocazione mitiche \u2013, e <i>successivamente indurli a un atteggiamento critico verso il movente mitico del comportamento<\/i> ?\u00bb, si chiedeva Furio Jesi. Dal secondo dopoguerra sulla scia di Mann, di Brecht, di Benjamin, di Adorno la sinistra intellettuale ha sempre avanzato l&#8217;idea che il discorso artistico fosse l\u2019unica possibile esperienza mitica \u201cgenuina\u2019\u201d capace di parlare alla collettivit\u00e0 nel rispetto per l\u2019uomo.<\/p>\n<p align=\"left\">Se gi\u00e0 Benjamin sosteneva la \u00abpoliticizzazione dell\u2019arte\u00bb tipica delle avanguardie contro l\u2019\u00abestetizzazione della politica\u00bb operata dal fascismo, si pu\u00f2 ormai riconoscere un paesaggio intellettuale recente di riflessione mitologico-politica che dall\u2019\u00abontologia della finzione\u00bb di Jean-Luc Nancy in <i>La comunit\u00e0 inoperosa<\/i> (1983, con importanti considerazioni sul \u00abcomunismo letterario\u00bb) giunge fino al \u00abpotere di scenarizzazione\u00bb di cui ci parla Citton nel 2010.<\/p>\n<p align=\"left\">La mitopoiesi \u00e8 una dinamica elementare di costruzione della realt\u00e0: miti, luoghi comuni, strutture narrative ricorrenti determinano modalit\u00e0 di comportamento; la narrazione \u2013 concatenazione di simboli preesistenti in sequenze temporali, spaziali e causali \u2013 fonda, d\u00e0 luogo e stabilizza la soggettivit\u00e0 stessa. Tramite l\u2019inserimento del s\u00e9 in una narrazione, il racconto mitico si fa parte costitutiva di ogni programma di senso e azione. La storia del proprio vissuto, il racconto interiore, <i>\u00e8 l\u2019identit\u00e0 stessa<\/i>, processo di organizzazione narrativa della memoria e di autocostruzione che riguarda tanto il piano individuale quanto quello collettivo. Un modo antropologico di essere di sinistra necessita di uno <i>storytelling<\/i> adeguato e deve guardare al realismo critico e alla letteratura: questa in particolare \u00e8 discorsivit\u00e0 che articola in sequenze idee e immagini e le \u2018raffredda\u2019 e le de-metafisicizza. Il linguaggio creativo produce la mitologia, ne istituisce il tempo segreto senza produrre l&#8217;illusione della trascendenza ma rimanendo fedele all&#8217;immanenza, come risvolto utopico del tempo della storia. La scrittura (nel termine pi\u00f9 ampio di produzione umana di immaginario sull&#8217;umano) \u00e8 la macchina mitologica che genera la miticit\u00e0 esibendo il segno umano della sua produzione, neutralizza l\u2019effetto ipnotico del mito-sostanza senza soffocare l\u2019emozione che l\u2019immagine suscita: il dispositivo linguistico-ideativo genera lo spazio letterario, extra-quotidiano e latore di significativit\u00e0 che illumina l\u2019esistenza e realizza il mito umanizzato.<\/p>\n<p align=\"left\">Dotati di valore pubblico e politico, la scrittura, il cinema e la musica (protagonista della proposta di Citton, che si interessa di culture pop e alternative) svolgono ancora un ruolo fondamentale nella battaglia per la narrazione contro il discorso mitologico neo-metafisico avanzato dall&#8217;immagine mediatica dominante.<\/p>\n<p align=\"left\">Per un autore come Jesi, che non ha potuto vivere gli anni Ottanta, nell\u2019elaborazione del proprio immaginario il mito-creativo deve mostrare la sua genesi artificiale grazie al montaggio ironico e parodistico, con un effetto simile allo <i>straniamento<\/i> che Brecht nel teatro e Benjamin nella critica praticavano sistematicamente in senso emancipativo per disinnescare l\u2019immedesimazione ipnotica o consolatoria. Analogamente, aggiornando il discorso al terzo millennio con le sue specificit\u00e0 legate alla comunicazione, Citton introduce la nozione di \u00absvolta verso Saturno\u00bb indicando nella mitocrazia del jazzista afro-americano Sun Ra e nelle pratiche delle arti espressive contemporanee radicali un modo possibile per riscattare il racconto mitico salvandone la significativit\u00e0 e il potenziale comunicativo, fino a farne uno strumento di mitologia \u2018autentica\u2019 per comunit\u00e0 in rivolta in cui \u00absingolarit\u00e0 di ogni scrittura e la dimensione comune della moltitudine\u00bb, individuo e comunit\u00e0, trovino il loro equilibrio.<\/p>\n<p align=\"left\">La stessa funzione ha la proposta della \u00ab<i>mitocrazia del virtuale tizio qualunque\u00bb<\/i>, che si ritrova nella parte conclusiva del libro: il tizio che noi siamo, spersi nella moltitudine ma ad essa appartenenti e in essa desideranti, la cui storia \u00abconta di pi\u00f9 proprio perch\u00e9 conta di meno\u00bb e in ci\u00f2 acquisisce un forte potere di \u00abcontro-scenarizzazione\u00bb contro i miti dominanti della crescita illimitata (e della fine del welfare \u201cperch\u00e9 non possiamo pi\u00f9 permettercelo\u201d).<\/p>\n<p align=\"left\">Esiste una continuit\u00e0, da tempo nota e praticata, tra la linea di ribellione\/emancipazione che solca le controculture giovanili (che non a caso sono state sterilizzate, inquadrate e commercializzate mentre le giovani generazioni subiscono fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0 una colonizzazione dell&#8217;immaginario da parte del Nuovo ordine narrativo) e le tante vicende di rivolta e rivoluzione della storia: in questo modo si producono \u00abattraverso le gioie del contagio\u00bb i \u00abgermogli\u00bb di \u00abnuovi mondi del possibile preclusi alla ragione contabile\u00bb e le ragioni di una ricerca della \u00abfelicit\u00e0\u00bb presente.<\/p>\n<p align=\"left\">In questo contesto Citton chiama in causa il progetto culturale e politico di Wu Ming, che \u00abcondensa una serie di pratiche, di partiti presi e di teorizzazioni che forniscono un&#8217;eccellente piattaforma di riflessione sullo statuto delle storie, dei miti, delle comunit\u00e0 e delle scenarizzazioni ancora da inventare\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\">\u00c9 il felice esempio di una scrittura narrativa in grado di additare la svolta &#8216;saturnale&#8217; e di produrre condivisione per diversi motivi: la decostruzione del mito dell&#8217;autore, la dimensione collettiva intensamente praticata, la tematizzazione di eroi eccentrici, di nodi storici complessi e comunit\u00e0 minoritarie e trasversali, i plot irriducibili a stereotipi <i>maistream<\/i> e trionfali, il legame con i movimenti militanti e con un&#8217;eterogenea opposizione culturale, il radicamento in una transmedialit\u00e0 in divenire attraverso la rete, la programmatica nuova epicit\u00e0 ragionante.<\/p>\n<p align=\"left\">La nuova sinistra a cui ci invita Citton si vuole dunque mitocratica, non perch\u00e9 ogni altra via \u00e8 risultata perdente ma perch\u00e9 ogni altra scelta perdente \u00e8 stata finora il contrario di questo: un progetto \u00abfondato sul principio di partecipazione di tutti e di ognuno alle attivit\u00e0 di narrazione e di scenarizzazione\u00bb, \u00abun cantiere comune per la costruzione di una dimensione comune attraverso delle virtuose collaborazioni tra tizi qualunque\u00bb per \u00abaprire varchi nelle nostre immaginazioni\u00bb. \u00ab&#8221;Ci\u00f2 che resta del mito quando questo si interrompe&#8221; sono forse le voci delle instabili epopee minoritarie che ci insegnano a vivere in un <i>eterno cantiere<\/i> (&#8230;) sempre aperto ai nuovi concatenamenti che il potere di scenarizzazione sapr\u00e0 inventare\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\">Il fascino di queste pagine sta nel suggerire non i contenuti ma le forme narrative di un contro-potere che coincidono con la sua realt\u00e0 performativa in un progetto che ripropone con gli strumenti dell&#8217;oggi il ruolo di un&#8217;avanguardia politica che voglia riconquistare un&#8217;egemonia culturale: \u00abnon tanto un <i>sistema di idee, <\/i> coerente e totalizzante, fermamente ancorato al rigore del concetto e capace di rassicurare gli animi inquieti con la sua pretesa d&#8217;avere una risposta per tutto ( <i>un&#8217;ideologia), <\/i> bens\u00ec piuttosto un <i>bricolage eteroclito<\/i> di immagini frammentarie, di metafore dubbiose, di interpretazioni discutibili, di intuizioni vaghe, di sentimenti oscuri, di folli speranze, di racconti senza cornice e di miti interrotti che prendano insieme la consistenza di un <i>immaginario<\/i> , tenuto insieme, ancor prima che da una coerenza logica, dal gioco di risonanze comuni che attraversano la loro eterogeneit\u00e0 per affermare la loro fragilit\u00e0 singolare\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\">Da un simile bricolage emergono le risorse comunicative di una sinistra, dai riferimenti teorici post-moderni e post-strutturalisti, che ponga le condizioni cognitive per non cadere in nuove tecnicizzazioni destrorse, mercantilistiche e neoconservatrici dei propri miti: prima fra tutti la capacit\u00e0 di entrare nella sfera del racconto senza mai smettere di riflettere sull\u2019emozione che essi generano.<\/p>\n<p align=\"left\">Il ritorno di narrazioni emancipative e di giustizia sociale coincide con una consapevole mitopoiesi \u2018leggera\u2019: una poetica della politica come racconto (metafisicamente) infondato che renda palese ci\u00f2 che sta dietro le quinte del mito dei vincitori, evidenziando la dimensione umana, collettiva, euristica dei propri e la frattura tra realt\u00e0 e immaginazione utopica. Un nuovo <i>mythos <\/i> di resistenza, cambiamento e condivisione, al tempo stesso dichiarazione di sfiducia verso ogni \u2018Mito\u2019 e metacritica di s\u00e9, antidoto del suo precipitare in idolo per le comunit\u00e0 che in esso si cercano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[La casa editrice Alegre ha da poco dato alle stampe la traduzione di Mythocratie, importante saggio del filosofo francese Yves Citton. La prefazione \u00e8 scritta da Wu Ming 1, la postfazione da Enrico Manera. Proponiamo qui entrambi i testi. 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