{"id":13601,"date":"2013-07-06T09:04:57","date_gmt":"2013-07-06T07:04:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13601"},"modified":"2013-07-06T09:39:12","modified_gmt":"2013-07-06T07:39:12","slug":"notes-for-a-musical-intifada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/07\/notes-for-a-musical-intifada\/","title":{"rendered":"Notes for a Musical Intifada"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_13603\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13603\" class=\"size-full wp-image-13603\" alt=\"Oday al Khatib\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Oday-al-Khatib-21.jpg\" width=\"500\" height=\"333\" \/><p id=\"caption-attachment-13603\" class=\"wp-caption-text\">Oday al Khatib<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Dimitri Chimenti<\/strong> (guest blogger)<\/p>\n<h5 lang=\"it-IT\" align=\"JUSTIFY\">[Chimenti, oltre che un acuto studioso di cinema e letteratura e uno dei pi\u00f9 curiosi indagatori di &#8220;oggetti narrativi non-identificati&#8221;, \u00e8 autore del documentario <a href=\"http:\/\/justplay-doc.tumblr.com\/\"><em>Just Play<\/em><\/a> (2012).<br \/>\n<em>Just Play<\/em> racconta la storia di <strong>Al Kamandj\u00e2ti<\/strong> (Il Violinista), un&#8217;associazione culturale che da 10 anni porta le sue scuole di musica in un territorio che dai campi profughi del Libano arriva sino alla Striscia di Gaza. La musica come mezzo di liberazione. &#8220;Che senso ha suonare Bizet tra le sbarre di un checkpoint? Perch\u00e9 un\u2019orchestra sfida un esercito? Qual \u00e8 la posta in gioco?&#8221; In questo articolo\/racconto per Giap, Dimitri racconta cos&#8217;\u00e8 accaduto a uno dei protagonisti del film.]<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/h5>\n<p><b>19 marzo 2013<\/b><\/p>\n<p>Sono le 21.51 quando ricevo il messaggio di Jibril su Skype: hanno arrestato Oday. Il capo d&#8217;accusa non si conosce e nessuno sa dove \u00e8 rinchiuso; l&#8217;unica notizia certa \u00e8 che tre giorni fa \u00e8 partito da Ramallah per fare visita ai genitori nel campo profughi di Al Fawwar, pochi chilometri a sud di Hebron. Da allora pi\u00f9 niente.<!--more--><\/p>\n<p>La prima volta che l&#8217;ho sentito cantare, <a href=\"http:\/\/www.simonhewittjones.com\/project\/road-to-jericho\/music-of-road-to-jericho\/\">Oday Al Khatib<\/a> aveva 15 anni ma ne dimostrava non pi\u00f9 di 10; oggi \u00e8 un famoso interprete dei canti di resistenza palestinesi e quando torna al campo viene accolto come una celebrit\u00e0. Stavolta per\u00f2 \u00e8 diverso, da qualche giorno tira una brutta aria ad Al Fawwar: i soldati hanno ammazzato un <a href=\"http:\/\/palsolidarity.org\/2013\/03\/student-shot-and-many-others-injured-during-night-raid-in-al-fawwar-camp-hebron\/\">ragazzo<\/a> durante un raid e ci sono manifestazioni, scontri e arresti in tutto il campo profughi. Oday deve esserci finito in mezzo. Se le cose si mettono bene lo tengono qualche notte per cercare di estorcergli chiss\u00e0 quali informazioni. Se si mettono male sta dentro mesi. Prima o poi i genitori riceveranno una comunicazione, magari tramite un difensore d&#8217;ufficio, e a quel punto sapremo dove \u00e8 tenuto prigioniero.<\/p>\n<div id=\"attachment_13604\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13604\" class=\"size-full wp-image-13604\" alt=\"Oday at Qalandia Checkpoint\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Oday-at-Qalandia-Checkpoint.jpg\" width=\"500\" height=\"281\" \/><p id=\"caption-attachment-13604\" class=\"wp-caption-text\">Oday al Qalandia Checkpoint<\/p><\/div>\n<p><b>21 giugno 2011<\/b><\/p>\n<p>Se il soldato dietro il vetro si accorge che il lasciapassare appartiene a un altro, va a finire male. Oday lo sa e canticchia per farsi coraggio. Da piccolo esibirsi a Gerusalemme non era un problema, ma da quando \u00e8 maggiorenne gli serve un permesso e non c&#8217;\u00e8 verso di ottenerlo. Tutte le sue richieste vengono respinte con le stesse tre parole di motivazione: questioni di sicurezza. Oday non ha precedenti penali, ma \u00e8 nato e cresciuto in un campo profughi e tanto basta a farne un individuo potenzialmente pericoloso. Se a ci\u00f2 si somma che i fratelli sono stati tutti in prigione, le sue possibilit\u00e0 di cantare al di l\u00e0 del muro scendono a un quarto di zero. Un divieto inaccettabile per chi gira gli auditori di mezza Europa; e Oday non accetta, a costo di farsi tre mesi di cella. Ci sono molti modi per entrare senza lasciapassare, il pi\u00f9 comune dei quali \u00e8 seguire la rotta dei lavoratori irregolari che ogni giorno raggiungono Gerusalemme attraversando le colline circostanti. Un percorso a piedi lungo chilometri sul quale \u00e8 facile perdersi, finire in bocca a una pattuglia israeliana o prendersi una pallottola. Negli ultimi tempi poi l&#8217;esercito utilizza <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Oketz_Unit\">cani da attacco<\/a> lungo le frontiere, bestie talmente feroci che per fargli lasciare la presa devi stordirle con una pistola Taser. Ecco perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 chi preferisce giocarsela al checkpoint. Il trucco consiste nell&#8217;attraversare in gruppo, accucciarsi dietro ai compagni e al momento giusto, quando il soldato nel gabbiotto ha la visuale coperta, sgattaiolare oltre il checkpoint senza farsi vedere. Sembra una barzelletta, invece \u00e8 proprio cos\u00ec che Oday \u00e8 passato l&#8217;ultima volta. Quest&#8217;anno prover\u00e0 con un permesso rilasciato a un ragazzo di 15 anni. Lui di anni ne ha 20 ma senza barba sembra un ragazzino e soprattutto ai minori di 16 anni non chiedono un documento di identit\u00e0. Ha imparato a memoria data di nascita e nome del ragazzo e adesso canticchia con le braccia appoggiate al tornello d&#8217;acciaio, in attesa che si sblocchi.<\/p>\n<p><b>26 marzo 2013<\/b><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 voluta una settimana per sapere che \u00e8 rinchiuso nel Carcere di <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Ofer_Prison\">Ofer<\/a> , appena fuori Ramallah. Lo hanno preso durante un rastrellamento quindi non si tratta di un arresto mirato e questo potrebbe essere un bene. L&#8217;accusa nei suoi confronti \u00e8 di aver lanciato pietre a una pattuglia di soldati israeliani e questo \u00e8 di sicuro un male. Se condannato, Oday rischia 10 anni di carcere. La buona notizia \u00e8 che ha incontrato un avvocato.<\/p>\n<div id=\"attachment_13605\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13605\" class=\"size-full wp-image-13605\" alt=\"Concert at Qalandia Checkpoint\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Concert-at-Qalandia-Checkpoint.jpg\" width=\"500\" height=\"296\" \/><p id=\"caption-attachment-13605\" class=\"wp-caption-text\">Concerto al Qalandia Checkpoint.<\/p><\/div>\n<p><b>22 giugno 2011<\/b><\/p>\n<p>I musicisti scendono dal bus con il leggio in una mano e lo strumento nell&#8217;altra, si piazzano nell&#8217;angolo pi\u00f9 lontano del checkpoint su uno sfondo regolare di barre blu. Neanche 5 minuti e l&#8217;orchestra \u00e8 gi\u00e0 nella <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CqAiKaMzKRM\">Sesta Sinfonia<\/a> di Mozart in Fa maggiore. Le regole da seguire sono semplici: non parlare ai soldati e ignorare i loro ordini. I musicisti suonano, le persone in fila ai tornelli si arrestano, c&#8217;\u00e8 chi si avvicina per scattare una foto con il cellulare. Attorno all&#8217;orchestra si forma un semicerchio e loro continuano a suonare, riempiono lo spazio, lo trasformano. Anche l&#8217;acustica \u00e8 buona, meglio di molti teatri. Non si \u00e8 mai visto niente del genere nel checkpoint di Qalandia.<\/p>\n<p>Una soldatessa si affaccia al pertugio del casotto in cemento dentro al quale \u00e8 rinchiusa. La sua espressione \u00e8 pi\u00f9 di sorpresa che di allarme. Quando l&#8217;orchestra passa a Bizet, un primo soldato fa la sua comparsa. Ha la faccia da duro, mitra a tracolla e occhiali da sole. Alzo d&#8217;istinto la camera, ritaglio la scena nel display, regolo il fuoco: davanti al soldato, dall&#8217;altra parte delle sbarre, Majd Qadi spreme le guance nel trombone. Soffia come un dannato mentre il tizio se ne sta impalato dall&#8217;altra parte e osserva, talmente immobile che diventa difficile stabilire <span style=\"color: #800000;\"> <a href=\"http:\/\/ramallahcafe.com\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/Majd1.jpg\">chi \u00e8 dentro e chi \u00e8 fuori da quelle sbarre.<\/a> <\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_13606\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13606\" class=\"size-full wp-image-13606\" alt=\"Dentro e fuori\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dentro_fuori.jpg\" width=\"500\" height=\"375\" \/><p id=\"caption-attachment-13606\" class=\"wp-caption-text\">Dentro &#8211; fuori.<\/p><\/div>\n<p>Arrivano un secondo e un terzo soldato. Una ragazza sulla ventina e un uomo tarchiato sui quaranta. E&#8217; chiaro che quest&#8217;ultimo \u00e8 il pi\u00f9 alto in grado. Non sembra preoccupato, parlotta a mezza bocca con il duro mentre il duro parlotta nel microfono che tiene appeso a una spalla.<\/p>\n<p>L&#8217;orchestra conclude, attacca il bis: la <em><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Da6O2pk7zpE\">Farandole<\/a><\/em> di Bizet. Un pezzo in Re minore che anzich\u00e9 insistere sulla tonica enfatizza le tonalit\u00e0 maggiori della scala e procede forte e aggressivo e si allontana dai languori dei toni minori. Stringo sul primo piano delle dita del comandante che tamburellano a tempo sulla cinghia del mitra mentre le note si spengono e l&#8217;uditorio si scatena nell&#8217;applauso finale. I ragazzi si guardano in faccia, non riescono a credere che sia successo davvero. Neppure io ci riesco. Ho assistito a una battaglia e pare che stavolta sia stato l&#8217;esercito a perderla.<\/p>\n<p><b>1 aprile 2013<\/b><\/p>\n<p>Altri 6 giorni per fissare la data dell&#8217;udienza. Oday andr\u00e0 a processo mercoled\u00ec 3 aprile. L&#8217;avvocato ha raccolto le testimonianze dei genitori e dei conoscenti. Secondo la sua ricostruzione, Oday doveva incontrare un amico per cena. I due si erano dati appuntamento sulla collina di Al Fawwar. Oday arriva in leggero anticipo e aspetta all&#8217;ombra di un mandorlo. Vede corrergli incontro un gruppo di ragazzi, non capisce subito cosa sta succedendo e quando arrivano i soldati non tenta neppure di scappare. Lo accusano di aver tirato dei sassi e lo portano via.<\/p>\n<p>Nel 2010, la percentuale di condanne in processi per lo stesso reato \u00e8 stata del <a href=\"http:\/\/www.haaretz.com\/print-edition\/news\/nearly-100-of-all-military-court-cases-in-west-bank-end-in-conviction-haaretz-learns-1.398369\">99,74%<\/a> . Su 400 imputati 399 sono stati riconosciuti colpevoli. Tradotto in termini spicci \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile essere assolti da una corte militare israeliana. La cosa peggiore \u00e8 che a lanciare pietre contro gli occupanti sono soprattutto bambini e adolescenti, particolare che non impedisce all&#8217;esercito di metterli in galera. Secondo un recente rapporto dell<a href=\"http:\/\/www.middleeastmonitor.com\/articles\/middle-east\/5436-unicef-report-reveals-israels-qinstitutionalisedq-ill-treatment-of-palestinian-children\">UNICEF<\/a> , la maggioranza dei minorenni processati nelle corti militari israeliane \u00e8 accusata di aver lanciato pietre. Un crimine appositamente sanzionato nella sezione <a href=\"http:\/\/nolegalfrontiers.org\/en\/military-orders\/mil01\/69-security-provisions-chapter6-209-262\">212 dell&#8217;Ordinanza Militare 1651<\/a> , secondo la quale<\/p>\n<blockquote><p>(i) Lanciare un oggetto, compresa una pietra, contro una persona o una propriet\u00e0 con l&#8217;intento di arrecare danno alla persona o alla propriet\u00e0 comporta una pena massima di 10 anni di detenzione.<\/p><\/blockquote>\n<p>Poche righe che da sole spiegano l&#8217;alto numero di condanne poich\u00e9, interpretando alla lettera il testo, \u00e8 sufficiente lanciare un sasso a un cartello stradale per finire in carcere. Non ce lo vedo Oday a tirare pietre, l&#8217;occupazione ha sempre voluto combatterla con la musica, ma \u00e8 ingenuo ridurre la questione a formule del tipo pietre\/non pietre o violenza\/non violenza. Poco importa se procedi con le mani alzate o se invece stringi una pietra, se sei un bambino o un adulto, se scappi o resti fermo. <i>There is a system in place<\/i> dicono quelli che la sanno lunga, un sistema di controllo politico-giudiziario che sanziona come terroristico qualsiasi atto di opposizione, anche se di carattere meramente simbolico come cantare, scrivere o fare un <a href=\"http:\/\/www.democracynow.org\/2007\/6\/22\/acclaimed_palestinian_actor_mohammad_bakri_faces\">film<\/a> ; un sistema che e a ogni atto di resistenza risponde con una forza smisurata, infliggendo punizioni la cui entit\u00e0 varia secondo parametri misteriosi o forse solo casuali ma che in ogni caso portano dei corpi dietro a delle sbarre.<\/p>\n<p><b>Luglio 2003<\/b><\/p>\n<p>Ramzi non si \u00e8 ancora diplomato al conservatorio di Angers, quando insieme ad alcuni compagni fonda <a href=\"http:\/\/www.alkamandjati.com\/it\/benvenuto\/\">Al Kamandjati<\/a> (Il Violinista), un&#8217;associazione culturale il cui scopo \u00e8 portare corsi di musica e concerti nelle zone pi\u00f9 isolate della Palestina. Quell&#8217;estate parte con alcuni giovani musicisti francesi. Al Kamandjati non ha neppure una sede e alloggiano tutti a casa di Ramzi. Attraversano in lungo e in largo la Cisgiordania, raggiungono i luoghi pi\u00f9 sperduti suscitando lo stupore degli abitanti che si chiedono cosa ci fa un&#8217;orchestra da quelle parti. Arrivano nel campo profughi di Al Fawwar, alle porte di Hebron; ma siamo nel bel mezzo della Seconda Intifada e i soldati chiudono ogni uscita del campo e impongono il coprifuoco. Ramzi e i suoi non hanno scelta: devono fermarsi per la notte e provare a ripartire il giorno dopo. Intanto si fa buon viso a cattivo gioco e il workshop per i bambini del campo viene allungato di un giorno. E&#8217; qui che i destini si incrociano e imboccano traiettorie imprevedibili. Mentre cammina per strada, una banda di ragazzini avvicina Ramzi, lo chiamano zio, gli dicono che un loro amico canta molto bene. Dietro ai ragazzi pi\u00f9 grandi se ne nasconde uno minuto con indosso una maglietta arancione che gli sta troppo larga. Il suo nome \u00e8 Oday e Ramzi lo invita al workshop per cantare una <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=o1TQwfZ5fpY\">canzone<\/a> .<\/p>\n<blockquote><p>&#8211; A scuola capitava che organizzassimo dei concorsi di musica o di canto, io vincevo sempre. Il preside era molto soddisfatto e un giorno mi compr\u00f2 un vestito elegante e andammo a fare un concorso in una scuola dell&#8217;Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l&#8217;Occupazione, NdR). E vinsi anche quella volta.<\/p><\/blockquote>\n<p>A Oday piace l&#8217;idea che ci siano degli stranieri ad ascoltarlo e canta un <i>Mawwal<\/i> (un pezzo per sola voce che si esegue come introduzione a una canzone) che si intitola <i>Rharib<\/i> (straniero). Ramzi \u00e8 conquistato dalla sua voce e prima di ripartire gli promette che registreranno un cd insieme.<\/p>\n<blockquote><p>&#8211; Io ero ragazzino, non ero mai uscito dal campo, non ci potevo credere, pensavo che mi prendesse in giro. Per me era come un sogno. Ramzi parl\u00f2 con i miei genitori, era il gennaio del 2003 e andammo in Francia per un Festival. Per la prima volta ho cantato davanti a un pubblico, ed era un grande pubblico, qualcosa come 1000 persone. Io non sapevo nulla di musica. Da quella volta sono tornato in Francia ogni anno, sempre allo stesso festival. Quest&#8217;anno \u00e8 la dodicesima volta che vado in Francia.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_13608\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13608\" class=\"size-full wp-image-13608\" alt=\"Commemorazione di Maysara Abu Hamdiyeh\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Maysara_Abu_Hamdiyeh1.jpg\" width=\"500\" height=\"333\" \/><p id=\"caption-attachment-13608\" class=\"wp-caption-text\">Commemorazione di Maysara Abu Hamdiyeh.<\/p><\/div>\n<p><b>4 aprile 2013<\/b><\/p>\n<p>L&#8217;udienza \u00e8 rimandata all&#8217;8 aprile. Gli avvocati palestinesi sono in sciopero da ieri, protestano per la morte di <a href=\"http:\/\/www.bbc.co.uk\/news\/world-middle-east-22025599\">Maysara Abu Hamdiyeh<\/a> , un prigioniero malato di cancro a cui le carceri israeliane passavano solo aspirine e antidolorifici. Oday resta in cella e, a parte l&#8217;avvocato, nessuno \u00e8 riuscito a incontrarlo. Oday \u00e8 finito nel buco nero delle percentuali statistiche, in quel il 40% di maschi palestinesi, circa il 20% della popolazione totale, che sono o sono stati imprigionati sotto gli ordini militari israeliani. Non c&#8217;\u00e8 famiglia in tutta la Palestina che non abbia almeno un membro in carcere: ragazzi, vecchi, donne, invalidi, malati, contadini, accademici, sindacalisti, fumettari, leader politici, medici e poi fotografi, attivisti, giornalisti, studenti, elettricisti, videomaker, fruttivendoli, tassisti, muratori e cantanti. Non c&#8217;\u00e8 parte politica n\u00e9 categoria sociale che sia risparmiata e nonostante sia vietato dalle convenzioni internazionali, i prigionieri vengono trasferiti e processati fuori dai territori occupati da Israele. Tra le molte possibili, la forma di arresto pi\u00f9 odiosa e arbitraria \u00e8 la \u00abdetenzione amministrativa\u00bb. Vale a dire una detenzione senza imputazione, giustificata sulla base di prove segrete che neppure il tuo avvocato pu\u00f2 vedere. Resti in carcere per periodi rinnovabili di sei mesi in sei mesi e poi alla fine un processo oppure nulla e sei libero. Fino alla prossima volta. Si aspetta l&#8217;8, in attesa di nuovi risvolti.<\/p>\n<p><b>18 giugno 2011.<\/b><\/p>\n<blockquote><p>&#8211; Hanno voluto educarci alla farina. Ci hanno convinti che le cose importanti sono la farina, l&#8217;olio e lo zucchero. Ma come puoi proteggere la tua esistenza con la farina? Preferisco che si tengano i soldi della farina e li spendano in educazione. Abbiamo bisogno di cultura. Pensa se avessimo 3 o 4 Mahmoud Darwish; immagina 3 o 4 Edward Said.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ramzi non ha freni e sembra non averne neppure la sua macchina che zigzagando a velocit\u00e0 mortale nel traffico di Ramallah ci porta alla sede di Al Kamandjati, nella parte vecchia della citt\u00e0. In 10 anni di attivit\u00e0, l&#8217;associazione ha fondato 8 scuole e porta i suoi corsi di musica su un territorio che dalla Striscia di Gaza arriva fino ai campi profughi del Libano. Io sono qui assieme a Jibril, Francesco e Vincenzo per girare un documentario sull&#8217;associazione. La storia di Ramzi Aburedwan, sembra saltata fuori da un romanzo (e infatti <a href=\"http:\/\/ramallahcafe.com\/?page_id=367\">qualcuno<\/a> lo sta scrivendo). Allo scoppio della Prima Intifada nel 1987, Ramzi ha 8 anni e vive nel campo profughi di Al Amari, alle porte di Ramallah. All&#8217;inizio non capisce di preciso cosa succede poi inizia a vedere i soldati che arrestano i suoi vicini, i feriti, la gente ammazzata per strada. Un giorno Ramzi \u00e8 assieme al suo migliore amico; stanno tornando da scuola quando incappano in un&#8217;operazione militare israeliana. L&#8217;amico di Ramzi si accascia a terra, centrato da un colpo in fronte. Ramzi raccoglie un sasso e lo lancia contro un blindato israeliano. Di quel periodo rimane una <a href=\"http:\/\/soundstrings.files.wordpress.com\/2011\/05\/6a00d83451c64169e2010536913cbf970b-200wi.jpg\">foto<\/a> che lo ritrae mentre carica il braccio destro per scagliare una pietra, nell&#8217;altra mano ne tiene un&#8217;altra che \u00e8 grossa la met\u00e0 della sua testa. Bambino e sassi assieme non arrivano a 30 chili. La foto fa il giro del mondo e Ramzi diviene il simbolo dei \u201cragazzi delle pietre\u201d, un termine che in arabo indica i bambini che stavano in prima linea durante le battaglie di resistenza della Prima Intifada.<\/p>\n<div id=\"attachment_13609\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13609\" class=\"size-full wp-image-13609\" alt=\"Ramzi ieri e oggi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Ramzi_ieri_e_oggi.jpg\" width=\"450\" height=\"225\" \/><p id=\"caption-attachment-13609\" class=\"wp-caption-text\">Ramzi ieri e oggi.<\/p><\/div>\n<p>Ramzi adotta la tecnica del mordi e fuggi che lo render\u00e0 famoso nel campo. Colpisce i soldati e poi si getta nei vicoli di Al Amari, una ragnatela inestricabile che per\u00f2 lui conosce a perfezione. Passa dai tetti, dai buchi nei muri, dalle sale da pranzo dei conoscenti; si lancia da una casa all&#8217;altra per sorprendere i soldati alle spalle e centrarli con un&#8217;altra pietra. Li sfida, li deride, dice loro di farsi avanti senza armi se sono degli uomini. Corre veloce Ramzi, ma le pallottole lo raggiungono lo stesso; la prima volta a 8 anni, quando si becca un proiettile di gomma in piena testa e finisce all&#8217;ospedale; la seconda a 11, ma stavolta il proiettile \u00e8 vero e gli trapassa il braccio destro da parte a parte. Cresce veloce Ramzi e la sua corsa sembra destinata a finire in una prigione israeliana o a fargli guadagnare l&#8217;onore di un manifesto da martire. Ha 17 anni quando un&#8217;amica gli chiede se vuole imparare a suonare uno strumento. A Ramzi l&#8217;idea piace e ottiene un invito per partecipare a un corso di musica. Impara le prime note sul violino, ma il suo vero amore diventer\u00e0 la viola. Ramzi suona tutto il giorno e quando non suona \u00e8 per strada a battersi. Va avanti cos\u00ec finch\u00e9 non arrivano gli anni brevi dell&#8217;ottimismo, quelli che seguono gli accordi di Oslo del 1993, quando Rabin e Arafat posavano davanti alla Casa Bianca stringendosi la mano. Oggi sono morti tutti e due: il primo freddato a colpi di pistola; il secondo consumato da un male oscuro e improvviso che lo porter\u00e0 alla tomba nell&#8217;arco di un paio di mesi. Durer\u00e0 poco e gi\u00e0 nel 2000 scoppia la Seconda Intifada, ma gli anni novanta offrono aperture e opportunit\u00e0 a un sacco di gente, incluso Ramzi che studia prima per un anno all&#8217;Edward Said National Conservatory of Music, poi nel 1997 vola in New Hampshire, USA, per partecipare a un campo estivo di perfezionamento musicale. La svolta decisiva arriva nel 1998, quando Ramzi ottiene una borsa di studio per il conservatorio di Angers, in Francia.<\/p>\n<p><b>8 aprile 2013<\/b><\/p>\n<p>Spostato di nuovo. Prima al 10, poi al 17 aprile. Stanno giocando al posticipo. Il 13 esce di prigione <a href=\"http:\/\/palsolidarity.org\/2013\/04\/30490\/\">Issa Amro<\/a>, coordinatore di <i>Youth Against Settlements<\/i>. Lo hanno arrestato pochi giorni fa dalle parti di Hebron mentre dimostrava davanti alla colonia di Qiryat Araba. Issa \u00e8 per le autorit\u00e0 israeliane quel che si dice un <i>pain in the ass<\/i>. Uno che va in giro per i villaggi a insegnare agli abitanti come usare una videocamera per documentare gli abusi dell&#8217;esercito e dei coloni. Nonostante che tutte le sue azioni abbiano un carattere non violento, Issa \u00e8 stato imprigionato troppe volte per tenere il conto. L&#8217;accusa nei suoi confronti \u00e8 pi\u00f9 o meno sempre la solita, \u201cincitamento al terrorismo\u201d. Jibril scopre che Issa era rinchiuso nel carcere di Ofer e gli chiede notizie di Oday. Questi gli stralci della loro conversazione su Skype :<\/p>\n<blockquote><p>J- Bentornato a casa.<\/p>\n<p>I- Grazie, davvero. Oday era con me in prigione, eravamo nella stessa cella. Ci hanno trasferiti insieme al tribunale militare di Ofer.<\/p>\n<p>J- Davvero? E come sta?<\/p>\n<p>I- Sta bene, ma i soldati l&#8217;hanno picchiato di brutto e la polizia si \u00e8 rifiutata di fotografare i segni lasciati sulle gambe.<\/p>\n<p>J- Che ti ha detto?<\/p>\n<p>I- Ha respinto ogni accusa ed \u00e8 sicuro che lo rilasceranno. Mentre ci portavano in aula per il processo, cantava. Ha cantato canzoni per tutti noi. Ha dato ispirazione a tutti i prigionieri, anche a me.<\/p><\/blockquote>\n<p><b>25 giugno 2011<\/b><\/p>\n<p>Dopo 10 giorni di lavoro ininterrotto ci prendiamo una giornata libera. Si va al mare, ad Haifa. I nostri passaporti italiani ci consentono di passare da una parte all&#8217;altra del muro senza troppe formalit\u00e0: non serve un permesso e possiamo percorrere le strade pi\u00f9 veloci, quelle dei coloni, senza preoccuparci di evitare i checkpoint. Questo muro di 8 metri che ci accompagna dall&#8217;inizio del viaggio ha solidit\u00e0 diverse e diversi gradi di permeabilit\u00e0, dipende da chi sei, da cosa c&#8217;\u00e8 scritto sui tuoi documenti, da dove sei nato, dalla targa dell&#8217;auto che guidi. Secondo i dati raccolti da B&#8217;Tselem, il noto gruppo israeliano per i diritti umani, sono 312 i chilometri di strada in territorio palestinese proibiti alle macchine con targa palestinese.<\/p>\n<p>Forse apartheid non \u00e8 la parola giusta, ma \u00e8 la prima che viene in mente.<\/p>\n<p>Il muro si fa improvvisamente pi\u00f9 solido quando un&#8217;amica decide di venire con noi. Lei \u00e8 palestinese ed \u00e8 un pezzo che non va al mare. Lo ha gi\u00e0 fatto altre volte e se lascia i capelli scoperti \u00e8 convinta che nessuno controller\u00e0 i documenti. Se invece controllano \u00e8 un casino, lei lo sa ma \u00e8 disposta a pagare il prezzo. Vuole vedere il mare. Alla fine vince il buon senso e andiamo tutti in piscina.<\/p>\n<p><b>18 aprile 2013<\/b><\/p>\n<p>Durante l&#8217;udienza, i soldati che hanno arrestato Oday si sono contraddetti a vicenda, cos\u00ec riferisce l&#8217;avvocato, e il giudice vuole ascoltare i testimoni uno per uno, sentire di nuovo l&#8217;accusato infine mandare i periti a fare un sopralluogo sulla collina di Al Fawwar e a scattare un paio di fotografie. Secondo l&#8217;avvocato la corte mira a patteggiare una condanna lieve, di qualche mese, ma finch\u00e9 Oday continua a dichiararsi innocente resta in carcere. Statistica dopo statistica, udienza per udienza ho capito una cosa sola: la posta in gioco non \u00e8 mai stata colpevolezza\/innocenza, ma pena lunga\/pena breve.<\/p>\n<p><b>30 Giugno 2011<\/b><\/p>\n<p>Mentre il taxi ci accompagna all&#8217;areoporto Ben Gurion di Tel Aviv, il conducente riceve una chiamata. E&#8217; il direttore della compagnia di taxi che per\u00f2 non vuole parlare con il suo autista, vuole parlare con me. Si raccomanda di non dire al controllo passaporti che siamo stati nei Territori Occupati o avremo delle noie. Gli rispondo che non c&#8217;\u00e8 da preoccuparsi, abbiamo una lettera d&#8217;invito del consolato francese e comunque arriveremo all&#8217;areoporto con 3 ore di anticipo. Non \u00e8 convinto e ha ragione. Alla lettera danno si e no un&#8217;occhiata, appiccicano dei codici a barre sul retro dei nostri passaporti e ci dividono. Io ho il carico pi\u00f9 scottante, le cassette con tutto il girato. Alcune delle cose filmate sono crimini secondo le leggi israeliane. La pallina finisce sul pari e passo senza problemi. Va peggio ai miei compagni. Mancano quaranta minuti al volo quando spunta Francesco. Gli hanno sequestrato il registratore audio digitale, ma per fortuna ha una copia di back-up nel computer. Per ultimo arriva Vincenzo, \u00e8 provato e gli hanno sequestrato una delle luci che usavamo per le interviste. Dice che hanno voluto smontarla e quando hanno visto il trasformatore si sono insospettiti.<\/p>\n<blockquote><p>\u201c What is this?\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Vincenzo non sa dire in inglese \u201ctrasformatore di corrente da 220V a 12V\u201d, neppure io so come si dice. Fa quel che pu\u00f2, ma la sua spiegazione non convince i funzionari. Gli dicono di lasciare i documenti sulla scrivania e di seguirli. Si ritrova in una stanzetta con altri due tizi che continuano l&#8217;interrogatorio. Il grado di gentilezza dei funzionari scende a ogni domanda e quando scoprono che un obiettivo monta un microchip si incazzano di brutto. Quel microchip serve per controllare la messa a fuoco attraverso i comandi della camera, Vincenzo glielo ripete mille volte. Va avanti per un pezzo e arriva al gate che \u00e8 gi\u00e0 iniziato l&#8217;imbarco. Mancano almeno 1.000 euro di attrezzatura rispetto all&#8217;andata, confiscata per non si sa quale motivo. Servir\u00e0 un numero infinito di telefonate, mail, lettere, reclami per riottenere la nostra roba e della luce torneranno solo pezzi e frantumi.<\/p>\n<p><b>9 maggio 2013<\/b><\/p>\n<p>Ha resistito 2 mesi, ma alla fine Oday si \u00e8 dichiarato colpevole. L&#8217;avvocato \u00e8 soddisfatto, dice che \u00e8 andata bene e che uscir\u00e0 entro la met\u00e0 di giugno. Sembra una buona notizia; rispetto ai 10 anni che rischiava, 3 mesi non sono gran cosa. Dovrei essere contento, ma non ci riesco. E poi c&#8217;\u00e8 un altro aspetto della faccenda, con una condanna sulle spalle per Oday sar\u00e0 molto pi\u00f9 difficile uscire dal paese e le sue esibizioni all&#8217;estero potrebbero essere finite. Inoltre, se lo prendono mentre cerca di entrare a Gerusalemme senza permesso stavolta ha dei precedenti e gli fanno vedere i sorci verdi. Quando la porta della cella si aprir\u00e0, Oday trover\u00e0 il mondo pi\u00f9 piccolo o una prigione pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/justplay-doc.tumblr.com\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13610\" alt=\"Just Play\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Just-play-locandina3_opt.jpg\" width=\"400\" height=\"566\" \/><\/a><\/p>\n<p><b>Epilogo<\/b><\/p>\n<p>Oday \u00e8 uscito il 4 giugno, ad aspettarlo fuori dalla prigione di Ofer ha trovato una folla di amici e parenti. I soldati l&#8217;hanno picchiato e ha l&#8217;aspetto un po&#8217; malconcio, ma pi\u00f9 delle botte a bruciare \u00e8 la vergogna; per aver lasciato dentro i compagni, per l&#8217;esiguit\u00e0 della pena scontata, per aver ceduto a un ricatto infame.<\/p>\n<p>In Palestina non ho sentito spari n\u00e9 esplosioni; in quelle settimane nessun evento eclatante ha occupato le prime pagine dei giornali. Non \u00e8 successo niente ed \u00e8 a quel niente che ho guardato, a ci\u00f2 che sta sotto la linea del discorso, alla vita normale quando tutto \u00e8 anomalia, e sul fondo della vita normale ho trovato una parola che torna come un brusio: <i>tasrih<\/i>, permesso in arabo. Serve un permesso delle forze occupanti per stare dove stai e uno per andare altrove, uno per vivere con la tua famiglia e uno per non viverci, uno per scavare un pozzo e uno per coltivare la tua stessa terra e uno per lavorare e uno per raggiungere l&#8217;ospedale e uno per cantare con la tua orchestra e uno per andare al mare. E c&#8217;\u00e8 sempre un motivo per il quale il permesso non viene concesso o viene revocato all&#8217;ultimo momento oppure per averlo devi fare mille trafile e alla fine rinunci o ne hai abbastanza e ti ribelli e non chiedi il permesso a nessuno e se ti beccano carcere, multe, espropri, ordini di demolizione, ritorsioni, punizioni. E&#8217; questo che succede quando non succede niente, un&#8217;occupazione di tipo burocratico le cui armi sono gli application form e un sistema capillare di leggi e regolamenti. Questo \u00e8 il grado zero della violenza, punto di partenza perch\u00e9 una violenza pi\u00f9 grande abbia luogo. E se normale \u00e8 ci\u00f2 che accade quando nessuno spara, \u00e8 una normalit\u00e0 del cazzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Dimitri Chimenti (guest blogger) [Chimenti, oltre che un acuto studioso di cinema e letteratura e uno dei pi\u00f9 curiosi indagatori di &#8220;oggetti narrativi non-identificati&#8221;, \u00e8 autore del documentario Just Play (2012). 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