{"id":13323,"date":"2013-06-03T15:20:05","date_gmt":"2013-06-03T13:20:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=13323"},"modified":"2013-12-03T09:26:07","modified_gmt":"2013-12-03T08:26:07","slug":"da-occupygezi-a-notav-non-esistono-lotte-locali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/06\/da-occupygezi-a-notav-non-esistono-lotte-locali\/","title":{"rendered":"Da #OccupyGezi ai #NoTav e oltre: non esistono lotte \u00ablocali\u00bb &#8211; di Serge Quadruppani e Wu Ming"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13345\" alt=\"Occupy Gezi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/occupygezi1.jpg\" width=\"500\" height=\"328\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spagna, Germania, Svezia e ora Turchia.<br \/>\nSapevamo che il continente sarebbe riesploso. E non solo il continente: negli USA si rioccupano Zuccotti Park e tanti altri spazi, la polizia risponde con la repressione ma non baster\u00e0, come non \u00e8 bastato l&#8217;anno scorso.<br \/>\nSapevamo che chi parlava di &#8220;fine&#8221; o &#8220;esaurimento&#8221; del ciclo di lotte e rivolte iniziato nel 2010-2011 aveva torto marcio. Lo sapevamo, perch\u00e9 eravamo in ascolto. Alla fine del 2012, in Spagna erano gi\u00e0 chiarissimi i segnali di una &#8220;seconda ondata&#8221; del Movimento 15 Maggio: <em>escraches<\/em> ovunque, manifestazioni, blocchi contro le confische di case da parte delle banche&#8230; E tanti altri sintomi si manifestavano in altri paesi. Da noi, invece, toccava sopportare le banalit\u00e0, i luoghi comuni, le sentenze sputate da chi non si informava: \u00abGli Indignados non ci sono pi\u00f9! Occupy \u00e8 morta! Le proteste in Grecia non sono servite a nulla! Le primavere arabe hanno solo sostituito nuovi regimi a quelli vecchi! Rassegnatevi, i movimenti che piacciono a voi hanno fallito, siamo molto pi\u00f9 avanti qui in Italia, grazie al Movimento 5 Stelle! Negli altri paesi non combinano niente, noi vinciamo le elezioni! Ditelo, che siete invidiosi di Grillo!\u00bb<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono passati solo tre mesi da quando quelle frasi erano moneta corrente, e sembrano voci di un secolo fa. Ovunque si fa movimento, i corpi si riappropriano di strade e spazi pubblici, si contesta l&#8217;austerity persino in Germania (nel ventre della Bestia). Da noi, invece, lotte importanti ma ancora a macchie di leopardo, e per quanto si scuota la bottiglia, non si \u00e8 ancora riusciti a far saltare il tappo dei partiti, delle burocrazie sindacali e del qualunquismo travestito da &#8220;protesta&#8221;.<br \/>\nIl Movimento 5 Stelle ha fatto quel che avevamo previsto ed era facile prevedere: ha stabilizzato il sistema (speriamo solo temporaneamente). Sinceramente, si \u00e8 visto poco di quelle &#8220;feconde ambivalenze&#8221; che certi avevano creduto di ritrovare nel partito-azienda di Grillo e Casaleggio, ambivalenze presuntamente sfruttabili dai movimenti di lotta. Si \u00e8 vista anche poca rivolta interna, quella per cui <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=12038\">tifavamo<\/a>. Di scazzi ce ne sono stati eccome, ma ben poco &#8220;fecondi&#8221;, anzi, piuttosto squallidi e su questioni pitocche: gli scontrini, la diaria, Barbara D&#8217;Urso&#8230; Tutto questo, per dirla con Mengoni, mentre il mondo cade a pezzi.<br \/>\nSe poi vogliamo parlare dei contesti locali, in molte citt\u00e0 il M5S si \u00e8 inabissato o rivelato una sacca vuota: successi elettorali effimeri, ruggiti dei &#8220;leoni da tastiera&#8221;, ma assenza dalle lotte per mancanza di attivisti, come abbiamo visto in occasione del referendum bolognese. Nelle citt\u00e0 dove governa, il &#8220;moVimento&#8221; amministra austerity e devastazione, come qualunque altro partito, come una masnada di Enrichi Letta qualsiasi.<br \/>\nIntendiamoci, il ruolo di &#8220;pompiere&#8221; di Grillo e Casaleggio non \u00e8 terminato: se il tappo salta, un movimento confusionista e diversivo sar\u00e0 pi\u00f9 utile che mai. Saranno i poteri che a parole il M5S contesta a fare di tutto per tenerlo in piedi, perch\u00e9 l&#8217;alternativa fa paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13360\" alt=\"rling demonstrator in Istanbul\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/BL1TG_aCIAAboJj.jpg-large2.jpeg\" width=\"500\" height=\"395\" \/><\/p>\n<p>Riuscir\u00e0 a vincere battaglie strategiche questa &#8220;seconda ondata&#8221; della sequenza avviata nel 2010? Riuscir\u00e0 a consolidare soggettivit\u00e0, a contare nella politica?<br \/>\nNon lo sappiamo. Sappiamo, per\u00f2, che queste lotte sono espressioni di una coscienza transnazionale: a New York si sentono parte di quel che accade ad Ankara e viceversa, come a Madrid si sentono parte di quel che accade a Francoforte e viceversa.<\/p>\n<p>E noialtri, lo capiamo che, pur con tutti i limiti del caso-Italia, i manifestanti di Istanbul sono parte di quel che avviene in Val Susa e viceversa? Che i manifestanti No Muos di Niscemi, i cittadini &#8220;liberi e pensanti&#8221; di Taranto e i lavoratori della logistica i cui scioperi infiammano l&#8217;hinterland bolognese sono tutti parte di quel che accade a Istanbul e Smirne? Che la lotta per Gezi Park, scintilla della rivolta turca, tocca molte delle contraddizioni gi\u00e0 toccate dalla lotta No Tav, e per questo le due lotte subiscono una repressione molto simile?<\/p>\n<p>No, sembra che troppi non lo capiscano, o non vogliano capire. I media italiani denunciano con sdegno la repressione ordinata da Erdogan (per inciso: altro amicone di Silvio, come Mubarak), e addirittura parlano male del gas CS, senza dire che noi lo abbiamo respirato a Genova e in Val Clarea viene usato da anni, a centinaia di ettolitri, e si continuer\u00e0 a usarlo.<br \/>\nNon siamo certo i primi a dirlo: a molti commentatori nostrani le rivolte piacciono soltanto se lontane da casa. Ancor meglio se possono essere &#8220;etnicizzate&#8221;, se se ne pu\u00f2 fare una questione religiosa (quella turca viene semplicisticamente ridotta a rivolta&#8230; &#8220;anti-islamica&#8221;), se si pu\u00f2 posare su di esse uno sguardo &#8220;orientalista&#8221;, ovvero razzista, in modo da non far percepire che <em>quelli l\u00e0 siamo sempre noi<\/em>.<\/p>\n<p>Insomma, ci stanno riproponendo la solita <em>narrazione tossica della rivolta<\/em>, e forse pu\u00f2 tornare utile un nostro intervento di un paio di anni fa, intitolato <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=3832\">Disintossicare l&#8217;Evento, ovvero: come si racconta una rivoluzione<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per spazzare via queste mistificazioni e orientarci nel tumulto dei giorni, possono essere utili i due testi che proponiamo qui sotto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilmegafonoquotidiano.it\/letteraria\/nuova-rivista-letteraria-7-maggio-2013\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-13328\" style=\"margin-left: 2px; margin-right: 2px;\" alt=\"Letteraria 7\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/letteraria_7-cover.jpg\" width=\"150\" height=\"216\" \/><\/a>Da pochi giorni \u00e8 uscito in libreria <a href=\"http:\/\/www.ilmegafonoquotidiano.it\/letteraria\/nuova-rivista-letteraria-7-maggio-2013\">il n. 7 di <em>Nuova Rivista Letteraria<\/em><\/a>, semestrale fondato da <strong>Stefano Tassinari<\/strong>. Questo numero \u00e8 interamente dedicato al tema dell&#8217;incontro. <a href=\"http:\/\/www.ilmegafonoquotidiano.it\/news\/l\u2019arte-dell\u2019incontro\">Qui si pu\u00f2 leggere l&#8217;editoriale di Wu Ming 1<\/a>. Il numero ospita anche un articolo scritto da <strong>Serge Quadruppani<\/strong> e intitolato &#8220;Non esistono lotte \u00ablocali\u00bb&#8221;.<\/p>\n<p>Sentiamo profondamente nostre le considerazioni di Serge. Ormai da molto tempo riflettiamo sui rapporti fra territorio, conflitto, paesaggio, tempo, viaggio e pulsione utopica. Da <em>Il sentiero degli dei<\/em> a <em>Point Lenana <\/em>(per citare solo due titoli),\u00a0dalla <em>defascistizzazione<\/em> della ricezione di <strong>J.R.R. Tolkien<\/strong>\u00a0in Italia allo svisceramento delle differenze tra l&#8217;idea di societ\u00e0 <em>di destra<\/em> (corpus organico, unitario, minacciato solo da nemici esterni) e l&#8217;idea di societ\u00e0 <em>della sinistra<\/em> (insieme contraddittorio, costitutivamente diviso, dove i conflitti sono endogeni), dal recupero delle riflessioni di <strong>Furio Jesi<\/strong>\u00a0sui &#8220;miti tecnicizzati&#8221; alla messa in guardia sui pericoli del &#8220;grillismo&#8221;, tutto il nostro lavoro pu\u00f2 essere riportato a questa dichiarazione d&#8217;intenti: <em>sgombrare il campo dalle narrazioni tossiche e diversive, andare al nocciolo del conflitto, mostrare che tutte le lotte sono la stessa lotta.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" alt=\"La politica della paura\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/politicapaura.jpg\" width=\"183\" height=\"275\" \/>Sempre in questi giorni, e sempre con la firma di Serge, \u00e8 uscita<a href=\"http:\/\/www.lantanaeditore.com\/site\/2013\/la-politica-della-paura\/\"> la traduzione del saggio <em>La politique de la peur<\/em><\/a> (tit. it. <em>La politica della paura<\/em>).<br \/>\nLa &#8220;politica della paura&#8221; \u00e8 quella che i poteri costituiti oppongono alla minaccia (che si guardano bene dal sottovalutare) della nascita di un nuovo &#8220;sindacato&#8221;, l&#8217;unione dal basso di tutti quelli che hanno subito &#8220;un torto universale&#8221;. Riportiamo qui la prefazione scritta da WM1.<\/p>\n<p><strong>N.B.<\/strong> Di tutto questo parleremo insieme a <strong>Paolo Rumiz<\/strong> il 12 giugno, fuori dalla nostra &#8220;zona di comfort&#8221;, in un luogo per noi inusuale, un altro &#8220;ventre di bestia&#8221;: il Centro San Domenico di Bologna (!)<br \/>\nTroppo facile &#8211; si fa sempre per dire! &#8211; e troppo scontato riflettere su #occupygezi e orientalismo, territorio e conflitto, lotte locali che toccano l&#8217;universale&#8230; in un posto dove tutto ci\u00f2 potrebbe suonare come predica ai convertiti. La vera sfida \u00e8 farlo in un incontro su Istanbul organizzato dalla casa editrice Il Mulino come parte della rassegna &#8220;Viaggi d&#8217;autore&#8221;.<br \/>\nIl Mulino ha chiamato Wu Ming perch\u00e9 <em>Altai<\/em> si svolgeva sul Bosforo, nella capitale dell&#8217;impero ottomano. Tempismo perfetto. Nei giorni scorsi abbiamo presentato <em>Altai<\/em> in Inghilterra, e pi\u00f9 volte \u00e8 stato fatto il collegamento tra la Costantinopoli del romanzo e l&#8217;Istanbul degli scontri di questi giorni.<\/p>\n<p>Ok, per ora \u00e8 tutto. Buona lettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13332\" alt=\"Abraracourcix sorride dalla barricata\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/barricata.jpg\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p><strong>NON ESISTONO LOTTE \u00abLOCALI\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Serge Quadruppani<\/strong><\/p>\n<p>Dalla Val di Susa al <a href=\"http:\/\/www.stop-tht.org\/\">Cotentin<\/a>, dalle vallate <a href=\"http:\/\/www.nomat.org\/\">basche<\/a> a <a href=\"http:\/\/www.reporterre.net\/spip.php?article3720\">Creta<\/a>, dalle <a href=\"http:\/\/www.nocarbonesaline.it\">Saline Joniche<\/a> alle <a href=\"http:\/\/www.greenetvert.fr\/2011\/02\/14\/le-plan-pour-la-protection-des-forets-suscite-la-controverse-a-moscou\/13125\">foreste intorno a Mosca<\/a>, da <a href=\"http:\/\/www.infoaut.org\/index.php\/blog\/no-tavabenicomuni\/item\/7324-la-sicilia-si-mette-in-marcia-al-grido-nomuos\">Niscemi<\/a> al bosco di <a href=\"http:\/\/mc.saliceti.free.fr\/spip.php?article22207\">Morvan<\/a>, da <a href=\"http:\/\/thegorlebenproject.org\/das-magazin\/\">Gorleben<\/a> allo <a href=\"http:\/\/www.nopontestrettomessina.it\/\">stretto di Messina<\/a>, dalle <a href=\"http:\/\/observers.france24.com\/fr\/content\/20120521-manifestation-projet-tgv-tanger-casablanca-gachis-considerable-maroc-alstom-stop\">citt\u00e0 marocchine<\/a> alle <a href=\"http:\/\/icppc.pl\/eng\/\">campagne polacche<\/a> si pu\u00f2 stimare in centinaia di migliaia il numero di persone che negli ultimi anni si sono mobilitate contro progetti che distruggono territori e modi di vivere che in quei territori si erano sviluppati. Se aggiungiamo i contadini e cittadini in lotta dall&#8217;India all&#8217;Ecuador, contro il land grabbing nel quadro dello sviluppo agricolo \u00abmoderno\u00bb o contro progetti minerari; gli abitanti dei villaggi in lotta contro l\u2019appropriazione delle foreste in Cambogia; i residenti cacciati dai loro vecchi quartieri in Cina etc. si pu\u00f2 dire che questi movimenti d\u2019opposizione coinvolgono milioni di persone. Di fronte a queste battaglie, a tutte le latitudini, il potere non cessa di ripetere il suo mantra: progresso, sviluppo, posti di lavoro. Ciononostante, si pu\u00f2 prevedere che la moltiplicazione e l\u2019amplificazione su scala planetaria di queste lotte sar\u00e0 uno dei fenomeni pi\u00f9 importanti nei decenni a venire.<\/p>\n<p>Simili manifestazioni di resistenza non sono certo nuove. In Francia non ci si \u00e8 scordati del <a href=\"http:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Lutte_du_Larzac\">Larzac<\/a>, qualcuno in Italia ricorda ancora la Val Bormida [Cfr. Alessandro Hellmann, <i>Cent\u2019Anni di <\/i>Veleno, Stampa Alternativa, 2005; Patricia Dao, <i>Bormida<\/i>, Oxybia Editions (edizione bilingue)]. La lotta di una parte degli abitanti di una valle tra Liguria e Piemonte contro una fabbrica di esplosivi (prima) e prodotti chimici avvelenanti (poi), \u00e8 durata praticamente 117 anni, dalla fondazione dello stabilimento alla sua chiusura nel 1999. Nei suoi ultimi dieci anni, quel movimento seppe conquistarsi solidariet\u00e0 diffusa nella penisola, tuttavia non c\u2019\u00e8 mai stato nulla di paragonabile a quanto accaduto dopo che Luca Abb\u00e0, arrampicatosi su un traliccio dell\u2019alta tensione di fronte al cantiere TAV in Val Clarea, \u00e8 rimasto fulminato. Una reazione di solidariet\u00e0 di un\u2019ampiezza senza precedenti \u00e8 dilagata per la penisola, con manifestazioni spontanee in una decina di citt\u00e0, a volte seguite dal blocco delle stazioni o delle tangenziali. Va ricordato che, due giorni prima dell\u2019\u00abincidente\u00bb occorso a Luca, circa 100.000 persone avevano manifestato in valle. Qualcosa di simile \u00e8 accaduto in Francia, su scala minore, dopo le prime espulsioni che hanno colpito la ZAD a Notre Dame des Landes.<\/p>\n<p>Nel 1963, per la costruzione di un nuovo aeroporto vicino a Nantes, fu scelta una zona rurale punteggiata di boschi e zone umide protette. A partire dal 1972, questo progetto ha incontrato l\u2019opposizione di numerosi contadini del luogo, ai quali si sono presto uniti gruppi ecologisti. Nel 2008 in quella che le autorit\u00e0 chiamano ufficialmente ZAD [Zone d\u2019Am\u00e9nagement Diff\u00e9r\u00e9, Zona di Pianificazione Differita] si \u00e8 sviluppata un&#8217;altra ZAD, la <a href=\"http:\/\/zad.nadir.org\/\">Zone \u00e0 D\u00e9fendre<\/a> [Zona da Difendere], dove \u00absquatters\u00bb di diverse nazionalit\u00e0 si sono dapprima insediati in edifici venduti dai loro proprietari a chi proponeva il progetto (la multinazionale dell&#8217;edilizia Vinci e il Consiglio regionale) e poi, una volta abbattuti tali edifici, dentro capanni costruiti nei boschi.<\/p>\n<p>Il 16 ottobre 2012 l\u2019operazione di polizia \u00abC\u00e9sar\u00bb ha mobilitato 1200 poliziotti, elicotteri e blindati per ottenere scarsi risultati, vista la resistenza incontrata. Resistenza che ha assunto tutte le forme possibili, dalle barricate alla reazione non-violenta al denudarsi. La solidariet\u00e0 spontanea di centinaia di persone che hanno offerto provviste e materiali, seguita dall\u2019imponente manifestazione del 14 novembre sfociata nella ricostruzione e <a href=\"http:\/\/quadruppani.blogspot.fr\/2012\/11\/propos-echanges-en-marchant-notre-dame.html?q=notre+dame+des+landes\">rioccupazione dei capanni abbattuti<\/a>, ha avuto una tale risonanza che il governo e in particolare il primo ministro Jean Marc Ayrault &#8211; che \u00e8 stato a lungo sindaco di Nantes e ne aveva fatto una questione personale &#8211; sono dovuti scendere a compromessi. Il passo indietro \u00e8 consistito nel creare una \u00abcommissione per il dialogo\u00bb. Dialogo il cui esito dipender\u00e0 interamente dal rapporto di forza che gli oppositori alla costruzione dell\u2019aeroporto riusciranno a creare dopo una tregua di alcuni mesi.<\/p>\n<div id=\"attachment_13339\" style=\"width: 458px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13339\" class=\"size-full wp-image-13339\" alt=\"Nostra signora delle lotte\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/nddltanxxx2.jpg\" width=\"448\" height=\"641\" \/><p id=\"caption-attachment-13339\" class=\"wp-caption-text\">Nostra signora delle lotte.<\/p><\/div>\n<p><strong>Una questione di potenza<\/strong><\/p>\n<p>Nel clima deprimente che tocca le lotte sociali in Francia come in Italia, Notre-Dame des Landes e la Val di Susa costituiscono significative eccezioni, sia per la forza del movimento sia per la rilevanza del sostegno ricevuto. Le ragioni di questo sono molteplici. La prima \u00e8 la stessa che attrasse decine di migliaia di persone nelle grandi manifestazioni del Larzac. Quando, in un determinato territorio, il rifiuto dell\u2019arbitrio statale acquisisce una forza sufficiente a resistere nel tempo, si crea uno spazio al tempo stesso geografico e simbolico, dove possono confluire tutte le lotte contro i comandi imposti dall\u2019alto che devastano la vita di chi sta in basso.<\/p>\n<p>Studenti medi e universitari che rifiutano l\u2019ennesima ristrutturazione neoliberista dell\u2019istruzione, operai che resistono allo smantellamento del diritto del lavoro, oppositori di diversi altri progetti, tutte queste moltitudini sempre pi\u00f9 numerose, anno dopo anno, sono affluite nella valle che resiste, perch\u00e9 riconoscono in quel luogo ci\u00f2 che avevano bisogno di costruire per loro stessi: una potenza. Questa potenza \u00e8 ancorata alla realt\u00e0 di un territorio, che \u00e8 l&#8217;incontro tra il suolo e gli umani che lo abitano, e di tutto ci\u00f2 che tale incontro ha prodotto: paesaggio, produzione materiale, relazioni umane, immaginario\u2026 La concretezza di un luogo preciso si oppone all\u2019astrazione di aerei luoghi virtuali, ai poteri disseminati negli uffici da Roma a Bruxelles passando per Parigi, nei corridoi delle multinazionali, nelle transazioni sottobanco delle mafie, negli intrighi dei partiti e negli scambi di favori, dal Municipio di Bussoleno fino alle altitudini smaterializzate degli scambi elettronici istantanei della finanza globale, delle grandi compagnie e delle strutture statali e mafiose &#8211; tutto il rumore di fondo di questa rete di poteri ultimi che \u00e8 piuttosto pratico ed efficace definire Impero. Il tardo capitalismo, con la sua utopia di sviluppo sganciato dal territorio (utopia perch\u00e9 basata sull\u2019ipotesi di un pianeta dalle risorse illimitate), \u00e8 il nemico diretto delle lotte locali.<\/p>\n<p>Anche gli operai che rifiutano la delocalizzazione delle loro fabbriche \u2013 o una certa delocalizzazione \u00absul posto\u00bb che consiste nel far lavorare a condizioni semi-cinesi \u2013 si scontrano con l\u2019Impero e con la difficolt\u00e0 di dargli una fisionomia precisa. Ma lo fanno da una posizione di debolezza, perch\u00e9 si dice loro che quello spazio dove la loro vita, per mezzo del loro lavoro, si valorizzava, adesso non vale pi\u00f9 niente, e di conseguenza nemmeno la loro vita vale pi\u00f9 niente. Patetico spettacolo, quello dei lavoratori che occupano una fabbrica che deve chiudere. Situazione di stallo, con operai alla ricerca di un acquirente, vale a dire un nuovo sfruttatore che consenta loro di essere sfruttati. I pi\u00f9 radicali potranno forse, facendo un po&#8217; di tumulto o prendendosela coi politici, ottenere un minimo di risarcimento per andare a tirare la carretta altrove. L\u00ec dove sono non sono pi\u00f9 niente. Il delocalizzato viene cos\u00ec restituito alla condizione di proletario assoluto, perch\u00e9 nessuno vuole pi\u00f9 saperne della sua unica ricchezza, la forza-lavoro, e non pu\u00f2 nemmeno dire che ha da perdere solo le proprie catene: le catene, da tempo, sono passate ai suoi omologhi cinesi o bulgari.<\/p>\n<p>Al contrario, la potenza delle lotte sul territorio colpisce luoghi indispensabili alla delocalizzazione: occupandoli, la si blocca. Per far funzionare una societ\u00e0 che si nutre della parcellizzazione della produzione, della produzione a basso costo, della circolazione incessante di informazione, finanze, uomini e prodotti, servono luoghi ben concreti dove i flussi passino, aeroporti per far decollare tanto i manager quanto i turisti low cost, tunnel di 57 chilometri per far correre pi\u00f9 veloci le merci tra Lione e Torino&#8230; Serve la linea ad alta velocit\u00e0 Poitier-Limoges perch\u00e9 il capitale possa circolare. E\u2019 in questo che le lotte del territorio di oggi si distinguono da quelle del passato, come quella del Larzac, il cui motore essenziale rimase il rifiuto dell\u2019autoritarismo statale: oggi non \u00e8 pi\u00f9 solo un \u00abmodo di governare\u00bb a essere messo in discussione, ma un intero mondo.<\/p>\n<p>Per tracciare il volto di questo mondo, ecco il numero 4 della rivista <em>Territoires 2040<\/em>, edita dal DATAR [Direction \u00e0 l\u2019am\u00e9nagement du territoire].<br \/>\nQui si trova la massima elaborazione teorica a cui possa giungere l\u2019intelligenza salariata al servizio del mantenimento dell\u2019ordine delle cose. Nell\u2019introduzione al dossier, opera di un brillante barone universitario, tre punti attirano l\u2019attenzione: bisogna accettare l\u2019ineluttabilit\u00e0 delle innovazioni dettate dalla tecnoscienza e dalle necessit\u00e0 economiche; la lezione di Fukushima non \u00e8 che bisogna impedire le catastrofi, ma che bisogna preparare a esse le popolazioni; si va verso un mondo dove si svilupper\u00e0 la segregazione spaziale: comunit\u00e0 ultra-securizzate per i ricchi, ghetti per i poveri.<br \/>\nCol supporto di tesi, analisi e scenari di fiction (secondo le strategie dello storytelling, segno di modernit\u00e0), si presenta lo spazio del futuro come quello dove poche metropoli producono valore mentre, nel mezzo, restano le terre desolate delle popolazioni devalorizzate. Nello spazio tra le citt\u00e0 ci sono le vie di circolazione e le dighe, i parchi eolici o le centrali destinate a farle funzionare: le cosiddette Grandi Opere. Il capitalismo \u00absospeso\u00bb ha bisogno, di tanto in tanto, di posare i piedi sul terreno, ed \u00e8 quel terreno che le lotte cosiddette \u00ablocali\u00bb gli toglieranno da sotto i piedi.<\/p>\n<div id=\"attachment_13340\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13340\" class=\"size-full wp-image-13340\" alt=\"Giacu\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/giacu.jpg\" width=\"500\" height=\"215\" \/><p id=\"caption-attachment-13340\" class=\"wp-caption-text\">Giacu.<\/p><\/div>\n<p><strong>Volti dell&#8217;altro mondo<\/strong><\/p>\n<p>Come dice lo slogan \u00abContro l\u2019aeroporto e il suo mondo\u00bb, dietro ogni grande opera c\u2019\u00e8 ben pi\u00f9 di uno specifico progetto. Per questo migliaia di persone sono venute a sguazzare nella fanghiglia dei campi di Nantes. Ed \u00e8 perch\u00e9 sentono che \u00e8 tutto un modo di vivere a voler trivellare la montagna che migliaia di altri sono venuti in val di Susa. La cosa pi\u00f9 notevole \u00e8 che, opponendosi a un mondo, ne stanno creando un altro. Questa \u00e8 la seconda ragione che attira persone in questi luoghi, ragione tanto pi\u00f9 forte e nuova perch\u00e9 rompe con l\u2019irragionevolezza fondamentale dell\u2019epoca.<br \/>\nUn giornalista alla ricerca di un portavoce nel mezzo di centinaia di capanni oggi esistenti nella ZAD, lo\/la trover\u00e0 forse alla No-TAVerna, luogo di socialit\u00e0 annaffiata il cui nome \u00e8 un chiaro omaggio alla Val di Susa. Ad ogni incontro, il\/la portavoce dichiarer\u00e0 di chiamarsi \u00abCamille\u00bb, e se il giornalista dovesse avere un livello di intelligenza da televisione francese, si appunter\u00e0 seriamente quel nome, che in francese \u00e8 unisex, senza accorgersi che tutti i portavoce interpellati dai media si chiamano sempre Camille. Questa pratica spontanea, che soddisfa il gusto del nome collettivo ben conosciuto da qualcuno dei miei amici italiani, \u00e8 solo una delle molteplici manifestazioni di creativit\u00e0 degli abitanti della ZAD. Se ne possono elencare all\u2019infinito.<br \/>\nI nomi dei luoghi: si va dal Phare Ouest (Faro Ovest, ma si pronuncia come \u00abFar West\u00bb) allo Chat Taigne (\u00abGatto tignoso\u00bb, ma anche \u00abCastagna\u00bb) passando per il \u00abBlack Bloc sanitaire\u00bb (il gabinetto).<br \/>\nLe forme dell\u2019abitare: dalle case sugli alberi che rendono necessario l\u2019intervento di squadre specializzate per sloggiare gli abitanti, alla bella dimora offerta dall\u2019altopiano di Millevaches, <a href=\"http:\/\/lazadsurunplateau.noblogs.org\/\">fabbricata, trasportata e montata in una quindicina di giorni<\/a>, passando per le case concepite da scuole di architettura e le barricate ormai abitate, spesso precedute o seguite da enormi fossati e da fortificazioni in costante miglioramento (c&#8217;\u00e8 addirittura un progetto di ponte levatoio!).<br \/>\nIl ricorso alle icone popolari: anche nella ZAD, come in Val di Susa, si muovono i personaggi di Asterix, favorite dal nome in codice dell\u2019operazione di polizia \u00abCesare\u00bb.<br \/>\nLe periodiche cerimonie di magia nera per far impazzire gli sbirri.<br \/>\nLo scambio di saperi: meccanico, agricolo, botanico, medico ecc&#8230;<br \/>\nLe canzoni, i film, le celebrazioni della \u00ab<a href=\"http:\/\/quadruppani.blogspot.fr\/2012\/11\/que-mille-bardes-se-levent-notre-dame.html?q=mille+bardes\">barricata come una delle belle arti<\/a>\u00bb\u2026 Tutto questo esprime la concretezza di un altro modo di vivere insieme, basato sulla gratuit\u00e0 e la presa di decisioni senza gerarchie n\u00e9 rituali assemblearistici congelati e raggelanti.<br \/>\nCome hanno mostrato anche i Wu Ming nel loro reportage <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/opinioni\/wu-ming\/2013\/03\/29\/folletti-streghe-santi-e-druidi-in-val-clarea-storie-del-movimento-no-tav\/\"><em>Folletti, streghe, santi e druidi in Val Clarea<\/em><\/a>, l\u2019immaginario della valle piemontese \u00e8 tanto fertile quanto quello del boschetto normanno: d\u00e9tournement e creazione di miti (\u00abGiacuuuu!\u00bb); rivitalizzazione &#8211; da parte degli amici della rivista Nunatak &#8211; del ricordo delle repubbliche partigiane; invenzione di assemblee mobili che combinano il piacere della marcia con la difficolt\u00e0 per i poliziotti di registrare le decisioni; sviluppo e affinamento di tattiche intelligenti per gli assalti al cantiere\/fortino; sviluppo, come a Notre-Dame des Landes, di una conoscenza popolare sulle questioni ambientali ed economiche nettamente superiore a quella degli esperti asserviti.<br \/>\nNella valle si pu\u00f2 incontrare una realt\u00e0 che tanto manca a questa post-sinistra, Bersani e Hollande e Amendola e Valls, a questo personale politico senza pi\u00f9 un&#8217;ideologia nemmeno socialdemocratica, che non finir\u00e0 mai di collassare intellettualmente, umanamente e anche &#8211; ben gli sta! &#8211; elettoralmente. L\u00e0 si trova in tutta la sua concretezza e carnalit\u00e0 ci\u00f2 di cui i piccoli politici hanno perso persino il ricordo: un popolo.<br \/>\nQuando la pi\u00f9 normale delle famiglie \u2013 lei vigile urbano, lui dipendente comunale in pensione, due figli, uno alle superiori e l&#8217;altro all&#8217;universit\u00e0 \u2013 si riunisce per mostrarti, divertendosi molto, video di scontri con la polizia; quando i commercianti di Bussoleno lanciano lo \u00abshampoo di solidariet\u00e0\u00bb per sostenere un loro collega arrestato; quando gli sforzi congiunti dei procuratori e dei loro assistenti mediatici non riescono mai a incrinare l\u2019alleanza tra le donne che pregano Padre Pio e i ragazzi dei centri sociali, accade un evento come \u00e8 accaduto nei bei giorni di Piazza Tahrir, quando l\u2019isolamento della rivoluzione non minacciava ancora di deteriorarla e i cristiani vegliavano in piedi per proteggere i loro fratelli musulmani in preghiera.<br \/>\nAccade quel che \u00e8 accaduto quando i trattori dei contadini della regione di Nantes e non solo sono venuti a incatenarsi per difendere il Gatto Tignoso, manifestando chiaramente che i presunti black bloc, gli hippie e loro stessi erano una sola e identica cosa, One Big Union, il \u00absindacato\u00bb di coloro ai quali non \u00e8 stato fatto un torto particolare, ma un torto universale. Vincendo contro Vinci (aeroporto di Nantes e autostrada di Mosca), contro le cooperative (Si-Tav e pro-Ikea), contro la partnership pubblico-privato (socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti), contro l\u2019euforia dell\u2019alta finanza, il suo discorso di crisi e la sua ansimante trinit\u00e0 Sviluppo-Lavoro-Progresso, vincendo contro tutto questo il popolo, la moltitudine o come si vorr\u00e0 chiamare quest&#8217;eterogenea soggettivit\u00e0 collettiva, diversa eppure unita, conquister\u00e0 per tutti noi un po\u2019 d\u2019aria, di spazio, di tregua, per trovare il coraggio, l&#8217;immaginazione e il tempo necessario ad affrontare nelle condizioni meno sfavorevoli la catastrofe a venire.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span> [Traduzione di Massimo Vaggi e Wu Ming 1]<\/h5>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<div style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Il governo Letta\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/pennywise.jpg\" width=\"500\" height=\"250\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Il governo Letta.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>PREFAZIONE A \u00abLA POLITICA DELLA PAURA\u00bb\u00a0<\/b><\/p>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p>Tra la fine degli anni Ottanta e l&#8217;inizio dei Novanta mi capitava di leggere una rivista anarchica che in teoria era trimestrale, ma in pratica usciva con cadenza aleatoria, a seconda di quanti e quali collaboratori fossero in quel momento fuori dalle patrie galere, o di quale espediente di autofinanziamento fosse andato a buon fine.<br \/>\n[Quanto appena detto vale, a pensarci bene, per buona parte della stampa \u00abdi movimento\u00bb degli anni Ottanta, anarchica o comunista che fosse.]<\/p>\n<p><i>Galeotto fu il trimestrale <\/i> ( non soltanto i redattori!), perch\u00e9 su quelle pagine lessi in traduzione alcuni brani tratti da <i>La Banquise<\/i> , una rivista radicale francese. All&#8217;epoca non sapevo che tra i principali animatori e autori de <i>La Banquise<\/i> c&#8217;era Serge Quadruppani. Lo sentii solo nominare pi\u00f9 tardi, quando conobbi meglio la pubblicistica di quella che Oltralpe viene spesso chiamata \u00abultragauche\u00bb.<\/p>\n<p>Io e i miei compagni di collettivo conoscemmo Serge nell&#8217;estate del 2000, quando partecipammo alla <i>Semana negra<\/i> , il festival letterario che Paco Ignacio Taibo II organizza ogni anno a Gijon, nelle Asturie. All&#8217;epoca, Serge era gi\u00e0 un romanziere affermato, oltrech\u00e9 il traduttore francese di alcuni dei nostri pi\u00f9 rinomati scrittori, da Camilleri a Evangelisti, da Fois a Carlotto. Parlando del pi\u00f9 e del meno, riscontrammo una grande consonanza di vedute politiche e letterarie.<br \/>\nLo rivedemmo esattamente un anno dopo, in tutt&#8217;altro contesto: le strade di Genova piene di corpi e fumiganti di gas CS ( orto-clorobenziliden-malononitrile). Da allora ci siamo visti e sentiti spesso, e abbiamo condiviso lotte e viaggi. Dal 2007 \u00e8 anche il nostro traduttore francese.<\/p>\n<p>Ho letto il saggio <i>La politique de la peur<\/i> quand&#8217;\u00e8 uscito in Francia nel 2010. In quell&#8217;occasione, ho preso appunti che non ho avuto l&#8217;occasione di utilizzare, e quando mi \u00e8 stato proposto di scrivere la prefazione all&#8217;edizione italiana (riveduta e aggiornata rispetto all&#8217;originale), ho colto la palla al balzo.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">ADESSO MI CHIEDO, COSA FAREBBERO I BUONISTI DI STI COGLIONI SE FOSSERO PARENTI DI QUESTE VITTIME? E CHE CONTINUANO A DIRE COSE SENZA SENSO SPARANDO SUL &#8220;SIGNOR&#8221; GRILLO CHE HA ESPOSTO UNO DEI PROBLEMI PI\u00f9 SERI DEL NOSTRO PAESE? PROBLEMI PALESI!!! PURA E SEMPLICE VERIT\u00e0!!! LA REALT\u00e0 DEI FATTI!!!\u2028LUI DICE: CHI PAGA PER QUESTA INSICUREZZA SONO I PI\u00f9 DEBOLI!!!\u2028ALLORA QUANDO CAZZO VI SVEGLIATE BUONISTI DI STI COGLIONI!!!\u2028O CONTINUERETE A SOSTENERLI ANCHE QUANDO VIOLENTERANNO LE VOSTRE SORELLE E AMMAZZERANNO I VOSTRI GENITORI?\u2028SVEGLIATEVI RAGAZZI, IL PROBLEMA \u00e8 SERIO!!!\u2028MI DISPIACE SOLO DI UNA COSA, CHE SECONDO ME VOI BUONISTI DI STI COGLIONI NON SIETE COSI IGNORANTI NEL CAPIRE IL PROBLEMA CHE CI CIRCONDA MA SIETE FISSATI NELLE VOSTRE IDEE E QUESTO \u00e8 ANCORA PI\u00f9 GRAVE!!!\u2028ALLORA ANDATE A-FFA-NCU-LOOOOOOOOOOO!!!!!!<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne <i>La politica della paura<\/i> , Serge stende un lungo e ragionato elenco dei \u00abnemici\u00bb che, volta per volta, abbiamo visto indicare come minacce alla nostra \u00absicurezza\u00bb. E&#8217; una vera e propria folla: il terrorista insospettabile, il giovane marginale riottoso, il disadattato sociopatico, il migrante clandestino, il senzacasa che porta degrado nel quartiere, il pedofilo\/pedopornografo, l&#8217;utente di Internet che viola la propriet\u00e0 intellettuale, lo zingaro&#8230; I peggiori sono quelli che appartengono a pi\u00f9 insiemi: il migrante clandestino terrorista, lo zingaro che rapisce i bambini e li vende ai pedofili, l&#8217;utente di Internet che incita i marginali riottosi&#8230; Sull&#8217;apparire di questi soggetti si fonda un&#8217;industria della paura, prospera un mercato mondiale della paura, si estende una <i>nuova sfera giuridica della paura.<\/i><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi crediamo che a Pontedera la questione dell\u2019immigrazione e dell\u2019integrazione sia molto meno rosea di quello che si vuol fare apparire: Pontedera citt\u00e0 dell\u2019integrazione razziale? Con interi quartieri che ormai sono diventati dei ghetti per immigrati, come la Stazione e il Villaggio Piaggio, dove una donna non pu\u00f2 camminare tranquilla la sera dopo cena per paura di essere molestata da qualcuno che magari per la sua \u201ccultura\u201d (ma vogliamo chiamarla cosi\u2019?) considera le donne esseri inferiori di propriet\u00e0 dell\u2019uomo?<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Serge descrive con andamento inesorabile il Grande Gioco di innovazioni tecnologiche e procedure di polizia, propaganda mediatica e attivit\u00e0 legislativa, rimozione\/riscrittura della storia e costruzione dei nemici pubblici di oggi e domani. Non c&#8217;\u00e8 nemmeno bisogno di condividere <i>in toto<\/i> le premesse teoriche dell&#8217;analisi o i giudizi storici espressi per trovare utile la carrellata e ispiranti le conclusioni.<br \/>\nQuello che Serge ci mostra non \u00e8 altro che il nostro mondo, senza la minima trasfigurazione o \u00ablicenza poetica\u00bb. Un mondo che a moltissimi appare normale, avvolti come sono nei cartocci dei \u00abpacchetti-sicurezza\u00bb, abituati come sono ai mostri in prima pagina o in homepage o in prima serata, usi come sono a considerare <i>entertainment<\/i> i processi sommari di mondane inquisizioni. S\u00ec, \u00e8 il nostro mondo: viviamo nel traffico di dati, attraversiamo l&#8217;incrocio degli schedari e delle informazioni \u00absensibili\u00bb, andiamo in giro circondati da macchine-gendarme, macchine che spiano, apparati che origliano e registrano, scie di impulsi che pedinano persone o addirittura altre scie di impulsi.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Novecento obiettivi puntati su strade, piazze e parchi che aiutano le Forze dell&#8217;Ordine a controllare e presidiare il territorio milanese 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. Lo rende noto il Comune di Milano in un comunicato. Novecento occhi &#8220;per togliere spazio a criminalit\u00e0 e degrado&#8221;: 70 sono posizionati nell&#8217;area della Centrale, insieme a 8 telecamere urla e sparo, e a 11 colonnine Sos. Gli altri impianti sono divisi poi fra parchi cittadini (come il Parco delle Cave che ne conta 56, Parco Sempione 75 o Parco delle Basiliche 23), quartieri e &#8220;zone a rischio&#8221; come Sarpi (5), viale Umbria (3) o viale Monza (10). &#8220;Con circa 900 telecamere Milano \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 videosorvegliata d&#8217;Italia, eguagliando la dotazione di una citt\u00e0 come Londra, da sempre tra le capitali europee pi\u00f9 avanzate nell&#8217;uso della tecnologia della sicurezza&#8221;. Cos\u00ec il vice Sindaco di Milano e assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato, durante il suo intervento al convegno &#8220;Tvcc: integrazione e futuro&#8221;, dedicato al tema della videosorveglianza.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni tanto, per cos\u00ec dire, ci diamo una \u00abbotta di vita\u00bb: ci giungono periodiche esortazioni al linciaggio e noi rispondiamo, linciamo volentieri. La nostra insoddisfazione \u00e8 incanalata in scoppi di collera eterodiretti, che non solo non turbano l&#8217;ordine, ma sono funzionali alla politica della paura.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La polizia si mette in mezzo, un ispettore cerca di far ragionare queste donne furenti. Siete brava gente, dice, la domenica andate in chiesa, e adesso volete buttare per strada dei poveri bambini? \u00abS\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec\u00bb \u00e8 il coro di risposta. Dai pannelli divelti si affaccia una ragazza, il capo coperto da un foulard fradicio di pioggia. Trema, di freddo e paura. Quasi per proteggersi, tiene al seno una bambina di pochi mesi. Saluta una delle donne pi\u00f9 esagitate, una signora in carne, che indossa un giubbino di pelo grigio. La conosce. \u00abStanotte partiamo. Per favore, non fateci del male\u00bb. La signora ascolta in silenzio. Poi muove un passo verso la rom, e sputa. Sbaglia bersaglio, colpisce in faccia la bambina. L\u2019 ispettore, che stava sulla traiettoria dello sputo, incenerisce con lo sguardo la donna. Tutti gli altri applaudono. \u00abBrava, bravissima\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; molto significativo che uno dei \u00abcasi di studio\u00bb scelti da Quadruppani sia quello di Cesare Battisti. Nell&#8217;Italia degli anni Zero vi fu un lungo, allucinato momento in cui Battisti sembr\u00f2 l&#8217;uomo pi\u00f9 meritevole di odio sulla faccia della terra. In tutta seriet\u00e0, persone che nulla sapevano di lui n\u00e9 della sua vicenda giudiziaria si auspicavano, sbraitando ed eiettando lapilli di saliva, che il governo italiano mandasse un commando clandestino in Francia o in Brasile, per ficcare una buona volta un proiettile in testa a quel \u00abterrorista di merda\u00bb.<\/p>\n<p>Si stava parlando di un uomo che, dopo aver fatto parte di un gruppo armato minore, sconosciuto ai pi\u00f9 e sbaragliato quasi trent&#8217;anni prima, aveva completamente cambiato vita, sposando una donna francese e crescendo con lei una figlia. Lavorava come portinaio, scriveva romanzi, da molto tempo non commetteva reati di alcuna fattispecie e, pur senza rinnegare gli ideali di un tempo, aveva espresso nei suoi libri una chiara autocritica sulla lotta armata. Inoltre, le sentenze che lo avevano condannato in contumacia erano piene di passaggi contraddittori e pi\u00f9 le si leggeva con attenzione, pi\u00f9 <a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/2009\/01\/30\/il-caso-battisti-tutti-i-dubbi\/\">suscitavano dubbi<\/a>. <i>Last but not least<\/i> , Battisti non era che uno dei numerosi \u00abex-terroristi\u00bb italiani residenti all&#8217;estero, pi\u00f9 o meno al riparo da estradizioni. Alcuni di questi avevano militato in organizzazioni pi\u00f9 famose e preso parte ad azioni ben pi\u00f9 eclatanti, compreso il sequestro Moro, eppure i media scelsero lui.<\/p>\n<p>Ogni giorno e metodicamente, Battisti era presentato come l&#8217;epitome del soggetto pericoloso. L&#8217;immagine era costruita a colpi di fandonie sui suoi reati (\u00abHa sparato a un ragazzino che adesso \u00e8 sulla sedia a rotelle!\u00bb), fisiognomica lombrosiana (\u00abHa una faccia da stronzo!\u00bb, \u00abGuarda che sorrisetto cattivo!\u00bb, \u00abGli spaccherei quel muso da carogna!\u00bb) e consueto, italianissimo odio per il \u00abculturame\u00bb (\u00abSi \u00e8 messo a fare lo scrittore e a frequentare i salotti di Parigi, il signorino!\u00bb). A quanto mi consta, nessun altro, nemmeno Pietro Valpreda quand&#8217;era creduto il bombarolo di Piazza Fontana, ha mai subito un trattamento pari a quello riservato a Battisti. Addirittura, gli si carpivano foto con modalit\u00e0 teppistica, per poi pubblicarle senza correggere l&#8217;\u00abeffetto occhi rossi\u00bb dei flash, in modo da ottenere un volto <i>pr<\/i><i>\u00ea<\/i><i>t-\u00e0-demoniser<\/i> . Occhi rossi = Satana.<\/p>\n<p>Correttamente, Quadruppani scrive che l&#8217;odio per Battisti si fondava sulla rimozione di quel che era accaduto in Italia negli anni Settanta. Da tempo &#8211; gi\u00e0 dalla met\u00e0 degli anni Ottanta &#8211; la memoria di un movimento radicale di massa fatto di studenti, operai, femministe e controculture giovanili era stata mortificata nella cornice narrativa degli \u00abanni di piombo\u00bb; ora quella cornice si faceva ancora pi\u00f9 piccola e angusta, fino a inquadrare <i>una sola persona<\/i> , divenuta il Terrorista per antonomasia.<br \/>\nTutto ci\u00f2 sul vasto sfondo della <i>War On Terror<\/i> bushista, dello \u00abscontro di civilt\u00e0\u00bb, della psicosi di Al Qaeda. In un altro contesto internazionale, la <i>querelle<\/i> su Battisti non sarebbe mai scoppiata in quei termini.<\/p>\n<p>Quando la fabbrica dei mostri, pilastro e motore della grande industria della paura, trova un prodotto che \u00abtira\u00bb, si d\u00e0 da fare per \u00abinfilare una macchina da guerra in ogni anfratto e in ogni buco\u00bb. Quest&#8217;ultima \u00e8 la definizione di fascismo data da Deleuze &amp; Guattari, e funziona anche per la politica della paura, perch\u00e9 ogni fascismo \u00e8 impastato con la politica della paura, e ogni politica della paura, presto o tardi, produce fascismi (si veda Alba Dorata in Grecia). Poich\u00e9 la logica della guerra, del nemico da distruggere, deve permeare ogni poro della nostra pelle, non un giorno trascorre senza esortazioni a odiare il nemico di turno.<\/p>\n<p>Mi sento di dire che il principale target della propaganda securitaria \u00e8 il \u00abceto medio\u00bb o, al plurale, i \u00abceti medi\u00bb.<br \/>\nQuest&#8217;espressione sociologizzante e indifferenziata serve a occultare la realt\u00e0 di una piccola borghesia sempre pi\u00f9 proletarizzata. Pi\u00f9 lo strato basso della piccola borghesia si impoverisce e diventa precario, e quello alto corre il rischio di scivolare gi\u00f9, pi\u00f9 nel discorso pubblico si usa l&#8217;espressione \u00abceto medio\u00bb. \u00abMedio\u00bb nel senso che sta a met\u00e0 strada tra i proletari e i ricchi. Ma in realt\u00e0 non sta affatto \u00aba met\u00e0 strada\u00bb: \u00e8 vicinissimo ai proletari e sideralmente lontano dai ricchi, che negli ultimi trent&#8217;anni sono diventati molto pi\u00f9 ricchi, sempre pi\u00f9 ricchi. Chiamare la piccola borghesia impoverita \u00abceto medio\u00bb serve a illuderla di avere ancora un barlume di status, a impedirne l&#8217;alleanza coi poveri. L&#8217;impoverito deve odiare e temere il povero. L&#8217;ossessione securitaria serve a fomentare la guerra tra poveri, e prevenire scenari come quelli che Serge descrive nell&#8217;ultima parte del libro: quelli di lotte che creano comunanza e dissipano la paura.<\/p>\n<p>Quando il dispositivo securitario addita un nemico pubblico ai \u00abceti medi\u00bb, non li arruola per combattere in prima persona, ma li esorta a esprimere una delega. Il cittadino precarizzato e impaurito deve affidarsi ai difensori professionisti della societ\u00e0. Nel farlo, deve anche cedere un po&#8217; di libert\u00e0 in cambio di una promessa di sicurezza.<br \/>\nAl tempo stesso, il cittadino non va escluso dalla mobilitazione: nell&#8217;era della millantata \u00abinterattivit\u00e0\u00bb, del \u00ab2.0\u00bb, della \u00abcondivisione\u00bb e dei \u00absocial stream\u00bb, il cittadino pu\u00f2 e deve \u00abfare la sua parte\u00bb, coadiuvando il lavoro di chi difende la societ\u00e0, prendendo parte a linciaggi virtuali e\/o agendo da occhiuto delatore, magari pubblicando su Internet foto e video di \u00abviolenti\u00bb che spaccano vetrine o rispondono alle manganellate della polizia. L&#8217;uso dei social network (soprattutto di Facebook) come strumento\/ambiente per la delazione di massa \u00e8 sempre pi\u00f9 frequente.<br \/>\nIn Italia, lo abbiamo visto con la massima chiarezza dopo gli scontri del 15 ottobre 2011 a Roma. In frangenti come quello, il nemico diventa \u00abquello con il casco\u00bb. Indossare un casco, strumento difensivo che impedisce ai manganelli di spaccare teste come fossero meloni, diventa condizione sufficiente per essere incatenati alla gogna del web e indicati alla polizia come \u00abviolenti\u00bb, \u00abfacinorosi\u00bb, \u00abprovocatori\u00bb, financo \u00abterroristi\u00bb. <i>questi sono i famigerati &#8220;fascisti&#8221; che da sempre si intrufolano nelle manifestazioni !!!<\/i><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i><\/i> <i>il porco (2\u00b0 da sx) ha sulla maglia lo scudetto del Milan: che sia uno di quelli iscritto a libro paga di berluskatz ?<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>questi sono i veri delinquenti supporter&#8217;s del potere dittatoriale degli ignavi e del capitalismo becero!<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>L&#8217;uomo con la felpa bianca ha i baffi brizzolati e sta parlando con un microfono&#8230;vediamo quanti black block possiedono questa teconologia&#8230;.!!!!<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>quel coglione con la maglia del milan. UCCIDETELOOOOOOOOOOO<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non potrei essere pi\u00f9 d&#8217;accordo con Serge quando scrive che la lotta (non la guerra: la lotta) pu\u00f2 dissipare la paura e far dimenticare i diktat securitari. Il \u00abfarsi popolo\u00bb delle comunit\u00e0 ribelli della Val Susa \u00e8 l&#8217;esempio pi\u00f9 alto, immediatamente comprensibile a chiunque abbia visitato quelle lande senza paraocchi o interessi di bottega da difendere, ma tanti altri esempi sarebbero possibili.<\/p>\n<p>Chi ha vissuto momenti di lotta vera e condivisa, di lotta \u00abfusionale\u00bb, \u00e8 pi\u00f9 aperto alla comunanza &#8211; e quindi pi\u00f9 immune alla paura &#8211; di chi si \u00e8 sempre e solo fatto gli affari suoi. Quando si porta nelle strade e nelle piazze il \u00absavoir vivre\u00bb della comunanza e della sovversione, allora le paranoie si dissipano e la \u00abcultura del sospetto\u00bb appare ridicola, perch\u00e9 lo vediamo tutti che quel cingalese non \u00e8 un kamikaze ma un lavavetri, e il signore che guarda i bambini giocare non \u00e8 un maniaco pronto a insidiarli ma un pensionato che si sente solo e vuole assorbire un po&#8217; di gioia e vitalit\u00e0, e la festicciola di compleanno del bimbo marocchino nel giardino pubblico sotto casa non \u00e8 una riunione di fanatici islamisti ma un&#8217;occasione per far conoscere a mia figlia un nuovo amico.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto al fatto che gli africani o le altre comunit\u00e0 si frequentano solo tra loro, per verificare che non \u00e8 vero basterebbe liberarsi dalla tossicodipendenza da internet e tornare finalmente alla vita reale. Iniziative di socializzazione sono ormai largamente diffuse, ad esempio la Festa dei Popoli, vari progetti di cooperazione, corsi di italiano per stranieri, tornei sportivi, eventi culturali e mille altre iniziative che vedono insieme le diverse comunit\u00e0 che vivono nel nostro territorio. Staccandosi ogni tanto dalla tastiera \u00e8 possibile conoscere amici di ogni nazionalit\u00e0.\u00a0 Naturalmente se si ritiene che gli stranieri siano una minaccia \u201cper le nostre donne\u201d non \u00e8 una prospettiva allettante. Ma allora non \u00e8 questione dei partiti e delle loro possibili strumentalizzazioni, \u00e8 proprio un problema di razzismo esplicito. Strano che su internet il nostro amico non abbia trovato i dati sulla violenza contro le donne: avrebbe appreso che chi considera le donne \u201cesseri inferiori di sua propriet\u00e0\u201d \u00e8 il pi\u00f9 delle volte il marito, il parente o il vicino di casa, italianissimo e insospettabile ma pronto a trasformarsi in assassino in nome di quei moventi \u201cpassionali\u201d che fanno pi\u00f9 vittime di una guerra civile.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 cos\u00ec che, passo dopo passo, pregiudizio sfatato dopo pregiudizio sfatato, si pu\u00f2 arrivare a capire che, s\u00ec, ci sono eccome minacce alla nostra \u00absicurezza\u00bb, ma non sono quelle indicate dai media ansiogeni, dai fabbricanti di mostri, dai venditori di marchingegni sorveglianti. Le minacce alla nostra sicurezza sono lo sfruttamento degli umani e dell&#8217;ambiente, la precariet\u00e0, il razzismo e il sessismo, la repressione&#8230;<\/p>\n<p>Ma la minaccia pi\u00f9 grande, quella che finch\u00e9 non sar\u00e0 rimossa impedir\u00e0 di affrontare le altre, \u00e8 la politica della paura. <span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<p><b>Citazioni (in ordine di apparizione nel testo)<\/b><br \/>\n&#8211; Commento firmato \u00abdileo.v\u00bb all&#8217;articolo \u00abI confini sconsacrati\u00bb, beppegrillo.it, 5 ottobre 2007;<br \/>\n&#8211; Comunicato \u00abPerch\u00e9 il Movimento 5 Stelle non aderisce alla manifestazione di domenica 18\/11\u00bb, firmato \u00abMovimento 5 Stelle Pontedera e Valdera\u00bb, valdera5stelle.it, 17 novembre 2012;<br \/>\n&#8211; \u00ab900 telecamere, il Grande Fratello \u00e8 a Milano\u00bb, Corriere della sera, pagine milanesi, 15 aprile 2008;<br \/>\n&#8211; Marco Imarisio, \u00abIn motorino con le molotov: &#8216;E&#8217; la nostra pulizia etnica&#8217;\u00bb, Corriere della sera, 15 maggio 2008;<br \/>\n&#8211; Commenti raccolti su Facebook dal blogger Mazzetta, \u00abCi mancava solo il linciaggio digitale\u00bb, mazzetta.iobloggo.com, 17 ottobre 2011 (gli errori di sintassi e ortografia sono riportati fedelmente);<br \/>\n&#8211; Nello Gradir\u00e0, \u00abImmigrati a Pontedera: ma chi raccatta il Movimento 5 Stelle?\u00bb, senzasoste.it, 19 novembre 2012.<\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Spagna, Germania, Svezia e ora Turchia. 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