{"id":12910,"date":"2013-04-30T12:55:38","date_gmt":"2013-04-30T10:55:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=12910"},"modified":"2013-05-01T12:04:51","modified_gmt":"2013-05-01T10:04:51","slug":"ancora-scrittura-collettiva-wm2-intervista-lou-palanca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/04\/ancora-scrittura-collettiva-wm2-intervista-lou-palanca\/","title":{"rendered":"Ancora scrittura collettiva! WM2 intervista Lou Palanca"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/palancablocco522.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12911\" alt=\"palancablocco522\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/palancablocco522.jpg\" width=\"500\" height=\"507\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 18 aprile scorso, in <a href=\"http:\/\/www.scribd.com\/doc\/129587307\/Storia-e-Prospettive-Della-Scrittura-Collettiva-in-Italia-La-Lettura-10-03-2013\">un articolo<\/a> storico e sistematico sulla scrittura collettiva in Italia, <strong>Vanni Santoni<\/strong> non li ha manco nominati. Eppure so bene &#8211; per via di telefonate intercorse &#8211; con quanta attenzione l&#8217;autore abbia scritto quel pezzo, destinato a diventare una piccola summa del fenomeno. Pi\u00f9 che una prova di inaccuratezza, la mancanza di <strong>Lou Palanca<\/strong> in quelle righe, \u00e8 la dimostrazione che la letteratura a pi\u00f9 mani, in Italia, sta diventando un&#8217;esperienza talmente vasta e ramificata da sfuggire alle mappature dei cartografi pi\u00f9 appassionati e coinvolti.<!--more--><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Palanca-Catanzaro-1978-79_011.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-12918 alignright\" alt=\"Palanca, Catanzaro 1978-79_01\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Palanca-Catanzaro-1978-79_011.jpg\" width=\"165\" height=\"262\" \/><\/a><em>Blocco 52<\/em> \u00e8 uscito nell&#8217;autunno dello scorso anno per la casa editrice <strong>Rubbettino<\/strong>, e neppure noialtri ce ne saremmo accorti, se WM2 non avesse incontrato tre Lou Palanca durante il tour calabrese di <em>Timira<\/em>.<br \/>\nPalanca &#8211; chi ne sa di pallone se lo ricorder\u00e0 &#8211; era un attaccante mancino dai baffi molti Seventies, capace di segnare 13 gol direttamente dal calcio d&#8217;angolo. Detto <em>piedino di fata<\/em> per via delle scarpe taglia 37, fu bandiera e cannoniere del Catanzaro in serie A. E da Catanzaro arrivano pure due dei cinque Palanca collettivi, che per\u00f2 si chiamano Lou, mentre l&#8217;ex-calciatore fa di nome Massimo.<br \/>\n<strong>Gioved\u00ec 2 maggio<\/strong>, WM2 <a href=\"http:\/\/www.modoinfoshop.com\/dettaglioevento.asp?id=1251\">presenter\u00e0 a Bologna<\/a> <em>Blocco 52 <\/em>e per l&#8217;occasione ha rivolto loro alcune domande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WM2: <em>Blocco 52<\/em> ruota intorno alla storia di <strong>Luigi Silipo,<\/strong> sindacalista dell&#8217;Alleanza dei Contadini, attivo a Catanzaro nel Dopoguerra, morto in circostanze misteriose e presto dimenticato dalla citt\u00e0, dai partiti della sinistra, dai suoi stessi compagni. Il vostro romanzo, per\u00f2, non \u00e8 soltanto uno strumento di memoria e di indagine postuma. La vicenda di Silipo \u00e8 anche il pretesto per raccontare un&#8217;epoca di trasformazioni che non coinvolse solo Catanzaro e la Calabria, ma l&#8217;Italia intera. Quali aspetti di questa storia, per certi versi cos\u00ec locale, trascendono secondo voi i suoi stessi confini?<\/p>\n<div id=\"attachment_12913\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/IMG_4247.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12913\" class=\"size-full wp-image-12913\" alt=\"IMG_4247\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/IMG_4247.jpg\" width=\"200\" height=\"271\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12913\" class=\"wp-caption-text\">Luigi Silipo<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">LP: E\u2019 vero, abbiamo iniziato ad interessarci di Luigi Silipo quando abbiamo casualmente incocciato nel racconto della sua morte violenta, prendendo atto che l\u2019uccisione di un quarantanovenne gi\u00e0 membro del comitato centrale del Pci era totalmente scomparsa dalla memoria collettiva della nostra citt\u00e0, ma poi abbiamo maturato la convinzione che dentro la sua fine stavano molte altre storie, non solo calabresi e non solo politiche. Cos\u00ec, abbiamo cercato di raccontare un periodo in cui l\u2019intero Sud si apriva alla modernizzazione e al progresso con un fiducia totale e una voracit\u00e0 incontrollabile di benessere e possibilit\u00e0. Non solo Catanzaro \u2013 che si apprestava a divenire capoluogo di Regione e a cancellare la propria identit\u00e0 culturale e urbanistica in cambio di palazzi, uffici e stipendi statali \u2013 ma molti pezzi del Sud hanno pagato un prezzo enorme per le scelte sbagliate compiute in quel momento, assumendo tutti i vizi della modernit\u00e0 capitalista ed urbana (cementificazione selvaggia, periferie-ghetto, conformismo, devastazione paesaggistica) senza riceverne in cambio i vantaggi altrove connessi.<br \/>\nAllo stesso modo, il 1965 e gli anni successivi rappresentano il periodo di preparazione alla fine dell\u2019egemonia sociale dei gruppi e alla liberazione dell\u2019individuo. Altra grande conquista che arriva ai giorni nostri in forme totalmente degenerate, chiedendo per l\u2019appunto di tornare a riflettere sul senso profondo della libert\u00e0, della solidariet\u00e0, della giustizia sociale. In una societ\u00e0 piccola e chiusa come quella calabrese dei primi anni \u201960, Silipo \u2013 comunista osteggiato dalla famiglia borghese, non sposato, non cattolico, insofferente all\u2019ortodossia di partito \u2013 incarna questo scontro tra individuo e gruppo, e come tutti coloro che arrivano in anticipo paga un prezzo molto alto per le proprie scelte.<br \/>\nInfine, la parabola discendente di Luigi Silipo \u00e8 anche la storia della trasformazione del Partito comunista italiano, ormai avviato verso una egemonia della cultura operaista e nordista e come tale desideroso di sbarazzarsi dei vecchi quadri \u2013 tutti cresciuti nelle lotte bracciantili e legate ad una visione del Sud incompatibile con le nuove parole d\u2019ordine \u2013 e di costruire nuovi gruppi dirigenti. La fine di Silipo, violenta e misteriosa, sar\u00e0 diversa dall\u2019accantonamento o dalla riconversione di altri esponenti del Pci, ma l\u2019una e le altre saranno funzionali alle politiche di industrializzazione del Sud che orienteranno, ancora una volta, gli sviluppi degli anni successivi. Proprio come accadeva nella Cgil, dopo la morte di <strong>Di Vittorio<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WM2: Nel libro, la morte violenta di Luigi Silipo si intreccia con quella di <strong>Giuseppe Malacaria<\/strong>, con la strage di Piazza Fontana e con i rapporti ambigui tra il PCI e la comunit\u00e0 degli italiani espatriati a Praga, sfuggiti alle montature giudiziarie del Dopoguerra. Perch\u00e9 avete scelto di mettere insieme proprio queste vicende? Cosa le accomuna sul versante narrativo? Come si illuminano a vicenda? Cosa significa la loro combinazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LP: Il nostro racconto \u00e8 pieno di intrecci perch\u00e9 la storia che abbiamo deciso di raccontare \u00e8 indissolubilmente legata ad altre storie. Quello che abbiamo scelto \u00e8 solo di non sciogliere i nodi e di riproporre al lettore gli incroci e le sovrapposizioni che abbiamo scoperto andando avanti nel nostro lavoro. Vi \u00e8, al fondo di questa scelta, la volont\u00e0 di non isolare arbitrariamente \u2013 come tanto spesso accade \u2013 la Calabria dal resto dell\u2019Italia. Catanzaro, in quegli anni, \u00e8 al centro di una serie di avvenimenti di interesse nazionale e recidere questi legami \u00e8 sempre stato funzionale al racconto estremo della Calabria, ovvero alla costruzione di una diversit\u00e0 calabrese che spiega e rende accettabile ogni evento, che neutralizza sin dall\u2019inizio la richiesta di conoscenza e giustizia. Catanzaro non \u00e8 una citt\u00e0 mafiosa, dal dopoguerra agli anni \u201970 si contano solo due morti violente: Luigi Silipo e Giuseppe Malacaria, ucciso da una bomba neofascista durante una manifestazione di protesta contro alcuni attentati. Due morti, nessun colpevole, nessun processo e nemmeno nessun atto giudiziario ancora consultabile, giacch\u00e9 tutto \u00e8 andato misteriosamente perduto in questi anni. <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/catanzaro05.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-12915\" alt=\"catanzaro05\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/catanzaro05.jpg\" width=\"200\" height=\"173\" \/><\/a>Malacaria viene ucciso durante la rivolta di Reggio Calabria \u2013 evento decisivo nella trasformazione della \u2018ndrangheta e nell\u2019evoluzione della strategia della tensione &#8211; e poco prima che Catanzaro diventi la sede del pi\u00f9 importante processo della storia repubblicana, quello di Piazza Fontana. Anche gli atti di quel processo si apprestavano a scomparire, cos\u00ec come dai palazzi di Catanzaro \u00e8 scomparso <strong>Franco Freda<\/strong>, scappato con l\u2019aiuto dei neofascisti calabresi e riparato tra le braccia accoglienti di dittatori sudamericani grazie al supporto della \u2018ndrangheta reggina.<br \/>\nC\u2019era una rete nera che passava da qui (e ha continuato a passarci per molto tempo, se non altro perch\u00e9 <strong>Stefano delle Chiaie<\/strong> venne a vivere a pochi chilometri da Catanzaro, mentre a pochi chilometri da Catanzaro era nato <strong>Pino Rauti<\/strong>), ma c\u2019era anche una rete rossa \u2013 che accolse e protesse gli anarchici coinvolti nel processo di Piazza Fontana \u2013 che prov\u00f2 a svelare depistaggi e connivenze pagando con la vita (i cinque anarchici di Reggio) e che arrivava fino a Praga, come dimostra la vicenda di Luigi Silipo e la sua amicizia con <strong>Annunziata Chirico.<\/strong> Questa comunista di Scilla, entrata come giornalista nelle segreteria di Terracini, viene spedita in Cecoslovacchia per far parte della redazione della trasmissione Oggi in Italia che andava in onda su Radio Praga.<br \/>\nLa sua \u00e8 la storia di tanti partigiani e militanti italiani, come raccontato nel libro <em>Uomini ex<\/em> di <strong>Giuseppe Fiori<\/strong>, che fecero esperienza sulla propria pelle del \u201csocialismo reale\u201d; conosciuta all\u2019estero come Tinka Levantini, la Chirico dopo avere denunciato le trame dell\u2019assassinio Silipo, fin\u00ec per lasciare improvvisamente il partito e la vita politica. Emozioni, sentimenti e storie ieri dimenticate e oggi finalmente fissate nella memoria grazie ai fratelli Levratti ed al loro documentario <a href=\"http:\/\/www.documemory.org\/\"><em>Memory. Fughe dalla democrazia.<\/em><\/a><br \/>\nRaccontare la storia dimenticata delle lotte dei raccoglitori di gelsomino, delle donne che coltivavano il bergamotto e delle speranze che animavano questa terra significa anche raccontare il \u201cgreat game\u201d in cui queste lotte si inserivano e il \u201cdirty game\u201d che ha contributo a spezzarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WM2: <strong>Fabio Cuzzola<\/strong>, uno dei cinque Lou Palanca, ha scritto un magnifico libro &#8211; <em>Cinque anarchici del sud<\/em> &#8211; sulla morte tragica e dimenticata di cinque ragazzi, schiacciati tra la rivolta di Reggio Calabria, i piani golpisti di <strong>Junio Valerio Borghese<\/strong> e l&#8217;attentato al rapido di Gioia Tauro. Spesso Fabio, sul suo blog, si occupa di morti scivolate nell&#8217;oblio. A lui &#8211; e a tutto il collettivo &#8211; vorrei chiedere se si \u00e8 fatto un&#8217;idea di quali meccanismi portano a dimenticare vicende anche molto significative, a non preservarne la memoria, a riscoprirle soltanto a distanza. Quali sono le cause principali di quella &#8220;selezione&#8221; che condanna alcune figure e ne &#8220;promuove&#8221; altre?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LP: Parafrasando <strong>Sciascia<\/strong> \u201cil nostro \u00e8 un paese senza memoria e verit\u00e0. A questa prima banalissima citazione, possiamo aggiungere la convinzione che ad essere dimenticati sono i personaggi scomodi, i perdenti radicali, le seconde linee della storia. Luigi Silipo ci era apparso proprio cos\u00ec: inviso alla famiglia e al proprio gruppo sociale di appartenenza, osteggiato dal nuovo gruppo dirigente del Partito in cui militava, personaggio di periferia, riferimento di contadini straccioni e di giovani troppo rispettosi della disciplina, ontologicamente impossibilitato a divenire un eroe. Ma non \u00e8 certo Silipo l\u2019unico ad essere stato dimenticato \u2013 baster\u00e0 citare Daniele Sepe che cantava un lungo elenco \u201cDi morti invano\u201d \u2013 a dimostrazione che forse vi sono ragioni pi\u00f9 profonde o, chiss\u00e0, pi\u00f9 casuali, a determinare il silenzio, l\u2019intitolazione di una via o il radicamento nella coscienza di una comunit\u00e0.<br \/>\nIn questo senso, certamente s\u2019inserisce anche l\u2019uso strumentale e politico che si fa della storia; ci sarebbe da discutere a lungo su quell\u2019egemonia culturale che ha selezionato cosa scrivere nei libri, nei manuali di storia delle scuole, finendo non solo per relegare nell\u2019oblio storie e personaggi non ascrivibili dentro i dogmi, ma deformandone anche i fatti, si pensi alla guerra civile spagnola o al movimento studentesco negli Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WM2: Nel fare ipotesi sulla morte di Silipo avete utilizzato gli attrezzi della narrazione, mettendola al lavoro sul materiale d&#8217;archivio. Invece di ridurre i possibili scenari, li avete moltiplicati e fatti esplodere. Il giallo produce cos\u00ec molti sospetti, ma nessun colpevole definitivo. So che questo vostro metodo, anche spregiudicato, ha attirato polemiche, accuse di eccessiva immaginazione. Voi che ne pensate? Quali accortezze avete adottato nell&#8217;avvitare il bullone della narrativa dentro il dado della storia? Quanto &#8220;gioco&#8221; avete lasciato? Quali responsabilit\u00e0 vi siete presi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LP: Non volevamo scrivere un ennesimo libro \u201cgiallo\u201d, cos\u00ec come richiede oggi il mercato dell\u2019editoria italiana. Il lavoro si \u00e8 basato sul materiale d\u2019archivio e, prevalentemente, sulle testimonianze orali delle persone che abbiamo incontrato e che conoscevano Luigi Silipo. Possiamo dire che, di fatto, abbiamo ascoltato tanti moventi e tante \u201cpiste\u201d quante le persone che abbiamo incontrato. Ognuno ha la sua ricostruzione, ognuno la sua verit\u00e0, ognuno le sue suggestioni. L\u2019assenza di documenti giudiziari e la presenza di un numero cos\u00ec vasto di \u201cverit\u00e0\u201d ci ha spinto ad abbandonare la velleit\u00e0 iniziale di redigere una sorta di inchiesta giornalistica e ci ha convinti ad adottare un linguaggio diverso, quello della narrazione, della fantasia, dell\u2019invenzione. Nel libro mescoliamo continuamente il vero al verosimile, gli atti ufficiali alle conversazioni probabili, ci investiamo insomma del potere di plasmare la vita di persone realmente esistite e di rimodellare circostanze effettivamente verificatesi. Siamo consci dei rischi che corriamo e di quanto siano insufficienti le mille accortezze che abbiamo utilizzato, ma siamo altres\u00ec convinti che sarebbe stato molto pi\u00f9 grave lasciare questa storia seppellita nell\u2019oblio. Crediamo che sia utile, opportuno e giusto raccontare la vita e la morte di Luigi Silipo, crediamo che sia utile, opportuno e giusto trasmettere la ricchezza delle sue relazioni, la profondit\u00e0 dei suoi dubbi, la freschezza delle sue speranze e crediamo, infine, che il conseguimento di questo obiettivo sia pi\u00f9 importante del rigore dello storico e della freddezza del saggista.<br \/>\nAbbiamo giocato, \u00e8 vero, ma lo abbiamo fatto a carte scoperte, dichiarando esplicitamente il metodo che abbiamo seguito. E lo abbiamo fatto sempre con il massimo rispetto possibile delle persone di cui parliamo: quelle che ci affascinano e quelle che ci lasciano dubbiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WM2: Lou Palanca \u00e8 un collettivo di cinque cervelli, dislocati in varie citt\u00e0 calabresi e a Roma, ognuno con il suo lavoro e la scrittura come passione. Perch\u00e9 vi siete messi a scrivere insieme? Non \u00e8 una complicazione in pi\u00f9? Cosa pensate di averci guadagnato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LP: Cinque pi\u00f9 tre, in realt\u00e0. Accanto a chi ha scritto c\u2019\u00e8 infatti chi ha letto, discusso e disegnato con noi. Siamo i resti di un laboratorio sociale che si era formato qualche anno fa tra Catanzaro e altre citt\u00e0 del mondo e avevamo gi\u00e0 lavorato insieme, sebbene per progetti e tempi pi\u00f9 modesti. Viviamo in un terra, la Calabria, segnata da un individualismo sfrenato e dalla assoluta incapacit\u00e0 di lavorare collettivamente, anche per questo <em>Blocco 52<\/em> ci sembra un piccolo gioiello di cui andare fieri. E a dirla tutta, ci siamo anche divertiti molto. Ci siamo scambiati mille mail, ci siamo incontrati in improbabili paesini di montagna, ci siamo corretti e cancellati reciprocamente, ci siamo mescolati come mai avremmo pensato di fare, e se non sapremo mai quanto ci abbiamo guadagnato, siamo comunque certi di non aver perso proprio niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WM2: Come vi siete organizzati, nella pratica? Pensate di continuare su questa strada o si tratta di un esperimento isolato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LP: L\u2019organizzazione \u00e8 stata abbastanza semplice: incontri ciclici, ripartizione dei compiti, diritto di ciascuno di modificare o integrare i personaggi affidati ai singoli componenti del gruppo, unanimit\u00e0 delle decisioni, rilettura individuale e poi collettiva.<br \/>\nPer l\u2019appunto ciascuno ha il proprio lavoro, i propri impegni, le proprie cose ed \u00e8 difficile progettare il futuro in un campo che non \u00e8, o non era, il nostro. Non sappiamo se si ricostituir\u00e0 l\u2019alchimia magica, diremmo il sacro furore, che ci ha guidato in questa prima esperienza. Certo, le storie da raccontare non mancano \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WM2: Di tutte le regioni italiane, la Calabria mi sembra quella che suscita il maggior senso di appartenenza. Gente originaria di Cosenza o Catanzaro, Crotone o Reggio usa l&#8217;espressione <strong>&#8220;noi calabresi&#8221;<\/strong>, con una frequenza sconosciuta ad altri territori. Se la mia impressione \u00e8 fondata, immagino che scrivere di Calabria e dalla Calabria acquisti per voi un significato particolare. Pensate che il luogo di cui e da cui scrivete incida sul vostro modo di intendere la narrazione e vi conferisca un ruolo particolare, che magari non avreste a Torino o Milano, o all&#8217;interno di una comunit\u00e0 differente, pi\u00f9 lasca e meno identitaria?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LP: Come dicevamo prima, siamo convinti che la Calabria soffra di tanti mali strutturali, ma anche di una narrazione stereotipata ed estremizzata. La Calabria interessa e viene raccontata solo in quanto terra di \u2018ndranghetisti spietati e barbari e di eroi che sacrificano la propria vita per contrastare la criminalit\u00e0 organizzata. In mezzo a questi due opposti c\u2019\u00e8 la Calabria che attraversiamo quotidianamente. Terra complessa, impastata anche di questi estremi ma fatta da mille altre cose. E sono queste altre mille cose, ci\u00f2 di cui vorremmo parlare. Il nostro protagonista non \u00e8 un eroe, \u00e8 un uomo che sta dal lato giusto della vita, di cui rispettiamo l\u2019impegno per gli umili e la dedizione per la giustizia sociale, ma di cui tratteggiamo le debolezze, le oscillazioni, le contraddizioni. Cos\u00ec come tutti gli altri personaggi di <em>Blocco 52<\/em>, uomini e donne del loro tempo, portatori di speranze e di sconfitte non solo calabresi.<br \/>\nPer noi, dunque, scrivere di Calabria ha un significato particolare, mentre scrivere dalla Calabria o da un altro luogo \u00e8 abbastanza indifferente. Intendiamo l\u2019identit\u00e0 come un grumo solo apparentemente statico e rigido, ma in realt\u00e0 mutevole e frutto di un compromesso continuo tra ci\u00f2 si era e ci\u00f2 che sar\u00e0. Da qui o da un altro qualsiasi luogo, vorremmo riuscire a introdurre elementi di discontinuit\u00e0 nell\u2019identit\u00e0 calabrese che si \u00e8 andata consolidando negli ultimi decenni. E, soprattutto, vorremmo raccontare nel miglior modo possibile le storie di questo lembo di terra che meritano di essere conosciute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WM2: Pochi giorni fa, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=12724\">qui<\/a> su <em>Giap<\/em>, abbiamo intervistato (alcuni de)gli autori collettivi di <em>In Territorio Nemico.<\/em> Anche in quel caso, il gruppo di lavoro si forma e racconta intorno a una vicenda storica, quella della <strong>Resistenza<\/strong>. Secondo voi c&#8217;\u00e8 un rapporto tra &#8220;raccontare insieme&#8221; e &#8220;raccontare storie dentro la Storia&#8221;, tra scrittura collettiva e romanzo storico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LP: Sicuramente \u00e8 molto pi\u00f9 difficile per un collettivo di scrittura provare a produrre un romanzo psicologico, una narrazione basata sull\u2019individuo, piuttosto che una vicenda corale, una \u201cepopea\u201d. Gli echi, i rimandi, i rimbalzi che lo scrivere assieme consentono trovano sicuramente il loro terreno pi\u00f9 fertile nel romanzo storico. Raccontare storie in maniera comunitaria, spinge a rintracciare metastorie, a incrociare le narrazioni dei \u201cpiccoli\u201d con quelle dei \u201cgrandi\u201d cercando di farle dialogare ed interagire fra di loro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 18 aprile scorso, in un articolo storico e sistematico sulla scrittura collettiva in Italia, Vanni Santoni non li ha manco nominati. Eppure so bene &#8211; per via di telefonate intercorse &#8211; con quanta attenzione l&#8217;autore abbia scritto quel pezzo, destinato a diventare una piccola summa del fenomeno. 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