{"id":12724,"date":"2013-04-17T22:32:59","date_gmt":"2013-04-17T20:32:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=12724"},"modified":"2013-04-19T11:03:26","modified_gmt":"2013-04-19T09:03:26","slug":"in-territorio-nemico-wu-ming-2-intervista-i-sicsters","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/04\/in-territorio-nemico-wu-ming-2-intervista-i-sicsters\/","title":{"rendered":"In territorio nemico. Wu Ming 2 intervista i SICsters"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Cover-ITN.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12725\" alt=\"Cover ITN\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Cover-ITN.jpg\" width=\"500\" height=\"678\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 19 maggio di tre anni fa, nella storica sede di Bartleby, a Bologna, partecipammo insieme a Vanni Santoni &amp; Gregorio Magini a una serata di presentazione del GRAS, il Grande Romanzo Aperto SIC (dove SIC sta per <a href=\"http:\/\/www.scritturacollettiva.org\/documentazione\/metodo-sic\">Scrittura Industriale Collettiva<\/a>). A metterci insieme fu Stefano Miniato, uno dei 115 autori di quello che sarebbe diventato <em>In territorio nemico. <\/em>Ma allora quel titolo non esisteva ancora, e il romanzo era solo un piccolo embrione, del quale si parlava come si parla di un figlio in arrivo. Forse avr\u00e0 gli occhi verdi del babbo, o magari sar\u00e0 capriccioso come la zia. Wu Ming 2 prov\u00f2 a leggerne il destino, cavando le budella ai suoi interlocutori con domande affilate sulla scrittura a pi\u00f9 mani.<!--more--><br \/>\nIn cambio, dieci mesi pi\u00f9 tardi (e dopo due anni di lavoro complessivo), l&#8217;aruspice ricevette in dono una bozza in anteprima, accompagnata dalle parole:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abABBIAMO FINITO! I partigiani stanno per tornare nella letteratura italiana e perdio sono armati fino ai denti (oltre che supportati dal sangue di 114 scrittori e dall&#8217;acciaio di 1 industria pesante).\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il nostro numero due lesse, scrisse una mail con qualche osservazione e poi del neonato non seppe pi\u00f9 nulla. Finch\u00e9, un giorno d&#8217;ottobre dell&#8217;anno scorso, la grande notizia: il bimbo era cresciuto e si stava dedicando agli ultimi ritocchi prima di uscire con Minimum Fax.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abMa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: in virt\u00f9 della tua revisione hai diritto a cinque &#8220;token&#8221; che corrispondono allo 0.129 delle royalties, quindi sul 10%, ipotizzando un prezzo di copertina di 15 euro ti toccano 0,00195 \u20ac a copia, quasi 2 centesimi ogni dieci copie. Ti sei sistemato.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ecco dunque spiegato il bieco motivo per il quale Wu Ming 2 ha deciso di intervistare i SICsters intorno alla loro creatura. Spera cos\u00ec di spingere le vendite del titolo e averne un immeritato ritorno in denaro. Tanto vale dirlo, ch\u00e9 la gente non \u00e8 scema, e certe verit\u00e0, grazie all&#8217;Internet, prima o poi vengono a galla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma prima di cominciare, la parola agli stessi SICsters per \u00abuna premessa che sembra <em>boutade<\/em> ma \u00e8 seria: il \u201cnoi\u201d che utilizziamo in questa intervista, come in molte altre occasioni in cui parliamo di SIC e <em>In territorio nemico<\/em>, non \u00e8 un solo \u201cnoi\u201d. Ci sono almeno tre \u201cnoi\u201d: ci siamo noi due fondatori del progetto, Gregorio Magini e Vanni Santoni, col nostro comune sentire e la nostra progettualit\u00e0 sviluppata in sei anni di stretta collaborazione; ci siamo <em>noi<\/em> 115, che siamo un\u2019entit\u00e0 magari vagamente definita, ma sicuramente dotata di una voce dato che ha scritto addirittura un romanzo; e ci siamo tutti noi presi uno per uno con le nostre idee personali, che in realt\u00e0 dovremmo segnalare con l\u2019apparizione di un \u201cio\u201d (e in questo caso lo facciamo per alcune domande, con alcuni scrittori SIC che parlano a titolo personale). Non diciamo tutto ci\u00f2 per alleggerire il discorso \u2013 ma proprio per questo ci sentiamo in dovere di segnalarlo qui una volta per tutte.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>In territorio nemico<\/em> \u00e8 un romanzo che si infila dentro la Resistenza con 3 filoni narrativi: uno classico (Matteo Curti, da militare sbandato a partigiano senza fissa dimora), e due pi\u00f9 inattesi (l&#8217;ingegner Aldo Giavazzi imboscato in un casolare e Adele Curti in Giavazzi nella Milano operaia, tra scioperi e GAP). Nella scheda dell&#8217;editore minimum fax, si parla di &#8220;nuova epica della Resistenza&#8221;. Secondo voi quali sono gli elementi di novit\u00e0 del romanzo, rispetto alle epiche resistenziali di Fenoglio, Calvino, Cassola, Pesce&#8230;? Che cosa vi sforzate di aggiungere alla narrazione di quel periodo storico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 innanzi tutto il dato generazionale: chi scrive di Resistenza oggi si riferisce a un corpus tramandato di documenti e narrazioni. La prima generazione di scrittori della Resistenza, di cui fanno parte tutti i classici, aveva come problematica letteraria la ricerca di un giusto punto di distanza da eventi pi\u00f9 o meno intensamente vissuti in prima persona, mentre noi che siamo di seconda o terza generazione ci troviamo di fronte a un problema opposto: come trovare i giusti vettori di avvicinamento a quella esperienza storica? Esperienza che sotto una coltre di cenere di settant\u2019anni di vita della Repubblica (la quale, anche se non vogliamo liquidarla in toto, seguendo Pasolini, come una prosecuzione del fascismo con altri volti, non spicca certo come un esaltante crogiuolo di progresso civile e democratico), \u00e8 in fondo ancora incandescente nella coscienza degli italiani \u2013\u00a0e dei molti stranieri che in Italia hanno combattuto. Distanza anagrafica quindi, ma vicinanza emotiva e morale, mantenuta finora viva e forte dai racconti dei reduci. Siamo per\u00f2 in un momento di passaggio: i reduci tra pochi anni non ci saranno pi\u00f9. Perderemo per sempre la memoria e il senso di ci\u00f2 che \u00e8 stato, o saremo in grado di mantenerli e rinnovarli? <em>In territorio nemico<\/em> vuole essere un contributo a questo passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Matteo Curti risale la penisola da Gaeta, dove lo coglie la notizia dell&#8217;armistizio, fino alla Repubblica Partigiana dell&#8217;Alto Monferrato e al carcere di San Vittore a Milano.<br \/>\nAttraversa territori, formazioni, eventi, stragi. Mi interessa capire come avete raccolto il materiale storico-aneddotico, che tipo di <em>fact checking<\/em> avete fatto e quanto &#8220;gioco&#8221; avete lasciato tra fiction e realt\u00e0, tra storia e memoria, tra verit\u00e0 narrativa e documenti d&#8217;archivio.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli eventi principali intorno a cui si struttura il romanzo sono adattamenti di fatti realmente accaduti, selezionati tra i contributi al soggetto che abbiamo raccolto all\u2019inizio dei lavori. Prima di iniziare la scrittura, infatti, abbiamo chiesto ai partecipanti di inviare i \u201cracconti di guerra\u201d tramandati nelle loro famiglie o comunit\u00e0. Tutte le famiglie italiane ne hanno un bel repertorio, in cui si condensano i momenti pi\u00f9 drammatici o pi\u00f9 gloriosi di nonni e altro parentado, (assieme anche a momenti del tutto assurdi, secondo lo schema dell\u2019eccezionalit\u00e0 storica che genera eventi cos\u00ec singolari e irripetibili da suonare inverosimili \u2013 notiamo, incidentalmente, che questo corpus tende a non includere gesti di infamia, tradimento, crudelt\u00e0, che pure devono essere stati copiosi. C\u2019\u00e8 per\u00f2 una figura tipica di questo rimosso: il reduce che un bel giorno di sole del \u201845 torna a casa, si siede su una panca e resta l\u00ec seduto, come paralizzato, per sempre. Non dir\u00e0 mai una parola sulla guerra, e questo lascia intendere le orribili cose che ha fatto e nessuno sapr\u00e0 mai\u2026)<br \/>\nSulla base di questi contributi, che abbiamo chiamato \u201caneddoti\u201d, abbiamo costruito il soggetto del romanzo, dando una struttura classicamente avventurosa a quella serie di episodi affascinanti ma non collegati tra loro.<br \/>\n<em>In territorio nemico<\/em> \u00e8 un romanzo storico \u201ccanonico\u201d, in questo senso: evita la \u201cGrande Storia\u201d, gi\u00e0 troppo rigidamente determinata e raccontata dalla storiografia, e si concentra sulla \u201cstoria piccola\u201d intrecciando numerosi momenti veri o verosimili sui quali \u00e8 pi\u00f9 facile, e anche pi\u00f9 interessante, esercitare reinvenzione, interpretazione \u2013 insomma, tutti i noti trucchi della rielaborazione romanzesca. La verit\u00e0 storica infatti non pretende di entrare in ogni dettaglio, in ogni rivolo del grande fiume degli eventi; si accontenta di mostrarne le correnti principali, grandi movimenti di massa, anonimi, da cui qua e l\u00e0 emergono le figure pi\u00f9 rappresentative, i personaggi storici. Anche quando si esercita nello studio del dettaglio, come ad esempio nelle minuziose rappresentazioni medievali di Le Goff, non pu\u00f2 che farlo nella consapevolezza che il grosso rimane <em>non raccontato<\/em>. Il romanzo storico ha perci\u00f2 gioco piuttosto facile nel fregare la verit\u00e0 storica: gli basta accontentarla nelle grandi linee, le uniche che contempla, e poi, a partire da questo, godere di piena libert\u00e0 narrativa. Si pu\u00f2 addirittura prendere il lusso di ignorarla, la Storia. In <em>In territoro nemico<\/em>, per fare un esempio non particolarmente importante ma comunque significativo, Mussolini \u00e8 nominato solo cinque volte e sempre <em>en passant<\/em>; Hitler una.<br \/>\nSui dettagli e sulla cronologia invece abbiamo comunque cercato la precisione pi\u00f9 alta, perch\u00e9 posta una base di adesione formale alla verit\u00e0 storica, ogni scarto da questa diventa comunque significativo. E se lo scarto avviene per errore, e non in maniera intenzionale, si tratta di un\u2019imprecisione che indebolisce non solo l\u2019effetto di realismo del romanzo, del quale uno se ne potrebbe anche, entro certi limiti, fregare, ma in modo molto pi\u00f9 grave l\u2019effetto di coerenza finzionale del romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi interessa molto la questione di quelli che chiamate &#8220;aneddoti&#8221;. Quanti ne avete raccolti? Come avete utilizzato questo tipo di fonti? Come fonti &#8220;storiche&#8221; da verificare con altre fonti storiche oppure proprio in quanto ricordi, testimonianze di come viene rappresentata e ricordata la Resistenza, al di l\u00e0 del loro essere verificate?<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_12730\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Gino-SIC.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12730\" class=\"size-full wp-image-12730\" alt=\"&quot;Gino, tu devi fa' una promessa al nonno: quando 'un ci sar\u00f2 pi\u00f9, i nazisti li ammazzi te, va bene?&quot;\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Gino-SIC.jpg\" width=\"150\" height=\"102\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12730\" class=\"wp-caption-text\">&#8220;Gino, tu devi fa&#8217; una promessa al nonno: quando &#8216;un ci sar\u00f2 pi\u00f9, i nazisti li ammazzi te, va bene?&#8221;<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come dicevamo sopra, tutte le vicende principali sono basate su una quantit\u00e0 enorme di aneddoti reali. Addirittura adesso, sul <a href=\"pinterest.com\/minimumfax\/in-territorio-nemico\/\">Pinterest<\/a> relativo al romanzo, stanno comparendo immagini del palazzo dove vive Adele, e scopriamo anche noi che era quello dove vivevano parenti, attivi poi nella Resistenza, di una dei 115. Dato per\u00f2 che sono aneddoti raccolti oralmente e poi trascritti, li abbiamo usati prima di tutto come rappresentazioni, ma \u00e8 bene ricordare che tanto in fase di creazione del soggetto, quanto durante la stesura che, soprattutto, dopo di essa, ci\u00f2 si \u00e8 incrociato con un costante confronto con le fonti storiche, per non parlare del fact checking finale effettuato dagli storici, prima, e da minimum fax, poi. Ci sono poi anche casi specifici particolari, ad esempio la lettera di Matteo a Adele, che \u00e8 stata scritta e composta col metodo SIC, ma dando agli scrittori come direttiva quella di partire dalle vere <em>Lettere di condannati a morte della Resistenza<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parlando delle fonti del romanzo, si finisce per parlare dei suoi 115 autori e delle vicende che ciascuno di essi ha deciso di raccontare. La Resistenza fu un fenomeno molteplice, e l&#8217;arruolamento di tante voci narranti non pu\u00f2 che giovare alla sua rappresentazione. D&#8217;altra parte, la Resistenza, in Italia, \u00e8 questione che suscita ancora polemiche e sciacallaggi, capace di polarizzare le opinioni e i punti di vista. Le voci su Wikipedia sono un ginepraio di discussioni, alla disperata ricerca di un&#8217;impossibile neutralit\u00e0. Una neutralit\u00e0 che, nel caso di un romanzo, non \u00e8 nemmeno auspicabile. Come avete risolto il problema etico della responsabilit\u00e0 di chi scrive rispetto a come scrive? Ci sono state forzature, epurazioni, mediazioni al ribasso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 accaduta una cosa che non sappiamo spiegarci bene neanche noi: non c\u2019\u00e8 stata neanche una polemica politica durante la scrittura. Figuriamoci epurazioni. Non sappiamo se questo \u00e8 un fatto positivo o negativo. Ci sono stati molti abbandoni in corso d\u2019opera, ma almeno fra quanti hanno motivato la propria rinuncia, nessuno ha fatto esprimendo dissenso sui contenuti o sullo stile del romanzo.<br \/>\nPossiamo ipotizzare due spiegazioni di questa strana \u201cconcordia\u201d: da un lato, il nostro metodo di scrittura non prevede la discussione e il confronto avviene solo tramite i testi, per mano dei compositori. Non ci mettiamo d\u2019accordo. Non approfondiamo il punto di vista di ognuno, non cerchiamo una coesione e, in linea di massima, nemmeno discutiamo di quello che andiamo a scrivere. Da questo punto di vista, siamo dei burocrati della narrativa: ognuno ha il suo compito, compilare la tal scheda, comporre le tali schede, revisionare le tal altre. Abbiamo a volte addirittura <em>scoraggiato<\/em> le comunicazioni uno-a-uno tra gli scrittori. Quel che uno scrittore SIC ha da dire, lo dice attraverso le schede. Questo implica, da parte del metodo, una grande fiducia nel fatto che la bella scrittura e le buone idee siano in grado di \u201cparlare per s\u00e9\u201d e non ha bisogno che il suo autore si metta a perorare le sue ragioni. Bella scrittura e buone idee, certo, ma a giudizio di chi? A giudizio dei compositori. Ne consegue che questo processo pu\u00f2 funzionare solo se gli scrittori hanno fiducia in loro, che in ogni caso, pur avendo l\u2019ultima parola, non possono aggiungere niente di propria iniziativa (questa \u201cdivisione dei poteri\u201d tra il legislativo di chi scrive ma non seleziona, e l\u2019esecutivo di chi seleziona ma non scrive, \u00e8 secondo noi la vera chiave di volta del metodo).<br \/>\nProbabilmente siamo riusciti a portare il lavoro a termine senza spaccature perch\u00e9 gli scrittori hanno tenuto in alta considerazione la quantit\u00e0 dell\u2019impegno dei compositori, mettendolo in primo piano rispetto a critiche sulla sua qualit\u00e0 e la sua direzione. Diciamolo in maniera pi\u00f9 esplicita: di fronte a email con allegate 6 schede composte inviate alle 6 del mattino, evidentemente frutto di decine di ore di lavoro, \u00e8 possibile che chi aveva perplessit\u00e0 politiche o artistiche abbia avuto remore a esprimerle per timore di disturbare sittanto incedere della colonna blindata.<br \/>\nQuesta \u201cfascinazione per la tecnica\u201d, tuttavia, non avrebbe potuto aver luogo se non fossimo partiti da un terreno comune. E qui veniamo al secondo motivo: abbiamo deciso da subito che nel nostro romanzo sulla Resistenza i buoni sarebbero stati i partigiani, i cattivi i fascisti e i nazisti, senza mostri \u201cbipartigiani\u201d di sorta. Una presa di posizione manichea, certo criticabile da chi ama evidenziare i casi particolari solo quando fanno comodo per mettere in dubbio l\u2019esistenza di tendenze generali; nel nostro caso, la tendenza generale, che \u00e8 stata il nostro assioma, \u00e8 l\u2019idea che la Resistenza sia stata un processo di separazione e di rifiuto di qualcosa di orrendo, ben prima e molto pi\u00f9 a fondo di risolversi in progetto di concordia, unit\u00e0 nazionale, superamento del conflitto attraverso l\u2019autorit\u00e0 morale\u2026<br \/>\nA partire da questa visione comune, le differenze tra stalinisti, trotskisti, socialisti, azionisti, monarchici badogliani, massoni atlantisti, anarchici e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta, hanno potuto risolversi nei conflitti interni propri dei diversi momenti della loro narrazione, senza mettere in discussione la volont\u00e0 di tutti di arrivare alla fine del racconto.<br \/>\nResta da chiedersi: allora <em>chi<\/em> esattamente si prende la responsabilit\u00e0 di quello che \u00e8 scritto in <em>In territorio nemico<\/em>? Certamente, noi due coordinatori, con l\u2019aiuto degli altri due compositori Stefano Bonchi e Stefano Pizzutelli, abbiamo delineato il soggetto e abbiamo preso la maggior parte delle scelte sui contenuti, con le modalit\u00e0 sopra descritte. Abbiamo anche fatto una revisione profonda del testo per uniformare lo stile e la storia. Detto questo, non abbiamo scritto che poche righe di raccordo tra scene o parti del testo monche. Se, per esempio, nel libro fossero finiti, a partire da qualche scheda individuale \u201cpassata\u201d nella definitiva, dei plagi o addirittura brutalmente dei pezzi copiati e incollati da Wikipedia (e non sarebbe assurdo: di questi ultimi, uno \u00e8 stato in effetti identificato ed espunto in fase di revisione), <em>chi<\/em> avrebbe commesso il plagio? Oppure: se dei fascisti dovessero infuriarsi per il trattamento riservato ad alcuni dei loro omologhi nella storia, chi dovrebbero andare ad aspettare sotto casa con le spranghe? Non abbiamo una risposta, anzi crediamo che il modo in cui il libro \u00e8 stato scritto, sostanzialmente precluda la possibilit\u00e0 di porre la questione della \u201cresponsabilit\u00e0\u201d (della quale abbiamo parlato anche <a href=\"http:\/\/www.bibliocartina.it\/dal-metodo-sic-scrittura-industriale-collettiva-nasce-il-romanzo-con-piu-autori-al-mondo-la-facciamo-finita-con-lo-stereotipo-del-grande-scrittore\/\">in questa intervista a Bibliocartina<\/a> ) rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto. Un po\u2019 come quando alle manifestazioni si \u00e8 tutti responsabili di quello che accade, ed \u00e8 attraverso questa (ir)responsabilit\u00e0 collettiva che si cerca di eludere la volont\u00e0 repressiva di inchiodare uno per uno i manifestanti alle loro responsabilit\u00e0 individuali (chi ha spaccato quella vetrina, chi ha imbrattato quel bancomat, ecc\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E il risultato qual \u00e8? Che idea ci si fa della Resistenza leggendo ITN?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo devono dirlo, o almeno portarci a dirlo, i lettori. Non vediamo l\u2019ora di sentire cosa ne pensano. Lasciateci qualche anno di tempo per far decantare il tutto, rileggere il libro dopo che l\u2019avremo un po\u2019 dimenticato&#8230; Ci sentiamo solo di dire, per ora, che speriamo che quanto detto nella risposta precedente abbia trovato una sua espressione nel libro: una Resistenza fatta di anime contraddittorie, se non proprio inconciliabili, tutte singolarmente \u201cnel torto\u201d, ma nel complesso unite da una consapevolezza raggiunta a forza di batoste e dall\u2019orgoglio di trovarsi, insieme, dalla parte giusta.<\/p>\n<p><em>Le risposte di alcuni dei 115:<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_12733\" style=\"width: 230px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Sicsters.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12733\" class=\"size-full wp-image-12733\" alt=\"SICsters al lavoro sul terzo capitolo di &quot;In Territorio Nemico&quot;\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Sicsters.jpg\" width=\"220\" height=\"147\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12733\" class=\"wp-caption-text\">SICsters al lavoro sul terzo capitolo di &#8220;In Territorio Nemico&#8221;<\/p><\/div>\n<p><strong>Marco Codeb\u00f2:<\/strong> <em>In territorio nemico<\/em> \u00e8 Fenoglio+Calvino+Cassola+Pesce. Ognuno di questi quattro ha raccontato un aspetto della Resistenza, <em>In territorio nemico<\/em> li racconta tutti: la guerra dei GAP, la risalita dell&#8217;Italia, i ribelli della montagna, la storia d&#8217;amore. In pi\u00f9 c&#8217;\u00e8 l&#8217;imboscato, la fame nelle citt\u00e0, la vita in fabbrica e il primo sentore della smobilitazione; perch\u00e9 lo sguardo \u00e8 sull&#8217;intera societ\u00e0 italiana nel periodo 8 settembre-25 aprile \u2013 cosa, mi sembra, mai fatta finora. Per questo credo che ci si faccia un&#8217;idea realistica della Resistenza, senza esaltazioni n\u00e9 diffamazioni: semplicemente una cosa che andava fatta e meno male che \u00e8 stata fatta, anche se \u00e8 stata solo una parentesi. Spero che di questi aspetti di <em>In territorio nemico<\/em> si parli in sede critica e non solo del metodo con cui \u00e8 stato scritto, che rimane importantissimo ma non \u00e8 l&#8217;unica cosa che vale nel romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Natan Mondin:<\/strong> Premetto che di epica resistenziale non sono mai riuscito a leggere nulla, il mio unico tentativo \u00e8 abortito dopo le prime pagine del <em>Partigiano Johnny<\/em>. Niente <em>Sentieri dei nidi di ragno<\/em>. Fatti i conti con la mia ignoranza letteraria in materia, ho portato nella scrittura, compilazione e revisione il mio bagaglio di aneddoti e miti di famiglia. Oltre alla componente di novit\u00e0 legata al metodo, secondo me <em>In territorio nemico<\/em> si distingue per il passaggio dalla forma orale delle esperienze corali alla forma scritta. Anche se non appartenevano al corpus di aneddoti che hanno dato forma alla \u201csceneggiatura\u201d, all&#8217;intreccio, alle storie del romanzo, l&#8217;eco delle vicende famigliari di ciascun autore risuona in ogni volto, in ogni descrizione, in ogni luogo di <em>In territorio nemico<\/em>. La Milano delle fabbriche \u00e8 quella di mia nonna staffetta partigiana, la Milano dei sabotaggi \u00e8 quella di mio nonno garibaldino. La Roma con le pezze al culo \u00e8 esattamente quella dell&#8217;infanzia di mio suocero, e via discorrendo.<br \/>\nLa Resistenza non esce trionfante dalle pagine del libro, secondo me. Esce giusta ma divisa, libera ma con un grande punto interrogativo sul futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Jacopo Galimberti:<\/strong> Credo che la figura del pazzo (Aldo Giavazzi) sia uno di quegli elementi che eccedono il genere &#8220;romanzo resistenziale\u201d. L&#8217;idea che mi sono fatto come lettore di <em>In territorio nemico<\/em> \u00e8 che la Resistenza sia stata molto ma molto piu&#8217; eterogenea e intrigante di come ce la si immagini a scuola o leggendo i classici del genere. L&#8217;unico rammarico in termini di scarto da ci\u00f2 che credo sia il mainstream letterario e cinematografico e&#8217; la figura del prete misericordioso (Aldo Fabrizi fatto e finito&#8230;), che oblitera i legami organici e ideologici tra fascismo e chiesa (leggi Patti Lateranensi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Aislinn:<\/strong> L\u2019idea di una realt\u00e0 complessa, dall&#8217;anima estremamente sfaccettata. I personaggi compongono un dipinto dalle molte sfumature e i colori si mescolano, si fondono, non \u00e8 mai facile separarli nettamente: la Resistenza che <em>In territorio nemico<\/em> rappresenta \u00e8 vera e sporca, eroica e quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>115 autori, si diceva. Mettendo insieme chi ha fatto solo un paio di &#8220;schede&#8221;, chi ha scritto poche righe, chi si \u00e8 impegnato nella revisione finale. Alcuni di questi autori mi sembrano pi\u00f9 simili a &#8220;consulenti&#8221;, o al genere di amico che si ringrazia in fondo al libro. Ce ne sono alcuni che avete pure perso di vista, irrintracciabili anche ora che il romanzo \u00e8 in libreria.<br \/>\nAltri hanno partecipato sempre e comunque. Potete darci un&#8217;idea dei numeri, al di l\u00e0 del Numero Ufficiale? Ad esempio: quante persone hanno collaborato a tutte le fasi di editing e riscrittura? Quante decisioni sono state prese per accordo unanime e quante per scelta unilaterale dei compositori? Insomma qual \u00e8 il livello di alienazione dell&#8217;operaio-massa che lavora alla catena di montaggio della Scrittura Industriale Collettiva?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto sopra, il metodo SIC funziona tramite una precisa divisione di compiti e responsabilit\u00e0: tutte le decisioni sono state prese dai compositori e solo dai compositori, cos\u00ec come tutte le parole sono state scritte dagli scrittori e solo dagli scrittori. Ma diamo un po\u2019 di numeri (noi ci divertiamo con queste statistiche, ma non ne parliamo spesso per timore di annoiare gente meno nerd di noi&#8230; Ovviamente la somma \u00e8 superiore a 115 perch\u00e9 molti hanno svolto pi\u00f9 ruoli):<br \/>\n&#8211; Hanno contribuito al soggetto inviando materiali: 41, per 206 pagine tra aneddoti e documenti originali. Fra costoro, 19 non hanno poi partecipato alla scrittura.<br \/>\n&#8211; Scrittori: 71. In media, hanno contribuito con 18 schede a testa (le schede individuali totali sono 1290, dalle quali sono state distillate 172 schede definitive). Una buona misura del livello di partecipazione potrebbe essere il numero di persone che ha scritto pi\u00f9 schede della media: 36. Come si vede anche dal grafico qui sotto, la distribuzione nel livello di impegno \u00e8 estremamente regolare. Non c\u2019\u00e8 stata una netta separazione tra <em>core group<\/em> e collaboratori pi\u00f9 occasionali. A parte il picco sulla sinistra, costituito dai 6-9 scrittori pi\u00f9 attivi, la linea scende poi molto regolarmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Grafico-ITN.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12728\" alt=\"Grafico ITN\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Grafico-ITN.png\" width=\"500\" height=\"255\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul tasso di abbandono non abbiamo i dati; dovremmo fare uno spoglio pi\u00f9 dettagliato e non abbiamo ancora avuto il tempo, ma il tasso di \u201cdecadimento\u201d era progressivo e non troppo marcato.<br \/>\n&#8211; Compositori: 8<br \/>\n&#8211; Revisori: 29<br \/>\n&#8211; Traduttori: 14<br \/>\n&#8211; Donne: 46 \u2013 Uomini: 69<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo diagramma di Venn realizzato dalla SICster <strong>Eleonora Schinella<\/strong> ci si pu\u00f2 fare un\u2019idea delle distribuzioni incrociate:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Eulero-SIC.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12729\" alt=\"Eulero SIC\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Eulero-SIC.png\" width=\"500\" height=\"506\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8230;mentre per quanto riguarda la domanda <strong>\u201cqual \u00e8 il livello di alienazione dell&#8217;operaio-massa che lavora alla catena di montaggio della Scrittura Industriale Collettiva?\u201d<\/strong>, lasciamo parlare alcuni \u201coperai\u201d:<\/p>\n<div id=\"attachment_12735\" style=\"width: 240px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Unknown-3.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12735\" class=\"size-full wp-image-12735\" alt=\"Il primo sciopero degli operai-massa SIC\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Unknown-3.jpeg\" width=\"230\" height=\"350\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12735\" class=\"wp-caption-text\">Il primo sciopero degli operai-massa SIC<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marco Codeb\u00f2:<\/strong> minimo se non inesistente. Qualche volta ho sentito l&#8217;ansia di dovere tenere dietro alle scadenze, di mandare il pezzo in tempo, specialmente quando ne avevo di ravvicinati da scrivere. Ma ogni volta mi rendevo anche conto che quella costrizione era molto stimolante perch\u00e9 creava una disciplina che \u00e8 l&#8217;altra faccia della creativit\u00e0. Penso che tanti scrittori dell&#8217;800 che scrivevano feuilletons, o avevano l&#8217;impegno di un racconto settimanale (Kipling, Maupassant) per un quotidiano, si siano trovati nella stessa situazione. In pi\u00f9 c&#8217;\u00e8 il mio rapporto personale con la scrittura. Ho delle piccole esperienze narrative in proprio, sufficienti per farmi capire che inventare storie non \u00e8 il mio forte, \u00e8 la parte pi\u00f9 ansiogena, mentre scrivere una volta che l&#8217;intreccio \u00e8 definito mi viene liscio. E ancor di pi\u00f9 mi piace correggere. Quindi una situazione come quella della SIC \u00e8 stata l&#8217;ideale. Altri si erano presi la briga di mettere insieme un soggetto e una trama; a me toccava di riempirli di parole. Dovessi scegliere un lavoro salariato, farei lo scrittore SIC.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Oliveri:<\/strong> non ci si aliena e non si scrive perch\u00e8 &#8220;costretti&#8221;, quindi la mia partecipazione \u00e8 stata gioiosa anche se impegnativa, a volte sfiancante, ma la rifarei da domani, anche da stanotte. Nessuna \u201ccatena di montaggio\u201d, poi: mi sono sentito parte di una squadra, di un team, dove non ripetevo meccanicamente gli stessi gesti letterari, anzi l&#8217;esatto contrario. La creativit\u00e0 era stimolata da una sorta di competizione-non competizione con chi scriveva la stessa scheda, dunque una spinta a fare sempre meglio; nulla, ma proprio nulla di ripetitivo. Un lavoro dunque splendido, esaltante, appagante&#8230; Altro che Mirafiori&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Aislinn:<\/strong> per quanto mi riguarda, ammetto che, soprattutto i primi tempi, un certo senso di alienazione l&#8217;ho provato. Non \u00e8 stato facile imparare a muovere personaggi non solo miei, n\u00e9 accettare che solo una parte del lavoro di scrittura sarebbe poi confluito nel romanzo vero e proprio (e anzi, ricordo lo scorrere rapido delle scene definitive, in cerca di questa o quella frase, questo o quel dettaglio che avevo creato io). Poi, per\u00f2, ha prevalso il gusto della sfida, il piacere di scrivere di avvenimenti e personaggi interessanti e molto diversi dal genere all&#8217;interno del quale mi muovo di solito, l&#8217;urban fantasy, nonch\u00e9 il desiderio di contribuire concretamente alla causa comune, il piacere di allenarsi nel lavoro di lima per rientrare nei termini di battute previste. Forse perch\u00e9 dopo un po&#8217; all&#8217;alienazione ci si assuef\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Natan Mondin<\/strong>: Ho incominciato come scrittore e ho fatto carriera, in prima battuta revisionando le schede e successivamente componendole. La condivisione di informazioni a mio avviso ha rappresentato e continua a rappresentare uno dei punti di forza del progetto; tutto ci\u00f2 che concerne lo stato di avanzamento dei lavori viene comunicato tramite blog, condiviso con le newsletter e anche noi autori abbiamo l&#8217;opportunit\u00e0 di esprimere i nostri dubbi e le nostre idee attraverso gli strumenti informatici e i messaggi diretti ai due fondatori. A mio avviso non c&#8217;\u00e8 stata alienazione, ma partecipazione al prodotto in maniera commisurata alla volont\u00e0 del singolo. Ogni autore ha contribuito facendo i conti con la sua vita, il lavoro, la quotidianit\u00e0. Quando ho iniziato a scrivere le prime schede lavoravo per una multinazionale dodici ore al giorno, la passione per il lavoro letterario mi ha spinto a scommettere sul progetto SIC e ho dedicato le notti e parte dei fine settimana al lavoro per quello che all&#8217;epoca chiamavamo \u201cGrande Romanzo Aperto\u201d. \u00c8 stato un modo per misurare la mia scrittura, per progredire, per acquisire un metodo, una regolarit\u00e0. Il riconoscimento pi\u00f9 bello \u00e8 stato riconoscere parte delle schede composte da me o scritte da me nel testo finale, perfettamente in sintonia con lo spirito e lo stile degli altri \u201coperai\u201d.<\/p>\n<p><strong>Jacopo Galimberti:<\/strong> Al di l\u00e0 della retorica fordista e balestriniana (&#8220;tutti scrivono tutto&#8221;), il ruolo degli scrittori in un\u2019opera SIC \u00e8 decisamente post-fordista: si lavora a progetto e a distanza, non si \u00e8 pagati se non al limite dopo la pubblicazione del libro, non ci si identifica con il proprio lavoro, non si \u00e8 &#8220;sindacalizzati&#8221; (di fatto si ignora chi siano i propri colleghi e si hanno rapporti solo con i due coordinatori). L'&#8221;esperienza fa curriculum&#8221; lasciano credere i redattori un po&#8217; in stile New Economy, pero&#8217;, pur conoscendo la loro buona fede, la cosa e&#8217; tutta da dimostrare&#8230; Tuttavia, poich\u00e9 credo nel valore del lavoro letterario collettivo (anche in poesia), l&#8217;idea di chiudermi in una stanzetta a scrivere una storia mi ripugna abbastanza. <em>In territorio nemico<\/em> non nega la necessit\u00e0 del lavoro del singolo, ma lo ingloba in un progetto corale in cui singolarit\u00e0 e concorrenza sono un momento di un superiore sforzo comune e di un desiderio di &#8220;comune&#8221;. L&#8217;alienazione rispetto al prodotto del mio lavoro, in un quadro capitalista, \u00e8 inevitabile e non pensavo di vederla risolta dalla SIC. Tuttavia, non mi sembra si possa parlare di alienazione rispetto alla mia attivit\u00e0 di scrittore, perche&#8217; mi sono visto integrato in un progetto che demistificava il rapporto biunivoco ego-stile (altrimenti incoraggiato dall&#8217;industria letteraria&#8230;) e che faceva il miglior uso possibile delle mie limitate doti di prosatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Michele Marcon:<\/strong> Mi sono avvicinato alla SIC per curiosit\u00e0 e per motivi accademici. A quell&#8217;epoca (e in parte anche tutt&#8217;ora) ero particolarmente affascinato dalle nuove modalit\u00e0 di storytelling e dalle influenze e gli sviluppi a livello narrativo di quella che Ong chiamava oralit\u00e0 secondaria o di ritorno veicolata dai nuovi mass media.\u2028Lo shock iniziale mi \u00e8 stato dato dall&#8217;impatto con un sistema che permetteva di perdere le propriet\u00e0 individualizzanti dell&#8217;Io autoriale in favore di un Io tutto nuovo, un Io collettivo, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire. Insomma, non sei pi\u00f9 solo. Nella cultura orale \u00e8 difficile trovare sia il concetto di solitudine che quello di alienazione, perch\u00e9 i sistemi di valori sono condivisi e i risultati derivanti dall&#8217;operato di ogni singolo individuo servono ad un bene maggiore: la comunit\u00e0. Una cosa meravigliosa, a pensarci. Anche se poi ho trovato che l&#8217;aspetto pi\u00f9 interessante della SIC non fosse tanto il suo essere collettiva, quanto il suo essere industriale. La figura dello scrittore tradizionale (quello solo con se stesso e con i suoi mondi immaginari) non ha pi\u00f9 motivo di esistere. Il Grande Autore lascia spazio al Grande Romanzo e a tutti i suoi autori che come operai collaborano a realizzare il prodotto finale. Ma anche in questo caso, non c&#8217;\u00e8 nulla di alienante. Il lavoro di ogni autore (scrittore, compositore o revisore) \u00e8 utile a se stesso, al suo vicino e alla causa comune. Vige la regola aurea dei moschettieri: \u201cTutti per uno, uno per tutti\u201d. \u2028Spesso mi sono riferito alla SIC come ai Lego. Scrivere con il metodo SIC \u00e8 come costruire un mondo fatto di Lego insieme ai propri amici. Se ti manca un pezzo c&#8217;\u00e8 l&#8217;ha il tuo compagno di gioco e se non hai pi\u00f9 voglia di giocare stai pur tranquillo che il romanzo verr\u00e0 completato anche senza di te. Come diceva la nonna, che la sapeva lunga tanto quanto Dumas: \u201cTutti sono utili, nessuno \u00e8 indispensabile\u201d. Un grande bagno di umilt\u00e0. \u2028Ci sono dei cambiamenti in atto nel microcosmo letterario (e nelle \u201ccose\u201d della cultura, in generale), oggi come quattro anni fa. La SIC \u00e8 sicuramente una piastrella importante sulla strada che porta ad una trasformazione, diretta dove, di preciso, non so. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che grazie alla SIC qualsiasi ipotetico \u201caspirante scrittore\u201d deve mettere da parte le smanie di protagonismo e cominciare a pensare in prospettiva, abbandonando un visione individuale e individualistica in favore di una visione collettiva, e tutti insieme si inizia, di fatto, a \u201cguardare nella stessa direzione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La lingua del romanzo \u00e8 asciutta, scorrevole, non particolarmente connotata. Lo stile, almeno alla prima lettura, non \u00e8 arrischiato, ma piuttosto &#8220;trattenuto&#8221;. La forma del romanzo \u00e8 piuttosto classica. Volevo capire come avete ottenuto questo risultato. Se si tratta di una scelta stilistica ricercata e condivisa, oppure se \u00e8 la &#8220;risultante&#8221; che avete ottenuto per alchimia dalle varie scritture. Con i piccoli gruppi, anche di sconosciuti, nella mia esperienza si lavora insieme anche alla lingua, si elabora uno stile comune. Qui mi pare che l&#8217;operazione sia pi\u00f9 difficile, e naturalmente il rischio che si corre \u00e8 quello della &#8220;lingua di puro servizio&#8221; oppure di uno stile che non rispecchia la multi-autorialit\u00e0 del testo (o che la rispecchia solo in parte). Capirete che questo aspetto, per noialtri della Scrittura Conviviale Collettiva, \u00e8 piuttosto importante&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo scelto di chiedere agli scrittori uno stile semplice sia per facilitare il lavoro, sia perch\u00e9 ci sembrava appropriato per il romanzo che avevamo in mente, che doveva essere innanzitutto una \u201cgrande narrazione\u201d, dove caratteri e vicende fossero centrali. Anche se, va detto, nelle parti giavazziane sono emerse anche note pi\u00f9 \u201calte\u201d (nota: ovviamente la questione della lingua porta direttamente a un\u2019altra questione pi\u00f9 ampia, quella della letterariet\u00e0, circa la quale rimandiamo <a href=\"http:\/\/www.nazioneindiana.com\/2013\/03\/27\/atlantide-non-fu-affondata-in-un-giorno-di-scrittura-collettiva-e-letteratura\/\">al nostro pezzo su <em>Nazione Indiana<\/em><\/a>). \u00c8 importante per\u00f2 sottolineare che lo stile di un\u2019opera SIC emerge come risultante dei vettori individuali, prima ancora che dalle decisioni prese in preproduzione o da quelle effettuate in fase di editing, da il processo, continuamente reiterato, di scrittura, composizione e rilettura delle schede. Quante pi\u00f9 sono le schede, tanto pi\u00f9 questo processo \u00e8 potente. Se nella prima fase \u2013 che \u00e8 stata quella di creazione dei personaggi per quanto riguarda <em>In territorio nemico<\/em> \u2013 ognuno va per la sua strada, via via che si procede col romanzo, e specialmente durante la fase stesura si assiste a un fenomeno di progressivo avvicinamento degli stili dei singoli scrittori a quello che sta prendendo il testo generale, e il processo di composizione SIC, anche senza pianificazione, porta a un ulteriore rinforzo di questo processo nelle schede definitive, che sono poi i \u201ctasselli\u201d finali del mosaico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 19 maggio di tre anni fa, nella storica sede di Bartleby, a Bologna, partecipammo insieme a Vanni Santoni &amp; Gregorio Magini a una serata di presentazione del GRAS, il Grande Romanzo Aperto SIC (dove SIC sta per Scrittura Industriale Collettiva). 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