{"id":114,"date":"2010-04-21T00:00:10","date_gmt":"2010-04-20T22:00:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=114"},"modified":"2025-07-26T19:43:33","modified_gmt":"2025-07-26T17:43:33","slug":"branco-75","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2010\/04\/branco-75\/","title":{"rendered":"Branco &#8217;75"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Unire quel che appare diviso: <em>Sal\u00f2<\/em> e <em>Amici miei<\/em>, note per una visione comparata<em><br \/>\n<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7934\" title=\"Doppio branco\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/amici_miei.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"271\" \/><\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Ragazzi, come si sta bene fra noi, fra uomini! Ma perch\u00e9 non siamo nati tutti finocchi?&#8221;<br \/>\n&#8211; L&#8217;architetto Melandri (Gastone Moschin) in <em>Amici miei<\/em><\/p><\/blockquote>\n<h5><strong>Due film del 1975<\/strong><\/h5>\n<p><em><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sal%C3%B2_o_le_120_giornate_di_Sodoma\">Sal\u00f2<\/a><\/em><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sal%C3%B2_o_le_120_giornate_di_Sodoma\"> <em>o le centoventi giornate di Sodoma<\/em><\/a> di Pier Paolo Pasolini, <em><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Amici_miei\">Amici miei<\/a> <\/em>di Mario Monicelli.<br \/>\n[Nei titoli di testa c&#8217;\u00e8 scritto &#8220;Regia di Pietro Germi&#8221;, per un errore. Doveva dirigerlo Germi, ma mor\u00ec all&#8217;improvviso, e il film lo prese in mano Monicelli.]<br \/>\nDue film coevi, quasi simultanei, uno &#8220;alto&#8221; e uno &#8220;basso&#8221;. Due film dai destini molto diversi:<em><br \/>\n&#8211; Amici miei<\/em> \u00e8 un film godibilissimo, quando esce nelle sale fa in poco tempo 7 milioni di spettatori paganti, poi vince due David di Donatello (miglior film + miglior attore protagonista) e diventa un culto di massa tramandato di generazione in generazione, stra-citato, continuamente ritrasmesso in tv.<br \/>\n<em>&#8211; Sal\u00f2<\/em> viene sequestrato poco dopo l&#8217;uscita e a tutt&#8217;oggi lo ha visto poca gente: in tv non pu\u00f2 essere trasmesso (\u00e8 VM18), inoltre la visione \u00e8 quasi insostenibile<em>. <\/em>E tra i pochi che lo hanno visto, pochissimi hanno voluto rivederlo.<em><!--more--><\/em><br \/>\nEntrambi i film sono primi atti di trilogie:<br \/>\n&#8211; Quella di <em>Amici miei<\/em> \u00e8 una trilogia non pianificata, decisa <em>a posteriori<\/em> grazie al perdurare del successo del primo film. Il secondo atto fu girato solo diversi anni dopo (arriv\u00f2 nelle sale nel 1982).<br \/>\n&#8211; Quella di <em>Sal\u00f2<\/em> \u00e8 una trilogia mancata, abortita, interrotta dalla morte di Pasolini. Doveva chiamarsi &#8220;Trilogia della morte&#8221;, in contrapposizione alla &#8220;Trilogia della vita&#8221; (composta da <em>Il Decameron<\/em>,<em> I racconti di Canterbury<\/em> e <em>Il fiore delle Mille e una notte<\/em>), <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20140710205133\/http:\/\/pasolini.net\/cinema_abiuraTrilogia_PCaffiero.htm\">che Pasolini aveva appena abiurato<\/a>.<\/p>\n<h5><strong>Le tre epoche di<em> Sal\u00f2<\/em> <\/strong><\/h5>\n<p>Film terminale, non soltanto perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;ultimo di Pasolini. &#8220;Terminale&#8221; come si dice di un malato ormai incurabile. <em>Sal\u00f2<\/em> ci parla della fine, si svolge in uno spazio che comincia con &#8220;l&#8217;inizio della fine&#8221;, in un tempo simile ai &#8220;minuti di recupero&#8221; che l&#8217;arbitro concede al termine della partita.<br \/>\nTre epoche: il 1944-45, gli anni Settanta, l&#8217;oggi (che si sposta sempre in avanti).<br \/>\nL&#8217;oggi \u00e8 l&#8217;Italia neo-razzista, clerico-immorale e post-antifascista, berlusconizzata, spaccata in due come una mela. L&#8217;Italia in preda a un revisionismo storico ri-fascistizzante che da anni si esercita proprio sulla memoria pubblica delle due epoche\/temperie inscritte in <em>Sal\u00f2<\/em>: la Resistenza e gli anni Settanta.<br \/>\nL&#8217;oggi \u00e8 l&#8217;Italia della guerra non dichiarata ma implacabile contro gli inferiori, i diversi e soprattutto le donne, uccise tutti i giorni da maschi angosciati dalla possibile perdita di controllo e potere (mariti, ex-mariti, fidanzati, padri, spasimanti etc.)<\/p>\n<h5><strong>La musica \u00e8 finita<\/strong><\/h5>\n<p>Anche <em>Amici miei<\/em> \u00e8 un film terminale. Assistiamo alla fine della &#8220;commedia all&#8217;italiana&#8221;. La &#8220;commedia all&#8217;italiana&#8221; era figlia della ricostruzione e del Boom. Era un sottogenere propulsivo, pieno di energie. Qui il Boom \u00e8 finito, la spinta propulsiva si \u00e8 esaurita, le energie residue si vanno dissipando. Il 1975 \u00e8 l&#8217;anno dell&#8217;ultima edizione di <em>Canzonissima<\/em>, ed \u00e8 l&#8217;anno in cui la FIAT, dopo pi\u00f9 di vent&#8217;anni, chiude la produzione della 500. <em><br \/>\nAmici miei<\/em> \u00e8 un film dolente, dietro il velo delle risate addirittura straziante. Ed \u00e8 molto pi\u00f9&#8230; &#8220;pasoliniano&#8221; di quanto sembri di primo acchito.<br \/>\nA scanso di equivoci, chi sta scrivendo queste note ritiene <em>Amici miei<\/em> un capolavoro. Non solo e non tanto per le citatissime scene-chiave, quanto per ci\u00f2 che le connette, ci\u00f2 che sta &#8220;in mezzo&#8221; e\/o rimane &#8220;sotto&#8221;, a fare bordone. Visione dopo visione, \u00e8 proprio quello che sta &#8220;sotto&#8221; ad emergere: la connotazione melancolica, la &#8220;terminalit\u00e0&#8221;. Per dirla in parole povere, le &#8220;scene tristi&#8221;. Le scene tristi sono magnifiche. I momenti di raccoglimento, in cui l&#8217;umore dei personaggi vira al cupo, al meditabondo. La mesta e mai apologetica voce off di Montagnani (uno dei segreti del film).<br \/>\nLa principale &#8220;terminalit\u00e0&#8221; di <em>Amici miei<\/em> ha a che fare col maschio e con le politiche di genere. Il 1975 \u00e8 l&#8217;anno della <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Riforma_del_diritto_di_famiglia\">riforma del diritto di famiglia<\/a>, che intacca il potere maschile e patriarcale. Il &#8220;buco nero&#8221; intorno a cui gira il film \u00e8 ovviamente il movimento femminista: la nuova donna turba, atterrisce e soggioga gli uomini (cfr. il rapporto di Mascetti con Titti, la giovanissima amante).<br \/>\nE la &#8220;vecchia&#8221; donna? E&#8217; sempre contro di lei che i protagonisti del film si ri-compattano: nella sala da biliardo del bar di Necchi (esclusione della moglie di quest&#8217;ultimo), sulla rampa di lancio di ogni nuova scorribanda (esclusione delle mogli), al capezzale di Perozzi (rifiuto di comprendere le ragioni della vedova). Emblematico il rapporto totalmente anaffettivo di Mascetti (Ugo Tognazzi) con moglie e figlia, considerate zavorra e relegate in uno spazio di squallore.<br \/>\nLa compagnia di amici ha un unico membro &#8220;romantico&#8221;, Melandri, che \u00e8 soggetto a sbandate quasi stilnovistiche, crede di aver incontrato un&#8217;angelicata donna ideale (Donatella, gi\u00e0 moglie di Sassaroli) e si discosta dalla misoginia del gruppo, finendo per rafforzarla. Anche in casi come questo, la donna \u00e8 sempre elemento di separazione, di crisi della compattezza del gruppo. Il compagno debole, l&#8217;uomo che ha ceduto, diventa lo zimbello degli amici. Melandri, in ogni caso, resta deluso e torna alla congrega, al cameratismo maschile, alla confortevole misoginia dei suoi sodali. Non a caso \u00e8 sua la frase citata <em>in exergo<\/em>, il rimpianto per non esser nati &#8220;tutti finocchi&#8221;, senza bisogno di compagnia femminile.<\/p>\n<h5><strong>C&#8217;\u00e8 un branco<\/strong><\/h5>\n<p>Visione consecutiva e comparata dei due film, nell&#8217;ordine in cui giunsero in sala, ergo: prima Monicelli, poi Pasolini.<br \/>\nSituazione comune: quattro o cinque amici quaranta-cinquantenni, &#8220;branco maschile&#8221; di mezza et\u00e0 in una situazione di rapido declino del mondo e delle regole fin l\u00ec conosciute:<br \/>\n&#8211; fine degli anni verdi, dell&#8217;Italietta e del dominio patriarcale indiscusso in <em>Amici miei<\/em>.<br \/>\n&#8211; ultimi giorni del fascismo repubblichino in <em>Sal\u00f2<\/em>;<br \/>\nIl branco si crea un mondo dove, fino all&#8217;ultimo istante, le vecchie consuetudini non solo si prolunghino, ma addirittura vengano esaltate, amplificate, portate all&#8217;estremo, a un eccesso inaudito.<br \/>\nEntrambi i gruppi di amici si adoperano in &#8220;trovate&#8221; e macchinazioni ai danni di soggetti pi\u00f9 deboli. La visione consecutiva produce (rivela) un&#8217;<em>escalation<\/em>: burle articolate e crudeli in <em>Amici miei<\/em>; umiliazioni, stupri, torture e uccisioni in <em>Sal\u00f2<\/em>. Il sadismo &#8211; ovviamente con diverse gradazioni &#8211; accomuna le due opere. Comune \u00e8 anche la dimensione scatologica (= scherzi con la merda).<\/p>\n<h5><strong>Gli spazi del branco \/ 1<\/strong><\/h5>\n<p>In <em>Amici miei<\/em> il branco trova l&#8217;assetto definitivo durante una degenza di gruppo in una clinica (luogo di reclusione e separazione dal mondo), quando conosce il chirurgo Sassaroli (Adolfo Celi).<br \/>\nLa clinica si trova in un luogo imprecisato della provincia toscana, viene raggiunta durante una &#8220;zingarata&#8221;, vagabondaggio che dura pi\u00f9 giorni. Al principio si ha l&#8217;impressione che sia lontana dalla citt\u00e0, eppure \u00e8 abbastanza vicina perch\u00e9 Sassaroli, in qualunque momento, possa lasciarla e unirsi alle imprese del gruppo.<br \/>\nIn uno dei sequel del film, <em>Amici miei atto III<\/em>, la vicenda del branco si conclude circolarmente, com&#8217;era iniziata, in un luogo non dissimile: una casa di riposo per anziani, altro luogo di separazione dal mondo, con regole interne etc.<br \/>\nAnche la vicenda del branco di <em>Sal\u00f2<\/em> &#8211; di cui non vediamo l&#8217;inizio, ma possiamo immaginarlo all&#8217;ombra del regime &#8211; si conclude in uno spazio chiuso, separato, con regole tutte sue: precisamente la villa in cui si svolge il film.<br \/>\nQuesti spazi sembrano corrispondere alla descrizione che diede Michel Foucault (il Foucault degli anni &#8217;60) delle <a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/888944617X\/ASI\/300131\">&#8220;eterotopie&#8221;<\/a>, luoghi distinti dagli altri perch\u00e9 esclusivi, sacri o proibiti, al cui interno si svolgono &#8220;crisi&#8221;, iniziazioni, passaggi da una fase della vita a un&#8217;altra, oppure vengono recluse &#8220;deviazioni&#8221;. Le due cose non si escludono, ogni &#8220;crisi&#8221; pu\u00f2 essere considerata deviazione: un&#8217;adolescenza riottosa, uno stato di tossicodipendenza, una malattia, l&#8217;invecchiamento&#8230;<br \/>\nL&#8217;eterotopia pu\u00f2 contenere in un unico luogo diversi &#8220;spazi&#8221;, non necessariamente concreti e perimetrabili, che funzionano in modi diversi e potrebbero sembrare incompatibili: nell&#8217;ultima sequenza di <em>Sal\u00f2<\/em> c&#8217;\u00e8 uno spazio del supplizio estremo (il cortile) e al contempo c&#8217;\u00e8 uno spazio dello svago leggiadro (la stanza dove i due ragazzi ballano). Nella villa c&#8217;\u00e8 sempre, accanto allo spazio delle <em>performances<\/em> sadiche rigidamente coreografate (della riduzione degli umani a pura mandria nuda) anche uno spazio della resistenza &#8211; anzi, della Resistenza &#8211; e della cospirazione. La cospirazione \u00e8 scoperta e repressa dal branco,\u00a0 ma un pugno chiuso levato al cielo lascia interdetti i dominatori e apre uno &#8220;squarcio&#8221; non previsto&#8230;<br \/>\nAnche nella clinica e nell&#8217;ospizio di <em>Amici miei<\/em> e <em>Amici miei atto III<\/em> c&#8217;\u00e8 una compresenza di spazi: c&#8217;\u00e8 lo spazio della disciplina, dei regolamenti, delle procedure sempre uguali, e c&#8217;\u00e8 lo spazio dello scherzo, del &#8220;corpo grottesco&#8221;, della beffa a carattere genitale-scatologico. In <em>Amici miei<\/em>, la stanza dove \u00e8 ricoverato il gruppo diventa presto un luogo a s\u00e9, dove le cose funzionano in modo diverso.<br \/>\nIn apparenza, nelle rispettive eterotopie i due branchi hanno ruoli molto differenti, se non opposti:<br \/>\n&#8211; in <em>Sal\u00f2<\/em> il branco \u00e8 al potere (conduce il gioco della disciplina, domina le procedure), i &#8220;ricoverati&#8221; sono altri, sono i ragazzi e le ragazze che subiscono ogni angheria in un regime di internamento;<br \/>\n&#8211; in <em>Amici miei<\/em> il branco \u00e8 ricoverato e contesta le procedure. Grazie alla burla &#8211; <em>mutatis mutandis<\/em> &#8211; il branco di <em>Amici miei<\/em> sembra creare uno spazio di contestazione dell&#8217;ordine.<br \/>\nMa possiamo vederla a questo modo solo se ci scordiamo di Sassaroli. Sassaroli \u00e8 al potere, \u00e8 il primario, il capo supremo della clinica. Inizia il rapporto col branco esercitando su di esso un potere di costrizione. Gli altri all&#8217;inizio lo contestano, ma &#8220;contestatori&#8221; e &#8220;contestato&#8221; trovano subito un&#8217;alleanza (che durer\u00e0 per il resto della vita), e soggetti terzi su cui rivalersi insieme.<br \/>\nNell&#8217;eterotopia in cui il branco trova la composizione completa, lo spazio della contestazione e quello del potere si fondono, diventano tutt&#8217;uno.<\/p>\n<h5><strong>Gli spazi del branco \/ 2<\/strong><\/h5>\n<p>Un&#8217;altra differenza apparente \u00e8 che il branco di <em>Sal\u00f2<\/em> si muove sempre nello spazio chiuso della villa, mentre dopo la degenza di gruppo il branco di <em>Amici miei<\/em> \u00e8 protagonista di autentiche scorribande all&#8217;aperto, attraversa in lungo e in largo lo spazio urbano.<br \/>\nAnche in questo caso, occorre guardare con maggiore attenzione per vedere la differenza sfumare.<br \/>\nPer il branco di <em>Sal\u00f2<\/em>, lo spazio chiuso della villa \u00e8 in realt\u00e0 <em>aperto<\/em>. Aperto a qualunque delirio e dissipazione, a qualunque espressione crudele di godimento, a qualunque sforamento di limiti. Inoltre, il branco pu\u00f2 uscire dalla villa quando vuole. Avendo pazienza, potrebbe uscire incolume anche dallo &#8220;spazio chiuso&#8221; che contiene la villa: il vicolo cieco della Repubblica di Sal\u00f2. Lo spettatore storicamente edotto sa che in Italia, a differenza che in Francia, non vi sar\u00e0 una vera epurazione (se non &#8220;dal basso&#8221;, in alcune zone, per mano dei partigiani) dei gerarchi e quadri fascisti e collaborazionisti, che in maggioranza vivranno tranquilli nell&#8217;Italia del post-Liberazione.<br \/>\nInsomma, \u00e8 solo per le vittime che quello spazio-nello-spazio (la villa nel territorio della RSI) \u00e8 irrimediabilmente chiuso.<br \/>\nEd ecco l&#8217;analogia con l&#8217;altro film: la strategia che attuano i goliardi di <em>Amici miei<\/em> \u00e8 di trasformare gli spazi aperti in spazi chiusi. Cercare il chiuso dentro l&#8217;aperto. Le beffe funzionano quando il branco riesce a intrappolare (anche letteralmente) le sue vittime, a limitarne i movimenti in modo che non possano uscire dalla cornice della beffa. L&#8217;amante contorsionista chiusa in valigia sar\u00e0 il culmine di questa tendenza (episodio di <em>Amici miei atto II<\/em>), ma anche la sparatoria con gli immaginari &#8220;Marsigliesi&#8221; chiude uno spazio; anche l&#8217;irrompere della finzione &#8220;gangsteristica&#8221; al funerale del Perozzi chiude uno spazio e ancora una volta intrappola la vittima (il vecchio Righi).<br \/>\nSpesso la chiusura si ottiene bloccando un movimento: sei su un treno in partenza, in un&#8217;apoteosi di movimento, con la mente gi\u00e0 nella dimensione del viaggio, ma quando ti sporgi dal finestrino per salutare, ecco che ti arriva un ceffone, e nell&#8217;attimo stesso del ceffone sei un bersaglio fisso, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/amicimiei_stazione.jpg\">sei fermo<\/a>, costretto in uno spazio (la cornice del finestrino, che \u00e8 anche la &#8220;cornice&#8221; della beffa).<br \/>\nE che dire dello squallido seminterrato in cui Mascetti relega moglie e figlia?<\/p>\n<h5><strong>Circeo, Ostia, Italia<\/strong><\/h5>\n<p>I due film intercettano qualcosa di quel 1975, una sinistra vibrazione di fondo.<br \/>\nUn branco maschile borghese, goliardico e sado-fascista lo vediamo in azione a settembre, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Massacro_del_Circeo\">al Circeo<\/a>, in una villa trasformata in luogo di sevizie e torture, ai danni di due ragazze.<br \/>\n<em>Amici miei<\/em> \u00e8 gi\u00e0 uscito e spopola nelle sale di prima visione. Pasolini, che sta ancora montando <em>Sal\u00f2<\/em>, scrive del massacro. <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20100303055952\/http:\/\/pasolini.net\/saggistica_lettereluterane_calvino.htm\">Polemizza anche con Calvino<\/a>. Quel che scrive finir\u00e0 nel libro postumo <em><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8811697085\/ASI\/300131\">Lettere luterane<\/a><\/em>, insieme alla &#8220;Abiura delle Trilogia della vita&#8221;.<br \/>\nE&#8217; un <em>nuovo<\/em> branco, quello del Circeo? Pasolini sembra ritenerlo. Nella lettera a Calvino, descrive il branco del Circeo come figlio di una &#8220;nuova cultura&#8221; che si \u00e8 affermata con il neocapitalismo e il consumismo, imponendo nuovi modelli e valori. I figli della borghesia sono avvantaggiati nella corsa per realizzarli, quindi si muovono prima degli altri, &#8220;con incertezza e quindi con aggressivit\u00e0&#8221;, e &#8220;si pongono come esempi a coloro che economicamente sono impotenti a farlo, e vengono ridotti appunto a larvali e feroci imitatori. Di qui la loro natura sicaria, da SS.&#8221;<br \/>\nD&#8217;altro canto: l&#8217;apparire stesso di quest&#8217;ultima similitudine (le SS); il fatto che Pasolini stia lavorando a un&#8217;allegoria metastorica come <em>Sal\u00f2<\/em>; l&#8217;appartenenza dei tre del Circeo alla borghesia nera della Capitale, con rapporti che vanno fino all&#8217;eversione neofascista &#8220;storica&#8221;; tutto questo non pu\u00f2 non far pensare a una continuit\u00e0, a un&#8217;eredit\u00e0 tra branchi, a un passaggio di testimone da una generazione all&#8217;altra.<br \/>\nInteressante notare come tra il branco di <em>Sal\u00f2 <\/em>e quello di <em>Amici miei<\/em> vi sia la stessa distanza generazionale che separa quest&#8217;ultimo e quello del Circeo. I cinquantenni di <em>Amici miei<\/em> avevano vent&#8217;anni all&#8217;epoca di Sal\u00f2; i tre del Circeo hanno trent&#8217;anni meno dei goliardi di <em>Amici miei<\/em>.<br \/>\nDi l\u00ec a poco, lo stesso Pasolini verr\u00e0 ucciso &#8211; se Pino Pelosi dice il vero &#8211; da un branco maschile (malavitoso e\/o neofascista).<br \/>\nNon \u00e8 inusuale, nelle ricostruzioni e rievocazioni, <a href=\"http:\/\/www.lastoriasiamonoi.rai.it\/puntata.aspx?id=267\">vedere accostati Circeo e morte di Pasolini<\/a>.<br \/>\nCertamente pi\u00f9 inusuale &#8211; forse priva di precedenti &#8211; la lettura comparata di <em>Sal\u00f2<\/em> e <em>Amici miei<\/em>.<br \/>\nOggi sono in azione tanti branchi. Sono i pronipoti del branco di <em>Sal\u00f2<\/em>, i nipoti del branco di <em>Amici miei<\/em>, i figli del branco del Circeo e di quello, per ora ipotetico, che uccise Pasolini.<br \/>\nE vi sono branchi che detengono potere politico. Che governano. Coetanei del branco del Circeo oppure pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<h5><strong>Pasolini e Monicelli<\/strong><\/h5>\n<blockquote><p>&#8220;Speranza? Non ne ho e comunque la condanno con tutte le mie forze. La speranza \u00e8 il vessillo, il segnale distintivo dell&#8217;ipocrisia. Tutti gli uomini politici incitano alla speranza. Dal paradiso dei democristiani, al benessere consumistico dei liberali, al sole dell&#8217;avvenire degli altri, chi non fa mozioni di speranza? E solo per prendere i battimani. Capita anche a molti colleghi scrittori che, per l&#8217;applauso, non mancano di far entrare nelle loro opere la parola speranza. Io non ci credo.&#8221;<br \/>\nPier Paolo Pasolini, 1975 (cit. in: Luca Raimondi, <a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8881857952\/ASI\/300131\"><em>Nient&#8217;altro che un sogno. Pasolini e la Trilogia della vita<\/em><\/a>, Bastogi, 2005)<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>&#8220;La speranza \u00e8 una trappola, \u00e8 una brutta parola, non si deve usare. La speranza \u00e8 una trappola inventata dai padroni. La speranza \u00e8 di quelli che ti dicono che Dio&#8230; &#8216;State buoni, state zitti, pregate ch\u00e9 avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell&#8217;Aldil\u00e0, perci\u00f2 adesso state buoni&#8230; Tornate a casa, s\u00ec, siete dei precari, ma tanto tra due o tre mesi vi riassumiamo, vi daremo il posto&#8230;&#8217; Quelli vanno a casa e stanno tutti buoni.\u00a0 &#8216;Abbiate speranza&#8217;. MAI avere la speranza, la speranza \u00e8 una trappola, \u00e8 una cosa infame, inventata da chi comanda.&#8221;<br \/>\nMario Monicelli, 25\/03\/2010, intervista a Raiperunanotte<\/p><\/blockquote>\n<p>[Senza per questo contraddirsi, Monicelli ricorre al verbo &#8220;sperare&#8221; pochi secondi dopo, quando dice: &#8220;Spero che finisca in una specie di&#8230; Quello che in Italia non c&#8217;\u00e8 mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione.&#8221;]<\/p>\n<p><strong>La fossa<\/strong><\/p>\n<p>Si ha l&#8217;impressione di essere rimasti, finora, sulla soglia di uno spazio pi\u00f9 vasto, forse sul bordo di una fossa profonda (una fossa comune?), il cui contenuto \u00e8 invisibile per via della nebbia. Lungo quel bordo ci muoviamo a tentoni. Intuiamo che, se la nebbia si alzasse, vedremmo qualcosa di spaventoso, di annichilente. Non si possono &#8220;chiudere i conti&#8221; con gli anni Settanta. Non ci sar\u00e0 sollievo per l&#8217;interruzione di un rapporto divenuto morboso. Si continuer\u00e0 a interrogare quel periodo, ci si torturer\u00e0 nel raffronto con esso, perch\u00e9 lo sentiamo l\u00ec, sotto i piedi, il bordo della fossa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Unire quel che appare diviso: Sal\u00f2 e Amici miei, note per una visione comparata di Wu Ming 1 &#8220;Ragazzi, come si sta bene fra noi, fra uomini! 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