{"id":10807,"date":"2013-01-15T12:09:59","date_gmt":"2013-01-15T11:09:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=10807"},"modified":"2017-05-29T10:58:49","modified_gmt":"2017-05-29T08:58:49","slug":"il-piu-odiato-dai-fascisti-conversazione-su-furio-jesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/01\/il-piu-odiato-dai-fascisti-conversazione-su-furio-jesi\/","title":{"rendered":"Il pi\u00f9 odiato dai fascisti. Conversazione su Furio Jesi, il mito, la destra e la sinistra"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_10913\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10913\" class=\"size-full wp-image-10913\" title=\"Furio Jesi\" alt=\"Furio Jesi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/meta70.jpg\" width=\"500\" height=\"674\" \/><p id=\"caption-attachment-10913\" class=\"wp-caption-text\">Furio Jesi durante la lavorazione dell&#8217;Enciclopedia Europea Garzanti, 1976<\/p><\/div>\n<h5 style=\"text-align: left;\">\u00ab\u00c8 un brutto indizio che si regredisca ai feroci e cupi anni Settanta con\u00a0un trattato di criminologia culturale.\u00bb<br \/>\n(Marcello Veneziani, commento alla riedizione 2011 di <em>Cultura di destra<\/em> di Furio Jesi)<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n\u00abFurio Jesi, il germanista dottissimo ma completamente paranoico, i cui deliri godono ancora di gran credito a sinistra&#8230;\u00bb<br \/>\n(A. Scianca, &#8220;responsabile cultura di Casapound&#8221;, in una recensione a <em>Un Grillo qualunque<\/em> di Giuliano Santoro)<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<br \/>\n<\/span>\u00abNon conosco la biografia del personaggio, ma sono pronto a giurare che sia stato affetto da turbe psichiatriche serie.\u00bb<br \/>\n(Discussione su Furio Jesi dal forum neofascista Vivamafarka)<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n\u00abFurio Jesi, l&#8217;intellettuale ebreo morto prematuramente a causa di una fuga di gas del suo scaldabagno&#8230;\u00bb<br \/>\n(Gianfranco De Turris, <em>Elogio e difesa di Julius Evola<\/em>)<br \/>\n<!--more--> <span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n[Quella che segue \u00e8 una conversazione a tre voci su Furio Jesi (1941 &#8211; 1980), archeologo, filologo, studioso di mitologia e cultura tedesca, scrittore e militante della &#8220;nuova sinistra&#8221;. L&#8217;occasione \u00e8 la recentissima uscita della monografia di <strong>Enrico Manera<\/strong> <em>F<a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/anteprime\/furio-jesi-mito-violenza-memoria\">urio Jesi. Mito, violenza, memoria<\/a><\/em> (Carocci, 2012). Per molti giapster, Manera \u00e8 una vecchia conoscenza: su <em>Giap<\/em>, a fine 2010, discutemmo della sua precedente uscita &#8220;jesiana&#8221;, ovvero <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=1602\">il n. 31 della rivista <em>Riga<\/em><\/a>, curato da lui e da <strong>Marco Belpoliti<\/strong>, interamente dedicato allo studioso torinese. Numero che resta il miglior &#8220;punto d&#8217;ingresso&#8221; in un labirinto di pensiero e in un&#8217;elaborazione radicale purtroppo troncata da un banale incidente domestico. Il libro appena uscito vuole essere un &#8220;compagno di viaggio&#8221;, un vademecum da tenere accanto una volta deciso di intraprendere la lettura di Jesi.<br \/>\nLa conversazione si svolge tra Manera, Wu Ming 1 e un&#8217;altra conoscenza dei giapster, <strong>Giuliano Santoro<\/strong>, recentemente criticato da un fascista per aver usato Jesi nel suo libro <em>Un Grillo qualunque<\/em>. Approfittiamo dell&#8217;occasione per aggiungere che le edizioni Nottetempo stanno per ripubblicare il testo di Jesi <em><a href=\"http:\/\/www.edizioninottetempo.it\/prossimamente\/il-tempo-della-festa\/\">Il tempo della festa<\/a><\/em>, a cura di <strong>Andrea Cavalletti<\/strong>. Buone letture.<br \/>\nP.S. Ricordiamo che in calce a ogni post di Giap ci sono due link: uno apre l&#8217;impaginazione ottimizzata per la stampa (o per il pdf), l&#8217;altro salva il post in formato ePub.]<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/h5>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-10916\" title=\"Furio Jesi. Mito, violenza, memoria\" alt=\"Furio Jesi. Mito, violenza, memoria\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/copertina_libro_Manera.gif\" width=\"250\" height=\"401\" \/>Jesi sembra essere l&#8217;unico intellettuale di sinistra del Novecento italiano che metta davvero a disagio il neofascismo (&#8220;classico&#8221; e postmoderno) e le destre pi\u00f9 o meno \u00abnuove\u00bb e \u00abriciclanti\u00bb. Nel calderone del loro discorso confusionista, queste ultime possono citare pi\u00f9 o meno chiunque, da Pasolini a Rino Gaetano agli Area, da Guevara a Debord a chiss\u00e0 chi altro, ma di fronte a Jesi si fermano inquieti e sudaticci. A pi\u00f9 di trent&#8217;anni dalla sua morte continuano a praticare esorcismi ingiuriandolo, dandogli del \u00abparanoico\u00bb, qualificando le sue riflessioni come \u00abdeliri\u00bb, irridendolo e tirando in ballo in modo allusivo il suo essere di famiglia ebraica e le modalit\u00e0 della sua morte (un ebreo ucciso dal gas, che risate!), cercando in tutti i modi di tenerlo a distanza.<br \/>\nIn effetti, pensiamo all&#8217;approccio di Jesi e alle conclusioni a cui giunge:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>1.<\/strong>\u00a0Non c&#8217;\u00e8 Mito ma solo \u00abmateriali mitologici\u00bb variamente manipolati e \u00abtecnicizzati\u00bb (cio\u00e8 usati per scopi contingenti).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>2.<\/strong>\u00a0\u00abL&#8217;origine\u00bb \u00e8 un momento sempre inventato <em>ex post<\/em> e comunque poco significativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>3.<\/strong>\u00a0Sulle \u00abidee senza parole\u00bb della destra &#8211; concetti dati in partenza per indicibili e indibattibili come Spirito, Patria, Italianit\u00e0 o Tradizione &#8211; non pu\u00f2 fondarsi alcun pensiero critico (quindi, aggiungo, l&#8217;espressione \u00abintellettuale di destra\u00bb \u00e8 il pi\u00f9 delle volte una contraddizione in termini).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>4.<\/strong>\u00a0Certi \u00abpensatori\u00bb della tradizione di destra non meritano alcuna patente di \u00abrispettabilit\u00e0\u00bb culturale. Per esempio, Evola era in buona sostanza un rimasticatore da strapaese, uno che in Italia era tenuto in conto perch\u00e9 vendeva ai piccoli borghesi frustrati una versione casereccia e dozzinale di idee che altrove, pur discutibili, erano esposte con maggiore seriet\u00e0 (es. da parte di Ren\u00e9 Gu\u00e9non). Qualche giorno fa, ho definito Evola &#8220;un mago Otelma con pi\u00f9 pretese&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>5.<\/strong>\u00a0Il continuo evocare l&#8217;Alto, l&#8217;Antico, il Puro, il Nobile \u00e8 solo kitsch, affastellamento di cianfrusaglie per ottenere un effetto di \u00ablusso spirituale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ebbene, niente di tutto questo \u00e8 integrabile in alcun modo nel bric-\u00e0-brac di destra alla Casapound o chi altri. Non pu\u00f2 proprio far parte dell&#8217;assemblaggio, della macchina mitologica fascista o fascistoide. Ciascuna di queste conclusioni sarebbe ossidante o corrosiva per le giunture e guarnizioni di quel precario marchingegno. Questo fa di Jesi \u00abil pi\u00f9 odiato dai fascisti\u00bb. Lo abbiamo visto anche di recente, da parte di tale Scianca, che \u00e8 indicato come \u00abresponsabile cultura di Casapound\u00bb (quindi \u00e8 quello che mescola la minestrina). Recensendo sul \u00abSecolo d&#8217;Italia\u00bb <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=10112\">il libro di Giuliano <em>Un Grillo qualunque<\/em><\/a> &#8211; dove l&#8217;arsenale teorico di Jesi \u00e8 utilizzato in modo intelligente e non scontato &#8211; costui non ha rinunciato a insultare il mitologo e germanista torinese, definendolo \u00abcompletamente paranoico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Enrico Manera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Cultura di destra\" alt=\"Cultura di destra\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/jesinottet.jpg\" width=\"200\" height=\"289\" \/><\/strong>La tua sintesi \u00e8 pienamente corretta: riprendo la definizione di &#8220;cultura di destra&#8221; che Jesi diede nel 1979 a \u00abL&#8217;espresso\u00bb in occasione dell&#8217;uscita di <em>Cultura di destra<\/em>, un libro che ebbe una certa notoriet\u00e0. E&#8217; la cultura in cui \u00abil passato \u00e8 una sorta di pappa omogeneizzata che si pu\u00f2 modellare [&#8230;] nel modo pi\u00f9 utile, [&#8230;] in cui prevale una religione della morte o anche una religione dei morti esemplari\u00bb, in cui \u00abesistono valori non discutibili, indicati da parole con l&#8217;iniziale maiuscola\u00bb. &#8220;Di destra&#8221; \u00e8 ogni discorso che abbia forma assertiva indiscutibile, cio\u00e8 autoritaria e quindi &#8220;mitica&#8221;: \u00e8 soprattutto il linguaggio di \u00abparole spiritualizzate\u00bb elaborato dalla destra tradizionale, fascista e neofascista, con le iniziali maiuscole (Tradizione, Razza, Patria, Famiglia, Sangue, Terra&#8230;) ma \u00e8 anche il linguaggio del \u00absinistrese [&#8230;] pi\u00f9 dinamitardo\u00bb dei comunicati delle Brigate Rosse o la celebrazione del Risorgimento e della Resistenza quando si fa discorso basato sulla mistica del sacrificio e del martirio. Tutto questo sono le &#8216;idee senza parole&#8217;: retoriche del sublime, monumentali e celebrative che legittimano la sfera politica riferendosi al passato e imitando il linguaggio del sacro. Alludono e non spiegano nulla. Sono forme verbali dell&#8217;azione, gestuali e rituali per le quali in termini di filosofia del linguaggio Austin ha parlato di <em>funzione perlocutiva<\/em>, producono effetti pragmatici in chi le condivide.<br \/>\nPer Jesi, \u00abla maggior parte del patrimonio culturale [&#8230;] \u00e8 residuo culturale di destra\u00bb. La destra non \u00e8 che l&#8217;estrema propaggine di un linguaggio aristocratico e alto-borghese che ha trovato la propria codificazione a partire dal tardo Settecento, nel momento in cui gli elementi delle culture nazionali sono emersi con forza e hanno elaborato una metafisica che trovava nel mito una voce dell&#8217;essere.<br \/>\nDi qui il <em>mito dell&#8217;origine<\/em> e il mito come <em>qualcosa di originario<\/em>. L&#8217;uso del &#8220;mito&#8221;, un uso metafisico del mito che serva a fondare uno stato di cose considerandolo &#8220;natura&#8221;, \u00e8 ci\u00f2 che fattivamente distingue il pensiero reazionario da quello emancipativo: se le parole &#8220;di sinistra&#8221; diventano &#8220;mitiche&#8221; smettono di essere emancipative.<br \/>\nQuesto riguarda a sinistra, per farla molto veloce, tanto lo stalinismo, come mito totalitario del potere, quanto le magliette di Che Guevara, per dire una mitologia che ricicla simboli e luoghi comuni dell&#8217;immaginario di sinistra in modo kitsch e anche commerciale, quali che siano le buone intenzioni.<br \/>\nUn discorso molto simile \u00e8 quello del romanziere rumeno, esule negli Stati Uniti, <strong>Norman Manea<\/strong> (<em>Clown. Il dittatore e l&#8217;artista<\/em>, 1992, ed. it. 1995 e 2005), che ha parlato di \u00abmitologie comunitarie\u00bb che forniscono risposte facilitate per societ\u00e0 in crisi. Fascismo, socialismo reale, fondamentalismo religioso, democrazie post-moderne, pur con gradi diversi di intensit\u00e0 e su contenuti di segno anche molto diverso, dal punto di vista della teoria della cultura operano allo stesso modo nel plasmare modelli cristallizzati di identit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_10811\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10811\" class=\"size-full wp-image-10811\" title=\"Dalla crapa pelata del Duce contro le plutocrazie all'immaginario subalterno e americanista espresso nella crapa pelata di Bruce Willis\" alt=\"Dalla crapa pelata del Duce contro le plutocrazie all'immaginario subalterno e americanista espresso nella crapa pelata di Bruce Willis\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/crapepelate.jpg\" width=\"500\" height=\"697\" \/><p id=\"caption-attachment-10811\" class=\"wp-caption-text\">I fasci di Casapau, quando pensano a un Eroe, il primo esempio che gli viene in mente \u00e8 Bruce Willis. Forse per il crapone pelato che ricorda Lui. Ma non erano contro l&#8217;americanismo? Forse gli va bene qualunque energumeno che faccia pum pum? (Purch\u00e9 bianco e occidentale, naturalmente)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Ogni mito politico, da <strong>Georges Sorel<\/strong> in poi, \u00e8 dunque di destra e si rivolter\u00e0 contro chi voglia cavalcarlo anche per fini di emancipazione: non si possono, dice Jesi a ogni rivoluzionario, muovere le forze inconsce del potere simbolico e poi sperare di controllarle razionalmente. Da questo punto di vista mi sembra che Jesi parli soprattutto ai suoi compagni di lotta, una Nuova sinistra libertaria e luxemburghiana, mettendoli in guardia da errori e fallimenti, come avviene con <em>Spartakus<\/em> (1967-1969) che \u00e8 una riflessione sulla simbolica del potere, sulle ipoteche escatologiche della filosofia della storia marxista, ma anche una critica del mito sacrificale e suicida della rivolta.<br \/>\nQuesta imposizione rende impossibile utilizzare Jesi a destra, perch\u00e9 il suo pensiero \u00e8 quella di una sinistra post-strutturalista e post-metafisica, semiotica, antropologica e letteraria difficilmente maneggiabile. La forza teorica di Jesi \u00e8 la sua profondit\u00e0, mentre la cultura di destra italiana, soprattutto a causa del fascismo, \u00e8 stata provinciale e priva di personalit\u00e0 intellettuali: il fatto che Jesi lo abbia espresso duramente \u00e8 uno dei motivi del livore nei suoi confronti.<br \/>\nMi colpisce come Veneziani o Scianca, leggibili nei recenti commenti a <em>Cultura di destra,<\/em>non abbiano argomenti che non siano vaghe insinuazioni: si parla sempre di \u00abodio\u00bb, \u00abdelirio\u00bb e \u00abparanoia\u00bb e alla fine si ha l&#8217;impressione che non conoscano il discorso, non ne comprendano la portata o non sappiano come controbattere. Sono soprattutto risentiti perch\u00e9 Evola, che dovrebbe essere il loro Marcuse, viene smascherato come un divulgatore di cose altrui, ed Eliade, un grande studioso antimoderno e primitivista, viene inchiodato al suo fondale ideologico filofascista. Colpisce piuttosto che anche Cacciari abbia criticato duramente il libro, forse si sente chiamato in causa perch\u00e9 in passato leggeva Schmitt da sinistra poi \u00e8 stato impegnato in uno schieramento moderato e post-ideologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Giuliano Santoro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Aggiungerei questo: il fatto che Furio Jesi venga scambiato per un \u201cparanoico\u201d dimostra che i fascisti non solo non possono utilizzare i suoi lavori, magari recuperandolo: non possono neppure capirli. I fascisti, si sa, non si trovano a loro agio con meccanismi concettuali che non costituiscano strutture rigide, schemi predeterminati o che non consistano in <em>format<\/em> (non uso a caso questa parola) culturali da applicare di volta in volta. Ci troviamo davanti a uno di quegli autori che ti costringono continuamente a sollevare lo sguardo dalla pagina, riassumere la questione e mettere a verifica il percorso mentale che hai compiuto fino a quel punto. Enrico spiega bene nel suo libro che ci\u00f2 avviene perch\u00e9 negli scritti di Jesi la relazione tra il soggetto e l\u2019oggetto di un discorso non solo non \u00e8 negata, \u00e8 continuamente messa in scena, dichiarata: i due poli di una questione (chi osserva e chi viene osservato) si influenzano costantemente. Non vorrei forzare troppo il nostro ragionamento, ma aggiungerei che questo stile, questa attitudine alla complessit\u00e0, ci aiuta a evitare che si tracci una linea netta tra un \u201cnoi\u201d e un \u201cloro\u201d, tra chi parla e chi <em>viene parlato<\/em> o semplicemente tra chi scrive e chi \u00e8 destinato a leggere. Questa caratteristica della lezione di Furio Jesi \u00e8 utilissima anche decifrare il linguaggio che ci bombarda ogni giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E&#8217; verissimo che la destra, prima ancora di rigettarla, fraintende completamente l&#8217;impostazione di Jesi, e proprio per il motivo che dice Giuliano. Questo riverbera sul modo in cui i commentatori di destra leggono chiunque usi le sue intuizioni, i concetti che negli ultimi anni di vita (ma nessuno, men che meno lui poteva sapere che erano gli ultimi!) aveva iniziato a far lavorare.<br \/>\nMi rifaccio ancora alla recensione di <em> Un\u00a0Grillo qualunque <\/em> scritta da Scianca, non perch\u00e9 abbia qualche rilievo, ma proprio perch\u00e9 \u00e8 <em>tipica<\/em>, del tutto\u00a0conforme alle aspettative, quindi funziona bene come esempio<em>.<\/em>\u00a0L&#8217;intellettuale \u00abfascista del terzo millennio\u00bb rivolge a Giuliano un&#8217;accusa che suoner\u00e0 bizzarra a chiunque abbia letto il libro: \u00abper l&#8217;autore solo la destra si esprime attraverso frame, mentre si d\u00e0 a intendere che la sinistra parli un linguaggio perfettamente trasparente a se stesso e consapevole\u00bb.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div id=\"attachment_10889\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10889\" class=\"size-full wp-image-10889\" title=\"George Lakoff\" alt=\"George Lakoff\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/lakoff.jpg\" width=\"150\" height=\"225\" \/><p id=\"caption-attachment-10889\" class=\"wp-caption-text\">George Lakoff<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Innanzitutto segnalo, perch\u00e9 significativa,\u00a0la totale incomprensione del concetto linguistico-cognitivo di <em>frame<\/em>, che in italiano si pu\u00f2 tradurre con &#8220;cornice concettuale&#8221;, o &#8220;inquadratura concettuale&#8221;. Ogni essere umano dotato dell&#8217;uso del linguaggio si esprime &#8220;attraverso frame&#8221;, cio\u00e8 quadri di riferimento, insiemi di immagini e relazioni tra concetti che strutturano il nostro pensiero, alcuni sin dalla primissima infanzia. Giuliano (come <strong>George Lakoff<\/strong> prima di lui) non stigmatizza affatto l&#8217;uso di frame da parte di Grillo o della destra: sarebbe come stigmatizzare l&#8217;uso della grammatica e della sintassi. Giuliano invita a riconoscere, decodificare e disinnescare l&#8217;uso\u00a0strumentale (\u00abtecnicizzato\u00bb, direbbe Jesi) e la diffusione di <em>certi<\/em> frame.<br \/>\nNella comunicazione politica non c&#8217;\u00e8 parola o frase che non inquadri un dato problema secondo la prospettiva ideologica di chi la usa. Ogni vocabolo <em>porta con s\u00e9 un mondo<\/em>. Per esempio, imporre l&#8217;uso di &#8220;centrodestra&#8221; e &#8220;centrosinistra&#8221; al posto di &#8220;destra&#8221; e &#8220;sinistra&#8221; \u00e8 stata un&#8217;operazione di <em>framing<\/em> che ha avuto conseguenze devastanti: a destra l&#8217;eufemismo \u00e8 servito a legittimare soggetti lercissimi e fascisti nemmeno ripuliti; a sinistra ha imposto la credenza nella necessit\u00e0 di &#8220;spostarsi al centro&#8221; altrimenti&#8230; &#8220;non si vince&#8221;. Solo che, nella realt\u00e0 concreta, il &#8220;centro&#8221; non esiste. Chi si dice &#8220;di centro&#8221; \u00e8 in realt\u00e0 di destra e fa cose di destra, vedi Casini, Monti, Montezemolo, adesso addirittura il postfascista Fini&#8230; E poi:\u00a0<em>chi<\/em> &#8220;vince&#8221;? Per fare cosa? &#8220;Spostandosi al centro&#8221; non si fa altro che andare a destra (in cerca dei fantomatici &#8220;moderati&#8221;) e di certo non si faranno politiche di sinistra.<br \/>\nUn altro esempio \u00e8 il discorso sulla &#8220;sicurezza&#8221;: se, come accade ogni giorno, un politico usa nella stessa frase le parole &#8220;sicurezza&#8221; e &#8220;immigrazione&#8221;, sta evocando nella mente di chi ascolta una comunit\u00e0 omogenea minacciata da una differenza proveniente dall&#8217;esterno, e questo \u00e8 il quintessenziale <em>framing<\/em>\u00a0di tutte le destre, in primis di quella fascista. Infatti (e non sono certo il primo a farlo notare),\u00a0la distinzione <em>primaria<\/em> tra sinistra e destra \u00e8 proprio questa:<\/p>\n<p>&#8211; <span style=\"text-decoration: underline;\">per la sinistra ogni societ\u00e0 \u00e8 costitutivamente divisa al proprio interno, perch\u00e9 ci sono interessi contrapposti e contraddizioni intrinseche<\/span>. I conflitti principali avvengono lungo le linee di queste contraddizioni, che sono principalmente di classe e di genere, e derivano dai rapporti di propriet\u00e0 (se ci sono i poveri \u00e8 perch\u00e9 ci sono i ricchi), di produzione (gli sfruttatori non fanno gli interessi degli sfruttati), di &#8220;biopotere&#8221; (esistono dispositivi che favoriscono i maschi a scapito delle femmine) etc. Da questa premessa generale, che vale per tutta la sinistra, derivano numerose visioni macrostrategiche: socialdemocratica, comunista, anarchica&#8230; Tutte si basano sulla convinzione che la societ\u00e0 sia <em>in partenza divisa e diseguale<\/em> e le cause della diseguaglianza siano <em>endogene<\/em>.<\/p>\n<p>&#8211; <span style=\"text-decoration: underline;\">per la destra, invece, la nostra societ\u00e0 era un tempo\u00a0armoniosa e concorde, ma oggi non lo \u00e8 pi\u00f9 per \u00a0colpa di agenti esterni<\/span>, intrusi, nemici che si sono infilati e confusi in mezzo a noi e ora vanno ri-isolati ed espulsi. A seconda dei momenti, corrispondono all&#8217;identikit il musulmano, l&#8217;ebreo, il negro, lo slavo, lo zingaro, il terrone, il comunista che tifa per potenze straniere, il &#8220;pervertito&#8221; (da dove saltano fuori tutti &#8216;sti froci? Una volta mica c&#8217;erano!), la &#8220;Casta&#8221; intesa come altro da noi, la finanza ridotta ai complotti di &#8220;speculatori stranieri&#8221;,\u00a0&#8220;Roma&#8221; etc.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che nell&#8217;Italia di oggi il discorso egemone, <em>anche presso gente che si pensa e dichiara di sinistra<\/em>, sia quello di destra.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\">\n<div id=\"attachment_10865\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10865\" class=\"size-full wp-image-10865\" title=\"Roger Scruton\" alt=\"Roger Scruton\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/scruton.png\" width=\"200\" height=\"150\" \/><p id=\"caption-attachment-10865\" class=\"wp-caption-text\">Roger Scruton<\/p><\/div>\n<p>Ovviamente, l&#8217;idea che <em>una volta<\/em>\u00a0(quando?) la societ\u00e0 fosse armoniosa \u00e8 il non plus ultra del &#8220;mito tecnicizzato&#8221;, idealizzazione di un passato mai esistito, un passato che viene evocato allo scopo di prendersela col &#8220;diverso&#8221; di turno. Diverso perch\u00e9 <em>arrivato dopo.\u00a0<\/em>\u00a0Solo che <em>tutti noi<\/em>\u00a0siamo &#8220;arrivati dopo&#8221;, perch\u00e9 il tempo del mito precede tutto.<br \/>\n[Qualche giorno fa, su Twitter, ho riassunto in questo modo il pensiero del filosofo tory <strong>Roger Scruton<\/strong> (in Italia lo ha molto citato e promosso Giuliano Ferrara dopo la svolta teo-con): \u00abQuand&#8217;ero piccolo, postini e lattai fischiettavano per la strada, poi la sinistra ha distrutto quel mondo\u00bb.]<br \/>\nQui torna a bomba il discorso jesiano: Jesi non stigmatizza il ricorso a <em>mitologie<\/em>, perch\u00e9 <em> tutti quanti <\/em> vi ricorriamo ogni giorno, non potremmo comunicare senza condividere elementi di alcune narrazioni di fondo. Jesi invitava a riconoscere che non c&#8217;\u00e8 Mito o Tradizione, ma un continuo riassemblaggio\u00a0di materiali mitologici. La destra crede o finge che <em>pi\u00f9 in alto<\/em> e <em>prima<\/em> di questo\u00a0<em>bricolage<\/em> vi sia qualcos&#8217;altro, qualcosa di astorico e sovrumano, un significato eterno e ineffabile, diretta espressione dello Spirito. Per non dire di fantomatici caratteri innati nella stirpe che corrisponderebbero a valori trascendenti impossibili da definire. Sono le famose &#8220;idee senza parole&#8221; (Spengler), i &#8220;simboli riposanti in se stessi&#8221; (Bachofen).<br \/>\nJesi anticip\u00f2 il dibattito sulla \u00abinvenzione della tradizione\u00bb, che alcuni storici anglosassoni avviarono pochissimi anni dopo la sua morte. Anche in quel caso, si prov\u00f2 che molti simboli ritenuti antichissimi, ancestrali (es. il tartan dei clan scozzesi e l&#8217;uso del kilt), erano invenzioni molto recenti, &#8220;tecnicizzazioni&#8221; funzionali a politiche nazionalistiche, come del resto la &#8220;celticit\u00e0&#8221;. Tutto <em>bricolage<\/em> ottocentesco.<\/p>\n<div id=\"attachment_10901\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10901\" class=\"size-full wp-image-10901\" title=\"Comunit\u00e0 Antagonista Padana\" alt=\"Comunit\u00e0 Antagonista Padana\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/166461235619485579108191.jpg\" width=\"500\" height=\"515\" \/><p id=\"caption-attachment-10901\" class=\"wp-caption-text\">Uscite a destra dal leghismo: la Comunit\u00e0 Antagonista Padana. Il tizio nelle foto in bianco e nero \u00e8 Augustin Cochin (1876-1916), storico ultrareazionario e complottista, autore di saggi contro la Rivoluzione Francese. In uno dei manifesti sul muro si legge: &#8220;Ancien R\u00e9gime, un modello contro la modernit\u00e0?&#8221; La foto \u00e8 del 2009 e la prima volta che l&#8217;abbiamo vista abbiamo commentato: se non licenziano il grafico, non vanno da nessuna parte. All&#8217;Universit\u00e0 Cattolica hanno intitolato un&#8217;aula a Robert Brasillach, scrittore francese collaborazionista coi nazi. Sul loro sito scrivono di essere &#8220;contro i pericoli immigrazionistici, il multiculturalismo estremo e il mescolazionismo religioso&#8221;. Si vantano anche della loro &#8220;ampia produzione cartellonistica, vera e propria offerta formativa muraria&#8221;. Un caso di pittoreschismo cialtroncellistico, senz&#8217;altro, ma il loro assemblaggio di materiali mitologici \u00e8 tutto fuorch\u00e9 estraneo alla fase che attraversa l&#8217;Europa. Nel parlamento ungherese non si odono cazzatismi molto diversi, e c&#8217;\u00e8 poco da ridere. Una versione ritenuta (non da noi) pi\u00f9 &#8220;presentabile&#8221; di questi discorsi si ritrova nella produzione di Massimo Fini, che infatti la CAP cita con simpatia.<\/p><\/div>\n<p>Detto ci\u00f2, quello che l&#8217;intellettuale di destra non riesce a capire, poveretto, \u00e8 che Giuliano ricorre a Lakoff e Jesi per <span style=\"text-decoration: underline;\">criticare innanzitutto la sinistra<\/span>, le sue manchevolezze, il suo comunicare opaco, inconsapevole, ideologicamente subordinato. E&#8217; colpa della sinistra &#8211; cio\u00e8 nostra &#8211; se esistono fenomeni come il grillismo (o, appena ieri, il leghismo), come \u00e8 sempre colpa della sinistra (dei suoi &#8220;residui culturali di destra&#8221;) se spadroneggiano narrazioni di destra. Questa \u00e8 la premessa tanto delle riflessioni di un linguista cognitivista americano e <em> liberal <\/em> come Lakoff, quanto di un filologo <em> sui generis <\/em> europeo e marxista come Jesi. Sono riflessioni in larga parte autocritiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Enrico Manera<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Dico qualcosa sul \u00abgrillismo\u00bb: ho seguito su <em>Giap<\/em> il dibattito e anch&#8217;io credo che ci sia una forte analogia tra le retoriche del grillismo e quelle del fascismo delle origini. L&#8217;uso della cassetta degli attrezzi jesiani da parte di Giuliano \u00e8 pienamente condivisibile. Grillo \u00e8 riuscito a mettere insieme una serie di parole magiche, che indubbiamente intercettano un disagio reale ma che diventano parole-bandiera, in questo caso producendo una visione tecnocratica del futuro con la rete al centro. Mix di \u00abpolitica, spot pubblicitari e sentimenti\u00bb mi sembra una descrizione pienamente calzante. Ma <span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">questo futuro \u00e8 semplicemente un&#8217;altra modalit\u00e0 del passato idealizzato e mai esistito usato dai fascisti<\/span>.<br \/>\n<\/span>Ne \u00e8 una controprova l&#8217;uso autoritario della rete nel Movimento 5 Stelle, un tema su cui ad esempio il Partito Pirata \u00e8 pi\u00f9 avanti, con la discussione sul software e sulle modalit\u00e0 di partecipazione decisionale.<br \/>\nIn ogni caso mi sembra che Grillo sia un esempio particolarmente evidente di dinamiche diffuse. La retorica contro la \u00abcasta\u00bb, oramai insopportabile, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 del qualunquismo, \u00e8 diventata una formula magica cos\u00ec come la \u00abrottamazione\u00bb: slogan fortunati che diventano conoscenza presunta dei fatti da chi ne fa uso grazie alla loro circolazione pervasiva.<br \/>\nL&#8217;altro dato su cui vale la pena di riflettere \u00e8 il personalismo, la componente carismatica e idolatra della mitologia, in base alla quale ogni idea tende a coincidere con un leader che non \u00e8 mai il terminale di un meccanismo di rappresentanza, ma \u00e8 invece un idolo, un busto, un monumento, un simbolo che deve avere qualcosa di vistoso, roboante e kitsch per funzionare.<br \/>\nMi sembra che l&#8217;immaginario politico italiano sia malato di mitologia cattiva e sia\u00a0imbonificabile: probabilmente il male peggiore che si possa imputare a Berlusconi \u00e8 di aver stabilizzato con la sua discesa in campo questa situazione dettando gli standard e dando vita a un&#8217;escalation. E&#8217; stato lui a iniziare, come dire, la pesca con le bombe a mano&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Giuliano Santoro<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_11025\" style=\"width: 330px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-11025\" class=\"size-full wp-image-11025\" title=\"Gianluca Casseri, un bianco che ha fatto pum! pum! e che troppi fingono di non aver mai conosciuto. Nella foto, mostra orgoglioso la bandiera di Casapau.\" alt=\"Gianluca Casseri, un bianco che ha fatto pum! pum! e che troppi fingono di non aver mai conosciuto. Nella foto, mostra orgoglioso la bandiera di Casapau.\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/casseri.jpg\" width=\"320\" height=\"274\" \/><p id=\"caption-attachment-11025\" class=\"wp-caption-text\">Gianluca Casseri, un bianco che ha fatto pum pum e che troppi fingono di non aver mai conosciuto. Nella foto, mostra orgoglioso la bandiera di Casapau.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Quando abbiamo cominciato questo dialogo, non era ancora successo che Beppe Grillo dichiarasse al candidato alla presidenza della Regione Lazio di CasaPound (e dunque allo scafato dirigente di quel partitino, non a un \u201cragazzotto\u201d, come ha scritto qualcuno) che l\u2019antifascismo <em>non gli compete<\/em>.<br \/>\nSuccessivamente, il CapoComico ha pensato di rettificare, fornendoci ulteriori elementi d\u2019analisi: ha scritto sul suo blog che siccome \u00abil tempo delle ideologie \u00e8 finito\u201d, allora il Movimento 5 Stelle non \u201c\u00e8 fascista\u201d, tenendoci a ribadire che allo stesso tempo questo \u00abnon \u00e8 n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra\u201d. Dunque, registriamo la difficolt\u00e0 da parte di Grillo a definirsi \u201cantifascista\u201d: si dichiara semplicemente \u201cnon fascista\u201d in quanto agnostico rispetto alla faccenda. Evidentemente, essere antifascisti implica che si riconosca una storia passata, un\u2019eredit\u00e0 culturale, uno schieramento. Ma se ci\u00f2 avvenisse, in qualche misura il passato smetterebbe di essere la \u00abpappa omogeneizzata\u00bb da modellare a proprio uso e consumo di cui parlava prima Enrico citando l\u2019intervista a Jesi del 1979, per costruire una narrazione \u00abdel tutto estranea a ogni dimensione concreta della storia\u00bb della quale si parla in <em>Cultura di destra<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.qualcosadisinistra.it\/2012\/06\/12\/fascista-a-sua-insaputa\">Qualcuno ha avuto l\u2019efficace idea<\/a> di mettere insieme alcune delle definizioni che il primo Mussolini dava del fascismo per scoprire che alcune assomigliano pericolosamente agli umori che ruotano attorno al grillismo e che questa somiglianza pi\u00f9 che negli elementi programmatici si trova in questa esaltazione ingenua di elementi in fin dei conti irrazionali. Il fascismo, scrive ad esempio il futuro Duce sul <em>Popolo d\u2019Italia<\/em> nell\u2019ottobre del 1919, \u00e8 \u00abuna mentalit\u00e0 speciale\u00bb fatta \u00abdi inquietudini, di insofferenze, di audacie, di misoneismi, anche avventurosi, che guarda poco al passato e si serve del presente come di una pedana di slancio verso l\u2019avvenire\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.dinamopress.it\/news\/il-grillo-qualunque-e-il-fascismo\">Altrove, ragionando su analogie e differenze tra Grillo e il fascismo<\/a>, ho fatto riferimento alla capacit\u00e0 di Grillo di parlare a persone spesso rimaste <em>senza parole<\/em>, ammutolite dall\u2019orrore della precariet\u00e0 e dalla negazione del futuro, incantandole con formule magiche. Sono parole, quelle di Grillo che, come avviene per il linguaggio pubblicitario e pi\u00f9 in generale con quello televisivo, non hanno bisogno di essere considerate \u201cvere\u201d. Discutendo, <em>de visu<\/em> e <em>on line<\/em>, con molti seguaci di Grillo mi sono accorto che questo processo \u00e8 andato pi\u00f9 avanti di quanto noi &#8211; che pure in tempi non sospetti avevamo colto nel grillismo qualcosa di anomalo &#8211; immaginiamo. A conferma del fatto che la razionalit\u00e0 non \u00e8 l\u2019elemento centrale per spiegare questo fenomeno, mi sono accorto che la maggior parte dei miei interlocutori, pur essendo in perfetta buona fede, viveva le mie critiche al Movimento 5 Stelle con sofferenza e fastidio, come se stessi impicciandomi della loro intimit\u00e0, come se parlando della relazione con il Capo stessi entrando nella loro sfera sentimentale ed emotiva. Come se fossi colpevole di un atto di violenza, impicciandomi in questioni che non mi competono.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: left;\">Sempre in tema di &#8220;cultura e spettacoli&#8221;: sia Lakoff sia Jesi, tra le altre cose, invitano a indagare la\u00a0<em>popular culture<\/em>, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec &#8211; nelle fiction televisive, nelle riviste di gossip etc. &#8211; che si afferma il \u00abresiduo culturale di destra\u00bb (Jesi) o si consolidano i \u00abframe della narrazione conservatrice\u00bb (Lakoff). E pensa cosa avrebbe pensato dei social network! Appena mezz&#8217;ora fa ho visto su Rai Storia un&#8217;orribile intervista a quel deprecando personaggio che era\u00a0<strong>Liala<\/strong>, una roba svenevole girata e trasmessa dalla Rai negli anni Settanta, super-concentrato di kitsch e &#8220;lusso spirituale&#8221; reazionario, e ho pensato che forse Jesi scrisse la parte di\u00a0<em>Cultura di destra\u00a0<\/em>dedicata a Liala dopo aver visto quell&#8217;intervista. Era davvero emetica. Ho anche pensato: Liala \u00e8 stata la pi\u00f9 abile e influente spacciatrice di cultura di destra nell&#8217;Italia del Novecento, e Jesi lo aveva intuito. Altro che Corradini, Bottai, Preziosi, Evola, Rauti, Freda, Romualdi&#8230; Quelli erano dei poveracci, al confronto. La giustapposizione di Evola e Liala pu\u00f2 sembrare strana (e alla destra sembra blasfema), ma a me pare perfetta, Jesi ci vide davvero giusto affrontando entrambi nello stesso libro.<br \/>\nIn quel libro, va ricordato, Jesi metteva anche in guardia da un giovane &#8220;marchesino dei bolidi&#8221;, cio\u00e8\u00a0<strong>Luca Cordero di Montezemolo<\/strong>, e anche qui aveva visto giusto, perch\u00e9 poi quel tizio ce lo siamo sorbiti per trent&#8217;anni e ancora ce lo sorbiamo. Montezemolo \u00e8 una specie di Lialo dell&#8217;industria e della politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Enrico Manera\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11028\" title=\"Karl Marx\" alt=\"Karl Marx\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/145755370_41c4e631ca_m.jpg\" width=\"171\" height=\"240\" \/>Parlando di Jesi, diversi insistono sulla sua natura ideologica e fanno di lui un vetero-marxista, ma questo \u00e8 un equivoco, nella misura in cui Jesi \u00e8 un post-marxista che riconosce l&#8217;inevitabilit\u00e0 di ogni posizione ideologica, in quanto situazionalit\u00e0 e postura esistenziale, a partire dalla propria. Dunque Jesi \u00e8 prima di tutto uno studioso, un antropologo delle idee con una metodologia raffinata e articolata: c&#8217;\u00e8 lo studio dell&#8217;ideologia come sfondo intellettuale comune a pi\u00f9 ambiti della cultura di una societ\u00e0 o di un&#8217;epoca ma anche la consapevolezza della propria visione &#8216;ideologica&#8217; come insieme di interessi, bisogni e aspirazioni; consapevolezza di s\u00e9, come individuo e come appartenente a un vasto e articolato movimento politico, in contrasto con il gruppo sociale degli intellettuali accademici, per non dire di quello borghese di provenienza. Jesi considerava il suo lavoro come un continuo romanzo e una autobiografia &#8216;cifrata&#8217; e lo ha fatto a mio avviso nei termini di un&#8217;\u00abauto-socio-analisi\u00bb metasociologica, per usare le parole di Pierre Bourdieu, in cui il s\u00e9 \u00e8 un agente in azione nel campo dell&#8217;oggetto studiato.<br \/>\nDunque, \u00e8 la <em>coscienza vissuta<\/em> della macchina mitologica come modello di conoscenza che rende ragione dei livelli, logicamente successivi, di ideologia e di tecnicizzazione. La teoria della macchina mitologica \u00e8 un modello trascendentale e metodologico al tempo stesso. In altri termini, l&#8221;io&#8217; servendosi di una macchina mitologica (i suoi processi mentali) produce una macchina mitologica-teoria <em>(la macchina mitologica come modo di conoscere<\/em>).<br \/>\nCon questa si possono conoscere le diverse macchine mitologiche (i processi mitopoietici) in atto nella storia della scienza del mito, della letteratura, della politica (<em>la macchina mitologica come oggetto di conoscenza<\/em>).<br \/>\nNell&#8217;analisi delle varie forme della mitopoiesi il soggetto risale cos\u00ec a una teoria della ricezione e dell&#8217;uso che mentre spiega il suo oggetto descrive anche le sue modalit\u00e0 di pensare, conoscere e agire.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per tornare alla &#8220;inservibilit\u00e0&#8221; di Jesi se non in senso critico, un simile discorso implica pi\u00f9 livelli di analisi, non \u00e8 immediato n\u00e9 facilmente comprensibile; in pi\u00f9 Jesi ha una scrittura a volte molto tortuosa, che testimonia il suo &#8220;corpo a corpo&#8221; con la teoria della macchina mitologica per tutti i primi anni settanta. Poi, dal 1975-1976 in poi i testi risplendono di una stato di grazia e di una scrittura felicemente risolta.<br \/>\nPer quanto riguarda la sinistra il problema non \u00e8 stato tanto quello di perdere l&#8217;egemonia culturale lasciando agli altri la narrazione: intendo dire, questo \u00e8 vero ma \u00e8 pi\u00f9 un problema nostro, \u00e8 ci\u00f2 che vediamo trent&#8217;anni dopo, negli anni Settanta i problemi riguardavano la modalit\u00e0 con cui erano condivisi e diffusi i miti del comunismo <em>mainstream<\/em>o della socialdemocrazia<em>, <\/em>entrambi per Jesi residuo culturale di destra.<br \/>\nNel 1978 su \u00abl&#8217;Ora\u00bb di Palermo Jesi viene intervistato sulle ragioni della nuova edizione de <em>Il tramonto dell&#8217;occidente<\/em> di Spengler, un monumento della cultura reazionaria tradotto da Evola. Tra l&#8217;altro: Longanesi lo ha nuovamente riedito rimuovendo l&#8217;introduzione di Jesi e sostituendola con quella di Stefano Zecchi che si legge ancora oggi.<br \/>\nAlla domanda: <em>\u00abla cultura di destra \u00e8 quindi la \u00abpalude squisita\u00bb nella quale, per eccellenza, prosperano i miti\u200c\u00bb, <\/em>Jesi risponde:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa macchina mitologica funziona, l\u00e0, molto bene, ma non meglio che in altre zone paludose &#8211; se la qualit\u00e0 palustre implica un giudizio politico-morale &#8211; come quelle della cultura di sinistra. La macchina mitologica funziona ovunque altrettanto bene e con il medesimo ritmo. [&#8230;] La cosiddetta cultura di destra probabilmente <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>si \u00e8 meno autocensurata<\/em><\/span> della cosiddetta cultura di sinistra per quanto riguarda i compiacimenti verso le proprie componenti mitologiche\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<div style=\"text-align: left;\">Per fare un esempio concreto di cultura di destra dentro la sinistra, Jesi nel 1979 sostenne <strong>Franco Fortini<\/strong> nella polemica sul <em>Doppio diario<\/em> di <strong>Giaime Pintor<\/strong>: in un noto articolo di \u00abQuaderni piacentini\u00bb Fortini accusava Pintor (per i pi\u00f9 giovani e meno informati, un martire della sinistra morto giovanissimo da resistente, fratello maggiore di Luigi Pintor de \u00abIl manifesto\u00bb) di essere inconsciamente attratto da un \u00abmondo di eroismo politico-estetico\u00bb e da autori come Drieu La Rochelle, Juenger, Salomon, per motivi di ceto e cultura principalmente.<br \/>\nPer Jesi, professore ordinario non ancora quarantenne, proveniente da una famiglia colta e benestante, si trattava anche di una questione &#8216;privata&#8217;: criticare i \u00abresidui culturali\u00bb di destra era anche un modo per fare i conti con la propria provenienza borghese e con i suoi codici che intendeva rifiutare; Jesi era cresciuto nella cultura classica pi\u00f9 raffinata, poi, com&#8217;\u00e8 noto, aveva abbandonato la scuola per una formazione irregolare e da autodidatta all&#8217;estero, aveva lavorato nell&#8217;editoria e solo dopo, e per vie traverse, in universit\u00e0. E&#8217; una storia di rottura con il mondo dei &#8216;padri&#8217;, negli anni sessanta, nei cruciali &#8217;67 e &#8217;68, fino al &#8217;77 quando da docente sostiene le occupazioni delle universit\u00e0, anche personalmente nell&#8217;ateneo palermitano.<br \/>\nLa sua produzione rientra in una controcultura militante. Escludendo le tecnicizzazioni pi\u00f9 grossolane, il marxismo standard si \u00e8 costruito dal punto di vista espistemologico come una dogmatica, irrigidendo i propri contenuti come una mitologia che si fa dogma. Le sue strutture logiche di fondo sono hegeliane, idealiste e sostanzialiste, e i suoi teorici sono sempre stati poco disposti a riconoscerlo come un sistema semiotico, immaginativo-concettuale di rappresentazione di massa.<\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Per quanto riguarda la cultura &#8216;popolare&#8217; Jesi ha fatto proprio il discorso della critica francofortese all&#8217;industria culturale, in Italia del Gruppo 63 o di intellettuali come il gi\u00e0 citato Fortini. Non c&#8217;\u00e8 una teoria sviluppata ma una serie di intuizioni folgoranti. Leggendo un&#8217;intervista a Liala nel 1974 su \u00abGrazia\u00bb si sofferma sul \u00ab&#8221;linguaggio che capiscono tutti&#8221;\u00bb e sulla lettera di una lettrice che parla di \u00abparole come acqua sorgiva che lava tutto\u00bb.<br \/>\nIn Liala, in <em>Cultura di destra,<\/em> vede il linguaggio reificato della codificazione quotidiana, stereotipato e veicolato dai mezzi di comunicazione di massa come \u00abfeticcio che serve a dare il piacere che deriva dalla riduzione della fatica di pensare\u00bb; Liala \u00e8 lo specchio di un pubblico \u00abappartenente al proletariato o alla piccolo borghesia [&#8230;] esposto all&#8217;urto contro il prossimo e contro le cose\u00bb a cui \u00e8 offerta l&#8217;occasione di un \u00ablinguaggio degli affetti\u00bb normalmente negato.<br \/>\nIl suo linguaggio, dice Jesi, \u00e8 \u00abil linguaggio della vacanza organizzata, da chi ha il potere per chi non lo ha\u00bb, \u00e8 il linguaggio dell&#8217;alienazione in quel momento in cui si compie la \u00abtrasformazione antropologica\u00bb denunciata da Pasolini. C&#8217;\u00e8 anche tenerezza quando immagina una lettrice che segue \u00abcon il dito\u00bb le parole su un libro di Liala, parole che fanno sognare un mondo diverso di riscatto attraverso un buon matrimonio, amore, lusso e avventura, denaro e prestigio. Il passaggio chiave \u00e8 quello dell&#8217;architettura logica che unisce &#8216;lusso&#8217; materiale e spirituale in una stessa <em>forma mentis<\/em> capace di cancellare la questione della giustizia sociale.<br \/>\nQuel linguaggio dell&#8217;intrattenimento e del disimpegno, che non deve essere capito ma solo ripetuto, ha la stessa funzione sociale che aveva la lettura di Rilke per l&#8217;alta borghesia, che non lo poteva capire ma lo venerava come simbolo di distinzione e cultura. In un passo molto divertente su Rilke, si prende gioco del cosiddetto \u00abrilking\u00bb, l&#8217;arte di citare Rilke nei salotti buoni per fare bella figura&#8230; Ancora una volta, l&#8217;uso lussuoso della cultura \u00e8 un tratto <em>di<\/em> destra.<br \/>\nJesi raccoglieva riviste e ritagli, era un lettore onnivoro, con grande senso dell&#8217;ironia; un sociologo della cultura capace di trarre spunto dai titoli dei giornali come da un necrologio (a casa sua, tra mille materiali di &#8216;lusso spirituale&#8217; ho trovato quello di Badoglio!). Da torinese aveva una predilezione per irridere la \u00abLa Stampa\u00bb, perbenista e liberalissima, di fatto un bollettino della Fiat negli anni caldi dello scontro sociale e della migrazione dal sud: \u00e8 opportuno ricordare che Jesi era attento nella sua militanza a seguire il settore metalmeccanico, con cui aveva reali contatti.<\/p>\n<div id=\"attachment_10965\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10965\" class=\"size-full wp-image-10965\" title=\"L'orologio sul polsino\" alt=\"L'orologio sul polsino\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/pulsarr.jpg\" width=\"500\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-10965\" class=\"wp-caption-text\">Il &#8220;marchesino dei bolidi&#8221; e il suo role model. Notare l&#8217;orologio sul polsino. &#8220;Incontro redentore tra lusso spirituale pass\u00e9 e lusso materiale attualissimo&#8221;. L&#8217;essenza del &#8220;lusso spirituale&#8221; si conserva sempre attuale &#8220;grazie al lusso materiale che circonda il grand&#8217;uomo profano ed essoterico&#8221;.<\/p><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\">Nella rivista \u00abResistenza. Giustizia e libert\u00e0\u00bb, tra 1967 e 1970, era stato tra i giovani marxisti e libertari che criticavano il riformismo dei padri nobili dell'&#8221;azionismo&#8221; come Bobbio, Agosti e Galante Garrone: Jesi scriveva di storia e antropologia, ma seguiva i dibattiti sindacali, con una certa durezza nel criticare i confederali. Nel 1969 poi usc\u00ec dalla Cgil su posizioni di sinistra, dopo essere stato lui stesso sindacalista in Utet e poi essersi licenziato. E&#8217; in questo contesto che compare l&#8217;allora astro nascente Luca Cordero di Montezemolo, che sempre su \u00abGrazia\u00bb nel 1975 era vezzeggiato come esponente del &#8220;bel mondo&#8221;, benedetto dal mondo industriale legato alla Fiat e alla famiglia Agnelli, che a Torino, ma non solo, era sostanzialmente una dinastia di regnanti.<br \/>\nL&#8217;attualit\u00e0 di Jesi sta nell&#8217;aver colto il legame tra destra liberale e mercato, come nelle <em>mitologie<\/em> di Barthes, un libro del 1958 che diviene un modello per cogliere i &#8216;nuovi&#8217; miti del consumo: molti, come De Luna o Agamben, sostengono la profeticit\u00e0 di Jesi nell&#8217;aver individuato la macchina mitologica del narcisismo di massa e dell&#8217;invidia sociale, caratteristiche della destra populista berlusconiana. In qualche modo davvero il <em>Drive In<\/em> era gi\u00e0 un programma di governo, era chiaro ad esempio per un lettore-tipo di <em>Cuore<\/em> nel 1994 di fronte alla nascita di Forza Italia&#8230;<\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Ricordiamoci per\u00f2 che Jesi muore nel 1980: \u00e8 l&#8217;Italia del dopo-Moro, del riflusso ideologico, della Marcia dei Quarantamila e della strage di Bologna. Gli osservatori pi\u00f9 attenti avevano intuito il trionfo del pensiero economico, la cancellazione dall&#8217;immaginario collettivo di decenni di storia dell&#8217;emancipazione delle classi subalterne e la fine della coscienza di classe come visione del mondo capace di mutarlo. E Jesi non conosceva l&#8217;esplosione delle televisioni private, cos\u00ec come non scrive di cinema&#8230; Metodologicamente per\u00f2, riflessioni analoghe sono state portate avanti dalla semiotica, pensa a Eco, non solo il semiologo e intellettuale pubblico ma anche lo scrittore. Ne <em>La misteriosa fiamma della regina Loana<\/em>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Pensa che io lo ritengo il suo romanzo migliore&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Enrico Manera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Beh, l\u00ec c&#8217;\u00e8 un lavoro raffinatissimo di decostruzione della cultura di massa fascista: l&#8217;ideologia non era solo nei discorsi del duce o negli scritti della Scuola di mistica fascista e di Gentile, ma anche nel profluvio di biografie di Mussolini, romanzi di evasione, avventura, fumetti, letteratura di consumo. Un&#8217;analisi insomma &#8216;micrologica&#8217; della cultura secondo l&#8217;indicazione di Benjamin, che su quella generazione ha avuto grande influenza e oggi gode di una buona fortuna.<br \/>\n<em>Il Pendolo di Foucault<\/em> poi \u00e8 a mio avviso un libro che concentra molti temi tipici di Jesi, coestensivo alla critica &#8216;illuminista&#8217; che Eco nelle lezioni di <em>Interpretazione e sovrainterpretazione<\/em> muove all&#8217;esoterismo e a certa ermeneutica &#8216;gnostica&#8217;, alla ricezione americana di Derrida, che si regge sull&#8217;effetto di segretezza e sull&#8217;aura di mitologicit\u00e0.<br \/>\nMa tornando all&#8217;attualit\u00e0 sono molti gli spunti per una critica dell&#8217;oggi. Se dovessi scegliere oggi un equivalente di Liala, anche in virt\u00f9 del suo potenziale pedagogico &#8216;negativo&#8217;, e lo dico da insegnante di scuola superiore, sceglierei <strong>Federico Moccia<\/strong> che con il suo linguaggio semplificato ha stregato gli adolescenti e un contromondo fatto di moto, marche, scuola, palestra e discoteca. Nessuna fatica, identificazione immediata, costruzione di un immaginario perfetto per mantenere gli assetti di potere.<br \/>\nOppure indicherei un nuovo uso lussuoso e ossequioso della cultura &#8216;a sinistra&#8217; nelle interviste di <strong>Fabio Fazio<\/strong>, che contando su un livello medio televisivo spaventoso per pochezza porta in studio ospiti anche di un certo valore (non sempre). Del resto \u00e8 diventata una vetrina promozionale eccezionale per l&#8217;industria del libro o cinematografica. Ma gli aspetti conflittuali e i problemi reali non emergono mai, non ci sono mai domande scomode e il pubblico di tifosi \u00e8 pronto a applaudire per la battuta edificante di turno mentre il presentatore e l&#8217;ospite gongolano di fronte alla propria superiore distinzione e intelligenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Giuliano Santoro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il fatto \u00e8 che l\u2019utilizzo di \u201cmiti tecnicizzati\u201d, di \u201cparole magiche\u201d e il ricorso a \u201cidee senza parole\u201d \u00e8 in qualche modo il metro di quanto siamo immersi dentro una crisi. Tutto questo ha a che fare con la profondit\u00e0 delle fratture che vanno aprendosi, degli smottamenti, l\u2019incapacit\u00e0 delle logiche dominanti di spiegare quanto accade e di stabilire relazioni di causa ed effetto. La funzione del \u201cmito\u201d \u00e8 quella di cercare di dare un senso al mutamento, di rendere accettabile l\u2019ignoto, di spiegare come una situazione si sia trasformata in un\u2019altra. In <em>Cultura di destra<\/em> Jesi cita le parole illuminanti della lettrice che scrive a Liala per dichiararle la sua ammirazione e per spiegare \u00abparole come acqua sorgiva che lavano tutto\u00bb, in relazione alla loro capacit\u00e0 di costruire un mondo. Da questo punto di vista, oggi si comprende bene quanto rischiamo di trovarci in mezzo a parole che hanno lo scopo di ridisegnare la realt\u00e0 che ci circonda e offrire una sponda di fronte ai cambiamenti in cui siamo immersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-11026\" title=\"Cronaca vera e le monete alternative\" alt=\"Cronaca vera e le monete alternative\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/scec.jpg\" width=\"500\" height=\"323\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Da cronista, per quanto anomalo, mi accorgo di come molti discorsi siano infarciti di \u201cparole spiritualizzate\u201d. Mi spiego meglio partendo da un esempio. Sono stato per anni un lettore appassionato di <em>Cronaca Vera<\/em>. \u00c8 una pubblicazione costruita su pi\u00f9 livelli. Da una parte strizza cinicamente l\u2019occhio al lettore \u201cconsapevole\u201d, dall\u2019altra traffica con parole e immagini pensate apposta per rapire l\u2019attenzione di decine di migliaia di lettori che ogni settimana vanno in edicola per comprare un giornale che non parla di televisione o di divi della musica e raccoglie unicamente storie \u2013 pruriginose, curiose o semplicemente cruente &#8211; di gente comune. Insomma, si tratta di una vera miniera di indicazioni sull\u2019universo della <em>maggioranza silenziosa<\/em>, sulle parole che la affascinano e i codici che la ipnotizzano: i titoli urlati (\u201cL\u2019alieno stava resuscitando e cos\u00ec gli ho tagliato la testa\u201d, un <em>cult<\/em>), gli occhielli schietti (tipo \u201cCervello in briciole\u201d, con riferimento alle gesta di qualche squilibrato) e la media di quasi ventimila lettere ricevute all\u2019anno (stiamo parlando di <em>lettere di carta<\/em>, con busta e francobollo, come usava una volta) .<br \/>\nIn uno dei suoi ritrovati sprazzi di brillantezza, <strong>Michele Serra<\/strong> ha ricordato che uno dei titoli emblematici<em> <\/em>di <em>Cronaca Vera<\/em> \u00e8 \u201cViolentata sei ore dallo zio su un tappeto di gran pregio\u201d. La notizia dello stupro viene infiocchettata per i lettori aggiungendo un elemento che solo all\u2019apparenza non aggiunge nulla (il \u201ctappeto di gran pregio\u201d) ma che contribuisce a rendere il titolo pi\u00f9 evocativo, a conferirgli un elemento di realismo, a disegnare un mondo. Addirittura, l\u2019arredamento del salotto occupa la scena terribile descritta dal titolo: lo scandalo non consiste nell\u2019orribile violenza sessuale, sta nel fatto che questa si sia consumata in una casa borghese. Su un <em>tappeto di gran pregio<\/em>.<br \/>\nI discorsi che ci circondano quotidianamente, le notizie che vengono selezionate dai mass media, le storie che leggiamo e i fatti che compongono il paesaggio comunicativo che attraversiamo sono pieni di trucchetti di questo tipo, magari meno grossolani ma altrettanto pericolosi. Corriamo continuamente il rischio di rimanere incantati e inciampare camminando sui <em>tappeti di gran pregio<\/em>. Jesi aveva colto benissimo questo rischio descrivendo la relazione e il passaggio dal \u201c\u2019tesoro\u2019 dei miti antichi\u201d al \u201cmoderno bene di consumo che d\u00e0 prestigio\u201d. Il suo lavoro di scavo nel linguaggio e nelle strutture logiche, si pensi al caso dei romanzetti rosa di Liala o alle citazioni del linguaggio pubblicitario, \u00e8 arrivato fino al punto di dimostrare come la \u201cmacchina mitologica\u201d sia all\u2019opera quotidianamente e abbia tracimato il campo della cultura reazionaria classica per contaminare il linguaggio e la cultura di massa. Peraltro, pensarci bene, pare strano che si parli di \u201cmassa\u201d. Ma \u00e8 andata proprio cos\u00ec: la cultura elitaria della destra borghese e di certo esoterismo fascista, che faceva vanto del suo essere destinata a pochi eletti, ha avuto il destino di mutare forma e contagiare parole che esprimono il \u201clusso spirituale\u201d e che lo diffondono collegandolo alla mistica del possesso dei beni di consumo, che non \u00e8 il provocatorio \u201cdiritto al lusso\u201d rivendicato dai movimenti contro l\u2019austerit\u00e0 ma l\u2019esaltazione feticistica degli oggetti, considerati tanto pi\u00f9 preziosi quanto pi\u00f9 inarrivabili.<br \/>\nMa non si tratta soltanto di oggetti materiali: il \u201cmito\u201d in tempo di crisi prospera in virt\u00f9 della sua capacit\u00e0 di costruire una parvenza di ordine della realt\u00e0 e di spiegare quello che ci circonda. I concetti di Furio Jesi, le sue indicazioni utili a decostruire le \u201cparole d\u2019ordine\u201d sono fondamentali per districarsi nell\u2019info-sfera internettiana. Di fronte al fiume in piena di post, notifiche Facebook, tweet, breaking news e informazioni che travalicano in ogni modo la distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, viene quasi spontaneo aggrapparsi a qualche ramo apparentemente solido, trovare il filo conduttore di un\u2019immagine-meme capace di condensare il nostro stato d\u2019animo e illuderci di ritrovare un qualche criterio. Ma l\u2019ordine che andiamo cercando, con ogni evidenza, non c\u2019\u00e8.<br \/>\nInfine, e mi ricollego a quello che dicevo all\u2019inizio e a quanto sottolineate giustamente voi, l\u2019efficacia di questo ragionamento sta proprio nel fatto che non esaurisce la sua funzione tracciando un confine invalicabile per la \u201ccultura di destra\u201d, ma al contrario riesce a metterci in guardia anche di fronte a certi tic retorici e schemi politico-culturali che riguardano la \u201csinistra\u201d in senso lato. Ad esempio, la storiella di una societ\u00e0 armoniosa, di cui parlava Wu Ming 1 prima, il cui ordine \u201cnaturale\u201d \u00e8 stato sconquassato da un qualche evento venuto dall\u2019esterno \u00e8 inconsapevolmente riprodotta in alcuni \u201cmiti tecnicizzati\u201d che alcune volte circolano nel mondo ecologista: come se la fine dello sfruttamento (dell\u2019uomo e della natura) fosse situata nel ristabilimento di un qualche equilibrio originario o, peggio ancora, nella difesa di una qualche \u201cpurezza\u201d. O ancora, per fare un esempio di questi giorni, all\u2019uso e all\u2019abuso elettorale della <em>parola passepartout<\/em> \u201csociet\u00e0 civile\u201d, che rimanda ad una sfera incantata fatta di civismo e competenze dal quale rimpinguare le forze esanimi della politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_10932\" style=\"width: 216px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10932\" class=\"size-full wp-image-10932\" title=\"Andrea Cavalletti\" alt=\"Andrea Cavalletti\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/cavalletti.jpg\" width=\"206\" height=\"199\" \/><p id=\"caption-attachment-10932\" class=\"wp-caption-text\">Il filosofo Andrea Cavalletti, uno dei principali artefici della &#8220;Jesi Renaissance&#8221; a partire dalla fine degli anni Novanta.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Una domanda per Enrico: hai dedicato anni e sinapsi a ricostruire la biografia intellettuale di Jesi, in un corpo-a-corpo col suo pensiero, cercando di prolungarne la gittata fino a oggi, come si vede anche da questa conversazione. Un pensiero purtroppo\u00a0<em>interruptus<\/em> e\u00a0forse troncato &#8220;sul pi\u00f9 bello&#8221;, ma che aveva fatto in tempo a seminare concetti e suggerimenti importanti. Questo tuo lavoro si \u00e8 inserito in una sorta di piccola &#8220;Jesi renaissance&#8221; che era appena iniziata, grazie all&#8217;impegno di <strong>David Bidussa<\/strong> e <strong>Andrea Cavalletti<\/strong>. A quest&#8217;ultimo dobbiamo l&#8217;edizione di <em>Spartakus<\/em>, gi\u00e0 alla fine degli anni Novanta. L&#8217;anno scorso, insieme a Belpoliti, hai curato un bellissimo numero monografico di &#8220;Riga&#8221;, che forse \u00e8 il miglior punto d&#8217;ingresso a Jesi. Questo libro \u00e8 un&#8217;operazione diversa, vuole essere una sorta di vademecum, di sintesi da avere accanto mentre ci si avventura nelle opere del mitologo torinese. Vorrei che ci raccontassi di questo tuo rapporto ormai &#8220;intimo&#8221; con questo concittadino, visto che anche in te la &#8220;torinesit\u00e0&#8221;, un certo retaggio etico, politico e culturale, pulsa con forza. Quando hai sentito nominare Jesi per la prima volta? Come sei arrivato a conoscerne l&#8217;ormai anzianissima madre, e la vedova, e a consultare l&#8217;archivio? Cos&#8217;ha significato per te? E non ti senti ormai preso da una sorta di &#8220;Jesi fatigue&#8221;? Ti stiamo coinvolgendo in una conversazione che \u00e8 l&#8217;ennesimo &#8220;tour de force&#8221;, qualche scrupolo di coscienza ce l&#8217;abbiamo&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Enrico Manera\u00a0<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_10918\" style=\"width: 207px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10918\" class=\"size-full wp-image-10918\" title=\"Riga 31, numero dedicato a Furio Jesi\" alt=\"Riga 31, numero dedicato a Furio Jesi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/riga31.jpg\" width=\"197\" height=\"280\" \/><p id=\"caption-attachment-10918\" class=\"wp-caption-text\">La copertina di Riga n. 31, interamente dedicato a Furio Jesi (ed. Marcos y Marcos)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Come per molti un interesse privato \u00e8 diventato una tesi di dottorato e poi, forse questo \u00e8 pi\u00f9 raro, dei libri: &#8216;Riga&#8217;, curata insieme a un vero maestro come Marco Belpoliti, di cui sono molto felice perch\u00e9 \u00e8 visivamente bellissima e per nulla accademica e ora questo, che si candida a essere un&#8217;introduzione e una prima sistemazione teorica complessiva. Jesi interessa gli ambiti della filologia pi\u00f9 raffinata come quelli militanti pi\u00f9 ragionanti: &#8216;Riga&#8217; \u00e8 stato presentata in luoghi e con pubblici differenti, dalla Biblioteca Ariostea di Ferrara al Bartleby di Bologna e ogni volta non si era <em>fuori posto<\/em>.<br \/>\nSono entrato in contatto con quasi tutti quelli che hanno scritto su lui, con chi lo ha conosciuto personalmente e con chi lo ha scoperto anni dopo la sua scomparsa. Penso che sia un potente catalizzatore di intelligenze e mi colpisce, anche in diverse generazioni, l&#8217;affinit\u00e0 e la somiglianza dei percorsi in cui la dimensione politica, teorica e umana sono strettamente connesse. Tutti quelli che ho conosciuto hanno mondi intellettuali vastissimi, complessi e ramificati.<br \/>\nEffettivamente \u00e8 da molto che lavoro sul tema e forse nasce tutto dal classico senso di inadeguatezza dello studente: nel 2000 avevo appena concluso un corso di specializzazione post-laurea, studiavo il dibattito sul mito e Hans Blumenberg in particolare. In Jesi mi ero gi\u00e0 imbattuto, l&#8217;avevo trovato mostruosamente complesso e inarrivabile, l&#8217;avevo messo da parte come si fa con le cose belle e preziose, pi\u00f9 belle di noi e che ci superano; la bellissima postfazione all&#8217;<em>Accusa del sangue<\/em> fatta da Bidussa mi ha aperto la possibilit\u00e0 di poterlo leggere e incominciare a padroneggiarlo e da l\u00ec in poi, ho sfruttato ogni possibile occasione di studio per lavorarci sopra fino al dottorato, fatto mentre gi\u00e0 insegnavo, durante il quale non nascondo che ho passato anche giorni difficili, a sbattere contro un muro per poi scavarlo con un cucchiaino&#8230;<br \/>\nDetto questo in Jesi ho trovato un caleidoscopio di quello che mi interessa e che non puoi affrontare in una volta sola: l&#8217;antico, la mitologia, il sacro, la letteratura e la politica. \u00c8 un&#8217;autore cerniera tra la cultura novecentesca di Mann, Ker\u00e9nyi e Cassirer e quella di Benjamin, Foucault e Derrida, e ci trovi dentro Rousseau, Pavese, Rilke, i vampiri, Pascal, la preistoria, la psicanalisi, lo strutturalismo, Spartaco, Mann, il nazismo, John Dee e Liala&#8230;<br \/>\nMan mano che mettevo insieme i pezzi cercando di costruire un quadro unitario mi sono accorto di stare anche scrivendo una pagina di storia della cultura italiana degli anni settanta e per di pi\u00f9 di Torino.<br \/>\nSono nato lo stesso anno in cui Jesi pubblicava il suo libro pi\u00f9 importante, <em>Mito,<\/em> in un quartiere della stessa citt\u00e0, che \u00e8 la citt\u00e0 di di Gobetti, di Gramsci, di Primo e Carlo Levi, di una grande universit\u00e0 e di importanti scuole filosofiche; ma anche della Fiat, di una grande militanza politica, delle migrazioni interne e poi internazionali e Jesi \u00e8 stato un modo per ragionare di tutto questo.<br \/>\nChe nel mio lavoro si avverta questa tradizione \u00e8 un meraviglioso complimento e un impegno che spero di non tradire. Se pensi che studio il mito seriamente dal 1998, \u00e8 stato il mio modo di fare i conti con vecchie inquietudini religiose, interessi politici, l&#8217;essere studente prima e il lavoro di insegnante poi. Oltre che di leggere libri meravigliosi.<br \/>\nIl fattore umano \u00e8 centrale comunque. In modo molto semplice ho contattato la famiglia Jesi. Grazie alla moglie Marta, che mi ha accolto con grande gentilezza e disponibilit\u00e0, ho avuto accesso all&#8217;archivio domestico, sono stato diverse volte a casa sua con uno scanner ed \u00e8 stata una esperienza molto intensa: ho voluto ricostruire una trama dei suoi lavori leggendo insieme opere, appunti, le sue letture e le sue lettere, incrociandole con testimonianze e interpretazioni. Ho cercato di essere il pi\u00f9 delicato possibile nei confronti della memoria dolorosa di famiglia, in punta di piedi e &#8216;ritagliando&#8217; solo quello che riguardava l&#8217;uomo pubblico.<br \/>\nLa madre di Jesi invece vive a Torino ed \u00e8 ultranovantenne, \u00e8 stata un insegnante di arte nei licei di Torino e una studiosa. Sono arrivato a lei anche grazie un professore dell&#8217;Universit\u00e0 che era stato suo allievo, ovviamente non senza essermi assicurato che le avrei fatto piacere. Da lei ho trovato scritti introvabili ma soprattutto un grande affetto per il lavoro che stavo facendo. Vado a trovarla portandole libri e articoli di giornale, dolci e foto di mia figlia e ascolto racconti di un mondo ormai lontano e di una vita densamente vissuta. Credo che il fine di ogni lavoro intellettuale sia incontrare persone e scambiare esperienze e penso che l&#8217;interpretazione sia una sorta di dialogo con i morti e un rituale di rammemorazione.<br \/>\nSarebbe interessante studiare ancora l&#8217;epistolario di Jesi, detto questo non mi stanco di rileggerne i libri. Adesso lavoro a un libro sulla filosofia del mito del novecento, per seguire tracce aperte in questi anni, in ogni caso la mia vita privata e la scuola mi hanno evitato di farmi divorare dall&#8217;ossessione monotematica, un rischio serio. Per finire, come sai bene, un libro comincia a vivere se altri lo leggono e si ha la fortuna e il privilegio di poterne parlare.<br \/>\n<strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-10985\" title=\"Furio Jesi\" alt=\"Furio Jesi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Furio-Jesi-in-una-istantanea-della-fine-anni-701.jpg\" width=\"200\" height=\"242\" \/>Una prima &#8220;sistemazione teorica complessiva&#8221; mi sembra l&#8217;espressione perfetta per descrivere il tuo libro. Non &#8220;sistematizzazione&#8221;, impresa che con Jesi \u00e8 impossibile e direi anche inauspicabile, ma sistemazione, anche nel senso di &#8220;dare una sistemata&#8221;, un riassetto, mettere un po&#8217; d&#8217;ordine dentro scatoloni e faldoni che sembrano riempiti alla rinfusa, documenti in parte rovinati dall&#8217;umidit\u00e0 etc. &#8220;Riga&#8221; metteva gi\u00e0 in fila parecchi frammenti, componendo un itinerario finalmente percorribile, arricchito da immagini e testimonianze esterne&#8230; compreso <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=2444\">un mio bizzarro racconto ispirato a <em>Spartakus<\/em><\/a> :-) In fin dei conti, anche in quel numero di &#8220;Riga&#8221; si perseguiva la famosa, jesiana\/benjaminiana &#8220;conoscenza per composizione&#8221;. Qui invece cerchi una sintesi, asciughi anni di lavoro e permetti di seguire i fili delle varie tematiche affrontate da Jesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In particolare, vorrei che ci parlassi del rapporto tra Jesi e la letteratura\u00a0<em>stricto sensu<\/em>, perch\u00e9 leggendo il tuo libro lo vediamo chiaramente mutare il suo approccio: il Furio Jesi degli anni Settanta si occupa di letteratura con una &#8220;postura&#8221; diversa da quella del decennio precedente (quello pre-<em>Spartakus<\/em>, diciamo). Tagliando con l&#8217;accetta, e riprendendo quanto abbiamo detto poc&#8217;anzi, direi che si passa da Kerenyi al post-strutturalismo francese, dall&#8217;umanesimo a un approccio ironico, decostruttivo e ricombinante. Si passa da uno Jesi intento a cercare e interrogare nella letteratura sopravvivenze di mito che consentano &#8220;epifanie&#8221; e facciano esperire almeno in parte la dimensione &#8220;genuina&#8221; del mito, a uno Jesi che compie scorribande pi\u00f9 libere nella tradizione letteraria, isolando certe figure ricorrenti, rintracciando\u00a0i &#8220;discorsi&#8221; (nel senso foucaultiano) sul mito, smontando le ideologie veicolate, senza credere in una possibile &#8220;epifania&#8221;.<br \/>\nCorreggimi se sbaglio: quando Jesi critica l&#8217;anelito al &#8220;lusso spirituale&#8221; come residuo culturale di destra, e come ricordavi irride la pratica di citare Rilke senza capirlo, tra le righe sta anche criticando il se stesso di qualche anno prima, quello Jesi ancora troppo &#8220;umanista&#8221;, ancora troppo influenzato dall&#8217;idea che nei &#8220;misteri&#8221; della letteratura (alta, naturalmente) risiedesse la potenziale esperienza di un mito ancora in parte &#8220;genuino&#8221;.<br \/>\nNon intendo dire che esiste una cesura netta tra i due Jesi, come Althusser quando separava in modo rigidissimo il &#8220;giovane Marx&#8221; (umanista e dialettico) dal Marx maturo (scientifico e senza grilli per la testa)&#8230; salvo poi ammettere, in tarda et\u00e0, che di Marx sapeva poco o niente e aveva millantato letture e conoscenza tanto del giovane quanto del vecchio. Il confine \u00e8 sfumato: gi\u00e0 lo Jesi degli anni Sessanta era arrivato ad alcune conclusioni quando critic\u00f2 Kerenyi (il famoso diverbio sulla parola &#8220;mascheratura&#8221;). Ma sicuramente c&#8217;\u00e8 un momento in cui Jesi scopre Foucault, il primo Derrida e altri francesi, e questa scoperta si innesta su una base marxista e sulla precedente conoscenza di Benjamin (anch&#8217;egli un marxista sui generis), permettendogli di superare alcune aporie del suo pensiero precedente. Soprattutto, gli consente di &#8220;guardarsi da fuori&#8221;: il mitologo che si credeva gi\u00e0 sufficientemente disincantato si scopre parte della &#8220;macchina mitologica&#8221; che sta criticando, e allora cerca strategie testuali (e un&#8217;etica della lettura) che gli permettano di descriverla senza farsi irretire.<br \/>\nTu sicuramente puoi dirlo in un modo meno confuso: che cos&#8217;\u00e8 la letteratura per lo Jesi &#8220;decostruttivo&#8221; degli anni Settanta?<\/p>\n<div id=\"attachment_11002\" style=\"width: 509px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/unmondopiubello.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-11002\" class=\"size-full wp-image-11002\" title=\"Appunto manoscritto di Jesi, da T. Mann, s.d.\" alt=\"Appunto manoscritto di Jesi, da T. Mann, s.d.\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/unmondopiubello.jpg\" width=\"499\" height=\"455\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-11002\" class=\"wp-caption-text\">Appunto manoscritto di Jesi, da T. Mann, s.d.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Enrico Manera<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Con Belpoliti e <strong>Paola Lenarduzzi<\/strong>, che ha curato la grafica di &#8216;Riga&#8217;, l&#8217;idea \u00e8 stata quella di ricreare un tavolo di lavoro da cui emergesse per frammenti, testi, foto, ritagli e appunti, l&#8217;officina di montaggio di Jesi, che operava praticamente in epoca pre-computer mettendo insieme citazioni dai libri che schedava e che rimontava con la macchina da scrivere. Questo \u00e8 un aspetto fondamentale di Jesi, che fa coincidere la pratica della scrittura con la teoria della letteratura: mette in pratica le sue convinzioni sulla ricombinazione e sulla reazione reciproca tra testi anche molto diversi: per chi scrive, questi convivono in modo anacronico, a dispetto della differenza.<br \/>\nQuesto libro invece nasce anche da una precisa richiesta dell&#8217;editore di scrivere una &#8216;Introduzione a&#8217;, una pratica pedagogica nobile per come la vedo io, che permette l&#8217;accesso ai pi\u00f9 giovani e ai meno attrezzati, utile per autori che chiedono requisiti di ingresso molto alti. Inoltre mi piaceva l&#8217;idea di un libretto come le monografie del Castoro-La Nuova Italia degli anni settanta, lo stesso Jesi ne aveva fatte su Rilke, Mann, Brecht. Sono libretti che trovi ancora sulle bancarelle o nelle biblioteche scolastiche, perle dimenticate.<br \/>\nQuindi ho cercato di semplificare la sintassi e ridurre allo stretto indispensabile gli elementi di informazione, rinunciando alle molte citazioni della tesi di dottorato (oltre 1700 in 300 pagine) e cercando la chiarezza: non si rende un buon servizio a un autore se ne si mima lo stile, si tratta di riconoscere la sua voce e di raccontarla parafransandola. Ho riservato gli aspetti pi\u00f9 spericolati della mia tesi al blog <em>Tracciatore di cerchi<\/em> o agli angoli oscuri del mio hard-disc, in attesa di capire cosa volessi dire quando ho scritto certi passaggi&#8230;<br \/>\nHai colto comunque perfettamente: Jesi cresce nel mito del genio creatore di Rilke, venera Pettazzoni, Ker\u00e9nyi, Jung, Mann come grandi maestri, sogna di essere studioso, scrittore e poeta. Ho avuto tra le mani una sua copia delle <em>Lettere di un giovane poeta<\/em>, fittamente glossata e sottolineata con molta probabilit\u00e0 nel 1958 e ho visto molta della sua produzione lirica e delle prove generali di romanzo che lui stesso censur\u00f2. In parallelo ha una concezione della storia delle religioni con una forte base metafisica; poi Jesi si avvicina allo strutturalismo alla semiologia e alla teoria critica della cultura, abbandona l&#8217;umanesimo, perch\u00e9 coinvolto con il sostanzialismo conservatore e &#8216;fascista&#8217; della teoria mitologica che pensa il mito come un&#8217;essenza che si manifesta nella realt\u00e0, di cui Eliade pu\u00f2 essere considerato l&#8217;esponente tipico.<br \/>\nMa l&#8217;esito maturo di Jesi, tristemente l&#8217;ultimo, \u00e8 una scrittura folgorante che, oltre a essere legata al suo ruolo di docente di Lingua e letteratura tedesca \u00e8 anche una meta-riflessione sulla letteratura, e non \u00e8 un caso che la letteratura <em>di<\/em> Jesi sia il tema attorno a cui si muove la sua ricezione pi\u00f9 recente : &#8216;Riga&#8217;, Cavalletti, ma anche Riccardo Ferrari ( \u00abNuova Corrente\u00bb 143, 2009) e Carlo Tenuta (\u00abIntersezioni\u00bb 3, 2010).<br \/>\nSchematicamente: per Jesi la mitologia nasce nel sacro, sopravvive nel politico e si trasfigura in letteratura. Una volta che dispone di uno strumento epistemologico come la teoria della &#8216;macchina mitologica&#8217; riesce a liberarsi delle aporie precedenti, come la diade genuino\/tecnicizzato. La macchina mitologica produce il fatto mitologico, \u00abconcentra in un sol punto, extra temporale, extraspaziale, le luci che provengono dal passato e dal futuro\u00bb, scrive Jesi ne <em>L&#8217;accusa del sangue<\/em>. Ovvero, decostruito, neutralizzato e messo a distanza il mito-sacro e il mito-politica, questa sospensione della temporalit\u00e0 o <em>anacron\u00eca,<\/em> la capacit\u00e0 di giocare tra i diversi strati del tempo, \u00e8 lo specifico della produzione di immaginario e di ogni narrazione, del raccontare storie.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 in Jesi coincidenza tra saggistica, critica e narrativa e la lisi della distinzione tra filosofia e letteratura: in una introduzione inedita a <em>Materiali mitologici<\/em> scrive che il suo lavoro \u00e8 di \u00abnatura paradossale, scientifica e artistica\u00bb e che alla domanda \u00abNon le viene voglia di scrivere un romanzo?\u00bb \u00abpu\u00f2 solo rispondere: <em>non smetto mai di scriverlo<\/em>\u00bb.<br \/>\nCondivido la felice definizione che Belpoliti ha dato di Jesi come \u00abstraordinario scrittore di idee e problemi\u00bb, \u00abcon una forte componente di \u00abinvenzione\u00bb.<br \/>\nOgni scrivere riflette la propria soggettivit\u00e0, che non \u00e8 mai isolamento, parla simultaneamente degli oggetti &#8216;altri&#8217; della propria ricerca e di s\u00e9. Da qui la serendipit\u00e0 che caratterizza Jesi, e la sua ironia, l&#8217;approccio parodistico alla tradizione come <em>Il linguaggio delle pietre<\/em>, <em>La casa incantata<\/em> o <em>L&#8217;ultima notte<\/em>. Letteratura come pratica sovversiva linguistico-letteraria che mostri le contraddizioni del presente e come scrive Barthes \u00abutopia del linguaggio\u00bb che apre mondi nuovi.<br \/>\nLa mitologia-letteratura continua ad avere valore collettivo e istituivo di comunit\u00e0 e affinch\u00e9 non diventi oggetto di una nuova idolatria \u00e8 opportuno che sia <em>alleggerita<\/em>, nel senso \u2013 questo tema caro a Wu Ming \u00e8 venuto fuori negli incontri che abbiamo fatto assieme \u2013 che deve essere umanizzata: ogni racconto dal respiro epico deve mostrare i segni del lavoro dell&#8217;autore, attraverso il montaggio e la citazione, essere un mito umanizzato.<br \/>\nIl racconto, ha scritto Lacoue-Labarthe, viene dal luogo in cui appaiono i fenomeni alla coscienza: praticarlo significa fare un \u00abfunambolismo metafisico senza parapetto metafisico\u00bb, \u00abesperienza metafisica svuotata, pura esposizione al nulla\u00bb. Questo retroterra anti-metafisico, derridiano, libero dalle ipoteche idealiste, \u00e8 alla base della coincidenza tra mitologia e letteratura.<br \/>\nNei <em>Materiali mitologici<\/em>emerge a pi\u00f9 riprese come la letteratura sia il prodotto della mitopoiesi, attivit\u00e0 essenzialmente linguistica che sorge spontaneamente dal modo umano di pensare, di concepire la realt\u00e0, di costruirla e condividerla. I libri sono i miti incarnati, vivono nei libri. Calvino, con analoga sensibilit\u00e0 post-strutturalista, scrive che ognuno \u00ab\u00e8 una combinazione d\u2019esperienze, d\u2019informazioni, di letture e di immaginazioni\u00bb: \u00abogni vita \u00e8 un\u2019enciclopedia, una biblioteca, un inventario d\u2019oggetti, un campionario di stili, dove tutto pu\u00f2 essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili\u00bb. In altri termini, ognuno \u00e8 una macchina mitologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"left\"><strong>Giuliano Santoro<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-11030\" title=\"Gosford Park\" alt=\"Gosford Park\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/gosfordpark.jpg\" width=\"250\" height=\"161\" \/>Se tocca a me concludere, vorrei farlo citando un film. Quando Enrico spiegava che per Jesi la cultura di destra \u00e8 di fatto ancora egemone e che questa ripropone, in un altro contesto il \u201clinguaggio aristocratico e alto-borghese che ha trovato la propria codificazione a partire dal tardo Settecento\u201d, a me \u00e8 venuto in mente <em>Gosford Park<\/em>, il film di <strong>Robert Altman<\/strong> del 2001. Nel contesto del declino dell\u2019impero britannico, negli anni Trenta del Novecento, un gruppo di aristocratici si incontra in una grande villa della campagna inglese. Ogni aristocratico ha il suo <em>doppio<\/em> costituito dal suo valletto o dalla sua cameriera. I servi, secondo gli usi dei padroni di casa, nei giorni di permanenza nella villa assumono, con imbarazzo e senso di inadeguatezza, il cognome del loro superiore. Ogni personaggio, dunque, si muove ai piani alti, mentre il suo doppio di basso lignaggio familiarizza con gli altri suoi simili: i lavoratori. Questi ultimi, tuttavia, non <em>trovano le loro parole<\/em>: parlano quasi esclusivamente dei loro padroni, agiscono come se fossero loro agenti nei bassifondi, scambiano informazioni coi loro parigrado agendo per rendere la loro villeggiatura il pi\u00f9 confortevole possibile. Un meccanismo perfetto, parrebbe: in cucina o nel lavatoio risuonano le parole e i ritmi scanditi dai ricchi in sala da pranzo o durante la battuta di caccia. Questo ingranaggio, una messa in scena corale e claustrofobica che coinvolge ventisei attori e che viene gestita magistralmente da Altman, viene inceppato da due eventi: dall\u2019omicidio del padrone di casa ad opera di un figlio non riconosciuto e una madre abbandonata e dal corto circuito operato da un attore venuto dall\u2019America che, spacciatosi servo per studiare una parte, attraversa i piani nobili e quelli servili mettendoli in relazione e svelandone le finzioni e le inutili consuetudini. Gli elementi deflagranti, insomma, sono due: l\u2019irruzione della storia, quella vera, che fa precipitare le contraddizioni e le colpe sull\u2019aristocratico e l\u2019entrata in scena di un artista, un uomo che ha il solo scopo di raccontare quel mondo per metterlo a nudo. Mi pare che questo possa esprimere due delle principali attitudini di Furio Jesi: la storia e la narrazione. Il suo essere filologo, archeologo dei saperi e delle strutture di potere e la sua attenzione ai meccanismi narrativi e letterari.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"left\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"375\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/a0nGnVQ4gmQ?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"375\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/a0nGnVQ4gmQ?version=3&amp;hl=it_IT\" allowFullScreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Furio Jesi, &#8220;Sul mito di Europa&#8221;,\u00a0in <em>L&#8217;uomo europeo<\/em>, vol. 8, 1978, di Folco Quilici.\u00a0In questo raro documento video Jesi compare in qualit\u00e0 di esperto all&#8217;interno di un documentario sull&#8217;identit\u00e0 europea, nei primi minuti del film. \u00a0Ne L<em>&#8216;Uomo europeo<\/em> (1976\/1980) Quilici si \u00e8 avvalso della collaborazione di Fernand Braudel, Claude L\u00e9vi Strauss, Andr\u00e9 Leroi-Gourhan, oltre che di Jesi.\u00a0L&#8217;immagine \u00e8 poco definita e irreale: lo studioso cammina&#8230; (La scheda a cura di Enrico Manera <a href=\"http:\/\/youtu.be\/a0nGnVQ4gmQ\">prosegue in calce al video su YouTube<\/a>)<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>LINKOGRAFIA RAGIONATA<\/strong><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/playtagger_mod\/playtagger_mod.js\"><\/script><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/WM1_Enrico_Manera_serata_su_Furio_Jesi_BO18022011.mp3\">MACCHINE MITOLOGICHE E CULTURA DI DESTRA: IL RITORNO DI FURIO JESI<\/a><br \/>\nMACCHINE MITOLOGICHE E CULTURA DI DESTRA: IL RITORNO DI FURIO JESI-\u00a01h 32&#8242; 58&#8243;<br \/>\n<\/strong>Audio della presentazione di Riga 31. Con Enrico Manera (curatore del volume insieme a Marco Belpoliti) e Wu Ming 1. Bartleby, Bologna, 18 febbraio 2011. La registrazione dura un&#8217;ora e trentadue minuti. L&#8217;intervento introduttivo di WM1 patisce alcuni problemi di microfono, poi l&#8217;audio si stabilizza.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=6365\"><strong>Come WM4 ha utilizzato <em>Cultura di destra<\/em> di Jesi per liberare J.R.R. Tolkien dalla cattura ideologica italofascista<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/dossier\/cultura-di-destra\/tecniche-di-produzione-del-vuoto\">Andrea Cavalletti &#8211; Tecniche di produzione del vuoto<\/a><\/strong>\u00a0(sulla recensione di Marcello Veneziani a <em>Cultura di destra<\/em>)<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.rigabooks.it\/index.php?idlanguage=1&amp;zone=9&amp;id=853\">Speciale Riga 31 su Furio Jesi<\/a><\/strong> (nel menu in basso, segnaliamo in particolare &#8220;Extra&#8221;)<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.auditorium.com\/eventi\/4898264\">Audio della conferenza su Jesi tenuta da Sergio Givone al Festival della Filosofia 2007<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=10248\"><strong>Cultura di destra, neofascismi e populismi digitali. Giuliano Santoro e Wu Ming 2, live<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00ab\u00c8 un brutto indizio che si regredisca ai feroci e cupi anni Settanta con\u00a0un trattato di criminologia culturale.\u00bb (Marcello Veneziani, commento alla riedizione 2011 di Cultura di destra di Furio Jesi) &#8211; \u00abFurio Jesi, il germanista dottissimo ma completamente paranoico, i cui deliri godono ancora di gran credito a sinistra&#8230;\u00bb (A. 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