{"id":10162,"date":"2012-11-11T15:49:43","date_gmt":"2012-11-11T14:49:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=10162"},"modified":"2016-11-28T18:17:22","modified_gmt":"2016-11-28T17:17:22","slug":"lipotesi-paolo-vinti-di-wu-ming-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/11\/lipotesi-paolo-vinti-di-wu-ming-1\/","title":{"rendered":"L&#8217;ipotesi Paolo Vinti \u00e8: fronte popolare cosmico"},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10196\" title=\"Con emozione... Con emozione altissima\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/conemozionealtissima.jpg\" alt=\"Con emozione... Con emozione altissima\" width=\"500\" height=\"718\" \/><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n[<em>Un giorno di amore e politica<\/em>, <em>Un giorno di sentimento e socialit\u00e0<\/em>, <em>Un giorno di emozione ed ideologia<\/em>. Sono i tre libri che compongono la trilogia di <strong>Paul Beathens aka Paolo Vinti<\/strong> (1960-2010) <em>Con emozione\u2026 con emozione altissima<\/em>, ora raccolta in un unico volume. L&#8217;hanno presentata a Perugia, il 9 novembre scorso, <strong>Maurizio Terzetti<\/strong> e <strong>Wu Ming 1<\/strong>. Quest&#8217;ultimo \u00e8 autore della prefazione al libro, che vi proponiamo integralmente. <a href=\"http:\/\/www.umbrialeft.it\/notizie\/emozione-altissima-poetica-paul-beathens-nel-ricordo-wu-ming1\">Come afferma WM1 in quest&#8217;intervista<\/a>, Paolo Vinti merita di essere conosciuto al di fuori della sua Perugia. Stiamo parlando di un &#8220;santo folle&#8221;, di un poeta di altissimo livello, e di un <em>filosofo marxista di strada<\/em> il cui pensiero presenta tratti parecchio originali. A quanto ci consta, \u00e8 l&#8217;unico che abbia prodotto una sintesi operativa tra la dialettica hegeliana e la critica radicale di tale dialettica espressa dal pensiero post-strutturalista francese degli anni Settanta (Deleuze &amp; Guattari, per capirci), senza usare tale critica come mera <em>antitesi <\/em>da negare, come invece sembra fare <strong>Fredric Jameson<\/strong>. Lo sappiamo, pare &#8216;na supercazzola, ma se leggete la prefazione \u00a0con gli esempi si capisce.<br \/>\nCome sempre, invitiamo alla visione del documentario <em><a href=\"http:\/\/www.ngvision.org\/mediabase\/1211\">Film astratto rosso<\/a><\/em> del Collettivo Ipanema, che ritrae Paolo nel 2007, all&#8217;apice della sua &#8220;stagione delle declamazioni&#8221;.<br \/>\nIl libro non ha ancora una distribuzione nazionale, ma per averlo potete <a href=\"http:\/\/www.paolovinti.it\/?page_id=69\">scrivere all&#8217;Associazione Paolo Vinti<\/a>]<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/h5>\n<p>L&#8217;ipotesi Paolo Vinti \u00e8: la vita di un filosofo e poeta.<br \/>\nSovente si usa l&#8217;attributo \u00abfilosofo\u00bb tanto per dire, esagerando, infiorettando, leccando posteriori. La patente di filosofo \u00e8 consegnata con sventatezza: nel corso degli anni si sono sentite espressioni come \u00abil filosofo Rocco Buttiglione\u00bb, e chiunque scriva di filosofia \u00e8 autorizzato a dirsi filosofo. Chi scrive di ciclismo manca di essere un ciclista, recensire una mostra manca di rendere pittori, ma per la filosofia \u00e8 diverso: <em>todos caballeros<\/em>, tutti filosofi.<!--more--><br \/>\nPaolo, invece, \u00e8 filosofo per davvero. Leggendolo e ascoltandolo con attenzione, risultano evidenti una conoscenza profonda e un uso innovativo della filosofia continentale, della dialettica e del pensiero francese degli anni Sessanta-Settanta. Paolo manca di indulgere in quello che in inglese viene chiamato \u00ab<em>name dropping<\/em>\u00bb, gettar l\u00ec il nome di questo o quel grande pensatore per far capire che lo si \u00e8 letto e lo si conosce a menadito. Tuttavia \u00e8 chiaro, seguendo i concetti che usa, che in lui trova corpo e sintesi una molteplicit\u00e0 di percorsi teorici. La sua elaborazione \u00e8 interna al filone marxista, ma aperta ad altre visioni e pulsioni, purch\u00e9 permettano di immaginare il comunismo come liberazione degli umani e realizzazione delle potenzialit\u00e0 della specie.<\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi Paolo Vinti \u00e8: il corpo di un filosofo di strada. Come <strong>Socrate<\/strong>, che stava nell\u2019<em>agor\u00e0<\/em>, nella piazza, nelle vie ad interrogare la gente. Come <strong>Diogene<\/strong>, che viveva in una botte e girava di giorno con una lanterna accesa, e quando gli chiedevano \u00abMa che fai?\u00bb rispondeva: \u00abCerco l\u2019uomo.\u00bb Paolo fa filosofia con le parole, ma soprattutto la fa con la parola <em>incarnata<\/em>, con il corpo, con l\u2019esempio del suo modo di vivere, tutti i giorni. Vivere per le strade.<\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi Paolo Vinti \u00e8: un poeta che usa la lingua a misura di precise, precisissime strategie testuali e corporee. Chi dedica a Paolo le pagine che state leggendo esercita il mestiere di scrittore. Uno scrittore sa riconoscere uno scrittore. Il linguaggio \u00e8 un cantiere sempre aperto, dove lo scrittore passa le giornate, in bilico sulle impalcature del senso con in mano il secchio e la cazzuola, e in testa un cappello di carta di giornale. Paolo lavora in quel cantiere, e programmaticamente si adopera a forzare il linguaggio, ritmi, risonanze, timbri, accento strascicato, tutto il corpo che trema nell&#8217;emettere il suono, per schiudere l\u2019immaginazione di chi ascolta.<\/p>\n<p><strong>Amputazione &#8211; oggettivazione &#8211; ripetizione &#8211; derivazione<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi Paolo Vinti \u00e8: quattro grandi strategie poetiche, che si \u00e8 indicato coi nomi \u00abAmputazione\u00bb, \u00abOggettivazione\u00bb, \u00abRipetizione\u00bb e \u00abDerivazione\u00bb. Paolo le porta avanti sempre insieme, agganciate l&#8217;una all&#8217;altra, con coerenza e autodisciplina, per ravvivare ciascuna parola e comunicare una filosofia dell&#8217;<em>incontro<\/em> e della <em>veggenza<\/em>.<br \/>\n<em><strong>Amputazione.<\/strong><\/em> Consiste nell&#8217;eliminare dal discorso alcune parole e sintagmi. Si tratta di un&#8217;azione irrevocabile: una volta tagliate dalla prosa e dai versi alcune espressioni, esse mancheranno di farvi ritorno.<br \/>\n<em><strong>Oggettivazione.<\/strong><\/em> E&#8217; un termine usato da Paolo stesso. Va sempre a braccetto con l&#8217;amputazione. Consiste nel ripulire il discorso da qualunque manifestazione di narcisismo e culto dell&#8217;io. Paolo evita sempre di dire \u00abio\u00bb. Per impedirsi di usare questo pronome, ricorre a sorprendenti perifrasi e circonlocuzioni.<br \/>\n<em><strong>Ripetizione.<\/strong><\/em> <span style=\"font-style: normal;\">E&#8217;<\/span> la strategia pi\u00f9 evidente: Paolo usa di continuo parole e sintagmi, tanto che alcune si sono conficcate nei nostri cervelli e quando ci capita di usarle, ricordiamo il modo in cui le usava lui. Sentire il superlativo \u00abaltissimo\u00bb richiama subito alla mente \u00abCon emozione altissima\u00bb.<br \/>\n<em><strong>Derivazione.<\/strong><\/em> In grammatica, \u00e8 il procedimento con cui si creano parole nuove partendo da quelle esistenti, aggiungendo prefissi o suffissi. Da un aggettivo (ad esempio \u00abbello\u00bb), si possono ottenere un sostantivo (\u00abbellezza\u00bb) e un verbo (\u00ababbellire\u00bb), oppure varianti dello stesso aggettivo (\u00abbellino\u00bb, \u00abbelloccio\u00bb, \u00abbellissimo\u00bb, \u00abstrabello\u00bb). Paolo <em>va alla deriva nelle derivazioni<\/em>, incolla e stratifica suffissi in modo da creare parole familiari e al tempo stesso rese nuove, parole che scuotono, creano un micro-shock mentre le sentiamo.<\/p>\n<p><strong>Amputazione: mancare di dire no<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi Paolo Vinti \u00e8: affermare sempre.<br \/>\nEvitare le negazioni. Mettere al bando i vari \u00abno\u00bb, \u00abnon\u00bb, \u00abmai\u00bb e qualunque parola serva a negare. Mancheremmo di trovare questa parole negli scritti e nelle declamazioni di Paolo. Pur di evitare il \u201cnon\u201d, Paolo compie incredibili giravolte, ad esempio traduce il celebre slogan della guerra civile spagnola \u00ab<em>No pasaran<\/em>\u00bb con \u00abMancheranno di passare\u00bb. La frase negativa \u00e8 divenuta assertiva, perch\u00e9 il mancare \u00e8 comunque un agire, \u00e8 un&#8217;azione che si compie, sebbene vada a vuoto. Analogamente, lo slogan degli anni Settanta \u00abLa salute non si paga\u00bb diviene: \u00abLa salute si manca di pagare\u00bb. Entrambi gli esempi sono presi dalla poesia \u00ab<span style=\"font-style: normal;\">Il presente\u00bb<\/span>. Addirittura, Paolo trasforma l&#8217;espressione \u00abeliminare gli ostacoli\u00bb, che diviene un \u00abgenerare eliminazione di ostacoli\u00bb, e si tratta di un costruire, di un creare, anche se si crea l\u2019eliminazione di qualcosa. Per generare eliminazione di ostacoli ci si deve comunque porre in modo attivo, assertivo, evitando la negazione. L&#8217;esempio \u00e8 tratto da un&#8217;altra poesia, \u00abLa verit\u00e0\u00bb.<br \/>\nNel mondo di Paul Beathens alias Paolo Vinti esistono solo forze, tutto \u00e8 attivo e operante.<br \/>\nLa cosa che pi\u00f9 si avvicina &#8211; mancando di esserlo per un pelo &#8211; a una negazione la si \u00e8 trovata, con qualche fatica, in uno scritto intitolato \u00abIl doppio governo\u00bb, dove si parla di \u00abneutralizzare le forze reazionarie\u00bb, un proposito che riteniamo inappuntabile. Ma \u00abneutralizzare\u00bb significa \u00abrendere neutrale\u00bb, ovvero togliere dall&#8217;agone, spostare dal gioco delle forze in lotta. Significa generare la neutralit\u00e0 delle forze che oggi, nella lotta, sono reazionarie. E&#8217; un proposito rieducativo.<br \/>\nSempre in questo scritto, sottilissimo il modo in cui Paolo dice che dopo la rivoluzione andranno processati i potenti di ieri: \u00abLa stessa ipotizzazione giustizialista sar\u00e0 necessaria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Amputazione + oggettivazione: stile nominale<\/strong><\/p>\n<p>Un altro esempio di amputazione lo dichiara Paolo stesso, nell\u2019introduzione scritta di suo pugno al libro <em>Un giorno di emozione e ideologia<\/em>: \u00absostantivazioni ed oggettivazioni con la verbalizzazione sottintesa\u00bb. In parole povere: generare l&#8217;eliminazione completa dei verbi. Manca l&#8217;azione verbale, perch\u00e9 \u00e8 sottintesa. Questo in retorica \u00e8 detto \u00abstile nominale\u00bb, significa che ci sono solo sostantivi, ai verbi si allude, ma si evita di usarli. Paolo porta lo stile nominale ai suoi logici estremi. Ecco un brano dove accadono tante cose, pur persistendo la mancanza di verbi:<\/p>\n<blockquote><p>telefonata, saluti, colloquialit\u00e0 umorismo progetto allestimento riunione operaia lineamenti relazione analiticit\u00e0 ipotesi progetto colloquialit\u00e0 umorismo saluti accensione televisione notiziari notizie informazioni economia stabilit\u00e0 moneta europea esteri fase rivoluzionaria nel terzo mondo.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Amputazione + oggettivazione: mancare di dire io<\/strong><\/p>\n<p>Paolo si impedisce di dire: \u00abIo penso che\u00bb. L&#8217;ipotesi \u00e8 che \u00abL\u2019ipotesi \u00e8\u00bb. \u00abL&#8217;ipotesi \u00e8\u00bb si differenzia da \u00abLa <em>mia<\/em> ipotesi \u00e8\u00bb. L\u2019ipotesi \u00e8 di tutti, \u00e8 qualcosa che Paolo intercetta nei flussi di comunicazione, di pensiero, di emozione, e momentaneamente rielabora per rioffrirla agli altri. \u00c9 l\u2019ipotesi che circola in quel momento del concatenarsi tra esistenze.<br \/>\nQuando Paolo mette in scena se stesso, come gli capita di fare nelle poesie, manca sempre di dire \u00abio\u00bb. L&#8217;ipotesi \u00e8 quella di dire \u00abIl soggetto\u00bb e coniugare in terza persona: \u00e8 \u00abil soggetto\u00bb a girare per le vie, \u00e8 \u00abil soggetto\u00bb a bere un caff\u00e8. Il soggetto \u00e8 Paolo (non sempre ma il pi\u00f9 delle volte), \u00e8 lui ma evita di essere un io.<br \/>\nAltrettanto spesso, in luogo di una persona Paolo usa un concetto. Ad esempio, manca di dire \u201cnel bar entra una donna\u201d: a entrare nel bar \u00e8 \u00abla femminilit\u00e0\u00bb.<br \/>\nFrequentissimo, martellante il ricorso alla particella pronominale impersonale \u00absi\u00bb.\u00a0All&#8217;inizio di <em>Film Astratto Rosso<\/em>, Paolo propone una brevissima nota autobiografica. Parla di s\u00e9, ma schiva abilmente di dire \u00abio\u00bb. L&#8217;ipotesi \u00e8 che \u00absi proviene da famiglia operaia e impiegatizia\u00bb, \u00absi \u00e8 fatto il giornalista\u00bb, \u00absi \u00e8 fatto l\u2019operaio\u00bb, \u00abcirca due anni e mezzo sono passati all\u2019estero\u00bb, a Berlino Ovest, \u00absi \u00e8 fatto il corrispondente del Quotidiano dei Lavoratori\u00bb.<br \/>\n\u00abSi \u00e8 fatto\u00bb \u00e8 diverso da \u00abio ho fatto\u00bb. Nella lingua di Paolo ogni processo \u00e8 collettivo, in luogo di un \u00abio\u00bb agiscono tanti elementi, una molteplicit\u00e0 di elementi che si concatenano, tante forze che giocano una insieme all\u2019altra.<\/p>\n<p><strong>Ripetizione: l&#8217;anafora<\/strong><\/p>\n<p>Paolo propone di continuo la figura retorica nota come \u00abanafora\u00bb. L\u2019anafora consiste nell&#8217;iniziare pi\u00f9 frasi consecutive con la stessa parola o sequenza di parole, per creare un effetto ritmico e di memorabilit\u00e0. Tutti i leggendari compagni ricordano con emozione altissima le declamazioni, le lunghe tirate di Paolo dove ogni frase inizia con \u00abSi vincer\u00e0\u00bb: \u00abSi vincer\u00e0 in Cile&#8230; Si vincer\u00e0 in Congo&#8230; Si vincer\u00e0 a Timor Est\u00bb. Altre declamazioni anaforiche sono costruite sulla formula \u00abCome previsto\u00bb: \u00abCome previsto, compagni, si sono vinte le elezioni in Venezuela&#8230; Come previsto, compagni&#8230;.\u00bb Un&#8217;altra anafora si ottiene facendo gli auguri: \u00abBuon gennaio, buon inverno, buon inizio di millennio\u00bb<\/p>\n<p><strong>Ripetizione: Il compagno \u00e8 leggendario<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi \u00e8: in Paolo la ripetizione va molto oltre l&#8217;anafora. L&#8217;utilizzo insistito e percussivo di formule e parole-chiave \u00e8 funzionale alla precisazione e affermazione di concetti. Si pensi alla parola \u00abcompagno\u00bb e alle sue declinazioni (\u00abcompagna\u00bb, \u00abcompagni\u00bb, \u00abcompagne\u00bb), ripetute come in un <em>sutra <\/em>o in un rosario, compagno, compagno, compagne, compagni. \u00abCompagno\u00bb \u00e8 una parola bellissima, deriva dal latino <em>cum panis<\/em>, \u00abcompagno\/a\u00bb \u00e8 colui o colei con cui divide il pane. Paolo usa la parola estendendone al massimo la connotazione, sconfinando dalla comunit\u00e0 di sinistra storicamente definita. In parole povere: Paolo chiama \u00abcompagni\u00bb anche soggetti che mai si definirebbero tali.<br \/>\nMa la formula manca di essere completa, perch\u00e9 nella lingua di Paolo il compagno \u00e8 sempre \u00ableggendario\u00bb. L&#8217;aggettivo \u00e8 usato consciamente e a proposito: dire che chiunque si incontra \u00e8 un \u00ableggendario compagno\u00bb equivale a dire che la storia di ciascuno \u00e8 importante. Ogni storia \u00e8 importante al pari delle altre, si pu\u00f2 essere il pi\u00f9 umile dei compagni eppure avere una storia che merita di essere ascoltata, conosciuta, raccontata. Siamo tutti leggendari perch\u00e9 le leggende sono la narrazione del popolo e la storia di chiunque di noi \u00e8 parte della storia del popolo.<\/p>\n<p><strong>Ripetizione + oggettivazione: un mondo di congiunzioni<\/strong><\/p>\n<p>Una parola usata spesso \u00e8 \u00abcongiunzione\u00bb, come nelle formule vintiane \u00abAlla congiunzione con il cosmo\u00bb, \u00abAlla congiunzione con le galassie sociali\u00bb etc., che sono al tempo stesso complementi di moto a luogo (noi andiamo verso la congiunzione con il cosmo) e auspici, sorte di brindisi, come quando si dice \u00abAlla salute\u00bb.<br \/>\nNella lingua di Paolo, \u00abcongiunzione\u00bb ha un quasi-sinonimo, \u00abconiugazione\u00bb. La prima poesia della raccolta <em>Un giorno di sentimento e socialit\u00e0<\/em> si intitola \u00abL&#8217;inizio\u00bb, e si badi a come viene descritto un risveglio: \u00abIl soggetto si coniuga alla mattina\u00bb. Un agganciarsi tra un soggetto e la mattina, ecco cos&#8217;\u00e8 il risveglio.<br \/>\nNella poesia programmaticamente intitolata \u00abL\u2019incontro\u00bb, l&#8217;atto di bere \u00e8 descritto cos\u00ec: \u00abIl soggetto coniuga il bicchiere con la bocca\u00bb. C\u2019\u00e8 un concatenamento di elementi, di soggetti, \u00e8 tutto un congiungersi, un coniugarsi, un agganciarsi, un giocare vicendevole di forze. E&#8217; un immaginario molto simile a quello di alcuni filosofi francesi, come <strong>Gilles Deleuze<\/strong> e <strong>F\u00e9lix Guattari<\/strong>, che appunto danno grande importanza al concetto di \u00abconcatenamento\u00bb [<em>agencement<\/em>].<script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/playtagger_mod\/playtagger_mod.js\"><\/script><\/p>\n<p><strong>Dalla ripetizione alla dialettica: tesi, ipotesi, sintesi<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-10188\" title=\"Georg Wilhelm Friedrich Hegel\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/hegel.jpg\" alt=\"Georg Wilhelm Friedrich Hegel\" width=\"192\" height=\"203\" \/>Due delle parole pi\u00f9 utilizzate da Paolo: \u00abipotesi\u00bb e \u00absintesi\u00bb, rispettivamente secondo e terzo elemento di una triade, quella della peculiare dialettica vintiana.<br \/>\nNella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, nell&#8217;ambito della filosofia idealistica tedesca prende forma quella spiegazione dei mutamenti che verr\u00e0 chiamata \u00abdialettica\u00bb e che Marx ed Engels capovolgeranno, trasformandola da idealistica a materialistica.<br \/>\nSecondo lo schema dialettico classico, il pensiero passa da un concetto pi\u00f9 semplice a uno pi\u00f9 avanzato tramite il conflitto con se stesso, attraversando tre fasi. Fichte le chiama \u00abtesi\u00bb, \u00abantitesi\u00bb e \u00absintesi\u00bb, ovvero: una cosa, il suo contrario e la sintesi delle due. Hegel usa espressioni pi\u00f9 complicate, che insieme ad altre rendono i suoi testi inconfondibilmente illeggibili: \u00abmomento intellettivo astratto\u00bb, \u00abmomento razionale negativo\u00bb e \u00abmomento razionale positivo\u00bb.<br \/>\nIn realt\u00e0 \u00e8 uno schema molto semplice:<br \/>\n1) in un primo momento si pensa alle idee ognuna per conto suo, prive di relazioni con altre idee.\u00a0Si prenda un&#8217;idea: la felicit\u00e0. L\u2019idea di felicit\u00e0 all\u2019inizio \u00e8 pensata in astratto, senza alcun collegamento ad altre idee.<br \/>\n2) In un secondo momento, il pensiero coglie il fatto che ogni idea \u00e8 collegata ad altre, ogni concetto riceve il suo senso dalla relazione con altri concetti. Il concetto di felicit\u00e0 riceve il suo primo senso relazionandosi al suo contrario, ovvero l&#8217;infelicit\u00e0. Si capisce che cos\u2019\u00e8 la felicit\u00e0 se si sa che cos\u2019\u00e8 l\u2019infelicit\u00e0. Se nella vita si fosse sempre felici, non si conoscerebbe la differenza tra essere felici e non esserlo. Questo \u00e8 il momento dell\u2019antitesi.<br \/>\n3) All&#8217;antitesi deve seguire la sintesi. Si ottiene la sintesi capendo che non solo nella vita ci sono felicit\u00e0 e infelicit\u00e0, ma esistono condizioni che rendono infelici, che negano il diritto alla felicit\u00e0, quindi, in virt\u00f9 di quella che la dialettica chiama \u00abnegazione della negazione\u00bb, per poter essere felice in modo concreto, il soggetto deve negare ci\u00f2 che nega la sua felicit\u00e0. La sintesi consiste nel capire che la felicit\u00e0 non capita per caso, non cade addosso come la pioggia, ma \u00e8 uno stato da perseguire attivamente e realizzare, per il quale bisogna lottare. Ci si pone dunque il problema di quale etica e quale politica possano rimuovere gli ostacoli alla nostra felicit\u00e0.<br \/>\nFin qui il percorso \u00abclassico\u00bb della dialettica: tesi &#8211; antitesi &#8211; sintesi. Felicit\u00e0 &#8211; infelicit\u00e0 &#8211; ricerca della felicit\u00e0. Il ragionamento si sposta su un piano pi\u00f9 alto rispetto a quello iniziale, quando il soggetto pensava la felicit\u00e0 in modo astratto e irrelato. Il movimento verso idee pi\u00f9 giuste e pi\u00f9 esatte avviene attraverso una negazione e poi una negazione della negazione.<br \/>\nSolo che nel pensiero di Paolo mancano le negazioni, quindi manca l&#8217;antitesi. Come pu\u00f2 essere una dialettica che evita l\u2019antitesi?<br \/>\nPaolo manca di dire \u00abtesi, antitesi e sintesi\u00bb. Nelle sue declamazioni dice: \u00abTesi, <em>ipotesi<\/em> e sintesi\u00bb. In luogo dell\u2019antitesi mette l\u2019ipotesi e quindi tutto cambia, perch\u00e9 l\u2019ipotesi evita di essere il contrario della tesi.<br \/>\nChe cosa \u00e8 l\u2019ipotesi rispetto alla tesi? E&#8217; una domanda sui limiti dell\u2019idea iniziale, una domanda che allarga il campo del pensabile delle possibilit\u00e0. Il soggetto pensa: \u00abfelicit\u00e0\u00bb e una voce risponde: \u00abLa felicit\u00e0 \u00e8 congiunzione con le galassie sociali\u00bb. Manca il momento in cui il soggetto pensa all&#8217;infelicit\u00e0. Nei testi di Paolo si manca di pensare l&#8217;infelicit\u00e0. Esistono invece diverse ipotesi su molte felicit\u00e0 possibili. La felicit\u00e0 \u00e8 molteplice, dalla tesi sulla felicit\u00e0 si generano sempre nuove ipotesi.<br \/>\nMa allora, come si realizza la sintesi se si manca di passare attraverso la negazione e quindi di negare la negazione? Paolo lo spiega nel suo libro <em>Rivoluzione<\/em>: \u00abl\u2019ipotesi si allarga per ospitare una sintesi aperta\u00bb. Quindi la sintesi manca di risultare dalla negazione della negazione: la sintesi \u00e8 la convivenza di tutte le ipotesi, tutte le ipotesi generate partendo dall\u2019idea iniziale, quindi dall\u2019idea di felicit\u00e0, e, scrive ancora Paolo: \u00abil presente come sintesi aperta di tempo che ospita l\u2019esserci, il proprio esserci\u00bb. Il ciclo della dialettica vintiana manca di chiudersi, rimane sempre aperto. E&#8217; una dialettica, appunto, del molteplice.<br \/>\nCerto, \u00e8 uno strano ciclo: il soggetto fatica a immaginare un ciclo che si apre soltanto e manca di chiudersi. Che razza di ciclo \u00e8? Il ciclo dovrebbe ruotare, lo dice la parola stessa. \u00c8 un paradosso, come i paradossi geometrici di Escher. Ma il paradosso \u00e8 difficile da immaginare solo se il soggetto pensa al tempo come a una linea retta sulla quale si pu\u00f2 andare solo avanti o indietro. Una traiettoria lineare e continua. Ma se il soggetto immagina il tempo e il divenire della storia come matasse multidimensionali, fatte di tanti fili, di tante traiettorie, allora tutto cambia tutto, perch\u00e9 oltre ad andare avanti e indietro il pensiero pu\u00f2 scartare di lato, andare a nord, a sud, a sud-sud ovest, verso l\u2019alto, gi\u00f9 per una vallata&#8230;<\/p>\n<p><strong>Il fronte popolare cosmico \u00e8 interessante<\/strong><\/p>\n<p>In <em>Rivoluzione<\/em> si trova un concetto interessante: \u00abcoesione aperta\u00bb, collegabile a un&#8217;altra parola importantissima del lessico vintiano: \u00abinteressante\u00bb. Nell\u2019italiano banale che si parla tutti i giorni, \u00abinteressante\u00bb \u00e8 un aggettivo blando e poco rischioso, ma Paolo lo ravviva accostandolo a incredibili \u00abcoesioni aperte\u00bb. Per Paolo, un processo \u00e8 interessante nel senso che <em>ci fa essere in mezzo alle cose<\/em>. In latino \u00abinter\u00bb significa \u00abin mezzo a\u00bb, Paolo torna alla radice, all\u2019etimo del verbo \u201cinter-esse\u201d. E&#8217; interessante quel che ci prende, ci coinvolge, ci trascina in mezzo. Due esempi:<\/p>\n<blockquote><p>Coniugando l\u2019unificazione degli universi con il progetto genoma e con l\u2019eliminazione delle povert\u00e0 lo sviluppo programmatico viene ritenuto interessante.<\/p><\/blockquote>\n<p>Coniugare tutti i mondi e le forme di vita, abolire la povert\u00e0. Senz&#8217;altro interessante. E ancora:<\/p>\n<blockquote><p>la strutturazione di cooperative che allestiscano del situazionismo culturale, concettuale ed artistico divaricato dal potere, dalla moneta e dalla decisione, \u00e8 interessante.<\/p><\/blockquote>\n<p>Estendere spazi di espressione libera e lavoro comune, ventilando l&#8217;ipotesi di abolire il denaro. Molto interessante.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10198\" title=\"cosmos\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/cosmos.jpg\" alt=\"cosmos\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><\/div>\n<p>Congiunto a questo mondo di coesioni aperte che ci fanno \u00abinter-essere\u00bb \u00e8 l&#8217;uso della parola \u00abcosmo\u00bb. Il cosmo \u00e8 la totalit\u00e0, ma \u00e8 una totalit\u00e0 molteplice. Nel cosmo ci sono stelle, pianeti, asteroidi, comete, nebulose, energie, navicelle spaziali, raggi cosmici, satelliti, buchi neri, supernove, nane bianche&#8230; \u00abCosmo\u00bb manca di essere una <em>reductio ad unum,<\/em> per diventare un\u2019apertura. Alla congiunzione con le galassie sociali!<br \/>\nL&#8217;ipotesi \u00e8: i vorticanti ed eterogenei elenchi di lotte, tornate elettorali, movimenti e partiti di sinistra che troviamo nelle declamazioni di Paolo servono a rendere immaginabile un <em>fronte popolare cosmico<\/em> che interessi tutti i leggendari compagni e le leggendarie compagne, dalla sinistra pi\u00f9 \u00abmoderata\u00bb a quella pi\u00f9 insurrezionale. Quella di Paolo \u00e8 un&#8217;insiemistica radicale e radicalmente egualitaria, che mette sullo stesso piano diversi ordini di grandezza, complessit\u00e0 e consistenza storica. Nel testo intitolato \u00abImpero!\u00bb Paolo parla del potere \u00abche va da Perugia a Orvieto a Roma a Mosca a New York agli universi\u00bb. Da Orvieto&#8230; agli universi. Qui manca di stabilirsi una gerarchia, perch\u00e9 per il fronte popolare cosmico tutti i compagni contano, e i compagni vengono interessati da qualunque lotta, qualunque vertenza che abbia connotazioni di sinistra.<br \/>\nPaolo si riferisce continuamente a lotte e parti del mondo che i media italiani trascurano quasi del tutto: molto spesso parla di Timor Est, dice: \u00abAbbiamo vinto a Timor est\u00bb o altre frasi del genere; parla del Congo, di conflitti dimenticati, di lotte ignorate che grazie alla cornice del fronte popolare cosmico vengono portate alla nostra attenzione, eterogeneamente, egualitariamente: quel che accade a Timor Est equivale il fatto che il tuo vicino di casa sia diventato consigliere di quartiere. Le serate organizzate da un circolo culturale di Orvieto equivalgono la colonizzazione di altri pianeti per avere basi comuniste extraterrestri.<br \/>\nQuesto modo di inquadrare la questione serve a farci pensare e immaginare fuori dal settarismo e dallo sconfittismo che affliggono la sinistra. Paolo evita di menzionare il settarismo e lo sconfittismo, ma tutto il suo sforzo concettuale e stilistico \u00e8 teso a generare il loro superamento. Paolo ci invita a parlare e ascoltare, a interessarci e ragionare nei termini di una tradizione rivoluzionaria comune, che ci accomuna tutti al di l\u00e0 delle differenze contingenti, del fatto che Tizio sta in questo partito o collettivo e Caio sta in un altro. L&#8217;ipotesi \u00e8: veniamo tutti dallo stesso posto, e tutti noi cerchiamo di andare nello stesso posto, e questi tentativi, differentii l\u2019uno dall\u2019altro, comunque possono coesistere nel cosmo. Il cosmo \u00e8 un tutto che manca di omologarsi, \u00e8 totalit\u00e0 fatta di molteplicit\u00e0.<br \/>\nPaolo evita sistematicamente di essere eurocentrico. In <em>Rivoluzione<\/em> usa un aggettivo che appartiene al campo semantico della geografia fisica:<\/p>\n<blockquote><p>la ridislocazione a livello terzomondista su posizione di radicalit\u00e0 dei programmi degli esecutivi, la centralit\u00e0 indiretta a livello australe della progressivit\u00e0 a sinistra della programmazione.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00abAustrale\u00bb, ovvero: che sta sotto l&#8217;Equatore. \u00abAustrale\u00bb \u00e8 la dimensione del Sud del mondo. Paolo evita di pensare in termini di \u00abborealit\u00e0\u00bb, cio\u00e8 di superiorit\u00e0 rispetto all&#8217;Equatore. Nel brano citato, sta dicendo che molte cose si giocano nel Sud del mondo, ma lo dice in un modo che \u00abinteressa\u00bb, che spinge a fermarsi e pensare.<\/p>\n<p><strong>Ripetizione: l&#8217;emozione \u00e8 altissima<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-10186\" style=\"margin-left: 2px; margin-right: 2px;\" title=\"Francesco d'Assisi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/francesco.png\" alt=\"Francesco d'Assisi\" width=\"192\" height=\"187\" \/>Se il compagno \u00e8 leggendario, l\u2019emozione \u00e8 sempre altissima. Nell&#8217;italiano piatto di ogni giorno diremmo \u00abemozione grandissima\u00bb, ma nella lingua vintiana l&#8217;emozione si innalza. Si innalza per congiungersi con le galassie sociali. Un&#8217;emozione grandissima pu\u00f2 essere d&#8217;ingombro, occupare spazio un po&#8217; di qua e un po&#8217; di l\u00e0, espandersi senza una direzione. Un&#8217;emozione altissima si erge, si costruisce piano dopo piano, ha a che fare con una progettualit\u00e0. Nella sua declamazione <em>La meraviglia cubana<\/em>:<\/p>\n<p><strong><em><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Vinti_Prinz_La_meraviglia_cubana.mp3\">La meraviglia cubana<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Paolo dice che \u00abla meraviglia cubana \u00e8 altissima\u00bb. L&#8217;ipotesi \u00e8: in tutta la storia della lingua italiana, prima di Paolo tutti avevano mancato di unire le parole in quel modo.<br \/>\nIn \u00abemozione altissima\u00bb c&#8217;\u00e8 un&#8217;eco di un altro filosofo e poeta umbro, <strong>Francesco d&#8217;Assisi<\/strong>. \u00abAltissima povert\u00e0\u00bb. Il riferimento \u00e8 certamente intenzionale. Si \u00e8 fatto notare che Paolo \u00e8 una figura fortemente francescana, di quel francescanesimo precedente al recupero da parte della chiesa ufficiale. Altri che conoscono meglio l&#8217;argomento potranno sviluppare questa connessione.<\/p>\n<p><strong>Derivazione: sfidare la parodia<\/strong><\/p>\n<p>Tramite un processo di derivazione, Paolo inventa parole &#8211; soprattutto sostantivi &#8211; che, pur essendo grammaticalmente plausibili, arrivano all&#8217;orecchio come sorprese. Parole che possono sembrare parodie di quelle che usiamo ogni giorno, corrono il rischio della caricatura, come egli stesso, Paolo, corre il rischio della caricatura nei suoi anni di predicazione in strada. Ecco un elenco molto parziale:<br \/>\nParallelit\u00e0. Superazione. Doppiet\u00e0. Discotecit\u00e0. Videicit\u00e0. Amorabilit\u00e0. Cadenzialit\u00e0. Sospensionalit\u00e0. Architteturicit\u00e0. Arcipelagicit\u00e0. Spettatricit\u00e0. Combaciavit\u00e0. Vacanziariet\u00e0. Componenzialit\u00e0. Consistenzializzarsi.<\/p>\n<p>Questo per quanto riguarda l\u2019aggiunta di suffissi, cio\u00e8 delle parti finali delle parole. Pi\u00f9 di rado, Paolo aggiunge prefissi. E&#8217; il caso di \u00abpostcedente\u00bb usato come sinonimo di \u00absuccessivo\u00bb.<br \/>\nPartendo dalla derivazione, Paolo si impegna in un gioco a incastri durante il quale gruppi di parole si trasforma, si permutano creando sequenze trascinanti dal punto di vista ritmico e inebrianti per la continua invenzione di concetti.<\/p>\n<blockquote><p>E&#8217; il moltiplicatore del possibile<br \/>\n\u00e8 il possibilismo della nuova umanit\u00e0<br \/>\nla dinamo della possibilit\u00e0 dell\u2019esecutivit\u00e0 rivoluzionaria<br \/>\nLa potenza dell\u2019evocazione del figurativo nella rivoluzione<br \/>\nE&#8217; il moltiplicatore del possibile<br \/>\nil generare del possibilismo della nuova umanit\u00e0<br \/>\nla dinamo della possibilit\u00e0 dell\u2019esecutivit\u00e0 rivoluzionaria<br \/>\nil volano dell\u2019energia<br \/>\nl\u2019apertura del ciclo della rivoluzione<br \/>\nla formazione del ciclo accumulazione di energia-esecutivo-crisi-rivoluzione<br \/>\nE&#8217; la produzione della produttivit\u00e0<br \/>\nil produttivismo moltiplicato<br \/>\nE&#8217; il dispositivo fondamentale dell\u2019evolversi<br \/>\nil minimo comune denominatore dell\u2019operazione<br \/>\nl\u2019ipotesi dell\u2019osmosi tra governo e rivoluzione<br \/>\nle fondamenta dell\u2019aprire<br \/>\nil basamento del rifondare della societ\u00e0<br \/>\nil centro della nuova traiettoria rivoluzionaria<br \/>\nil comitato di base del vertice rivoluzionario<br \/>\nl\u2019ipotizzare della tesi della rivoluzione<\/p><\/blockquote>\n<p>In questo brano interagiscono cinque gruppi di parole, corrispondenti a cinque campi semantici.<br \/>\n1. Campo semantico della possibilit\u00e0: \u00abpossibile\u00bb \u00abpossibilit\u00e0\u00bb, \u00abpossibilismo\u00bb.<br \/>\n2. Campo semantico della rotazione\/energia: \u00abdinamo\u00bb, \u00abvolano\u00bb<br \/>\n3. Campo semantico della produzione: \u00abproduttivit\u00e0\u00bb, \u00abproduzione\u00bb, \u00abproduttivismo\u00bb.<br \/>\n4. Campo semantico della dialettica: \u00abipotesi\u00bb, \u00abipotizzare\u00bb, \u00abtesi\u00bb.<br \/>\n5. Campo semantico della costruzione: \u00abbasamento\u00bb, \u00abvertice\u00bb, \u00abrifondare\u00bb.<br \/>\nCongiungendo e facendo ruotare le parole appartenenti ai cinque campi, Paolo crea delle sorte di \u00abrime concettuali\u00bb, motivi che ritornano all&#8217;orecchio, ogni volta simili ma diversi. In questo modo fa volare l&#8217;immaginazione, chi ascolta viene interessato, trascinato nel testo.<br \/>\nCosa intende Paolo per \u00abproduzione della produttivit\u00e0\u00bb? E per \u00abproduttivismo moltiplicato\u00bb?<br \/>\nL&#8217;ipotesi \u00e8: si produce sempre realt\u00e0. Il latino \u00abpro-duco\u00bb significa \u00abportare innanzi\u00bb, \u00abportare davanti\u00bb. Quelle che Paolo ci porta davanti \u00e8 una realt\u00e0 ricca di senso e di sensi. Lo dice all&#8217;inizio: \u00ab\u00e8 il moltiplicatore del possibile\u00bb.<br \/>\nGi\u00e0, ma <em>cosa<\/em> \u00e8 il moltiplicatore del possibile? In tutto il brano riportato, il soggetto rimane sottinteso: \u00ab\u00e8\u00bb &#8211; voce del verbo essere, terza persona singolare &#8211; inizia la sequenza e sul suo ritorno si costruisce l&#8217;ennesima anafora di Paolo, mancando di prodursi un soggetto.<br \/>\nQualcosa di simile si trova in una vecchia canzone di <strong>Gianfranco Manfredi<\/strong>, <em>Ma chi ha detto che non c\u2019\u00e8<\/em>. In luogo di \u00ab\u00e8\u00bb, qui c&#8217;\u00e8 \u00absta\u00bb:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"375\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/BqdrBb5VneI?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"375\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/BqdrBb5VneI?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n<blockquote><p>Sta nel sogno realizzato<br \/>\nsta nel mitra lucidato<br \/>\nnella gioia nella rabbia<br \/>\nnel distruggere la gabbia<br \/>\nnella morte della scuola<br \/>\nnel rifiuto del lavoro<br \/>\nnella fabbrica deserta<br \/>\nnella casa senza porta<\/p><\/blockquote>\n<p>Tutta la sequenza dipende da quello \u00absta\u00bb iniziale, ma <em>cosa<\/em> \u00absta\u00bb? L&#8217;ipotesi \u00e8: ci\u00f2 che per Manfredi \u00absta\u00bb, \u00e8 la stessa cosa che per Paolo \u00ab\u00e8\u00bb. La rivoluzione. Il comunismo. La sovversione. La liberazione. La congiunzione con le galassie sociali. Di cos&#8217;altro parla e scrive e vive Paolo nella sua esistenza che \u00e8 \u00abipotesi di rivoluzione ipotizzabile\u00bb?<\/p>\n<p><strong>L&#8217;incontro<\/strong><\/p>\n<p>Un vecchio album di <strong>Sergio Endrigo<\/strong> e <strong>Vinicius de Moraes<\/strong> si intitolava <em>La vita, amico, \u00e8 l\u2019arte dell\u2019incontro<\/em>. Qual \u00e8 la situazione che tutti noi associamo (coniughiamo) a Paolo? \u00c8 l\u2019incontro. L&#8217;incontrarlo, l&#8217;averlo incontrato per la via. Paolo che ti chiama dall&#8217;altra parte della strada, che ti chiama per incontrarti. Nella poesia \u00abLa verit\u00e0\u00bb Paolo scrive due versi \u00abcon verbalizzazione implicita\u00bb, due versi folgoranti:<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019accoglienza come inevitabile<br \/>\nla gentilezza come centrale<\/p><\/blockquote>\n<p>Qui c&#8217;\u00e8 veramente tutto Paolo, il cosmo di Paolo. In un&#8217;altra poesia, \u00abL\u2019inizio\u00bb, Paolo descrive la propria uscita di casa, e lo fa cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote><p>I movimenti del soggetto<br \/>\nsi fanno da lenti a modulati verso<br \/>\nvelocit\u00e0 pi\u00f9 elevata<br \/>\nil susseguirsi della dinamica<br \/>\ncadenza le operazioni<br \/>\ndi passaggio<br \/>\ndalla casa all\u2019esterno<br \/>\ncontrollo unito a velocit\u00e0<br \/>\nstoria delle ultime ore<br \/>\nconiugata al progetto della giornata<br \/>\nil profumo dei vani<br \/>\nl\u2019aroma di caff\u00e8 e tabacco<br \/>\nla musica, il televisore<br \/>\ncostituiscono l\u2019atmosfera che si lascia<br \/>\nintroducendosi nella metropolitaneit\u00e0<br \/>\nL\u2019uscita di casa<br \/>\nospita l\u2019entrata nella via.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00abL\u2019uscita di casa \/ ospita l\u2019entrata nella via\u00bb. La via \u00e8 casa del soggetto, anche pi\u00f9 della casa stessa. L\u2019uscita di casa ci ospita, noi veniamo accolti non quando entriamo in casa ma quando ne usciamo, perch\u00e9 \u00e8 fuori di casa che si vive davvero, la vera casa \u00e8 Corso Vannucci, sono le strade, le piazze. Uscire di casa \u00e8 un&#8217;azione che compiamo una o pi\u00f9 volte al giorno e ci sembra un&#8217;azione semplice, ma \u00e8 una semplicit\u00e0 apparente, perch\u00e9 ogni volta manchiamo di sapere cosa troveremo fuori. Abbiamo aspettative, ma possono essere tradite in qualunque momento, pu\u00f2 succederci qualunque cosa, \u00e8 possibile qualunque incontro. Noi andiamo incontro all\u2019incontro. Ogni uscita di casa \u00e8 potenziale avventura. Quasi tutte le poesie di Paolo descrivono scene di vita di piazza, di caff\u00e8, ma grazie al suo linguaggio si trasfigurano e ci interessano, toccano qualcosa di universale (nel senso di cosmico).<\/p>\n<p><strong>La veggenza come progetto<\/strong><\/p>\n<p>Una delle cose che pi\u00f9 ricordiamo di Paolo, anche grazie all&#8217;anafora, \u00e8 il suo uso del futuro: \u00absi vincer\u00e0\u00bb Il poeta \u00e8 un veggente, il poeta vede nel futuro. Il primo a recuperare quest&#8217;immagine nella modernit\u00e0 fu <strong>Arthur Rimbaud<\/strong>, che ad appena sedici anni, nel 1871 (l&#8217;anno della Comune di Parigi) scrisse un testo seminale, che a distanza di qualche decennio avrebbe ispirato tutte le avanguardie novecentesche. Il testo \u00e8 convenzionalmente noto come \u00abLa lettera del veggente\u00bb. Eccone un estratto:<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-10177\" title=\"Arthur Rimbaud\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/rimbaud-arthur.jpg\" alt=\"Arthur Rimbaud\" width=\"192\" height=\"200\" \/>Io dico che bisogna essere <em>veggente<\/em>, farsi <em>veggente<\/em>. Il poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato <em>sregolamento<\/em> di <em>tutti i sensi<\/em>. Tutte le forme d&#8217;amore, di sofferenza, di pazzia; egli cerca se stesso, esaurisce in se tutti i veleni per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto &#8211; e il sommo Sapiente! &#8211; Egli giunge infatti all&#8217; <em>ignoto<\/em> ! Poich\u00e9 ha coltivato la sua anima, gi\u00e0 ricca, pi\u00f9 di chiunque altro! Egli giunge all&#8217;ignoto e anche se, smarrito, finisse col perdere l\u2019intelligenza delle proprie visioni, almeno ne avr\u00e0 viste! [&#8230;]<br \/>\nDunque il poeta \u00e8 veramente un ladro di fuoco.<br \/>\nHa l&#8217;incarico dell&#8217;umanit\u00e0, <em>degli animali<\/em> addirittura; dovr\u00e0 far sentire, palpare, ascoltare le sue invenzioni; se ci\u00f2 che riporta di laggi\u00f9 ha forma, egli dar\u00e0 forma; se \u00e8 informe, dar\u00e0 l&#8217;informe.<br \/>\nTrovare una lingua;<br \/>\n&#8211; Del resto, dato che ogni parola \u00e8 idea, verr\u00e0 il tempo di un linguaggio universale! [&#8230;] Questa lingua sar\u00e0 dell&#8217;anima per l&#8217;anima, riassumer\u00e0 tutto: profumi, suoni, colori; pensiero che aggancia il pensiero e che tira. Il poeta definirebbe la quantit\u00e0 di ignoto che si desta nell&#8217;anima universale del suo tempo: egli darebbe di pi\u00f9 &#8211; della formula del suo pensiero, della notazione <em>della sua marcia verso il Progresso<\/em>! Enormit\u00e0 che si fa norma, assorbita da tutti, egli sarebbe veramente un <em>moltiplicatore di progresso<\/em>! Quest&#8217;avvenire sar\u00e0 materialista, lo vede. Sempre piene di <em>numero<\/em> e di <em>armonia<\/em>, queste poesie saranno fatte per restare.<\/p><\/blockquote>\n<p>I poeti francesi che a partire dal contenuto di questa lettera agiteranno la pi\u00f9 importante avanguardia letteraria del Novecento, ovvero il surrealismo, avranno episodi di veggenza. Uno su tutti, <strong>Andr\u00e9 Breton<\/strong>, in un libro del 1925 intitolato <em>L&#8217;Amour fou<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>certe persone si dicono convinte che la guerra abbia loro insegnato qualcosa. Ne sanno in ogni caso meno di me che so cosa mi riserva l\u2019anno 1939.<\/p><\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-10183\" style=\"margin-left: 2px; margin-right: 2px;\" title=\"Viktor Velemir Chlebnikov\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Chlebnikov.jpeg\" alt=\"Viktor Velemir Chlebnikov\" width=\"189\" height=\"204\" \/>Nel \u201925 Breton preconizza gli sconvolgimenti del \u201939, l\u2019anno in cui inizier\u00e0 la seconda guerra mondiale. Il linguaggio poetico racchiude tutti i possibili. Azzardando, si pu\u00f2 ottenere un&#8217;anticipazione. E&#8217; come se il poeta uncinasse il tempo e tirasse, e quell&#8217;uncino \u00e8 il linguaggio. Un altro poeta delle avanguardie storiche, il cubofuturista russo <strong>Viktor V. Chlebnikov<\/strong>, in un testo del 1912 intitolato \u00abMaestro e allievo\u00bb scrive: \u00abnon dovremmo aspettarci la caduta di uno stato nel 1917?\u00bb, cio\u00e8 l\u2019anno della Rivoluzione d\u2019ottobre. Nel 1914 ripete quell&#8217;azzardo in una raccolta di scritti futuristi intitolata <em>Schiaffo al gusto del pubblico<\/em>: suo il testo conclusivo, intitolato \u00abUno sguardo all&#8217;anno 1917\u00bb, dove si elencano eventi a venire, tra cui la caduta di diverse grandi potenze, Russia compresa. Il testo \u00e8 firmato: \u00abQualcuno 1917\u00bb. Il poeta \u00e8 un veggente.<br \/>\nEcco che quel \u00abcome previsto\u00bb ripetuto da Paolo comincia a risuonare in testa in modo diverso. Ecco che quel \u00absi vincer\u00e0\u00bb diventa elettrico.<br \/>\nNella declamazione su Cuba citata poc&#8217;anzi, inclusa nell&#8217;album <em>Cosmo Rosso<\/em><span style=\"font-style: normal;\">, Paolo dice:<\/span><\/p>\n<blockquote><p>Una volta Fidel disse: \u00abNoi diremo il giorno, il mese e l\u2019anno in cui prenderemo il potere a Cuba\u00bb, e poi lo ha realizzato. Questo significa che la rivoluzione cubana fa parte di un progetto, ha fatto parte e far\u00e0 parte di un progetto.<\/p><\/blockquote>\n<p>Che questo aneddoto sia vero oppure apocrifo, \u00e8 in ogni caso perfetto, perch\u00e9 illumina la coniugazione di veggenza e progetto. La veggenza evita di essere un tirare a indovinare: deriva da uno \u00absregolamento\u00bb del linguaggio \u00ablungo e ragionato\u00bb, durante il quale il poeta diventa \u00abil grande infermo\u00bb, si spinge in un \u00ablaggi\u00f9\u00bb e ne torna con l&#8217;incarico di cercare la lingua universale. La lingua del fronte popolare cosmico. La lingua che uncini la realt\u00e0 e il futuro e li tiri verso di noi. Dunque la veggenza \u00e8 un progetto, un progetto tenacemente perseguito. E&#8217; un predisporsi per rimanere aperti a ogni possibile, compreso quello di prevedere nel 1925 l\u2019anno esatto in cui scoppier\u00e0 la seconda guerra mondiale, o prevedere nel 1912 l\u2019anno esatto in cui cadr\u00e0 il regime degli Zar.<\/p>\n<p><strong>\u00abLaggi\u00f9\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra celeberrima immagine di Arthur Rimbaud d\u00e0 il titolo a una sua prosa poetica: \u00abUna stagione all\u2019inferno\u00bb.<br \/>\nTutti gli articoli e le testimonianze su Paolo da giovane, Paolo leader del movimento studentesco di Perugia, Paolo militante di Democrazia Proletaria, contengono riferimenti molto discreti, mai invasivi, all&#8217;ipotesi di una stagione all\u2019inferno. Ad un certo punto, nella vicenda di Paolo, c\u2019\u00e8 materia che si addensa sull\u2019orlo di un buco e in quel buco noi manchiamo di sapere cosa ci sia. Paolo torna da un \u00ablaggi\u00f9\u00bb, e torna veggente. Tutti fanno riferimento ai due anni trascorsi a Berlino ovest, dicono che quegli anni lo hanno cambiato, che \u00e8 tornato dalla Germania diverso, smarrito. Da quella misteriosa discesa agli inferi, della quale manchiamo di sapere, Paolo riemerge da \u00abgrande infermo\u00bb, sentendosi di avere in carico l&#8217;intera umanit\u00e0. Perci\u00f2 si impegna a ricostruirsi come persona, a trovare la lingua adatta e a dare corpo all&#8217;ipotesi Paolo Vinti: quella di un filosofo di strada e poeta veggente. Veggenza che \u00e8 parte, \u00e8 stata e far\u00e0 parte di un progetto. Tesi, ipotesi, sintesi. Traiettoria, consistenza, realizzazione. Pensiero, idea, programma. Teoria, ideologia, rivoluzione. Cosmo rosso. Cosmo, libert\u00e0 ed uguaglianza.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Tra Bologna e Perugia, novembre 2011 &#8211; novembre 2012.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Vinti-Prince_Cosmo_Rosso_9_La_Ipotesi_e_sempre_la_rivoluzione.mp3\"><strong>Vinti &amp; Prinz &#8211; L&#8217;ipotesi \u00e8 sempre la rivoluzione (dall&#8217;album <em>Cosmo rosso<\/em>, 2007, 3:17)<br \/>\n<\/strong><\/a><strong>Vinti &amp; Prinz &#8211; L&#8217;ipotesi \u00e8 sempre la rivoluzione (dall&#8217;album <em>Cosmo rosso<\/em>, 2007, 3:17)<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Vinti_Prinz_La_meraviglia_cubana.mp3\"><strong>Vinti &amp; Prinz &#8211; La meraviglia cubana (dall&#8217;album <em>Cosmo rosso<\/em>, 2007, 5:41)<\/strong><\/a><br \/>\n<strong>Vinti &amp; Prinz &#8211; La meraviglia cubana (dall&#8217;album <em>Cosmo rosso<\/em>, 2007, 5:41)<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Vinti-Prince_Cosmo_Rosso_8_Lo_spazio.mp3\"><strong>Vinti &amp; Prinz &#8211; Lo spazio (dall&#8217;album <em>Cosmo rosso<\/em>, 2007, 2:21)<br \/>\n<\/strong><\/a><strong>Vinti &amp; Prinz &#8211; Lo spazio (dall&#8217;album <em>Cosmo rosso<\/em>, 2007, 2:21)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"375\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/sjhbShfF4RE?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"375\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/sjhbShfF4RE?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#8211; [Un giorno di amore e politica, Un giorno di sentimento e socialit\u00e0, Un giorno di emozione ed ideologia. 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