{"id":10080,"date":"2012-11-06T13:47:45","date_gmt":"2012-11-06T12:47:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=10080"},"modified":"2012-11-06T15:01:42","modified_gmt":"2012-11-06T14:01:42","slug":"letteraria-6-al-compagno-stefano-tassinari-sei-mesi-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/11\/letteraria-6-al-compagno-stefano-tassinari-sei-mesi-dopo\/","title":{"rendered":"Letteraria #6. A Stefano Tassinari, sei mesi dopo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10085\" title=\"Letteraria 6 - in copertina, Stefano Tassinari\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/letteraria6cover.jpg\" alt=\"Letteraria 6 - in copertina, Stefano Tassinari\" width=\"500\" height=\"700\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da oggi \u00e8 in libreria il n. 6 di (<em><a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.globalist.it\/rivista\/nuova-rivista-letteraria-4\">Nuova rivista) Letteraria<\/a><\/em>, interamente dedicato al compagno <strong>Stefano Tassinari<\/strong> (1955 &#8211; 2012), che ne \u00e8 stato fondatore e direttore fino agli ultimi minuti di vita. Il collettivo redazionale non ha voluto comporre un semplice &#8220;tributo&#8221; a Stefano, ma condurre una prima esplorazione a tutto campo della sua figura di scrittore, poeta, drammaturgo, giornalista, documentarista, animatore culturale e militante politico per una societ\u00e0 senza classi. Il numero \u00e8 arricchito da foto di Stefano scattate da tanti fotografi professionisti e non, da Mario Dondero a Raffaella Cavalieri, da Luca Gavagna a Roberto Serra. Qui di seguito, l&#8217;indice e un pezzo in anteprima. <em>Letteraria<\/em> va avanti, nello spirito di Stefano e con l&#8217;amore degli insorti.<!--more--><br \/>\n<strong>PER ABBONAMENTI<\/strong>: 2 numeri 15 euro, da versare sul Ccp 65382368 intestato a Edizioni Alegre soc. coop. giornalistica, Circonvallazione casilina 72\/74, 00176 Roma. Causale &#8220;Abbonamento Letteraria&#8221;. Oppure paga subito tramite PayPal:<\/p>\n<div align=\"center\">\n<form action=\"https:\/\/www.paypal.com\/cgi-bin\/webscr\" method=\"post\">\n<input type=\"hidden\" name=\"cmd\" value=\"_s-xclick\" \/><br \/>\n<input type=\"hidden\" name=\"hosted_button_id\" value=\"2CATJK574S68A\" \/><br \/>\n<input type=\"image\" src=\"https:\/\/www.paypal.com\/it_IT\/IT\/i\/btn\/btn_buynowCC_LG.gif\" border=\"0\" name=\"submit\" alt=\"PayPal - Il sistema di pagamento online pi\u00f9 facile e sicuro!\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" border=\"0\" src=\"https:\/\/www.paypal.com\/it_IT\/i\/scr\/pixel.gif\" width=\"1\" height=\"1\" \/><br \/>\n<\/form>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>INDICE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Esercizi di ricezione (Alberto Bertoni)<\/strong><br \/>\n\u00abE&#8217; sufficiente, da questo punto di vista, rileggere le opere dei compagni d&#8217;ambiente bolognese di Tassinari (non mi viene da scrivere &#8220;Scuola&#8221; solo per quel senso di pudore e di understatement che ho sempre condiviso con Stefano), per rilevarne la variet\u00e0 linguistica e inventiva, la molteplicit\u00e0 sperimentale, la volont\u00e0 per cos\u00ec dire spontanea di mettere la letteratura in dialogo con altri media e altre tecniche artistiche (dal cinema alla TV, dalla performance teatrale alla musica contemporanea, dalla fotografia alla canzone), la capacit\u00e0 di intrecciare nelle proprie opere forme raffinate e destinazioni popolari&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>L&#8217;impudicizia dello scrivere (Marcello Fois)<\/strong><br \/>\n\u00abDopo la malattia, che lui sapeva descrivere con terribile pignoleria, la sua scrittura \u00e8 cambiata. E&#8217; diventata paradossalmente meno urgente, di gran lunga pi\u00f9 piana. Una scrittura distesa e lineare, senza contrazioni, come se stesse sperimentando uno spazio infinito.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Una vita&#8230; (Wu Ming 1)<\/strong><br \/>\n\u00abNoi stiamo cercando di mappare questo <em>concatenamento esteso un&#8217;intera vita<\/em>, senza la pretesa di afferrare il vortice, ma ponendo attenzione agli oggetti che il vortice aveva raccolto e fatto ruotare insieme. Questo numero speciale di <em>Letteraria<\/em> \u00e8 un primissimo sguardo d&#8217;insieme, al quale seguir\u00e0 un lungo (e prevedibilmente accidentato) lavoro di composizione di un archivio.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Que linda es Cuba (Carlo Lucarelli)<\/strong><br \/>\n\u00abEra il 2000, il peggio dell&#8217;era berlusconiana, con la sua cultura, i suoi atteggiamenti e la sua sensibilit\u00e0 al contrario, doveva venire, ma ne avevamo avuto un assaggio. Resistere, rifondare, ricostruire: da allora dodici anni di vita intellettuale di Stefano sono stati soprattutto questo.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Nicaragua, violentemente dolce (Pino Cacucci)<\/strong><br \/>\n\u00abNon era la prima volta che Stefano sfiorava la morte per il suo impegno politico. Non amava raccontarlo, non se n&#8217;\u00e8 mai fatto un vanto, ma io so, per esempio, che in un&#8217;altra notte, tempo addietro, quando negli anni Settanta stava a Roma, si asserragli\u00f2 nella sede di una radio libera mentre, fuori, i fascisti tentavano di sfondare la porta. Stefano e i pochi redattori ammassavano mobili, impugnando quel che si poteva impugnare, pronti a qualsiasi <em>evenienza<\/em>. Non era soltanto un &#8220;uomo di lettere&#8221;, Stefano. Credo sia giusto ricordarlo.\u00bb<\/p>\n<p><strong>La voce, la memoria del corpo (Marco Baliani, Wu Ming 1)<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;Pensare anche la scrittura come un atto performativo, un&#8217;azione in diretta che modifica la comunicazione e interagisce coi corpi degli ascoltatori. Credo che da qui derivi il suo interesse, che poi si traduceva sempre in percorsi progettuali concreti, fattivi, coinvolgenti, per una sinergia di linguaggi, per la musica in primo luogo, per la voce, per il montaggio di letture, composizioni, improvvisazioni, per quell&#8217;arte dell&#8217;intrattenimento intelligente, colto&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>La volont\u00e0 e la calma di chi vuole sovvertire il mondo (Angelo Ferracuti)<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;La consapevolezza di essere un autore, con tutto ci\u00f2 che questo comporta, e cio\u00e8 rischio, esposizione, coraggio, senso di responsabilit\u00e0, visione; e poi pensarsi bene comune, risorsa umana, sociale e, in definitiva, custode e testimone del tempo e della memoria, cio\u00e8 uno scrittore comunitario.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Il mago della parola (Andrea Satta &#8211; T\u00eates de bois)<\/strong><br \/>\n\u00abAntifascista, Bassani, Colto, Didattico, Estetico, Fumatore, Giusto, Hendrix, Idealista, Lettore, Movimento, Naturale, Opposizione, Partito, Resistente, Stones, Tas, Urgente, Z&#8230; (?)\u00bb<\/p>\n<p><strong>Lettera a Stefano (Roberto Manuzzi)<\/strong><br \/>\n\u00abFino a un momento prima di salire insieme sul palcoscenico eri stesi su un divano in preda a dolori atroci, salvo poi calcare quel palcoscenico e affrontare la serata di letture su Dino Buzzati senza mostrare alcun segno di disagio, imponendo con chiarezza le tue parole e sfoggiando tutto il tuo talento innato di uomo di spettacolo.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Fottiti America (Massimiliano Gregorio &#8211; Casa del vento)<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;Il clich\u00e9 del militante l&#8217;ho sempre trovato poco interessante. Poi \u00e8 arrivato Stefano a scombinarmi le categorie. Che fosse un militante non v&#8217;erano dubbi, ma omologato al clich\u00e9 non lo era davvero.\u00bb<\/p>\n<p><strong>La cultura come elemento fondante dell&#8217;iniziativa politica (Agostino Giordano)<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;Con la solita nettezza sosteneva quanto fosse dirimente provenire dal mondo della cultura per essere in grado di occuparsi adeguatamente di tale tematica in politica: solo in questo modo infatti, sottolineava Stefano, si pu\u00f2 evitare che a intervenire in ambito culturale siano politici cosiddetti &#8220;di professione&#8221;, che spesso ne ignorano peculiarit\u00e0 e problematiche&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Hai presente Cristoph Hein? (Milena Magnani)<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec certe volte mi sembrava di essere stata con Stefano a Berlino e altre volte di essere arrivata fino alla Praga di Bohumil Hrabal, dove questo autore ricorreva ai versi di Viola Fischerov\u00e0 per titolare un suo romanzo e non deponeva pi\u00f9 i fiori in Piazza San Venceslao.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Un aneddoto, un ricordo e un&#8217;intervista (Giuseppe Ciarallo)<\/strong><br \/>\n\u00abOra, io non credo che la destra possa strumentalizzare pi\u00f9 di tanto storie come quella di Pietro Tresso, proprio perch\u00e9 \u00e8 fin troppo evidente che riesumarla come ho tentato di fare io non serve a demolire l&#8217;idea del comunismo, ma casomai a rilanciarla in un&#8217;ottica diversa, dando spazio alla sua anima migliore, repressa dalla stupidit\u00e0 e dalla rigidit\u00e0 mentale del modello staliniano.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Intervento a un comizio della Fiom (Stefano Tassinari)<\/strong><br \/>\n\u00abDa anni ci ripetiamo che senza cultura &#8211; cos\u00ec come senza diritti e senza autodeterminazione dei lavoratori, degli studenti, delle donne &#8211; un Paese non ha futuro, ed \u00e8 anche per evitare tutto ci\u00f2 che vorremmo stringere un&#8217;alleanza solidale tra due mondi che, troppe volte, in tanto hanno cercato di separare o, addirittura, di far confliggere.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Anni Settanta, una matassa di storie ingarbugliate (Bruno Arpaia)<\/strong><br \/>\n\u00abE Stefano, diciamolo, era molto meno responsabile di me o di altri; anzi: si accollava una colpa che non aveva. Perch\u00e9, in tutti i lunghi anni del silenzio e del reducismo, lui non aveva mai mollato. Non era mai stato zitto o inerte. Aveva sempre continuato, sia in maniera strettamente politica, sia con l&#8217;attivit\u00e0 culturale, a tenere vive le buone ragioni di allora e a battersi contro le cattive (perch\u00e9 ce n&#8217;erano, e tante, anche di pessime&#8230;)\u00bb<\/p>\n<p><strong>Il dizionario perduto. La responsabilit\u00e0 della parola &#8220;comunismo&#8221; (Alberto Sebastiani)<\/strong><br \/>\n\u00abAver indebolito dall&#8217;interno le parole, non averle sapute difendere, aver taciuto, ha lasciato spazio al caos. E all&#8217;ignoranza, quindi all&#8217;impossibilit\u00e0 di dialogo, di riflessione.\u00bb<\/p>\n<p><strong>La freccia del racconto (Maria Rosa Cutrufelli)<\/strong><br \/>\n\u00abC&#8217;\u00e8 molto teatro, in questi racconti. E molto ritmo. Molta invenzione poetica. Si sente l&#8217;abitudine dell&#8217;autore al palcoscenico, a quello stile orientato verso l&#8217;<em>altro<\/em>, verso un pubblico presente, che palpita e partecipa.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Stefano for president (Filippo Vendemmiati)<\/strong><br \/>\n\u00abL&#8217;Inter era la cultura mitteleuropea, la Spal era il calore latino-americano catapultato nella fredda e indifferente Ferrara.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Cucina\u00a0<em>letteraria<\/em>\u00a0(Giampiero Rigosi)<\/strong><br \/>\n\u00abSo che a raccontare queste cose rischio di sembrare ridicolo, perch\u00e9 in fondo stiamo solo parlando di cibo, eppure io so bene che dietro alla scrupolosit\u00e0 di Stefano nei panni dello chef in cucina, e di animatore del dibattito dopo la cena, c&#8217;era la consapevolezza che il nutrimento, per il corpo come per la mente, \u00e8 fondamentale, e la sua importanza non va sottovalutata.\u00bb<\/p>\n<p><strong>La manipolazione della memoria (Intervista di Franco Foschi)<\/strong><br \/>\n\u00abSi pu\u00f2 discutere di tutto, anche di questo, ognuno la pensa come vuole, ma allora sarebbe da considerare terrorismo anche la Resistenza in Italia, che invece \u00e8 stata Resistenza e basta, 43.000 partigiani sono stati uccisi per liberare il nostro paese dal nazifascismo, e hanno fatto lotta armata. I tedeschi per\u00f2 li chiamavano terroristi, banditi&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Ricordo (dolce?) di un&#8217;assenza (Silvia Albertazzi)<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;Proprio in questo inatteso intreccio di una dizione lirica con un materiale di bruciante attualit\u00e0 risiede, a mio avviso, la sua maggiore originalit\u00e0, il suo marchio di fabbrica&#8230; Mi piace ricordarlo come un poeta della politica, la cui non comune onest\u00e0 intellettuale si esprime in un linguaggio decisamente lirico, contenuto tuttavia entro gli schemi del genere narrativo.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Quattro testimonianze sulla militanza politica di Stefano (Ugo Boghetta, Alfredo Pasquali, Gianni Paoletti, Nazareno Pisauri)<\/strong><br \/>\n\u00abQuando Stefano, trasferitosi da Ferrara a Bologna, si iscrisse al PRC bolognese, propose subito la creazione di una commissione cultura, cosa che dopo un lungo tergiversare gli fu negata con motivazioni burocratiche che non ricordo. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 da sospettare che il vero motivo del diniego sia stato il timore di favorire una componente di Rifondazione sulle altre. A questa stessa logica fu sacrificato il foglio bolognese di Democrazia Proletaria, &#8220;Il Carlone&#8221;, che chiuse i battenti.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Mettere le gambe ai libri (Paolo Vachino)<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8230;Stefano si caricava in macchina i libri, riposti nel suo inseparabile trolley, insieme all&#8217;autore che sarebbe stato presentato da lui nel corso della serata, e partiva da Bologna &#8211; la citt\u00e0 eletta a dimora -, sfidando spesso le inclemenze degli inverni di pianura, per raggiungere il luogo della presentazione.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Stefano i primi anni (foto)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><div id=\"attachment_10097\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-10097\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Stefano_1979.jpg\" alt=\"Stefano, 1979. Foto di Sandra Pareschi.\" title=\"Stefano, 1979. Foto di Sandra Pareschi.\" width=\"500\" height=\"678\" class=\"size-full wp-image-10097\" \/><p id=\"caption-attachment-10097\" class=\"wp-caption-text\">Stefano (1979?)<\/p><\/div><\/p>\n<p><strong>LA VOCE, LA MEMORIA DEL CORPO<\/strong><br \/>\n<strong>Conversazione tra Marco Baliani e Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p><strong>WM1.<\/strong> Partirei da qui: tutto quel che Stefano scriveva era finalizzato alla lettura ad alta voce, e pi\u00f9 precisamente a una lettura <em>scenica<\/em>, con l&#8217;aggettivo inteso in senso lato, che si trattasse di un evento strutturato (uno spettacolo multimediale, un reading musicato) o pi\u00f9 estemporaneo, ad esempio una lettura in piazza al termine di un corteo. La parola di Stefano, anche quando la leggi in solitudine e in silenzio, non \u00e8 mai soltanto parola scritta, c&#8217;\u00e8 una spinta all&#8217;oralit\u00e0 trasmessa dal fraseggio e dal ritmo, dalla &#8220;tornitura&#8221; delle parole, dalla ricerca delle assonanze. Naturalmente, i suoi testi &#8211; che siano romanzi, articoli o poesie &#8211; sono qualitativamente alti e compiuti gi\u00e0 nella lettura silenziosa e solitaria; leggendoli sulla pagina non si percepisce una <em>mancanza:<\/em> si coglie un <em>possibile, <\/em>anzi, una <em>promessa <\/em>di voce, di ritmo, di suono che viaggi nell&#8217;aria e faccia vibrare i timpani, ovvero incontri un corpo<em>. <\/em>Ecco, c&#8217;\u00e8 sempre un invito all&#8217;<em>ascolto <\/em>e all&#8217;<em>incontro.<\/em><\/p>\n<p><strong>MB.<\/strong> Senza dubbio. La scrittura, per Stefano, sia quella propria che di altri scrittori, \u00e8 sempre qualcosa da mettere in azione attraverso la voce, la presenza del qui ed ora di qualcuno che quelle parole le estrae dalla pagina per renderle suono. Nel farlo Stefano \u00e8 consapevole di togliere alla pagina il suo statuto di immobilit\u00e0 temporale rendendo le parole di colpo effimere, vocali, perdute nell\u2019attimo stesso in cui vengono dette.<br \/>\nSe lo si guarda nei video di alcuni reading da lui stesso agiti, si vede come l\u2019atto della lettura non ha nulla di professorale o di didattico, ma come l\u2019intero corpo del leggente, le mani, il volto, gli occhi cercano un invisibile da rendere manifesto. Come se la scrittura, da sola, non fosse sufficiente a interpretare il mondo. E questo nonostante Stefano credesse moltissimo nell\u2019atto dello scrivere, nella stesura lunga nel tempo, nel lavoro di cesello sulle parole, e credesse anche alla necessaria \u201caura\u201d che avvolge ogni scrittore, e forse, di pi\u00f9, dovrei dire, ogni scrivente, ch\u00e8 Stefano era consapevole di una specie di sacralit\u00e0 dello scrivere, di chiunque, anche non letterato, lasciasse le sue visioni su una pagina. Un atto sacro proprio perch\u00e9 umile, alla portata di tutti, uno scrivere sempre socialmente utile, necessario. Ma poi tutto il tempo che \u00e8 racchiuso e sigillato nella pagina, lui lo voleva tirar fuori, voleva far uscire i cavalli dai recinti, a costo di farli sbandare. Tutto il lavorio solitario e concentrazionario dello scrivente doveva acquistare un peso\u00a0 diverso, fatto di leggerezza, doveva aprirsi alla moltitudine, qui e ora, come se per lui il lettore si trasmutasse in ascoltatore.<br \/>\nStefano era un \u201cleggente\u201d, le parole della scrittura non bastava dirle con la voce: dovevano diventare visioni, e pretendeva che anche i suoi lettori imparassero, quasi pedagogicamente, a divenire anch\u2019essi dei buoni \u201cleggenti\u201d. In questo modo intuiva che alcune frasi, alcuni passaggi, alcune sequenze di immagini, sarebbero potute divenire\u201dmemorabili\u201d in una forma di acquisizione empatica e immediata che nessuna lettura solitaria potrebbe rendere.<\/p>\n<p><strong>WM1.<\/strong> Trovo molto giusto il riferimento all&#8217;<em>intero corpo del leggente<\/em>. Mi ha sempre colpito e coinvolto, nel vedere Stefano leggere un testo, il suo peculiare uso delle mani. Era una specie di&#8230; conduzione d&#8217;orchestra, solo che l&#8217;orchestra era un singolo. Una conduzione discreta, mai enfatica, non certo alla Von Karajan! In rete si trovano molti video in cui si pu\u00f2 vedere Stefano \u00abcondursi\u00bb: se in quel momento sta reggendo un libro o un foglio, usa solo la mano libera (solitamente la destra) e mima ogni parola una frazione di secondo prima di esclamarla. Non \u00e8 un mero \u00abriempitivo corporeo\u00bb, un dover-pure-far-qualcosa con la mano: \u00e8 parte integrante della lettura, \u00e8 un modo di incarnare la parola. C&#8217;\u00e8 un video di fine 2011, girato durante una presentazione a Torino, in cui Stefano legge il racconto <em>A passo d&#8217;ombra.<\/em> E&#8217; gi\u00e0 molto provato dalla malattia, lo sforzo \u00e8 evidente, ma la lettura \u00e8 impeccabile e la mano danza anticipando le parole, \u00abcoadiuvando\u00bb le immagini che si formano nella testa di chi ascolta. Se ascoltiamo guardando la mano, quando le parole escono di bocca sappiamo gi\u00e0 se quella frase \u00e8 parte di un movimento verso l&#8217;alto o verso il basso, di apertura o di chiusura, di avvicinamento o allontanamento, e se esprime un concetto isolato o prosegue un complesso concatenamento di immagini: \u00abDa qui, <em>[mano tenuta aperta, di taglio, orizzontale]<\/em> sospeso a mezza via <em>[indice verso l&#8217;alto, le altre dita rilassate]<\/em> tra il cielo del mio salto <em>[indice verso il basso]<\/em> e l&#8217;acqua che mi ha accolto, ti vedo mentre invecchi senza pace <em>[dita aperte, vago movimento circolare verso l&#8217;esterno]<\/em> e tutt&#8217;intorno, gli sguardi frettolosi di chi non vuol fermarsi ad ascoltare la tua storia calpestata dalle colpe altrui&#8230;\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"281\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/uuRILH02ysQ?version=3&amp;hl=it_IT\"><\/param><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\"><\/param><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\"><\/param><embed src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/uuRILH02ysQ?version=3&amp;hl=it_IT\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" width=\"500\" height=\"281\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\"><\/embed><\/object><\/p>\n<p>E poi, come giustamente mi facevi notare via email qualche tempo fa, ci sono momenti in cui Stefano non legge ma va a memoria, anche solo per il tempo di una frase: stacca gli occhi dalla pagina e lancia uno sguardo a chi sta ascoltando. E&#8217; un modo di mantenere il contatto, ma \u00e8 anche parte di quel \u00abcondursi\u00bb che dicevo, del coadiuvare un&#8217;immagine, del sottolineare un dato concetto.<br \/>\nDetta cos\u00ec potrebbe sembrare una cosa normale, quasi banale, ma io ho visto tanti, troppi scrittori \u00abcostretti\u00bb a leggere in pubblico i propri testi anche se non si sentivano minimamente \u00abtagliati\u00bb per quella dimensione, scrittori piegati sul foglio, la voce smorta e lontana, nessun contatto tra loro e chi ascoltava, correre a testa bassa fino alla conclusione in nome dell&#8217;anche-questa-\u00e8-fatta. Direi che la maggior parte dei miei colleghi affronta la lettura pubblica <em>obtorto collo<\/em>. Forse \u00e8 un problema che viene da lontano: ricordo un&#8217;intervista radiofonica ad <strong>Attilio Bertolucci<\/strong> in cui diceva qualcosa del genere (cito alla buona, non testualmente): \u00abAi miei tempi, i poeti italiani non leggevano in pubblico i loro versi. Quella consuetudine non ci apparteneva, imparammo a farlo solo pi\u00f9 tardi, sulla scia degli anglosassoni. Tra i grandi poeti della prima met\u00e0 del novecento, solo Ungaretti fa eccezione.\u00bb Se pensiamo all&#8217;ostilit\u00e0 che ha incontrato presso certa critica il lavoro di <strong>Lello Voce<\/strong>, il suo tentativo di far riscoprire alla poesia in italiano una primigenia dimensione orale e \u00abpre-letteraria\u00bb (pi\u00f9 o meno come si dice di un tumulto che \u00e8 <em>pre-politico<\/em>), una dimensione prettamente <em>sonora <\/em>e comunitaria, ispirandosi anche al rap, alla dub poetry etc., beh, mi sembra che, pur avendo fatto passi avanti, non dovremmo illuderci di essere andati molto lontano.<br \/>\nEcco, in un campo letterario dove la lettura solinga e silente \u00e8 ancora ritenuta la modalit\u00e0 di fruizione principale di un testo, mentre il momento scenico e acustico &#8211; il momento del reading &#8211; \u00e8 considerato accessorio e dunque prescindibile, poco pi\u00f9 di un orpello, sicuramente l&#8217;attitudine di Stefano segna una differenza.<\/p>\n<p><strong>MB.<\/strong> In Stefano prevale una memoria del corpo, del suo corpo, come elemento scenico, un imprinting lontano nel tempo ma assai presente nella memoria immaginativa dello Stefano autore e organizzatore e intellettuale. Quando saliva, giovane e capelluto, sul palco a suonare col suo gruppo, l\u2019adrenalina e le emozioni e quello statuto unico e affascinante che \u00e8 lo stare in presenza degli altri, condividere lo stesso spazio- tempo di quel momento biologicamente interattivo, queste sostanze, una volta provate, non lo hanno pi\u00f9 abbandonato, sono rimaste come un DNA silente ma sempre vibrante. E lo hanno condotto a pensare anche la scrittura come un atto performativo, un\u2019azione in diretta che modifica la comunicazione e interagisce coi corpi degli ascoltatori. Credo che da qui derivi il suo interesse, che poi si traduceva sempre in percorsi progettuali concreti, fattivi, coinvolgenti, per una sinergia di linguaggi, per la musica in primo luogo, per la voce, per il montaggio di letture, composizioni, improvvisazioni, per quell\u2019arte dell\u2019intrattenimento intelligente, colto, senza essere snobistico esercizio, in cui potersi\u00a0 \u201cparlare\u201d, essere insieme tra orecchio e bocca, pi\u00f9 che attraverso gli occhi.<\/p>\n<p><strong>WM1.<\/strong> Oltre a essere un musicista, musicofilo e \u00abscrittore di musica verbale\u00bb, Stefano aveva una formazione da psicologo e negli anni Settanta si era laureato con una tesi sul rapporto tra rock e movimento giovanile di protesta. Nel mettere mano al suo magmatico archivio, abbiamo trovato appunti sul funzionamento dell&#8217;apparato uditivo, scritti semielaborati sulla musica, dispense di corsi delle \u00ab150 ore\u00bb su test audiometrici e inquinamento acustico in fabbrica&#8230; Il suo interesse per il suono era a tutto campo.<br \/>\nRiguardo a quel che dici sulla sua missione, sulla perenne ricerca di un intrattenimento colto e aperto, penso a come questo si traduce in un preciso uso della voce: la voce di Stefano \u00e8 bella e corposa, ma non ha nulla di istrionico o &#8220;mattatoriale&#8221;, non \u00e8 impostata, non viene troppo &#8220;avanti&#8221;, non mira a riempire tutto lo spazio. Quello di Stefano non \u00e8 mai un monologo, la sua \u00e8 una vocalit\u00e0 democratica e dialogica, che rimane sempre un po&#8217; indietro e lascia spazio all&#8217;ascoltatore. Infatti, quando legge con la musica, si sente che si &#8220;tiene&#8221;, che non vuole prevalere, per lui la musica non \u00e8 solo accompagnamento o &#8220;tappeto&#8221; ma ha pari dignit\u00e0 rispetto al testo. Pensa alla traccia \u00abLettere. Frammento 5\u00bb, da <em>Lettere dal fronte interno <\/em>(Moby Dick, 1997): prima di entrare con la voce, Stefano aspetta due minuti spaccati (su meno di sei complessivi),\u00a0 lascia che la musica si esprima pienamente, sviluppi il tema, si impadronisca dello spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/playtagger_mod\/playtagger_mod.js\"><\/script><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Lettere_Frammento_5.mp3\"><em>Lettere. Frammento 5<\/em> &#8211; dall&#8217;album <em>Lettere dal fronte interno<\/em><\/a><\/strong> (Moby Dick, 1997)<\/p>\n<p><strong>MB. <\/strong>Quando Stefano mi invitava a leggere qualche autore in compagnia di musicisti amici, voleva sempre fare una prova, un assaggio, aveva predisposto con precisione i tagli al testo, le incursioni musicali, gli appuntamenti tra voce e sonorit\u00e0, e si ritagliava una parte da regista, ma quasi nell\u2019ombra, un po&#8217; discosto, come se si fidasse di tutti noi e dubitasse invece delle sue scalette. Aspettava di vedere cosa sarebbe successo, ed era bello vederlo cos\u00ec partecipe, attento, pronto a tutti i suggerimenti che puntualmente modificavano in qualche punto la struttura da lui predisposta. Quando accadeva un necessario cambiamento, quando addirittura avveniva nel farsi della prova, di colpo si eccitava, sorrideva e subito scarabocchiava gli aggiustamenti, come se, proprio in quelle rotture si annidasse il senso jazzistico, performativo , della comunicazione. Si vedeva che ne era contento, in un modo quasi infantile, per nulla turbato dai tagli o dagli spostamenti. Assisteva in diretta ad una azione creativa, ad una invenzione che poteva nascere solo agendo quei testi, sperimentando quelle sinergie tra artisti.<br \/>\nPenso che questo operare gli confermasse quel grado di aleatoriet\u00e0, di \u201cforme del possibile\u201d, che appartengono all\u2019<em>action painting<\/em>, all\u2019happening, alle sperimentazioni furibonde degli anni settanta, quando il <strong>Living Theater<\/strong> agiva le sue nudit\u00e0 in mezzo alle strade, quando quelli della Comuna Baires mostravano la violenza da cui erano fuggiti.<br \/>\nDi queste e altre esperienze, come il Terzo Teatro di <strong>Eugenio Barba<\/strong>, Stefano si \u00e8\u00a0 nutrito e in questa molteplicit\u00e0 di esperimenti linguistici si \u00e8 formato, aggiungendo all\u2019anarchismo e alla dispersione creativa di quegli anni, un rigore metodologico, un pensiero che ne salvasse forme e esiti, piegandole ad un progetto politico, a una stesura riproducibile.<br \/>\nLo Stefano progettista di eventi, promotore culturale, saggista, inventore di rassegne, creatore di riviste era tutt\u2019uno con lo Stefano scrittore, con l\u2019artista impegnato della parola. Aveva bisogno di connettere le esperienze, di farsi tramite e congiunzione tra linguaggi diversi, come cercasse strenuamente di\u00a0 non disperdere la tradizione appena ereditata, di dare un ordine alla proliferazione dei linguaggi, creando snodi,\u00a0 appuntamenti, messe a confronto. Ma era sempre nutrito, e lo si vedeva dalla curiosit\u00e0 che si stampava sul suo sorriso, dalla certezza che non tutto si sarebbe svolto secondo partitura, che all\u2019opera c\u2019era sempre il colpo d\u2019ala dell\u2019imprevisto, dell\u2019imprendibilit\u00e0 biologica dei corpi e delle emozioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da oggi \u00e8 in libreria il n. 6 di (Nuova rivista) Letteraria, interamente dedicato al compagno Stefano Tassinari (1955 &#8211; 2012), che ne \u00e8 stato fondatore e direttore fino agli ultimi minuti di vita. 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